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  1. MatRai

    Si spengono le stelle - Matteo Raimondi

    Titolo: Si spengono le stelle Autore: Matteo Raimondi Editore: Mondadori Collana: Omnibus ISBN cartaceo: 9788804687375 ISBN ebook: 9788852086595 Data di pubblicazione: 17 aprile 2018 Prezzo: Cartonato con sovraccoperta 19.50€ | EBook 9.99€ Genere: Thriller - Horror - Storico Pagine: 460 1691. York è un’inquieta città di frontiera da poco annessa alla Colonia della Massachusetts Bay, dove la legge è esercitata secondo una rigida morale puritana. Primogenita di Mary e Robert Walcott, capo della corporazione commerciale, Susannah è tormentata da un selvaggio bisogno d’indipendenza che la rende insofferente alle autorità e la porta a rifugiarsi negli antichi insegnamenti della sua vecchia nutrice indiana, Nagi, dalla quale ha imparato a scorgere in ogni cosa la profonda armonia del cosmo. Ma proprio il forte legame con la cultura dei nativi costa a Suze l’avversione dei suoi coetanei, che la accusano di essere strana, pericolosa, e per questo la schivano. Tutti tranne uno, il fragile e misterioso Angus Stone, che appare determinato a sfidare qualunque pregiudizio pur di averla. Le cose cambiano quando Robert viene inviato a Boston per presiedere il Congresso coloniale: mentre a York le stelle della ragione cominciano a spegnersi, Rob realizza di trovarsi nel mezzo di una spietata cospirazione tesa a inasprire odio e paura verso i “selvaggi”. Il conflitto tra coloni e nativi assume così il valore di uno scontro fra bene e male che coinvolgerà proprio Susannah, ignara custode di un grande segreto. Si spengono le stelle è un thriller stupefacente sulla Nuova Inghilterra di fine Seicento, che indaga uno dei periodi più cupi della storia americana a colpi di miracolose incursioni nei temi classici della letteratura fantastica. Ne emerge una grandiosa allegoria della civiltà contemporanea, che rivela una nuova, formidabile e poliedrica voce della narrativa italiana, capace di scolpire magistralmente luoghi e personaggi, di esplorare le terre di confine tra i generi e di intrecciare passato e presente, modernità e tradizione, racconto individuale e Storia collettiva in una miscela esplosiva. Amazon IBS Mondadori Store
  2. libero_s

    Shakespeare

    Commento a I filtri Mylar Shakespeare C’è sempre qualche idiota che dice in giro che se lo sentiva che le cose non sarebbero andate lisce. È una stronzata: se se lo fosse sentito davvero sarebbe rimasto sul divano con una Bud in mano invece di ficcarsi nei casini. Io almeno avrei fatto così. Invece niente premonizioni. Ecco perché ero lì con una pistola in pugno e dei tizi mi stavano sparando addosso. I cortili degli sfasciacarrozze hanno un sacco di lati positivi, specialmente se qualcuno vuole spararti: mucchi di rifiuti metallici, perfetti per fermare anche i proiettili di grosso calibro. Il mio particolare mucchio di rifiuti però, aveva un problema, era troppo esposto. Finché me ne stavo buono lì dietro non ce l’avrebbero fatta a beccarmi, ma se solo mi fossi arrischiato a mettere fuori il naso avrei rischiato di vederlo volare via, fino a spiaccicarsi sul rottame di quella Camaro blu vicino al cancello d’ingresso. Nessuna possibilità di battersela senza beccarsi un proiettile nella schiena. Una scarica di colpi in rapida successione proveniente dal mucchio di rottami alla mia destra mi fece girare di scatto temendo di essere stato aggirato. Un tizio grosso, di colore, vestito con un elegante completo inglese era disteso a terra, con un fucile semiautomatico Beretta puntato contro quelli che stavano sparando a me. Mi sorrise e alzò il pollice. Gli sorrisi a mia volta. I nemici dei miei nemici sono miei amici. Almeno finché non si mettono a spararmi addosso e il tizio non sembrava intenzionato a farlo, almeno per il momento. Fece un cenno verso di me. «Ehi uomo bianco.» Lo fissai con aria interrogativa. «Non è un bel posto quello che ti sei scelto.» «Già, la prossima volta ti chiederò di riservarmi i posti migliori.» L’uomo si trovava in una posizione decisamente più fortunata della mia. Da lì avrebbe potuto indietreggiare fino al cancello restando sempre al coperto, o provare ad aggirare i nostri avversari per coglierli di sorpresa. «Direi che abbiamo un problema che riguarda entrambi. Che ne dici di raggiungermi così ne discutiamo amabilmente?» Annuii. Svuotai il caricatore della mia ‘38, giusto per impensierire un po’ i tizi che mi tenevano sotto tiro poi mi girai a guardarlo, aspettando che quelli si stufassero di riempire di proiettili i rottami che mi proteggevano. L’uomo alzò tre dita, poi due, infine una. Allo zero iniziò a sparare una serie di colpi verso quei bastardi e io ne approfittai per balzare dal mio rifugio, attraversare di corsa il tratto di terreno esposto e tuffarmi al sicuro accanto a lui. «Peccato per il vestito.» Indicai il suo completo che doveva costare almeno tremila dollari. Lui fece spallucce. «Ne ho un armadio pieno. Peccato per il tuo piuttosto, fra jeans e maglietta ti saranno costati almeno venti dollari.» «Avevo lo smoking a lavare. Non sapevo ci sarebbe stata una festa.» Il nero sorrise. «Non eri invitato infatti. A proposito, chi cazzo sei tu?» «Shakespeare.» «Bello che tu lo conosca. Hai letto il nome sul sussidiario delle elementari?» «È il mio nome. Per tua informazione ci sono attualmente milletrecentodue persone con questo cognome negli Stati Uniti. Non sono molte e nessun’altra è degna di nota, per cui se senti qualcuno parlare di Shakespeare e non si tratta del poeta stanno parlando dell’altro Shakespeare. L’altro sono io.» «Lo terrò presente.» L’uomo annuì senza scomporsi quando una nuova raffica di proiettili s’infranse sui rottami accanto a noi. «Milletrecentodue eh? Meglio che tu stia attento, a meno che non voglia far ritoccare le statistiche.» «Non ci tengo.» Rispondemmo al fuoco, più per tenerli impegnati che nella speranza di colpire qualcuno. Feci una pausa per ricaricare e fissai il tizio. «Tu sei?» «Buzzard.» Posai la pistola e mimai con le mani un uccello in volo. «Già. E come il rapace piombo sulla preda senza che nemmeno se ne accorga.» «Questa volta non t’è riuscito.» Accennai con il mento al cumulo di rottami dietro cui si nascondevano i nostri nemici. «Grazie a qualche idiota che li ha messi sull’avviso.» «Ehi non guardare me. Non so nemmeno chi siano. Io sono qui per portare un piccolo spacciatore davanti al giudice. Se l’è squagliata durante la custodia cautelare. Buzzard scoppiò a ridere. «Un piccolo spacciatore eh? E immagino tu non sappia in cosa è coinvolto Thomas Gammino.» Si girò per cercare conferma della mia ignoranza. «Così tu sei solo un povero fesso che hanno messo in mezzo. Meglio per te. Gammino è affiliato alla famiglia Negrelli, è un pesce piccolo, ma per sua sfortuna è venuto a sapere di un grosso affare fra la famiglia e i cinesi. I suoi lo stanno proteggendo, anche se non conta nulla, perché è un lontano parente del vecchio Negrelli, i cinesi invece non si fidano e lo vogliono morto.» «Tu lavori per i cinesi?» «Sai com’è, la Cina è un mercato in espansione.» Buzzard fece spallucce e riprese a sparare. «Io devo riportarlo vivo o addio ai miei duecento dollari.» «Te li do io e ti compro anche un paio di jeans.» «Niente da fare, mi serve vivo.» Tolse l’occhio dal mirino e si girò a guardarmi. «Non sei senza ambizione, ma ti manca la crudeltà che deve accompagnarla.» «Macbeth, Atto I, scena V.» «Guarda guarda. Allora sai anche leggere.» «E la maggior parte delle volte riesco a scrivere il mio nome senza sbagliare.» D’improvviso la montagna di rifiuti di fronte a noi si trasformò in un vulcano. «Ma che diavolo...» Buzzard si coprì la testa con le mani e mi affrettai a imitarlo, fortunatamente i rottami più grossi precipitarono senza colpirci. «Ehi capo, guarda chi abbiamo qui.» Ci girammo di scatto, tre uomini armati erano apparsi alle nostre spalle, uno di loro imbracciava un lanciarazzi. Il più anziano dei tre si avvicinò di qualche passo, sempre tenendoci sotto tiro con la sua automatica. «Il mio amico poeta. Allora poeta, vedo che hai trovato mio nipote.» Si girò verso la montagna di rifiuti esplosa che si stava ancora assestando. Mi alzai in piedi con le mani alzate, lasciando la pistola a terra. «Chissà perché, ma ho l’impressione che non fosse realmente tuo nipote.» «Un parente sì, ma non così stretto. Purtroppo era anche un cretino e un cretino che rischiava di mandare all’aria un affare da venti milioni di dollari.» «Credevo che la famiglia volesse proteggerlo.» L’uomo fece un gesto vago con la mano. «Mio fratello è un sentimentale, pensava di poterlo tenere fuori dai guai fino alla fine del gioco, ma alcuni di noi preferiscono non rischiare.» «E lui?» Accennai a Buzzard che si stava rialzando con le mani bene in vista, controllato con attenzione dagli altri due uomini. «Lui è una specie di regalo. Non immaginavamo che fosse invitato anche lui alla festa, ma abbiamo dei vecchi conti in sospeso. Sarà il capro espiatorio perfetto: la colpa di questo casino ricadrà su di lui e i suoi amici russi.» Girai la testa dall’uno all’altro senza capire. «Che c’entrano i russi?» Buzzard fece un passo verso di noi, ma si arrestò appena i due uomini mossero le armi. «D’accordo, d’accordo, non mi muovo. I russi avrebbero tutto da guadagnare mandando a monte l’affare, l’idea era di far fuori Gammino e dare la colpa ai cinesi. La cosa avrebbe fatto infuriare il vecchio Negrelli che avrebbe bloccato tutto.» «Quindi tu lavoravi per i russi.» Buzzard sorrise. «Anche quello è un mercato in espansione.» Gli lanciai un’occhiata, i due uomini si erano avvicinati a lui e lo tenevano sotto tiro, ma il suo sguardo non era per nulla rassegnato; non era una poiana (buzzard), ma una tigre pronta a balzare. Se fossi riuscito a distrarre i due uomini che lo tenevano d’occhio aveva buone probabilità di sbarazzarsi di loro. Mi girai verso Negrelli. «Mi avete usato. Mi avete incaricato di trovare Gammino con una scusa.» Alzai la voce e mi avvicinai a lui, ero troppo furioso, non sopportavo di essere stato preso in giro e volevo anche attirare l’attenzione dei due tipacci. «Tuo fratello non ti aveva detto dove lo teneva nascosto e mi avete incaricato di trovarlo per voi.» Negrelli agitò la pistola verso di me. «Già, ma tu ora hai solo una domanda a cui devi rispondere e devi farlo in fretta. Essere o non essere?» Fece una risatina, soddisfatto della sua squallida battuta. «Tu sei un ex poliziotto e la tua morte solleverebbe qualche domanda, ma niente a cui non si possa porre rimedio. Puoi andartene da qui sulle tue gambe o fare compagnia al tuo nuovo amico, per me è uguale.» «E i miei duecento?» «Così mi piaci, ragionevole e dritto al sodo.» Negrelli infilò una mano nella giacca e tirò fuori il portafoglio, lo aprì e con la mano che reggeva la pistola sfilò alcune banconote. Mi avvicinai e allungai una mano per prenderle, ma sferrai un colpo di taglio alla carotide di Negrelli che lasciò andare pistola e denaro portandosi le mani alla gola. Lo sorressi perché non crollasse a terra e per usarlo come scudo se fosse stato necessario. Precauzione inutile. Quando guardai verso Buzzard aveva già spezzato il collo del primo uomo e stava riservando lo stesso trattamento al secondo. Non era nemmeno sudato. Mimai una delle sue mosse. «Che diavolo è quella roba?» «Krav maga. Lo insegnano nell’esercito israeliano.» «Chissà perché, ma non mi ero fatto l’idea che tu fossi ebreo.» «Ti farei controllare il mio uccello, ma poi mi sentirei in colpa e dovrei pagarti la psicoterapia per farti passare l’invidia del pene. Dovrai fidarti sulla parola.» «Hai ragione, un cazzone di un metro e novanta non è facile da trovare.» Buzzard rise. Mi chinai a raccogliere i soldi che Gammino aveva lasciato cadere. Presi anche la sua pistola, sempre tenendo d’occhio Buzzard. Il nero aveva raccolto il fucile e la mia pistola, ma non li puntava verso di me. «Mi hai salvato la pelle. Avresti potuto andartene con i tuoi duecento dollari, ma sei rimasto. Se tu non avessi fatto fuori Negrelli e distratto gli altri due non sarei riuscito a cavarmela.» Si avvicinò e mi tese la mia pistola. «Sono in debito con te. Se avrai bisogno di aiuto chiamami e io ci sarò.» «Magari una volta mi accompagnerai a fare shopping, mi farebbe comodo un consulente per l’abbigliamento.» Buzzard sorrise. «Contaci.» Infilai la pistola nella fondina e mi avviai verso la mia macchina, parcheggiata fuori dal cancello. Con la coda dell’occhio vidi Buzzard che si allontanava fra i cumuli di rottami.
  3. Titolo: Cliché Noir Autore: Riccardo Gramazio Casa Editrice: Lettere Animate Anno di pubblicazione: 2017 Prezzo: 2,99 Euro (Ebook), 10 Euro (Cartaceo) Genere: Pulp, Noir, Thriller, Commedia Nera Pagine: 160 TRAMA: Un grossista da colpire, una squadra da allestire e parecchi soldi da intascare. Un viaggio scomodo da nord a sud per raggiungere la fittizia Purple Beach, città in cui risiede l’Alieno, il grande e meticoloso capo banda. Personaggi ambigui, violenti e dai tratti folli. Imprevisti, aneddoti, sangue e immoralità in abbondanza. Cliché noir è un omaggio sincero alla tradizione pulp, un romanzo che spiazza e diverte al contempo. LINK: Amazon Mondadori IBS PAGINA AUTORE: PAGINA AUTORE Grazie per l'attenzione...
  4. Andrea Garofalo

    Tè nero

    Spensi il fuoco e lentamente versai l’acqua bollente nella tazza. Presi una bustina di tè nero e la osservai per qualche istante, rigirandola tra le dita. La immersi con cura contemplando il liquido che si tingeva inizialmente di arancio, poi di un colore sempre più scuro. Un aroma intenso si sprigionò con l’aiuto del vapore, che ora saliva e riempiva le mie narici. Un intero sistema di pensieri e ricordi stimolato da un singolo odore. Ricordai i pomeriggi a casa di mia nonna, le merende invernali. Fluirono dalla memoria le domeniche mattine, le colazioni affrettate e le inutili chiacchierate con persone ora lontane. Da sempre quell’infuso, e il suo profumo, avevano accompagnato la mia vita; un filo teso che legava la mia giovinezza con l’età adulta. Aggiunsi un cucchiaino di zucchero, poi afferrai la tazza e due lacci poggiati lì di fianco. Camminai verso il salotto assicurandomi che la bevanda non si riversasse sul pavimento, la posai silenziosamente sul tavolino e alzai lo sguardo. Lei era seduta su una sedia, dove l’avevo lasciata qualche minuto prima. Tentava di muovere leggermente le braccia legate dietro la schiena; i suoi occhi, fissi su di me, scrutavano ogni mio spostamento. Inspirò rumorosamente per un istante, poi si ricompose e balbettando chiese: «Chi sei?». Abbozzai un leggero sorriso, le porsi il tè fumante e le accarezzai dolcemente la guancia. Tremando scostò la testa, mi osservò impaurita per qualche secondo, quindi si dimenò violentemente sbraitando: «Cosa vuoi da me? Dove mi trovo?». «Calmati, ti prego» le dissi cercando di tranquillizzarla, «Non voglio farti nulla». Alla sua destra, poggiata sul tappeto, si trovava un’anfora di terracotta; oscillando con la sedia la colpì bruscamente, il vaso cadde rovinosamente e, mentre lo osservai frantumarsi a terra in mille pezzi, sentii l’addome stretto in una morsa e avvertii un odio crescente verso quel gesto compiuto con così tanta indifferenza. Provai a bloccarla afferrandole le spalle, poi, senza stringere eccessivamente i lacci, le immobilizzai le caviglie alle gambe della sedia. A quel punto il terrore emerse visibilmente sul suo volto; mantenne gli occhi spalancati, ma non riuscì a pronunciare alcuna parola. Dispiaciuto per quello che le avevo fatto, la avvolsi immediatamente in un abbraccio, appoggiando le mie labbra sulla sua spalla. Percepii subito il suo disgusto e, comprendendo quanto l’affetto non fosse ricambiato, mi allontanai rapidamente. «So che non mi conosci» affermai sottovoce, «Ma voglio solo che tu stia bene e che non mi uccida, non posso fare altro». In quel momento abbassi lo sguardo e osservai il pavimento: i cocci di terracotta erano disseminati in tutta la stanza. Rimasi immobile per qualche minuto fissando attonito il pavimento e percependo il violento disgregarsi della mia memoria. Ricordai una leggera brezza, l’odore di terra; risentii il rumore degli scalpelli sulle rocce. Poi la memoria si fece forza e vidi chiaramente il piccolo sito archeologico dove, più di vent’anni prima, iniziai a lavorare. Dissotterrai l’anfora in quel luogo, lavorando pedantemente come si addice ad una persona che voglia apparire il più laboriosa possibile. Il mio rivale, in quell’esibizionismo quasi agonistico, era una ragazza, intenta, come me, a dimostrare la sua preparazione; il suo sguardo balzava da un frammento di roccia ad un altro, mentre le sue mani, più velocemente, animavano il pennello. Ne rimasi incantato e, rifiutando il titolo di archeologo principiante del giorno e auspicando unicamente ad averla accanto, le chiesi aiuto per estrarre il mio ritrovamento. Si avvicinò, ed ogni giorno lo fece sempre di più, finché non mi fu accanto anche sull’altare. A quel punto il flusso che stava percorrendo le mie memorie si legò nuovamente a quell’odore, quella fragranza intensa proveniente dalla piantagione di tè che circondava la casa dove io e mia moglie abitavamo; l’aroma, crescendo di volume, raggiungeva la nostra camera e col tempo, gli anni, si imprimeva nelle pareti, nelle narici e nei ricordi. Tutte le parole, le risate, i discorsi, le litigate e gli abbracci racchiusi nella mente erano immersi in quel profumo. Lavoravamo ancora l’uno accanto all’atra, così come ci eravamo conosciuti, sempre in quegli scavi, tra le rocce e la terra. Non avrei mai immaginato che il luogo nel quale tutto era iniziato avrebbe imposto il suo crudele segno al corso degli eventi. Ricordo la pietra frantumarsi sopra le nostre teste, poi una nube di polvere; il pontile di legno sul quale ci trovavamo si inclinò e il rumore delle assi che si spezzavano accompagnarono un breve urlo di terrore. Rividi il corpo di mia moglie riaffiorare dal pulviscolo, che lentamente si diradava e che, non riuscendo a portare con sé la sua vita, le sottrasse tutto il resto. Scossi la testa e puntai lo sguardo verso la tazza, la afferrai e provai a porgerla nuovamente verso quel viso che ora appariva meno impaurito. Le slegai le braccia per consentirle di reggere la bevanda, che annusò cautamente. Si fermò un istante fissando il vuoto dinnanzi a sé, mentre la sua bocca semiaperta attendeva le parole che il cervello non riusciva a suggerirle. Poi, come se l’esperienza precedente non le fosse bastata, riavvicinò la punta del naso alla tazza e inspirò in modo più sicuro. Sperava, forse, che il vapore, inondandole le narici, potesse rischiarire e rivelarle ciò che lei non riusciva a percepire. Sapevo che qualcosa era riuscito a muoversi nell’oscurità che dominava la sua testa; qualcosa che cercava di farsi strada, ma che, priva di ogni impulso, moriva in qualche antro remoto della mente. Mi avvicinai al suo viso, tentando di non eseguire movimenti bruschi; cercai il suo sguardo, una minima luce nei suoi occhi. La sua espressione non accennava nessun cambiamento, nemmeno un frammento della mia persona destava in lei alcun interesse. Quando, rassegnato, decisi di allontanarmi, i suoi occhi guizzarono improvvisamente, poi, senza pensarci troppo, alzò la tazza sopra la spalla e la diresse violentemente verso la mia fronte. Una superficie rigida mi premeva fastidiosamente la faccia, mentre una gelida corrente d’aria si imbatteva continuamente sulla mia schiena. Spalancai gli occhi e mi accorsi di essere disteso a terra con il naso compresso sul pavimento; tentai un lieve movimento del dorso, ma fui immobilizzato all’istante. Due mani mi strinsero le braccia, sollevandomi vigorosamente sino a portarmi ad una posizione quasi eretta. Mi guardai rapidamente attorno e notai una divisa, poi il corpo panciuto che la riempiva; immaginai che l’uomo alle mie spalle fosse vestito similmente. Fui scortato in modo brutale fuori dalla mia abitazione, trascinato sul pavimento che avevo calpestato tranquillamente per anni. Alzai la testa muovendola repentinamente in cerca di un’ultima visione, qualcosa che, almeno io, potessi custodire. Ci riuscii nell’ultimo istante e, prima che la porta si richiudesse e che le luci lampeggianti mi accecassero la vista, porsi rassegnato un ultimo sguardo verso quel volto, che ora mi guardava spaventato e completamente avulso.
  5. Nowhere Books

    Selezioni Progetto Breaking Book > ANIMA LIQUIDA

    Fino a
    A breve avranno inizio le selezioni dei prossimi 8 autori da inserire all'interno del Progetto Breaking Book per la produzione del terzo romanzo della serie: ANIMA LIQUIDA. Non sai così è un Breaking Book? Qui tutti i dettagli.
  6. dri

    Hypnos Edizioni

    Nome: Hypnos Edizioni Generi trattati: Weird Modalità di invio dei manoscritti: premio Hypnos Distribuzione: DirectBook, internet, librerie affiliate Sito: http://www.edizionihypnos.com/ Facebook:https://it-it.facebook.com/edizioni.hypnos/
  7. Fraudolente

    Paolo e Francesca

    La storia di Gianciotto, di Paolo il Bello e di Francesca da Polenta è nota. La dareste per scontata, la raccontereste “casualmente” in due parole (dei protagonisti), o entrereste nel dettaglio? Non è indispensabile, e servirebbe solo per caratterizzare, ma, qualora il lettore non la conosca…
  8. alenunzia

    Venator - L'Incubo dell'Inferno

    Titolo: Venator - Lincubo dell'Inferno (Prequel introduttivo al romanzo Quella Bestia di mio Padre) Autore: Nunzia Alemanno Collana: Venator Casa editrice: Self Publisher ISBN: 978-1729069219 | ASIN: B07KWX4F6F Data di pubblicazione: 24 novembre 2018 Prezzo: Ebook Gratis | Cartaceo €3,50 Genere: Paranormal thriller, Urban fantasy Pagine: 60 Link all'acquisto: Gratis su Amazon Lettura su Writer's dream Trama I cacciatori di demoni sono stati oggetto in diverse occasioni di racconti, favole, libri di genere fantastico e sono stati protagonisti del cinema horror o fantasy. A nessuno però è venuto in mente che potrebbero esistere davvero, nel nostro mondo e più vicini di quanto potremmo immaginare. L’Ordine Venatorius è la prova concreta dell’esistenza di una realtà inimmaginabile, recondita quanto lo stesso Ordine, concreta quanto l’acqua degli oceani e la luce della luna che vi si specchia. Proprio la luna, musa ispiratrice di poeti e scrittori, faro luminoso nelle notti buie, tornerà a fare da portale alla creatura più oscura dell’inferno: il Messor antithei, il servo di Satana, il predatore di anime. L’Ordine è in fermento, in attesa del suo ritorno; si organizzano per affrontarlo, per salvare quante più vite possibili. Non solo: si preparano a liberare dalla dannazione le anime delle vittime che altrimenti diverrebbero scherno e oggetto di tortura in un inferno atroce e spietato. Questo che avete tra le mani è una sorta di prequel che vi condurrà al romanzo Quella Bestia di mio Padre.
  9. alenunzia

    Quella Bestia di mio Padre

    Titolo: Quella Bestia di mio Padre Autore: Nunzia Alemanno Collana: Venator Casa editrice: Self Publisher ISBN: 978173086451 | ASIIN: B07JK5WY1W Data di pubblicazione: 1 Dicembre 2018 Prezzo: Ebook 3,99 | Cartaceo 14,90 Genere: Paranormal thriller, Urban fantasy Pagine: 282 Link all'acquisto: AMAZON Trama Niente è come sembra. Mike e Alex, padre e figlio. Un rapporto complicato. Elena, la moglie di Mike, viene trovata barbaramente assassinata nella camera da letto in cui aveva avuto un violento litigio col marito solo poche ore prima. Lo stesso Alex sorprende suo padre sulla scena del delitto, un omicidio che gli organi inquirenti avrebbero attribuito a Mike se non fosse che il corpo di Elena risultava visibilmente dilaniato da una bestia feroce. L’innocenza di Mike non convincerà mai suo figlio, soprattutto quando Alex, anni dopo, scoprirà che suo padre aveva mentito alla polizia nonostante la sua innocenza. Perché? Cosa nasconde Mike? Sullo sfondo del litorale romano si dipana una storia che ha dell’incredibile, con radici che risalgono a molti secoli prima e che coinvolge la Santa Sede. Un Ordine segreto della Chiesa, infatti, dopo cinquecento anni di letargo, si riattiverà per dare la caccia a chi è tornato.
  10. MarcoPioggia

    Una ragazza cattiva - Alberto Beruffi

    Titolo: Una ragazza cattiva Autore: Alberto Beruffi Casa editrice: Libromania ISBN-10: 8833100227 ISBN-13: 978-8833100227 Data di pubblicazione: Agosto 2017 Prezzo: 3,99 Euro (digitale) 12,00 Euro (cartaceo) Genere: Thriller Pagine: 300 Quarta di copertina A metà degli anni Ottanta il collegio Santo Spirito di Mantova decide di aprire le sue porte anche alle ragazze. L’arrivo delle allieve stravolge la routine della gloriosa istituzione, con conseguenze tragiche. Venticinque anni dopo, nella medesima città, tre donne sono assassinate in rapida successione e inizia a diffondersi il timore che sia all’opera un serial killer. La scia di sangue sembra inarrestabile e tocca all’ispettore Marco Pioggia, coadiuvato da un esperto di musica e da una criminologa italoamericana, cercare di intuire la prossima mossa dell’assassino. La verità che si nasconde dietro le macabre rappresentazioni inscenate nei delitti è sconvolgente ed è solo l’inizio di un nuovo, terribile gioco. Link all'acquisto Cartaceo https://www.amazon.it/dp/8833100227/ Ebook https://www.amazon.it/dp/B0748HJZ1J https://www.kobo.com/it/it/ebook/una-ragazza-cattiva https://www.ibs.it/ragazza-cattiva-ebook-alberto-beruffi/e/9788899797973 https://itunes.apple.com/it/book/una-ragazza-cattiva/id1266560788
  11. Fino a
    SCADENZA DEL BANDO DELLA VI EDIZIONE: 20 GIUGNO 2019 Per agevolare il lavoro della Giuria e del Comitato di lettura, si consiglia vivamente di spedire gli elaborati con ampio anticipo rispetto alla scadenza del Bando. Il Premio Città di Como è libero, autonomo, indipendente e riconosce pari dignità a tutti i partecipanti garantendo la totale imparzialità di giudizio. Il Premio Città di Como opera in ambito nazionale ed internazionale: gli elaborati in lingua originale non italiana dovranno pervenire corredati di traduzione in lingua italiana. SEZIONE EDITI POESIA in omaggio ad ALDA MERINI: partecipano a questa sezione le opere edite di poesia a tema libero. NARRATIVA in omaggio a GIUSEPPE PONTIGGIA: partecipano a questa sezione le opere edite di narrativa a tema libero di ogni genere: romanzo, raccolta di racconti, fiabe, memorialistica, biografie, libri per ragazzi, testi teatrali. Sono previsti premi speciali per la narrativa di genere. Sono richieste una breve sinossi dell’opera e una breve nota biografica dell’autore. SAGGISTICA: partecipano a questa sezione opere edite di saggistica, a carattere scientifico o divulgativo, di qualsiasi argomento senza limiti di ambito di trattazione. Sono richieste una breve sinossi dell’opera e una breve nota biografica dell’autore. SEZIONE INEDITI Partecipano a questa sezione opere mai pubblicate in versione cartacea o digitale in versione ebook nei vari formati o sui siti internet, blog o social network. Opere di Poesia: sia una singola poesia, sia una raccolta di poesie, sia un’antologia di più autori. Opere di Narrativa di ogni genere: romanzo, raccolta di racconti, fiabe, memorialistica, biografie, libri per ragazzi, testi teatrali. Sono richieste una breve sinossi dell’opera e una breve nota biografica dell’autore. SEZIONE MULTIMEDIALE Partecipano a questa sezione opere multimediali, sia edite che inedite: A) “Raccontano”: un testo letterario (in prosa o in poesia, edito o inedito, di qualsiasi autore), un paesaggio o un viaggio raccontato attraverso immagini e/o testo e/o musica. B) “Espressioni del volto”: volti ed emozioni (di uno o più soggetti) che esprimano delle emozioni attraverso immagini e/o testo e/o musica. C) “Videopoesie”: un testo poetico recitato attraverso il libero abbinamento di immagini e/o testo e/o suoni. D) “Book-trailer”: audiovisivo di breve durata per promuovere una pubblicazione. E) “Reportage fotografico” di qualsiasi genere. PRESENTAZIONE DEGLI ELABORATI La partecipazione al Premio avviene tramite la presentazione degli elaborati. Qui di seguito le indicazioni per la presentazione. SEZIONE EDITI Per le opere edite in formato cartaceo: inviare n. 2 copie del volume stampato. Per le opere edite in formato elettronico: inviare per e-mail e-book in formato pdf con accesso libero. SEZIONE INEDITI Per le opere inedite in formato cartaceo: inviare n. 2 copie stampate in formato A4, in b/n o a colori. Per le opere inedite in formato elettronico: inviare per e-mail l’elaborato in un unico file in formato pdf con accesso libero. SEZIONE MULTIMEDIALE Per le opere realizzate come sequenze fotografiche digitali: inviare la sequenza – costituita da un minimo di 5 e da un massimo di 10 immagini, progressivamente numerate, in formato JPG, peso massimo 2 MB l’una – per e-mail (per invii superiori a 5 MB, utilizzare modalità WeTransfer o simili). Per i reportage da un minimo di 30 a un massimo di 50 immagini. Per le opere realizzate come video: inviare il video – realizzato in un unico file, in formato Wav-Avi-Mp4-Mov della durata massima di 10 minuti – per e-mail (con modalità WeTransfer o simili). I video pervenuti saranno inseriti sul canale YouTube del Premio. Tutte le lavorazioni audio-video saranno ammesse se nel rispetto delle normative di YouTube. Con l’invio, si autorizza la pubblicazione del video sul sito www.premiocittadicomo.it e sui social network di riferimento. NORME DI PARTECIPAZIONE I partecipanti (Autori e Case editrici) possono concorrere a una o più Sezioni del Premio, senza limiti. Ogni partecipazione richiede un’iscrizione separata. Le case editrici concorrono con volumi di loro pubblicazione, garantendo l’autorizzazione alla partecipazione da parte dell’autore. Alle case editrici si raccomanda di dotare di idonea fascetta l’opera che risulterà vincitrice del Premio per le sezioni editi e speciali. INVIO DEGLI ELABORATI IN FORMA CARTACEA Gli elaborati in forma cartacea dovranno essere inviati per posta – secondo le modalità indicate in “Presentazione degli Elaborati” – unitamente alla scheda di iscrizione (SCHEDA ISCRIZIONE scaricabile e compilabile dal sito) e alla certificazione (fotocopia della ricevuta) del pagamento della quota di partecipazione (vedi “Quota di Partecipazione”) a: C.P. n°260 c/o Poste Centrali, via Gallio, 6 – 22100 Como oppure Associazione Eleutheria, via Oriani 8 – 22100 Como (per la Svizzera: Fermo Posta 6830 – Chiasso 1). INVIO DEGLI ELABORATI IN FORMA DIGITALE Gli elaborati in forma digitale potranno essere anche inviati – secondo le modalità indicate al punto “Presentazione degli Elaborati” – per e-mail unitamente alla scheda di iscrizione (SCHEDA ISCRIZIONE scaricabile e compilabile dal sito) e alla certificazione (scansione in pdf della ricevuta) del pagamento della quota di partecipazione (vedi “Quota di Partecipazione”) all’indirizzo: Per le sezioni letterarie editi e inediti: info@premiocittadicomo.it Per la sezione multimediale (sequenze fotografiche e video): sezioneimmagine@premiocittadicomo.it ATTENZIONE: Per motivi organizzativi – sia per invio in forma cartacea sia per invio in forma digitale – la scheda di iscrizione (o uno scritto equivalente), l’opera in concorso e la certificazione del versamento della quota di partecipazione devono giungere uniti e contemporaneamente. Non verranno ammessi al concorso elaborati spediti non unitamente alla scheda di iscrizione e alla certificazione del pagamento della quota di partecipazione. QUOTA DI PARTECIPAZIONE La quota di partecipazione – per tutti i partecipanti, autori e case editrici – è di € 20,00 – Euro Venti/00 (ogni partecipazione richiede una quota separata). Gli scritti provenienti da istituti penitenziari sono esenti. La quota potrà essere versata: tramite assegno o contanti presso la Segreteria del Premio; tramite versamento sul c/c postale n°1016359752 intestato ad Associazione Eleutheria tramite bonifico bancario: BPS – IBAN: IT 72M0569610901000009091X44 – BIC / SWIFT: POSOIT22 Filiale: 073 Como- ag.1 intestato ad Associazione Eleutheria. DESTINAZIONE DEGLI ELABORATI Al termine del Concorso, gli elaborati non verranno restituiti. Le opere edite verranno donate a Biblioteche del territorio insubrico. Le opere inedite verranno distrutte a tutela del Copyright. COMUNICAZIONE DEI FINALISTI, VINCITORI E CERIMONIA FINALE Gli elaborati pervenuti entro la data di scadenza del bando (vedi “Scadenza Bando del Concorso”) verranno puntualmente esaminati. Dopo la prima selezione si determinerà una rosa di selezionati. Nella rosa dei selezionati, i finalisti verranno scelti e avvisati dalla Segreteria del Premio. Tra i finalisti verranno scelti i vincitori. Gli elenchi della rosa dei selezionati e, successivamente, l’elenco dei finalisti verrà reso noto tramite pubblicazione sul sito del Premio. La Cerimonia di Premiazione si svolgerà nel mese di Ottobre (presumibilmente sabato 19/Ottobre) a Como, in una sede di prestigio e sarà aperta al pubblico a ingresso libero. Tutte le informazioni relative alla data e l’ora della cerimonia di premiazione saranno consultabili sul sito. I vincitori verranno proclamati all’atto della Cerimonia e saranno tenuti a parteciparvi per la riscossione dei premi. I premi in denaro non ritirati personalmente o tramite delegato durante la Cerimonia, rimarranno a disposizione del Premio per l’edizione successiva. Le spese di trasferimento e di soggiorno per la presenza alla Cerimonia di Premiazione saranno a carico dei singoli partecipanti. Il Premio ha tuttavia stipulato apposite convenzioni con alberghi per pernottamenti a prezzi speciali (informazioni presso la Segreteria o sul sito del premio). ACCORDI EDITORIALI, CONSULENZE L’Associazione si riserva la possibilità di stipulare accordi di rappresentanza e consulenza editoriale con gli autori delle opere inedite ritenute più meritevoli di pubblicazione. Gli autori di inediti che desiderassero una valutazione puntuale del testo, potranno richiederla contestualmente all’invio del loro manoscritto in regola con la sottoscrizione (20 euro). Il Premio Città di Como si appoggerà quindi, per questa prestazione allo Studio Pym di Via G.Pascoli 32, Milano, che leggerà e analizzerà entro la data di premiazione i testi più brevi (fino a un massimo di 100 cartelle da 2000 battute spazi inclusi) al costo di € 100, mentre per i testi più lunghi (oltre le 100 cartelle da 2000 battute spazi inclusi) il costo salirà a € 200. TALI COSTI, SARANNO VERSATI DALL’AUTORE DIRETTAMENTE ALL’AGENZIA CHE PROVVEDERA’ ALLA RELATIVA FATTURA. Oltre alla valutazione, nella scheda di lettura lo Studio Pym includerà dei consigli di lavorazione per migliorare il manoscritto. L’autore potrà in seguito decidere se commissionare un vero e proprio lavoro di editing all’agenzia. La partecipazione al Concorso deve essere formalizzata entro la data di scadenza del Bando. La Segreteria del Premio, a chiusura del Bando, resta a disposizione per un periodo tassativo di giorni 15 per eventuali avvisi, omissioni, refusi o segnalazioni: oltre il suddetto periodo non verrà presa in esame alcuna richiesta in merito alle opere oggetto del Concorso. A chiusura del Bando verranno pubblicati sul sito del Premio gli elenchi dei partecipanti al concorso. La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento. Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione ed utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzazione o di terzi per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al concorso. I partecipanti dichiarano di esseri autori delle loro opere. La partecipazione al concorso comporta automaticamente da parte dell’Autore la concessione all’Ente Promotore il diritto di riprodurre le immagini presentate al concorso su cataloghi ed altre pubblicazioni che abbiano finalità di propagandare la manifestazione e i luoghi dove ambientata l’immagine, senza fini di lucro. Ai sensi della Risoluzione n.8/1251 del 28/10/1976 il Premio non verrà assoggettato a ritenuta alla fonte. Resta pertanto a carico del percettore del premio l’obbligo di comprendere il valore del riconoscimento e le somme complessive a tale titolo conseguite nella propria dichiarazione annuale alla fine della determinazione del reddito. Per i minorenni occorrerà la firma di un genitore o di chi esercita la patria potestà sulla scheda di partecipazione. Tutti i dati sensibili pervenuti da quanti partecipano al Premio verranno trattati nel rispetto del Decreto legislativo 30/06/2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali, noto anche come “Testo unico sulla privacy”) ed utilizzati esclusivamente per i fini del Premio stesso. I CONCORRENTI, SOTTOSCRIVENDO LA SCHEDA DI ISCRIZIONE, ACCETTANO TUTTE LE CONDIZIONI DEL PRESENTE BANDO. PREMI SEZIONE EDITI VOLUME EDITO DI POESIA Primo classificato € 2.000 VOLUME EDITO DI NARRATIVA Primo classificato € 2.000 Premi speciali per generi: Romanzo storico € 500 Romanzo d’avventura € 500 Romanzo thriller € 500 Romanzo per ragazzi € 500 Romanzo fantastico (fantasy, horror, fantascientifico) € 500 Volume edito di genere teatrale € 500 VOLUME EDITO DI SAGGISTICA Primo classificato € 2.000 Premi speciali per generi: Divulgazione scientifica € 500 Libro di inchiesta € 500 SEZIONE INEDITI Il testo inedito che risulterà vincitore – sia esso romanzo o raccolta di racconti, per adulti o per ragazzi – verrà pubblicato dall’Editore Francesco Brioschi di Milano o da altri, con il consenso dell’autore e dopo un accurato Editing al fine di migliorare se necessario la struttura del testo. Potranno essere pubblicati anche altri inediti ritenuti meritevoli di attenzione. La segreteria del premio dovrà essere tempestivamente avvisata qualora un testo inedito inviato in partecipazione raggiungesse accordi editoriali nel periodo del concorso.Alla data di premiazione le opere vincitrici, pena l’esclusione, dovranno risultare inedite e svincolate da qualsiasi diritto di terzi. POESIA SINGOLA O FINO A 5 POESIE INEDITE Primo classificato € 1.000 SEZIONE RACCONTO SINGOLO EDITO O INEDITO Primo classificato € 1.000 Miglior racconto a tema il lago, qualsiasi lago e in ogni sua eccezione € 500 SEZIONE MULTIMEDIALE PREMIO UNICO Primo classificato € 1.000 OPERA PRIMA (Sezione a scelta della Giuria) Primo classificato € 1.000 OPERA DALL’ESTERO O TRADOTTA IN ITALIANO DA LINGUA STRANIERA Primo classificato € 1.000 OPERA SUL TEMA “IL VIAGGIO” (saggistica, narrativa, reportage) Premio Unico € 500 Il Premio e la Giuria potranno: conferire riconoscimenti con diplomi e targhe, premi speciali della Giuria e assegnare ulteriori premi in denaro o equivalente ai secondi e terzi classificati o al romanzo inedito, in caso di impossibilità alla pubblicazione. Assegnare premi speciali, per opere di prosa o poesia, a persone in regime di detenzione. Referente per gli scritti provenienti da istituti penitenziari: Avv. Marcello Iantorno assegnare Soggiorni Premio nei primari alberghi del territorio elencati sul sito del Premio. accrescere il montepremi. Durante la Cerimonia verranno assegnati: un premio alla memoria del Prof. Augusto Cirla, già eminente clinico dell’Ospedale Sant’Anna di Como. un premio a una personalità o a un Ente che si siano distinti per la diffusione della cultura o per particolari meriti in campo umanitario. GIURIA TECNICA Presidente Andrea Vitali Scrittore Edoardo Boncinelli Scienziato e scrittore Francesco Cevasco Già Responsabile delle Pagine Culturali del Corriere della Sera Milo De Angelis Poeta e critico Giovanni Gastel Fotografo Giulio Giorello Filosofo Dacia Maraini Scrittrice Armando Massarenti Giornalista e scrittore Pierluigi Panza Giornalista del Corriere della Sera e docente universitario Flavio Santi Scrittore e docente all’Università Insubria Laura Scarpelli Editor Mario Schiani Responsabile pagine culturali quotidiano La Provincia LE DELIBERAZIONI DELLA GIURIA SONO INSINDACABILI ED INAPPELLABILI. COMITATO DI LETTURA (SEMPRE AGGIORNATO) Marco Albonico Fiorella Bianchi Mafalda Bianchi Anna Falezza Boracchi Paola Linda Pedraglio Luciana Schnyder Giorgio Albonico Lorenzo Morandotti Sergio Mestrinaro Daniela Baratta Greta Albonico Marielina Confalonieri Raffaella Rizzo STUDENTI LICEO VOLTA: I nomi degli studenti qui Insegnante di riferimento: Prof.ssa Marina Doria coordinatrice progetto “Leggere per davvero” RETE DI BIBLIOTECHE DELLA PROVINCIA DI COMO: Fabio Della Valle Paolo Cadenazzi Carlo Romanò Simona Molteni Stefania Molteni Maddalena Bellini Eva Cariboni Silvia D’Arrigoni Nicoletta Sterlocchi Daniele Bianchi Maria Ida Pozzoli Alessandra Scansiani Lorenza Calcaterra Barbara Mascarucci Alessandra Rossini Francesca Trabella Iris Bellini Monica Neroni Gabriele Nuttini Silvia Bonfanti Laura Furlanetto Celestina Lietti Donatella Gaetani Marcel Paolini Leila Laze Maria Emilia Peroschi Maria Giovanna Bullock Elisabetta Beltrami Silvana Selva Christiane Colombo Cristina Mauri BIBLIOTECA DI BORMIO Cinzia Sosio Luisa Pozzi Massimo Favaron Maurizio Favaron Maria Bruna Peruviani Federica Bormetti Consuelo Peccedi Sabina Colturi Assunta Giacomelli Franca Colturi Federica Lumina Assunta Giacomelli BIBLIOTECA DI CREMONA Consuelo Cabrini Sabrina Pamela Miglio Maria Anita Pasquale Rebecca Rossi Marinella Seghizzi Annamaria Sorgente Nicoletta Trovato Laura Vincenzi LIBRERIA TORRIANI DI CANZO Luigi Torriani Massimo Autieri Monica Galanti Nello Evangelisti Margherita Conforti Alberto Riolo Daniela Cattaneo Riolo Piera Polti STUDIO PYM DI MILANO (Via G.Pascoli n° 32, Milano 20129) www.studiopym.com: lavora con tutti i principali gruppi editoriali italiani (Gruppo Mondadori, Giunti, Feltrinelli, HarperCollins, Gruppo GeMS, DeA Planeta, San Paolo, Amazon Publishing) LIBRAI DEL TERRITORIO INSUBRICO Ennio Monticelli (Libreria Ubik) Paola Cattaneo (Libreria Via Mentana Como) Debora Aloi (Libreria Mondadori) Silvia De Carli (Nonsololibri) LEGGER-MENTE (Cesenatico) Marco Bazzocchi Monica Biselli Patrizia Borgioli Maria Farnedi Anna Lelli Mami Elena Naldi Graziella Nasolini Dina Paganelli Alma Perego Alessandra Senni COMITATO ESECUTIVO Ideatore e organizzatore premio: Giorgio Albonico – giorgio.albonico@premiocittadicomo.it Per informazioni: Segreteria Organizzativa Daniela Baratta Via Oriani 8 – Como Telefono: 031 241.392 Cellulare: +39 334 5482855 – +39 340 9439256 – +39 329 3336183 ORARIO UFFICIO 9:00-12:00 15:00-17:30 Email: info@premiocittadicomo.it URL: www.premiocittadicomo.it Responsabile sezione fotografica: Greta Albonico – gretaalbonico@yahoo.it In collaborazione con Guido Taroni Responsabile Comunicazione – Eventi: Barbara Sardella barbara.sardella@ubiklibri.it Promozione e contenuti digitali : Lorenzo Morandotti lorenzomorandotti@gmail.com Progettazione grafica e realizzazione sito internet: Partners.co.it
  12. Toy

    Il Potere delle ombre

    Luca Cozzi presenta "Il potere delle ombre", terzo libro della saga di Luke McDowell, presso il Mondadori Store di Alessandria. Oscuri poteri, le cui radici affondano nell’abisso dei tempi, non possono permettere che l’ordine delle cose sia messo in pericolo. Sulla via del sale, in preda a funesti presagi, un fedele servitore decide di affidare alle vestigia di un santo le sorti del proprio padrone. Sette secoli dopo, un volume dimenticato e antiche reliquie innescano una caccia al tesoro che coinvolgerà le persone sbagliate: una miscela esplosiva che solo un pugno di uomini disposti a tutto sarà in grado di affrontare. Un’altra missione per l’ex ufficiale degli U.S Navy SEALs Luke McDowell e il manipolo di uomini al suo comando. Un’avventura straordinaria porterà il lettore attraverso le tenebre di misteri senza tempo fino allo scontro finale…
  13. Toy

    "Il potere delle ombre"

    Il potere delle ombre, terzo thriller della saga di Luke McDowell è ambientato tra Italia, Spagna e... (non ve lo dico). Oscuri poteri, le cui radici affondano nell’abisso dei tempi, non possono permettere che l’ordine delle cose sia messo in pericolo. Sulla via del sale, in preda a funesti presagi, un fedele servitore decide di affidare alle vestigia di un santo le sorti del proprio padrone. Sette secoli dopo, un volume dimenticato e antiche reliquie innescano una caccia al tesoro che coinvolgerà le persone sbagliate: una miscela esplosiva che solo un pugno di uomini disposti a tutto sarà in grado di affrontare. Un’altra missione per l’ex membro degli U.S Navy SEALs Luke McDowell e il manipolo di uomini al suo comando. Un’avventura straordinaria porterà il lettore attraverso le tenebre di misteri senza tempo fino allo scontro finale…
  14. Presentazione del libro "Fermo! Che la scimmia spara" 29 novembre 2018 Giovedì 29 novembre 2018, ore 19:30, David Cintolesi presenterà il suo libro di esordio "Fermo! Che la scimmia spara" presso il Caffè degli Artigiani in Piazza della Passera, Firenze. L'autore ne parlerà insieme al docente di Letteratura italiana Maurizio Novigno. Sarà presente anche la casa editrice, Porto Seguro Editore. Qui, l'evento su FirenzeToday http://www.firenzetoday.it/eventi/presentazione-libro-fermo-scimmia-david-cintolesi-29-novembre-2018.html?fbclid=IwAR3HdGbJWlbZUg6GpJty73MrDzSvzUIV3YEDQnCTkGVPHQFaEB2ZPFolOeo
  15. syllon

    A.car Edizioni

    Nome: A.car edizioni Genere: Biografie e Monografie, Poesia, Fantasy e Fantastico, Thriller Invio Manoscritti: http://www.edizioniacar.com/pubblica-con-noi.html Distribuzione: http://www.edizioniacar.com/distribuzione.html Sito: http://www.edizioniacar.com/ Facebook: https://it-it.facebook.com/Edizioni-ACar-173199567450/ Fa parte di un elenco di case editrici che pubblicano fantastico. Nel WD non l'ho trovata nemmeno accennata. Dal sito sembra interessante anche a livello promozionale e comunque non c'è alcun accenno o invito all'invio di inediti. Ciò fa ben sperare :-) Voci (non so quanto attendibili) dicono che hanno un ufficio stampa che lavora a tutto spiano. Qualcuno ne sa qualcosa? Thanks in advance.
  16. Lo scrittore incolore

    [H2018] Purezza

    Traccia 5 (lo psicopatico), boa: Ci dev'essere una mutilazione di qualche tipo. commento: «Ken non ha il pisellino! Non ha il pisellino!» Mi diverto un sacco con mio fratello e mia sorella. Sono un po’ più grandi di me e tutti i giochi che sono miei adesso, prima erano loro. Stiamo sempre insieme e anche quando la mamma ci chiama perché secondo lei abbiamo giocato abbastanza e dobbiamo uscire subito dalla cameretta, rimaniamo dentro e facciamo ancora più baccano, così pensa che non l’abbiamo sentita e si decide a lasciarci in pace. «Nemmeno Barbie ha la patatina! Le ho tolto le mutandine e non ce l’ha!» Giochiamo con tutto. Prendiamo i dinosauri di mio fratello e facciamo finta di essere degli esploratori che trovano un tempio antico, infestato di pterodattili. Oppure prendiamo le fatine di mia sorella e le facciamo volare da un capo all’altro della stanza, immaginando che siano delle fatine acrobate. O ancora prendiamo i superliquidator e facciamo finta che siano fucili al plutonio, con cui uccidere gli alieni cattivi. Quante risate e quanto divertimento. Vorrei davvero che non finisse mai. «Comandante Barkley, mi riceve?» Un po’ seccato, apro la trasmittente. È matematico: ogni volta che do il primo morso al mio sandwich, arriva una chiamata. «Dimmi, Parker.» «Siamo stati chiamati da una donna, signore. Abita sulla quinta e dice che i suoi figli sono rimasti chiusi in camera. Li chiama da ore e niente.» «Siamo forse l’associazione fabbri d’America, Parker?» «No, signore. Lo so. È che la donna dice di sentire odore di sangue. Piangeva mentre parlavamo al telefono. Credo che un fabbro non basti.» «Dammi l’indirizzo. Ci vediamo lì.» Segno tutto quello che mi dice il mio sottoposto e chiudo la conversazione. Parker è da poco con noi. È il più emotivo dei ragazzi e forse è il meno adatto a fare questo mestiere. Eppure c’era qualcosa nella sua voce che mi ha fatto scattare sulla poltrona dell’ufficio. Mi alzo, recupero la giacca dall’attaccapanni ed esco fuori. L’odore di sangue c’è davvero. Distinguibile già dalla porta d’ingresso. E c’è anche una donna minuta in lacrime, che mi fa strada verso la camera incriminata. Le sue parole di dolore cercano di venir fuori, fra i singhiozzi di un pianto ormai disperato. «Stanno… giocando! Si sent…ono. Ma non mi risp…ondono. Perché?» Vorrei trovare una risposta esauriente, per farla calmare, ma fino a che non entro in quella maledetta stanza, posso solo immaginare. Poi do indicazione a un Parker con il volto paonazzo e sudato di buttare giù la porta e il mio sottoposto, nonostante i movimenti incerti, al secondo tentativo riesce ad aprire un varco. Ci metto qualche istante a focalizzare. Quelli che la signora aveva preso per rumori prodotti dai figli, sono prodotti in realtà da uno soltanto. Un bambino sui dieci anni, ci rivolge uno sguardo a metà fra il sorpreso e l’infastidito. Attorno a lui ci sono giochi di vario genere, macchie di sangue di varie dimensioni, un revolver, un coltellino e un piccolo pene mozzato. Ci sono poi il cadavere di un altro bambino maschio, con il pube martoriato di fresco e quello di una bambina, a cui è toccata la stessa sorte. Entrambi presentano il foro di un proiettile al centro della fronte. «Barbie! Ken! No!» urla la donna con gli occhi strabuzzati e si getta sui corpi dei due figli. Parker ha la prontezza di bloccarla e trascinarla con forza fuori dalla stanza. Io raccolgo la pistola e il coltellino, con l’intento di mettere la situazione in sicurezza, mentre il bambino con una voce estremamente piatta mi fa: «Vi odio. Ci stavamo divertendo un mondo.» È il momento di capire, se possibile. Oswald, questo il nome dell’autore del massacro, è stato messo in isolamento. La madre, passato il momento iniziale di sordo dolore, ha voluto parlare con me. Lo ha preteso. Forse anche lei ha bisogno di dare un contorno a tutto questo. Di trovare il razionale nell’irrazionale. Siamo seduti al tavolo della cucina. Mi guarda con estrema lucidità. È lei a cominciare la conversazione. «Oswald ha una malformazione.» Di che tipo? Vorrei chiedere. Ma è ancora lei a parlare. «È nato senza organi genitali.» Ecco il razionale. Ecco la spiegazione. Deglutisco un importante groppo di saliva. Dare un contorno a tutto questo fa bene a noi e soprattutto a questa madre spezzata dalla disperazione. «Dove può aver preso la pistola e il coltello, signora? So che probabilmente non avrà una risposta per questa domanda, ma sarebbe di estremo aiuto per le indagini.» «Gliel’ho procurati io.» Non credo di aver capito bene. Ripeto nella testa ogni singola parola dell’ultima frase pronunciata dalla mia interlocutrice e proprio non viene fuori alcun nesso logico. «Vede, anche io sono nata senza genitali. Barbie, Ken e Oswald, il mio adorato Oswald, sono stati adottati. I primi due avevano riempito il mio cuore. Ma quando dopo anni di ricerche mi sono imbattuta in Oswald, ho capito di essere finalmente completa. Lui è come me. È puro. Barbie e Ken non lo erano. Erano solo un palliativo. Meritavano di morire.» Lo sguardo della donna non mi piace. Vorrei urlare per attirare l’attenzione dei miei uomini nella stanza accanto e avere il loro aiuto, ma ho paura che la reazione di chi siede al tavolo con me possa essere sconsiderata. «Perché ci ha chiamato, allora? Che senso ha?» «Sapevo che sarebbe venuta la polizia. Mi piace l’uomo in divisa, sa? Sono una donna pura, con un figlio puro. Vorrei un marito puro. Mi basterà mondare il suo corpo e avrò ciò che desidero.» Succede tutto in un attimo. La donna salta sul tavolo con un paio di movimenti caotici e furiosi e in un attimo mi è addosso. Con la mano sinistra cerco di tenerla a bada, mentre con la mano destra tento di tirar fuori la pistola. Nonostante la piccola stazza, la donna ha una forza notevole e, complice l’effetto sorpresa, sta per sopraffarmi. È lei a mettere le mani sulla pistola e a puntarla verso il mio pube. Bang! Non provo dolore dove dovrei provarlo. Eppure ha sparato. Ne sono sicuro. «Comandante Barkley, è ferito?» Benedetto Parker. È stato lui a far partire il colpo e a mettere fuori gioco la donna, ferendola a un fianco. «Sto bene, ragazzo. Sto bene.»
  17. Fino a
    A ccademia Vittorio Alfieri - Firenze Poesia , Teatro, Arte, Cultura P remio teatrale “Mara Chiarini” BANDO DI CONCORSO Per Corti Teatrali Gli Autori dovranno inviare i loro testi, a tema libero, per una o entrambe le seguenti categorie: Monologhi (che costituiscano in sé storie compiute) Brevi pieces a due personaggi Le opere, frutto della propria creatività, possono essere di teatro drammatico convenzionale, teatro comico, teatro sperimentale, e dovranno avere ciascuna una durata “recitata” tassativamente non superiore ai 15 minuti. (Ogni autore può inviare un massimo di 2 testi). I testi debbono essere inviati (in formato doc, docx, o pdf) per email all’indirizzo gioia.guarducci@alice.it entro il 31 DICEMBRE 2018, completi delle seguenti informazioni: Nominativo, Indirizzo, Telefono, Email dell’Autore, con Titolo e durata recitativa dell’opera, unitamente alla copia della ricevuta del pagamento della quota di iscrizione. (Il Curriculum personale è facoltativo e non costituisce titolo di merito rispetto a chi non lo presenta). Oppure debbono pervenire entro la stessa data, in tre copie cartacee anonime, corredati a parte dei dati personali, unitamente alla copia della ricevuta del pagamento della quota di iscrizione, all’ Accademia Vittorio Alfieri - Premio “Mara Chiarini”- c/o Centro Età Libera Caboto, via Caboto 47/2, 50127 Firenze. Si pregano gli autori, se loro possibile, di inviare le composizioni con CONGRUO ANTICIPO, onde facilitare le operazioni di segreteria. L’organizzazione non risponde di inconvenienti attribuibili a mancati recapiti o smarrimenti da parte dei servizi postali. La quota di iscrizione al Concorso è di € 15,00 per ogni opera messa a concorso, per diritti di segreteria, corrispondenza e varie. La quota dovrà essere versata presso un ufficio postale o una ricevitoria sulla carta PostePay intestata a: Tiziana Curti 5333 1710 5024 4124, (Codice Fiscale CRTTZN55C43D612T). O ppure tramite bonifico bancario intestato a: Tiziana Curti, codice IBAN IT80Y3608105138271323271328 (NUOVO IBAN DAL 1 OTTOBRE 2018). La ricevuta del pagamento dovrà essere inviata (SEMPRE) insieme ai propri testi e al modulo di partecipazione. Si prega coloro che hanno effettuato il versamento di voler cortesemente comunicare per e-mail la modalità scelta ed i propri dati completi a: : gioia.guarducci@alice.it o gioia.gua@outlook.it . La Direzione Artistica esprimerà un giudizio insindacabile sulle opere presentate. Gli Autori cedono il diritto di pubblicazione, senza aver nulla a pretendere come diritti d’autore. I diritti rimangono comunque di proprietà dei singoli Autori. I testi cartacei inviati non verranno restituiti: gli autori autorizzano l’Accademia Alfieri a conservare presso i propri archivi copia del testo inviato ai fini di conservazione, consultazione, conoscenza e studio, senza scopo di lucro. Premiazione: Ai primi 3 classificati di entrambe le categorie verranno assegnate coppe o targhe, mentre ai successivi 5 segnalati di ogni categoria saranno assegnati diplomi di merito personalizzati. I vincitori, durante la cerimonia di premiazione, potranno interpretare il loro testo personalmente e, nel caso di opera a due voci, accompagnati da altro attore, (oppure, previa comunicazione alla Segreteria del Premio, la recita delle opere vincitrici potrà essere assegnata ad altri interpreti indicati dall’autore o delegata all’Organizzazione del Premio). I premi non ritirati verranno spediti con tassa a carico a tutti i vincitori che li richiederanno espressamente entro 30 gg dalla data della Premiazione. I nomi dei vincitori saranno pubblicati sulla rivista letteraria “L’Alfiere” e sul sito http://www.accademia-alfieri.it/ La cerimonia di premiazione è prevista a Firenze nel mese di Maggio del 2019, presso la Sala dei Marmi, Parterre – Piazza della Libertà. Tutti i Vincitori e Segnalati saranno tempestivamente avvisati a mezzo posta elettronica o telefonata.
  18. William L. Chioccini

    Presentazione del romanzo "Il vicino di casa"

    Ciao a tutti! Domenica 18 novembre 2018, alle ore 18:00, ci sarà la presentazione del mio romanzo, "Il vicino di casa". La presentazione avverrà presso il Mondadori Bookstore di Valle Aurelia, Roma (Centro Commerciale Aura). Sono felicissimo, e anche molto emozionato: questa sarà la prima volta che presento uno dei miei romanzi davanti a un pubblico! Naturalmente siete tutti invitati! Più siamo e meglio è! ;-) Non mancherò di postare qui e sulla mia pagina Facebook (https://www.facebook.com/williamluciochioccini.scrittore/) aggiornamenti o modifiche. Grazie!
  19. Jhonjey

    La Madre – Giovanni Staibano

    Titolo: La Madre Autore: Giovanni Staibano Casa editrice: LFA Publisher ISBN: 88-3343-044-8 - EAN: 9788833430447 Data di pubblicazione (o di uscita): Maggio 2018 Prezzo: (della versione cartacea e/o digitale): 16,50 Cartaceo, 2,49 Digitale Genere: Thriller Pagine: 228 Quarta di copertina o estratto del libro: Fino a che punto si può spingere una madre alla quale sono stati sottratti i figli? In questo thriller dalle tinte forti, ambientato a cavallo degli anni 2000 nel Nord della Florida, le vite di tre donne, appartenenti a tre generazioni diverse, si intrecciano tra loro in un susseguirsi serrato di eventi: una dolce signora di mezz'età, con la sua bella villa in stile coloniale, che spinge il marito, affettuosissimo, sul baratro di un segreto indicibile; una ragazza brillante, con alle spalle una infanzia difficile, ma che con impegno riesce a diventare un medico dell'animo e della mente; e una donna che cresce in ambienti malfamati, dove la droga e la violenza si mescolano alla dolcezza degli occhi di due bambine appena nate. Link all'acquisto: http://www.giovannistaibano.it/lamadre.php# A tutti i lettori, e in particolar modo agli amanti del thriller, visitate il mio sito internet, date un'occhiata alla mia pagina fb, e se pensate che possa interessarvi leggere il mio libro, scrivetemi una mail raccontandomi qualcosa di voi. Basterà anche una sola riga, una sola parola. Risponderò a tutti per avvenuta ricezione, e ai tre lettori che più mi colpiranno (magari anche solo per il nome o il cognome), invierò una copia omaggio del mio libro. Cartaceo e con dedica. Entro e non oltre il 31 Ottobre 2018. L'indirizzo della mia mail lo trovate sul mio sito. Vi aspetto Giovanni Staibano www.giovannistaibano.it https://www.facebook.com/GiovanniStaibanoScrittore/
  20. Teleri

    I fiumi sotterranei - Lai M. Teleri

    Titolo: I fiumi sotterranei Autore: Lai M. Teleri Casa editrice: Bookabook Data di lancio: 2 ottobre 2018 Prezzo: 16 euro la versione cartacea, 6 euro quella digitale Genere: romanzo di formazione, thriller Caratteri: 388.238 Quarta di copertina: Alice, insicura e tormentata dai rimorsi, e Laura, bellissima e dissoluta, decidono di partire per un viaggio che le aiuterà a riprendere in mano le loro vite. Quando Laura scompare nel nulla però, Alice dovrà fare i conti non soltanto con il passato buio e segreto dell'amica, ma anche con se stessa... Tra ricordi confusi, rivelazioni sconvolgenti e l'incontro inatteso con una donna libera e sfuggente, sarà Alice a dover districare il filo contorto che unisce i protagonisti. Link all'acquisto: https://bookabook.it/libri/i-fiumi-sotterranei/
  21. BramStoker

    Tempesta Eterna

    Era, credo, la notte del 21 Dicembre, anzi, ne sono sicuro, la fredda e umida notte del solstizio d’inverno. Aprendo la finestra che dava sulla mansarda, la mia testa si alzò quasi meccanicamente e si affacciò in alto, ammirando all’orizzonte un lenzuolo di stelle che luccicavano ad intermittenza e si stagliavano per chissà quanti chilometri in quello spazio infinito di puntini eburnei che a me sembrava tanto un mantello di velluto maculato di verniciature biancastre appena fresche. Tutto quello spettacolo mi trasmise un nonsoché di magico; stetti parecchi minuti, incantato da quell’ombra scura del cielo sfavillante, ad osservare come, quelle stelle immobili, non ostentassero alcun movimento. Il cielo quella notte sembrava più luminoso di come io lo ricordavo, e quel teatrino di stelle mi tenne attanagliato alla finestra come un chiodo arrugginito. Mi destò d’un tratto una specie di vento pungente e freddo, che mi picchiò in fronte facendomi svolazzare i lunghi capelli qua e là; sono certo che mi fece trasalire in quell’istante. Quella folata di vento sembrava arrivare da quei reconditi angoli di cielo che io fino a quel momento avevo ammirato ― trascinò con sé uno strano profumo, un profumo di terra, proveniente molto probabilmente dai larghi campi e dalle lunghe distese di prateria giù a nord, e, vivacissimo, attraversò il canaletto del mio naso facendomi conoscere parti di terra dimenticate al buio di quella mirifica notte di seta. Cercai di capire come era stato possibile come quella raffica di vento si fosse alzata tutt’a un tratto, di come, misteriosamente, si fosse liberata in quell’aria che a me sembrava tanto secca e arida. La risposta ancora una volta mi venne dal cielo, che sormontava la terra in tutta quella sua gelante imponenza. Conserti le braccia e mi abbandonai completamente al buio di quella notte. Con la luce della fiamma del candelabro che baluginava dietro la mia schiena, quel cielo sembrava spegnersi. Il vento sciorinò adesso tutta la sua veemenza, facendo danzare irrequiete le foglie degli aranceti e della gramigna che poco d’allora dormiva sotto il peso greve di quel cielo ammaliante. Io ovviamente non mi mossi. La mia curiosità ebbe il sopravvento, ed imperiosa, mi fece acquietare ancora una volta in quella mia vista, la quale stava diventando ormai una difficile, ma bella impotenza di resistere all’apoteosi della bellezza, che si snodava tramite i suoni di quella natura mobile e irrequieta. Così io guardai il paesaggio cambiare: nugoli di vapori scuri cominciarono a stagliarsi all’orizzonte, obnubilando la magnifica luminosità stellare con la quale mi ero abbandonato, come un sogno. Caterve di nuvoloni neri, come valanghe in piena notte, stormivano pesanti, e, carichi di folgori sfavillanti, abbuiarono il cielo, accerchiandolo, premendolo, come in una rissa. Adesso, io, come il cielo, mi sentivo addosso un’insana tristezza mista ad amarezza, che mi fece pervenire un’irrazionale voglia di chiudere la finestra e sprofondare tra le coperte, piangendo tra il cashmere del cuscino. Ma rimasi lì, ancora, quasi sconcertato, ma ancora incuriosito, a guardare come il paesaggio avrebbe reagito. Scoccai un’occhiata fugace ad est, dove pigolavano, seppur spenti, gli ultimi raggi di mezza luna, la quale non era riuscita a distinguersi in mezzo al tepore di quelle stelle; le quali, però, adesso, quasi inconsapevolmente, si stavano spegnendo come soffi su fiammelle di candele. E fu: il cielo si spense. Il nero di velluto inondò l’epidermide di tutte quelle piantine, che si sfasciavano sotto l’impetuosità di quel ventaccio rigido e ghiacciato. Io mi voltai di scatto come se qualcosa si fosse mossa sotto il letto. Trasalii quando mi accorsi che era stata solo la mia fervida immaginazione. La stanza in cui mi trovavo, nella notte di Dicembre, sembrava brancolare sotto ombre vacillanti, che danzavano nei muri come tribù africane, nel gelo della luce baluginante del candelabro. D’un tratto il paesaggio sembrò percorso da un’inquieta calma, silenziosa, che mi fece accapponare la pelle. Mi voltai ancora una volta verso quel buio fitto e opprimente del cielo, e, tra lo schioccare celere d’un battito di ciglia e l’inaspettata dilatazione delle pupille, vidi un’accecante saetta sfavillare in mezzo a quel buio smaniante. Tutto intorno sembrò fermarsi. Le piante, immobili; gli animaletti, tentennanti, zitti… silenzio. Un orrendo silenzio si riverberò in mezzo a quel buio inquietante. E poi, non so spiegarlo, perché credo di non essermene mai imbattuto, un inaudito frastuono così rombante sconquassò il cielo a due metà e fece tremare tutto. Io non so se il cuore mi batté nei successivi secondi, ma sapevo che mi trovavo per terra con la faccia che lambiva il pavimento freddo. Un tuono così fragoroso io non l’avevo mai sentito, e, ne sono certo, neanche un altro essere umano al mondo. Le finestrelle tremarono così fortemente che poco a lì si sarebbero sfracellate, i mobili traballarono, e quel piccolo cerchio di luce nella mia stanza si spense. Dopo seguì una strana quiete; e, vi giuro, io, appiattato su quel legno frigido, con le guance schiacciate a terra, vidi la mia stanza imbiancarsi di una strana luce, così accecante che per la prima volta nella mia vita sentì il cuore in gola, anzi, al cervello. Il bagliore lampeggiò per circa due o tre volte, per poi spegnersi proprio nel momento in cui mi accingevo a guardare da dove arrivasse. Adesso era tutto buio. Tutto. Mi girai e mi rigirai per cercare un fulcro su cui appoggiarmi. Cominciò a piovere, a piovere forte; io chiusi la finestra, istintivamente, per l’assurda e illogica protezione della specie umana che si difendeva da quel tuonante spettacolo. Non feci a meno di sentire il forte scroscio dell’acqua strapazzarsi sulle tegole sopra la mia testa e dedurre che una tempesta dalle dimensioni perplessamente enormi era arrivata alle porte. Tutto, dico tutto, intorno a me, era buio, ed io, accecato dal nero più assoluto, brancolai in mezzo alle ombre della mia stanza. Mi appropinquai caparbiamente allo scrittoio dove ricordavo che ci fosse il candelabro, ma inciampavo qua e là con le mani tese a mo’ di zombie per cercare di imbattermi contro qualche oggetto. Fu un respiro di sollievo quando le mie mani si smaltarono di cera. Le candele ancora fumavano, e per riaccenderle necessitavo della scatola di fiammiferi. Agguantai il candelabro con entrambe le mani. Mi feci strada tramite la luce abbarbagliante delle saette, le quali riuscivano a filtrare in su fino alle tendine vermiglie che coprivano la finestrella. Si stamparono sulle pareti strane ombre, più inquietanti, che oscillavano a ritmo di pioggia con movimenti davvero psichedelici, sullo sfondo rosso della tendina. Sentii un altro frastuono, stavolta più leggero, ma che comunque mi scosse e fece alzare un po’ di polvere dal linoleum. Trovai la scatola, mi avvicinai alla finestra per un po’ di luce, presi un fiammifero e lo sfregai contro la superficie ruvida dell’incarto, si accese e mi sentii subito sollevato. Un fuocherello, un fuocherello che mi faceva sentire protetto da non so quale entità o forza della natura… se ora ci penso mi fa ridere; ma ridere di tristezza, perché, oggettivamente, quello fu un primo segno di cedimento; e come ho già detto prima, non mi ero mai, e dico mai, nella mia vita, imbattuto in uno scenario così strano, misterioso e terrificante allo stesso tempo. La luce fioca intanto continuava a vacillare in quel lembo di buio pesto. Le ombre sulle pareti si dileguavano per poi riapparire, nascondersi per poi assumere sagome più orrende, che somigliavano tanto a fumi leggeri, forme geometriche irregolari, animaletti tentennanti ― tutto, insomma, sembrava muoversi sotto l’incanto di quel tiepido cerchio di luce. Infuocai tutte e tre le candele e soffiai il fiammifero. Mi chiedevo cosa stesse facendo tutta la mia famiglia dall’altra parte. Mi avvicinai alla porta, antica e acerba, la schiusi e me la lasciai alle spalle, non senza un cigolio raccapricciante. Il lungo corridoio, tale e quale come mi appariva davanti, così polveroso che non si puliva mai, sempre sudicio, dal quale non si vedeva la fine, mi trasmise un senso di misteriosa inquietezza che non mi seppi spiegare. Camminai in punta di piedi, furtivo, sul tappeto persiano che si srotolava per parecchi metri. C’era un odore di chiuso che l’aria sembrava quasi irrespirabile. Oltre la luce del candelabro segmenti di sguardi trapassavano i miei occhi, incrociandosi inspiegabilmente con quegli orrendi ritratti genealogici, propri delle nostre più antiche radici. Cercai di stare più appiccicato possibile alla luce e a fuggire da quelle occhiate che mi premevano. Si sentivano sulla mia testa colpetti di pioggia fastidiosi che naufragavano sulle tegole, le quali, tuttavia, sembravano trapassarle e gocciolare fin dentro casa. Visi vetusti, antichi, pieni di rughe, facce sbiadite, parevano fissarmi dietro le fioche fiammelle del candelabro d’argento. Ancora camminavo, sconcertato, lungo l’androne di casa. Accorsi il passo. Quel corridoio mi sembrò stranamente più lungo per qualche ragione di cui non mi riuscii a raccapezzare. Corsi, sfrecciando tra i quadri, cercando di sfuggire a quelle occhiate che mi comprimevano sempre di più. Mi lasciai dietro una mole incontenibile di buio… le pupille che si rimpicciolivano come quelle di un gatto… sembrava che quel corridoio non terminasse più. Il cuore mi batté più forte all’improvviso e le mani mi si intinsero di sudore. La gola divenne più secca d’un corpo privo di vita. Mi salì da non so quale parte del corpo un fetentissimo affanno che mi mondò quel minimo si sicurezza che custodivo dentro quelle mura di casa. Ansimai. Mi brillarono gli occhi. Il respiro diveniva ancora più difficile e come spine mi stringeva forte i polmoni. Quei quadri sembravano fissarmi minacciosamente, astiosi, forse, al baluginante barlume del candelabro. Sentii il corridoio stringersi, le mura chiudersi contro le mie ossa, i ritratti orripilanti che, ostili, mi guardavano come su una lettiga di morte vagante i quali mormoravano un qualcosa di demoniaco che mi fece perdere il lume della ragione. Chiusi gli occhi e mi affidai alla sorte, brancolando nel buio delle pupille, spaventato, irrazionale, e sbattei tutt’a un tratto la testa contro una superficie di legno, che, certamente, doveva essere la porta d’ingresso della cucina. Precipitai atterrito sulla pelliccia del tappeto, col candelabro che ora si era spento, flebile, perdetti i sensi. Mi svegliai con un fortissimo mal di testa. Davanti a me, facce sfocate mi osservavano, accoccolate sulle mie gambe molli. Dovevo essermi svegliato dopo qualche minuto, a giudicare dalla posizione delle lancette dell’orologio che segnava la mezzanotte. Mi alzai sui gomiti e cercai di sgranare gli occhi. Davanti a me mio padre e mia madre, che sorridevano. Chiesi loro con voce roca e distrutta cosa ci trovassero di tanto divertente. Loro lì, ancora, seduti vicino ai miei piedi, mi guardavano dritto negli occhi con quel sorrisetto che, adesso, ritornando appieno delle mie facoltà mentali, mi sembrava un po’ inquietante. La risposta non arrivò alle mie orecchie e adesso mi chiesi se fossi ancora stordito, o se quelle facce, toccandole, fossero vere. Così posi la domanda ancora una volta facendo attenzione a non essere troppo petulante:<<Insomma, che c’è da ridere?>> ― domandai imbarazzato con un segno chiaro d’imbranataggine. Un silenzio che mi fece rabbrividire percosse la stanza; dietro quei sorrisetti un qualcosa di davvero stravagante e raccapricciante sembrava racchiudere tutta l’alacrità di quel silenzio. Gli occhi di mia madre sembravano profondi, di un grigio spento, persi nel vuoto ― quelle labbra sterili e secche, prive di colore. Mio padre aveva la fronte corrugata, le sopracciglia arcuate, e quelle rughe, con gli occhi grandi e spalancati assieme a quel sorriso, sembravano nascondere una ferocia famelica che non aveva niente di umano e che non gli avevo mai visto. Ingoiai un brivido che mi fece tremare la pelle ed asciugare quel poco di saliva che mi rimaneva sulla lingua. Allora mi scattò impervio il pensiero di toccare quelle facce per constatare la reale condizione dei miei sensi, che mi sembravano tanto fiacchi quanto la botta che presi alla testa quando questa sbatté contro la porta della cucina. Ma qualcosa, dentro di me, mi diceva di non avvicinare il dito: mi ricordava tanto, da piccolo, il rossore del sangue che versai quando, senza saperlo, avvicinai una mano per accarezzare il pelo di un cane che ringhiava, con la schiuma in bocca. Quell’incubo mi si accavallò, mi imperversò le membra e, quando lo rievocai, mi accese un brivido proveniente da sotto, sotto la colonna vertebrale, fin su al collo. Mi feci forza. Dovevo toccare quelle facce. La mia vista tuttavia si sgranò completamente, e, solo adesso, potei distinguere con nitidezza tutto quello che mi circondava. Quei due corpi, ancora, fermi, mi guardavano opprimenti, i sorrisetti che sembravano ghigni feroci, le rughe delle sopracciglia che solo un pazzo poteva avere. Dovevo toccare quelle facce. La più vicina a me, proprio a cavallo delle mie costole, era quella di mia madre. Guizzai l’indice dal cuscino. Tremante, percorse uno spazio vuoto che sapeva di una terribile concezione di uno sbaglio incombente, di fronte alla terribile scena che i miei occhi rievocavano, di quel cane schiumeggiante, rabbioso, feroce. Avevo paura che questi si voltasse di scatto, non appena avvicinato il dito, o comunque dopo aver sentito la presenza di quest’ultimo. Il dito tremolava, lentissimo. Mi ero rassegnato che se fosse successa qualcosa, dopo quel mio avvicinarmi, mi sarebbe venuto un infarto dallo spavento. La tensione saliva, e con questa, le goccioline di sudore. Guardai gli occhi di mia madre con circospezione, al fine di poter intercettare qualsiasi mossa che ella, o meglio quella cosa, si fosse immaginata. L’indice sfiorò la sua guancia. Per fortuna non si era girata. L’unghia grattò la superficie della pelle, ma non sprofondò oltre. Cercai di spingere più in giù il dito, ma questo si fermò come in una pista di pattinaggio, con la sottile differenza che questa mi ricordava tanto le gocce del candelabro che mi avevano bruciato le mani. Gridai di paura e mi alzai di scatto. Un tremolio mi imperversò la colonna vertebrale. Ora, a due piedi dal divano, mi accorgevo di come le due figure guardassero, con un sorrisetto bianco e demoniaco, verso il posto su cui ero disteso, avendo ignorato il mio movimento istintivo di fuga. Gli gridai contro ancora una volta, con un brillio agli occhi e una voce confusa, ma niente; mi pizzicai le guance per constatare se quella scenetta, inquietante e spaventosa, fosse solo uno strano, terribile incubo, ma niente; ero sveglio, io ― io, da solo, davanti a quelle due figure ferme come statue, inclinate verso il divano, con espressioni astruse che facevano vacillare il senso di normalità a cui era abituato il mio stato d’animo. Li toccai ancora una volta, picchiettando l’indice contro la pelle dura, e mi raccapezzai scoprendo che avevo davanti due statue di cera! Mi misi le mani nei capelli per pensare e snebbiare la mente, doveva esserci un nesso logico con tutto quello che mi stava capitando, un collegamento trasversale con quelle scene in cui mi stavo imbattendo: quella tempesta rombante imbattutasi tutta di colpo, quel corridoio che sembrava interminabile, quelle due statue di cera posizionate di fronte al divano e… dov’era mio fratello? Quel bambinone precoce e testardo? Questi furono i dubbi che mi sormontarono in quel momento… <<Ashtooon!>> <<Ashtooooon!>> Gridai. Mi guardai attorno. Mi trovavo in cucina. C’era un pancarré con la martellata alla fragola sulla tovaglia. C’erano piatti e posate sporche ancora sul tavolo e una strana puzza di bruciato. Contai le sedie. Tre. Tre sedie. Le contai di nuovo. Tre sedie. Mi domandavo dove fosse l’altra, c’era sempre stata la quarta. Mi girai e mi rigirai, in cerca di quella sedia. Mi affacciai dalla finestra, ancora pioveva. Il paesaggio sembrava percorso da una calma silenziosa che faceva venire voglia di uscire e bagnarsi. Dal cortile non si vedevano che montagne oscurate e alberi frascheggianti. Uno strano luccichio che doveva essere probabilmente la luce della città rischiarava il fianco ovest dell’Etna. Lo ignorai e ricominciai la mia ricerca. La stanza di mio fratello era di fronte alla mia, e per arrivarci dovevo attraversare nuovamente quel corridoio cui avevo maturato un brutto ricordo. Mi ero ripromesso però che l’avrei trovato anche se fossi stato incerettato misticamente da qualcosa di paranormale che, adesso me ne resi più conto, vagheggiava nelle stanze di casa mia. Senza, e dico senza alcun problema attraversai il corridoio (perché prima sì e ora no?) e arrivai sull’uscio della porta che collegava questo alla stanza di Ashton. Il candelabro avvinghiato saldamente alle mie mani traballava qua e là, e la luce che si proiettava sui quadri era molto irregolare e deforme. Adesso, un dipinto alla mia destra, non mi guardava più come prima; tuttavia non vi nascondo che fui percorso dentro da una paura irrefrenabile che sarebbe esplosa in un grido se questo avesse roteato le pupille e quindi averle incrociate alle mie. Non ci feci caso come prima, immerso completamente nel fardello dell’azione, di scoprire il significato travolgente di quel mistero davvero enigmatico e labirintico. Lo chiamai da dietro il legno della porta, accentuando il suo nome con un tono di voce più acuto del solito, che rasentava paura e confusione. Nessuna voce accorse al richiamo. Picchiettai le nocche innumerevoli volte, bussando con energica portata. Ancora il nulla si sentiva, mentre il silenzio procrastinava già da sé un pensiero di rassegnazione davvero inquietante. Preso sempre di più dall’impazienza, cercai di sfondare la porta, scaraventandovi contro potenti calci e spallate. Dopo esattamente tre tentativi, la porta cedette e cadde oltre la soglia, dall’altra parte. Non riuscii a vedere niente; buio pesto e opprimente relegava le mura di quella stanza, che, naturalmente, non era grande quanto le altre. Superai la porta camminandoci su e la luce del candelabro, ad ogni mio passo, rischiarava, seppur in modo contenuto, la stanza. Una luce, una luce, filtrò dalla finestra: era quella di un fulmine. La stanza si illuminò di blu in un baleno, anzi, d’azzurro; tutto quello che mi ero immaginato era, tra la celerità di quel barbaglio in un battito di ciglia, davanti a me… la sedia, la sedia… la sedia era s-sistemata l-là… sssul piedistallo… lacci di scarpe sciolti dondolavano… le sscarpe, le scarpe vacillanti nel buio, u-un corrrpicino appppeso sssul tetto ― un capppio, un fottutissimo cappio stringeva il collo del mio fratellino. Strinsi i pugni. Gridai. Mi cadde il cuore a terra. Piansi. La pioggia fuori per dispetto ballava assieme al corpicino del mio fratellino. Guarda, un altro lampo. Un’altra luce, un altro grido silenzioso. Guarda, la fine della vita inspiegabile, maledetta e bastarda. E piansi ancora.
  22. Marcello

    Tour umbro – Assisi – Appuntamento n. 2

    Fino a
    Tre libri – Tre autori venerdì, 28 settembre ore 17,30 presso Mondadori S.Maria degli Angeli – Assisi incontro con Gabriele Giuliani, autore di Il giorno delle nozze, Montag edizioni, 2018 Giovanni Staibano, autore di La madre, LFA publisher, 2018 Marcello Nucciarelli, autore di La pista portoghese, Alcheringa Edizioni, 2017 Nasce dall’iniziativa di tre autori, che pubblicano con tre diverse case editrici, l’idea di un incontro letterario a più voci in cui sono gli autori stessi a presentare il libro del collega. Giuliani, nato a Roma, ha scritto un romanzo introspettivo, familiare, a sfondo sociale; Staibano, di Foligno, presenta un thriller ambientato in America; Marcello Nucciarelli, di Forlì, ha dato vita alla serie di inchieste della poliziotta olandese Gretije de Witt. @Jhonjey @nemesis74
  23. chesterfield

    Caffè Corretto cap. 4/4

    commento Gianni piacevolmente sorpreso dalla risposta di Silvio domandò: << Giusto, ma sai anche quale veleno? >> << No questo non lo so… >> << Nemmeno io, ho provato a cercarlo, ma niente. Però ho scoperto l’aconito. E’ una pianta che cresce sulle alpi. E’ pure bella, se l’incontri sul tuo cammino ti vien voglia di coglierla e allora sono problemi. >> A Gianni squillò il cellulare, si scusò con Silvio e rispose. << Sig. Rivalta, sono Clara. Ho organizzato la seduta del consiglio per martedì prossimo, le può andare bene? >> << Si, non ci sono problemi. Altro? >> << Non direi, ah suo figlio è andato a casa, non si sentiva bene. Deve essere l’influenza che c’è in giro. >> << Probabile, la saluto Clara. >> << Buona giornata Sig. Rivalta. >> Gianni si rimise al tavolo, che nel frattempo era stato sparecchiato, ordinò un caffè e controllò la sua agenda. Poco dopo le undici arrivarono due artigiani, simpatici e con un tono di voce alto avevano preso la scena al bancone. Tra Campari e birre discutevano con pepe di donne, calcio e tasse. Contemporaneamente. Il discorso non andava a finire da nessuna parte. Probabilmente l’indomani avrebbero ripetuto il copione. E così via per l’eternità. Ma non è questa l’umana esistenza? Mosche impazzite che sbattano contro la finestra chiusa, quando lì accanto c’è quella aperta. L’arrivo di Angela distolse dalla riflessione Gianni. << Ciao. >> << Ciao Angela. Hai avuto difficoltà a trovare il locale? >> << No, con il navigatore… >> S’interruppe per togliere la giacca Monclair e sistemarsi la sciarpa di seta. << Ti vedo un po’ giù è successo qualcosa? >> << No, Gianni non è nulla. >> << Hai fame? >> << Non molta, prendo un toast e una tisana calda. >> Gianni fece da cameriere e ordinò quanto richiesto dalla moglie. Lui optò per un panino e birra. Tornando al tavolo osservò la moglie. Era una bella donna, tutto sommato. Vicina ai sessanta, aveva combattuto il tempo con piccoli interventi chirurgici. Poi aveva deciso che doveva rifarsi le labbra e il risultato era stato grottesco. Quindi si, tutto sommato era ancora una bella donna. Parlarono del nulla fin quando non arrivò il pranzo a quel punto Gianni disse: << Questo è un regalo per te. >> Diede alla moglie una copia de “Il Conte di Montecristo”. Angela rispose con aria interrogativa. << Un libro? >> << Si, hai ragione. In realtà non è per te, è per il tuo amico… Marco. Il tuo Personal Trainer. >> Angela non riuscì a nascondere la sorpresa. Gianni proseguì: << Non ti preoccupare, so di voi da un paio di mesi. Ho fatto le mie belle ricerche e l’altro ieri sono andato a casa sua. O meglio, sono andato a casa di sua madre, e gli ho detto: ti scopi mia moglie, quindi mia moglie è una troia e le puttane si pagano. >> Gianni diede il tempo alla moglie per elaborare il concetto. Riprese: << Ho scoperto che vi vedete con frequenza settimanale da un paio di anni. Quindi ho pensato a cento incontri. Si, si lo so, che sono di più. Quei week end per Fitness Mania o gli stage in montagna non gli ho contati. Dopotutto Marco è un buon cliente, bisogna riconoscerlo. Si merita uno sconto. Per cui gli dico: cento incontri a cinquanta euro fanno cinquemila euro che mi devi. Lui a quel punto si è arrabbiato. Giuro. Dovevi vederlo, così mi è venuto il dubbio che lui fosse innamorato di una puttana. Sai che sono un dannato romantico, mi spiaceva per lui. E allora gli dico che non immaginavo che fosse innamorato, e che questo cambia tutto. Anzi, sento di dovermi comportare nella maniera corretta. Sono confuso e gli chiedo cosa fare. Se lui ti ama, e intende comportarsi in maniera responsabile, anche io lo farò: consegnando al suo datore di lavoro e ai Carabinieri le prove del suo operato. Sicuramente perderà il lavoro, e probabilmente finirà in galera. E’ un bel birichino il tuo Marco, con tutti gli steroidi che vende sottobanco. Se invece è andato a puttane… ci ha pensato per un po’, quattro… no, ci ha pensato per ben cinque secondi. Purtroppo lui non aveva quella somma, così siamo andati da sua madre, gli abbiamo raccontato tutto e lei mi ha fatto l’assegno. Siamo rimasti d’accordo che le prossime volte ti paga direttamente. Oh... ti vedo turbata, bevi la tisana che ti scalda. >> << Sei un mostro, un bastardo! >> << Lo sapevo, sei arrabbiata, effettivamente cinquanta sono pochi… >> << Vaffanculo… voglio il divorzio. >> << Marco ha disdetto per questa settimana, vero? E’ per questo che sei turbata? >> << Me ne vado, non ti devo dire nulla. >> << Ma te ne vai così? Finisci almeno il toast e bevi la tisana. Perché adesso ti spiego cosa accadrà a noi e ti pentirai di non averlo saputo adesso. Brava, rimetti il culo sulla sedia. >> << Allora che mi devi dire? >> << Finisci di mangiare e bere e lo saprai. >> Angela beve e mangia con rabbia. Alla fine guarda il marito e apre le braccia come a dire “ allora vecchio? Parla”. Gianni accontenta la moglie. << Da circa un minuto la tua carta di credito personale è stata bloccata, il conto cointestato è chiuso. Ho annullato le assicurazioni e fondi a tuo favore. In sostanza ti rimangono i soldi che hai sul tuo conto. Prima di pensare al divorzio dovrai affrontare un processo per appropriazione indebita. Hai usato la carta di credito della società per fare regali al tuo amante. Vedi avevo desiderato ucciderti per quello che hai fatto, ma non potevi cavartela così facilmente. Così amore mio a te la scelta. >> Gianni le mette sotto al naso dei documenti. << Firmando rinunci a tutto. Ti tieni i soldi che hai sul conto e lasci casa mia. Se non firmi, faccio partire immediatamente la denuncia. Qui c’è la penna. >> Angela era un vulcano che stava per esplodere, tentennò, sbuffò, lo maledisse ma cedette. Uscì dal locale trattenendo le lacrime. Gianni si gustò il panino, pagò e salutò Silvio. Mauro il socio di Silvio era arrivato per dargli il cambio, s’informò: << Allora com’è andata oggi? >> << Bene, tutto nella norma. >>
  24. chesterfield

    Caffè Corretto cap. 3/4

    commento Nel locale irruppe sua figlia. Con ampie falcate, sottolineate dai tacchi che picchiavano crudi il pavimento in legno, arrivò a lui. Gettò la borsetta Louis Vitton che atterrò tra il quotidiano sportivo e il bordo del tavolo. Con le mani ai fianchi del suo impermeabile e dietro occhiali neri vertiginosi sbottò: << Ma cosa stai facendo? Cosa cazzo combini? >> << Buon giorno Marianna. Perché non ti siedi e smetti di dare spettacolo? >> Mentre lei toglieva impermeabile e occhiali, Gianni ripiegava la Gazzetta salutando con mestizia la pallavolista. Appena seduta Marianna provò a parlare, il padre la stoppò: << Cosa prendi? >> << Come? Cosa? Uh… un decaffeinato macchiato. >> Gianni richiamò l’attenzione di Silvio con un gesto cortese. Giunto Silvio, Gianni ordinò il decaffeinato e aggiunse due succhi al pompelmo. Silvio li lasciò soli. << Ma io non voglio nessun succo… >> Protestò Marianna. << Fidati, sarà una sorpresa. >> << Di sorprese per oggi ne ho già avute abbastanza. E detesto il succo al pompelmo. >> << Come desideri mia cara. >> Gianni cambiò il succo con un bicchiere d’acqua, fatta la nuova ordinazione padre e figlia stettero alcuni istanti a fissarsi. << Papà mi vuoi spiegare? >> << C’è poco da spiegare, tuo marito è un ladro. >> << Ma cosa dici… io, io non ci posso credere. E come ti sei permesso di dirgli di lasciare casa mia? Con che diritto. Francesco si ammazza di lavoro. Non abbiamo avuto un incremento di fatturato grazie a lui? >> << No. >> << No cosa? >> << Non è grazie a lui che abbiamo aumentato il fatturato. >> << Ma che cosa dici? >> << Fai silenzio un attimo. Fammi parlare. >> Arrivarono le ordinazioni, ma Gianni proseguì come se nulla fosse. << Non ho tempo da sprecare. Ho preso una decisione e tale rimane. Per tua informazione la casa in cui vivi l’ho pagata io. In tutti questi anni non hai nemmeno sibilato un “grazie”. >> Marianna arrossì, a lui fece male. Cambiò tono: << Bevi il caffè prima che si freddi. >> Marianna bevve. Rimasero in silenzio il tempo di un caffè. << Ecco a te. >> Così dicendo Gianni le diede “Jane Eire”. << Per me? Grazie. >> Entrambi s’accorsero di quanto suonasse meccanicamente falso il ringraziamento. Gianni li tolse dall’imbarazzo: << Figurati. Lo conosci? >> << Ho visto il film, credo. Boh… o forse mi confondo. Senti papà ho la testa che mi scoppia. Devo sapere ti prego. Francesco non sarà il miglior uomo di questo mondo ma… ma è mio marito. Non so cosa ha fatto, forse non vi siete spiegati. Potrebbe anche essere. Tu sei così testardo, lui è così fiero… da una piccolezza viene fuori un dramma. Senti vieni a cena da noi stasera così parlate. Vi spiegate… no? Dai cosa dici? >> << Dico che dovresti leggerlo. Leggilo il prima possibile. >> << Ma ti sto parlando del mio matrimonio, della mia vita e tu straparli d’un libro? >> << Stiamo dicendo la stessa cosa. I libri siamo noi, sono la nostra vita, o meglio la vita che scegliamo di avere. Gli egoisti e gli sciocchi non lo comprendono. >> << Mi stai dando dell’egoista? >> << E sciocca. >> << Ora basta! Non sono venuta a farmi insultare. >> << Non ti sto insultando, faccio delle considerazioni. Sono tuo padre. Hai idea dell’amore che ho provato per te? Se tuo padre ti dice che è importante che tu abbia letto questo libro, solo una sciocca egoista ignorerebbe questo grido di dolore. >> Gianni prese in mano il libro mostrando la copertina alla figlia e disse: << Jane Eire è la persona che ogni essere umano ambisce a diventare. Così grande da essere fonte d’ispirazione. Ma tu non potrai nemmeno interrogarti su chi sei, dato che al massimo vedi dei film che non ricordi. Quello che mi atterrisce è che a te non importa. Contano le cazzate dei tuoi amici, conta quanto riesci a impressionarli. Cazzo… tu e tuo marito avete girato il mondo, per fare le cose che fate a Milano. Sono stanco Marianna. Ho preso la mia decisione, Francesco è fuori dalla società e da casa mia, tu fa quello che vuoi. >> << Papà ti prego… >> Marianna non riuscì a proseguire, paralizzata con gli occhi lucidi e mani sulle labbra a implorare la grazia. Gianni preso dallo sconforto disse: << Ascoltami, facciamo così: domani sera verrò a cena da voi. >> << Bravo! Grazie, così noi, insieme vi parlate e sono sicura tornerà tutto come prima. >> << Staremo a vedere. Ora però devi bere un tonico alle erbe, vedrai che dopo non avrai più da preoccuparti di nulla. >> Gianni versò tre cucchiai di petali blu e foglie nel bicchiere d’acqua, mescolò il tutto e lo diede alla figlia. << Mamma mia papà, è imbevibile. >> << Coraggio, non fare la difficile. >> << Finito… ho uno sgradevole sapore in bocca. >> Gianni diede alla figlia una bustina di miele. << Prendi, addolcisciti la bocca. Cambiando discorso, prima ero qui con tuo fratello e parlavamo di Amleto. Tu sai come è stato ucciso il padre di Amleto? >> Marianna rispose con la bocca impastata da petali e miele << No. Però fammi vedere. >> Prese lo smartphone, ma Gianni la fermò. << Lascia stare, lascia stare. Anche tuo fratello non lo sapeva, ma non importa. Ormai non importa più. Marianna è meglio che tu vada, adesso devo lavorare. >> << Si, certo. Allora ci vediamo domani sera… facciamo alle otto. >> << Alle otto va benissimo. Ciao. >> << Ciao papà. >> Attese che la figlia fosse andata per correre in bagno a vomitare. Si prese tutto il tempo necessario e ripresosi, tornò in sala. Si fermò al bancone, Silvio stava facendo un caffè a un cliente. << Silvio sai come muore il padre di Amleto? >> << Viene avvelenato... dal fratello! >>
  25. Marcello

    Tour umbro 2018 – Terni – appuntamento n.1

    Fino a
    Presso la Biblioteca comunale di Terni (http://www.bct.comune.terni.it/) dal programma di settembre (http://www.bct.comune.terni.it/uploads/programma_settembre_2018.pdf) giovedì 27 settembre caffè letterario ore 17.00 incontro con Gabriele Giuliani, autore di Il giorno delle nozze, Montag edizioni, 2018 Giovanni Staibano, autore di La madre, LFA publisher, 2018 Marcello Nucciarelli, autore di La pista portoghese, Alcheringa Edizioni, 2017 Nasce dall’iniziativa di tre autori, che pubblicano con tre diverse case editrici, l’idea di un incontro letterario a più voci in cui sono gli autori stessi a presentare il libro del collega. Giuliani, nato a Roma, ha scritto un romanzo introspettivo, familiare, a sfondo sociale; Staibano, di Foligno, presenta un thriller ambientato in America; Marcello Nucciarelli, di Forlì, ha dato vita alla serie di inchieste della poliziotta olandese Gretije de Witt. @Jhonjey @nemesis74
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