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Trovato 262 risultati

  1. Fino a
    A ccademia Vittorio Alfieri - Firenze Poesia , Teatro, Arte, Cultura P remio teatrale “Mara Chiarini” BANDO DI CONCORSO Per Corti Teatrali Gli Autori dovranno inviare i loro testi, a tema libero, per una o entrambe le seguenti categorie: Monologhi (che costituiscano in sé storie compiute) Brevi pieces a due personaggi Le opere, frutto della propria creatività, possono essere di teatro drammatico convenzionale, teatro comico, teatro sperimentale, e dovranno avere ciascuna una durata “recitata” tassativamente non superiore ai 15 minuti. (Ogni autore può inviare un massimo di 2 testi). I testi debbono essere inviati (in formato doc, docx, o pdf) per email all’indirizzo gioia.guarducci@alice.it entro il 31 DICEMBRE 2018, completi delle seguenti informazioni: Nominativo, Indirizzo, Telefono, Email dell’Autore, con Titolo e durata recitativa dell’opera, unitamente alla copia della ricevuta del pagamento della quota di iscrizione. (Il Curriculum personale è facoltativo e non costituisce titolo di merito rispetto a chi non lo presenta). Oppure debbono pervenire entro la stessa data, in tre copie cartacee anonime, corredati a parte dei dati personali, unitamente alla copia della ricevuta del pagamento della quota di iscrizione, all’ Accademia Vittorio Alfieri - Premio “Mara Chiarini”- c/o Centro Età Libera Caboto, via Caboto 47/2, 50127 Firenze. Si pregano gli autori, se loro possibile, di inviare le composizioni con CONGRUO ANTICIPO, onde facilitare le operazioni di segreteria. L’organizzazione non risponde di inconvenienti attribuibili a mancati recapiti o smarrimenti da parte dei servizi postali. La quota di iscrizione al Concorso è di € 15,00 per ogni opera messa a concorso, per diritti di segreteria, corrispondenza e varie. La quota dovrà essere versata presso un ufficio postale o una ricevitoria sulla carta PostePay intestata a: Tiziana Curti 5333 1710 5024 4124, (Codice Fiscale CRTTZN55C43D612T). O ppure tramite bonifico bancario intestato a: Tiziana Curti, codice IBAN IT80Y3608105138271323271328 (NUOVO IBAN DAL 1 OTTOBRE 2018). La ricevuta del pagamento dovrà essere inviata (SEMPRE) insieme ai propri testi e al modulo di partecipazione. Si prega coloro che hanno effettuato il versamento di voler cortesemente comunicare per e-mail la modalità scelta ed i propri dati completi a: : gioia.guarducci@alice.it o gioia.gua@outlook.it . La Direzione Artistica esprimerà un giudizio insindacabile sulle opere presentate. Gli Autori cedono il diritto di pubblicazione, senza aver nulla a pretendere come diritti d’autore. I diritti rimangono comunque di proprietà dei singoli Autori. I testi cartacei inviati non verranno restituiti: gli autori autorizzano l’Accademia Alfieri a conservare presso i propri archivi copia del testo inviato ai fini di conservazione, consultazione, conoscenza e studio, senza scopo di lucro. Premiazione: Ai primi 3 classificati di entrambe le categorie verranno assegnate coppe o targhe, mentre ai successivi 5 segnalati di ogni categoria saranno assegnati diplomi di merito personalizzati. I vincitori, durante la cerimonia di premiazione, potranno interpretare il loro testo personalmente e, nel caso di opera a due voci, accompagnati da altro attore, (oppure, previa comunicazione alla Segreteria del Premio, la recita delle opere vincitrici potrà essere assegnata ad altri interpreti indicati dall’autore o delegata all’Organizzazione del Premio). I premi non ritirati verranno spediti con tassa a carico a tutti i vincitori che li richiederanno espressamente entro 30 gg dalla data della Premiazione. I nomi dei vincitori saranno pubblicati sulla rivista letteraria “L’Alfiere” e sul sito http://www.accademia-alfieri.it/ La cerimonia di premiazione è prevista a Firenze nel mese di Maggio del 2019, presso la Sala dei Marmi, Parterre – Piazza della Libertà. Tutti i Vincitori e Segnalati saranno tempestivamente avvisati a mezzo posta elettronica o telefonata.
  2. William L. Chioccini

    Presentazione del romanzo "Il vicino di casa"

    Ciao a tutti! Domenica 18 novembre 2018, alle ore 18:00, ci sarà la presentazione del mio romanzo, "Il vicino di casa". La presentazione avverrà presso il Mondadori Bookstore di Valle Aurelia, Roma (Centro Commerciale Aura). Sono felicissimo, e anche molto emozionato: questa sarà la prima volta che presento uno dei miei romanzi davanti a un pubblico! Naturalmente siete tutti invitati! Più siamo e meglio è! ;-) Non mancherò di postare qui e sulla mia pagina Facebook (https://www.facebook.com/williamluciochioccini.scrittore/) aggiornamenti o modifiche. Grazie!
  3. Jhonjey

    La Madre – Giovanni Staibano

    Titolo: La Madre Autore: Giovanni Staibano Casa editrice: LFA Publisher ISBN: 88-3343-044-8 - EAN: 9788833430447 Data di pubblicazione (o di uscita): Maggio 2018 Prezzo: (della versione cartacea e/o digitale): 16,50 Cartaceo, 2,49 Digitale Genere: Thriller Pagine: 228 Quarta di copertina o estratto del libro: Fino a che punto si può spingere una madre alla quale sono stati sottratti i figli? In questo thriller dalle tinte forti, ambientato a cavallo degli anni 2000 nel Nord della Florida, le vite di tre donne, appartenenti a tre generazioni diverse, si intrecciano tra loro in un susseguirsi serrato di eventi: una dolce signora di mezz'età, con la sua bella villa in stile coloniale, che spinge il marito, affettuosissimo, sul baratro di un segreto indicibile; una ragazza brillante, con alle spalle una infanzia difficile, ma che con impegno riesce a diventare un medico dell'animo e della mente; e una donna che cresce in ambienti malfamati, dove la droga e la violenza si mescolano alla dolcezza degli occhi di due bambine appena nate. Link all'acquisto: http://www.giovannistaibano.it/lamadre.php# A tutti i lettori, e in particolar modo agli amanti del thriller, visitate il mio sito internet, date un'occhiata alla mia pagina fb, e se pensate che possa interessarvi leggere il mio libro, scrivetemi una mail raccontandomi qualcosa di voi. Basterà anche una sola riga, una sola parola. Risponderò a tutti per avvenuta ricezione, e ai tre lettori che più mi colpiranno (magari anche solo per il nome o il cognome), invierò una copia omaggio del mio libro. Cartaceo e con dedica. Entro e non oltre il 31 Ottobre 2018. L'indirizzo della mia mail lo trovate sul mio sito. Vi aspetto Giovanni Staibano www.giovannistaibano.it https://www.facebook.com/GiovanniStaibanoScrittore/
  4. Teleri

    I fiumi sotterranei - Lai M. Teleri

    Titolo: I fiumi sotterranei Autore: Lai M. Teleri Casa editrice: Bookabook Data di lancio: 2 ottobre 2018 Prezzo: 16 euro la versione cartacea, 6 euro quella digitale Genere: romanzo di formazione, thriller Caratteri: 388.238 Quarta di copertina: Alice, insicura e tormentata dai rimorsi, e Laura, bellissima e dissoluta, decidono di partire per un viaggio che le aiuterà a riprendere in mano le loro vite. Quando Laura scompare nel nulla però, Alice dovrà fare i conti non soltanto con il passato buio e segreto dell'amica, ma anche con se stessa... Tra ricordi confusi, rivelazioni sconvolgenti e l'incontro inatteso con una donna libera e sfuggente, sarà Alice a dover districare il filo contorto che unisce i protagonisti. Link all'acquisto: https://bookabook.it/libri/i-fiumi-sotterranei/
  5. BramStoker

    Tempesta Eterna

    Era, credo, la notte del 21 Dicembre, anzi, ne sono sicuro, la fredda e umida notte del solstizio d’inverno. Aprendo la finestra che dava sulla mansarda, la mia testa si alzò quasi meccanicamente e si affacciò in alto, ammirando all’orizzonte un lenzuolo di stelle che luccicavano ad intermittenza e si stagliavano per chissà quanti chilometri in quello spazio infinito di puntini eburnei che a me sembrava tanto un mantello di velluto maculato di verniciature biancastre appena fresche. Tutto quello spettacolo mi trasmise un nonsoché di magico; stetti parecchi minuti, incantato da quell’ombra scura del cielo sfavillante, ad osservare come, quelle stelle immobili, non ostentassero alcun movimento. Il cielo quella notte sembrava più luminoso di come io lo ricordavo, e quel teatrino di stelle mi tenne attanagliato alla finestra come un chiodo arrugginito. Mi destò d’un tratto una specie di vento pungente e freddo, che mi picchiò in fronte facendomi svolazzare i lunghi capelli qua e là; sono certo che mi fece trasalire in quell’istante. Quella folata di vento sembrava arrivare da quei reconditi angoli di cielo che io fino a quel momento avevo ammirato ― trascinò con sé uno strano profumo, un profumo di terra, proveniente molto probabilmente dai larghi campi e dalle lunghe distese di prateria giù a nord, e, vivacissimo, attraversò il canaletto del mio naso facendomi conoscere parti di terra dimenticate al buio di quella mirifica notte di seta. Cercai di capire come era stato possibile come quella raffica di vento si fosse alzata tutt’a un tratto, di come, misteriosamente, si fosse liberata in quell’aria che a me sembrava tanto secca e arida. La risposta ancora una volta mi venne dal cielo, che sormontava la terra in tutta quella sua gelante imponenza. Conserti le braccia e mi abbandonai completamente al buio di quella notte. Con la luce della fiamma del candelabro che baluginava dietro la mia schiena, quel cielo sembrava spegnersi. Il vento sciorinò adesso tutta la sua veemenza, facendo danzare irrequiete le foglie degli aranceti e della gramigna che poco d’allora dormiva sotto il peso greve di quel cielo ammaliante. Io ovviamente non mi mossi. La mia curiosità ebbe il sopravvento, ed imperiosa, mi fece acquietare ancora una volta in quella mia vista, la quale stava diventando ormai una difficile, ma bella impotenza di resistere all’apoteosi della bellezza, che si snodava tramite i suoni di quella natura mobile e irrequieta. Così io guardai il paesaggio cambiare: nugoli di vapori scuri cominciarono a stagliarsi all’orizzonte, obnubilando la magnifica luminosità stellare con la quale mi ero abbandonato, come un sogno. Caterve di nuvoloni neri, come valanghe in piena notte, stormivano pesanti, e, carichi di folgori sfavillanti, abbuiarono il cielo, accerchiandolo, premendolo, come in una rissa. Adesso, io, come il cielo, mi sentivo addosso un’insana tristezza mista ad amarezza, che mi fece pervenire un’irrazionale voglia di chiudere la finestra e sprofondare tra le coperte, piangendo tra il cashmere del cuscino. Ma rimasi lì, ancora, quasi sconcertato, ma ancora incuriosito, a guardare come il paesaggio avrebbe reagito. Scoccai un’occhiata fugace ad est, dove pigolavano, seppur spenti, gli ultimi raggi di mezza luna, la quale non era riuscita a distinguersi in mezzo al tepore di quelle stelle; le quali, però, adesso, quasi inconsapevolmente, si stavano spegnendo come soffi su fiammelle di candele. E fu: il cielo si spense. Il nero di velluto inondò l’epidermide di tutte quelle piantine, che si sfasciavano sotto l’impetuosità di quel ventaccio rigido e ghiacciato. Io mi voltai di scatto come se qualcosa si fosse mossa sotto il letto. Trasalii quando mi accorsi che era stata solo la mia fervida immaginazione. La stanza in cui mi trovavo, nella notte di Dicembre, sembrava brancolare sotto ombre vacillanti, che danzavano nei muri come tribù africane, nel gelo della luce baluginante del candelabro. D’un tratto il paesaggio sembrò percorso da un’inquieta calma, silenziosa, che mi fece accapponare la pelle. Mi voltai ancora una volta verso quel buio fitto e opprimente del cielo, e, tra lo schioccare celere d’un battito di ciglia e l’inaspettata dilatazione delle pupille, vidi un’accecante saetta sfavillare in mezzo a quel buio smaniante. Tutto intorno sembrò fermarsi. Le piante, immobili; gli animaletti, tentennanti, zitti… silenzio. Un orrendo silenzio si riverberò in mezzo a quel buio inquietante. E poi, non so spiegarlo, perché credo di non essermene mai imbattuto, un inaudito frastuono così rombante sconquassò il cielo a due metà e fece tremare tutto. Io non so se il cuore mi batté nei successivi secondi, ma sapevo che mi trovavo per terra con la faccia che lambiva il pavimento freddo. Un tuono così fragoroso io non l’avevo mai sentito, e, ne sono certo, neanche un altro essere umano al mondo. Le finestrelle tremarono così fortemente che poco a lì si sarebbero sfracellate, i mobili traballarono, e quel piccolo cerchio di luce nella mia stanza si spense. Dopo seguì una strana quiete; e, vi giuro, io, appiattato su quel legno frigido, con le guance schiacciate a terra, vidi la mia stanza imbiancarsi di una strana luce, così accecante che per la prima volta nella mia vita sentì il cuore in gola, anzi, al cervello. Il bagliore lampeggiò per circa due o tre volte, per poi spegnersi proprio nel momento in cui mi accingevo a guardare da dove arrivasse. Adesso era tutto buio. Tutto. Mi girai e mi rigirai per cercare un fulcro su cui appoggiarmi. Cominciò a piovere, a piovere forte; io chiusi la finestra, istintivamente, per l’assurda e illogica protezione della specie umana che si difendeva da quel tuonante spettacolo. Non feci a meno di sentire il forte scroscio dell’acqua strapazzarsi sulle tegole sopra la mia testa e dedurre che una tempesta dalle dimensioni perplessamente enormi era arrivata alle porte. Tutto, dico tutto, intorno a me, era buio, ed io, accecato dal nero più assoluto, brancolai in mezzo alle ombre della mia stanza. Mi appropinquai caparbiamente allo scrittoio dove ricordavo che ci fosse il candelabro, ma inciampavo qua e là con le mani tese a mo’ di zombie per cercare di imbattermi contro qualche oggetto. Fu un respiro di sollievo quando le mie mani si smaltarono di cera. Le candele ancora fumavano, e per riaccenderle necessitavo della scatola di fiammiferi. Agguantai il candelabro con entrambe le mani. Mi feci strada tramite la luce abbarbagliante delle saette, le quali riuscivano a filtrare in su fino alle tendine vermiglie che coprivano la finestrella. Si stamparono sulle pareti strane ombre, più inquietanti, che oscillavano a ritmo di pioggia con movimenti davvero psichedelici, sullo sfondo rosso della tendina. Sentii un altro frastuono, stavolta più leggero, ma che comunque mi scosse e fece alzare un po’ di polvere dal linoleum. Trovai la scatola, mi avvicinai alla finestra per un po’ di luce, presi un fiammifero e lo sfregai contro la superficie ruvida dell’incarto, si accese e mi sentii subito sollevato. Un fuocherello, un fuocherello che mi faceva sentire protetto da non so quale entità o forza della natura… se ora ci penso mi fa ridere; ma ridere di tristezza, perché, oggettivamente, quello fu un primo segno di cedimento; e come ho già detto prima, non mi ero mai, e dico mai, nella mia vita, imbattuto in uno scenario così strano, misterioso e terrificante allo stesso tempo. La luce fioca intanto continuava a vacillare in quel lembo di buio pesto. Le ombre sulle pareti si dileguavano per poi riapparire, nascondersi per poi assumere sagome più orrende, che somigliavano tanto a fumi leggeri, forme geometriche irregolari, animaletti tentennanti ― tutto, insomma, sembrava muoversi sotto l’incanto di quel tiepido cerchio di luce. Infuocai tutte e tre le candele e soffiai il fiammifero. Mi chiedevo cosa stesse facendo tutta la mia famiglia dall’altra parte. Mi avvicinai alla porta, antica e acerba, la schiusi e me la lasciai alle spalle, non senza un cigolio raccapricciante. Il lungo corridoio, tale e quale come mi appariva davanti, così polveroso che non si puliva mai, sempre sudicio, dal quale non si vedeva la fine, mi trasmise un senso di misteriosa inquietezza che non mi seppi spiegare. Camminai in punta di piedi, furtivo, sul tappeto persiano che si srotolava per parecchi metri. C’era un odore di chiuso che l’aria sembrava quasi irrespirabile. Oltre la luce del candelabro segmenti di sguardi trapassavano i miei occhi, incrociandosi inspiegabilmente con quegli orrendi ritratti genealogici, propri delle nostre più antiche radici. Cercai di stare più appiccicato possibile alla luce e a fuggire da quelle occhiate che mi premevano. Si sentivano sulla mia testa colpetti di pioggia fastidiosi che naufragavano sulle tegole, le quali, tuttavia, sembravano trapassarle e gocciolare fin dentro casa. Visi vetusti, antichi, pieni di rughe, facce sbiadite, parevano fissarmi dietro le fioche fiammelle del candelabro d’argento. Ancora camminavo, sconcertato, lungo l’androne di casa. Accorsi il passo. Quel corridoio mi sembrò stranamente più lungo per qualche ragione di cui non mi riuscii a raccapezzare. Corsi, sfrecciando tra i quadri, cercando di sfuggire a quelle occhiate che mi comprimevano sempre di più. Mi lasciai dietro una mole incontenibile di buio… le pupille che si rimpicciolivano come quelle di un gatto… sembrava che quel corridoio non terminasse più. Il cuore mi batté più forte all’improvviso e le mani mi si intinsero di sudore. La gola divenne più secca d’un corpo privo di vita. Mi salì da non so quale parte del corpo un fetentissimo affanno che mi mondò quel minimo si sicurezza che custodivo dentro quelle mura di casa. Ansimai. Mi brillarono gli occhi. Il respiro diveniva ancora più difficile e come spine mi stringeva forte i polmoni. Quei quadri sembravano fissarmi minacciosamente, astiosi, forse, al baluginante barlume del candelabro. Sentii il corridoio stringersi, le mura chiudersi contro le mie ossa, i ritratti orripilanti che, ostili, mi guardavano come su una lettiga di morte vagante i quali mormoravano un qualcosa di demoniaco che mi fece perdere il lume della ragione. Chiusi gli occhi e mi affidai alla sorte, brancolando nel buio delle pupille, spaventato, irrazionale, e sbattei tutt’a un tratto la testa contro una superficie di legno, che, certamente, doveva essere la porta d’ingresso della cucina. Precipitai atterrito sulla pelliccia del tappeto, col candelabro che ora si era spento, flebile, perdetti i sensi. Mi svegliai con un fortissimo mal di testa. Davanti a me, facce sfocate mi osservavano, accoccolate sulle mie gambe molli. Dovevo essermi svegliato dopo qualche minuto, a giudicare dalla posizione delle lancette dell’orologio che segnava la mezzanotte. Mi alzai sui gomiti e cercai di sgranare gli occhi. Davanti a me mio padre e mia madre, che sorridevano. Chiesi loro con voce roca e distrutta cosa ci trovassero di tanto divertente. Loro lì, ancora, seduti vicino ai miei piedi, mi guardavano dritto negli occhi con quel sorrisetto che, adesso, ritornando appieno delle mie facoltà mentali, mi sembrava un po’ inquietante. La risposta non arrivò alle mie orecchie e adesso mi chiesi se fossi ancora stordito, o se quelle facce, toccandole, fossero vere. Così posi la domanda ancora una volta facendo attenzione a non essere troppo petulante:<<Insomma, che c’è da ridere?>> ― domandai imbarazzato con un segno chiaro d’imbranataggine. Un silenzio che mi fece rabbrividire percosse la stanza; dietro quei sorrisetti un qualcosa di davvero stravagante e raccapricciante sembrava racchiudere tutta l’alacrità di quel silenzio. Gli occhi di mia madre sembravano profondi, di un grigio spento, persi nel vuoto ― quelle labbra sterili e secche, prive di colore. Mio padre aveva la fronte corrugata, le sopracciglia arcuate, e quelle rughe, con gli occhi grandi e spalancati assieme a quel sorriso, sembravano nascondere una ferocia famelica che non aveva niente di umano e che non gli avevo mai visto. Ingoiai un brivido che mi fece tremare la pelle ed asciugare quel poco di saliva che mi rimaneva sulla lingua. Allora mi scattò impervio il pensiero di toccare quelle facce per constatare la reale condizione dei miei sensi, che mi sembravano tanto fiacchi quanto la botta che presi alla testa quando questa sbatté contro la porta della cucina. Ma qualcosa, dentro di me, mi diceva di non avvicinare il dito: mi ricordava tanto, da piccolo, il rossore del sangue che versai quando, senza saperlo, avvicinai una mano per accarezzare il pelo di un cane che ringhiava, con la schiuma in bocca. Quell’incubo mi si accavallò, mi imperversò le membra e, quando lo rievocai, mi accese un brivido proveniente da sotto, sotto la colonna vertebrale, fin su al collo. Mi feci forza. Dovevo toccare quelle facce. La mia vista tuttavia si sgranò completamente, e, solo adesso, potei distinguere con nitidezza tutto quello che mi circondava. Quei due corpi, ancora, fermi, mi guardavano opprimenti, i sorrisetti che sembravano ghigni feroci, le rughe delle sopracciglia che solo un pazzo poteva avere. Dovevo toccare quelle facce. La più vicina a me, proprio a cavallo delle mie costole, era quella di mia madre. Guizzai l’indice dal cuscino. Tremante, percorse uno spazio vuoto che sapeva di una terribile concezione di uno sbaglio incombente, di fronte alla terribile scena che i miei occhi rievocavano, di quel cane schiumeggiante, rabbioso, feroce. Avevo paura che questi si voltasse di scatto, non appena avvicinato il dito, o comunque dopo aver sentito la presenza di quest’ultimo. Il dito tremolava, lentissimo. Mi ero rassegnato che se fosse successa qualcosa, dopo quel mio avvicinarmi, mi sarebbe venuto un infarto dallo spavento. La tensione saliva, e con questa, le goccioline di sudore. Guardai gli occhi di mia madre con circospezione, al fine di poter intercettare qualsiasi mossa che ella, o meglio quella cosa, si fosse immaginata. L’indice sfiorò la sua guancia. Per fortuna non si era girata. L’unghia grattò la superficie della pelle, ma non sprofondò oltre. Cercai di spingere più in giù il dito, ma questo si fermò come in una pista di pattinaggio, con la sottile differenza che questa mi ricordava tanto le gocce del candelabro che mi avevano bruciato le mani. Gridai di paura e mi alzai di scatto. Un tremolio mi imperversò la colonna vertebrale. Ora, a due piedi dal divano, mi accorgevo di come le due figure guardassero, con un sorrisetto bianco e demoniaco, verso il posto su cui ero disteso, avendo ignorato il mio movimento istintivo di fuga. Gli gridai contro ancora una volta, con un brillio agli occhi e una voce confusa, ma niente; mi pizzicai le guance per constatare se quella scenetta, inquietante e spaventosa, fosse solo uno strano, terribile incubo, ma niente; ero sveglio, io ― io, da solo, davanti a quelle due figure ferme come statue, inclinate verso il divano, con espressioni astruse che facevano vacillare il senso di normalità a cui era abituato il mio stato d’animo. Li toccai ancora una volta, picchiettando l’indice contro la pelle dura, e mi raccapezzai scoprendo che avevo davanti due statue di cera! Mi misi le mani nei capelli per pensare e snebbiare la mente, doveva esserci un nesso logico con tutto quello che mi stava capitando, un collegamento trasversale con quelle scene in cui mi stavo imbattendo: quella tempesta rombante imbattutasi tutta di colpo, quel corridoio che sembrava interminabile, quelle due statue di cera posizionate di fronte al divano e… dov’era mio fratello? Quel bambinone precoce e testardo? Questi furono i dubbi che mi sormontarono in quel momento… <<Ashtooon!>> <<Ashtooooon!>> Gridai. Mi guardai attorno. Mi trovavo in cucina. C’era un pancarré con la martellata alla fragola sulla tovaglia. C’erano piatti e posate sporche ancora sul tavolo e una strana puzza di bruciato. Contai le sedie. Tre. Tre sedie. Le contai di nuovo. Tre sedie. Mi domandavo dove fosse l’altra, c’era sempre stata la quarta. Mi girai e mi rigirai, in cerca di quella sedia. Mi affacciai dalla finestra, ancora pioveva. Il paesaggio sembrava percorso da una calma silenziosa che faceva venire voglia di uscire e bagnarsi. Dal cortile non si vedevano che montagne oscurate e alberi frascheggianti. Uno strano luccichio che doveva essere probabilmente la luce della città rischiarava il fianco ovest dell’Etna. Lo ignorai e ricominciai la mia ricerca. La stanza di mio fratello era di fronte alla mia, e per arrivarci dovevo attraversare nuovamente quel corridoio cui avevo maturato un brutto ricordo. Mi ero ripromesso però che l’avrei trovato anche se fossi stato incerettato misticamente da qualcosa di paranormale che, adesso me ne resi più conto, vagheggiava nelle stanze di casa mia. Senza, e dico senza alcun problema attraversai il corridoio (perché prima sì e ora no?) e arrivai sull’uscio della porta che collegava questo alla stanza di Ashton. Il candelabro avvinghiato saldamente alle mie mani traballava qua e là, e la luce che si proiettava sui quadri era molto irregolare e deforme. Adesso, un dipinto alla mia destra, non mi guardava più come prima; tuttavia non vi nascondo che fui percorso dentro da una paura irrefrenabile che sarebbe esplosa in un grido se questo avesse roteato le pupille e quindi averle incrociate alle mie. Non ci feci caso come prima, immerso completamente nel fardello dell’azione, di scoprire il significato travolgente di quel mistero davvero enigmatico e labirintico. Lo chiamai da dietro il legno della porta, accentuando il suo nome con un tono di voce più acuto del solito, che rasentava paura e confusione. Nessuna voce accorse al richiamo. Picchiettai le nocche innumerevoli volte, bussando con energica portata. Ancora il nulla si sentiva, mentre il silenzio procrastinava già da sé un pensiero di rassegnazione davvero inquietante. Preso sempre di più dall’impazienza, cercai di sfondare la porta, scaraventandovi contro potenti calci e spallate. Dopo esattamente tre tentativi, la porta cedette e cadde oltre la soglia, dall’altra parte. Non riuscii a vedere niente; buio pesto e opprimente relegava le mura di quella stanza, che, naturalmente, non era grande quanto le altre. Superai la porta camminandoci su e la luce del candelabro, ad ogni mio passo, rischiarava, seppur in modo contenuto, la stanza. Una luce, una luce, filtrò dalla finestra: era quella di un fulmine. La stanza si illuminò di blu in un baleno, anzi, d’azzurro; tutto quello che mi ero immaginato era, tra la celerità di quel barbaglio in un battito di ciglia, davanti a me… la sedia, la sedia… la sedia era s-sistemata l-là… sssul piedistallo… lacci di scarpe sciolti dondolavano… le sscarpe, le scarpe vacillanti nel buio, u-un corrrpicino appppeso sssul tetto ― un capppio, un fottutissimo cappio stringeva il collo del mio fratellino. Strinsi i pugni. Gridai. Mi cadde il cuore a terra. Piansi. La pioggia fuori per dispetto ballava assieme al corpicino del mio fratellino. Guarda, un altro lampo. Un’altra luce, un altro grido silenzioso. Guarda, la fine della vita inspiegabile, maledetta e bastarda. E piansi ancora.
  6. Marcello

    Tour umbro – Assisi – Appuntamento n. 2

    Fino a
    Tre libri – Tre autori venerdì, 28 settembre ore 17,30 presso Mondadori S.Maria degli Angeli – Assisi incontro con Gabriele Giuliani, autore di Il giorno delle nozze, Montag edizioni, 2018 Giovanni Staibano, autore di La madre, LFA publisher, 2018 Marcello Nucciarelli, autore di La pista portoghese, Alcheringa Edizioni, 2017 Nasce dall’iniziativa di tre autori, che pubblicano con tre diverse case editrici, l’idea di un incontro letterario a più voci in cui sono gli autori stessi a presentare il libro del collega. Giuliani, nato a Roma, ha scritto un romanzo introspettivo, familiare, a sfondo sociale; Staibano, di Foligno, presenta un thriller ambientato in America; Marcello Nucciarelli, di Forlì, ha dato vita alla serie di inchieste della poliziotta olandese Gretije de Witt. @Jhonjey @nemesis74
  7. chesterfield

    Caffè Corretto cap. 4/4

    commento Gianni piacevolmente sorpreso dalla risposta di Silvio domandò: << Giusto, ma sai anche quale veleno? >> << No questo non lo so… >> << Nemmeno io, ho provato a cercarlo, ma niente. Però ho scoperto l’aconito. E’ una pianta che cresce sulle alpi. E’ pure bella, se l’incontri sul tuo cammino ti vien voglia di coglierla e allora sono problemi. >> A Gianni squillò il cellulare, si scusò con Silvio e rispose. << Sig. Rivalta, sono Clara. Ho organizzato la seduta del consiglio per martedì prossimo, le può andare bene? >> << Si, non ci sono problemi. Altro? >> << Non direi, ah suo figlio è andato a casa, non si sentiva bene. Deve essere l’influenza che c’è in giro. >> << Probabile, la saluto Clara. >> << Buona giornata Sig. Rivalta. >> Gianni si rimise al tavolo, che nel frattempo era stato sparecchiato, ordinò un caffè e controllò la sua agenda. Poco dopo le undici arrivarono due artigiani, simpatici e con un tono di voce alto avevano preso la scena al bancone. Tra Campari e birre discutevano con pepe di donne, calcio e tasse. Contemporaneamente. Il discorso non andava a finire da nessuna parte. Probabilmente l’indomani avrebbero ripetuto il copione. E così via per l’eternità. Ma non è questa l’umana esistenza? Mosche impazzite che sbattano contro la finestra chiusa, quando lì accanto c’è quella aperta. L’arrivo di Angela distolse dalla riflessione Gianni. << Ciao. >> << Ciao Angela. Hai avuto difficoltà a trovare il locale? >> << No, con il navigatore… >> S’interruppe per togliere la giacca Monclair e sistemarsi la sciarpa di seta. << Ti vedo un po’ giù è successo qualcosa? >> << No, Gianni non è nulla. >> << Hai fame? >> << Non molta, prendo un toast e una tisana calda. >> Gianni fece da cameriere e ordinò quanto richiesto dalla moglie. Lui optò per un panino e birra. Tornando al tavolo osservò la moglie. Era una bella donna, tutto sommato. Vicina ai sessanta, aveva combattuto il tempo con piccoli interventi chirurgici. Poi aveva deciso che doveva rifarsi le labbra e il risultato era stato grottesco. Quindi si, tutto sommato era ancora una bella donna. Parlarono del nulla fin quando non arrivò il pranzo a quel punto Gianni disse: << Questo è un regalo per te. >> Diede alla moglie una copia de “Il Conte di Montecristo”. Angela rispose con aria interrogativa. << Un libro? >> << Si, hai ragione. In realtà non è per te, è per il tuo amico… Marco. Il tuo Personal Trainer. >> Angela non riuscì a nascondere la sorpresa. Gianni proseguì: << Non ti preoccupare, so di voi da un paio di mesi. Ho fatto le mie belle ricerche e l’altro ieri sono andato a casa sua. O meglio, sono andato a casa di sua madre, e gli ho detto: ti scopi mia moglie, quindi mia moglie è una troia e le puttane si pagano. >> Gianni diede il tempo alla moglie per elaborare il concetto. Riprese: << Ho scoperto che vi vedete con frequenza settimanale da un paio di anni. Quindi ho pensato a cento incontri. Si, si lo so, che sono di più. Quei week end per Fitness Mania o gli stage in montagna non gli ho contati. Dopotutto Marco è un buon cliente, bisogna riconoscerlo. Si merita uno sconto. Per cui gli dico: cento incontri a cinquanta euro fanno cinquemila euro che mi devi. Lui a quel punto si è arrabbiato. Giuro. Dovevi vederlo, così mi è venuto il dubbio che lui fosse innamorato di una puttana. Sai che sono un dannato romantico, mi spiaceva per lui. E allora gli dico che non immaginavo che fosse innamorato, e che questo cambia tutto. Anzi, sento di dovermi comportare nella maniera corretta. Sono confuso e gli chiedo cosa fare. Se lui ti ama, e intende comportarsi in maniera responsabile, anche io lo farò: consegnando al suo datore di lavoro e ai Carabinieri le prove del suo operato. Sicuramente perderà il lavoro, e probabilmente finirà in galera. E’ un bel birichino il tuo Marco, con tutti gli steroidi che vende sottobanco. Se invece è andato a puttane… ci ha pensato per un po’, quattro… no, ci ha pensato per ben cinque secondi. Purtroppo lui non aveva quella somma, così siamo andati da sua madre, gli abbiamo raccontato tutto e lei mi ha fatto l’assegno. Siamo rimasti d’accordo che le prossime volte ti paga direttamente. Oh... ti vedo turbata, bevi la tisana che ti scalda. >> << Sei un mostro, un bastardo! >> << Lo sapevo, sei arrabbiata, effettivamente cinquanta sono pochi… >> << Vaffanculo… voglio il divorzio. >> << Marco ha disdetto per questa settimana, vero? E’ per questo che sei turbata? >> << Me ne vado, non ti devo dire nulla. >> << Ma te ne vai così? Finisci almeno il toast e bevi la tisana. Perché adesso ti spiego cosa accadrà a noi e ti pentirai di non averlo saputo adesso. Brava, rimetti il culo sulla sedia. >> << Allora che mi devi dire? >> << Finisci di mangiare e bere e lo saprai. >> Angela beve e mangia con rabbia. Alla fine guarda il marito e apre le braccia come a dire “ allora vecchio? Parla”. Gianni accontenta la moglie. << Da circa un minuto la tua carta di credito personale è stata bloccata, il conto cointestato è chiuso. Ho annullato le assicurazioni e fondi a tuo favore. In sostanza ti rimangono i soldi che hai sul tuo conto. Prima di pensare al divorzio dovrai affrontare un processo per appropriazione indebita. Hai usato la carta di credito della società per fare regali al tuo amante. Vedi avevo desiderato ucciderti per quello che hai fatto, ma non potevi cavartela così facilmente. Così amore mio a te la scelta. >> Gianni le mette sotto al naso dei documenti. << Firmando rinunci a tutto. Ti tieni i soldi che hai sul conto e lasci casa mia. Se non firmi, faccio partire immediatamente la denuncia. Qui c’è la penna. >> Angela era un vulcano che stava per esplodere, tentennò, sbuffò, lo maledisse ma cedette. Uscì dal locale trattenendo le lacrime. Gianni si gustò il panino, pagò e salutò Silvio. Mauro il socio di Silvio era arrivato per dargli il cambio, s’informò: << Allora com’è andata oggi? >> << Bene, tutto nella norma. >>
  8. chesterfield

    Caffè Corretto cap. 3/4

    commento Nel locale irruppe sua figlia. Con ampie falcate, sottolineate dai tacchi che picchiavano crudi il pavimento in legno, arrivò a lui. Gettò la borsetta Louis Vitton che atterrò tra il quotidiano sportivo e il bordo del tavolo. Con le mani ai fianchi del suo impermeabile e dietro occhiali neri vertiginosi sbottò: << Ma cosa stai facendo? Cosa cazzo combini? >> << Buon giorno Marianna. Perché non ti siedi e smetti di dare spettacolo? >> Mentre lei toglieva impermeabile e occhiali, Gianni ripiegava la Gazzetta salutando con mestizia la pallavolista. Appena seduta Marianna provò a parlare, il padre la stoppò: << Cosa prendi? >> << Come? Cosa? Uh… un decaffeinato macchiato. >> Gianni richiamò l’attenzione di Silvio con un gesto cortese. Giunto Silvio, Gianni ordinò il decaffeinato e aggiunse due succhi al pompelmo. Silvio li lasciò soli. << Ma io non voglio nessun succo… >> Protestò Marianna. << Fidati, sarà una sorpresa. >> << Di sorprese per oggi ne ho già avute abbastanza. E detesto il succo al pompelmo. >> << Come desideri mia cara. >> Gianni cambiò il succo con un bicchiere d’acqua, fatta la nuova ordinazione padre e figlia stettero alcuni istanti a fissarsi. << Papà mi vuoi spiegare? >> << C’è poco da spiegare, tuo marito è un ladro. >> << Ma cosa dici… io, io non ci posso credere. E come ti sei permesso di dirgli di lasciare casa mia? Con che diritto. Francesco si ammazza di lavoro. Non abbiamo avuto un incremento di fatturato grazie a lui? >> << No. >> << No cosa? >> << Non è grazie a lui che abbiamo aumentato il fatturato. >> << Ma che cosa dici? >> << Fai silenzio un attimo. Fammi parlare. >> Arrivarono le ordinazioni, ma Gianni proseguì come se nulla fosse. << Non ho tempo da sprecare. Ho preso una decisione e tale rimane. Per tua informazione la casa in cui vivi l’ho pagata io. In tutti questi anni non hai nemmeno sibilato un “grazie”. >> Marianna arrossì, a lui fece male. Cambiò tono: << Bevi il caffè prima che si freddi. >> Marianna bevve. Rimasero in silenzio il tempo di un caffè. << Ecco a te. >> Così dicendo Gianni le diede “Jane Eire”. << Per me? Grazie. >> Entrambi s’accorsero di quanto suonasse meccanicamente falso il ringraziamento. Gianni li tolse dall’imbarazzo: << Figurati. Lo conosci? >> << Ho visto il film, credo. Boh… o forse mi confondo. Senti papà ho la testa che mi scoppia. Devo sapere ti prego. Francesco non sarà il miglior uomo di questo mondo ma… ma è mio marito. Non so cosa ha fatto, forse non vi siete spiegati. Potrebbe anche essere. Tu sei così testardo, lui è così fiero… da una piccolezza viene fuori un dramma. Senti vieni a cena da noi stasera così parlate. Vi spiegate… no? Dai cosa dici? >> << Dico che dovresti leggerlo. Leggilo il prima possibile. >> << Ma ti sto parlando del mio matrimonio, della mia vita e tu straparli d’un libro? >> << Stiamo dicendo la stessa cosa. I libri siamo noi, sono la nostra vita, o meglio la vita che scegliamo di avere. Gli egoisti e gli sciocchi non lo comprendono. >> << Mi stai dando dell’egoista? >> << E sciocca. >> << Ora basta! Non sono venuta a farmi insultare. >> << Non ti sto insultando, faccio delle considerazioni. Sono tuo padre. Hai idea dell’amore che ho provato per te? Se tuo padre ti dice che è importante che tu abbia letto questo libro, solo una sciocca egoista ignorerebbe questo grido di dolore. >> Gianni prese in mano il libro mostrando la copertina alla figlia e disse: << Jane Eire è la persona che ogni essere umano ambisce a diventare. Così grande da essere fonte d’ispirazione. Ma tu non potrai nemmeno interrogarti su chi sei, dato che al massimo vedi dei film che non ricordi. Quello che mi atterrisce è che a te non importa. Contano le cazzate dei tuoi amici, conta quanto riesci a impressionarli. Cazzo… tu e tuo marito avete girato il mondo, per fare le cose che fate a Milano. Sono stanco Marianna. Ho preso la mia decisione, Francesco è fuori dalla società e da casa mia, tu fa quello che vuoi. >> << Papà ti prego… >> Marianna non riuscì a proseguire, paralizzata con gli occhi lucidi e mani sulle labbra a implorare la grazia. Gianni preso dallo sconforto disse: << Ascoltami, facciamo così: domani sera verrò a cena da voi. >> << Bravo! Grazie, così noi, insieme vi parlate e sono sicura tornerà tutto come prima. >> << Staremo a vedere. Ora però devi bere un tonico alle erbe, vedrai che dopo non avrai più da preoccuparti di nulla. >> Gianni versò tre cucchiai di petali blu e foglie nel bicchiere d’acqua, mescolò il tutto e lo diede alla figlia. << Mamma mia papà, è imbevibile. >> << Coraggio, non fare la difficile. >> << Finito… ho uno sgradevole sapore in bocca. >> Gianni diede alla figlia una bustina di miele. << Prendi, addolcisciti la bocca. Cambiando discorso, prima ero qui con tuo fratello e parlavamo di Amleto. Tu sai come è stato ucciso il padre di Amleto? >> Marianna rispose con la bocca impastata da petali e miele << No. Però fammi vedere. >> Prese lo smartphone, ma Gianni la fermò. << Lascia stare, lascia stare. Anche tuo fratello non lo sapeva, ma non importa. Ormai non importa più. Marianna è meglio che tu vada, adesso devo lavorare. >> << Si, certo. Allora ci vediamo domani sera… facciamo alle otto. >> << Alle otto va benissimo. Ciao. >> << Ciao papà. >> Attese che la figlia fosse andata per correre in bagno a vomitare. Si prese tutto il tempo necessario e ripresosi, tornò in sala. Si fermò al bancone, Silvio stava facendo un caffè a un cliente. << Silvio sai come muore il padre di Amleto? >> << Viene avvelenato... dal fratello! >>
  9. Marcello

    Tour umbro 2018 – Terni – appuntamento n.1

    Fino a
    Presso la Biblioteca comunale di Terni (http://www.bct.comune.terni.it/) dal programma di settembre (http://www.bct.comune.terni.it/uploads/programma_settembre_2018.pdf) giovedì 27 settembre caffè letterario ore 17.00 incontro con Gabriele Giuliani, autore di Il giorno delle nozze, Montag edizioni, 2018 Giovanni Staibano, autore di La madre, LFA publisher, 2018 Marcello Nucciarelli, autore di La pista portoghese, Alcheringa Edizioni, 2017 Nasce dall’iniziativa di tre autori, che pubblicano con tre diverse case editrici, l’idea di un incontro letterario a più voci in cui sono gli autori stessi a presentare il libro del collega. Giuliani, nato a Roma, ha scritto un romanzo introspettivo, familiare, a sfondo sociale; Staibano, di Foligno, presenta un thriller ambientato in America; Marcello Nucciarelli, di Forlì, ha dato vita alla serie di inchieste della poliziotta olandese Gretije de Witt. @Jhonjey @nemesis74
  10. chesterfield

    Caffè Corretto cap. 1/4

    commento Silvio aveva fretta. Era venerdì mattina, faceva freddo, era febbraio e che altro? Aveva meno di mezz’ora e poi gli ambulanti sarebbero passati lì davanti. Se la serranda del Ramo fosse stata abbassata, il gruppo avrebbe proseguito e addio a otto caffè e brioche. Quella mattina era diversa. Fuori dal Ramo c’era un uomo distinto sulla sessantina. Mai visto prima. Fumava appoggiato con i gomiti al corrimano, fissando il pigro traffico di Via Italia, dando le spalle alla frenesia di Silvio. Quando era arrivato il signore era già lì. Aveva domandato a che ora aprisse il locale e Silvio aveva proposto al cliente di entrare al caldo. Il signore aveva declinato con eleganza. Proprio per il candore della risposta, Silvio aveva decuplicato le sue forze e alle sette e cinque fece accomodare lo straniero. Il signore ordinò un cappuccio e brioche alla crema. Chiese il permesso di accomodarsi ad uno dei sette tavolini, e rimase in silenzio a guardare il locale. Mentre Silvio montava il latte, gli fece i complimenti per il locale, osservò i libri in vendita e quando si accorse che l’ordinazione era pronta si sedette. - Ancora complimenti… ma vendete anche libri?- - Si. Quasi tutti classici, e comunque quelli che a noi piacciono. – - Avete per caso il “Giulio Cesare” di Shakespeare?- - No. Mi spiace… di Shakespeare abbiamo “Amleto”. – - Peccato. Comunque ho visto “Il Giovane Olden”. Ne avevo una copia, ma chissà che fine ha fatto. Immagino che anche lei sia un lettore. Ha mai smarrito un libro che ritiene fondamentale? - L’irruzione degli ambulanti lasciò che l’interrogativo rimanesse tale. L’uomo fece colazione e Sivlio badò ai clienti. Poco dopo le otto, un giovanotto, di quelli che non hanno tempo da perdere, entrò al Ramo d’Oro. Ignorò Silvio, e portò il suo essere impacchettato in un completo da ottocento euro al tavolo di Gianni. - Buon giorno Gianni, come stai?- Disse sedendosi. - Bene, grazie. Allora a che ora hai il volo?- - Nel primo pomeriggio, scusa… mi porta un decaffeinato macchiato? – - Glielo porto subito.- - Non ero mai stato in questo locale, bello.- - Si. E’ un bel locale. Francesco hai con te il contratto?- - Si. E’ qui.- disse mostrando la ventiquattrore, con l’enfasi del mago che estrae il coniglio. - Buttalo.- - Come?- - Buttalo. Brucialo, fanne ciò che vuoi. Se desideri incornicialo e appendilo in taverna.- - Scusa Gianni, non capisco. I Coreani hanno rinunciato? Non comprano più?- - Devi portare questo contratto.- Così facendo Gianni mise sul tavolo il documento. Questo venne rapito dalle affusolate dita di Francesco. Lesse avidamente. Strozzò un gemito, gli occhi da febbrili diventarono rabbiosi. Intuì il godimento di Gianni. Cercò la freddezza interiore per attaccare quel vecchio che rideva di lui. Silvio portò il caffè. Altri secondi di studio reciproco. Silvio percepì la tensione che stava montando e si congedò con un diplomatico – Ecco a lei.- - Gianni, proprio non capisco. Dopo mesi di trattative. Sai quanto ci ho lavorato. Sai benissimo che abbiamo bisogno di questa vendita, siamo prossimi alla bancarotta… Cristo. Proprio non capisco.- - Cosa c’è di complicato? Devi portare questo contratto.- - Ma mi prendi per il culo? Questo… questa è carta straccia. Vuoi che vada fin dall’altra parte del mondo per farmi ridire in faccia. Per mortificarmi proponendo il prezzo pieno invece che lo sconto che avevo così duramente contrattato.- - No. Voglio che tu venda i miei prodotti al giusto prezzo. Se hai tuoi amici Coreani non sta bene, cazzi loro.- - Non so cosa dire, mi sembra una follia. Cosa faremo con le banche? E gli azionisti?- - L’altro giorno, davanti a tutti i dipendenti hai tenuto un discorso sulle capacità di affrontare le avversità. Cosa che hai ripetuto all’infinito? Ah, giusto ripetevi: con dinamismo e coraggio. Dinamismo e coraggio cazzo. Ma no, il pezzo ad effetto è stato quando ci hai pregato, ma a me è sembrato ordinato, di tirar fuori le palle. Ricordi? Beh, mi chiedevo quando esattamente tu hai affrontato le avversità? Quando hai tirato fuori le palle? Quando sei stato veramente nella merda? Quando? Forse alle medie quando hai risposto giusto alla maestra? Quando hai sposato la mia ricca figlia? Quando? Dimmi. Ah! Giusto, oggi pensi di tirar fuori le palle! Regalando un prodotto di qualità, svilendo il lavoro di persone che non hanno il tuo conto in banca, ma che mi hanno dato il cuore. E cosa mi dici di fare? Di sputare in faccia a quegli uomini e donne leali, perché il mio arrivista genero teme di fare una figuraccia?- - Sono gli affari! Se vuoi stare nel mercato devi adeguarti. E se proprio ci tieni a saperlo, se non fosse per me questa società sarebbe già fallita da un pezzo.- - Sono sicuro che tu hai già fatto tutti i tuoi progetti. E quindi ti dico che le accetto.- - Cosa?- - Le tue dimissioni.- - Cosa!?- - Ma scusami, aver le palle e tutto il resto? Ti ho appena fatto capire che non ti ritengo all’altezza del tuo incarico. Ti dico che sei un essere spregevole, e tu, che sei quello con la schiena dritta, subisci in silenzio? Cosa difendi il tuo posto in Consiglio? Pensi di averlo ancora? Vedi, se almeno oggi avessi avuto un comportamento dignitoso… se mi avessi detto: non posso accettare questa marea di stronzate e quindi mi dimetto. Io ti avrei ammirato, non amato, rimani comunque uno stronzo. Forse avrei cercato di farti desistere. Ma… basta. Sono vecchio e non mi va di continuare questa discussione. Sei licenziato. E già che ci sei vattene da casa mia.- - Cosa? Come? Ma…- - Sei licenziato e devi andare via dalla casa in cui io ti ospito, super boy.- - Ma e Marianna e noi.. insomma. Ma io non capisco cosa, perché? – - Non ti ho detto che devi lasciare mia figlia. Non ho detto questo.- - Ascolta forse sono stato un po’ stronzo ultimamente e…- - Ultimamente?! Ragazzo mio sei un fenomeno. Un vero portento. Adesso tu con tutte le qualità nascoste dalle tue enormi palle, esci dal locale, ti cerchi casa e lavoro e sparisci dalla mia vita. Se vuoi, chiedi a Marianna di accompagnarti in questa nuova mirabolante avventura. E’ tutto. Il caffè lo pago io, buona giornata.- Francesco si alzò ostentando calma. Prese la ventiquattrore e fece per andare. L’orgoglio lo fece fermare a mezza strada, si girò e disse: - Entro sei mesi ti vedrò strisciare.- Gianni con un mezzo sorriso rispose: - Ci hai preso a metà… addio.- Francesco confuso uscì dal bar. I Simple Minds con “Don’t you forget by me” salvavano l’atmosfera, i presenti avevano assistito a quel battibecco e ora fissavano Gianni. - Mi scusi per l’accaduto.- - Non si preoccupi.- Rispose Silvio con un sorriso solidale. Gianni si avvicinò al bancone e mostrò il pacchetto di sigarette dicendo che usciva a fumare. Guardando i libri in vetrina a Gianni venne una idea. Assaporando la sigaretta l’idea si trasformò in progetto. Quando finì di fumare aveva per le mani un grande piano. Prima il piacere, chiamò la sua segretaria. - Buon giorno Signor Rivalta.- - Buon giorno Clara, è già in ufficio?- - Si, Signor Rivalta.- - Bene. Appena arriva Macchi me lo mandi qui al Ramo d’Oro.- - Certamente Sig. Rivalta.- - Le devo fare i complimenti per avermi consigliato questo locale.- - Ma s’immagini…- - Clara, un'altra cosa. Il Dottor Greggi non lavora più con noi. Prepari tutti documenti necessari… la buona uscita e il resto. Blocchi anche la carte di credito e il finanziamento. Gentilmente si faccia portare anche l’auto. E’ tutto chiaro?- - Si. Tutto chiaro.- - Torno in ufficio stasera, mi lasci tutto quello che serve sulla mia scrivania.- - Non si preoccupi. Ehm... signor Rivalta, lei sta bene?- Dolce e leale Clara. Era lei che aveva fissato tutti gli appuntamenti importanti della sua vita, compreso l’ultimo dal neurologo. Sempre lei lo aveva sostenuto con discreta determinazione. Tra loro non c’era mai stato nulla di scabroso. Erano due professionisti che si ammiravano. Gianni si sentì scaldare il cuore. - Non si preoccupi Clara, sto bene. Non mi sono mai sentito meglio. Grazie, grazie davvero.-
  11. Ospite

    Scrittura&scritture

    Nome: Scrittura&scritture Generi valutati: romanzi storici, moderni, contemporanei, gialli, noir, polizieschi, thriller, narrativa breve, saggistica Invio manoscritti: http://www.scritturascritture.it/invio-opere/ Distribuzione: http://www.scritturascritture.it/distribuzione/ Sito: http://www.scritturascritture.it/ Facebook: https://www.facebook.com/ScritturaScritture
  12. Ospite

    Limited Edition Books

    [Inattivi] Nome: Limited Edition Books Generi: Paranormal fiction, narrativa per ragazzi, fantasy in ogni sua declinazione, horror, fantascienza, romance, thriller, western Modalità di invio manoscritti: http://limitededitionbooks.it/invio-manoscritti/ Distribuzione: non specificata Sito web: http://limitededitionbooks.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pages/Limited-Edition-Books/382899411800853?fref=ts
  13. Writer85

    Grandezza carattere da utilizzare

    Buonasera a tutti. Vorrei chiedere un'informazione riguardo l'impaginazione per la stampa di un libro e cioè : Che corpo carattere va utilizzato per un libro che verrà stampato in formato 13x19 cm? Il carattere 12 risulterebbe troppo grande o va bene ? Grazie!
  14. Fino a
    Gretije torna in Romagna per raccontarvi gli accadimenti della sua terza inchiesta. Ma non pensiate che si limiti a quella: vi parlerà anche delle altre, comprese le due che fanno parte dell'antologia di racconti "Siamo in ballo", appena uscita. Non fate tardi, lo sapete che non le piace aspettare...
  15. Fino a
    Giallo a Mezzogiorno: Il commissario Vassalli - protagonista del romanzo Il Corpo del Gatto - vi aspetta domenica prossima al Festival InChiostro di Crema. Dialogheranno con lui (o almeno ci proveranno, visto quanto è scontroso) Davide Longo, alias l‘autore del romanzo, e il giallista forlivese Marcello Nucciarelli. Ci vediamo Domenica 24 Giugno esattamente a Mezzogiorno!
  16. elisa.mura-2208

    Le anime pure

    Immagine di copertina: Titolo: Le anime pure Autore: Elisa Mura Autopubblicato: YouCanPrint ISBN: 9788892641587 Data di pubblicazione dicembre 2017 Prezzo: 17 cartaceo- 5,45 ebook Genere: romance/thriller/gotico Quarta di copertina o estratto del libro : Edward, un'instancabile uomo votato ad aiutare il prossimo, perde casa e lavoro da un giorno all'altro ed è costretto a trovarsi una sistemazione al più presto. Durante il suo cammino, viene a conoscenza di Southfield Park, una tenuta di campagna bisognosa di aiuto dove, frequentemente, appare il fantasma di una donna. Tutti sembrano scappare da quella casa, ma Edward decide di andare a indagare, proponendosi come domestico e la sua storia si intreccerà con quella di Sebastian: un uomo tormentato dalla scomparsa della moglie, morta in tragiche circostanze. "Le anime pure" è un romanzo che unisce intrecci differenti tra di loro: il sentimento romantico, il mistero, il sovrannaturale e il tormento per la perdita della persona amata. Vi sono, però, molti punti che li unisce, come il destino e l'importanza degli incontri che cambieranno, inesorabilmente, la vita di tutti i personaggi di questa storia. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/anime-pure-Southfield-Park/dp/8892641581/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&amp;qid=1508758616&amp;sr=8-1
  17. qeimada

    Lo spirito e l'isola

    Copertina: https://d2t3xdwbh1v8qy.cloudfront.net/content/B077JY32DY/resources/1843365654 Titolo: "Lo spirito e l'isola" Autore: Simone Giudici Casa editrice: Amazon KDP (autopubblicato) ISBN: 9781521813485 ASIN: B077JY32DY Data di pubblicazione (o di uscita): 17 Novembre 2017 Prezzo: 0,99 edizione Kindle Genere: Thriller, soprannaturale Pagine: 420 Trama: Ouija: tavola di legno sulla quale sono disegnate tutte le lettere dell’alfabeto, i numeri dallo 0 al 9, spesso un “sì” ed un “no” ed altri simboli, il cui utilizzo è abbinato ad una lancetta mobile chiamata “planchette”. Lo scopo di tale tavoletta è porre delle domande alle anime dei defunti, che attraverso un medium, farebbero sì che la lancetta si muova sulla tavola ouija e componga, utilizzando le lettere, la risposta. Chestertown, Maryland, 1889. Ernest Christian Reiche, bizzarro inventore di origini tedesche, costruisce la prima tavola Ouija della storia, allo scopo di dare il via ad una lucrosa attività commerciale. Quando però la proverà per la prima volta, ne verrà lui stesso terrorizzato. Isola di Marettimo, estate 1989. La giovane e bella Annele Morris manda avanti da sola la pensione “Stella Marina”, aperta anni prima dalla mamma e dal nonno, trasferitosi sull’isola dopo la Seconda Guerra Mondiale. La Notte di San Lorenzo Annele acquista da un misterioso individuo una vecchia tavola Ouija. Cosa accadrà quando deciderà di provarla? E perché continua a sognare la madre Alexandra, morta 15 anni prima? Grazie al fortuito ritrovamento del prezioso diario di guerra del nonno Alfred e alla saggezza della sua amica Angelina, Annele riuscirà finalmente a svelare il mistero che avvolge da tempo la sua famiglia e liberare la magia che si cela da più di un secolo nella tavola ouija. Da Monterey a Baltimora, attraverso l’infernale deserto del Marocco, fino alla magica Isola di Marettimo: questo libro vi terrà incollati alle sue pagine fino all’imprevedibile e sconvolgente rivelazione finale. Link all'acquisto: http://amzn.to/2jAEipV
  18. Titolo: Skorpio Baby Rose Autore: Sergio L. Duma Editore: Teomedia Edizioni Pagine: 240 ISBN: 8899466213 Genere: Thriller Formato: cartaceo, e book Prezzo: €13,40 Trama Lacrima, paese insignificante e sonnolento teatro delle perversioni e dei segreti di adolescenti e adulti. La storia ha inizio con il ritrovamento del cadavere di Manuela, una bellissima ragazza dalla reputazione ambigua. È stata stuprata, accoltellata e poi lasciata in un fosso; la polizia ha indagato poco e molto in fretta, quasi avesse premura di chiudere il caso prima che potesse venire alla luce qualcosa di troppo sordido. Il protagonista, e voce narrante della storia, è un compagno di scuola della vittima e decide di indagare sul delitto insieme a due amici. Qualche volta è meglio lasciare le cose come stanno, perché dalle ricerche dei tre ragazzi verranno fuori solo altra morte, perversioni di ogni tipo e un segreto sepolto nel passato che deciderà il destino di un'intera famiglia. Fa da colonna sonora al romanzo la cantante Scorpio Baby Rose, i testi delle sue canzoni introducono e, qualche volta riassumono, le vicende dei personaggi. Contenuti Si parla di adolescenza e delle pieghe oscure che può prendere. Si parla di sesso e di violenza, sia psicologica che fisica. Si parla di comunicazione e di incomunicabilità. Si parla di fissazioni, ossessioni, di desideri che fanno vergognare e di depravazione. Si parla di cecità e di omertà. Si parla di musica che, inizialmente, è uno spiraglio di speranza, ma che finisce per confondersi con l'oscurità che pervade ogni cosa. Ambientazione e personaggi Lacrima, il paese in cui si svolge tutta la vicenda, è rappresentata a grandi linee, serve solo a dare uno sfondo concreto ai fatti e ai turbamenti psicologici dei personaggi. Non esiste il buono della storia, l'elemento positivo; se ne intravede l'ombra all'inizio, ma è troppo debole e svanisce in fretta. Tutti i personaggi sono negativi, psicotici e malati; le morti sono tante e sottolineano una mancanza di attenzione da parte degli adulti della storia, che fa rabbrividire. Stile e forma La storia è ben scritta, anche se la prima parte è più curata dal punto di vista stilistico e di refusi, che nella seconda parte sono non numerosi, ma presenti. Il linguaggio in certi punti è spinto e scurrile, ma senza esagerare. L'inglese compare nei titoli delle canzoni di Scorpio Baby Rose, ma sempre con termini alla portata di tutti. La narrazione è in prima persona e non avrebbe potuto essere altrimenti dato il coinvolgimento personale del protagonista in tutti i livelli della storia. Giudizio finale L'ossessione del protagonista per la cantante arriva a essere quasi eccessiva secondo me, però forse va bene così; non per niente si tratta di ossessione. Per il protagonista, lei è reale, tanto nella quotidianità, come nel mondo onirico, qualche volta è più reale della sua stessa vita e delle persone che gli sono vicine. A un certo punto si sospetta una svolta più sovrannaturale, che rimane però solo accennata e confonde un po'. Ritorna spesso, durante tutta la narrazione, una frase del protagonista che vuole essere un richiamo al lettore, come un gancio per tenerlo sulle spine ricordandogli che alla fine tutto verrà svelato e che deve solo avere pazienza. Nel complesso mi è piaciuto, il finale me lo aspettavo, ma era inevitabile quanto orribile e terribile.
  19. Gianlucarampini

    lessico e procedure polizia

    Buongiorno a tutti, chi potrebbe aiutarmi su dove informarmi circa i nomi dei moduli, delle procedure e in genere del lessico usato nelle questure e in particolare nella divisione anticrimine? grazie.
  20. marco minicangeli

    CONTI IN SOSPESO

    Fino a
    Alessio Zeni, ex poliziotto uscito dall’arma per una storia di corruzione mai chiarita, vive gestendo un giro di scommesse clandestine e fornendo consulenza per investigazioni poco chiare. Una mattina, un uomo dalla voce profonda si presenta inaspettatamente a casa sua per sapere chi è la protagonista di uno snuff movie ‒ un video pornografico a sfondo sadico ‒ in cui una ragazza viene violentata e massacrata barbaramente. La ricerca di questa giovane donna conduce Alessio in un passato che avrebbe volentieri cancellato, sconvolgendo completamente la vita dell’ex poliziotto. Riemergono i fantasmi, le ballerine della notte, il collega Sperlo, la povera Irina e si delineano più chiaramente le pedine di quella che sembrava una storia sepolta, la Storia sporca, che, tre anni prima, aveva segnato profondamente la sua vita. Un giallo oscuro dal ritmo incalzante che ricorda come non si possa sfuggire a se stessi, alle proprie scelte, perché in un modo o in un altro le questioni in sospeso si ripresentano e allora la vita serve il conto.
  21. Fino a
    Sabato 19, h 18, presso la libreria "Scuola e Cultura" di via Ugo Ojetti 173 presenterò, per l'ultima volta a Roma, Si spengono le stelle. Se vi va di partecipare, naturalmente vi aspetto con piacere.
  22. Naif1988

    Consiglio per finale storia

    Ciao a tutti, vorrei un consiglio per la storia che devo finire di sviluppare; mi sono bloccato e non riesco a trovare un finale. In sintesi la trama è questa: Ci sono due personaggi principali, Tommaso 18 anni e Carlotta 17. Due storie che si alternano tra loro raccontata anche dal punto di vista degli altri personaggi. La prima è incentrata sull'obiettivo di Tommaso di saldare un conto con la ragazza (lei tempo prima l'aveva ripreso nel bagno della scuola in atteggiamenti osé diffondendo il video agli amici) Carlotta però, che è la vera protagonista, si scopre innamorata della migliore amica e accetta di fare la cam-girl insieme a lei per scappare dal paesino grigio e soffocante in cui abita; decisione che le costerà cara perché a seguito di una disattenzione la loro performance sarà notata da un personaggio secondario che non mancherà di farlo sapere a Tommaso, il quale registrerà il video utilizzandolo come strumento di ricatto in cambio di una prestazione sessuale (è solo un'idea questa). Si scopre però che la migliore amica di Carlotta, messa alle strette, in realtà non è la persona che credevamo, perché per salvarsi la faccia - dato che in quella performance c'è anche lei - accetterà la proposta di Tommaso per farlo arrivare a Carlotta. La mia idea è quella di far scatenare il desiderio di vendetta in Carlotta, per sbarazzarsi di lui e a questo punto anche se in ballo c'è un sentimento, di lei. Che consigli mi date? Vorrei un finale scoppiettante. Grazie.
  23. Toy

    Presentazione del libro "Shaytan"

    Fino a
    Venerdì 25 maggio, alle ore 21 presso la Biblioteca Comunale "Roberto Allegri" di Serravalle Scrivia (AL) si terrà la presentazione del libro "Shaytan" di Luca Cozzi
  24. sefora

    Devi orzare, Baal!

    Titolo: Devi orzare, Baal! Autore: Virginia Less Editore: Lettere Animate ISBN: 9788871120683 (epub) 9788868828899 (cartaceo) Data di pubblicazione: 2017 Prezzo: € 2,99/ € 14 Genere: giallo Pagine: 182 Link all'acquisto: https://www.amazon.it/dp/B06XWZXGDL/ref=sr_1_74?s=books&ie=UTF8&qid=1490861854&sr=1-74#reader_B06XWZXGDL http://www.youcanprint.it/fiction/fiction-thriller/devi-orzare-baal-9788868828899.html e altri store. Su Amazon si possono leggere i primi due capitoli. Il giovane Paolo è imbarcato come prodiere su Excalibur, un quaranta piedi da regata che partecipa a un torneo a tappe. A Punta Ala conosce Micaela, velista bella e capace, con la quale vivrà una breve e sfortunata storia. Baal, il suo ruvido skipper, ritrova amici naviganti persi di vista da tempo: tutti, sportivi appassionati ed esperti, si preparano con entusiasmo alla competizione. Ma, ancor prima del via, un curioso e inspiegato incidente provoca la morte di uno di loro; altri eventi luttuosi accompagneranno il circuito. Toccherà a Baal, anch’egli in pericolo di vita, risolvere drammaticamente il giallo? Spiegazione del titolo: Il verbo viene dalla pratica della vela. Significa “stringere il vento” cioè avvicinare la prua della barca alla direzione da cui proviene. Quando la barca naviga di bolina - così si chiama l'andatura- tende a inclinarsi sul fianco e se ne ricava ( un po' erroneamente) l'impressione di maggior sforzo e rischio. Metaforicamente, affrontare il problema, mettersi in gioco.
  25. maximod

    Damster

    Nome: Damster Genere: Thriler, Noir e Giallo Invio Manoscritti: http://www.kebook.it/index.php/proponi-il-tuo-lavoro Sito: http://www.damster.it/ Distribuzione: https://www.damster.it/index.php/distributori-damster-edizioni Facebook: https://www.facebook.com/damster Ho avuto un piccolissimo scambio di mail in cui hanno dimostrato una gentilezza squisita.
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