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  1. YuriMila

    Il Re di Danari

    Titolo: Il Re di Danari Autore: Yuri Milanese Collana: / Autopubblicato: Amazon ISBN: 979-8600212060 Data di pubblicazione (o di uscita): 19/01/2020 Prezzo: € 4.15 cartacea, € 0.99 kindle Genere: Fiaba Pagine: 41 Questa fiaba vedrà come protagonista Jacob, un ragazzo che vive in un' antica foresta. Un giorno, Jacob incontrerà una persona che gli cambierà il modo di vivere e vedere la vita. Incomincerà un viaggio che lo porterà a fare diversi incontri... Link all'acquisto: Versione cartacea Versione Kindle
  2. Una famiglia al tempo delle festività natalizie, ma anche prima e anche dopo “Giro giro tondo casca il mondo...” “Basta! Non se ne può più di questa cantilena.” “casca la terra...” “Mi dai fastidio!” “tutti giù per terra.” “Sbam!” “Ahi! Mi hai fatto male!” “Te lo avevo detto che mi davi fastidio, ma tu non ascolti, anzi lo fai apposta. Ahia! I capelli!” “Stomp.” “Ohi la pancia. Non si danno i calci nelle parti basse.” “Tu mi hai strappato i capelli.” E di nuovo a darsele. Urla e oggetti vari scagliati l'uno contro l'altra o contro il muro. “Sei impazzita! Potevi ammazzarmi.” “E chi se ne frega.” “Mi hai rotto il regalo di Babbo Natale.” “Babbo Natale non esiste.” “Non è vero, mi ha risposto.” Ancora ad azzuffarsi. Camera e corpi a soqquadro. Due sorelle: un anno e tre mesi di differenza. “Non ti sopporto più!” “Neanch'io!” Rumore di piatti rotti e urla dalla cucina. Nella camera improvvisamente torna il silenzio. “Stanno litigando di nuovo.” “Anche noi lo facciamo.” “Sì, ma non è la stessa cosa.” Marta si dirige in cucina. “Avete finito?” “No! Torna in camera tua” risponde il papà. “Non hai avuto un gran successo” dice Emma, la sorellina. “So io come farli smettere” soggiunge ritornando di là. “Se non la finite lo sbatto contro il muro!” irrompe con tono minaccioso. I due lentamente rivolgono lo sguardo in direzione di quell'esclamazione. “Calma, non ti muovere, appoggialo delicatamente sul tavolo.” risponde il papà. “Non ci penso proprio. Siete peggio dei bambini.” “Va bene, hai ragione. Ora però posalo, contiene cose molto importanti.” “Tieni, prendilo pure, tanto ho cambiato la Password.” “Stai scherzando?” “Ah, ah, ah.” “Cosa ridi tu? Lo sai che c'è il mio lavoro racchiuso in quel telefono?” “Non è un lavoro sicuro, se una bambina di dieci anni te lo può portare via” risponde la mamma. Il padre se ne va sbattendo la porta. “Giro giro tondo casca il mondo...” “Mamma, digli qualcosa tu.” “Credo che siamo noi la sua fonte d'ispirazione: stiamo cascando come famiglia.” “Non siamo gli unici, sai quante ce ne sono nella mia classe.” “Una volta non succedeva.” “Perché?” “C'era la guerra e si facevano dieci figli, come diceva il nonno.” “Doveva essere divertente avere dieci fratelli.” “Sì, se non pativano la fame e non andavano a lavorare a sette anni, era un'infanzia decisamente più allegra. Non sono sicura che fosse così anche per la donna, relegata a sbrigare le faccende di casa, lavare i panni e cucinare. Ripensandoci, è meglio la libertà di scegliere che abbiamo oggi. “Infatti, non ti ho mai vista cucinare.” “Non esageriamo! Certo, quella testa calva di tuo papà lo fa meglio.” “E poi non c'è il rischio di trovare peli nella minestra. Perché litigavate?” “Perché a me piace il bianco e a lui il nero, a me il sole e a lui la pioggia, a me il finito e lui l'infinito, la parola ed il silenzio, l'ordine e il disordine, il mare e la montagna, il pandoro e il panettone.” “Beh, i poli opposti si attraggono, succede anche con la chimica.” “Vero, ma alla lunga...” “Ho fame!” esclama Emma entrando in cucina. “Pandoro o panettone?” risponde la mamma. “Mi fanno schifo tutti e due. Prendo i wurstel.” “Li ho finiti ieri.” “Sei la solita ingorda.” “Senti chi parla, hai finito il vasetto di ketchup in due giorni.” “E allora? È salsa di pomodoro.” “Non proprio.” “Basta! Non ricominciate. Piuttosto, aiutatemi a raccogliere questi cocci.” “Prendo l'aspirapolvere.” “Non vale, l'hai usato l'ultima volta, ora tocca a me” risponde Emma. “Oh sentite, ci vuole la scopa, sono pezzi troppo grossi.” “Dlin dlon!” “Chi sarà?” “Avevo dimenticato le chiavi” si ripresenta il papà con quattro cartoni da pizza. “Margherita per tutti!” “Si!” esclama il resto della famiglia. “Guardiamo un film?” chiede Marta. “Va bene, concediamoci un po' di relax” risponde il papà. “Oggi decido io il titolo.” “Ma toccava a me!” “Non è vero!” “Basta! Lo scelgo io. In questo periodo guardavo dei film che mi facevano ridere come un matto. Una delle coppie più esilaranti del cinema. Ecco, questo per esempio.” “Ma sono due uomini” nota Marta. “Direi di sì, a giudicare dalle sembianze. Ora me la dici la password?” “Non me la ricordo.” “Non è divertente.” “Ho detto la verità, non posso ricordarmela: non l'ho mai cambiata.” “Sei un fenomeno.” “Papà! Dormono insieme nello stesso letto!” interrompe Emma “Ma sono pigiami? Davvero buffi. Come si chiamano?” “Volgarmente: Stanlio e Ollio.” “Sono peggio di noi. Stanno distruggendo la casa.” “Se ne combinavano di tutti i colori, ma con tenerezza. Un legame indissolubile che non ha mai attraversato crisi. Quando uno dei due venne a mancare, l'altro non volle più interpretare nessun film da solo. Come spesso accade, facevano ridere sul palco, ma avevano una vita privata e dei legami familiari molto tormentati.” “Non succede solo agli artisti comici” aggiunge Emma. “Volete il dolce?” Si alza la voce della mamma dalla cucina. “Sì, ma non quelli natalizi” rispondono le due sorelline. “Non preoccupatevi, c'è il gelato.” “Nocciola e cioccolato” dice Marta. “Non c'è la nocciola” risponde la mamma “Uffa!” “Per me fragola e limone” “Non c'è il limone. Li faccio come vengono, credo che li mangerete lo stesso.” “Per me una bella porzione di solo fragòla, mmm, mmm” chiede il papà aggiustandosi il papillon. “Per noi anche con un po' di cioccoleto” aggiungono le figlie grattandosi il ciuffo.
  3. Kasimiro

    Madre e figlia

    “Io il prezzemolo non lo metterei mai.” “Io metterei sempre il curry.” “Ti stai troppo indianizzando.” “Hanno iniziato i veneziani.” “L'india ha superato la Cina.” “E io ho superato i cinquanta.” Erano fatte così: botta e risposta immediata. A Lory piaceva fare la ruota. Non perdeva occasione per eseguire quel gesto ginnico su ogni superficie. Greta cercava di seguirla, a fatica, e spesso la guardava. Roteavano per ore. “Forse l'anno scoperta così, la ruota.” “Credo che la ginnastica sia arrivata dopo questa intuizione fondamentale per il trasporto.” Rispose Greta. “Quando l'hanno inventata la ginnastica artistica?” “Non ne ho la più pallida idea, ma saranno stati sicuramente dei bambini.” “Perche?” “Ce lo vedresti un ottantenne artritico? Se ci tieni, ricordati che a vent'anni sarai già vecchia.” “Come già vecchia?” “Non hai mai visto le olimpiadi? Hanno tutte la tua età.” “Quindi, vuoi dire che non potrò mai partecipare alle olimpiadi?” “Forse come spettatrice.” “Quanto tempo mi è rimasto?” “Non so, un anno? Ma ti assicuro che è meglio fare la ruota in un prato piuttosto che in mondovisione. E poi vorrebbe dire fare dei sacrifici immensi: abbandonare la famiglia, allenarsi per ore tutti i giorni, non poter più mangiare le nostre schifezze preferite; inoltre, metterebbe a dura prova muscoli e articolazioni, per non parlare dell'invidia.” “Succede tutto questo?” “È probabile.” “E inseguire un sogno? O un riscatto nella propria vita?” “Riscatto da cosa?” “A scuola mi chiamano pappamolle!” “Chi ti chiama così?” “È bastata una voce dal coro, che altre l'hanno seguita a ruota. Ah, Ah.” “Bello che la prendi sul ridere.” “Non mi dispiacerebbe dimostrare che si sbagliano.” “Ma cos'è successo?” “Durante la lezione di educazione fisica è capitato di non riuscire a prendere al volo una palla, di quelle morbide; Vanessa, la leader della classe, non ha perso tempo per urlare: pallamolle per pappamolle! Ed è scoppiata una risata collettiva.” “La battuta non era male.” “Sì, ma sono andati avanti per molto, e c'è un famoso detto a riguardo. “Hai ragione. Cos'ha Vanessa da farla sentire una leader?” “Ha delle zeppe ai piedi, dieci tatuaggi, cinque piercing, sta con il ragazzo più invidiato e svapa.” “Che orrore! Ai miei tempi un leader faceva altro.” “Cosa?” “Convinceva tutti i compagni a fare delle azioni che riteneva giuste.” “Per esempio?” “Fare fughino nell'ora di ginnastica o di religione.” “Bello!” “Ce ne sarebbero altre, ma non voglio tediarti. Il fatto è che una volta si leggevano i libri.” “Basta con sta storia, io i libri li leggo, e se voglio, ne posso avere cento racchiusi in un chip che posso utilizzare quando mi pare e portarmeli sempre dietro.” “Uno, sarebbe più che sufficiente.” “Faccio anche quello.” “Sai cosa ti dico? Non devi dimostrare niente a nessuno. Se una stupida ragazza ha riso ripetutamente mettendoti in difficoltà, vorrà dire che quando capiterà a lei, tu l'aiuterai.” “E chi sono: la sorella di Ghandi? Col cavolo!” “Se fai così, ti metti al pari del suo livello.” “Tanto non ammetterà mai di essere in difficoltà.” “Provaci tu.” “E come?” “Inizia a corteggiarla, fagli dei complimenti, paragona il suo pensiero a quello di Seneca o Platone”. “Penserà che sono dei trapper.” “Che bella idea! Mettici sotto una base: un trapper che declama in latino, un'idea che potrebbe spaccare.” “Sì, non ti dico cosa...” “Mi sembra che hai già superato la questione con Vanessa.” “Non sono sicura. Mamma, stasera volevo rimanere a dormire fuori.” “Siamo a gennaio.” “Mmm, allora posso?” “Va bene, salutami Laura.” “Veramente, non mi fermo da Laura.” “Allora ci andrai quando avrai compiuto la maggiore età.” “Perché da Laura sì e da Alberto no?” “Hai ragione, ma prendi precauzioni.” “Mamma: non bevo, non fumo, nessuna forma di pasticchetta e soprattutto non svapo.” “Lo so. Intendevo altro.” “Alberto è solo un amico.” “Sai cosa ci facevo con gli amici...delle gran briscole.” “Eravate già vecchi da giovani.” “Dipende cosa mettevi in palio...” “Posso esprimere un parere?” “Come sei delicata a chiedermi il permesso.” “Il tuo ultimo quadro è bruttissimo.” “Grazie per la schiettezza.” “È da un po' che volevo dirtelo. Ha dei colori che stridono: quell'arancione con il verde, e tutte quelle linee e fasce nere verticali, angoscianti e tristi.” “Caspita! È proprio la sensazione che volevo trasmettere: un incendio che divampa nella foresta, lasciando dei relitti carbonizzati.” “Ecco perché non mi piace, qualcosa di più allegro?” “Ora c'è questa fase, non sono io che decido quanto portarla avanti, si esaurisce da sola quando sarà il momento: si chiama ispirazione.” “Pensavo fosse un movimento della pancia.” “Siamo proprio fatte della stessa stoffa.” “Mamma, mi è passato tutto.” “Non avevo dubbi.” “Ma ancora non so cosa voglio fare” “C'è tempo per questo, anch'io non lo so.” “È vero che lo zio Carlo non ha mai visto il mare? Io non ho mai visto la Spagna.” “Ci devi andare.” “E l'Olanda.” “Bella.” “E la Norvegia.” “Capo Nord e l'aurora boreale, spettacolo!” “E la Russia.” “La transiberiana, infinita.” “E il Brasile, il Vietnam, la Grande Muraglia , la Patagonia.” “Un altro pianeta.” “Il Madagascar, l'isola di Pasqua, l'Uzbechistan, il Perù.” “No comment.” “Mali, Canada, Cile e Luana, che ha i nonni in Sardegna. Mi ha parlato di angoli ancora incontaminati e invitato ad andarci in primavera, il momento migliore.” “Non sono mai stata in Sardegna” rispose con tono riflessivo. “L'invito era esteso, sarebbe un peccato strappare questa bella stoffa.”
  4. Giampo

    Artestampa edizioni

    Nome: ARTESTAMPA EDIZIONI Sito: www.artestampaedizioni.it Catalogo: www.artestampaedizioni.it/catalogo-cartaceo Modalità di invio dei manoscritti: https://www.artestampaedizioni.it/contatti/ Distribuzione: non specificato Facebook: www.facebook.com/EdizioniArtestampa
  5. Kasimiro

    Un luogo tranquillo

    Camminava osservando i loro volti, immaginandosi le loro vite. Visi dolci, sereni, sorridenti, stampati, ma che trasmettevano una vibrazione, almeno in Davide. Si soffermava a contemplare, dialogare con quelle presenze sconosciute nella quiete e anche il suo animo si quietava. Nonostante la stagione torrida, il luogo sprigionava una piacevole frescura: alberi secolari e portici con larghe pareti di pietra. Grosse lastre di marmo invase da muschi e licheni fuoriuscivano dal terreno: di traverso, incise, sbalzate, sbeccate, annerite. “Buongiorno Gastone.” “Buongiorno Davide, passato bene la settimana?” “Benissimo e lei?” “Non chiedo di più: c'è stato un grande ballo l'altra sera. Ho fatto un valzer con una fanciulla di settant'anni più giovane di me.” “Che emozione.” “Pensi che il conte Umberto ha avuto lo stesso piacere con un'altra più giovane di centoventi anni!” “E come si chiama?” “Mi presento: Laura, arrivata da poco. Scusate la vestaglia da notte, è che mi ero addormentata. Il conte Umberto è un signore molto garbato, mi ha trattato come una damigella di corte.” “Un uomo d'altri tempi! Sarà il fascino della divisa.” commentava Gastone. “Scusate, mi sono perso qualcosa?” esordì un giovane in tuta da sci. “Certo! Il grande ballo della luna piena.” risposero in coro. “Infatti, ho approfittato di quella splendida luce per riprendere la discesa dal punto in cui mi ero fermato. Che emozione.” “Che bravo ragazzo.” Si inserì la signora Teresa, seduta su una sedia a dondolo, intenta a fare a maglia con due lunghi ferri. “Guardate, la famiglia Cioncati è in partenza per le ferie.” “Arrivederci! Finalmente il momento è arrivato, non vediamo l'ora di andare al mare.” salutò Mario, il capofamiglia, che insieme alla moglie a ai due figli, in tenuta estiva, si avviarono sulla loro “Seicento.” Proseguendo, vide un gatto che riposava, a macchie rosse, nere e bianche: “Sarà una femmina, ho sentito che i gatti con tre colori sono sempre femmine.” La sua dimora era la più colorata, con giochi, fiori e oggetti cari. E una targhetta con la scritta: Gina 1983-2002 “Come si fa! Bisogna prendersi cura dei fiori, non sono dei soprammobili, come questi obbrobri.” inveiva Matilde, aggirandosi con un innaffiatoio in mano. “Sono d'accordo, i fiori finti non sono un segno di sensibilità. A proposito, la sua edera è stupenda, sta prendendo il largo.” “Sì, selvaggia, come me.” “Buongiorno Davide.” “Buongiorno Lucia.” “Non sono Lucia, sono Giovanna, Giovanna D'Arco!” “Che sbadato, mi scusi Giovanna.” “Questo processo è una farsa!” tuonava, con addosso una camicia di forza. “Concordo!” rispose Davide. “Una monetina, per favore.” apparve dal nulla un malandato mendicante. “Lo lasci perdere!” intervenne la signora Pia. “Sempre a elemosinare, non ci libereremo mai di costoro. Anche in questo luogo di pace.” “Potrei dire anch'io la stessa cosa.” rispose il povero signore. “La pace, che magnifica parola.” “Comandante, sempre di vedetta?” intervenne Davide seduto su una panchina. “Già, ma avrei preferito farla senza quest'arnese.” “E tu, da dove salti fuori?” partì dal nulla una voce tremolante. “Ueh! Ueh! Ueh!” “Come si fa ad abbandonare una piccola creatura così, guarda, tutta nuda. Ora ti copro con il mio caldo scialle di lana.” La signora Giulia, una vecchietta ricurva, la prese delicatamente adagiandola sul suo grembo, cullandola. Dopo un momento di sospensione, Davide riprese lentamente a camminare con lo sguardo che scorreva tra immagini smaltate in color seppia e laccate a colori. All'improvviso si fermò, attratto da una fetta di torta appoggiata a terra su un vassoio. C'era una candelina spenta piantata nella morbida farcitura di panna, mentre dai lati fuoriusciva una invitante crema al cacao. Accostato al triangolo di pan di spagna, una forchettina e un bicchiere di plastica mezzo pieno di vino bianco, appoggiato sopra un foglio disegnato con matite colorate che aveva tutta l'aria di un biglietto d'auguri. Davide non capiva; poi notò la targhetta con la data di nascita che corrispondeva a quella odierna, ma trent'anni prima. Rimase in silenzio. Lentamente rivolse lo sguardo al cielo, verso le grandi chiome degli antichi alberi. “È il mio compleanno!” si avvicinò un giovane appoggiandogli un braccio sulle spalle “E il mio piccolo ha voluto condividere questo momento. Non lo trova bellissimo?” “Sì, stupendo.” “Signore! Dobbiamo chiudere.” “Sì, arrivo.” “Arrivo.”
  6. Kikki

    Risma

    Nome: Risma Sito: https://rismalibri.com/ Catalogo: https://rismalibri.com/catalogo/progetti Modalità di invio dei manoscritti: https://rismalibri.com/proponi-la-tua-idea Distribuzione: "non specificato" Facebook: https://www.facebook.com/rismalibri/ La distribuzione non è specificata sul sito, ma so dai titolari Luca Panzeri e Marina Invernizzi, che verrà effettuata da A.L.I.
  7. Kasimiro

    Padre e figlio

    “Cosa dire della luce che attraversa le fronde dopo un temporale. L'abbaglio del chiarore riflesso dall'acqua, depositata sulla foglia di frassino rigata. Il vapore che sale e mi assale insieme all'odore fungino di tronco umido e fogliame.” “Mi scappa la cacca.” “Puoi farla dove vuoi, non ci vede nessuno.” “Papà, qualcuno l'ha già fatta!” “Sì, un cinghiale.” “Un cinghiale?” “Certo, e se guardi bene, troverai anche quella di un capriolo: qui i bambini sono la minoranza.” “Ma...non ho la carta.” “C'è un ruscello e delle morbide foglie di acero.” “Eh! Preferisco tenermela e farla quando torniamo a casa.” “Fa male! Le feci sono gli scarti del nostro corpo e trattenerle può essere pericoloso. Si possono indurire e risultare faticose espellerle; possono creare dei blocchi intestinali, batteri e causare emorroidi.” “Emo ché?” “Emorroidi: l'infiammazione di una parte di tessuto che passa per il sedere, e può essere molto dolorosa.” “Ma le mosche?” “Io vedo molte farfalle.” “Sì, ce ne sono tante. Fanno anche loro la cacca?” “Non lo so, non ci avevo mai pensato, suppongo di sì. Gli insetti la fanno: le formiche usano anche la toilette.” “Eh?” “Certo. Radunate a migliaia in angusti rifugi, hanno pensato bene di farla tutte nello stesso posto.” “Ma se una farfalla vive pochi giorni, quante volte farà la cacca in tutta la sua vita?” “Immagino poche, come poche volte succhierà il nettare da un fiore, volerà, si accoppierà. Tutto questo per noi, che abbiamo un'altra misura del tempo. Ma per lei sarà il numero perfetto, quello che la natura gli ha donato. La vai a fare?” “Sì, ora vado. Ma non vedo il ruscello.” “Strano, c'è sempre stato, proprio lì.” Il canale era prosciugato. “Il pianeta si sta seccando.” commentava il papà. “Quindi?” È un grave problema, senz'acqua non c'è vita.” “Intendevo, quindi la faccio?” “Certo, ho una borraccia e dei fazzoletti.” Il figlio si allontanò per qualche minuto. “Mi sento molto meglio. Avevi ragione. Dicevi...della luce che attraversa le fronde...” “Era una sensazione istantanea, ora non c'è più. Bisogna cogliere l'attimo.” “Andiamo a casa?” “Vedo che non perdi tempo.” “Scherzavo, ora che sto meglio, possiamo stare fuori tutto il giorno.” “Sento che ora tocca a me, abbiamo mangiato qualcosa di strano?” “Non so, i panini al salmone?” “Ecco! La memoria mi sta abbandonando. Saranno stati quelli. Dicono che sia un pesce molto contaminato da sostanze chimiche, quello d'allevamento.” “Anche le mele, ho sentito.” “Già.” “E l'insalata?” “Pure, se non è quella dell'orto.” “La pasta?” “Anche quella può avere problemi, dipende dal grano, com'è stato coltivato.” “Il riso?” “Uguale.” “Uffa! E queste more?” “Quelle sono eccezionali!” “Sì! Squisite. Mmm...ma non si può mangiare più niente?” “Si può mangiare tutto, ma possiamo scegliere. Nonostante questo, la vita media si è allungata. Per merito della medicina, non del cibo.” “Ma come! Dicevi che le medicine fanno male.” “Tutte le cose fanno male! se ne prendi troppe! Proseguiamo!” rispose spazientito il papà. “A me sembra che le cose buone facciano sempre male, mentre quelle disgustose fanno bene?” “A cosa ti riferisci?” “A patatine, caramelle, gelati, e fagioli, broccoletti e latte di soia.” “Non hai tutti i torti. Forse perché troviamo piacere nel farci del male?” “Non capisco.” “Scusa, un mio pensiero sull'uomo. Beh, gli zuccheri è noto che facciano male e vedrai che col tempo ti passerà la voglia, dopo un po' risultano stucchevoli. La frittura invece...un desiderio che rimane per sempre. Una sublime invenzione: quella pastella croccante che renderebbe delizioso anche un pezzo di cartone.” “Perché fa male?” “Perché si frigge con dei grassi, che sono pesanti.” “Allora usiamo dei dei magri, sarebbe una frittura molto più leggera.” “Sei proprio un bel tipo.” “Ho preso dalla mamma.” “Che poi, anche le patatine... magari fossero patatine.” “Ma non hai detto che ti scappava?” “La materia prima, un semplice tubero, non viene più considerata. Nei sacchettini troviamo pseudo patate di ogni forma, assemblate da farine ricomposte, aromi artificiali, emulsionanti, addensanti, antiossidanti, coadiuvanti, coloranti; sigle strane che ricordano aerei o sommergibili come E471. “Cosa sono?” “I mono e digliceridi degli acidi grassi.” “Che roba è?” “Non lo so, ma il nome non mi piace per niente. E non è finita, ci puoi trovare anche glutammati, sorbati, nitrati, carbonati... ” “E Kawasaki! La mia moto preferita. C'è la collezione completa.” “Appunto! Ci trovi anche quello che non dovrebbe esserci. Le inventano tutte per fartele comprare. Bisognerebbe abituarsi a leggere gli ingredienti di quello che mangiamo.” “Anche Vanessa è stata male con le ciliege, raccolte in montagna, niente di più salutare.” “Sì, dopo due chili.” “Allora la fai? È pericoloso trattenerla, l'ho scoperto da poco.” Lo interruppe il figlio. “Vado.” Così, liberi di stomaco, proseguirono la passeggiata. Ma dopo breve, spossati e col fiatone, si sdraiarono a terra, a pancia in su, ad osservare il cielo. “Sento che c'è ancora qualcosa che non va.” disse il figlio. “Vero, anch'io ho delle fitte... però, ci era mai successo di stare insieme, vicini, ad osservare il cielo?” “Non ricordo, ma se stavamo bene, era preferibile.” “Poteva anche andar peggio: aggrediti da un branco di cinghiali, colpiti da un temporale o attaccati da un'invasione di ultracorpi.” “Ecco, mi sembra che non è solo l'intestino a star male, nel tuo caso.” “Già. Va un po' meglio?” “Un po', ma non mi alzerei più.” “Neanch'io. Rimaniamo qui.” “Papà.” “Cosa c'è.” “Cos'è un ultracorpo?” “Un'entità aliena che ha preso le sembianze di un essere umano.” “Allora potresti essere anche tu.” “Certo, e anche tu. Una componente aliena credo sia in ognuno di noi: quel sentirci diversi da tutti gli altri.” “Papà.” “Dimmi.” “Ma gli alieni fanno la cacca?” “Eccome! Viola con pallini arancioni fosforescenti.” “Oh, ma cosa mangiano?” “Bambini maschi fra gli otto e i nove anni che fanno troppe domande sulla cacca.” “Per fortuna non sono tra quelli.” “Davvero?” “Papà! Ho compiuto dieci anni due mesi fa!” “Dovremmo passare più tempo insieme.” “Eh sì.” “Anche se sarebbe più giusto dovrei...” “Intanto godiamoci questa giornata.” concluse il figlio.
  8. Giampo

    Edizioni Clichy

    Nome: Edizioni Clichy Sito: https://edizioniclichy.it Catalogo: https://edizioniclichy.it/shop Modalità di invio dei manoscritti: https://edizioniclichy.it/chi-siamo Distribuzione: Mondadori Libri Facebook: it-it.facebook.com/edizioni.clichy
  9. Mattia Van

    Romanzo con protagonisti ispirati all'Iliade

    Ciao a tutti, vorrei chiarito un dubbio e spero possiate aiutarmi. Io avrei l'intenzione di scrivere un romanzo per ragazzi ispirandomi ai personaggi dell'Iliade e creare una trama con diversi riferimenti a quest'opera. Posso tranquillamente prendere ispirazione dalla storia e dai personaggi, lasciando anche i nomi originali intatti oppure è una cosa che non viene accettata dalle CE? Ringrazio in anticipo chiunque mi saprà rispondere.
  10. Kasimiro

    Il pollo e il gattino

    “C'era una volta un gattino abbandonato che veniva adottato da un pollo alato.” raccontava Carlo. “Un pollo alato?!” rispondeva Luigi. “Perché, cosa c'è di strano in un pollo con le ali?” “Niente, ma è come dire un cane zampato! È logico e scontato!” “Non direi: il pollo ha le ali, ma non vola.” “Qualche piccolo tratto di volo lo fa, comunque, la gallina razzola, non ha bisogno di volare. Nella sua evoluzione ha sviluppato zampe robuste e corpo pesante rispetto ad ali piccole”. “Infatti ho detto un pollo alato, non un pollo che sa volare. Poi tu hai parlato di gallina.” “Pollo e gallina sono la stessa cosa.” “Non proprio. Il pollo è sfortunato, può essere maschio o femmina e non sempre è chiaro il sesso per la sua tenera età: nasce per essere mangiato ai sei mesi di vita, mentre la gallina fa le uova o, suo malgrado, ogni tanto finisce nel brodo.” “Beh, comunque non cambia il discorso.” “Cambia eccome! Se mi ascoltassi e mi lasciassi finire: il termine alato non era fondamentale ai fini della storia, l'ho pronunciato perché faceva rima con abbandonato.” “Ah scusa, continua pure.” “Non è facile. Ho perso la magia del momento, l'emozione che mi spingeva a raccontare una storia malinconica.” “Fai conto che non ti abbia detto nulla, vado via e ritorno fra poco. Sentiti libero di ricominciare quando vuoi. “Dicevo... - riprese dopo un po' - ho visto un gattino abbandonato... E' inutile non riesco a continuare, non ricordo neanche come andava avanti la storia.” “Parlavi di un gattino abbandonato che veniva adottato da un pollo alato.” rispose Luigi. “Un pollo alato?” “L'hai detto tu! Poco fa.” “Ho detto una cosa del genere?” “Sì, invece la domanda: un pollo alato? L'avevo fatta io.” “Facciamo che eliminiamo il termine alato e lo sostituiamo con un altro: ho visto un gattino abbandonato che veniva adottato da un pollo sdraiato.” “Ancora peggio!” “Addormentato?” “Noooo!” “Squattrinato?” “Non ci siamo.” “Fortunato?” “Mmm... poco fa dicevi il contrario.” “Ecco! Ora ricordo. Questa volta il pollo è fortunato! Ha sfidato la malasorte con successo. E' scappato dalla gabbia il giorno prima che gli tagliassero il collo e si è trovato libero, nella natura.” Recuperato il filo del discorso, Carlo proseguì nel racconto: Mentre razzolava su un prato udì un miagolio intenso. Vide un piccolo gattino infreddolito e spaventato. “Come posso aiutarti?” “Ho fame!” “Cosa mangi di solito?” “Mi piace tanto il pollo!” “Ma sai che cos'è un pollo?” “Certo! È una piccola scatoletta gialla con dentro della poltiglia squisita, da non confondersi con il pesce: scatoletta blu, disgustosa. Me la davano tutti i giorni prima che mi perdessi.” “Capisco...vediamo come recuperare un pollo...Mi è venuta un'idea!” “Avrei preferito mangiare, che condividere un'idea.” “Lo so, ma il mio piano è legato a soddisfare la tua fame. Seguimi.” Camminarono fino a sera, quando giunsero nei pressi di un grande edificio. “Ma dove siamo? Che puzza!” esclamò il gattino sempre più stremato. “Siamo alla fabbrica dei polli! Qui creano le tue amate scatolette.” Con grande tristezza aveva accompagnato il compagno nel luogo infernale da cui era scappato. Sapeva che lì, tutti i suoi simili entravano a far parte di un processo industriale: cosce, sovra cosce, grossi petti, alette, confezionate in formato famiglia, e tutto ciò che non veniva selezionato finiva nella lattina gialla che tanto piaceva al piccolo felino. “Oh! E come fanno a fabbricarli?” “È un segreto, se no, lo farebbero tutti.” Guidò il gattino sul retro, al reparto: “Polli per gatti”. L'uccello, terrorizzato dal quel ritorno al mattatoio, voleva aiutare a tutti costi quella ingenua creatura appena conosciuta. “Guarda! Ecco i tuoi polli!” Si trovarono di fronte a un'enorme macchinario dal cui interno usciva un nastro trasportatore con le adorate scatolette gialle. “Prendine una e scappiamo, prima che diventi anch'io un pollo... per te.” Mentre uscivano, un forte pigolio attirò la loro attenzione. Il pollo non riuscì a rimanere indifferente, entrò nel capannone correndo un grande rischio. La scena, a lui nota, si presentava con centinaia di gabbie accatastate l'una sull'altra, stipate di forme amorfe piumate. Aprì la prima che si trovò di fronte, con un numero indefinito di pollastri. Prima che il guardiano li notasse, scapparono inciampando e cadendo di continuo: era la prima volta che provavano a correre. La guardia, appena accortasi, li inseguì. La notte giocò a loro favore. Si nascosero nell'erba alta. Ognuno prese direzioni diverse tranne uno che seguì i due amici. Arrivati in un posto tranquillo, il pennuto si rivolse al gattino: “Dammi il pollo che te lo apro!” L'altro suo simile lo guardò impietrito. “Non ti preoccupare, poi ti spiego.” Con dei colpi di becco, effetto martello pneumatico, bucherellò intorno al coperchio della scatoletta gialla, aprendola, dando il via alla scorpacciata del gattino. “Grazie di cuore.” si rivolse al suo amico, il neo libero pollastro. “Sono lieto, insieme si sta meglio”. “A proposito... siamo maschi o femmine?” “Non so, ma sento una forte attrazione nei tuoi confronti.” “Anch'io!” “Forse siamo di sesso opposto.” “Aspettiamo qualche mese e vediamo a chi verrà una bella cresta sulla testa!” gli rispose il pollastro o la pollastra. “Che bella storia! - commentò Luigi - E pensare che non volevi raccontarla.” “È un ricordo della mia infanzia.” “Lodevole. Si nota il tuo animo sensibile.” “C'è un pensiero che non mi ha più abbandonato da allora.” “Quale?” “La volontà di vivere del pollo.” “Sì, encomiabile. Il suo non rassegnarsi a un destino segnato.” “Oggi il pollo. Domani la pecora, poi il cavallo, la mucca, il maiale...chiunque ce la può fare.” “E poi, come è successo all'amico del pollo, se non sei tu a salvarti da solo, può succedere che un altro ti apra la gabbia.” “È vero, è un'altra possibilità, più rara. ”
  11. ElleryQ

    Lisciani

    Nome: Lisciani Group Generi trattati: Giochi educativi, libri di didattica, narrativa per l'infanzia, narrativa per ragazzi, noir, gialli, manualistica, fumetto, varia. Modalità di invio dei manoscritti: https://www.liscianigroup.com/contatti Distribuzione: rete distributiva propria Sito: https://www.liscianigroup.com/ Facebook: https://www.facebook.com/liscianigroup Twitter: https://twitter.com/liscianigroup Instagram: https://www.instagram.com/liscianigiochi/ Youtube: https://www.youtube.com/user/liscianitv
  12. Kikki

    La gara

    «Sono io il capitano dei pirati!» urla Greta puntando la spada verso il lampadario. «Tu devi ubbidire, perché sei piccolo! Fulmini e saette!» «Anche io voglio comandare, uffa, mi fai sempre pulire il ponte della nave! Non è giusto!» A Leo trema il mento, è pronto a piangere e ad abbandonare spade e tesori nascosti. «Aspetta» Greta raddrizza il cappellaccio nero e solleva la benda dall’occhio. «Sento qualcosa... Di vedetta, nostromo!» «Cos’è un mostrono?» chiede Leo alzando la sua benda per sentirci meglio. «Mettiti di vedetta, mozzo! Niente domande o ti butto in mare e ti mangiano gli squali!» «Io voglio essere il capitano, non il trostrono e neanche uno zozzo. Io voglio...» «Sono a casa». Bum, la porta d’entrata si chiude al piano di sotto. Greta e Leo, immobili come gatti, si fissano con gli occhi spalancati. «C’è nessuno?» chiama di nuovo papà. «Corri, Leo. Fulmini e saette!» I bambini sfrecciano lungo il corridoio e poi balzano di scalino in scalino. Però Leo ha le gambe corte e perde terreno. Prova ad accelerare, ma quando arriva in fondo alle scale, Greta sta già balzando tra le braccia di papà. «Anche io, papà, prendi anche me». Leo tira i pantaloni di papà, barcollando e con le guance rosse. «No, sono arrivata prima io! Devi correre più veloce, Leo». «Ma tu hai le gambe più lunghe! Non è giusto» punta i piedi Leo, ma sua sorella è un capitano severo. Con lei le scuse non attaccano mai. Ha sempre ragione. Ma papà è un comandante più importante di Greta: sarà lui a decidere. «E allora facciamo di nuovo la gara. Possiamo papà?» «Certo!» I bambini si precipitano al piano di sopra, spingendosi e scivolando: Greta davanti, Leo dietro. «Questa volta sono io il primo» Leo è deciso a vincere e sgomita per far spostare sua sorella. «Se mi superi puoi essere il primo», ride Greta sistemando la benda da pirata sull’occhio. Concentrati, come in una gara vera, i bambini corrono verso il traguardo. «Bambini, andate piano» avverte la mamma che li sente arrivare dalla cucina. «Papà prende in braccio tutti e due». Ma Leo e Greta sono troppo attenti alla gara per ascoltarla. Vogliono arrivare primi, e saltano gli scalini come conigli. All’ultimo gradino Leo inciampa e cade lungo disteso sul tappeto; subito dopo scoppia a piangere e a battere i piedi per terra. «Fulmini e saette!» Greta frena, guarda papà che ormai è a portata di mano, poi sbuffa, si gira e torna dal fratello. «Non piangere, Leo», dice Greta. «Dai, alzati, ci riproviamo insieme». Leo tira su col naso e sbircia sua sorella da sotto in su; Greta gli fa una linguaccia. «I nostromi non piangono!» «Ma tu hai detto che sono il tozzo non il tronomono». Leo si alza senza voglia, ma afferra la mano di sua sorella che lo trascina su per i primi scalini. «Partiamo da qua», decide Greta. «Non mi lasciare mai la mano. Insieme siamo più veloci!» Pronti, ai posti, via! Greta è ancora prima, ma Leo è subito dietro di lei appeso al suo braccio. A due passi da papà, Greta rallenta, Leo arriva di fianco a lei, papà si abbassa e apre le braccia. Questa volta nessuno arriva primo, ma vincono tutti.
  13. Kasimiro

    Speedy Paolino

    Paolino aveva una dote. Era veloce. Era così rapido nel fare le cose che a volte versava l'olio nel latte o il sale nel tè, la maionese sullo spazzolino da denti, infilava la scarpa blu nel piede destro e quella rossa nel sinistro. “Paolino, le scarpe!” Esclamò sconsolata la mamma. “Beh! Che c'è di strano, vanno di moda.” “Devi stare più tranquillo. Non c'è bisogno che tu faccia le cose sempre di fretta.” “Non sono io che sono veloce, siete voi che siete troppo lenti.” “Non è questione solo di velocità. È che non riesci a star fermo più di un minuto!” “Non è vero! Quando dormo sto fermo anche per otto ore!” La mamma decise di iscriverlo a un corso di yoga per bambini. L'istruttrice dava le indicazioni: “Respirate profondamente, tenete le braccia in alto per alcuni secondi, poi abbassatele lentamen...” Ma Paolino le agitava senza interruzione rotolandosi sul pavimento da una parte all'altra. Si fermò, guardò l'istruttrice e disse: “Così va bene?” I genitori provarono a pensare ad altre soluzioni per rallentarlo o cercare di farlo meditare. Tentarono con un corso di scacchi. Ma Paolino, oltre che essere veloce, era anche molto intelligente e dava scacco matto a chiunque in poche mosse. “Chissà! Forse avrà un futuro da matematico!” Pensò la mamma. Alla mattina e alla sera provarono con infusi di valeriana e camomilla che non avevano molto effetto. Torturava anche la sorellina Katrina non lasciandola mai in pace; per fortuna aveva una pazienza infinita e sopportava amorevolmente il suo fratellone. Una sera, mentre guardava la tv insieme alla famiglia, evento raro, rimase incuriosito da un documentario sugli animali della foresta amazzonica. In particolare destò la sua attenzione la descrizione e le immagini del Bradipo. Paolino rimase per un attimo con gli occhi sgranati sentendo il commentatore che parlava di questo particolare animale: “...possono dormire fino a 20 ore al giorno, vivono esclusivamente sugli alberi e sono lentissimi, spesso rimangono fermi per molte ore confondendosi tra le foglie, sfuggendo così ai predatori. Scendono dall'albero solo per fare i propri bisogni una volta ogni 10 giorni circa...” “Mamma! Papà! Questo animale sta decisamente male, bisogna far qualcosa per aiutarlo!” “Non sta affatto male! E' proprio fatto così! La natura gli ha dato queste caratteristiche.” Paolino rimase perplesso a pensare: “Come è possibile vivere così?” Quella notte non riusciva a prendere sonno, la mente tornava di continuo a quel lento animale. Alla fine si addormentò ed iniziò a sognare ...vestiva i panni di una piccola scimmia che saltava da un ramo all'altro finché si ritrovò di fronte, faccia a faccia, il bradipo, che naturalmente rimase immobile. Questi lo fissò mentre lentamente si portava alla bocca una foglia, iniziando a masticare. Paolino rimase come ipnotizzato dallo sguardo dell'animale ed iniziò a seguirlo lentamente masticando anch'egli una foglia... Quella mattina si svegliò con le mandibole in movimento, quasi stesse ruminando ancora le foglie. Si alzò, allungò lentamente lo sguardo verso lo specchio, temendo di non rivedere la propria faccia ma quella di un bradipo. Invece... Ritrovò proprio Paolino, anzi, Speedy Paolino. Si lavò il viso, le ascelle e contemporaneamente i denti, mentre faceva la pipì da seduto. Si infilo due calzini diversi, la maglia al contrario e i pantaloni senza mutande. Bevve il tè coi biscotti, anche se in realtà era brodo di gallina preparato la sera prima dalla mamma, ma lui non se ne accorse, anzi lo apprezzò molto. Si infilò le scarpe, prese lo zaino ed entrò nella camera dei genitori dicendo: “Sono pronto per andare a scuola.” La mamma alzò lo sguardo e disse: “Paolino! Sono le quattro e mezza. Torna a letto a dormire.” “Neanche per sogno! - rispose - Aspetto buono buono sul divano che arrivi l'ora.” Dopo un po' guardò fuori dalla finestra e osservò qualcosa che non aveva mai visto prima: L'alba. E rimase lì, immobile.
  14. Kikki

    Storia dell'acqua

    «Guarda come sei conciato!» Fabio china la testa e sbircia la sua maglia sudicia: è stato un pomeriggio fantastico! Lui e gli altri hanno combattuto la battaglia di fango più spettacolare dell’estate. «Mamma, ma...» «Niente ma, Fabio!» La mamma alza la mano, il dito indice svetta torvo dondolando avanti e indietro a un palmo dal naso di Fabio. Quando la mamma tira fuori il dito le cose sono serie. «Ogni azione ha una conseguenza, quindi ora la maglia la laverai tu!» Non mi è andata nemmeno troppo male, pensa Fabio che si aspettava di non poter mai più uscire a giocare. Fabio si avvia per entrare in casa: butterà i vestiti in lavatrice e, in un qualche modo, capirà dove mettere il detersivo e quale bottone spingere per farla funzionare. «No!» Il dito indice blocca l’ingresso. «In casa non ci entri. Andrai al fiume e laverai via tutta la sporcizia come si faceva una volta». «Cosaaa?» Ma la mamma è già scomparsa dentro casa. Torna dopo poco con un pezzo di sapone e una spazzola con le setole corte e dure. «Non ti serve altro». La mamma mette i due oggetti in mano a Fabio. «Ora vai: olio di gomito e non ti risparmiare! E fai in fretta, ti voglio in casa prima del temporale». Di nuovo il dito indice si alza, questa volta indica il cielo. Piano piano, nuvole grosse come montagne coprono l’azzurro e la luce. Fabio, ancora incredulo, si incammina verso il fiume con sapone e spazzola stretti tra le braccia. Arrivato sulla riva sceglie una piccola pozza di acqua più bassa e tranquilla che scorre cristallina sulle pietre tonde del letto del fiume. Fabio si toglie la maglia toccandola il meno possibile. È proprio sporca. Si mette in ginocchio sulle pietre umide e scivolose, immerge la maglia e ridacchia. «È così infangata che non si vedono più nemmeno le righe colorate!» Fabio sfrega, insapona, strofina, spazzola con forza e sciacqua. Poi ricomincia: sfrega, insapona, strofina, spazzola con forza e sciacqua. E poi da capo. Dopo aver ripetuto il trattamento per quelle che gli sembrano almeno un milione di volte, a Fabio fanno male le braccia, ma solleva la maglia gocciolante. «Dove sono finite le righe?» esclama sgranando gli occhi. Il tessuto è bianco come il foglio di un quaderno nuovo: le righe colorate sono scomparse insieme al fango. Fabio guarda in giro: destra, sinistra, davanti, dietro, finché non gli viene il dubbio che alle sue righe sia così piaciuta l’acqua da decidere di continuare il bagno. Fabio punta gli occhi verso il fiume, ed eccole là: le righe colorate si allontanano galleggiando placide. «E adesso? A me le maglie bianche non piacciono!» Fabio butta la spazzola e il sapone sulla riva, si toglie le scarpe ed entra nel fiume. «Righe!» grida Fabio e l’acqua gli arriva già alla pancia. «Tornate indietro! Tornate subito sulla maglia!» Ma le righe emozionate, poco abituate a tuffi e libertà, se la spassano immergendosi e saltando dentro e fuori dall’acqua come delfini in mare. Fabio è bravo a nuotare, ma le righe sono veloci e molto agili, Fabio non riesce mai a raggiungerle. All’improvviso, le nuvole si aprono e il sole spunta allungando i raggi fino al fiume. Fabio ne sente il calore sulla testa e le spalle. Anche le righe avvertono il caldo del sole e cominciano a ridere forte e ad attorcigliarsi tra loro come se qualcuno gli facesse il solletico. Fabio approfitta della distrazione per accelerare; le ha quasi raggiunte quando le righe si zittiscono e si stiracchiano rilassate. «Siete mie, righe!» Fabio allunga la mano per acchiapparle, ma le righe escono dall’acqua ondeggiando come alghe in fondo al mare. Solo che stanno salendo verso il cielo! «Non ci credo!» esclama Fabio con un braccio teso in avanti e il naso per aria verso quello strano arcobaleno. «E adesso? Non riuscirò mai a raggiungerle e a riattaccarle alla maglia. Finirò in punizione». A Fabio viene da piangere mentre le sue righe galleggiano dentro una nebbiolina leggera sopra la chioma degli alberi. In quel momento le nuvole si richiudono e il sole scompare. Una nube violacea e arrabbiata borbotta minacciosa verso la nebbiolina color arcobaleno che si fa più consistente dallo spaventa e i colori delle righe della maglia di Fabio diventano più vividi. La nube violacea gorgoglia e poi ringhia alzando il volume mentre la nebbiolina volteggia ubbidiente verso di lei. «Perdute per sempre, le mie povere righe!» Fabio nuota contro corrente per andare a recuperare spazzola e sapone e tornare a casa. Esce dal fiume, si asciuga come può e indossa la maglia bianca con tristezza. Acchiappa gli oggetti, poi lancia un’ultima occhiata alle sue righe: la nebbiolina e la nube violacea si abbracciano ridendo a crepapelle, mentre le righe sfrecciano di qua e di là. Hanno l’aria di divertirsi un sacco. «Righe, venite giù! Torniamo a casa!» Le righe, la nebbiolina e la nube si fermano per fissare Fabio. Poi la nube si mette a strepitare e urlare e le righe a fare capriole come in lavatrice. Fabio corre più veloce che può; deve arrivare dalla mamma prima della pioggia. Ma la nuvola e le righe lo inseguono rapidissime gridando il loro canto di guerra. Dopo un grido spacca-timpani e un fulmine spacca-cielo, le gocce di pioggia saltano dalla nuvola verso la terra e Fabio. Plic, pluc, plac, sciaf, sente Fabio sulla pelle e sulla maglia e poi vede le sue righe: in ogni goccia di pioggia ce n’è una che si attacca al tessuto. Fabio asciuga le braccia nude strofinandole sulla maglia e i colori tornano a sdraiarsi in fila come i pennarelli in una scatola. Incredibile, pensa Fabio rimirando la sua bella maglietta pulita e colorata. «In fretta, Fabio! Comincia a piovere», grida la mamma dalla porta di casa. «Arrivo!»
  15. Floriana

    Edoardo

    *Racconto cancellato su richiesta dell'utente*
  16. Kasimiro

    Viaggio onirico di una bolla di sapone

    A Caterina piacevano le bolle di sapone. Soffiava nell'anello immerso nel liquido e le osservava mentre volavano in cielo. Si divertiva molto, rideva saltellando e battendo i denti. Il suo sguardo era felice ed eccitato e i suoi occhi grandi, luccicavano dietro le spesse lenti degli occhiali. Quando ancora non erano del tutto svanite, partiva con una nuova soffiata. Non tratteneva la gioia, mostrando tutti i suoi dentoni da poco cresciuti. Poi, puntualmente, il liquido della boccetta si rovesciava a terra e lo sguardo cambiava emozione: si rannicchiava, tremava con la testa fra le mani e la scuoteva da una parte all'altra emettendo dei sibili acuti. “Ehi, ehi! non c'è bisogno di fare così, basta aggiungere un po' di detergente per piatti e acqua e la tua boccetta è di nuovo piena!” Esclamò la mamma cercando di tranquillizzarla. Fece l'operazione mentre la figlia la osservava trepidante. “Ecco! Pronte per una nuova partenza.” L'espressione di Caterina ritornò felice: due o tre soffiate... e di nuovo il liquido per terra. La mamma rabboccava...pianti, risa...risa e pianti. Continuarono così per tutto il giorno fino a che sul pavimento piastrellato del giardino si formò una pozza di acqua e sapone. Caterina scivolò e si ritrovò stesa per terra, si tolse maglia e pantaloni inzuppati e cominciò a insaponarsi tutto il corpo e i capelli. La mamma notò lo strano silenzio ed uscì fuori a vedere: “Oh Caterina!” e swissshh, finì per terra anche lei. “Guarda, è divertentissimo!” Rispose, mentre si spalmava il sapone su braccia e gambe. Scoprì che soffiando nel pugno chiuso venivano fuori bolle dalla mano. Fu ancora più felice. La mamma, vedendola così contenta, sorrise e la imitò giocando con lei. In questo bagno di schiuma, Caterina vide formarsi dalla mano una bolla più grande, che cresceva sempre più, fino a raggiungere le dimensioni di una mongolfiera. L'enorme sfera si distaccò da terra, portandosi dietro la bambina; la sua mano rimase incollata mentre il suo corpo si innalzò verso il cielo. “Mamma! Aiuto!” “Caterina! Non temere ti raggiungo subito!” La mamma provò a soffiare nella mano, ma non si formava nulla, provò e riprovò continuamente. Intanto Caterina spariva nel cielo e la bolla sembrava trasformata: non più di sapone ma di un materiale gommoso e resistente. Riuscì a sfilare la mano e notò che rimase attaccata alla sfera come un geco al muro. Si spostava sulla superficie curva con le mani e i piedi come se avesse delle ventose attaccate. “E ora?” Si chiese. Poi, un fumo annebbiò l'interno dell'involucro per dissolversi a breve, lasciando intravedere un corpicino rannicchiato, sospeso in un liquido torbido. Nel frattempo anche la mamma era riuscita nell'intento, e con lo stesso mezzo di trasporto della figlia si alzò verso il cielo, alla sua ricerca. A Caterina venne un colpo quando vide che quel corpo di bambina era uguale alla sua immagine. Dall'interno della sfera, lentamente, la fanciulla si ridestò stirandosi braccia e gambe, osservando Caterina attraverso la superficie trasparente. Sembrava che ognuna stesse di fronte allo specchio. Si avvicinarono e appoggiarono i due palmi l'uno incontro all'altro. Sentivano il calore che si trasmettevano e che si irradiava lungo tutto il corpo. Anche la bolla, come se fosse sensibile al contatto, prese una tonalità calda di arancione che si diramava lungo tutta la superficie. Le due bambine non distoglievano gli occhi gli uni dagli altri. Improvvisamente, quel sottile spessore iniziò a creparsi lasciando fuoriuscire parte del liquido. Intanto la mamma in lontananza notò la sua bambina, si avvicinò tirando un sospiro di sollievo: “Caterina! Finalmente!” Poi notò i due corpi identici che si muovevano in maniera indipendente e quasi le venne un colpo. La sfera della mamma andò a toccare quella della figlia. La riconobbe, perché i suoi capelli insaponati, profumavano di detersivo al limone. “Vieni qui, prendi la mia mano.” “Mamma! credo che una parte di me sia dentro quella bolla.” “Vieni, torniamo.” Lentamente scesero verso terra con lo sguardo rivolto all'altra sfera che si allontanava fino a perdersi. “Avevi ragione.” “Su che cosa? Mamma!” “Che una parte di te era lì, in alto. Vedi, quando sei nata, nella pancia non eri sola... ...dev'essere volata via, come una bolla di sapone!”
  17. Kasimiro

    Newton e Kant (si presero per mano)

    Leggeva il libro di scienze, nella biblioteca comunale. Capitolo dodicesimo: “Newton e la legge di gravitazione universale.” Ma il suo pensiero era rivolto altrove. Il libro era sempre aperto, alla stessa pagina da una settimana, come il suo sguardo, rivolto nella stessa direzione: Marta, intenta a studiare filosofia. Provava un'attrazione speciale e la guardava stando attento a non farsi sorprendere. Poi, distrattamente, un occhio ritornava sul libro di scienze: “...mentre riposava ai piedi di un albero, vide cadere una mela sopra la sua testa. Il signor Newton, persona intelligente e colta, si chiese il perché di quella discesa, e dopo studi e formule matematiche elaborò la legge di gravitazione universale. Correva l'anno 1687.” Sviluppò la teoria secondo la quale: un corpo cade perché viene attratto dalla terra da una forza, chiamata gravitazionale; maggiore è la massa dell'oggetto e più forte sarà l'attrazione e cadrà più velocemente. “E se esiste una forza gravitazionale anche fra persone? - Pensava - Una forza che mi attrae verso Marta! Sembra che più mi avvicini e maggiore sia l'attrazione, come formulava Newton. Oppure ha a che fare con la chimica?” Aveva letto che ogni cosa presente in questo mondo è formata da legami chimici: Noi, le rocce, l'acqua, il gatto, il trenino telecomandato, i biscotti per la colazione. Stessi atomi, legati fra loro in forme diverse. Prometteva bene il ragazzo, appassionato di scienze, matematica, chimica, ma completamente disorientato di fronte a quell'interesse verso la ragazza. “Quale legame ci sarà tra me e lei? Forse siamo due nuclei di un atomo, con gli elettroni intorno che passano a velocità supersonica: ci attraversano, ci compenetrano e si portano una parte di noi che viene condivisa. Dev'essere così!” In alcuni momenti, Giacomo sentiva come un brivido che lo attraversava, un flusso che partiva dalla testa e arrivava alla punta delle dita: “Ecco l'elettrone!” Marta era sempre intenta a studiare il suo manuale di filosofia moderna; sul tavolo, sparpagliati, fogli con appunti, scarabocchi, evidenziatori. Giacomo fu colpito da un disegno, una specie di cavalluccio marino formato da una serie di figure tondeggianti concentriche accostate, disegnate con la biro. Ebbe un sussulto: “Lo sapevo che c'era qualcosa in comune!” Era sempre stato affascinato dal cavalluccio marino; la prima volta che ne aveva sentito parlare, fu da bambino; lo aveva visto disegnato in alcuni racconti di mitologia greca: animale metà cavallo e metà pesce che traina il carro di Poseidone, dio del mare. Poi la scoperta: un pesce di pochi centimetri. Fu durante la visita ad un acquario, in una sala semibuia, che notò la piccola teca a forma di parallelepipedo posta in direzione verticale: una quindicina di esemplari dalla sagoma inconfondibile. Lentamente salivano e scendevano aiutati dalla piccola pinna dorsale che oscillava ad alta frequenza, quasi come un battito d'ali messo in moto da una carica a manovella di quei giochi di latta di una volta. In mezzo alla vasca si ergeva verticalmente, partendo dal fondo sabbioso, una roccia esile con tanti spunzoni ai quali erano ancorati alcuni coralli, anemoni di mare, piante acquatiche con foglie lunghe e sottili. Gli ippocampi si muovevano lentamente, sfiorandosi e aggrappandosi con la loro coda prensile ad ogni appiglio. Giacomo riviveva quella scena, con lo sguardo perso in direzione della ragazza: un'ora estasiato ad osservare quelle bizzarre creature, interrotto dalla guardiana che dovette far presente l'imminente chiusura. Stava per chiudere anche la biblioteca. Ordinatamente ognuno sistemò i propri libri. Il ragazzo calibrava ogni azione per rendere contemporanea l'uscita con lei. Appena ebbe superata la soglia... un altro brivido, più intenso. Ruppe gli indugi: “Lo sai che di tutte le specie animali, il cavalluccio marino è l'unico maschio che partorisce?” Gli si rivolse nudo e crudo senza preavviso. Lei rimase un attimo sospesa, poi dal volto si delineò un sorriso: “Davvero?” Anch'egli rimase in sospeso, non aveva pensato ad una possibile risposta, perché, non aveva pensato alla domanda. “Ehm...sì, la femmina depone le uova in una specie di marsupio presente sul ventre del maschio; lui le fertilizza, le accudisce e quando avviene la schiusa le partorisce e i genitori rimarranno uniti per tutta la vita!” “Sembra una bella favola.” “Una stupenda favola che realizza la natura!” “Veramente succede questo?” “Certo! Non è bellissimo? Un' equa suddivisione dei ruoli!” “Mi sembra stupendo! La realtà supera la fantasia! Come va con Newton? Rimase sorpreso, non si aspettava quella domanda: “Ehm...abbastanza bene.” “Scusa, non volevo metterti in imbarazzo; avevo notato che da alcuni giorni sei fermo sulla stessa pagina.” “Mmmm...mi piace approfondire l'argomento.” “Beh, anch'io sono ferma da diversi giorni: questo Kant è davvero incomprensibile, non riesco ad andare avanti, lo avevi notato?” “Mah...no, ero attratto da altro...da quell'ippocampo stilizzato, bellissimo!” “Cosa?” “Il cavalluccio marino, che hai disegnato sul foglio. Un extra terrestre piombato in mare: muso da cavallo, coda prensile, pinne bizzarre, punte che sbucano dal corpo. Non ha niente del comune pesce.” “Ah...sì, mi piace fare scarabocchi sovra pensiero. Non avevo nessun particolare interesse verso il cavalluccio: me lo stai facendo scoprire ora tu.” “Dev'essere quell'elettrone...” “Che cosa?” “Oh scusa, una mia fantasia... immaginavo che eravamo due atomi con un elettrone in comune che girava e ad ogni passaggio scambiava qualcosa di noi.” “Che idea romantica.” “Ci vediamo domani?” “Stessa sala, stesso libro?” “Potremmo anche cambiare posto...mi piacerebbe farti ascoltare una cantante. Una passeggiata al parco?” “Oh sì, mi piace la natura e la musica.” Giacomo passò le cuffiette a Marta che rimase concentrata ad ascoltare. “Che voce struggente!” “Eh sì, come la sua vita.” “Come si chiama?” “Billie Holiday!” Dopo qualche pezzo... “Ora ti faccio ascoltare qualcosa di più allegro!” Marta riconsegnò le cuffiette a Giacomo che rimase sbalordito. “Senti che ritmo!” -Esclamò la ragazza mentre muoveva dei passi- Dai, seguimi: Uno, dos, tres, cuatro...” Prese per mano Giacomo, che a fatica e in modo impacciato, provava a seguire. “Credo che l'elettrone si sia spostato da te, ed è molto salterino!” Commentò il ragazzo. L'indomani... Di nuovo insieme in biblioteca: Marta di fronte alla pagina del capitolo su Newton e Giacomo a leggere Kant. “Così potremo confrontarci e dare la nostra opinione su entrambi!” Concluse Giacomo. “Ma la mela che è caduta, se la sarà mangiata?” Chiese Marta. “Secondo me, sì. Le vitamine aiutano a sviluppare il cervello, anche se lui, non credo che ne avesse bisogno.”
  18. Wolf88

    All'arrembaggio

    Buonasera a tutti! Visto che ormai sarà una questione di giorni e uscirà in libreria il mio nuovo romanzo per ragazzi ... vorrei chiedervi un parere su un genere che ormai sembra abbandonato: i libri sui pirati! Cosa ne pensate? Io lo adoro e mi chiedevo se esiste qualche nostalgico come me!
  19. Kasimiro

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    CLICK “Mi ricordo di quando sono nato e nuotavo nella pancia come un pesce.” “Come un pesce?” “Certo, sguazzavo nel liquido amniotico, protetto, caldo, coccolato nel dolce brodo; fosse per me sarei rimasto sempre lì. Invece...” “Invece?” “Mi è toccato uscire e fare i compiti, il bagno, mangiare i piselli e i broccoletti!” “C'è di peggio!” “E' vero! Morire di fame e malattie e non raggiungere il primo anno di vita.” “Esatto! E poi c'è l'universo che sta in mezzo: avere tutto e star male o al contrario, non avere niente ed essere felici.” “O non avere niente ed essere disperati: come me.” “Ma come? Hai tutto quello che vuoi!” “Stavo così bene al caldo...perché son dovuto uscire...” “Perché è la vita! E bisogna godersela!” “Hai ragione! Ti fermi a cena?” “Volentieri.” “Avanza sempre una zuppa di cavolo.” “Ah! Veramente... mi son ricordato che stasera partecipo ad un'uscita con il circolo fotografico, per degli scatti al tramonto alla chiesa di San Frediano.” “Non sapevo che fossi appassionato di fotografia.” “Eh sì! È nato tutto per caso, da una fototessera.” “In che senso?” “Ero andato in una cabina per fare delle foto per un documento e mi è scattato qualcosa: osservavo la mia immagine in quel piccolo formato e mi è venuta voglia di fare fototessere ai miei ricordi.” “Eh?” “Sì! Documentare passaggi importanti della mia vita: il gatto, l'ultimo libro, la rosa in giardino, la scatola di mais, il pesce rosso, la chitarra, il ragno nella stanza, i calzini con le palme, il panino al formaggio, la luna, un frame del mio film preferito, il gufetto di peluche.” “Io fotograferei l'ecografia della pancia di mia mamma, e basta!” “Senti, ti ho detto una bugia... alla chiesa al tramonto, ci andiamo domani.” “Lo so.” “E non mi dici niente!” “No, e in realtà, stasera, non c'è la zuppa di cavolo.” “E me lo dici così! Ti cucino io qualcosa di speciale da farti passare la voglia di ritornare nella placenta.” “Se lo dici tu.” “Vieni, è arrivato il momento della prossima fototessera, mettiamoci vicini...” 1, 2, 3... CLICK
  20. Kasimiro

    I due pensieri

    I due pensieri Marcello e Piero stavano uno di fronte all'altro, ognuno assorto nei propri pensieri. Ogni tanto i loro sguardi si incrociavano e Marcello, incuriosito, si domandava a cosa pensasse il suo amico: “Magari pensa a cosa farà da grande.” -si chiese- “Io vorrei essere un alieno. Sì, una creatura di un altro pianeta!” Continuava tra sé Marcello. Magari, Piero, pensava a cosa avrebbe voluto mangiare stasera, oppure al papà che non vedeva da tanto. Alle vacanze al mare o al Natale. Forse pensava a cosa lo aspettava domani o a quello che aveva fatto ieri. Al dente che gli faceva male o al gelato alla fragola. Alla solitudine o alla partita di pallone. Alla chitarra senza corde o ai brufoli in fronte. Oppure, non pensava a niente. Anche Piero, assorbito dalle sue riflessioni, con la mano che reggeva il mento, osservava Marcello e il suo silenzio con lo sguardo rivolto al cielo. Sentiva che c'era un'affinità tra loro. Fu in quel momento che le loro attività mentali si incontrarono: desiderare di essere extraterrestri. Aleggiavano nell'aria, i due pensieri, si sfioravano e ogni tanto si incrociavano. “Come vorresti essere come alieno?” Chiedeva il pensiero di Piero a quello di Marcello. “Non saprei...ma molto diverso da un umano: una forma informe, che sta sempre ferma e quando ha bisogno di camminare gli spuntano due gambe, di volare due ali e di nuotare due pinne; oppure...un mix dei miei animali preferiti: gufo, geco e canguro! E tu?” Chiese il pensiero di Marcello “Una violetta azzurra!” “Ma che alieno sarebbe?” “Un fiore marziano! che colonizza tutto il pianeta, te lo immagini?” Ribatté il pensiero di Piero. “Non saprei...diventerebbe nauseante un profumo perenne di violetta! E poi, perché azzurra? La violetta è violetta!” “Perché è una violetta marziana! E l'azzurro è il mio colore preferito, e sarebbe bello profumasse anche di rosa!” “Non riesco a comprenderti!” “I marziani possono fare o essere qualunque cosa!” “Anche i pensieri!” “E allora andiamo!” lo incitò il pensiero di Piero. “Sono stanco.” “Ma come!” “Sono stanco.” “Anch'io sono stanco, ma lo vogliamo colonizzare il mondo con le violette?” “Sono stanco.” Proseguì il pensiero di Marcello. “Ho capito, va bene, lo colonizziamo domani.” Rispose il pensiero di Piero. “Sì, domani.” E così dopo quell'incontro fortuito, i due pensieri si allontanarono e continuarono a fluttuare ognuno per conto proprio. I due rimasero lì, uno di fronte all'altro... … e Marcello non si domandò più a cosa pensasse Piero.
  21. Kasimiro

    La foglia

    Commento MI 128] Storia del professor De Grandi, il più grande genio di tutti i tempi Da Edu, 9 giugno in Racconti La foglia C'era una foglia sempreverde, attaccata al suo solido ramo. Non c'era stagione che la scalfiva, né grandine o bufera. Era stabile, bella e lucida, sempre appesa. Di fianco c'era un altro albero, lo avevano portato con un camion, tutto impacchettato. Avevano fatto una grande fossa ed eretto lì, vicino al sempreverde. Le foglie dei due erano molto simili ma differivano sensibilmente dal tronco: uno più grosso e rugoso, l'altro esile e liscio. I due alberi erano così vicini che le chiome si compenetravano. Era primavera, erano rigogliosi, molto simili tra loro, tanto che le loro foglie non si distinguevano le une dalle altre. Sembravano della stessa specie. La foglia sempreverde era in ottima compagnia, amava stare insieme alle altre. Ce n'era una, che presa dallo slancio della crescita gli si era appoggiata sopra: “Oh! scusa l'invadenza” disse. “No, anzi, mi piace il contatto, e poi... sei leggerissima!” “Sono nata da pochi giorni.” “Posso fare qualcosa per te?” “Già sostenermi mi dà sicurezza, posso rimanere qui?” “Certo, sono dura e coriacea e ho più di cinquantanni, ti proteggerò. Da queste parti l'inverno è molto rigido.” La neonata foglia rimase in silenzio. “Tutto bene? Ho detto qualcosa che non va?” “Assolutamente no, sei molto gentile. E' che... d'inverno, io non ci sono più!” “Come?” “Mi stacco dal ramo e divento concime per la terra”. “Oh!” “Niente di male, ritorno in primavera più bella e più forte. Il nostro albero d'inverno soffre il freddo e la carenza di luce. Per non disperdere troppe energie nel dare nutrimento a tutte le foglie, va in una specie di letargo. Noi ci sacrifichiamo volentieri cedendo la nostra clorofilla, di cui ha bisogno per sopravvivere. “Quante cose sai per essere appena nata!” “Siamo un tutt'uno con la pianta, che ha molti, molti anni...” Le due foglie passarono uno splendido periodo una vicina all'altra, fino a quando la leggera fronda iniziò a cambiare colore: un verde più spento per poi passare ad un giallo sempre più intenso. “E' arrivata la mia ora!” disse la giovane foglia. Un colpo di vento... e si staccò, cadendo dolcemente poco distante. Lentamente tutte le altre la seguirono adagiandosi sul terreno. La grande foglia sempreverde le osservava, cercando di scorgere la sua amica mimetizzata in un tappeto caldo di fogliame. “Per una pianta longeva come me, un l'inverno non è poi così lungo!” Pensava. E rimase tranquilla ad aspettare una nuova primavera.
  22. Giuseppe Nigretti

    Secop Edizioni

    Nome: Secop Edizioni Sito: http://www.secopedizioni.it/ Catalogo: link al Catalogo indicato sul sito Modalità di invio dei manoscritti: http://www.secopedizioni.it/mandaci-i-tuoi-lavori/ Distribuzione: non specificato Facebook: https://www.facebook.com/libreriasecopstore/
  23. franciesmorrone_scrittore

    Video-presentazione del mio libro!

    Carissimi lettori, vorrei con immenso piacere informarvi che Domenica 1 settembre ci sarà in anteprima assoluta la video-presentazione del mio romanzo d'esordio, Le decisioni della nostra vita. Il video sarà trasmesso in diretta a partire dalle 19.00, dopodiché sarà visibile in ogni piattaforma di streaming online (compreso youtube, facebook e instagram). Sinceramente, Francies M. Morrone
  24. Dragonbreath

    The Dragon Slayers Capitolo 0 ( parte 1)

    Buongiorno a tutti! Vi presento la prima parte del zeresimo capitolo del mio romanzo. Spero possa piacervi, mi raccomando scatenatevi con le critiche e i commenti Trama: In un mondo post-apocalittico l' umanità è stata decimata dai draghi, per fronteggiarli viene creata un' unità di guerrieri specializzati nell' uccidere i draghi, quest' unità prende il nome di dragon slayers. Questo capitolo è composta da una versione riveduta e corretta della bozza e da una parte nuova. Link alla bozza del capitolo: link al commento: CAPITOLO 0 Le guerre di Armònia 1 Gennaio 1142 P. I. – 20 Luglio 20 P. I. 1 Tanto tempo fa, nel continente di Armònia, vissero due razze in perenne conflitto da loro: gli Alv e i Draghi. Nel corso della storia queste due razze combatterono continuamente fino a causare una guerra che quasi distrusse il continente. La guerra si concluse con la sconfitta degli Alv che, prima di essere sterminati del tutto, crearono una nuova razza: gli umani. Per diversi secoli gli umani riuscirono a convivere pacificamente con i draghi, sfruttando la loro intelligenza crearono comunità in tutte quelle zone di Armònia nelle quali i draghi non potevano vivere. Nel 552 P. I. la maggior parte dell’umanità si riunì in una grande comunità: il sacro impero di Ilios. I regnanti di questo impero, gli Iliosus, erano diretti discendenti degli Alv e avevano ricevuto dai loro avi una missione importantissima: sconfiggere i draghi e ricacciarli nel loro luogo d’origine: L’Ade, una piccola isola all’ estremo est di Armònia. 1 P. I. = prima della caduta di Ilios / D. I. dopo la caduta di Ilios 2 Gli Alv avevano un grande potere magico, al contrario pochi umani possono usare la magia 25 Luglio 20 P. I. 12:34 Sala del trono Due uomini camminano velocemente in un lungo e silenzioso corridoio, indossano entrambi un’armatura rosso sangue e portano una spada al fianco sinistro, i due parlano tra loro: << Sei sicuro che il re sia qui, Cardok? >> << Sicurissimo >> rispose l’altro, << oggi è quel giorno quindi sicuramente sarà nella sala del trono a sbrigare i suoi affari >> << da quando è diventato re ogni giorno è quel giorno >> << Caro Kyros, sai che non dovresti criticare sua maestà, se glielo dicessi ti farebbe decapitare… Non che questo sia un problema dato che la testa ti è inutile >> disse Cardok in tono beffardo. << Se non la smetti di fare il simpaticone ti taglio la lingua >> rispose Kyros. << Libero di provarci >> I due arrivano d’avanti ad un enorme portone in legno massiccio, oltre il quale è possibile udire delle persone urlare e dei colpi di frusta. Spalancano il portone e si ritrovano in un’immensa stanza, le cui pareti sono coperte da arazzi raffiguranti dei guerrieri che sconfiggono e decapitano un drago. A terra è presente un tappeto rosso di seta che si estende per tutta la stanza; In fondo alla stanza c’è un trono in oro massiccio sul quale è seduto un uomo con barba e capelli castani e folti; D’avanti al trono c’è una schiera di persone nude con dei profondi tagli sulla schiena, tra di loro ci sono anche dei bambini; Di fianco al trono ci sono due balestrieri disgustati dalla scena alla quale stanno assistendo. Cardok esordì: << Saluti vostra altezza, se non le è di troppo disturbo le dispiacerebbe concederci la sua attenzione? >> era udibile chiaramente disprezzo nelle sue parole. Il re li guardò e disse << cosa volete generali? Non mi pare di avervi convocati >> e continuò a scoccare la sua frusta. Kyros disse << abbiamo riunto tutti e 100 i maghi, pensavamo che le avrebbe fatto piacere saperlo >> Il re disse con aria perplessa: << la riunione era oggi? Me ne ero dimenticato >> detto ciò si alzò e fece cenno ai balestrieri di fare fuoco sulla schiera di persone disposte d’avanti al trono; Dopodiché disse: << Voi due mi farete da scorta mentre andiamo>> << sissignore >> dissero i due all’unisono senza entusiasmo. Il re amava passeggiare per la città, la considerava il suo più grande orgoglio. Ogni volta che usciva rimaneva estasiato dalla bellezza dei bellissimi monumenti: La torre di Draconia, i giardini pensili, il porto che ospitava la più grande flotta del mondo, la piramide d’oro: tomba della famiglia reale, il fiume Astreaus che con le sue diramazioni portava acqua in tutta la città, le imponenti mura realizzate in roccia e diamante. Tutte questi monumenti si trovavano nella parte alta della città dove vivevano solo la famiglia reale e i soldati, ma il re amava comunque anche la parte bassa della città con le sue casette rustiche e i campi dorati di grano. In maniera particolare il re amava la torre di Draconia che era il palazzo reale, sulla sommità di questa torre era posto un gigantesco braciere che serviva per i rituali religiosi e magici. Era una soleggiata mattina di luglio, faceva molto caldo e i bambini erano fuori a giocare nei bellissimi giardini del palazzo reale, due bambine schizzarono accidentalmente il re con del fango: << C-ci scusi vostra ma-maestà >> dissero le bambine sinceramente dispiaciute Il re le guardo amorevolmente e disse: << non preoccupatevi bambine >> e riprese a camminare, subito dopo averle superate disse: << Cardok, ammazzale. >> Cardok estrasse la spada e si scagliò sulle bambine che non emisero un suono, gocce di sangue volarono ovunque. << Ottimo lavoro, procediamo >> disse il re Cardok tornò in fila, serrando il pugno per nascondere il taglio sulla mano. 13:00 Sala principale della piramide d’oro Un centinaio di persone incappucciate si trovano ammassate in una gigantesca sala riempita di tombe, bisbigliano tra loro: << il re sta tardando ad arrivare” << se non viene ci fa un favore >> << cosa vorrà da noi? >> << siete impazziti? Se il re arrivasse all’improvviso e ci sentisse ci decapiterebbe tutti >> << fate silenzio sento dei passi >> Il trio entrò nella sala, ora regnava il silenzio più assoluto. Il re parlò: << buongiorno miei carissimi maghi! Oggi vi ho convocati qui per discutere i dettagli del piano per sterminare i draghi >> I maghi erano esterrefatti dalle parole che stavano ascoltando << Cardok illustra il piano ai nostri ospiti >> << Agli ordini >> disse Cardok << Il piano escogitato da re è molto semplice: una volta ogni cento anni i draghi si riuniscono nel deserto di Phoenix per il rituale di accoppiamento, li attireremo nella città di Eos dopodiché, grazie ad Emprismos3, li uccideremo tutti con un colpo solo. >> << ma è scemo!? Crede veramente che possa funzionare? >> disse uno dei maghi bisbigliando. Un secondo dopo era a terra, morto, con un coltello conficcato in testa. << Qualcun altro ha da ridire sul mio piano? >> disse il re << Se posso permettermi >> disse Archos, capo dei maghi <<non le pare che il suo piano sia troppo semplicistico? Sappiamo che gli Alv tentarono la stessa cosa e fallirono miseramente >> << Gli Alv cercarono di sconfiggere i draghi neri che, per nostra fortuna, si sono estinti. I draghi di fuoco sono estremamente più deboli e meno resistenti dei draghi neri >> rispose Cardok << Come la nostra magia è incredibilmente più debole rispetto a quella degli Alv >> rispose Archos con disappunto << Se ci dovessimo rifiutare cosa fareste? >> 3 Emprismos è un incantesimo che genera una fiammata capace di incenerire qualsiasi cosa. << Sai benissimo la risposta, finireste a fare compagnia ai ribelli che ho giustiziato mezz’ora fa >> rispose il re con un sorriso maligno. I maghi erano rassegnati, non erano in grado di tener testa ad un generale, figuriamoci due contemporaneamente << se non avete altre domande, potete andare, partirete domani alle cinque del mattino, i generali Raker e Kyros vi accompagneranno >> Nel giro di un minuto la sala si era svuotata, erano rimasti solo Cardok e i il re. << Per quanto riguarda l’altra questione Cardok, dì a Ryfus di partire subito >>. << Come desiderate vostra maestà. >>
  25. Dragonbreath

    The Dragon Slayers Capitolo 0 (bozza)

    Buonasera a tutti! Vi presento la prima bozza del capitolo introduttivo del mio primo "libro", questo "libro" è ambientato in un mondo post-apocalittico nel quale gli umani sono stati sterminati dai draghi. Tra i pochi umani rimast si forma un gruppo di guerrieri, I Dragon Slayers appunto, specializzati nell' uccidere i draghi. Spero che questa bozza vi piaccia e che possiate darmi consigli sulla storia ma sopratutto sulla punteggiatura (che letterariamente parlando considero il mio punto debole) vi ringrazio in aticipo per tutti i consigli che mi darete. P.s. non abbiate paura ad essere troppo duri con i commenti, non mi offendo facilmente. CAPITOLO 0 Le guerre di Armònia 1 Gennaio 1142 P. I. – 20 Luglio 19 P. I. 1 Tanto tempo fa, nel continente di Armònia, vissero due razze in perenne conflitto da loro: gli Alv e i Draghi. Nel corso della storia queste due razze combatterono continuamente fino a causare una guerra che quasi distrusse il continente. La guerra si concluse con la sconfitta degli Alv che, prima di essere sterminati del tutto, crearono una nuova razza: gli umani; dopodiché si lanciarono in un ultimo attacco suicida contro i draghi riuscendo a uccidere il loro re: Luxifer. Per diversi secoli gli umani riuscirono a convivere pacificamente con i draghi. Infatti, nonostante fossero estremamente meno forti dei loro antenati2, gli umani sfruttando la loro intelligenza crearono comunità in tutte quelle zone di Armònia nelle quali, per il troppo caldo o per il troppo freddo, i draghi non potevano vivere. Circa nel 552 P. I. la maggior parte dell’umanità si riunì in una grande comunità: il sacro impero di Ilios. I regnanti di questo impero, gli Iliosus, erano diretti discendenti degli Alv e avevano ricevuto dai loro avi una missione importantissima: sconfiggere i draghi e ricacciarli nel loro luogo d’origine: L’Ade, una piccola isola all’ estremo est di Armònia. Alla morte d’Iliosus V detto “il pacifico” salì al trono il suo unico figlio maschio Iliosus VI. A differenza degli altri membri della sua famiglia Iliosus VI credeva fortemente nella missione affidatagli dai suoi avi e decise che sarebbe stato lui stesso a sconfiggere i draghi. Il re costrinse tutte le comunità di umani a entrare a far parte dell’impero, i pochi che si ribellarono vennero sterminati, ciò gli valse il soprannome “il sanguinario”. Una volta radunato un esercito enorme il re organizzò un'assemblea con i 100 maghi dell’impero. 25 Luglio 20 P. I. 12:34 Sala del trono Due uomini camminano velocemente in un lungo e silenzioso corridoio, indossano entrambi un’armatura rosso sangue e portano una spada al fianco sinistro, i due parlano tra loro: “Sei sicuro che il re sia qui, Cardok?” “Sicurissimo” rispose l’altro, “oggi è quel giorno quindi sicuramente sarà nella sala del trono a sbrigare i suoi affari” “da quando è diventato re ogni giorno è quel giorno” “Caro Kyros, sai che non dovresti criticare sua maestà, se glielo dicessi ti farebbe decapitare… Non che questo sia un problema dato che la testa ti è inutile” disse Cardok in tono beffardo. “Se non la smetti di fare il simpaticone ti taglio la lingua” disse Kyros. “Libero di provarci” I due arrivarono d’avanti ad un enorme portone in legno massiccio, oltre il quale era possibile sentire donne e bambini urlare e dei colpi di frusta. I due spalancarono il portone e si ritrovarono in un’immensa stanza, le cui pareti erano coperte da arazzi raffiguranti lo stemma della famiglia reale, a terra era presente un tappeto rosso di seta, in fondo alla stanza c’era un trono in oro massiccio, sul quale era seduto un uomo con barba e capelli castani e folti, lo affiancavano due balestrieri disgustati dalla scena alla quale stavano assistendo. Cardok disse: “Saluti vostra altezza, se non le è di troppo disturbo le dispiacerebbe concederci la sua attenzione?” era udibile chiaramente disprezzo nelle sue parole. Il re li guardò e disse “cosa volete generali? Non mi pare di avervi convocati” e continuò a scoccare la sua frusta. Kyros disse “abbiamo riunto tutti e 100 i maghi, pensavamo che le avrebbe fatto piacere saperlo” Il re disse con aria perplessa: “la riunione era oggi? Me ne ero dimenticato” detto ciò si alzò e fece cenno ai balestrieri di fare fuoco sulla schiera di persone disposte d’avanti al trono; Dopodiché disse: “Voi due mi farete da scorta mentre andiamo” “sissignore” dissero i due all’unisono senza entusiasmo. Il re amava passeggiare per la città, la considerava il suo più grande orgoglio. Ogni volta che usciva rimaneva estasiato dalla bellezza dei giardini pensili, dai piccoli fiumi che scorrevano all’interno della città e dai bellissimi monumenti. Era una soleggiata mattina di luglio, faceva molto caldo e i bambini erano fuori a giocare nei bellissimi giardini del palazzo reale, due bambine schizzarono accidentalmente il re con del fango: “C-ci scusi vostra ma-maestà” dissero le bambine sinceramente dispiaciute Il re le guardo amorevolmente e disse: “non preoccupatevi bambine” subito dopo averle superate disse: “Cardok, ammazzale.” Cardok estrasse la spada e si scagliò sulle bambine che non emisero un suono, gocce di sangue volarono ovunque. “Ottimo lavoro, procediamo” disse il re Cardok tornò in fila, serrando il pugno per nascondere il taglio sulla mano. 1 P. I. = prima della caduta di Ilios / D. I. dopo la caduta di Ilios 2 Gli Alv avevano un grande potere magico, al contrario pochi umani possono usare la magia
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