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  1. Kikki

    Storia dell'acqua

    «Guarda come sei conciato!» Fabio china la testa e sbircia la sua maglia sudicia: è stato un pomeriggio fantastico! Lui e gli altri hanno combattuto la battaglia di fango più spettacolare dell’estate. «Mamma, ma...» «Niente ma, Fabio!» La mamma alza la mano, il dito indice svetta torvo dondolando avanti e indietro a un palmo dal naso di Fabio. Quando la mamma tira fuori il dito le cose sono serie. «Ogni azione ha una conseguenza, quindi ora la maglia la laverai tu!» Non mi è andata nemmeno troppo male, pensa Fabio che si aspettava di non poter mai più uscire a giocare. Fabio si avvia per entrare in casa: butterà i vestiti in lavatrice e, in un qualche modo, capirà dove mettere il detersivo e quale bottone spingere per farla funzionare. «No!» Il dito indice blocca l’ingresso. «In casa non ci entri. Andrai al fiume e laverai via tutta la sporcizia come si faceva una volta». «Cosaaa?» Ma la mamma è già scomparsa dentro casa. Torna dopo poco con un pezzo di sapone e una spazzola con le setole corte e dure. «Non ti serve altro». La mamma mette i due oggetti in mano a Fabio. «Ora vai: olio di gomito e non ti risparmiare! E fai in fretta, ti voglio in casa prima del temporale». Di nuovo il dito indice si alza, questa volta indica il cielo. Piano piano, nuvole grosse come montagne coprono l’azzurro e la luce. Fabio, ancora incredulo, si incammina verso il fiume con sapone e spazzola stretti tra le braccia. Arrivato sulla riva sceglie una piccola pozza di acqua più bassa e tranquilla che scorre cristallina sulle pietre tonde del letto del fiume. Fabio si toglie la maglia toccandola il meno possibile. È proprio sporca. Si mette in ginocchio sulle pietre umide e scivolose, immerge la maglia e ridacchia. «È così infangata che non si vedono più nemmeno le righe colorate!» Fabio sfrega, insapona, strofina, spazzola con forza e sciacqua. Poi ricomincia: sfrega, insapona, strofina, spazzola con forza e sciacqua. E poi da capo. Dopo aver ripetuto il trattamento per quelle che gli sembrano almeno un milione di volte, a Fabio fanno male le braccia, ma solleva la maglia gocciolante. «Dove sono finite le righe?» esclama sgranando gli occhi. Il tessuto è bianco come il foglio di un quaderno nuovo: le righe colorate sono scomparse insieme al fango. Fabio guarda in giro: destra, sinistra, davanti, dietro, finché non gli viene il dubbio che alle sue righe sia così piaciuta l’acqua da decidere di continuare il bagno. Fabio punta gli occhi verso il fiume, ed eccole là: le righe colorate si allontanano galleggiando placide. «E adesso? A me le maglie bianche non piacciono!» Fabio butta la spazzola e il sapone sulla riva, si toglie le scarpe ed entra nel fiume. «Righe!» grida Fabio e l’acqua gli arriva già alla pancia. «Tornate indietro! Tornate subito sulla maglia!» Ma le righe emozionate, poco abituate a tuffi e libertà, se la spassano immergendosi e saltando dentro e fuori dall’acqua come delfini in mare. Fabio è bravo a nuotare, ma le righe sono veloci e molto agili, Fabio non riesce mai a raggiungerle. All’improvviso, le nuvole si aprono e il sole spunta allungando i raggi fino al fiume. Fabio ne sente il calore sulla testa e le spalle. Anche le righe avvertono il caldo del sole e cominciano a ridere forte e ad attorcigliarsi tra loro come se qualcuno gli facesse il solletico. Fabio approfitta della distrazione per accelerare; le ha quasi raggiunte quando le righe si zittiscono e si stiracchiano rilassate. «Siete mie, righe!» Fabio allunga la mano per acchiapparle, ma le righe escono dall’acqua ondeggiando come alghe in fondo al mare. Solo che stanno salendo verso il cielo! «Non ci credo!» esclama Fabio con un braccio teso in avanti e il naso per aria verso quello strano arcobaleno. «E adesso? Non riuscirò mai a raggiungerle e a riattaccarle alla maglia. Finirò in punizione». A Fabio viene da piangere mentre le sue righe galleggiano dentro una nebbiolina leggera sopra la chioma degli alberi. In quel momento le nuvole si richiudono e il sole scompare. Una nube violacea e arrabbiata borbotta minacciosa verso la nebbiolina color arcobaleno che si fa più consistente dallo spaventa e i colori delle righe della maglia di Fabio diventano più vividi. La nube violacea gorgoglia e poi ringhia alzando il volume mentre la nebbiolina volteggia ubbidiente verso di lei. «Perdute per sempre, le mie povere righe!» Fabio nuota contro corrente per andare a recuperare spazzola e sapone e tornare a casa. Esce dal fiume, si asciuga come può e indossa la maglia bianca con tristezza. Acchiappa gli oggetti, poi lancia un’ultima occhiata alle sue righe: la nebbiolina e la nube violacea si abbracciano ridendo a crepapelle, mentre le righe sfrecciano di qua e di là. Hanno l’aria di divertirsi un sacco. «Righe, venite giù! Torniamo a casa!» Le righe, la nebbiolina e la nube si fermano per fissare Fabio. Poi la nube si mette a strepitare e urlare e le righe a fare capriole come in lavatrice. Fabio corre più veloce che può; deve arrivare dalla mamma prima della pioggia. Ma la nuvola e le righe lo inseguono rapidissime gridando il loro canto di guerra. Dopo un grido spacca-timpani e un fulmine spacca-cielo, le gocce di pioggia saltano dalla nuvola verso la terra e Fabio. Plic, pluc, plac, sciaf, sente Fabio sulla pelle e sulla maglia e poi vede le sue righe: in ogni goccia di pioggia ce n’è una che si attacca al tessuto. Fabio asciuga le braccia nude strofinandole sulla maglia e i colori tornano a sdraiarsi in fila come i pennarelli in una scatola. Incredibile, pensa Fabio rimirando la sua bella maglietta pulita e colorata. «In fretta, Fabio! Comincia a piovere», grida la mamma dalla porta di casa. «Arrivo!»
  2. Kasimiro

    Speedy Paolino

    Paolino aveva una dote. Era veloce. Era così rapido nel fare le cose che a volte versava l'olio nel latte o il sale nel tè, la maionese sullo spazzolino da denti, infilava la scarpa blu nel piede destro e quella rossa nel sinistro. “Paolino, le scarpe!” Esclamò sconsolata la mamma. “Beh! Che c'è di strano, vanno di moda.” “Devi stare più tranquillo. Non c'è bisogno che tu faccia le cose sempre di fretta.” “Non sono io che sono veloce, siete voi che siete troppo lenti.” “Non è questione solo di velocità. È che non riesci a star fermo più di un minuto!” “Non è vero! Quando dormo sto fermo anche per otto ore!” La mamma decise di iscriverlo a un corso di yoga per bambini. L'istruttrice dava le indicazioni: “Respirate profondamente, tenete le braccia in alto per alcuni secondi, poi abbassatele lentamen...” Ma Paolino le agitava senza interruzione rotolandosi sul pavimento da una parte all'altra. Si fermò, guardò l'istruttrice e disse: “Così va bene?” I genitori provarono a pensare ad altre soluzioni per rallentarlo o cercare di farlo meditare. Tentarono con un corso di scacchi. Ma Paolino, oltre che essere veloce, era anche molto intelligente e dava scacco matto a chiunque in poche mosse. “Chissà! Forse avrà un futuro da matematico!” Pensò la mamma. Alla mattina e alla sera provarono con infusi di valeriana e camomilla che non avevano molto effetto. Torturava anche la sorellina Katrina non lasciandola mai in pace; per fortuna aveva una pazienza infinita e sopportava amorevolmente il suo fratellone. Una sera, mentre guardava la tv insieme alla famiglia, evento raro, rimase incuriosito da un documentario sugli animali della foresta amazzonica. In particolare destò la sua attenzione la descrizione e le immagini del Bradipo. Paolino rimase per un attimo con gli occhi sgranati sentendo il commentatore che parlava di questo particolare animale: “...possono dormire fino a 20 ore al giorno, vivono esclusivamente sugli alberi e sono lentissimi, spesso rimangono fermi per molte ore confondendosi tra le foglie, sfuggendo così ai predatori. Scendono dall'albero solo per fare i propri bisogni una volta ogni 10 giorni circa...” “Mamma! Papà! Questo animale sta decisamente male, bisogna far qualcosa per aiutarlo!” “Non sta affatto male! E' proprio fatto così! La natura gli ha dato queste caratteristiche.” Paolino rimase perplesso a pensare: “Come è possibile vivere così?” Quella notte non riusciva a prendere sonno, la mente tornava di continuo a quel lento animale. Alla fine si addormentò ed iniziò a sognare ...vestiva i panni di una piccola scimmia che saltava da un ramo all'altro finché si ritrovò di fronte, faccia a faccia, il bradipo, che naturalmente rimase immobile. Questi lo fissò mentre lentamente si portava alla bocca una foglia, iniziando a masticare. Paolino rimase come ipnotizzato dallo sguardo dell'animale ed iniziò a seguirlo lentamente masticando anch'egli una foglia... Quella mattina si svegliò con le mandibole in movimento, quasi stesse ruminando ancora le foglie. Si alzò, allungò lentamente lo sguardo verso lo specchio, temendo di non rivedere la propria faccia ma quella di un bradipo. Invece... Ritrovò proprio Paolino, anzi, Speedy Paolino. Si lavò il viso, le ascelle e contemporaneamente i denti, mentre faceva la pipì da seduto. Si infilo due calzini diversi, la maglia al contrario e i pantaloni senza mutande. Bevve il tè coi biscotti, anche se in realtà era brodo di gallina preparato la sera prima dalla mamma, ma lui non se ne accorse, anzi lo apprezzò molto. Si infilò le scarpe, prese lo zaino ed entrò nella camera dei genitori dicendo: “Sono pronto per andare a scuola.” La mamma alzò lo sguardo e disse: “Paolino! Sono le quattro e mezza. Torna a letto a dormire.” “Neanche per sogno! - rispose - Aspetto buono buono sul divano che arrivi l'ora.” Dopo un po' guardò fuori dalla finestra e osservò qualcosa che non aveva mai visto prima: L'alba. E rimase lì, immobile.
  3. Kasimiro

    Viaggio onirico di una bolla di sapone

    A Caterina piacevano le bolle di sapone. Soffiava nell'anello immerso nel liquido e le osservava mentre volavano in cielo. Si divertiva molto, rideva saltellando e battendo i denti. Il suo sguardo era felice ed eccitato e i suoi occhi grandi, luccicavano dietro le spesse lenti degli occhiali. Quando ancora non erano del tutto svanite, partiva con una nuova soffiata. Non tratteneva la gioia, mostrando tutti i suoi dentoni da poco cresciuti. Poi, puntualmente, il liquido della boccetta si rovesciava a terra e lo sguardo cambiava emozione: si rannicchiava, tremava con la testa fra le mani e la scuoteva da una parte all'altra emettendo dei sibili acuti. “Ehi, ehi! non c'è bisogno di fare così, basta aggiungere un po' di detergente per piatti e acqua e la tua boccetta è di nuovo piena!” Esclamò la mamma cercando di tranquillizzarla. Fece l'operazione mentre la figlia la osservava trepidante. “Ecco! Pronte per una nuova partenza.” L'espressione di Caterina ritornò felice: due o tre soffiate... e di nuovo il liquido per terra. La mamma rabboccava...pianti, risa...risa e pianti. Continuarono così per tutto il giorno fino a che sul pavimento piastrellato del giardino si formò una pozza di acqua e sapone. Caterina scivolò e si ritrovò stesa per terra, si tolse maglia e pantaloni inzuppati e cominciò a insaponarsi tutto il corpo e i capelli. La mamma notò lo strano silenzio ed uscì fuori a vedere: “Oh Caterina!” e swissshh, finì per terra anche lei. “Guarda, è divertentissimo!” Rispose, mentre si spalmava il sapone su braccia e gambe. Scoprì che soffiando nel pugno chiuso venivano fuori bolle dalla mano. Fu ancora più felice. La mamma, vedendola così contenta, sorrise e la imitò giocando con lei. In questo bagno di schiuma, Caterina vide formarsi dalla mano una bolla più grande, che cresceva sempre più, fino a raggiungere le dimensioni di una mongolfiera. L'enorme sfera si distaccò da terra, portandosi dietro la bambina; la sua mano rimase incollata mentre il suo corpo si innalzò verso il cielo. “Mamma! Aiuto!” “Caterina! Non temere ti raggiungo subito!” La mamma provò a soffiare nella mano, ma non si formava nulla, provò e riprovò continuamente. Intanto Caterina spariva nel cielo e la bolla sembrava trasformata: non più di sapone ma di un materiale gommoso e resistente. Riuscì a sfilare la mano e notò che rimase attaccata alla sfera come un geco al muro. Si spostava sulla superficie curva con le mani e i piedi come se avesse delle ventose attaccate. “E ora?” Si chiese. Poi, un fumo annebbiò l'interno dell'involucro per dissolversi a breve, lasciando intravedere un corpicino rannicchiato, sospeso in un liquido torbido. Nel frattempo anche la mamma era riuscita nell'intento, e con lo stesso mezzo di trasporto della figlia si alzò verso il cielo, alla sua ricerca. A Caterina venne un colpo quando vide che quel corpo di bambina era uguale alla sua immagine. Dall'interno della sfera, lentamente, la fanciulla si ridestò stirandosi braccia e gambe, osservando Caterina attraverso la superficie trasparente. Sembrava che ognuna stesse di fronte allo specchio. Si avvicinarono e appoggiarono i due palmi l'uno incontro all'altro. Sentivano il calore che si trasmettevano e che si irradiava lungo tutto il corpo. Anche la bolla, come se fosse sensibile al contatto, prese una tonalità calda di arancione che si diramava lungo tutta la superficie. Le due bambine non distoglievano gli occhi gli uni dagli altri. Improvvisamente, quel sottile spessore iniziò a creparsi lasciando fuoriuscire parte del liquido. Intanto la mamma in lontananza notò la sua bambina, si avvicinò tirando un sospiro di sollievo: “Caterina! Finalmente!” Poi notò i due corpi identici che si muovevano in maniera indipendente e quasi le venne un colpo. La sfera della mamma andò a toccare quella della figlia. La riconobbe, perché i suoi capelli insaponati, profumavano di detersivo al limone. “Vieni qui, prendi la mia mano.” “Mamma! credo che una parte di me sia dentro quella bolla.” “Vieni, torniamo.” Lentamente scesero verso terra con lo sguardo rivolto all'altra sfera che si allontanava fino a perdersi. “Avevi ragione.” “Su che cosa? Mamma!” “Che una parte di te era lì, in alto. Vedi, quando sei nata, nella pancia non eri sola... ...dev'essere volata via, come una bolla di sapone!”
  4. Wolf88

    All'arrembaggio

    Buonasera a tutti! Visto che ormai sarà una questione di giorni e uscirà in libreria il mio nuovo romanzo per ragazzi ... vorrei chiedervi un parere su un genere che ormai sembra abbandonato: i libri sui pirati! Cosa ne pensate? Io lo adoro e mi chiedevo se esiste qualche nostalgico come me!
  5. Dragonbreath

    The Dragon Slayers Capitolo 0 (bozza)

    Buonasera a tutti! Vi presento la prima bozza del capitolo introduttivo del mio primo "libro", questo "libro" è ambientato in un mondo post-apocalittico nel quale gli umani sono stati sterminati dai draghi. Tra i pochi umani rimast si forma un gruppo di guerrieri, I Dragon Slayers appunto, specializzati nell' uccidere i draghi. Spero che questa bozza vi piaccia e che possiate darmi consigli sulla storia ma sopratutto sulla punteggiatura (che letterariamente parlando considero il mio punto debole) vi ringrazio in aticipo per tutti i consigli che mi darete. P.s. non abbiate paura ad essere troppo duri con i commenti, non mi offendo facilmente. CAPITOLO 0 Le guerre di Armònia 1 Gennaio 1142 P. I. – 20 Luglio 19 P. I. 1 Tanto tempo fa, nel continente di Armònia, vissero due razze in perenne conflitto da loro: gli Alv e i Draghi. Nel corso della storia queste due razze combatterono continuamente fino a causare una guerra che quasi distrusse il continente. La guerra si concluse con la sconfitta degli Alv che, prima di essere sterminati del tutto, crearono una nuova razza: gli umani; dopodiché si lanciarono in un ultimo attacco suicida contro i draghi riuscendo a uccidere il loro re: Luxifer. Per diversi secoli gli umani riuscirono a convivere pacificamente con i draghi. Infatti, nonostante fossero estremamente meno forti dei loro antenati2, gli umani sfruttando la loro intelligenza crearono comunità in tutte quelle zone di Armònia nelle quali, per il troppo caldo o per il troppo freddo, i draghi non potevano vivere. Circa nel 552 P. I. la maggior parte dell’umanità si riunì in una grande comunità: il sacro impero di Ilios. I regnanti di questo impero, gli Iliosus, erano diretti discendenti degli Alv e avevano ricevuto dai loro avi una missione importantissima: sconfiggere i draghi e ricacciarli nel loro luogo d’origine: L’Ade, una piccola isola all’ estremo est di Armònia. Alla morte d’Iliosus V detto “il pacifico” salì al trono il suo unico figlio maschio Iliosus VI. A differenza degli altri membri della sua famiglia Iliosus VI credeva fortemente nella missione affidatagli dai suoi avi e decise che sarebbe stato lui stesso a sconfiggere i draghi. Il re costrinse tutte le comunità di umani a entrare a far parte dell’impero, i pochi che si ribellarono vennero sterminati, ciò gli valse il soprannome “il sanguinario”. Una volta radunato un esercito enorme il re organizzò un'assemblea con i 100 maghi dell’impero. 25 Luglio 20 P. I. 12:34 Sala del trono Due uomini camminano velocemente in un lungo e silenzioso corridoio, indossano entrambi un’armatura rosso sangue e portano una spada al fianco sinistro, i due parlano tra loro: “Sei sicuro che il re sia qui, Cardok?” “Sicurissimo” rispose l’altro, “oggi è quel giorno quindi sicuramente sarà nella sala del trono a sbrigare i suoi affari” “da quando è diventato re ogni giorno è quel giorno” “Caro Kyros, sai che non dovresti criticare sua maestà, se glielo dicessi ti farebbe decapitare… Non che questo sia un problema dato che la testa ti è inutile” disse Cardok in tono beffardo. “Se non la smetti di fare il simpaticone ti taglio la lingua” disse Kyros. “Libero di provarci” I due arrivarono d’avanti ad un enorme portone in legno massiccio, oltre il quale era possibile sentire donne e bambini urlare e dei colpi di frusta. I due spalancarono il portone e si ritrovarono in un’immensa stanza, le cui pareti erano coperte da arazzi raffiguranti lo stemma della famiglia reale, a terra era presente un tappeto rosso di seta, in fondo alla stanza c’era un trono in oro massiccio, sul quale era seduto un uomo con barba e capelli castani e folti, lo affiancavano due balestrieri disgustati dalla scena alla quale stavano assistendo. Cardok disse: “Saluti vostra altezza, se non le è di troppo disturbo le dispiacerebbe concederci la sua attenzione?” era udibile chiaramente disprezzo nelle sue parole. Il re li guardò e disse “cosa volete generali? Non mi pare di avervi convocati” e continuò a scoccare la sua frusta. Kyros disse “abbiamo riunto tutti e 100 i maghi, pensavamo che le avrebbe fatto piacere saperlo” Il re disse con aria perplessa: “la riunione era oggi? Me ne ero dimenticato” detto ciò si alzò e fece cenno ai balestrieri di fare fuoco sulla schiera di persone disposte d’avanti al trono; Dopodiché disse: “Voi due mi farete da scorta mentre andiamo” “sissignore” dissero i due all’unisono senza entusiasmo. Il re amava passeggiare per la città, la considerava il suo più grande orgoglio. Ogni volta che usciva rimaneva estasiato dalla bellezza dei giardini pensili, dai piccoli fiumi che scorrevano all’interno della città e dai bellissimi monumenti. Era una soleggiata mattina di luglio, faceva molto caldo e i bambini erano fuori a giocare nei bellissimi giardini del palazzo reale, due bambine schizzarono accidentalmente il re con del fango: “C-ci scusi vostra ma-maestà” dissero le bambine sinceramente dispiaciute Il re le guardo amorevolmente e disse: “non preoccupatevi bambine” subito dopo averle superate disse: “Cardok, ammazzale.” Cardok estrasse la spada e si scagliò sulle bambine che non emisero un suono, gocce di sangue volarono ovunque. “Ottimo lavoro, procediamo” disse il re Cardok tornò in fila, serrando il pugno per nascondere il taglio sulla mano. 1 P. I. = prima della caduta di Ilios / D. I. dopo la caduta di Ilios 2 Gli Alv avevano un grande potere magico, al contrario pochi umani possono usare la magia
  6. GM Press

    GM Press

    La GM Press, nata nel 2016, si propone di interpretare il mestiere di editore in maniera attenta, dando spazio alla qualità delle proposte editoriali e alla domanda medio-alta di quel lettore che cerca una letteratura di evasione di buon livello. GM Press intende valorizzare il libro come prodotto editoriale, esaltandone le qualità dal punto di vista del formato e del contenuto. Dà una cura particolare agli aspetti grafici e alla qualità della presentazione e progressivamente intende proporsi come un luogo aperto di buona lettura, di scrittura, di apprendimento, di dialogo, di confronto e di ricerca, nel quale vecchia e nuova letteratura, scrittori affermati e autori emergenti, possano confrontarsi, creando e diffondendo cultura. GM Press soprattutto non chiede soldi per leggere e valutare i testi. Non chiede soldi per correggerli e migliorarli. Non chiede soldi per impaginarli e per produrli, pubblicizzarli e distribuirli e non chiede neppure di acquistare delle copie.
  7. Kasimiro

    Newton e Kant (si presero per mano)

    Leggeva il libro di scienze, nella biblioteca comunale. Capitolo dodicesimo: “Newton e la legge di gravitazione universale.” Ma il suo pensiero era rivolto altrove. Il libro era sempre aperto, alla stessa pagina da una settimana, come il suo sguardo, rivolto nella stessa direzione: Marta, intenta a studiare filosofia. Provava un'attrazione speciale e la guardava stando attento a non farsi sorprendere. Poi, distrattamente, un occhio ritornava sul libro di scienze: “...mentre riposava ai piedi di un albero, vide cadere una mela sopra la sua testa. Il signor Newton, persona intelligente e colta, si chiese il perché di quella discesa, e dopo studi e formule matematiche elaborò la legge di gravitazione universale. Correva l'anno 1687.” Sviluppò la teoria secondo la quale: un corpo cade perché viene attratto dalla terra da una forza, chiamata gravitazionale; maggiore è la massa dell'oggetto e più forte sarà l'attrazione e cadrà più velocemente. “E se esiste una forza gravitazionale anche fra persone? - Pensava - Una forza che mi attrae verso Marta! Sembra che più mi avvicini e maggiore sia l'attrazione, come formulava Newton. Oppure ha a che fare con la chimica?” Aveva letto che ogni cosa presente in questo mondo è formata da legami chimici: Noi, le rocce, l'acqua, il gatto, il trenino telecomandato, i biscotti per la colazione. Stessi atomi, legati fra loro in forme diverse. Prometteva bene il ragazzo, appassionato di scienze, matematica, chimica, ma completamente disorientato di fronte a quell'interesse verso la ragazza. “Quale legame ci sarà tra me e lei? Forse siamo due nuclei di un atomo, con gli elettroni intorno che passano a velocità supersonica: ci attraversano, ci compenetrano e si portano una parte di noi che viene condivisa. Dev'essere così!” In alcuni momenti, Giacomo sentiva come un brivido che lo attraversava, un flusso che partiva dalla testa e arrivava alla punta delle dita: “Ecco l'elettrone!” Marta era sempre intenta a studiare il suo manuale di filosofia moderna; sul tavolo, sparpagliati, fogli con appunti, scarabocchi, evidenziatori. Giacomo fu colpito da un disegno, una specie di cavalluccio marino formato da una serie di figure tondeggianti concentriche accostate, disegnate con la biro. Ebbe un sussulto: “Lo sapevo che c'era qualcosa in comune!” Era sempre stato affascinato dal cavalluccio marino; la prima volta che ne aveva sentito parlare, fu da bambino; lo aveva visto disegnato in alcuni racconti di mitologia greca: animale metà cavallo e metà pesce che traina il carro di Poseidone, dio del mare. Poi la scoperta: un pesce di pochi centimetri. Fu durante la visita ad un acquario, in una sala semibuia, che notò la piccola teca a forma di parallelepipedo posta in direzione verticale: una quindicina di esemplari dalla sagoma inconfondibile. Lentamente salivano e scendevano aiutati dalla piccola pinna dorsale che oscillava ad alta frequenza, quasi come un battito d'ali messo in moto da una carica a manovella di quei giochi di latta di una volta. In mezzo alla vasca si ergeva verticalmente, partendo dal fondo sabbioso, una roccia esile con tanti spunzoni ai quali erano ancorati alcuni coralli, anemoni di mare, piante acquatiche con foglie lunghe e sottili. Gli ippocampi si muovevano lentamente, sfiorandosi e aggrappandosi con la loro coda prensile ad ogni appiglio. Giacomo riviveva quella scena, con lo sguardo perso in direzione della ragazza: un'ora estasiato ad osservare quelle bizzarre creature, interrotto dalla guardiana che dovette far presente l'imminente chiusura. Stava per chiudere anche la biblioteca. Ordinatamente ognuno sistemò i propri libri. Il ragazzo calibrava ogni azione per rendere contemporanea l'uscita con lei. Appena ebbe superata la soglia... un altro brivido, più intenso. Ruppe gli indugi: “Lo sai che di tutte le specie animali, il cavalluccio marino è l'unico maschio che partorisce?” Gli si rivolse nudo e crudo senza preavviso. Lei rimase un attimo sospesa, poi dal volto si delineò un sorriso: “Davvero?” Anch'egli rimase in sospeso, non aveva pensato ad una possibile risposta, perché, non aveva pensato alla domanda. “Ehm...sì, la femmina depone le uova in una specie di marsupio presente sul ventre del maschio; lui le fertilizza, le accudisce e quando avviene la schiusa le partorisce e i genitori rimarranno uniti per tutta la vita!” “Sembra una bella favola.” “Una stupenda favola che realizza la natura!” “Veramente succede questo?” “Certo! Non è bellissimo? Un' equa suddivisione dei ruoli!” “Mi sembra stupendo! La realtà supera la fantasia! Come va con Newton? Rimase sorpreso, non si aspettava quella domanda: “Ehm...abbastanza bene.” “Scusa, non volevo metterti in imbarazzo; avevo notato che da alcuni giorni sei fermo sulla stessa pagina.” “Mmmm...mi piace approfondire l'argomento.” “Beh, anch'io sono ferma da diversi giorni: questo Kant è davvero incomprensibile, non riesco ad andare avanti, lo avevi notato?” “Mah...no, ero attratto da altro...da quell'ippocampo stilizzato, bellissimo!” “Cosa?” “Il cavalluccio marino, che hai disegnato sul foglio. Un extra terrestre piombato in mare: muso da cavallo, coda prensile, pinne bizzarre, punte che sbucano dal corpo. Non ha niente del comune pesce.” “Ah...sì, mi piace fare scarabocchi sovra pensiero. Non avevo nessun particolare interesse verso il cavalluccio: me lo stai facendo scoprire ora tu.” “Dev'essere quell'elettrone...” “Che cosa?” “Oh scusa, una mia fantasia... immaginavo che eravamo due atomi con un elettrone in comune che girava e ad ogni passaggio scambiava qualcosa di noi.” “Che idea romantica.” “Ci vediamo domani?” “Stessa sala, stesso libro?” “Potremmo anche cambiare posto...mi piacerebbe farti ascoltare una cantante. Una passeggiata al parco?” “Oh sì, mi piace la natura e la musica.” Giacomo passò le cuffiette a Marta che rimase concentrata ad ascoltare. “Che voce struggente!” “Eh sì, come la sua vita.” “Come si chiama?” “Billie Holiday!” Dopo qualche pezzo... “Ora ti faccio ascoltare qualcosa di più allegro!” Marta riconsegnò le cuffiette a Giacomo che rimase sbalordito. “Senti che ritmo!” -Esclamò la ragazza mentre muoveva dei passi- Dai, seguimi: Uno, dos, tres, cuatro...” Prese per mano Giacomo, che a fatica e in modo impacciato, provava a seguire. “Credo che l'elettrone si sia spostato da te, ed è molto salterino!” Commentò il ragazzo. L'indomani... Di nuovo insieme in biblioteca: Marta di fronte alla pagina del capitolo su Newton e Giacomo a leggere Kant. “Così potremo confrontarci e dare la nostra opinione su entrambi!” Concluse Giacomo. “Ma la mela che è caduta, se la sarà mangiata?” Chiese Marta. “Secondo me, sì. Le vitamine aiutano a sviluppare il cervello, anche se lui, non credo che ne avesse bisogno.”
  8. Kasimiro

    Click

    CLICK “Mi ricordo di quando sono nato e nuotavo nella pancia come un pesce.” “Come un pesce?” “Certo, sguazzavo nel liquido amniotico, protetto, caldo, coccolato nel dolce brodo; fosse per me sarei rimasto sempre lì. Invece...” “Invece?” “Mi è toccato uscire e fare i compiti, il bagno, mangiare i piselli e i broccoletti!” “C'è di peggio!” “E' vero! Morire di fame e malattie e non raggiungere il primo anno di vita.” “Esatto! E poi c'è l'universo che sta in mezzo: avere tutto e star male o al contrario, non avere niente ed essere felici.” “O non avere niente ed essere disperati: come me.” “Ma come? Hai tutto quello che vuoi!” “Stavo così bene al caldo...perché son dovuto uscire...” “Perché è la vita! E bisogna godersela!” “Hai ragione! Ti fermi a cena?” “Volentieri.” “Avanza sempre una zuppa di cavolo.” “Ah! Veramente... mi son ricordato che stasera partecipo ad un'uscita con il circolo fotografico, per degli scatti al tramonto alla chiesa di San Frediano.” “Non sapevo che fossi appassionato di fotografia.” “Eh sì! È nato tutto per caso, da una fototessera.” “In che senso?” “Ero andato in una cabina per fare delle foto per un documento e mi è scattato qualcosa: osservavo la mia immagine in quel piccolo formato e mi è venuta voglia di fare fototessere ai miei ricordi.” “Eh?” “Sì! Documentare passaggi importanti della mia vita: il gatto, l'ultimo libro, la rosa in giardino, la scatola di mais, il pesce rosso, la chitarra, il ragno nella stanza, i calzini con le palme, il panino al formaggio, la luna, un frame del mio film preferito, il gufetto di peluche.” “Io fotograferei l'ecografia della pancia di mia mamma, e basta!” “Senti, ti ho detto una bugia... alla chiesa al tramonto, ci andiamo domani.” “Lo so.” “E non mi dici niente!” “No, e in realtà, stasera, non c'è la zuppa di cavolo.” “E me lo dici così! Ti cucino io qualcosa di speciale da farti passare la voglia di ritornare nella placenta.” “Se lo dici tu.” “Vieni, è arrivato il momento della prossima fototessera, mettiamoci vicini...” 1, 2, 3... CLICK
  9. Kasimiro

    I due pensieri

    I due pensieri Marcello e Piero stavano uno di fronte all'altro, ognuno assorto nei propri pensieri. Ogni tanto i loro sguardi si incrociavano e Marcello, incuriosito, si domandava a cosa pensasse il suo amico: “Magari pensa a cosa farà da grande.” -si chiese- “Io vorrei essere un alieno. Sì, una creatura di un altro pianeta!” Continuava tra sé Marcello. Magari, Piero, pensava a cosa avrebbe voluto mangiare stasera, oppure al papà che non vedeva da tanto. Alle vacanze al mare o al Natale. Forse pensava a cosa lo aspettava domani o a quello che aveva fatto ieri. Al dente che gli faceva male o al gelato alla fragola. Alla solitudine o alla partita di pallone. Alla chitarra senza corde o ai brufoli in fronte. Oppure, non pensava a niente. Anche Piero, assorbito dalle sue riflessioni, con la mano che reggeva il mento, osservava Marcello e il suo silenzio con lo sguardo rivolto al cielo. Sentiva che c'era un'affinità tra loro. Fu in quel momento che le loro attività mentali si incontrarono: desiderare di essere extraterrestri. Aleggiavano nell'aria, i due pensieri, si sfioravano e ogni tanto si incrociavano. “Come vorresti essere come alieno?” Chiedeva il pensiero di Piero a quello di Marcello. “Non saprei...ma molto diverso da un umano: una forma informe, che sta sempre ferma e quando ha bisogno di camminare gli spuntano due gambe, di volare due ali e di nuotare due pinne; oppure...un mix dei miei animali preferiti: gufo, geco e canguro! E tu?” Chiese il pensiero di Marcello “Una violetta azzurra!” “Ma che alieno sarebbe?” “Un fiore marziano! che colonizza tutto il pianeta, te lo immagini?” Ribatté il pensiero di Piero. “Non saprei...diventerebbe nauseante un profumo perenne di violetta! E poi, perché azzurra? La violetta è violetta!” “Perché è una violetta marziana! E l'azzurro è il mio colore preferito, e sarebbe bello profumasse anche di rosa!” “Non riesco a comprenderti!” “I marziani possono fare o essere qualunque cosa!” “Anche i pensieri!” “E allora andiamo!” lo incitò il pensiero di Piero. “Sono stanco.” “Ma come!” “Sono stanco.” “Anch'io sono stanco, ma lo vogliamo colonizzare il mondo con le violette?” “Sono stanco.” Proseguì il pensiero di Marcello. “Ho capito, va bene, lo colonizziamo domani.” Rispose il pensiero di Piero. “Sì, domani.” E così dopo quell'incontro fortuito, i due pensieri si allontanarono e continuarono a fluttuare ognuno per conto proprio. I due rimasero lì, uno di fronte all'altro... … e Marcello non si domandò più a cosa pensasse Piero.
  10. Kasimiro

    La foglia

    Commento MI 128] Storia del professor De Grandi, il più grande genio di tutti i tempi Da Edu, 9 giugno in Racconti La foglia C'era una foglia sempreverde, attaccata al suo solido ramo. Non c'era stagione che la scalfiva, né grandine o bufera. Era stabile, bella e lucida, sempre appesa. Di fianco c'era un altro albero, lo avevano portato con un camion, tutto impacchettato. Avevano fatto una grande fossa ed eretto lì, vicino al sempreverde. Le foglie dei due erano molto simili ma differivano sensibilmente dal tronco: uno più grosso e rugoso, l'altro esile e liscio. I due alberi erano così vicini che le chiome si compenetravano. Era primavera, erano rigogliosi, molto simili tra loro, tanto che le loro foglie non si distinguevano le une dalle altre. Sembravano della stessa specie. La foglia sempreverde era in ottima compagnia, amava stare insieme alle altre. Ce n'era una, che presa dallo slancio della crescita gli si era appoggiata sopra: “Oh! scusa l'invadenza” disse. “No, anzi, mi piace il contatto, e poi... sei leggerissima!” “Sono nata da pochi giorni.” “Posso fare qualcosa per te?” “Già sostenermi mi dà sicurezza, posso rimanere qui?” “Certo, sono dura e coriacea e ho più di cinquantanni, ti proteggerò. Da queste parti l'inverno è molto rigido.” La neonata foglia rimase in silenzio. “Tutto bene? Ho detto qualcosa che non va?” “Assolutamente no, sei molto gentile. E' che... d'inverno, io non ci sono più!” “Come?” “Mi stacco dal ramo e divento concime per la terra”. “Oh!” “Niente di male, ritorno in primavera più bella e più forte. Il nostro albero d'inverno soffre il freddo e la carenza di luce. Per non disperdere troppe energie nel dare nutrimento a tutte le foglie, va in una specie di letargo. Noi ci sacrifichiamo volentieri cedendo la nostra clorofilla, di cui ha bisogno per sopravvivere. “Quante cose sai per essere appena nata!” “Siamo un tutt'uno con la pianta, che ha molti, molti anni...” Le due foglie passarono uno splendido periodo una vicina all'altra, fino a quando la leggera fronda iniziò a cambiare colore: un verde più spento per poi passare ad un giallo sempre più intenso. “E' arrivata la mia ora!” disse la giovane foglia. Un colpo di vento... e si staccò, cadendo dolcemente poco distante. Lentamente tutte le altre la seguirono adagiandosi sul terreno. La grande foglia sempreverde le osservava, cercando di scorgere la sua amica mimetizzata in un tappeto caldo di fogliame. “Per una pianta longeva come me, un l'inverno non è poi così lungo!” Pensava. E rimase tranquilla ad aspettare una nuova primavera.
  11. Kikki

    Mesogea Edizioni

    Nome: Mesogea Edizioni Sito: http://www.mesogea.it/ Catalogo: http://www.mesogea.it/index.php/catalogo Modalità di invio dei manoscritti: http://www.mesogea.it/index.php/informazioni Distribuzione: http://www.mesogea.it/index.php/informazioni Facebook: https://www.facebook.com/edizionimesogea.mediterranee
  12. DoCo

    Carmignani Editrice

    Nome: Carmignani Editrice Generi trattati: Infanzia, narrativa, poesia, saggistica, scrivere donna, profondo giallo, progetto puslar, progetto doc Modalità di invio manoscritti: http://eshop.carmignanieditrice.it/epages/63777.sf/it_IT/?ObjectPath=/Shops/63777/Categories/Invia_un_manoscritto Distribuzione: non specificata Sito web: http://carmignanieditrice.com/ Facebook: https://www.facebook.com/carmiganieditrice/?fref=ts Ho scritto per avere informazioni a riguardo specificando se pubblicano sotto contributo o meno. Nessuna risposta per il momento. Passo la palla a voi esperti in materia.
  13. Giuseppe Nigretti

    Secop Edizioni

    Nome: Secop Edizioni Sito: http://www.secopedizioni.it/ Catalogo: link al Catalogo indicato sul sito Modalità di invio dei manoscritti: http://www.secopedizioni.it/mandaci-i-tuoi-lavori/ Distribuzione: non specificato Facebook: https://www.facebook.com/libreriasecopstore/
  14. franciesmorrone_scrittore

    Video-presentazione del mio libro!

    Carissimi lettori, vorrei con immenso piacere informarvi che Domenica 1 settembre ci sarà in anteprima assoluta la video-presentazione del mio romanzo d'esordio, Le decisioni della nostra vita. Il video sarà trasmesso in diretta a partire dalle 19.00, dopodiché sarà visibile in ogni piattaforma di streaming online (compreso youtube, facebook e instagram). Sinceramente, Francies M. Morrone
  15. Federica M. Barone

    Chiado Editore

    Nome: Chiado Editore Generi trattati: narrativa, saggi, polizieschi, thriller, biografie, poesie, libri d’infanzi, libri di illustrazioni. Modalità di invio dei manoscritti: https://www.chiadobooks.it/invio-opere Distribuzione:https://www.chiadobooks.it/distribuzione Sito: https://www.chiadobooks.it/ Facebook: https://www.facebook.com/ChiadoEditore Chiado Editore è specializzata nella pubblicazione di autori italiani contemporanei, da quelli più affermati ai più promettenti artisti emergenti del nostro tempo. Dato il successo raggiunto in Portogallo e Brasile, abbiamo ampliato i nostri orizzonti verso nuovi Paesi e lingue differenti e si possono trovare le opere pubblicate dalle nostre sezioni internazionali tramite i rispettivi siti web. Pubblichiamo anche in America Latina, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti d’America. La politica editoriale di Chiado Editore punta a democratizzare il mondo editoriale, creando le migliori opportunità per gli Autori e offrendo ai Lettori straordinarie opere di ogni genere, ad un giusto prezzo e senza pregiudizi. Se un Autore desidera pubblicare il suo libro con noi, non deve fare altro che inviarcelo con una breve biografia. Il nostro Consiglio Editoriale lo analizzerà e se sarà compatibile con la nostra linea editoriale, non esisteremo a presentare una proposta di pubblicazione. Tutti gli Autori famosi inizialmente erano sconosciuti. Chiado Editore sa che è così e per questo motivo presta la massima attenzione ai manoscritti che riceve, analizzandoli senza pregiudizio alcuno.Comunichiamo sempre all’Autore le nostre intenzioni, che ci sia, o meno, interesse nel pubblicare il manoscritto. Scrivere un libro è una grande sfida, ma anche una sensazione unica e irripetibile!
  16. Dragonbreath

    The Dragon Slayers Capitolo 0 ( parte 1)

    Buongiorno a tutti! Vi presento la prima parte del zeresimo capitolo del mio romanzo. Spero possa piacervi, mi raccomando scatenatevi con le critiche e i commenti Trama: In un mondo post-apocalittico l' umanità è stata decimata dai draghi, per fronteggiarli viene creata un' unità di guerrieri specializzati nell' uccidere i draghi, quest' unità prende il nome di dragon slayers. Questo capitolo è composta da una versione riveduta e corretta della bozza e da una parte nuova. Link alla bozza del capitolo: link al commento: CAPITOLO 0 Le guerre di Armònia 1 Gennaio 1142 P. I. – 20 Luglio 20 P. I. 1 Tanto tempo fa, nel continente di Armònia, vissero due razze in perenne conflitto da loro: gli Alv e i Draghi. Nel corso della storia queste due razze combatterono continuamente fino a causare una guerra che quasi distrusse il continente. La guerra si concluse con la sconfitta degli Alv che, prima di essere sterminati del tutto, crearono una nuova razza: gli umani. Per diversi secoli gli umani riuscirono a convivere pacificamente con i draghi, sfruttando la loro intelligenza crearono comunità in tutte quelle zone di Armònia nelle quali i draghi non potevano vivere. Nel 552 P. I. la maggior parte dell’umanità si riunì in una grande comunità: il sacro impero di Ilios. I regnanti di questo impero, gli Iliosus, erano diretti discendenti degli Alv e avevano ricevuto dai loro avi una missione importantissima: sconfiggere i draghi e ricacciarli nel loro luogo d’origine: L’Ade, una piccola isola all’ estremo est di Armònia. 1 P. I. = prima della caduta di Ilios / D. I. dopo la caduta di Ilios 2 Gli Alv avevano un grande potere magico, al contrario pochi umani possono usare la magia 25 Luglio 20 P. I. 12:34 Sala del trono Due uomini camminano velocemente in un lungo e silenzioso corridoio, indossano entrambi un’armatura rosso sangue e portano una spada al fianco sinistro, i due parlano tra loro: << Sei sicuro che il re sia qui, Cardok? >> << Sicurissimo >> rispose l’altro, << oggi è quel giorno quindi sicuramente sarà nella sala del trono a sbrigare i suoi affari >> << da quando è diventato re ogni giorno è quel giorno >> << Caro Kyros, sai che non dovresti criticare sua maestà, se glielo dicessi ti farebbe decapitare… Non che questo sia un problema dato che la testa ti è inutile >> disse Cardok in tono beffardo. << Se non la smetti di fare il simpaticone ti taglio la lingua >> rispose Kyros. << Libero di provarci >> I due arrivano d’avanti ad un enorme portone in legno massiccio, oltre il quale è possibile udire delle persone urlare e dei colpi di frusta. Spalancano il portone e si ritrovano in un’immensa stanza, le cui pareti sono coperte da arazzi raffiguranti dei guerrieri che sconfiggono e decapitano un drago. A terra è presente un tappeto rosso di seta che si estende per tutta la stanza; In fondo alla stanza c’è un trono in oro massiccio sul quale è seduto un uomo con barba e capelli castani e folti; D’avanti al trono c’è una schiera di persone nude con dei profondi tagli sulla schiena, tra di loro ci sono anche dei bambini; Di fianco al trono ci sono due balestrieri disgustati dalla scena alla quale stanno assistendo. Cardok esordì: << Saluti vostra altezza, se non le è di troppo disturbo le dispiacerebbe concederci la sua attenzione? >> era udibile chiaramente disprezzo nelle sue parole. Il re li guardò e disse << cosa volete generali? Non mi pare di avervi convocati >> e continuò a scoccare la sua frusta. Kyros disse << abbiamo riunto tutti e 100 i maghi, pensavamo che le avrebbe fatto piacere saperlo >> Il re disse con aria perplessa: << la riunione era oggi? Me ne ero dimenticato >> detto ciò si alzò e fece cenno ai balestrieri di fare fuoco sulla schiera di persone disposte d’avanti al trono; Dopodiché disse: << Voi due mi farete da scorta mentre andiamo>> << sissignore >> dissero i due all’unisono senza entusiasmo. Il re amava passeggiare per la città, la considerava il suo più grande orgoglio. Ogni volta che usciva rimaneva estasiato dalla bellezza dei bellissimi monumenti: La torre di Draconia, i giardini pensili, il porto che ospitava la più grande flotta del mondo, la piramide d’oro: tomba della famiglia reale, il fiume Astreaus che con le sue diramazioni portava acqua in tutta la città, le imponenti mura realizzate in roccia e diamante. Tutte questi monumenti si trovavano nella parte alta della città dove vivevano solo la famiglia reale e i soldati, ma il re amava comunque anche la parte bassa della città con le sue casette rustiche e i campi dorati di grano. In maniera particolare il re amava la torre di Draconia che era il palazzo reale, sulla sommità di questa torre era posto un gigantesco braciere che serviva per i rituali religiosi e magici. Era una soleggiata mattina di luglio, faceva molto caldo e i bambini erano fuori a giocare nei bellissimi giardini del palazzo reale, due bambine schizzarono accidentalmente il re con del fango: << C-ci scusi vostra ma-maestà >> dissero le bambine sinceramente dispiaciute Il re le guardo amorevolmente e disse: << non preoccupatevi bambine >> e riprese a camminare, subito dopo averle superate disse: << Cardok, ammazzale. >> Cardok estrasse la spada e si scagliò sulle bambine che non emisero un suono, gocce di sangue volarono ovunque. << Ottimo lavoro, procediamo >> disse il re Cardok tornò in fila, serrando il pugno per nascondere il taglio sulla mano. 13:00 Sala principale della piramide d’oro Un centinaio di persone incappucciate si trovano ammassate in una gigantesca sala riempita di tombe, bisbigliano tra loro: << il re sta tardando ad arrivare” << se non viene ci fa un favore >> << cosa vorrà da noi? >> << siete impazziti? Se il re arrivasse all’improvviso e ci sentisse ci decapiterebbe tutti >> << fate silenzio sento dei passi >> Il trio entrò nella sala, ora regnava il silenzio più assoluto. Il re parlò: << buongiorno miei carissimi maghi! Oggi vi ho convocati qui per discutere i dettagli del piano per sterminare i draghi >> I maghi erano esterrefatti dalle parole che stavano ascoltando << Cardok illustra il piano ai nostri ospiti >> << Agli ordini >> disse Cardok << Il piano escogitato da re è molto semplice: una volta ogni cento anni i draghi si riuniscono nel deserto di Phoenix per il rituale di accoppiamento, li attireremo nella città di Eos dopodiché, grazie ad Emprismos3, li uccideremo tutti con un colpo solo. >> << ma è scemo!? Crede veramente che possa funzionare? >> disse uno dei maghi bisbigliando. Un secondo dopo era a terra, morto, con un coltello conficcato in testa. << Qualcun altro ha da ridire sul mio piano? >> disse il re << Se posso permettermi >> disse Archos, capo dei maghi <<non le pare che il suo piano sia troppo semplicistico? Sappiamo che gli Alv tentarono la stessa cosa e fallirono miseramente >> << Gli Alv cercarono di sconfiggere i draghi neri che, per nostra fortuna, si sono estinti. I draghi di fuoco sono estremamente più deboli e meno resistenti dei draghi neri >> rispose Cardok << Come la nostra magia è incredibilmente più debole rispetto a quella degli Alv >> rispose Archos con disappunto << Se ci dovessimo rifiutare cosa fareste? >> 3 Emprismos è un incantesimo che genera una fiammata capace di incenerire qualsiasi cosa. << Sai benissimo la risposta, finireste a fare compagnia ai ribelli che ho giustiziato mezz’ora fa >> rispose il re con un sorriso maligno. I maghi erano rassegnati, non erano in grado di tener testa ad un generale, figuriamoci due contemporaneamente << se non avete altre domande, potete andare, partirete domani alle cinque del mattino, i generali Raker e Kyros vi accompagneranno >> Nel giro di un minuto la sala si era svuotata, erano rimasti solo Cardok e i il re. << Per quanto riguarda l’altra questione Cardok, dì a Ryfus di partire subito >>. << Come desiderate vostra maestà. >>
  17. Vincibosco

    Pelledoca

    Nome: Pelledoca Editore Generi trattati: noir, thriller, horror per ragazzi Modalità di invio dei manoscritti: non specificato Distribuzione: A.L.I agenzia libraria international Sito: http://pelledocaeditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pelledocaeditore
  18. Lauram

    E io ci sto

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/39856-mi-116-nero-in-casa/?do=findComment&amp;comment=755819https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/42789-la-sesta-cateratta/?do=findComment&amp;comment=755810 La strada per l’alimentari Rino la conosce bene. Ha dieci anni ed è da quando ne ha nove che fa le commissioni. Le sue mani sono impegnate, una è al caldo nella manica lunga della giacca, l’altra invece strige le diecimila lire nella tasca dei pantaloni. Anche il suo cervello è indaffarato a smistare i pensieri, una piccola parte ripassa la lista della spesa e la restante sogna a occhi aperti: la speranza di un resto sostanzioso che stavolta Rino non deve riconsegnare alla mamma, e che può spendere per sé, lo rende un guerriero di strada. Cammina senza paure, si dimentica del barbone che quando sbuca da dietro l’angolo gli fa prendere i colpi; non si preoccupa degli adolescenti scemi al bar che lanciano petardi ai ragazzini come lui, e si scorda addirittura del cane che ringhia rabbioso quando passa vicino al suo cancello. Sembra che anche la sciarpa che indossa lo vesta da eroe, le due estremità svolazzano alle sue spalle come un mantello. Rino ha paura solo di una cosa in quel momento: di perdere la banconota. Per respirare infatti, abbassa la sciarpa con la lingua che lo copre fino al naso, e ingoia i peli del tessuto pur di non lasciare la presa dal denaro. La paura di smarrire le proprie cose si era insinuata in lui fin da piccolo. In occasione delle gite scolastiche a teatro, Rino non toglieva mai il giacchetto. La possibilità remota di poterlo dimenticare sulla poltrona era la stessa possibilità di riuscire a toglierselo al primo tentativo: la chiusura lampo era difettosa. La mamma del bambino più grande vicino di casa, lo aveva passato alla sua che lo aveva passato a lui con un “ti sta benissimo” pieno di sorrisi. E Rino imparò a sfilarselo come un maglione. L’unica cerniera che riusciva a chiudere con facilità era quella dell’astuccio, vuoto per due terzi. Come tutti, lasciava l’occorrente sul banco e con la confusione della ricreazione, quello che prima era in un punto, poco dopo non c’era più e, addio matita, addio gomma e addio replay rossa. E Rino si arrangiava con quello che gli rimaneva. Calcava o meno lo stesso pastello sul foglio per creare tonalità diverse e usava la matita da disegno con la graffite grigia per colorare il cielo; nelle sue creazioni le nuvole non mancavano mai anche se doveva rappresentare la primavera. Rino sapeva che le richieste che esordivano con il “mi compri” rabbuiavano lo sguardo della mamma, come un sipario calavano il buio su tutto il suo volto, e quando rispondeva”aspetta Natale”o”a fine mese”, si distendevano anche le pieghe del suo sorriso. Rino che desiderava una mamma sempre allegra aveva imparato a non esprimere più i suoi desideri: per accontentare lei, si accontentava lui. In realtà erano poche le volte che la vedeva arrabbiata: quando le si rompevano le calze appena comprate e quando le macchie delle tintura per capelli non si toglievano dalla vasca da bagno. “Mamma tu sei vecchia?” le chiedeva quando la ricrescita dei capelli bianchi superava il nero di quelli tinti. “No, mamma è giovane” diceva, e lui ne era contento. Rino ora passa davanti al negozio di fiori. Potrei comprare una rosa con il resto, dice tra sé e sé pensando alla mamma; ma subito dopo cambia idea e riprende a far girare nel suo cervello il pensiero fisso che da ieri mattina gli occupa la testa. Il giorno prima nell’atrio della scuola, un ragazzo distribuiva gli album dei calciatori, era circondato dalle braccia tese dei bambini che lo imploravano. Rino si mostrava indifferente, ma quando si accorse che nessun amichetto tirava fuori i soldi per comprarlo, s’illuminò in volto. Con lo zaino che gli traballava a destra e a sinistra mentre correva, raggiunse la mamma che parlava con le altre mamme. “L’album lo danno gratis” le disse felice. Da che aveva memoria, Rino sapeva che ogni cosa si otteneva con i sacrifici, quest’ultima parola lo portava a pensava al sudore e alle schiene piagate degli schiavi. La mamma non lavorava, sudava solo quando insaponava lui e il fratellino insieme nella vasca. Il papà non era un bracciante nei campi di cotone, ma guidava gli autobus e sudava sempre. Sulla camicia del padre, Rino notava infatti i segni del caldo, non solo sotto le ascelle, ma anche in una striscia verticale lunga tutta la schiena; a Rino ricordava la gola di ghiaccio che si forma tra due montagne, forse tra le scapole del padre, il suo pensiero involontario per rinfrescarlo. “Puoi prenderlo” disse la mamma. Rino, rosso in viso per la corsa, rimase ad aspettare il suo momento. Di album ce ne erano ancora tanti nella scatola, era solo questione di attimi. “Tieni” gli disse il ragazzo. Esaltato, si dimenticò di ringraziare e sollevò in aria il suo trofeo. Anche lui, come gli altri. “Guarda mamma, ce ne sono due dentro”, disse facendole vedere i pacchetti di figurine. “Lo prendo io ora. A casa, dopo scuola lo scarti.” L’accordo tacito degli occhi della mamma rassicurò Rino. Gli avrebbe comprato quattro pacchetti di figurine solo il lunedì, come aveva fatto lo scorso anno con l’album degli animali. Tra le pagine i pochi animali attaccati soffrivano di solitudine, intorno a loro c’erano solo i numeri dei tanti spazi vuoti. A boccheggiare nell’album stava il regno dei pesci, in mezzo al foglio quattro figurine dovevano comporre lo squalo bianco. Rino ne aveva attaccata una sola in cui si vedeva un misero pezzo di branchia, ci aveva messo tutta la fantasia per cercare di risalire nella mente a come poteva essere la figura completa del predatore, finché rinunciò e smise di sfogliare l’album a cui teneva tanto. Quel giorno durante le lezioni i libri di testo avevano un buon profumo, lo stesso dell’album che tra poche ore avrebbe scartato. Nella corsa a completarlo si partiva tutti uguali, non c’era il più veloce o chi aveva più amici o chi aveva la merendina o chi invece gliela preparava la mamma in casa: stesso era il punto di partenza per tutti, un album e due pacchetti. Al termine della scuola, Rino tornava a casa da solo. Si metteva vicino a un adulto per attraversare la strada e non correre il rischio così di essere investito; da quale parte guardare se prima a destra e poi a sinistra o viceversa, non gli era ancora entrato in testa. Dopo il tabacchi, c’era l’edicola. Marco, Luca e Filippo erano lì con le madri. La corsa non era ancora iniziata che già Rino si sentì squalificato in partenza. Quanti pacchetti hanno in mano? Tanti, pensò. Lo zaino gli si era fatto pesante d’un tratto, e con le spalle chine, tornò a casa. “Ciao amore, come è andata a scuola?” chiese la mamma, che gli aprì la porta con Leo in braccio. “Bene” rispose lui. “Dov’è il mio album?” “È sul tavolo della cucina.” Finalmente il momento era arrivato. Rino posò lo zaino all’ingresso e il giacchetto sulla sedia. Il fratellino, sceso dalle braccia della mamma lo seguì in cucina. Mentre la mamma preparava pane e olio per merenda, Rino sotto gli occhi curiosi di Leo iniziò a scartare. Il segno sul bordo si vedeva appena, bastava tirare da lì e non si sarebbe corso il rischio di strappare le figurine all’interno. Era impossibile trovare doppioni con solo due pacchetti, di questo ne era convinto. Una botta di fortuna, pensò: la sua prima figurina, uno scudetto. Ed è di quelle senza i contorni squadrati, una di quelle rare. Lo avrebbe raccontato agli amici: “Io ho la numero 45” “E io ho finito l’album”, “anche io”,“io pure…” Mancava poco a lunedì, altri tre giorni e lo avrebbe riempito un po’di più. Quel sabato mattina non c’era scuola. Rino sentiva trafficare in cucina. “Scusa amore, ti abbiamo svegliato?” gli disse la mamma vedendolo arrivare. Leo era sporco di farina, come tutto il tavolo. Vicino alla cesta della frutta c’era il suo album messo per verticale come un quadro da ammirare: un attaccante nel momento di calciare, i cui muscoli uscivano dai calzoncini gialli in tutta la loro potenza. Gol. “Che fate?” chiese Rino. “I biscotti, oggi è il compleanno di papà. E questo sarà il nostro regalo.” Leo, aveva la sua porzione di frolla che modellava sul tavolo, parte la schiacciava sul legno e parte se la spalmava in faccia. In mezzo ai pastrocchi della cucina, la mamma canticchiava. La donna non si preoccupava mai del disordine, lasciava sempre che i figli giocassero:“Fate. Divertitevi” erano le sue parole quando li riforniva di materiale riciclato. Passava tanto tempo con loro dimenticandosi a volte delle faccende di casa. “Non importa, metti la felpa sopra”, diceva a Rino quando si accorgeva di non avergli stirato il grembiule. Era sbadata, ma non per il loro sviluppo creativo. In cucina adesso, anche Rino aveva iniziato a impiastricciare. “E ora, mettiamoci sopra queste” dalla credenza la mamma tirò fuori le gocce di cioccolato. “Un po’ a te e un po’ a te” disse la donna facendo due mucchietti identici. Leo trafiggeva la frolla con le gocce, Rino più delicato la decorava creando faccine con occhi, naso e bocca. “Guarda mamma” diceva mostrandole il suo biscotto. “Che bello” rispondeva la donna, ammirandolo neanche fosse un’opera d’arte. Con un solo dito, per non sporcare di farina l’intero sportello, la mamma aprì il frigorifero. “Lo sapevo io, è finito. Ho ancora impasto e mi serve il latte per fare altri biscotti.” Rino aveva capito l’antifona. Era ancora in pigiama, si stava divertendo e voleva vedere la televisione. “Amore, ci vai tu a comprarlo?” Come si fa tra fidanzati la mamma faceva le boccucce al figlio. “Ma mamma… ” “Amore scusa. Hai ragione, ma non farmi uscire, devo ancora rifare i letti e lavare Leo.” Rino aveva il broncio. La mattina a casa gli piaceva troppo. Faceva tempo pieno a scuola e il pomeriggio non c’era mai il sole che c’era le prime ore del giorno, quello che ti riempiva di buoni propositi: riposare, rimanere in pigiama e giocare. Il malcontento di Rino gli si leggeva in faccia, la mamma capì e si giocò la sua carta. “Con il resto, ti compri le figurine.” La frase aprì la porta di casa come l’apriti sesamo. Poco dopo Rino aveva la banconota in tasca e ripeteva la lista della spesa: latte, pane e prosciutto cotto. Dalla testa di Rino, volano numeri, non è bravo in matematica ma alcuni calcoli li sa fare bene. Se mi avanzano quattromila lire sono otto pacchetti, se me ne avanzano tre sono sei, da aggiungersi a quelli di lunedì, Rino sorride da sotto la sciarpa e intanto è arrivato all’alimentari. Scansa le strisce di velluto che cadono giù dalla porta d’ingresso e entra. L’odore del legno delle pareti ha assorbito negli anni il profumo del grasso dei prosciutti, insieme a quello delle farine incastrate negli spigoli nascosti. Al banco del pane Giorgio gli sorride. “Allora, come va a scuola?” “Bene”. “Bravo. Che ti do?” “Due panini per favore”. Rino prende la bustina del pane sopra il bancone e legge l’importo sull’etichetta, 580 lire. “Ti serve qualcosa di là?” chiede Giorgio per sapere se deve spostarsi al banco degli affettati “Sì.” In gastronomia l’uomo taglia due etti di prosciutto cotto, quando finisce di arrotolarlo nella carta, consegna il pacchetto a Rino. Sull’etichetta c’è scritto 4280 lire. Ora manca da prendere solo il latte. “Cerca quello con la scadenza più in là” Rino sente la voce della mamma nella testa e, obbediente va a pescare nel frigo la bottiglia messa in fondo. Manca il prezzo, sul bancone non c’è scritto e lui il latte non si ricorda proprio quanto costa. Rino va in cassa per pagare. Con una mano in tasca controlla la banconota, con l’altra si tiene i prodotti contro il torace e si aiuta con il mento a non farli cadere. Ha due persone davanti, e un po’di tempo per fare i conti. 4380+580 e il latte. Quanto costa il latte? poco, spera. “Ciao Rino” “Ciao” risponde timido mentre si libera della merce che cade sul ripiano. “Scusa”. “Non importa”, gli sorride Sara, la figlia del proprietario. Le dita della ragazza digitano veloci i prezzi sulla cassa. “Sono 6960 lire”. A Rino s’illuminano gli occhi. Ripete nella mente per due volte l’importo da pagare per essere sicuro di aver fatto bene i conti, e poi tira fuori il denaro umidiccio di sudore e paga. Questa stessa mano tra poco stringerà nella tasca tre banconote da mille e poi sei pacchetti di figurine, pensa soddisfatto e lascia andare il sorriso. “Ah” dice all’improvviso Sara tirando fuori da un cassetto un’agendina. “Ci sono 1980 lire da saldare di ieri. Puoi dire a casa che è tutto ok.” I segni orizzontali della penna rossa che cancella il nome di sua mamma sul foglio, sono squarci sul corpo di Rino. Un calore improvviso gli si riversa addosso in una secchiata d’acqua bollente che lo bagna fino alle ginocchia. Dalle guance in su Rino diventa rosso, sente caldo e non è solo colpa della sciarpa. Mette nella tasca il resto: mille lire e due golia. È poca roba, non merita di essere protetta dalla stretta della sua mano. Ed ecco che in strada ritornano le paure. Ad ogni suo passo la bolla d’aria del latte nella bottiglia sale e poi riscende, sembra lo stomaco di Rino che singulta il fiato ogni volta che cambia la visuale della strada. Rino vede il bar in lontananza. Meno male, pensa, non c’è nessun ragazzo seduto ai tavolini. Continua a guardarsi intorno e allunga il passo nella speranza di non incontrare il barbone con i denti gialli. Poi la vede, l’edicola. Eccola, pensa. “Venti pacchetti” chiede il ragazzino prima di lui. “Uno, due tre …” l’edicolante glieli conta davanti, poi il ragazzo li prende e si allontana. Con due mani non riesce a contenerli tutti e uno cade a terra vicino a Rino. Il ragazzo non si accorge di niente. Nella sua confezione gialla, il pacchetto di figurine risalta sull’asfalto. Rino si sente ancora più accaldato. Tiene la busta della spesa con una mano e lo raccoglie con l’altra. Il ragazzo prima di me ha speso diecimila lire in un solo colpo, e io nella tasca ha solo due monete, pensa Rino. Sente con i polpastrelli lo spessore del pacchetto raccolto, perplesso se lo rigira tra le dita. E se dentro c’è uno scudetto? E se me lo mettessi in tasca? In fin dei conti l’ho trovato. “È mio”gli dice il ragazzo accortosi di averlo perso. Rino sobbalza “Stavo per dartelo...”gli dice, mentre le palpebre gli vanno a finire sotto la sciarpa. Durante la strada del ritorno, corre sul tratto di marciapiede in cui c’è la casa con l’alano, non vuole sentirsi abbaiare nelle orecchie. Rino è più veloce del cane, che si mette a ringhiare quando lui ormai ha superato d’un pezzo il suo cancello. Sale le scale di casa ed è tutto sudato, il profumo che si sente è buonissimo e Rino sa che proviene dal suo appartamento. “Grazie amore”, gli dice la mamma prendendogli la busta della spesa non appena rientrato. In cucina i biscotti sul tavolo, sono molto invitanti, la mamma ne ha già sfornato una prima teglia. “Ne puoi prendere uno” gli dice. E Rino obbedisce, ha la stessa espressione del biscotto che ha scelto, sorride, perché nei suoi due pacchetti anche stavolta non ha trovato nessun doppione. Tra poco sarebbero iniziati i cartoni, ma sul tavolo della cucina oltre al mattarello e agli stampi ora c’è anche il disordine di Rino. “Non ti preoccupare, sistemo io qui.” gli dice la mamma, vedendo il suo sguardo apprensivo sull’orologio. “Vieni” dice Rino al fratellino che gli gira intorno, e insieme vanno in soggiorno. Leo prende il telecomando per schiacciare il canale, ma è ancora piccolino e non ci riesce. Rino gli fa vedere come si fa e preme il tasto insieme a lui. “Che bravo” gli dice, e Leo che non parla ancora gli mostra in uno sguardo tutta la sua fierezza. Lo schermo s’illumina e anche i pensieri di Rino riprendono a girare, stavolta in un altro emisfero. Per lunedì non ho compiti da fare e manca anche la maestra, poi nel pomeriggio avrò i miei quattro pacchetti…ora che ci penso, ho anche due caramelle nella tasca, una per me e una per Leo. I pensieri di Rino sembrano lucette intermittenti che si accendono al ritmo delle note alte della sigla del cartone che sta per cominciare. Con le gambe incrociate sul morbido del divano, con Leo vicino che profuma ancora di burro e zucchero, Rino si sente bene. Il cartone è appena iniziato e anche i suoi pensieri ora si fermano a guardarlo insieme a lui.
  19. andrea werner mondazzi

    Atrani sulla Costa d'Amalfi

    Titolo: Atrani sulla Costa d'Amalfi: Racconto di un racconto - Epica in tre atti Autore: Andrea Werner Mondazzi Casa editrice: Amazon KDP ISBN versione cartacea: 1079720944 ASIN versione digitale: B07V5R3W6K Data di pubblicazione: 11 luglio 2019 Prezzo: versione cartacea 7 euro, versione digitale 4 euro Genere: Epica Popolare Pagine: 46 (versione cartacea) Quarta di copertina: “Una settimana, allora, trascorse intera senza che di barche come le loro al largo se ne tracciasse rotta. Furono strani sette giorni, di ormai acquisita biblica reminiscenza, giorni ancora oggi dai vecchi del paese raccontati quali aneddoti ai turisti che gli s’accostano in piazzetta: raccontati però come fossero giorni disegnati nel libro dell’Apocalisse”. Una terra le cui atmosfere, scorci e paesaggi ricorrono in dipinti ospitati da tre quarti delle pinacoteche del Vecchio Continente. Un racconto di epica popolare che richiama leggende secolari, sul cui tessuto è ricamato il volgere di un’epoca. Un registro a metà strada tra verismo e letteratura fantastica. Una narrazione che, a suon di testamenti e consegne spirituali di padre in figlio, si dispiega lungo tre generazioni. Opera prima di Andrea Werner Mondazzi, che è nato e vive a Roma. Autore tanto poco ortodosso da esordire con un genere agli antipodi rispetto a tutto ciò che negli anni ha accumulato nel cassetto dello scrittoio. Link all'acquisto: Versione digitale https://www.amazon.it/Atrani-sulla-Costa-dAmalfi-Racconto-ebook/dp/B07V5R3W6K/ Versione cartacea https://www.amazon.it/Atrani-sulla-Costa-dAmalfi-Racconto/dp/1079720944/
  20. asso78

    le fiabe di mirtilla

    Titolo: LE FIABE DI MIRTILLA Autore: simone guida Casa editrice: GIOVANELLI EDIZIONI ISBN: 978-88-3284-291-3 Data di pubblicazione 11/06/2019 Prezzo: 11,00 euro Genere: fiabe per bambini Caratteri: 108 pagine Quarta di copertina o estratto del libro: In una città imprecisata nel mondo della fantasia,vivono l’umana Marcella,una ragazza un po’ frivola e permalosa ma di buon cuore e la sua gatta tigrata Mirtilla che un mago buono ha dotato di poteri magici e due ali di farfalla. Mirtilla, come ogni gatto, ama tanto andarsene in giro, fare dispetti e combinare marachelle ma anche crearsi nuove amicizie e portare allegria ai suoi amici(umani e non) e aiutarli grazie ai suoi poteri magici; In ogni fiaba ci insegna che dagli altri si può sempre imparare qualcosa Link all'acquisto: https://www.giovanelliedizioni.it/le-fiabe-di-mirtilla.html https://www.giovanelliedizioni.it/libri.html
  21. Kikki

    Lo Stampatello

    Nome: Lo Stampatello Sito: http://lostampatello.it/ Catalogo: http://lostampatello.it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: http://lostampatello.it/contatti/ Distribuzione: http://lostampatello.it/contatti/ Facebook: https://www.facebook.com/LoStampatello Pubblicano a mezzo prevendita come dichiarano in questa pagina.
  22. Kikki

    Edizioni Centro Studi Erickson

    Nome: Edizioni Centro Studi Erickson Sito: https://www.erickson.it/it/ Catalogo: https://www.erickson.it/it/cataloghi/ Modalità di invio dei manoscritti: https://www.erickson.it/it/pubblica-con-noi/ Distribuzione: https://www.erickson.it/it/dove-siamo/ Facebook: https://www.facebook.com/EdizioniErickson/
  23. Antipodes Casa Editrice

    Antipodes a "Una Marina di libri 2019"

    Fino a
    Antipodes a "Una Marina di libri 2019" Antipodes partecipa alla decima edizione de "Una Marina di libri 2019"!! Festival del libro Orto botanico dell'Università di Palermo 6-9 giugno 2019 6 giugno: ore 18 - 24 (INGRESSO GRATUITO) 7 giugno: ore 10 - 14 e 16.30 - 24 8 giugno: ore 10 - 14 e 16.30 - 24 9 giugno: ore 10 - 24
  24. Pinnacoli's

    Lo sguardo soporifero

    Tanto tempo fa, in una terra lontana lontana esisteva un grande deserto con dune alte alte. La siccità era l’ultimo dei problemi di quella vasta regione perché un male affliggeva il regno del Sultano: i suoi sudditi riposavano per giorni senza destarsi, finché il ciambellano scoprì il colpevole di questa piaga. Un beduino-senza-cammello vagava per il deserto e il suo sguardo penetrante addormentava le persone in pochissimi granelli di clessidra. Ma il Sultano era cocciuto e marciò con il suo potentissimo esercito per arrestare e fermare questo sortilegio. Ma il Sultano non sapeva di essere cocciuto, quindi lui e i suoi guerrieri, quando lo incontrarono, si addormentarono in un sonno infinito. In una duna molto bassa però, c’era un piccolo villaggio di commercianti, e fra questi, un giovanotto bellissimo ma povero, decise di viaggiare e cercare fortuna oltre il vasto deserto. <<Come troverai la fortuna se non hai nulla di cui commerciare?>> gli chiesero. <<L’unica cosa che possiedo, è questo specchio. Lo venderò alla più bella principessa o regina che incontrerò nel mio cammino. Ecco, in questo modo io diventerò ricco e finché non ci riuscirò metterò una benda sugli occhi per non guardarmi indietro.>> e così fece e anche le persone lo lasciarono fare. Un giorno, mentre il giovanotto camminava scalzo, sentì sotto i suoi piedi del ferro. <<Strano>> disse fra sé, aveva forse superato il deserto? Si chiese, ma in un attimo urtò una persona e ruzzolarono entrambi nella sabbia. <<Stai attento!>>, disse il giovanotto <<Non vedi che non vedo? Dove mi trovo?>> <<Togli la benda e lo saprai tu stesso. Hai superato il deserto e ora sei nel regno del ferro. Benvenuto io sono il sovrano di queste terre>> mentì lo sconosciuto. Il giovanotto, convinto di trovarsi al cospetto di un Re, tolse la benda, ma essendo povero di conio e di galateo, non lo guardò e ne si inchinò come fanno tutti i sudditi presentando direttamente lo specchio: <<Maestà, chi bello vuole apparire, il proprio riflesso deve scoprire.>> E così il beduino ammirò la sua bellezza ma subito dopo cadde addormentato per mezzo del suo stesso potere, mentre il Sultano, l’esercito e il regno si svegliarono dal sortilegio, acclamando il giovanotto come un eroe, tanto da ricompensarlo concedendogli il titolo di Emiro. E così il giovanotto divenne ricco, Il Sultano più saggio e il regno felice e contento.
  25. Blue5now

    il Convivio Editore

    Nome: Il Convivo Editore Generi trattati: libri per ragazzi, narrativa, poesia, saggistica, testi teatrali Modalità di invio dei manoscritti: ilconvivioeditore@gmail.com Distribuzione: http://www.ilconvivioeditore.com/ Sito: http://www.ilconvivioeditore.com/ Facebook: https://www.facebook.com/Il-Convivio-Editore-899500813527253/
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