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  1. SABATO 10 NOVEMBRE alle 10.30 nella BIBLIOTECA RUGANTINO (Roma, Torre Maur a) si terrà la presentazione di AUTOCONSOLAZIONE DA SCRITTURA ! SONO SUPER FELICE! Chiunque volesse partecipare è il benvenuto!
  2. Kikki

    Parapiglia edizioni

    Nome: Parapiglia edizioni Generi trattati: http://www.parapigliaedizioni.it/portfolio/ Modalità di invio dei manoscritti: http://www.parapigliaedizioni.it/contatti/ Distribuzione: non specificato Sito: http://www.parapigliaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/Parapigliaedizioni
  3. Kikki

    Edizioni Lina Brun

    Nome: Edizioni Lina Brun Generi trattati: http://www.edizionilinabrun.it/chi-siamo/ Modalità di invio dei manoscritti: non specificato http://www.edizionilinabrun.it/contatti/ Distribuzione: non specificato Sito: http://www.edizionilinabrun.it/ Facebook: www.facebook.com/Edizioni-Lina-Brun
  4. Kikki

    Claudiana editrice

    Nome: Claudiana editrice Generi trattati: https://www.claudiana.it/chi-siamo.html Modalità di invio dei manoscritti: https://www.claudiana.it/contattaci.html Distribuzione: http://www.edizionicrescere.it/docs/promozione_distribuzione.pdf Sito: https://www.claudiana.it/ Facebook: https://www.facebook.com/Claudiana.editrice/
  5. dfense

    Giazira scritture

    Nome: Giazira scritture Generi trattati: http://www.giazira.it/it/pages/collane.htm Modalità di invio dei manoscritti: http://www.giazira.it/it/pages/presentaci-il-tuo-manoscritto.htm Distribuzione: http://www.giazira.it/it/pages/distribuzione.htm Sito: http://www.giazira.it/ Facebook: https://www.facebook.com/Giazira-scritture-587063977974568/
  6. Ezbereth

    In viaggio con Amir approda al Book Pride di Genova

    Buongiorno a tutti! Il progetto legato al libro In viaggio con Amir sarà allo Stand 19 del Book Pride di Genova. A tutti i bambini che vorranno portare a casa il libro con le avventure di questo piccolo amico sarà offerto un piccolo omaggio. Vi ricordo che il libro raccoglie fondi per l'accoglienza dei bambini profughi che giungono in Italia. Il resoconto dei proventi raccolti e la sua destinazione sarà reso pubblico sul sito che espone in progetto e tutto sarà fatto nella massima trasparenza. Se per qualsiasi motivo non potete venirci a trovare, non vi preoccupate, avete un'altro modo per aiutarci. Come? Contattatemi e vi spiegherò tutto. Vi aspettiamo, sabato 29 settembre allo stand 19 a partire dalle 15,00. Venite numerosi!
  7. Kikki

    Matilda editrice

    Nome: Matilda editrice Generi trattati: https://www.matildaeditrice.it/ad-aspiranti-collaboratoritrici Modalità di invio dei manoscritti: https://www.matildaeditrice.it/contatti Distribuzione: https://www.matildaeditrice.it/i-nostri-distributori Sito: https://www.matildaeditrice.it/ Facebook: https://www.facebook.com/matildaeditrice/?fref=ts
  8. Kikki

    EDT

    Nome: EDT Generi trattati: http://www.edt.it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: non specificato sul sito, io ho mandato qualcosa a a Luisella Arzani direttore editoriale Giralangolo l.arzani@edt.it che mi era stata segnalata, risponde sempre ed è molto gentile Distribuzione: http://www.edt.it/area_librai/distribuzione-promozione/ Sito: http://www.edt.it/ Facebook: https://www.facebook.com/giralangolo/
  9. dfense

    Edizioni Officine Gutenberg

    Nome: Edizioni Officine Gutenberg Generi trattati: Narrativa, fantascienza, letteratura per l'infanzia, testi biografici su importanti personaggi del loro territorio (Piacenza) Modalità di invio dei manoscritti: non specificata Distribuzione: non specificata Sito: http://www.edizioniofficinegutenberg.it Facebook: https://www.facebook.com/EdizioniOfficineGutenberg/
  10. Kikki

    Bill, la foca

    [Rimosso su richiesta dell’autrice]
  11. Ngannafoddi

    Edizioni Arianna

    Nome: Edizioni Arianna Generi trattati: Fiabe per piccini, Favole per adulti, Poesia, Romanzi di Sicilia, Narrativa... http://edizioniarianna.it/casa-editrice-siciliana/ Modalità di invio dei manoscritti: info@edizioniarianna.it Distribuzione: http://edizioniarianna.it/contatti/ Sito: http://edizioniarianna.it/ Facebook: https://www.facebook.com/EdizioniArianna/ Casa editrice che pone la sua attenzione soprattutto sui nuovi talenti letterari e artistici del panorama siciliano. I loro libri nascono sulle Madonie. Organizzano molti eventi e presentazioni. Di più non so. Mìzzica!
  12. Aporema Edizioni

    Identità Provvisoria

    Titolo: IDENTITA' PROVVISORIA Autore: Iolanda Stella Corradino Casa editrice: Aporema Edizioni ISBN: 978-88-942182-5-1 Settembre 2017 Prezzo: € 12,90 cartaceo Genere: Biografia - Intervista - Storia Moderna - Didattico Pagine: 112 Illustrazioni a colori e in bianco e nero, schede di verifica per eventuale uso scolastico Link all'acquisto Di cosa parla Giovanni Napolano ha 18 anni quando nell’estate del 1943 decide di arruolarsi nella Marina Militare Italiana. Viene inviato a Pola, in Croazia, e mentre altrove divampa l’euforia per la liberazione americana, i Tedeschi invadono la città, sequestrando l’intero equipaggio della nave sulla quale è imbarcato. Giovanni si ritrova così a trascorrere due anni d’inferno nel campo di lavoro di Magdeburgo, in Germania. Vive la sua “identità provvisoria” da militare italiano, un numero tra i tanti nei campi di concentramento nazisti. Questo libro ne ricostruisce la storia, raccontata dalla viva voce del protagonista stesso, che fonde la sua personale storia con la memoria collettiva del mondo.
  13. Ezbereth

    Cinquestorie antiche e moderne, per tipi svegli

    Titolo: Cinquestorie antiche e moderne, per tipi svegli. Autore: Melania Soriani Casa editrice: Amazon Media EU S.à r.l. ASIN: B073X1VB2J Data di pubblicazione : 21 novembre 2016 Prezzo: Cartaceo euro: 6,50 Ebook euro: 2,99 Genere: Libri per bambini 6 - 12 anni Pagine: 132 Quarta di copertina : Cinquestorie è un libro che racconta le vicende di eroi diversi che mostrano coraggio e determinazione inseguendo i propri sogni. Troverai la storia di Ruadh il goffo che non esita a sacrificare la vita per salvare il suo villaggio. Conoscerai Laoise che insegue il sogno di aprire una scuola per guerriere. Oppure potrai divertirti con le avventure di Firmino, un ragazzino scapestrato che al momento giusto sa prendere decisioni importanti e parte all’avventura in compagnia della strega Sciatta per aiutare la Contea di Biscotto. Accanto a queste storie dal sapore antico si affiancano due vicende dei nostri giorni: la prima, quella di Francesco, che vi trasporterà in un mondo davvero singolare dove ogni cosa prende vita, anche la più impensata. La seconda narra invece di un personaggio che tutti ben conosciamo e che ogni giorno, presi dagli impegni quotidiani, strapazziamo a nostro piacimento. Il povero Signor Punto, troverà il modo di andare in vacanza? Tutto vi sarà svelato al momento giusto… se saprete attendere. Link all'acquisto: Ebook Amazon N.B. Oggi e domani (25 e 26 agosto 2018) in offerta gratuita. Regalatelo ai vostri bambini e non dimenticate di lasciare una recensione. Baci a tutti! Ez
  14. Kikki

    Il mostro sotto il letto

    *Racconto cancellato su richiesta dell'utente*
  15. Eleonora Zaupa - Dèvera

    Etereo amore (1600 caratteri)

    Questo è un incipit per un concorso. Avete suggerimenti? Migliorie? Grazie! Ho ventitré anni e sono qui da sempre, per quanto posso ricordare. Non credo di aver mai vissuto altrove; e sapete una cosa? Sono stanco di essere qui. Lo ero fino a prima che lei nascesse. Lei, oh, lei. La mia prima nota colorata nella mia grigia esistenza. Lei è nata nella mia casa. È cresciuta nella mia casa. Adesso ha la mia età, e l'inevitabile è accaduto. La amo. Tutta colpa della mia condizione: sono legato a questo posto e non posso andarmene. Ho tentato così tante volte di parlarle, di toccarla… ma non ci sono mai riuscito dopo il suo quinto compleanno. Quando era piccola giocavamo spesso assieme, riusciva a vedermi; mi chiamava Tommy. Sua madre le diceva che doveva smetterla e lo fece davvero, alla fine. Da quel momento ero caduto una seconda volta nel limbo. Quel limbo di solitudine che sono costretti quelli come me. I bambini sono la cosa più bella che ci possa capitare, quando si vuole della compagnia. Tuttavia, quando compiono cinque anni, torna tutto come prima. Non ricordo più il motivo per cui sono qui; adesso so solo che vivo per lei. Ricordo però il momento esatto in cui la mia vita cambiò. In cui la mia vita finì. Ero stato ucciso. Mio padre voleva bene a mia madre, così tanto che era geloso di me. Era tornato a casa zuppo di pioggia e di alcol, e imbrattò il pavimento del mio sangue. Da quel momento sono costretto in questa casa, intrappolato tra queste mura che ogni giorno mi ricordano l'ultimo giorno di vita… anche se non il motivo per cui sono ancora qui. Adesso, l'unica cosa che voglio, è dirle che l’amo. Credo di essere uno scherzo della natura… uno spirito malato. Uno spirito può amare una persona ancora viva?
  16. Marshall85

    Il bosco di Connemara

    Era un autunno di tanto tempo fa. Clark e la sorellina Bette, per raggiungere la scuola, erano soliti imboccare un piccolo il centro del paese, dove si trovava la scuola. I due fratelli incontratisi a metà strada con Michy, una loro compagna di classe, ripresero il cammino ma, dopo pochi passi, la loro attenzione fu attirata da una farfalla che svolazzava attorno a Clark con insistenza. Il bambino cercò inutilmente di allontanarla con le mani, ma era come se quella farfalla, dai mille colori, volesse dire loro qualcosa. Fu così che decisero di seguirla. Si misero a correre e si ritrovarono in uno strano sentiero, completamente diverso da quello che li avrebbe dovuti portare a scuola. “Dove vorrà portarci questa farfalla?” disse Bette. Clark intuì che la farfalla non si era fermata in un posto qualunque, bensì vicino ad un’imponente quercia e disse: “Guardate la quercia! Si sta sradicando dal suolo”. Questo enorme albero, davanti agli occhi sbalorditi dei ragazzi, cominciò a sradicarsi dal suolo, formando una grande apertura sotto di sé. Spinti dalla curiosità, i fanciulli, si avvicinarono alla voragine e vennero improvvisamente risucchiati, scivolando lungo una discesa buia e presto si ritrovarono sul fondo. In quel luogo ogni cosa si mostrava diversa: davanti a loro apparivano una miriade di fiori variopinti, acque cristalline che zampillavano lungo i torrenti e tanti animali di specie diverse, si muovevano liberamente e felici lungo i sentieri. La sorellina Bette meravigliata disse: “Non ci posso credere al posto delle mani ho due ali azzurre che brillano”. “Io invece ho una coda che scodinzola. BAU BAU”. Anche Michy non si trovava più nel suo corpo da bambina: “Sono un orsetto bruno con il pelo tutto arruffato”. Alcuni animali del bosco si radunarono vicino ai nuovi amici, e una volpe, dal pelo argentato, raccontò loro che quel luogo incantato era invisibile agli occhi degli umani. “Tanto tempo fa, esisteva solo il Bosco di Sopra; purtroppo certi uomini non avevano rispetto di noi abitanti del bosco e fu quindi una nostra necessità rifugiarci in un posto più sicuro, dove regnasse il rispetto e la tranquillità”. La piccola Michy, le chiese: “come possiamo renderci utili una volta usciti dalla quercia? La volpe insegnò loro una parola magica: “E.R.A che significa EDUCAZIONE, RISPETTO E AMORE. Perché solo se amiamo la natura e gli animali possiamo amare anche noi stessi!”. Ormai la luce del giorno cominciava a dare spazio alla sera e tutti e tre erano contenti ed emozionati all’idea di trasmettere quell’importante messaggio, E.R.A, agli altri bambini della contea e ai loro rispettivi genitori. Fu così che Clark, Bette e Michy, salutarono la volpe e tutti gli animali, ringraziandoli del loro insegnamento e per il bellissimo tempo trascorso insieme e, sempre guidati dalla farfalla, ritornarono nel Bosco di Sopra riprendendo le loro sembianze umane.
  17. Writer85

    Grandezza carattere da utilizzare

    Buonasera a tutti. Vorrei chiedere un'informazione riguardo l'impaginazione per la stampa di un libro e cioè : Che corpo carattere va utilizzato per un libro che verrà stampato in formato 13x19 cm? Il carattere 12 risulterebbe troppo grande o va bene ? Grazie!
  18. Kikki

    Bao Publishing

    Nome: Bao Publishing Generi trattati: fumetti, illustrati per l'infanzia, young adult https://baopublishing.it/contact-us/ Modalità di invio dei manoscritti: https://baopublishing.it/contact-us/ Distribuzione: non specificato Sito: https://baopublishing.it/ Facebook: https://www.facebook.com/baopublishing
  19. commento Annusando di qua e di là, finalmente il cane riesce a ritrovare l'odore dell'uomo e si rimette sulle sue tracce, finché quasi non va a sbattere contro al carrello traboccante da cui non si separa mai. Dell'uomo dei cartoni non c'è traccia. Lola si apposta, non può averlo abbandonato. Infatti, poco dopo, lui si avvicina con passo leggero alla sua valigia su ruote e toglie la catena con cui l'aveva assicurata a un palo. Raccoglie le sue cose e si dirige verso la fine della via. Bengi gli sta dietro senza farsi notare e sente subito che c'è una differenza nella scia che l'uomo lascia dietro di sé: ha perso l'odore pungente, ora profuma di pulito. Si ferma fuori da un palazzo antico fatto di mattoni rossi, di nuovo lega il suo carrello a un palo, poi scompare dietro la porta a vetri. Bengi non lo segue, di solito nei posti con le porte trasparenti e automatiche i cani non possono entrare, quindi neanche ci prova. Fa invece il giro da un lato, per vedere di scoprire qualcosa in più. L'uomo dei cartoni è seduto su una poltrona nera con un libro in mano, lo trova subito, dietro a un grande vetrata che si affaccia su un minuscolo giardino. Poco dopo la testa si appoggia su una spalla e il libro scivola tra le gambe; si è addormentato. Il poliziotto che fa avanti e indietro tra poltrone e tavoli, con le mani dietro la schiena, si avvicina e lo tocca sulla spalla. Una, due, più volte. Finalmente l'uomo dei cartoni si sveglia, guarda il poliziotto, le labbra si muovono in risposta a quelle dell'altro, si alza, raccoglie il volume che era finito a terra e scompare tra gli scaffali di libri seguito dallo sguardo dell'uomo in divisa. Bengi è dispiaciuto, a lui non piace mai quando lo svegliano. Segue l'uomo che esce all'aperto e riprende il suo carrello intontito dal sonno e barcollando un po', i suoi gesti sono lenti, quasi densi. Camminano insieme, uno avanti e l'altro dietro. Bengi capisce subito che stanno tornando vicino al supermercato dove si sono incontrati la sera prima. Quando arrivano alla casa dell'uomo dei cartoni, Bengi rimane indietro e si nasconde tra le ombre della sera che scende. Osserva l'uomo inconsapevole che si prepara per la notte: sposta i cartoni e li sbatte come meglio può, lo stesso fa con le coperte, lega il carrello al sicuro dopo aver preso una bottiglia marrone. I suoi gesti sono precisi anche se lenti, si capisce che vengono dall'abitudine e che li ha ripetuti innumerevoli volte. A Bengi mancano i suoi rituali: stiracchiarsi nella cuccia, aspettare che Gianni si svegli e gli apra la scatoletta, abbaiare agli uccelli fuori dalla finestra, gli manca persino farsi sgridare perché non è riuscito a trattenere la pipì aspettando che Gianni torni dal lavoro e l'ha fatta in cucina, sul tappetino. Non è fatto per stare da solo, pensa Bengi con un sospiro, ha bisogno di un amico. Senza nemmeno accorgersene il cane lupo si è mosso verso l'uomo dei cartoni, che lo nota immediatamente. «Sei tornato, cane». Prende un sorso dalla bottiglia scura che tiene in mano. «Pensavo non ti avrei più rivisto, e invece eccoti qua». Si guardano per un po', poi l'uomo dei cartoni torna a seguire le sue abitudini. Bengi dà un'annusata di controllo, tanto per esserne sicuri, anche se sa già l'odore che troverà. E infatti eccolo lì il profumo che ha seguito tutto il giorno: sporco in sottofondo e un pulito nuovo di zecca. Di paura o cattiveria neanche l'ombra. Arriva vicino all'uomo dei cartoni, indeciso sul da farsi, ma lui lo toglie subito dall'indecisione. «Guarda, ho anche una coperta in più». L'appoggia ai piedi del lupo e rimane a guardarlo, in attesa. Bengi l'annusa senza staccare gli occhi dall'uomo. L'odore è lo stesso, non c'è paura, solo sporco. «Bravo, cane! Facciamoci una bella dormita e domani pensiamo a che fare di te». Soddisfatto l'uomo si avvolge nelle coperte coprendo bene la testa e si accomoda sotto ai cartoni. Bengi si sistema senza perderlo d'occhio, ma pare inoffensivo e gli sembra passato molto tempo dall'ultima gentilezza. Si addormenta sognando scatolette di manzo e Gianni che corre; lui dietro che lo insegue. Per quanto si sforzi, non riesce mai a raggiungerlo. I suoi stessi lamenti lo svegliano e si ritrova ad ansimare come se avesse appena finito di correre per davvero. È ancora notte e l'uomo di fianco a Bengi russa sommesso. Lo guarda meglio e, tra le rughe e lo sporco, non sembra avere una faccia cattiva, profuma di sicurezza e di sorrisi. Infila il muso sotto la mano dell'uomo che borbotta senza muoversi, poi si addormenta.
  20. commento Si ferma solo quando sente il cuore che gli martella nel petto. Perché è scappato? Quell'uomo non sembrava cattivo. Neanche Gianni a dirla tutta, eppure l'ha lasciato legato a un albero fuori da un supermercato sconosciuto. Bengi non se lo sa proprio spiegare. Si guarda intorno per trovare un altro rifugio per la notte, ma il paesaggio non offre molti ripari. Si accoccola come meglio riesce con la schiena appoggiata a dei vecchi copertoni, ma non chiude gli occhi. La notte è piena di rumori che non conosce. Prima di tutto il traffico, che da casa di Gianni non si sente quasi. Qui invece è molto intenso, anche se Bengi è in una posizione in cui non vede nessuna auto. Sente i passi di animali piccoli poco lontano da lui, poi gli arriva la voce del guardiano del supermercato, anche se da lontano. Il cane si gira e si rigira, ma non riesce a prendere sonno. Decide di tornare verso il grande cubo grigio. Poco tempo dopo si trova a fissare l'uomo dei cartoni che dorme. Ha un odore forte e pungente di molte cose impastate insieme. Bengi è sicuro che i suoi vestiti non entrino in una lavatrice da molto, molto tempo. L'uomo dei cartoni ha parcheggiato un carrello della spesa poco distante, ma ben nascosto. Bengi si avvicina trascinando il guinzaglio sull'asfalto. Sembra contenere un po' di tutto: ci sono coperte sporche, sacchetti di carta che profumano di pane vecchio, delle banane completamente nere, una bottiglia di vino, dei bicchieri opachi e sbeccati, una valigia marrone impolverata e legata con una corda grossa, dei libri stropicciati e molti giornali. Bengi torna vicino all'uomo e lo guarda cercando di capire cosa è meglio fare. Questo uomo perché vive qui? Non ce l'ha una casa? Forse è in campeggio, in questo caso gli manca una tenda. E sicuramente poteva scegliersi un posto migliore. Decide di nascondersi e aspettare. S'infila dietro a delle scatole poco lontano dall'uomo dei cartoni, e finalmente si addormenta. La mattina dopo si sveglia con una canzone che gli risuona nella orecchie; è sicuro di averla già sentita, chissà, forse alla radio. Bengi apre gli occhi e stira le zampe in avanti. Sbircia da dietro le scatole e vede subito l'uomo dei cartoni che sta bevendo da una tazza fumante, ancora seduto sul suo letto. Con una mano regge la bevanda mentre si passa l'altra tra i capelli. Il carrello è uscito dal nascondiglio e ora si trova proprio di fianco all'uomo. Il sole non è ancora spuntato del tutto e disegna delle sfumature rossastre sul grigio dell'edificio. Qualche strofa e qualche sorso dopo, l'uomo dei cartoni è in movimento. Ha piegato le coperte che sono scomparse in un qualche anfratto segreto del suo carrello, ha appeso la tazza a un gancio di metallo e sembra pronto a iniziare la sua giornata. Anche a Bengi andrebbe di fare colazione, ma al momento non sembra esserci niente di disponibile. Per un momento pensa a Gianni, alla facilità con cui apriva e svuotava scatolette dentro alla sua ciotola. Non serve a niente pensarci, solo a far brontolare più forte lo stomaco. Bengi segue l'uomo dei cartoni fino a una piazzetta e poi in un vicolo che odora di olio fritto e freddo. Rimane a osservarlo da dietro l'angolo mentre rovista tra la spazzatura, fermandosi ogni tanto per appoggiare quello che estrae sul suo carrello. Finalmente sembra soddisfatto dalla perquisizione e riprende il cammino. Bengi si avvicina al cassonetto e trova immediatamente un mezzo panino smangiucchiato che ingoia quasi senza masticare. Si affaccia al bidone con cautela, ma l'interno è libero e invitante. Con un balzo si ritrova a rimirare colazione, pranzo e cena. “Che fortuna che la gente non finisca di mangiare quel che compra”, pensa Bensa con la bocca piena di bocconcini di pollo fritti e duri. Sarebbe bello se potesse procurarsi un carrello come quello dell'uomo dei cartoni, lo riempirebbe di tutto il cibo che c'è dentro al cassonetto e così avrebbe sempre un pasto pronto. Meglio delle scatolette. Certo dovrebbe difenderlo dai gatti affamati e dai topi. Dopo essersi saziato, Bengi torna sull'asfalto e, in due annusate, localizza la traccia penetrante del suo insegnante involontario e si rimette sulle sue tracce. Lo ritrova sulla piazza, il carrello deve essere di nuovo stato nascosto, perché non si vede da nessuna parte. L'uomo dei cartoni è seduto sotto a un portico, poco distante dalla porta di un negozio di vestiti. Ha ripiegato una coperta su cui si è seduto, ha preso fuori da qualche parte un pezzo di cartone che ha appoggiato di fianco a un cappello capovolto e si è appisolato. Lola rimane a osservare da dietro a una colonna: la gente passa camminando in fretta, qualcuno lascia cadere dei soldi che tintinnano dentro al cappello, altri cambiano strada e fanno il giro largo invece che passare davanti all'uomo dei cartoni, qualcuno lo guarda e sorride, altri non staccano gli occhi dal piccolo schermo che stringono tra le mani. Dopo qualche ora, la folla di gente si dirada e l'uomo si alza, controlla il cappello e ne svuota il contenuto in tasca, piega la coperta che si mette sotto braccio e scompare in un vicolo. Lola si affretta a seguirlo. Lo ritrova che spinge il suo carrello in una via che puzza di urina. Bengi dà il suo contributo senza perdere di vista l'uomo, che poco dopo entra in un palazzo da cui proviene un buon odore di cibo cotto misto a quello di molti corpi non lavati. Bengi decide di mettere in pratica quello che ha visto fare all'uomo dei cartoni, così torna verso la piazza e si siede fuori da un posto in cui la gente sembra mangiare in piedi. Per un po' finge di dormire, ma le persone lo ignorano, così cambia tattica. Non appena nota che qualcuno sta per uscire dalla porta, guaisce e li implora da sotto in su, cercando di farcire il suo sguardo con tutta la disperazione e tutta la confusione delle ultime ore. Sembra funzionare alla grande. Infatti una coppia si ferma quasi subito e, dopo qualche frase promettente dai toni troppo acuti, lancia a Bengi un pezzo di panino alla mortadella. Soddisfatta per aver scoperto come fare a riempirsi lo stomaco senza litigare con nessuno, Bengi va a cercare l'uomo dei cartoni. Torna all'edificio in cui l'ha lasciato, si sistema in una pozza di ombra e osserva il via vai di persone. Hanno tutte una caratteristica in comune: sanno di strada. Che siano loro o i vestiti che indossano, l'odore che emanano è molto intenso e Bengi riesce a riconoscere le sfumature di tutto quello che ha scoperto nelle ultime ore, e di molto altro ancora. Ci sono uomini e donne, giovani e vecchi, hanno la pelle scura e hanno la pelle chiara. Non tutti sorridono, ma quelli che lo fanno mostrano pochi denti. Dopo un po' di tempo nessuno esce più dal palazzo e anche la strada si svuota. Bengi trotterella verso la piazza per controllare se l'uomo dei cartoni è tornato a occupare la sua posizione del mattino, ma non lo vede da nessuna parte.
  21. commento Bengi è un bel cane dalla coda folta e dalle orecchie dritte, gli piace giocare a palla e va matto per le scatolette con manzo e verdure. Se ne sta spaparanzato in una pozza di sole fuori dal nuovo supermercato. Non è mai stato in questa parte della città. Mentre venivano in macchina, pungenti odori di spezie unito a molta spazzatura vecchia e ben fermentata, gli hanno solleticato il naso. Il suo amico Gianni ha legato il guinzaglio giallo a un albero proprio fuori dall'entrata e gli ha detto di aspettare. Stranamente gli ha anche dato un dolce prima di entrare nel grande cubo grigio, accompagnato da un carezza più lunga del solito. Mentre il venticello gli scompiglia i peli, il cane lupo si addormenta di un sonno profondo con la schiena appoggiata alla corteccia ruvida. Un brivido gli corre dalla punta delle orecchie alla cima della coda. “Fa freschino”, riflette Bengi mentre si stiracchia e si guarda in giro, la testa stranamente intontita. Sbadiglia. Ha l'impressione di aver dormito per ore. Il pensiero della nuova scatoletta che Gianni ha sicuramente comprato gli fa scivolare la bava dagli angoli della bocca; ma l'immagine che gli si para davanti gli secca la lingua e il palato: l'enorme spiazzo pieno di macchine colorate e brillanti di sole è deserto. Solo qualche cartaccia rotola pigra tra i carrelli abbandonati e immobili. “Dove sono finiti tutti?”. La porta di vetro del grande negozio è immobile e piena di impronte di mani sudate. Nessuno. Gianni? Da nessuna parte. Bengi comincia a sentirsi inquieto. Che fare? Lancia un guaito tra le chiazze di luce pallida dei lampioni. Nessuno risponde. Si riaccuccia deciso ad aspettare. Gianni tornerà certamente a prenderlo. Però, dopo qualche ora passata a sonnecchiare, Bengi sente brontolare lo stomaco con forza e cerca di togliersi di dosso quella strana sonnolenza. Cosa deve fare? Gianni dove sarà? Bengi non si è mai sentito così insicuro. Fino a quel momento la sua vita è sempre stata facile: dormire, mangiare, passeggiare. Le sue scelte fondamentale ricadevano sul dove schiacciare il prossimo pisolino, sicuramente niente che gli potesse cambiare la vita. Ma ora la questione sembrava molto seria, aveva due opzioni: Opzione 1: se ne andava a cercare del cibo e si riempiva lo stomaco, nel frattempo Gianni tornava e non lo trovava e lui rimaneva per sempre da solo. Opzione 2: rimaneva con il suo bel guinzaglio attaccato all'albero e quando sarebbe arrivato Gianni l'avrebbe ritrovato morto di fame. Un bel dilemma. La decisione non si può più rimandare. Sceglierà l'opzione tre: andrà a cercare qualcosa da mangiare e poi tornerà ad aspettare Gianni. Parte deciso verso la porta, ma il guinzaglio lo strattona e ricade seduto per terra. “Il guinzaglio, ma certo”. Come aveva potuto dimenticarsene? Bengi torna all'attacco con l'unico risultato di finire attorcigliato attorno al tronco. “Gianni, dove sei?” Il cane si lascia andare a un piccolo singhiozzo. Non si libererà mai. Appoggia il muso alla corteccia mentre la sua bella cuccia di legno con il tetto verde compare tra i suoi pensieri. Com'è finito in questa situazione? Il suo stomaco torna a ricordargli che è più vuoto di una ciotola leccata per bene. “Adesso basta, però!” ringhia il lupo all'albero, al guinzaglio e al parcheggio vuoto. Srotola il guinzaglio ripercorrendo i giri intorno al tronco, apre le fauci e acchiappa il tessuto giallo che lo tiene prigioniero. Tira di qua, tira di là, lo incastra bene tra i canini e STRAP, è libero. “Più facile del previsto”, pensa Bengi un po' spiazzato. Trotterella intorno al cubo grigio che è il supermercato, quando un odorino gli va direttamente nella pancia e lo costringe ad accelerare. Gira l'angolo e dei grossi cassonetti color rana lo aspettano con la bocca spalancata. Due ratti grigi e panciuti spuntano dal bordo verde, lo guardano immobili con gli occhietti a spillo, fanno vibrare i baffi nella sua direzione per poi rituffarsi tra l'immondizia. Bengi scatta all'attacco abbaiando come un vero colosso, ma i ratti sono impegnati a scegliersi la cena nella pancia della dispensa da cui proviene quel profumo che l'ha fatto volare, e non lo degnano di un minimo di attenzione. Deluso dalla poca reazione dei ratti, Bengi si rimette ad annusare fino al cassonetto di fianco. Due colate di grasso giallo e denso si sono rapprese su una fiancata di plastica. La pancia lo incita ad assaggiare. Ma il naso gli dice di fare attenzione. Il lupo però ha troppa fame e dà una leccata generosa. La sua lingua rugosa si appiccica alla colla e per un momento Bengi si ritrova a bocca spalancata e attaccato al bidone. Deglutisce e si rimette la lingua attaccaticcia tra le fauci, sputacchiando e tossendo disgustato. Non ce la farà mai, è una vera frana! Come si fa a confondere della colla per grasso saporito? Ma cosa ci sta a fare il naso sul suo muso? Il problema è la fame. Lo fa sragionare. Bengi smette un momento di lamentarsi e di compatirsi e riflette che, molto probabilmente, quella è la prima volta nella sua vita in cui ha davvero fame. Analizza la sensazione: stomaco che brontola, testa leggera e nervoso viscerale. Lui. Che è sempre stato un cane così affettuoso e simpatico? Impossibile, deve assolutamente fare qualcosa. Non si trasformerà in un cagnaccio rabbioso e che si piange addosso dopo meno di ventiquattro ore di strada sul groppone. Decide di essere più cauto. Pensa con nostalgia alla sua scatoletta con manzo e verdure e lo stomaco gli raccomanda di non perdersi d'animo. Il terzo cassonetto ha un odore più promettente. Bengi si alza sulle zampe posteriori. Controlla che nessuna sostanza sospetta sia colata lungo i fianchi e spicca un salto. Ma è troppo alto e riesce solo a intravvedere delle mele marce che spiccano in mezzo a tante altre cose dall'aria appetitosa. Con il muso spinge delle cassette di legno, piano piano, per non farle crollare. Ci sale sopra con la leggiadria di una farfalla. “Finalmente si mangia”, pensa Bengi rimirando il contenuto multicolore e umidiccio del bidone. «Ehi, cagnaccio, via di lì!» Un uomo tutto vestito di nero e con una torcia in mano sta correndo nella sua direzione. Bengi acchiappa tra i denti la prima cosa che gli capita a tiro, salta fuori dal cassonetto come un vero atleta e scappa a zampe levate con il guinzaglio al seguito. Continua a sentire il respiro affannoso dell'uomo che lo insegue, ma poi si infila dietro a delle macchine e gira l'angolo. Il guardiano deve essersi fermato a riprendere fiato. “Una mela! Pensa te se dovevo pescare una mela tra tutte quelle belle cose”, Bengi è afflitto, ma ha fame e, a quanto pare, questo è il risultato della sua caccia serale. “Sono un cane, mica un coniglio!” L'immagine dei bocconcini sugosi nella sua ciotola arancione non si smuove di un millimetro dai suoi pensieri. Con un sospiro rassegnato affonda i denti nella polpa marroncina e dolciastra pensando al manzo. Per dormire Bengi sceglie un ammasso di cartoni fuori dal perimetro del supermercato. Niente si muove e il posto sembra abbastanza protetto da guardiani improvvisi e ratti affamati. Si fa spazio con le zampe e cerca di mettersi il più comodo possibile. Abbassa il muso uggiolando e si abbraccia con la coda. “Cosa sarà successo a Gianni?” «Ma guarda che sorpresa! E tu chi sei? Ti sei perso?» Un uomo barcolla verso Bengi con le falde del cappotto che ondeggiano seguendo i suoi inciampi. Il lupo si stringe nell'angolo e sente il pelo della schiena che si alza minaccioso. Le labbra si arricciano mettendo in mostra due file di denti possenti e un basso brontolio di avvertimento gli esce dalla gola. «Non ti arrabbiare, cane. Questa è casa mia in fondo». Per niente preoccupato della dimostrazione di forza di Bengi, l'uomo si lascia cadere pesantemente sui cartoni e comincia a frugare tra gli strati. Il cane approfitta della distrazione dell'uomo per lanciarsi in un'altra corsa disperata senza voltarsi indietro.
  22. Kikki

    Lola finale

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  23. Kikki

    Lola 2/2

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  24. Kikki

    Lola 1/2

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  25. Komorebi

    Il pirata Blue Smiley (Capitolo 7 - Finale)

    Commento Capitolo precedente Capitolo primo Yo-ho «Balene dai mille corpi», esclama «non mi aspettavo foste così in tanti!». Mi sento strano, violato. Qualcuno è entrato nel mio codice e ha manomesso i circuiti: non ho acceso io lo schermo, né la telecamera. E, cosa ancora più importante, perché ho un’antenna in testa? Vorrei porre queste e altre domande alla mia immagine riflessa, ma i miei compagni di viaggio mi precedono. «Cosa sta succedendo?» «Cos’è questo video?» «Capitano, che succede?» «Zitti tutti» esclamiamo all’unisono io e l’altro me «è un ordine!» aggiunge l’immagine. La contessa storce il naso. «Presuntuoso.» «Si è verificato un errore e sono qui per porvi rimedio» la voce dell’altro me è leggermente diversa, più metallica, fredda «l’antenna avrebbe dovuto attivarsi, permettendoci di individuare la vostra posizione. Purtroppo, l’incidente che avete avuto durante l’inseguimento del pirata Blue Smiley che, a proposito, vi ringrazio di aver catturato» l’upupa si agita nella gabbia con trilli e scuotimenti d’ali «deve aver lasciato danni irreversibili nella struttura di colui che chiamate capitano». «Che sta dicendo?» Amy mi guarda, come se fossi in possesso di tutte le risposte. A malapena, in realtà, riesco a tenere gli occhi aperti e a coordinare i movimenti. Mi sento fiacco, le gambe cedono. «Qualcuno sta violando il mio sistema. Ferfonfiffo aiutami, presto!» Pher si mette all’opera, non prima di avermi corretto su come pronunciare il suo nome. La mia immagine continua a parlare, ma il suono è remoto. Sto per perdere conoscenza di me, sparire nel nulla. Rifletto su quanto assurda sia l’esistenza di un robot: da un momento all’altro può essere distrutto dal più piccolo impulso, spegnersi e mai più riaccendersi senza un aiuto esterno. Forse, mi dico, è così anche per l’uomo: si sente invincibile, fino a che la malattia non sopraggiunge. Al momento estremo, però, diventa fragile, vulnerabile. E si rivolge alla divinità. L’ho sempre detto che in punto di morte si finisce per delirare. Pher digita freneticamente comandi sul mio controllo remoto. Da parte mia, cerco di oppormi con tutto me stesso, ma l’hacker che sta operando deve conoscere davvero bene il mio codice: non lascia scampo. Anche senza antenna e, soprattutto, contro la mia volontà, invio il segnale della nostra posizione. «Perfetto» la mia immagine sogghigna «e ora vi consiglio di arrendervi. Presto l’esercito del C7 vi raggiungerà: non opponete resistenza, non cercate di fuggire. Consegnate il tesoro e non vi sarà fatto alcun male. Vi garantiamo l’immunità e la libertà, a patto che collaboriate». «Si può sapere chi sei?» Amy e la contessa fronteggiano il robot, Adalfonchio si avvicina a Pher con la tipica posa del vecchietto che controlla i cantieri. «La vera domanda è chi sia il vostro capitano. Modello X-12AF-Polluce, costruito nei laboratori della Confederazione dei 7 pianeti dal dottor Due Vi» il robot legge da un foglio in carta bollata «Ribellatosi al proprio creatore, è fuggito divenendo un pirata. Mai arrestato, noi del C7 abbiamo pensato di sfruttarlo come infiltrato inconsapevole per monitorare le navi clandestine e le scorribande dei bucanieri dello spazio. Tanto, era pressoché un incapace.» Spero che questo non ci sia in quel rapporto ufficiale. «Quando il dottor Due Vi è stato attaccato dal pirata Blue Smiley, abbiamo inviato un impulso: la vostra navicella era la più vicina e abbiamo indotto a credere il vostro capitano di avere avuto personalmente l’idea di attaccare l’astronave della Confederazione. Il nostro obiettivo era fargli prendere la mappa da Blue Smiley, così che poi la consegnasse a noi. Volente o nolente.» Pher si asciuga il sudore dalla fronte. «Così dovrebbe andare!» Elettricità rinnovata mi scorre nei circuiti: gli occhi acquistano luce, la mente torna libera. Apro e chiudo la mano, ho di nuovo il controllo sul mio corpo. «Prima che ti cancelli definitivamente dalla mia esistenza, rispondi: chi sei?» Il robot ride. Incrocia le dita di fronte a sé. «Io sono il generale della Flotta Confederata. Sono il modello X-12AE-Castore, costruito dal dottor Due Vi. Sono tuo fratello.» La comunicazione si interrompe, lo schermo ritorna buio. I miei radar percepiscono l’avvicinarsi dei soldati confederati. Alcuni sono già scesi nel tunnel, altri aspettano sopra le nostre teste. La ciurma mi fissa. «Capitano, che facciamo?», chiede a una voce. Se poco fa avevo dubbi sul ricattare la C7, ora la mia coscienza è pulita. Non c’è tempo per riflettere sul passato, sull’essere stato sfruttato a mia insaputa per tutta la vita. E ancor meno ho tempo di stare a pensare a quello che si è presentato come mio fratello. «Vediamo se questo trabiccolo si muove.» Gli altri si scambiano un’occhiata. Amy domanda a Pher cosa abbia toccato là dietro. «Non oseranno mai sparare su questa astronave. Trasportiamo un carico troppo prezioso.» «Ma potrebbero usare granate EMP per spegnerci i motori e poi catturarci!» «Vorrà dire che correremo il rischio» li passo in rassegna uno per uno «questa storia non finirà così. Io sono il capitano Polluce, voi siete la mia ciurma e questa è la mia astronave. La C7 non ci avrà. Vuole guerra? L’avrà. Amy,» la ragazzina scatta sull’attenti «controlla se i comandi di accensione funzionano». «Sì, capitano.» «Adalfonchio, tu vai al cannone. Voglio vederti abbattere qualunque cosa si muova.» «Sì, sir robot. Purché non mi facciate ripulire dopo.» «Contessa!» «Uh, che bello! A me quale compito dai?» «Voi occupatevi di Blue Smiley, che non fugga per nessun motivo. E badate al radar di bordo. Dovrete indicarmi la posizione delle astronavi nemiche: il mio radar può coprire solo una piccola distanza. Fuggiremo attraverso la catena di asteroidi, ma prima dobbiamo arrivarci illesi.» Amy alza la testa dai controlli. «Ti ricordo cos’è accaduto l’ultima volta che abbiamo attraversato la catena, capitano!» «Sono un robot di modello avanzato: il mio sistema impara dai propri errori e modifica il codice per non farmi più sbagliare. Abbiate fede.» «Capitano? E io?» Pher saltella da un piede all’altro, nervoso. Mi dimentico sempre di lui. «Tu prepara il tè. E che sia il migliore tè che abbiamo mai assaggiato.» «Signorsì!» Mi sposto al timone, mentre attorno a me freme l’attività. I soldati si schierano di fronte all’astronave, ci puntano contro i fucili. Sopra, nel cielo, volteggiano le navicelle. Amy tira un pugno al pannello; le luci si accendono, i motori rombano. «Partita!» La contessa Von Fragola mi elenca la posizione delle astronavi; Blue Smiley cinguetta, non capisco se per dimostrarmi appoggio o per augurarmi di fallire. Adalfonchio è ai cannoni, Pher sta facendo bollire l’acqua. Stacco la testa dal corpo, afferro il timone. Si comincia. Siamo i pirati! Urrà! Siamo i pirati, yo-ho! Urrà! Fine
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