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  • Storie

    Promuovi qui le tue storie.

    • Edoardo Angeloni
      Vorrei parlare del rapporto tra letteratura, cucina e vini. Mc Inerney cominciò a notare una nuova generazione di vini Chardonnay in coincidenza con la riduzione del seno di Pamela Anderson. Questo vino va elogiato per finezza e sottigliezza. Termini come elegante e nervoso conferiscono subito un significato a ciò che intendiamo per valore di una bottiglia. Gli esperti definiscono retrò il gusto di un vino, se il metodo di lavorazione è tradizionale e minimalista. Afferma un produttore di Chardonnay che "in California la nostra sfida è mantenere l'acidità. Non ha senso alleggerire il sapore acido solo aggiungendovi artificialmente il retrogusto".
      Il Pinot grigio dell'Oregon si accosta bene al salmone grigliato ed alle ostriche del Nord-ovest del Pacifico, ma anche a piatti di carne, essendo generalmente molto meglio di un medio Chardonnay. Un distributore di vini di Seattle spiegò a Mc Inerney: "Dovresti andare in Alsazia per informarti sul Pinot grigio dell'Oregon. Infatti il grado di secchezza dello stile gran crue  del Pinot grigio dipende dalle caratteristiche di questa regione della Francia." Tutti i sommelier concordano sul valore del Riesling austriaco, , anche secondo altri è meglio il vino tedesco. Quest'ultimo è simile ad un'opera d'arte per il senso di hic-et-nunc che comunica, in quanto non solo trasferisce il DNA della vigna, ma anche il ricordo del suolo.
      Mc Inerney seguì il percorso di John Locke in un pellegrinaggio a sud di Bordeaux. esaminando le caratteristiche del terreno , mantenute dal vino locale con sottile ed inimitabile maestria. 
       
      Anche Montalban è uno scrittore che ama associare cucina e letteratura, come risulta in particolare dal suo libro Storie di padri e figli. Molto precisa è la descrizione della paella, fatta con pollo, coniglio, lumache, fagioli, oltre che un soffritto di pomodori e fagiolini. Essa va mangiata subito dopo certi antipasti di insalata e tonno; poi si porta a tavola il riso rimanente, che si è insaporito nella pentola. Un menu ancora più raffinato è costituito da melanzane con gamberi al gratin e da un'orata al sale. Montalban qui descrive l'Andalusia secondo i suoi ricordi: la semiotica dei negozi di Granada, il ricco commercio di Malaga, la galanteria di Siviglia.
      Caravalho dà interessanti descrizioni dei luoghi dove ha vissuto in passato; se una cosa è rimasta identica, egli la nota. A causa del salto generazionale, la gestione dei negozi invece aveva subito qualche cambiamento.  Non c'erano più le botteghe del merluzzo salato e le olive del signor Juan. Era scomparso il negozio di legumi, l'insegna del bar Moderno era stata sostituita da un'insegna gallega. Stava diminuendo la presenza di gitani. Era stata chiusa la legatoria dove Caravalho portò i suoi primi libri, comprati al mercato dell'usato.
       
      Banana Yoshimoto è un'altra scrittrice che parla di cucina in Kitchen. Il tufu era un piatto tradizionale dei monaci; esso è servito in vari modi: umido, fritto, in agro, ma è sempre lo stesso. Esiste anche il brodo di tofu con l'uovo , che è un piatto abbastanza misero. L' autrice  cita come migliore il katsudom , che è un capolavoro se preparato con maestria. Esso è composto da carne col sugo, servito con uova e pancetta, riso di qualità.  Comunque anche il tofu non è più lo stesso di quello dei monaci: oggi è di moda negli alberghi per turisti. 
      L' ambiente del libro è dato dalla luna che sparisce tra le nuvole, suggerendo  l'effetto-collage  del 3-D, che è dato da alberi, campi, montagne, immagini molto veloci se viste da un taxi.  Quest'ultimo incontra al suo passaggio vecchi templi, poi c'è l'oceano avvolto nelle tenebre e le onde che si infrangono sulle rocce.   Tutto ciò   riusciva a coniugare dolcezza e tristezza.                                                                                                                               

    • Avevo da poco finito di pranzare e stavo chiacchierando e ridendo con i miei genitori. Inaspettato arriva un messaggio di una collega per avvisarmi che stanotte sei morto. Smetto di ridere, smetto di parlare, smetto di respirare. L’unica cosa che non smetto di fare è guardare lo schermo del cellulare, un po’ come se aspettassi un altro suo messaggio in cui diceva che si trattava di uno stupido scherzo, di un errore, di una bufala, di qualsiasi cosa ma non della realtà. Non ci potevo credere. Gli unici messaggi che vedo arrivare contengono invece chiarimenti e spiegazioni circa la tua morte.
      Non posso dire che ti volessi bene, per fortuna o purtroppo sono pochissime le persone alle quali voglio davvero bene. Non posso nemmeno dire che fossi un mio amico o che mi fossi particolarmente simpatico, forse per un breve periodo eri stato entrambe le cose, ma ultimamente un po’ meno. Problema mio, mica tuo, tu probabilmente eri l’amico che ogni persona avrebbe desiderato, ma che io sia una stronza, una testa di cazzo, non è un segreto per nessuno, men che meno per me che mi arrendo alla mia natura asociale, insofferente e perversa, creandomi il vuoto intorno.
      C’è stato un periodo in cui uscivamo insieme, in compagnia, e vestendo i panni di Cupido mi avevi presentato un tuo amico, ma il ruolo non ti calzava molto: lui era interessato a me ma io ero e rimasi interessata ad un altro. Forse fu anche questo che ci allontanò, questa tua ostinazione nel volermi salvare dalla trappola in cui io stessa mi ero cacciata. Non facevi che ripetermi che quell’altro non mi meritava, che era un coglione, un puttaniere, che per lui ero soltanto un numero, che dovevo reagire, mollarlo, rifarmi una vita. Attaccarmi un campanaccio alle orecchie sarebbe stato meno fastidioso che sentirmi dire queste cose. Cose vere, indubbiamente, ma io non volevo sentirle. Non che volessi sentirmi raccontare la favola che mi prospettasse un futuro roseo con quell’uomo, o che avessi bisogno di qualcuno che mi rassicurasse, che mi dicesse che potevo fidarmi di lui. Non cercavo niente di tutto questo, non volevo sentire né la verità né una bugia. Volevo soltanto avere accanto qualcuno che fosse capace di farsi i cazzi suoi, e ahimè tu non ne eri in grado. Perciò cominciai a defilarmi e più tu mi cercavi, più mi offrivi una spalla su cui piangere o una mano a cui aggrapparmi, più io scappavo. Preferivo piangere da sola e non avevo bisogno di nessuna mano, o meglio, sì forse ne avevo bisogno, ma non ero in grado di prenderla, nemmeno trovandola già protesa verso di me. Pare un’assurdità ma non è poi così facile farsi aiutare, mica tutti ne sono capaci, io ad esempio non lo sono. Chissà quanti avrebbero pagato per avere un amico come te… uno che c’è sempre, che è disponibile, schietto, leale, saggio, straripante di buoni consigli… io invece cominciai ad evitarti, eri troppo presente per me che sono così gelosa dei miei spazi, troppo franco per chi non ha voglia di sentir parlare di quel che già sa, troppo salomonico per riuscire ad incastrarti con un temperamento irrazionale, passionale e istintivo come il mio. In quanto ai tuoi consigli poi, così banali e scontati, così uguali a quelli di chiunque altro, così da manuale, regole e concetti che io stessa sapevo essere canonicamente corretti; ma io la canonica l’ho sempre lasciata ai preti e quindi le tue parole mi risultavano altamente irritanti.
      Ci perdemmo di vista, ci rimase soltanto un fugace saluto quando capitava di incontrarci per caso.
      Ah, e poi ecco un’altra cosa che non sopportavo di te: il tuo sconsiderato ottimismo, la tua fiducia nella giustizia, nella vita, nel trionfo del bene sul male, la tua convinzione di scamparla sempre, di avere tutte le soluzioni in pugno. Per me, disincantata e disillusa, nauseata dal mondo, era insostenibile sentirti fare questi discorsoni impregnati di speranza nell’avvenire, di certezze, di verità assolute. E porca troia hai anche voluto darmi ragione, hai voluto sbattermi in faccia l’ennesima prova di quanta merda ci sia nell’universo: con tanta gente che meriterebbe di crepare, vai a crepare proprio tu. Tu, il classico bravo ragazzo, perfetto, la persona d’oro, a soli 34 anni.
      La tua adorata moto era irriconoscibile, non assomigliava neanche più ad una moto, nemmeno lontanamente, si poteva distinguere soltanto una ruota, in mezzo a quelle lamiere accartocciate. Vani sono stati i soccorsi, dopo qualche ora di ospedale ti sei arreso.
      Forse ci avevi dato dentro un po’ troppo con l’acceleratore, forse lo schianto non sarebbe stato così tragico se la velocità fosse stata più moderata, o forse invece lo sarebbe stato ugualmente e allora hai fatto bene a correre, a vivere a cento all’ora fino all’ultimo secondo. Tutte ipotesi. Resta il fatto che tu non ci sei più e chi ti ha tagliato la strada uscirà indenne dalla denuncia di omicidio stradale involontario, come accade di consueto; la sua condanna sarà il senso di colpa.
      In fin dei conti non eri nessuno per me, ma queste notizie ti spezzano, ed è proprio così che mi sento, in frantumi, come la tua moto. Ora puoi sfrecciare nell’aria anche senza di lei.
      Buon viaggio, Simone.

    • Laura:" Dai Miss moda mania usciamo o no? Ti ricordo che devo avere tutto pronto per il matrimonio entro la prossima settimana." Io:" Si si ho finito, ho finito, un attimo e mi attacco i capel... Hai visto il mio nastrino per caso?" Laura:" ce l'hai lì sopra, sulla scrivania. Se solo tu fossi più ordinata lo avresti già visto!" Io:" Uff, che sei gentile cara... Ecco fatto, dai andiamo!". Scendo le scale di gran fretta e mi infilo in macchina mentre Laura fa rombare il motore della sua Mini Minor colore glicine, per farmi più fretta. Come non capirla, si sta per sposare e le manca comprare ancora la lingerie per la luna di miele, ed altri articoli per il viaggio di nozze di un mese in Australia, ed io come sua testimone e nonché migliore amica devo consigliarla sempre in quasi ogni cosa, soprattutto nello shopping! Ci dirigiamo al nostro outlet di fiducia dove le commesse ci accolgono con grandi sorrisi, sapendo che lì spenderemo molto. Ci fiondiamo sugli accessori e sugli abitini che sono davvero sfiziosi, dai colori pastello e dai tessuti vaporosi ma leggeri, siamo giustoa metà giugno e il caldo inizia a farsi sentire tanto da doversi spogliare rimanendo in canotta e shorts. Ad un tratto sento Laura emettere un gridolino dal camerino dove si era infilata per provarsi una casacca di seta colore malva. Entro spostando di scatto la tendina e la vedo davanti allo specchio quasi in lacrime sebbene la casacca le stesse benissimo. Guardo attentamente e noto un filo tirato che quasi le sfigurava il tessuto all'altezza del seno sinistro, tanto da renderlo brutto perchè era troppo visibile e sembrava un difetto irrimediabile. Penso velocemente e chiedo alla commessa se ne avevano un altro ma ricevo un desolato no, così decisi di provare uno dei miei esperimenti.Vado al bancone della cassa dove erano esposti gioielli e spille sotto uno spesso strato di vetro a prova di proiettili, e vedo una spilla davvero bella e semplice, con un motivo floreale e una delicata lavorazione di fili in argento con alle estremità degli swarovski colore verde e malva. "bingo!" Penso. Entro nel camerino, prendo Laura per le spalle e la volto verso di me, si era pure ammutolita dal panico, e le ordino di stare ferma, le metto la spilla sul punto cruciale arricciando leggermente il tessuto e la osservo per accertarmi che fosse stata una buona idea e con mia grande sorpresa avevo non solo sistemato la casacca, ma l' avevo anche valorizzata. Laura mi si appende letteralmente al collo dalla gioia! E così acquistò l'abitino per il viaggio. Usciamo dal negozio con in mano tante altre cose tra cui una pochette, e delle scarpe di un delizioso verde e un coprispalle di seta, tutto rigorosamente abbinato al vestito.

    • Due conoscenti, che per comodità chiamerò A e B, si incrociano al bar di domenica mattina, appena prima dell’ora di pranzo. B è appena uscito dalla chiesa mentre A, come ogni domenica mattina, si gode un quarto d’ora di pausa ai tavolini del bar, accompagnando la vista dei passanti al fumo di una sigaretta.
      - A, la premessa recita che siamo due conoscenti, però io una domanda un po’ personale te l’ho sempre voluta fare: tu in cosa credi?
      - In che senso “in cosa credo”?
      - Nel senso che la domenica mattina in chiesa non ci sei mai, neanche a Natale, e non mi pare di averti mai visto a mezzogiorno inginocchiato su un tappeto e rivolto verso la Mecca.
      - Non ti sbagli.
      - Beh, quindi in cosa credi?
      A non credeva quasi in nulla, ma non gli andava di deludere le aspettative di B.
      - Guarda, se proprio vuoi saperlo te lo dico, a patto che tu però non lo dica a nessuno.
      - Hai la mia parola.
      - Vabbè allora te lo dico: io credo che tutto ciò che vedo intorno a me sia finto.
      - Come sarebbe a dire?
      - Sarebbe a dire che le persone che mi circondano, te compreso, ma in realtà pure quelle che non mi circondano, mettici pure Fabio Fazio e Lucianina Littizzetto a Che Tempo Che Fa, insomma, sono degli attori messi lì da qualcuno.
      B, che a stento riceveva l’attenzione della moglie riguardo le portate del pranzo domenicale, all’appellativo di “attore” quasi si lusingò; superata però la visione di se stesso a firmare autografi, non mancò di approfondire l’ipotesi della “recita globale” proposta da A.
      - E tutti gli uomini e i fatti del passato?
      - Tutto finto, pure i filmati in bianco e nero: li hanno fatti negli studi della Rai.
      - Quindi tu mi stai dicendo che secondo te gente come Hitler e Stalin non è mai esistita?
      - Stesso attore ma col baffo diverso.
      - E quale sarebbe il senso di questa messa in scena?
      - Boh, ti posso assicurare che di certo non è quello di farmi sentire meglio.
      - Come è possibile? Ti sei creato una religione in cui sei il centro dell’universo e non sei contento?
      - Eh no scusa, come faccio a essere contento sapendo che tutto quello che succede o è successo lo ha messo in piedi qualcuno semplicemente per ridere sulle mie disgrazie? Credimi, aveva ragione quel fesso del film: “La vita è come una scatola di cioccolatini…”. Il problema è che acchiappo sempre il cioccolatino col liquore dentro che appena lo mordi lo devi sputare.
      - Aspè, a questo punto non potresti essere pure tu un attore?
      - Guarda non credo, se fossi stato un attore mica arrivavo a pensare tutto ciò, e poi alle recite delle elementari mi facevano fare sempre l’albero.
      Sarà stato il sole allo zenit o l’approssimarsi dell’ora di pranzo, fatto sta che A sentì il bisogno di interrompere la conversazione nonostante fosse ormai nata una certa curiosità nel racconto di B.
      B restò quindi solo all’ombra del gazebo del bar, con il via vai di persone che ormai andava esaurendosi. Abbandonato il mozzicone della sigaretta spenta nel posacenere, mollemente si alzò e si avviò verso casa.
      Morale: a prescindere da ciò in cui credi, ci sarà sempre un rompiscatole a interrompere la tua pausa domenicale.

    • Lorenzo's Punishment
       
      Il signor Lorenzo era il giardiniere del collegio sempre affaccendato e concentrato nelle sue incombenze, con in viso l'aria perennemente burbera di chi ha molto da fare e poco tempo da perdere.
      Il collegio aveva un grande parco, ricco di alberi secolari e grandi viali costeggiati da siepi di cipresso di Leyland alte più di un uomo, ampie radure curate a prato all'inglese e grandi cespugli fioriti nella bella stagione.
      Tutto questo ben di Dio vegetale, veniva tenuto in un ordine perfetto dell'instancabile signor Lorenzo dipendente interno al collegio.
      Lavorava nell'istituto da molti anni, era considerato una vera istituzione al pari dello stemma gentilizio che campeggiava sul portale d'ingresso al collegio, recante la dicitura latina: “In teneris consuescere multum est” ovvero il minaccioso monito: “La pianta va raddrizzata finchè è giovane”. Che di per sé era tutto un programma.
      L'uomo come alloggio godeva di una dependance tutta sua, un grazioso chalet situato accanto alle scuderie.
      Oltre alla cura del parco, nelle sue mansioni si occupava anche della logistica della scuderie, mentre per accudire i cavalli veniva ogni giorno uno stalliere dall'esterno.
      Lorenzo era un uomo corpulento e massiccio di una cinquantina d'anni, dotato di un viso quadrato adornato da una folta barba rossa, i capelli li portava rasati a zero.
      Era una sorta di factotum, se sorgeva un problema di ordine pratico all'interno della struttura, veniva chiamato lui a occuparsene.
      Spaziava dall'idraulica all'impiantistica elettrica, abile a interventi di manutenzione edile o decorazione, sovente lo vedevi girare in tuta con una cassetta d'attrezzi a tracolla.
      Quando l'erogatore della doccia, nel bagno della camera che dividevo con Marika la mia compagna di stanza, iniziò a sputare acqua a singhiozzo inondando il pavimento, intervenne lui per sistemarlo.
      Era anche un gran ficcanaso il nerboruto signor Lorenzo: in quella occasione non si era limitato alla riparazione idraulica, ma approfittando del fatto che quella mattina fossimo impegnate a lezione, si mise a curiosare tra le nostre cose.
      Accadde che saltassimo l'ultima ora di insegnamento per via di una indisposizione della docente di Storia, ci fu quindi permesso di rientrare nlle nostre stanze con un'ora di anticipo.
      Marika e io, giungendo alla camera, ci accorgemmo della sua presenza per via della cassetta degli attrezzi che giaceva, aperta, accanto alla porta accostata del bagno: era evidente che il signor Lorenzo fosse lì intento al suo lavoro. Stranamente però non si udiva alcun tramestio che indicasse una qualche attività provenire dal vanno.
      Per la verità il silenzio era totale, neppure un respiro.
      Anche noi nell'entrare dovevamo essere state assai silenziose, perché lui non dava segno d'essersi accorto della nostra presenza.
      Un lieve, quanto misterioso gorgoglio, un rumore del tutto simile a quello dei neonati durante la poppata ci giunse d'improvviso alle orecchie.
      Pareva che il nostro maturo factotum fosse intento a ciucciarsi un bastoncino di liquirizia durante una pausa di lavoro.
      A quel punto ci guardammo incuriosite e Marika, sicuramente più ridanciana e smaliziata di me, intuì che la situazione poteva avere degli aspetti divertenti: con un dito sulle labbra, mi fece cenno di tacere e non fare rumore.
      Insieme, in punta di piedi come due bimbe ficcanaso, scivolammo sulla moquette della stanza e ci accostammo allo spiraglio della porta del bagno.
      Ciò che apparve ai nostri occhi fu stupefacente: il signor Lorenzo seduto sul coperchio chiuso della tazza del water teneva in una mano Big Tom, il nostro dildo di lattice nero.
      Lo annusava a occhi chiusi e gli passava sopra la lingua, poi se lo cacciava in bocca e iniziava a suggerlo con grande soddisfazione, mentre dalla patta aperta emergeva il sesso eretto che stava lentamente carezzando.
      Era piuttosto dotato il nostro giardiniere: non tanto in lunghezza, benché fosse una misura di tutto rispetto, ma piuttosto nel diametro, considerato che aveva mani grandi e robuste, a stento riusciva a racchiudere quell'arnese nel pugno.
      Sconcertate dalla situazione restammo letteralmente a bocca aperta, impietrite e incredule dei nostri occhi che non riuscivano a staccarsi da quel lento lavorio di mano attuato su quel sesso asinino.
      Mai avremmo supposto tanta lascivia in quell'uomo dall'aspetto così serio e misurato.
      Basite, deducemmo logicamente che avesse frugato tra le nostre cose negli armadietti del bagno: perché Tom lo tenevamo ben occultato in un apposito sacchetto di velluto rosso, al fondo del cassettino degli assorbenti igienici.
      Lo annusava estasiato, inalando il profumo residuo lasciato dai liquidi delle nostre fighette, quando ci stimolavamo il sesso pompandocelo dentro, poi lo succhiava goloso, per gustarne l'eccitante sapore.
      Che maiale! Si segava pensando che quel cazzo di gomma aveva dilatato le fighette e il buchetto dell'ano, come certamente potendo sognava di fare lui, se fossimo state alla mercé delle sue voglie.
      Nell'atto autoerotico faceva scivolare la pelle lungo il membro: il glande, grosso come il pomo in cima al capezzale di un letto, era paonazzo e traslucido.
      A tratti faceva colare un filo di saliva nel palmo della mano, per meglio lubrificare quel suo piacere solitario.
      Era davvero oscenamente disgustoso.
      Data la posizione del water, lui non sedeva frontalmente alla porta, pertanto potevamo osservarlo da posizione laterale, non viste.
      Quanto era porco quell'uomo e quanto era bestialmente maschio!
      Purtroppo eravamo giovani e con gli ormoni in effervescenza, non capitava sovente di assistere a una masturbazione maschile, né di osservare un sesso di quelle proporzioni teso a quel modo.
      Era difficile confessarlo a noi stesse, ma nostro malgrado quella visione tanto sconcia iniziò a turbarci.
      Marika rossa in viso e visibilmente accaldata, ansava come al termine di una lunga corsa, per quel che la conoscevo, stava già inzuppando le mutandine di succo e io non ero da meno.
      Sentivo un calore all'interno delle cosce e un siero liquido iniziava a rendermi appiccicose le labbra della vagina.
      Eravamo in uno stato di trance, allibite e incerte sul che fare.
      Nel restare a guardare c'era il pericolo che volgesse lo sguardo nella nostra direzione scoprendoci, per contro, nel lasciare la camera correvamo il rischio di creare un qualche rumore, rivelando la nostra presenza.
      Se fosse accaduto la cosa avrebbe avuto esiti non felici in ogni caso.
      Un bel guaio di fatto: l'avere conosciuto quel lato deplorevole del signor Lorenzo era una lama a doppio taglio, perché lui aveva comunque scoperto l'esistenza del nostro dildo Tom.
      Fatto che di per sé rappresentava una seria motivazione per la nostra cacciata
      dall'istituto, per la sola ragione di avercelo introdotto.
      Lui era un'istituzione del colleggio per i lunghi anni di inapputabile servizio svolto, se avessimo creato uno scandalo chi mai avrebbe creduto a ciò che dicevamo d'aver veduto?
      Avrebbe avuto gioco facile nel sotenere che c'eravamo inventate tutto poiché lui aveva scoperto che possedavamo quel cazzo di plastica.
      Nell'incapacità a muoverci, ci sentivamo combattute da sentimenti ambigui: la paura d'essere scoperte si univa all'attrazione per quanto stavamo osservando, rendendo più pruriginosa e morbosa la voglia di continuare a guardare.
      Marika esacerbata dallo spettacolo di quel membro nodoso, carezzato in quella maniera oscena, non riuscì più a contenersi.
      Prese fiato e senza il minimo fruscio, sollevo la corta gonnella, infilò il pollice nell'elastico delle mutandine e le fece scivolare alle ginocchia, poi sbottonò la blusa e fece emergere le tette dal bordo del reggiseno.
      Iniziò a stringersi i seni, plasmandoli con forza: non li aveva voluminosi come i miei, ma possedeva capezzoli grossi e scuri ben disegnati, turgidi come fragole mature.
      Mentre li strizzava tra i polpastrelli, a capo chino ci passava la lingua insalivandoli, poi iniziò a slabbrarsi la fighetta con con le dita tese.
      Si mordeva le labbra la troietta, le dita torturavano il clitoride ed erano zuppe di secrezioni.
      Vederla toccarsi la fica guardando il cazzo di quel maiale, fu troppo anche per me, mi procurò una vertigine: mi sentì eccitata in maniera vergognosa.
      In fine cedetti e scostai le mutandine: affondai le dita nella carne già frolla e vischiosa, presi a stringermi la nocciolina del clitoride, volevo farmi male, squirtarmi nella mano e godere.
      Piegai le ginocchia, lasciai scivolare ai piedi le mutandine, con le natiche sporte all'infuori, insalivai due dita e le affondai lentamente nell'ano, lo sfintere si dilatò morbido a riceverle.
      Le ruotai all'interno, procurandomi uno spasimo struggente, un labile confine col calore del piacere: desideravo la grossa cappella del signor Lorenzo ad allargarmi il budello in quel momento.
      Desideravo che quel membro mi sbattesse fino a farmi male. Accoglierlo in bocca per sentirne il sapore animale, per affondarmelo in gola, sentirmi dire quanto fossi troia, mentre gli facevo un lento pompino, inzuppandogli l'asta di bava calda e filante.
      Immaginavo di gustare quelle goccioline candide che stillava alla sommità del glande, leccargli lo scroto gonfio, infilargli la lingua nell'ano, se me lo avesse ordinato.
      Mi sentivo lasciva e sudicia, pronta a ogni cosa più abietta del sesso, degna di quel depravato maiale.
      Non so dire se il gemito sfuggì dalle mie labbra o da quelle della mia compagna, ma ruppe in maniera nitida quel silenzio di respiri contenuti e di carezze umide.
      Lorenzo lo avvertì: voltò il capo nella nostra direzione e ci vide, gli occhi mandarono bagliori di furore cattivo.
      Scattò in piedi cercando di riporre il suo coso duro nella patta.
      Dopo concitati tentativi, paonazzo in volto, con gli occhi dilatati e iniettati di sangue di un Cerbero infernale, tra imprecazioni sacrileghe, ritrovò una parvenza di ragione e rivolse a noi la sua funesta attenzione.
      Tutta la scena si svolse con una tale rapidità che non avevamo trovato il tempo di tirarci su le mutandine.
      Irruppe nella stanza, squadrandoci dall'alto del suo metro e novanta: disgusto e collera gli trasfiguravano il viso in una maschera di ferocia che non promettevano nulla di buono.
      Noi eravamo pietrificate di terrore, gli occhi sbarrati, le facce sbiancate, le mutandine arrotolate intorno alle caviglie, confuse di timore e vergogna: prossime alle lacrime.
      Tentammo di balbettare qualche debole squittio di scuse che lui mise a tacere con una sola scudisciata d'occhi.
      L'espressione arcigna, con la sua barba color fiamma, unita all'imponenza del corpo, evocava l'immagine di una divinità barbarica, dotata di potenza e ira disumane.
      - Piccole troiette ficcanaso. Dunquevi piace guardare, oltre che slabbravi le fiche con quel cazzo di gomma. Vero? -
      La voce baritonale sembrava provenire dagli inferi.
      - Puttanelle. Mentre vi godevate lo spettacolo, vi lisciavate i buchi con le dita. Ottimo! Infoiate come cagne, le mie brave educande. -
      Raggiunse rapido l'uscio alla stanza, chiuse la porta a chiave e la infilò in tasca.
      - Ora che nessuno verrà disturbarci, vi leverò la voglia di cazzo che vi infiamma le cosce e il brutto vizio di spiare. Parola mia. -
      Una luce di selvaggia determinazione gli brillava negli occhi.
      Un brivido ci corse lungo la schiena: eravamo angosciate da quello che avrebbe potuto farci, quanto dall'idea che potesse denunciare alla Preside di aver trovato quel fallo di lattice nel nostro bagno.
      Aveva sul viso un ghigno rancoroso, l'essere stato scoperto lo mandava in bestia.
      - Meritate una severa punizione- - disse – Il giusto castigo per la vostra depravata condotta di troiette -
      Ci prese per un braccio e ci fece stendere di traverso su uno dei nostri letti,  prone e affiancate, lasciando che le ginocchia sfiorassero il pavimento.
      Si posizionò alle nostre spalle, in piedi tra noi, ordinandoci di restare in assoluto silenzio, volle che raccogliessimo le braccia conserte sotto al mento, come se ci accingessimo a dormire.
      Ma non aveva certo intenzione di farci riposare, aveva ben altri progetti quel perverso maiale.
      Infatti lo sentimmo armeggiare alle nostre spalle.
      Con la coda dell'occhio intravidi che sfilava la cintura dai pantaloni, ne arrotolava una parte nella mano e infine calciava distante l'indumento scivolato ai suoi piedi assieme ai boxer, restando nudo dalla cintola in giù.
      Una selva di pelo fulvo, gli rivestiva il bacino  e gli arti inferiori.
      Si chinò a strapparci dalle caviglie le mutandine, le annusò intensamente, beandosi del profumo ancora fresco delle nostre secrezioni, che le avevano intrise.
      Ci sollevò gonnelle oltre la vita, sistemò dei cuscini sotto le nostre pance, lasciandoci col bacino sollevato e le natiche in bella vista.
      Sempre sbirciando di sottecchi, vidi nuovamente crescere quell'organo d'animale che gli pendeva fra le cosce.
      - Ora vi scalderò questi culetti piccole bagasce. Guai a voi se sento un solo strillo. -
      Detto questo, appallottolò le nostre mutandine e ce le cacciò in bocca per ammutolirci.
      Sentimmo le sue mani callose e ruvide percorrere le nostre cosce dall'incavo delle ginocchia alle fessure delle nostre topine.
      Ci palpò con cura le natiche tastandone la carnosa consistenza, pizzicandole qui e là.
      - Avete bei culi sodi e molto invitanti. Pronti per ricevere grossi cazzi. Chissà quanti ne avrete già presi, sporcaccione come siete. -
      Sogghignava e godeva nell'insultarci, le dita nodose come rami di noce ispezionavano ingorde i nostri buchetti ancora umidi, trovandoli morbidi per le carezze a cui ci eravamo abbandonate.
      Nostro malgrado, li trovò già pronti e ricettivii ad accogliere quelle lascive intrusioni: le sue dita affondavano, sguazzando nelle mucose, con la cedevolezza del burro scaldato.
      Non pago di quei maneggi osceni, ci impose di divaricare la cosce, affinché risultassero impudicamente esposti, l'orifizio bruno tra le natiche e le nostre vagine aperte.
      Poi iniziò il nostro castigo: Marika ricevette il primo colpo di cintura, la sentì sussultare, irrigidendosi al mio fianco.
      Morse le mutandine ed emise solo un lungo, sofferto, sospiro.
      Il secondo colpo fu per me, ma non fu immediato, il signor Lorenzo lascio trascorrere qualche secondo prima di assestarlo.
      Lo fece con perfidia, per accrescere in me l'ansia di riceverlo.
      Di certo aveva una certa esperienza di quelle punizioni e di come gestirne modi e tempi, non eravamo sicuramente le prime due collegiali che assaggiavano il morso della sua cintura: era lampante che la cosa eccitasse in suoi istinti più perversi.
      La punta della cinghia mi colpì nel solco tra le natiche, un bruciore intenso si irradiò nella carne: addentai anche io le mutandine per soffocare il mio urlo.
      La mente era racchiusa in una bolla di paura e sensazioni contrastanti.
      Nella stanza solo gli ansimi dei nostri fiati, unito al sibilo sordo del respiro di maiale in fregola del nostro aguzzino.
      Era immersa in una sorta di sogno o meglio di incubo, potevo solo serrare gli occhi, mordere il tessuto che tenevo in bocca e attendere la prossima staffilata.
      Proseguirono equamente distribuite tra me e la mia compagna di sventura: ne contammo una decina a testa.
      Non si limitava a colpirci le natiche, era molto abile, infatti, nel calibrare quei colpi: sapeva centrare con la punta della cintura ora lo sfintere anale, ora lo il solco fra le grandi labbra delle nostre vulve.
      Quando le colpiva si schiudevano, seguite da un nostro sussulto, come petali sgualciti di un fiore nel temporale.
      Il bruciore era intenso, a tatti insostenibile, ma dopo un po' avvenne una sorprendente trasformazione nella mia percezione fisica.
      Non era più solo dolore, la carne risultava intorpidita, si accendeva nel fondo come per uno stimolo indecente, dato da una carezza rude, rivelando un insano retrogusto di piacere malato, masochistico .
      Ne fui allarmata, la natura di quella sensazione era incomprensibile: avrei dovuto desiderare di fuggire da quel castigo, o che avesse termine nella maniera più rapida, ma non andava così.
      Quasi senza volontà, mi trovai a divaricare ancor più le cosce, desiderando che potesse colpirmi con più agio.
      Sentivo crescere il desiderio inconfessabile che, dopo ogni colpo, Lorenzo mi strizzasse il clitoride tra le dita, per aumentare quella sensazione sfinente di calore ai terminali nervosi del piacere.
      La fica mi pulsava in un crescendo di contrazioni, le secrezioni inondavano il sesso.
      Trasgredendo all'ordine che imponevano l'immobilità, portai una mano sotto il ventre e iniziai a toccarmi: ero liquida come una susina matura aperta in due.
      Il signor Lorenzo pensò a un tentativo di proteggermi dai colpi e mi richiamò duramente, poi osservando il movimento della dita, unito al languore dei miei sospiri, comprese stupito, che mi stavo masturbando mentre lui mi puniva.
      - Che piccola cagnetta viziosa. Ti piace essere castigata, è vero? - Constatò stupefatto.
      - Signor Lorenzo... ho tanta voglia. Guardi: sono tutta aperta e bagnata. La prego continui, mi frusti la fica, ho bisogno di godere..."-
      - Te la farò diventare incandescente, piccola sporcacciona. Avanti, tienila aperta con le dita. -
      Portai entrambe le mani a spalancare il sesso, protesi le natiche all'insù, di modo che, le labbra disgiunte del sesso, si offrissero per meglio ricevere le cinghiate.
      Si produsse in una nuova serie di colpi, avevo il clitoride in fiamme e brividi tali che, se mi fossi toccata, sarei giunta all'orgasmo.
      Lorenzo aveva il volto sfigurato di lussuria: congestionato, con quella barba ramata pareva che l'intera testa fosse in fiamme.
      Grondava sudore dalla fronte, il suo sesso era impietrito dal turgore, lacrime brillavano sulla punta del glande.
      Prese per i cappelli la mia compagna e le trascinò la testa davanti alla mia vagina. - Leccala! - disse, autoritario.
      Sentii la lingua calda di Marika spalmarsi sulla mia figa: la punta si insinuò tra le grandi labbra, fendendo la morbidezza liquida delle mucose, vellicò il mio buchetto posteriore, insalivandolo con foga.
      La porcella ci prendeva gusto, sapevo da sempre quanto le piacesse leccarmela, nei nostri giochi non perdeva occasione.
      Il suo viso era interamente affondato nella mia carne: un lavorio impetuoso, sfrenato, di labbra e saliva che si mescolava alle mie secrezioni colando liquido all'interno delle cosce.
      Dio come succhiava bene quella troietta, l'abitudine a leccare dava tutti i suoi frutti.
      Inarcai il bacino spingendo il pube verso la sua bocca, invocai che mi penetrasse con le dita: esaudì prontamente la richiesta impiegandone quatto. Prese a penetrami, unite alla lingua frenetica.
      Travolta dal piacere, vidi che nelle mani del signor Lorenzo era comparso il nostro dildo Tom.
      Sorrideva con un ghigno maligno, con la voce impastata di lascivia, parlò a Marika: - Brava! Piccola cagna. Ora prendi questo e mostrami come giocate tra voi, quando siete in fregola. - Diede il dildo alla mia compagna.
      Lei nel fare ciò che le veniva richiesto, fece colare della saliva su Tom, poi la spalmò su tutta la sua lunghezza con la lingua.
      Aveva un'espressione divinamente porca.
      Iniziò a strusciare la cappella di Tom sul mio clitoride, mi sentivo liquefare, spinsi il bacino verso lei e chiusi gli occhi, in attesa che iniziasse a infilarmelo dentro.
      Lo fece scivolare lentamente, era grosso e mi riempiva, stavo carponi con la testa affondata nel letto e le natiche in alto, ansimavo come una cagna alla monta.
      Marika maneggiava quel fallo di lattice in maniera fantastica: lo ruotava nell'introdurlo, spingendolo avanti e indietro con un ritmo continuo.
      Rumori liquidi e impudici si producevano nel movimento.
      - Più forte Marika! Fammi godere tesoro. – La mia voce era un'invocazione delirante, stavo impazzendo.
      Il maturo porco, infoiato come un mandrillo, aveva voglia di affondare quel grosso cazzo nei nostri buchetti morbidi e irrorati di succhi.
      Non più pago di assistere passivamente a quella scena oltremodo eccitante, decise di passare all'azione, si parò col membro in mano davanti al mio viso:
      - Prendilo in bocca. Fammi sentire come sei brava a succhiare un cazzo vero. –
      Mi prese la testa tra le mani e mi spinse il membro fra le labbra.
      Puzzava di un afrore ripugnante, sudore e cattiva igiene da mozzare il fiato.
      Vedendomi restia ad aprire la bocca, mi strinse le narici con le dita, per respirare fui costretta a spalancarla: il suo cazzo mi scivolò sulla lingua, giunse al fondo del palato e toccò l'epiglottide.
      Un conato di vomito mi colmò la bocca di saliva, gli inzuppai il sesso e i testicoli, lui indifferente, fermandomi la testa con le mani, prese a scoparmi la bocca.
      La sua faccia era una maschera di concupiscente soddisfazione, mi usava come  una puttana da bordello di terz'ordine.
      Non sopportavo che mi trattasse come una bambola di gomma: afferrai il suo membro in mano, lo guidai nella bocca, feci scorrere la pelle lungo l'asta, era intriso di bava, scivolava nel pugno innervata come un'anguilla.
      Il pompino dovette piacergli, mugolava come un maiale felice di sguazzare nel letame, mi lasciò fare carezzandomi il capo.
      - Brava la mia puttanella, che succhia il cazzo così bene. –
      Marika aumentava la cadenza: avevo il tremito che precedono l'orgasmo, smaniavo come una scrofa in estro.
      Il Lorenzo a quel punto ebbe una nuova fantasia: mi tolse il cazzo di bocca e mi ordinò di voltarmi verso la mia compagna.
      - Voglio che vi guardiate negli occhi mentre sborro, piccole bagasce. –
      Così dicendo tolse Tom dalle mani della mia amica, e mutato che avemmo di posizione, me lo introdusse nel retto.
      Lo spinse al fondo del budello, mi sfuggì un gemito, dovetti stringere i denti mentre quella grossa gomena nera mi dilatava lo sfintere.
      La bocca di Marika si incollò alla mia, la sua lingua mi cercò e iniziai a succhiargliela, aveva il sapore della mia fica.
      Mentre ci baciavamo Lorenzo passo alle sue spalle, le assestò due sberle sulle natiche, gliele scostò con le mani e lasciò scendere un filo di saliva sull'ano, dove affondò il grosso pollice slabbrandoglielo.
      Marika emetteva piccoli squitii e profondi sospiri, quando reputò di averle dilatato a sufficienza l'anello dello sfintere, ci puntò sopra la cappella e iniziò a spingerla dentro.
      Quando quella bestia le forzò il canale rettale, l'urlo della mia amica si spense sulle mie labbra che le sigillavano la bocca.
      Lui tra grugniti animaleschi, iniziò a sodomizzarla.
      La penetrava con affondi possenti, lei guaiva piano, come un cucciolo ferito.
      - Ti sto rompendo il culo troietta, ti piace questo grosso cazzo? Lo senti come ti sta sfondando? Da molto ne sognavi uno così, vero? –
      Marika subiva quella sorta di stupro a occhi chiusi, immersa nelle sensazioni voluttuose che le rimescolavano il ventre, era evidente che le piacesse.
      - Oh!!! Sìì, mi fotta il culo signor Lorenzo... Più forte la prego!... -
      Lorenzo la stava letteralmente sfondando.
      - Mi piace! Continui. Non smetta... Nooh! -
      Mi ero staccata dalla sua bocca e avevo portata la vagina davanti alle sue labbra, soffocava il suo lamento affondando la bocca fra le mie cosce.
      Era in bilico sulla corda sottile del piacere, la sua lingua tornò a pennellare il mio sesso, stava per venire e io con lei.
      Vidi gli occhi del nostro carnefice dilatarsi in una tensione parossistica, pareva prossimo a rendere l'anima al creatore.
      Non fece un colpo, ma si svuotò con un rantolo animalesco nel budello martoriato di Marika, il suo seme eruttò a fiotti interminabili dentro lei.
      Marika venne accasciandosi nel mio grembo, incollata come una ventosa al mio sesso. Anche io mi abbandonai, i suoi sussulti mi trascinarono in un vortice di piacere sconvolgente.
      L'orgasmo mi travolse come una scossa ad alto voltaggio, lasciandomi boccheggiante sul letto.
      Un silenzio appagato scese sulla stanza, con gli occhi socchiusi ne vedevo i contorni annebbiati, l'odore del sesso impregnava l'aria: sudore, sperma e afrori di secrezioni intime, aleggiavano come una caligine densa all'intorno.
      Lorenzo si sollevò e iniziò a rivestirsi, scomparve nel bagno per orinare e detergersi il sesso. Quando cessarono i rumori dell'acqua prese a parlare.
      - Dunque piccole sporcaccione, voglio essere magnanimo con voi: vi propongo una mediazione. Preferite che denunci le vostre sconce abitudini alla Preside del collegio, o decidete di accondiscendere a soddisfare le mie richieste ogni volta che in futuro ne avrò desiderio? -
      La sua voce aveava un tono sarcastico, sapeva di non proporre un baratto, ma un infame ricatto.
      - Se accettate ditelo ora, non ho altro tempo da sprecare con voi. - aggiunse con una punta di goduta cattiveria.
      Non ci guardammo neppure: le nostre teste si mossero all'unisono in un cenno di assenso.
      Che altro avremo potuto fare?
       
       
       

    • Thomas è tornato a fare il commercialista a New York, per cui ha mantenuto i giusti contatti con Roma, Parigi, Milano, Vienna, Madrid. Non sempre prende l'aereo per recarsi personalmente all'estero, infatti è certamente più comodo l'uso di internet per concludere determinati contratti. Ma qualche volta preferirebbe viaggiare e rivedere i luoghi che lo hanno appassionato da giovane. Però queste città gli sembrerebbero fredde e grige, se gli mancasse la delicatezza ed il piacere della relazione con una donna. 
      Franzen ha scritto un bel libro su un filosofo austriaco vissuto tra le due guerre, Karl Kraus. Thomas pensa che con simili concetti gli Stati Uniti ritroverebbero ironia ed ottimismo per vincere di nuovo qualcosa. Ma sono illusioni da quattro soldi, egli non vuole l'imperialismo del passato, ma solo quel minimo di welfare. A pag.15 di The Kraus Project Franzen afferma che gli scritti di Heine "funzionano dal sentimento romantico per la vita alla concezione tedesca dell'arte. In questa configurazione si offre il dolce utile , che orna la funzionalità tedesca e lo spirito francese. E così in questo contrasto leggibile tra forma e contenuto" Kraus ritrova il suo rapporto con le pagine del quotidiano "pericoloso mediatore tra arte e vita, parassita di entrambe"
      Thomas a Roma aveva avuto un'avventura con una tedesca, di nome Karla, insolitamente bruna. Infatti le altre che incrociava erano quasi tutte bionde. Su cosa possono essere d'accordo un americano ed una tedesca? Forse sul'ambiente, ma solo se vogliono andare a letto. Se invece preferiscono limitarsi ad una birra al pub, il discorso può anche scivolare sul Muro di Berlino o sull'Oktoberfest.. Thomas e Karla avevano fatto sesso un paio di volte in una camera d'albergo , quella di lui, ma la loro attrazione dipende dall'intensità della vita culturale di Roma. 
      Karla riscopre i miti del paganesimo, Apollo contro Dioniso. Scrive Nietzsche a pag. 35 di La nascita della tragedia : "Quando più scorgo nella natura quegli onnipotenti impulsi artistici e in essi un fervido anelito verso l'illusione, tanto più mi sento spinto alla supposizione metafisica di ciò che veramente è, l'uno originario". Ma se così Karla può trovare una sua identità originaria, Thomas rischia di tornare ad essere un disadattato. Ma è nel legame con la cultura ebraica che il back-ground new-yorkese di Thomas riprende slancio, riacquista un tono ed una dimensione, ricomincia a scorrere fluido. B-H Lévy scrive a pag. 52 del Testamento di Dio che "sia spesso un atteggiamento di ordine magico quello che preferire celebrare il mistero anziché delucidarlo. So che alla potente e sottile Ontopolitica è urgente contrapporre , molto più modestamente, una Real filosofia  che si curi più del vero , del probabile "
      Ma a questo punto la storia tra Thomas e Karla ha un'impasse . Il pensiero greco è ciclico, quello ebraico uni-direzionale. Allora i due capiscono che , se la loro storia deve essere solo sesso, essa è già finita.Così Thomas va a Milano, doveva potrà incontrare alcuni ricchi clienti. 
      Thomas ripensa alla sua storia con Karla e nota uno sfasamento prospettico di certe sue sensazioni. La citazione di Heine aveva creato uno iato tra l'elefantiaca burocrazia romana e l'innovazione tecnologica. Con questa metafora si notava la lentezza del romano medio, che gode di un'antica cultura, ma anche delle brezze primaverili. Ma a Milano la stessa citazione voleva dire entrare nel sotto-pancia del milanese tipico, nei suoi gusti in apparenza nascosti, ma sui quali non è disposto a cedere. Dice Franzen a pag. 117 dell'opera citata: "Così realmente Heine è l'avanguardia di un sistema nervoso moderno. Inoltre egli rivendica il conio della parola cosmopolita , nel senso che il cosmo si riconcilia con la politica."
      Ripensando a New York, Thomas si accorge di essere ancora attratto da Mary, con la quale si incontrava in un bar dei Queens. Essi di solito si davano piccoli calci fino alle ginocchia, cosa che, anche se era molto gradevole. faceva evitare ogni altra possibile conclusione erotica. Thomas dava al suo rapporto con Mary una valenza quasi mistica, cioé nel senso che dipendeva in gran parte dall'istinto. Invece con Karla la relazione stava diventando troppo intellettuale. La filosofia di Kant era in grado di giustificare tutto ciò, quando il punto di vista logico mostrava incoerenze serie.  Infatti, rispettando il principio di non-contraddizione , possiamo parlare della forma logica dell'oggetto conosciuto., da cui deriva la possibile partecipazione alla totalità dei predicati. Quindi per Kant la possibilità di una cosa di esistere derivava da qualche forma di coerenza interna.
      Thomas dal punto di vista sentimentale si accontenta di questa spiegazione, nel senso che capisce perché è rimasto fedele a Mary. Invece vive da erudito il rapporto con Karla. Prevale la sua aderenza ala vita di New-York considerata prioritaria rispetto alla grande diffusione dei flussi globali. Se Thomas Friedman del New York Times parlava di mondo piatto (flat) , paragonando Google e Facebook alle polis greche, tutto ciò pare indirizzato solo parzialmente verso un miglioramento culturale, prevalendo tipi di comunicazione logorroiche, gergali, o a livello di slogan.
      E' quanto descrive Franzen a pag. 326 di Purity : "Abbiamo discusso per 5 ore su cosa fare adesso-Tu dici <discutere più tardi> ed ora è tardi- Non capisco di cosa si potrebbe discutere così- Lasciami prendere l'autobus- L'errore è stato fatto- Io tornerò indietro ed aspetterò- Abbiamo parlato per 9 ore, interrompendo solo per andare al bagno- Quello che lei faceva non solo non aveva senso, ma era impossibile riconoscerlo questo senso"
      Franzen descrive una relazione di coppia che in un mondo inter-connesso rischia di diventare afasica. Se torniamo al nostro Thomas, secondo Kant l'opposizione tra Mary e Karla pare, più che una libera scelta, una contraddizione non logica, ma fattuale: le categorie mentali che interpretano le due situazioni definiscono la stessa totalità dello spirito. Le due donne rappresentano le due facce di una stessa simbologia femminile. Se per Thomas ciò potrebbe essere un fatto di immaturità, il modello auto-critico di cui parla Franzen può funzionare con un'unica donna.
      Scrive Solles a pag. 335 di Femmes : "Giuda è la passione sessuale stessa pervenuta al più alto grado di eccitazione. Io amo Cristo, dunque sono lui, ma egli deve morire. Ognuno uccide chi ama. Dopo tutto egli non è che un uomo. Sia pur divino, ma è un uomo" Così Sollers fa un'auto-critica simile a quella di Franzen per esorcizzare il dualismo Apollo-Dioniso. Ancora Sollers a pag. 186: "Giocasta e Laio, quale orrore! Davanti alla Storia godere di una donna è la più grande delle mostruosità immaginabili? E' la fine del tempo, la rovina del romanzo! immaginiamo Charles Bovary seducente. Emma psicanalista gli si dona con fervore. Io sono questo rivoluzionario implacabile"

    • Loro, la realtà la vedevano in modo oggettivo. 
      Quella sera lo avevo accanto, guardando la televisione, aveva negli occhi l'abitudine del nostro rapporto. 
      Io, non l'avevo solo negli occhi, no... Il mio cuore era assente, la mia mente pure. 
      Non vedevo ciò che loro vedevano, mentre il film scorreva immagini che li teneva incollati allo schermo...io ero lì, ma non c'ero. 
      Nella mia mente, i nostri corpi avvinghiati, le nostre mani strette, gli sguardi e, i baci rubati nella penombra della vita. 
      Noi due, per caso insieme... Come? 
      Ancora non saprei dirlo, lui con una vita alle spalle ed io, con la stessa vita, pesante quanto la sua, ci rubavamo attimi infiniti. 
      Era come se, non potessimo fare a meno l'uno dell'altra, ma che avessimo l'impedimento di stare insieme. 
      No. I nostri principi saldi, andavano contro tutto ciò che stavamo facendo, è vero...ma non ci importava più. 
      Se per caso ci incontravamo per strada e passavamo vicini, le nostre dita si sfioravano, ma i nostri sguardi, tristi, rimanevano alti verso la persona che avevamo accanto, immaginando che per me fosse lui e, per lui fossi io. 
      A distanza di anni, continuiamo a vivere qualcosa a cui, nemmeno io saprei dare un nome, ma è ciò che ancora mi permette di respirare, di sentirmi viva. 
      Adesso, uscirò con una scusa banale, andrò contro i valori che credevo un tempo di avere, solo per sfiorare il suo corpo, guardare i suoi occhi e, stare abbracciati nel silenzio di questo presente pieno di nostalgia. 
       

    • Solitudine
       
       
       
      L'aria è libera,
      il pensiero viaggia.
      La quiete nell'atmosfera,
      non ti minaccia.
       
      Il conflitto è lontano.
      È ora di pensare.
      Il mondo tramonta,
      e inizi ad immaginare.
       
      Non stai fuggendo,
      cerchi autonomia.
      La forza va crescendo
      contemplando la via.
       
      Lasciati solo,
      va bene così.
      Riposa sul molo,
      per un nuovo dì.
       
       

    • Vorrei fare riferimento ad un mio racconto di qualche anno fa Le avventure di un disoccupato a New York, dove parlavo delle vicende di Thomas. Egli era stato licenziato da manager del settore immobiliare ed aveva cercato a fatica nei bassi fondi fondi di questa città di ritornare all'Università o ottenere qualche piccolo lavoro. Era l'America di Obama che voleva dare l'opportunità della ricerca della felicità, cose che per Reagan ed i Bush erano privilegio per pochi. Ma ormai erano anni che Trump aveva vinto le elezioni e Thomas stava cominciando a porsi domande sul senso della vita. New York era ancora il principale riferimento della cultura mondiale o no? 
      Scrivevo nel 2008 in Trilogia lombarda che "nel mondo rinascimentale eravamo noi italiani ad imporre il gusto dominante. Ora è New York a dare i ritmi del progresso artistico. Scrive il catalogo di una mostra di Pop art di Roma che <l'immaginario in sostanza condivide sin dai suoi inizi lo stesso immaginario del suo potenziale pubblico, si situa nel medesimo spazio visuale ed esperienziale dei suoi fruitori>. Quindi tale discorso si impone a livello globale ed ha quel tasso di auto-referenzialità che consente di giustificare i suoi principi"
      Raccontavo di Thomas che "aveva perso quell'andamento sicuro che lo aveva reso un manager vincente: notava nelle persone che incrociava per le strade di New York un diffuso stato d'ansia , perché non riteneva la crisi una sua realtà personale. Uno stato d'animo non può essere altro che una sensazione individuale, ma può rappresentare una percezione diffusa se è una realtà condivisa da migliaia di persone"
      Molto diversa era la situazione di qualche anno prima, quando in Un matematico a Perugia narravo di un'America ancora soddisfatta e vincente. Il mio personaggio Mark rappresentava in modo ottimista i valori di un'economia non ancora in stato fallimentare. Scrivevo qui che Mark "dopo aver completato la lettura del New York Time pensò che la bevuta in un locale di Manhattan era quanto di meglio avesse sognato per una settimana. Le donne che affollavano la V Avenue avevano sorrisi e andamenti che in Europa non riusciva a trovare. Questa carica di entusiasmo era tale che all'estero ne sentiva la mancanza; egli leggeva in quegli intensi sorrisi la chiave del suo successo".
      Il passaggio da uno stato d'animo di benessere collettivo al fatto di sentirsi una colpa individuale non è una cosa banale, neanche dal punto di vista letterario. figuriamoci se ci riferiamo anche alla psicanalisi. Ne parlavo in un articolo sulla particolare circostanza che Gide ed Hesse hanno vissuto tremendi drammi collettivi come le due guerre mondiali, senza evitare il confronto con la loro individualità. Essi hanno accettato di prendere parte al dramma collettivo, senza che però il loro ego incontrasse troppi paradossi.
      Ma anche la psicanalisi di Deleuze non ha sottovalutato tale problema; egli ammette che filosofie senza dubbio organicistiche come quella platonica possano dare un senso alle decisioni individuali. Il mito della caverna da informazioni per il futuro, ma può essere anche un qualcosa disponibile hic-et-nunc. Egli scrive in Logica del senso che "vi è una ragione molto generale per cui la significazione fallisce e il fondamento fa cerchio con il fondato. Quando definiamo la significazione come contesto di verità, otteniamo un qualcosa che esso ha in comune col senso, che è già qualcosa del senso"
      Il discorso di Deleuze spiega  in maniera abbastanza completa perché Mark è un vincente e Thomas un perdente, cioè sono due facce della stessa ipocrisia. Bisogna riconoscere che il mondo va avanti, pur ammettendo l'esistenza di un certo presente. 
      Ruciman a pag. 142 di How democracy end afferma che "la democrazia pura è una cosa terribile. Nell'antica Atene grandi personalità persero il potere per l'ostracismo o vennero addirittura uccise. Tocqueville descrive le contraddizioni dell'America del 1835 collegandole alle tradizioni, cosa che chiama tirannia della maggioranza. "
      Nel 2011 scrivo un breve saggio Come il progresso economico globale supera il disagio dove spiego che "il formarsi di un linguaggio, sia quello artificiale dell'economia neo-classica che quello naturale del cinese, richiedono particolari shock durante le assimilazioni sociali di tipo genetico-culturale. Ciò traspare con chiarezza sia nel romanzo di Svevo che nel mio racconto ambientato a Perugia". Se Svevo parla di un'Italia che affronta le tappe verso il benessere sociale con un certo tormento, risolvendo però in modo positivo le questioni più spinose. Dostoevski e Gadda hanno uno stile più controverso. 
      Ruciman sostiene a pag. 22 che "Trump assume un ruolo familiare volgare e minaccioso e rimane dentro e fuori i limiti di quello che una democrazia può tollerare. Egli, più di ogni altro politico democratico della storia recente, è capace di evocare emozioni contradditorie nello stesso tempo". L'opera di esorcismo di Trump la ritroviamo in icone come The circle di Eggers o The road  di Cornac Mc Carthy.
      Ma torniamo a Thomas che soffre di una forma di dislocazione ottica, dovuta al fatto che la società post-moderna eleva a simbolo globale le merce più scadenti. E' molto delicato il fatto che "Thomas un anno fa avrebbe ritenuto tempo perso dedicarsi ad una ragazza di un bar di periferia, che invece ora gli stava dando dello stronzo. Ne avrebbe avuto decine pronte a gettarsi ai suoi piedi , promettendogli grandi storie d'amore in locali soffusi. Ma ora stava capendo il valore di avvicinarsi a lei col ginocchio"
      Scrive Baudillard in America a pag. 331:"Ciò che le persone contemplano nello schermo dei loro world-processor è l'operare del loro stesso cervello."
      In American vertigo B-H Lévy conversa con un conoscente e gli chiede a pag. 261 "di spiegargli la convivialità del profondo Sud. Ma il rimpianto della sua vita è stato di non aver conosciuto Lennon". 
      Forse avrei voluto stringere di più il rapporto tra le vite di Mark e Thomas, ma anche se lo avessi fatto in modo ancora più ossessivo e traumatico, avrei finito per seguire gli stessi parametri di riferimento.Nuove icone globali e vecchie tradizioni prendono il posto delle guerre assurde e delle speculazioni finanziarie fallimentari. In un modo sicuramente più intimo e sensibile, potremmo rielaborare tutto ciò con calma ed affrontare il futuro con meno ansia.

    • Ed è proprio in quel momento che mi resi conto di quale direzione stesse prendendo la mia vita, tra sedute da una psicologa che cercavano di allietare le mie stupide settimane, menzogne raccontate ad amici e a parenti su cosa stessi realmente facendo in quei frangenti di tempo che, passati a vomitare storie passate, mi portavano ad auto-convincermi di essere veramente una persona mediocre.
      Tra mille idee che mi vagano per la mente, mille aspirazioni di vita, mille sogni, mille desideri, mi ritrovavo sempre dietro la stessa scrivania a fare le stesse medesime pratiche da più di un anno, parlare sempre delle stesse cose con le stesse persone, a bere sempre la stessa birra nello stesso bar, soliti amici, soliti silenzi, solita solitudine. Ebbene si, mi sentivo realmente solo, come se fossi abbandonato a me stesso, tranne quando ero veramente solo, lo so, è una bella contraddizione ma funzionava cosi la mia testa, stava bene quando ero solo, raccolto tra le coperte di un letto vuoto, tra le mille puntate guardate alla tv, ma in mezzo alla gente era a disagio, bramava solamente di tornare a casa e potersi sentire felicemente sola. Sola come lo è stata nei primi 20 anni della mia vita. Mio "padre", chiamiamolo così, lasciò me e mia mamma da soli sin da piccolissimo, crescere senza una figura genitoriale sicuramente non è facile, lascia colmi da riempire da un solo genitore e da se stessi, fino a due anni fa, quando finalmente l'ho incontrato, un blocco allo stomaco, a stento riuscivo a parlare, ma poi dopo quell'incontro sparì di nuovo..
      Forse ci provava gusto, forse ero io quello sbagliato che aveva fatto allontanare lui e la sua famiglia. 
      Forse sono io quello sbagliato.
      Me lo ripeto tante volte, cercando di giustificare la mia noiosa e patetica vita. 

    • Sono nell' autogrill di un' autostrada  qualunque, mi serviva tempo per capire cosa desiderasse l' uomo nella macchina intento a consumare una busta di patatine al sale marino, neanche molto del resto quando tirò fuori la lingua passandosela sul labbro superiore. Entrando in quell' auto sentii subito l' odore del maschio, sapeva che tutto poteva chiedere, che qualcosa sarebbe successo, sono novizio a questo. Fedor si chiama l' uomo dalle mani unte d' olio, gli passai una salviettina umidificata per pulirsi, gli istanti sembravano squagliarsi quando mi chiese se c' ero mai stato li prima del nostro incontro, io gli sorrisi e basta. Mentre lui era intento ad abbassarsi le brache sentii una voce chiamarmi fuori dal veicolo, qualcuno mi cercava fuori, mi avrebbe tolto da quella situazione, Fedor guardandomi negli occhi con aria interrogativa diceva che non dovevo pensare a nulla se non a quello che stava accadendo e quando la mia bocca prese il suo pene scivolando nella mia gola prima d' allora pudica quella voce esterna diventò  ancora più forte. Fedor venne nel mio orifizio orale mettendoci davvero tanto, scendendo da quell' auto sentii camionisti parlare per me in modo incomprensibile. Entrai nella toilette vidi nello specchio la mia immagine riflessa, iniziai a sentire la voce di prima  quando ad un tratto il silenzio piombò in quel luogo e nessuno più mi svelò il segreto dell' esserci.

    • Forse era venuto il momento di credere in se stesso.
      La strega gli toccò una mano per attirare la sua attenzione indicando le due pietre con le rune: Gebo e Algiz.
      Con dita esitanti, il mago afferrò Algiz e la depose sul fondo del bacile che riempì con il restante infuso di artemisia e Hyssopus officinalis: nessuna certezza, ancora, esisteva per lui sulla purezza della propria anima lacerata dagli assassini di gioventù.
      Con la punta delle dita sfiorò il liquido purificante e si riflesse sulla  superficie  tremolante  illuminata  dalla  luna  appena  sorta; quando le piccole onde concentriche si esaurirono, un volto pallido, dagli ardenti occhi neri, si ricompose e lo fissò immobile, la tensione palpabile nei lineamenti spigolosi.
      Era infine giunto il momento di mettere a nudo la propria anima.
      Puntò la bacchetta al petto, sul cuore, e fece un lungo e intenso respiro; poi, quasi trascinasse un filo invisibile, portò la punta alla fronte, che percorse con lentezza da una tempia fino all’altra, per tornare infine in mezzo agli occhi, alla radice del naso, emettendo un nuovo, profondo respiro mentre fissava la notte davanti a sé.
      Gli occhi neri di Xeymus rimasero sbarrati per un istante interminabile, senza neppure un battito di ciglia; quindi mosse la bacchetta, la punta rivolta in alto, e la fece roteare veloce nell’aria creando un vortice dal quale cominciarono a emergere immagini confuse e sfocate.
      Nimue lo fissava affascinata, gli occhi spalancati, mentre la vita del  mago  aleggiava  leggera:  un  intenso  riverbero  iridescente colmo di speranza, illusione, emozione, sentimento, disillusione, errore,  colpa,  pentimento,  dolore,  disperazione,  rimorso,  rimpianto, riscatto, redenzione, solitudine, dovere e sofferenza. Un’infinita, inesorabile, implacabile sofferenza che gli aveva bruciato anima e cuore per anni. Le immagini composero un nastro dai mille tenui colori, intervallati da chiazze scure: vorticò nello spazio formando una spirale e poi s’immerse lento nel bacile, dove Xeymus stava riversando tutta la sua vita, la vera essenza di sé, la sua intera anima.
      Le immagini evanescenti scorrevano davanti agli occhi sbarrati del mago divenendo reali: riviveva e di nuovo soffriva. Le infantili speranze destinate a infrangersi sulle sue scelte; il rifiuto impaurito dei genitori, l’allontanamento della vergogna e l’emarginazione;  le  dolci  illusioni  naufragate  sugli  scogli  aguzzi  degli sbagli; le forti emozioni e i delicati sentimenti d’amore che aveva dovuto  rinchiudere  dentro  di  sé,  seppellendoli  nel  profondo  del cuore, incatenandoli sotto una spessa coltre di ghiaccio.
      Poi, solo il vortice dell’abisso infernale del Dominio che lo risucchiava, pulsando immondo all’interno del polso, e lampi di disperazione che uccidevano l’amore e il futuro.
      Xeymus gemette e il suo corpo ondeggiò: aveva gli occhi serrati stretti, l’affanno a distorcere i lineamenti dipinti di un pallore mortale.
      «Xeymus!»
      Nimue gridò spaventata; Ravi si alzò di scatto e corse a sostenerlo, le mani strette attorno alle sue spalle e il corpo minuto di ragazzo a sorreggere quello genuflesso del mago che tremava visibilmente.
      Erano gli anni del Dominio e della colpa, delle mani macchiate di sangue innocente, della depravazione e della perdita di umanità.
      Poi fu la luce azzurra di un sorriso, la comprensione e l’affidamento di un nuovo padre che esigeva il sacrificio; infine la notte dell’errore e dell’inganno, la morte a distruggere la sua realtà e dolore, dolore, straziante dolore e angoscia senza fine.
      Il mago singhiozzò senza controllo e lacrime silenziose sgorgarono dagli occhi neri schiariti dalla luna: era imprigionato nella tormentata disperazione del passato, di nuovo vera e reale. Ancora il cuore si frantumò in miliardi di frammenti taglienti, che squarciavano la sua povera anima colpevole, sommersa e affogata nel rimorso e nel rimpianto.
      Poi l’espressione del mago mutò: si fece seria e dura, segnata dal peso di un enorme travaglio che, in una sola notte, l’aveva reso uomo, completamente diverso dal ragazzo orgoglioso e ambizioso che era stato un tempo.
      Aveva perso tutto.
      Gli era rimasta solo la sua anima impaurita e tremante, a brandelli, lacerata da colpe orribili. Gli occhi neri e profondi, che si erano affacciati sull’abisso più efferato, s’illuminarono della luce del dovere, guida severa sulla lunga e faticosa via verso la liberazione, l’espiazione e la redenzione. S’inerpicò con fatica per lo scosceso e solitario sentiero del riscatto, accompagnato dalla più tormentosa sofferenza, finché il padre pretese il suo martirio di orrendo carnefice.
      Fu la notte dell’estremo sacrificio di sé: la sua anima si era ritrovata a un soffio dalla fine, e aveva invece rivisto la libertà e la salvezza, scevra da ogni residuo di Dominio; era di nuovo integra, ricucita dalla profonda pena inflitta da un rimorso implacabile, che per anni non lo aveva mai lasciato per un solo istante.
      Xeymus trasse un lungo sospiro e un lamento sfuggì dalle labbra sottili, le guance bagnate dalle lacrime piante sulla propria vita che adesso era lì, confinata nelle immagini caledeoscopiche che vorticavano nel bacile: l’essenza di se stesso e delle sue colpe, ma anche del suo coraggio e della rinascita.
      Respirò a fatica, guardando l’espressione sconvolta di Nimue, mentre Ravi con discrezione si allontanava. Infine, abbassò gli occhi sulla consistenza opalescente della propria anima e prese adagio la runa Gebo, la pietra in cui era intrappolata l’anima della strega: la sollevò davanti a sé incrociandone lo sguardo teso.
      Era il momento cruciale. Quello in cui avrebbe scoperto la verità su se stesso. E su Nimue.
      Avvicinò la pietra alla superficie del bacile, soffice nebbia dai riflessi cangianti illuminati dalla luna, e lentamente aprì la mano lasciandola scivolare, trattenendo il fiato mentre s’inabissava piano.
      Afferrò quindi con decisione le mani della strega, intrecciando le dita con le sue: anche le loro anime si sarebbero congiunte nello stesso modo? La sua anima era abbastanza pura da trarre con sé quella di Nimue, liberarla e restituirla alla strega?
      Le mani della donna tremarono e per un momento gli sembrò che cercasse di sottrarsi alla stretta: Xeymus le serrò ancor più forte mentre la perenne luna piena brillava fiera sopra di loro, nel cielo nero orfano di stelle.
      Il mago cominciò a pronunciare l’antica formula: un complesso incanto, arcani suoni che sembrarono musica sulle sue labbra, carezzati dalla voce profonda e colma d’emozione.
      Per un lungo istante non accadde nulla: i loro occhi rimasero incatenati, accogliente cielo e abisso notturno che si congiungevano e confondevano.
      Poi una grande e densa nuvola di fumo nero uscì dal bacile e li avvolse, rendendoli invisibili a Ravi che si alzò di scatto, il cuore che gli scoppiava in petto. Cercò di avvicinarsi a Nimue, ma l’involucro di nebbia nera si dimostrò barriera più solida del marmo, insuperabile  senza  magia:  fu  costretto  a  fermarsi,  impotente, senza sapere ciò che stava avvenendo davanti ai suoi occhi spaventati e ciechi. Arretrò di qualche passo e si accoccolò nell’erba sui talloni, pronto a schizzare in piedi: non poteva far altro che continuare ad avere ostinatamente fiducia nel professore, l’unico che poteva salvare Nimue.
      Anche se era l’uomo che la strega amava.
      Quando la nube oscura li avviluppò, Xeymus sentì la strega sfuggirgli, come se una barriera potente si fosse frapposta impedendo alla sua anima di congiungersi con quella di Nimue. Strinse forte le piccole mani che cercavano di sottrarsi alla sua presa, maledicendosi per ogni scelta sbagliata, per tutte le colpe che gli avevano  indelebilmente  macchiato  l’anima  e  che  ora  non  gli  permettevano  di  liberare  quella  della  strega  che,  all’improvviso, percepiva essere limpida e pura.
      Nell’istante in cui la caligine nera emerse dal bacile, Nimue si sentì perduta. Era la stessa, orribile sensazione di cecità provata quando l’Ombra l’aveva catturata, una settimana prima. Cercò di combattere, di allontanarla con tutte le forze, di fuggire disperata mente, ma l’Ombra le strinse le mani, le serrò le dita in una ferrea morsa, dolorosa e invincibile, da cui non riuscì a liberarsi. Un’angoscia tremenda la assalì: aveva forse trascinato Xeymus alla perdizione, condannando anche lui all’orrenda prigionia dell’Ombra?
      Poi, nel buio le parve si accendessero le stelle, quelle che da settimane erano scomparse. Sbatté forte le palpebre, più volte, turbata e sorpresa.
      E infine comprese.
      Il volto di Xeymus emerse dalla caligine, diafano nella purezza del suo intenso pallore, gli occhi scintillanti come neri cristalli nel limpido riflesso lunare. Erano sue le mani che la trattenevano, era la volontà del mago che diradava l’ombra, era la sua anima pura che la cercava per liberarla.
      Nimue sorrise, felice e sicura, e si affidò al suo salvatore, all’uomo che amava da sempre. Sorrise e gli permise di entrare in sé, di congiungersi con la propria anima che lo attendeva trepidante e piena d’amore.

    • e stai

      By Erika5, in Poesia,

      domenica calda 
      cammino sotto al sole
      sento i suoni dell'estate
      cicale
      foglie secche 
      le onde 
      il mare
      fuori e dentro di me
      un mare mai fermo
      ma poi mi blocco
      destra o sinistra?

    • Il tempo scorreva con esasperante lentezza in quel buio soffocante.
      Ogni tanto mettevo mano all'accendino e guardavo l'ora: ne erano già trascorse due, da quando eravamo rimasti bloccati in quel cazzo di ascensore.
      L'energia elettrica non tornava e questo era un fatto strano.
      Di norma queste interruzioni in rete, non duravano oltre i trenta minuti. Probabile che un relè o un fusibile, andati in malora per lo sbalzo di tensione, impedissero la ripartenza della cabina.
      Era un pomeriggio di sabato a fine luglio, tempo di presentazione di collezioni: ai primi di settembre incombevano i saloni della moda, periodo di lavoro concitato, prima della pausa estiva.
      Fuori, per strada, faceva un caldo africano e dentro quella scatola ferma nel vuoto, senza aria condizionata, anche.
      La Signetti e io avevamo lavorato in straordinario fino alle 13,30. Eravamo stati gli ultimi a lasciare l'ufficio e salire su quell'ascensore prima del blackout: l'edificio era ormai deserto e noi completamente soli.
      Rassegnati, sudati, sedevamo al pavimento in quel silenzio statico, immersi in un buio in cui non ci vedevi neppure a bestemmiare.
      La moquette ruvida e pungente puzzava di polvere e faceva venire da grattarsi in tutto il corpo.
      Tra noi era sceso un silenzio corrucciato, cresceva l'idea che quella rogna non si sarebbe risolta in fretta, inoltre, iniziavo a sentire un fastidioso bisogno di svuotare la vescica.
      Faceva un caldo porco e si boccheggiava.
      Oltre all'oscurità, la temperatura micidiale e la rottura dicoglioni, c'era poi il profumo di lei che, amplificato dalla traspirazione, aveva saturato l'aria della cabina.
      Un effluvio insinuante, ruffiano, creato perfidamente per mettere in tumulto i sensi di un uomo.
      Uno di quei profumi raffinati, da ricca, quelli che sentivi addosso a donne di classe, nelle caffetterie eleganti o nei ristoranti "stellati" del centro.
      Mi irritavano quelle fragranze che sapevano di lusso e arroganza: un terzo di essenza profumata e il resto feromoni allo stato puro.
      Vere trappole olfattive, create per risvegliare gli istinti bassi del maschio: come avveniva nelle piante carnivore che, con un seducente aroma attiravano insetti per cibarsene, nella loro bocca vorace.
      Con un'amenità, decisi di rompere quel silenzio che ci divideva come un muro ostile.
      - Non sente appetito Signetti? Io ho un vuoto cosmico nello stomaco. -
      - Mah! Lasci perdere Martini, ora come ora, non manderei giù neppure un chicco di riso. Mi andrebbe invece un caffè. Ma qui, meglio non pensarci. -
      - Non dica niente! Darei un mese di stipendio per una sigaretta – Sospirai – Meglio davvero non pensarci. -
      Lei sbuffò piano, avvertì che cambiava posizione alle gambe, distendendole.
      - Non mi spiego perché non vengano ancora a cercarci? -
      - Troppo presto. - Risposi - Se pure fossimo usciti dall'ufficio puntuali, con questo traffico, non sarebbero bastati tre quarti d'ora per giungere a casa. Senza tenere conto della ricerca di parcheggio poi. -
      - Vero Martini, ma sarebbe un'ora e poco più. Qui di tempo, ormai, ne è passato una cosa che va bene. -
      - Certo! Ma sa meglio di me che in questo periodo, sovente ci si ferma per un'urgenza
      ben oltre l'orario, senza avvisare casa. Quindi non si saranno certo allarmati del nostro ritardo. -
      - Ha ragione, inoltre, mio marito nel pomeriggio aveva una partita a golf con amici. Quindi fino a questa sera non sentirà certo la mia mancanza. -
      La conversazione si spense. Le parole stentavano a venire in quell'atmosfera densa di umidità e insofferenza.
      Restavano il fastidio per la sfiga subita, il sudore che inzuppava la camicia, il bisogno crescente di pisciare e il disagio della Signetti per compagnia.
      Nervosamente pensavo che nel 1985, con lo Space Shuttle che andava e veniva dallo spazio come un autobus cittadino, fosse incredibile restare bloccati in un ascensore, all'interno di un edificio deserto, per mancanza di elettricità.
      In questo paese si era in ritardo su tutto: esistevano già sistemi di telefonia cellulare nel Regno Unito, in Scandinavia, in Giappone, in vaste aree degli Stati Uniti e in una moltitudine di altri posti. La gente poteva chiamare dal proprio telefonino, in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, in caso di necessità, un centralino dei vigli urbani, dei pompieri o della polizia.
      Insomma, in un paese civile, al massimo in mezz'ora, sarebbero usciti da quel bagno turco, oscuro e puzzolente.
      Poi il colmo: fra le oltre cento persone dell'azienda, trovarsi recluso, in quello spazio angusto, proprio con la Signetti. Una empatica come un herpes genitale. Fanculo va!
      Lei era la "Segretaria di direzione" e a interim, copriva la funzione di "Responsabile delle risorse umane". Una sorta di eminenza grigia in gonnella, insomma.
      In verità era anche una donna assai attraente: Laurea "bocconiana"a pieni voti, master in Gestione Aziendale alla Oxford Brookes University Businnes School, svariati corsi di management, marketing e macro-economia.
      In sostanza, un numero tale di credenziali che ci andava un biglietto da visita lungo quanto un lenzuolo, per elencarle tutte.
      Una vera corazzata, non c'era in azienda un solo uomo che le stesse al passo: già si parlava di lei come della futura candidata alla"Direzione generale".
      Prossima ai trentacinque anni, coscia lunga su tacco dodici, vestiva raffinati tailleur blu notte o grigio piombo. Una costante era di portare camicette con i primi due bottoni aperti: giusto da lasciare in vista il filo di perle e un triangolo di reggiseno su due tette a prova di gravità.
      Sapeva trattarsi bene la ragazza, roba fine, indubbiamente lingerie da boutique: forse La Perla o Victoria's Secret.
      Gli occhi chiari suggerivano un distacco affine alla crudeltà.
      Era sicuramente affascinante, di quel fascino oscuro, da dark lady dei film noir anni '40, possedeva l'eleganza fluida e micidiale di un black mamba.
      La sentì muovere: lo scatto metallico di una chiusura meccanica, indicò che stava cercando qualcosa all'interno della borsetta.
      - Le va una salvietta profumata per il viso, Martini? -
      Un aroma di aloè vera si diffuse all'intorno, ne presi a tentoni un paio dalla confezione e la ringraziai.
      Ci frizionai viso e collo, anche lei faceva lo stesso.
      - Lo cosa che più mi rende nervosa è l'inattività forzata. Odio sprecare il tempo, Martini. Nel pomeriggio, ero tentata di continuare il lavoro fino alle sedici, poi di recarmi in centro per un aperitivo. Lo avessi fatto ora non sarei bloccata qui. -
      - La capisco: io fossi stato meno zelante e attaccato al bene aziendale, ora sarei a bagno, in riva allo stabilimento Moana di Finale Ligure. -
      Il raffronto non dovette piacergli, perché il silenzio tornò ad avvolgerci, cupo come un sudario.
      Lei era la depositaria di tutti i segreti aziendali: il suo compito, che le fosse stato conferito segretamente o che lo avesse assunto da sé, non terminava nel disbrigo delle sue mansioni ufficiali, di fatto era l'occhio immanente della proprietà, calato nella vita aziendale.
      Nulla di ciò che avveniva nel dedalo degli open space, poteva sfuggire alla sua conoscenza.
      Girava leggenda che neppure nel chiuso dei bagni si fosse invisibili allo scandaglio del suo sguardo.
      Qualcuno, nei servizi degli uomini, aveva scritto: "Centra la tazza! Dio non ti guarda, ma la Signetti si." Ovviamente era una burla, ma i dipendenti che per bisogno si recavano lì, pare lo facessero con una certa sensazione di disagio.
      Trascorse altro tempo, scandito dai nostri respiri pesanti in quel silenzio cieco e torrido. Azionai nuovamente l'accendino: erano le 18.37, la mia necessità di orinare cresceva in modo esponenziale.
      Nel bagliore dell'accendino il suo viso, imperlato di sudore, assumeva le fattezze di una maschera tragica del kabuki.
      Tutti ne avevano più timore che rispetto, nutrendo verso di lei pensieri malevoli. Malignamente, si insinuava che tale potere gli derivasse da certe lunghe permanenze, fuori orario, nell'ufficio di presidenza, in intimo colloquio col grande boss.
      Lei non si curava di maldicenze e dicerie, era superiore. Disprezzava quei paria ipocriti, che simulavano grande impegno lavorativo, mostrandosi ossequiosi al suo passaggio. Squallidi impiegati, in perenne rapporto simbiotico con le poltrone, da cui staccavano le natiche solo per trascinarsi al distributore di caffè nel corridoio.
      Del malanimo che le aleggiava intorno non mostrava di soffrirne, anzi, pareva trarne un fluido energetico, un'ulteriore forza, che la rendevano più potente e temibile.
      Non stava, ovviamente, nelle mie simpatie, del resto ero certo che la cosa fosse reciproca. In realtà, non mi fregava nulla del come facesse carriera. Erano cazzi suoi, se era arrivata dove stava per meriti di lavoro o aprendo le cosce al Presidente.
      La cosa mi era del tutto indifferente: io la detestavo per ben altro.
      Non avevo dimenticato che anni prima, al suo debutto aziendale, era stata l'artefice della cacciata di Agnese dalla nostra ditta.
      Lo aveva fatto con una porcata chiamata: "Razionalizzazione delle risorse umane". Una formula, nel moderno linguaggio manageriale, per indicare una pesante ristrutturazione aziendale, brutali tagli di budget e di personale.
      Aveva tolto il pane, con la facilità di una flatulenza, a una trentina di padri di famiglia, gettandoli in strada e nella disperazione.
      Furono giorni di terrore palpabile: ogni mattina ci si chiedeva chi sarebbe stato il prossimo a cadere sotto la falce della Signetti. Cercavi negli occhi del tuo vicino lo sconforto di una di quelle lettere di licenziamento, ed egoisticamente pregavi che toccasse a lui.
      Agnese, chiusa in macchina nel parcheggio aziendale, con la lettera in mano e il viso stravolto di pianto, era rimasta dentro me come una ferita mai rimarginata.
      Agnese, sola al mondo col suo bambino da crescere, travolta da quella notifica breve e formale in corpo dieci, con l'universo che le rovinava addosso in quella mattina.
      Io di lei ero innamorato e non g++++++++++++++++++++lielo avevo mai detto. Ero sposato, cosa mai avrei potuto offrirle se non una storia misera e colorata di squallore? Solo menzogne e rimorsi, da consumare in qualche motel della tangenziale o alberghetto nascosto della prima collina. Meglio tacere. Meglio soffrire da soli che generare altro dolore.
      Signetti cambiò ancora posizione e le sfuggì un gemito.
      - Lei non sente dei crampi alle gambe Martini? -
      - E' il caldo Signetti, provi a mettersi in piedi e batta con forza i talloni al pavimento, dovrebbero passare. -
      La senti fare ciò che avevo suggerito: gemeva a ogni botta di tallone.
      - Wow! Funziona! - esclamò con sollievo. – Va molto meglio, grazie. -
      - Si figuri, è un trucco del nostro massaggiatore di calcetto, è molto efficace con questo genere di crampi. -
      - Ah! Lei gioca a calcetto Martini? Uhmm... Non sapevo fosse uno sportivo. -
      - Niente di che, qualche amichevole con amici, una o due volte al mese, nulla di serio, mi creda. -
      -Bèh! Non faccia il modesto, a pensarci avevo notato un portamento atletico. -
      -Ma no, che dice. Cerco solo di non diventare decrepito prima del tempo. Anche lei, del resto, si tiene in ottima forma. -
      - Si, faccio palestra, massaggi e piscina tre volte alla settimana: mi piace sentirmi dinamica. Mi creda: niente come l'inattività mi rende nevrastenica. -
      Certo, mi venne da pensare: qui non c'è nessuno da licenziare o a cui fare un servizietto in Ufficio di Presidenza. La stanchezza e la temperatura mi rendevano cinico fino alla misoginia.
      Rivoli di sudore mi correvano lungo la schiena, la camicia era fradicia: l'avrei potuta strizzare e stendere su un filo con due mollette.
      - Mi scusi Signetti, ma devo levarmi la camicia. Perdonerà la poca eleganza del gesto, ma non riesco più a tenerla su, bagnata così. -
      - Tranquillo Martini, faccia pure. Non mi formalizzo. Del resto, per quello che si vede qui dentro, fossimo anche nudi, chi mai se ne accorgerebbe? Anzi sa che le dico? Sto morendo dal caldo. - Emise un sospiro di sfinimento. - Data la situazione ci concediamo qualche libertà: quindi, se permette, mi alleggerisco anch'io. -
      Gli occhi, in quelle tenebre, coglievano solo l'impronta nera della sua sagoma: stava sbottonando il vestito, altri fruscii lasciavano intuire che stesse sfilando le braccia dall'abito. Alla fine si fermò, poggiando le spalle denudate alla parete di specchio dietro noi.
      L'idea che fosse rimasta col solo il reggiseno, mi procurò un innegabile turbamento.
      È singolare come il nostro corpo reagisca in maniera del tutto incontrollata anche nelle situazioni più paradossali. Nonostante la situazione, l'idea lei, mezzo nuda in quel buio, mi creò un certo rimescolio fisico: il sangue accelerò le pulsazioni e mio malgrado subì un'erezione.
      Mi sentivo in colpa senza ragione, con un riflesso irrazionale, coprì l'inguine con le mani, grato all'oscurità che celava l'imbarazzo e il resto.
      - Cosa c'è Martini, è nervoso? - C'era una nota divertita nella sua voce.
      Quella donna aveva una sensibilità diabolica, di certo aveva percepito una variazione del mio umore.
      - Nulla Signetti, è solo questo maledetto caldo.- Temevo udisse le pulsazioni rapide nel mio petto, o mi leggesse nel pensiero.
      - Si, Martini, fa troppo caldo. Non nascondo che sarei tentata di spogliarmi del tutto.-
      Il suo profumo mi stordiva, quelle parole bloccarono la mia salivazione. Restai muto a boccheggiare come un pesce scalzato dall'acqua.
      - Ma non abbia timore, non lo farò, non vorrei scandalizzarla. -
      Seguì una scrosciante risata: la stronza trovava spassoso il mio turbamento.
      - Ma si figuri Signetti. Se vuole lo faccia, non sarò certo io a scandalizzarmi. -
      La voce suonava incerta, dovetti tossire per schiarirla.
      - Anzi, per non crearle imbarazzo, se crede, mi volto dall'altra parte. -
      - Ahahah!... - Una nuova fragorosa risata.
      - Non sia ridicolo. Sembriamo immersi nell'inchiostro. Mica avrà agli infrarossi nello sguardo o ci vede di notte come i gatti? Questa si, che sarebbe una bella sorpresa. -
      - Ma no, dicevo per dire... - Altro colpo di tosse.
      - Quindi non si scandalizza, giusto? Del resto, un uomo navigato come lei, volevo ben dire.- Era ironica, stava giocando.
      - La trovo riservato e galante sa? Un vero gentlemen d'altri tempi, direi.
      Continuava a giocare, quella provocazione, quel leggero sfottò la stavano divertendo. Non ne capivo però il motivo: forse il caldo e quella strana situazione davano alla testa.
      - Come mai è sempre così controllato Martini? Altri, con una donna seminuda al fianco e questo buio... Bèh, forse non terrebbero lo stesso distacco. -
      Potevo immaginare l'aria beffarda che certamente aveva in volto.
      - Non è che alle volte, mi sarà un po' timido con le donne? -
      Cazzo! Che stronza. Eravamo alla presa per il culo più esplicita.
      - Boh? Signetti, in fondo non è poi diverso dal trovarsi spogliati in spiaggia al mare. Giusto, no?. -
      Cercavo di non raccogliere la sua provocazione, alleggerendo il discorso.
      - In spiaggia al mare?...Ahaha! Già mi figuro a giocare con secchiello, paletta e formine. Questa è forte davvero! -
      - Via, andiamo. Se ci riflette un po', nella sostanza cosa cambia?. –
      - Martini, lei mi sorprende sa? Oltre che sportivo è anche filosofo. Doveva succedere questa seccatura perché lo scoprissi. Chissà quante altre cose sorprendenti cela sotto quell'aria imperturbabile.-
      Nel parlare, si era fatta più vicina. Lo sentivo del tepore al mio fianco.
      - Quindi l'idea di noi due, qui, privi di vestiti, soli al buio... Questo la lascia indifferente? -
      Sussurrava. Un tono suadente. Più bollente dell'atmosfera in cui stavamo immersi.
      - Si! Cioè, no. Nel senso, ecco, volevo dire: lei è una gran bella donna. Davvero, mi creda. Ma è che io... Ho il massimo rispetto...Insomma intendevo dire... -
      Esprimermi in maniera sensata, diveniva un'impresa. Sedevo su un tappetto di carboni ardenti: ero nel pallone.
      - Peccato. Sa? Pensavo ci fosse un po' di simpatia tra noi. Magari non proprio confidenza. Ma che non le fossi completamente indifferente. Sbagliavo, vero Martini? - Ora il tono pareva deluso, spiaciuto..
      - Ma no! Che dice Signetti? Non mi è indifferente. Ripeto: è una donna splendida. Ma ho sempre guardato a lei come a una collega. Anzi un mio superiore, un dirigente. -
      - Via Martini, che dice? Siamo alla fine del secondo millennio. C'è stata la Rivoluzione francese e quella d'Ottobre. Abbiamo da anni lo Statuto dei Lavoratori e le relazioni sindacali. Lei pare ragionare ancora con categorie di un secolo fa. Qui, non ci sono superiori né dirigenti, ma solo noi due. Vede qualcun altro in queste tenebre? Su, da bravo Martini. Si rilassi. -
      Rideva di gusto. Cazzo aveva poi da ridere? Era chiaro che mi considerava un coglione.
      Sentivo il calore ravvicinato del suo corpo: ci stavamo sfiorando.
      - Cosa non le piace in me Martini?... Su, me lo dica. Qualcosa nel mio viso? Oppure nel mio corpo? Non sono il suo tipo? - La sua voce era un refolo caldo e accattivante.
      - Com'è il suo tipo Martini? Una donna come sua moglie? O ha in mente un genere diverso? Chessò, qualcuna del passato, magari ora lontana? -
      Che significava? Cosa stava insinuando? Non capivo o meglio credevo di capire benissimo e non mi piaceva affatto.
      - Non parla Martini? Ha qualcun'altra in mente? Cosa non le piace di me Martini, forse il profumo? -
      Tacevo e grondavo sudore, la mente persa, i sensi accesi, accidenti a lei e al suo odore di femmina.
      - No Signetti, ma cosa dice? Il suo profumo è...è... -
      - Su, dica Martini, non sia timido. Come è il mio profumo?...Me lo descriva, sentiamo?... -
      Si era avvicinata al mio orecchio, alito caldo in un bisbiglio lascivo.
      - Sa che ha un buon odore Martini? Di rado, gli uomini che sudando così, mantengono un odore gradevole sulla pelle. Lei sà di maschio, ma buono. Come un muschio di sottobosco. -
      Avvertì l'umido delle sue labbra sfiorarmi il lobo dell'orecchio.
      Era il diavolo fatto femmina quella donna. Cazzo, se lo era.
      - Mi ascolti, la prego: lei è una donna molto attraente, il suo profumo mi da le vertigini Se dovessi pensare a un tipo di donna desiderabile, mi creda, il suo sarebbe il primo...Ma veda...-
      - Ma vedo cosa, Martini? Cosa dovrei vedere in questo buio? -
      Le sue dita percorrevano lente la base del mio collo, poi scesero delicate, sfiorarono provocanti la peluria sul petto. Mi graffiò piano un capezzolo, ci giocò con la punta delle unghie.
      Il mio sesso tendeva il tessuto dei pantaloni, era una reazione quasi dolorosa.
      - Signetti, la prego, io non sono per queste cose. Non sono libero. Mi comprenda: sono un uomo sposato. -
      Era quasi una invocazione. Mendicavo la sua comprensione, annaspavo come un gatto caduto in un pozzo.
      Inutile, non ascoltava: la sua mano scendeva a cercare la zip dei miei pantaloni.
      - Anche io sono sposata Martini. Non è una scusa. Ne cerchi un'altra. -
      La sua bocca sigillò la mia. Il tempo delle parole era finito.
      Mi cercava con lingua morbida e frenetica: cedetti.
      Dischiusi le labbra, era viva e dolce, baciava da sturbo.
      Aveva labbra carnose e soavi, gliele morsi piano, le risucchiai con le mie, tendendole la testa tra le mani.
      Mi tirò a sé, strusciava la plastica tensione del seno e capezzoli eretti sul mio petto.
      Le presi le coppe tra le mani, a stento ne contenevo il volume.
      Carezzai, strinsi, succhiai il turgore di quelle punte grosse e gonfie come amarene mature, il sapore della sua pelle risvegliava pulsioni ferine, aggredivo quella carne con voracità: mordevo con foga, la lingua stendeva sentieri di saliva e sudore.
      Stringevo con forza, con cattiveria: lei gemeva, mi leccava il collo e il viso, ansante come un cucciolo affamato.
      Lo spazio della cabina all'intorno era scomparso, evaporato: eravamo sospesi in un luogo irreale, privo di coordinate fisiche, una bolla di umori caldi e carnali.
      Le sue unghie mi rigarono la schiena. Le schiaffeggiai le tette: schiocchi umidi risuonarono seguiti dai suoi deboli lamenti bramosi.
      Aveva estratto il mio sesso, lo strinse in mano masturbandolo con lentezza voluttuosa: poi scese a cercarlo con la bocca.
      Buttai in avanti il bacino, lei fece correre labbra e lingua lungo la mia carne tesa e ansiosa.
      Aggrappata alle mie natiche mi traeva a sé rabbiosa, quasi temesse di perdermi. Come un animale digiuno di cibo, mi risucchiava ingorda nel cavo orale, annegata nella sua bava vischiosa.
      Respiravamo con frequenza di mantici, le narici dilatate al limite della capacità di assorbire ossigeno: affondai in viso nella sua intimità, la fragranza inebriante mi colmò le narici, il suo sapore liquido la bocca.
      Sentivo martellare le tempie, gli occhi nel buio catturavano bagliori rossi: comete che precipitavano nel campo visivo. Ci appellavamo con nomi turpi, come scudisciate risuonavano le parole oscene del sesso.
      Non c'era tregua. Rotolavamo sulla moquette ispida e abrasiva, era una lotta cruenta, animale: si apriva sgusciando tra le dita, mentre frugavo la carne disciolta del suo sesso.
      Cercavamo i sapori dei nostri fluidi, inseguivamo le scie dei nostri odori segreti in ogni piega della carne, liquidi si spandevano sulle pelli bollenti.
      - Sei un porco Martini! Lo sapevo che eri così. - Ansimava. Era persa in un delirio di voglia.
      - Dai fottimi. Fotti la tua troia. Dammi il cazzo. Fammi male, bastardo! -
      La presi da dietro: con un colpo rabbioso fui in lei.
      Imposi al nostro amplesso un ritmo impietoso, privo di respiro, da violenza carnale.
      Un uggiolio rauco, gorgogliante, sortiva dalle sue labbra, subendo l'impeto brutale di quegli assalti.
      La schiacciai sotto di me: immaginavo il suo viso algido, deformarsi in una tensione di piacere dolorosa e scomposta.
      Le colpivo le natiche con schiaffi violenti e sonori che avrebbero lasciato segni per giorni. A ogni affondo nell'ano slabbrato, la sua fronte urtava la superficie nera dello specchio in fronte.
      Poggiava le mani su quella superficie levigata cercando, febbrile, di sorreggersi: scivolava di continuo, sguaiatamente prona a cosce divelte, in quel tentativo di presa vana.
      Spingeva all'infuori le natiche toniche per attutire le mie bordate, i suoi succhi colavano densi lungo l'interno delle cosce, pareva un volatile che si dibattesse per sfuggire alla cattura della trappola.
      Ma non poteva nulla contro la mia furia, mentre l'orgasmo veniva a scuoterla interamente, come le fronde di una pianta sotto l'uragano.
      - Ti sto sfondando il culo. Lo senti come ti sto allargando? E' così che mi volevi vero? -
      - Sì è così, bastardo, è così! - Non aveva più voce né fiato, solo un rantolo fievole e continuo.
      Alla fine si arrese in un abbandono disfatto, con un gemito di belva nell'ultimo istante di vita, venne tra sussulti incontenibili.
      Anche io esplosi in lei, mi lasciai precipitare nel suo calore, fondendo nelle sue viscere come stagno nel crogiolo incandescente.
      Ora la lotta era finita, il mio sesso disciolto si ritirava pulsando.
      Era quanto restava di un teatro di guerra: bagnati, contratti nei respiri ansanti, sfiniti come galata morenti.
      Non parlava, non scherniva e rideva più ora. Nuda e perduta nel silenzio intriso di vapore acqueo, con la mente che inseguiva pensieri indecifrabili, certo lontani da lì.
      Era vinta. Ma ero io, a sentire d'aver perso.
      - Sveglia Martini! Sono venuti a prenderci. -
      Sobbalzai, spalancai gli occhi nel buio, si sentiva il rumore dei cavi vibrare, la cabina si muoveva: ero confuso, stordito come un ubriaco.
      Non c'era ancora luce, ma ci stavano calando al piano con la manovra manuale.
      - Era ora che si accorgessero di noi, pensavo quasi di doverci passare la notte qua dentro.- La Signetti aveva il solito tono spazientito e incalzante.
      Mi sentivo intontito, compresi che dovevo essermi assopito.
      - Coraggio Martini, si riprenda, sono due ore che mi russa nelle orecchie. Poi lo sa che quando dorme si agita come un forsennato e dice anche un sacco di cose sconce? Ma sua moglie non si lamenta? -
      Non sapevo cosa rispondere. Mi domandavo a che punto di quella storia mi ero addormentato?
      L'ascensore giunse al piano terra, le porte scorrevoli lentamente si aprirono.
      La luce morente del tardo pomeriggio irruppe nella cabina, facendomi serrare le palpebre.

      Fine

    • Alla fine avevo deciso di uscire di casa. Dopo la laurea ero rimasto immobilizzato in camera mia per quasi due mesi. Le mie giornate scorrevano tra videogiochi e film porno. Gli amici non esistevano, mi convincevo che non ne avevo bisogno, lo ripetevo anche ai miei che stavo bene così. In realtà ero solo, nessuno mi cercava e mi avrebbe cercato. Bruttarello, poco brillante, insicuro... che esistessi o meno faceva poca differenza. Fatto sta che quella sera decisi di andare in un locale poco fuori dal centro. Di solito era abbastanza frequentato, soprattutto da studenti universitari. Parcheggiai ad una decina di metri dall'ingresso. Rimasi in macchina per una mezz'ora abbondante. Alla fine mi feci coraggio, dissi tra me e me che non sarebbe successo nulla, che sarei entrato, avrei preso una birra, mi sarei messo in un angolo ad osservare quella micro umanità danzatrice e molesta ed infine tranquillo sarei tornato a casa con l'illusione di essere anch'io una parte di essa. Disprezzavo quel mondo, desideroso di farne parte. Entrai, mi misi in un angolo ed osservai. Ero fuori luogo. Iniziai a sbirciare a destra e a manca, sempre furtivo. Pensavo (speravo?) che qualcuna potesse vedermi, nemmeno notarmi, vedermi, bastava questo. Niente. Erano tutte fuori dalla mia portata. Stavo per abbandonare il tutto. Dopo una decina di minuti dal mio ingresso in scena, di cui nessuno si era accorto, stavo per uscire quando ad un tratto la vidi, sola, disperata. Una ragazza che non colpisce, magra, senza forme, capello corto e mal curato, viso spigoloso. Non era affatto bella. La vedevo ronzare come una mosca isterica da un ragazzo all'altro, senza distinzione, cercando compagnia. Lo faceva direttamente, si presentava a tutti ma niente, nessuno rispondeva al suo appello. Poi accadde, il suo sguardo sincopato si posò sul mio debosciato. Mi aveva trovato. Aveva capito. Si avvicinò, mi sorrise. Era davvero brutta... ma io non ero da meno. La conversazione fu deprimente. Nessuno dei due era in grado di comunicare qualcosa di se stesso, eravamo semplici contenitori riempiti di qualsivoglia banalità. Alla fine, perché una fine doveva esserci, entrambi volevamo solo aggrapparci l'uno all'altra e dimenticarci di noi stessi per qualche istante, magari una notte, e così decidemmo di andare in un hotel. Arrivammo all'Eden che erano già passate le quattro di mattina. Conoscevo quel posto per sentito dire. Un albergo a ore economico vicino alla stazione frequentato per lo più da prostitute e tossici. Era l'unico che potevo permettermi. Pagai la stanza al portiere, un turco strabico imponente, che ci accompagnò fino alla porta. Dal momento che eravamo entrati ci guardò con un'aria schifata. Era probabile che fossimo i più insulsi clienti che gli fossero mai capitati, i più ordinari. La stanza non aveva il cesso, quello era in comune e si trovava in fondo al corridoio. Nella camera c'era un lavandino tutto incrostato piazzato accanto alla finestra, sopra di esso uno specchio unto dove a fatica ci si poteva riflettere, per me fu una fortuna. Il pavimento era ricoperto da una lercia moquette color verde pisello tutta lisa, in alcuni punti si potevano notare le bruciature causate dalla cenere di sigarette. Il letto era ancora sfatto, nessuno era passato a sistemarlo dall'ultima visita. Cercai di non pensare a tutto quello che avrei potuto trovare sulle lenzuola e sul materasso. Fu impossibile. Urina, feci, sperma, acari, zecche, mestruo e altro mi balenò per la testa rapidamente, facendomi trasalire conati di vomito che ributtai giù. Lei non sembrava farci troppo caso, ma capivo che si stava sforzando. Spensi la luce ed iniziai a baciarla. Mentre la baciavo pensavo ad altre ragazze: per lo più porno-attrici. Erano le uniche sui cui riuscivo a fantasticare, che conoscevo veramente. Lei iniziò a spogliarsi ed io rimasi sempre con gli occhi chiusi. Sentivo lo squallore di quei momenti, percepivo la sua profonda riluttanza, ma entrambi decidemmo di restare in superficie. Mi spinse sul letto goffamente e con poco cura iniziò a calarmi jeans e mutande. Il mio pene si ergeva distratto, un poco flaccido. Lei lo prese in bocca avidamente, senza alcun sentimento. Più tortura che piacere decisi di allontanare il suo capo. I nostri sguardi s'incrociarono. Era brutta e paonazza in volto, l'orrore dimorava nei suoi occhi. Una strana rabbia mi prese, la girai supina sul letto, tastai con veemenza la sua fica secca. Lei si irrigidì. Lontani dal tepore la penetrai. Uno, due, tre colpi d'anca e venni. Durai pochi secondi, nei quali nessuno dei due ansimò. Mi stesi sul letto. Dopo pochi secondi mi misi di lato, volgendole le spalle. Lei rimase qualche minuto ad osservare il soffitto. Avevo l'impressione di avere un cadavere accanto a me. Un infelice cadavere. Mi sentivo un verme. Passarono dieci minuti e lei mi chiese di riaccompagnarla a casa. Feci un cenno con la testa, non avevo nulla da obiettare. In macchina le poche parole che ci scambiammo furono le indicazioni stradali per arrivare a casa sua. Giunti, scese. Nessun gesto, nessuna parola, non si voltò e sparì. Ripartì verso casa. Quando arrivai stava albeggiando. Girai la chiave nella serratura e un pensiero lapidario mi colpì: “questa, è tutta la tua vita”. Entrai e chiusi il mondo fuori di casa.

    • PRIMO CAPITOLO:       UN INCONTRO ELETTRIZZANTE
      Kate Pov:
      Salve a tutti, il mio nome è Katerin Montgomery ma per gli amici sono solo Kate ho 23 anni e per il momento abito a New York, dico per il momento perché mi sposto spesso, rimango al massimo un mese in un posto e poi cambio città, vi chiederete perché, semplice sto cercando mia sorella minore...
      Eravamo unite profondamente, dopo la morte dei nostri genitori ci siamo sostenute a vicenda anche se lei ha tre anni meno di me, è sempre stata quella calma e docile, la mia camomilla.
      Questo è durato fino a due anni fa quando un branco di vampiri l'hanno rapita e di lei non ho saputo niente, adesso vi state chiedendo se sto vaneggiando ma non è così, Vampiri, Licantropi e streghe esistono, lo confermo dal momento che io stessa sono una strega, come mia sorella per questo è stata rapita, per un vampiro il sangue di strega è come un afrodisiaco di poteri, dal momento che siamo stati quasi decimati per la loro sete dobbiamo stare attenti, questo vale per gli altri ma non per me...
      Faccio tutto il possibile per attirarli verso di me, spesso finisco in un bagno di sangue ma non mi importa perché il mio obbiettivo è uno solo trovare mia sorella, so che è ancora viva grazie al patto di sangue che abbiamo fatto quando siamo entrate in possesso dei nostri poteri a diciott'anni, per questo sono diventata una cacciatrice, il mio lavoro è questo e vengo pagata anche bene, ma nessuno mi conosce di persona, mi contattano grazie ad un vecchio metodo, la bacheca della stazione, restano dei messaggi in codice che solo io capisco, mando la mia assistente a prendere i messaggi e faccio parlare lei con i contatti, cerco sempre di rimanere anonima, ma non questa volta...
      Sono davanti ad uno dei palazzi più grandi di New York e questo posto puzza di Vampiri, non potevo mandare Tracy, lei è umana e l'avrebbero mangiata viva invece a me ci vuole un bel po’ per uccidermi, dopo anni di allenamento sia fisico che spirituale sono una tipa tosta e dura a morire...
       
      Come entro nella hall vengo ricevuta da una segretaria fatta di plastica e ossigenata, sfoggio uno dei miei bellissimi sorrisi falsi e mi presento, o almeno ci ho provato "Signorina la prego di salire fino all'ultimo piano il capo la sta aspettando!" mi consegna una chiave magnetica per l'ascensore e non mi guarda più "piacere anche a lei!" le dico sarcastica e mi incammino verso l'ascensore, entro e premo l'ultimo tasto...
      Ho detto che questo posto puzza di Vampiri? perché dietro alla porta di questo ufficio ne posso contare ben cinque, loro non possono sapere che sono una strega questo è sicuro ma nemmeno sono stupidi...
      Apro la porta e come pensavo l'ufficio è in penombra, illuminato solo con luci soffuse, posso percepire due vampiri alla mia destra e due alla mia sinistra anzi no, adesso uno di loro si è spostato "Se osi toccarmi anche solo con un unghia il culo, ti faccio rimpiangere di essere nato!" mi giro verso il ragazzo che aveva le mani quasi sul mio culo, cristo ma che cosa è un pervertito? la luce aumenta di intensità e lo posso vedere chiaramente "Scusate il mio amico ma non riesce a controllarsi quando vede una bella donna!" la voce che parla alle mie spalle mi manda dei brividi piacevoli sulla schiena e questo non è un buon inizio, mi guardo intorno e noto gli altri tre che avevo capito  vampiri bellissimi, lo devo ammettere, mi giro e guardo finalmente che ha parlato "non è colpa mia se non riesce a tenere a bada i suoi cani da guardia!" gli dico rivolgendomi alle sue guardie del corpo, perché purtroppo per me davanti ai miei occhi c'è il Re dei vampiri in persona, uno dei miei amici giurati Ascher Anderson, una delle famiglie più antiche dei vampiri.
      "Ha pienamente ragione ma li considero più amici che cani da guardia e le posso garantire che non gli piace essere chiamati così!" mi studia da dietro la sua scrivania ed io non posso fare altro che farmi studiare da loro se voglio trovare mia sorella "mi dispiace se ho ferito i loro sentimenti, ma non mi piace essere toccata, senza il mio permesso!" gli dico e lui annuisce, si alza dalla sua sedia e gira lentamente attorno alla scrivania andandosi a mettere seduto sul bordo davanti a me, i suoi compagni si spostano alle sue spalle come in uno scudo "Signorina Katerin, lei sa per quale motivo è stata convocata qui oggi?" mi chiede con finto interesse sulla mia risposta "per un lavoro!" rispondo fredda, il mio corpo è andato in posa di difesa " Abbiamo una commissione per lei, che riguarda un vampiro che conosciamo e che non si sta comportando bene, ci sta esponendo un po troppo e dobbiamo liquidare il problema!" questa è nuova vampiri che si uccidono tra di loro, strano "non vedo cosa potrei fare io per aiutarvi, dal momento che da quanto ho capito nel messaggio anche voi siete dei vampiri!" chiedo, continua a studiarmi e questo comincia a darmi fastidio "non possiamo perché è uno di famiglia, non possiamo farlo direttamente ma indirettamente!" capito "ma si verrà comunque a sapere che dietro ci siete comunque voi!" dico, e lui sorride "non proprio! perché se lo uccidete voi avete un buon movente per averlo fatto!" ok la cosa si sta facendo seria "perché mai?" chiedo "perché il vampiro in questione ha ucciso i vostri genitori!" resto scioccata realmente, indietreggio di qualche passo e vedo che i quattro si fanno avanti quasi in cerchio attorno a me, se sanno dei miei genitori sanno anche che sono una strega "non vogliamo farti niente Katerin ma ci serve il tuo aiuto in questa operazione!" mi dice Ascher, prendo un respiro profondo, tolgo lo scudo che annullava i miei poteri in modo da fargli capire con chi hanno a che fare "Spazio vitale!" dico ad alta voce ed i quattro si ritrovano ai lati opposti della stanza per terra, Ascher mi guarda serio "mi stavate soffocando, non sopporto che mi si tolga l'aria!" dico in mia discolpa "cosa ci guadagno?" chiedo " Mio zio ha rapito una giovane strega due anni fa, da allora la tiene segregata in un posto che solo lui conosce, con le mie fonti sono risalito a te, credo che quella ragazza sia la tua piccola sorellina, giusto?" mi chiede e con una molla mi avvicino a lui lo prendo per il colletto della camicia in tutta la sua altezza e lo tiro verso di me in modo che siamo a faccia a faccia, purtroppo questo contatto fra di noi mi ha procurato una scarica elettrica che ha attraversato tutto il mio corpo procurandomi un piacere così intenso che per poco non avevo un orgasmo proprio li, un gemito esce dalle mie labbra accompagnato da un ringhio, che non ero io, il ringhio proveniva dal Re dei vampiri...
      Tutto quello che volevo fare in precedenza viene cancellato dalla mia mente che allontana il corpo del vampiro lontano da me, con un unica e tragica soluzione, basta guardare gli occhi celesti del vampiro farsi rossi mentre cerca di riprendere il controllo, si avvicina a me ancora ma con una folata di vento lo scaravento oltre la scrivania facendolo finire per terra, nella distrazione non mi accorgo che uno dei suoi amici mi ha afferrato il polso "Lasciala subito Sebastian! non toccarla è un ordine!" dice Ascher in piedi, il vampiro anche se sorpreso mi lascia e indietreggia, "Sono stato un po’ rozzo, devi scusarmi Katerin!" dice il mio nome con un trasporto che mi fa venire la pelle d'oca "Ma non è stato facile per me rimanere calmo dopo che ho passato decenni e decenni a cercare la mia compagna, sapere di averla davanti a me ora mi ha fatto uno strano effetto!" dice e faccio una smorfia "Già perché alle compagne adesso si salta addosso come un animale? non voglio essere la compagna di nessuno mi dispiace dovrai trovarne un altra!" gli dico e anche se vedo la sua delusione sul viso, non posso lasciarmi trasportare da lui ora "Bene! allora facciamo un patto, se ti aiuterò a trovare tua sorella, mi concederai la possibilità di essere il tuo compagno?" chiede, ci penso "lo sai vero che potrei ucciderti mentre dormi?" gli faccio notare e lui sorride, stavolta uno genuino "correrò il rischio!" sospiro "so già che mi pentirò di quello che sto facendo!" dico più a me che a lui "accetto ma alle mie condizioni!" gli dico decisa ed annuisce.... in cosa mi sono cacciata?
      CAPITOLO 2 :    CHI SI FA INCASTRARE? IO….
      Kate pov:
      Sapevo che mi sarei pentita subito, lo sapevo... Sono una donna d'azione non una di feste e festini, eppure quei vampiri maledetti mi hanno costretto a partecipare a questa serata di succhia sangue ricconi, pensate che fanno? donano soldi per beneficienza alle banche del sangue! Blaaa, che schifo, non posso credere di essermi fatta fregare....
      Flash Back:
      "Devi firmare il contratto con il sangue!" mi dice il bel vampirone/ compagno notate il sarcasmo, "cosa? non pensarci nemmeno non verserò nemmeno una goccia del mio sangue sopra a quel pezzo di carta!" gli dico seria "ma devi sennò non ci sono vincoli fra di noi e potrei anche tirarmi indietro!" sogghigna lo stronzo "se ti tiri indietro, Re o non Re ti troverò in qualsiasi luogo ti trovi e ti strapperò quelli che chiamate gioielli di famiglia a mani nude, e il resto di te lo brucerò al rogo, vedrò il tuo corpo bruciare e non mi frega niente se sei il mio compagno, noi streghe non soffriamo la nostalgia come voi vampiri e ti posso garantire che mi godrò ogni attimo!" gli dico cambiando il colore dei miei occhi in rosso, solo per fargli capire che non scherzo, lo vedo vacillare un attimo poi mi porge una penna "allora facciamo alla vecchia maniera!" dice e gli sorrido, prendo la penna e firmo.
      "stasera ci sarà una festa di beneficienza e dovrai venire con noi, come nostra accompagnatrice in modo da poterti far conoscere mio zio e suo figlio, quando ti noterà sarà subito attratto da te, ovviamente non dovrai far conoscere il tuo lato di strega, visto che ci saranno anche umani non si insospettirà nessuno!" mi spiega e già sospiro, odio dovermi agghindare come una bomboniera, ma forse non sarà così brutta "il tema è il bianco e nero, ci saranno aste di beneficienza di quadri e un buffet, un auto ti verrà a prendere sotto casa tua e ti condurrà al ricevimento, sono stato chiaro?" chiede scrutando la mia faccia annoiata, "non è il mio campo ma farò il sacrificio!" rispondo girando le spalle per andare via, ma la sedia si sposta, vuol dire che si è alzato "aspetta!" mi giro verso di loro nuovamente "se dovesse succedere qualche imprevisto saprai cavartela?" beh! questa domanda mi lascia spaesata, sembra preoccupato per me, possibile che il legame compagno rammollisce i vampiri? "vuoi una dimostrazione?" chiedo ed annuisce, ma scherziamo? ma quando vedo che aspettano, allora capisco che non scherzano, sospiro ancora Dio! quante volte lo devo fare? poso la mia borsa sulla poltrona e mi allontano un po’ da loro, "Tu pervertito di prima vieni qui!" gli dico facendo un sorrisino, l'uomo prima guarda prima me e poi Ascher per conferma, così si avvicina a me "attaccami, con la forza di un vampiro!" dico e lo vedo vacillare, così lo colpisco con un pugno sul naso, facendolo piegare un po’, "forza non fare il rammollito!" lo incito e lui mi guarda con gli occhi rossi ora, "mi hai colpito!" ringhia "certo è da quando ti ho visto che lo volevo fare!" rispondo e cerca di colpirmi, schivo il suo pugno spostandomi verso destra e gli afferro il braccio, e con uno slancio del corpo lo rovescio in terra, gli giro il braccio e gli metto il tacco a punta sul collo tendendolo fermo "non muoverti o il mio tacco ti ucciderà, è fatto di un legno speciale!" gli faccio l'occhiolino, lo lascio "non puoi avere una forza del genere? sei pur sempre umana!" dice lui mentre si alza, "posso eccome, ma non siamo ancora così tanto intimi per poterti dire il perché, quindi accontentati!" rispondo "grande! mi piace la ragazza!" dice lui entusiasta, lo guardo male è strano, "vi avevo detto che era bella ed intelligente!" continua e mi vengono dei dubbi "come facevi a sapere queste cose di me?" non finisco che il suo viso colpevole mi fa scattare una lampadina "tu mi hai spiato!" sibilo, sento un formicolio lungo la schiena, la presenza che avevo sentito in questi giorni, al bar, in casa mia e per dio non ci credo in bagno, "Tu!" ringhio mentre una palla di fuoco si forma nella mia mano "perdonami, non volevo spiarti, era per lavoro!" si scusa mentre cerca di fuggire, ma lo blocco con il pensiero, li vedo sorpresi tutti quanti "per lavoro? spiarmi anche sotto la doccia?" sibilo e sento un ringhio alle sue spalle, il belloccio si è arrabbiato "Cosa? l'hai spiata sotto la doccia?" ringhia Ascher, "non sapevo che era la tua compagna, e poi non ho visto niente lo assicuro!" non gli credo, il Re è incazzato bene lo lascerò a lui, così lo lascio andare e spengo la fiamma "ti lascio con il tuo Re, sono sicura che ti darà una bella lezione!" sogghigno, e lo vedo sbiancare più di quello che non è, "ci vediamo stasera!"
      FINE FLASHBACK
      E così eccomi qui davanti a questo Hotel meraviglioso a pensare se quello che ho deciso non mi costerà altro oltre la vita, tocco la mia balestrina attaccata alla coscia destra nascosta dal vestito in modo che non sono sprovvista di armi visto che devo far credere di essere umana ed entro....
      Ascher Pov:
      Dicon sembrava un cane bastonato, ma doveva rispettare le regole e non spiare Katerin dentro la doccia, dannazione a quella donna, doveva essere proprio lei la mia compagna? E' una strega e già questo dice tutto, noi non ci sopportiamo, ma è pur sempre bellissima anche se fra noi c'è stato sempre un po’ di odio, ha ucciso un sacco di miei discepoli, "é arrivata!" mi dice Sebastian, a lui non piace molto e si vede, per c'è un motivo dietro il suo odio che vi dirò un altra volta, stavo parlando con una coppia di soci e quando la vedo entrare con quel vestito rosso, tutto quel poco di sangue che mi circola nel corpo defluisce, ma che dico? Kate è bellissima come il suo nome ed il suo indomabile carattere ribelle, lei è stupenda e disobbediente, visto che le ho detto di mettersi un abito bianco o nero e lei ha scelto il rosso, eppure sorrido non posso farne a meno, sarà il legame compagno ma il mio corpo si muove da solo e le va incontro, come arrivo ad un palmo da lei le offro il braccio, mi guarda con uno strano luccichio negli occhi come se mi volesse dire 'sono vestita di rosso allora che fai?' come appoggia la sua mano sul mio braccio, una scarica elettrica mi pervade la spina dorsale, cerco di mantenere un contegno per non gemere ad alta voce, e quando tiro il suo braccio sotto il mio posso sentire il calore del suo corpo vicino al mio mandandomi in Over drive, "Cavolo ma queste scariche si fanno più intense! non dovremmo toccarci!" dice lei sospirando, "non lo dire a me, se tu le senti e non hai il legame compagno come il mio immaginati il mio corpo come soffre!" le dico vicino al suo orecchio, il suo profumo mi riempie le narici " non ci tengo proprio a saperlo, dovrai arrangiarti, fatti qualche donna chissà magari le scariche diminuiscono!" mi dice e mi sento deluso, ma infondo lei non sa molto di noi "non è così semplice, dopo aver sentito il tuo profumo non riuscirei neanche volendo ad andare con un altra donna, mi sentirei sporco ed un traditore, una compagna è per sempre, inoltre le scariche diminuiscono solo se fai l'amore con lei non con un altra persona!" le sussurro, lei mi guarda e per un attimo resto affascinato dai suoi occhi, " mi dispiace per te allora! sarà dura da sopportare, perché prima che vengo a letto con te dovranno uccidermi!" il suo sguardo mi dice che non scherza, anche se è triste sentirsi dire queste cose dalla tua compagna, non sono un tipo che si arrende, infatti le sorrido facendole sollevare un sopracciglio " cara Kate ancora non sai di cosa sono capace e ti posso promettere che prima di quanto tu pensi sarai tu a pregarmi di farti mia!" le dico con voce roca, infatti un brivido le percorre tutto il corpo, arrivando anche alle mie parti intime, accanto a lei divento sensibile, come mi sono ridotto?
      "Ma bene, mio nipote è in compagnia di una bellissima donna!" la voce gracchiante di mio zio riesce a smontarmi completamente, devo pensare a lui quando avrò un altra erezione in futuro, così risolverò il problema attorno alla mia compagna per il momento, "Salve il mio nome è Amily Thorm piacere di conoscervi signore!" cinguetta Kate, porgendo la mano per essere baciata, mio zio non le leva gli occhi di dosso e nemmeno mio cugino che la guarda da capo a piedi, questo mi urta ma deve fare il suo lavoro " piacere Amily, il mio nome è Harrison e sono lo zio di questo ragazzo, mentre questo è mio figlio Erik!" le bacia la mano e questo mi fa infuriare, guardo altrove per non vedere, " cosa vi porta quì stasera?" chiede mio zio "sono venuta ad uccidere qualcuno!" dice sorridendo, per poco non mi strozzo con lo champagne, Dicon sorride e gli altri la guardano male, mio zio sembra spaesato poi scoppia in una fragorosa risata "che simpatica ragazza! ci avevo quasi creduto!" dice ridendo, Kate ride a sua volta "già che simpatica che sono!" mi guarda e mi fa l'occhiolino , scuoto la testa... ci sarà da divertirsi... 
       
      CAPITOLO 3:     FACCIA DI POKER…
      Kate pov:
      Che festa monotona, lo stronzo dei vampiri mi ha intrappolato tra i suoi compari e lui, alla fine il fatto che lo zio ed il cugino mi giravano intorno gli dava troppo fastidio e non ho potuto carpire nessuna informazione, quindi ho escogitato un altro piano d'azione, sorrido mentalmente, guardo l'ora sul mio polso, il mio informatore mi ha mandato un messaggio dicendomi che i cacciatori si sarebbero presentati a questa festa senza invito ovviamente per le 22 in punto e mancano tre secondi, quando scade il tempo si sentono degli spari in aria, questo per far scappare gli umani, che sono coinvolti, ma non i vampiri per questo si schierano le parti ed io sospiro di sollievo perché adesso vedremo un po’ di movimento "tu non ne sapevi niente?" mi chiede Ascher alle spalle "forze!" la butto sul vago ringhia verso di me come un cane, "ma sei un vampiro o un cane?" sogghigno, mi piace farlo arrabbiare mi prende per un braccio e mi trascina verso un posto più sicuro, lo spingo via arrabbiata "non mi toccare, non ho detto che è colpa mia! mi hanno informato che avrebbero attaccato due minuti fa!" gli dico fra i denti, lui si avvicina pericolosamente al mio viso "come ogni volta che devi uccidere un vampiro? è sempre casuale?" mi chiede e vedi i suoi occhi diventare rossi "non approfittare della mia pazienza vampiro dei miei stivali, mi hai assunto per un lavoro preciso ed alla fine mi sono trovata ad essere guardata a vista da te e i suoi scagnozzi, solo perché il tuo ego era spropositato!" sibilo, i suoi occhi vacillano "voglio mia sorella e voglio vendetta per i miei genitori, mi hai fornito le informazioni che cercavo, se sei intenzionato ad aiutarmi bene o fati da parte, non ho bisogno di nessuno tanto meno di un compagno che mi mette i bastoni tra le ruote!" con quest'ultima frase lo lascio li e mi infilo nella mischia, volevo uscire l'aria era diventata pesante, i cacciatori avevano accerchiato un gruppo di vampiri, non volevo fare niente per nessuno dei gruppi, se la sarebbero cavata da soli, ma con mia sfortuna uno di loro cercando di fare leva sulla morale dei cacciatori mi afferra per un braccio, convinto che a loro importi qualcosa di me "lasciatemi o le spezzo il collo!" grida il vampiro, i cacciatori si guardano tra di loro e sorridono "se speri che ti lascino libero solo perché sono umana ti sbagli di grosso!" gli dico spazientita da questa faccenda, come se non bastasse il mio compagno rompi-bip arriva li vicino a noi "sarà meglio che lasciate ora che siete in tempo o ve la dovrete vedere con me!" dice gelido come il ghiaccio, per un attimo sembra fargli paura, ma l'orgoglio gli impedisce di ritirarsi, combattendo fino alla morte "Ma bene, abbiamo il Re dei vampiri in persona, quale onore abbiamo questa sera!" dice il capo della banda, alzo gli occhi al cielo "lasciami cretino!" alzo il gomito e colpisco il vampiro sotto il mento, poi mi giro e gli sferro un pugno sul naso facendolo piegare in due "questo è per avermi toccato senza il mio permesso, vattene!" gli dico e lui scappa approfittando della situazione che avevo creato, mi giro verso il gruppo dei cacciatori che mi guardano sorpresi "c'è uno scopo per aver creato questo scompiglio o avete un piano?" gli chiedo incrociando le braccia, sembra confuso "cosa vuoi donna? queste non sono cose che riguardano una femminuccia, torna a casa a cucinare!" ecco queste sono parole che mi fanno accendere come una lampadina, chiudo gli occhi e sento quello che mi circonda, siamo in nove cinque i vampiri, io e tre i cacciatori, il resto della sala si è liberata, forze dopo la presenza di Ascher gli altri vampiri sono scappati, bene apro gli occhi e gli sorrido malignamente "vieni qui!" ordino come una sorta di melodia, il suo corpo s'irrigidisce e cammina verso di me "cosa mi succede? perché mi muovo da solo?" come arriva vicino a me gli afferro il viso con la mano egli stringo il viso forte tanto da sentirlo gemere di dolore "hai sentito mai parlare della cacciatrice?" gli chiedo sibilando, sgrana gli occhi, con la coda dell'occhio vedo gli altri due cacciatori che cercano di scappare "Fermi!" gli dico e si bloccano contro il loro volere "potrei farmi divorare dai vampiri solo per quello che hai detto bastardo maschilista, ma siccome siamo dalla stessa parte non lo farò!" gli dico e sembra tranquillizzarsi "ma vi manderò in ospedale, solo per solidarietà femminile visto che voi uomini di poca fede non sapreste lavarvi nello quel coso che usate procreare senza di noi! e se sentirò qualcosa su di me in giro vi cercherò e vi scoverò allora non avrete scampo!" gli lascio il volto e prendo un respiro profondo, poi lo colpisco con un pugno sul muso facendolo cadere a terra, mi giro e gli sferro un calcio dritto in faccia mandandolo KO, "è durato poco!" guardo verso gli altri due e sbuffo non ho più voglia formo due palle di fuoco con le mani e gliele scaglio addosso, saranno solo un po’ storditi niente più, questa serata è stata un disastro...
      Ascher pov:
      Li aveva messi KO senza il mio intervento e non aveva usato nemmeno i suoi poteri, non si gira nemmeno per guardarmi, si incammina verso l'uscita, quello che ha detto mi ha fatto male, mi rendo conto che non ho più un cuore per il fatto che sono un vampiro ma il suo che batte è fatto di marmo, sembra non avere sentimenti più per nessuno "Mi piace quella donna, sarà una regina con i fiocchi!" dice Dicon e lui è l'unico che ci vede qualcosa di positivo in questa storia "quando capirai che non ha nessuna intenzione di accettarti come compagno?" mi dice Sebastian "non fare il moralista Sebastian, non sai nemmeno cosa significa vivere come vive lei!" la difende Stefan, "cosa vuoi dire?" chiedo curioso di sapere il suo punto di vista "Ascher noi abbiamo vissuto tutti questi anni insieme, lei è sola, ha perso la sorella e non si fida di nessuno, come darle torto? ha dovuto combattere sempre da sola, il suo odio verso di noi è giustificato gli abbiamo sterminato la famiglia!" annuisco il suo ragionamento non faceva una piega "Stefan domani mattina andrai al suo appartamento a prenderla, abbiamo una riunione con il principe del mondo di mezzo!" lo incarico, annuisce e andiamo via da questa sala maledetta....
      Sento la sua presenza e dalla sua voce sembra incazzata di prima mattina, Stefan apre la porta e da gentiluomo si fa da parte per farla passare, "esistono ancora le buone maniere vedo!" dice in apprezzamento, "vedo che ti sei alzata con la luna storta!" la pungo un po’ "mi alzo sempre con la luna di traverso da due anni a questa parte!" risponde e si siede sul divanetto come se fosse la padrona, effettivamente in altre circostanze lo sarebbe stato, ma non Kate dal momento che non mi vuole, devo cambiare tattica "volevo scusarmi per essermi comportato come un fidanzato geloso ieri!" le dico e mi guarda sorpresa, con la sua tazza del caffè a mezz'aria, aspetta quella è la mia tazza "l'ho trovata per strada mentre venivo qui, il caffè mi attira sempre, era tua per caso?" chiede come se non lo sapesse "non importa ne farò portare altri!" rispondo "perché mi hai convocato oggi?" chiede e mi siedo alla mia scrivania, quando entrano gli altri, Dicon subito si va a sedere vicino a Kate, mentre gli altri si vengono a mettere al fianco della scrivania, "Buongiorno Kate, dormito bene stanotte?" chiede lui spudorato "Tu sei strano, ma mi stai simpatico!" gli sorride e non posso fare a meno di essere geloso dannato legame compagno, poi mi guarda "stavi dicendo?" mi chiede e mi sistemo le maniche della camicia " oggi verrà il principe del mondo di mezzo, come penso conosci nel nostro spazio temporale abbiamo il mondo degli umani e il nostro mondo che viene suddiviso in territori, il territorio dei vampiri viene governato da me ed è suddiviso in tre parti, ho assegnato ad ogni terra un principe ereditario che le segua al posto mio, poi c'è il mondo dei lupi!" cerco di spiegarle ma lei mi interrompe come sempre "Dove al comando c'è Alpha Jacob la conosco questa storiella e vuoi sapere che era al comando del mondo delle streghe prima dell'attuale Re? mio padre Richard  Montgomery Mago delle sette terre eliminato da vampiri come te che volevano il suo dominio, chi hai messo al comando adesso Ascher, dimmelo perché sono curiosa!" mi alzo scioccato "Tuo padre non era il Mago delle sette terre, ne sono sicuro!" non poteva essere "e chi ti ha detto di no? tuo zio? quello che alla fine ha sterminato la mia famiglia e mi ha tolto una casa?" giro attorno alla scrivania, non sapevo niente di questa storia, mio zio non mi ha mai detto come si chiamavano i maghi delle sette terre "Giuro Kate che non sapevo niente di questa tua storia!" le dico mentre mi avvicino le si alza e si sposta lontano da me, "non giurare Ascher, non è una cosa che i vampiri si possono permettere di fare, si giura davanti a Dio tu davanti a cosa giuri? arriviamo al dunque ne ho abbastanza di tutte queste chiacchiere non ci portano a niente che dolore e dispiacere!" risponde dandomi le spalle, mi sento un vile, ho privato la mia compagna di tutto anche delle sue terre che le appartenevano di diritto solo per una sete di potere, che ora è fuori controllo "poi c'è la terra di Lucien quella dei demoni, ultimamente ci sta creando dei problemi, ma quello che volevo dirti più urgente è che abbiamo scoperto che mio zio ha venduto tua sorella a lui, il principe delle terre di mezzo era stato prigioniero di Lucien e ci ha detto di aver visto una ragazza che risponde alle descrizioni di tua sorella!" come finisco di parlare lei si gira verso di me e per la prima volta vedo due occhi speranzosi, "sarà qui a momenti, ti pregherei di mantenere un profilo basso, non voglio che sappia chi sei!" le dico ed annuisce, senza parole per la prima volta "sarò muta come un pesce!" ho parlato troppo presto....
      CAPITOLO 4:     DUELE CORAZON
      Kate pov:
      Mi ero seduta sul divanetto in disparte, guardavo gli uomini grandi che parlavano seduti tutti attorno ad un tavolo ovale, sembravano i cavalieri della tavola rotonda, ogni tanto il principe mi guardava curioso ed io come una brava bambina mi guardavo le unghie, facendo finta di niente, anche se avevo ascoltato per filo e per segno tutto quello che succede nel mondo degli immortali e la situazione con Lucien il padrone degli inferi non era buona, aveva intenzione di attaccare il mondo dei vampiri e togliere il trono ad Ascher, francamente non me ne frega niente, tanto il posto che mi spettava di diritto me lo hanno già levato..
      Questo Principe che credo si chiami Colin Sullivan è stato accompagnato da due guardie del corpo robuste, ma la cosa che mi sorprende è che uno di loro è un Demone, come hanno fatto a non rendersene conto? "Da quello che mi hanno detto Lucien sta cercando la figlia maggiore di Montgomery, per questo che tuo zio ha rapito quella ragazza, ma non è lei quello che cercava, così è furioso e vuole mandare i suoi uomini a cercarla!" cazzo questa non ci voleva stanno parlando di me, ovviamente tutti si sono irrigiditi ma non mi hanno degnato di uno sguardo, adesso basta hanno un demone nella stanza e parlano come se niente fosse dei loro piani quando vengono spiati chiaramente, guardo il demone "dormi!" gli dico e lui come mi aspettavo è caduto a terra steso, il principe si alza sconvolto "che storia è questa?" chiede confuso, mi alzo dal divano e mi avvicino " è un Demone, una spia possibile che non ve ne siete accorti?" chiedo e sono confusi, non mi credono alzo gli occhi al cielo "ti avevo detto che dovevi rimanere buona!" ringhia Ascher, lo fulmino con lo sguardo "non quando si parla di mia sorella e di me!" rispondo ed il principe si fa avanti "Tu sei la primogenita dei Montgomery?" chiede ed annuisco senza dargli corda, ma lui si mette in ginocchio davanti a me e china il capo lasciandomi stupita e vi posso garantire che sono poche le volte che mi succede "sono onorato di essere al cospetto della figlia di Richard  Montgomery, non ho conosciuto vostro padre di persona, ma la sua fama lo precedeva in ogni mondo!" per la prima volta ragazze mi sento toccata dalle parole di un vampiro, "Alzatevi principe, vi ringrazio per quello che avete detto di mio padre lo ammiravo anch'io molto!" ed era vero, guardo Ascher e vedo qualche scintilla di rosso in essi, dannato vampiro geloso, perché non fa il carino anche lui invece di trattarmi come una bambina? mi avvicino al Demone e gli rifilo uno schiaffo forte, si sveglia spaesato "sei crollato al pavimento, sei sicuro di stare bene?" gli chiedo con finta preoccupazione "non me ne sono reso conto, cosa è successo?" chiede guardandosi intorno "ti prendo qualcosa da bere!" gli dico mentre mi avvicino al mini bar, prendo una fialetta che tengo sempre nel reggiseno, una bomba, non sono solo una strega che parla ma che fa anche pozioni e questa è una pozione che rivela l'identità che vogliono celare, ne verso un po’ e la porgo a lui che si è appena alzato e poi conto 1-2-3 al mio tre il demone si piega in due dal dolore e grida come un dannato, poi la sua pelle prende il colore rosso che distingue i vampiri dai demoni e gli occhi neri come la pece, "cosa mi sta succedendo?" chiede "Sei una spia venuta dagli inferi?" chiede il re dei vampiri, c'è bisogno di domandarlo? alzo gli occhi al cielo Sebastian e Jasper lo bloccano tenendolo per le spalle, mentre Ascher si avvicina a lui, "cosa sai di questa storia? Cosa sta progettando Lucien?" chiede Ascher con gli occhi rossi "dimmelo o ti strapperò il collo!" ringhia afferrando il suo collo "tanto morirò lo stesso se ve lo dico!" dice lui in risposta, "dolore!" dico sottovoce per non farmi sentire e il demone si contorce dal dolore, è come se dei pugnali gli bucassero il corpo tutti insieme, "basta! basta ve lo dico!" gridava e mi fermo, "La strega che ha comprato non ha la Luna d'argento sul corpo e Lucien è convinto che voi sapete dove si trova la prescelta! “dice e mi irrigidisco, "cosa ne ha fatto della strega?" chiede Ascher per me, " è diventata la sua schiava!" risponde e le bile mi vengono a gola, la mia sorellina la schiava di un demone, mi giro per non guardarlo più in faccia, potrei ucciderlo con lo sguardo "cosa vuole fare con la prescelta?" chiede Ascher "che domande quello che vogliono tutti da lei, avere il dominio su tutti i mondi, i suoi poteri vanno oltre il limite e uniti ad uno dei potenti sarebbe difficile sconfiggerli!" risponde e mi sento usata, Ascher ringhia e senza pensarci due volte gli spezza il collo, tanto sarebbe morto comunque, sono ancora girata di spalle, sento dei movimenti e posso sentire la sua presenza dietro di me "lasciateci soli!" dice e tutti escono dalla stanza....
      Il gelo cala fra di noi, non voglio parlare con nessuno e lui invece si "credo che mi devi qualche spiegazione!" dice e sbuffo "cosa vuoi sapere? perché francamente non mi va di parlare!" il mio pensiero andava a mia sorella, se penso a quello che ha dovuto passare per aver preso la sorella sbagliata mi sento male "quella notte hanno preso mia sorella al mio posto, dovevo andare io a quella festa invece è andata lei perché non avevo voglia di vestirmi da bomboniera!" rido amaramente, Ascher mi gira intorno e si siede alla sua scrivania in modo che mi possa guardare in faccia, non ho mai pianto davanti a nessuno e non comincerò ora, "se pensi di potermi vedere in lacrime ti sbagli di grosso!" dico sedendomi sulla sedia difronte a lui, sorride "non lo speravo nemmeno, sei una donna tutto d'un pezzo!" mi prende in giro "però hai sinceramente tanti poteri per essere solo una strega, quindi mi aspetto una collaborazione da te, e che mi dici la verità!" mi chiede "sei mai stato nei sette regni?" gli chiedo e scuote la testa "per quello che ne so, non si può vivere nei sette regni, solo quelli che ci nascono possono farlo!" risponde ed annuisco "Mio padre riusciva a stare in tutti e sette i regni, il primo era composto di acqua e solo le creature con le pinne possono abitarci, il secondo è composto dalle nuvole, le creature che ci abitano vivono in cielo e devono avere le ali per stare li, il terzo è una terra piena di vita, dove le piante ed i fiori la fanno da padroni e questa accoglie molte specie di creature, il quarto è la terra del fuoco dove solo i draghi e le fenici la possono abitare, in questi tre regni l'unica cosa che li unisce è il sole di giorno e la luna di notte, mentre per gli altri tre regni hanno solo la notte e l'oscurità, dove ci vivono solo le creature della notte, in queste terre la Luna è argentata e solo chi possiede la luna argentata sul corpo ha il diritto per nascita di comandare su di essi!" spiego un po’ di storia, mi guarda curioso "E tu hai questa luna argentata sul tuo giusto?" annuisco "le terre oscure sono divise da tre specie di creature esiliate da voi mondi con le regole, i lupi, i vampiri ed i demoni in queste terre oscure non vengono comandati da nessun Re, infatti credo che chi avete messo come successore fino a li non è mai arrivato! ma seguono sempre un leader quello che per nascita ha la Luna argentata, immagina cosa succederebbe se Lucien avesse il potere su quelle terre?" chiedo e sembra preoccupato "voglio mia sorella e se devo scendere negli inferi lo farò!" gli dico "ancora non mi hai detto come fai ad avere tutti questi poteri!" sospiro lo devo imboccare "mio padre poteva muoversi in tutti e sette i regni perché nel suo sangue scorreva gli elementi che scaturiva ogni regno, e così posso io, non morirei in nessuno di loro." ecco svelato il segreto, sembra scioccato a dir poco, "la tua forza fisica, i tuoi poteri mentali, gli occhi rossi e gli elementi tu sei la Strega che narra la leggenda?" chiede sorpreso, annuisco " Devi capire che non è facile per me nascondermi, mi troveranno sempre, sono riuscita a nascondermi fino al rapimento di mia sorella da allora sono uscita allo scoperto ecco perché Lucien mi cerca, l'Alpha Jacob è mio amico ed inoltre ha trovato la sua compagna, non verrebbe vicino a me nemmeno volendo, quindi a parte te e Lucien nessuno vorrebbe avere a che fare con me!" gli dico e mi sono scocciata di parlare "Senti, questa storia mi va stretta, portami da mia sorella il resto lo farò io, perché l'unica cosa che non so fare ancora è entrare nel mondo degli immortali!" gli chiedo e lui mi guarda intensamente "prima di portarti nel mondo degli inferi, verrai nel mio regno, incontrerai i miei genitori e quando saremo pronti andremo a prendere tua sorella!" forza Kate che sono infondo le sue richieste? puoi farlo per tua sorella "Ok va bene ma niente balli o cerimonie..." "tu odi vestirti da bomboniera!" risponde per me, sbuffo "passiamo troppo tempo insieme!" borbotto, e fa il finto tonto "non quanto vorrei io!" risponde ammiccando, "pervertito!" ripeto, mi alzo e mi incammino verso la porta "ti passo a prendere stasera, porta lo stretto indispensabile!" mi dice e sollevo la mano in saluto prima di uscire dal suo ufficio.....
      Ascher pov:
      Mia cara kate, ti aspetterà una bella sorpresa quando arriverai al castello, dopo che sarai nel mio mondo non ci sarà nessun modo per tornare a casa, il tuo posto è con me e se non lo capirai con le buone dovrò usare le maniere pesanti, i ragazzi entrano insieme al principe "bella la scenetta di prima complimenti!" dice lui sorridendo "la tua allora? come ti è venuto di inchinarti davanti a lei?" gli chiedo "l'ho fatto veramente, non stavo fingendo, ammiravo suo padre realmente! comunque come è andata con la rossa?" chiede e sorrido "ci è cascata in pieno!" Stefan non è felice di quello che abbiamo fatto e si vede, "il fine giustifica sempre i mezzi!" gli dico ma lui scuote la testa "quando scoprirà la verità, non vorrà più avere niente a che fare con te Ascher, ti odierà e non c'è cosa più essere rifiutati dalla propria compagna!" mi dice, so che dice la verità, ma ho le mani legate e non posso farci niente " Devo far capire a Lucien chi comanda e l'unico modo è avere Kate al mio fianco in battaglia, dopo che avrò messo in ginocchio il Re degli inferi le tornerò sua sorella!" già perché la cara sorellina di Kate è mia prigioniera al mio castello, "la perderai per sempre questo lo sai vero?" dice Colin, sospiro e chiudo gli occhi "ho delle responsabilità verso il mio regno, e lei ne ha del suo, non è vero che ho messo un sostituto, sono io che gestisco i sette regni anche se non ci sono mai stato, sapevo che prima o poi avrei rivisto le sorelle Montgomery e quella sera della festa di due anni fa, doveva esserci lei non sua sorella, ma il danno ormai era fatto, non potevo espormi, ho preferito lavorare prima e conoscere meglio il nemico, e poi attaccare!" rispondo sembro un uomo subdolo, purtroppo lo sono "parli di nemici, ma ti senti stai parlando della tua compagna! mi piace Kate e mi dispiace che sia capitata ad un uomo cinico come te!" dice Dicon che finora era rimasto in silenzio, mi alzo di scatto "adesso basta, sapete le mie motivazioni e perché mi comporto così, Lucien deve pagare i crimini che ha commesso e l'unico modo per fermarlo è unirmi alla strega leggendaria, non voglio sentire niente più, siamo vampiri e guerrieri il nostro compito è difendere il nostro regno!" con quest'ultima frase li congedo, voglio rimanere da solo....
      Lucien pagherà caro tutto quello che mi ha fatto, la morte di mia sorella non resterà impunita, e se ci vuole un altra sorella per la mia vendetta non avrò mezzi termini e scrupoli, mi dispiace per Kate e so che mi odierà ma posso sopportarlo, lo devo sopportare....
      Kate pov:
       
      Ero seduta in auto ormai da un ora, quello che ho ascoltato nell'ufficio di Ascher mi ha sconvolto, ero tornata indietro per chiedere l'orario della partenza, quando ho sentito quello che dicevano, azzerando i miei poteri non mi hanno sentito o erano troppo impegnati a tramare alle mie spalle per potersi rendere conto di me, mi sento usata e ferita, stavo cominciando a credere che non fosse male come uomo, ma il lato animale resta sempre e il tradimento è in tutte le nature, lo sapevo, lo immaginavo eppure non riuscivo a scendere dalla mia auto, continuo a ripetermi che i vampiri sono spregevoli, che non meritano niente, ma mi sono sentiva usata, vuole usarmi contro Lucien, mi hanno fatto credere che mia sorella era stata rapita dallo zio e venduta a Lucien invece è stato lui, batto il pugno sul volante e mi guardo allo specchietto, i miei occhi sono rossi già da un ora e non accennano a tornare normali, vuole giocare sporco con me? bene allora sarà accontentato, la mia vendetta sarà atroce, intanto ho bisogno di lui per entrare nel suo mondo, ma prima di allora farò una serie di incantesimi, non gli renderò la vita facile e nel frattempo troverò mia sorella, si Kate tua sorella.... con rinnovato coraggio scendo dall'auto e mi vado a preparare, avrà una bella sorpresa quando mi vedrà...
      CAPITOLO 5:   COMPAGNA VENDICATRICE
      Kate pov:
      La macchina era arrivata e stavo uscendo dal mio appartamento, Ascher esce dal lato posteriore, credo per farmi spazio, ma quando il suo sguardo si posa su di me i suoi occhi si allargano come due fari, avevo il mio abito da combattimento 
       
       "non hai un bagaglio?" chiede guardando alle mie spalle "sono io il mio bagaglio, una strega non ne ha bisogno!" rispondo fredda, come mi tocca per aiutarmi, scosta la mano come se fosse bruciato e mi guarda ancora sorpreso "se fossi in te non mi toccherei più, potresti bruciare vivo!" gli dico guardando i suoi occhi di ghiaccio, entro e mi siedo di fronte a dove stava seduto lui, avevo messo anche gli occhiali perché purtroppo non sono riuscita a farli diventare del mio colore naturale, lui mi scruta "ci vorrà almeno mezzora per arrivare al varco, i ragazzi ci aspettano li!" parla e parla ma io non lo ascolto, avevo messo apposta la mia tuta da combattimento, per fulminarlo ogni volta che mi tocca, ma non era finita avevo altre cose in serbo per lui... "è cambiato qualcosa dall'ultima volta che ci siamo visti!" afferma 'si tu' avrei voluto dirgli "non farmi la paternale, non ho voglia di parlare!" rispondo e serra la mascella, non è abituato ad essere risposto in questo modo, ma dopo il suo tradimento il mio cuore è diventato ancora più duro, la vendetta è un piatto che va gustato freddo....
      Arriviamo finalmente al varco, l'aria stava diventando in respirabile, quando i ragazzi mi guardano restano sorpresi anche loro, cosa si aspettavano che andassi vestita elegante per andare ad una cena di gala con il suo principe?
      sbuffo "cosa è successo al tuo look?" chiede Dicon "questa è la mia tuta da combattimento, non vado in vacanza, vengo con voi per uccidere qualcuno, quindi non toccatemi se non volete fare una brutta fine!" gli dico gelida, il silenzio cala, anche quello che era il principe mi guarda strano, "vogliamo andare?" mi spazientisco, "Ace apri il portale" dice Ascher a voce alta, non so a chi, ma un attimo dopo si apre un portale ed un uomo alto e massiccio si affaccia, come vede Ascher fa un inchino in segno di rispetto, così lui è un guardiano? passiamo attraverso il passaggio e ci troviamo davanti ad un enorme castello, sembra che abbiamo cambiato epoca, il sole splende in cielo e non li brucia, tutto nel mondo immortale è diverso dal nostro, qui è come vivere nel mondo delle favole e delle tenebre, seguo il Re traditore dentro il suo regno, qui c'è mia sorella, con il mio incantesimo riesco a sentirla bene, se credeva di riuscirmi a fregare si sbaglia di grosso, troverò mia sorella e andrò via da qui, mi rifugerò ne mondo dei lupi, Jacob ci proteggerà "sei troppo silenziosa Kate, cosa ti succede?" chiede Ascher, si era avvicinato a me, ma si badava nel toccarmi "credevo che avessimo dei passi avanti con la nostra chiacchierata!" mi dice, passi avanti che ti darò nel tuo deretano senza parlare mi tolgo gli occhiali e gli faccio vedere i miei occhi rossi, si blocca in mezzo al corridoio, mi rimetto gli occhiali e cammino senza neanche considerarlo, non so se ha capito il mio comportamento ma non mi interessa, niente farò morire il suo vampiro lentamente... come ha detto lui? il fine giustifica i mezzi...
      Ascher pov:
      C'è qualcosa di strano in Kate, quando sono andato a prenderla è chiaramente sconvolta, che abbia capito i miei piani? è impossibile si era aperta con me nel mio ufficio, ed ora invece sembra una macchina fredda ed insensibile, i suoi occhi sembrano rubini di sangue, il suo stato d'animo è minato da qualcosa che non riesco a capire "Sebastian tieni d'occhio kate, c'è qualcosa che non va!" gli dico nel collegamento mentale, qui nel mio mondo posso parlare mentalmente con ognuno dei miei discepoli, "Sei ancora in tempo Ascher, Kate ti aiuterà lo stesso ne sono sicuro!" dice Stefan nella mia mente, lo fulmino con lo sguardo, nessuno mi dice quello che devo fare "conduci Kate nella sua stanza devo parlare con i miei genitori prima che si incontrino!" gli dico, mentre vedo la figura di Kate allontanarsi da me mi sento un po’ in colpa, ma non devo lasciarmi distrarre dal legame compagno, quando l'avrò segnata anche lei non potrà fare a meno di me, presto...
      terza persona:
      Mentre Ascher si reca dai genitori, Kate viene scortata nella sua stanza, Stefan dopo aver cercato di parlare un po’ con lei rinuncia e decide di lasciarla riposare, ma Kate non vuole riposare, il momento va gustato caldo così chiude gli occhi seduta al centro del letto, si concentra su il sangue di sua sorella invocando l'incantesimo del sangue "sangue chiama il sangue, sangue chiama il sangue, Angel rispondi, dimmi dove sei?" mentre ha gli occhi chiusi segue una linea rossa lungo tutte le strade del castello fino ad arrivare su una torre, dove al suo interno c'è una ragazza dai capelli corvini che sta leggendo, il filo le gira attorno e Kate può finalmente vedere il volto di sua sorella, calde lacrime le rigano il viso, dopo questi anni a cercarla finalmente l'ha trovata, "Angel ascoltami!" le dice e la ragazza si guarda intorno spaesata, aveva sentito bene? sembrava che avesse sentito la voce di sua sorella Kate, scuote la testa forse si sarà immaginato tutto, "Angel sono io Kate!" ripete la voce di sua sorella e stavolta la sente veramente, "Kate sei tu?" chiede Angel con le lacrime agli occhi, "Si! sorellina finalmente ti ho trovata, preparati che vengo a prenderti!" dice "ma come puoi? sono chiusa a chiave dentro e c'è una guardia che resta sempre davanti ad una porta!" Angel era preoccupata per sua sorella, non era stata trattata male, ma non aveva la libertà di uscire senza delle manette speciali che bloccano i suoi poteri ed una scorta che la guardava a vista "donna di poca fede! sono o non sono una strega potente?" ed era vero sua sorella era la strega leggendaria, solo lei avrebbe potuto liberarla "Sei pronta?" chiede e subito Angel si mette gli stivaletti comodi, con sua sorella non sai mai dove puoi trovarti, con una borsa piccola di tela ci mette dentro lo stretto necessario, quello che le ricordava casa e sua sorella, un lampo accecante entra nella stanza e sua sorella Kate appare come per magia, con la sua mise da combattimento nera "siamo in guerra allora?" le dice Angel, Kate l'abbraccia con calore e questo contatto le fa luccicare  gli occhi dal rosso al verde "sei davvero così incazzata?" le chiede prendendola in giro Angel, "quando ti dirò cosa voleva fare il Re maledetto lo sarai anche tu!" risponde Kate, anche se è molto felice di vedere sua sorella e stringerla tra le braccia, non può levarsi di dosso il tradimento del suo cosiddetto compagno, "dobbiamo trovarci all'esterno del castello per completare il rito magico, troveremo rifugio da un amico!" spiega Kate ad Angel che annuisce, prende le mani della sorella e dopo aver focalizzato un punto preciso scompaiono entrambe....
       
      Nel frattempo Ascher stava tornando dalla riunione con i suoi genitori, al momento ancora Re e Regina di questo regno, la corona sarà sua dopo aver reclamato la sua compagna, la madre non era d'accordo sul suo comportamento, mentre il padre gli aveva chiaramente espresso la sua disapprovazione come sempre la riunione è finita in una lite, doveva vedere Kate e portarla dai miei genitori che la volevano vedere, mentre cammina lungo il corridoio di vetrate, un movimento luminoso attira la sua attenzione, immaginate il suo shock quando guardando fuori dalla finestra poteva vedere le due streghe sorelle, di corsa come un lampo Ascher ha richiamato i suoi seguaci e sono corsi fuori, quando arrivati davanti a Kate e sua sorella Angel, non sapeva cosa dirle, lo sguardo di Kate valeva più di mille parole, " Kate!" le era solo uscito una parola dalla bocca il suo nome, ma negli occhi di Kate c'era solo odio e disprezzo "Mi sono fidata di te, Ti ho dato fiducia Ascher cosa che non avevo dato mai a nessuno, ma tu mi hai tradito alle spalle!" quelle parole per lui erano come pugnali nel cuore, che non batteva più da anni, Kate alza le mani al cielo "Mondo magico che assorbi e riproduci le arti magiche ti chiedo di condurmi in un luogo sicuro lontano da qui!" dice Kate, Ascher avendo capito la sua intenzione scatta in avanti e la tiene per la vita, ma le scariche elettriche che la sua tuta emanava lo facevano bruciare, Kate aveva avuto un momento di sbandamento "Tieniti a me Angel!" da la mano a sua sorella mentre il vampiro non voleva lasciare la presa e stringeva i denti dal dolore "Kate, aspetta ti prego te l'avrei detto, devi sapere la mia verità!" cerca di dirle Ascher ma lei aveva già sentito abbastanza "Mi hai tradito Ascher preparati alla guerra Re Vampiro, riprenderò il mio posto come Regina del mio mondo e mi vendicherò per quello che mi hai fatto!" risponde Kate e con uno strattone lo allontana da se, Ascher si tiene la mani che bruciano, guarda la sua compagna impotente, una nuvola di fumo si avvolge intorno ai loro corpi "Non sei al sicuro con Lucien se sa che sei la mia compagna ti darà la caccia solo per ferirmi!" gridava ora, "Tu mi hai ferito Ascher, Tu che dici di essere il mio compagno mi hai tradito, se Lucien si farà vivo ci berremo una tazza di caffè alla tua salute compagno!" con il veleno che le esce dalla bocca Kate pronuncia le ultime parole "Il luogo dove i compagni sono amati e curati, dove c'è solo amore tra di loro, ci devi guidare, lontano da questo luogo di tristezza e tradimento ci devi allontanare!" la nube di fumo le copre totalmente, fino ad essere spirate via dal vento trascinandole lontano da quel luogo maledetto... Ascher impotente cerca comunque di percepire la loro aura, cercando e seguendo l'onda di energia che scaturisce Kate, viaggiano per chilometri e chilometri in pochissimo tempo fino ad entrare nel confine dei lupi, certo il suo amico Jacob, ti verrò a riprendere Kate non ti lascerò andare via da me facilmente, con quelle parole in testa il Re vampiro rientra nel castello, doveva organizzare una battuta di caccia, e la sua caccia preferita era la sua compagna....
      CAPITOLO 6:    MINE
      Kate Pov.
      La nube di fumo che ci ha portato lontano dal regno vampiro ci ha lasciate proprio davanti alla casa del branco di Jacob, che vista la minaccia ci hanno accolto in forma di lupo pronti ad attaccarci, alzo le mani in segno di resa "Il mio nome è Kate Motgomery, sono una strega e non voglio farvi del male, cerco il vostro Alpha Jacob, potete dirgli che sono qui e voglio vederlo?" chiedo e anche se qualcuno non sembra convinto, non ci attaccano...
      "Kate! che piacere averti qui con noi!" la Luna del branco esce dalla casa per venirmi incontro, "Come stai Cassie? vedo che la tua famiglia cresce!" indico la sua pancia prominente, ci abbracciamo "Cosa ti porta nel nostro territorio cara amica?" mi chiede curiosa "un rifugio, è una storia lunga" le spiego e lei mi indica la casa, disperde i lupi e ci fa accomodare "Jacob è andato in perlustrazione, ha visto dei movimenti sospetti in giro ed è andato a controllare" mi spiega ed annuisco "come hai fatto a passare il varco?" mi chiede e sospiro "mi ero alleata al Re dei vampiri per venire a liberare mia sorella, mi aveva fatto credere che era stato Lucien a rapirla invece era stato lui, mi voleva rivendicare come sua compagna e vendicarsi sul demone!" spiego in poche parole, lei ringhia "i vampiri non hanno scrupoli quando si tratta di vendicarsi venderebbero anche l'anima che non hanno!" risponde Cassie "volevo raggiungere i sette regni prima che lo facesse Ascher, ma ho bisogno di Jacob, mia sorella deve avere una protezione!" chiedo ma Angel non ne vuole sapere "non ci pensare neanche sono una strega anch'io e verrò con te!" mi dice ma scuoto la testa "sei il mio punto debole Angel, loro lo sanno, per quello che devo affrontare non mi posso permettere di sbagliare!" le spiego cerca di ribattere "ho fatto cose che non andresti fiera, solo per cercarti, non costringermi a farle ancora!" chiudo il discorso, "Kate che bella sorpresa!" la voce di Jacob arriva decisa dalla porta della cucina, mi alzo e ci abbracciamo, "mi sono trovata nel tuo mondo e sono venuta a trovarti" gli dico e storce la bocca "Cassie teneva il collegamento aperto ed ho sentito tutto! brutta storia, ma ti aiuterò!" mi dice e sorrido "non potrò allontanarmi dal branco personalmente, ma con te verranno i miei guerrieri più valorosi!" mi dice ed annuisco, il calibro dei lupi del branco di Jacob è alla pari con quello dei vampiri, "prima però devi cambiarti questi orribili vestiti sembri un vampiro" mi dice con disgusto facendomi ridere, "ok, se mi dici dove alloggeremo per stanotte, mi vado a cambiare!" gli dico e lui prima bacia la compagna e da predisposizioni per la notte, non posso fare a meno di chiedermi cosa fa quello stronzo del mio compagno....
      Ascher pov:
      "sei impazzito figlio? non romperai il patto con i lupi per colpa della tua stupidaggine!" mio padre era in collera, mia madre si era chiusa in se da quando ha scoperto cosa avevo in mente per la mia compagna, non mi degnava nemmeno di uno sguardo, ed io mi sentivo male, non riuscivano a capire la mia vendetta veniva prima di tutto "voi non capite come mi sento Lucien si è preso la nostra Lilian, nessuno di noi ha fatto niente per fermarlo ho meditato tanto per vendicarmi di lei, non posso mollare adesso, anche se devo sacrificare la mia compagna" gridavo, in un lampo mia madre è davanti a me, lo schiaffo arriva subito dopo, resto paralizzato, non lo aveva mai fatto
      "non ti ho cresciuto così Ascher siamo anche dei mostri ma amiamo i nostri compagni più della nostra vita, cosa succedesse se Lucien portasse via anche Kate? ci hai pensato, se morisse anche lei? tu moriresti con lei non hai una seconda possibilità, cosa pensi che ti direbbe Lilian? tu non sei mio figlio, mi hai deluso profondamente!" dice prima di sparire via, mio padre si avvicina e la sua delusione è palpabile "non posso vedere tua madre così, risolvi la situazione Ascher o ti bandirò dal regno degli immortali!" minaccia mio padre ed è vero lo farebbe.... quando scompare si avvicina Jasper con una lettera in mano " ci è stata recapitata pochi minuti fa!" dice e ma la consegna quando una sfera di luce nera si libra sopra di noi, poi nella sfera appare la faccia di Lucien "Ciao caro amico mio, è stato gentile da parte tua portarmi un regalo dal tuo viaggio nel mondo umano!" come dice queste parole le immagini cambiano e si vede Kate, in abiti formali che ride con il capo dei lupi, questo è stato ripreso da poco "un uccellino mi ha rivelato che la tua adorabile compagna presto partirà per i sette regni, come sai ho spie da tutte le parti e non vorrei mai che le succedesse qualcosa, è un bel bocconcino hai dei buoni gusti in fatto di donne!" ringhio "non osare toccarla! o te ne pentirai!" grido ma lui ride "Non credo che dovrò usare le maniere forti con lei, ho sentito che ti odia con tutto il suo cuore!" queste parole sono come pugnali al cuore ed il problema è che me li merito "facciamo una gara, mi piacciono i giochi, che ne dici che il primo che arriva a lei se l'aggiudica?" dice sogghignando "potrà anche odiarmi ma non verrà mai con te!" gli rispondo convinto "allora sarà più facile per me eliminarla!" con queste parole chiude il messaggio, cosa ho combinato? "Jasper chiama i ragazzi ci muoveremo adesso, presto!" gli dico e lui fugge come un lampo, l'ho messa in pericolo, le immagini di Lilian nelle mani di Lucien, morta mi vengono in mente, come immagini distorte al posto di Lilian si trova il corpo di Kate, mi sento mancare, come ho potuto comportarmi così meschinamente? devo rimediare in qualche modo e devo farlo subito....
      Kate pov:
      Dopo una notte insonne, finalmente è arrivato il momento di partire, 
       
      mia sorella piangeva ma non dovevo cedere sarebbe rimasta al sicuro con Jacob, mi aveva dato tre dei suoi uomini migliori, li ho conosciuti e sembrano essere apposto uno si chiama Andrew, poi c'è Cain ed infine Wolf di nome e di fatto, se sia il suo vero nome non lo so ma è un bestione d'uomo, dopo aver salutato mi scortano lungo i confini, Wolf si trasforma come gli altri e gli salgo in groppa saremmo arrivati molto prima in questo modo, sennò ci avremmo messo un paio di giorni, invece così ci metteremo un giorno soltanto, sinceramente mi piace sentire il vento fra i capelli mentre corriamo tra la natura a tutta velocità, quando il sole comincia a tramontare vediamo un grande arco fatto di mattoni con due guardiani, la porta dei sette regni, siamo arrivati, come ci vedono arrivare i due guardiani sbarrano la porta con le loro lance, sembrano due giganti, Kendal e Kedric due gemelli che di uguale non hanno niente a parte l'altezza, mio padre si era affidato a loro per custodire i sette regni, quando smonto dal lupo e mi metto davanti a loro, mi inchino per rispetto come faceva mio padre "Salve a voi Kendal e Kedric è un piacere rivedervi dopo tanti anni!" gli dico e sembrano confusi "chi siete donna? noi non vi conosciamo!" mi dice Kendal e sorrido "che strano eppure l'ultima volta che ci siamo visti eravate coperti di polvere di fate, possibile che sono cambiata tanto?" gli dico, la consapevolezza di trovarsi davanti la figlia del loro defunto Re Montgomery è mista a felicità e rispetto, entrambi si chinano davanti a me "Bentornata a casa principessa Kate, siamo molto dispiaciuti per la perdita dei suoi genitori, ma siamo felici di rivederla nelle terre che le spettano di diritto!" dice Kedric, "posso sapere chi ha sostituito mio padre per tutti questi anni?" chiedo e li vedo confusi "Nessuno ha preso il posto di vostro padre, il Re Ascher ha semplicemente delegato in ogni regno un leader che facesse seguire le regole, ma il castello reale non è più abitato dalla vostra scomparsa!" risponde Kendal, e sono confusa mi ha mentito ancora quel bastardo, "Se stai pensando che sono un bugiardo ti ricordo che ho setto di aver messo un sostituto a tenere d'occhio i sette regni, non ho detto che il sostituto sono io!" la sua voce per me è diventata inconfondibile ormai, mi giro per vedere i cinque al completo, "Se sei venuto per portarmi con te ti sbagli di grosso, non ho intenzione di servire per i tuoi scopi!" gli dico velenosa "Sono venuto perchè Lucien mi ha minacciato che ti avrebbe uccisa solo per farmi del male ancora!" mi dice e anche se mi ha mentito ed è un bastardo non sembra dire una bugia adesso, "una volta varcata la soglia del mio regno non potrete più farmi del male, sarò protetta dalla magia!" dico e lui annuisce, ma non sembra convinto, si guarda intorno e dannazione per colpa del suo comportamento ho abbassato la guardia, così mi concentro su quello che mi circonda e sento intorno a me se c'è una minaccia, ma non sento aura di Demone solo i tre lupi, i due guardiani e i vampiri che sono davanti a me, mi giro verso la porta e cammino verso essa, Kendal e Kedric si inchinano ancora, i lupi restano fuori dal mio regno solo quelli di sangue reale possono entrare, ma prima di entrare un portale di fumo nero si materializza davanti a me, è stato tutto così veloce che non l'ho vista arrivare, una sfera di fuoco mi scaraventa a terra creando un enorme onda d'urto da far volare anche i guardiani ed i lupi che erano vicini, mi sento stordita, sento il mio nome che viene pronunciato da Ascher, cerco di mettere a fuoco l'uomo che appare davanti a me 
       
       Lucien camminava fiero verso di me, mi alzo di scatto da terra prima che si avvicina, ma le mie gambe cedono, lui mi prende al volo, " cosa mi hai fatto?" chiedo stordita, non riesco a connettere il cervello con il corpo, mi guardo intorno e vedo che anche gli altri sono storditi "una polvere speciale per stordire, potrebbe stendere anche un gigante!" mi dice L'uomo dannato vicino a me, mi solleva fra le breccia e riesco a vedere Ascher che cerca di alzarsi da terra, "Non provarci nemmeno Lucien, lasciala andare subito, questa volta non ti permetterò di fare del male a qualcuno che amo!" dice il vampiro e anche se lievemente sono riuscita a sentirlo, molte domande mi girano per il cervello, ma devo reagire o chissà dove mi porterà, mi ha paralizzato il corpo ma non la mente, "non ce la farai a salvarle la vita nemmeno questa volta Ascher, chissà magari la renderò la mia regina!" dice Lucien guardandomi negli occhi "Dolore!" pronuncio e lui improvvisamente si piega dal dolore, mi fa cadere in terra ed il contatto con il terreno mi fa gemere "Dannata strega cosa mi stai facendo?" grida mentre il suo corpo comincia a cambiare,
       
       devo usare il teletrasporto o saremo tutti in pericolo, guardo Ascher e per una volta da quando ci siamo incontrati abbiamo un punto in comune, Penso a lui intensamente e mi ritrovo vicino a lui, ancora distesi in terra, "dammi la mano Kate!" lui, lo guardo "Ti porterò io presto dammi la mano!" mi dice Lucien si è trasformato e carica verso di noi, prendo la mano di Ascher "insieme al mio tre pensiamo al tuo castello, li porteremo tutti con noi!" mi dice a filo di voce, chiudo gli occhi e penso al castello di mio padre appena sento il suo tre, uso i miei poteri per trasportare tutti li, uno strattone forte ci spinge tutti a terra, apro gli occhi e vedo che Kendal e Kedric non ci sono "Sono dei guardiani Kate non li può uccidere!" mi dice Ascher, siamo ancora a terra e non ho la forza di alzarmi, "sei stata brava!" mi dice ancora il vampiro, gli altri ridono "gli hai fatto il culo donna ti ammiro!" dice Wolf, sorrido e rido con loro "devo riposarmi quella polvere che ha usato mi ha tolto le forze!" gli dico e chiudo gli occhi, solo un minuto "Kate, Kate svegliati!" sento le voci ma sono lontane... un po’ di riposo mi farà bene...
      CAPITOLO 7:    UN MONDO DI RICORDI
      Kate pov:
      Aprire gli occhi e trovarmi dentro la camera dove sono cresciuta, il luogo dove ho condiviso tanti ricordi mi fa venire lo sgomento, mi alzo dal letto e mi guardo intorno, la stanza non è cambiata affatto dall'ultima volta che sono stata qui, a parte la coltre di polvere che ricopre i mobili, i miei ricordi sono rimasti intatti come se tutto fosse stato messo sotto incantesimo, mi avvicino alla mia scrivania in stile ottocento, mia madre aveva dei gusti classici, apro il cassetto destro e trovo le mie lettere ed altre cose che mi ricordano momenti trascorsi con mia sorella, scorgo una fotografia e la prendo fra le mani, mi vengono le lacrime agli occhi nel constatare che si tratta di una foto di famiglia di quando ero piccola, dieci anni almeno, a quell'età cominciavo ad essere curiosa di tutto quello che riguardava mio padre e cominciavo a seguirlo fra i vari regni, sorrido se ripenso a quante marachelle ho combinato e quante volte mio padre dopo essersi arrabbiamo rideva con me di quello che avevo combinato, mia madre invece era un carattere dolce e mite come quello ci Angel, a me era toccato il nome della nonna paterna ed era molto azzeccato, perché da quello che diceva mio padre sua madre era una donna con principi e valori, si faceva rispettare sempre ed era nominata in tutto il mondo immortale, mia sorella era docile come mia madre, mentre io ero quella che faceva risse e sfuriate, il diavolo e l'acqua santa...
      mi sposto verso l'armadio ed aprendolo un odore di muffa arriva subito al naso, mi chino sulla cassettiera interna e dopo un paio di colpi si apre uno scomparto che tenevo segreto, ed eccola li, finalmente sono riuscita ad avere il mio tesoro dopo tutti questi anni, mio padre me l'aveva regalata per il mio tredicesimo compleanno, questa è il simbolo della nostra famiglia reale, con questa collana i miei poteri aumenteranno e potrò connettermi ai sette regni 
       
       la prendo fra le mani e sotto di essa c'è un biglietto che non avevo ricordato di mettere, lo prendo e lo leggo...
      Sono sorpresa di vedere che è un messaggio di mio padre, "Un futuro lontano sarai la Regina dei sette Regni, conserva in te i miei insegnamenti e guida la tua gente senza guardare mai al passato figlia mia, si fiera di quello che fai e mostra sempre il coraggio che hai ereditato da tua nonna, Unisciti hai discendenti dei regni per aiutarti a tenere il mondo immortale in equilibrio, solo così sarai degna di essere chiamata Regina Kate, fallo per me e per la nostra famiglia Ti amo con tutto il cuore papà!" Mio dio quando aveva scritto il messaggio, mi sentivo le lacrime rigarmi il viso ed un singhiozzo esce dalla mia gola, mi inginocchio davanti a quel biglietto, il mio orgoglio era mio padre, amava il suo popolo e la sua famiglia in modo incondizionato e tutto gli è stato strappato via, coraggio Kate non devi far prendere dalle emozioni ora hai una missione da compiere, mi alzo in piedi con una nuova grinta e prendo gli oggetti con me, mi asciugo le lacrime rimaste ed esco dalla stanza.
      Arrivo nella grande sala, li c'erano gli ospiti che mi ero portata appresso, Ascher mi scruta come se volesse trovare una ragione del mio sguardo omicida, ma è colpa sua se mio padre è stato ucciso, insieme a mia madre, si alza " Da ora in poi non serve che rimaniamo insieme, potete tornare da dove siete venuti!" gli dico gelida, li vedo confusi "pensavo che il riposo ti facesse bene, invece mi sembri più nera del solito!" mi risponde, "L'unica cosa che puoi fare Re vampiro è tornare nel tuo mondo che a questo adesso ci penserò io!" gli rispondo, "Ma Lucien, potrebbe colpirti anche qui ha spie ovunque e non mancheranno modi per potersi infiltrare qui al castello!" cerca di convincermi "non rimarrò al castello, devo andare nei sette Regni e voi non verrete con me, Wolf anche voi potete tornare da Jacob, non potrete entrare nei sette regni con me, quindi siete liberi di tornare a casa!" riferisco ai tre lupi che annuiscono, Ascher s'infuria "non andrai da nessuna parte senza di me Kate, non rischierò che diventi una preda facile per Lucien!" ringhia e mi infurio "fino a ieri ero la tua preda facile Ascher, cosa è cambiato? credi davvero che mi possa fidare di te?" gli chiedo e i suoi occhi diventano neri, "non ti lascerò uscire da qui senza essere accompagnata da me!" mi ordina, guardo la collana che tengo fra le mani, adesso questa commedia deve finire, decido di metterla e quando la indosso sento una potente scarica, non di corrente ma di fuoco che mi pervade il corpo, mi sento in fiamme il gioiello s'illumina e mi avvolge in una fiamma di fuoco e vento....
      Ascher pov:
      Cosa sta succedendo? una frazione di secondo Kate viene avvolta in una fiamma di fuoco magico, quando riappare davanti a noi non porta più i suoi vestiti ma è vestita come una regina 
       
       resto incantato dalla sua bellezza, non posso farci niente, sopra di lei appaiono sette sfere che la circondano, la collana che ha messo le ha dato un potere spaventoso, nemmeno io riesco nel pieno dei miei poteri di vampiro antico ad uguagliarla, le sfere s'illuminano e dentro di loro si vedono luoghi diversi "I sette regni!" dice Stefan lui è sicuramente il più informato di noi "pare a me o Kate ha più potere con quella collana?" chiede Dicon e annuisco "Quella collana deve essere in modo legata alla famiglia!" dice Jasper, "Ma certo appartiene alla loro casata!" dice Sebastian, lo guardo confuso "Si, il loro marchio è la Luna d'argento ricordi?" mi dice Stefan ancora, gli occhi di Kate trovano i miei, mi guarda intensamente "Regni magici, ascoltate quello che ho da dirvi!" dice ad alta voce "Io sono la discendente di Richard Montgomery il vostro defunto Re, il mio nome è Katerin Montgomery, nipote della grande Katerina, Sono venuta per reclamare il mio posto come Regina dei Sette regni, da questo momento avrete la mia protezione magica e cacceremo gli usurpatori che anni indietro hanno eliminato mio padre privandoci della nostra pace!" quando dice quelle parole mi guarda dritto negli occhi, la sua vendetta va dritta a me, anche se non sono stato io a compiere quelle azioni, la mia famiglia ne è colpevole "Verrò in visita nei sette regni per parlare con i discendenti delle casate che mio padre aveva relegato ogni regno, spero vivamente che vogliate contribuire alla nuova nascita del nostro mondo magico e lasciare il resto fuori dalle mura del regno.!" s'inchina ai suoi sudditi che l'hanno acclamata come giusto che fosse, le sfere si chiudono e lei torna con i suoi abiti normali, mi guarda "Ho seguito i sette regni dall'esterno è vero ma non sono un mostro che ho voluto la loro distruzione!" le dico amaro "Sarà anche vero ma se i miei genitori non sono qui la colpa è della tua famiglia e non voglio avere nulla a che fare con te!" mi dice, mi sento ferito per le sue parole "Tu sei e sarai sempre la mia compagna non dimenticarlo!" le dico agguerrito "non per molto Ascher conosco una persona nel mondo dell'acqua che può liberarci da questo vincolo, in modo che tu possa trovare la tua compagna ideale, una come te!" mi dice ma adesso esagera, mi avvicino a lei che non batte ciglio, l'afferro per un braccio, questa volta non ha gli abiti elettrici così l'avvicino a me e la bacio, resta sorpresa per la mia irruenza, cerca di spingermi via ma la stringo a me, potrebbe usare i suoi poteri ma non lo fa, perché so che una parte di lei si sta affezionando a me, alla fine mi strattona e mi arriva un ceffone dritto in faccia, i suoi occhi si accendono di fiamme "non provarci mai più! non sono il tuo giocattolo, non ti voglio vicino a me, vattene via!" mi grida ma non mi smuovo, comincia a darmi i pugni sul petto, ma non ci mette la sua forza, sembra più uno sfogo le afferro i polsi e la blocco " la mia casa i miei genitori non ci sono più per colpa della sete di potere della tua famiglia ed io mi riprenderò quello che mi spetta, voglio che mi lasci in pace Ascher non ti voglio vicino a me!" si muove ancora, la stringo ancora fra le braccia, mi giro verso i ragazzi e mentalmente gli dico di lasciarci, anche i lupi capiscano che mi devono lasciare solo con lei, quando rimaniamo soli le prendo cerco i suoi occhi che sono nascosti dai capelli, come prevedevo erano rossi, sembrava una iena così la stringo a me e la bacio ancora, si dimena ancora e mi fa ridere dentro perché se voleva liberarsi lo avrebbe già fatto, la mia piccola e combattente Kate ha bisogno di sfogarsi, ma non abbiamo tempo per questo, non riuscirà a tenermi lontano da lei rompendo il legame non glielo permetterò, quando mi rendo conto che è più calma mi sposto a baciarle la guancia asciugando quella brina salata che sono le sue lacrime, con la mano l'appoggio la testa sulla mia spalla le accarezzo i capelli, mi sposto con il viso al suo orecchio, mentre i miei occhi diventano neri, mi dispiace Kate ma devo farlo, sono sicuro che prima o poi mi perdonerai, allungo i canini ed affondo nella carne del suo collo, la sento sussultare, si dimena ma cerco di tenerla ferma, il suo sangue entra in circolo nella mia bocca ed il suo sapore è sublime, non avevo mai assaggiato niente di più buono, "Ascher! no! non puoi farmi questo!" sento Kate gridare, "non ti perdonerò mai! fermati!" continua a ripetermi ma non posso fermarmi adesso, metto un po’ del mio veleno nel suo corpo, per lasciare il mio marchio in lei, e grida "NO! perché l'hai fatto?" mi stacco da lei, e le ripulisco la ferita, ma lei mi spinge via brutalmente con una folata di vento che mi scaraventa a terra, la guardo impotente non doveva finire così, ma non ho avuto altra scelta, gli altri hanno sentito le grida e sono accorsi, Kate si teneva la mano sul collo e gridava, "Cosa hai fatto Ascher?" Stefan sembrava preoccupato "Il tuo amico l'ha morsa!" risponde il lupo, mi alzo da terra e cerco di avvicinarmi a lei, ma improvvisamente una barriera si forma attorno al suo corpo, si accascia dentro di essa, batto sulla barriera "Kate, togli la barriera, non puoi rimanere così, devo chiuderti la ferita!" stava sanguinando, dovevo bloccare l'emorragia, ma lei mi guarda solo senza rispondere, sembra in trans, si gira a pancia in su e guarda il soffitto il suo collo sanguina copiosamente mischiato alle sue lacrime, cosa ho fatto? perché non faccio una cosa giusta con la mia compagna "Mi hai tradito ancora Ascher, preferisco morire dissanguata che essere legata a te contro la mia volontà!" mi dice mentre chiude gli occhi "Dannazione donna, sei la mia compagna, non permetterò che mi lasci Kate, hai capito?" grido mentre comincio a tirare calci alla barriera, non puoi lasciarmi, non può morire per mano mia, "non ti addormentare, ti prego Kate, farò tutto quello che vuoi! sarò anche il tuo schiavo ma lascia che ti chiuda la ferita!" gridavo mentre battevo sulla barriera "hey donna non puoi morire così, avevi una missione o sbaglio!" gridava il lupo, "Non devi arrenderti così Kate, le mie scelte sono state sbagliate con te dal primo momento che ti ho vista, tu non lo sai Kate ma ti ho vista per la prima volta qui in questo castello con tuo padre! come facevo a sapere dove era? è qui che ti ho visto la prima volta, avevi sedici anni ed eri una ragazza esplosiva già allora, sapevo che eri la mia compagna, ed eri bellissima, non avrei desiderato nessun altra al tuo posto!" stavo implorando, gira il suo bel viso verso di me, mi guarda con una patina negli occhi e la barriera si toglie, corro in ginocchio da lei, la prendo per le spalle e la avvicino a me, lecco la ferita che le avevo inflitto, geme sotto di me, le bacio la fronte e sento qualcosa di umido, mi tocco il viso credendo che fosse sangue invece mi rendo conto che sono lacrime, le mie stavolta, "perdonami Kate, sono un idiota!" le sussurro, mi guarda "Non avresti dovuto Ascher!" mi dice prima di svenire fra le mie braccia, "presto Ascher falle bere il tuo sangue!" grida Sebastian, mi mordo non sento dolore, non quello che sto provando nel vedere quello che le ho fatto.... 
      CAPITOLO 8:  VITA PASSATA
      Ascher pov:
      Le avevo dato il mio sangue per farla guarire più velocemente, adesso stava riposando nella sua stanza, i ragazzi non facevano altro che lanciarmi occhiate di rimprovero, "lo sai vero che se Kate dice una cosa del genere a tua madre sei un uomo morto!" dice Dicon arrabbiato, "Sarò già morto non appena si sveglia Kate, perché questa volta mi ucciderà di sicuro!" rispondo e sospiro, "cos'è questa storia che conoscevi già Kate?" chiede Stefan, mi viene in mente il primo giorno che l'ho vista, era nei giardini di suo padre che stava preparando un agguato a sua sorella minore, mi viene da ridere "Ero in visita con mio padre per motivi riguardo alle guerre in atto, mi annoiavo così mio padre mi ha detto di uscire un po’, quando sono arrivato nei giardini, ero rimasto affascinato dalla cura che i roseti avevano, poi sono stato attirato da un movimento dietro i cespugli e mi sono affacciato, Kate era accovacciata in terra che stava sistemando qualcosa che non riuscivo a vedere, nel frattempo la sorellina la stava cercando, lei rideva sotto i baffi, in silenzio mi sono accovacciato al suo fianco per vedere cosa aveva da ridere, fu allora che ci siamo sfiorati, le scariche che avevo percepito le aveva sentite anche lei, si gira e mi guarda strano, 'chi sei tu?' mi chiese ed io per ripicca gli risposi 'no! chi sei tu?' le avevo chiesto, la sorella si era avvicinata ancora e lei per farmi stare zitto mi ha messo una mano sulla bocca, con la mano libera ha aperto una scatola di cartone e liberato così una lucertola che fuggendo si era infilata tra i piedi della sorella facendola gridare e fuggire, è scoppiata a ridere di gusto e dopo aver assistito a tutto quello che aveva fatto, non ne ho potuto fare a meno e mi sono messo a ridere anche io, non avevo mai riso così tanto, eravamo accucciati dietro al cespuglio a ridere come due bambini, io avevo comunque ventuno anni, non ero un bambino eppure la sua risata è stata così contagiosa, sapevo che era la mia compagna e non sono mai stato così felice come allora di saperlo!" se ci penso mi viene ancora da sorridere "Amico sei veramente cotto di quella donna, ma mi chiedo perché l'hai trattata come una bambola di pezza?" chiede Jasper, non so rispondergli, il fatto che mi abbia dato la caccia, mi fa venire in mente solo punizioni per lei, "volevo punirla per avermi abbandonato!" ecco la verità, era fuggita nel mondo degli umani senza chiedere rifugio a me, mi aveva lasciato solo a cercare un ombra di compagna che non mi voleva, la cosa è amara da buttare giù...
      Stefan si alza, "vado a controllare se Wolf ha rimediato un po’ di cibo per Kate!" dice e sparisce, "credo che dovresti chiedere scusa alla tua compagna!" dice Sebastian che fino ad ora era rimasto in silenzio, a lui non piaceva Kate ma il mio comportamento gli è piaciuto ancora meno, annuisco e mi alzo per andare a controllare come sta, a quest'ora dovrebbe essere in piedi, salgo le scale per la sua stanza e mi sento che qualcosa non va, corro e spalanco la porta della camera, come immaginavo era vuota, non ci vuole una scienza per capire cosa è successo, cerco il collegamento compagno e la chiamo mentalmente "Dove sei Kate?" chiedo dopo vari tentativi la sento sbuffare "Cosa vuoi Ascher? ho detto che devi lasciarmi in pace!" mi risponde "Ho detto dove sei?" le chiedo ancora "Nel regno dell'acqua, ti ringrazio molto per il suo aiuto, grazie a te ho avuto le energie per tele trasportarmi!" mi dice sarcastica "perché non hai aspettato? ti avrei portato io, devi essere sempre testarda?" ringhio arrabbiato " Sarò almeno testarda quanto te, adesso se non ti dispiace devo parlare con la veggente, addio Ascher" e chiude il collegamento, sbatto un pugno sul muro, dannata donna.
      Scendo di sotto di corsa "muoviamoci!" dico ai ragazzi che mi guardano strani "è scappata, nel modo dell'acqua!" non finisco di parlare che usciamo tutti fuori, Wolf arriva con una lepre in mano morta, "dove state andando?" mi chiede "aspetta non me lo dire la donna è scappata! non che la cosa mi meraviglia dopo quello che le hai fatto!" mi infurio "Ho sbagliato ok! ma ormai è tardi per tornare indietro, vuoi venire con noi nel mondo dell'acqua o no?" era rimasto solo lui i suoi compagni erano partiti per tornare a casa, annuisce e con la preda in spalla ci segue, siamo troppo per il teletrasporto, inoltre le mie energie si sono quasi prosciugate per darle a Kate...
      Kate pov:
      Appena sono entrata nella grotta della veggente situata vicino ad una sporgenza vicino al grande lago che circonda tutto il mondo dell'acqua, la sacerdotessa mi viene incontro e mi accoglie con un abbraccio "Bambina mia, finalmente sei riuscita a tornare! ho aspettato questo giorno con ansia!" mi dice con i suoi occhi scuri come il colore della sua pelle, le sue lunghe treccine mi sono sempre piaciute, Wanda era unica nel suo genere, era l'unica persona che viveva nel mondo dell'acqua ed abitava fuori all'aria aperta "Anche io sono contenta di vederti Wanda!" l'abbraccio ancora, poi mi dice di seguirla "vedo che il tuo compagno Vampiro ti ha già morsa!" mi dice e non mi meraviglio che lo sappia già, "sono venuta proprio per lui, voglio sciogliere il legame, solo tu puoi farlo!" quando finisco di parlare lei si gira e mi guarda "perché bambina mia?" mi chiede come se non sapesse nulla, "perché è un bastardo senza cuore!" gli rispondo e dopo un minuto di silenzio scoppia a ridere " oh! bambina mia, non sei la prima e nell'ultima a parlare così dei propri compagni, con questo non significa che dobbiamo rompere tutti i legami!" mi prende in giro come fa sempre, ci sediamo e mi prepara un po’ di tisana, "prima di chiudere il legame compagno devo farti vedere una cosa che è successa molti anni fa, parla di una guerra che si è svolta dal mondo magico con gli inferi, dove una tua nonna era la protagonista!" mi dice e sbuffo "so questa storia, mio padre me l'ha narrata mille volte!" le rispondo e stavolta è lei che sbuffa "tuo padre non ti ha detto la verità piccola, ti ha raccontato la leggenda che tutti narrano ma non la verità!" mi offre la tazza e bevo un sorso, "come pensi..." non finisco di parlare che il mondo comincia a girare, "cosa mi sta succedendo?" chiedo e mi tengo al tavolo per non cadere "non posso raccontarlo tesoro devi viverlo con la tua pelle!" mi dice e mi sento svenire....
      Quando apro gli occhi, sono di nuovo nella mia camera, come ho fatto a ritrovarmi qui? mi alzo e vedo che ho indosso vestiti che non sono miei, mi avvicino allo specchio e resto sorpresa del mio aspetto, il viso è il mio ma i capelli e i miei abiti sono diversi sembro una regina, bussano alla porta e una cameriera che prima non c'era entra, "Principessa Katerina vostro padre ha urgenza di parlarvi!" mi dice e confusa annuisco, la seguo fuori e scendendo le scale mi ritrovo nella sala dove ero con Ascher, poi lo vedo mio padre, che guarda fuori dalla finestra, era lui in carne ossa, di slancio mi butto su di lui e lo stringo in un forte abbraccio, "oh! figlia mia, cosa dipende questo slancio di affetto?" avevo le lacrime agli occhi, "mi siete mancato tanto papà!" gli rispondo "ma ci siamo visti per pranzo?" era confuso, avevo finalmente capito che quello che stavo vivendo era la vita della nonna da ragazza, ma quando ho visto mio padre non ho resistito, il bis nonno era uguale a mio padre, sembravano le incarnazioni dell'altro "non si è mai troppo sicuri di quello che il futuro ci attende papà, volevo abbracciarvi!" gli rispondo cercando di sistemarmi alla meglio, lui sorride e mi accarezza la guancia "sei sempre così espansiva Kate, ed un abbraccio è sempre gradito, comunque abbiamo degli ospiti a pranzo e vorrei che mi seguissi nelle trattative, contro Lucifero (questa volta il nome è giusto, è solo un suo antenato) verranno dal regno Vampiro ti prego di essere cortese e non fare scherzi!" mi prega mio padre e storco un po’ la bocca, la nonna era peggio di me in questo! "va bene papà, sarò una figlia modello!" gli dico e anche se non sembra convinto, annuisce e ci muoviamo verso la sala da pranzo, come si aprono le porte la tavola apparecchiata dava subito nell'occhio, tre uomini si alzano in piedi, ma quella che mi colpisce all'occhio è la donna che è seduta alla destra del posto a capo tavola, mia madre, non posso fare a meno di correre verso di lei e stringerla in un abbraccio "Katerina ma cosa?" chiede sorpresa, "scusate mia figlia, ma oggi sembra in vena di affetto!" mi scusa con gli ospiti "mamma mi sei mancata!" sembra sorpresa, le sorrido poi mi giro verso gli ospiti, un uomo che potrebbe avere l'età di mio padre accompagnato da due ragazzi di almeno venti anni, si erano inchinati a me e come educazione avrei dovuto fare un inchino, per fortuna che almeno queste cose mia madre me le aveva insegnate, quando alzo lo sguardo sono scioccata di vedere davanti a me Ascher, cosa ci faceva quì, sto per attaccarlo a male parole, ma mi ricordo che sono nel passato e che sono con i miei genitori, no quelli di nonna Kate ohhhh che confusione, faccio un sorriso che ne è uscito una smorfia, "Cara Kate è un piacere conoscerti, sei veramente incantevole come dice sempre vostro padre!" mi dice l'uomo, che non conosco il nome "Al contrario non conosco i vostri nomi signori, sareste così cortesi da dirmeli voi?" gli dico e a quanto pare ho sbagliato perché la mamma mi fulmina con lo sguardo "Il mio nome è Victor Anderson, mentre questi due giovanotti sono i miei figli Ascher e Alec!" mii risponde l'uomo, annuisco e ci sediamo per pranzare, non ho molto appetito nel vedere come consumano quella bistecca chiaramente al sangue, ma non posso mancare di rispetto a mio padre, Ascher continua a guardarmi con quel sorrisino impertinente, non è cambiato nei secoli, mentre guardo altrove mi sento mareata e tutto intorno a me si muove, la scena davanti a me cambia e mi ritrovo nei giardini di casa, "mi stai ascoltando Kate?" mi chiede una voce e mi giro, trovo Ascher intento a parlarmi "In realtà ero da un altra parte con la mente!" cerco di essere più realista possibile "mi fa piacere che la mia fidanzata stia pensando ad altro invece che a quello che ho da dire!" mi dice e per poco gli occhi non mi escono di fuori, "Tua fidanzata?" chiedo, non connettendo il cervello alla bocca, dannazione, mi guarda male "E' quello che succede quando si trova il tuo compagno, tesoro ma non ti senti bene? dobbiamo rientrare?" ed è qui che mi rendo conto che siamo soli, stiamo camminando mano nella mano, mia nonna era la compagna di un vampiro? ma mio padre mi ha detto che i suoi genitori erano entrambi stregoni, come è possibile? mi ha detto una bugia...
      " Sto bene Ascher è solo che è sconveniente rimanere da soli!" gli dico, mi gioco la carta del decoro, ma sembra fargli l'effetto contrario perché mi afferra per la vita e mi stringe a se, "Non dicevi così poco fa quando ci stavamo baciando!" Dio sembra così uguale al pronipote, avvampo rossa, che mi prende? "Non fare lo sbruffone, se ci trovano da soli ci castigheranno!" ma lui ha altri piani e mi bacia, a differenza dei baci che ho avuto nella mia realtà da Ascher i suoi sono passione e fuoco vivo, ama mia nonna e lo dimostra con i suoi baci, deve essere stata fortunata...
      La scena cambia nuovamente, questa volta stiamo ballando, una sala piena di gente, un ballo in maschera, mi sorride sotto la maschera e mi fa piroettare fra le sue braccia, sorrido mi sento bene con lui, forse perché è mia nonna che prova questi sentimenti, un momento sono fra le sue braccia davanti ai nostri genitori che ci sorridono un attimo dopo sto volando dalla parte opposta, vengo sbattuta violentemente a terra, nello stordimento totale vedo davanti a me una figura scura che mi divide da Ascher, vengo accerchiata da Demoni, mentre i vampiri si schierano insieme ai maghi, tra cui mio padre....
      Due Demoni mi afferrano per le braccia e mi alzano da terra, "Lucifero lascia subito mia figlia!" grida mio padre, ma lui ride "Non direi proprio, lei sarà la mia merce di scambio!" risponde e mi guarda, si lecca la lingua e mi fa venire i brividi "Dovrai passare sul mio cadavere Demone!" ringhia Ascher prima di scagliarsi contro di Lucifero, mi viene in mente la leggenda che mio padre mi raccontava su mia nonna, questa è la famosa storia del ballo quando mia nonna ha liberato i suoi poteri contro gli inferi chiudendoli dentro il loro mondo per un secolo, fino alla morte dei miei genitori, anche se mio padre ha omesso un particolare la lotta che si sta svolgendo tra Lucifero e Ascher....
      CAPITOLO 9:   TRA SOGNO E REALTA’
      Ascher pov:
      Eravamo entrati nel mondo dell'acqua, sembrava così in reale questo posto, un ombra ci veniva incontro, sembrava una donna dalla pelle scura, chissà se sapeva di Kate, "Cosa vi porta qui vampiri?" chiede e mi scruta dalla testa ai piedi, "stavamo cercando la Principessa Kate, l'avete per caso vista?" chiedo anche se non sono convinto che mi dirà la verità, "é nella mia grotta in questo momento se volete seguirmi!" sono alquanto sorpreso e non mi fido ciecamente di questa donna, ma non abbiamo altra scelta...
      Dopo cinque minuti arriviamo ad una grotta vicino alla riva del lago, la seguiamo dentro e sembra un abitazione normale, ci porta dentro una stanza e distesa sul letto c'è Kate, che dorme, aspetta un attimo non sta dormendo "cosa le hai fatto? perché è in coma?" le chiedo mentre mi precipito al suo capezzale, sembra in uno strato di coma, il suo cuore batte regolare "Niente che può nuocerle, le sto facendo vedere solo la verità che le è stata nascosta per anni Re Ascher!" mi giro verso la donna sorpreso "ma certo voi siete la donna che cercava Kate, avete già tolto il nostro collegamento?" chiedo con timore, scuote la testa "seguitemi, vi preparerò un infuso che vi doni l'energia giusta per affrontare il suo risveglio, ne avrete bisogno, tanto lei non si sveglierà presto!" mi dice e dopo aver dato un ultima occhiata a Kate la seguo nel salottino, i ragazzi non si sentivano a loro agio, ma lei sembrava cordiale "Perché avete dovuto addormentarla? non potevate dirle la verità voi?" chiedo e lei sorride "se conoscete almeno un po’ la nostra Kate sapete già che se una verità è scomoda per lei non ci crederà mai!" mi dice e non posso che darle ragione "vi dirò io quello che sta affrontando la vostra compagna!" sono sorpreso "il mio nome è Wanda e sono una veggente o sacerdotessa come preferite chiamarmi, il viaggio che sta affrontando Kate riguarda la vita che aveva prima della sua, la sua discendente Katerina era una delle molte sue reincarnazioni, ma lo scopo era sempre stato uno, unirsi con il suo compagno o anima gemella per sconfiggere il malefico Lucifero o Lucien al giorno d'oggi, fino a che la maledizione non sarà stroncata e le due anime vivranno insieme felici, non ci sarà salvezza per noi!" ero molto confuso, ci porge le tazze con l'infuso che ci ha detto, ne bevo un po e sembra che le mie energie ritornino, "Quando la nonna di Kate era una ragazza, conobbe un ragazzo del regno vampiro, un Antenato della famiglia Anderson, i due erano compagni e ci fu un alleanza tra i due regni, ma una sera al ballo di fidanzamento della coppia Lucifero al tempo antenato di Lucien si presentò con l'intento di rapire la giovane principessa, voleva sposarla e portarla con se, ma i suoi piani non andarono secondo quello che aveva progettato, perché il vampiro prossimo erede al trono, era agguerrito e pronto a dare la vita per difendere la sua amata, proprio per difenderla che perse la vita, Katerina trovandosi il compagno morente tra le braccia risvegliò i suoi poteri di strega incatenando Lucifero negli inferi per i secoli avvenire fino alla morte dei genitori!"
      Kate pov:
      Cercavo di liberarmi da questi Demoni, perché non potevo usare i miei poteri? Ascher stava lottando contro i demoni di Lucifero, anche con tutta la forza vampiro i demoni sembravano non finire mai, "Vedi il tuo compagno come si da pena per te? dovresti essere orgogliosa della morte che farà!" ride Lucifero, morte? no! non volevo la sua morte, è bastardo ed uno stronzo nel mondo reale ma nel passato è dolce ed affettuoso, sentimenti che mia nonna porta nel suo cuore e che sento anch'io, ok non posso usare i miei poteri ma posso usare le mie mosse per liberarmi, così sferro un calcio sullo stinco ad un demone, e un pugno sul naso all'altro, mi lasciano entrambi e corro verso Ascher che aveva visto tutto, stavo schivando i demoni che combattevano contro i vampiri, perché non cercavo mio padre? perché il mio sguardo era fisso sul mio compagno? non volevo che morisse, anche se stronzo e bastardo era pur sempre mio, mi blocco ad un passo da lui, che mi guarda aveva ucciso un altro Demone ed ora ci guardavamo "stai bene Kate?" mi chiede prendendomi fra le braccia, annuisco non fidandomi delle mie parole mi bacia leggermente le labbra, mi sento così felice, possibile che la nonna ha trovato in lui l'amore che cercava? mi sento strattonare e cado a terra, guardo in alto e resto ghiacciata sul posto, Ascher aveva una spada piantata in pieno petto, ma i vampiri non sono immortali? il pavimento si macchia di rosso scuro, sangue cade dalla ferita, sento grida o meglio sono io che grido, Lucifero rideva mentre teneva la spada per il manico, "questa spada è molto speciale è unta con un veleno che serve per eliminarvi, non hai vita lunga!" Lo strattona ed il corpo di Ascher cade a terra, "Nooooo! Ascher non puoi morire così!" la mia voce sembrava sgomenta, un misto di terrore e dolore, i suoi occhi trovano i miei ed io gattono verso di lui, gli tocco il viso, lo accarezzo e piango, singhiozzo e sembra che il mio corpo si scuote dai tremori, "Ti prego non morire, non puoi lasciarmi così!" le parole uscivano sole e mi univo al dolore di mia nonna, "ricorda una cosa Kate si felice, vivi anche per me, sei la donna più bella che la vita mi abbia messo davanti, ci ritroveremo amore mio, in futuro resteremo insieme te lo prometto, Ti Amo Kate!" mi dice prima di cominciare a svanire rimanendo un cumulo di cenere, grido forte, e tutto intorno a me diventa una luce sfocata, i Demoni cominciano a bruciare vivi, e Lucifero sembra essere impaurito da me dal mio potere, alzo la mano verso di lui "Che tu sia dannato da oggi e nei secoli avvenire, il mio dolore sarà il tuo fino a soccombere negli inferi Demone, questa è la mia maledizione!" pronunciate queste parole Lucifero svanisce fra le fiamme dell'inferno, lasciandomi con un pugno di polvere, appena tutto sembra finito piango, e grido il mio dolore...
      Ascher pov:
       
      Le grida di Kate mi fanno scattare in piedi, a velocità vampiro sono da lei che si dimena nel letto e grida, mentre le lacrime le solcano il viso, "No! non la toccare!" mi dice Wanda "che cosa sta succedendo?" chiedo "ha visto la morte del suo compagno!" mi dice "ma io sono qui e sono vivo!" le dico " Kate ha visto con mano la morte del compagno della nonna Katerina e quel ragazzo eri tu, Tuo nonno aveva un fratello che sarebbe dovuto essere Re al posto suo ma Lucifero lo ha ucciso, lui era il compagno della nonna di Kate, eri tu, come la nonna somiglia a Kate, lui somiglia a te e per Kate è come se vedesse la tua morte in lui!" mi spiega "perché l'hai fatto?" chiedo confuso, si era calmata un po’ ma le lacrime uscivano ancora, poi finalmente ha aperto gli occhi, stavo per muovermi ma Kate si accuccia in modo fetale e piange, come una bambina "Perché morire così? non me lo meritavo, non doveva andare così! perché non avevo i miei poteri? avrei potuto salvarlo!" mi avvicino a lei, quando le sfioro i capelli, lei salta in aria e mi guarda, dopo un attimo di sbandamento mi abbraccia, resto scioccato, "sei vivo!" respira nel mio collo, la stringo approfittando di questo momento, poi si riprende e si guarda intorno, quando si rende conto che non sta più sognando si allontana da me, "cioè volevo dire che sei qui! chi ti ha detto di venire?" mi dice guardando altrove, sorrido fra me, "non potevo lasciarti fare qualcosa di sbagliato, non mi puoi allontanare da te!" le dico e lei scende dal letto, Wanda le sorride "Hai visto quello che è successo?" le chiede "non è stato carino quello che mi hai fatto ma ci sono altre domande che vorrei farti!" mi ignora, mi alzo sospirando, mi terrà il muso ancora per un po’ "venite con me!" dice la veggente, ci porta dove eravamo prima con i ragazzi "come stai Kate?" chiede Dicon, lei gli sorride "credo bene!" risponde e Wanda le da una tazza d'infuso che lei rifiuta "ne ho bevuta già abbastanza!" risponde e si siede " Torniamo a noi, perché nessuno mi ha detto la verità?" chiede a Wanda, forse intende la storia della nonna, le ascolto in silenzio "perché dovevi scoprirlo a tempo debito!" le risponde e lei s'infuria " quello che mi hai fatto è stato sleale, farmi vedere e sentire le sofferenze di mia nonna non è stato giusto!" grida, ma la donna non si scompone "é quello che succederà se vuoi annullare il legame con il tuo compagno, un vampiro soffrirà meno, ma tu soffrirai molto perché una strega è legata con la sua magia ai sentimenti, tua nonna è vissuta abbastanza per mettere alla luce tuo padre, le sue gesta si narrano ancora ma si fermano ad una facciata, perché alla fine la sua magia l'ha consumata a tal punto da voler morire insieme al suo amato!" questo ha fatto stare zitta Kate, che la guardava strana, "Non hai ancora capito bambina mia che entrambi continuerete a reincarnarvi se non riuscirete a stare insieme alla fine? non puoi togliere il legame perché non è la Dea Luna ad aver fatto questo Legame ma qualcuno di molto potente, quindi accetta il tuo compagno ed andate avanti con la missione!" le dice come una madre, Kate mi guarda, cosa le frigge nel cervello? non riesco ad entrare nemmeno con il legame, alla fine si alza "E va bene, non toglieremo il legame, ma tu mi devi stare lontano perché per me resti comunque un bastardo traditore!" mi dice gelida, sorrido, dopo quello che ho visto nella stanza ed il suo abbraccio non può fare finta che non si stia innamorando di me, "non escludermi ed io mi comporterò bene!" le rispondo e fa una smorfia "per cominciare mi devi spiegare perché hai rapito mia sorella, se mi darai una spiegazione valida forse e dico forse ti perdonerò almeno di quello, per il resto ci vuole ben altro per farti perdonare!" dice toccandosi il collo, annuisco non posso fare altrimenti....
      CAPITOLO 10:  UN ANGELO
      Kate pov:
      Quando il sole tramonta nel mondo dell'Acqua è come assistere alla Aurora boreale o polare dipende da dove la si guardi, solo che i colori cambiano dal rosso all'arancione, per poi divenire un viola mischiato con un blu scuro che da inizio alla notte, con un cielo coperto solo di stelle, mi era mancato questo spettacolo di quando ero una bambina.
      Mi ricordo ancora oggi, quando di nascosto uscivo dalla mia stanza in piena notte per salire sopra il tetto e sdraiarmi su una coperta a guardare le stelle, a volte mi risvegliavo con i raggi del sole il mattino seguente, con le urla della mia badante che strillava come un ossessa, perchè non riusciva a trovarmi, ricordi che amaramente mi sono stati strappati dalla morte dei miei genitori, faccio una smorfia di disappunto sapendo di chi è la colpa di tutto questo, "mi piacerebbe sapere cosa frulla nella tua mente, hai già capito come tirare su una barriera per non farti leggere la mente! ma dalla tua espressione non posso dedurre niente di piacevole!" non mi ero dimenticata di lui, sapevo che era fuori con me, sto ancora aspettando una spiegazione, "sto ancora aspettando una spiegazione per il tuo tradimento!" lo fulmino con lo guardo, sospira "Lucien ha ucciso mia sorella!" mi dice guardandomi negli occhi, avevo capito che c'era qualcosa di grosso, e mi dispiace per lui infondo anche io ho una sorella, " Lilian era una ragazza dolce e spensierata, era la mia luce in un mondo dove solo l'oscurità sopravvive, un giorno l'ho vista morire tra le mie braccia per mano di Lucien, si era invaghito di lei e aveva fatto in modo di plagiarla, diceva di essere il suo compagno e lei ci credeva, poi mentre stavano avendo l'ennesimo litigio alcuni demoni ci hanno attaccato e lei per difendere Lucien è morta, ho perso mia sorella per colpa sua, se non l'avesse plagiata lei non si sarebbe mai sacrificata per lui!" mi dice con la voce incrinata, alle sue parole mi vengono in mente la scena che ho visto nel passato di mia nonna "è un vizio di famiglia morire per chi si ama! ma cosa ti fa credere che non fosse veramente la sua compagna?" gli chiedo e sembra confuso "non poteva esserlo, un demone non può essere il compagno di un vampiro" lo dice schifato "se per questo nemmeno una strega ma noi lo siamo!" gli rispondo e si azzittisce, "come l'ha presa Lucien?" gli chiedo e sembra spazientito " che ne so! sembrava disperarsi ma i demoni sono bugiardi per natura, mi ha accusato di averla uccisa e da allora ci facciamo la guerra!" mi risponde, stupidi uomini sempre a farsi la guerra per la loro stupidità "sei sicuro che sia stato Lucien ad uccidere tua sorella?" questa domanda lo spiazza, "chi può mai aver fatto una cosa del genere? se non lui?" niente non ci ricaviamo niente, è ottuso e non nota la verità davanti agli occhi! un ronzio mi sfiora l'orecchio, qualcuno fa pressioni per entrare nella mia mente, mi concentro e apro il contatto "Kate!" la voce di Angel sembra spaventata "cosa succede?" chiedo, "ci stanno attaccando sorellina sono venuti per me!" mi dice e sgrano gli occhi "cerca di nasconderti presto!" le ordino "non posso sorellona, hanno preso Cassie, Lucien ha detto che se non andrò personalmente lui la ucciderà!" accidenti "posso farlo Kate, lui non mi ucciderà, ne sono sicura, vuole solo tenermi in ostaggio per ricattarvi, ma non sa che noi comunichiamo con la mente, ti terrò aggiornata sui miei spostamenti! fidati di me posso farlo!" sono nel dilemma "cosa sta succedendo Kate? sento che sei agitata!" Ascher è davanti a me preoccupato, sente le mie emozioni ed ha capito che c'è qualcosa che non va "resta viva sorellina, cerca di prendere tempo, dobbiamo spostarci prima nel mondo dei demoni e poi venire a prenderti! devo avere delle risposte" le dico nel collegamento "lo terrò impegnato stanne certa!" e di questo ne sono sicura, chiude il collegamento "dobbiamo muoverci, dobbiamo arrivare nel mondo dei demoni e ci vuole almeno un intero giorno per spostarci alla velocità di un vampiro!" gli dico fredda "cosa sta succedendo?" mi chiede "hanno attaccato il branco di Jacob e minacciato la Luna se mia sorella non si fosse consegnata, lei ha deciso di andare con lui!" gli dico, la sua reazione è stata alquanto esagerata "come hai potuto mandarla con lui? tua sorella è per lui come una vergine sacrificale! non ne uscirà viva!" gridava, potevo vedere nel suo sguardo una paura primitiva, non sapevo che anche loro potevano averne, "tu sei una pazza mandare tua sorella a morte certa!" aveva le mani nei capelli ed a me invece prudevano le mani così tanto che lo schiocco che si è sentito ha rimbombato a chilometri di distanza, la sua guancia per la prima volta in vita sua è diventata rossa come un peperone, ma era da tanto che lo volevo fare "Ai miei occhi siete entrambi dei mostri, tu hai preso la cosa più bella della mia vita, mi avete tolto tutto e nonostante tutto hai portato via mia sorella per farmi stare male, sapendo che ero la tua compagna, mi hai tradito tutte le volte che mi sono fidata di te, pensi che Lucien sia diverso da te? guardati la coscienza che non sei meglio di lui!" gli sibilo e sbianca più di quello che non è, " adesso mentre mia sorella svolge il suo compito di spia noi dobbiamo muoverci, devo organizzare un piccolo esercito!" gli dico e senza aspettare la sua risposta gli giro le spalle ed entro dentro la grotta, devo fare un po’ di rifornimento prima del viaggio....
      Angel pov:
       
      "Mi aspettavo un combattimento da parte tua, volevo tanto uccidere qualche lupo, ma sono sorpreso!" mi giro verso il diavolo che sta alla mia destra, i suoi occhi sono verdi come gli smeraldi e brillano di luce propria, non mi sono girati attorno molti demoni per capire come sono, ma gli uomini sono più o meno uguali, pensano solo a fare guerre e vincere, "mi dispiace di aver deluso le tue aspettative!" gli rispondo e mi guarda intensamente, "hai qualcosa di familiare, te l'ha mai detto nessuno che i tuoi occhi parlano più della tua voce?" mi chiede e sono abbastanza sorpresa, non pensavo che potesse farmi una domanda del genere, arrossisco come sempre, mia sorella mi prendeva sempre in giro per questo, ma non posso farne a meno, distolgo lo sguardo non voglio che mi veda, ma ride di me quindi mi ha beccata " verginella!" mi prende in giro, mi innervosisco e gli tocco il braccio dandogli una forte scossa elettrica, anche se per lui è una quantità minima di dolore, ma la puntura brucia lo stesso, tanto da scostare il braccio dalla mia presa "dannata donna, tu fulmini!" resta sorpreso "che credevi? anche io sono una strega!" gli rispondo, credevo che mi si sarebbe arrabbiato e punito, invece scoppia a ridere così forte da fare girare anche i suoi uomini per guardarci, mi avevano portato negli inferi, anche se fuori da queste mura il mondo era terribile, dentro al castello sembrava più tranquillo, per un attimo tutti quei demoni di forme diverse e spaventose mi ha destabilizzato, poi come se mi avesse letto nel pensiero, Lucien mi ha detto che dentro il castello la vita è molto diversa e che se voglio stare al sicuro non devo assolutamente uscire da li, come se non fossi la sua prigioniera, il che mi è risultato molto strano, il bastardo rideva ancora, mi sentivo osservata ed a disagio, "ok, ok basta così, perdonami!" mi dice e sono ancora sorpresa, i demoni non chiedono scusa, mai "Tu vuoi solo rendermi nervosa, ma ti posso garantire che sono la pace in persona, se volevi una agguerrita hai sbagliato sorella!" incrocio le braccia, e lo guardo negli occhi che mostrano divertimento, "beh! allora provo pena per il Re vampiro, non sarà facile domare una donna come tua sorella!" mi risponde e ripenso all'ultima volta che ho visto entrambi, non posso fare a meno di ridere anch'io se penso a cosa va incontro il compagno di mie sorella, alzo lo sguardo verso Lucien che ora mi guarda sorpreso, sbandato "mi sbagliavo anche il tuo sorriso illumina tutto il tuo essere strega, sei sicura che non ci siamo già incontrati? sembri familiare!" mi ripete e scuoto la testa "non ti ho mai conosciuto, mi sarei ricordata!" continua a dirmi le stesse cose, scuote la testa anche lui confuso e mi fa segno di seguirlo, dopo una serie di corridoi infiniti arriviamo davanti ad una porta di mogano lucido, quando la apre mi ritrovo ad ammirare una stanza meravigliosa, letto a baldacchino di legno scuro, con lenzuola di seta nere e rosse, il resto della mobilia non è da meno, una camera stupenda in confronto alla torre dove sono stata confinata per due anni questa è una reggia "una guardia verrà a prenderti per la cena, quelle due porte portano allo spogliatoio ed ad un bagno, sei libera di usare tutto quello che trovi in questa stanza!" si avvicina a me e mi bacia la mano, un gesto che mi lascia perplessa "non dovevo essere un ostaggio? non fraintendermi mi piace questa stanza, ma dove sta il trucco?" chiedo sospettosa "non c'è nessun trucco, strega e sei un mio ostaggio, solo che decido io come trattarti, se non ti piace qui possiamo sempre mandarti nelle segrete!" mi dice e sgrano gli occhi, scuoto la testa forte e ride di nuovo " non farmi aspettare per la cena la pazienza non è il mio forte!" era una minaccia palese, annuisco e mi lascia sola, mi guardo intorno ancora e non posso togliermi di dosso un senso di piacevole sorpresa "Kate, mi senti Sorella?" cerco di chiamare mia sorella nel collegamento "Tutto ok Angel?" mi chiede e sospiro "Benissimo direi, mi ha trattato con i guanti bianchi, mi ha dato una camera bellissima e vuole cenare con me!" le dico e non sento risposte, apro una porta che diceva prima Lucien e trovo un guardaroba immenso pieno di vestiti scarpe e tutto quello che una donna può desiderare "Oh! mio dio!" dico ad alta voce "cosa succede?" chiede mia sorella allarmata "un guardaroba pieno zeppo di roba, vuole comprarmi questo è sicuro!" le dico e la sento ridere "non cascarci sorellina è pur sempre un demone, sono bravi a ingannare gli altri!" annuisco "dove sei arrivata?" le chiedo "stiamo arrivando nel mondo dei demoni, stai attenta sorellina e non avere paura arriverò presto!" mi dice Kate "non ho paura Kate, Lucien non mi fa paura, puoi stare tranquilla, pensa piuttosto a rimanere viva!" le dico e acconsente, chiudiamo il collegamento e decido di farmi un bel bagno, non gli piace aspettare eh? vedremo stasera allora come si comporterà....
      Lucien pov.
      Entro nel mio studio, dove il mio braccio destro Viren stava occupando il tempo a distribuire demoni di pattuglia per far rigare dritto le cose nel mio mondo, appena alza lo sguardo e mi guarda capisce che qualcosa non va "cosa è successo Lucien? hai ucciso troppe persone oggi?" mi chiede "per niente! la strega si è consegnata troppo facilmente!" gli confido e lui mi studia "e cosa ti turba?" mi chiede ancora, non posso fare a meno di pensare a quegli occhi azzurri, ma non può essere! la mia compagna era Lilian, la mia bellissima Lilian, non ci può essere connessione con la strega o forse si, "la strega mi sembra familiare, i suoi occhi, il suo sorriso non riesco a far uscire il mio lato demoniaco quando le sono accanto!" rispondo al mio amico che sgrana gli occhi, "ma tu hai detto che solo con Lilian ti succedevano queste cose? come può essere?" chiede Viren, sono confuso "chiama la veggente, voglio che sieda al tavolo con noi per cena, sicuramente mi saprà dire qualcosa di più" gli spiego e dopo aver annuito mi lascia da solo, mi avvicino alla finestra per guardare il fuoco che divampa dal lago degli inferi, il mio mondo, al quale non ho avuto scelta che mandare avanti, sono rimasto sorpreso di vedere la strega camminare verso di me, a testa alta, senza un briciolo di paura, prendere il posto della Luna evitando inutili perdite, i suoi occhi fieri mi hanno fatto fare retromarcia senza spargimenti di sangue, ho visto i miei uomini confusi, come lo sono stato io, scuoto la testa devo stare attento è pur sempre una strega e sono brave a fare incantesimi.
      Un ora più tardi sono seduto a capotavola, che aspetto Ruben la mia guardia fidata che torni con La strega, ancora non so il suo nome, che strano Sibilla è seduta alla mia sinistra che sta aspettando anche lei, quando un rumore attira la mia attenzione, alzo lo sguardo e resto folgorato,
       
       era semplicemente bellissima con indosso quell'abito dal color vinaccio, la sua pelle bianca come il latte fa risaltare il colore dei suoi occhi, senza comandare il mio corpo mi alzo per andarle incontro, le offro la mano e la vedo esitare un momento, forse non se l'aspettava, sinceramente non me lo aspettavo nemmeno io, con le sue dita affusolate mi stringe la mano, la conduco al tavolo e da cavaliere che non sono, le sposto comunque la sedia e la faccio accomodare, poi mi siedo anche io e guardo Sibilla, per vedere se ha qualche reazione, la donna in questione ha gli occhi sgranati e mi guarda come se avesse visto un fantasma, mi giro verso la strega e cerco di non farle sospettare niente....
      "mi sono reso conto che non so ancora il tuo nome e chiamarti strega non mi sembra appropriato!" le dico e lei mi sorride, dannato sorrido è già la seconda volta che mi fa tremare, "il mio nome è Angel!" ecco la batosta, non è possibile "ironia della sorte vero?" mi dice e non posso fare a meno di ridere "già che dire con gli angeli ormai ho a che fare da quando sono nato!" ride della mia battuta, poi si gira verso Sibilla e la scruta, "lei è la mia consigliera Angel, è l'unica che cena con me!" le dico per non farla dubitare della sua presenza, annuisce "Siete bellissima con questo abito, questo colore vi dona molto!" le dico e stranamente sono sincero "siete stato generoso, ma la generosità che avete verso di me non vi risparmierà comunque dall'ira di mia sorella come avete detto voi lei è quella irruente!" lo dice con il sorriso ma una luce nei suoi occhi mi dice che lo pensa veramente "chi vi dice che voglio farmi nemica vostra sorella? potrei decidere di tenervi con me offrendole una tregua di pace!" come mi è venuta questa idea, cosa sto blaterando, è sorpresa almeno quanto me, poi sorride ancora ma stavolta i suoi occhi mostrano altro, "Non siete impazzito Lucien, se è questo che state pensando!" mi dice e sono sorpreso "come..???" chiedo e lei ridacchia, "non potete tenermi con voi, non è salutare per un demone avermi accanto!" mi spiega, guardo verso Sibilla e annuisce anche lei, deve aver capito cosa succede, peccato che non so niente " E' il mio potere, la mia indole buona e gentile, induce chi si trova vicino a me debole e gentile di animo, pensavo che succedesse solo con gli umani invece non è così, ne siete influenzati anche voi!" resto sorpreso, non sapevo che poteva avere questo potere una strega, "vostra sorella lo sapeva vero? per questo che ancora non si è presentata alla mia porta! che stupido sono stato mi sono fatto raggiare!" mi alzo di scatto improvvisamente arrabbiato, facendo cadere la sedia per terra, mi sento preso in giro e questo sentimento mi fa ribollire il sangue nelle vene "Non mi sono scelta questo potere Signore, l'ho avuto dalla nascita, mia sorella è destinata a diventare una grande Regina ma io ho un destino diverso!" si alza anche lei e mi guarda con uno strano sguardo, fiero da una parte e triste dall'altra, "scusate se vi ho rovinato la cena Signore, ma mi è passata la fame, adesso se non vi dispiace vorrei tornare nelle mie stanze!" senza aspettare la mia risposta mi gira le spalle e se ne va, scortata da Ruben.
       
      Appena uscita dalla porta sento la mi energia demoniaca scorrermi nelle vene e distruggo tutto quello che mi circonda, con il fiatone mi giro verso Sibilla che si era messa a riparo "lo sapevi vero?" sibilo "L'avevo sentita appena entrata nella stanza, ma il suo futuro mi ha sconvolto di più!" mi dice, prendo respiri profondi "quale futuro? cosa hai visto nel suo futuro?" chiedo "Ho visto il tuo di futuro, ho visto la sua vita girare intorno a te e..." poi si ferma, "e cosa?" chiedo con un ruggito, salta per lo spavento "la sua morte!" sussurra, mi viene in mente la scena della morte della mia amata Lilian, ruggisco ancora e spacco un altra sedia a mani nude, "vuoi dire che quella donna morirà per mano mia?" grido, non potrei sopportarlo ancora, non posso fare a meno di associare entrambe, "non posso sapere come si svolgono gli eventi Lucien, posso solo dirti quello che vedono i miei occhi in quel momento e ho visto entrambi camminare e tenervi la mano, poi ho sentito le sue grida di dolore e le tue lacrime nella tua forma di demone, posso solo dirti questo!" mi spiega e mi fermo a pensare "ma non hai visto la sua morte, probabilmente ti sei sbagliata!" le dico e lei mi guarda scettica per paura di una mia reazione, ma il problema è un altro "non posso stare vicino a quella donna o i miei poteri non hanno effetto e non posso essere debole davanti al mio popolo!" le dico, con un cenno del capo la congedo e mi dirigo verso la mia stanza, devo riflettere sul da farsi, anche se il modo che ha lasciato la tavola mi da un senso di vuoto, forse sono stato per troppo tempo senza una compagna, ma il ricordo di Lilian non mi lascia per u attimo, almeno fino a quando non ho visto Angel, sorrido come uno stupido anche il suo nome non va d'accordo con il mio....
      CAPITOLO 11:   IL FILO ROSSO DELLA VITA
      Kate  pov:
      Non potete nemmeno immaginare come gli occhi si dilatano a vedere il mondo dei demoni, oscuro, senza la luce del sole, il cielo nero con sfumature rosse sembra uscito appena dall'inferno, nel cielo riecheggiano tuoni che sembrano entrare direttamente nei timpani, guardo Ascher che mi guarda altrettanto "questo posto mi ricorda gli inferi!" dice Dicon, anche se lo ha detto per sdrammatizzare ma ha colto il punto, "dobbiamo cercare il Leader, ma sembra un campo di battaglia!" gli spiego, i miei occhi non fanno a meno di guardare il paesino che si accascia ai piedi di una montagna che sembra un vulcano, le nuvole nere coprono la punta e le saette che il cielo scaglia sembrano arrivare proprio vicino al centro, camminiamo dentro le vie strette che costeggiano case, e negozi illuminate da lampioni e lampade ad olio, come se il mondo si fosse fermato anche quì ai tempi dei tempi.
      Le casette costruite tutte attaccate l'una all'altra a formare delle spirali di stradine che si intrecciano, "dobbiamo dividerci, ci sentiremo mentalmente!" dice Ascher, annuisco e dopo esserci guardati negli occhi ci dividiamo in due squadre, con me ci sono Sebastian e Stefan, mentre con Ascher sono andati Dicon e Jasper, non siamo nella stessa squadra io e il mio compagno solo per non fermarci a litigare meglio che ognuno vada per la sua strada, dopo mezzora a girare in tondo, ci fermiamo ad un chiosco ambulante dove un uomo corpulento dall'apparenza normale se non fosse per la sua pelle colorata di blu "Puzzate di vampiri, cosa ci fate da queste parti? non sapete che fra poco scoppierà il finimondo?" ci dice e sono confusa "come il finimondo, che significa?" chiedo e lui alza un sopracciglio "vedete quella nube oscura sulla montagna? fra non molto i suoi fulmini colpiranno come al solito il centro del vulcano e cominceranno a piovere rocce infuocate!" mi spiega e sono scioccata, " sembra che ci siete abituati, eppure non è normale! dove si trova il vostro Leader? " chiedo insistente, mi guarda male "certo che siamo abituati, succede almeno una volta a settimana, ormai ci siamo abituati, inoltre non abbiamo nessun Leader, o meglio quello che avevamo ci ha abbandonati per seguire il mondo degli inferi, in poche parole ci ha tradito!" lo dice con disgusto e non posso dargli torto, mi giro da Sebastian "riferisci ad Ascher che non dobbiamo più cercare nessuno, e che è meglio affrettarsi e lasciare questo posto, da quanto ho capito sarà una cosa esplosiva!" gli dico e lui annuisce, ci affrettiamo a scendere nuovamente e ci ritroviamo a correre, perchè i fulmini e le saette sono diventati prorompenti, "non capisco come mai questo mondo esplode ogni settimana, inoltre ho notato che quei demoni stupidi hanno accatastato enormi tronchi di legno ai piedi del vulcano!" Stefan pensa sempre e in effetti non è normale che mettono il legno sotto al fuoco del vulcano, finalmente troviamo Ascher e gli altri, le persone del posto sembrano non rendersi conto del pericolo, ma forse questo è veramente il loro mondo, non mi sono mai spinta più in la del mondo del fuoco con mio padre e non so esattamente come funzionano le cose qui, "questi demoni sono pazzi, fra poco ci sarà un esplosione e loro non sembrano preoccuparsi!" dice gelido Ascher, mi giro verso la montagna imponente e proprio in quel momento un fulmine cade proprio vicino ad una catasta di legno, il fuoco che prende subito, solleva una coltre di fumo e da quel momento si scatena l'inferno, cominciano una serie di esplosioni che fanno saltare in aria detriti di pietre e tronchi d'albero, insieme ad i ragazzi rimango a guardare l'orrore che si forma mentre vedo le persone chiudersi in casa proprio mentre vengono schiacciate dalle rocce ,una scena raccapricciante, un altra forte esplosione ci fa saltare, sembra che i detriti arrivino vicino a noi, abbiamo cominciato a correre via verso il confine, quando alcune pietre si sono andate a schiantare proprio vicino a noi, facendo crollare una casetta li vicino, mi accuccio dietro ad un altro muro, non so nemmeno come si trovasse qui, nascondendomi la testa con le braccia, mi sento un corpo vicino a me e quando alzo lo sguardo trovo Ascher che mi para con il suo corpo, mi guarda negli occhi " anche se sei una strega sei pur sempre umana, mentre io posso sopravvivere!" cerca di rabbonirmi, "non fare lo stupido il fuoco brucia te almeno quanto brucia me!" gli dico e lui scuote le spalle, "che dire non voglio vederti ferita?" mi dice e sembra sincero, mi guardo intorno e vedo che i ragazzi si stanno nascondendo dietro a mura rimasti in piedi, all'improvviso si apre un portale e ne esce un demone che dopo aver spiato a destra e sinistra, ci guarda e il suo viso si distende in un sorriso " Regina Kate, presto venite! non vorrete marcire viva qui dentro!" mi dice, sembro sorpresa e spaesata, ma dopo un altra esplosione tutti e sei ci dirigiamo dentro il portale, sarei una stupida a rimanere come lo sono a dargli retta, ma comunque vadano le cose almeno non bruceremo vivi.
      Oltre il portale si trova un castello immenso, il cielo sembra lo stesso colore del mondo dei demoni, ma l'aria sembra tranquilla senza scoppi ed esplosioni, quando mi giro per vedere la montagna che era in fiamme poco fa mi rendo conto che non c'è niente, sono molto confusa, infine il mio sguardo ricade sul demone che ci ha aiutato e lo trovo in ginocchio "sono lieto di essere al vostro cospetto, mi dispiace per la perdita di vostro padre, ma grazie per averci dato il vostro aiuto ed essere venuta fin qui!" detto ciò si alza e mi sorride, "scusami ma dove siamo? cioè il mondo dei demoni era quello, o è questo?" non capivo, "entrambi, solo che quello era il mondo dove i peccatori potevano circolare liberamente senza regole, questo invece è quello dove vincono le regole, ogni demone è libero di scegliere, ma come vedete le conseguenze sono comunque diverse!" oookkkk.... avevo capito "mio padre era uno dei Leader che lavorava a fianco di vostro padre lasciando a me il suo posto, appena ho sentito la vostra presenza qui sono venuto di corsa a cercarvi!" sono finalmente felice di vedere qualche faccia amica in tutto questo caos "Re Ascher non credevo che sareste mai venuto fin qui!" dice quasi gelido invece verso il vampiro, non mi meraviglio non sono razze che vanno d'accordo "non potrei mai lasciare la mia compagna in questi frangenti!" risponde piccato, il demone apre la bocca un paio di volte meravigliato ma prendo subito in mano la situazione "ho delle domande da farvi, sareste così gentile da ospitarci e farci riposare un po’?" gli chiedo, mi guarda un po’ imbarazzato, forse perché l'idea non è venuta subito a lui e subito annuisce, ci fa cenno di seguirlo e dopo aver dato un occhiataccia al vampiro rompi scatole l'ho seguito senza tante storie...
      Angel pov:
      I miei occhi si aprono di scatto, ero sdraiata su una distesa immensa di verde, il sole splendeva in alto ma la cosa che mi ha lasciato perplessa è che vicino ad esso c'era anche la luna bella e splendente, non ero certo negli inferi, ma allora dove ero finita? "finalmente ti sei svegliata!" una vocetta mi parlava ma non vedevo niente, chi aveva parlato? "sono qui!" ecco la voce un altra volta,
      un ombra appare davanti a me sotto forma di spirito, una donna con lunghi capelli neri e gli occhi di un azzurro chiarissimo, "dove sono? non sono in paradiso almeno!" le chiedo e scuote la testa, si libra attorno a me e mi mette a disagio "non siamo in paradiso ma siamo molto vicini, ho delle cose da dirti e valutare se sei all'altezza del compito che dobbiamo assegnarti!" mi spiega e sono confusa "compito? chi sei tu per impartire dei compiti?" chiedo, ci manca anche lei, non basta essere comandata da tutti gli altri, ora ci manca anche lei "saprai tutto a tempo debito adesso seguimi" comanda come se niente fosse, decido comunque di assecondarla, sino a che non capisco dove mi trovo non posso fare altrimenti...
      Camminiamo in mezzo al nulla, verde e solo verde, avevo un sospetto di quello che mi circonda già da un po’ , il sole anche se caldo e alto nel cielo non riscalda come dovrebbe e se provo ad usare il mio potere non succede niente, sembra tutta una finzione una scena montata per farmi credere che sono in un luogo sicuro, ma il mio istinto non sbaglia mai devo guardarmi le spalle, "siamo arrivati" mi dice e ci fermiamo ma davanti a me non c'è niente, almeno non finché decide di usare la sua magia ed aprire un portale dove alle spalle si trova una specie di castello, accidenti sono senza difese e chissà che vogliono da me, l'unico che potrebbe aiutarmi è Lucen, ma non sono sicura che lo voglia veramente, sospiro e la seguo dentro o la va o la spacca.
      Lucen pov:
      "come non si può svegliare? deve esserci una soluzione!" grido contro Sibilla, la donna si accuccia per la paura "Sire è come se fosse trattenuta contro la sua volontà, l'unico modo per svegliarla è comunicare con la sua mente!" mi dice e mi blocco "cosa vuoi dire?" chiedo, lei annuisce come per trovare coraggio di parlare, "Ci vuole qualcuno che entri nella sua mente e la riporti indietro!" le faccio segno di continuare fino a quì c'ero arrivato " beh! i corpi devono essere vicini, legherò un nastro rosso intorno ai polsi e con un incantesimo di unione i corpi diventeranno tutt'uno fra di loro in modo che si possa comunicare con lei!" cosa? "non prendermi in giro Sibilla questo è un matrimonio demoniaco, se le faccio una cosa del genere mi ucciderà!" rispondo e lei sgrana gli occhi "Io... non intendevo lei Sire, ci deve pur essere qualcuno disposto a..." ma non la faccio finire di parlare che ringhio, così forte che si spaventa "non dirlo nemmeno per scherzo nessun altro demone si avvicinerà a lei, sono stato chiaro?" senza aggiungere altro mi sdraio accanto al corpo di Angel e dopo un ultimo sguardo al suo viso innocente, chiudo gli occhi e aspetto che Sibilla faccia il suo dovere "Appena le legherò il filo attorno ai polsi e dirò l'incantesimo cadrà in un sonno profondo, il filo rosso la condurrà dalla sua sposa, il resto dovrà farlo da solo!" mi dice, sento le sue mani attorno ai polsi e pronunciare parole in latino antico, dopo di che sento il mio spirito lasciare il corpo ed allontanarsi sempre di più seguendo quel filo rosso che mi porterà dalla mia sposa, appena lo saprà mi farà uccidere dalla sorella se non lo farà stesso lei, il fatto che questa storia mi faccia ridere è alquanto strano questo è sicuro.... 
      CAPITOLO 12: LA MIA VITA NELLE MANI DI UN DEMONE
      Kate pov:
      Eravamo riuniti dentro una enorme sala, Fire ci aveva organizzato un piccolo banchetto, ma i vampiri non hanno mangiato a differenza mia che avevo una gran fame, volevo sapere un paio di cose da lui ed ora mi stava guardando con soggezione "vorrei sapere dopo la morte dei miei genitori perchè il regno dei demoni si è diviso in questo modo?" chiedo infine e cerca di rimanere fisso a guardarmi ma poi cala la testa "Quando vostro padre era ancora vivo io ero ancora un ragazzo che non capiva ancora cosa sarebbe successo al nostro mondo, nella mia stupidità ho sempre schernito mio padre per essere sempre severo con il suo popolo, ma lui mi ripeteva sempre che anche i demoni hanno bisogno di rispettare alcune regole o il mondo cadrà in pezzi, non ci credevo fino a quando non l'ho visto con i miei occhi, ho visto morire la mia famiglia davanti a me per mano di un Demone che credevo mio amico, invece si è dimostrato per quello che è la sua natura, così con gli insegnamenti di mio padre ho creato un mondo parallelo al vecchio mondo dove chi vuole vivere serenamente deve rispettare le regole che aveva imposto mio padre, per questo ci sono due mondi!" ok almeno questo l'ho capito ma ora veniamo al momento cruciale "volevo sapere di questo demone che vi ha tradito!" chiedo e noto che Ascher e gli altri mi stanno guardando, sono curiosi di capire cosa mi frulla nella mente ma ci arriveremo presto "il suo nome è Alec è un demone di prima categoria, 
       
      dopo la morte di vostro padre ha creato un esercito, il suo obbiettivo è impossessarsi del mondo magico, voleva i sette regni e gli altri per governare ed avere il potere." mi spiega, mi alzo e mi avvicino alla vetrata che fa risplendere la luna argentata in cielo, "perchè è andato via dal mondo dei demoni ed è andato negli inferi?" chiedo e mi giro a guardarlo, "per poter attaccare gli altri mondi doveva cominciare con gli inferi, doveva spodestare Lucien, ma qualcosa andò storto, quel poco che so di lui aveva puntato gli occhi sulla sua cosiddetta compagna di Lucien!" appena detto questo guarda il vampiro che mi segue come un cagnolino, lo sapevo che qualcosa non andava, Ascher si alza di scatto "cosa vuoi dire con la sua cosiddetta compagna di Lucien? " cercava di trattenersi, "che la guerra che hai fatto a Lucien è stata inutile dal momento che non è stato lui ad uccidere tua sorella, siete stati le pedine di un gioco che non avete voluto voi!" rispondo per Fire che mi guarda confuso, Ascher è sconvolto da quello che gli ho appena rivelato "non è possibile! Lilian era la compagna di Lucien me lo ha detto lei, è morta per lui, solo un sentimento forte come i compagni può farti sacrificare la tua vita per la tua compagna!" mi dice e nel frattempo mi ferisce, perchè mia nonna amava molto il suo compagno e credo che nonostante il legame anche lui sia stato veramente innamorato "voi vampiri non avete un cuore e vi è difficile provare amore verso un altra persona che non sia il vostro compagno, ma tua sorella amava Lucien anche se non era la sua compagna ovviamente!" gli dico ma non sembra accettarlo " come fai a sapere che non era la sua compagna? ho visto la disperazione di Lucien quando è morta Lilian e anche se non ci volevo credere sembrava veramente disperato..." non lo lascio finire che mi arrabbio "ma non è morto! i demoni del livello di Lucien quando trovano la loro compagna o sposa come dicono loro eseguono subito il rito del filo rosso, negli inferi o in questo mondo la prima regola è questa e tua sorella non era stata disegnata per essere la sua sposa, i demoni al posto vostro hanno ancora un cuore e possono provare sentimenti come l'amore, guardami Ascher e dimmi chiaramente in faccia che il nostro legame è segnato solo dal fatto che siamo compagni o provi dei sentimenti per me?" gli chiedo in faccia resta sorpreso dalla mia domanda, per un attimo poi il suo sguardo si fa penetrante e mi guarda dritto negli occhi "forse all'inizio, potevo essere attratto da te fisicamente, ma dopo tutto quello che abbiamo passato insieme non ne sono così sicuro, non credo che sia il legame a volere stare vicino a te, desiderare il tuo contatto o un tuo sorriso, sono geloso per ogni sorriso che regali agli altri e non a me, il mio comportamento verso di te è lo stesso che ha mio padre verso mia madre e loro si amano veramente quindi credo che non sia solo il legame che mi attira verso di te, per anni ti ho sognata e sono stato veramente un cretino per come mi sono comportato con te!" finisce di parlare e sento che  non sta mentendo, lo dice veramente e mi fa arrossire accidenti a lui non mi aspettavo certo una dichiarazione in piena regola, mi schiarisco la gola "Bene... se non l'hai ancora capito quello che volevo farti capire è che Tua sorella purtroppo è stata un pedina nelle mani di questo demone, lui voleva la guerra fra di voi ed ha usato Lilian credendo che fosse la sua compagna ma non era così, quello che mi domando ora dopo tutti questi anni dove si trova Alec?" mi chiedo, "per quello che ne so, l'ultima volta era negli inferi, ma altre voci dicono che si è creato un mondo a parte solo per se dove può seguire gli altri mondi indisturbato, poi sono solo voci!" risponde Fire, e sono convinta che sia la seconda possibilità, un flash passa davanti ai miei occhi e un dolore al petto s'impossessa di me, facendomi cadere in ginocchio "Kate cosa ti succede?" sento vagamente le grida dei ragazzi preoccupati, le braccia di Ascher mi circondano e le scariche elettriche mi danno un po’ di conforto "m...mia.. sorella!" respiro, cosa le stanno facendo? devo cercare da dove proviene ma il dolore mi sta consumando le energie, boccheggio "guardami Kate focalizza il tuo sguardo su di me" dice Ascher nella mia mente, "mia sorella è in pericolo, lo sento!" rispondo nel panico "guardami negli occhi!" mi dice ed infine lo faccio, i suoi occhi diventano chiari come il ghiaccio, si avvicina a me e mi bacia, caspita che sta facendo? "ti dono la mia energia, così potrai localizzarla!" mi spiega, annuisco mentalmente e chiudo gli occhi assorbendo quello che mi dona con il suo bacio, mi concentro sull'incantesimo che avevo usato per trovarla al castello e lo stesso filo rosso mi porta per vari mondi che non conosco fino ad un grande castello, il filo rosso continua dentro di esso, non mi rendo conto nemmeno che mi ero staccata da Ascher, rimanendo concentrata e con gli occhi chiusi, "l'ho trovata ma il teletrasporto mi porterà via molta energia!" spiego ad Ascher "ti daremo un po della nostra di energia!" dice Dicon, come anche Stefan e gli altri ragazzi, "cercheremo di connetterci a te nel teletrasporto in modo da poterti dare tutto il carburante che ti serve!" mi dice Ascher derisorio, annuisco "bene allora possiamo andare, grazie per quello che hai fatto per questo mondo Fire ci vedremo presto, non appena tutto questo sarà finito" lo saluto e dopo averlo salutato pronuncio l'incantesimo per portarci via di qui... Angel ti prego aspettami....
      Lucien pov:
      Il filo rosso mi aveva lasciato in un mondo parallelo, davanti ad un castello dove la luce della Luna rifletteva sulle lanterne infuocate che costeggiavano tutto il muro di cinta, avevo l'invisibilità in modo che nessuno poteva vedermi e sapere che ero qui, una brutta sensazione si faceva avanti nel mio stomaco, il disagio che avevo provato nel tenere in braccio la strega priva di coscienza si sta facendo strada anche ora, seguo il filo rosso dentro le mura del castello, salgo per i corridoi dove ci sono demoni di guardia, non sono miei discepoli, poi le grida disperate di una donna mi fanno accapponare la pelle, non era una donna qualunque ma la mia donna, corro come un matto, le grida si fanno più vicine fino a trovarla finalmente, ma non ero preparato a quella vista, l'avevano legata con le braccia in alto con catene magiche, in modo da non toccare il pavimento con i piedi e non poter usare il suo potere, un demone la stava frustando nella schiena ed ogni rivolo di sangue che usciva facevano festa, mi avvicino come un animale e riesco a vedere chi comanda, sorpresa, lo avrei dovuto immaginare che si trattava di Alec, "dimmi strega che rapporti hai con Lucien? se non mi rispondi ti darò altre cinque sferzate!" gridava lui, Angel che aveva la testa china non rispondeva, ma dal suo respiro si capiva che non era svenuta, "donna continui a non rispondere? perchè vuoi proteggere quel dannato demone, non capisci che sei solo una delle tante che si sc..pa! morirai anche tu come è morta quella put... della sua amante!" rideva sguaiato il demone, il sangue mi stava ribollendo e il mio animale voleva uscire fuori, Angel alza la testa e lo fissa negli occhi " Lucien non mi ha mai fatto del male, lui è un Re migliore di quello che potrai mai essere tu nei secoli, quando saprà quello che mi hai fatto ti ridurrà in piccoli pezzetti ed io mi divertirò a guardare!" gli sorride maligna e quel suo sguardo mi eccita, che diavolo di strega è questa? un angelo misto a strega o un demone mancato? fatto sta che ad Alec non è piaciuta la sua risposta, "uccidetela non mi serve a niente!" grida, il demone vicino a lei alza la frusta per poterla colpire, ma non ha fatto i conti con me....
      Angel pov:
      Era la fine, ho aspettato e sperato che Lucien mi sarebbe venuta a salvare, ma mi sbagliavo, con la mia uscita avevo condannato la mia vita, il demone alza la sua frusta per continuare a fustigarmi fino alla morte, calo la testa non voglio vederlo non voglio sentire più dolore, ma la frustata non arriva, "Non credi di stare esagerando un po’? non hai capito che te la sei presa con la persona sbagliata amico!" questa voce... alzo la testa e davanti a me c'è Lucien, allora è venuto! "Lucien, sei qui?" chiedo ancora sorpresa, Alec si alza in piedi di scatto mentre gli altri demoni che riempivano la stanza si fanno indietro, per l'aura che emana Lucien il Re degli inferi, "certo bambolina non potevo certo lasciarti qui!" mi risponde e quando si gira verso di me sorride con quello sguardo impertinente che ha, mi esce un sorriso che si tramuta in una smorfia di dolore, il suo sguardo si infuoca d'ira e vedo che i suoi occhi stanno diventando neri, si gira verso il demone con la frusta e con la mano libera gli afferra il viso, fiamme si espandono dalla sua mano facendo prendere fuoco e bruciare vivo il demone, "non ce la puoi fare da solo Lucien, non potrai combattere da solo e salvare la tua putt...!" dice Alec, ma Lucien ringhia come un animale e la sua pelle cambia colore trasformandosi in un demone rosso fuoco, che bestione "Non osare parlare della mia sposa in questo modo, ti taglierò la tua lingua pezzo per pezzo!" ringhia Lucien, rompe le mie catene e mi prende il braccio, se vi dico che le sue braccia attorno a me mi danno sicurezza non ci crederete mai, ma aspetta cosa ha detto? "sposa?" sibilo confusa, "è una storia che deve attendere per essere spiegata, ma fidati di me, resta qui la mia barriera ti proteggerà!" mi dice, mettendomi accucciata in terra, alza una specie di barriera intorno a me e si gira per affrontare i demoni "resta vivo perché la voglio proprio sentire questa storia!!" gli grido e lui annuisce e ride... resta vivo per favore Lucien... 
       
      CAPITOLO 13:    UN SENTIMENTO NUOVO
      Angel pov:
      Lucien combatte contro i demoni di Alec, si scaglia come una furia con i suoi artigli eliminandoli uno per uno, alcuni li riduce in cenere con le sue sfere di fuoco ma sono tanti, escono da ogni posto, comincia a risentirne la barriera che ha messo su di me inizia a lampeggiare ed il problema è che non ho energie per combatterli con la mia magia, due demoni lo afferrano per le braccia ed altri due gli vanno addosso, cerca disperatamente di liberarsi ma si vede che è stanco, la barriera cede e sono senza difese, "bene, adesso non hai difese tesoro!" ringhia un demone mentre cammina verso di me, mi concentro su quel poco di energie che mi restano ed emano una scarica di energia che si espande per tutta la sala, il mio corpo è debole ma almeno riesco a liberare Lucien "non usare i tuoi poteri bambolina o mi renderai debole!" mi rimprovera Lucien ad un palmo da me, mi guarda preoccupato "non hai ancora capito che miei poteri non hanno effetto su di te?" gli dico a filo di voce, mi guarda sorpreso, il suo aspetto torna di nuovo umano, "ho esaurito la mia energia, siamo nei guai!" mi dice e mi prende in braccio, i demoni sono ancora un po’ storditi dal mio potere, ma Alec si fa avanti e ci guarda sorridendo "la storia si ripete come vedi Lucien, non hai molte possibilità di salvare le persone che ami!" gli dice e guardo Lucien, stringe la presa sul mio corpo facendomi sussultare, "quindi sei stato tu ad uccidere Lilian?" chiede, il demone ride in maniera convulsiva, mi sta proprio sulle palle, non per essere sboccati ma mia sorella non avrebbe saputo dire di meglio, chissà se ha sentito il mio dolore? "è stato così semplice mettervi l'uno contro l'altro quello che non sapete è che Lilian non era la tua compagna ma la mia!" dice mentre i suoi occhi diventano neri, sussulto per quello che ha detto, Lucien mi guarda 'riesci a sentirmi?' dice nella mia mente, resto sorpresa ma gli faccio cenno di si 'devi cercare di scappare mentre cerco di distrarli' cosa? 'no, non se ne parla non ti lascerò morire' non deve chiedermi una cosa del genere? lui non è cattivo come molti dicono, non voglio che muoia per me 'stupida donna devi starmi a sentire una buona volta' ringhia quasi nella mia testa 'sei tu lo stupido, non darai la vita per salvare la mia, sono troppi e non potrai mai farcela da solo lo rimprovero, guarda nuovamente davanti a se, poi con delicatezza mi posa in terra, aspetta che mi senta stabile sulle gambe e poi si mette davanti a me "sapevo che c'eri tu dietro alla morte di Lilian, ma non volevo credere che mio fratello, sangue del mio sangue potesse essere la causa della guerra tra i nostri mondi, a quanto pare mi sbagliavo!" dice stringendo la mascella ed i pugni, Alec incrocia le braccia sul petto e lo guarda deridendolo "converrai che sono stato bravo! ma lo sarò di più quando riuscirò a strapparti il trono e regnare con la tua compagna!" dice guardando me, cosa? io sarei la compagna di Lucien? guardo verso il demone che mi da le spalle per una risposta, ma lui sembra tremare "non ti permetterò di toccarla nemmeno con un dito fratello ti strapperò il cuore con le mie mani!" un urlo animale esce dal suo petto e una forte scarica di energia colpisce tutti i demoni davanti a lui, compreso il fratello facendoli finire in terra, poi si gira verso di me e con un tocco magico mi rinchiude dentro una bolla "cosa fai Lucien! no! non puoi farlo!" grido battendo i pugni sulla bolla "non ho altra scelta Angel, non voglio che arrivi a te!" mi dice dolce, scoppio a piangere il mio cuore si colma di un sentimento che non avevo mai provato "no Lucien! ti prego non farlo!" lo supplico ma la sfera mi solleva da terra e si allontana da lui, continuo a battere per romperla, lacrime mi annebbiano la vista, perchè piango per lui? che sia amore quello che provo per lui? "Hai sbagliato fratellone!" grida Alec alle spalle di Lucien, con un coltello dalla forma strana lo pugnala alla spalla, le grida di Lucien mi straziano l'anima "morirai fratello e la troverò, la renderò mia schiava!" gli dice Alec con veleno nella voce, ma Lucien bruciante di rabbia si gira fra le braccia del fratello e con i suoi artigli gli infilza una spalla come uno spiedino, le grida del demone spazzano l'aria, entrambi si allontanano l'uno dall'altro, cadendo in ginocchio "che aspettate uccidetelo!" grida Alec, ed io non posso fare altro che gridare e piangere mentre vedo l'orda di demoni scagliarsi verso Lucien....
      Si buttano sopra di lui, ma rimbalzano come molle tramortiti da una barriera elettrica, resto sorpresa davanti a Lucien c'è mia sorella Kate con Il suo compagno Ascher ed i suoi guardiani "scusate per il ritardo!" dice lei, si gira e mi guarda, un lampo di rabbia le attraversa lo sguardo, "chi ha osato ridurti così sorellina?" mi chiede guardandomi dal basso "Non è stato Lucien!" le rispondo guardando il mio demone ancora in ginocchio "ti prego Kate aiutalo!" piango e lei mi guarda sorpresa, poi annuisce "Che dici Ascher ti va se ti do una mano a vendicarti di tua sorella?" chiede al compagno, che aveva gli occhi puntati su Alec, che sembrava spaventato "come siete riusciti ad arrivare qui?" chiede "questo è l'ultimo dei tuoi problemi, Jasper, Dicon prendete con voi Lucien e Angel a loro ci pensiamo noi!" dice il Re vampiro, comincio a scendere verso terra con la bolla e non appena tocco i piedi sul pavimento la bolla svanisce, corro verso Lucien ma vengo bloccata da qualcosa, "dove credi di andare cagna!" la voce femminile che mi aveva condotta qui mi tiene prigioniera tra le braccia, con un coltello puntato alla gola, resto senza fiato quando tra Lucien e Ascher si manifesta la meraviglia nei loro volti ed insieme ripetono il nome di una donna "Lilian" mano avevano detto che era morta? "sorpresa! mi dispiace di aver rovinato il vostro lutto ma sono viva e vegeta!" dice lei puntando il coltello più sul mio collo "Lasciala subito! che stai facendo?" dice Ascher, Lucien non dice una parola ma il suo sguardo muta, dalla sorpresa alla rabbia pura, guardo mia sorella 'Kate non ho forse per combatterla!' le dico mentalmente 'stai tranquilla Angel ti donerò un poco della mia in modo da poter usare il tuo potere su di lei' mi ripete e mentalmente annuisco, mantengo la calma mentre vedo il filo rosso che mi lega a mia sorella collegarsi a me, sento le mie forse rigenerarsi, Alec si sposta vicino a noi ridendo "non ve lo aspettavate vero? secondo voi potevo far morire la mia compagna? Lilian è stata di grande aiuto nel mio piano vero tesoro?" le rivolge un sorriso e lei annuisce "come è possibile, tu hai ingannato la tua famiglia, il tuo popolo, hai ingannato me?" chiede Ascher e posso sentire il suo dolore, "Tu saresti diventato Re e volevo anch'io il mio posto di regina vicino al mio compagno, l'unico modo era quello di metterti contro il Re degli inferi!" risponde lei velenosa, "Ma adesso se non lasci mia sorella immediatamente avrete tre regni contro di voi, e ti posso garantire che non la passerete liscia!" ringhia mia sorella, in tutta risposta spinge il pugnale fino a che un rivolo di sangue esce dal mio collo 'ora Angel' dice Kate, uso il mio potere su di loro, la forza del colpo li fa finire a qualche metro da me, così corro verso Lucien e mia sorella, cerco di arrivarci ma il colpo alle spalle arriva senza previsto, senza aspettare, l'impatto del coltello sulla mia schiena mi fa sbilanciare e cadere, non arrivo a toccare il pavimento che sento le braccia di Lucien attorno a me, "Angel no!" grida Kate mette una barriera per difenderci dagli attacchi, alzo lo sguardo e mi trovo a fissare due occhi neri come la pece "non muoverti, non parlare torniamo indietro ok?" più che una domanda è una affermazione, "come facciamo ad andare via di quì?" chiede Ascher vicino a noi due "mettete le vostre mani su di me, se mi date un po’ di energia vi porto io!" dice Lucien, dopo averlo guardato negli occhi il vampiro cede e gli mette la mano sulla spalla, quando anche mia sorella e gli altri l'hanno fatto punta gli occhi sul fratello e Lilian "non è finita quì fratello, ti farò rimpiangere fino all'ultimo graffio che hai causato alla mia sposa!" ringhia, con questa frase perso i sensi, non so dove mi porterà ma non ho paura...
      CAPITOLO 14:   CAPIRE I SENTIMENTI E’ DIFFICILE
      Kate pov:
      Lucien ci ha teletrasportati tutti quanti dentro una camera enorme, sul letto erano sdraiati i corpi del demone e di mia sorella, Lui è riemerso con un enorme respiro, mentre mia sorella non aveva mosso ciglio, accorro al suo lato e la scuoto leggermente, "Angel svegliati!" poi vedo la macchia di sangue che macchia il letto e vado nel panico, "spostati strega che ci penserà Sibilla a lei!" mi dice Lucien, non mi ero nemmeno accorta che si era alzato dal letto, vedo la donna venire verso di me con degli intrugli in mano, "fidati di me ragazza, so fare il mio lavoro." mi dice ed annuisco, non ho altra scelta, mi allontano dal letto e vado verso Ascher che sembra teso e provato, scoprire che sua sorella è viva e una traditrice non deve essere bello, nonostante tutto mi mette una mano sulla spalla e mi conforta, cosa che non posso sapere se lo fa per il senso di colpa che lo divora o perchè vuole veramente farlo.
      "Mi devi spiegare cosa ci faceva mia sorella in mano a quel demone, non ti uccido solo perchè mia sorella sembra tenere a te!" ringhio verso Lucien, mi guarda di traverso, "non è il momento di fare spiegazioni adesso!" risponde alterato, come osa? "vi prego di lasciarci da soli! uscite fuori di quì!" dice la maga, dopo un ultima occhiata ai presenti, si rivolge a Lucien e lo intima ancora ad uscire " se le succede qualcosa ti terrò responsabile Sibilla!" sibila il demone, la maga annuisce e lasciamo la stanza, "non voglio lasciare mia sorella in mano sue, non mi fido di voi!" grido, ma Ascher mi carica di peso per la vita e mi trascina via, "Lasciami subito o ti trafiggo con un paletto!" ringhio ma lui non vuole sentire ragioni, Lucien ci fa strada in mezzo a questi corridoi immensi, fino a trovarci in quella che credo sia la sala del trono, enorme e stile ottocento, ma sono fissati con l'antico, infine il vampiro mi molla, prendo le distanze ma non prima di avergli dato un pugno sul braccio, mi avvicino al demone e lo afferro per il colletto, gli sgancio un pugno sul viso con tutta la forza che ho, dopo averlo mandato in terra mi reputo almeno soddisfatta in parte "adesso mi racconti tutto, perchè mia sorella è in fin di vita!" gli punto il dito contro, sembra perso fra i suoi pensieri e questo mi manda in bestia, mi giro verso Ascher e i ragazzi, sembrano spaesati lo stesso, ma certo non si tratta solo di Angel ma anche di Lilian e del suo tradimento, mi calmo quel tanto da poter parlare civilmente " posso capire che il tradimento vi brucia tanto ma abbiamo una missione importante adesso, dobbiamo ristabilire i nostri regni sotto un giusto dominio e finirla con questa guerra assurda che avete iniziato, dobbiamo allearci per lottare contro il nuovo nemico, perchè scommetto che adesso organizzerà un esercito contro di noi e coglierà ogni punto debole, ogni vostro punto debole!" dico guardando il mio compagno e poi Lucien, nei loro sguardi ho visto preoccupazione, la situazione non è delle migliori, ma non possiamo arrenderci 'Kate' sento la voce di Angel nella mia mente, sorrido 'sorellina che bello sentire la tua voce' le dico 'come stai?' le chiedo ' bene questa maga fa i miracoli, dovremmo portarla sempre con noi!' fa ironia, allora sta bene 'non posso ballare ma sto bene' ripete e ridacchio, "Angel sta bene ed è sveglia" come finisco di parlare vedo Lucien tirare un sospiro di sollievo, ma non è finita quì "mi puoi spiegare cosa significa il nastro rosso che era legato sui vostri polsi? mia sorella è diventata la tua sposa?" chiedo a raffica, "credo che prima di spiegarlo a te dovrei prima spiegarlo a lei!" mi risponde "cosa? l'hai sposata senza chiederle il permesso?" grido nuovamente, perchè questi uomini mi fanno perdere la testa? cosa avrò mai fatto di male!!! "non ho avuto altra scelta se volevo salvarla!" ringhia verso di me, dannato demone anche se non credo che a mia sorella dispiaccia questa situazione "adesso se non vi dispiace vorrei andare a vedere come sta mia moglie!" dice defilandosi, batto il piede in terra indignata, sono stufa di avere a che fare con loro testoni, guardo il vampiro davanti a me, in cerca di una soluzione, ma non sembra essere quì con me, devo trovare una soluzione al più presto...
      Angel pov:
      "grazie Sibilla" respiro piano, sono tutta dolorante, annuisce prima che un tornado entri trafelato dentro la stanza, mia sorella deve avergli fatto una lavata di capo appena il suo sguardo cade sul mio, sembra che il mondo si fermi attorno a noi, non volevo credere che proprio lui discendente dell'angelo caduto potesse essere il mio compagno, proprio io che ho un indole mite in confronto a lui, ma forse non siamo così sbagliati come coppia, liquida Sibilla con uno sguardo e si avvicina a me, sento qualcosa nel mio polso e noto un nastro rosso, ha eseguito il rito allora "è ancora legato al tuo braccio perchè per essere completo devi dare il tuo consenso!" mi spiega prendendo il mio polso tra le sue mani, gli sorrido "vuoi già liberarti di me?" scherzo, ma lui sembra serio "Lucien stavo scherzando!" gli dico cercando di sollevarmi, lui mi afferra per le braccia e mi aiuta a sollevarmi, credevo che mi appoggiasse sopra i cuscini invece mi avvicina a lui, i nostri visi sono a due centimetri di distanza l'uno dall'altro " vuoi sciogliere il legame?" mi chiede a filo di labbra e non posso fare a meno di alternare lo sguardo dai suoi occhi verdi alle sue labbra, credo che mi si sia appena seccata la lingua "tu cosa vuoi fare?" riesco a chiedere, i suoi occhi diventano neri per un minuto " non devo scegliere io tesoro, la mia scelta l'ho fatta dal momento che mi sono legato quel nastro al polso!" mi risponde e il cuore perde un battito, non è il mio potere ad influenzarlo sono i suoi sentimenti a parlare, posso decidere di rimanere al suo fianco? penso alla mia vita e a quello che ho vissuto, stare vicino a Lucien in questa battaglia sembra la scelta giusta, mi sentivo morire al pensiero che gli succedesse qualcosa, "lo voglio anch'io, voglio legare quel nastro per sempre!" respiro e appena le mie parole prendono vita, mi stringe a se nelle sue enormi braccia, sorrido come una scema, "lo sai vero che non ti lascerò più fuggire da me vero?" mi dice e scuoto la testa "non potrei chiedertelo nemmeno, quando faccio una promessa la mantengo sempre!" ci guardiamo negli occhi, poco prima che le sue labbra si avventano sulle mie, in un bacio passionale e per nulla delicato, rude come lo è lui e la cosa non mi dispiace per niente, sembra che il fuoco si sia impossessato di noi, si stacca da me con il fiatone "finiremo il rito con la benedizione di tua sorella!" mi dice e divento rigida, Kate non approverà mai questo matrimonio, mi accarezza la guancia, "stai tranquilla, tua sorella ha capito che c'è qualcosa fra di noi." mi dice e non sono molto convinta, devo parlarle al più presto, non accetterà facilmente la situazione sospiro, riuscirò a far capire ad una donna che non ama facilmente quello che provo? "adesso riposati dopo ne parliamo ok?" mi dice, annuisco e quando si allontana entra nella stanza anche mia sorella, lui le lancia uno sguardo che non capisco e poi esce lasciandomi con mia sorella, si siede vicino a me "come ti senti?" chiede "meglio, un po dolorante ma meglio!" rispondo, lei guarda il nastro rosso e poi me "sei sposata allora?" mi chiede, "non del tutto, Lucien mi ha lasciato una scelta." le dico e lei sembra sondare la mia risposta "che tu hai già preso giusto?" mi dice cerco di ribattere ma lei mi ferma "non mi devi nessuna spiegazione, sei una donna ormai, ho cercato di tenerti al sicuro e il più delle volte ho fallito, ti sei dimostrata una combattente e sono fiera di te sorellina, se il demone ti rende felice non sarò certo io a rovinare la tua felicità!" mi dice, resto scioccata, cosa è successo alla donna fredda e calcolatrice che conoscevo? "sono confusa Kate è successo qualcosa che dovresti dirmi?" le chiedo e sembra arrossire "non farci caso è il legame compagno, quello stupido vampiro mi ha segnata e i suoi sentimenti si riversano su di me!" si che bella scusa, la guardo con un sopracciglio alzato e alla fine sbotta, "ok, ok, non ci capisco niente nemmeno io, quando Ascher mi sta sui piedi mi da fastidio ma quando non lo vedo in giro mi preoccupo, e mi sento a disagio, non guardarmi così, non sono innamorata o lo sono?" sembra veramente nel pallone "se non riesci a capire i tuoi sentimenti da sola non so che altro dirti a parte cercare di trovare un lato buono in quello che è il tuo compagno, da quello che ho capito la sorella che amava molto lo ha tradito nel peggiore dei modi, deve essere distrutto, potresti cominciare a cercare di parlarci civilmente, almeno è un inizio, lasciati andare per una volta Kate ormai non siamo più piccole credo che potresti riuscire a instaurare un rapporto con il tuo compagno!" le dico e fa una smorfia, non cambierà mai ma scommetto che almeno ci proverà ed è quello che conta... almeno per ora...
      CAPITOLO 15:  DESTINI INCROCIATI
      Kate pov:
      Stavo vagando per il castello in cerca di quel vampiro forse mia sorella aveva ragione dovevo dargli almeno una possibilità, ma a mia discolpa lui me ne aveva fatte veramente tante, ' Dove sei Ascher?' chiedo nella mente 'sto andando nella sala del trono mi risponde subito 'ci vediamo li' gli rispondo ristretta e concisa, mentre cammino per i corridoi cerco di immaginare come si sentirebbe se mia sorella avesse fatto lo stesso con me, ne sarei morta sicuramente quindi potrei capire in parte come si sente, arrivo nella sala del trono e non c'è ancora nessuno, "Sei qui, ti stavo cercando!" mi dice Ascher entrando da un lato del corridoio, da solo, credevo fosse in compagnia dei ragazzi invece mi sbagliavo, si avvicina trafelato e mi prende per le spalle stringendomi in un abbraccio, questo gesto mi lascia spiazzata, non mi aspettavo una reazione del genere da lui, anche se negli ultimi tempi ha dimostrato di tenere a me in più di un occasione, questo mi lascia comunque di sasso, cerco di scrollarmelo di dosso perchè stranamente il suo abbraccio non mi da sicurezza e non sento nemmeno le scariche elettriche, "Ascher mollami, mi stai stringendo troppo" gli dico vicino al suo orecchio, lo sento ridere leggermente e comincio ad urtarmi, altro che comprensione si sta prendendo gioco di me, "volevo tanto sapere cosa si prova ad abbracciare la propria compagna!" mi risponde, lo spingo quel tanto che basta per mettere distanza tra di noi, " cosa dici? ci siamo già abbracciati altre volte, sei sempre stato un po’ pervertito!" gli rispondo e lui sogghigna "ma veramente?" sembra strano stasera "capisco che lo shock di rivedere tua sorella in vita ti abbia turbato ma non credevo fino a questo punto!" gli dico e lo vedo confuso, ma sono impazzita io o lui sembra veramente un altra persona, lo guardo meglio nel viso per vedere se c'è qualche particolare che mi fa capire se è lui o no ma non noto niente di diverso, con la mano mi sfiora il viso in una carezza e mi infila la ciocca di capelli dietro l'orecchio "come sei bella, mi piacciono i tuoi capelli!" ecco questo è troppo, il fatto che mi abbia fatto arrossire non centra niente sul fatto che è partito di cervello, sento arrivare dei passi da un altro corridoio ed ecco che ho la mia sorpresa, Ascher compare nella sala del trono con i ragazzi ed un Lucien furente, capirete che il mio corpo è andato completamente teso, stavo parlando con Ascher cinque minuti fa, quindi come è possibile che adesso sia arrivato scortato dai ragazzi, "Ascher" respiro e quando i suoi occhi sono su di me resta pietrificato, ma non da me questo è sicuro, sicuramente avrà notato che c'è qualcuno che è la sua copia esatta dietro di me,  mi giro di scatto verso l'uomo che mi parlava poco prima e lo trovo sorridente, "chi sei tu?" quasi grido, ma che cavolo mi ha abbracciato e mi ha toccato senza essere il mio compagno, aspetta aveva detto che voleva sapere cosa significava abbracciare il suo compagno, sono veramente confusa, " vedo che mio fratello ha dimenticato un piccolo particolare  come sempre del resto!" Fr...FRatello!!!! Ascher ha un fratello identico a lui e non mi ha detto nulla? certo non siamo stati ancora intimi fino a questo punto ma caspita questo vampiro mi farà venire una nevralgia acuta alla testa, mi giro verso il mio compagno che non sembra tranquillo dalla presenza del fratello 'Kate non fare domande ed allontanati da lui lentamente' mi dice nella mente, cosa? ma è serio! "Tu mi farai impazzire" la butto sulla scenata e seguo il suo consiglio, ma la fortuna non gira sempre dalla mia parte, "non così in fretta tesoro!" mi blocca per un braccio, lo guardo male e respiro "ti conviene togliermi le mani di dosso, mi hai già toccato abbastanza Fratello, potrei perdere la pazienza" gli dico ma non sembra sorbire nessun effetto, anzi sorride "mi piace il tuo carattere, ci divertiremo un mondo insieme!" ma che dice è ubriaco secondo me "io e te non ci divertiremo affatto insieme!" strattono il braccio ma mi arriva una scarica elettrica così forte che mi fa urlare, è come se fossi passata più volte da mille spilli, "Alexander lasciala subito!" vagamente sento la voce di Ascher, devo fare qualcosa, alzo lo sguardo verso il fratello e penso al dolore, come avevo fatto con Lucien ma lui sogghigna "non funziona con me cara, abbiamo lo stesso potere se non te ne sei accorta!" mi tiene ancora per il braccio indebolita dal suo attacco, mi reggo a malapena, "Adesso dormi tesoro!" come pronuncia quelle parole sento una grande stanchezza, 'Ascher ' ripeto nella mente prima di svenire, sorretta dalle sue braccia.... cosa vuole da me....
      Ascher pov:
      Alexander teneva Kate fra le braccia, aveva sollevato una barriera davanti a loro, non riuscivo a scalfirla "cosa ci fai qui? lascia la mia compagna, cosa vuoi da lei?" grido mentre anche gli altri mi aiutavano a cercare di rompere la barriera, quando Lucien era venuto da me arrabbiato perchè un vampiro aveva sconfinato e non riusciva a trovarlo, ho pensato a mia sorella ma mai e poi mai avrei immaginato che mio fratello gemello sarebbe venuto fin quì "volevo passare un po’ di tempo con la mia compagna sei stato ingiusto nel segnarla senza darmi neanche il tempo di conoscerla!" dice strafottente "non è la tua compagna e lo sia anche tu! Kate è solo mia e non ti azzardare a toccarla con un dito!" gli ringhio contro "vedremo chi sceglierà alla fine fratello sono sicuro che la farò cadere per me!" e con questo affronto la stringe a se e le bacia le labbra, davanti a me, mi scaglio con tutta la mia forza contro la barriera, s'incrina e cede sotto le mie mani proprio mentre il corpo di Alexander scompare insieme a quello di Kate "Noooooo! torna indietro bastardo! ti troverò Alexander e questa volta ti strappo il collo a morsi!" non li vedevo più potevo solo sentire la sua risata, "vedremo caro fratello, ti aspetto!" la sua risposta mi fa ancora più imbestialire, "non possiamo lasciarli andare via così?" gridava Lucien, "cosa succede qui perchè state gridando?" la sorella di Kate appare dal corridoio, debole si appoggia al muro, come la vede Lucien si avvicina a lei facendo da appoggio con il suo corpo, non abbiamo il coraggio di dirle cosa è successo, ci guarda confusa " cosa succede Lucien? ci hanno attaccato? Kate dove sta mia sorella?" chiede guardandosi intorno, "è entrato un vampiro nel palazzo, da quanto ho capito si tratta del fratello di Ascher, lui... lui ha preso tua sorella!" le rivela, lo guarda con gli occhi sgranati, "ma.. ma come ha fatto ad avvicinarsi a Kate? lei non è un tipo che si fa abbindolare facilmente!" già, "non se il fratello di Ascher è il suo gemello, lo ha scambiato per lui per questo ha abbassato la guardia!" un singulto esce dalle sue labbra, si stringe al compagno piangendo "se non le avessi detto di lasciarsi andare e avere più fiducia verso il suo compagno forse sarebbe stata più attenta!" mi sento frustrato dannazione, "non è colpa tua Angel, non sapeva comunque che il compagno ha un fratello  gemello, non piangere tesoro mi fa sentire fisicamente debole se fai così!" le risponde Lucien, mentre il suo sguardo di fuoco si punta addosso a me "Stefan rintraccia la scia di Alexander vado a riprendermi la mia compagna!" dico ad uno dei migliori localizzatori di vampiri, "no! non andrai da solo a prendere mia sorella verremo con te!" mi dice Angel guardando tra me e Lucien, annuisce in accordo con lei, mi meraviglio di come siano affiatati come coppia con così poco tempo passato insieme, mi sarebbe piaciuto avere il loro rapporto con Kate, forse era quello che voleva fare prima di sparire con quel bastardo, ma mi riprenderò anche questo, devo trovarla prima che mio fratello le faccia il lavaggio del cervello come ha fatto con tutte le persone che ho amato in passato, per colpa sua sono diventato un uomo senza cuore e sentimenti, me la pagherà stavolta ha passato il segno....
      CAPITOLO 16:   UNA PARTE MANCANTE DI ME
      Kate  pov:
      Quando apro gli occhi sono distesa sul letto,  mi alzo di scatto e sento la testa che gira forte, gemo per il dolore e mi sento confusa, "pensavo che non ti saresti più svegliata!" salto in aria, non mi ero resa conto di non essere da sola nella stanza, guardo il vampiro davanti a me e caspita somiglia veramente ad Asher, "cosa vuoi da me? perchè sono qui? e non rifilarmi la solita scusa della compagna come hai fatto prima perchè non ci credo!" gli chiedo, infatti il suo sguardo si incupisce, si avvicina  e si ferma ai piedi del letto, mi guarda fissa per un momento poi si decide a parlare "ho bisogno del tuo aiuto" ecco lo sapevo, sono in tanti a volere il mio aiuto e francamente sono stanca, sbuffo "non potevi dirlo prima invece di fare quella scena davanti a tuo fratello?" gli dico mentre scendo dal letto un po’ dolorante "non volevo conciarti male, ma mi diverto a pungere mio fratello" mi risponde e lo fulmino con lo sguardo "non siete un po’ troppo cresciuti per questi giochetti?" borbotto, ride e pensando alla faccia di Asher mi viene da ridere anche a me, un po’, solo un po’, ma che dico gli sta bene a quel vampiro da strapazzo! 
      "cosa devo fare?" gli chiedo, mi fa cenno di seguirlo e così usciamo dalla stanza, lungo il corridoio immenso mi rendo conto che siamo in una villa enorme, gli oggetti che la circondano sono costosi, ci tiene al gusto e l'eleganza non c'è che dire, camminiamo per qualche corridoio e ci ritroviamo in una biblioteca gigante 
       
      "oh mio Dio! è enorme!" non ne ho potuto fare a meno, "mi piace essere informato su ogni cosa e la lettura è il mio passatempo!" risponde, "non l'avrei mai detto, non è uccidere la gente il vostro passatempo preferito!" lo pungo un po’, fa una smorfia ma cammina ancora in cerca di qualcosa, entriamo nella seconda area della biblioteca e già sento l'energia dei libri magici chiamarmi, ce ne sono molti e questo mi fa ansimare, "si soffoca qui dentro!" dico stringendo le mani alla gola, non vorrà uccidermi "libera il tuo potere e non ti daranno più fastidio!" giusto non mi ero nemmeno resa conto che avevo annullato i miei poteri, prendo un respiro profondo e libero la mia energia che come un onda d'urto si propaga sulla biblioteca facendomi respirare nuovamente, dopo esserci guardati lui continua il suo percorso fino ad arrivare ad un libro messo in disparte dentro una teca di vetro, guardo il vampiro confusa, lui alza la teca e mi fa cenno di avvicinarmi, quando metto gli occhi sul libro vedo subito il marchio di famiglia inciso sopra, "non sono riuscito ad aprirlo perchè è sigillato dalla magia, ma dentro questo libro ci sono dei potenti incantesimi che consentiranno a qualsiasi mago di essere invincibile" mi spiega e mi viene un forte dubbio "perchè mai vorresti diventare un forte mago? se non sbaglio hai anche il mio stesso potere e non sono molto propensa a farti aprire questo libro!" gli dico decisa, "non mi serve sapere tutto quello che c'è scritto, mi basta sapere solo un incantesimo!" mi spiega vago "quale si può sapere?" chiedo e lui si volta dandomi le spalle "non ti aiuterò se non so il vero motivo che ti spinge a chiedere il mio aiuto, solo io posso accedere a queste magie perchè è il simbolo della mia famiglia che porta il sigillo, ma non ho intensione di farlo se prima non mi spieghi a cosa ti serve!" mi altero un po, mi ha rapita ed ora vuole che gli apro un libro proibito di incantesimi, non se ne parla proprio "devo sapere come riportare un anima indietro dagli inferi!" questo è assurdo "e di chi sarebbe quest'anima?" chiedo ancora, lui si gira e mi guarda negli occhi "della mia compagna!" svelato il mistero, allora una compagna ce l'ha anche lui? "nel libro c'è l'incantesimo per riportarla indietro" mi dice, ma non sono molto convinta cosi mi indica un muro di pietra ci avviciniamo e tira una leva, il muro si sposta e rivela un passaggio segreto fatto di pietra, percorro il corridoio dietro a lui e ci troviamo in una stanza da letto solo che come letto c'è una bara di vetro con il corpo di una donna dentro, la cosa fa impressione ma quando mi avvicino alla donna resto scioccata, perchè oltre al colore dei capelli questa donna sono io... in versione bionda, come è possibile?
       
      "ma lei... cioè io..." balbettavo chiaramente in difficoltà perchè non mi ricordavo di avere una gemella, guardo il vampiro in cerca di una spiegazione "è tua sorella Kate siete state separate alla nascita, su questo ne sono sicuro perchè la mia Helen è una strega come lo sei tu e riusciva ad aprire il libro che hai visto prima" mi spiega e sono confusa, mi avvicino alla bara e la guardo meglio sembra dormire più che morta "cosa è successo?" gli chiedo " siamo stati attaccati dai demoni di Alec un anno fa e lui è riuscito a strappargli l'anima e legarla a se con un incantesimo" accidenti forse anche Angel sarebbe al suo posto se non fosse stato per Lucien, per fortuna che era arrivato prima di me.
      sentiamo un frastuono provenire dai piani alti, "DANNAZIONE è arrivato prima del previsto!" esce di corsa dalla stanza e dopo due minuti lo seguo anch'io, seguo i rumori e le grida di quelle che credo siano del mio compagno e mia sorella, mi trovo in una sala enorme e Asher che tiene per il collo il fratello, alzo gli occhi al cielo "Asher mettilo giù!" grido e tutti si fermano, il mio compagno mi squadra dalla testa ai piedi e in un lampo è davanti a me, dannata velocità vampiro quando vuole è veloce, mi stritola in una morsa muscolosa, non che mi possa lamentare ma mi sento a disagio quando fa lo sdolcinato davanti a tutti, "ti ha fatto del male sei ferita? ti ha toccato? lo elimino quel bastardo!" che posso dire è carino quando fa il possessivo e il geloso, scuoto la testa "non mi ha fatto niente, ti ha solo preso in giro Asher, gli serviva il mio aiuto per questo mi ha portato qui" gli spiego e lo vedo confuso, guardo Alexander per un aiuto e sospira "Angel Alexander mi ha rivelato una cosa che credo dovresti sapere anche tu" dico a mia sorella che si avvicina per stringermi in un abbraccio, "stai bene veramente?" chiede ed annuisco "Alexander per favore riportaci di sotto, se vuoi il mio aiuto forse con una mano in più sarà più facile" gli dico e dopo aver guardato tutti noi ci porta di sotto....
      CAPITOLO 17:  TORNA DA ME
      Kate pov:
      non ci voleva un genio per capire che la donna dentro la bara di vetro era mia sorella, anche se Angel era la più sconvolta del gruppo ovviamente come lo ero io, scoprire di avere una sorella gemella e non poterle nemmeno parlare credo sia la cosa più strana e brutta che mi poteva capitare nella vita e me ne sono capitate tante, " Non posso crederci? per questi anni hai avuto la tua compagna e mi hai fatto credere che volevi la mia?" questa volta era il mio compagno Ascher ad essere incazzato e questa volta non gli potevo dargli torto "volevo solo punzecchiarti un po’ fratello, solo per farti morire di gelosia, non prenderla sempre sul personale" bah! se prendere la sua compagna non è qualcosa di personale non so cosa ci potrebbe essere di peggiore, non lo voglio nemmeno sapere "Kate è proprio identica a te, come fare per riprendere la sua anima?" chiede Lucien, "non possiamo fare nulla per prendere la sua anima indietro" guardiamo Angel per la sua risposta, ma Alexander non la pensa così "no, qualcosa ci deve essere, un modo per riportarla in vita c'è sono sicuro me lo sento lei non è morta, non avrei potuto vivere se fosse morta" la sua angoscia ha colpito tutti noi, Ascher mi guarda con sgomento, 'sarei potuto essere io al suo posto e posso sentire quello che prova in parte' mi dice mentalmente, guardo la donna addormentata sotto il vetro e poi Angel "apriamo il libro degli incantesimi" mi giro senza aspettare una risposta e mi dirigo verso il libro, apro la teca di vetro e prendo un respiro profondo prima di toccare il libro, ma una mano si sovrappone alla mia, "non sarai da sola stavolta" mi dice mia sorella e tocchiamo il libro insieme, con un fascio di luce potente il libro si apre e davanti a noi appare un immagine sfocata di una donna, "Wanda?" parliamo contemporaneamente io e Angel, "Ci rincontriamo di nuovo Kate, Angel quanto sei cresciuta bambina mia" questo mi confonde "Tu sapevi che avevamo una sorella e non ce lo hai detto?" chiedo sconvolta "non era compito mio Kate lo sai che non posso rivelare il futuro anche se posso vederlo, ti ho messo sul tuo cammino e destino il resto doveva venire da solo" lo sapevo ma avrei voluto sapere almeno un po "Alec ha preso la sua anima e vogliamo riportarla indietro" le dico e la sua immagine si fa più nitida fino a che non mette i piedi in terra e si materializza completamente, lo sguardo che ci da non è molto rassicurante " E' mia sorella, nostra, una Montgomery, noi non abbandoniamo la famiglia Wanda, non l'ho fatto con Angel in questi anni e non lo farò con Helena, quindi se c'è un modo per salvarla dimmelo perchè non esiterò a farlo" i miei occhi lampeggiano di rosso, lei annuisce "non potrete portare nessuno sarete da sole i vostri compagni non potranno venire" come finisce di parlare Lucien bestemmia ed Ascher ringhia in disaccordo "non se ne parla non lascerò in pericolo la mia donna un altra volta" Lucien era furioso ma lo sguardo di mia sorella lo ha bloccato sul proseguire "dovrete entrare nel mondo delle anime perdute e trovare il custode Eliah, dovete dirgli che vi mando io e che siete le mie allieve, allora gli direte che volete un anima di strega per concludere il vostro apprendistato, lui crederà che la volete eliminare per sempre così vi condurrà da Helena, la sua smania di anime è così forte che sono sicura che vi porterà da lei, solo quando l'avrete davanti potrete formulare l'incantesimo che c'è scritto sul libro per riportare le anime indietro" aveva già aperto il libro alla pagina dell'incantesimo, insieme ad Angel abbiamo memorizzato le parole, pronte a partire Wanda ci blocca, mi sposta i capelli e vede che il segno di Ascher è ancora li, ma quando fa lo stesso con Angel aggrotta la fronte, "non puoi andare senza un marchio" le dice ed Angel sbuffa, si gira verso Lucien "Non possiamo fare mai le cose come una coppia normale?" chiede prima di avvicinarsi a lui, "non ti marchierò la mia compagna davanti a tutti?" ringhia il demonio "Lucien" abbiamo gridato insieme io e mia sorella "non è il momento di fare il romantico avrete tempo per completare l'opera al suo rientro" dice Alexander in preda al panico, Angel ha cambiato colore mentre il demone ha ringhiato contro di lui, " Anche se l'ha detto in un termiche che non avrei usato ha ragione lui, devo andare con Kate non posso lasciare le cose a metà" gli accarezza il petto, come fa ad essere così in armonia con lui, guardo Ascher che non toglie gli occhi da loro, lo sento che anche lui la pensa come me, quello che ha detto nella mia mente mi fa muovere da sola, fino a trovarmi vicino a lui, nonostante tutto è venuto per me, mi credeva in pericolo ed è venuto, quando si rende conto della mia presenza mi guarda perplesso, gli prendo la mano tra le mie e la stringo forte, questo contatto ci manda una miriade di scintille, non riesco ad alzare la testa, non riesco a guardarlo in faccia, si rende conto che quello che sto facendo è un enorme passo verso di lui perchè non so come andrà a finire questa volta e non voglio lasciare senza salutarlo, sento il gemito di Angel e mi giro per vedere Lucien marchiare mia sorella sul collo, lecca la sua ferita e mi viene un brivido lungo la schiena ricordando il modo in cui mi sono sentita quando è toccato a me, il braccio che mi avvolge è quello del mio compagno "Torna da me Kate, in un modo o nell'altro" mi dice vicino al mio orecchio, lo guardo nei suoi occhi, cristallini e sogghigno "certo che torno hai ancora tante cose da farti perdonare, ci dovrai lavorare ancora parecchio" la sua risata mi fa venire un sorriso stupido sul viso si china per darmi un bacio sulle labbra lasciandomi sorpresa, sconvolta direi, anche se è durato poco era carico di promesse, vampiro da strapazzo mi fa sempre arrossire e sembrare una pappa molla....
      Dopo i convenevoli Siamo pronte per partire, "come faremo a tornare?" chiedo curiosa ma Wanda mi sorprende ancora "questa è la parte più difficile del piano, dovete cercare di rimanere unite perchè se una di voi si perderà durante l'incantesimo non potrete tornare indietro per recuperare la sorella che manca" dice "cosa? come sempre ci deve essere sempre una complicazione" dice Angel frustrata "faremo il possibile per tornare tutte e tre" ripeto e prendo la mano di mia sorella, un ultimo sguardo ai nostri compagni ed amici e Wanda parla una lingua antica per portarci nel mondo delle anime, mi sento leggera come una piuma e quando mi rendo conto di cosa sta succedendo vedo il mio corpo a terra, siamo ancora nella stanza come spirito e vedo che i nostri compagni ci prendono da terra per depositarci sui divanetti, "Forza ragazze è ora di andare a cercare Eliah" Wanda ci dice e davanti a noi si apre un portale, un buco nero e anche se titubanti ci siamo tuffate dentro, senza mai lasciare la mano di Angel siamo state catapultate un mondo infernale, quando negli inferi c'è il fuoco e le fiamme in questo c'è solo l'oscurità, se non fosse per le anime che risplendono di luce propria sarebbe letteralmente buio. Ci guardiamo spaesate per un primo momento, annuisco per darle coraggio e senza lasciare la mano camminiamo senza una meta precisa per cercare Eliah....
      CAPITOLO 18:  LEZIONI DI BUONE MANIERE
      Kate pov:
      Camminavamo ormai da ore, sembrava un fiume di anime che andavano tutte nella stessa direzione senza mai arrivare alla meta stabilita "dobbiamo trovare un modo per velocizzare la cosa, non possiamo continuare a seguire il tragitto senza sapere dove stiamo andando" dico a mia sorella che annuisce "che ne dici se provo a concentrarmi e cerco di captare la sua aurea in modo da poterci arrivare con il teletrasporto?" buona idea, annuisco e chiude gli occhi per concentrare il suo potere, chiudo gli occhi anch'io in modo da trovarmi nella sua stessa onda "trovato" come dice queste parole vedo nella mente una luce rossa fuoco, scompariamo in un lampo per poi riapparire in un altra fila, "eccolo è lui" dice Angel, un ragazzo giovane e carino direi dall'aria innocente, così sembra ma i suoi occhi non sono così dolci come il suo aspetto, 
       
      ci avviciniamo a lui sempre tenendoci per mano, ci guarda per un momento per poi continuare a svolgere il suo lavoro nel disperdere le anime, ma quando siamo ad un palmo da lui ci torna a guardare e stavolta restringe gli occhi "voi non siete morte cosa ci fate quì?" chiede "ci manda Wanda, siamo venuti a prendere un anima che ci serve per finire il nostro apprendistato" gli dico gelida, le sue labbra si piegano in un sorriso inquietante, "mi piace quando Wanda raccoglie le anime, sa come farmi divertire" mi viene un conato di vomito, questo deve essere uno di quei tipi che si diverte a fare del male al prossimo, al momento mi sfugge il termine ma non certo il soggetto, "chi cercate?" chiede "Helena Montgomery" dice Angel, lui aggrotta un po la fronte ma cerca nel suo libro, che non mi ero resa conto che tenesse in mano, "che strano questo apprendistato, richiedere un anima così potente, siete sicure che vi manda Wanda?" ci chiede "se per Wanda intenti la veggente della terra dell'acqua allora è lei" rispondo e lui annuisce, "eccola quì, ma non posso portarvi da lei ci dovrete arrivare da sole, perchè l'anima è in isolamento ed io non posso entrare, ma vi lascio il lascia passare per poter tornare indietro" ci dice e fra le sue mani appare un tesserino nero, caspita anche nel mondo delle anime perdute sono attrezzati come gli umani, prendiamo il tesserino e ci ritroviamo davanti una porta che prima non c'era, "ricordate che per uscire da qui dovrete tornare entro un ora o resterete per sempre qui con me" sorride in modo sadico, ecco la parola che mi mancava prima, un sadico che mette i brividi.
      Ascher pov:
      Per tutto il tempo che le ragazze sono rimaste svenute, mi sono guardato intorno, si vede che in questo palazzo c'è stato il tocco di una donna, prima era desolato e polveroso, lugubre direi " Quindi in questi anni che non ci siamo visti sei stato quì con la tua compagna?" chiedo a mio fratello, annuisce "come l'hai conosciuta?" chiede Dicon sempre curioso, mio fratello sorride e per la prima volta lo vedo in una luce diversa "A differenza di Kate che dopo la morte dei genitori era fuggita nel mondo degli umani, la mia Helena è sempre rimasta quì dalla nascita, non sappiamo il motivo per il quale non è stata cresciuta dai suoi genitori, ma non crede che l'abbiamo abbandonata, anzi crede che qualcuno l'abbia rapita, lei è stata cresciuta nel mondo del fuoco ed è li che l'ho conosciuta, dopo essere stato esiliato dal mondo dei vampiri ho girato i sette regni, almeno quelli che sono potuto entrare, il fuoco è uno di questi, lavorava come cameriera in una locanda, quando ho posato gli occhi su di lei non mi sembrava vero, non avevo mai provato un sentimento così forte da rendermi possessivo e geloso all'inverosimile" lo capisco bene, mi viene in mente il giorno della festa, a come mi rendeva geloso lo sguardo di mio zio e mio cugino che avevano per la mia compagna, "Al contrario di Kate lei è dolce, timida e sempre dedita alle sue pozioni e incantesimi, due poli opposti" sospiro perchè a me è toccata quella più irascibile? credo che la mia domanda si sia letta nella mia faccia perchè mio fratello ha alzato un sopracciglio "non sembra che a te sia andata meglio" dice "se vuoi mettere il fatto che ha rapito sua sorella e tenuta nascosta nel nostro castello per due anni" inizia Dicon "e che gli ha fatto credere che fosse stato Lucien a rapirla con la scusa di portarla nel nostro mondo" ripete Stefan "dopo che si è resa conto dell'imbroglio ha liberato sua sorella e sono fuggite nel mondo dei lupi" stavolta è Jasper a parlare "per poi segnarla senza il suo consenso" finisce Sebastian, gli occhi di Lucien e Alexander mi guardano storto "e poi sarei io il fratello gemello cattivo" ribatte lui mandando la mia autostima a farsi fottere "in mia discolpa volevo vendicarmi di Lucien per la morte di nostra sorella" gli dico quasi ringhiando, "che invece si è scoperta viva e vegeta con il suo compagno" ribatte Lucien, Alexander salta dalla sedia "Lilian è viva?" non lo sapeva questo è sicuro "si Alex, ci ha traditi tutti con quel demone di Alec ecco perchè è riuscito a trovare la tua compagna, perchè sapeva dove cercarla grazie al potere della nostra sorellina" gli dico e vedo i suoi occhi diventare rossi, è molto arrabbiato "Lilian compagna di Alec? non posso crederci" era sconvolto, lo eravamo anche noi...
      Dei tonfi forti ci fanno alzare di scatto, ci guardiamo per un po’ per capire cosa possa essere, il suo di vetri rotti ci fa girare verso l'ingresso segreto e dopo un momento di silenzio vediamo apparire un ombra, alla luce della stanza possiamo vedere il corpo di Helena camminare, ci sono riuscite si è svegliata, Alexander quando la vede è subito da lei e posso dire che piangeva di gioia, non so quante volte l'ha sollevata in aria e la sua risata riempiva la stanza, ero felice per lui, non lo ero ormai da molto tempo, mi giro verso le ragazze che ancora non si sono svegliate, Lucien sembra apprensivo quando me, Helena vedendo le nostre facce preoccupate si avvicina ai corpi delle sorelle "perchè non sono ancora tornate?" chiedo "Eravamo tutte e tre per mano fino a che un anima non ha strappato Angel a noi, ho cercato di tenere Kate con me, ma nessun membro della famiglia deve rimanere indietro è quello che mi ha detto prima di spingermi via e lanciarsi verso Angel in suo soccorso" un singhiozzo le è uscito dalla gola, "cosa? come diamine è successo? non possiamo lasciarle li" dice Lucien impazzito, le gambe non mi reggono e cedo sul divano vicino a Kate, addormentata sembra un angelo, "mi avevi promesso che saresti tornata da me" le dico arrabbiato, mi alzo e la scuoto forte "mi hai fatto una promessa non puoi mancare la promessa, sono stato uno stupido, ti ho fatto del male in tutti i modi, ma non ti ho ancora detto quanto sei importante per me, quanto ti amo" mi sentivo impotente e guardando Lucien chino sulla sua compagna con la fronte appoggiata alla sua potevo sentire anche il suo dolore, scivolo con la mano sulle sue labbra e mi allungo per baciarle, sono ancora calde "Alexander prova con la scossa elettrica" gli dico implorandolo, Helena piangeva nella sua spalla, "secondo te non ci ho provato già con Helena?" mi dice triste "non è la stessa cosa, l'anima di Helena era stata imprigionata da Alec, mentre le loro anime stanno vagando, il loro corpo è ancora caldo vuol dire che non sono lontane da loro" gli rispondo, alla fine annuisce e mettendosi vicino ai loro corpi si concentra ed emana una forte scossa elettrica, vediamo come i corpi saltano ma ancora niente, stringo i pugni non mi voglio arrendere "un altra volta" dico ed Alex mi guarda, annuisco e ci riprova, un altra forte scossa le fa saltare nuovamente ma questa volta entrambe riaprono gli occhi, un lungo sospiro ci dice che sono tornate, in un attimo sono tra le nostre braccia, "Sei tornata" respiro vicino al suo viso "sei stato così convincente che non potevo non tornare" mi ha sentito? "come facevi a sapere che eravamo bloccate qui?" chiede ancora respirando a fatica "le tue labbra erano calde" le dico e lei mi guarda "ti farò un po’ di scuola di buone maniere Re dei miei stivali, non sai certo comportarti con la tua compagna" respira e chiude gli occhi, "adesso però fammi dormire un po’ perchè la scossa che ho avuto è stata micidiale" annuisco e sorrido come uno scemo mentre lei si addormenta fra le mie braccia, il posto c a cui appartiene e che non lascerà più.
      CAPITOLO 19:  HOT COME IL PEPERONCINO
      ragazzi questo capitolo è vietato ai minori, spero solo di non essere stata troppo volgare a che non piace può saltare il capitolo.... grazie. 
       
       
      Kate pov:
      Avete presente quando siete svegli ma gli occhi non si aprono ancora? solo perchè ti senti così bene in quel momento che proprio non riesci a svegliarti, questo è come mi sento io, non riesco a capire perchè mi sento così in pace con me stessa visto che non mi succedeva da anni ormai di dormire una notte intera senza incubi o allucinazioni contro vampiri o fantasmi di ogni genere, ma purtroppo il mio stomaco ha la meglio e brontola per il mancato cibo, una risata mi rimbomba nell'orecchio e mi rendo conto che non sono proprio sdraiata sopra un letto comodo ma sono per metà appoggiata su un petto, di qualcuno che ride ovviamente perchè sento anche le vibrazioni che emette, con la mano tasto in cerca di qualcosa e quando apro gli occhi capisco che sono appoggiata con la testa sul petto del mio compagno, ecco come ci sono finita non lo so, ma il fatto che lui sia a petto nudo mi manda qualche segnale d'allarme, non mi ricordo di essermi sbronzata, mi è capitato purtroppo di farlo e di finire a letto con il primo che trovavo carino e disponibile, "non abbiamo fatto niente" mi dice come se mi leggesse nella mente e sono sicura che l'ha fatto perchè il suo cipiglio non preannuncia niente di buono, "perchè sono sopra di te e siamo mezzi nudi?" ringhio quasi vedendo il mio intimo in bella mostra, "perchè non potevo stare lontano da te, la mia bestia interiore non me lo permetteva, dovevo averti vicino e sentire il tuo profumo" mi risponde senza togliere il cipiglio, dannato vampiro "potevi anche lasciarmi vestita?" gli dico cercando di districarmi dalla sua morsa, ma con uno scatto mi ritrovo sotto di lui, ero sorpresa perchè non era mai stato così audace prima d'ora, i suoi occhi brillano di luce particolare, sembrano più azzurri e questo dipende dal contatto che sta avendo con me, "non credi di esagerare un po?" cerco di sviare la situazione, ma si appoggia con il suo corpo al mio e mi sento mancare il respiro, ad un centimetro dalle mie labbra risponde "non credo proprio anzi siamo anche troppo lontani" respira ed ho le vertigini, le scosse elettriche che emaniamo mi fanno quasi soffocare, gli appoggio le mani sul petto per allontanarlo ma le mie braccia non sembrano collaborare, perchè si spostano dal sole sul suo collo facendolo gemere, "cosa mi stai facendo?" la mia voce esce roca, stento a mala pena a riconoscerla "niente che non avrei voluto fare tempo fa" ribatte mentre mi sfiora il fianco con le dita, sento che la pressione aumenta ed il cuore batte forte, dove tocca con le dita sembra che la pelle vada a fuoco, mi sta stuzzicando, quando con il naso si avvicina al collo dove mi ha marchiato non posso fare a meno di gemere ad alta voce, non posso certo far finta che non mi piace, perchè mentirei a me stessa, quando ho sentito la sua bocca baciare quel punto così delicato mi sono stretta più vicino a lui, ho sentito come un urgenza di essere appagata, so che non dovrei espormi troppo ma il mio corpo non è d'accordo con il cervello al momento, quando i denti mi hanno raschiato non ho potuto fare a meno di accavallare la gamba sul suo fianco per sentire un po’ di sollievo in quel punto così femminile che mi ispira tanti piaceri, questo deve aver dato libera al mio compagno visto che le sue labbra sono sulle mie, non capisco quello che succede, mi sento così bene e vogliosa che mi perdo in questa lussuria, non chiudo gli occhi perchè voglio guardarlo mentre mi bacia, i suoi lampeggiano dall'eccitazione che prova e questo mi manda in estasi perchè solo io posso procurargli questi effetti, lo prendo alla sprovvista e con un colpo di anche mi ritrovo sopra, sdraiata sul suo corpo posso sentire tutti i suoi muscoli in tensione, soprattutto nelle parti basse e mi struscio su lui per trovare un po’ di sollievo anche se questo lo fa eccitare di più, le sue mani si posano sul mio sedere mentre cerca di stringermi a lui per farmi sentire la sua eccitazione e questo contatto mi fa sussultare, prende un lembo del reggiseno e lo tira così forte da strapparlo, non ho tempo di dirgli niente perchè la sua bocca si accanisce con il mio capezzolo facendomi strozzare quasi con la mia saliva, le mie mani volano ai suoi capelli per avvicinarlo a me, "Ascher" sibilo, vorrei dirgli che è sbagliato e che non dovremmo ma non mi viene più in mente niente se non il piacere che mi sta facendo provare, quando passa al sinistro ho già il fiato corto, voglio di più, comincio a strusciarmi sopra il suo cavallo e sento le scariche elettriche percorrermi tutto il corpo, non mi rendo conto come e quando le mie mutandine sono sparite, ma sento le sue dita farsi strada nella mia intimità, boccheggio e lui ne approfitta per cambiare le posizioni, ci guardiamo per un attimo ansimando, sembra una tigre che attacca la sua preda, lentamente scende più giù e si avvicina baciando ogni parte del mio corpo per torturarmi, quando arriva finalmente nel punto che volevo comincia a leccare e succhiare così tanto da farmi gemere ad alta voce, ci sa fare con la lingua il ragazzo, lo accompagno con il bacino e quando inserisce un dito dentro vedo le stelle, dentro e fuori, dentro e fuori per inserire un secondo, sono vicina all'orgasmo questo è sicuro, Ascher si rende conto e aumenta il ritmo facendomi esplodere in mille pezzi di vari colori di tutte le tonalità, quando torno sulla terra sono ancora insoddisfatta, il mio compagno mi bacia un po più delicato e con gli occhi pieni di goduria mi rendo conto che lui non vuole niente in cambio, voleva solo regalarmi uno sprazzo di felicità, mi stringo di più a lui e lo bacio più profondamente, mi struscio sul suo cavallo e lo sento gemere "ti voglio Ascher" gli dico, mi guarda lo vedo che combatte con il suo io, ma alla ennesima strusciata cede, spogliandosi dei suoi boxer è pronto sopra di me, mi sento così eccitata che quando entra dentro scivola velocemente fino infondo facendoci sospirare entrambi, "sei così bagnata" che sporcaccione, ci baciamo cominciando a muoverci, selvaggio e animale questo è quello che lo definirei, non credevo potesse essere così passionale, ansimo e gemo a voce alta senza ritegno, ogni spinta mi manda in estasi e si avvicina un nuovo orgasmo, mentre sembra che tutto sta per finire Ascher mi morde sul marchio e sento una scarica di adrenalina affluire al mio corpo così violenta che l'orgasmo arriva duplicato, seguito a ruota da quello del mio compagno e lascia tutto dentro di me, ora per l'euforia del momento posso anche dimenticarmi che non abbiamo preso nessuna protezione? al momento si... perchè mi sento così appagata che non mi va di pensare ad altro, nemmeno al fatto che abbiamo completato l'accoppiamento e che ora non potrò più stare senza di Ascher, dettagli...
      CAPITOLO 20:   PRESENTAZIONE UFFICIALE
      Kate pov:
      Vedere la tavola imbandita, piena di delizie e aromi che mi fanno gorgogliare lo stomaco mi ha lasciata interdetta, la mia sorella gemella si muoveva con destrezza fra i suoi servi ed impartiva semplici ordini che venivano eseguiti all'istante, non aveva la durezza nelle parole che uscivano dalle mie labbra, aveva un comportamento regale e calmo adatto ad una dama del suo rango, non potevo fare a meno di ammirarla e questo ha preso presto un dibattito a tavola, mi aveva notato, il suo istinto già aveva capito "Sei molto più simile a nostra madre di quanto non le somigliasse Angel, nei tuoi modi posso rivedere i suoi" avevo parlato ad alta voce senza pensiero e questo aveva subito incuriosito Helena che sembrava arrossire al mio complimento, non era solo quello era una costatazione questo mi aveva fatto riflettere sulla mia decisione "Helena tu sei una Montgomery ed noi non lasciamo la famiglia indietro per nessuna ragione, anche se hai trovato il tuo compagno ed hai un abitazione che gestisci con una semplicità che a me manca è arrivato il momento di prendere anche il tuo posto accanto a noi" il suo viso era confuso ed anche spaventato, ma doveva saperlo tutti al tavolo erano in silenzio ad ascoltare quello che avevo da dire anche il suo compagno che ci guardava così come Ascher, mi alzo in piedi tocco il punto dove il marchio della Luna è nascosto chiudo gli occhi, Angel si alza in piedi anche lei sa cosa succederà fra poco "mostrami i sette regni" ripeto ad alta voce e la mia collana s'illumina, facendo apparire le sette sfere dove i sette regni vengono mostrati, come il giorno che il vampiro mi ha segnata e mi sono trasformata in regina "Popolo dei sette regni ascoltate la vostra Regina" con queste parole ogni persona che umana o vampira o demone o ninfa si è fermata ad ammirare per la seconda volta la sfera magica che si è aperta sopra le loro teste, per ascoltare la loro Regina Kate figlia del loro defunto e amato Re, i fedeli sudditi ascoltavano quello che aveva da dirgli, Helena aveva capito che doveva alzarsi anche lei e così fece, non sapeva cosa la sorella voleva fare, ma doveva solo aspettare giusto? " Come sapete essendo la primogenita ho diritto di nascita al trono dei Montgomery, ma da qualche giorno ho scoperto che non sono stata l'unica figlia a nascere quella notte" l'immagine da Kate passa su Helena e sentiamo i sospiri delle persone meravigliati nel vedere una donna uguale alla loro Regina, con l'unica eccezione i capelli erano biondi come la loro defunta Regina "Questa è mia sorella Helena Montgomery, credo non ci siano dubbi sul fatto che sia mia sorella, il fatto è che non sapremo mai se la prima a nascere sia stata lei o la sottoscritta, pertanto secondo le leggi dei mondi magici io e mia sorella dovremmo affrontarci in combattimento" alle mie parole i presenti alla tavola si alzano di scatto, contrariati ovviamente, Helena aveva sgranato gli occhi, ma non aveva proferito parola, i mormorii dei sette regni le facevano intendere che doveva continuare, "i nostri compagni sono i signori del mondo vampiro, mentre Angel è la compagna di Lucien, siamo destinate ad essere legati agli uomini della notte e dobbiamo combattere contro un maligno che vuole mettere tutti regni nel caos, vi chiedo dunque di ascoltarmi attentamente" si levò un silenzio enorme e l'attesa si faceva sentire "Non verserò altro sangue dei Montgomery, non combatterò contro mia sorella anzi Lei sarà la vostra nuova Regina" a quelle parole scoppia un boato di mormorii "Silenzio" grido e il silenzio ritorna "Noi saremo il vostro cuore, corpo ed anima, Helena regnerà con il cuore di una Regina, Angel sarà il vostro spirito guida ed il vostro angelo custode mentre io sarò il corpo che porta la spada del coraggio per combattere il male e proteggere i nostri popoli" stringo il sigillo magico e vedo che il sigillo brilla sotto gli abiti di Helena, lo sapevo che anche lei aveva questo dono le sorrido e facendo il giro del tavolino mi avvicino a lei, Angel mi affianca porgendomi il suo pugnale magico, porgo la mano ad Helena e titubante mi porge la sua le taglio il palmo della mano facendo uscire un rivolo di sangue, faccio lo stesso con il mio ed unisco i palmi "Sangue richiama sangue, Sangue richiama sangue che i miei ricordi siano anche i tuoi" vedo i suoi occhi chiudersi e cadere in Trans, riesco vagamente a Alexander tenuto da due braccia, Angel mi appoggia le mani sulle spalle e segue con me il rito magico "Sangue richiama sangue, dalla tua natura ti sei allontanata, dal tua casa sei partita e di ritorno presto farai come figlia della Luna" una luce avvolge il corpo di mia sorella e sentiamo i suoi gemiti, Alexander cerca di ribellarsi per la sua compagna ma non può intromettersi " Dal cielo alla notte Regno dell'acqua, Regno del fuoco, Regno delle ninfe e della natura, Regno del vento, Regno dei vampiri, Regno dei Demoni, Regno dei Lupi accettate Helena Montgomery come vostra Regina?" avevo gridato e tutti in coro avevano risposto si, con un forte applauso la luce che avvolgeva Helena sembrava scomparire e non appena lei ha riaperto gli occhi aveva la grinta e la consapevolezza di quello che le era stato offerto "Helena Montgomery figlia dell'antica famiglia della stirpe degli stregoni dei sette Regni accetti di diventare la Regina dei sette Regni?" le chiedo ufficiale, lei inchina davanti a me ed io faccio apparire la mia spada magica, come per i cavalieri anche mia sorella ha avuto questo trattamento, "Accetto" appena le sue parole sono uscite dalla sua bocca la mia Luna s'illumina e si stacca dal mio corpo, facendomi sussultare, Angel mi sostiene perchè sto consumando molta energia, il sigillo si spunta sul petto di Helena e si forma un tatuaggio tra la clavicola e la spalla, vicino al marchio del suo compagno, i Regni in ascolto gridano viva la Regina e per oggi sarà un giorno di festa per loro, i portali si chiudono e cado in ginocchio davanti a lei, essere faccia a faccia con un altra me è davvero strano "perchè l'hai fatto?" ha chiesto nella stanchezza, le porgo la mano che ho tagliato e lei la stringe con la sua "Devo farti vedere una cosa Helena, ti fidi di me?" le chiedo e lei annuisce, Wanda appare dal nulla e ci tele trasporta via da li, ci ritorneremo ma prima devo fare vedere qualcosa d'importante a mia sorella e non voglio rompiscatole intorno.
      CAPITOLO 21:  IL PRINCIPIO DI UNA BATTAGLIA
      Angel pov:
      "Che diavolo è successo? dove ha portato la mia compagna?" Alexder era furioso "Resta calmo vampiro" gli dico calma, sprigiono il mio potere calmante e vedo che si sta decisamente calmando Lucien si avvicina a me " Cosa significa questa storia? perchè avrebbe dovuto combattere contro sua sorella?" chiede il mio demone, "E' una vecchia tradizione che si tramanda di generazioni in generazioni, nella nostra famiglia ci sono stati casi di nascite gemellari in passato ma sapendo chi è nato prima non c'era comunque il problema, secondo le nostre leggi se Helena avrebbe richiesto la successione al trono e Kate non glie l'avesse voluto cedere avrebbero dovuto combattere fino alla morte di una di loro" come immaginavo i loro sguardi erano preoccupati, "ma Kate ha visto nostra madre in Helena e sapeva che lei sarebbe stata una regina migliore di lei per il nostro mondo, Kate è portata per la battaglia, mio padre la portava sempre con se nei regni perchè sapeva che sapeva badare a se stessa, mentre rimanevo con mia madre non potevo fare a meno di essere ammirata dalla sua destrezza nel governare un palazzo, riceveva i sudditi al posto di mio padre e saggiamente li consigliava, era diplomatica e parlava con il cuore cosa che Kate ha visto in Helena" mi ero seduta su uno dei divani, Lucien si era seduto vicino a me, mentre gli altri vampiri si erano dispersi nella stanza, Alexander ed Ascher sembravano pensierosi, "Kate ha un debito con Helena" gli spiego e sono confusi "Lei ha conosciuto la sua famiglia ed ha vissuto con i nostri genitori fino alla loro morte mentre la sua gemella non ha potuto, anche se le ha regalato alcuni dei suoi ricordi c'era solo un posto che non poteva darle" gli spiego "Quando sono morti i nostri genitori Wanda ci fece fuggire dal palazzo, siamo state nascoste per un mese da lei, ci aveva detto che aveva pensato lei alle tombe dei nostri cari, se volevamo andare a vederle, Kate non volle venire, voleva ricordare i nostri genitori da vivi non da morti" cercai di fargli capire il luogo dove erano dirette "quindi sino andate alla tomba dei vostri genitori?" Stefan aveva capito subito, "Credo che Kate sia più dolce di quello che vuole farci vedere, ma non lo accetterà mai, non oso nemmeno dirglielo" sorrido, "perchè non sei andata con loro tesoro, vedo che sei triste" mi dice Lucien baciandomi la fronte, "avrò modo di andarci, adesso è il loro momento devono parlare senza interferenze" gli faccio capire, come ho fatto ad innamorarmi di un demone? o meglio il Re degli inferi, "credo che dovresti passare anche tu al castello credo che i nostri genitori sarebbero felici di rivederti e conoscere la tua compagna" dice Ascher al fratello che lo guarda sorpreso "non hai paura che possa rubarti il trono?" lo stuzzica come sempre, ma stavolta il fratello ride " Hai sentito la mia compagna? ha rinunciato al trono per combattere non posso certo rimanere dentro un castello e lasciarla andare da sola nelle sue imprese, certo che calamità vivente, non potevo trovare una compagna più docile?" come finisce di parlare scoppiano tutti a ridere, l'atmosfera si fa più tranquilla "e pensare che fino a qualche giorno fa non ti voleva vedere" gli dico pungendolo un po’, sospira "già ne abbiamo passate veramente tante, mi sono sempre dovuto far perdonare" risponde "Sei stato sempre il più spericolato tra i due" dice il gemello, un servo ci porta del te e insieme aspettiamo il ritorno delle mie sorelle, mi appoggio sulla spalla di Lucien inebriandomi del suo profumo, ricordi della notte passata con lui mi tornano in mente facendomi fremere fra le sue braccia, il petto vibra e so che sta ridacchiando a mie spese, lo colpisco sul petto indispettita e lui mi bacia veloce sulle labbra "quello che mi stupisce è come voi due siete una coppia" dal nulla appare una donna che ci guarda disgustati, ma non una donna qualunque, si tratta della sorella di Ascher, Lilian cosa ci faceva qui? ci alziamo di scatto, Lucien mi stringe a se per proteggermi " sei sceso così in basso Lucien" lo guarda con disgusto "peccato perchè mi sento in paradiso" risponde il mio demone, "cosa ci fai quì e come hai fatto ad entrare?" ringhia Alexander, gli avevamo detto tutto "é facile entrare con il mio potere fratello lo sai che sono una proiezione, ma il mio compagno vuole mandarmi un messaggio e spero per voi che non rifiuterete di ascoltarlo" come lo dice nel suo campo entra un'altra figura Alec "ciao miei cari pensavate di avermi fregato con la vostra uscita l'altra volta? vi ho solo dato un po di riposo prima dello scontro finale" dice e mi stringo di più a Lucien non ho certo dimenticato quello che mi ha fatto, "non ci hai presi impreparati sappiamo che dobbiamo eliminarti" risponde Ascher guardando la sorella ed il demone, "come siamo diventati combattivi? credo che stare vicino alla tua compagna non ti faccia un bell'effetto, ma voglio proprio vedere come farai ad uccidermi senza l'aiuto della tua streghetta" come finisce di parlare l'immagine dietro di loro si sposta e possiamo vedere due corpi appesi al muro con le catene alle braccia e hai piedi, "Kate, Helena" grido, entrambi ridevano "vostra sorella è proprio brava a trovare le persone" rideva Alec mentre accarezzava il viso della compagna, "se le tocchi anche solo con un dito..." dice Ascher con gli occhi rossi, "per il momento non lo farò, ma solo fino al tramonto di domani, quando passerete il vostro potere a me, in modo da poter regnare in tutti i mondi, se non vi vedrò per allora non sarò più responsabile delle mie azioni" con un ultimo sorriso amaro entrambi svaniscano, come hanno fatto a prenderle? "come hanno fatto a catturarle?" chiede Jasper, "sicuramente Lilian le avrà tenute d'occhio, come fa con tutti noi" dice Sebastian, "dobbiamo andare a salvarle" dice Ascher, "non senza un piano, non possiamo donare i nostri poteri ad Alec" risponde Lucien, "cerchiamo nel libro magico se c'è un incantesimo che possiamo usare per parlare con le mie sorelle" gli dico ed acconsentono, mi spostiamo nella biblioteca e subito il libro si apre sotto i miei palmi, giro le pagine e controllo i vari incantesimi fino a che non ne trovo uno, "non sono molto brava con gli incantesimi, in genere seguo Kate ma non ne ho mai fatto uno, qui dice di prendere una goccia del mio sangue e di scrivere il nome della persona che vogliamo comunicare e mentre bruciamo il foglietto dentro una ciotola con la goccia di sangue recitare l'incantesimo, dovrebbe funzionare" dopo aver preso l'occorrente, aver scritto la formula mi preparo a recitare ad alta voce, "con il sangue delle streghe mie antenate, ricerco nella mia mente la mente di mia sorella Kate e mia sorella Helena per comunicare con loro telepaticamente, con il sangue delle streghe antenate, invoco lo spirito della mente collegami a loro ti prego" avevo finito e non sentivo niente, tutti mi guardavano speranzosi ma non sentivo niente 'Kate Helena mi sentite?' chiedevo nella mente, ma niente stavo scuotendo la testa per fargli capire che non le sentivo, poi ad un tratto ' Angel sei tu?' la voce di Helena mi parla, sorrido più che mai ' Helena tutto ok? state bene?' chiedo preoccupata 'perchè Kate non risponde?' chiedo 'perchè è ancora svenuta, ci sono andati più pesanti con lei' faccio una smorfia, ' ho usato un tuo incantesimo e posso comunicare con voi, veniamo per voi sorelle e resteremo in contatto per aggiornarvi su quello che penseremo per sconfiggere Alec, dillo anche a Kate quando si sveglia' le spiego 'va bene Angel, quando si sveglia ti farò avvertire' mi dice e chiudo il collegamento, "allora?" mi chiede Lucien "Helena mi ha risposto è la prima che si è ripresa mentre Kate era ancora incosciente" dico loro "Dannato Alec gli faro inghiottire le sue stesse viscere" bestemmiava Ascher, "prepariamo un piano, Sebastian e Dicon andate al castello a cercare supporto, mentre Jasper e Stefan cercate di scoprire qualche punto debole per entrare nel castello di Alec e avvisateci se ci sono movimenti" con queste parole i ragazzi si disperdono "adesso tocca a noi" dice Ascher... 
       
      CAPITOLO 22:   RESTATE AL SICURO SORELLE
      Kate pov:
      Ci avevano incatenato al muro con delle catene impregnate di potere, non potevo usare la magia e questo mi rendeva nervosa, "calmati Kate non serve a niente agitarsi" certo che è proprio il mio opposto, la mia seconda coscienza, "hai ragione devo risparmiare le energie per quando gli altri verranno a liberarci" mi dovevo calmare per forza, Angel aveva creato un collegamento mentale in modo da rimanere aggiornati sul piano che avevano ideato, Helena aveva chiesto alla sorellina di scrivere qualche incantesimo del libro in modo da poterli usare quì, come quello dell'invisibilità, quello della protezione magica e quello per spezzare il potere delle catene, ne sapeva una più del diavolo e questo giocava a nostro favore, Alec si era affacciato un paio di volte da quando ci hanno preso, mentre la sorella di Ascher è venuta più volte e guardandoci con disgusto aveva detto la sua sui gusti dei fratelli per due compagne come noi, dico sul serio ma lei si è vista allo specchio? una vampira pelle e ossa cadaverica e per giunta scialba, se lo dicevo io che di moda non ne capivo niente era vero, per giunta traditrice Tsc non reggeva il confronto con le sorelle Montgomery " Siamo giunti al momento e mi sembra che i vostri compagni non siano così coraggiosi come pensavo, dal momento che non si è presentato nessuno" ci scherniva Alec che seduto su quel trono fasullo voleva fare il sovrano ma non aveva la stoffa per farlo, "perchè non mi liberi e vediamo se basto solo io per abbatterti" lo pungolo "oppure hai paura di affrontare una strega del mio livello?" attacco ancora facendo sorgere nei suoi occhi quella scintilla di rabbia, si alza finalmente e lentamente si avvicina, arriva ad un palmo dal mio naso e mi schiaffeggia forte facendomi girare la testa, dalle mie labbra ne esce un sibilo, "sei un codardo" gli ringhio quasi e mi sento il fuoco nelle vene, sento che il mio potere si intensifica, lui ride con i suoi uomini "sono un demone è nella mia natura approfittare della situazione e certo non sono stupido da cadere nella tua trappola strega" mi dice e sorrido beffarda "giusto mi ero dimenticata della tua natura demoniaca" lo schernisco, si avvicina ancora a me e mi prende il volto tra le mani, con il pollice lecca il mio sangue scivolato dal taglio sul labbro che mi ha fatto, geme "non vedo l'ora di bere il tuo sangue strega, per una goccia mi sento rinvigorito immagina se lo bevo tutto" mi irrigidisco, non credevo che avesse intenzione di bere il mio sangue, ma se quello che dice è vero per noi non ci sarà scampo se riuscirà nel suo intento, lo sanno tutti che il sangue di strega aumenta il potere di un demone o di un vampiro, mi guarda con una punta di malizia "prima però mi divertirò un po’ con te" e mi sfiora la guancia con le dita, mi viene un conato di vomito "preferisco morire tra le fiamme che giacere con te" gli sputo letteralmente in faccia, si pulisce la faccia disgustato, ho detto che non sono molto signorile lo so ma non mi interessa, cercavo di concentrarmi sul numero di demoni che erano entrati nella sala, più o meno una trentina ma chissà quanti erano, poi c'era Alec ed infine la sua amata Lilian, il tramonto era giusto e di Ascher nemmeno l'ombra, "Bene dal momento che nessuno si è fatto vivo dico che è il momento di passare ai fatti" si risiede sul trono e indica una squadra di demoni che si avvicinano a noi per togliere la catena attaccata al muro, rimaniamo con le manette e posso vedere che mia sorella è un po’ scossa, non si era mai trovata in queste situazioni, lei era più pratica per gli incantesimi non per la battaglia in campo, da una porta a sinistra entra uno strano marchingegno, sembrava uno strumento per le torture, un carretto di legno che si trascinava dietro una tavola al centro mentre nei lati aveva una serie di tubi che portavano a delle bottiglie grandi di vetro, "vedo che siete molto curiose, dunque vi spiegherò a cosa serve, è una macchina per prosciugare il sangue di strega" lo guardiamo con sgomento, sento Helena stringersi a me, non lascerò che le facciano del male "allora non scherzavi prima?" sibilo, "Alec non scherza mai" ripete la gallina "per questo vi trovate bene come coppia" le sputo il mio puro odio addosso, mi guarda male ma non replica, 'Kate siamo qui' le parole di Angel nella testa mi fanno respirare, anche Helena sembra essersi rilassata "lo sai vero che il sangue di due streghe come noi può essere troppo da assorbire per voi?" gli domando, ma lui ride "non attacca questa scusa con noi" ribatte "Kate dice il vero, non siamo streghe normali il nostro sangue può portare alla pazzia" ripete Helena e vedo nei suoi occhi il dubbio, "vorrà dire che ne berrò la dose giusta" rido io adesso " una volta cominciato non smetterai fino a che non avrai finito solo che allora sarà troppo tardi, ma se è questo che vuoi prego accomodati pure in entrambi i casi saremo noi a vincere" gli dico allungando le braccia verso al demone più vicino per farmi togliere le catene, ma non succede niente del genere anzi "non penserai che ti tolga le manette vero?" mi ride in faccia, ma stavolta rido anch'io "certo che no, non mi aspettavo tanta stupidità da te giusto?" lo pungo ' ripetete insieme a me' dice mia sorella 'catene che imprigionate il mio potere apritevi innanzi al mio cospetto perchè il potere che racchiudete al vostro interno è immenso, lasciate che circoli nelle mie vene e s'infranga contro il nemico ‘entrambe ripetiamo l'incantesimo nella mente e le catene magicamente si aprono cadendo in terra con un sonoro rumore, il demone vicino a me resta sorpreso tanto da non potersi muovere, Alec si alza sconvolto ma sono più veloce di lui scaglio due sfere di fuoco contro il marchingegno succhia sangue facendolo esplodere in mille pezzi, nel caos che ho causato afferro la mano di Helena mentre lei innalza una barriera protettiva per difenderci, mentre susseguo ad uccidere i Demoni che ci vengono in contro "Dannate streghe, prendetele" gridava Alec mentre si muoveva con la compagna cercando di scappare ma davanti a loro compaiono i nostri compagni, Angel appare dentro la barriera con noi, "ti ho portato qualcosa sorellina, ha detto Ascher che potrebbe servirti" mi porge il pugnale che mi serve per uccidere il demone, sembra una scimitarra "se la macchi con il tuo sangue essa si trasformerà a tuo piacimento" prosegue, annuisco "restate al sicuro sorelle" guardo entrambe intensamente, prima di uscire dalla barriera ed affrontare il nemico....
      CAPITOLO 23:  LA FINE DI TUTTO?
      Kate pov:
      Alec mi fissava con un ghigno sul volto. I Demoni intorno a lui mi stavano fissando, ma non ero turbata dal loro aspetto, non mi hanno spaventato come poteva fare invece Ascher, giuro che l'uomo può sembrare malvagio quando ne ha bisogno. Inoltre sarebbe fin troppo facile ucciderli con uno schiocco delle dita, ma non lo avrei reso così facile a loro liberarsi di me. Se erano disposti a seguire gli ordini di Alec e ferire le persone, allora ero disposta a fargliela pagare cara.
      "che cosa hai intenzione di fare bellezza?" chiese il Demone da una certa distanza di sicurezza, l'esplosione che era appena avvenuta li aveva resi un po’ stonati e il fuoco che ancora bruciava il suo marchingegno ci rendeva le cose un po’ difficili. Inclinai la testa di lato esaminandolo non proprio sicura di cosa volessi fare, potevo sentire l'aura di Ascher e suo fratello insieme a Lucien ma non erano quì, invece Angel ed Elena erano dentro la barriera, cercando di formulare qualche tipo di incantesimo...
      "non ne sono ancora sicura" dissi sinceramente. il sudore mi colava lungo la schiena dal fuoco intorno a noi, ma non mi dava fastidio, anzi sembrava confortarmi.
      Uno dei demoni sorrise appena prima che lui mi raggiungesse con un pugno diretto alla mia faccia, abbassai la testa appena in tempo, canalizzo i miei poteri di vampiro sul mio braccio giusto in tempo per sferrargli un pugno sullo stomaco facendolo inciampare e cadere a terra. Saltando rapidamente in piedi, gli ho lanciato un pugno con il calco della spada che gli ha colpito la mascella con tutta la mia forza sentendo qualcosa di incrinato e molti ringhi dietro di me.
      Il demone si sfregò la mascella e scalcio con un calcio, ma io lo presi e con il mio piede lo presi a calci nell'altro ginocchio rompendolo.
      Cadde a terra urlando di dolore. Accidenti, questo ragazzo non sa come combattere.
      Altri tre demoni mi hanno raggiunto, uno mi afferrato il braccio sinistro e l'altro è andato per il destro, mi tenevano ferma difronte al terzo demone che sorrideva beffardo come se avesse vinto la lotteria, wow! ora ci divertiamo, suonerò come una pazza ma era da tanto che non avevo un combattimento decente, mi ha sferrato un pugno sullo stomaco facendomi piegare a causa dello spasmo. questo mi ha fatto incazzare facendo alzare il vento attorno a noi, girando l'aria più caldo di come fosse già, premendo le mani sul petto dei due demoni che mi tenevano ho spinto il mio potere dentro di loro mandandoli a volare via quando quello difronte a me ha cercato di sferrarmi un pugno ho saltato di lato appena in tempo mancandolo, mi giro intorno su me stessa dandogli un calcio nella parte posteriore del ginocchio facendolo cadere a terra e con una velocità che non sapevo di avere le mie mani erano su di lui spezzandogli il collo.
      L'odore di carne bruciata mi fece guardare in giro per vedere i due ragazzi che mi tenevano giacere entrambi nel cerchio di fuoco che bruciava lentamente.
      L'odore era così forte che volevo coprirmi il naso ma non l'ho fatto, non c'era un suono che provenisse da loro, quindi erano già morti quando sono atterrati sul fuoco.
      Mi sono girata per vedere gli altri demoni intorno ad Alec e non appena li ho guardati mi sono caduti in ginocchio senza guardarmi.
      Accidenti, suppongo che non vogliono giocare con me. Oh Beh, era ora di finire questa battaglia.
      "Immagino che i tuoi ragazzi non vogliano combattere contro di me" dissi camminando verso Alec che sembrava volesse uccidermi, ma non volevo combatterlo, No, lo avrei torturato come aveva fatto con le mie sorelle e con i miei amici.
      "fanculo" ringhiò, si era incazzato.
      Mi sono avventata su di lui che ha cercato invano di afferrarmi il collo, ma schivandolo gli ho sferrato una sfera di fuoco nello stomaco facendolo gridare di dolore, avevo materializzato degli anelli di fuoco attorno al suo collo che stringevano la trachea, stava impazzendo, il mio sguardo freddo era sui suoi occhi mentre vedevo spegnersi quella fiamma ardente di ira, c'era il caos intorno a me, lo sentivo come sentivo la presenza del mio compagno nella stanza con le sue truppe, ma ero troppo concentrata ad ammirare la morte negli occhi del Demone che non mi sono resa conto della sua dolce compagna che mi è apparsa davanti, avere i suoi occhi ad un palmo dai miei e vedere l'odio che provava per me mi ha distolto dal suo reale intento fino a che non ho sentito la lama attraversarmi lo stomaco e lacerare la mia pelle, boccheggiavo un singulto mi è uscito dalla bocca ma non l'avrei lasciata andare, No, lei avrebbe fatto la stessa fine del compagno, la mia mano è arrivata al suo collo prima che si rendesse conto sprigionando una fiamma attraverso le dita della mano le ho bruciato il viso e con un colpo secco gli ho spezzato il collo.
      Il colpo che Lilian mi aveva inflitto mi aveva reso debole, lascio cadere il suo corpo martoriato in terra e mi stringo la mano sullo stomaco, sfilo la lama da esso e lo butto in terra, mi guardavo intorno come una drogata fino a che i miei occhi hanno trovato i suoi, che guardando il mio stato aveva le iridi così larghe che credevo gli uscissero dalle orbite, infine mi piego su me stessa e sarei caduta all'indietro se non fosse per le sue braccia che mi hanno sostenuto.
       
      " Kate, Kate ti prego resta sveglia! non farmi questo tesoro" mi supplicava ma non riuscivo a formulare una sola parola "Kate" le grida di Angel e il singhiozzo di Helena mi hanno commosso, una lacrima scendeva sul mio viso, era giunta la mia fine sapevo che sarei morta come una guerriera questo era il mio destino fin dal principio, le labbra di Ascher sulle mie mi hanno dato un calore che non credevo di provare, sentivo i suoi sentimenti per me e anche se non siamo stati una coppia normale da subito non mi pento di aver intrapreso con lui questa avventura, "Alexander presto portaci via di quì, Lucien pensa tu a tutti gli altri, Andiamo al castello nostra madre saprà che fare" comanda Ascher, le voci sembravano allontanarsi e piano, piano cadevo in un oblio senza luce....
      CAPITOLO 24:   NON POSSO VIVERE SENZA DI TE…O SI?
      Ascher pov:
      Il suo cuore era debole, si stava spegnendo davanti ai miei occhi e non lo avrei sopportato, "Presto Alexander la sto perdendo!" gridavo, sentivo le lacrime di disperazione scendere dal mio viso, il corpo di mia sorella era riverso a terra senza vita e pur sapendo che è iniziato tutto per vendetta, vendicare la sua apparente morte nel mio cuore morto non sento niente per lei, mi sento lacerare dentro per la mia compagna che svenuta tra le mie braccia sta morendo, la stringo al mio petto e mi esce un singhiozzo è colpa mia se la mia Kate sta morendo.
      Mio fratello mi stringe la spalla e mi sento tele trasportare, alzo la testa e davanti a me ci sono i miei genitori, meravigliati di vederci, prima nel vedere il figlio esiliato e poi nel vedermi con Kate fra le braccia sanguinante, corrono entrambi verso di noi "ti prego madre usa il tuo potere, guariscila per favore" la stavo pregando, per la prima volta credo in vita mia, mia madre si è inginocchiata davanti a noi ed ha controllato il battito del suo cuore poi ha spostato la mano sulla sua ferita per ispezionare la perdita di sangue, sembrava preoccupata "Ascher è molto grave, le ha forato un polmone e non so se riuscirò a salvarla" mi dice guardandomi negli occhi, "provaci lo stesso mamma, non posso vivere senza di lei" la stringo ancora a me come se questo mi possa dare sollievo, annuisce e le mette la mano destra sulla fronte e l'altra sulla ferita, con il dono della guarigione mia madre è una vampira antica e potente, anche usare il suo potere per molto tempo la indebolisce.
       
      Restiamo con il fiato sospeso mentre vedo chiudersi la ferita lentamente, mia madre sta sudando freddo per guarirla e non è così che dovrebbe andare, infatti si ferma sfinita, mio padre è subito al suo fianco "Non capisco, sembra che il suo corpo faccia resistenza" rivela mia madre, "non sono riuscita a guarirla del tutto, dobbiamo trovare un altro modo" sembra sconfitta e così lo sono anch'io, "Il mondo dell'acqua! forse Wanda saprà che fare" dice Helena e prendo a respirare nuovamente, "sbrighiamoci allora" dice Alexander, mentre preme nuovamente la mano sulla mia spalla per tele trasportarci subito nella grotta di Wanda che ci stava aspettando, chissà perchè non mi meraviglia affatto "mettetela stesa qui" dice subito indicando un tavolo in mezzo all'acqua, ero così confuso che non sapevo cosa aspettarmi da questa strega, che tipo di magia avrebbe usato "vivrà?" le solo chiesto, mi ha guardato negli occhi senza darmi una risposta "hai bisogno di cibarti vampiro, quì non servi a nulla, vai e lascia fare a me" mi risponde invece, ringhio "non vado da nessuna parte" le dico nero di rabbia, ma mio fratello si avvicina e cerca di farmi ragionare, non mi sono reso conto che anche Lucien era con noi, guardo Alexander negli occhi, "ti capisco fratello ma Wanda ha un modo di fare le cose tutto suo e non ti conviene guardare le sue stregonerie, Kate starà bene vedrai" con un sospiro annuisco, mi avvicino al corpo di Kate che ha ancora gli occhi chiusi "Ci siamo noi con lei Ascher non la faremo morire" mi dice Angel mentre cerca di trattenere un singhiozzo, le bacio la fronte "torna da me, questa volta per sempre" le sussurro, prima di girarmi ed uscire con Alexander e Lucien in cerca di sangue per cibarmi.
      Kate pov:
      Apro gli occhi e mi sembra di aver dormito per un eternità, mi stiracchio un po’  mi guardo intorno e mi meraviglio di trovarmi nella mia camera da letto a New York, come ci sono finita quì? stavo combattendo contro i demoni, Alec e Lilian, mi rivedo tutto a rallentatore come un sogno gli eventi che mi sono successi in questo periodo, come riscossa dalla mia trans scendo dal letto e corro in cucina dove trovo mia sorella Angel mentre prepara i suoi manicaretti, "come abbiamo fatto a tornare a New York?" chiedo subito, si gira e mi guarda con un sopracciglio alzato, "Ci siamo trasferite anni fa, non ricordi? dovevi essere veramente stanca per avere questi vuoti di memoria" mi risponde e sono confusa "dove sono finiti gli altri?" chiedo e sembra ancora più confusa "chi? siamo sempre stati sole" mi dice e sento che c'è qualcosa che non torna "no! abbiamo un altra sorella di nome Helena, abbiamo i nostri compagni il mio è Ascher mentre il tuo è Lucien come fai a non ricordare?" le chiedo, ma sembro io la pazza fra noi due, si avvicina premurosa e mi tocca la fronte "eppure non hai la febbre Kate, ma stai chiaramente delirando noi non abbiamo altre sorelle, tanto meno compagni, l'ultimo combattimento ti ha stremato è meglio che torni a letto" mi accompagna nella mia stanza e dopo avermi fatta stendere nuovamente esce dalla stanza guardandomi ancora confusa, questa storia mi puzza, non sono pazza e le cose che sono successe non le ho sognate, mi alzo dal letto e mi avvicino allo specchio che ho sulla parete, sollevo la maglia fino al seno destro e noto che la luna non c'è più, come immaginavo l'avevo data ad Helena, quindi dove sono? in un mondo parallelo, credo, ma come ci sono finita? devo trovare il modo di uscire di quì, devo recarmi al palazzo Anderson devo vedere Ascher forse lui saprà dirmi qualcosa, prendo la giacca ed esco Angel non sembra essere in cucina quindi scappo via come una ladra...
       
      Entro nel palazzo e la segretaria mia guarda male subito, non la considero e prendo l'ascensore per l'ultimo piano, sapevo dove trovare il mio compagno. Davanti alla porta del suo ufficio mi trattengo giusto per prendere un bel respiro ed entro, come al solito i ragazzi sono qui in sua compagnia, ma quando ci guardiamo sembrano scattare sull'attenti, quasi a volermi attaccare "che avete tutti quanti oggi? prima mia sorella mi fa passare per pazza ed ora voi che mi volete attaccare?" dico mentre appoggio le mani sui fianchi, sembrano confusi, esasperata cammino dritta verso Ascher e sbatto le mani sulla sua scrivania "Che ti prende vampiro da strapazzo? credevo che almeno un po’ ti importava della tua compagna o ti è stato bene solo per una botta e via?" so di essere stata volgare ma ero arrabbiata e molto, mi guarda con gli occhi larghi, poi si schiarisce la voce "mi scusi tanto signorina ma se avessi fatto quello che mi diceva non credo che me lo sarei dimenticato, non la conosco e non credo di avere capito quello che ha detto!" sembrava urtato, resto a bocca aperta, non si ricordava di me? si alza in tutta la sua stazza e mi guarda "Lei mi conosce ma non posso dire lo stesso è la prima volta che la vedo e sinceramente non mi è piaciuto il modo in cui è entrata nel mio ufficio" sembra incazzato, "veramente non sai chi sono? perchè se è uno scherzo per vendicarti di come ti ho trattato..." non mi fa finire che ringhia quasi "non mi piace ripetermi signorina, non ci conosciamo e non è uno scherzo" ringhia vicino al mio viso, ma i suoi occhi diventano di un blu intenso segno che è vicino alla sua compagna "non mi abbasserei mai a parlare con una strega" ripete fra i denti, allora sa cosa sono, veramente mi sono sognata tutto quanto? non può essere, ora che stavo riscoprendo i miei sentimenti per lui, i suoi baci non posso averli sognati solamente, il suo viso sembra sorpreso mentre mi guarda, sento le guance umide e forse è così, non ho mai pianto per nessuno ed ora mi sento morire al pensiero che il mio compagno non mi riconosca, presa dall'istinto gli appoggio la mano sulla guancia dove si sentano chiaramente le scariche elettriche che i nostri corpi emanano a contatto con i nostri compagni, resta scioccato "sei ancora convinto che ti dica una bugia?" gli chiedo con un singhiozzo, si scansa subito dalla mia mano come bruciato, "ripeto non mi abbasserò mai a parlare con una strega tanto meno averla come compagna" ringhia verso di me scoprendo i canini, il mio cuore sente dolore, "questo non sei tu, il mio Ascher mi ama ed ha sacrificato tutto per me, non sei tu, lo sento dentro di me" gli dico facendo un passo indietro "mi dispiace deluderti ma questo sono proprio io, noi ci facciamo la guerra e così sarà per sempre" ripeteva le stesse cose velenose, ma non volevo credergli, dovevo cambiare tattica, mi asciugo le lacrime e mostro il mio ghigno migliore "e va bene non ci siete cascato, peccato pensavo di essere un attrice migliore" sembra confuso, "sono venuta per lavoro, ho sentito dai miei informatori che Lucien ha tua sorella prigioniera, siccome lui ha qualcosa in mio possesso volevo chiederti una tregua momentanea, sai devo entrare nell'altro mondo e  da sola non ci riesco" gli dico cercando di essere più credibile, "mia sorella è morta anni fa" ringhia verso di me, muovo il dito facendo cenno di no "tua sorella è viva e vegeta mio caro, si chiama Lilian vero? lo so perchè mi hanno detto che la tiene prigioniera, visto che lui ha qualcosa della mia famiglia che mi appartiene ti do una mano con i demoni mentre tu la dai a me, cosa ne pensi?" gli chiedo sembra riflettere "come faccio a sapere che non mi stai prendendo in giro?" faccio un respiro profondo e cerco di rilasciare i miei poteri, ci riesco bene almeno loro sono dove dovrebbero essere, la stanza si riempie della mia energia e mi guardano tutti meravigliati "scusate mi sono dimenticata di presentarmi il mio nome è Kate Montgomery, discendente dei Montgomery, Regina dei sette regni" gli faccio un inchino sgraziato, quando mi alzo sembra veramente scioccato, "adesso accetterete di scortarmi nell'altro mondo, sapete l'unica cosa che non posso fare è varcare lo spazio temporale tra i due mondi, un passaggio mi servirebbe proprio" stringe la mascella e dopo minuti di silenzio annuisce, bene appena metteremo piede al suo castello andrò a cercare Wanda, solo lei sa come aiutarmi, una piccola bugia vale per una vita che passeremo insieme Ascher...
      CAPITOLO 25:  COME MODIFICARE LA STORIA… TUTTE A ME!
      Kate pov:
      Come in un sogno già vissuto Ascher si è presentato sotto casa mia con la sua auto nera e come in quel sogno mi sono presentata con la mia immancabile tuta da combattimento lasciandolo stordito per la seconda volta, in questo universo parallelo non mi posso fidare di nessuno compresa mia sorella che mi aveva sconsigliato di andare con il Re dei vampiri nel mondo magico, cosa mi ha fatto capire che non è mia sorella? il fatto che sia voluta venire con me, anzi mi ha lasciato dicendomi che se mi farò ammazzare saranno problemi miei! Angel non l'avrebbe mai detto anzi si sarebbe armata anche lei e mi avrebbe seguito pur di sapermi al sicuro, per questo sono ancora più convinta che ci sia qualche incantesimo che mi tiene bloccata in questa parte del mondo dove sono un altra volta da sola.
      Arrivati davanti al portale lo sento pronunciare di nuovo il nome di Ace, per aprire il portale e quando ci troviamo davanti al suo castello trovo le sue guardie fuori che ci aspettano armati di spade, si gira verso di me con uno sguardo sinistro "credevi veramente che saresti stata padrona di muoverti come ti pare nel mio regno?" mi dice spavaldo, faccio finta di essere confusa "anche se odio il fatto che sei la mia compagna unito a te sarei invincibile non mi conviene lasciarti andare, non prima di avere completato l'accoppiamento?" incrocia le braccia, i suoi uomini si avvicinano accerchiandomi, alla fine non ce l'ho fatta e sono scoppiata a ridere, la sua faccia sorpresa merita l'oscar, "non mi sarei aspettata niente di meno da te mio caro compagno, nell'altra vita ti avrei detto che ti amo perchè è realmente il sentimento che provo per il mio Re vampiro, per il mio Ascher ma tu non sei lui, sei solo una brutta copia di quello che lui è, per questo avevo già pensato al tuo tradimento" mi guarda con gli occhi sgranati "Tu sei già forte Ascher  perchè abbiamo già completato l'accoppiamento, solo che in un altra vita e come sei forte tu lo sono anch'io tesoro" gli dico mielosa, "Per la terra, per il vento e per il fuoco ci manca un altro segno, quello del mondo in cui voglio andare, presto potere mio, nel mondo dell'acqua mi devi portare" come finisco di pronunciare l'incantesimo una nuvola di fumo si forma sotto di me come un tornado sollevandomi in aria, "presto prendetela" gridava il vampiro, ma il vento era troppo forte che volavano per terra, alla fine ha tentato di fermarmi da solo, saltano sulla nuvola mi ha afferrato per un braccio "adesso ti chiuderò nelle segrete" mi ringhia ad un palmo dalla mia bocca, i suoi occhi sono così neri adesso per la sua rabbia "No, mio caro sarai tu ad essere rinchiuso, perchè tu verrai con me" gli sospiro sulle labbra e lo bacio, non si aspettava certo una mossa del genere da me, i suoi occhi vanno dal sorpreso a chiudersi lentamente e dopo due secondi cade fra le mie braccia addormentato come un angioletto, questo rossetto fa sempre un grande effetto se vuoi stendere un uomo, in tutti i sensi!!!
      Con il bello addormentato ci dirigiamo al mondo dell'acqua, arrivando al confine con il mio regno, passo davanti ai miei guardiani con il dono dell'invisibilità un altro incantesimo che ho cercato prima di venire quì devo essere previdente, finalmente arriviamo alla grotta di Wanda, che come al solito mi aspetta all'entrata "sapevo che non potevi essere morta Kate, ma come sei finita in questo mondo?" mi chiede confermando la mia teoria, "non lo so Wanda ma voglio tornare nel mio mondo" le dico scendendo dalla nuvola, Wanda guarda Ascher e mi da uno sguardo confuso "non so perchè l'ho portato con me, il mio istinto mi ha detto di farlo" e ci credo tanto, non sbaglia mai!
       
      "portiamolo dentro prima che lo vede qualcuno" mi dice e mi chiedo che mai ci possa vedere qui non ci viene mai nessuno "cosa succede nell'altro mondo? perchè sono bloccata qui?" le chiedo ma scuote la testa "non lo so cara, sono venuti da me con il tuo corpo fra le braccia e gli ho detto che avrei cercato di salvarti, ma mi sono trovata da sola nella grotta in un altro mondo" cerco di riflettere un po’ "come fai a dire di essere in un altro mondo?" le chiedo "perchè i tuoi genitori sono ancora vivi cara e perchè Helena è con loro mentre tu ed Angel siete state cacciate" cosa? sono vivi? ed Helena è l'erede legittima al trono? ma certo ora ho capito, "credo di aver capito tutto Wanda, il sigillo che ho passato ad Helena ha cambiato gli eventi della storia, della mia storia" le dico e spalanca gli occhi "Dovrebbe ridarti il sigillo reale, così puoi tornare indietro, ma non credo che sarà così facile" dice pensierosa "perchè? basterà andare a prenderla e portarla quì al resto ci penseremo dopo, intanto cerca un rimedio per farlo stare buono fra poco l'effetto del sonnifero svanirà" detto questo, indico il vampiro sulla nuvola e mi giro per andare a prendere la mia cara sorellina...
      CAPITOLO 26:  LACRIME DI UNA STREGA
      Angel pov:
      Gli uomini erano usciti per cacciare e noi siamo rimaste al fianco del corpo di Kate, Wanda aveva fatto un incantesimo di ibernazione per lei bloccando il suo cuore e tenendola in vita con la magia, una cosa del genere non poteva durare molto, avevamo ventiquattro ore di tempo per capire come salvarla, poi la veggente è sparita all'improvviso mentre finiva l'incantesimo e siamo rimaste qui a vegliare sul suo corpo senza sapere cosa fare, questa attesa mi stava uccidendo "cosa dovremmo fare Angel? non manca molto alla fine del tempo" dice Helena, alzo lo sguardo verso di lei e vedendo il suo viso uguale a quello di Kate ho rivissuto per un momento i momenti passati insieme, non ho potuto fare a meno di scoppiare a piangere, avevo la mano sulla bocca per non far sentire i miei singhiozzi, non posso credere che dopo aver trovato una sorella stia perdendo Kate, la mia roccia e la mia speranza.
      Mi sento stringere le braccia intorno a me e sento il profumo di Lucien, come fa un demone come lui a darmi tutto questo conforto e sicurezza? "Non perdere la speranza tesoro" mi dice mentre mi bacia sulla fronte, scuoto la testa "non ci sono miglioramenti e Wanda è sparita non sappiamo niente e questo mi logora" gli dico, "AHHHHH!" sento il grido di Helena e mi giro in tempo per vedere il suo corpo cedere, Alexander è subito vicino a lei sconvolto, Ascher che era vicino a Kate si avvicina a loro, cosa sta succedendo ora?
      "Helena cosa hai?" chiede il compagno preoccupato, ma lei si tiene il fianco e grida, il sigillo s'illumina nel suo corpo, "Alexander, brucia... aiutami" gridava, mi avvicino a lei e cerco di toccarla per calmare il dolore ma vengo pervasa da una scossa fortissima, non sappiamo cosa fare e ci guardiamo fra di noi, il corpo di Kate viene scosso da convulsioni ed Ascher corre da lei, "cosa sta succedendo?" grida nel panico, una domanda che vorrei avere una risposta, il sigillo si separa davanti a noi dal corpo di Helena che smette di gridare, si aggrappa ad Alexander ansimando, Kate smette di muoversi e la magia dell'ibernazione svanisce, lo sguardo di Ascher si allarga ancora di più, "Il... il suo c... cuore ha smesso di battere" dice terrorizzato, mi alzo di scatto e mi avvicino al suo corpo, con timore prendo il suo polso e cerco il suo battito, non c'è, le tocco il collo e provo anche li ma niente, un singhiozzo esce dalle mie labbra "Kate sorellona ti prego, non puoi lasciarmi" la scuoto ma il suo corpo sembra freddo, non respira, Ascher come un indemoniato si avvicina e la scuote con forza "Forza Kate, apri gli occhi non puoi lasciarmi, non ora" gridava fra le lacrime, non credevo che un vampiro che non ha un cuore potesse essere legato così tanto alla sua compagna, "guardate il sigillo è sospeso sopra di Kate" dice Helena, alziamo lo sguardo e ci dobbiamo coprire gli occhi perchè la luce si è fatta più intensa e accecante, Wanda appare in questo momento e pronuncia un incantesimo che richiude il sigillo in una bolla "presto Helena sdraiati vicino a Kate non abbiamo molto tempo, prendi la sua mano" le ordina, mia sorella non se lo fa ripetere due volte e non appena tocca la mano di Kate, Wanda libera il sigillo e pronunciando altre parole il potere del marchio si schianta sui loro corpi facendole sospirare entrambe....
      Kate pov:
      Una forte scossa mi attraversa il corpo, uno spasmo ed apro gli occhi, giro la testa per vedere Helena vicino a me, stordita credo dalla scossa, mi sorride con le lacrime agli occhi, alle sue spalle si trova un Angel sconvolta, in lacrime ma mi sorride, mi giro alla mia destra per trovare Ascher con le lacrime agli occhi, poi dietro di lui Lucien ed Alexander, sembrano avere passato l'inferno "Wanda sono tornata indietro vero? dimmi che sono tornata dalla mia famiglia" le chiedo ad alta voce, avevo paura che l'incantesimo non fosse riuscito e che il rapimento di Helena dal castello fosse stato inutile, anche se dalle loro facce e dalla loro presenza non credo di essere nel mondo sbagliato ma può essere un altra dimensione ancora giusto? "No, bambina mia sei nel mondo giusto" come dice quelle parole non so che mi prende ma il mio cuore scoppia di felicità e comincio a piangere come una bambina, Angel si meraviglia mentre Ascher sembra avere compassione di me perchè le sue braccia sono su di me "Non piangere Kate, sei a casa amore mio, sei a casa" mi dice parole dolci al mio orecchio e questo mi fa piangere di più "non puoi capire Ascher ero finita in un mondo parallelo dove ero un altra volta da sola, tu non mi volevi e mi odiavi, Angel non era la sorella che è sempre stata ed Helena era crudele come i miei genitori, mi sono sentita sola e se avrei dovuto vivere il quel mondo non ci sarei riuscita, mi siete mancati, mi sei mancato" lo stringo a me forte, "non è certo da te questo comportamento non è che ti hanno scambiato?" dice per sdrammatizzare, mi fa sorridere e così anche l'aria si alleggerisce, mi guardo intorno e vedo che sono circondata da persone che mi vogliono bene "Siete la mia famiglia ragazzi, vi voglio bene" gli dico ed ora è il turno di Lucien a prendermi in giro, seguito da Alexander che mi sorride, "Adesso è finita, Alec è morto e ricominceremo da capo, questa volta sarai la mia compagna e la mia sposa e non voglio un no come risposta" mi dice il mio vampiro, sorrido ed annuisco, non gli avrei detto di no comunque, ma lui questo non deve saperlo.
      Wanda mi abbraccia e si avvicina in modo da dirmi qualcosa "Vivi la tua vita piccola mia, ti dico solo che presto non sarai da sola" mi fa un occhiolino ma non capisco cosa voglia dire, annuisco soltanto e veniamo trasportati al castello di Ascher.
      Il vampiro da strapazzo mi ha sequestrato dentro la sua stanza e mi ha proibito di mettere il naso fuori dalla porta, dovevo riposarmi ordine del dottore Ascher, certo ed io lo ascolto secondo voi? 
      come esce dalla mia vista mi alzo e corro in bagno per fare una doccia rigenerante, mi vesto ed esco in esplorazione, l'ultima volta che sono stata quì non ho avuto modo di dare un occhiata...
       
      Ma il mio senso dell'orientamento è come il porcellino d'india in quella serie animata Ranma1/2 dove si perdeva sempre anche se era a due passi da casa di Akane, niente non mi trovo in nessun posto ci rinuncio e cerco di usare il collegamento mentale con il mio compagno "ti sei persa non è vero?" mi chiede e sospiro "si" rispondo "ti avevo detto di rimanere a letto giusto? perchè sei a zonzo?" mi appare davanti e per calmare i suoi bollori gli stringo le braccia al collo con fare provocatorio, mi guarda divertito "volevo vederti" gli dico mielosa, ma che volete quando una non è portata non lo è e basta, "chissà perchè non ti credo" mi dice ma subito mi stampa un bacio sulle labbra, un bacio che subito si fa caldo e sento un forte calore salire dal petto alla testa, in un attimo siamo in camera sua un altra volta e mi sorride malandrino, mentre sbuffo "devi riposare" mi dice ancora "ma dai Ascher mi sono riposata abbastanza non credi?" gli dico ancora fra le sue braccia, mi guarda con quei suoi occhi color ghiaccio "ok, allora sai pronta per conoscere i miei genitori?" mi chiede e mi muore la saliva in gola, conoscere i suoi genitori? "forse sono ancora un po’ stanca" gli dico lasciando il suo abbraccio ma lui capisce subito e mi afferra un altra volta "No no non così facilmente tesoro prima o poi dovrai conoscerli, le tue sorelle li hanno già conosciuti" mi dice serio, sospiro un altra volta "ok! ma se non gli piaccio non è un problema mio" butto fuori, sorride e mi stringe a se, "camminiamo però, il teletrasporto mi sta dando la nausea" gli dico, mi prende la mano ed usciamo dalla stanza, se mi vedete è come se stessi andando al patibolo, nemmeno per andare a combattere ho questo peso sullo stomaco....
      CAPITOLO 27:   UN GRANDE BATTITO PER UNO PICCOLO…
      Kate pov:
      Non chiedetemi come ci sono finita in questa situazione perchè non lo so, la madre di Ascher mi stava stritolando fra le sue braccia, il marito cercava di trattenere il sorriso mentre i figli avevano delle facce da ebeti mentre le mie sorelle ridevano sotto i baffi, Lucien? beh! lui era un altra cosa sogghignava insieme a quella banda di traditori degli amici di Ascher, "sono così contenta per mio figlio, finalmente una donna che lo mette sotto torchio" questo mi ha fatto sorridere, mi guarda negli occhi finalmente e mi fa un bellissimo sorriso, "spero che non se la prende se ogni tanto gli do qualche calcio nel sedere, perchè a volte se lo merita" stavo straparlando "Kate, non si parla così ad una regina" mi rimprovera Angel, facendomi vergognare, "scusate" cerco di riprendermi ma la Regina scuote la testa, il marito si avvicina a lei e le cinge il fianco con il braccio, sento il loro potere ed insieme sono molto forti sento quasi che mi stanno soffocando, la Regina si rende conto di qualcosa "Il potere che c'è in questa stanza ti soffoca Kate?" mi chiede ed annuisco, "non ti senti bene Kate?" chiede Ascher preoccupato, lo guardo e gli faccio un sorriso "E' che da quando ho ripreso il sigillo mi sento più sensibile, il potere che avete mi si fionda addosso come una forte energia, il potere dei tuoi genitori è molto forte e mi soffoca, senza offesa" cerco di non farli offendere, "Ti capisco bene, mia moglie è sempre stata reattiva agli altri poteri, anche lei aveva questo problema quando..." il Re si blocca improvvisamente e mi guarda con gli occhi sgranati, la moglie ride di lui per qualcosa, guarda sua moglie "tu lo sapevi vero cara?" chiede, adesso sono confusa, "cosa sapeva?" chiedo preoccupata, la Regina mi guarda sorridendo "diciamo che quando ho provato a guarirti, prima che ti portassero dalla veggente, ho trovato un blocco e non sono riuscita ad aiutarti del tutto" mi dice, annuisco ma non capisco ancora "cosa vuoi dire con questo mamma? non rimanere sempre le cose a metà" le dice il figlio e lei sbuffa, anche quello gli esce in modo regale, si gira dal marito "Caro vuoi fare gli onori tu?" le chiede, il Re fa un paio di passi verso di me, so che non mi faranno del male ma mi sento agitata "resta calma Kate non ti farò assolutamente niente" mi dice e posiziona le sue mani davanti al mio petto, sta usando il suo potere lo sento, improvvisamente nella stanza si sente il suono del mio cuore, veloce per via della mia agitazione, che potere straordinario che hanno! lo guardo sorpresa e mi giro verso Ascher che non sembra sorpreso, anzi orgoglioso del padre, la sua faccia resta tranquilla fino a quando non scende con la mano lungo il mio corpo e si ferma sul mio ventre dove si sente un piccolo tum- tum- tum- il mio sguardo è scioccato "lo sentite tutti vero? lento ma presente, posso dire con certezza che è un bambino con il cuore che batte" mi spiega guardandomi negli occhi, sono senza parole "ma... ma come è... possibile... noi cioè" stavo balbettando "vuoi veramente che ti spieghi come si fanno i figli mia cara?" mi dice il Re, avvampo rossa come un peperone e quasi mi sento mancare, incinta! sono incinta! ecco che la stanza inizia a girare, questo... questo non era calcolato, forse in futuro, ecco cosa voleva dirmi Wanda quella veggente da strapazzo, non poteva dirmelo subito "io... io credo di stare per svenire" dico a nessuno in particolare, a venirmi incontro è mia sorella che mi aiuta a sedermi, Ascher era rimasto in palato dove stava, sembrava partito per un lungo viaggio, "Sono proprio figli tuoi caro, ha avuto la tua stessa reazione" dice la Regina che sfotte il marito "quando fanno cose strane sono sempre figli miei" borbotta il marito, poi da una pacca sulla spalla del figlio che lo sveglia dalla sua partita temporanea "Sembri scioccato" lo sfotte Lucien, quando si rende conto che non sono dove mi aveva visto l'ultima volta comincia a cercarmi e quando mi trova, si avvicina come un falco, ora cosa gli dico? e se non lo vuole come devo fare? mi mordo il labbro, si ferma davanti a me e me lo trovo in ginocchio "sposiamoci, subito" mi va la saliva di traverso "Ascher" un coro dietro di lui lo rimprovera "perchè no? dovevamo farlo prima o poi, maglio farlo subito no?" mi picchio la mano sulla fronte "certo che romanticismo niente?" dice Sebastian, "da che pulpito viene la predica" risponde il mio compagno "e se ti rispondessi di no?" gli chiedo sbianca ancora di più "perchè no? abbiamo un figlio in arrivo e non vorrai crescerlo da sola?" i suoi occhi si fanno scuri, si sta incazzando, sospiro "quando mi farai una proposta decente allora forse ne riparleremo, compagno" gli dico alzandomi dalla sedia, lui segue il mio esempio e mi guarda dritto negli occhi "vuoi una proposta strega? allora te ne farò una che ti lascerà a bocca aperta" con questo gira o tacchi e lascia la stanza a passo spedito, guardo il resto delle persone nella stanza "mi ha preso sul serio?" chiedo ad alta voce "Kate sei sempre la solita, non ti piacciono le cose romantiche ma lo devi fare comunque penare a quel povero vampiro, non basta quanto ha penato fino ad ora?" mi rimprovera Angel, faccio una smorfia "non si sciupa di certo se mi prepara qualcosa di carino no? infondo abbiamo fatto tutto un po’ in maniera forzata nel nostro accoppiamento che almeno la proposta si deve spremere un po’" sbuffo, Helena ride insieme ad Alexander "credo che tuo fratello combinerà qualche guaio, vai a controllare che non faccia il contrario di quello che vuole Kate o veramente non ci sarà un matrimonio" gli da un bacio sulle labbra e il vampiro fugge via, provo invidia per il loro amore, poi mi tocco la pancia e penso che non sarò veramente più sola, "Bene adesso dovrei tornare nel mio regno, sono stato via troppo" dice Lucien, Angel lo guarda con sgomento, poi si gira verso di me "Tesoro puoi restare qui con tua sorella se vuoi, non ti obbligo a venire con me se è quello che non vuoi" le dice e vedo l'amore che lega entrambi, mi avvicino a mia sorella e le metto una mano sulla spalla, "vai con tuo marito Angel, adesso ho Ascher con me, inoltre c'è Helena e poi se ho voglia di vederti ci sono molti modi per farlo, ma il tuo posto è con il tuo compagno, sei la Regina degli inferi ora e il tuo compito è quello di mettere in riga il diavolo in persona" lo dico in modo scherzoso ma dentro di me mi sento male per la sua partenza, "sei sicura..." non la faccio finire di parlare che l'abbraccio forte "vai Angel si felice e stai tranquilla che ci vedremo presto" le bacio la guancia, abbiamo entrambe le lacrime agli occhi ma è giusto così, si sposta tra le braccia di Lucien che la stringe a se e dopo un ultimo sguardo svaniscono entrambi. sospiro e mi giro verso Helena, il Re e la Regina si erano volatilizzati, non ci avevo fatto caso, "adesso tocca a te sorellina, dobbiamo andare al castello dei nostri genitori e ricostruire il castello per renderlo abitabile, ti servirà un aiuto per regnare" le dico e lei fa una smorfia "non lo farò da sola Kate, tu sarai al mio fianco non puoi vivere in questo mondo senza sigillo da quanto ho capito" mi dice ed annuisco "ma io adesso sono una donna incinta e molto molto in ferie" ridiamo insieme, le prendo la mano "andiamo a vedere i nostri compagni che fine hanno fatto" le dico ed annuisce....
      CAPITOLO 28: 
      Kate pov:
      "Dove cavolo è finito tuo fratello Alexander?" stavo gridando contro il fratello del mio compagno, quel dannato vampiro era sparito da ieri dopo una settimana che mi evitava come la peste, adesso ero furibonda se non stavo attenta potevo dare fuoco al castello, anche mio cognato aveva paura lo vedevo dai suoi occhi "Kate, te lo giuro non so dove sia andato, ha detto che non poteva sopportare più questa pressione e se ne è andato non so dove" ero rimasta a bocca aperta, "é scappato? il bastardo mi ha lasciato con un figlio da crescere?" ardevo dalla rabbia ora, Alexander ha fatto qualche passo indietro, mentre Helena ed i genitori di Ascher mi guardavano impotenti, compassione ecco quello che vedevo nei loro occhi, questo non mi piaceva nemmeno un po’ , dopo una settimana che sbattevo a destra e sinistra per sistemare la dimora dei miei genitori, in modo che mia sorella potesse prendere il giusto posto che le spetta, Angel si era offerta di aiutarci ma avevamo deciso che doveva seguire Lucien, in modo che non combinasse qualche altra guerra, adesso questo, non avrei pianto non lo avrei fatto, non così, non qui.
      veloce come un lampo mi sono diretta nella mia camera, non resterò in questo posto ad aspettare il suo ritorno, prendo la mia borsa e ci infilo giusto il necessario per il mio viaggio.
      "dove vuoi andare Kate? non mi sembra il caso di lasciare" mi dice mia sorella, mi giro verso di lei e cerco di essere più calma possibile "Non ti sembra il caso?" le chiedo solamente aspettando una risposta, che non arriva sospiro ed esco dal castello diretta verso Ace il guardiano, "apri il portale Ace" gli ordino e in due secondi si apre davanti a me il portale per l'altro mondo, mi giro verso mia sorella e trovo anche Alexander con i suoi genitori, faccio un passo indietro e varco il passaggio, l'ultimo sguardo prima che il portale si chiuda davanti ai miei occhi.
      Ero un altra volta a New York da sola, anzi non proprio da sola avevo il mio bambino con me, guardare questa città che mi ha accolto già molti anni fa ed ora mi accoglie nuovamente mi fa venire il magone alla gola, cerco di prendere aria ancora e con passo deciso mi dirigo a casa, la mia casa e questa volta non è un illusione, questa volta sono tornata indietro di mia spontanea volontà.
      Avevo ripreso a lavorare da subito ed era già passata una settimana da quando sono tornata alla mia solita vita, ho fatto un ecografia dalla mia ginecologa ed ero realmente incinta di tre settimane, piccolo ancora ma il battito si sentiva e anche molto forte, giustamente non posso prendere lavori che mi mettono in pericolo, ma non posso restare ferma per molto tempo, diventerei pazza a pensare a quel vampiro da strapazzo che prima mi ha fatto perdere la testa e poi mi ha abbandonato, ma mi conoscete bene non sono una persona che si piange addosso, il movimento è l'unica cosa che occupa il mio cervello.
      "abbiamo un incarico Kate, ma hanno detto espressamente che vogliono parlare con te" mi informa la mia assistente, la guardo accigliata ma non posso rifiutare, così prendo l'indirizzo dell'incontro e mi preparo per andare al colloquio, indosso dei jeans strappati sulle ginocchia ed una camicetta bianca che mostra un po’ di pancia, casual non c'è che dire ma è solo questione di lavoro.
      Ho controllato l'indirizzo un paio di volte, non sembrava il genere di posto che uso per incontrare potenziali clienti, il cancello maestoso davanti a me chiudeva una enorme proprietà che si estendeva in ettari di terreno tra casa gigante e giardino, che lusso ci abitavano sicuramente dei ricconi.
      Il cancello si apre ed antro con la mia auto, percorro il vialetto in breccia fino al portone di casa dove un maggiordomo era uscito per accogliermi, un vampiro, come il resto della casa, pullula di vampiri e non mi sento a mio agio, specialmente ora che devo proteggere il mio bambino.
      Mi fanno accomodare in una enorme salotto, mi lascia da sola e ne approfitto per girarmi intorno, che strano questo posto c'è uno schermo gigante al centro della parete, rispetto alla altra mobilia ci stona moltissimo, il mio riflesso nello schermo mi ha bloccato un attimo a riflettere a quello che mi è successo nell'ultimo periodo, una risata amara mi esce dalle labbra, alzo gli occhi al cielo cercando di mantenere le lacrime, la gravidanza mi rende suscettibile...
      La TV si accende da sola facendomi saltare in aria, mi metto subito sulla difesa ma sullo schermo appare una scena a me familiare, rivivere quelle immagini mi fa destabilizzare, "ricordo il giorno che ci siamo incontrati, il giorno che abbiamo scoperto di essere compagni, il giorno che le nostre vite sono cambiate per sempre" la voce familiare di Ascher mi fa venire i brividi e il respiro affannato, perchè ha fatto questo? non voglio rimanere qui per scoprirlo, mi giro verso la porta ma la sua voce mi ferma un altra volta " Ho pensato a mille proposte da fare per dichiararti il mio amore, ma non riuscivo a trovare quella giusta e perfetta per te così sono andato a trovare un vecchio amico, per favore girati" mi chiede e mi giro verso lo schermo nuovamente, tutto quello che vedo sono le scene che riguardano noi due, nella nostra avventura, ricordi di Ascher, punti di vista che solo lui poteva avere, arrossisco quando i suoi occhi mi ricordano nuda fra le sue braccia mentre dormo, "Non sono fuggito lasciandoti da sola come pensavi tu, come mio fratello ti ha fatto credere, era un piano per tenerti occupata mentre cercavo l'idea migliore per farti una sorpresa" adesso era la sua voce alle mie spalle, ma mentre guardo i suoi ricordi non posso fare a meno di sentirmi male, "mi avete fatto credere che mi avevi lasciato" gli dico in sussurro, "siamo stati crudeli lo ammetto, ma tu sei un segugio e mi avresti scoperto" mi dice ad un palmo dal mio orecchio, sospiro, stavo trattenendo il mio impulso di ucciderlo in questo momento "volevo che vedessi con i tuoi occhi quello che ho provato dal primo momento che ho messo gli occhi su di te, ho dovuto fare un lavoro di nulla per poterlo fare ma mi sembra che non ti sia piaciuta la mia sorpresa" ha il coraggio di dirlo? mi giro verso di lui e resto sorpresa di vederlo così vicino a me, mi fa ancora un certo effetto il suo viso, i suoi occhi azzurri e le sue labbra, "hai anche il coraggio di chiamarla sorpresa? credevo che mi avessi abbandonato e che non mi volessi perchè ero incinta" stavo gridando e piangendo insieme, sembra sorpreso dal mio sfogo ma ora che avevo cominciato non lo avrei lasciato andare "mi dispiace, io volevo..." cerca di toccarmi il viso ma mi scanso, "sei uno stupido Ascher, pensi che mi importasse veramente avere una dichiarazione d'amore? ho creduto che mi avessi lasciato, è stato crudele da parte vostra farmi questo, hai coinvolto anche le mie sorelle ti rendi conto di quanto sono stata male in questi giorni? Dio!" respiro, avevo la testa che girava e non riuscivo quasi a respirare, mi sostengo al tavolo per non cadere, "Kate cosa c'è? non ti senti bene? siediti che ti prendo un po’ d'acqua" appena mi tocca prende la scossa, ed entrambi restiamo sorpresi, perchè non ho la mia tuta da combattimento, mi guarda sorpreso "come hai fatto?" mi chiede, "non sono stata io, anche se avrei voluto" borbotto, guarda il mio ventre e sorride "è stato il bambino, ti ha protetto" mi dice, sorpresa metto la mia mano sopra la pancia che ancora non si vede, "per favore Kate vieni con me, devo farti vedere una cosa?" mi chiede Ascher, mi porge la mano ed aspetta che mi faccio avanti di mia spontanea volontà, vedo nel suo sguardo la paura di un mio rifiuto, così allungo la mano e prendo la sua, non succede niente quindi il bambino percepisce le mie reazioni, bene a sapersi...
      Mi lascio guidare lungo un corridoio che ci porta all'esterno del giardino che da le spalle alla casa, avevo già notato le luci a lanterna con dei nastri bianchi legati vicino, la luce solare aveva lasciato posto alla luna, c'era un lungo tappeto di raso bianco in terra seminato di petali di rose bianche e rosse, davanti a noi erano riuniti tutti i nostri amici, le mie sorelle, Lucien ed Alexander ed infine il Re e la Regina, il padre di Ascher era in piedi alla fine del tappeto come un prete aspetta due sposi, giro di scatto gli occhi verso Ascher, "ho detto che non sapevo cosa trovare per farti una sorpresa ed oltre al video dei miei ricordi ho pensato di preparare proprio il nostro matrimonio con giusto le persone che contano, non avrei mai pensato che te ne saresti andata dal castello, quando sono tornato ero quasi impazzito nel sapere che eri tornata a New York, ma poi mi è venuta l'idea di venire quì e sposarci nella città che ci ha fatto incontrare, perdonami se ti ho fatto soffrire, non era mia intenzione Kate, tu sei la mia compagna, la mia anima gemella, ho provato quello che sarebbe la mia vita senza di te e non voglio ripetere mai più quella sofferenza, Ti Amo Kate vuoi diventare mia moglie e crescere nostro figlio insieme?" ero scioccata, voleva sposarmi subito, ed io che ho pensato che mi avesse abbandonato, guardo verso Alexander ed Helena, mi guarda un po’ in soggezione e alza le mani in segno di resa, mentre mia sorella chiede scusa per essere stata al loro gioco, guardo l'uomo accanto a me, "se mi farai un altro scherzo del genere Ascher giuro che ti brucio vivo, perchè anch'io soffro tanto senza di te, Ti amo stupido e si, voglio sposarti e crescere nostro figlio insieme" come finisco di parlare, sorride in mezzo alle grida dei nostri amici e parenti, mi prende in braccio e mi fa girare un paio di volte, sorrido alle sue stupidate.
      si ferma e mi bacia, sulle labbra, quanto mi è mancato!!! "lasciate le vostre moine a dopo il matrimonio, avete anche la luna di miele" grida Lucien, facendo ridere tutti quanti..."facciamolo Kate, diventa mia moglie e torna da me" mi dice e annuisco, lo bacio un altra volta ed insieme camminiamo lungo il tappeto che ci porta all'inizio della nostra storia perchè quello che abbiamo vissuto fino ad ora era solo un prologo su quello il futuro ci riserva, con la mano stretta a quella del mio vampiro cammino incontro al mio futuro, al nostro futuro e posso dire di non essere più sola....
       
                       FINE
       
       
       
       
       
       

    • Il silenzio regna, il cagnolino, l'adorabile Chanel, segue i miei passi curiosa, non abbaia e non porta con se i soliti giochini preferiti, quasi a non vole rompere il silenzio. Mi aggiro tra le stanze della casa e mi sembra di sentirlo giocare, ridere tendere la mano per chiamarmi per farmi vedere cosa fa con il gioco nuovo. Mi aggiro tra le stanze e mi sembra di sentire un ragazzo che studia con la musica sottofondo, mi sembra, mi sembra di vederlo giovane studente preso dai libri, dagli esami. mi sembra di vederlo mentre da gli ultimi esami, vive l'esperienza dell'erasmus, il rientro ed infine...la tesi....e quel magnifico giorno della Laurea. Mi sembra di vederlo quel giovane uomo partire quasi in sordina per l'estero. Mi sembra di vederlo .....mentre vive esperienze nuove, soddisfatto per quello che fa....ma lontano, troppo lontano per poterle condividere tutti giorni ma cerca di condividerle con le lunghe telefonate serali....quasi come darsi la buonanotte, come quando da piccolo le leggevo le favole prima di addormentarsi e la sovente richiesta di leggere ancora una pagina prima della buonanotte.

    • Questa notte sei stupenda; non riesco a staccare il mio sguardo dal tuo pallido viso. La tua bellezza mi illumina. Tutto ciò è incredibile! In tutti questi anni non avevo mai soffermato i miei occhi così a lungo ad ammirare la tua bellezza; sei magnifica ma irraggiungibile. 
      Futili pensieri vagavano nella mia mente ininterrottamente, sembrano quasi dei pipistrelli che in una notte d’estate volano avanti e indietro senza una meta del tutto precisa, ma solo una domanda non smetteva di turbarmi… sono io che corro verso te, oppure sei tu che mi rincorri assecondando il mio desiderio di raggiungerti?
      Oh, mia cara Luna! Sei un’amica fedele e saggia. Non vai mai via, sei sempre lassù, di guardia, così risoluta, mi sapresti riconoscere con il buio e con la luce, e come me sei in continuo cambiamento. Ogni giorno sei una versione diversa da te stessa. A volte sei tenue e pallida, altre intensa e luminosa. Tu, Luna, sai cosa significa essere umani. Insicuri. Pieni di imperfezioni. Eppure tu appari al mio sguardo così perfetta; sotto la tua luce mi sento al sicuro da tutto e da tutti. 
      Ricordi la prima volta che ci incontrammo? 
      Ero ancora una bambina piccola e curiosa, curiosa di scoprire il mondo. Quando i miei grandi occhioni verdi incontrarono il tuo bagliore, cominciai a piangere: piangevo perché avevo timore di tutta quella immensità e del tuo sconosciuto viso. 
      Ogni volta che ci ripenso mi viene da sorridere, ma se vado più a fondo nei miei pensieri capisco che in un certo senso quella paura non è del tutto sparita. Tu mi regali due forti emozioni: serenità e timore.
      Timore che tu un giorno ti possa spegnere, proprio come fa ogni singolo umano, lasciandoci soli nell’oscurità. Serenità perché sei la prima amica che mi sa tranquillizzare. 
      Quando mio papà ha smesso di vivere, io mi sentivo vuota dentro: non mi sono mai sentita così sola. La sera prima del suo funerale, mi è bastato guardarti per  sentirmi subito amata e confortata.
      Molti potrebbero credermi pazza per parlare al maestoso astro argento che domina la notte, ma ciò non mi nuoce.
      Come si può essere così indifferenti davanti ad una simile bellezza?
      Come posso non amarti?

    • Cortina D'Ampezzo
      Si è inaugurata oggi, presenti le maggiori autorità politiche del Paese, il Parco Per la Salvaguardia della Macchia Mediterranea. Non più visibili altrove, i visitatori potranno ammirare fiori e piante una volta presenti in Sardegna, Sicilia, Croazia...Dal mirto al lentischio, dal ginepro all'asfodelo, dal rosmarino all'asparago selvatico, tutto in bella mostra sotto le pendici delle Tofane, attualmente l'habit ideale per la crescita di tale flora. La temperatura anche d'inverno non scende mai sotto i 10 gradi e d'inverno si possono toccare i 35 gradi, garantendo così la vita a queste piante ormai divenute una rarità.

    • STAVA L’ESTATE IGNUDA  NEI MIEI PENSIERI
       
       
      Stava l’estate ignuda  nei miei pensieri si muoveva dentro di me nella mia misera vita.  Raminga nella mia fantasia ,  sotto il sole ,  spaventato,  tutto andava  come doveva  andare le rime  si sono perse   ed il sole è caduto in un  bicchiere di limonata. Il signore benedice  il raccolto ed io raccolgo il sapere a brandelli per strade desolate.   La dove torna la bella donzella , torna con  un mezzo sorriso sulla bocca  color ciliegio.
      Estate figlia dell’amore , magia d’una stagione    che sparge semenza lungo  la fertile  terra , ove matura  il pesco e l’albicocca .
      Ove il conoscere fiorisce dai solchi aridi del dire , dell’amore fedifrago uscito  dal  capello del mago.  Ed  il saltimbanco  
      saltella la nell’aria ,  fa due caprioli sale verso le stelle ed tutto incredibile  come le sillabe attaccate alle vocali.
      Io sono
      Io non credo
      Vuole bere ?
      No cerco Carmela
      Mio dio che disgrazia non ha saputo
      Cosa ?
      Siamo di ritorno dal suo funerale
      Cosa dice impazzisco al pensiero
      Sono un uomo
      Sono  figlio di uno scarafaggio
      Sono sulla giostra
      Scendi chi sei ?
      Sono Mefistofele
      Oh non rompere
      Che chiamo tuo padre e te le faccio dare di santa ragione
      Faccia come crede tanto io rimango ateo
      Non ti piace la cotoletta ?
      Le ripeto , sono ateo
      Che vuol dire
      Non capisco
      E Atenese
      Non crede
      Non vuole credere
      Mi dispiace per lui
      Siamo alla fine
      Siete tutti invitati
      Il lungo corteo sale lentamente il ripido pendio lo sale con tutto il dolore con tutto l’amore provato , come fosse  un esplosione  dentro i propri sentimenti , come in un sogno che si frantuma tra le dita della notte sotto le stelle per i vicoli chiusi e bui ,  appare dentro le piccole piazze che puzzano di sesso e ricordi . Donne che vanno e ritornano  indietro , senza dirti dove sei stato , dove hai cambiato modo di pensare . Tutto scorre il corteo sale il nero crinale , lo sale accompagnato da uno stuolo di parenti , mentre il prete recita l’avemaria , recita il te deum.
      Vano conoscere ,scoprire  la storia  i propri limiti,
      l’invincibile forza degli eventi ,il fuggire dal funesto  fato.
      Ed immaturo  sembra l’animo perduto nei vari labirinti urbani .
      L’ode del mare tremende e paziente
      giungono a rive  schiumose intrise di mille incubi cittadini.
      Meditando  su i mendici vestimenti
      delle figure lasse  andare per strade polverose
      con in tasca note e  appunti . Inseguendo  filosofie demenziali  
      crudeli  motivi in un  crescendo  fantastico 
      di voci e  suoni , tutta la città s’accorda al grido  
      del  laido cantore.  Ed egli canta e ride,   sale, scende
      su e giù per la mètro  narrando a chiunque incontra
      il suo disperato amore  , mostrando il suo cuore trafitto .
      Ridono le fanciulle  a quella scena . Egli le   rincorre ,  per via
      spiriti affini , coiti intellettivi  , melodie  fiabesche
      egli va suonando  stornelli  che si  stringono
       intorno alle  loro snelle caviglie  simili a serpenti
      pronti a  mordere il calcagno delle ignare  giovinette .
      Mostrando l’aspetto   d’un  canuto  fauno 
      zufolando   motivi  musicali  incanta
      gli incauti  spettatori , trascinandoli con sé 
      nelle  sue follie , attraverso un  domani incerto
      in  ciò che affligge il mondo, in preda all’orrore degli errori
      commessi  ,prende in giro se stesso e gli altri
      in un rimare ,fraseggiare  ,verseggiare , strimpellare, scoreggiare.
      Comprendere quel bene che egli contempla
      picaro andare ,  estri estivi , liuti discordi
      fili immaginari legati  tra  muri  di pietra lavica.
      Intonato , accorda la sua voce  al disperato canto notturno
      nei  vicoli  lunghi  ove  canta la civetta.
      Là tra  bianche  e candite lenzuola profumanti di fresco 
      si consumano  travolgenti   passioni.
      Vieni qui sul mio cuore
      Non posso
      Sono a Firenze
      Sei in piazza delle signorie
      Sono al caffe degli artisti
      Non dire cavolate
      Guarda adesso e passato un tipo a cavallo
      Canta la civetta
      Ponte vecchio sotto le stelle
      Giovinetti impazienti
      Non dire parolacce
      Mi fai la linguaccia
      bischero
      Bullo
      Non ne mandi una in buca
      Porca loca
      Non vale
      Che canna
      Canta bene il mandriano
      Alzarsi all’alba scendere per strada
      inzuppare al bar un cornetto in una tazza di caffè
      assaporare , desiderare  attendere
      le  tremanti  rime giungere  giulive  alla fine  d’una canzone .
      Spicchi di  luna    come i  tuoi  occhi  socchiusi.
      Sentieri , viottoli percorsi ,tenendosi per  mano.
      Una fiamma illumina la via  nell’incantato bosco  di cemento
      ove ogni cosa sembra  cosi difficile e lontana.
      Ci perdiamo insieme   per contrade silenziose  con
      questo folle cantore  nell’afa che soffoca ogni intenzione  ogni vivere  ogni morire .  Pensare d’essere libero, vivere un nuova vita
      aldilà del bene e del male  , figlio  d’una migliore  sorte.
      Così sollevando la gonna alla morte , il popolo balla
      mentre il rospo nel campo saltella  sotto le stelle  roventi  d’estate . 

    • Solo due minuti

      By irene m, in Poesia,

      Solo due minuti

      Posa i tuoi pensieri saggi
      – posali in un angolo lontanissimo dalla Terra –
      vesti il tavolo di leggeri fogli colorati
      accendi le note che ti ballano nel sangue
      – ci sarà un passo di danza per ogni tuo dolore –
      ridi per ogni errore su cui hai già pianto troppo.
      Posa tutti i tuoi pensieri saggi, poi ti riprenderanno,
      ma tu posali,
       
                     almeno per il tempo di un caffè.
       

    • Il sale della montagna.
      L'espressione vaga di un viandante,
      all'improvviso controlla il suo orologio,
      è l'ora di pensare.
      Parole e pensieri
      immagini che si trasformano in parole,
      parole che si trasformano in colori,
      colori che dipingono la tela.
      Il dipinto dell'immaginazione.
      Il viaggiatore è stanco,
      appoggia la schiena al castagno secolare.
      Fecce uscire dalla borsa una bottiglia di vino
      iniziò a bere e scese il tramonto .
      Fecce un altro sorso e dal cielo caddero le stelle .
      Osserva,
      La musica mentre scivola sotto il lenzuolo,
      la luna mentre si prepara per illuminare la notte 
      e il vino 
      mentre sale in cielo come una preghiera.
      Ascolta,
      la voce del Nay.
      Riporta alla vita le anime addormentate .
      E osserva,
      la danza del grano turco!
      La malinconia del bicchiere vuoto, 
      E le parole non dette.
      Osserva,
      come un solo bacio può dire quanto è celato.
      osserva...
      E mentre in una sera luminosa e serena danzi 
      pensa ...
      A chi sotto i bombardamenti chiude le orecchie e maledice il buio.
      E mentre nella tua stanza ti lasci trasportare dal calore dell'intimità, pensa ... 
      A coloro che hanno come tetto le nuvole passeggere.
      e mentre in silenzio conti quanto hai dato, 
      pensa 
      A coloro che come candele si lasciano consumare per essere la luce in una notte buia 
      e osserva, 
      come una canzone riesca a unire popoli così lontani.
      osserva,
      come un colore riesca a dividere popoli così vicini. 
      Lasciati guidare da questo ritmo. E osserva
      I monti e la loro forza. 
      Il vento e la sua freschezza.
      La luna e il suo calore .
      Gli uccelli e i loro canti.
      Il respiro e la sua essenzialità, 
      così forte da creare la vita.
      L'insieme delle molecole che compongono l'universo.
      Il sentirsi parte di tutto questa meraviglia 
      l'accettare la propria parte.
      Osserva, mi disse una voce.
      Osserva la grandezza dell'universo,
      osserva la tua piccolezza.
      Chi sono io ?!
      Chi sono io per dirvi che l'amore è la risposta !
      Come posso sapere io qual'è la domanda ?!
      Così arrivai a credere ...
      Alla mia ombra e alle sue sfumature, 
      Alla forza dell'amore,
      E alle infinite possibilità raccolte in un attimo.
      Quante domande possono riempire lo spazio tra i tuoi occhi e le stelle ?!
      Chi sono io ?
      Chi sono io per dirvi '' chi sono io ''?!
      Sono la candela e il suo consumarsi.
      Affinché possa essere illuminata una notte serena, 
      e affinché possa essere illuminato un viso stanco.
      Sono il castagno e la sua resistenza.
      Sono il viaggiatore e il viaggio 
      Sono la strada e il mezzo
      Chi sono io ?
      Non è mio il nome straniero, 
      non è mia la tua pronuncia.
      Lettere che portano nel proprio grembo il profumo dell'oriente, 
      Suoni che ricordano la lotta antica di sopravvivenza.
      Ed io ho il sole nel sangue. 
      E quest'aria libera è mia.
      E questa barca colma di sogni è mia.
      Non è mio il documento d'identità, 
      né i tuoi confini.
      Perché io non ho niente affinché niente mi possa avere .
      Tutto quello che vorrei è un metro e mezzo di terra,
      un metro nel quale potrò trovare riposo, 
      e mezzo metro per i fiori appassiti .
      Il sale della montagna.
      L'espressione vaga di un viandante,
      all'improvviso controlla il suo orologio,
      è l'ora di pensare.
      Mille odori, e mille storie
      Le fragilità di mille uomini accantonati negli angoli,
      la speranza di mille anime e mille promesse. 
      E le parole lasciate sul tappeto. 
      La finestra da cui osservare la distanza tra le stelle e i sogni 
      e il fumo nell'aria avvolge i pensieri in un fazzoletto di seta,
      il tutto può apparire come un sogno di un viandante ubriaco.
      la penna sul tavolo segna l'ora della redenzione.
      Mille uomini riuniti su un divano mezzo consumato, 
      le lettere scendono dal soffitto 
      ad ogni la propria riposta.
      Hai trovato ora te stesso?!
      nuvole passeggere, riportano alla mente il profumo del tè marocchino.
      e se ne va dalla finestra il ritmo della musica indiana, 
      mentre ritorna lei con il suo velo Turco,
      e ci racconta dei paesaggi in Iraq.
      Respiri e parole 
      Stelle e sogni 
      Lacrime e speranze.
      Osserva in silenzio..
      La poesia mentre scivola sul bordo della strada.
      La pioggia mentre cancella i peccati della Sera precedente.
      Gli sguardi di una giovane donna, mentre cerca la sua posizione tra le stelle.
      Il viaggiatore riprende il suo viaggio.
      Dove siamo rimasti ?!
      Al di là del bene e del male, 
      al di là del giusto e del non giusto, 
      e al di là della sofferenza e al di là della speranza, 
      sopra di noi rimane l'infinito cielo.
      Specchio dei nostri sentimenti.
      Che possa una stella guidare un viandante nella sua ricerca ....
      Che dal dolore possa nascere un fiore.
      Affinché un uomo possa ringraziare il cielo per averlo concesso una sera luminosa e tante parole quanto le stelle.
      Possa il cielo concederci un'altra sera e un'altra ancora.
      Possa il cielo donare le forze alle nostre gambe affinché possiamo continuare la ricerca .

    • .01.
      Il mio sangue, sudore e lacrime
      Il mio ultimo ballo
      Prendimeli tutti
       
      «Piove.»
      «Ti sei bagnato?»
      «No, sono passato tra una goccia e l’altra.»
      Jimin emise un lungo e profondo sospiro, fingendo di non carpire il tagliente sarcasmo del coinquilino per quieto vivere, conscio del fatto che il maggiore si fosse nuovamente dimenticato l’ombrello e che la sua energia negativa avrebbe certamente compromesso l’arte di quel momento.
      Preferì pulirsi le mani sporche di pittura ad olio sul panno umido penzoloni sulla spalla e voltarsi verso la figura completamente bagnata che sostava sulla soglia, imprecando contro il tempo mentre si toglieva con astio le scarpe.
      Le ciocche bionde si erano incollate alle tempie e le sopracciglia scure erano aggrottate in una chiara espressione di disagio, sicuramente dovuto a quanto accaduto la sera prima; alle prime luci dell’alba Namjoon era sgattaiolato via per recarsi a lavoro, ancora sconvolto dal corpo nudo che si era ritrovato addosso ed annebbiato dall’alcol bevuto qualche ora prima, tuttavia il mal  di testa non lo aveva fatto durare a lungo e, per l’ora di pranzo, aveva deciso di tornare a casa a riposarsi.
      Solo una volta rientrato si rese conto a cosa era andato incontro.
      O, meglio, a chi.
      Jimin lo fissava in attesa che dicesse qualcosa, nonostante sapesse quanto fosse poco pratico nell’iniziare un discorso decentemente.
      «Vado a farmi una doccia.»
      Fu l’unica cosa che riuscì a dire per smorzare la tensione che si era andata a creare.
       
      ▬▬▬ ­† ▬▬▬
       
      Il rilassante momento della doccia, accompagnato da un lieve turbinio di pensieri, fu bruscamente interrotto dal cercapersone (e ringraziò il cielo per questo, almeno aveva ancora del tempo per pensare a come iniziare quanto aveva da dire).
      Si rivestì in fretta ed altrettanto velocemente uscì di casa con un semplice “ci vediamo domani mattina”, percependo gli occhi del minore trapassargli la nuca.
      Entrambi sapevano che non era una vera e propria emergenza; Namjoon era solo uno specializzando all’ospedale psichiatrico e veniva chiamato per lo più per assistere o dare una –inutile- mano al dottor Choi, o per scappare dalle discussioni con Jimin.
      In dieci minuti fu sul posto di lavoro e si sorprese nel non ricevere una lavata di capo per la sua mancata tempestività, anzi, l’accoglienza quasi calorosa lo rilassava quanto metteva in ansia.
      «Ben tornato.»
      Il dottor Choi lo guardava severo, contrastando col sorriso che gli distendeva le labbra sottili ed i zigomi tirati dal nervosismo.
      «Buongiorno Dottore, ahm.. Non mi sono sentito molto bene e sono tornato a casa. SooJin era disponibile per coprire il mio turno.»
      L’uomo storse la bocca ed annuì, facendogli cenno di avvicinarsi maggiormente.
      Oltre la soglia della porta cui era poggiato, vi era un ragazzo in piedi davanti alla finestra. Dall’inclinazione del capo si notava che lo sguardo vagava verso il cielo, le mani poggiate sul vetro ed il peso che si spostava da un piede all’altro ad intervalli rapidi ed irregolari.
      «Lo hanno trovato questa mattina, ma non ha spiccicato parola ne coi medici, ne con la psicologa.»
      Namjoon annuì, adocchiando di sfuggita il paziente prima di tornare a concentrarsi sulle parole del superiore.
      «Come posso aiutarla io?»
      «Sei uno specializzando sotto la mia supervisione, ed in quanto tale ti ho studiato ed ho notato la tua particolare dote nel mettere a suo agio chiunque. E’ la tua occasione per metterti ulteriormente alla prova e, se avrai successo, potrei anche affidartelo.»
      Gli occhi del biondo si illuminarono, ma il volto non tradì la professionalità che doveva ricoprire, quindi annuì piano e, accertatosi delle condizioni fisiche e psicologiche, entrò cautamente all’interno della stanza per sedersi sul bordo del letto poco distante dalla figura del ragazzo.
      «Ciao.»
      Mormorò, sporgendosi leggermente in avanti per cogliere un qualsiasi cenno che non arrivò.
      «Sono Namjoon, mi hanno chiamato per esserti amico.»
      Il rapido ciondolare si arrestò di colpo, ed il ragazzo volse il viso verso il dottore, muto.
      Il suo sguardo gli fece gelare il sangue nelle vene: il colore delle iridi era vitreo e spento, e pareva non vi fosse luce che vi si potesse rispecchiare.
      «Amico?»
      Fu il sussurro rauco e teso che fece sperare a Namjoon di aver fatto immediatamente breccia nella fiducia del ragazzo.
      Speranza che andò ad infrangersi subito nel momento in cui gli zigomi morbidi ed infantili si irrigidirono in un’espressione di pura ira; scattò verso l’altro ed in un attimo le dita ossute si serrarono attorno alla gola dell’ospite, sovrastandolo poi col proprio corpo per impedirgli ogni movimento.
      Da fuori le urla del dottor Choi sembravano solo in’insinuazione tra le esclamazioni rabbiose ed i tentativi di riprendere l’aria che non andava oltre la bocca.
      Per poco i sensi di Namjoon furono annebbiati ed i movimenti iniziarono a perdere di forza, finché un’ombra non si gettò sul paziente e l’ossigeno fu nuovamente libero di circolare, sopra di lui, ora, un’infermiera non faceva che ripetere la stessa cosa.
      Tuttavia, nel panico generale, solo un nome urlato forsennatamente riuscì ad arrivare dritto nella testa dello specializzando.
      Lucifero.

    • L’anno cardine, che di lì in poi sarebbe rimasto nella storia delle generazioni a venire, ci fece duramente comprendere la violenza talvolta insita negli estremi cambiamenti. Quando con l'impetuosità di grandi rivoluzionari i rappresentanti delle nuove generazioni accompagnarono ignari cittadini sotto il loro controllo, utilizzando la rabbia che catalizzava le loro paure. Le paure di uomini traditi dal sistema che un suo simile, solo più influente e potente di lui, aveva protetto e sfruttato all'osso, estirpandone fino all'ultimo brandello di carne.
      Sviluppammo allora la paura di un futuro incerto, che di fronte al collasso del sistema economico avrebbe ricondotto le genti tra le barbarie e la fame. Fenomeni per cui, all’interno della società, non si trovavano più anticorpi.
      Trovarsi a camminare per strade in cui vigeva l'anarchia, vedere migliaia di senza tetto elemosinanti, famiglie che avevano perso tutto a causa della grande depressione, vecchi magri, pallidi e raggrinziti che ciondolavano per le strade domandando la questua. Assistere alla regressione della società, dove azioni criminali all’ordine del giorno ne arricchivano lo spaccato e in cui la disperazione da una parte e il benessere illimitato dall'altra, si scontravano violentemente in un battito d'ali.
      Qualcuno avrebbe colto il disastro a piene mani? Si, certo. Come sempre accade. La democrazia dovette così subire una delle prove più dure mai conosciute. E' pressoché impossibile per gli essere imperfetti che siamo, pensare alla collettività quando ci si ritrova in un mondo fallito, alla soglia dell'apocalisse. Spesso, piuttosto, ci si lascia individualmente cadere tra le braccia più forti che si trovano. E non importa quali atti oscuri e drammatici possano esser stati commessi dalle mani insanguinate legate a quelle braccia. Quando un popolo chiede un sostegno disperato le sue preferenze non si assottigliano, piuttosto i filtri vengono rimossi, si prendono viceversa delle decisioni radicali, disperate, ci si schiera dalla parte del carnefice rimasto in piedi e si cerca di farlo il prima possibile. Per evitare di restare fuori dalla sua protezione si avvallano così le sue idee, facendole proprie, si portano avanti come cavalli di battaglia e ci si scaglia perfino contro coloro che subiscono le stesse vessazioni.

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