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  1. Lucky dream

    Racconti di vite straordinarie

    Titolo: Racconti di vite straordinarie Autore: Iannone Maria Grazia Casa editrice: Porto Seguro ISBN cartaceo: 978-88-5546-251-8 Data di pubblicazione: 21 Settembre 2020 Prezzo: 14.90 Genere: narrativa moderna Pagine: 161 Quarta di copertina o estratto del libro: Miranda è una giovane infermiera che quotidianamente fornisce assistenza domiciliare a pazienti con gravi malattie. Il romanzo si concentra sulle storie di Marzia, affetta da un grave cancro allo stadio terminale, e di Clara, malata di Alzheimer da ormai quindici anni. Marzia ha un carattere forte, deciso, a tratti scontroso e lotta con determinazione contro la malattia. L'Alzheimer, invece, ha lentamente cancellato l'artista creativa e vulcanica che Clara era un tempo. Il viaggio di Miranda, ci porterà alla scoperta di una lotta quotidiana costellata di paure, malattie, solitudini e impotenze, ma anche di atti di coraggio, scelte etiche, amicizie e desideri. Le due storie, così differenti per certi versi, sono accumunate dal messaggio portato avanti dall'autrice: la morte è parte integrante della vita e si può giungere a questa tappa conclusiva con serenità e dignità. Link all'acquisto: AMAZON - https://www.amazon.it/dp/8855462512/ref=cm_sw_em_r_mt_dp_HgVCFb5JDF9RX IBS - https://www.ibs.it/racconti-di-vite-straordinarie-libro-maria-grazia-iannone/e/9788855462518 FELTRINELLI - https://www.lafeltrinelli.it/libri/maria-grazia-iannone/racconti-vite-straordinarie/9788855462518 LIBRACCIO - https://www.libraccio.it/libro/9788855462518/maria-grazia-iannone/racconti-di-vite-straordinarie.html PORTO SEGURO - http://www.portoseguroeditore.com/product/racconti-di-vite-straordinarie/
  2. Giuliabasilico

    Pietro e Oscar

    2001, Novara Era notte fonda a Novara. La città, giovane e silenziosa, danzava con la luna sempre nei soliti posti, qualche bar del centro e fuori dalla storica discoteca Ryan’s, punto d’incontro di tanti adolescenti in cerca di qualche emozione che li distolga dalle piatte giornate di ottobre, puntualmente nebulose. Un gatto nero attraversò la strada ad un’ auto, che inchiodò di colpo, suscitando l’interesse di qualche ambiguo passante. Si preannunciava una serata fortunata per quel gatto,meno, secondo alcuni, per quel conducente. Poco importa a noi, che siamo qui a raccontare ben altro, di un piccolo spiraglio che quella notte si aprì nella vita di qualcuno, che come un gatto nero, celava un non so che di misterioso. Oscar viveva da solo in un appartamento di periferia,in una di quelle case popolari che circondano i parchi un po' abbandonati. Da anni, recensiva libri per una piccola casa editrice dal suo pulitissimo appartamento, di un lindo quasi maniacale. Era un tipo solitario e questo col tempo l’aveva portato ad allontanarsi da molte persone. L’unica amicizia reale e presente nella sua vita era quella con Luca, amico di vecchia data. Non ci soffermeremo ora sulla storia di Oscar, basti sapere che una grossa cicatrice la riassumeva tra le pieghe del suo viso malinconico. Quella notte fece tardi per portarsi avanti con il lavoro. Quando si immergeva in una storia, niente riusciva a distrarlo, ma diversamente dal solito, venne disturbato da un forte sbattere di porte e dal pianto di un neonato. Si erano trasferiti da poco Seo-yun e Ha-joon,duegiovani coreani. Oscar vedeva spesso Seo-yun uscire per andare a fare compere e altre commissioni, nonostante il pancione prominente. Ha- joon, invece, era sempre al lavoro, a una stazione di benzina poco distante da lì. La moglie era piuttosto riservata. Oscar li aveva incrociati solo una volta e mentre il marito aveva usato come pretesto la nuova casa per una conversazione, lei non aveva proferito parola. Sembravano brave persone, ormai erano quasi sei mesi che erano lì e non avevano mai creato problemi di alcun tipo, tranne il rumore dei frequenti litigi dell’ultimo periodo. Il figlio nacque pochi giorni prima di quella notte e anche una volta nato il piccolo, si continuavano a sentire discussioni sempre più frequenti, attraverso le pareti sottili come foglie e sembravano sempre molto preoccupati di qualcosa, o perlomeno questo era quello che Oscar aveva potuto decifrare dai toni usati dai due nella lingua sconosciuta. Erano le tre e mezza, le porte sbattevano, il bambino piangeva, le loro voci si confondevano con il rumore di qualche macchina solitaria. Poi silenzio. Poi ancora pianti, questa volta più vicini. Oscar non riusciva a dormire, perciò si alzò e andò in cucina a bere un po' d’acqua. Si affacciò alla finestra. La luna era piena, illuminava la strada, ma la macchina dei coreani, una Kia blu, non c’era. A Oscar venne un presentimento. Attraversò il soggiorno e aprì la porta d’ingresso. Lì fuori, in una culla, due occhi a mandorla lo fissavano curiosi e spaventati. Confuso, Oscar si guardò in giro, non sapeva come comportarsi. I coreani erano andati via nel bel mezzo della notte, avevano letteralmente abbandonato il piccolo al suo destino. Non potendo fare altro a quell’ora, Oscar portò in casa il bambino e cercò per quel che potè di non farlo piangere per non svegliare gli altri vicini. Come potevano dei genitori fare una cosa simile? pensava che queste cose fossero così lontane da lui, che le sentisse solo nei telegiornali, anche se i suoi non erano stati proprio dei genitori modello. Oscar, un trentacinquenne pallido, robusto e alto, con la sua grossa cicatrice che solcava il viso dalla guancia destra al mento, non era proprio la persona che si sarebbe potuto pensare per l’affidamento di un neonato. Dall’esterno non sembrava così affidabile, forse per la statura o lo sguardo dettato dai suoi occhi serrati di un colore cristallino. Un po' a disagio e impacciato, per tranquillizzare il piccolo, lo prese tra le braccia e lo cullò in modo goffo. Visto che non funzionò, fece l’unica cosa che gli venne in mente, iniziò a canticchiare con il suo roco vocione una melodia che veniva da tempi e luoghi dimenticati e allo stesso tempo radicati dentro il suo essere “Si muove la città, con le piazze i giardini e la gente nei bar…” fino a che il bambino non si addormentò. Oscar si alzò e iniziò a camminare avanti e indietro nel piccolo soggiorno pensando a cosa fare. Poi si sedette. Il neonato dormiva pacifico, con un occhio socchiuso e la boccuccia aperta e Oscar si ritrovò incantato a guardarlo. Notò una collanina, appesa al suo collo, con un ciondolo e una scritta in coreano, la trovò bellissima. Gli ricordava una collana che usava indossare sempre sua madre, con scritto il suo nome. Forse anche sulla sua c’era scritto il nome, ma non capendo la lingua, non era in grado di tradurlo. Perso nei suoi pensieri, guardò l’orologio e si rese conto dell’ora. Era tardi, sarebbe andato dalla polizia appena alzato e poi sarebbero arrivati i servizi sociali e avrebbero dato il bambino in adozione, non l’avrebbe tenuto. Non gli era mai passata per la mente l’eventualità di dover crescere un bambino, per lo più senza una compagna (aveva un rapporto complicato con le donne), anche se questo arrivo inaspettato era riuscito a destabilizzare anche un omone come lui. Avrebbe deciso cosa fare dopo essersi confrontato con l’unica persona di cui si fidasse, Luca.
  3. Aporema Edizioni

    Il sole in sella

    IL SOLE IN SELLA Giorgia Antonelli Aporema Edizioni ISBN Cartaceo 9788832144604 ISBN Ebook 9788832144703 Data di pubblicazione: luglio 2020 Prezzo versione cartacea: €13,90 Prezzo ebook: € 3,49 Pagine: 232 Link all'acquisto Cartaceo Link all'acquisto Kindle Link all'acquisto Epub Quarta di Copertina Per molti la boxe è uno sport che rappresenta la metafora della vita: si colpisce, si è colpiti, si va al tappeto e ci si deve rialzare. Anche l'equitazione può essere vista in questo modo. Non importa quante volte sei sbalzato dalla sella, se vuoi continuare a correre, devi risalirci una volta in più. Qui però non sei solo a combattere: c'è il cavallo, fedele alleato dell'uomo dalla notte dei tempi. Nel rapporto con questo nobile animale, Giorgia troverà la forza di affrontare e superare i mille imprevisti che la vita le metterà davanti, per far rinascere la luce della speranza e per riaccendere "Il sole in sella".
  4. Aporema Edizioni

    L'ultima primavera del secolo

    Titolo: "L'ultima primavera del secolo" Autore: Domenico Ippolito Casa editrice: Aporema Edizioni ISBN versione cartacea 9788832144413 ISBN versione ebook   9788832144512 Anno di pubblicazione: 2019 Versione Cartacea pag. 224 - Prezzo: € 13,90 Versione Ebook Prezzo: € 3,99 Genere: romanzo di formazione Link all'acquisto Quarta di Copertina Il ventesimo secolo, che ha già visto fiumi di sangue sgorgare dalla follia umana, si chiude con l’ennesima guerra. Per intervenire nel conflitto in Kosovo, dalle coste della Puglia decollano gli aerei della N.A.T.O. a sganciare bombe sui Balcani: per mettere fine alla morte, ancora una volta si semina morte. Finita la terza media, Fabio deve affrontare una guerra personale, non meno incerta, violenta e carica di insidie: quella per diventare adulto. Mentre dalla sua terra osserva ali armate solcare l’Adriatico, è costretto a compiere scelte destinate a cambiare in modo radicale la sua vita. Saprà destreggiarsi tra i saggi consigli della professoressa di lettere, la severità del padre, l’affetto della madre e le pericolose tentazioni, figlie di un ambiente sociale degradato? Sarà capace di gestire le esplosioni emotive del suo cuore, distinguendo l’amore dall’infatuazione e l’amicizia dalla convenienza?
  5. Dark Smile

    I Am

    Immagine di copertina: Titolo: I Am Autore: Sara Tramonte Casa editrice: Autopubblicato (Amazon KDP) ISBN: 979-8678787002 Data di pubblicazione: 24 agosto 2020 Prezzo: 3,38€, versione ebook (gratuita con kindle Unlimited e promozione gratuita per tutti dal 9 settembre al 13 settembre); 9,99€ versione cartacea Genere: Narrativa non di genere; romanzo di formazione Pagine: 126 Quarta di copertina: un viaggio tra strada e parco, casa e bar, alla ricerca di una risposta che valga abbastanza da saziare la domanda. Tra inadeguatezza e un esser schivi verso la società e il proprio animo, il Personaggione abituato alla sua apatia, nella sua casa svuotata da frivolezze e addobbi, pone all'esterno il mondo, chiudendosi a riccio. Sarà l'aver dimenticato le chiavi a casa, l'ostacolo che lo obbligherà a reagire? Link all'acquisto: clicca qui
  6. Ezbereth

    Frammenti di Amir

    Fino a
    LUCCA CITTÀ' DI CARTA, 28 agosto 2020 ore 21,30. Evento Gratuito, prenotazione necessaria all'email: eventi@luccacittadicarta.it
  7. Simo91

    James Biancospino e I Giorni dell'Ardesia

    Titolo: James Biancospino e I Giorni dell'Ardesia Autore: Simone Chialchia Casa editrice: Aporema Edizioni ISBN: 978-8832144444 Data di pubblicazione: Marzo 2020 Prezzo formato cartaceo: € 15,90 Genere: Fantasy Pagine: 482 Link all'acquisto https://jamesbiancospino.com/ Quarta di Copertina Dopo le mirabolanti avventure affrontate nel sedicesimo secolo, James Biancospino torna al presente ed è di nuovo costretto a destreggiarsi nell'eterna guerra tra la setta della Confraternita della Luce e quella degli Oscuri. Tra duelli mozzafiato, affetti contrastati ed estenuanti iniziazioni, l'epopea del protagonista si snoda attraverso tre continenti, alla ricerca dell'arcano potere nascosto nell'ardesia, l'unico che sembra in grado di risolvere in modo definitivo le sorti del conflitto.
  8. mina99

    [H2019] Prison Blackout: Il labirinto della realtà

    commento Traccia 6 E così mi ritrovo in cella. Non riesco ancora a realizzare: sono in custodia cautelare con l’accusa tendenziosa di aver assassinato due poliziotti. Sto a terra con le gambe incrociate, la fronte poggiata alle sbarre fredde, lo sguardo fisso su una montagnetta di mosche morte disposte a piramide nel corridoio. L’uomo dalla cella di fronte mi rivolge la parola. Mi fa i complimenti per la cravatta – ho ancora gli abiti da lavoro – e poi comincia a blaterare. Ascolto la metà di quello che dice solo a metà e ne comprendo meno della metà. Ripete che questa non è la realtà, che siamo stati incastrati. Prosegue lamentandosi di come la città stia impazzendo, portando come esempi la coppia di giovani recentemente scoperta essere coinvolta nello schiavismo minorile e i due poliziotti che andavano in giro a uccidere in nome di Gesù. Comunque è gentile e lo ringrazio quando mi dice che sa che non sono colpevole. Mentre l’omone sta ancora parlando da solo, ogni luce di botto si spegne, e al contempo scatta una sirena assordante. La porta della cella intanto si è spalancata. Anche la cella di fronte a me è aperta, e dev’essere così in tutto il carcere, perché sento nel corridoio gli altri prigionieri che stanno uscendo, mormorando. Mi alzo in piedi e l’uomo con cui stavo parlando è ora di fronte a me. Mi chiede di seguirlo, agitato. Mi rifiuto e lui mi afferra per un braccio e mi trascina fuori nel buio. Provo a protestare ma è inutile. Le nostre celle sono vicino all’uscita del corridoio e uno spiraglio di luce riesce a filtrare dalla finestrella di vetro opaco della porta blindata. Gli altri prigionieri si stanno accalcando nel tentativo di buttarla giù. Non voglio essere parte di una sommossa. Sento uno sparo dall’esterno e vedo un corpo andare a sbattere contro la finestrella, oscurandola. Poi scivola giù e rimane una grande macchia rossa. La urla feroci si mischiano al pianto della sirena e l’agitazione aumenta, ma la porta non si sposta di un millimetro. Ancora immobile per il trauma, sento l’uomo che mi afferra e mi sussurra di andare. Lo seguo docile alle nostre celle. Sulla mia branda intravedo nel buio una figura anziana che mi fissa in un sorriso selvaggio. Faccio un passo ma la figura si lascia cadere contro la parete, sparendovi dentro. Varco la soglia e raggiungo la branda: il muro è solido. Le urla si trasformano in grida di terrore: il suono mi ricorda il verso di un maiale scannato. Una dopo l’altra le voci si spengono, finché l’unico suono che rimane è quello della sirena. Esco in corridoio, accanto all’uomo, arrancando nell’oscurità. Nell’aria si sta diffondendo l’odore metallico del sangue. L’uomo mi dice di correre e scappiamo dalla parte opposta alla porta blindata. Un gran numero di scalpicci si lancia al nostro inseguimento. Mi volto ma non vedo nulla. In fondo al corridoio c’è un bivio e senza un dubbio l’uomo svolta a destra e io lo seguo. Passiamo accanto a una serie di celle, ramificazioni e corridoi. È troppo buio per capire qualcosa e la sirena mi sta uccidendo. D’improvviso sento un dolore lancinante trafiggermi la caviglia. Urlo e cado a terra. Qualcosa mi sta azzannando la gamba, ringhiando e schiumando. Altre creature abbaiano. Cerco di divincolarmi e l’uomo calcia via l’animale, afferrandomi la mano e sorreggendomi nella fuga. Entriamo in una cella e ci nascondiamo nell’armadio. Mi prendo un attimo per concentrarmi sul dolore e, la testa che pulsa per la sirena, cerco di appoggiarmi alla parete. Cado all’indietro e sono di nuovo al centro di un corridoio. Mi alzo in piedi con incredulità. È troppo buio e non ho abbastanza lucidità per ragionare. L’uomo mi sprona a proseguire, dicendo che dobbiamo trovare un’uscita diversa da questa. Questa? Nella penombra mi accorgo che ci troviamo davanti a una pila di cadaveri ammucchiati davanti alla porta blindata, con centinaia di mosche che ronzano attorno. Trattenendo un conato mi volto e mi costringo a seguire l’uomo. In fondo al corridoio giriamo a sinistra e una visione terrificante ci si para davanti. A mezzaria si trova uno squarcio slabbrato, come se qualcuno abbia tagliato il tessuto della realtà. Al di là dello squarcio brilla un cielo notturno su un mare di sangue, alla cui riva un ragazzo sta strangolando una ragazza. Allungo una mano e lo squarcio sparisce. Il mio compagno è impassibile e continua a camminare. Mi fa sempre più male la testa. Vorrei dormire per sempre, ma non faccio altro che trascinarmi avanti. L’uomo al mio fianco dice che non dobbiamo lasciarci distrarre. Dopo un tempo incalcolabile, sento odore di sangue e mi accorgo che siamo tornati alla porta blindata. Stiamo girando in tondo? C’è qualcosa di diverso nei cadaveri, ma non riesco a vedere. Mi sento male e i pochi colori che vedo appaiono sfalsati. Per un istante mi sembra che la sirena si sia trasformata in risate di neonati. O lo è sempre stata? Seguo l’uomo, che varca la soglia della propria cella, che in realtà è un corridoio. I miei sensi si stanno annebbiando. Le sbarre delle celle si curvano, mentre la mobilia si compenetra, compare e svanisce sotto i nostri occhi, sparsa sulle pareti e sul soffitto dei corridoi dedalosi. Altri squarci mi mostrano realtà bizzarre. Resto d’incanto a guardare un mondo su cui batte una pioggia di sangue e al cui centro si erge un altare ricoperto di cavi che partono da vasche in cui galleggiano migliaia di feti. L’uomo mi dà una spallata e la visione svanisce. Non sembra vedere nulla e nulla perciò sembra fermarlo. Poco oltre da uno squarcio sporge un gatto umanoide rosa, che ci fissa mentre tiene aperti i lembi della realtà con le mani. Svoltato un angolo, vedo nel buio la figura anziana della mia cella che passeggia sul soffitto. Provo ad attirarne l’attenzione ma va avanti fino a schiantarsi contro la parete e passarvi attraverso come fosse liquida. Camminando ancora ritorniamo alla porta blindata, trovandola aperta. A terra c’è un mucchio di ossa bianchissime ricoperte di polvere e ragnatele. L’uomo si siede e mi invita a fare altrettanto. L’uscita è qui, ma faccio quanto chiede. Rinizia a blaterare e ascolto senza ribattere. L’unica via per liberarci dalla tortura è suicidarsi prima che tutto quanto collassi. Questa non è la realtà e se l’unica uscita è la morte, perché no? Devo svegliarmi. Non lascio dietro nulla. L’uomo dice che dall’altra parte mi attende la creatura con settemila tentacoli e nessun volto. Mi porge una maschera bianca assicurandomi di averne cura perché egli ha dovuto uccidere la donna che amava per quell’oggetto. La indosso: da qui dietro il mondo ha un aspetto strano. Mi trovo un coltello in mano e per ricambiare la gentilezza dell’uomo lo colpisco alla gola, ancora e ancora, finché non smette di respirare. Mentre l’adrenalina defluisce, realizzo di aver ucciso. Sorrido: ho sempre voluto farlo. È stato così bello… Ho visto la vita abbandonare lentamente il suo corpo e ora sono artefice di un intimo pezzo d’arte. Ho interrotto per sempre la sua esistenza. Questo cadavere è mio. Non sono colpevole, perché il controllo è un’illusione. La realtà svanisce e sono ora nella folla davanti alla porta. Le guardie ci intimano di tornare indietro e una di loro fa fuoco. Gli altri fuggono, ma io avanzo verso l’uomo con la pistola. Lui mi spara e io avanzo sorridendo all’inutilità del gesto. Gli afferro il collo e lo sollevo da terra. Anche l’altro poliziotto mi sta sparando ora. Faccio a pezzi uno dei due con foga, mangiandone la lurida carne e tirando vene e tendini. Costringo l’altro a ingoiare la pistola con cui mi stava sparando. C’è un che di erotico. Poi prendo la mannaia e lo scuoio vivo. È difficile, ma molto soddisfacente. Scavo a mani nude nelle interiora, sollevandole e facendomele cadere addosso come una pioggia divina. Il sangue è più caldo dell’amore. Cazzo se è divertente uccidere. Quasi quasi ci costruisco un racconto attorno, per condividere la mia passione.
  9. Merlina

    presentazione romanzo d’esordio Baci Sparsi

    Fino a
    “Baci sparsi” è un romanzo epistolare e di formazione in cui nella Parigi degli anni ‘50, la vita in apparenza stabile e serena di Margot, viene rimasta dal rientro di Gerard, suo amico d’infanzia trasferitosi in Cina al l’etá di dieci anni d con cui ha intrattenuto un fitto rapporto epistolare. La vicenda fa riflettere sull’ importanza delle scelte oltre i condizionamenti sociali e assecondando i propri desideri più autentici. E quando una decisione è presa il resto del mondo non può che adeguarsi
  10. IlGattoSulDivano

    Ho (conosciuto) incontrato una ragazza

    link al testo commentato HO CONOSCIUTO INCONTRATO UNA RAGAZZA Non dormo molto bene ultimamente. Quando ci riesco, mi sembra di svegliarmi con la batteria a mille (anche se la carica dura poco), e quando non ci riesco, come questa notte, metto la colpa agli ormoni della gravidanza che mi sballano completamente i ritmi “sonno-veglia-cibo-pazienza” e quant’altro. Ma non è questo il caso, adesso. Continuo a ripensare al pomeriggio appena trascorso. Ripenso a lei, e non riesco a riposare. Giovanni è di là a dormire, nella cameretta nuova che chissà quando verrà inaugurata finalmente dal suo legittimo proprietario. È lì perché deve alzarsi presto, e il fracasso che farebbe, sveglierebbe sicuramente Lorenzo, che a quasi tre anni ha un sonno anche troppo leggero in certe fasce orarie per i miei gusti. Quindi mi giro e rigiro da sola nel grande letto vuoto. Cerco di concentrarmi sul dolce respiro del mio principino nel suo lettino, ma nemmeno quello basta a calmarmi. Mi alzo. Vado da Giovanni e delicatamente lo prendo per mano per portarlo di là con me. Lui mi segue come un bambino, sbadigliando, e un po’ con gli occhi chiusi. Stiamo attenti a non inciampare nel triciclo che Lorenzo ha lasciato nel corridoio, e finalmente entriamo nella camera in penombra per rimetterci a letto, abbracciati. Lui mi accarezza la pancia. Io gli prendo la mano, e il suo respiro calmo dà un ritmo anche al mio. Sembra che vada un po’ meglio … almeno fino a quando non inizio a scoppiare di caldo. Dormire con Giovanni attaccato addosso all’inizio di luglio non è semplicissimo: dopo qualche minuto sembra di stare avvinghiati ad un termoconvettore, ma mi sforzo di resistere ancora. Lui dorme già profondamente, io continuo a provarci con disperazione perché sono appena le tre e mezza. Chiudo gli occhi … ma nonostante tutti i miei stratagemmi, quel viso continua ad apparire dietro le palpebre chiuse, con il suo sorriso, e i suoi occhi scuri che mi scavano dentro. Ormai la mia maglietta è da buttare, e Giovanni più che conforto mi dà un fastidio tremendo. Non c’è verso di riaddormentarmi, e allora sconfitta levo il suo braccio intorno a me, mi alzo in silenzio, e vado nello studio a fare quello che mi riesce meglio: mettermi davanti al pc, a sfogare in qualche modo la tempesta. Così scrivo … scrivo di quel pomeriggio, e della ragazza che non mi fa chiudere occhio. Ero con Lorenzo. Seduta sulla panchina a bordo di quel parco giochi sabbioso che mi dà sempre l’impressione di volersi inghiottire i bambini che scavano troppo. Si sta divertendo a salire e scendere dal piccolo scivolo colorato, a due metri da me. Quando è su mi saluta felice di aver conquistato la vetta, quando arriva a terra, ci vuole solo un attimo perché risalga di nuovo. Che bell’età! Sento una voce alla mia destra: una ragazza dai capelli scuri mi chiede se può sedersi, faccio un cenno gentile con la testa. Per farle posto, sposto la borsa con tutto l’armamentario che mi porto dietro da quando c’è anche il mio principino, e anche lei lascia libera la sua piccola belva, che schizza via verso Lorenzo, munita di ciuccio blu e leggermente caracollante. Avrà qualche mese in meno, penso. Ma Lorenzo è abituato ai bimbi più piccoli del nido, e infatti iniziano subito a giocare insieme. Il nuovo arrivato tira fuori un paio di macchinine, ed è amore. La ragazza alla mia destra se ne sta in silenzio ad osservarli. Il suo è uno sguardo vigile, da mamma che tiene tutto sotto controllo. Ora … c’è una cosa che dovete sapere: noi donne siamo sempre in competizione, e quando dico sempre, intendo dire davvero sempre. È inutile che lo neghiate perché direste una scemenza, ce l’abbiamo nel doppio cromosoma X: quando siamo bambine, ci invidiamo i giocattoli, poi ci invidiamo il look, poi i ragazzi, le conquiste, e poi la competizione si sposta su: “la mamma più brava del secolo”. Non lo facciamo nemmeno apposta! Ci viene naturale, e quando ci troviamo in una situazione come quella della panchina, non è che parliamo di noi stesse, parliamo di loro, punto, e di quanto siamo mamme fantastiche. Poi se viene fuori qualcosa di personale ok, ma se non viene, amen. Tanto stiamo competendo per “la mamma migliore”, mica per altro. Entro subito in modalità “chioccia”, quando la vedo schizzare a molla verso suo figlio, dopo che Lorenzo gli ha dato una leggera spintarella e quello è ruzzolato con il culetto imbottito a terra. Lo aiuta a rialzarsi, lo abbraccia e con dolcezza dice a Lorenzo che non si fa, che devono fare i bravi. Eccomi: sono evidentemente irritata, ma non mi muovo, perché ho vinto io il trofeo per “la mamma migliore”: i bambini devono vedersela tra loro, non si può scattare sull’attenti per una stupidaggine simile. Lei torna verso la panchina, appena i piccoli si rimettono a giocare, e i nostri sguardi si incrociano per la prima volta. Non so che faccia ho, ma probabilmente il fastidio mi si legge negli occhi, perché lei nel risiedersi mi sorride e si scusa. Non voleva rimproverare mio figlio, ma Francesco deve stare attento, mi spiega. Io mi sento svettare sul podio di “mamma migliore”, mentre stappo lo spumante e innaffio il mio pubblico, quindi alzo noncurante le spalle. Poi vedo Lorenzo lanciarsi di nuovo sullo scivolo, e Francesco bloccarsi di colpo nel tentativo di seguirlo. La ragazza scatta di nuovo in piedi e va ad abbracciarlo. Il piccolo la stringe, affonda il visino nel suo collo … poi le sue manine la lasciano riconoscenti, e con quell’andatura caracollante, segue finalmente Lorenzo, che lo sta aspettando. Lei torna di nuovo a sedersi, e allora, vedendo la mia espressione interrogativa, comincia a parlare … e io inizio a desiderare di strapparmi le orecchie. Mi dice che Francesco ha dolore quando fa pipì, perché da circa una settimana hanno dovuto mettergli il catetere … mi dice che prima aveva avuto paura che Lorenzo l’avesse colpito sul Porter, ma per fortuna non era così. Mi ghiaccio. Conosco quegli aggeggi. Li portava anche mia madre, quando è morta che avevo diciannove anni. Guardo i bambini, che hanno ripreso a giocare con le macchinucce. Lorenzo ride, Francesco fa “bruuum bruuum!” e scontrano i musi delle loro vetture, felici. C’è solo un motivo per cui un bambino così piccolo dovrebbe avere addosso cose simili. Non ho il coraggio di chiedere, ma la osservo. E la vedo. Guarda i bambini. Li guarda con un sorriso sereno. Il sorriso di chi sa che deve godersi quei momenti il più possibile, il sorriso di chi cerca di stamparsi nella memoria ogni istante, ogni attimo … ogni respiro. Forse sono inopportuna. Non ci conosciamo. Non so nemmeno come si chiami. Però credo sia la me stessa diciannovenne che allunga la mano, riempie quei pochi centimetri che ci separano, e stringe la sua. Lei un po’ stupita, ricambia la stretta. Restiamo così, per un pochino. Fino a quando Lorenzo non decide di sfogare la sua fase del “mio” su entrambe le macchinucce, strappando anche quella blu a Francesco. Allora sono io ad alzarmi come un militare, e ad andare a rimproverarlo: “Giocate insieme, non spingere Francesco, che è più piccolo. Insegnagli a far scivolare le macchinine sullo scivolo! Così!”. Incantati dalle meraviglie del piano inclinato, riprendono a giocare. Torno alla panchina, mi scuso. Lei mi sorride, e si scusa a sua volta. Succede una cosa strana quando si diventa mamme. Non so se per i papà sia lo stesso, non ho la presunzione di saperlo. Per tutta la vita siamo abituate ad essere il centro del nostro mondo. Possiamo anche illuderci di essere altruiste e di mettere gli altri al primo posto, partner compreso, ma è una cazzata: noi siamo il nostro fulcro, e tutto il resto orbita intorno, più vicino o più lontano a seconda dell’importanza che gli diamo. Poi quando senti un calcetto impercettibile, avverti anche un’altra cosa: il tuo asse si sta spostando. Ti manca improvvisamente l’equilibrio, però il paradosso è che non ti dispiace. I poli iniziano a cambiare, e quando quegli occhietti minuscoli ti fissano per la prima volta, dopo averti fatto soffrire come nessuno ha mai fatto, il cambiamento è definitivo e irreversibile: non si torna indietro. Sei fregata. Addio galassia dove sei tu il sole, adesso sei solo un pianeta, e il tuo sole è lì tra le tue braccia, che frigna e ti stringe un dito con la manina microscopica. Ecco, adesso che sono mamma posso capire mia nonna, quando ha visto scivolare via mia madre a soli quarantasei anni, lasciando soli me, mio padre e i miei fratelli. Il mio era il dolore di una figlia: il pianeta che mi girava più vicino si era improvvisamente fermato, costringendomi a ricostruire le orbite, a far partire nuovi pianeti, a cercare una soluzione a quella nera voragine. Ma per lei invece si era generato un buco nero, impossibile da colmare, che aveva spento ogni luce e fossilizzato la sua galassia. Trovo finalmente il coraggio di chiedere a quella ragazza, cos’ha suo figlio, perché arrivati a quel punto, sarebbe scortese non chiedere, anche più che chiedere. Lei risponde … mi racconta, si racconta. Io ascolto e intanto li guardo, e mi chiedo come diavolo sia possibile che tutto quello che mi sta dicendo sia vero, perché niente lascia scorgere nessuna differenza tra quei due bambini. Ma poi le noto: Francesco non ha l’andatura tipica di un bimbo di due anni. È più malfermo. L’ingombro del suo pannolino è maggiore, perché ne ha due per far fronte alla presenza del catetere. La sua maglietta cade strana sul piccolo petto, perché si rigonfia su quel minuscolo bottone che solo dio sa come hanno fatto a mettergli. È iniziato da un anno, mi dice. Francesco non andava al bagno da quasi quattro giorni, ma bè … capita! Un clisterino e si risolve, però non funzionava. Poi la mattina del quinto giorno, si rendono conto che c’era qualcosa di strano, allora lo portano in pronto soccorso, e lì inizia il calvario, la tortura. Ascolto. Ma non voglio sentire. Però sto zitta. Sento che devo stare lì, in quel momento, e stare zitta. È aggressivo mi dice. Il più aggressivo sulla piazza. Le terapie disponibili sono finite. Non si può operare. Adesso non rimane che aspettare, e rendere lo spegnersi di quella stella il meno doloroso possibile. Sento le mie guance bagnate. Le asciugo velocemente con la speranza che lei non mi abbia visto. Mi riprende la mano. Sono proprio un disastro: una sconosciuta che annega nel dolore più oscuro, mi sta consolando. Lei consola me … non viceversa. Dice che l’ha accettato. Però da come torna a guardare Francesco, capisco che non è vero. Nessuna madre potrebbe mai accettarlo. Ed eccomi, seduta al pc, insieme alla mia insonnia, mentre la stanza si tinge di arancio. Avete presente l’alba in montagna? No? Allora se vi capita cercate di vederla perché è bellissima: quando il sole sbuca tra gli alberi, lì in alto, la sua luce è di un arancione talmente vivo, che annulla tutti gli altri colori, e persino le ombre brillano. È un momento magico che dura poco, e mi giro per guardarlo, abbandonando la tastiera. Vaffanculo Dio. Fai queste cose meravigliose, ma in fondo sei una merda. E poi lo prego. Lo prego di farmi incontrare di nuovo quella ragazza al parco, magari tra qualche mese … ancora meglio tra uno o due anni, quando Lorenzo e Francesco saranno abbastanza grandi da spingersi da soli sull’altalena. Non so il suo nome. Lei non sa il mio. Non era importante presentarsi. L’avevamo già fatto senza bisogno di sapere come rintracciarci su Facebook. Ho conosciuto questo bambino ieri, ho conosciuto questa ragazza. Ma non voglio dire di conoscerla, perché conoscerla davvero, vorrebbe dire tuffarsi nel suo stesso oceano buio, e annaspare disperatamente per tenersi a galla … e mentre penso a Lorenzo, e alla piccolina che mi tira i calcetti nella pancia … mi rendo conto di una certezza assoluta: che io non riuscirei a venirne fuori.
  11. franciesmorrone_scrittore

    Video-presentazione del mio libro!

    Carissimi lettori, vorrei con immenso piacere informarvi che Domenica 1 settembre ci sarà in anteprima assoluta la video-presentazione del mio romanzo d'esordio, Le decisioni della nostra vita. Il video sarà trasmesso in diretta a partire dalle 19.00, dopodiché sarà visibile in ogni piattaforma di streaming online (compreso youtube, facebook e instagram). Sinceramente, Francies M. Morrone
  12. andrea werner mondazzi

    Atrani sulla Costa d'Amalfi

    Titolo: Atrani sulla Costa d'Amalfi: Racconto di un racconto - Epica in tre atti Autore: Andrea Werner Mondazzi Casa editrice: Amazon KDP ISBN versione cartacea: 1079720944 ASIN versione digitale: B07V5R3W6K Data di pubblicazione: 11 luglio 2019 Prezzo: versione cartacea 7 euro, versione digitale 4 euro Genere: Epica Popolare Pagine: 46 (versione cartacea) Quarta di copertina: “Una settimana, allora, trascorse intera senza che di barche come le loro al largo se ne tracciasse rotta. Furono strani sette giorni, di ormai acquisita biblica reminiscenza, giorni ancora oggi dai vecchi del paese raccontati quali aneddoti ai turisti che gli s’accostano in piazzetta: raccontati però come fossero giorni disegnati nel libro dell’Apocalisse”. Una terra le cui atmosfere, scorci e paesaggi ricorrono in dipinti ospitati da tre quarti delle pinacoteche del Vecchio Continente. Un racconto di epica popolare che richiama leggende secolari, sul cui tessuto è ricamato il volgere di un’epoca. Un registro a metà strada tra verismo e letteratura fantastica. Una narrazione che, a suon di testamenti e consegne spirituali di padre in figlio, si dispiega lungo tre generazioni. Opera prima di Andrea Werner Mondazzi, che è nato e vive a Roma. Autore tanto poco ortodosso da esordire con un genere agli antipodi rispetto a tutto ciò che negli anni ha accumulato nel cassetto dello scrittoio. Link all'acquisto: Versione digitale https://www.amazon.it/Atrani-sulla-Costa-dAmalfi-Racconto-ebook/dp/B07V5R3W6K/ Versione cartacea https://www.amazon.it/Atrani-sulla-Costa-dAmalfi-Racconto/dp/1079720944/
  13. Marco C.

    L'amico giusto di Marco Cesari

    Titolo: L'amico giusto Autore: Marco Cesari Collana: Leggi RTL 102.5 Casa editrice: Ugo Mursia Editore ISBN: 9788842561163 Data di pubblicazione (o di uscita): 5 luglio 2019 Prezzo: 17,00 € Genere: Narrativa Pagine: 264 Quarta di copertina: «Fai le cose per te, non per gli altri. Molla quello che non ti interessa, fregatene di quello che pensano le persone, e inizia a vivere la tua vita.» Luca e Mattia s’incontrano un pomeriggio sul lago. Luca è spavaldo e sicuro di sé, Mattia è timido e impacciato, eppure è amicizia al primo sguardo. Dopo quell’incontro vivranno uno di fianco all’altro gli anni del liceo, le prime vacanze da soli, l’amore per la stessa ragazza, le difficoltà del diventare adulti scegliendo di vivere liberi dalle costrizioni sociali, seguendo la loro coscienza e i loro desideri, oltre i confini che altri hanno tracciato per loro. Prenderanno strade diverse, eppure quel legame nato sui banchi di scuola non si spezzerà, ma li legherà per sempre in modo inaspettato. Non importa quale sarà il prezzo da pagare se il destino ti ha dato l’amico giusto. Link all'acquisto: Amazon - Mondadori Store.it - la Feltrinelli.it - IBS.it - Libraccio.it - libreriauniversitaria.it - Unilibro.it - LibroCo. Italia - Hoepli - La Grande Libreria Online - Ugo Mursia Editore
  14. Lorenzo Foltran

    Presentazione del romanzo "C'è tempo" di Antonio Costantino

    Fino a
    Sabato 1 Giugno alle ore 18.30, Antonio Costantino presenta alla libreria Mangiaparole (Via Manlio Capitolino 7/9 Roma) il romanzo C'è tempo. Con lo scrittore dialogherà Raffaello Fusaro. Musica dal vivo a cura di Giulio Vallarino Nicola ha un unico grande desiderio: riabbracciare il padre Antonio. Raggiunta la maggiore età, parte alla ricerca del genitore, pur non sapendo dove e come cercarlo. Come amuleti possiede tre libri scritti dal padre ma firmati con lo pseudonimo di Cassandra Sweet. Seguendo l’istinto e le poche tracce a disposizione, si dirige verso nord. Al suo fianco ci sono Kostantinos, un camionista greco conosciuto in una stazione di servizio, Philippe che ha lasciato il lavoro di custode d’obitorio per fare il traduttore e girare il mondo con il suo camper, e infine Betta, una ragazza conosciuta poco prima. Grazie all’intuizione di Philippe, Nicola riesce a trovare Antonio: a Port du Melon, una località sperduta nella costa della Bretagna. Ma l’incontro tra padre e figlio dopo sedici anni di lontananza farà riaprire un doloroso capitolo del passato. Con uno stile e una prosa caustici, Antonio Costantino coniuga la sottile e complicata trama dei legami affettivi all’abisso delle menzogne e al prezzo da pagare per la sincerità e la libertà. Qui l'evento Facebook
  15. LorenzoG

    La Mirra di Alfieri.

    [Promettendo che sarò più presente sul forum quando avrò terminato la maturità, posto quello che è uno dei primi capitoli del romanzo cui sto lavorando e di cui ho redatto le prime cinquanta pagine. Così, giusto per avere un parere. Il mio venire dalla poesia si sente forse troppo, i personaggi sono solo uno strumento per costruire la distruzione e il romanzo ha ambizioni pseudo-esistenziali, ma va bene così: ci sarà tempo per cambiare. Un saluto!] La famiglia è tugurio del delirio. Sguardi intrecciati incensano la vita ed erigono statue in nome di Amore, despota che divarica le vertebre e li rende sepolcro di desideri trafugati, così abbarbicati alla paranoia del vivere: si sentono fragili di fronte a quella bambina che li osserva con occhi vispi. Sta giocando con delle bambole che, un tempo, sono state della madre, perché purtroppo non possono permettersi molto di più. Non ora, non con l’affitto da pagare. Sono felici, perché la vera felicità è povera: disadorna, si erge su pentole d’oro e anelli di diamanti, destinata a rimanere impressa come carezze grezze su un volto intessuto di utopie. La vera felicità è come la rima cuore-amore: banale. «Ha i tuoi capelli, piccola.» «E i tuoi occhi.» «Sono così fortunato.» «Perché?» «Perché mi sono riscoperto innamorato.» «Di lei?» «Di lei e soprattutto di te.» «Quante volte ti innamorerai ancora di me?» «Forse ogni giorno.» «Forse mai più.» «Perché questo pessimismo?» «Invecchierò anche io.» «Tanto meglio: se invecchierai così bene, sarai una bellissima milf.» «Daniele!» «Che c’è? È la verità...» «Sì, ma non dire certe cose davanti alla piccola.» «Mh, va bene. » Sorrisi lascivi stridono nell’anarchia dei giorni viscerali: potrebbero passare ore a scambiarsi silenzi eloquenti, a sedursi a vicenda con complimenti dirottati verso il nulla, per poi rivestirsi di concupiscenza nelle notti allucinate dai sessi schiusi come conchiglie. Il tempo è tiranno che incede senza periclitare la voglia di amarsi: più invecchiano, più si riscoprono incatenati l’uno all’altra e meno a se stessi. L’amore tra giovani è egoistico: parassita volto a colmare mancanze e fragilità esistenziali con corpi ingordi di vita. Poi cresciamo e ci riscopriamo carcasse del sentimento: uccisi, ci aggrappiamo l’uno all’altro pur di salvarci. Infine diveniamo baratro che accoglie l’abisso: ingolliamo le debolezze del compagno per farlo stare bene o, perlomeno, un poco meglio. Amarci significa annientarci, significa tentare di rinascere insieme alla persona che ci ha annichilito: l’amore è masochismo, è costruzione della distruzione; è vedere l’anima genuflettersi davanti alle macerie del cuore e godere di ciò, perché consapevoli del fatto che stia nel malessere l’unica grande verità. Bramiamo la distruzione perché coscienti di non poter essere costruttori: la costruzione appartiene agli Dei, forse persino agli uomini del passato, ma noi siamo bestie che giocano a essere umani. Possiamo anche provare a trascendere il tedio della vita quotidiana, ad ascendere all’infinito, ma guardiamo in alto, quando dovremmo guardare dentro: confinato nel finito, l’infinito non è altro che la percezione di tutto ciò che non siamo, perché è sul non-essere che ci concentriamo, piuttosto che sull’essere. Siamo diventati trans-umani perché abbiamo distrutto Dio, senza accorgerci che, tentando di annientarlo, ci siamo riconfermati suoi schiavi: gli abbiamo concesso il potere su di noi nel momento stesso in cui abbiamo provato ad annichilirlo, poiché abbiamo ammesso di essergli inferiori, quando nulla è superiore all’uomo. Nemmeno l’Arte, perché è dall’uomo che essa discende: non è l’idea platonica, bensì quella cartesiana. Antropocentrismo in shot bollenti. Ed è in questo essere superiori che si nasconde la nostra più grande fragilità: soffriamo, perché spesso in noi emotività e raziocinio viaggiano su due binari paralleli, sempre pronti a deragliare e a schiantarsi l’uno contro l’altro. Poi siamo mutati in dis-umani, dunque belve, perché come belve sappiamo, vediamo, ci accorgiamo di essere delirio, ma non sappiamo esplicitarlo: non sappiamo più chi siamo. La nostra vita è fingere di avere un’identità e talvolta persino fingere di fingere: siamo catastrofismo edulcorato dall’apparenza, ma l’unica grande realtà è la finzione, perché essa rivela ed è solo quando fingiamo di stare bene che stiamo male davvero e dunque siamo massimamente veri. Siamo tutti alétheia: verità nascosta che si disvela. E non c’è umanità nella rivelazione: umano è chi sempre domanda, non ciò che ha risposta. Quindi chi siamo noi? Forse siamo quell’uomo che abbraccia la moglie, la donna che si lascia coccolare, o la bambina che li osserva, incuriosita, con sguardo serpigno, per poi avvicinarsi, sfiorare la gamba della madre, slanciarsi per essere presa in braccio e chiederle: «Mamma, perché oggi desidero morire?» Ha sette anni e il Dolore è già il suo Dio. Lo scenario muta, polimorfo come il grande Teatro: la donna, una stella crollata; il padre, barlume di una razionalità liquefatta; la bambina, un sorriso tratteggiato di catastrofe. Distruzione psichica: tragedia lirica. Necrosi di ogni utopia genitoriale. La famiglia è tugurio del delirio: forse non siamo nulla, se non una distopia concretizzata.
  16. TheFenris11

    Scrivere Interfaccia grafica PC

    Buongiorno, sto scrivendo una scena del mio romanzo in cui un personaggio scrive al terminale dell'astronave. Volevo sapere se esiste una sorta di "grammatica" nel rappresentare le parole che compaiono sullo schermo del pc. Non so se mi sono spiegato bene, ad esempio io l'ho reso così: </__<ATTENDERE ___ ATTENDERE___ AVVIO COMUNICAZIONE CIFRATA</ </___ ANALISI DATABASE IN CORSO ___ATTENDERE</ e così via... Secondo voi può essere reso bene? Esistono altri modi? Grazie mille
  17. Naif1988

    Come evitare una violenza di gruppo.

    Ciao a tutti, ho bisogno del vostro aiuto, perché altrimenti non ne vengo più fuori: come potrebbe fare una ragazza di diciassette anni ad evitare una violenza di gruppo progettata da alcuni suoi coetanei? C'è da dire che questa viene anche ricattata con un video che la ritrae in atteggiamenti osé. Dato che non voglio l'ennesima storia sul femminicidio, mi piacerebbe una protagonista femminile che alla fine riuscisse a vendicarsi. Ma come? Eliminare tre persone da sola mi sembra piuttosto improbabile e, oltretutto inverosimile. Potrebbe farlo con uno di questi. E gli altri? Che fine fanno? Se avete idee, vi ringrazio in anticipo. P.S.: Il genere sarebbe un romanzo di formazione/thriller. All'incirca.
  18. alexcarm

    L'eclissi - Alessio Carmignani

    Titolo: L’eclissi Autore: Alessio Carmignani Autopubblicato: Youcanprint ISBN: 9788831602693 Data di pubblicazione: Febbraio 2019 Prezzo: € 12 (ebook: € 4,99) Genere: Narrativa - Fiction Pagine: 190 Quarta di copertina: Andrea è un ragazzino come tanti, solo più sensibile e introverso. E’ figlio unico, ma non sente il calore della famiglia come vorrebbe. E’ appassionato di astronomia e la vista della luna è la sola cosa che lo conforta. L’inizio della scuola superiore sconvolge la sua vita. Deve adattarsi all’ambiente scolastico, tra nuovi compagni e nuovi professori. Inoltre viene preso di mira da tre bulli, che lo costringono a subire ogni loro prepotenza. Non sa in che modo, ma deve riuscire a liberarsi da loro. Link all'acquisto: Youcanprint
  19. Roger75

    Il profumo di cedro

    Marco ha sempre adorato cucinare. Certo non che potesse scegliere molto altro, seduto su una carrozzina il panorama delle attività di un ragazzino di 12 anni era veramente limitato rispetto ai suoi coetanei normodotati. Guardare la tv, leggere, giocare con la Play, disegnare, si certo tutte attività possibili, ma che piano piano lo annoiavano, in queste cose non riusciva a trovare una sua identità, perchè a 12 anni è quella la cosa che inizi a cercare, una personalità, la voglia di capire chi sei, la curiosità di esplorare, l’ansia di scoprire, il desiderio di capire se i sogni a volte per mezzo della propria volontà possono trasformarsi in realtà, a 12 anni un giorno ti alzi dal letto e dal nulla ti piomba tra capo e collo quella strana cosa per la quale diventi consapevole che non sei più un bambino e ti ritrovi cosi a dover intraprendere un cammino che non sai dove ti porterà ma che sei certo di voler affrontare. Una delle poche cose che faceva sentire bene Marco era cucinare, fin da piccolo aveva dimostrato interesse verso quest’arte, aveva dimostrato di esserne predisposto ma ciò che realmente contava era che con le mani in pasta e la testa in zona fornelli il dolore psicologico della disabilità svaniva nel nulla e questo era quello che rendeva le persone che gli stavano attorno i suoi primi fans, i veri sostenitori di questa dote e di questa passione. Certo poi oltre alla cucina c’erano gli amici, c’era la famiglia, c’era anche Angelica, una ragazzina che bazzicava per casa e che che aveva trovato in Marco un vero amico. Angelica poteva starsene ore in silenzio seduta in disparte a guardare Marco mentre armeggiava con le pentole, era totalmente affascinata dalla semplicità con il quale si destreggiava tra la penisola della cucina, il frigorifero ed il piano cottura per poi impiattare in maniera quasi da vero Chef certi piatti che sembrava impossibile fossero usciti dalle mani di un preadolescente, ed ogni volta che alla fine gli faceva i complimenti lui si faceva completamente rosso. Marco era bravo. Cucinava piatti deliziosi, la cura maniacale che incanalava nel presentare il piatto era davvero sorprendente. Vederlo cucinare era una gioia per tutti, o quasi. In casa oltre ad Angelica c’era lei, nonna Matilda. Era lei la musa ispiratrice di quel piccolo chef su quattro ruote. Grazie alla nonna Matilda, Marco aveva imparato il segreto della cucina, soprattutto dei dolci, la nonna era per quel piccolo stellato un’infinita fonte d’ispirazione. Mancava poco a Natale, era arrivato il momento di preparare tutto per il grande giorno per l’arrivo dei parenti lontani, era ormai una tradizione che si ripeteva da prima che il ragazzo avesse quel terribile incidente. Tutti i parenti arrivavano il 24 Dicembre per intrattenersi al Paese fino a Santo Stefano. Quest’anno però era speciale, al tavolo ci sarebbero stati tre ospiti in più: Angelica ed i suoi genitori, e non era l’unica novità che attanagliava il sonno di Marco. Da qualche giorno aveva, con la sola compiacenza della nonna, inviato la sua candidatura ad un concorso di cucina, i casting si sarebbero svolti di lì a poco, doveva concentrarsi sul piatto della presentazione. Se fosse stato scelto avrebbe voluto stupire i giudici e Marco fortunatamente viveva nella sana convinzione che per lasciare le persone a bocca aperta erano più efficaci le cose semplici e fatte bene piuttosto che scelte complesse e ricercate non solo altamente rischiose ma chiaramente volte ad attirare l’attenzione più che a dimostrare le proprie capacità. Nella sua testa c’erano quindi due pensieri fissi che lo martellavano continuamente, trovare la ricetta con la quale candidarsi alle selezioni del programma e definire il pranzo di Natale. Continuava a scrivere bozze di menù, il tavolo era un groviglio di libri di cucina, di riviste, di ricette scarabocchiate su tovaglioli, su confezioni in cartone di qualsiasi genere recuperate dagli alimenti che utilizzava per cucinare insomma una piramide disastrosa di idee culinarie. Era arrivata sera che nemmeno se n’era accorto e ancora non aveva nulla di definito. Giunse alla conclusione che avrebbe dovuto distrarsi un pochino, riposare la mente certo che una volta schiarite le idee dal nulla sarebbe emersa quella giusta. Spense la luce e fece svicolare la sua carrozzina fino in salotto. Con il telecomando accese la tivù è scelse la cartella “cartoni anni ’80”, si perché un’ altra cosa per cui Marco impazziva erano i cartoni animati di vecchia generazione. La scelta ricadde su Shrek, il secondo capitolo per la precisione. Marco non se ne accorse ma la stanchezza prese il sopravvento è si addormentò, la nonna Matilda che teneva sempre monitorata la situazione lo coprì con una copertina in pile proprio nel momento in cui il cattivo torturava un povero omino di pan di zenzero. Tra tutte le persone che sostenevano le aspirazioni di quel giovane ragazzo era lei, la nonna a non sottovalutare le possibili delusioni che Marco avrebbe potuto incontrare. Con l’inquietudine nel cuore, tipica di chi vuole bene, si addormentò accanto al nipote sul divano. “Nonna! Nonna!!! Ho fatto un sogno!!” “Ehi… piccolino…” “Nonna, non sono più piccolino, sono sulla sedia a rotelle, ma non sono più un bambino…” “Va bene, scusami, ma per me resterai il mio nipotino…” “Si ok, grazie, comunque. Nonna! Ho pensato ad una cosa…” “Sentiamo…” “Io mi presento con un dolce, io porto il pan di zenzero…” “Sei sicuro? Non mi sembra una ricetta ricca, è un dolce semplice…Tu sei in grado di fare piatti più complessi…” “Si nonna, lo so, però voglio stupire con la semplicità, del resto non è questa la caratteristica più importante? Me lo dici sempre anche tu…” “Si, però ci pensiamo domani, sistemiamo la tavola ed andiamo a dormire, domani mattina ne riparliamo…” Marco non chiuse occhio, con non poche difficoltà all’alba scese dal letto ed andò in cucina, del resto i dolci si devono mangiare soprattutto nella prima parte della giornata, quindi, perché non cimentarsi con alcune prove in attesa della sua più severa consigliera? “Nonna! Cosa ci fai già sveglia? E questo profumo? Cos’hai infornato?” “Vai a dormire, non farti vedere per almeno un’ora…” “Ma nonna, io volevo esercitarmi…” “Marco. Vai a dormire” Il tono della nonna era autoritario, a Marco non restò che girare le ruote e tornare in camera, si sdraiò ma non riuscì a riaddormentarsi, iniziò ad immaginare l’impiattamento: “Marco, presentaci la tua ricetta! Pani di zenzero guarniti con crema al limone ed al pistacchio, pistilli di vaniglia per accentuarne il profumo.” “Beh, la descrizione è degna di uno chef, ora assaggiamone il gus….” “Marco!!!!!!!!! Vieni!!!” Il sogno ad occhi aperti venne interrotto da un richiamo dalla cucina. “Arrivo nonna, arrivo…” Quando marco raggiunse la stanza preferita restò esterrefatto, pan di zenzero dai mille colori riempiva piatti con sfondo rosso, era Natale e non c’era bisogno di ricordarlo. La nonna iniziò ad elencare gli ingredienti… “Il burro dev’essere a temperatura ambiente, perché altrimenti non lega con la farina. Il limone, mi raccomando! Due gocce! Dovrà essere biologico, Marco, mi stai ascoltando? ” “Si nonna, ti ascolto…” Vedendo la quantità di dolci presenti in cucina Marco iniziò a pensare che questo era e doveva restare un sogno, non sarebbe mai riuscito ad eguagliare la bontà di quei dolcetti preparati dalla nonna. “Marco ascoltami, perché dovrai mettere tutto in pratica, passo dopo passo, Marco mi raccomando non sbagliare…” “Nonna ti sto ascoltando, ma perché hai così a cuore questa cosa?” “Vedi piccolo… Questo sogno è un po’ anche il mio…” La nonna era esausta, Marco l’aveva riempita di domande, le aveva chiesto mille perché e le aveva posto mille però, non credeva ci fossero al mondo altri ragazzini che a dodici anni in piena notte potessero avere tanta energia e tanta passione per qualcosa da sprofondare con anima e corpo in una dimensione come quella culinaria. Furono giorni intensi, Marco provò e riprovò’ quella ricetta decine di volte testando nuove varianti, provando nuovi ingredienti, cercando un qualcosa che caratterizzasse in maniera inequivocabile il suo pan di zenzero, voleva che la sua ricetta fosse qualcosa di assolutamente nuovo ed innovativo, se solo fosse riuscito a trovare quell’aroma che la rendesse unica avrebbe potuto dormire sogni tranquilli perché consapevole di aver lavorato da vero chef professionista. Un giorno Marco tornando da scuola confessò ad Angelica questo suo cruccio, l’unica cosa che in quel momento contava era trovare la ricetta perfetta e lui non sapeva più dove sbattere la testa, dal canto suo la ragazza altro non poteva fare che rasserenarlo e motivarlo dicendogli di stare tranquillo che prima o poi l’illuminazione sarebbe arrivata. Quel pomeriggio Angelica andò da Marco, voleva essere certa che non si buttasse giù di morale, voleva in qualche modo incentivarlo, voleva essere quella persona che ha il dovere di essere presente quando un’amico è nel momento del bisogno, lui non lo sapeva ma lei sperava di poter piano piano diventare anche qualcosa di più, sperava di poter essere lei stessa quell’ingrediente segreto di cui Marco era alla disperata ricerca. Seduti al tavolo, Marco se ne stava imbronciato sulla sua carrozzina con le braccia conserte, Angelica dopo aver provato di tutto per farlo distrarre e magari sorridere stava per gettare la spugna. “Certo che tua nonna non si risparmia con il riscaldamento” e con fare semplice si sfilò il maglione. Dopo averlo appoggiato sulla sedia rivolse lo sguardo nuovamente verso Marco il quale la fissava con occhi brillanti ed un sorriso ebete. “Che c’è? Non hai mai visto una ragazza togliersi un maglione?” Marco continuava con quell’espressione estasiata senza proferire parola, Angelica si accorse che non guardava il suo viso, ma fissava il suo petto da adolescente ed una vampata di rossore accese il suo viso, abbassò lo sguardo e capì. Nel centro della sua t-shirt un albero colorato a mo’ di graffito e sotto una scritta, quella fissava Marco, “CedarTree”. Farina, zucchero di canna, zenzero, limone biologico. Cedro. Cedro. Cedro. La ricetta è completa! Finalmente!!! Un sorriso comparve sul viso di Marco. -Ehi, tutto bene? Com’è che d’incanto ti metti a sorridere!?!?! -Cedro!!! La risposta è cedro! -Allora. Puoi farmi capire, puoi parlare come me? Non ti capisco! -Va beh, non è importante, chiudi gli occhi e stai zitta. -Senti! Sto zitta solo se ne vale veramente la pena!! -Ti fidi di me? -No. -Non fa niente, ti farò ricredere. Ora non deconcentrarmi, lasciami fare, vedrai… Mentalmente Marco iniziò a ripetere la ricetta della nonna, Farina 00 ben setacciata, zucchero di canna, zucchero bianco piuttosto granuloso, burro freddo, sale, miele d’acacia ( quello del mercato è ottimale), un uovo del contadino… due gocce di cedro, solo cedro. Prese carta e penna e scrisse la ricetta: 60 gr di farina 00. 75 gr di zucchero semolato 75 gr di zucchero di canna 150 gr di burro freddo 150 gr di miele 1 uovo 1 pizzico di sale 1/2 cucchiaino di bicarbonato succo di cedro La ricetta era quasi completa, ora l’attenzione era diretta verso l’ impiattamento. L’impasto era pronto, i biscotti erano in forno, stavano cuocendo. -Certo che… -Cosa? -No… Niente, mi è venuta una strana idea…Senti… Intanto che si raffreddano, ti va di andare a fare una passeggiata?!? -Passeggiata? In che senso? -Cambiamo aria, usciamo un po’?!? In questo senso… -Va bene… -Mi fai un favore? Mi prendi quel pezzo di corteccia? -Marco, cos’hai in mente? -No, no … Nulla… Angelica non riprovò a chiedere spiegazioni, conosceva l’ostinazione di quel giovane ragazzo che nonostante sedesse su quattro ruote non accennava a rassegarsi. -Marco! I tuoi biscotti sono pronti! -Nonna… Ho pensato di personalizzarli. Il mattino seguente Marco prese gli ingredienti, con cura e devozione e li ripose in uno zaino, su un’altra borsa con cautela ripose la corteccia d’albero raccolta il giorno prima durante la passeggiata, in infilò il piumino e prese un bel respiro, era il giorno del casting. Era un giorno strano, era un giorno di prime volte. Per la prima volta Marco salì su un treno insieme alla nonna e ad Angelica che non ne aveva voluto sapere di rimanere a casa. I paesaggi scorrevano sul finestrino come in un film, le città si intervallavano alla campagna, destinazione Milano. La nonna ed Angelica parlavano, lui invece ripassava a memoria passo per passo quello che doveva fare, il tempo per preparare la sua ricetta era poco e lui di certo non voleva commettere alcune errore. Arrivati in stazione, mentre le sue accompagnatrici ammiravano la struttura architettonica e l’immensità del posto Marco sembrava non essere ne affascinato ne attratto da tutto ciò che lo circondava, in realtà tutti sapevano che era semplicemente teso e concentrato ecco perchè cercarono di assecondarlo raggiungendo subito il luogo dove si sarebbero tenuti i provini. All’ingresso c’era un sacco di gente, ragazzi della sua età o giù di li, alcuni silenziosi altri in preda a veri e propri attacchi di panico. Quando fu il suo momento Marco, con l’aiuto della nonna si posizionò ai fornelli, aveva 45 minuti di tempo, sapeva benissimo che la ricetta ne richiedeva almeno 50 quindi non doveva sprecare nemmeno un secondo. Angelica se ne stava seduta a guardarlo mentre si destreggiava con gli ingredienti come se fossero l’estensione delle sue mani, lei, che nemmeno una pasta in bianco sapeva fare, non aveva mai conosciuto persone cosi tenaci e convinte quando si trattava di raggiungere un obiettivo. La nonna supervisionava il lavoro continuando a fare cenni di conferma con la testa. L’impasto era pronto, Marco lo prese e lo mise in frigorifero, tenerlo a riposo per 20 minuti sarebbe stato l’ideale ma il tempo stringeva quindi 10 minuti sarebbero stati più che sufficienti. Nel frattempo come di sua abitudine, pulì tutta la zona lavoro, preparandosi gli attrezzi necessari per le lavorazioni successive. Estrasse la pasta dal frigorifero, un sorriso sulle sue labbra, andava bene. Gli altri concorrenti, i loro amici e familiari lo guardavano in silenzio, probabilmente stupiti da quanta naturalezza ci fosse nel suo muoversi con la carrozzina rendendosi conto di come fosse stato capace a non renderla un ostacolo. Fatte le formine, distribuite attentamente sulla teglia ed infornato. Durante il tempo della cottura Marco preparò la glassa per decorarle, poteva farla prima ma sapeva che farla all’ultimo era una garanzia perché sarebbe rimasta bella densa ed una volta decorato il biscotto non avrebbe cristallizzato e rimanendo morbida il giusto. Passavano i secondi, Marco estrasse gli omini dal forno, erano perfetti, tempo esaurito. L’assistente del programma lo avvisò che era il suo turno, mise tutto sul carrello di servizio e lo aiutò a dirigersi verso l’ingresso. La nonna sorridente gli fece un cenno di conferma, Angelica invece si alzò, corse da lui e come un fulmine a ciel sereno lo baciò dolcemente in bocca. Era una giornata di prime volte. Marco entrò, dinnanzi a lui 4 giudici apparentemente severi. “Buongiorno, mi chiamo Marco ed ho 12 anni, da sempre sono appassionato di cucina ed oggi vi ho portato un dolce.” Mentre Marco sistemava le sua cose sulla cucina gli stellati gli chiesero diverse cose, dalla sua disabilità a cose più semplici, se avesse una fidanzata ad esempio, domanda alla quale rispose con un semplice “da adesso si” anche se loro non capirono bene il senso di quella risposta. Arrivò il momento di presentare il piatto, si avvicinò ai giudici spingendo il carrello con il suo dolce completato, fiero con la testa ben alta lo presentò “Il sogno di Angelica”. Del perché le parti spezzate fossero sul piatto ed il resto del corpo ben presentato su una corteccia, tutti lo capirono, non è solo l’apparenza che conta, a volte è un dettaglio. Il profumo di Cedro Il primo titolo del libro di ricette scritto da Marco.
  20. Naif1988

    Adolescenti in fuga

    Ciao a tutti, ho un dubbio che mi assilla tipo tarlo: nel caso in cui due adolescenti (anni 17) decidessero di scappare di casa, fin dove si potrebbero spingere? Esistono mete a parte all'estero in cui non potrebbero andare? Grazie in anticipo.
  21. Kikki

    Rina Edizioni

    Nome: Rina Edizioni Generi trattati: http://rinaedizioni.it/chi-siamo/ Modalità di invio dei manoscritti: http://rinaedizioni.it/contatti/ Distribuzione: http://rinaedizioni.it/contatti/ Sito: http://rinaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/edizionirina/
  22. Un saluto a tutti gli utenti del forum! Volevo segnalarvi che sul portale LibriNews è attivo Presenta il tuo libro, un servizio gratuito di promozione per autori emergenti. I nuovi autori possono compilare un form per inviare materiali quali la copertina del libro, la sinossi e un estratto dal testo (scelto da loro), e per rispondere a delle domande; lo staff di LibriNews rielabora il tutto in un articolo di presentazione del libro completo di breve intervista all'autore. L'ultimo libro presentato viene messo in evidenza sulla sidebar del sito (visibile da ogni pagina del portale), inoltre LibriNews condivide l'articolo sui social network e contatta l'editore interessato in modo che le case editrici possano a propria volta condividere l'articolo. Il tutto gratis.
  23. SarahJones

    Il Fiorino Editore

    Nome: Il Fiorino Editore Generi trattati: libri per ragazzi, narrativa, poesia, saggistica, scienze, antropologia, psicologia, biografie, sport, guide e viaggi, religione-filosofia, parapsicologia, gastronomia Modalità di invio dei manoscritti: info@edizioniilfiorino.com Distribuzione: Sito: http://www.edizioniilfiorino.com/ Facebook: https://b-m.facebook.com/Edizioniifiorinomodena/
  24. Gabriela Sportelli

    Storia d'amore: come potrei migliorare questa trama?

    Buongiorno! Dopo un lungo periodo di blocco, finalmente riesco ad avere delle idee. Ho bisogno di un vostro parere, anche perché non sono al 100% sicura di scrivere qualcosa di decente. Ho in mente di scrivere riguardo una ragazza, Elena, continuamente ossessionata da un ragazzo, Andrea, che la sfrutta di continuo, in modo particolare dal punto di vista sessuale. Stanca di tutti i trattamenti e i litigi, riesce finalmente a lasciarlo andare e a convivere con la solitudine. Quest'ultima prima o poi la stancherà. Oltre a questo ragazzo, infatti, l'adolescente non ha nessuno al suo fianco, né i genitori, continuamente presi dal lavoro e dalle loro faccende economiche, né degli amici. Ha paura di innamorarsi dopo la relazione con Andrea, ma il destino continua a giocare con lei quando inizia a frequentare un corso scolastico pomeridiano. È proprio qui che conosce Federico, un ragazzo con un passato difficile alle spalle. Passano i giorni, e i due continuano a conoscersi e a scoprire le loro paure. In particolare i due si innamoreranno, nonostante ogni ostacolo che si sono imposti a vicenda. Inizierà una storia d'amore fatta di insicurezze, di problemi e di preoccupazioni, ma sarà anche un modo per guarire, finalmente, dalle ferite ricevute in passato. Il tutto è ispirato ad esperienze reali, vissute personalmente. Non è tutto vissuto, infatti qualche pezzo sono riuscita a cambiarlo per creare qualcosa di originale. Fatemi sapere cosa ne pensate, e soprattutto, come potrei migliorare.
  25. Alexmusic

    Rassegna della Microeditoria 16sima edizione

    Fino a
    Piccoli editori, selezionati con cura da un'organizzazione attenta e collaudata, vi aspettano per mostrarvi il meglio della loro produzione, sabato e domenica dalle 10,00 alle 20,00. L'ingresso è libero ed è in funzione un eccellente servizio di bar ristorazione. Tra gli altri saranno presenti alcuni soci e autori di Aporema Edizioni. Per ulteriori informazioni ecco i link per pagina facebook e sito internet.
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