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Trovato 78 risultati

  1. franciesmorrone_scrittore

    Video-presentazione del mio libro!

    Carissimi lettori, vorrei con immenso piacere informarvi che Domenica 1 settembre ci sarà in anteprima assoluta la video-presentazione del mio romanzo d'esordio, Le decisioni della nostra vita. Il video sarà trasmesso in diretta a partire dalle 19.00, dopodiché sarà visibile in ogni piattaforma di streaming online (compreso youtube, facebook e instagram). Sinceramente, Francies M. Morrone
  2. andrea werner mondazzi

    Atrani sulla Costa d'Amalfi

    Titolo: Atrani sulla Costa d'Amalfi: Racconto di un racconto - Epica in tre atti Autore: Andrea Werner Mondazzi Casa editrice: Amazon KDP ISBN versione cartacea: 1079720944 ASIN versione digitale: B07V5R3W6K Data di pubblicazione: 11 luglio 2019 Prezzo: versione cartacea 7 euro, versione digitale 4 euro Genere: Epica Popolare Pagine: 46 (versione cartacea) Quarta di copertina: “Una settimana, allora, trascorse intera senza che di barche come le loro al largo se ne tracciasse rotta. Furono strani sette giorni, di ormai acquisita biblica reminiscenza, giorni ancora oggi dai vecchi del paese raccontati quali aneddoti ai turisti che gli s’accostano in piazzetta: raccontati però come fossero giorni disegnati nel libro dell’Apocalisse”. Una terra le cui atmosfere, scorci e paesaggi ricorrono in dipinti ospitati da tre quarti delle pinacoteche del Vecchio Continente. Un racconto di epica popolare che richiama leggende secolari, sul cui tessuto è ricamato il volgere di un’epoca. Un registro a metà strada tra verismo e letteratura fantastica. Una narrazione che, a suon di testamenti e consegne spirituali di padre in figlio, si dispiega lungo tre generazioni. Opera prima di Andrea Werner Mondazzi, che è nato e vive a Roma. Autore tanto poco ortodosso da esordire con un genere agli antipodi rispetto a tutto ciò che negli anni ha accumulato nel cassetto dello scrittoio. Link all'acquisto: Versione digitale https://www.amazon.it/Atrani-sulla-Costa-dAmalfi-Racconto-ebook/dp/B07V5R3W6K/ Versione cartacea https://www.amazon.it/Atrani-sulla-Costa-dAmalfi-Racconto/dp/1079720944/
  3. Fino a
    L’Associazione culturale e teatrale “Luce dell’Arte” di Roma indice il Premio di Poesia, Narrativa e Teatro “Memorial Giovanni Leone” – I valori della famiglia 1^ Edizione, in onore del rag. Giovanni Leone, un“uomo di grande spessore culturale”, ricco di una rara nobiltà d’animo, distintosi per l’impegno e l’ardore messi nel suo lavoro di impiegato postale, ma soprattutto per la forte sete di conoscenza che l’ha portato a studiare sempre libri di svariate discipline, costruendosi in casa un’enorme biblioteca, ed il senso di sacrificio, amore per la famiglia che l’ha accompagnato fin da giovanissimo, dandogli la forza di vincere ogni battaglia esistenziale. Ecco perché abbiamo voluto sottolineare il tema “I valori della famiglia”, ritenendolo il motore principale di questo uomo che ha lasciato tanto interiormente a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo o averlo vicino. Il premio è suddiviso in Tre sezioni ed è aperto ad autori italiani e stranieri. Età minima autori per partecipare 18 anni; età massima nessun limite. Sezione A) Poesia a tema Libero: si può partecipare con poesie edite o inedite in lingua italiana o vernacolo con traduzione che trattino qualsiasi tematica. Il numero massimo di opere da inviare è di tre. Sono ammessi anche libri editi di poesia o e-book e raccolte poetiche inedite. Nessun limite di lunghezza per gli elaborati. N.B. E’ possibile inviare illustrazione o dipinto di propria creazione con annessa breve poesia o piccola raccolta poetica, in questo caso allegare copia opera artistica in formato jpeg 13 x18. Sezione B) Narrativa e Teatro a tema “I valori della famiglia”: si può partecipare con racconti, romanzi e testi teatrali editi o inediti con tema “I valori della famiglia”, in larga misura opere che trattino qualsiasi situazione e sentimento legato alla famiglia. Nel genere testi teatrali precisiamo che oltre a commedie e tragedie, sono ammessi per la partecipazione monologhi, corti teatrali e brevi sceneggiature. Il numero massimo di opere da inviare è di tre. Si possono inviare anche e-book. Nessun limite di lunghezza per gli elaborati. N.B. E’ possibile inviare illustrazione o dipinto di propria creazione con annesso racconto breve o monologo, in questo caso allegare copia opera artistica in formato jpeg 13 x18. Sez. C) Narrativa e Teatro a tema Libero: si può partecipare con racconti, romanzi e testi teatrali editi o inediti che trattino qualsiasi tematica. Nel genere testi teatrali precisiamo che oltre a commedie e tragedie, sono ammessi per la partecipazione monologhi, corti teatrali e brevi sceneggiature. Il numero massimo di opere da inviare è di tre. Si possono inviare anche e-book. Nessun limite di lunghezza per gli elaborati. N.B. E’ possibile inviare illustrazione o dipinto di propria creazione con annesso racconto breve o monologo, in questo caso allegare copia opera artistica in formato jpeg 13 x18. Premi per i Primi Quattro classificati, Premio Assoluto della Critica, Premio Miglior Giovane Autore, Menzioni Speciali, Segnalazioni di Merito e Diplomi d’Onore. Prevista quota di partecipazione base di 10 euro. Scadenza bando il 10/07/2017. Per richiesta di bando completo, contattare il Presidente dell'associazione, la dr.ssa Carmela Gabriele, al seguente indirizzo e-mail: associazionelucedellarte@live.it. Recapito telefonico Ass. Luce dell'Arte: 3481184968. Il sito da visitare è: www.lucedellarte.altervista.org Pagina Facebook Ass: Associazione culturale e teatrale Luce dell’Arte Pagina Facebook Premio: Premio di Poesia, Narrativa e Teatro “Memorial Giovanni Leone” Pagina Google Premio: Premio di Poesia, Narrativa e Teatro “Memorial Giovanni Leone”- I valori della famiglia
  4. Lorenzo Foltran

    Presentazione del romanzo "C'è tempo" di Antonio Costantino

    Fino a
    Sabato 1 Giugno alle ore 18.30, Antonio Costantino presenta alla libreria Mangiaparole (Via Manlio Capitolino 7/9 Roma) il romanzo C'è tempo. Con lo scrittore dialogherà Raffaello Fusaro. Musica dal vivo a cura di Giulio Vallarino Nicola ha un unico grande desiderio: riabbracciare il padre Antonio. Raggiunta la maggiore età, parte alla ricerca del genitore, pur non sapendo dove e come cercarlo. Come amuleti possiede tre libri scritti dal padre ma firmati con lo pseudonimo di Cassandra Sweet. Seguendo l’istinto e le poche tracce a disposizione, si dirige verso nord. Al suo fianco ci sono Kostantinos, un camionista greco conosciuto in una stazione di servizio, Philippe che ha lasciato il lavoro di custode d’obitorio per fare il traduttore e girare il mondo con il suo camper, e infine Betta, una ragazza conosciuta poco prima. Grazie all’intuizione di Philippe, Nicola riesce a trovare Antonio: a Port du Melon, una località sperduta nella costa della Bretagna. Ma l’incontro tra padre e figlio dopo sedici anni di lontananza farà riaprire un doloroso capitolo del passato. Con uno stile e una prosa caustici, Antonio Costantino coniuga la sottile e complicata trama dei legami affettivi all’abisso delle menzogne e al prezzo da pagare per la sincerità e la libertà. Qui l'evento Facebook
  5. libero_s

    AndC commenta La lista della spesa

    Commento a Il mercato dell'amore Pomodori: 5 Cuore di bue o 500gr datterini Zucchine: 3 Un cespo di lattuga latte: 2 litri pane: 4 panini pasta: 1 kg spaghetti n°3, 1 kg penne rigate carne: 3 bistecche manzo birra: Leffe rossa 3 bottiglie riso: 1 kg carnaroli Gallo AndC: ciao, ho letto con attenzione il tuo racconto, ho apprezzato molto alcune cose, ma noto una certa discontinuità nello stile. riso: 1 kg carnaroli Gallo Mi piace la precisione che hai usato per il riso di cui specifichi qualità e marca, ma perché non fai altrettanto negli altri paragrafi? A volte le indicazioni sono imprecise, nel caso della pasta va bene indicare il tipo di spaghetti, ma non c’è la marca. pasta: 1 kg spaghetti n°3, 1 kg penne rigate Altra cosa, io non sono contrario alle ripetizioni, ma l’indicazione dei kg usata due volte di seguito sulla stessa riga può risultare fastidiosa ad alcuni lettori. Un po’ vaghi i paragrafi dedicati al pane e alla carne, avrei preferito qualche dettaglio in più. Non sono un fanatico dello show don’t tell, ma avresti potuto mostrare un po’ di più. Perché non ci mostri la carne, non ci fai sentire il profumo dei pomodori, la freschezza della verdura? Una maggior ricchezza di dettagli descrittivi renderebbe il tuo pezzo molto più incisivo. Nel complesso mi è piaciuto, ma c’è spazio per migliorare.
  6. Alba Artemide

    Geeko Editor

    Nome: Geeko Editor Generi trattati: narrativa, senza esclusione di generi, comprese le raccolte di racconti. Modalità di invio dei manoscritti: https://www.geekoeditor.it/proponi-la-tua-opera/ Distribuzione: I libri sono pubblicati in e-book (pdf, epub e formato per kindle) e scaricabili dal sito geekoeditor.it; sono inoltre scaricabili in formato pdf sulle principali piattaforme di distribuzione, attraverso il circuito di BookRepublic. Sito: https://www.geekoeditor.it/ Facebook: https://www.facebook.com/GeekoEditor/ Instagram: https://www.instagram.com/geekoeditor
  7. TheFenris11

    Scrivere Interfaccia grafica PC

    Buongiorno, sto scrivendo una scena del mio romanzo in cui un personaggio scrive al terminale dell'astronave. Volevo sapere se esiste una sorta di "grammatica" nel rappresentare le parole che compaiono sullo schermo del pc. Non so se mi sono spiegato bene, ad esempio io l'ho reso così: </__<ATTENDERE ___ ATTENDERE___ AVVIO COMUNICAZIONE CIFRATA</ </___ ANALISI DATABASE IN CORSO ___ATTENDERE</ e così via... Secondo voi può essere reso bene? Esistono altri modi? Grazie mille
  8. alexcarm

    L'eclissi - Alessio Carmignani

    Titolo: L’eclissi Autore: Alessio Carmignani Autopubblicato: Youcanprint ISBN: 9788831602693 Data di pubblicazione: Febbraio 2019 Prezzo: € 12 (ebook: € 4,99) Genere: Narrativa - Fiction Pagine: 190 Quarta di copertina: Andrea è un ragazzino come tanti, solo più sensibile e introverso. E’ figlio unico, ma non sente il calore della famiglia come vorrebbe. E’ appassionato di astronomia e la vista della luna è la sola cosa che lo conforta. L’inizio della scuola superiore sconvolge la sua vita. Deve adattarsi all’ambiente scolastico, tra nuovi compagni e nuovi professori. Inoltre viene preso di mira da tre bulli, che lo costringono a subire ogni loro prepotenza. Non sa in che modo, ma deve riuscire a liberarsi da loro. Link all'acquisto: Youcanprint
  9. Roger75

    Il profumo di cedro

    Marco ha sempre adorato cucinare. Certo non che potesse scegliere molto altro, seduto su una carrozzina il panorama delle attività di un ragazzino di 12 anni era veramente limitato rispetto ai suoi coetanei normodotati. Guardare la tv, leggere, giocare con la Play, disegnare, si certo tutte attività possibili, ma che piano piano lo annoiavano, in queste cose non riusciva a trovare una sua identità, perchè a 12 anni è quella la cosa che inizi a cercare, una personalità, la voglia di capire chi sei, la curiosità di esplorare, l’ansia di scoprire, il desiderio di capire se i sogni a volte per mezzo della propria volontà possono trasformarsi in realtà, a 12 anni un giorno ti alzi dal letto e dal nulla ti piomba tra capo e collo quella strana cosa per la quale diventi consapevole che non sei più un bambino e ti ritrovi cosi a dover intraprendere un cammino che non sai dove ti porterà ma che sei certo di voler affrontare. Una delle poche cose che faceva sentire bene Marco era cucinare, fin da piccolo aveva dimostrato interesse verso quest’arte, aveva dimostrato di esserne predisposto ma ciò che realmente contava era che con le mani in pasta e la testa in zona fornelli il dolore psicologico della disabilità svaniva nel nulla e questo era quello che rendeva le persone che gli stavano attorno i suoi primi fans, i veri sostenitori di questa dote e di questa passione. Certo poi oltre alla cucina c’erano gli amici, c’era la famiglia, c’era anche Angelica, una ragazzina che bazzicava per casa e che che aveva trovato in Marco un vero amico. Angelica poteva starsene ore in silenzio seduta in disparte a guardare Marco mentre armeggiava con le pentole, era totalmente affascinata dalla semplicità con il quale si destreggiava tra la penisola della cucina, il frigorifero ed il piano cottura per poi impiattare in maniera quasi da vero Chef certi piatti che sembrava impossibile fossero usciti dalle mani di un preadolescente, ed ogni volta che alla fine gli faceva i complimenti lui si faceva completamente rosso. Marco era bravo. Cucinava piatti deliziosi, la cura maniacale che incanalava nel presentare il piatto era davvero sorprendente. Vederlo cucinare era una gioia per tutti, o quasi. In casa oltre ad Angelica c’era lei, nonna Matilda. Era lei la musa ispiratrice di quel piccolo chef su quattro ruote. Grazie alla nonna Matilda, Marco aveva imparato il segreto della cucina, soprattutto dei dolci, la nonna era per quel piccolo stellato un’infinita fonte d’ispirazione. Mancava poco a Natale, era arrivato il momento di preparare tutto per il grande giorno per l’arrivo dei parenti lontani, era ormai una tradizione che si ripeteva da prima che il ragazzo avesse quel terribile incidente. Tutti i parenti arrivavano il 24 Dicembre per intrattenersi al Paese fino a Santo Stefano. Quest’anno però era speciale, al tavolo ci sarebbero stati tre ospiti in più: Angelica ed i suoi genitori, e non era l’unica novità che attanagliava il sonno di Marco. Da qualche giorno aveva, con la sola compiacenza della nonna, inviato la sua candidatura ad un concorso di cucina, i casting si sarebbero svolti di lì a poco, doveva concentrarsi sul piatto della presentazione. Se fosse stato scelto avrebbe voluto stupire i giudici e Marco fortunatamente viveva nella sana convinzione che per lasciare le persone a bocca aperta erano più efficaci le cose semplici e fatte bene piuttosto che scelte complesse e ricercate non solo altamente rischiose ma chiaramente volte ad attirare l’attenzione più che a dimostrare le proprie capacità. Nella sua testa c’erano quindi due pensieri fissi che lo martellavano continuamente, trovare la ricetta con la quale candidarsi alle selezioni del programma e definire il pranzo di Natale. Continuava a scrivere bozze di menù, il tavolo era un groviglio di libri di cucina, di riviste, di ricette scarabocchiate su tovaglioli, su confezioni in cartone di qualsiasi genere recuperate dagli alimenti che utilizzava per cucinare insomma una piramide disastrosa di idee culinarie. Era arrivata sera che nemmeno se n’era accorto e ancora non aveva nulla di definito. Giunse alla conclusione che avrebbe dovuto distrarsi un pochino, riposare la mente certo che una volta schiarite le idee dal nulla sarebbe emersa quella giusta. Spense la luce e fece svicolare la sua carrozzina fino in salotto. Con il telecomando accese la tivù è scelse la cartella “cartoni anni ’80”, si perché un’ altra cosa per cui Marco impazziva erano i cartoni animati di vecchia generazione. La scelta ricadde su Shrek, il secondo capitolo per la precisione. Marco non se ne accorse ma la stanchezza prese il sopravvento è si addormentò, la nonna Matilda che teneva sempre monitorata la situazione lo coprì con una copertina in pile proprio nel momento in cui il cattivo torturava un povero omino di pan di zenzero. Tra tutte le persone che sostenevano le aspirazioni di quel giovane ragazzo era lei, la nonna a non sottovalutare le possibili delusioni che Marco avrebbe potuto incontrare. Con l’inquietudine nel cuore, tipica di chi vuole bene, si addormentò accanto al nipote sul divano. “Nonna! Nonna!!! Ho fatto un sogno!!” “Ehi… piccolino…” “Nonna, non sono più piccolino, sono sulla sedia a rotelle, ma non sono più un bambino…” “Va bene, scusami, ma per me resterai il mio nipotino…” “Si ok, grazie, comunque. Nonna! Ho pensato ad una cosa…” “Sentiamo…” “Io mi presento con un dolce, io porto il pan di zenzero…” “Sei sicuro? Non mi sembra una ricetta ricca, è un dolce semplice…Tu sei in grado di fare piatti più complessi…” “Si nonna, lo so, però voglio stupire con la semplicità, del resto non è questa la caratteristica più importante? Me lo dici sempre anche tu…” “Si, però ci pensiamo domani, sistemiamo la tavola ed andiamo a dormire, domani mattina ne riparliamo…” Marco non chiuse occhio, con non poche difficoltà all’alba scese dal letto ed andò in cucina, del resto i dolci si devono mangiare soprattutto nella prima parte della giornata, quindi, perché non cimentarsi con alcune prove in attesa della sua più severa consigliera? “Nonna! Cosa ci fai già sveglia? E questo profumo? Cos’hai infornato?” “Vai a dormire, non farti vedere per almeno un’ora…” “Ma nonna, io volevo esercitarmi…” “Marco. Vai a dormire” Il tono della nonna era autoritario, a Marco non restò che girare le ruote e tornare in camera, si sdraiò ma non riuscì a riaddormentarsi, iniziò ad immaginare l’impiattamento: “Marco, presentaci la tua ricetta! Pani di zenzero guarniti con crema al limone ed al pistacchio, pistilli di vaniglia per accentuarne il profumo.” “Beh, la descrizione è degna di uno chef, ora assaggiamone il gus….” “Marco!!!!!!!!! Vieni!!!” Il sogno ad occhi aperti venne interrotto da un richiamo dalla cucina. “Arrivo nonna, arrivo…” Quando marco raggiunse la stanza preferita restò esterrefatto, pan di zenzero dai mille colori riempiva piatti con sfondo rosso, era Natale e non c’era bisogno di ricordarlo. La nonna iniziò ad elencare gli ingredienti… “Il burro dev’essere a temperatura ambiente, perché altrimenti non lega con la farina. Il limone, mi raccomando! Due gocce! Dovrà essere biologico, Marco, mi stai ascoltando? ” “Si nonna, ti ascolto…” Vedendo la quantità di dolci presenti in cucina Marco iniziò a pensare che questo era e doveva restare un sogno, non sarebbe mai riuscito ad eguagliare la bontà di quei dolcetti preparati dalla nonna. “Marco ascoltami, perché dovrai mettere tutto in pratica, passo dopo passo, Marco mi raccomando non sbagliare…” “Nonna ti sto ascoltando, ma perché hai così a cuore questa cosa?” “Vedi piccolo… Questo sogno è un po’ anche il mio…” La nonna era esausta, Marco l’aveva riempita di domande, le aveva chiesto mille perché e le aveva posto mille però, non credeva ci fossero al mondo altri ragazzini che a dodici anni in piena notte potessero avere tanta energia e tanta passione per qualcosa da sprofondare con anima e corpo in una dimensione come quella culinaria. Furono giorni intensi, Marco provò e riprovò’ quella ricetta decine di volte testando nuove varianti, provando nuovi ingredienti, cercando un qualcosa che caratterizzasse in maniera inequivocabile il suo pan di zenzero, voleva che la sua ricetta fosse qualcosa di assolutamente nuovo ed innovativo, se solo fosse riuscito a trovare quell’aroma che la rendesse unica avrebbe potuto dormire sogni tranquilli perché consapevole di aver lavorato da vero chef professionista. Un giorno Marco tornando da scuola confessò ad Angelica questo suo cruccio, l’unica cosa che in quel momento contava era trovare la ricetta perfetta e lui non sapeva più dove sbattere la testa, dal canto suo la ragazza altro non poteva fare che rasserenarlo e motivarlo dicendogli di stare tranquillo che prima o poi l’illuminazione sarebbe arrivata. Quel pomeriggio Angelica andò da Marco, voleva essere certa che non si buttasse giù di morale, voleva in qualche modo incentivarlo, voleva essere quella persona che ha il dovere di essere presente quando un’amico è nel momento del bisogno, lui non lo sapeva ma lei sperava di poter piano piano diventare anche qualcosa di più, sperava di poter essere lei stessa quell’ingrediente segreto di cui Marco era alla disperata ricerca. Seduti al tavolo, Marco se ne stava imbronciato sulla sua carrozzina con le braccia conserte, Angelica dopo aver provato di tutto per farlo distrarre e magari sorridere stava per gettare la spugna. “Certo che tua nonna non si risparmia con il riscaldamento” e con fare semplice si sfilò il maglione. Dopo averlo appoggiato sulla sedia rivolse lo sguardo nuovamente verso Marco il quale la fissava con occhi brillanti ed un sorriso ebete. “Che c’è? Non hai mai visto una ragazza togliersi un maglione?” Marco continuava con quell’espressione estasiata senza proferire parola, Angelica si accorse che non guardava il suo viso, ma fissava il suo petto da adolescente ed una vampata di rossore accese il suo viso, abbassò lo sguardo e capì. Nel centro della sua t-shirt un albero colorato a mo’ di graffito e sotto una scritta, quella fissava Marco, “CedarTree”. Farina, zucchero di canna, zenzero, limone biologico. Cedro. Cedro. Cedro. La ricetta è completa! Finalmente!!! Un sorriso comparve sul viso di Marco. -Ehi, tutto bene? Com’è che d’incanto ti metti a sorridere!?!?! -Cedro!!! La risposta è cedro! -Allora. Puoi farmi capire, puoi parlare come me? Non ti capisco! -Va beh, non è importante, chiudi gli occhi e stai zitta. -Senti! Sto zitta solo se ne vale veramente la pena!! -Ti fidi di me? -No. -Non fa niente, ti farò ricredere. Ora non deconcentrarmi, lasciami fare, vedrai… Mentalmente Marco iniziò a ripetere la ricetta della nonna, Farina 00 ben setacciata, zucchero di canna, zucchero bianco piuttosto granuloso, burro freddo, sale, miele d’acacia ( quello del mercato è ottimale), un uovo del contadino… due gocce di cedro, solo cedro. Prese carta e penna e scrisse la ricetta: 60 gr di farina 00. 75 gr di zucchero semolato 75 gr di zucchero di canna 150 gr di burro freddo 150 gr di miele 1 uovo 1 pizzico di sale 1/2 cucchiaino di bicarbonato succo di cedro La ricetta era quasi completa, ora l’attenzione era diretta verso l’ impiattamento. L’impasto era pronto, i biscotti erano in forno, stavano cuocendo. -Certo che… -Cosa? -No… Niente, mi è venuta una strana idea…Senti… Intanto che si raffreddano, ti va di andare a fare una passeggiata?!? -Passeggiata? In che senso? -Cambiamo aria, usciamo un po’?!? In questo senso… -Va bene… -Mi fai un favore? Mi prendi quel pezzo di corteccia? -Marco, cos’hai in mente? -No, no … Nulla… Angelica non riprovò a chiedere spiegazioni, conosceva l’ostinazione di quel giovane ragazzo che nonostante sedesse su quattro ruote non accennava a rassegarsi. -Marco! I tuoi biscotti sono pronti! -Nonna… Ho pensato di personalizzarli. Il mattino seguente Marco prese gli ingredienti, con cura e devozione e li ripose in uno zaino, su un’altra borsa con cautela ripose la corteccia d’albero raccolta il giorno prima durante la passeggiata, in infilò il piumino e prese un bel respiro, era il giorno del casting. Era un giorno strano, era un giorno di prime volte. Per la prima volta Marco salì su un treno insieme alla nonna e ad Angelica che non ne aveva voluto sapere di rimanere a casa. I paesaggi scorrevano sul finestrino come in un film, le città si intervallavano alla campagna, destinazione Milano. La nonna ed Angelica parlavano, lui invece ripassava a memoria passo per passo quello che doveva fare, il tempo per preparare la sua ricetta era poco e lui di certo non voleva commettere alcune errore. Arrivati in stazione, mentre le sue accompagnatrici ammiravano la struttura architettonica e l’immensità del posto Marco sembrava non essere ne affascinato ne attratto da tutto ciò che lo circondava, in realtà tutti sapevano che era semplicemente teso e concentrato ecco perchè cercarono di assecondarlo raggiungendo subito il luogo dove si sarebbero tenuti i provini. All’ingresso c’era un sacco di gente, ragazzi della sua età o giù di li, alcuni silenziosi altri in preda a veri e propri attacchi di panico. Quando fu il suo momento Marco, con l’aiuto della nonna si posizionò ai fornelli, aveva 45 minuti di tempo, sapeva benissimo che la ricetta ne richiedeva almeno 50 quindi non doveva sprecare nemmeno un secondo. Angelica se ne stava seduta a guardarlo mentre si destreggiava con gli ingredienti come se fossero l’estensione delle sue mani, lei, che nemmeno una pasta in bianco sapeva fare, non aveva mai conosciuto persone cosi tenaci e convinte quando si trattava di raggiungere un obiettivo. La nonna supervisionava il lavoro continuando a fare cenni di conferma con la testa. L’impasto era pronto, Marco lo prese e lo mise in frigorifero, tenerlo a riposo per 20 minuti sarebbe stato l’ideale ma il tempo stringeva quindi 10 minuti sarebbero stati più che sufficienti. Nel frattempo come di sua abitudine, pulì tutta la zona lavoro, preparandosi gli attrezzi necessari per le lavorazioni successive. Estrasse la pasta dal frigorifero, un sorriso sulle sue labbra, andava bene. Gli altri concorrenti, i loro amici e familiari lo guardavano in silenzio, probabilmente stupiti da quanta naturalezza ci fosse nel suo muoversi con la carrozzina rendendosi conto di come fosse stato capace a non renderla un ostacolo. Fatte le formine, distribuite attentamente sulla teglia ed infornato. Durante il tempo della cottura Marco preparò la glassa per decorarle, poteva farla prima ma sapeva che farla all’ultimo era una garanzia perché sarebbe rimasta bella densa ed una volta decorato il biscotto non avrebbe cristallizzato e rimanendo morbida il giusto. Passavano i secondi, Marco estrasse gli omini dal forno, erano perfetti, tempo esaurito. L’assistente del programma lo avvisò che era il suo turno, mise tutto sul carrello di servizio e lo aiutò a dirigersi verso l’ingresso. La nonna sorridente gli fece un cenno di conferma, Angelica invece si alzò, corse da lui e come un fulmine a ciel sereno lo baciò dolcemente in bocca. Era una giornata di prime volte. Marco entrò, dinnanzi a lui 4 giudici apparentemente severi. “Buongiorno, mi chiamo Marco ed ho 12 anni, da sempre sono appassionato di cucina ed oggi vi ho portato un dolce.” Mentre Marco sistemava le sua cose sulla cucina gli stellati gli chiesero diverse cose, dalla sua disabilità a cose più semplici, se avesse una fidanzata ad esempio, domanda alla quale rispose con un semplice “da adesso si” anche se loro non capirono bene il senso di quella risposta. Arrivò il momento di presentare il piatto, si avvicinò ai giudici spingendo il carrello con il suo dolce completato, fiero con la testa ben alta lo presentò “Il sogno di Angelica”. Del perché le parti spezzate fossero sul piatto ed il resto del corpo ben presentato su una corteccia, tutti lo capirono, non è solo l’apparenza che conta, a volte è un dettaglio. Il profumo di Cedro Il primo titolo del libro di ricette scritto da Marco.
  10. Naif1988

    Adolescenti in fuga

    Ciao a tutti, ho un dubbio che mi assilla tipo tarlo: nel caso in cui due adolescenti (anni 17) decidessero di scappare di casa, fin dove si potrebbero spingere? Esistono mete a parte all'estero in cui non potrebbero andare? Grazie in anticipo.
  11. Gabriela Sportelli

    Storia d'amore: come potrei migliorare questa trama?

    Buongiorno! Dopo un lungo periodo di blocco, finalmente riesco ad avere delle idee. Ho bisogno di un vostro parere, anche perché non sono al 100% sicura di scrivere qualcosa di decente. Ho in mente di scrivere riguardo una ragazza, Elena, continuamente ossessionata da un ragazzo, Andrea, che la sfrutta di continuo, in modo particolare dal punto di vista sessuale. Stanca di tutti i trattamenti e i litigi, riesce finalmente a lasciarlo andare e a convivere con la solitudine. Quest'ultima prima o poi la stancherà. Oltre a questo ragazzo, infatti, l'adolescente non ha nessuno al suo fianco, né i genitori, continuamente presi dal lavoro e dalle loro faccende economiche, né degli amici. Ha paura di innamorarsi dopo la relazione con Andrea, ma il destino continua a giocare con lei quando inizia a frequentare un corso scolastico pomeridiano. È proprio qui che conosce Federico, un ragazzo con un passato difficile alle spalle. Passano i giorni, e i due continuano a conoscersi e a scoprire le loro paure. In particolare i due si innamoreranno, nonostante ogni ostacolo che si sono imposti a vicenda. Inizierà una storia d'amore fatta di insicurezze, di problemi e di preoccupazioni, ma sarà anche un modo per guarire, finalmente, dalle ferite ricevute in passato. Il tutto è ispirato ad esperienze reali, vissute personalmente. Non è tutto vissuto, infatti qualche pezzo sono riuscita a cambiarlo per creare qualcosa di originale. Fatemi sapere cosa ne pensate, e soprattutto, come potrei migliorare.
  12. Un saluto a tutti gli utenti del forum! Volevo segnalarvi che sul portale LibriNews è attivo Presenta il tuo libro, un servizio gratuito di promozione per autori emergenti. I nuovi autori possono compilare un form per inviare materiali quali la copertina del libro, la sinossi e un estratto dal testo (scelto da loro), e per rispondere a delle domande; lo staff di LibriNews rielabora il tutto in un articolo di presentazione del libro completo di breve intervista all'autore. L'ultimo libro presentato viene messo in evidenza sulla sidebar del sito (visibile da ogni pagina del portale), inoltre LibriNews condivide l'articolo sui social network e contatta l'editore interessato in modo che le case editrici possano a propria volta condividere l'articolo. Il tutto gratis.
  13. Leonor Ash

    Ogni giorno come il primo giorno

    Titolo: Ogni giorno come il primo giorno Autore: Giorgia Penzo Collana: Narrativa Nord Casa editrice: Casa editrice Nord ISBN: 8842930792 Data di pubblicazione: 31 maggio 2018 Prezzo: € 9,99 (digitale), € 16,90 (cartaceo) Genere: Narrativa Young Adult Pagine: 359 Quarta di copertina: Petra e Cloe erano diversissime – una ribelle, insicura, chiusa in se stessa; l’altra solare e amata da tutti – eppure unite da un legame profondo e sincero. E, adesso che è rimasta da sola, Petra fa una promessa alla sorella: vivrà anche per lei, s’impegnerà a migliorare e a non buttare più la sua esistenza. Niente più feste sfrenate, niente più alcol, niente più brutti voti a scuola. Ma è tutto così maledettamente difficile, con la famiglia che cade a pezzi e tutto il mondo che le urla in faccia che è colpa sua se Cloe è morta in un incidente d’auto. Ma Petra non si arrende e, spinta da una forza di volontà che non sospettava di avere, affronta un percorso di rinascita, aiutata prima da Lore, una compagna di classe scozzese arrivata in Italia per uno scambio culturale, e poi da Dario, uno studente universitario che le fa ripetizioni di matematica in vista dell’esame di maturità. Dario, un ragazzo enigmatico e affascinante, che la sorprende in ogni occasione e che le apre le porte di un futuro nuovo, radioso. Ma che allo stesso tempo nasconde un passato oscuro che presto tornerà a reclamare il suo prezzo, mettendo in discussione tutto ciò che Petra ha costruito fino a quel momento… I problemi a scuola, il rapporto con i genitori, l’amore, le fughe, i traguardi, le delusioni, il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo: per Petra, senza più Cloe ma con Dario al suo fianco, ogni giorno sarà come il primo giorno della sua nuova vita. Link all'acquisto: http://bit.ly/OgniGiorno_AMZ
  14. Aporema Edizioni

    Rassegna della Microeditoria 16sima edizione

    Fino a
    Piccoli editori, selezionati con cura da un'organizzazione attenta e collaudata, vi aspettano per mostrarvi il meglio della loro produzione, sabato e domenica dalle 10,00 alle 20,00. L'ingresso è libero ed è in funzione un eccellente servizio di bar ristorazione. Tra gli altri saranno presenti alcuni soci e autori di Aporema Edizioni. Per ulteriori informazioni ecco i link per pagina facebook e sito internet.
  15. ilGallo

    Maristella - di Daniele Galleni

    Titolo: Maristella Autore: Daniele Galleni Collana: Narrativa Casa editrice: Edizioni Il Foglio ISBN: 9788876067372 Data di pubblicazione (o di uscita): Luglio 2018 Prezzo: (della versione cartacea e/o digitale): 14€ Genere: Romanzo di formazione Pagine: 210 Luca è un ragazzo che ha sacrificato le sue passioni e i suoi sogni adolescenziali sull’altare di una relazione complicata ma ricca di passione, con Chiara. Alle soglie dei trent’anni, la fine di questo rapporto, lascia il protagonista abbandonato in un terreno arido di prospettive, dove il confronto con se stesso è impietoso e dove ogni cosa ritenuta importante sembra perdere di significato. Deciso a riprendere in mano la propria vita, Luca si concede un periodo di riflessione sull’isola in cui ha trascorso numerose estati della sua infanzia. Partito in cerca dell’ispirazione per comporre quelle poesie che aveva sempre desiderato scrivere, in questo luogo autentico, sempre in bilico tra il turismo invadente e panorami purissimi, incontrerà numerosi personaggi che condizioneranno la sua visione del mondo e dei sentimenti. Margherita, la ragazzina della porta accanto; Mario il matto, l’uomo che conta le stelle; Ahmed, l’immigrato clandestino che conosce il rumore del mare; Paguro il pescatore, e sua moglie Rosalba, sono la variegata fauna dell’isola che aiuterà Luca a risolvere i suoi conflitti interiori e a ritrovare la fascinazione e l’amore verso la vita e le sue sfumature. Link all'acquisto: https://static.lafeltrinelli.it/libri/daniele-galleni/maristella/9788876067372 https://www.mondadoristore.it/Maristella-Daniele-Galleni/eai978887606737/ https://www.ibs.it/maristella-libro-daniele-galleni/e/9788876067372 https://www.amazon.it/Maristella-Daniele-Galleni/dp/887606737X
  16. SABATO 10 NOVEMBRE alle 10.30 nella BIBLIOTECA RUGANTINO (Roma, Torre Maur a) si terrà la presentazione di AUTOCONSOLAZIONE DA SCRITTURA ! SONO SUPER FELICE! Chiunque volesse partecipare è il benvenuto!
  17. Teleri

    I fiumi sotterranei - Lai M. Teleri

    Titolo: I fiumi sotterranei Autore: Lai M. Teleri Casa editrice: Bookabook Data di lancio: 2 ottobre 2018 Prezzo: 16 euro la versione cartacea, 6 euro quella digitale Genere: romanzo di formazione, thriller Caratteri: 388.238 Quarta di copertina: Alice, insicura e tormentata dai rimorsi, e Laura, bellissima e dissoluta, decidono di partire per un viaggio che le aiuterà a riprendere in mano le loro vite. Quando Laura scompare nel nulla però, Alice dovrà fare i conti non soltanto con il passato buio e segreto dell'amica, ma anche con se stessa... Tra ricordi confusi, rivelazioni sconvolgenti e l'incontro inatteso con una donna libera e sfuggente, sarà Alice a dover districare il filo contorto che unisce i protagonisti. Link all'acquisto: https://bookabook.it/libri/i-fiumi-sotterranei/
  18. https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40058-il-criminale-66/?do=findComment&amp;comment=706757 Settima e ultima parte (da leggere con la precedente, c'è un dialogo spezzato nel mezzo) Link alla prima parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40004-strawberry-point-17/ Link alla seconda parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40014-strawberry-point-27/ Link alla terza parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40026-strawberry-point-37/ Link alla quarta parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40044-strawberry-point-47/ Link alla quinta parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40052-strawberry-point-57/ Link alla sesta parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40063-strawberry-point-67/ *** «Giri l'America, eh?», fa lei. Jimmy annuisce. «Sì, senza entrare nei dettagli, diciamo che a casa le cose andavano male, ma proprio male male... Stavo andando fuori di testa, in quel posto.» Wendy annuisce, seria. «E così hai lasciato tutto e te ne sei andato?» «Sì.» «È stata dura, prendere la decisione?» Jimmy sospira. «Un giorno ho fatto un incubo stranissimo, in cui scoprivo di essere il protagonista di un libro scritto da un pazzo psicopatico.» Wendy ride. «Ah!» «Poi mi sono svegliato nel cuore della notte e sono uscito nei campi. Abbiamo una fattoria.» «Ok...» «Mi sono seduto in mezzo alle pannocchie e mi sono messo a pensare.» Jimmy beve un sorso di cioccolata. «Era proprio un sogno strano,» spiega, «vivissimo... Per un attimo, ho quasi pensato fosse vero.» Wendy annuisce. «Quando tutto va male,» dice, lanciando un'occhiata verso il soffitto, «mi sa che è normale pensare che c'è qualcuno, lassù, che ce l'ha con te.» «Già», fa Jimmy, «Suppongo sia proprio così.» Wendy scuote la testa. «E poi cos'è successo?» «E poi mi son detto: "Jimmy, ragazzo mio, hai diciassette anni e la tua vita è uno scherzo... Ridicolo per ridicolo, tanto vale buttarsi, no?"» Wendy appoggia l'indice contro la superficie del tavolo. «Capisco cosa intendi.» Jimmy alza le spalle. «E poi niente, sono partito, così com'ero, a piedi nudi. Ho iniziato a camminare, dritto davanti a me, senza nemmeno guardarmi indietro. Ho camminato tutta la notte, ho attraversato due contee. Ero sicuro che sarei morto, sicuro sicuro. All'alba sono arrivato all'interstatale e mi sono seduto sul bordo della strada a guardare le macchine.» «E poi?», chiede Wendy, osservando il ragazzo con quei suoi occhioni da topolino sveglio. Jimmy scuote la testa. «E poi, invece di investirmi mi hanno offerto un passaggio. Ho accettato, anche se ero sicuro che mi avrebbero portato da qualche parte per derubarmi, o violentarmi, o farmi chissà che altro. E invece...» «E invece?» «...E invece ho scoperto che, una volta lasciato Crapton, il mondo non è poi così perdutamente malato. È un anno che giro: ho incontrato diverse personacce, ma anche moltissima gente per bene», conclude Jimmy. Scuote la testa: «Non so che cavolo c'era, nell'aria di quel posto...» Si beve un bel sorso di cioccolata. «Tu piuttosto?», chiede a Wendy. «Come te la passi, a Strawberry Point, Iowa?» «Pfff...», fa lei. «Mamma è scappata a Las Vegas col primo californiano che è passato di qui - un tizio che si era perso per strada - papà passa tutto il giorno in mutande a inveire contro la TV e io mi spacco la schiena dalla mattina alla sera in questo diner di merda, per quattro dollari l'ora più mance, sperando contro ogni logica che un giorno riesca magicamente a mettere assieme abbastanza soldi per andarmene da qui...» «...il che è praticamente matematicamente impossibile», aggiunge, «Dulcis in fundo: sono allergica alle fragole, ne basta una piccola a coprirmi di orticaria.» «Ohi», fa Jimmy mordendosi il labbro. «Salute», conclude Wendy alzando la tazza di cioccolata in alto, come in un brindisi, per poi bersene una bella golata. In quel momento alla radio parte un'intensa intro di piano. Wendy abbatte la mano su quella di Jimmy. «Hey, la conosci questa canzone, sì?», chiede con occhi luccicanti. «Sì,» risponde Jimmy, «papà l'ascoltava sempre.» La ragazza si alza in fretta e aumenta il volume. «Just a small town girl... Livin' in a lonely world...», canta, accompagnando la radio con la sua voce squillante, un po' stonata forse, ma piena di passione. Jimmy si unisce a lei, strappandole un sorriso: «...She took the midnight train...», concludono entrambi, cantando all'unisono, «...going anywhere...», e scoppiano a ridere. «Mannaggia Jimmy, io e te si dovrebbe scappare a Broadway... Guarda che diventiamo famosi!» Jimmy ride, la faccia tra le mani: «Seh, come no?», fa, divertito. «Wendy, abbassa quella robaccia!», grida Frank forte, dal suo tavolo in fondo, «Stanno per estrarre i numeri in TV e non sento un cazzo.» Wendy sbuffa: «Ok, ok...», risponde, poco amichevole, riabbassando il volume. «...rompicoglioni», aggiunge sottovoce tornando a sedersi di fronte a Jimmy. «Quant'è odioso, quant'è odioooso...», si sfoga a bassa voce, «Muovesse un po' il culo, invece di pensare sempre alle sue lotterie! C'è questo jackpot incredibile alla lotteria dei Midwest Megamillions, è da un mese che non pensa ad altro. Questo posto sta andando in malora e tocca fare tutto a me.» Jimmy le risponde con una smorfietta di compatimento e Wendy si beve un altro bel sorso di cioccolata. Poi si mette a filosofeggiare: «Guarda, ti concedo che questa canzone è solo rock merdoso anni ottanta, e che va bene al massimo come colonna sonora in un film hollywoodiano di quarta serie, come sfondo musicale per due giovinastri rimbambiti che scappano di casa correndo via mano nella mano, ma...» Jimmy la invita a concludere: «Ma?» «...Ma in realtà mi fa tanto venir voglia di andarmene. Vorrei avere lo stesso coraggio che hai avuto tu: lasciare tutto e via, senza un dollaro in tasca. Partire senza pensarci su: una nuova vita. Ciao Frank, ciao papà...» «Ciao fragole...», aggiunge Jimmy. «Esatto!», risponde Wendy, battendo il pugno sul tavolo. «Ciao trailer di terza mano in cui ho avuto il dispiacere di crescere... Ciao Strawberry High... Ciao Kimberley, stronzetta insopportabile che da quando hai fatto la reginetta al ballo dell'homecoming non ti degni neanche più di salutare...» «Ciao Kimberley», concorda Jimmy con aria grave. Bevono entrambi; poi Jimmy guarda fuori, e, per un secondo, gli sembra quasi che il fragolone in vetroresina stia cercando di dirgli qualcosa. «Ehi,» chiede, posando gli occhi su Wendy, «li vendono ancora i biglietti dei Megamillions?» «Mmmhhh...», risponde lei, passandosi la mano sul mento, «Credo proprio di sì, da quanto ne so si possono fare fino all'ultimo, basta che siano registrati al computer prima dell'estrazione. Perché?» Jimmy alza le spalle. «Boh, oggi mi sento ottimista!», fa con un sorriso, alzandosi in piedi e finendo in fretta la sua cioccolata. Wendy ride. «Ma sì dai, proviamo!», dice, alzandosi e buttando giù anche lei i resti della bevanda. Lancia un'occhiata all'orologio: «Mi sa che dobbiamo correre però. Li vendono alla stazione di servizio, giù all'ingresso del paese.» «E se vinciamo?», chiede Jimmy. «Partiamo!» «Mmmhhh... E se perdiamo?» «Partiamo lo stesso!», fa lei, stringendo i pugni eccitata. Jimmy abbatte la tazza vuota sul tavolo. «Dai!», dice. «Wendy, i cinque minuti sono finiti», annuncia Frank dal fondo della sala, asciutto, morsicando l'ennesima ciambella. «Tempo di tornare al pavimento», aggiunge, con la bocca piena, «Forza.» Jimmy lo indica col pollice. «E con quello come facciamo?» «Con quello?», fa Wendy, con aria decisa, rimboccandosi le maniche della blusa. «Adesso ti faccio vedere io, come facciamo con quello», dice, andando dritta verso il moccio, «Ti faccio vedere io!» Come una minuta lanciatrice del peso, si carica il recipiente dell'acqua sporca sulla spalla, prende la rincorsa e lo rovescia in testa all'uomo, facendolo cascare - bagnato come un pulcino - a gambe all'aria sul pavimento. «Oddio...», blatera lui confuso, rotolandosi a occhi chiusi in mezzo a un lago di acqua grigiastra. «Addio Frank!», gli urla Wendy gioiosa, buttandogli in faccia il grembiule, «Trovati un'altra schiava, stronzo maledetto!» Poi Jimmy si carica lo zaino in spalla, Wendy alza il volume della radio al massimo, e i due si mettono a correre a perdifiato giù per Commercial Street, tenendosi per mano, accompagnati dalle parole dei Journey, arrivati all'ultimo ritornello: Don't stop believin'... Hold on to the feelin'... Yeah... Streetlights... people... Oh oh oh... Don't stop believin'... Hold on...
  19. gmela

    Strawberry Point [6/7]

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/39840-la-lavastoviglie/?do=findComment&amp;comment=706446 Sesta parte. Nota: questa parte può essere quasi considerata uno spinoff della storia principale, aspettatevi cambi di tono. Altra nota: questa parte costituisce un tutt'uno con la successiva, con tanto di dialogo spezzato nel mezzo. Link alla prima parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40004-strawberry-point-17/ Link alla seconda parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40014-strawberry-point-27/ Link alla terza parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40026-strawberry-point-37/ Link alla quarta parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40044-strawberry-point-47/ Link alla quinta parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40052-strawberry-point-57/ *** "Vita di Jimmy", capitolo 43 Il gigantesco autotreno Peterbilt a diciotto ruote si muove lento lungo Commercial Street, con il lungo muso nero che luccica al sole e l'enorme silo d'acciaio ancorato sul rimorchio. Ai lati della cabina un'aquila, un alligatore e due bandiere a stelle e strisce: "Spirit of Louisiana", dice la scritta aerografata sul cofano. «Eccoci qui», annuncia Burt, il vecchio camionista con i grandi baffi bianchi e l'inconfondibile accento Cajun dell'Acadiana, dal vago carattere francese. Indica con la testa la gigantesca fragola di vetroresina, che fa mostra di sé in cima a un palo, davanti a un basso edificio beige che funge sia da municipio che da sede della polizia cittadina. «Quindici piedi,» spiega, «la fragola più grande del mondo. Costruita nel sessantasette per attirare i turisti, giocando sul nome della città. Sono i soldati della US Army che l'hanno chiamata così: quando sono arrivati qui, nel 1841, sulle colline dei dintorni c'erano grandi distese di fragole selvatiche.» «Ah, speriamo di trovarne ancora qualcuna!», fa il ragazzo con una risata divertita, mentre il camion va a fermarsi sul bordo della strada, occupando, tra gli sbuffi e i cigolii dei freni pneumatici, una fila intera di cinque parcheggi per automobili. Uomo dalla memoria incredibile, collezionista incorreggibile di curiosità, Burt ha intrattenuto il ragazzo durante l'interminabile viaggio verso nord - mille miglia e cinque stati - con centinaia di storielle e dettagli di ogni tipo su tutti i minuscoli centri ai bordi della strada. È stato un viaggio molto piacevole, per entrambi. Ora che è finito, i due si stringono la mano: «Grazie Burt. Grazie del passaggio. È stato un piacere conoscerti, davvero.» «Anche per me, Jimmy, anche per me...» L'uomo punta l'indice verso il Frank's diner, ristorantino rivestito in acciaio sul lato opposto della strada, proprio di fronte alla fragola. Lui la città la conosce bene: in tre mesi, è il terzo silo per il granturco che trasporta fin qui dalla fabbrica dei silo di Baton Rouge. «Ah, quello è il diner di cui ti parlavo,» spiega, «la meatloaf col puré è ottima davvero, non puoi trovare di meglio in tutta la contea.» «Buona fortuna!», dice Jimmy saltando giù con lo zaino dall'immenso autotreno, il cui motore, ora che è fermo, sembra quasi fare le fusa. «Anche a te!», risponde il camionista con un gesto di saluto; poi riparte, facendo rombare il motore e lanciando in aria due nuvole gemelle di fumo nero. Jimmy lo osserva affrontare la difficile curva a sinistra su West Mission Street, ai limiti delle capacità di sterzo del mostro, poi si guarda attorno. Non c'è nessuno in giro, la città sonnecchia: Strawberry Point, Iowa - milleduecento abitanti circondati dalle fattorie - Una tappa in più in cui fermarsi, nel suo viaggio attraverso l'America. Per qualche ora o qualche mese: si vedrà. * Nel diner ci sono solamente una cameriera curva, che strofina lo straccio per terra, e un grassone seduto al tavolo in fondo, con caffè, copia del New York Post, telecomando e pila di ciambelle. Sul bancone, tra la soda fountain e una pubblicità vintage della Coca Cola, una grossa, vecchia radio passa classic rock: «95-KGGO,» spiega l'annunciatrice, prima di lanciare More than a feeling dei Boston, «da quarant'anni, il miglior rock.» Jimmy si siede. Dall'altro lato della strada, la fragola in vetroresina sembra quasi sorridergli attraverso la vetrata. «Wendy...», chiama l'uomo dal fondo della stanza, bevendo una golata di caffè. «Eh?», fa la ragazza, alzando la testa dal suo pavimento. «...Cliente», dice lui. La cameriera si guarda attorno. «Oh!», fa, poi sgambetta veloce verso Jimmy. Lui l'accoglie con un sorriso. «Ciao.» «Ciao, che ti posso portare?», chiede lei. Ha i capelli rossastri, le orecchie a sventola e una simpatica faccia da topolino. «Una cioccolata calda, grazie.» «Ok! Con la panna?», fa la ragazza, «Qualcos'altro?» Jimmy annuisce. «La panna la prendo volentieri. Nient'altro.» Wendy va in cucina e Jimmy apre sul tavolo la sua gigantesca mappa Rand McNally degli Stati Uniti continentali: robusta e fatta per durare, ma ormai lisa e consumata. Quel paesino del Midwest ricorda tanto Crapton, eppure Jimmy nota, quasi sorpreso, che è sereno. È passato un anno ormai, da quando è partito da casa: un anno di peregrinazioni attraverso l'America, alla scoperta del mondo, delle persone e soprattutto di sé stesso. Ha fatto davvero di tutto, in quest'anno: spazzino nell'Idaho, passeggiacani nell'Arkansas, muratore nel Vermont, comparsa, ad Albuquerque, New Mexico, per una nota serie TV. Vicino a Philadelphia, in Pennsylvania, ha ridipinto la facciata di una chiesetta metodista, condividendo tutto, per un mese, con una comunità di neri che l'ha accolto come un figlio. E se all'inizio del suo viaggio temeva tutti, appariva goffo, insicuro e impacciato, col tempo ha imparato a rilassarsi un pochino. Con ogni tappa ha guadagnato un po' di confidenza in sé stesso, e capito qualcosa di nuovo su come funziona il mondo: come rapportarsi agli altri, come giudicare il carattere di una persona. Ora, si vedrà, pensa Jimmy: in tasca ha venti dollari e cinquanta cent, dopo la cioccolata si metterà alla ricerca di un lavoretto. Se non troverà nulla, pensa ora, ripartirà per il vicino Wisconsin: ha sentito dire che sono sempre alla ricerca di taglialegna, lassù, e che non c'è, in realtà, bisogno di essere muscolosi. Wendy esce dalla cucina con due tazze di cioccolata fumante. «Posso farti compagnia?», chiede a Jimmy. «Certo!», fa lui, ripiegando la sua carta. «Frank, mi prendo cinque minuti di pausa», dice forte la ragazza. L'uomo sta pucciando una ciambella nel caffè. «Che siano cinque, eh! E per quanto riguarda quella cioccolata, non ti aspetterai, spero proprio, che te la paghi io!» Wendy fa rotolare gli occhi in uno sguardo esasperato. «La pago io, la pago io...», risponde con malcelata irritazione. Poi abbassa la voce: «...grassone odioso», aggiunge sottovoce tra sé e sé. Jimmy le fa un sorrisetto, Wendy si siede di fronte a lui. «Scusa, ma qui in paese facce nuove non se ne vedono mai. Per una volta che capita qualcuno che viene da fuori, due chiacchiere non me le perdo di sicuro. Di dove sei?» Jimmy sospira. «Crapton, Nebraska.» Wendy scoppia a ridere. «Crapton?», chiede, incredula, «Ma che nome di merda è?» Scuote la testa. «Mai sentito.» «Buon per te», ribatte Jimmy amaro, bevendosi una golata di cioccolata. È ottima. «Mannaggia, buona questa cioccolata!», dice, ammirato. «Buona, eh?», fa Wendy, tutta fiera, «Ricetta di mia nonna, lei sì che ci sapeva fare!» «... E doppio cacao,» aggiunge sussurrando le parole e alzando per un secondo il dito medio contro il padrone del diner, «alla facciazza di quell'avarastro infame.» Poi scuote la testa. «Che fai da queste parti? Sei venuto a vedere la famosissima fragola in vetroresina che il mondo intero ci invidia?» Jimmy ride. «No», spiega, «Sto girando l'America, passando da lavoretto a lavoretto. In Alabama ho conosciuto questo camionista, un tizio simpaticissimo, diretto a una fattoria in costruzione a qualche miglio da qui. Il nome della città mi ha colpito: Strawberry Point. Allora gli ho chiesto un passaggio, ed eccomi qui.»
  20. gmela

    Strawberry Point [1/7]

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/39757-l’amore-a-natale-prologo/?do=findComment&amp;comment=705139 Prima parte di un racconto in 40.000 caratteri circa, stramberia ironica multigenere soprannaturale e inclassificabile sul mondo della scrittura (mindfuck). *** Lasciate che mi presenti, amici: mi chiamo Tristano Tristone e sono uno scrittore. Sì, lo so cosa state pensando: “che nome del cavolo”, se siete educati, come me; “che nome del ca**o”, altrimenti. Da piccolo chiedevo ai miei perché mai mi avessero dato un nome così simile al mio cognome: «Mah, piaceva alla nonna...», rispondevano evasivi. In realtà non ho mai capito come avessero potuto fare una scelta del genere. Colpa di mio padre, di certo - mamma non si sarebbe sognata di scegliere il nome per me, l'unico, adorato, figlio di papà - ma lo perdono, pover'uomo: in fondo è stato lui, lui farmacista dilettante e genio dell'imprenditoria, a mettere a punto, nel settantatre, la famosa formula della pomata Tristone che tante gioie mi avrebbe poi regalato. Ebbene sì, cari amici, sto proprio parlando di lei, la miracolosa crema per la cura delle emorroidi, leader mondiale del settore, due milioni di tubetti l’anno venduti in quarantanove paesi diversi. Povero papà, lui che dal devastante ictus dell’ottantotto vive in sedia a rotelle con la testa tutta piegata a sinistra. Costretto a passarmi la proprietà e la presidenza dell’azienda, ora conduce la sua esistenza di larva passando dal letto alla TV, con, come unico svago, l'occasionale sosta in bagno. La mia vita non potrebbe andare meglio, invece. Senza voler esagerare, posso dire di aver avuto tutte le fortune: bellezza e intelligenza sopra alla media, ottima salute; soldi, tanti ovviamente, e, da due anni a questa parte, una moglie bellissima - i maligni dicono che mi abbia sposato solo per il denaro, ma all'invidia e alle cattiverie degli altri non presto certo attenzione. È lei che si occupa di tutto, in azienda: a me le emorroidi onestamente fanno senso, e preferisco starci ben lontano. Angela, invece, nonostante il fisico da modella e la spensieratezza dei vent'anni, non ha problemi a passare giornate intere davanti ai libri contabili, a contattare i fornitori, a preparare il materiale per le presentazioni. Tutto nell’ombra, ovviamente, visto che il presidente, quello che firma le carte e che sorride nella pubblicità TV, sono io. E così, mentre Angela è in ufficio, io passo le mie giornate dedicandomi ai miei hobby preferiti: il giardinaggio e la scrittura. Sono cinque anni che lavoro al mio primo romanzo, Vita di Jimmy, di cui ho già scritto quarantun capitoli. Mamma dice che è bellissimo, e un grande gruppo editoriale, di cui per ovvie ragioni non posso fare il nome, ha già espresso interesse per la sua pubblicazione: sarà un best seller, mi assicura il mio editor, che mi visita ogni settimana per sollecitarmi a finirlo. Vita di Jimmy parla di James Earl Robertson, Jimmy appunto, un adolescente del Midwest degli Stati Uniti che vive in una fattoria andata in malora a Crapton, cittadina fittizia del Nebraska meridionale nota per i suoi bulli e i suoi tornado, assieme alla sua famiglia di casi umani: il padre alcolizzato, la madre ritardata, il nonno stupratore, la nonna violenta, le zie prostitute, gli zii appena usciti di galera e una vasta gamma di fratelli, sorelle e cugini devastati dalla povertà, dalla droga, dalla violenza e dalle tare ereditarie dovute a una promiscuità senza limiti. Vita di Jimmy, cinquanta capitoli e due milioni di caratteri, vuole mostrare la crudeltà della vita in tutte le sue forme. Jimmy è buono, buonissimo. Non farebbe mai male a nessuno, eppure la quantità di sofferenze che gli vengono inflitte è a dir poco terribile: i bulli lo picchiano, i parenti lo stuprano, le ragazze gli sputano addosso, i vicini lo prendono a sassate; anche i tornado, favoriti dalla conformazione del terreno, puntano sempre dritti verso la misera fattoria dei Robertson. È un’opera dura, tragica ma necessaria, in questo mondo dove tutto sembra sempre andare di male in peggio: non lo dico solo io, lo dice anche il mio editor.
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    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40013-il-criminale-46/?do=findComment&amp;comment=706037 Quinta parte (nota: questa - breve - parte costituisce uno spezzone unico con la precedente - tra le due c'è un discorso spezzato nel mezzo) Link alla prima parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40004-strawberry-point-17/ Link alla seconda parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40014-strawberry-point-27/ Link alla terza parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40026-strawberry-point-37/ Link alla quarta parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40044-strawberry-point-47/ *** «Oddio!», urlo barcollando all'indietro. Lui stringe il mio computer, non capisco più niente: «Ridammi quell'affare, mostro maledetto!», urlo accecato dall'orrore, buttandomi addosso a Motta. Ma lui è più veloce di me: con forza sovrumana mi dà una computerata in faccia e mi manda a gambe all'aria contro la mia serra, che crolla scoppiando in mille pezzettini. Tento di rialzarmi ma lui mi schiaccia a terra con un piede. «Maledetto!», sibilo, «prenditi tutto ma non Vita di Jimmy... Quella è l'unica copia, bastardo!» «Mi spiace Tristano», dice lui grave. «Hai avuto la tua occasione per redimerti: incontrare Jimmy sarebbe potuto essere il punto di svolta della tua vita, e invece ti sei mostrato solo essere quel pazzo psicopatico torturatore che tutti sospettavamo tu fossi.» «Torturatore un cazzo...», sibilo tra i denti. «Vita di Jimmy serve a mostrare quanto è corrotto il mondo... Quanto siamo cattivi... È arte, cretino, non tortura... Tsé, ma che vuoi capirne, tu?» «Sì, sì, arte... Ti ho dato una possibilità, ma hai scelto di assumere il ruolo del cattivo, in questa storia: ora, la logica della narrazione non lascia spazio che per una sola cosa.» Io tento di divincolarmi. «La vendetta», dice lui grave, stringendo il pugno davanti ai miei occhi. «In quanto a Vita di Jimmy,» aggiunge, facendo roteare il mio portatile sulle dita, come il più grande fidget spinner del mondo, «lo finisco io.» Il sangue mi si gela nelle vene: «Non ti permettere, maledetto!», gli urlo, agitandomi disperato sotto alla sua scarpa. «Jimmy è mio, mio soltanto!», grido, battendomi una mano forte sul petto, «Ridammi quel computer, pezzo di merda!» Tento di liberarmi in tutti i modi ma lui mi preme a terra; raschio la gola e gli sputo, ma lui piega la gravità e il catarro mi si spiaccica in faccia. «Questo è un incubo!», urlo disperato, gli occhi coperti di espettorato, «Un incubo! Un incubo! Un incubo! Vattene viiiia maledetto, vattene viiiiiiiia!» «Addio Tristano», dice lui, alzando il piede e voltandosi. Mi dà le spalle, è ora o mai più: afferro una roncola tra i detriti della serra e gli salto addosso. Mi blocco a mezz'aria, casco a terra con le mani sull'ano: un bruciore infinito mi dilania lo sfintere. «Aaaaahhhhh... Cosa mi hai fatto?», grido contorcendomi a terra come un verme in agonia. «Emorroidi strozzate croniche», spiega lui, senza voltarsi, «Incurabili.» «Abituati», aggiunge, poi sparisce in una nuvoletta di vapore azzurrognolo. Solo nel giardino distrutto, rimango un attimo ad ansimare a denti stretti, cercando di imparare almeno un pochino a tollerare questo nuovo, straziante dolore. Poi mi trascino a quattro zampe sull'erba, raggiungo il garage. «Angela...», chiamo a bassa voce, tendendo una mano tremante verso l'ingresso. Davanti c'è la Volvo grigia del mio editor. Tendo le orecchie stringendo le natiche, ci sono voci dentro: «Oddio facciamo veloce però eh! Se l'idiota ci becca son cazzi amari, eh!...Sì sì, toglile via, toglile via veloce che ho voglia!», dice Angela ansimando forte - rumore inconfondibile di una donna che copula. Allora mi accascio a terra e scoppio in un pianto disperato: che ne sarà di me?
  22. gmela

    Strawberry Point [4/7]

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40000-il-criminale-36/?do=findComment&amp;comment=705974 Quarta parte (nota: questa parte costituisce uno spezzone unico con la successiva - tra le due c'è un discorso spezzato nel mezzo) Link alla prima parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40004-strawberry-point-17/ Link alla seconda parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40014-strawberry-point-27/ Link alla terza parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40026-strawberry-point-37/ *** Più tardi esco in giardino per dar da bere alle mie petunie. A un certo punto sento un «Puf» e, come per magia, un signore vestito di rosso appare in mezzo al mio giardino. «Oddio chi sei?», chiedo, scioccato da quell'apparizione magica, puntandogli istintivamente lo spruzzino addosso. Lui mi viene incontro con un gran sorriso, mi porge la mano. «Piacere, Alessandro Motta.» «Tristano...», inizio io, confuso. «...Tristone», finisce lui. «Cavolo, sei proprio uguale uguale a come ti ho descritto!», dice con un largo sorriso. «In che senso?», chiedo, poco amichevole. Lui fa una risatina. «Non l'hai ancora capito, eh?» Io alzo le spalle. «Non so di cosa stia parlando», rispondo, amaro, rimettendomi ad annaffiare i miei fiori. Lui mi lascia fare, si guarda attorno. «Mannaggia che bella casa ti sei fatto», dice. «Sì, non ho di che lamentarmi...», ribatto io. «Angela dov'è?» «È scesa in garage a mettere un po' d'ordine», sospiro. «Senta, signor...» «Motta», dice lui. «Giusto. Senta, signor Motta, purtroppo non ho tempo per le sue farneticazioni: sto aspettando il mio editor.» L'uomo ride. «Che c'è da ridere?», gli chiedo scuotendo la testa. «Ok, ascolta bene, Tristano: sorpresa sorpresa, anche tu, proprio come il tuo Jimmy, sei il personaggio di un libro... Anzi, di un racconto, per l'esattezza.» Io lo guardo in faccia per un po'. «Seh, come no!», rispondo. «...E io», spiega lui, «sono il tuo creatore.» «Pfff», faccio. Con un gesto, lo invito ad andarsene. «Se ne vada subito dal mio giardino e stia attento a dove mette i piedi, piuttosto.» «Non ci credi, eh?» «Certo che non ci credo, visto che non è affatto vero.» Lui mi appoggia una mano sulla spalla, io cerco di tirarmi indietro ma non ci riesco, sembra quasi che siamo incollati. «Pensaci, mi dice: hai il nome più ridicolo del mondo, vivi grazie alle emorroidi degli altri, ti succedono sempre stramberie...» Io alzo le spalle, cerco di nascondergli l'ansia che sento salire dentro di me. «... E un giorno, come per magia, incontri il protagonista del libro che stai scrivendo. Tutto questo perché la realtà del tuo mondo è plastica, qui posso farci succedere quello che mi pare e piace. Non ti è mai venuto il dubbio che ci fosse qualcosa di strano, in tutto ciò?» Io lo squadro in silenzio, le sue parole mi inquietano. Il cuore batte forte, ma cerco di nascondere il mio stato d'animo, concentrandomi sulla rabbia e incanalandola tutta in uno sguardo di scherno. «Ok, non ci credi», conclude lui dopo un po'. Io faccio un risatina. «Certo che no!», esclamo, «Perché sono tutte stronzate! La realtà è che sei solo un invidioso, perché io so scrivere e... e... e tu invece di sicuro non sei capace e fai schifo.» Motta ride. «Sì, sì, bravo...», dice. «In ogni caso,» aggiunge con un largo gesto della mano, «Tutto questo presto sparirà, in quanto stai per scoprire diverse cosette interessanti sulle persone che ti circondano.» Io lo guardo con aria di sfida, le mani sui fianchi. «Ah sì?», faccio, poco amichevole. «Già!», continua lui, «Tua moglie - sorpresa sorpresa - non solo ti tradisce, ma in realtà ti ha sposato soltanto per rubare i soldi dell'azienda, sono due anni che nasconde tutto quello che riesce ad arraffare nei Caraibi. Se non fossi così stupido, caro mio, ti saresti reso conto che la Farmaceutica Tristone è sull'orlo del fallimento. Fallirete, Tristano, e finirai pure agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta, col braccialetto elettronico e quant'altro. I rimasugli dell'azienda, invece, se li spartiranno i cinesi, come cani affamati che danno addosso a una carogna.» La testa mi gira. «Tsé, sono ricco di mio», ribatto acido, «Non me frega niente dell'azienda, le emorroidi mi hanno sempre fatto schifo comunque.» Lui continua imperterrito: «Tuo padre rinverrà miracolosamente dall'ictus e ti diserederà, tua madre scapperà in Brasile col maestro di sci... Non ti resterà più nulla, Tristano, nulla di nulla.» Mi punta una mano contro: «Solo la tua faccia da scemo, quella che credi sia tanto bella.» «Pfff», faccio io. «Una cosa mi rimane e non me la puoi togliere.» Mi batto l'indice sulla testa: «il mio genio», spiego fiero. Alessandro Motta scoppia in una risata talmente grassa che ha problemi di equilibrio, si aggrappa ai bouganville per tenersi in piedi. «Il mio genio, il mio genio», dice scimmiottandomi. «Muah ahahah, fai troppo ridere Tristano, cavolo come mi sei venuto bene come personaggio!» Io lo guardo stizzito. «Ridi, ridi pure... Il fatto rimane che io sto scrivendo il prossimo best seller, mentre i tuoi insulsi libercoli di sicuro non se li compra nessuno.» L'uomo torna serio: «Il tuo libro fa cagare, Tristano», dice semplicemente, «Cinquanta capitoli di torture senza capo né coda, nulla più.» «Cosa vuoi capirne te!», grido rabbioso, lanciandogli addosso lo spruzzino, «Tu non capisci un cazzo di scrittura!» Tiro fuori il cellulare di tasca, glielo porgo. «Chiama il mio editor, forza! Sentiamo cosa ti dice lui, eh! Sai che me ne frega di papà, dei soldi, dell'azienda, di Angela e di tutto il resto... Io vivo per la scrittura!», annuncio deciso, battendomi un pugno sul cuore. L'uomo scoppia di nuovo a ridere. «Il tuo editor ti sta fregando, idiota!», dice quando si riprende, «Non ti sei accorto di nulla di strano? Ti parla di best seller, viene a trovarti ogni settimana e tu sei talmente scemo che ci caschi come un pivello e firmi un contratto di preacquisto a spese tue per trecentomila copie!» Io mi sento come una caffettiera sul punto di scoppiare. «Ma ma ma ma ma...», balbetto. «...Ma che cazzo vuoi saperne tu di scrittura!», esplodo infine. «Guarda che il preacquisto è normale al giorno d'oggi eh! E... E... La casa editrice si occupa della distribuzione, della pubblicità... Fanno tutto loro, il preacquisto è solo una formalità e poi trecentomila copie spariscono subito quando la materia è buona. Guarda che il mio editor se ne intende, eh! Ignorante!» Alessandro Motta alza le spalle. «Ah, non ho dubbi, che se ne intenda», dice con una risatina. «Infatti appena ha visto quella faccia da culo ha capito che aveva avuto la fortuna del secolo: trovare l'idiota rarissimo, il pollastro pieno di soldi che si crede un genio, l'unico scemo capace di firmare un contratto da suicidio senza battere ciglio.» Io sono talmente arrabbiato che non riesco nemmeno a muovermi. Lui alza una mano a palmo aperto in aria. «Questo», dice, «lo prendo io.» Non capisco: «Eh?», faccio. Poi una finestra di casa esplode, e fuori vola il mio portatile, che, come un falco ammaestrato, viene a posarsi sulla mano dell'uomo.
  23. gmela

    Strawberry Point [3/7]

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/39959-il-criminale-26/?do=findComment&amp;comment=705742 Terza parte (nota: questa parte va assolutamente letta con quella precedente, altrimenti non ci si capisce niente - discorso spezzato nel mezzo) Link alla prima parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40004-strawberry-point-17/ Link alla seconda parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40014-strawberry-point-27/ *** «Ma...» «E poi, che cosa vuoi saperne tu, di come si scrive?», aggiungo alzando le spalle. «Ma signor Tristone, non può andarmi sempre tutto male! Non è verosimile, è troppo esagerato!» Sbuffo e lui continua senza prestarmi attenzione, con la sua irritante vocina stridula: «Non è possibile che non abbia mai avuto un po’ di felicità in tutta la mia vita, che tutto mi vada sempre male! Mai una volta che mi sia successo qualcosa di bello.» «Non è vero!», lo interrompo. «Ad esempio...». Cerco mentalmente qualcosa, ma in questo momento non mi viene in mente nulla. Ci penso su, poi ricordo: «Ad esempio, capitolo ventidue: il tornado sembrava venire dritto contro la fattoria, e all’ultimo momento ha deviato verso la casa dei Thompson. Non sei stato contento, quella volta?» «Sì, ma per dieci minuti!», sbotta lui, «Poi quelli, per vendicarsi, hanno preso le torce e ci hanno bruciato la casa!» La conversazione mi spazientisce, onestamente questo Jimmy inizio a non sopportarlo più. Che la smetta di invadere i miei spazi e se ne torni da dove è venuto. «Jimmy, vedi di rispettare le distanze...», dico, poco amichevole. Lui continua senza prestarmi attenzione. «Papà regala il fucile a pompa a mia sorella Birdie, e lei cosa fa, invece di prendersela coi cani della prateria? Me lo punta addosso e inizia a sparare.» Alzo le spalle: «Ti odia, Jimmy, tutto qui.» Lui mi mostra il palmo della mano aperta. «Cinque anni aveva, cinque», dice. Sbuffo, cerco di controllarmi. «Senti Jimmy,» gli faccio, «è inutile che stiamo qui a discutere: la tua vita è una tragedia e lo sappiamo tutti e due.» Gli poso una mano sul braccio: «Ma è proprio questo che fa di te una persona speciale, capisci?» Lui mi osserva, poco convinto. «Al contrario del novantanove virgola nove percento della gente, la tua non sarà una vita inutile:», gli spiego, «ogni tua sofferenza, ogni vessazione, ogni crudeltà serve a spiegare a tutti quanto l'umanità sia corrotta, quanto il mondo faccia schifo, quanto la società sia marcia.» Stringo il pugno. «La gente piangerà per te, Jimmy!» «Ma non ha senso!», sbotta lui. «Anche Jenny "Spazzatura" Simmons se la prende con me! Pesa cinquecento libbre, la sfottono e la picchiano dalla mattina alla sera: almeno lei non dovrebbe essere un po' più amichevole?! La buttano nel fango, le camminano sopra, io le porgo la mano per rialzarsi e lei mi prende a calci e mi denuncia allo sceriffo Rickard per tentata violenza... Non è normale!» «Ah!», rido io, vedendo fino a che punto Jimmy non capisce nulla, ma proprio nulla, di scrittura. «Jenny "Spazzatura" è un personaggio importantissimo!», urlo arrabbiato, sbattendo un pugno sul tavolino. «Serve a mostrare quanto siamo cattivi: anche i bullizzati, anche le vittime più infime infieriscono sui più deboli, se riescono a trovare qualcuno che sta sotto a loro! Solo l'ultimo degli ultimi, il fondo del barile, colui che non ha nessuno con cui prendersela, subisce e basta!» «Cioè tu!», gli grido in faccia, puntandogli un dito - tremolante per la rabbia - dritto in mezzo agli occhi. Infuriato, ansimo ancora. Jimmy mi guarda per un secondo, poi gli occhi gli si riempiono di lacrime, abbassa la testa e si mette a piangere, quasi in silenzio, facendo quel suono irritante che cento volte, nel mio libro, ho avuto il piacere di descrivere: «Ui... Ui...», sembra dire, con un filino sottile sottile di voce. Non so cosa ci sia, in quel suono, che dà così sui nervi, ma anch'io, come ogni singolo abitante di Crapton e dintorni, nel sentirlo vengo preso dall'irrefrenabile voglia di prendere Jimmy a pugni. Anzi... Corro in cucina, afferro il frullatore ad immersione e torno in salotto. Lui salta in piedi. «Oddio no signor Tristone, il frullatore no!» Io scoppio a ridere. Jimmy gattonava ancora, quando mamma Melody ha preso l'abitudine di scaricare la rabbia su di lui a colpi di frullatore, ogni volta che non riusciva a montare la buttercream per i suoi rinomati cupcake. È stato il primo strumento di tortura che Jimmy ha conosciuto - fino ad allora erano stati solo calci e pugni - e il trauma infantile, il primo di una lunga serie, gli ha lasciato una terribile fobia. Penso che conoscerlo così profondamente è bellissimo: so come fargli male! Lui retrocede con occhi allucinati, terrificato a morte. Ma non mi lascio certo intenerire: brandendolo alto sopra alla testa, gli vado incontro a frullatore acceso. «Aaaaaahhhhhh», urla lui, disperato, buttandosi dalla finestra e facendo scoppiare il vetro. «Tornatene in Nebraska!», gli urlo affacciandomi al buco, guardandolo correre disperato giù lungo la strada. Quando sparisce in fondo alla via, tiro un sospiro di sollievo. Mi guardo attorno e faccio qualche appunto mentale: bisognerà chiamare il vetraio e ordinare alla colf di disinfettare il divano. Ma, prima, sento il bisogno di sfogarmi un po'. Spengo il frullatore, mi siedo al computer e inizio a scrivere, pigiando rabbiosamente i tasti: Capitolo 42 Ora che zio Bob scontava quattro ergastoli consecutivi al Nebraska State Penitentiary di Lincoln, Jimmy sperava che la sua vita sarebbe migliorata almeno un pochino. E invece, quello del suo diciassettesimo compleanno fu di gran lunga l'anno più terribile - il più terribile fino a quel punto - nella sua tragica vita. A causa del forte vento e della bassa pressione, ai minimi storici degli ultimi sessant'anni, la stagione dei tornado si preannunciava durissima, nel Nebraska meridionale...
  24. gmela

    Strawberry Point [2/7]

    Seconda parte di un racconto in 40.000 caratteri circa, stramberia ironica multigenere soprannaturale e inclassificabile sul mondo della scrittura (mindfuck). Qui il link alla prima parte: Nota: il racconto non è stato scritto con l'idea di essere spezzettato, quindi le parti postate qui sono un po' tagliuzzate a caso. In particolare, questo pezzo e il successivo costituiscono uno spezzone unico. *** Un giorno bussano alla porta, apro e mi trovo davanti un ragazzo con un’aria vagamente familiare. Piccolo, magrolino, bruttarello e malvestito, mi guarda da sotto in su. «Sì?», faccio, sforzandomi di essere educato. «Signor Tristone, posso parlarle un attimo, per favore?», mi chiede lui, con una vocina stridula e un forte accento americano. Mannaggia, penso, mi sembra proprio di conoscerlo: già, rifletto, assomiglia proprio tanto a... a... Trasalisco, portandomi una mano alla bocca. «Oddio, Jimmy?!», chiedo, stupefatto. Lui mi guarda con aria grave. «Sì signor Tristone, sono io», dice aprendo la camicia e mostrandomi il torace. La mia bocca si spalanca per lo shock: è lui, è il mio Jimmy! Tutto, tutto corrisponde: l’orrenda bruciatura a forma di ferro da stiro inflittagli da Grandma Molly, quel famoso giorno in cui si è dimenticato di comprarle le birre; la quarta costola destra perennemente incrinata, rotta a bottigliate da zio Steve durante la visione di una partita di football andata in malora; i morsi di Ol’ Bastard, il cane dei Thompson, che i suoi crudeli vicini non esitano ad aizzargli contro mentre va a scuola - inconfondibili per via dell’incisivo mancante, perso per una pallottola durante una partita di caccia allo scoiattolo. «Posso... toccarti?», chiedo passando dita tremanti sulla gigantesca cicatrice a forma di pneumatico, perenne e indelebile ricordo dell'ultimo quattro luglio, nel quale Grandpa Joe, ubriaco marcio e praticamente cieco, dopo sessant'anni di moonshine al metanolo, sparava in aria cantando Star spangled banner a squarciagola e tentando di investire Jimmy col furgone. La precisione dei dettagli mi fa girare la testa: tutto corrisponde, in quella cicatrice, finanche alle bolle verdognole dovute alla cauterizzazione con la benzina operata da Meth Head Tom, l'ex veterinario tossicomane davanti al cui trailer i Robertson hanno scaricato Jimmy, gettandolo giù dal cassone del furgone, quando si sono accorti che il loro passatempo preferito stava per morire. E poi ci sono i tagli, le bruciature tonde delle sigarette dei bulli... Potrei stare lì per ore, ad ammirare quel corpo martoriato: dietro a ogni segno c'è una storia. «Jimmy...», mormoro tra me e me. Ora, cari lettori, vi aspetterete forse che, trovandomi davanti al mio personaggio, scappi a gambe levate per andare a chiudermi in un manicomio per schizofrenici. Ma dovete sapere che io al soprannaturale ho sempre creduto, in quanto nella mia vita sono successi diversi fatti strani, al limite dell’inverosimile, che mi hanno spesso fatto pensare di essere un predestinato, una persona speciale, uno a cui le leggi della logica e della scienza non sempre si applicano: ad esempio, nel novantanove, in Portogallo, ho deciso di tentare la mia fortuna a una prestigiosa lotteria nazionale, giusto per vedere quello che sarebbe successo. E ho vinto. Nel duemilacinque, in Argentina, l'aereo su cui viaggiavo si è schiantato contro il terminal dell'aeroporto: sono morti tutti, tutti tranne me. Non solo non mi sono fatto nulla - nemmeno un graffio - mentre l'equipaggio e gli altri cinquantasei passeggeri sono esplosi nell'impatto o bruciati vivi pochi minuti dopo - ma la compagnia aerea mi ha pure elargito una somma colossale per il disturbo. Insomma, a causa di tutto questo, e di tante altre storie simili, che ora non sto a raccontarvi, oggi non ho troppi problemi ad accettare che il ragazzo sul mio uscio sia proprio il mio Jimmy: averlo davanti, poterlo vedere e toccare, non può essere paragonato a nulla di meno che a una vera e propria esperienza mistica - il suo corpo è la materia grezza, il marmo su cui io, io scultore rinascimentale, ho scolpito il mio capolavoro a colpi di martello. «Jimmy...», balbetto ancora, sentendomi rapire dalla bellezza e dal potere trascendentale dell'arte. Poi lui si chiude la camicia e io vengo preso da un improvviso moto di simpatia nei suoi confronti, gli passo un braccio attorno alle spalle e me lo porto in casa. «Jimmy, ragazzo mio, come stai?», gli chiedo facendolo accomodare sul divano. «Eh insomma...», fa lui con un sospiro, «Come vuole che vada, signor Tristone? Come sempre.» Gli batto una mano sulla spalla. «Su, su, adesso ti faccio una cioccolata.» È la sua bevanda preferita: nessuno gliene ha mai offerta una, ovviamente, ma quando zia Mary-Ann, che ne va ghiotta, finisce di cucinarsene una, si diverte a tirargli addosso il pentolino arroventato, recipiente dal quale lui poi lecca i rimasugli. Jimmy sorride. «Grazie», dice semplicemente. «E... Come hai fatto ad arrivare qui?», gli chiedo mentre raccolgo gli ingredienti per la bevanda. «Ero nei campi a mietere le pannocchie, quando è apparso un signore vestito di rosso.» «Ok...» «Mi ha spiegato che sono il protagonista di un libro e che mi avrebbe fatto incontrare il mio creatore. Alla fine ha schioccato le dita e mi sono ritrovato qui, davanti a casa sua.» «Ah!», faccio. Mi chiedo chi sia questo signore vestito di rosso. Dio? «Quindi», continuo, «tu non lo sapevi proprio, che eri un personaggio?» Jimmy scuote la testa. «No.» «E che effetto ti ha fatto», chiedo curioso, «scoprire che vivi in un romanzo?» Il ragazzo alza due occhi seri su di me. «Onestamente, signor Tristone, ho pianto dalla felicità.» «Davvero?» «...Perché non ho mai capito cosa non andasse in me! Come fosse possibile che tutto, tutto mi andasse sempre storto. A scuola sono bravino e i professori mi odiano, aizzano i bulli contro di me e si girano teatralmente dalla parte opposta quando mi picchiano. Mai una volta, mai una sola, che qualcuno sia stato gentile con me. Un giorno aiuto la signora Oldfield a attraversare la strada, e quella mi spacca l’ombrello in testa. Perché? Perché?» «Effettivamente...», mormoro. La sua non è certo una vita facile! Gli faccio un sorriso comprensivo. «Eh Jimmy, non sei finito nel migliore dei libri, questo è poco ma sicuro.» Lui abbassa la testa e nasconde il viso tra le mani. «Senta, signor Tristone,» chiede grave, «avrei una cosa da chiederle. Una. Poi giuro che sparisco e torno nel mio romanzo.» «...Nel suo romanzo», si corregge. «Ok...», faccio io, incuriosito, mettendo via il pentolino della cioccolata. «Non è che potrebbe darmi un giorno, uno solo, di felicità?» Sgrano gli occhi. «Guardi,» continua lui, prima che possa rispondergli, «lo so che il libro andrà a finire male. Ormai l'ho accettato, e sono pronto ad andare sereno verso qualunque orribile fine abbia in serbo per me. Però vorrei tanto, tanto, tanto avere un giorno di felicità. Uno, uno solo.» «Non chiedo niente di più», aggiunge con voce lacrimevole, «Giusto per sapere cos’è, la felicità. Un giorno.» Io non so che dire, sono senza parole, lo studio ammutolito. «Poi guardi,» lui aggiunge, «onestamente credo che farebbe bene anche al suo romanzo... Con tutto il rispetto, ma credo che abbia un po' esage...» Alzo una mano, lo interrompo. «Jimmy», gli dico, fermo, «Piano.» Lui alza il volto. «Senti,» gli spiego paziente, «ti ho accolto in casa, ti ho offerto la cioccolata. Sei il mio personaggio, ti voglio bene.» «...Infatti le sono davvero grato, signor Tristone», dice lui. «E vorrei vedere!», ribatto. «Non so se l’hai notato, ragazzo mio, ma nessuno ti ha mai trattato così. Puzzi, puzzi come puzza tutto quello che passa in quel buco lercio che chiamate casa, eppure ti ho fatto sedere lo stesso sul mio divano preferito.» Jimmy mi guarda in silenzio, non osa parlare. Io cerco di calmarmi, anche se, onestamente, sono piuttosto irritato. «Insomma, mi stai simpatico, sei la mia creatura e averti in casa è davvero un privilegio per me. Però non dimenticarti che io sono lo scrittore, e tu il personaggio. Quello che capita e non capita nella mia storia lo decido io. Non tu.»
  25. Fino a
    Mercoledì 10 ottobre, si terrà la presentazione del libro “Sotto la faccia” (Bertoni Editore), di Giuseppe Pizzola. Gianni Bessi e Veronica Balbi dialogheranno con l’autore. “Sotto la faccia” narra le disavventure di Samuele Guarnieri, un ragazzo brillante e capace che invece di impegnarsi per affermarsi e costruirsi un futuro, sceglie di dedicarsi ad una vita scellerata e senza obiettivi. E’ un romanzo generazionale e fortemente introspettivo che cerca di indagare e di interrogarsi su cosa si celi dietro le scelte di ognuno di noi, costretti in quel terribile giogo che è il libero arbitrio. La storia è ambientata sulla riviera romagnola e si dipana su differenti piani, da quello di narrazione più squisitamente goliardica, reminiscenza di quel periodo innovatore, bizzarro ed estremo che sono stati gli anni ’80 e ‘90 ad uno più esistenzialista pronto ad immergersi nelle pieghe più recondite e buie dell’animo di umano. Ma, è anche un’analisi spietata delle aberrazioni della ludopatia. Sotto la faccia, è il racconto di una possibile vita, un romanzo sulla vita. Un altro racconto dal sottosuolo che apre al lettore la botola d’accesso a quei cunicoli sottili e inesplicabili della mente e dell’anima, che regolano e influenzano le scelte di ognuno di noi, anche quelle estreme e, apparentemente insensate. L’evento avrà luogo presso la libreria Feltrinelli di Ravenna, con inizio alle ore 18.00.
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