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  1. Yolima

    Gli Alberi e i suoi piccoli abitanti

    ( ho letto l'Amore Perduto e commentato. ps: ve lo consiglio) Questo è più una guida che un racconto. Inutile dire che è una bozza (metto qui uno stralcio), ho iniziato a lavorarci ieri. è stato pensato a un target dai sei anni in su. Sono alla ricerca di una o un illustratore :D. Spero che vi piaccia! Abete Nero Ho poche notizie su questo abete infatti non l’ho mai incontrato nei boschi, ma una mia cara amica che viaggia molto ha avuto l’onore di vederlo e mi ha detto che ha una bella corteccia nera e i suoi aghi emanano un buon odore aromatico se strofinati. Le pigne sono rivolte verso il basso e sono lunghe 2-3,5 cm. Qui abita il clan dei “piedi neri”. I piedi neri sono creature alte 1 cm, hanno grossi piedi neri (simili a quelli degli Hobbit) e passano le loro giornate a cantare e dipingersi la faccia di rosso, giallo o verde. Vivono dentro a delle tende situate sui rami che ahimè più di una volta sono state scambiate per delle pigne. Attenzione! Prima di raccogliere una pigna dall’albero o da terra, controllate che non sia un'abitazione del Clan dei Piedi Neri! Se vedete che la “pigna” è colorata di rosso, giallo o verde, allora non portatela via ma rimettetela dove l’avete trovata. A volte può succedere che il vento le faccia volare via e finire per terra. Nessun problema, i Piedi Neri sono ottimi costruttori e con le loro corde di corteccia tireranno su le loro case finite ai piedi dell’abete. I loro vestiti più delle volte sono del colore nero per mimetizzarsi con l’ambiente circostante. PS: mi sì dice che i Piedi Neri sono molto golosi. Siete pregati di lasciare sugli aghi dell’abete nero, noccioline o canditi. Ve ne saranno grati. Abete Bianco Questo albero è presente nei boschi montani dell’Europa Centrale, sui Carpazi, e sulle montagne dell’Europa del sud e del sud-est. Purtroppo per colpa dell’inquinamento atmosferico la sua presenza sì sta sempre riducendo sempre dì più. Tra questi rami non esiste un vero e proprio clan, ma più clan. Infatti possiamo trovare il clan “dei nasi all’insù!” esseri dalla pelle bianca quasi albina dal nasino all’insù e biondissimi. Sì vocifera che nelle loro vene scorre un po’ di magia delle fate. Infatti i loro occhi sono blu come il mare e la loro lingua viola come le susine. Poi abbiamo il clan dei McBee, essi hanno il volto rosa, capelli rossicci e grandi occhi neri. Sono dei lavoratori instancabili. Infatti è grazie a loro se possiamo assaggiare il miele di Melata d’Abete (la melata è una sostanza zuccherina che si trova sulle foglie). Insieme alle api creano il miele che poi viene imbottigliato a dentro dei grossi fiaschi in vetro. Badate bene anche il clan “dei nasi all’insù!” sì da fare. Il loro compito è quello di controllare che nessuno disturbi le api e i McBee durante la lavorazione del miele. Sono le guardie dell’Abete Bianco. Infine ai piedi dell’abete vi abbiamo il clan “Rok”. Essi indossano, d’inverno, grossi cappotti fatte con le radici e le foglie cadute per terra. D’estate invece portano semplicemente un gonnellino fatto sempre di foglie verdi raccolte dagli altri alberi. La loro dieta è composta da radici, vermi, e piccoli insetti che camminano lungo il tronco. Fabbricano con la corteccia dei piccoli archi e delle frecce appuntite. I Rok sono esseri dispettosi che amano arrampicarsi su di noi e tirarci i capelli. Quindi se passate davanti a un abete bianco, state attenti!
  2. Kasimiro

    Immaginando il Polo Nord

    Il mattino, il pomeriggio o la sera, per Luisa, erano momenti della giornata che non facevano differenza l'uno dall'altro. Gli capitava di star sveglia di notte e passeggiare per la città; di pranzare al mattino; di dormire a mezzogiorno o di fare colazione a mezzanotte. Oppure di dormire a mezzogiorno; fare colazione al tramonto; pranzare quando ne aveva voglia o cenare all'alba. Perse col tempo la differenza che correva tra pranzo e cena, mentre la colazione aveva la peculiarità del cappuccino sia che fosse alle otto che alle diciotto. Era una bambina e l'età le concedeva ancora un'estate in piena libertà. A volte avrebbe voluto che il giorno non finisse mai perché preferiva fare le cose alla luce del sole che a quella dei led. Altre preferiva il buio, perché non voleva che nessuno la vedesse. «Perché non vai al Polo Nord, ci sono sei mesi di luce e sei mesi di notte!» gli suggerì il suo piccolo gnomo riposto sul cuscino con il quale si confidava «Magari ti trovi bene». «Veramente?» «Certo!» «E come ci arrivo?» «Se non hai fretta, anche a piedi». «Bene, sono pronta, dove devo andare?» «Sempre a nord, prima o poi arriverai a destinazione». «E dove si trova il nord?» «Considera che il sole sorge ad est». «A quell'ora dormo». «Allora tieni a mente che tramonta ad ovest». «A quell'ora dormo». «E allora osserva la stella polare, ti indicherà la giusta direzione». «Come faccio a riconoscerla?» «Se ne vedi una che trema... è lei». «Mmm...ma se piove?» «Hai un'ultima possibilità: osserva il muschio sugli alberi, cresce sempre a nord». «E se sono in città o in un deserto?» «Allora lascia perdere». «Sul telefono della mamma ho visto che c'è anche la bussola». «Non importa, portami con te, ti indicherò la strada». «Potevi dirlo prima». Luisa si incamminò con il suo caro Pupazzo guida infilato nello zainetto e dopo un'ora, già stanca, chiese a un passante: «Scusi, sa quanto manca per arrivare al polo nord?» «Ancora tre tiri di dado, e se sei fortunata ci caschi sopra!» gli rispose. La ragazza perplessa continuò nel cammino fino a quando vide un bellissimo cane con un folto pelo: «Un husky! Devo essere vicina» dedusse. Poi notò che correva in un prato delimitato da una rete, visibilmente affaticato, con la lunga lingua di fuori, assieme a un bassotto e un barboncino e senza nessuna presenza di ghiaccio: «Non è che stiamo andando nel senso opposto?» chiese al suo gnomo. «Sei nella direzione giusta, solo che ci vogliono almeno una o due stagioni per giungerci a piedi». «Non credo di riuscire ad arrivare in tempo». «In tempo per che cosa?» «Per far sì che il desiderio di raggiungerlo non mi passi». «Allora lo puoi pensare, e con la mente immaginare fredde terre, gelo e l'infinito bianco». Luisa seguì il consiglio della sua cara voce interiore, chiuse gli occhi e iniziò a desiderare distese di ghiaccio, freddo, bianco e aurore boreali. Si addormentò. Al risveglio, frastornata, si ritrovò con un caldo sole in faccia. Gli sembrò di essere in un posto diverso da quello in cui si era assopita: «Dove siamo?» chiese al suo gnomo Nino. «Non lo so, devo essermi addormentato anch'io». Per un attimo aveva avuto la sensazione che il suo proposito si fosse realizzato: si trovò in una distesa piatta... ma di erba. Di fronte, un sentiero ciottolato. «Cosa faccio, vado?» «Vai!» rispose con sicurezza Nino. Lo percorse timidamente stando attenta a qualsiasi particolare che gli si potesse presentare. Notò in lontananza qualcosa di chiaro che si muoveva: “Un orso bianco!” esclamò. «Nino, ci siamo!» Si avvicinò emozionata; gli si presentò un bellissimo esemplare con un folto pelo che all'apparenza doveva essere morbidissimo. Al suo fianco un piccolo laghetto dal quale sembrava che sbucassero degli iceberg: «Questa è magia! Siamo veramente al Polo Nord!» le si rivolse ingenuamente, inconsapevole del fatto che avrebbe potuto divorarla in un lampo. «Con tutta la buona volontà, con 30 gradi sarebbe difficile esserlo. Lo sarebbe anche poggiare i piedi su un soffice manto erboso» rispose l'orso. «Perché? Non esiste l'estate al polo? E quei grossi blocchi di ghiaccio?» «Quelli sono finti. L'estate certamente esiste, ma non fa così caldo e non c'è presenza di terra al polo nord: o c'è il ghiaccio o c'è l'acqua». «Ma allora dove siamo? E cosa ci fai qui?» «Me lo sto ancora chiedendo. Un giorno mi sono addormentato e svegliato in questo luogo». «Anche a me è successa la stessa cosa, forse abbiamo qualcosa in comune. Mannaggia, il sole sta tramontando e non ho ancora fatto colazione». «Se vuoi ho un merluzzo». «Sarei abituata al cappuccino». «Se vai all'ingresso c'è un distributore automatico di bevande calde». «Allora c'è un ingresso per entrare al Polo Nord! Nino, dobbiamo aver sbagliato strada ed essere entrati dal retro». «Non ricordi? L'orso ha detto che questo luogo non corrisponde al Polo Nord». «Avete ragione, a parte l'orso, questo posto non mi piace affatto. Accetto la proposta del merluzzo. Bisogna fare delle esperienze nuove nella vita» concluse Luisa. L'orso afferrò il merluzzo con la zampa e glielo lanciò, ma si spiattellò contro la barriera di cristallo che li divideva. «Ormai non riesco più a lanciare neanche un pesce sopra i due metri» disse sconsolato. La bambina rimase di stucco, non si era accorta di quella divisione trasparente. Presa da un certo sconforto propose all'orso: «Proviamo a chiudere gli occhi e a immaginare il Polo Nord, magari insieme potremmo catapultarci lì. Con la forza del pensiero si possono fare cose straordinarie, vero Nino?» «Certo!» «Ma sei sicura di volerci andare? Io ho un po' paura e non sono convinto di esserci mai stato» disse l'orso «A questo punto sarei molto curiosa di vederlo». I due chiusero occhi e appoggiarono mano e zampa sulla parete invisibile, se non fosse per i pezzi di merluzzo spiaccicati, l'una contro l'altra, in un ideale contatto. «Sei ancora lì?» chiese Luisa. «Certo!» «Stai pensando a distese di ghiaccio?» «Me le sto immaginando». «Hai ancora gli occhi chiusi?» «Sì!» «Lo senti il freddo nell'aria?» «Forse... un po'». «E la neve?» «Mmm... mi sembra di sì!». «Sei pronto per entrare al Polo Nord?» «Sì, ma credo che tu non abbia un abbigliamento idoneo». «Non ti preoccupare. Al mio tre apriamo gli occhi». «Ok». «Uno, due, tre...aspetta. Ho una sensazione: credo che non ci siamo spostati di un palmo». «Lo credo anch'io». «Beh, a questo punto... ci vediamo domani?» «Volentieri». «A che ora?» «Quando vuoi, sono sempre qui, non ho orari». «Stupendo! Anch'io non ho orari!» rispose entusiasta Luisa. Si allontanò nella direzione opposta all'orso, con gli occhi chiusi, provando ad immaginare ancora il Polo Nord. «Nino, ti ricordi la strada del ritorno, vero?» «Mmm...» «E il merluzzoooooooooooo!» «Grazie, mangialo tuuuuuuuuuuuu!»
  3. Bestemmiavo continuamente

    Editori Americani che accettano manoscritti

    Salve ragazzi, dopo la seconda ristampa del mio primissimo libro ho avuto la fortuna di essere stato tradotto in lingua inglese gratuitamente da dei lettori ormai amici a che ringrazio di cuore a a cui devo tanto.. Per quello che riguarda il mercato Americano ho alcune difficolta nel trovare delle case editrici o agenzie a cui proporre il manoscritto tradotto. Potreste darmi alcune indicazioni su come muovermi , o se avete una lettera di presentazione standard in lingua inglese? Grazie mille carissimi Gianluigi Sio
  4. dfense

    Betti Editrice

    Nome: Betti Editrice Sito: https://www.betti.it/ Catalogo: https://www.betti.it/negozio/ Modalità di invio dei manoscritti: https://www.betti.it/betti-editrice/contatti/ Distribuzione: non specificato Facebook: https://www.facebook.com/BettiEditrice/
  5. Kikki

    A casa da sola

    Cancellato su richiesta dell'autrice
  6. Kasimiro

    Alla ricerca della scia perduta

    C'era una volta una formica, chiusa nel cassetto di un armadio; era immobile sull'orlo di un calzino, spaesata, impaurita, al buio, ma soprattutto sola. Si dice che la sua vista non sia perfetta, in compenso l'olfatto è molto sviluppato, con dei recettori sulle antenne che la orientano seguendo le tracce lasciate dalle sue compagne. Ma quando viene catapultata distante dai suoi abituali spostamenti? Che destino le riserverà il futuro? Muoversi senza riferimenti è pericoloso: nessun esercito di guardiane-guerriere che ti possano proteggere, nessuna strada sicura, possibili predatori nascosti dietro l'angolo. L'istinto la porterebbe a rimanere ferma, anche fino alla fine dei suoi giorni. Quel calzino steso ad asciugare, ha interrotto un'autostrada ad alta percorrenza, una lunga traiettoria segnata da scie chimiche invisibili che fanno da guida ai piccoli insetti, conducendoli dal loro rifugio, una crepa sul muro, al terreno e viceversa, sempre alla ricerca di provviste. E le case ne offrono molte. Dalla primavera all'estate parte l'invasione: dal pianterreno all'ottavo piano; in cucina, in salotto o in bagno; nella zuccheriera o tra le piastrelle; nel cassetto delle posate per non dire sulla crocchetta del gatto abbandonata; sotto il divano e sopra il lavello; sul davanzale, sul ficus e sul cactus, o dietro l'enciclopedia lasciata dalla zia. I più sensibili d'animo, con una soffiata rimandano all'esterno il piccolo insetto, tanto la caduta non sortisce alcun trauma a una creatura così piccola e leggera. Il principio della legge sulla forza di gravità gioca a suo favore: un dinosauro si sarebbe sfracellato, all'impatto da un chilometro di altezza. Ma la nostra protagonista era tenace. Non aveva idea di dove fosse ma prese coraggio ed uscì allo scoperto. Si mosse verso la fessura di luce e lì, sul bordo del cassetto, fece il suo primo incontro. «Scusi? ha visto qualcuna di simile a me nei paraggi?» «No!» rispose secca una cimice ben mimetizzata. «Però se vai sul pavimento è più facile incontrare qualcuno che ti assomigli ma attenta, tempo fa ho visto aggirarsi una tegenaria domestica». «E chi sarebbe?» «Un orrendo ragno che si nutre di ogni tipo di insetto». «Fortunatamente non rientro tra i suoi pasti preferiti: l'acido formico che contengo risulta molto indigesto». «Beata te. Anche tu finita su un panno steso?» «Non lo so». «Non c'è altra spiegazione, ti dirò che per me è stato un bene, stavo giusto cercando un riparo per l'inverno». «Come faccio a ritornare indietro?» «Posso solo consigliarti di andare verso la luce, sperando che ti porti all'esterno. Buona fortuna». La formica seguì il consiglio e mentre scendeva, un bolide le passò davanti. «Cos'è stato?» Si domandò senza aver realizzato. «Mi chiamano pesciolino d'argento» rispose una vocina da una minuscola fessura. «Non sono in vena di scherzi». «Neanch'io, mi chiamano così per via della mia forma schiacciata e affusolata che ricorda un pesce, con la colorazione azzurrognola e riflessi argentati. Scusa se non mi faccio vedere, ma detesto la luce». «Inutile che ti chieda se hai notato qualcuna che mi assomigli». «Brava! È proprio inutile». «Davvero odioso». Continuando nella discesa, i suoi sensori captarono altre lunghe antenne che sbucavano da un anfratto del mobile. Si trattava di una coppia di blatte che riposava. «Scusate, avete visto delle formiche in giro?» «Sì, morte! Gli angoli della casa sono tempestati di insetticida». «Grazie per l'avviso, attenzione anche ai pericoli che arrivano dall'alto: ho sentito che c'è un grosso ragno che si aggira». «Se ti riferisci alla tegenaria domestica, è sparita con le ultime pulizie di casa. Il suo nido a imbuto era piuttosto vistoso, invece è molto più pericolosa la scutigera, velocissima, e rientriamo entrambi tra i suoi cibi preferiti». «Che brutto nome, un altro ragno?» «No, un orripilante millepiedi anzi, quindici piedi per parte. È molto vorace, sbuca fuori all'improvviso; per fortuna è da un po' che non la vedo se no, non sarei qui a raccontarlo». «Praticamente sono in trappola!» «Per evitare il veleno, devi attraversare le stanze dal centro e andare verso la porta di uscita». «E come faccio? Ho sempre seguito percorsi tracciati dalle mie compagne esploratrici: strade sicure». «Non direi se sei finita qui». «Non è colpa mia se l'uomo ha la capacità di scombinare la normale vita di un insetto, è l'unico che ha il potere di farlo ogni volta che compie un'azione: quando vanga la terra, sposta un vaso, taglia un albero, fa il barbecue, costruisce una casa e, ahimè, sposta il bucato». «Già, il fatto è che non lo vediamo e non ci rendiamo conto della sua esistenza, anche se la suola di una scarpa ci può spiaccicare in qualsiasi momento, ne ho viste parecchie fare questa fine». «Certo che voi scarafaggi non godete di buona fama». «Anche voi formiche, nel momento in cui entrate in casa, non siete gradite». «Infatti, io non ci volevo neanche venire; ora non vedo l'ora di andarmene. Ciao». Finalmente arrivò a toccare il pavimento e notò qualcosa di familiare: una colonna di formiche. Ma erano decisamente più piccole e più lente. «Buongiorno. Scusate, arrivate da fuori?» Non ricevette risposta, anche perché ognuna era intenta a trasportare tra le mandibole blocchi di cibarie molto più grandi e più pesanti di loro stesse. «No!» rispose una che andava in senso opposto alle altre. «Come fate a vivere in mezzo a tutti questi pericoli?» «Sai cosa vuol dire stare in una casa dove abitano bambini?» «No». «Trovare senza fatica rifornimenti abbondanti: biscotti, pezzi di cioccolata, corn flakes, briciole di pane, riso, rigurgiti di merendine, zucchero; il tutto a pochi passi dal nostro rifugio in una crepa sul muro». «E quando lavano il pavimento o passano l'aspirapolvere?». «Basta non farsi trovare. Abbiamo notato le abitudini della famiglia: dalla mattina fino alle quattro non c'è nessuno». «Io voglio solo uscire e ritrovare le mie compagne». «Prosegui lungo il solco tra queste piastrelle e arriverai fuori. Buona fortuna». Continuò con le antenne ritte e, lenta e decisa, si avvicinò all'uscita. Sentiva il calore del sole avvicinarsi quando, superata la soglia della porta che dà sul giardino, ad attenderla c'era un'altra colonna di formiche che entravano ed uscivano dalla casa con le provviste tra le fauci. Non risultò gradita e appena la notarono ricevette morsi da tutte le parti. «Che brutti modi! Me ne vado subito. E dire che siamo parenti». «Sono anni che difendiamo il nostro rifugio e non abbiamo intenzione di cederlo». «Non ho nessuna volontà di occupare la vostra casa, sto solo cercando la mia». «Non credo sia nelle vicinanze, non ho mai visto una come te». «Eppure ci dev'essere un filo per stendere i panni». «Hai detto panni?» «Sai dove sono?» «Sì, dall'altra parte del giardino. Devi attraversare il prato e sei arrivata». «E dici poco? Non ce la farò mai» disse sconfortata. Si accasciò e si mise a piangere. «Possiamo organizzare una spedizione! Abbiamo molto fiuto per gli spostamenti». «No, mettereste a rischio la vostra vita inutilmente». In quel momento qualcosa andò a sbattere contro il vetro della porta cadendo rovinosamente a terra. «Che botta!» Si ricompose stordito un maggiolino, un comune coleottero. «Non è la prima volta che mi fanno questo scherzo. Ehi voi! Non avrete mica intenzione di mangiarmi, approfittando del mio stato confusionale?» «Oh no, se vuoi possiamo offrirti qualche mollica di pane» disse una delle abitanti della colonia. «Grazie del pensiero, ma mangio solo foglie di alberi». «Mentre volavi hai fatto caso a dei panni stesi in giardino?» chiese speranzosa la protagonista smarrita. «Certo! A pochi metri da qui. Perché?» «Da lì passano tutte le mie compagne che ho perso». «Ti posso dare un passaggio». «Davvero?» «Volentieri, in pochi secondi saremo arrivati. Vieni sotto la mia pancia e attaccati a una zampa». Così, presero il volo e poco dopo atterrarono come un elicottero sul bordo dello stendipanni. Appena sganciata ringraziò il suo aereo taxi e subito i suoi recettori rilevarono qualcosa di familiare: l'adorata scia invisibile. «Giuditta!» partì una voce poco distante. «Carissime! Che emozione ritrovarvi». «Ma dove eravate finite tu e Carla?» «Carla?» «Sì! Siete sparite insieme, all'improvviso». «Oh no! Dobbiamo partire subito alla ricerca di Carla». «Ma non sappiamo dov'è! Sarebbe un suicidio girare a zonzo senza una meta». «Penso di sapere dove si trovi, e sarà anche meglio trovare una strada alternativa, a questo filo teso».
  7. Kikki

    Fiaba russa

    Cancellato su richiesta dell'utente
  8. Gina Marcantonini

    Primo Concorso gratuito "Colora una Favola"

    Fino a
    Primo Concorso Gratuito “COLORA UNA FAVOLA”. Come si partecipa: Chi può partecipare: tutti i bimbi da Zero a 15 anni. Clicca sui link in fondo alla pagina e Scarica gratis l’immagine, o le immagini che desideri. Stampale o falle colorare sul pc. Prima sezione: Colorato a mano. Fai colorare con qualsiasi tecnica il tuo piccolo disponga. Pennarelli, colori, tempere, dita, ecc. Seconda sezione: Colorato sul Pc. Se invece non possiedi una stampante o semplicemente preferite colorare direttamente sul computer, potrete spedire i lavori inserendoli in questa sezione. Quanti disegni si possono mandare: massimo 3 a bambino/a. Fai firmare l’Opera o le Opere al tuo piccolo e aggiungi quanti anni ha, o scrivi tu il suo nome in un angolo visibile del disegno, insieme alla sua età. Mi raccomando: Solo il nome e gli anni. (Es: Maria 6 anni). Modalità di invio: a volaresullealidiunlibro@mail.com indicando sull‘oggetto la dicitura “Colora una favola” e aggiungendo la sezione a cui intendete partecipare. Tutti i disegni verranno caricati sulla Pagina Facebook Volare Sulle Ali Di Un Libro, condivisi anche su Istagram, e fatti votare. Condividi il Concorso ovunque permesso e fai votare il disegno del tuo/a bimbo/a. Termine ultimo inderogabile in cui inviare le OPERE: le ore 24.00 del 20 NOVEMBRE 2020. Farà fede la data della mail. Le opere inviate successivamente non verranno ammesse. Vince chi avrà ricevuto più like ENTRO LA MEZZANOTTE DEL 27/11/20. A parità di Like si farà uno spareggio con estrazione filmata. La proclamazione dei vincitori avverrà entro le ore 24 di SABATO 28 NOVEMBRE 2020. In caso di parità l’estrazione verrà fatta la mattina del giorno successivo. PREMIO: ai primi classificati di entrambe le sezioni verrà spedito via mail il pdf gratuito del libro da cui sono tratte le immagini. P.s. Per qualsiasi dubbio lasciatemi un commento o scrivetemi con le modalità illustrate nella sezione contatti. Questo il link dove scaricare le immagini gratis. https://volaresullealidiunlibro.com/home/primo-concorso-gratuito-colora-una-favola/
  9. Federica Saini

    L'Orto della cultura

    Nome: l'Orto della cultura Sito: http://www.ortodellacultura.it/ Catalogo: http://www.ortodellacultura.it/index.php/catalogo2 Modalità di invio dei manoscritti: e-mail Distribuzione: non pervenuta Facebook: https://www.facebook.com/ortodellacultura
  10. Kikki

    Dolcetto o scherzetto?

    Cancellato su richiesta dell'autrice
  11. Kikki

    Piuma edizioni

    Nome: Edizioni Piuma Sito: https://www.edizionipiuma.com/it/ Catalogo: https://www.edizionipiuma.com/it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: https://www.edizionipiuma.com/it/contatti/ Distribuzione: https://www.edizionipiuma.com/it/distribuzione/ Facebook: https://www.facebook.com/piumaedizioni
  12. Kikki

    Polipetto Filippo

    rimosso su richiesta dell'autrice
  13. Aporema Edizioni

    Zinco e Piombo

    Zinco e Piombo di Paolo Bulzi e Maria Patelmo Aporema Edizioni 240 pagine ISBN versione cartacea 9788832144215 ISBN versione ebook 9788832144314 Prezzo versione cartacea: € 14,90 Prezzo versione Ebook: € 2,99 Prima Pubblicazione: marzo 2019 Link all'acquisto versione cartacea Link all'acquisto Ebook versione Kindle Link all'acquisto Ebook versione Epub Quarta di Copertina Una fattoria didattica che ospita una miniera abbandonata, una mummia dal ghigno sinistro, un antico tesoro scomparso nel medioevo, una strega che rapisce i bambini, pietre che sfidano la forza di gravità… Cosa hanno in comune tutti questi elementi? Il compito di scoprirlo spetta prima a Roman, un ragazzino minatore negli anni ‘40 del secolo scorso, e poi a Mauro, un intraprendente imprenditore del nuovo millennio, affiancato da Elisa, una curiosa ricercatrice storica. In un rompicapo di scatole cinesi si snodano le vicende dei tre protagonisti, che dovranno anche affrontare l’avidità di un boss senza scrupoli e dei suoi loschi tirapiedi.
  14. franciesmorrone_scrittore

    Annuncio di un Nuovo Romanzo

    Sono entusiasta di annunciare che il mio nuovo libro Il Ricordo Che Ho Di Te sarà disponibile nei negozi il 29 settembre! Il Ricordo Che Ho Di Te è la storia di Davis Northon, un Avvocato che torna a Charleston, nella Carolina del Sud, in seguito alla tragica morte di un suo caro amico. Il suo ritorno nella cittadina è inevitabile, ma ciò che Davis non sa e quanto il suo destino, e il corso della sua vita, stia per cambiare. Mi è davvero piaciuto scrivere questo libro e non vedo l'ora che lo leggiate tutti. Puoi preordinare la tua copia oggi da Amazon e Kobo.com, e scoprire di più sul libro sul mio sito web non appena saranno disponibili collegamenti ad altri rivenditori. Ultimo ma non meno importante, come iscritto alla mia mailing list, continuerai a ricevere aggiornamenti esclusivi su Il Ricordo Che Ho Di Te direttamente da me man mano che vengono annunciati.
  15. Kikki

    Linda e la montagna di fuoco - Erika Casali

    Titolo: Linda e la montagna di fuoco Autore: Erika Casali Casa editrice: Risma ISBN: 978-8831421010 Data di pubblicazione (o di uscita): 23 settembre 2020 Prezzo: (della versione cartacea) 16,00 euro Genere: avventura/ ragazzi Pagine: 160 Quarta di copertina o estratto del libro: Linda non vede l'ora di trascorrere l'estate sulla soleggiata isola greca dove torna ogni anno: i suoi genitori gestiscono un ristorante e lei può stare con la sorellina Aretì insieme ai nonni, godendosi il mare e le tante leggende che le vengono raccontate. Ma le vacanze prendono una piega inaspettata quando uno di questi miti prende vita e un misterioso popolo che vive nel sottosuolo rapisce Aretì. In una Grecia molto distante dai panorami idilliaci da cartolina, Linda dovrà abbandonare ogni paura e senso di colpa, e addentrarsi nelle viscere della terra, fino all'oscuro regno dei Kalikatzari, per salvare sua sorella ed evitare il compiersi di un'antica profezia. Link all'acquisto: Link amazon Link Risma
  16. Leorio27

    Gate of Souls - consigli e pareri

    Salve a tutti, Sono da poco iscritto nel forum quindi mi scuso se questa non e' la sezione giusta. Sono anni che poco a poco sto scrivendo un racconto nato da una piccola idea che man mano e' cresciuta nella mia testa e adesso mi ritrovo ad aver scritto quasi 400 pagine. Ho il grande desiderio di completarlo per pubblicarlo ma non ritengo di avere le competenze adeguate. Lascio qui sotto un po' di trama della storia e spero che qualcuno possa darmi un consiglio e se l'idea vale. Inoltre se c'e' qualcuno con piu' esperienza di me interessato alla trama non esiti a contattarmi per una possibile collaborazione. " Prima legge della fisica nulla si crea nulla si distrugge. tutto muta, la matera è in trasformazione...e se fosse così anche per l'anima? L'uomo vive numerose volte senza ricordare le vite passate ne è consapevole delle vite future. Nasce cresce e muore secondo il cilco naturale degli esseri viventi. Nel limbo tra la morte e la nascita l'anima carica di esperienze della vita passata si trasforma, viene purificatra per poi nascere di nuovo e vivere una nuova esisteza. A volte però per motivi sconosciuti, l'anima impregnata della vita precedente non viene purificata e ritorna a vivere in un nuovo corpo...il bambino che nascerà sarà consapevole, l'anomalia potrà vedere il ciclo...il cerchio "imperfetto" dell'universo. deja vu non è solo una sensazione, uno scherzo giocatoci dal nostro cervello, è l'attuarsi dell'anomalia, sono i ricordi della vita passata che vengono fuori dopo essere stati assopiti per tanto tempo. Questo capita quando ci si trova per coincidenza a vivere la stessa situazione, a provare la stessa emozione che è stata già provata in precedenza.... ma in un'altra vita. Col passare degli anni le anime anomale diventarono più frequenti, "i reincarnati" si riunirono e formarono un ordine con lo scopo di trovare ogni loro simile che sarebbe nato sulla terra per istruirsi amplificare il dono, assorbire le esperienze passate elevarsi per ricevere la conoscenza di centinaia di vite concentrate in pochi uomini. Tutto questo per scorgere un frammento del meccanismo e rispondere alla suprema domanda "perchè esistiamo?" e arrivare all'orginie, l'anomalia che fa cadere l'infallibile legge della dinamica, la creazione della materia. Un altro ordine però naque, il Deus rex, con scopi ben diversi...dominare. Sentendosi dei sulla terra vogliono ad ogni costo elevarsi e prendere il posto che gli spetta usando il potere del Gate of Souls. -ti sei mai chiesto dove vanno i ricordi? e dove va tutta l'esperienza delle anime purificate? se la materia non si crea ne si distrugge esiste un posto dove vanno i ricordi di milioni di vite? Questo posto esiste, un potere inimaginabile, un'esperienza quasi infinita al limite dell'onniscenza che nelle mani sbagliate potrebbe causare la fine dell'universo. Questo posto si trova dietro il Gate of Souls, il cancello delle anime.- Il racconto si basa sulla storia di un ragazzo di nome Aaron, trasferitosi a Londra per iniziare una nuova vita. Da quando e' li' pero', e' tormentato da incubi ogni notte che lo portano a svegliarsi nel cuore della notte senza ricordare niente dei suoi sogni. Anche se la cosa e' molto strana non gli da importanza e continua la sua vita, fino a che una sera tornando da lavoro viene aggredito e perde conoscenza. Scopre al suo risveglio che era stato salvato dallo stesso uomo che lo stava seguendo da quando era a Londra, gli racconta che era stato aggredito dagli uomini dell'ordine Deus Rex e del loro interesse a reclutarlo. Infine gli offre una veritá sconcertante e la libertà di scegliere se fidarsi di lui e unirsi ai reincarnati." Vi ringrazio per l'attenzione, spero che dagli spunti dati si possa intravedere il potenziale, i concetti esperessi sono stati solo lo spunto per lo sviluppo della storia. Grazie in anticipo per qualsiasi commento
  17. Ezbereth

    Frammenti di Amir

    Fino a
    LUCCA CITTÀ' DI CARTA, 28 agosto 2020 ore 21,30. Evento Gratuito, prenotazione necessaria all'email: eventi@luccacittadicarta.it
  18. Kasimiro

    La puntura

    «Ho paura della puntura». «Non sentirà nulla». «Ho paura della puntura». «Si stenda e chiuda gli occhi». «Ho paura della puntura». «Fatta». «Ho paura della puntura». «Arrivederci». «Come?» «Può andare. Visto? Non se n'è neanche accorto». «Me ne sono accorto eccome!» «Mi dica allora, dove l'ho fatta». «Che domanda! Con i pantaloni abbassati, dove vuole che me l'abbia fatta?» «A volte l'apparenza inganna». «Non scherziamo». «Già». «Quindi? L'ha fatta lì?» «Verifichi da solo». «E come faccio? Ho anche il torcicollo». «Si faccia fare la foto di un primo piano». «Eh sì, e da chi? Aspetti, potrei uscire in strada e al primo passante tirare giù le braghe e dirgli: Scusi? Potrebbe verificare che ci sia un puntino rosso sul sedere, indice di un'iniezione che il dottore dice di non averla fatta in quel punto, mentre io sostengo il contrario perché ho avvertito un dolore crescente mentre sentivo penetrarmi il liquido di quel cavolo di vaccino?» «Bene, mi faccia sapere come va a finire». «Io non me ne vado finché non mi dice dove ha fatto la puntura, anche se sono convinto che me l'ha fatta sul sedere». «Guardi che i vaccini sul gluteo non si fanno neanche ai bambini». «Allora perché mi ha fatto tirare giù i pantaloni?» «Per distrarla, era così terrorizzato che se le dicevo che la facevo nel braccio, lo avrebbe irrigidito come un pezzo di legno, con la certezza di spezzare l'ago». «Infatti! È stato il mio secondo sospetto. Ecco cos'era quel male al lato destro». «Peccato che l'ho fatta al sinistro». «Perché devo subire questo martirio, io neanche ci voglio andare in India: non sopporto il curry. Sarei andato in un placido laghetto in Svizzera». «Chi la obbliga?» «Indovini...» «Per oggi abbiamo finito». «Per oggi?» «Dovrà fare un richiamo fra qualche mese». «Cioè?» «Qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto poco fa». «È proprio necessario?» «Se non lo farà, renderà vana questa iniezione». «Ma se parto fra 15 giorni, vuol dire che non avrà effetto finché non si farà il richiamo?» «L'effetto ce l'ha, ma non è duraturo». “Non importa. Non credo che tornerò più in certi posti.” «Ho sentito altri dire così, poi, dopo il primo viaggio non hanno più smesso». «Devo confidarle che non è il curry, ma un'angoscia e un disagio insopportabile che potrei avere di fronte a uno storpio, un lebbroso, un moribondo. Già mi turba un mendicante al semaforo. Vederne a migliaia tutti insieme, temo di non poter reggere a l'impatto emotivo». «Una volta che sarà lì, le apparirà tutto normale, come vedere un cane a passeggio, o le persone in fila alla cassa di un centro commerciale». «Ho dei dubbi». «Ci sono passato anch'io... dall'India». «Com'era?» «Difficile descriverla con poche parole, le dico solo che ci sono rimasto un po' di più delle due settimane previste». «Perché?» «Festa ogni giorno, giornate senza tempo, il fascino per la meditazione, lo yoga, il the...le solite cose che si fanno da giovani». «Le solite cose? A me non sarebbero mai venute in mente». «Capisco, alcune stagioni passano e non ritornano. Perché ha così paura delle punture?» «Per anni, da piccolo, ne ho subito il dolore, che si perpetrava una volta a settimana. Una polverina bianca che veniva sciolta e iniettata da una antipatica anziana vicina di casa». «La vecchia cara penicillina. La scoperta che ha cambiato il mondo, nata per caso da una muffa. Un antibiotico sempre efficace, naturale, senza un gran effetto collaterale». «E il dolore? Aggiunto al trauma psicologico di un bambino, che se lo deve trascinare per tutta la vita?» «Già, ma questo non è contemplato dalla medicina, almeno da quella occidentale». «Mi davano ogni volta una macchinina, il mio giocattolo preferito, per convincermi tra le lacrime a farmi bucare il sedere. Piccoli modellini in metallo che facevo correre per tutta la casa prima di essere infilati in due sacchi di juta e finire a un mercatino di solidarietà». «Suppongo che il suo sogno non sia stato quello di fare l'anestesista». «Supponga pure... però ho fatto qualcosa che non avrei mai immaginato. Ripensandoci, non so dove abbia trovato il coraggio». «Sono a tutto orecchi». «Durante una vacanza in una località montana, incontrai un gatto magrissimo, con gli occhi incrostati e quasi chiusi, un pessimo segnale. Stava seduto in attesa dell'ormai vicino momento del trapasso, sereno. Non mangiava e non beveva. Lo presi in braccio, era pelle e ossa e lo portai dal primo veterinario possibile, a più di un'ora di macchina, oltre alla mezz'ora a piedi per raggiungere l'auto. Il medico sospettò una grave forma di gastroenterite, molto pericolosa. Fece subito una quantità massiccia di antibiotico, avvertendomi che poteva non superare la notte. Mi diede un'altra dose, proponendomi, nel caso di buona sorte, di farla io il giorno dopo, visti i suoi numerosi impegni, insieme a razioni di vitamine e flebo; il tutto tramite iniezione. Mi illustrò il gesto da compiere mentre angosciato e con gli occhi sbarrati osservavo. Un'azione decisa, senza esitazione: tirare la pelle in fuori, infilare l'ago, dopo averne fatto fuoriuscire un po' di liquido e iniettare con moderata, costante spinta del pollice, tutto il liquido all'interno del corpo. L'indomani, dopo averlo vegliato tutta notte, il gatto, anzi la gatta, era ancora viva. Preparai tutto l'occorrente: siringhe, flaconi, disinfettante, su un panno, come fossimo in una sala operatoria; sudavo freddo mentre con la siringa in mano mi accingevo all'operazione. Sollevai una parte della pelle e tentai di infilzare l'ago...ma con la delicatezza di una carezza: non entrò neanche di un millimetro. “Non ce la posso fare; sì che ce la puoi fare” mi suggeriva una voce da dentro. Riprovai senza pensarci e zac: l'ago penetrò perfettamente superando con una lieve resistenza lo strato di pelle e scivolando dolcemente nella zona sottocutanea. Il liquido che penetrava fu come una liberazione. Quella puntura è stata la prova più dura della mia vita, fino ad allora. La gatta, giorno dopo giorno, riprendeva forza. Ora vive felice nel giardino di casa». «Che strano, qualcosa di simile mi è successo con i bambini di Kolkata: riacciuffati prima della fine di quella notte che ha descritto, ma in molti, si sono fermati lì». «Che posto è Kolkata?» «Forse al mondo è più conosciuta con il nome anglicizzato di Calcutta, che ha deciso di riprendersi l'appellativo nella lingua locale bengalese. Anch'io ero in vacanza... il problema è che ero anche fresco di laurea in medicina. E se ne aiuti uno, te ne ritrovi dieci; se ne aiuti dieci, ne arrivano cento...caso o destino?» «Forse tutti e due». «Già, come quella ragazzina, figlia di manovali, che un'estate andò a fare un corso d'inglese a Cambridge; conobbe un ragazzo in un pub, all'insaputa della sua vera identità; qualche tempo dopo si ritrovò sposa in India, che non lascerà più, in un matrimonio da Mille e una Notte con il figlio del primo ministro. Divenne poi, una delle donne più influenti del mondo». «Che storia è?» «Quando ritorna gliela racconto». «Ci penserò». «Ha tutto il tempo. E se non la rivedrò, potrebbe venirmi qualche sospetto...buon viaggio»
  19. Kikki

    Favole e miti di Alonnisos - Erika Casali

    Titolo: Favole e miti di Alonnisos Autore: Athanasios Pappos ed Erika Casali Collana: Infanzia e apprendimento Casa editrice: WriteUp Site ISBN: 9788885629196 Data di pubblicazione (o di uscita): 1 maggio 2020 Prezzo: cartaceo 16,00 Genere: fiabe Pagine: 144 Quarta di copertina o estratto del libro: C’era una volta Iannakis, l’eroe greco per eccellenza: povero, buono, ingenuo e pieno di risorse, conquista re e principesse, sconfigge draghi e affronta prove sovrumane per trarre in salvo la Bellissima. E poi Maro, Pastadimandorle, i kalikatzari, il battibastone e i dodici mesi. Cani, gatti, capre, maiali e addirittura galline e formiche rivelano un’identità diversa da quella che conosciamo, unendo la magia alla saggezza. Come un novello Calvino alle prese con le Fiabe italiane, Pappos ha per anni raccolto dalla viva voce degli anziani della splendida Alonnisos le favole più antiche, a volte varianti spettacolari e inconsuete di tradizioni più famose, a volte versioni uniche e splendenti proprie dell’isola. Eppure, tutte simili nell’accompagnarci all’anelato "E vissero felici e contenti". Link all'acquisto: Link amazon per l'acquisto Link ibs per l'acquisto
  20. Ngannafoddi

    La Bottega dell'Invisibile

    Nome: La Bottega dell'Invisibile Sito: http://www.labottegadellinvisibile.it/home Catalogo: http://www.labottegadellinvisibile.it/catalogoshop Modalità di invio dei manoscritti: http://www.labottegadellinvisibile.it/pubblica-con-mr-edgar Distribuzione: http://www.labottegadellinvisibile.it/emilia-romagna Facebook: https://www.facebook.com/LaBottegadellInvisibile/ Mr.Edgar è lieto di darvi il benvenuto nella sua Libreria e Casa Editrice: La Bottega dell’Invisibile Troverete avventure per ogni gusto: alcune vi immergeranno in foreste incantate, altre vi trascineranno negli abissi del terrore, altre ancora vi accompagneranno alla riscoperta di magiche tradizioni dimenticate. Dovrete solo scegliere un libro, sedervi comodamente su di una poltrona, preparare una buona tazza di tè da sorseggiare, chiudere il mondo fuori dalla porta ed iniziare a leggere…
  21. JoseArseu

    Storia per un fumetto

    Salve, mi chiamo Luca e sono nuovo su questo forum. Essendo un aspirante fumettista, senza aver mai fatto corsi di sceneggiatura , il mio professore mi ha chiesto di creare un soggetto di presentazione per un portale chiamato Aces Weekly di David Llyod ,dove fumettisti e sceneggiatori amatoriali vengono pubblicati e pagati in royalties. Vengo qui per chiedere aiuto! Vi spiego brevemente ciò che ho pensato per la mia storia chiamata ''Scarti di famiglia''. Solo il 5% dei bambini presenti in ogni orfanotrofio del mondo sono davvero orfani. C’è chi è stato abbandonato per volontà dei genitori, c’è chi è stato costretto o per problemi economici. Ma in un orfanotrofio di Francoforte, vi è un bambino di nome Benjamin che vive la vita con totale tranquillità senza mai pensare al suo passato. Eiza, una delle tutor più vicina al ragazzo, lo sa bene: lo tratta quasi come se fosse suo fratello minore; vederlo ore e ore seduto vicino ad una finestra e disegnare sul suo quadernino qualsiasi cosa che gli passi per la mente è tutto ciò che di cui lei ha bisogno. La ragazza si domanda se effettivamente gli andrebbe bene vivere quella situazione e se lui, come il resto dei bambini, abbia mai pensato di essere adottato da qualche famiglia. Infatti una sera quando Eiza porta la merenda al giovane Benjamin, approfittando del momento per fargli questa domanda, il ragazzo risponde con estrema pacatezza, rassicurandola. Mettendosi a letto, il pensiero di essere adottato lo sfiora ammettendolo tra sè e sè. Ma quando riapre gli occhi, scopre che qualcosa non va: non si trova più all’orfanotrofio.Si risveglia in una grande stanza, colorata e piena di giochi. Guardandosi in giro, capisce di essere in una grande villa, ben ordinata e assai lussuosa. Ovviamente non è finita ma parla di un viaggio onirico dove incontrerà vari personaggi che lui stesso ha disegnato ma scartati poiché erano sbagliati come proporzioni. infatti l'idea nasce da un pensiero collettivo di noi disegnatori: che cosa penserebbero le bozze scartate? Se avessero vita propria? Quando facciamo una vignetta che funziona ed è bella da vedere, letteralmente, non conoscerà mai il progresso che c'è stato dietro per arrivare a quel livello. Qui si parla di crescita, del perché viene richiamato dai disegni sbagliati anziché da quelli buoni, lui avrà bisogno di quei disegni gettati per imparare. Il finale spiegherà a Benjamin, tramite una figura chiamata ''Padre'' (un uomo alto, elegante, capelli corti biondi e barba corta) che tutti i personaggi incontrati si presenteranno per quello che sono e non per quello che voleva lui: l'unica figura perfetta strutturalmente è proprio il padre; una figura veritiera di un uomo lontano dalla famiglia sempre indaffarato con il lavoro, un'idea che spaventerebbe Benjamin di venire adottato da un uomo del genere. Gli porrà una scelta: vivere con loro mentre lui li ha rifiutati o ritornare nella realtà e vivere una vita in solitudine? Quindi bene o male è quello che voglio trasmettere ma il problema sussiste: come sviluppare la storia? E' contraddittorio, si, ma non riesco a creare il cuore della storia. Si sveglia in questa villa e poi? Che dovrà fare? Che prove superare? Ho pensato di tutto ma sono giorni che cancello più e più volte, non convincendomi nulla. Chiedo a voi. L'inizio e il finale, il climax appunto, ve lo spiegato ma non riesco a trovare un trigger ecco.
  22. Kasimiro

    Compagni di stanza

    Luca si alza al mattino. Marco no. Luca parla di notte, passeggia di notte, fa la pipì di notte, urla di notte. Marco no. Dormono uno di fianco all'altro, da anni, ma non si conoscono. Luca ascolta la musica a volume altissimo, sempre la stessa. Marco no. Lavora, sta fuori di giorno, cena, prende le pastiglie e va a letto, Luca. Marco no. Tocca sempre l'orecchio di Marco, Luca. Marco si irrigidisce digrignando i denti. E lui gli ritocca l'orecchio. Una sera il letto di Luca rimase vuoto. Passò un giorno, due, tre. Poi una notte entrò qualcuno dalla finestra e si infilò sotto le lenzuola. Marco vedendo il posto al suo fianco di nuovo occupato tornò nello sconforto: «Non poteva star via ancora un po'?» si chiese. Ma con sorpresa vide sbucare uno strano essere, con la testa di gallina e il corpo da leone che esclamò: «Grrrrrrrrcocodè!» Marco chiuse gli occhi e li riaprì dopo qualche secondo. «Grrrrrrrrcocodè!» ripeté. «Oh scusa, mi presento: Leongallina mi chiamo. Venuto fin qui da molto lontano viaggio di notte sia in terra che in volo. Al ruggir un po' chioccio nel mentre sorvolo savane, foreste e campi di grano. Leonessa che un dì divenir mamma le manca il desio la portò ad un uovo scovato. Le membra posò ancorché molto stanca finché non si mosse che dopo averlo covato. Uccelfelino fu sortito dal guscio mostruoso d'aspetto e buffo lo stesso. Or vengo in soccorso di chi non può fare ricorso. E dico, prevedo ed annuncio perché da domani qui accanto una sorpresa per te». Così dicendo, quella strana presenza, si congedò riprendendo il volo dalla finestra. Marco meravigliato sorrise vedendola uscire, sereno e pacato com'era il suo stile. La mattina: Toc toc, si udì bussare alla porta e non trovando alcuna risposta dopo un'attesa di pochi secondi di nuovo due colpi. Il silenzio lasciava capire che la stanza non era occupata. Entrò con garbo annunciando: «Permesso?» Vedendo il ragazzo sdraiato sul letto si presentò: «Piacere Alberto». Marco sorrise con gli occhi grandi all'insù. «Posso fermarmi qui per un po'?» continuò. Annuì il ragazzo, lo aveva aspettato. Dall'emozione, agitato, partì un calcio: «Ahi, che colpo! E chi l'avrebbe detto!» esclamò Alberto. Si scusò col cuore, non aveva parole. Sdraiati sul letto Alberto chiese: «Ti piace la musica?» Vedendo Marco terrorizzato, cambiò discorso: «Andiamo sul prato?» Sgranò gli occhi ancora più in su, lo aveva sempre desiderato e al Leongallina pensò, certo che sarebbe tornato.
  23. 'Till the end

    Capitolo 1: Il Morso

    Salve, sono un aspirante scrittore di appena 14 anni (vi prego di non fermarvi a questo e di non passare avanti) che vorrebbe pubblicare il primo capitolo di una raccolta più ampia di libri facenti parte di una saga, questo è il primo capitolo di un libro che ho iniziato a scrivere più o meno un anno fa a cui ho lavorato fino a dicembre, il quale poi ha subito numerosi processi di revisione. Questo è il primo, vorrei da voi un'opinione che mi faccia capire se vale la pena provare a farmi tentare di pubblicare (Categoricamente da case editrici free) e questo primo capitolo, e credo sia la cosa più importante, vi ha trasmesso qualcosa. Grazie dell'attenzione e buona lettura Nicholas era appena uscito di casa. Il cancello di casa sua, argentato ma a tratti arrugginito, fu sbattuto violentemente e non appena ebbe girato il vialone, Nick aveva iniziato a pensare a ciò che era appena successo, e a riordinare quelle idee che per mezzo della velocità dell'accaduto, erano così disordinate. Pochi minuti prima di aprire la porta, i suoi genitori avevano fatto un'altra delle loro solite scenate, sul medesimo argomento di sempre, e Nicolas gli aveva rifilato la stessa risposta di sempre, con la stessa violenza di sempre, ma questa volta sembrava non bastare, sembrava anzi aver peggiorato le cose. Quella volta suo padre aveva sbottato di più del solito, e sua madre, aveva urlato come mai prima d'ora. «Nicholas! Tu sei un ragazzo per bene, colto ed intelligente, cosa penserebbero di te se stessi con una ragazza di quella risma sociale!» Quelle parole rimbombavano ancora nella sua testa. Doveva distrarsi, era uscito apposta. Alle sette in punto aveva un appuntamento con John, e con la causa di tutti quei litigi, ovvero la sua nuova conoscenza, Katie. Si erano conosciuti in uno squallido bar nella periferia del paesino in cui viveva, Mum's eyes. Nick c’era andato un mese prima per la prima volta, nonostante fosse il bar che tutti additavano come “il bar dello scempio”, e nonostante le continue raccomandazioni dei suoi genitori, che fin da quando Nick si era guadagnato la libertà di poter uscire da solo lo avevano sempre additato come posto assolutamente da evitare. Il bar era di proprietà del padre di Katie un uomo grosso, calvo e barbuto dai severi occhi verdi che condivideva con la figlia, e fra un’ordinazione e un servizio ai tavoli circostanti, i due ragazzi di tredici anni ciascuno non potevano passar inosservati l'un l'altro. Se ci aggiungiamo anche che Katie era una delle ragazze più belle che Nick avesse mai visto, era impossibile che quella sera non sbocciasse perlomeno curiosità. «Ehi, posso prendere il bicchiere?» Una ragazza dai capelli castani e gli occhi verdi, con indosso un grembiulino sopra una t-shirt verde e un paio di jeans, si avvicinò a Nick. «Oh ehm, si certo fai pure.» «Vabbè.» e prese il bicchiere. «Come ti chiami?» Nick ricordava la sua bellissima voce con nostalgia. «Ah io, Nick!» aveva detto molto imbarazzato. «Quindi ciao, Nick, io sono Katie!» aveva ribattuto lei, e un po’ di luce nei suoi bellissimi occhi color smeraldo, abbinati alla perfezione ai capelli castano scuro. «Allora, io ho finito qui, mio padre probabilmente non mi farà uscire prima di aver chiuso il bar, quindi potremmo parlare mentre gli ultimi clienti tagliano la corda, non so, oggi sono molto annoiata». La conversazione filò tranquilla, si parlava di film, di attori e attrici, di manga, anime e scuola. Ma i due non affrontarono l’argomento della vita privata, se non riguardo relazioni amorose, che in ambe due erano completamente assenti. Nick fu sorpreso, effettivamente, nel venire a conoscenza che quella graziosa e bellissima ragazza non aveva mai avuto un ragazzo. Forse complice della fama della sua famiglia, o forse per altri motivi, Katie, proprio come Nick, non si era mai frequentata con un ragazzo. Aveva scoperto però, che Katie non frequentava più la scuola da un annetto circa, questo per rimanere al bar ad aiutare suo padre. Tuttavia, pensò Nick, quella ragazza non aveva un’aria ignorante, anzi: parlava bene, e nonostante gli evidenti modi estroversi, risultava piacevole e mai eccessiva. Mentre ricordava il primo incontro e la conoscenza che ne venne fuori, con quella ragazza così bella quanto matura ed intelligente, si ritrovò sugli scalini vicino alla chiesetta di Sant. Nicholas, dove era l'appuntamento con John e Katie. Guardò il suo nuovo cellulare appena uscito di negozio, che per i suoi genitori valeva come un documento ufficiale scritto di sana pianta da qualcuno di molto importante, che gli dava il potere di proibirgli di uscire. Erano le sette in punto e di John ancora nessuna traccia. Le sette e un quarto e poi le sette e venti, e mentre Nick stava per mandare una nota vocale ad entrambi sollecitando loro di venire ed anche in fretta, si bloccò alla vista di un ragazzo capelli biondo scuro lunghi, sopracciglia marcate e fisico possente – che aggiunti ai suoi occhi marrone scuro – lo rendevano la perfetta rappresentazione di ciò che la maggior parte delle ragazze desiderava vedere in un ragazzo, correre e ansimare verso la chiesetta dove Nick era seduto sui gradini. «Era ora!» «S-scusami Nick, ero, ero stanco morto e mi sono addormentato dopo essere andato in palestra.» «Ma non avevi finito?» «Si, oggi era l’ultima volta che ci sono andato.» John era un tipo da palestra e nuoto, aveva un ottimo fisico, ma stranamente odiava correre, cosa che aveva in comune con Nick. Aveva corti capelli color paglia e dei bei occhi azzurrini. Di carattere era assai spontaneo, non badava per nulla a ciò che la gente pensava di lui, e non cedeva alle lusinghe delle ragazze che lo corteggiavano di continuo a scuola, ed a Nick tutto ciò era sempre piaciuto, era un piacere averlo come amico per la sua grande autoironia e senso dell’umorismo, per il suo saper dare consigli saggi nonostante fosse il primo a non volerne, per il suo essere comprensivo ma anche severo quando serviva. «Allora, Katie?» chiese lui, avendo come risposta da parte di Nick un secco “non voglio parlarne”. I due iniziarono quindi a discutere di Lavanda, del rapporto che lei aveva formato con John, di compiti e partite. Era l’unico modo per Nick di distrarsi, nonostante la ragazza dagli occhi smeraldo fosse sempre nei suoi pensieri. Ma la distrazione dai suoi problemi durò poco, e fu interrotta da un faro in lontananza che illuminava il pezzo della strada sottostante ad un SUV nero, che era inconfondibilmente l'unico SUV di quel paesino, e l'unico proprietario doveva per forza essere sua zia Murge, mandata a rintracciare Nick, e vedere se era andato in uno dei tanti posti vietati dai genitori, e la periferia e la chiesetta di Sant. Nicholas alle sette di sera, era uno di quelli. Zia Murge abitava da tutt’altra parte del paesino, era una donna tarchiata brutta e vecchia, era la zia di sua madre, ma Nick la doveva vedere solo in rare occasioni, come le cerimonie o le feste di famiglia. Ma era già capitato un paio di volte che quando Nick aveva un appuntamento con Katie, magicamente zia Murge sentiva il bisogno irrefrenabile di passare proprio per la strada che avrebbe dovuto fare Nick. Era scocciante doverla seminare tutte le volte, ma Nick aveva imparato a farlo. Nick e John capirono subito che dovevano nascondersi, due ragazzi maturi come loro di 14 anni sapevano che le scuse non avrebbero retto e così corsero nel retro della chiesetta, ma sapendo che non sarebbe bastato a zia Murge un controllo superficiale, si arrampicarono in poco tempo sul muretto che divideva il retro della struttura dal cimitero adiacente. Atterrarono sul morbido prato e rotolarono per un po’. John si era squarciato la pelle arrampicandosi, ed era caduto rotolando per un bel pezzo, distratto dalla luce dei fari e dalla farinosa voce di zia Murge che si dannava per non aver scoperto il nipote con le mani nella marmellata. Quando Nick si accorse di John sdraiato a terra dolorante, quasi non gli venne un colpo. Il suo ginocchio era sporco di terriccio e sangue che iniziava a colargli rovinosamente. Se lo era quasi sicuramente scorticato, e Nick non aveva la più pallida idea di cosa fare. «John, ma come?» «Oh lo sapevo che non sarei dovuto andare oggi in palestra, sono caduto malamente!» «Chiamo i tuoi genitori!» E proprio mentre Nick estraeva il cellulare, il sordo rumore del clacson del SUV di zia Murge lo fece sussultare. «Abbassati presto.» urlò John, sicuro di essere coperto dal suono del clacson che non s’era ancora fermato, probabilmente suonato da zia Murge per avvisare Nick della sua presenza, nel caso egli fosse lì. Così fece Nick, abbassandosi di colpo abbastanza da essere coperto dal muretto che avevano in precedenza scavalcato, sicuro del fatto che zia Murge per nulla al mondo sarebbe scesa dal suo comodissimo SUV con aria condizionata a palla per accontentare una delle tante manie di controllo di sua sorella. «Nick, scusa se te lo chiedo, prima di chiamare potresti andare al rubinetto vicino alla tomba del vecchio sindaco, prendere l'annaffiatoio e portarmi dell'acqua da mettere sulla ferita per farla smettere di bruciare manco fosse non so, una candela? Sai, brucia abbastanza!» chiese John, capace di immettere un pizzico di ironia e di sorridere anche in quella circostanza. «Ma-ma aspetta, sarebbe meglio chiamare prima i tuoi no?» «Oh e dai mi brucia da cani.» «No John io non ci entro in quel posto.» si lamentò Nick, la paura addosso solo a pensarci. «Nick…» piagnucolò John sofferente. Proprio mentre Nick stava per controbattere, ecco che dal SUV di zia Murge rimbomba sordamente, facendo sobbalzare Nick per la seconda volta, che preso dall’ansia per non sapere cosa fare, accetta di andare a prendere l’annaffiatoio con l’acqua, anche e soprattutto per allontanarsi da lì e ridurre le possibilità di essere scoperto, dovendo arrivare nella parte più nascosta del cimitero, dove le alte statue e i giganteschi tronchi d’albero coprivano tutto. E così si addentrò in quel cimitero, maledicendo Katie per non essere venuta; se lei fosse venuta, probabilmente le sarebbe toccato accompagnarlo, anche perché durante le volte in cui erano usciti insieme cercando sempre di non farsi vedere ( e talvolta utilizzando proprio John come palo) avevano sviluppato una forte complicità dovuta al doversi nascondere da occhi indiscreti, cosa che li avrebbe potuti aiutare in quel frangente, e magari, con il coraggio e l’impavidità che la contraddistinguevano, Katie avrebbe trovato il modo di rendere divertente quella situazione. Si avvicinò alla fontanella, sentendo il clacson smettere di suonare improvvisamente ed il rombo del SUV che faceva intendere che zia Murge se ne era andata. Nick, certamente più sollevato, prese l'annaffiatoio, ma proprio quando prese per girare la manopola della fontanella, sentì un dolore lancinante alla caviglia seguito dalla sensazione che qualcosa di caldo e vivo stesse scivolando via dal suo corpo, cosa che lo fece cadere faccia a terra sul prato dove prima di perdere coscienza in preda ad un dolore esageratamente forte alla caviglia vide un'ombra, o forse un fumo nero, scappare lontano. Nick seguì con lo sguardo quella cosa nero pece che serpeggiava via finché non chiuse gli occhi, credendo nella frazione di secondo prima di svenire che sarebbe rimasto lì tramortito a terra, forse per sempre, e che sarebbe morto dissanguato da lì a poco per via della ferita che a suo parere, dato l’immenso dolore, doveva sicuramente star sanguinando copiosamente. Quando riaprì gli occhi, era sul sedile di un'auto, una BMW dagli interni davvero belli in pelle nera. La prima persona che vide fu Lavanda, parte del terzetto della cerchia di amici di Nick, una ragazzina bionda, capelli a treccine, qualche lentiggine sottostante a degli occhi azzurro chiaro, collanina color oro che scintillava su una T-shirt color bianco, sopra una gonna jeans che arrivava fino alle ginocchia e stivaletti con fibbie d'oro. Lei stava appoggiata con la schiena al sedile, gli occhi semi-chiusi e pieni di sonno, ma che non sembravano voler smettere di osservare Nick. Ma ecco che dopo un paio di minuti, un leggero ceffone gli arrivò sulla guancia, non abbastanza fragoroso da svegliare Lavanda, che si era ormai addormentata, ma che lo distrasse e lo portò a girarsi, e a guardare il suo amico John seduto sul sedile accanto al suo, la gamba stesa sul sedile e l’altra piegata a fargli da appoggio. Un grosso cerotto era attaccato sul ginocchio scoperto dal pantaloncino, ancora un po’ rosso per la botta. «Ah Nick scusa, volevo svegliarti, pensavo stessi dormendo...» disse lui mortificato. «Figurati dormivo fino a qualche minuto prima...» Rispose Nick assonnato – piuttosto – e si guardò attorno, scorgendo difronte a lui la madre di Lavanda impegnata a fare a guidare velocemente, il sedile accanto al suo vuoto – dove mi trovo, e che è successo?» «Oh non dirmi che ora mi tocca fare il cliché dell’amico a cui tocca spiegare cos’è successo e dove si trova al classico ragazzo ferito.» rispose John, con uno sbuffo di impazienza. «Oh cazzo.» bisbigliò Nick, mentre tutti i ricordi dei ciò che era successo prima gli riaffioravano uno dopo uno, compresi gli ultimi istanti prima di svenire. Un brivido gli percorse la schiena, e per un attimo, si ritrovò completamente immerso nei suo pensieri. «Ora ricordo, John, dopo cosa…?» «Oh, dopo ho chiamato i miei genitori e gli ho spiegato cos’era successo, ma loro erano fuori città così hanno chiesto alla madre di Lavanda di venirci a prendere e di portarti in ospedale, il sign. Walter era indisposto e sua moglie ha preferito non farlo venire.» «Ah, beh grazie…ma dimmi, come stai?» chiese Nick a John. «Oh, non è niente –e fece vedere il suo ginocchio con un grosso cerotto attaccato sopra – i miei hanno chiesto alla madre di Lavanda di portare anche dei cerotti e della roba strana che a detta sua serve per medicare, quindi alla fine hai avuto la peggio, Nick... ». «Ragazzi, non ho voluto interrompere la vostra chiacchierata – e sentirono il rumore della macchina che frenava e lo stridio delle ruote dovuto alla frettolosa manovra ingaggiata dalla sign.ra Giselle per parcheggiare in modo almeno decente – Ma siamo arrivati!» La voce della sign.ra Giselle era come sempre soave, e colpiva ogni volta Nick per quanto era dolce. «Nick come va, ti fa male?» «Mh no, non molto signora.» Nick avrebbe odiato lamentarsi, ma effettivamente in quel preciso istante il dolore era nullo. «LAVANDA, LAVANDA SIAMO ARRIVATI.» L’urlo di che John cacciò di gola avrebbe potuto svegliare anche tutto l’ospedale per quanto sembrava disumano nel piccolo spazio che era l’automobile, ed infatti Lavanda sobbalzò immediatamente, dovendo metterci un po’ per recuperare il fiato ed i battiti cardiaci. «Sono sveglia idiota! Non farlo mai più John, era necessario urlare così tanto? E poi devi far scendere prima Nick. Mamma accompagnalo tu al pronto soccorso!» «Oh, sì certo, tuo padre sta per arrivare, sai quanto ci tiene a Nick, cerca di chiamarlo e tranquillizzarlo, e avvisami quando arriva Ian!» La madre di Nick scese dalla macchina, aprì lo sportello e prese per mano Nick, che a stento camminava, dolorante come era il suo piede. Lavanda nel frattempo aveva avvisato Ian della situazione, mentre John era andato dritto alla macchinetta del caffè a prendersi una cioccolata calda, per poi avviarsi alla stanza che avrebbero dato a Nick. La madre di Lavanda si avvicinò al bancone dove una bassa, bionda e robusta segretaria era seduta, mentre scriveva qualcosa ad un computer, di cui processore probabilmente aveva la stessa potenza di calcolo del cervello umano, abbinato ad una donna che per scrivere premeva un tasto ogni 4 minuti, dovendo prima cercare la lettera successiva sulla grigia tastiera. «Salve, sono Giselle Bernarde, sono qui per questo ragazzo Nicholas Darrew, ehm come posso dirvi, problemi "seri"...» La faccia della segretaria si fece subito seria. Squadrò i suoi interlocutori il meglio che poteva: dietro alla sign.ra Giselle vi era John che arrancava a raggiungere i ragazzi, Lavanda che lo sorreggeva e subito vicino alla madre di Lavanda Nick, il quale era stato indicato con la mano destra dalla sing.ra Giselle quando gli aveva detto il nome. La donna smise di schiacciare tasti, inforcò gli occhiali con le catenine, e firmò un foglio che stava sotto la tastiera dandolo poi alla madre di Lavanda, che ringraziò ed entrò nell'ascensore arancione vicino al bancone, indicato dalla signora. una volta entrati in ascensore, alla madre di Lavanda bastò pronunciare “legge n. 66 decreto primo segretezza massima”, per far accendere una luce rossa e una voce che recitava –Benvenuti nell'ospedale di ST. Sebastian, state per accedere al piano numero 21M, dove è possibile utilizzare seppur con cautela e sotto sorveglianza (vedi clausola n.89) la magia. E dopo qualche secondo di attesa, le porte dell'ascensore si aprirono per lasciare spazio a ciò che sembrava, "un mondo a sé".
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