Vai al contenuto

Cerca nel Forum

Risultati per i tag 'letteratura per ragazzi'.

  • Cerca per Tag

    Tag separati da virgole.
  • Cerca per Autore

Tipo di contenuto


Il mondo dell'editoria, senza filtri.

  • Inizia qui la tua avventura nella community
    • Regolamento del Forum
    • Ingresso
    • Bacheca
  • Il mondo dell'editoria
    • Case Editrici
    • Piattaforme Print on Demand
    • Agenzie Letterarie
    • Freelance
    • Questioni legali
    • Concorsi ed Eventi esterni
    • Varie ed eventuali
  • Officina
    • Narrativa
    • Poesia
    • Contest del Writer's Dream
    • I migliori racconti del WD
    • I nostri libri
  • Documentazione
    • Scrivere
    • Leggere
  • Area Relax
    • Agorà
    • WD Club
    • Il blog del Writer's Dream

Categorie

  • Arte, cinema e fotografia
  • Azione e avventura
  • Biografie, diari, memorie
  • Fantascienza, Horror, Fantasy
  • Gialli e Thriller
  • Letteratura non di genere
  • Letteratura erotica
  • Letteratura Rosa
  • Bambini e ragazzi
  • Società e Scienze sociali
  • Storia
  • Poesia

Categorie

  • Arte, cinema e fotografia
  • Azione, avventura
  • Biografia, diari e memorie
  • Fantascienza, Horror e Fantasy
  • Gialli e Thriller
  • Letteratura Erotica
  • Letteratura Rosa
  • Letteratura non di genere
  • Bambini e Ragazzi
  • Società e Scienze sociali
  • Storia
  • Poesia

Calendari

  • Presentazione in Libreria
  • Concorso Letterario
  • Corso di scrittura
  • Altro
  • Evento del Writer's Dream

Cerca risultati in...

Cerca risultati che...


Data di creazione

  • Inizio

    Fine


Ultimo Aggiornamento

  • Inizio

    Fine


Filtra per...

Iscritto

  • Inizio

    Fine


Gruppo


Sito personale


Skype


Facebook


Twitter


Provenienza


Interessi

Trovato 213 risultati

  1. Kasimiro

    Newton e Kant (si presero per mano)

    Leggeva il libro di scienze, nella biblioteca comunale. Capitolo dodicesimo: “Newton e la legge di gravitazione universale.” Ma il suo pensiero era rivolto altrove. Il libro era sempre aperto, alla stessa pagina da una settimana, come il suo sguardo, rivolto nella stessa direzione: Marta, intenta a studiare filosofia. Provava un'attrazione speciale e la guardava stando attento a non farsi sorprendere. Poi, distrattamente, un occhio ritornava sul libro di scienze: “...mentre riposava ai piedi di un albero, vide cadere una mela sopra la sua testa. Il signor Newton, persona intelligente e colta, si chiese il perché di quella discesa, e dopo studi e formule matematiche elaborò la legge di gravitazione universale. Correva l'anno 1687.” Sviluppò la teoria secondo la quale: un corpo cade perché viene attratto dalla terra da una forza, chiamata gravitazionale; maggiore è la massa dell'oggetto e più forte sarà l'attrazione e cadrà più velocemente. “E se esiste una forza gravitazionale anche fra persone? - Pensava - Una forza che mi attrae verso Marta! Sembra che più mi avvicini e maggiore sia l'attrazione, come formulava Newton. Oppure ha a che fare con la chimica?” Aveva letto che ogni cosa presente in questo mondo è formata da legami chimici: Noi, le rocce, l'acqua, il gatto, il trenino telecomandato, i biscotti per la colazione. Stessi atomi, legati fra loro in forme diverse. Prometteva bene il ragazzo, appassionato di scienze, matematica, chimica, ma completamente disorientato di fronte a quell'interesse verso la ragazza. “Quale legame ci sarà tra me e lei? Forse siamo due nuclei di un atomo, con gli elettroni intorno che passano a velocità supersonica: ci attraversano, ci compenetrano e si portano una parte di noi che viene condivisa. Dev'essere così!” In alcuni momenti, Giacomo sentiva come un brivido che lo attraversava, un flusso che partiva dalla testa e arrivava alla punta delle dita: “Ecco l'elettrone!” Marta era sempre intenta a studiare il suo manuale di filosofia moderna; sul tavolo, sparpagliati, fogli con appunti, scarabocchi, evidenziatori. Giacomo fu colpito da un disegno, una specie di cavalluccio marino formato da una serie di figure tondeggianti concentriche accostate, disegnate con la biro. Ebbe un sussulto: “Lo sapevo che c'era qualcosa in comune!” Era sempre stato affascinato dal cavalluccio marino; la prima volta che ne aveva sentito parlare, fu da bambino; lo aveva visto disegnato in alcuni racconti di mitologia greca: animale metà cavallo e metà pesce che traina il carro di Poseidone, dio del mare. Poi la scoperta: un pesce di pochi centimetri. Fu durante la visita ad un acquario, in una sala semibuia, che notò la piccola teca a forma di parallelepipedo posta in direzione verticale: una quindicina di esemplari dalla sagoma inconfondibile. Lentamente salivano e scendevano aiutati dalla piccola pinna dorsale che oscillava ad alta frequenza, quasi come un battito d'ali messo in moto da una carica a manovella di quei giochi di latta di una volta. In mezzo alla vasca si ergeva verticalmente, partendo dal fondo sabbioso, una roccia esile con tanti spunzoni ai quali erano ancorati alcuni coralli, anemoni di mare, piante acquatiche con foglie lunghe e sottili. Gli ippocampi si muovevano lentamente, sfiorandosi e aggrappandosi con la loro coda prensile ad ogni appiglio. Giacomo riviveva quella scena, con lo sguardo perso in direzione della ragazza: un'ora estasiato ad osservare quelle bizzarre creature, interrotto dalla guardiana che dovette far presente l'imminente chiusura. Stava per chiudere anche la biblioteca. Ordinatamente ognuno sistemò i propri libri. Il ragazzo calibrava ogni azione per rendere contemporanea l'uscita con lei. Appena ebbe superata la soglia... un altro brivido, più intenso. Ruppe gli indugi: “Lo sai che di tutte le specie animali, il cavalluccio marino è l'unico maschio che partorisce?” Gli si rivolse nudo e crudo senza preavviso. Lei rimase un attimo sospesa, poi dal volto si delineò un sorriso: “Davvero?” Anch'egli rimase in sospeso, non aveva pensato ad una possibile risposta, perché, non aveva pensato alla domanda. “Ehm...sì, la femmina depone le uova in una specie di marsupio presente sul ventre del maschio; lui le fertilizza, le accudisce e quando avviene la schiusa le partorisce e i genitori rimarranno uniti per tutta la vita!” “Sembra una bella favola.” “Una stupenda favola che realizza la natura!” “Veramente succede questo?” “Certo! Non è bellissimo? Un' equa suddivisione dei ruoli!” “Mi sembra stupendo! La realtà supera la fantasia! Come va con Newton? Rimase sorpreso, non si aspettava quella domanda: “Ehm...abbastanza bene.” “Scusa, non volevo metterti in imbarazzo; avevo notato che da alcuni giorni sei fermo sulla stessa pagina.” “Mmmm...mi piace approfondire l'argomento.” “Beh, anch'io sono ferma da diversi giorni: questo Kant è davvero incomprensibile, non riesco ad andare avanti, lo avevi notato?” “Mah...no, ero attratto da altro...da quell'ippocampo stilizzato, bellissimo!” “Cosa?” “Il cavalluccio marino, che hai disegnato sul foglio. Un extra terrestre piombato in mare: muso da cavallo, coda prensile, pinne bizzarre, punte che sbucano dal corpo. Non ha niente del comune pesce.” “Ah...sì, mi piace fare scarabocchi sovra pensiero. Non avevo nessun particolare interesse verso il cavalluccio: me lo stai facendo scoprire ora tu.” “Dev'essere quell'elettrone...” “Che cosa?” “Oh scusa, una mia fantasia... immaginavo che eravamo due atomi con un elettrone in comune che girava e ad ogni passaggio scambiava qualcosa di noi.” “Che idea romantica.” “Ci vediamo domani?” “Stessa sala, stesso libro?” “Potremmo anche cambiare posto...mi piacerebbe farti ascoltare una cantante. Una passeggiata al parco?” “Oh sì, mi piace la natura e la musica.” Giacomo passò le cuffiette a Marta che rimase concentrata ad ascoltare. “Che voce struggente!” “Eh sì, come la sua vita.” “Come si chiama?” “Billie Holiday!” Dopo qualche pezzo... “Ora ti faccio ascoltare qualcosa di più allegro!” Marta riconsegnò le cuffiette a Giacomo che rimase sbalordito. “Senti che ritmo!” -Esclamò la ragazza mentre muoveva dei passi- Dai, seguimi: Uno, dos, tres, cuatro...” Prese per mano Giacomo, che a fatica e in modo impacciato, provava a seguire. “Credo che l'elettrone si sia spostato da te, ed è molto salterino!” Commentò il ragazzo. L'indomani... Di nuovo insieme in biblioteca: Marta di fronte alla pagina del capitolo su Newton e Giacomo a leggere Kant. “Così potremo confrontarci e dare la nostra opinione su entrambi!” Concluse Giacomo. “Ma la mela che è caduta, se la sarà mangiata?” Chiese Marta. “Secondo me, sì. Le vitamine aiutano a sviluppare il cervello, anche se lui, non credo che ne avesse bisogno.”
  2. Kasimiro

    Click

    CLICK “Mi ricordo di quando sono nato e nuotavo nella pancia come un pesce.” “Come un pesce?” “Certo, sguazzavo nel liquido amniotico, protetto, caldo, coccolato nel dolce brodo; fosse per me sarei rimasto sempre lì. Invece...” “Invece?” “Mi è toccato uscire e fare i compiti, il bagno, mangiare i piselli e i broccoletti!” “C'è di peggio!” “E' vero! Morire di fame e malattie e non raggiungere il primo anno di vita.” “Esatto! E poi c'è l'universo che sta in mezzo: avere tutto e star male o al contrario, non avere niente ed essere felici.” “O non avere niente ed essere disperati: come me.” “Ma come? Hai tutto quello che vuoi!” “Stavo così bene al caldo...perché son dovuto uscire...” “Perché è la vita! E bisogna godersela!” “Hai ragione! Ti fermi a cena?” “Volentieri.” “Avanza sempre una zuppa di cavolo.” “Ah! Veramente... mi son ricordato che stasera partecipo ad un'uscita con il circolo fotografico, per degli scatti al tramonto alla chiesa di San Frediano.” “Non sapevo che fossi appassionato di fotografia.” “Eh sì! È nato tutto per caso, da una fototessera.” “In che senso?” “Ero andato in una cabina per fare delle foto per un documento e mi è scattato qualcosa: osservavo la mia immagine in quel piccolo formato e mi è venuta voglia di fare fototessere ai miei ricordi.” “Eh?” “Sì! Documentare passaggi importanti della mia vita: il gatto, l'ultimo libro, la rosa in giardino, la scatola di mais, il pesce rosso, la chitarra, il ragno nella stanza, i calzini con le palme, il panino al formaggio, la luna, un frame del mio film preferito, il gufetto di peluche.” “Io fotograferei l'ecografia della pancia di mia mamma, e basta!” “Senti, ti ho detto una bugia... alla chiesa al tramonto, ci andiamo domani.” “Lo so.” “E non mi dici niente!” “No, e in realtà, stasera, non c'è la zuppa di cavolo.” “E me lo dici così! Ti cucino io qualcosa di speciale da farti passare la voglia di ritornare nella placenta.” “Se lo dici tu.” “Vieni, è arrivato il momento della prossima fototessera, mettiamoci vicini...” 1, 2, 3... CLICK
  3. Kasimiro

    I due pensieri

    I due pensieri Marcello e Piero stavano uno di fronte all'altro, ognuno assorto nei propri pensieri. Ogni tanto i loro sguardi si incrociavano e Marcello, incuriosito, si domandava a cosa pensasse il suo amico: “Magari pensa a cosa farà da grande.” -si chiese- “Io vorrei essere un alieno. Sì, una creatura di un altro pianeta!” Continuava tra sé Marcello. Magari, Piero, pensava a cosa avrebbe voluto mangiare stasera, oppure al papà che non vedeva da tanto. Alle vacanze al mare o al Natale. Forse pensava a cosa lo aspettava domani o a quello che aveva fatto ieri. Al dente che gli faceva male o al gelato alla fragola. Alla solitudine o alla partita di pallone. Alla chitarra senza corde o ai brufoli in fronte. Oppure, non pensava a niente. Anche Piero, assorbito dalle sue riflessioni, con la mano che reggeva il mento, osservava Marcello e il suo silenzio con lo sguardo rivolto al cielo. Sentiva che c'era un'affinità tra loro. Fu in quel momento che le loro attività mentali si incontrarono: desiderare di essere extraterrestri. Aleggiavano nell'aria, i due pensieri, si sfioravano e ogni tanto si incrociavano. “Come vorresti essere come alieno?” Chiedeva il pensiero di Piero a quello di Marcello. “Non saprei...ma molto diverso da un umano: una forma informe, che sta sempre ferma e quando ha bisogno di camminare gli spuntano due gambe, di volare due ali e di nuotare due pinne; oppure...un mix dei miei animali preferiti: gufo, geco e canguro! E tu?” Chiese il pensiero di Marcello “Una violetta azzurra!” “Ma che alieno sarebbe?” “Un fiore marziano! che colonizza tutto il pianeta, te lo immagini?” Ribatté il pensiero di Piero. “Non saprei...diventerebbe nauseante un profumo perenne di violetta! E poi, perché azzurra? La violetta è violetta!” “Perché è una violetta marziana! E l'azzurro è il mio colore preferito, e sarebbe bello profumasse anche di rosa!” “Non riesco a comprenderti!” “I marziani possono fare o essere qualunque cosa!” “Anche i pensieri!” “E allora andiamo!” lo incitò il pensiero di Piero. “Sono stanco.” “Ma come!” “Sono stanco.” “Anch'io sono stanco, ma lo vogliamo colonizzare il mondo con le violette?” “Sono stanco.” Proseguì il pensiero di Marcello. “Ho capito, va bene, lo colonizziamo domani.” Rispose il pensiero di Piero. “Sì, domani.” E così dopo quell'incontro fortuito, i due pensieri si allontanarono e continuarono a fluttuare ognuno per conto proprio. I due rimasero lì, uno di fronte all'altro... … e Marcello non si domandò più a cosa pensasse Piero.
  4. Kasimiro

    La foglia

    Commento MI 128] Storia del professor De Grandi, il più grande genio di tutti i tempi Da Edu, 9 giugno in Racconti La foglia C'era una foglia sempreverde, attaccata al suo solido ramo. Non c'era stagione che la scalfiva, né grandine o bufera. Era stabile, bella e lucida, sempre appesa. Di fianco c'era un altro albero, lo avevano portato con un camion, tutto impacchettato. Avevano fatto una grande fossa ed eretto lì, vicino al sempreverde. Le foglie dei due erano molto simili ma differivano sensibilmente dal tronco: uno più grosso e rugoso, l'altro esile e liscio. I due alberi erano così vicini che le chiome si compenetravano. Era primavera, erano rigogliosi, molto simili tra loro, tanto che le loro foglie non si distinguevano le une dalle altre. Sembravano della stessa specie. La foglia sempreverde era in ottima compagnia, amava stare insieme alle altre. Ce n'era una, che presa dallo slancio della crescita gli si era appoggiata sopra: “Oh! scusa l'invadenza” disse. “No, anzi, mi piace il contatto, e poi... sei leggerissima!” “Sono nata da pochi giorni.” “Posso fare qualcosa per te?” “Già sostenermi mi dà sicurezza, posso rimanere qui?” “Certo, sono dura e coriacea e ho più di cinquantanni, ti proteggerò. Da queste parti l'inverno è molto rigido.” La neonata foglia rimase in silenzio. “Tutto bene? Ho detto qualcosa che non va?” “Assolutamente no, sei molto gentile. E' che... d'inverno, io non ci sono più!” “Come?” “Mi stacco dal ramo e divento concime per la terra”. “Oh!” “Niente di male, ritorno in primavera più bella e più forte. Il nostro albero d'inverno soffre il freddo e la carenza di luce. Per non disperdere troppe energie nel dare nutrimento a tutte le foglie, va in una specie di letargo. Noi ci sacrifichiamo volentieri cedendo la nostra clorofilla, di cui ha bisogno per sopravvivere. “Quante cose sai per essere appena nata!” “Siamo un tutt'uno con la pianta, che ha molti, molti anni...” Le due foglie passarono uno splendido periodo una vicina all'altra, fino a quando la leggera fronda iniziò a cambiare colore: un verde più spento per poi passare ad un giallo sempre più intenso. “E' arrivata la mia ora!” disse la giovane foglia. Un colpo di vento... e si staccò, cadendo dolcemente poco distante. Lentamente tutte le altre la seguirono adagiandosi sul terreno. La grande foglia sempreverde le osservava, cercando di scorgere la sua amica mimetizzata in un tappeto caldo di fogliame. “Per una pianta longeva come me, un l'inverno non è poi così lungo!” Pensava. E rimase tranquilla ad aspettare una nuova primavera.
  5. Kikki

    Mesogea Edizioni

    Nome: Mesogea Edizioni Sito: http://www.mesogea.it/ Catalogo: http://www.mesogea.it/index.php/catalogo Modalità di invio dei manoscritti: http://www.mesogea.it/index.php/informazioni Distribuzione: http://www.mesogea.it/index.php/informazioni Facebook: https://www.facebook.com/edizionimesogea.mediterranee
  6. Giuseppe Nigretti

    Secop Edizioni

    Nome: Secop Edizioni Sito: http://www.secopedizioni.it/ Catalogo: link al Catalogo indicato sul sito Modalità di invio dei manoscritti: http://www.secopedizioni.it/mandaci-i-tuoi-lavori/ Distribuzione: non specificato Facebook: https://www.facebook.com/libreriasecopstore/
  7. franciesmorrone_scrittore

    Video-presentazione del mio libro!

    Carissimi lettori, vorrei con immenso piacere informarvi che Domenica 1 settembre ci sarà in anteprima assoluta la video-presentazione del mio romanzo d'esordio, Le decisioni della nostra vita. Il video sarà trasmesso in diretta a partire dalle 19.00, dopodiché sarà visibile in ogni piattaforma di streaming online (compreso youtube, facebook e instagram). Sinceramente, Francies M. Morrone
  8. Dragonbreath

    The Dragon Slayers Capitolo 0 ( parte 1)

    Buongiorno a tutti! Vi presento la prima parte del zeresimo capitolo del mio romanzo. Spero possa piacervi, mi raccomando scatenatevi con le critiche e i commenti Trama: In un mondo post-apocalittico l' umanità è stata decimata dai draghi, per fronteggiarli viene creata un' unità di guerrieri specializzati nell' uccidere i draghi, quest' unità prende il nome di dragon slayers. Questo capitolo è composta da una versione riveduta e corretta della bozza e da una parte nuova. Link alla bozza del capitolo: link al commento: CAPITOLO 0 Le guerre di Armònia 1 Gennaio 1142 P. I. – 20 Luglio 20 P. I. 1 Tanto tempo fa, nel continente di Armònia, vissero due razze in perenne conflitto da loro: gli Alv e i Draghi. Nel corso della storia queste due razze combatterono continuamente fino a causare una guerra che quasi distrusse il continente. La guerra si concluse con la sconfitta degli Alv che, prima di essere sterminati del tutto, crearono una nuova razza: gli umani. Per diversi secoli gli umani riuscirono a convivere pacificamente con i draghi, sfruttando la loro intelligenza crearono comunità in tutte quelle zone di Armònia nelle quali i draghi non potevano vivere. Nel 552 P. I. la maggior parte dell’umanità si riunì in una grande comunità: il sacro impero di Ilios. I regnanti di questo impero, gli Iliosus, erano diretti discendenti degli Alv e avevano ricevuto dai loro avi una missione importantissima: sconfiggere i draghi e ricacciarli nel loro luogo d’origine: L’Ade, una piccola isola all’ estremo est di Armònia. 1 P. I. = prima della caduta di Ilios / D. I. dopo la caduta di Ilios 2 Gli Alv avevano un grande potere magico, al contrario pochi umani possono usare la magia 25 Luglio 20 P. I. 12:34 Sala del trono Due uomini camminano velocemente in un lungo e silenzioso corridoio, indossano entrambi un’armatura rosso sangue e portano una spada al fianco sinistro, i due parlano tra loro: << Sei sicuro che il re sia qui, Cardok? >> << Sicurissimo >> rispose l’altro, << oggi è quel giorno quindi sicuramente sarà nella sala del trono a sbrigare i suoi affari >> << da quando è diventato re ogni giorno è quel giorno >> << Caro Kyros, sai che non dovresti criticare sua maestà, se glielo dicessi ti farebbe decapitare… Non che questo sia un problema dato che la testa ti è inutile >> disse Cardok in tono beffardo. << Se non la smetti di fare il simpaticone ti taglio la lingua >> rispose Kyros. << Libero di provarci >> I due arrivano d’avanti ad un enorme portone in legno massiccio, oltre il quale è possibile udire delle persone urlare e dei colpi di frusta. Spalancano il portone e si ritrovano in un’immensa stanza, le cui pareti sono coperte da arazzi raffiguranti dei guerrieri che sconfiggono e decapitano un drago. A terra è presente un tappeto rosso di seta che si estende per tutta la stanza; In fondo alla stanza c’è un trono in oro massiccio sul quale è seduto un uomo con barba e capelli castani e folti; D’avanti al trono c’è una schiera di persone nude con dei profondi tagli sulla schiena, tra di loro ci sono anche dei bambini; Di fianco al trono ci sono due balestrieri disgustati dalla scena alla quale stanno assistendo. Cardok esordì: << Saluti vostra altezza, se non le è di troppo disturbo le dispiacerebbe concederci la sua attenzione? >> era udibile chiaramente disprezzo nelle sue parole. Il re li guardò e disse << cosa volete generali? Non mi pare di avervi convocati >> e continuò a scoccare la sua frusta. Kyros disse << abbiamo riunto tutti e 100 i maghi, pensavamo che le avrebbe fatto piacere saperlo >> Il re disse con aria perplessa: << la riunione era oggi? Me ne ero dimenticato >> detto ciò si alzò e fece cenno ai balestrieri di fare fuoco sulla schiera di persone disposte d’avanti al trono; Dopodiché disse: << Voi due mi farete da scorta mentre andiamo>> << sissignore >> dissero i due all’unisono senza entusiasmo. Il re amava passeggiare per la città, la considerava il suo più grande orgoglio. Ogni volta che usciva rimaneva estasiato dalla bellezza dei bellissimi monumenti: La torre di Draconia, i giardini pensili, il porto che ospitava la più grande flotta del mondo, la piramide d’oro: tomba della famiglia reale, il fiume Astreaus che con le sue diramazioni portava acqua in tutta la città, le imponenti mura realizzate in roccia e diamante. Tutte questi monumenti si trovavano nella parte alta della città dove vivevano solo la famiglia reale e i soldati, ma il re amava comunque anche la parte bassa della città con le sue casette rustiche e i campi dorati di grano. In maniera particolare il re amava la torre di Draconia che era il palazzo reale, sulla sommità di questa torre era posto un gigantesco braciere che serviva per i rituali religiosi e magici. Era una soleggiata mattina di luglio, faceva molto caldo e i bambini erano fuori a giocare nei bellissimi giardini del palazzo reale, due bambine schizzarono accidentalmente il re con del fango: << C-ci scusi vostra ma-maestà >> dissero le bambine sinceramente dispiaciute Il re le guardo amorevolmente e disse: << non preoccupatevi bambine >> e riprese a camminare, subito dopo averle superate disse: << Cardok, ammazzale. >> Cardok estrasse la spada e si scagliò sulle bambine che non emisero un suono, gocce di sangue volarono ovunque. << Ottimo lavoro, procediamo >> disse il re Cardok tornò in fila, serrando il pugno per nascondere il taglio sulla mano. 13:00 Sala principale della piramide d’oro Un centinaio di persone incappucciate si trovano ammassate in una gigantesca sala riempita di tombe, bisbigliano tra loro: << il re sta tardando ad arrivare” << se non viene ci fa un favore >> << cosa vorrà da noi? >> << siete impazziti? Se il re arrivasse all’improvviso e ci sentisse ci decapiterebbe tutti >> << fate silenzio sento dei passi >> Il trio entrò nella sala, ora regnava il silenzio più assoluto. Il re parlò: << buongiorno miei carissimi maghi! Oggi vi ho convocati qui per discutere i dettagli del piano per sterminare i draghi >> I maghi erano esterrefatti dalle parole che stavano ascoltando << Cardok illustra il piano ai nostri ospiti >> << Agli ordini >> disse Cardok << Il piano escogitato da re è molto semplice: una volta ogni cento anni i draghi si riuniscono nel deserto di Phoenix per il rituale di accoppiamento, li attireremo nella città di Eos dopodiché, grazie ad Emprismos3, li uccideremo tutti con un colpo solo. >> << ma è scemo!? Crede veramente che possa funzionare? >> disse uno dei maghi bisbigliando. Un secondo dopo era a terra, morto, con un coltello conficcato in testa. << Qualcun altro ha da ridire sul mio piano? >> disse il re << Se posso permettermi >> disse Archos, capo dei maghi <<non le pare che il suo piano sia troppo semplicistico? Sappiamo che gli Alv tentarono la stessa cosa e fallirono miseramente >> << Gli Alv cercarono di sconfiggere i draghi neri che, per nostra fortuna, si sono estinti. I draghi di fuoco sono estremamente più deboli e meno resistenti dei draghi neri >> rispose Cardok << Come la nostra magia è incredibilmente più debole rispetto a quella degli Alv >> rispose Archos con disappunto << Se ci dovessimo rifiutare cosa fareste? >> 3 Emprismos è un incantesimo che genera una fiammata capace di incenerire qualsiasi cosa. << Sai benissimo la risposta, finireste a fare compagnia ai ribelli che ho giustiziato mezz’ora fa >> rispose il re con un sorriso maligno. I maghi erano rassegnati, non erano in grado di tener testa ad un generale, figuriamoci due contemporaneamente << se non avete altre domande, potete andare, partirete domani alle cinque del mattino, i generali Raker e Kyros vi accompagneranno >> Nel giro di un minuto la sala si era svuotata, erano rimasti solo Cardok e i il re. << Per quanto riguarda l’altra questione Cardok, dì a Ryfus di partire subito >>. << Come desiderate vostra maestà. >>
  9. Vincibosco

    Pelledoca

    Nome: Pelledoca Editore Generi trattati: noir, thriller, horror per ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: non specificato Distribuzione: A.L.I agenzia libraria international Sito: http://pelledocaeditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pelledocaeditore
  10. lauram

    E io ci sto

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/39856-mi-116-nero-in-casa/?do=findComment&amp;comment=755819https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/42789-la-sesta-cateratta/?do=findComment&amp;comment=755810 La strada per l’alimentari Rino la conosce bene. Ha dieci anni ed è da quando ne ha nove che fa le commissioni. Le sue mani sono impegnate, una è al caldo nella manica lunga della giacca, l’altra invece strige le diecimila lire nella tasca dei pantaloni. Anche il suo cervello è indaffarato a smistare i pensieri, una piccola parte ripassa la lista della spesa e la restante sogna a occhi aperti: la speranza di un resto sostanzioso che stavolta Rino non deve riconsegnare alla mamma, e che può spendere per sé, lo rende un guerriero di strada. Cammina senza paure, si dimentica del barbone che quando sbuca da dietro l’angolo gli fa prendere i colpi; non si preoccupa degli adolescenti scemi al bar che lanciano petardi ai ragazzini come lui, e si scorda addirittura del cane che ringhia rabbioso quando passa vicino al suo cancello. Sembra che anche la sciarpa che indossa lo vesta da eroe, le due estremità svolazzano alle sue spalle come un mantello. Rino ha paura solo di una cosa in quel momento: di perdere la banconota. Per respirare infatti, abbassa la sciarpa con la lingua che lo copre fino al naso, e ingoia i peli del tessuto pur di non lasciare la presa dal denaro. La paura di smarrire le proprie cose si era insinuata in lui fin da piccolo. In occasione delle gite scolastiche a teatro, Rino non toglieva mai il giacchetto. La possibilità remota di poterlo dimenticare sulla poltrona era la stessa possibilità di riuscire a toglierselo al primo tentativo: la chiusura lampo era difettosa. La mamma del bambino più grande vicino di casa, lo aveva passato alla sua che lo aveva passato a lui con un “ti sta benissimo” pieno di sorrisi. E Rino imparò a sfilarselo come un maglione. L’unica cerniera che riusciva a chiudere con facilità era quella dell’astuccio, vuoto per due terzi. Come tutti, lasciava l’occorrente sul banco e con la confusione della ricreazione, quello che prima era in un punto, poco dopo non c’era più e, addio matita, addio gomma e addio replay rossa. E Rino si arrangiava con quello che gli rimaneva. Calcava o meno lo stesso pastello sul foglio per creare tonalità diverse e usava la matita da disegno con la graffite grigia per colorare il cielo; nelle sue creazioni le nuvole non mancavano mai anche se doveva rappresentare la primavera. Rino sapeva che le richieste che esordivano con il “mi compri” rabbuiavano lo sguardo della mamma, come un sipario calavano il buio su tutto il suo volto, e quando rispondeva”aspetta Natale”o”a fine mese”, si distendevano anche le pieghe del suo sorriso. Rino che desiderava una mamma sempre allegra aveva imparato a non esprimere più i suoi desideri: per accontentare lei, si accontentava lui. In realtà erano poche le volte che la vedeva arrabbiata: quando le si rompevano le calze appena comprate e quando le macchie delle tintura per capelli non si toglievano dalla vasca da bagno. “Mamma tu sei vecchia?” le chiedeva quando la ricrescita dei capelli bianchi superava il nero di quelli tinti. “No, mamma è giovane” diceva, e lui ne era contento. Rino ora passa davanti al negozio di fiori. Potrei comprare una rosa con il resto, dice tra sé e sé pensando alla mamma; ma subito dopo cambia idea e riprende a far girare nel suo cervello il pensiero fisso che da ieri mattina gli occupa la testa. Il giorno prima nell’atrio della scuola, un ragazzo distribuiva gli album dei calciatori, era circondato dalle braccia tese dei bambini che lo imploravano. Rino si mostrava indifferente, ma quando si accorse che nessun amichetto tirava fuori i soldi per comprarlo, s’illuminò in volto. Con lo zaino che gli traballava a destra e a sinistra mentre correva, raggiunse la mamma che parlava con le altre mamme. “L’album lo danno gratis” le disse felice. Da che aveva memoria, Rino sapeva che ogni cosa si otteneva con i sacrifici, quest’ultima parola lo portava a pensava al sudore e alle schiene piagate degli schiavi. La mamma non lavorava, sudava solo quando insaponava lui e il fratellino insieme nella vasca. Il papà non era un bracciante nei campi di cotone, ma guidava gli autobus e sudava sempre. Sulla camicia del padre, Rino notava infatti i segni del caldo, non solo sotto le ascelle, ma anche in una striscia verticale lunga tutta la schiena; a Rino ricordava la gola di ghiaccio che si forma tra due montagne, forse tra le scapole del padre, il suo pensiero involontario per rinfrescarlo. “Puoi prenderlo” disse la mamma. Rino, rosso in viso per la corsa, rimase ad aspettare il suo momento. Di album ce ne erano ancora tanti nella scatola, era solo questione di attimi. “Tieni” gli disse il ragazzo. Esaltato, si dimenticò di ringraziare e sollevò in aria il suo trofeo. Anche lui, come gli altri. “Guarda mamma, ce ne sono due dentro”, disse facendole vedere i pacchetti di figurine. “Lo prendo io ora. A casa, dopo scuola lo scarti.” L’accordo tacito degli occhi della mamma rassicurò Rino. Gli avrebbe comprato quattro pacchetti di figurine solo il lunedì, come aveva fatto lo scorso anno con l’album degli animali. Tra le pagine i pochi animali attaccati soffrivano di solitudine, intorno a loro c’erano solo i numeri dei tanti spazi vuoti. A boccheggiare nell’album stava il regno dei pesci, in mezzo al foglio quattro figurine dovevano comporre lo squalo bianco. Rino ne aveva attaccata una sola in cui si vedeva un misero pezzo di branchia, ci aveva messo tutta la fantasia per cercare di risalire nella mente a come poteva essere la figura completa del predatore, finché rinunciò e smise di sfogliare l’album a cui teneva tanto. Quel giorno durante le lezioni i libri di testo avevano un buon profumo, lo stesso dell’album che tra poche ore avrebbe scartato. Nella corsa a completarlo si partiva tutti uguali, non c’era il più veloce o chi aveva più amici o chi aveva la merendina o chi invece gliela preparava la mamma in casa: stesso era il punto di partenza per tutti, un album e due pacchetti. Al termine della scuola, Rino tornava a casa da solo. Si metteva vicino a un adulto per attraversare la strada e non correre il rischio così di essere investito; da quale parte guardare se prima a destra e poi a sinistra o viceversa, non gli era ancora entrato in testa. Dopo il tabacchi, c’era l’edicola. Marco, Luca e Filippo erano lì con le madri. La corsa non era ancora iniziata che già Rino si sentì squalificato in partenza. Quanti pacchetti hanno in mano? Tanti, pensò. Lo zaino gli si era fatto pesante d’un tratto, e con le spalle chine, tornò a casa. “Ciao amore, come è andata a scuola?” chiese la mamma, che gli aprì la porta con Leo in braccio. “Bene” rispose lui. “Dov’è il mio album?” “È sul tavolo della cucina.” Finalmente il momento era arrivato. Rino posò lo zaino all’ingresso e il giacchetto sulla sedia. Il fratellino, sceso dalle braccia della mamma lo seguì in cucina. Mentre la mamma preparava pane e olio per merenda, Rino sotto gli occhi curiosi di Leo iniziò a scartare. Il segno sul bordo si vedeva appena, bastava tirare da lì e non si sarebbe corso il rischio di strappare le figurine all’interno. Era impossibile trovare doppioni con solo due pacchetti, di questo ne era convinto. Una botta di fortuna, pensò: la sua prima figurina, uno scudetto. Ed è di quelle senza i contorni squadrati, una di quelle rare. Lo avrebbe raccontato agli amici: “Io ho la numero 45” “E io ho finito l’album”, “anche io”,“io pure…” Mancava poco a lunedì, altri tre giorni e lo avrebbe riempito un po’di più. Quel sabato mattina non c’era scuola. Rino sentiva trafficare in cucina. “Scusa amore, ti abbiamo svegliato?” gli disse la mamma vedendolo arrivare. Leo era sporco di farina, come tutto il tavolo. Vicino alla cesta della frutta c’era il suo album messo per verticale come un quadro da ammirare: un attaccante nel momento di calciare, i cui muscoli uscivano dai calzoncini gialli in tutta la loro potenza. Gol. “Che fate?” chiese Rino. “I biscotti, oggi è il compleanno di papà. E questo sarà il nostro regalo.” Leo, aveva la sua porzione di frolla che modellava sul tavolo, parte la schiacciava sul legno e parte se la spalmava in faccia. In mezzo ai pastrocchi della cucina, la mamma canticchiava. La donna non si preoccupava mai del disordine, lasciava sempre che i figli giocassero:“Fate. Divertitevi” erano le sue parole quando li riforniva di materiale riciclato. Passava tanto tempo con loro dimenticandosi a volte delle faccende di casa. “Non importa, metti la felpa sopra”, diceva a Rino quando si accorgeva di non avergli stirato il grembiule. Era sbadata, ma non per il loro sviluppo creativo. In cucina adesso, anche Rino aveva iniziato a impiastricciare. “E ora, mettiamoci sopra queste” dalla credenza la mamma tirò fuori le gocce di cioccolato. “Un po’ a te e un po’ a te” disse la donna facendo due mucchietti identici. Leo trafiggeva la frolla con le gocce, Rino più delicato la decorava creando faccine con occhi, naso e bocca. “Guarda mamma” diceva mostrandole il suo biscotto. “Che bello” rispondeva la donna, ammirandolo neanche fosse un’opera d’arte. Con un solo dito, per non sporcare di farina l’intero sportello, la mamma aprì il frigorifero. “Lo sapevo io, è finito. Ho ancora impasto e mi serve il latte per fare altri biscotti.” Rino aveva capito l’antifona. Era ancora in pigiama, si stava divertendo e voleva vedere la televisione. “Amore, ci vai tu a comprarlo?” Come si fa tra fidanzati la mamma faceva le boccucce al figlio. “Ma mamma… ” “Amore scusa. Hai ragione, ma non farmi uscire, devo ancora rifare i letti e lavare Leo.” Rino aveva il broncio. La mattina a casa gli piaceva troppo. Faceva tempo pieno a scuola e il pomeriggio non c’era mai il sole che c’era le prime ore del giorno, quello che ti riempiva di buoni propositi: riposare, rimanere in pigiama e giocare. Il malcontento di Rino gli si leggeva in faccia, la mamma capì e si giocò la sua carta. “Con il resto, ti compri le figurine.” La frase aprì la porta di casa come l’apriti sesamo. Poco dopo Rino aveva la banconota in tasca e ripeteva la lista della spesa: latte, pane e prosciutto cotto. Dalla testa di Rino, volano numeri, non è bravo in matematica ma alcuni calcoli li sa fare bene. Se mi avanzano quattromila lire sono otto pacchetti, se me ne avanzano tre sono sei, da aggiungersi a quelli di lunedì, Rino sorride da sotto la sciarpa e intanto è arrivato all’alimentari. Scansa le strisce di velluto che cadono giù dalla porta d’ingresso e entra. L’odore del legno delle pareti ha assorbito negli anni il profumo del grasso dei prosciutti, insieme a quello delle farine incastrate negli spigoli nascosti. Al banco del pane Giorgio gli sorride. “Allora, come va a scuola?” “Bene”. “Bravo. Che ti do?” “Due panini per favore”. Rino prende la bustina del pane sopra il bancone e legge l’importo sull’etichetta, 580 lire. “Ti serve qualcosa di là?” chiede Giorgio per sapere se deve spostarsi al banco degli affettati “Sì.” In gastronomia l’uomo taglia due etti di prosciutto cotto, quando finisce di arrotolarlo nella carta, consegna il pacchetto a Rino. Sull’etichetta c’è scritto 4280 lire. Ora manca da prendere solo il latte. “Cerca quello con la scadenza più in là” Rino sente la voce della mamma nella testa e, obbediente va a pescare nel frigo la bottiglia messa in fondo. Manca il prezzo, sul bancone non c’è scritto e lui il latte non si ricorda proprio quanto costa. Rino va in cassa per pagare. Con una mano in tasca controlla la banconota, con l’altra si tiene i prodotti contro il torace e si aiuta con il mento a non farli cadere. Ha due persone davanti, e un po’di tempo per fare i conti. 4380+580 e il latte. Quanto costa il latte? poco, spera. “Ciao Rino” “Ciao” risponde timido mentre si libera della merce che cade sul ripiano. “Scusa”. “Non importa”, gli sorride Sara, la figlia del proprietario. Le dita della ragazza digitano veloci i prezzi sulla cassa. “Sono 6960 lire”. A Rino s’illuminano gli occhi. Ripete nella mente per due volte l’importo da pagare per essere sicuro di aver fatto bene i conti, e poi tira fuori il denaro umidiccio di sudore e paga. Questa stessa mano tra poco stringerà nella tasca tre banconote da mille e poi sei pacchetti di figurine, pensa soddisfatto e lascia andare il sorriso. “Ah” dice all’improvviso Sara tirando fuori da un cassetto un’agendina. “Ci sono 1980 lire da saldare di ieri. Puoi dire a casa che è tutto ok.” I segni orizzontali della penna rossa che cancella il nome di sua mamma sul foglio, sono squarci sul corpo di Rino. Un calore improvviso gli si riversa addosso in una secchiata d’acqua bollente che lo bagna fino alle ginocchia. Dalle guance in su Rino diventa rosso, sente caldo e non è solo colpa della sciarpa. Mette nella tasca il resto: mille lire e due golia. È poca roba, non merita di essere protetta dalla stretta della sua mano. Ed ecco che in strada ritornano le paure. Ad ogni suo passo la bolla d’aria del latte nella bottiglia sale e poi riscende, sembra lo stomaco di Rino che singulta il fiato ogni volta che cambia la visuale della strada. Rino vede il bar in lontananza. Meno male, pensa, non c’è nessun ragazzo seduto ai tavolini. Continua a guardarsi intorno e allunga il passo nella speranza di non incontrare il barbone con i denti gialli. Poi la vede, l’edicola. Eccola, pensa. “Venti pacchetti” chiede il ragazzino prima di lui. “Uno, due tre …” l’edicolante glieli conta davanti, poi il ragazzo li prende e si allontana. Con due mani non riesce a contenerli tutti e uno cade a terra vicino a Rino. Il ragazzo non si accorge di niente. Nella sua confezione gialla, il pacchetto di figurine risalta sull’asfalto. Rino si sente ancora più accaldato. Tiene la busta della spesa con una mano e lo raccoglie con l’altra. Il ragazzo prima di me ha speso diecimila lire in un solo colpo, e io nella tasca ha solo due monete, pensa Rino. Sente con i polpastrelli lo spessore del pacchetto raccolto, perplesso se lo rigira tra le dita. E se dentro c’è uno scudetto? E se me lo mettessi in tasca? In fin dei conti l’ho trovato. “È mio”gli dice il ragazzo accortosi di averlo perso. Rino sobbalza “Stavo per dartelo...”gli dice, mentre le palpebre gli vanno a finire sotto la sciarpa. Durante la strada del ritorno, corre sul tratto di marciapiede in cui c’è la casa con l’alano, non vuole sentirsi abbaiare nelle orecchie. Rino è più veloce del cane, che si mette a ringhiare quando lui ormai ha superato d’un pezzo il suo cancello. Sale le scale di casa ed è tutto sudato, il profumo che si sente è buonissimo e Rino sa che proviene dal suo appartamento. “Grazie amore”, gli dice la mamma prendendogli la busta della spesa non appena rientrato. In cucina i biscotti sul tavolo, sono molto invitanti, la mamma ne ha già sfornato una prima teglia. “Ne puoi prendere uno” gli dice. E Rino obbedisce, ha la stessa espressione del biscotto che ha scelto, sorride, perché nei suoi due pacchetti anche stavolta non ha trovato nessun doppione. Tra poco sarebbero iniziati i cartoni, ma sul tavolo della cucina oltre al mattarello e agli stampi ora c’è anche il disordine di Rino. “Non ti preoccupare, sistemo io qui.” gli dice la mamma, vedendo il suo sguardo apprensivo sull’orologio. “Vieni” dice Rino al fratellino che gli gira intorno, e insieme vanno in soggiorno. Leo prende il telecomando per schiacciare il canale, ma è ancora piccolino e non ci riesce. Rino gli fa vedere come si fa e preme il tasto insieme a lui. “Che bravo” gli dice, e Leo che non parla ancora gli mostra in uno sguardo tutta la sua fierezza. Lo schermo s’illumina e anche i pensieri di Rino riprendono a girare, stavolta in un altro emisfero. Per lunedì non ho compiti da fare e manca anche la maestra, poi nel pomeriggio avrò i miei quattro pacchetti…ora che ci penso, ho anche due caramelle nella tasca, una per me e una per Leo. I pensieri di Rino sembrano lucette intermittenti che si accendono al ritmo delle note alte della sigla del cartone che sta per cominciare. Con le gambe incrociate sul morbido del divano, con Leo vicino che profuma ancora di burro e zucchero, Rino si sente bene. Il cartone è appena iniziato e anche i suoi pensieri ora si fermano a guardarlo insieme a lui.
  11. andrea werner mondazzi

    Atrani sulla Costa d'Amalfi

    Titolo: Atrani sulla Costa d'Amalfi: Racconto di un racconto - Epica in tre atti Autore: Andrea Werner Mondazzi Casa editrice: Amazon KDP ISBN versione cartacea: 1079720944 ASIN versione digitale: B07V5R3W6K Data di pubblicazione: 11 luglio 2019 Prezzo: versione cartacea 7 euro, versione digitale 4 euro Genere: Epica Popolare Pagine: 46 (versione cartacea) Quarta di copertina: “Una settimana, allora, trascorse intera senza che di barche come le loro al largo se ne tracciasse rotta. Furono strani sette giorni, di ormai acquisita biblica reminiscenza, giorni ancora oggi dai vecchi del paese raccontati quali aneddoti ai turisti che gli s’accostano in piazzetta: raccontati però come fossero giorni disegnati nel libro dell’Apocalisse”. Una terra le cui atmosfere, scorci e paesaggi ricorrono in dipinti ospitati da tre quarti delle pinacoteche del Vecchio Continente. Un racconto di epica popolare che richiama leggende secolari, sul cui tessuto è ricamato il volgere di un’epoca. Un registro a metà strada tra verismo e letteratura fantastica. Una narrazione che, a suon di testamenti e consegne spirituali di padre in figlio, si dispiega lungo tre generazioni. Opera prima di Andrea Werner Mondazzi, che è nato e vive a Roma. Autore tanto poco ortodosso da esordire con un genere agli antipodi rispetto a tutto ciò che negli anni ha accumulato nel cassetto dello scrittoio. Link all'acquisto: Versione digitale https://www.amazon.it/Atrani-sulla-Costa-dAmalfi-Racconto-ebook/dp/B07V5R3W6K/ Versione cartacea https://www.amazon.it/Atrani-sulla-Costa-dAmalfi-Racconto/dp/1079720944/
  12. asso78

    le fiabe di mirtilla

    Titolo: LE FIABE DI MIRTILLA Autore: simone guida Casa editrice: GIOVANELLI EDIZIONI ISBN: 978-88-3284-291-3 Data di pubblicazione 11/06/2019 Prezzo: 11,00 euro Genere: fiabe per bambini Caratteri: 108 pagine Quarta di copertina o estratto del libro: In una città imprecisata nel mondo della fantasia,vivono l’umana Marcella,una ragazza un po’ frivola e permalosa ma di buon cuore e la sua gatta tigrata Mirtilla che un mago buono ha dotato di poteri magici e due ali di farfalla. Mirtilla, come ogni gatto, ama tanto andarsene in giro, fare dispetti e combinare marachelle ma anche crearsi nuove amicizie e portare allegria ai suoi amici(umani e non) e aiutarli grazie ai suoi poteri magici; In ogni fiaba ci insegna che dagli altri si può sempre imparare qualcosa Link all'acquisto: https://www.giovanelliedizioni.it/le-fiabe-di-mirtilla.html https://www.giovanelliedizioni.it/libri.html
  13. Kikki

    Lo Stampatello

    Nome: Lo Stampatello Sito: http://lostampatello.it/ Catalogo: http://lostampatello.it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: http://lostampatello.it/contatti/ Distribuzione: http://lostampatello.it/contatti/ Facebook: https://www.facebook.com/LoStampatello Pubblicano a mezzo prevendita come dichiarano in questa pagina.
  14. Antipodes Casa Editrice

    Antipodes a "Una Marina di libri 2019"

    Fino a
    Antipodes a "Una Marina di libri 2019" Antipodes partecipa alla decima edizione de "Una Marina di libri 2019"!! Festival del libro Orto botanico dell'Università di Palermo 6-9 giugno 2019 6 giugno: ore 18 - 24 (INGRESSO GRATUITO) 7 giugno: ore 10 - 14 e 16.30 - 24 8 giugno: ore 10 - 14 e 16.30 - 24 9 giugno: ore 10 - 24
  15. Pinnacoli's

    Lo sguardo soporifero

    Tanto tempo fa, in una terra lontana lontana esisteva un grande deserto con dune alte alte. La siccità era l’ultimo dei problemi di quella vasta regione perché un male affliggeva il regno del Sultano: i suoi sudditi riposavano per giorni senza destarsi, finché il ciambellano scoprì il colpevole di questa piaga. Un beduino-senza-cammello vagava per il deserto e il suo sguardo penetrante addormentava le persone in pochissimi granelli di clessidra. Ma il Sultano era cocciuto e marciò con il suo potentissimo esercito per arrestare e fermare questo sortilegio. Ma il Sultano non sapeva di essere cocciuto, quindi lui e i suoi guerrieri, quando lo incontrarono, si addormentarono in un sonno infinito. In una duna molto bassa però, c’era un piccolo villaggio di commercianti, e fra questi, un giovanotto bellissimo ma povero, decise di viaggiare e cercare fortuna oltre il vasto deserto. <<Come troverai la fortuna se non hai nulla di cui commerciare?>> gli chiesero. <<L’unica cosa che possiedo, è questo specchio. Lo venderò alla più bella principessa o regina che incontrerò nel mio cammino. Ecco, in questo modo io diventerò ricco e finché non ci riuscirò metterò una benda sugli occhi per non guardarmi indietro.>> e così fece e anche le persone lo lasciarono fare. Un giorno, mentre il giovanotto camminava scalzo, sentì sotto i suoi piedi del ferro. <<Strano>> disse fra sé, aveva forse superato il deserto? Si chiese, ma in un attimo urtò una persona e ruzzolarono entrambi nella sabbia. <<Stai attento!>>, disse il giovanotto <<Non vedi che non vedo? Dove mi trovo?>> <<Togli la benda e lo saprai tu stesso. Hai superato il deserto e ora sei nel regno del ferro. Benvenuto io sono il sovrano di queste terre>> mentì lo sconosciuto. Il giovanotto, convinto di trovarsi al cospetto di un Re, tolse la benda, ma essendo povero di conio e di galateo, non lo guardò e ne si inchinò come fanno tutti i sudditi presentando direttamente lo specchio: <<Maestà, chi bello vuole apparire, il proprio riflesso deve scoprire.>> E così il beduino ammirò la sua bellezza ma subito dopo cadde addormentato per mezzo del suo stesso potere, mentre il Sultano, l’esercito e il regno si svegliarono dal sortilegio, acclamando il giovanotto come un eroe, tanto da ricompensarlo concedendogli il titolo di Emiro. E così il giovanotto divenne ricco, Il Sultano più saggio e il regno felice e contento.
  16. SarahJones

    il Convivio Editore

    Nome: Il Convivo Editore Generi trattati: libri per ragazzi, narrativa, poesia, saggistica, testi teatrali Modalità di invio dei manoscritti: ilconvivioeditore@gmail.com Distribuzione: http://www.ilconvivioeditore.com/ Sito: http://www.ilconvivioeditore.com/ Facebook: https://www.facebook.com/Il-Convivio-Editore-899500813527253/
  17. Kikki

    Nube Ocho edizioni

    Nome: Nube Ocho edizioni Sito: http://nubeocho.com/index.php/it/ Catalogo: http://nubeocho.com/index.php/it/catalogo-ita Modalità di invio dei manoscritti: http://nubeocho.com/index.php/it/contatto-ita Distribuzione: http://nubeocho.com/index.php/it/distrib-ita Facebook: https://www.facebook.com/nubeochoitalia/
  18. Kikki

    Fulmino edizioni

    Nome: Fulmino edizioni Sito: https://sites.google.com/site/ludotecadelleparole/home Catalogo: https://sites.google.com/site/ludotecadelleparole/fulmino-edizioni/pubblicazioni Modalità di invio dei manoscritti: edizioni@fulmino.it Ivana Lombardini https://sites.google.com/site/ludotecadelleparole/contatti Distribuzione: non specificato Facebook: assente
  19. Kikki

    Edizioni Primavera

    Nome: Edizioni Primavera Sito: http://www.edizioniprimavera.com/ Catalogo: http://www.edizioniprimavera.com/catalogo-2/ Modalità di invio dei manoscritti: http://www.edizioniprimavera.com/contatti/ Distribuzione: non specificato Facebook: https://www.facebook.com/edizioniprimavera/
  20. Kikki

    Fatatrac

    Nome: Fatatrac Sito: http://www.fatatrac.it/?pag=home Catalogo: http://www.fatatrac.it/collane.asp?pag=catalogo&amp;Lingua=IT&amp;idCat=1&amp;div=1 Modalità di invio dei manoscritti: http://www.fatatrac.it/casa_editrice.asp?pag=casa_editrice Distribuzione: http://www.fatatrac.it/condizioni.asp?pag=condizioni Facebook: https://www.facebook.com/fatatrac/ La casa editrice è un marchio di Edizioni del Borgo, che a sua volta è una partecipata di Giunti
  21. Kikki

    Edizioni del Borgo

    Nome: Edizioni del Borgo Sito: http://www.edizionidelborgo.com/?pag=home Catalogo: http://www.edizionidelborgo.com/download.asp?pag=catalogo Modalità di invio dei manoscritti: http://www.edizionidelborgo.com/contatti.asp?pag=contatti Distribuzione: http://www.edizionidelborgo.com/distribuzione.asp?pag=distribuzione Facebook: assente Edizioni del Borgo è partecipata da Giunti ed è la casa editrice madre del marchio Fatatrac.
  22. Kikki

    Vanvere Edizioni

    Nome: Vanvere Edizioni Sito: http://www.vanveredizioni.com/ Catalogo: http://www.vanveredizioni.com/index.php/pubblicazioni.html Modalità di invio dei manoscritti: http://www.vanveredizioni.com/index.php/contatti.html Distribuzione: "non specificato" Facebook: "assente"
  23. Kikki

    Kalandraka

    Nome: Kalandraka Generi trattati: infanzia, cartonati, illustrati Modalità di invio dei manoscritti: non specificato. La responsabile di Kalandraka Italia è Lola Barcelò Morte che risponde a info@kalandraka.it Distribuzione: http://www.kalandraka.com/it/distribuzione/ Sito: http://www.kalandraka.com/it/novita/ Facebook: https://www.facebook.com/pages/Kalandraka-Italia/313708361972852
  24. mina99

    Raminga [MI 124 - Fuori concorso]

    Veronica uscì da scuola ridendo, la cartella rosa che le saltava sulla schiena e la gonna bianca che danzava al vento. Salutò le amiche e andò verso il parcheggio, dove i genitori aspettavano i figli. Si guardò attorno, in cerca dell’auto di suo papà, e camminò un breve tratto senza trovarla. Quando passò accanto a un Suv nero il finestrino si abbassò. Veronica rabbrividì e fece per tirare dritto, ma una voce la fermò. «Aspetta! Sono un’amica di tuo papà.» Veronica si voltò, sospetta, e vide chi aveva parlato. Al volante del Suv c’era una donna con gli occhiali da sole che le sorrideva. Aveva una giacca di pelle scura e portava i capelli, biondi, tagliati corti. Ciò che colpì Veronica fu una lunga cicatrice sulla guancia sinistra e sul naso. «Non ti ho mai vista», borbottò Veronica, senza comunque accennare ad andarsene. «Bene! Sei una bambina intelligente. Non preoccuparti, io e tuo papà siamo amici di vecchia data. Mi ha chiesto di passarti a prendere come favore personale.» Veronica annuì e si guardò brevemente intorno. Nessuno badava a loro. Decise di fidarsi della donna: qualcosa nei suoi modi era familiare. Andò a lasciare lo zaino nel bagagliaio e intanto ebbe l’idea di cercare se ci fosse qualcosa di sospetto: trovò solo una confezione di lattine di tè alla pesca (il suo preferito!). «Prendine pure una», le gridò la donna, come se le avesse letto il pensiero, «ma sbrigati». Cinque minuti dopo sfrecciavano a tutta velocità tra le stradine del paese. La donna aveva una rana grassa e verde appollaiata sulla spalla e Veronica la guardò con curiosità. «Lei è Kim», disse la donna. «Cra», disse Kim. «Dove stiamo andando? Questa non è la strada verso casa», disse Veronica con voce flebile. «Sei veramente una bimba intelligente!» La donna fece un sorriso raggiante, compiaciuta. «È tanto che ti tengo d’occhio, sai?» Avevano imboccato la strada che portava alla campagna. «Fammi scendere. Chi sei?» Veronica si era rannicchiata sul sedile, spaventata. «Solo una raminga. Non aver paura. Non di me.» Kim saltò in grembo a Veronica e lei fece un urlo acuto. La donna rise. «E neanche di Kim, non ti farà alcun male. Credo che le piaci, sai?» La strada correva dritta davanti al Suv e le ultime case si aprirono sull’aperta campagna, una distesa di giallo e oro. Il terreno iniziava a essere accidentato e intorno all’auto che sfrecciava forte si sollevavano nuvole di polvere. «Dove stiamo andando?», chiese ancora Veronica, mentre carezzava Kim. La donna sospirò. «Credo che siamo inseguite, sai?» La bambina trasalì. «E da chi?» La donna tacque. Dopo un po’ disse: «Tu sei speciale. Molto più di quel che credi.» «E tu come lo sai?», fece Veronica con tono impertinente. La donna sorrise. «Lo so. Dimmi, ti è mai successo qualcosa di strano?» «Be’…» Abbassò lo sguardo. Nessuno le aveva mai fatto questa domanda in tono così diretto, né lei ci aveva mai pensato su seriamente. Ma ora, in effetti… Decise di parlare. «Qualche volta. Certe volte so delle cose che non dovrei sapere. Papà dice che sono una bambina sveglia. Capisco come si sentono le persone e capisco quello che pensano. Certe volte durante le verifiche, quando non so le risposte, qualcuno me le sussurra dentro la mia testa e d’improvviso le so. Ma niente di strano.» La donna annuì senza togliere lo sguardo dalla strada. Non sembrava per niente turbata, e questo stupì Veronica. «Cosa intendi con “cose che non dovresti sapere”? Ti ricordi qualcosa in particolare?» «Be’… Non lo so. Una volta, quando ci siamo trasferiti, papà non trovava più la scatola con i suoi documenti del lavoro. Gli ho detto che quello del trasloco l’aveva lasciata nel sottoscala, e alla fine era veramente lì, anche se io non ci ero mai stata: lo sapevo e basta. Un’altra volta stavo guardando un libro sugli uccelli e ho detto a papà che volevo vedere un pettirosso e all’improvviso tre pettirossi si sono schiantati contro la finestra e sono morti e io ho iniziato a perdere sangue da naso. Papà ha avuto paura e anche io e mi ha detto di non dirlo a nessuno. Perché mi stai chiedendo queste cose?» La donna fissò per un istante la strada sterrata che si stendeva tra le campagne davanti a loro. «È normale avere paura. Non è una debolezza, ma una forza. Sei una bambina molto speciale. Non devi diventare come i bulli che ti tormentano a scuola, solo trovare il coraggio nella tua paura.» Le diede un pugno affettuoso alla spalla e Kim gracidò. «Come sai dei bulli?» «Te l’ho detto, è un po’ che ti tengo d’occhio». Si tolse gli occhiali, si voltò a guardarla e le fece l’occhiolino. Veronica trasalì. Ma certo! Avevano gli occhi uguali, i capelli dello stesso colore… E la cicatrice corrispondeva a quella sul volto della donna che papà le aveva fatto vedere in quella vecchia fotografia. Lei era… «Mamma?» «Fa strano sentirsi chiamare così». La donna sospirò. «So cosa stai pensando. Ma avevo cose da controllare, su cui indagare… Non è una scusa, lo so, e se sei arrabbiata lo capisco. Ma ho vegliato su di te tutto il tempo.» Veronica notò un’espressione tesa sul suo volto di cui non si era accorta prima. “Credo che siamo inseguite”. La strada e la campagna attorno a loro erano deserte e in lontananza si vedeva il bosco, che costeggiava tutta la campagna fino a toccare il paese dietro di loro. Lei non sapeva esattamente come sentirsi. Era spaventata, come sempre, e tutto ciò che voleva al momento era correre in qualche angolo buio e piangere. Il fantasma della sua vita, la donna che non aveva mai conosciuto, era piombata senza preavviso nella sua vita. Come doveva sentirsi? «Ma, se tu…» Non fece in tempo a finire la frase. Qualcosa si schiantò contro il parabrezza e l’auto sbandò da un lato e dall’altro. Veronica urlò e si rannicchiò sul sedile. Una grossa figura umanoide si dibatteva sul cofano dell’auto. «Vai dietro!», gridò la donna. Veronica ubbidì e si accucciò sui sedili posteriori e scoppiò a piangere. La figura che li aveva aggrediti si girò a fissarla con occhi rossi, fiammanti. La bambina, che si era portata le mani al viso, guardò tra le fessure delle dita. La creatura era nera e aveva i capelli lunghi, come alghe. Sul petto portava il simbolo di un serpente che si morde la coda. Sfondò il vetro con un pugno e i suoi artigli si allungarono flessibili nel tentativo di raggiungere Veronica. «Non toccarla!», urlò la donna. Afferrò Kim e la strinse forte in mano. La rana aprì la bocca e ne uscì un immenso raggio bianco che colpì in pieno la creatura e la scaraventò sulla strada. L’auto sfrecciò a massima velocità oltre. Kim fece un rutto e ne uscì una nuvoletta di fumo. «Cos’era quella cosa?», chiese Veronica a mezza voce, incapace di muoversi. La donna stava ansimando. «Sono qui per te, per i tuoi doni. Non è sola, ce ne sono altre sei. Dovremmo essere al sicuro, per ora; ce li siamo lasciati dietro sulla strada.» Fece una breve pausa, come per riordinare i pensieri. «Vedi, piccola… Non ti ho detto tutta la verità. Adesso ascoltami; so che ti sarà difficile credermi, ma ascoltami. Molti anni fa sono arrivata qui, ho conosciuto tuo padre e, be’, sì, sono tua madre. Ma il fatto è che sono arrivata dal futuro. C’è stato un incidente e io sono finita qui per sbaglio. Vedi… Nel futuro sarai tu a salvare l’umanità da quei…» Fece un gesto vago con la mano. «Ed è per questo che ce ne sono sette che ci stanno dando la caccia». Veronica non rispose e rivolse lo sguardo al cielo oltre il finestrino. Non sapeva cosa pensare, se crederci o meno. Il rumore dell’auto che sfrecciava sulla strada, superando buche e sassi e sollevando un polverone, era rilassante e lei si trovò ben disposta a riflettere. Tutto ciò che le era stato detto era ridicolo, ma… Ripensò alla cosa che era piombata sull’auto e aveva sfondato il vetro. Non aveva altra scelta se non crederci. Anche se su un punto era ferma: lei non avrebbe mai salvato il mondo. A malapena riusciva a salvare sé stessa dalle verifiche di matematica, si disse. Come poteva una bambina come lei fare qualcosa del genere? Lo sapeva benissimo: non era speciale. Procedettero per un po’ lungo la strada, in silenzio. Era ormai pomeriggio inoltrato quando la strada li portò dentro il bosco. Lì furono costrette a rallentare, perché le buche aumentarono e le curve erano parecchie. «Stai pronta al peggio», disse la donna. Aveva ragione. Dal nulla qualcosa caricò contro l’auto e la scaraventò in aria. Atterrò sul tettuccio e i finestrini finirono in pezzi. «Veronica! Stai bene? Dobbiamo uscire!» La bambina sentiva la testa che le pulsava dolorosamente, ma riuscì a strisciare fuori velocemente. La donna, con Kim in mano, prese a correre a tutta velocità, seguita da Veronica. Lei si voltò e vide le creature sgusciare fuori da uno squarcio violaceo a mezz’aria. Si lanciarono subito all’inseguimento. La donna sparò qualche colpo con Kim, ma servì solo a rallentarli. Veronica aveva il fiatone e inciampava di continuo sulla strada accidentata. «Devi fermarli», le gridò la donna. Non fosse stata terrorizzata a morte sarebbe scoppiata a ridere. Come poteva fermarli? Li guardò. Sette creature nere come la notte, tutte con lo stesso simbolo del serpente che si morde la coda, lanciate al suo inseguimento. Qualcuna aveva i tentacoli, qualcun’altra gli artigli, e qualcuna procedeva a quattro zampe. Veronica era certa: non ce l’avrebbe mai fatta. I colpi di Kim impazzavano, ma le creature stavano guadagnando terreno. «Avanti, avanti, avanti! Puoi farcela, Veronica. Credo in te.» Le creature si disfecero in numerosi filamenti scuri e si riunirono in un immenso mostro tentacolare. Questi ruggì e si scagliò contro Veronica. Lei chiuse gli occhi. “Credo in te”. Sua madre credeva in lei, si ripeté. Era terrorizzata, sì, e accolse la paura a cuore aperto. Si voltò. Di botto tutti gli alberi sulla strada si curvarono e crollarono addosso alla creatura, seppellendola sotto tonnellate di legno in un tonfo assordante. Veronica fissò la scena, sbigottita e ansimante. Si accorse di star perdendo sangue da naso quando vide le gocce nella polvere. Poi svenne. Quando riaprì gli occhi, era sdraiata sulla giacca di pelle di sua madre, accanto a un torrente placido. «Devi ucciderlo». Veronica si alzò a sedere, indolenzita, e vide la donna seduta con le spalle poggiate a un albero. «Come?» «Devi ucciderlo. Hai visto cosa puoi fare, no?» «Io… Non posso.» Abbassò lo sguardo. «Certo che puoi! Farai cose straordinarie, quando imparerai a credere in te stessa. Straordinarie. Sei la nostra unica speranza, sai? Stiamo andando avanti su questa strada, è vero, ma se non sei tu a cambiare, la strada ti riporterà sempre nello stesso posto.» Veronica non rispose e si guardò la gonna, ormai sudicia e strappata. Non era sicura di aver capito quelle parole, ma sapeva che volevano essere di conforto, e le bastava. «Ascolta, ma…» Si fermò un attimo. «Mamma. Tu mi conoscevi? Nel futuro, intendo.» La donna fece un sorriso vago. «Be’, in un certo senso. Ma è un segreto.» E le fece la linguaccia. Veronica sorrise. «Stavo pensando che possiamo viaggiare nel tempo, magari. Possiamo fargli una trappola quando non se lo aspettano, invece che continuare a scappare. No?» «Sei proprio una bambina intelligente», le fece l’occhiolino. «Purtroppo non possiamo. Neanche dal futuro da cui vengo, l’uomo è in grado di viaggiare nel tempo: te l’ho detto, il mio è stato un incidente, un caso unico. E anche se fosse…» Il suo sguardo si incupì. «Non so perché, ma tu perderesti i tuoi poteri.» La donna si alzò in piedi e si stiracchiò. «Bene, vado a controllare se la strada è sicura. Tra poco ripartiamo.» Si allontanò. Veronica andò a sedersi sulla riva del ruscello e vi trovò Kim a farsi il bagno. «Ciao», le disse. «Cra». Veronica arrossì e si guardò attorno. Il sole stava tramontando, tingendo di oro le foglie degli alberi. L’aria era piacevole e il sottobosco era pieno di foglie cadute e muschio. Faceva un buon profumo. Il suono dell’acqua che corre era rilassante. «Sei una rana molto coraggiosa». «Cra». La guardò con occhi stupidi. «Vorrei tanto essere come te. Mi sento così… inutile. Tu e la mamma vi state mettendo in pericolo per salvarmi e tutto ciò che riesco a fare e piangere e scappare. Vorrei non essere così debole…» «Cra». «Già, forse hai ragione. Forse posso diventarlo, no? Chissà cos’ha in serbo per noi la strada. Ma è veramente così facile?» «Cra». «Sei proprio una bella rana, sai? Mi chiedo se diventerai una principessa, se ti bacio». «Cra». Veronica allungò le mani e prese Kim. Lei sbatté le palpebre e la fissò. La bambina chiuse gli occhi, allungò le labbra e avvicinò lentamente la rana. «Che stai facendo?» Veronica trasalì e alzò lo sguardo. Incrociò quello di sua madre. «Ecco, ecco…» «Su, rimettiamoci in strada». Ripresero la marcia a buon ritmo. Le ombre iniziavano ad allungarsi nel bosco, sinistre come spettri. «Tra poco dovremmo essere fuori, spero», mormorò la donna. Gli alberi iniziavano a diradarsi. Proseguirono ancora a lungo, finché non sbucarono in una stradina asfaltata. Veronica si guardò attorno, stupita, e riconobbe alcune case del suo paese. «Ma come… Com’è possibile? Abbiamo girato in tondo?» La notte fu squarciata da un verso disumano seguito dal rumore di alberi che si abbattevano. Le due si lanciarono un breve sguardo di intesa e si rivolsero assieme verso il bosco da cui erano appena uscite. Veronica chiuse gli occhi. Inspirò, espirò. Era spaventata, ma forse aveva trovato un certo coraggio, nella paura. Era pronta. Il mostro emerse dal bosco e la battaglia ebbe inizio. La donna sparava colpi all’impazzata con Kim, mentre Veronica aveva trovato il modo di usare le proprie mani per attaccare con raggi di energia. Il mostro rispondeva scagliando decine di tentacoli rapidi e taglienti, che cercavano una falla nella loro difesa. Erano brave, assieme, ma capirono di non esserlo abbastanza: la creatura era troppo veloce e forte. Un tentacolo ferì Veronica alla spalla. Altri colpirono ripetutamente la donna. Lei si parò davanti alla bambina. «Speravo di non doverlo fare, ma non ho altra scelta. Ti affido Kim.» Si voltò verso Veronica e le fece un sorriso sincero. Nonostante la cicatrice, pensò Veronica, era veramente bella. Si stupì di quanto sembrasse serena, in pace. Poi lasciò andare Kim, si lanciò contro la creatura, estrasse dal giubbotto una granata e tirò la cinghia, stringendo il corpo dell’avversario. A Veronica il tempo sembrò fermarsi. «No, mamma!» Il mostro ruggì. L’esplosione fu assordante e abbagliò la notte. Gli alberi finirono in pezzi e presero fuoco. Urla gorgoglianti testimoniarono la sofferenza della creatura. Si spensero lentamente. Veronica crollò in ginocchio e scoppiò a piangere. Restò così qualche istante, poi sentì un suono davanti a lei. Passi. Alzò la testa e vide la creatura, ansimante, avanzare verso di lei zoppicando. Metà faccia e un braccio non c’erano più e perdeva liquido nero dalle ferite. Ma aveva ancora alcuni tentacoli. Veronica si alzò in piedi e si asciugò le lacrime. Un tentacolo cercò di colpirla; lei lo afferrò e lo ruppe. Scagliò un raggio di energia. Il mostro si avvicinò, tentando di ucciderla con la forza della disperazione. Un tentacolo la colpì in viso e un dolore acuto le investì la guancia sinistra e il naso. Guardò il mostro, il viso grondante di sangue, e urlò a tutta la voce: «MUORI!» L’aria si piegò sulla creatura e la schiacciò sotto una pressione titanica; il mostro provò a scappare, ma fu tutto inutile. Fu ridotto a un puntino di buio in mezzo all’aria, poi più nulla. La bambina restò a fissare il vuoto per qualche istante, respirando pesantemente. Ce l’aveva fatta. Lei ce l’aveva fatta. Si strappò un lembo di gonna e lo usò come benda per il taglio. Diede le spalle al bosco in fiamme. «Andiamo, Kim». Se la posò su una spalla e si rimise in strada.
  25. Kikki

    Splen Edizioni

    Nome: Splen Edizioni Generi trattati: http://www.splen.it/splen-edizioni/ Modalità di invio dei manoscritti: http://www.splen.it/lavora-con-noi/inviaci-il-tuo-manoscritto/ Distribuzione: http://www.splen.it/splen-edizioni/ Sito: http://www.splen.it/ Facebook: https://www.facebook.com/splenedizioni
×