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  1. Dwarf Keeper

    [TW-3] Trax48

    Seguito di: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/48415-tw-2-yuy/ Commento: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/48600-tw-3-la-cosa-giusta/?do=findComment&comment=853536 Il signor Kerk uscì in corridoio, recuperò un sensore oculare e lo agganciò alla serratura della porta della camera di Yuy, infine andò a controllare le condizioni della moglie: il reset neurale stava procedendo senza complicazioni, quindi aveva ancora un po' di tempo a disposizione prima che lei si riprendesse del tutto. Entrò nello studio, aprì un cassetto della scrivania e recuperò un piccolo cubo formato da diversi riquadri colorati; iniziò a manipolarlo, nella speranza che - nel frattempo - lo Spinnix dato al ragazzo facesse il suo dovere. «Distruggi tutto!» fu l'ultimo grido di colui che fino a quel momento aveva considerato come un figlio; il sensore registrò un breve lampo azzurro nella stanza, lo stesso colore dei nove riquadri presenti sulla faccia dell'oggetto che teneva tra le mani. Premette il riquadro centrale e attese il doppio bip di avvenuto collegamento con la sede centrale dei Tracciatori su Trax48. «Rescue Bay, Thomas Kerk here. Birthing Pod is ready.» Tornò dalla moglie, le raccolse i capelli sopra la nuca e controllò sul display, posto alla base del collo, che la memoria non riportasse alcun dato su Yuy. «Xusi!» la figlia, resettata la sera precedente, arrivò dopo un paio di minuti «Che c'è, papà?» «Ho un terribile mal di testa... potresti resettarmi, per favore?» Alla prima ora chiara uno sparuto gruppo di Elite arrivò a casa Kerk per recuperare Yuy e eliminare le tracce della sua presenza in tutta l'abitazione. Tornati alla navetta PGN-ZND, attivarono la modalità Stealth per non essere rintracciati e rientrarono alla base. «Nessuna nuova comunicazione ricevuta.» Xera si sentiva in colpa per come si era lasciata con Yuy, 48 lampi prima. "Però non è da lui non contattarmi dopo così tanto tempo!" Preoccupata, uscì di casa e andò dai Kerk. "Strano che la Ferrari sia ancora parcheggiata in giardino..." fu il pensiero che fece, mentre azionava l'avvisatore acustico a lato del cancello. «Ciao, Xera! Come mai da queste parti?» Il monitor a cristalli liquidi mostrava il viso di una ragazzina. «Ciao, Xusi. Tuo fratello Yuy è in casa?» «Mio... fratello? Scusa, Xera, ma io non ho fratelli!» La sincerità di Xusi fu confermata in un istante dall'analizzatore delle emozioni di Xera, che si accigliò: «C'è tuo padre in casa? Posso parlargli?» Poco dopo, Xera era seduta sul divano a tre piazze del salone dei Kerk. «A cosa devo l'onore della visita della figlia del signor Xenio?» chiese Thomas, offrendo una lattina di bibitilenex. «Sto cercando Yuy...» «E perché vieni a chiederlo a noi?» chiese la madre di Xusi, giunta in quel momento con un vassoio di pastellantz. «Perché è vostro figlio!» Xera esaminò lo sconcerto della famiglia Kerk: si accertò con un rapido controllo allo scanner cerebrale che i tre non avessero in funzione un valido programma dissimulatore e iniziò a temere il peggio. «La Ferrari parcheggiata in giardino...» «Oh, ma potevi dirlo che è tua! Prendila pure, cara, non le abbiamo torto nemmeno un bullone!» Xera ringraziò i signori Kerk e, una volta uscita, si avvicinò alla Ferrari: notò il dispositivo retrovisore in frantumi, poi vide la tuta e il casco lì vicino, a terra. Si accasciò a terra per qualche minuto: tutti i suoi apparati cibernetici si erano bloccati in "abnormal end". Una volta tornata operativa, salì sulla Ferrari, cercò sulla Rete Neurale Condivisa un corso di guida veloce, lo assimilò e tornò a casa. «Padre, aiutami! Yuy è sparito!» «Chi, il ragazzo che ti ha portato a fare un giro quattro lune fa?» intervenne sua madre, mentre recuperava la cena materializzatasi sul dispenser a centro tavola. «Sì, mamma. Non mi ha più contattata, quindi oggi sono andata a casa sua...» «Ma i suoi genitori non ti sono stati d'aiuto...» la interruppe il signor Xenio. «Già, sono convinti di non aver mai avuto un figlio! E pure Xusi è convinta di essere figlia unica! Erano sinceri, ne sono certa: non avevano dissimulatori in funzione! E dire che sono tornata a casa con la sua Ferrari...» «Finiamo la cena, poi me la farai vedere.» Diversi lampi dopo, padre e figlia erano nella cabina di pilotaggio della Ferrari. «Vedi? Il casco e la tuta sono suoi! E guarda lì: il dispositivo retrovisore è divelto! Papà, temo che lo abbiano rapito i Tracciatori!» Il signor Xenio si incupì e, incrociando lo sguardo della figlia, sospirò. «Te la senti di fare un giro con papà? Dobbiamo parlare...» Otto lampi più tardi, erano in stasi geostazionaria a diecimila metri sopra una vasta area costellata di crateri. "Lo stesso posto in cui mi ha portata Yuy..." pensò Xera, mentre il padre le prese la mano e gliela strinse. «Xera... sai che Yuy è diverso da tutti noi, vero?» «Sì, padre.» «E... ti sarai pure resa conto che non puoi scambiarti i fluidi neurali con lui, no?» L'espressione sorpresa e imbarazzata della figlia fu la risposta più eloquente. «Bene. Xera, stai tranquilla. In un certo senso, Yuy non può essere stato... "rapito" dai Tracciatori, perché è un Tracciatore egli stesso!» «Cosa, è un Tracciatore?» Xera, al cenno d'assenso del padre, rimuginò su tutto il tempo passato con Yuy e fece elaborare i suoi ricordi al coprocessore relazionale. «Beh, vorresti dirmi che è scappato su Trax48 senza nemmeno dirmi addio? Non ci credo padre, non ci credo!» Yuy non si sarebbe mai comportato così: questo fu il responso avuto dall'analisi di tutti i momenti, felici e non, passati insieme a lui. «Xera...» «No, io domani parto per Trax48! E chi se ne frega se incontro ladri, pirati o assassini!» Il padre dissimulò un minimo di costernazione nell'accettare la decisione della figlia. Un paio di lune più tardi, Xera arrivò sul pianeta Trax48: il viaggio e il conseguente atterraggio fu fin troppo agevole, alla faccia della nomea che aveva in patria questo corpo celeste e i suoi principali abitanti. Appena mise piede sulla piattaforma dello spazioporto, l'analizzatore sociale la avvertì che le persone presenti appartenevano a due sole categorie: alcuni civili Xeniani, come lei, che si dirigevano verso una zona chiamata "Genesis", e diversi membri dell'Elite, tutti in divisa militare, che scaricavano enormi container da una nave cargo. Ogni container presentava un codice inciso a caratteri cubitali, che iniziava sempre con "Earth". Incuriosita, si diresse verso il container più vicino, quando un ufficiale, o almeno così pareva dai galloni in bella mostra sulla divisa, apparve dal nulla e le si affiancò. «Lei è sola, signorina...» «Xera, mi chiamo Xera Xenio.» «Ah, la figlia del Maggior Rettore! Piacere, sono Leonidas, il reggente dello spazioporto. Direi che è giunta un po' troppo presto per venire a prendere suo "figlio". Mi dica quindi, come mai da queste parti?» «Sono venuta a cercare il mio ragazzo, Yuy. Gli devo delle scuse.» «Il suo ragazzo, qui? Si chiama solo Yuy... Sicura?» «Yuy Kerk. Si chiama Yuy Kerk.» «Oh, capisco. Venga con me.» Xera seguì l'ufficiale; dopo alcuni lampi, arrivarono in un corridoio stretto e buio, che terminava con una porta blindata su cui campeggiava un vecchio monitor a fosfori rossi con la scritta "Flayer". «Dietro quella porta, si cela il cuore pulsante di tutto il nostro sistema, signorina Xera. La avverto che non le piacerà.» Entrarono in un'enorme stanza circolare dal pavimento trasparente e si diressero alla postazione di controllo. «Yuy Kerk, ovvero Plotter 25-21-25.» «Cioè?» «Xera, guardi giù: vede quella polvere rossa, in fondo alla voragine? Cela l'arma di difesa più potente di tutta la nostra galassia, un Flayer.» «E questo cosa c'entra con Yuy?» «Beh, c'entra eccome! I terrestri sono gli unici esseri che possono entrare in simbiosi con i Flayer e possono scatenarne la loro vera essenza. Ci stiamo preparando a una guerra, signorina.» «Cosa? E dov'è adesso Yuy?» Leonidas porse un circuito cifrato a Xena. «Lui, come tutti i terrestri di classe 25-21, è entrato in simbiosi con un Flayer una luna fa e ora si trova nel sistema G14, quello di confine.»
  2. mauro longo

    Acheron Books

    Nome: Acheron Books Generi: Fantastico, Fantasy in ogni sua declinazione, Pulp, Weird, Horror, Thriller soprannaturale, Fantascienza Modalità invio manoscritti: https://www.acheron.it/submission-contatti/ Sito web: https://www.acheron.it/
  3. Kikki

    Saggese editori

    Nome: Saggese editori Catalogo: https://www.saggeseeditori.it/catalogo/ Modalità di invio dei manoscritti: https://www.saggeseeditori.it/pubblica-il-tuo-libro/ Distribuzione: non specificato Sito: https://www.saggeseeditori.it/ Facebook: https://www.facebook.com/saggeseeditori/
  4. bwv582

    Andata e ritorno [TW-1]

    Cancellato su richiesta dell'autore
  5. Ospite

    Edizioni Della Vigna

    Nome editore: Edizioni della Vigna Generi pubblicati: Fantastico, fantasy, gialli, fantascienza, thriller Metodo di ricezione dei testi: http://www.edizionidellavigna.it/autori/collabora.htm Distribuzione: diretta, attraverso il sito http://www.edizionidellavigna.it/altrepag/ordini.htm Sito: https://lnx.dellavigna.com/13-fantasy-e-fantastico Facebook: https://it-it.facebook.com/pages/Edizioni-Della-Vigna/128954663879647 Facebook group:https://www.facebook.com/groups/100893109126/ Dal 2016 valutazioni sospese fino a data da destinarsi. Vautano ancora racconti e articoli inediti di genere fantastico/fantascientifico per la rivista Quasar.
  6. SCADENZA DEL BANDO DELLA VI EDIZIONE: 20 GIUGNO 2019 Per agevolare il lavoro della Giuria e del Comitato di lettura, si consiglia vivamente di spedire gli elaborati con ampio anticipo rispetto alla scadenza del Bando. Il Premio Città di Como è libero, autonomo, indipendente e riconosce pari dignità a tutti i partecipanti garantendo la totale imparzialità di giudizio. Il Premio Città di Como opera in ambito nazionale ed internazionale: gli elaborati in lingua originale non italiana dovranno pervenire corredati di traduzione in lingua italiana. SEZIONE EDITI POESIA in omaggio ad ALDA MERINI: partecipano a questa sezione le opere edite di poesia a tema libero. NARRATIVA in omaggio a GIUSEPPE PONTIGGIA: partecipano a questa sezione le opere edite di narrativa a tema libero di ogni genere: romanzo, raccolta di racconti, fiabe, memorialistica, biografie, libri per ragazzi, testi teatrali. Sono previsti premi speciali per la narrativa di genere. Sono richieste una breve sinossi dell’opera e una breve nota biografica dell’autore. SAGGISTICA: partecipano a questa sezione opere edite di saggistica, a carattere scientifico o divulgativo, di qualsiasi argomento senza limiti di ambito di trattazione. Sono richieste una breve sinossi dell’opera e una breve nota biografica dell’autore. SEZIONE INEDITI Partecipano a questa sezione opere mai pubblicate in versione cartacea o digitale in versione ebook nei vari formati o sui siti internet, blog o social network. Opere di Poesia: sia una singola poesia, sia una raccolta di poesie, sia un’antologia di più autori. Opere di Narrativa di ogni genere: romanzo, raccolta di racconti, fiabe, memorialistica, biografie, libri per ragazzi, testi teatrali. Sono richieste una breve sinossi dell’opera e una breve nota biografica dell’autore. SEZIONE MULTIMEDIALE Partecipano a questa sezione opere multimediali, sia edite che inedite: A) “Raccontano”: un testo letterario (in prosa o in poesia, edito o inedito, di qualsiasi autore), un paesaggio o un viaggio raccontato attraverso immagini e/o testo e/o musica. B) “Espressioni del volto”: volti ed emozioni (di uno o più soggetti) che esprimano delle emozioni attraverso immagini e/o testo e/o musica. C) “Videopoesie”: un testo poetico recitato attraverso il libero abbinamento di immagini e/o testo e/o suoni. D) “Book-trailer”: audiovisivo di breve durata per promuovere una pubblicazione. E) “Reportage fotografico” di qualsiasi genere. PRESENTAZIONE DEGLI ELABORATI La partecipazione al Premio avviene tramite la presentazione degli elaborati. Qui di seguito le indicazioni per la presentazione. SEZIONE EDITI Per le opere edite in formato cartaceo: inviare n. 2 copie del volume stampato. Per le opere edite in formato elettronico: inviare per e-mail e-book in formato pdf con accesso libero. SEZIONE INEDITI Per le opere inedite in formato cartaceo: inviare n. 2 copie stampate in formato A4, in b/n o a colori. Per le opere inedite in formato elettronico: inviare per e-mail l’elaborato in un unico file in formato pdf con accesso libero. SEZIONE MULTIMEDIALE Per le opere realizzate come sequenze fotografiche digitali: inviare la sequenza – costituita da un minimo di 5 e da un massimo di 10 immagini, progressivamente numerate, in formato JPG, peso massimo 2 MB l’una – per e-mail (per invii superiori a 5 MB, utilizzare modalità WeTransfer o simili). Per i reportage da un minimo di 30 a un massimo di 50 immagini. Per le opere realizzate come video: inviare il video – realizzato in un unico file, in formato Wav-Avi-Mp4-Mov della durata massima di 10 minuti – per e-mail (con modalità WeTransfer o simili). I video pervenuti saranno inseriti sul canale YouTube del Premio. Tutte le lavorazioni audio-video saranno ammesse se nel rispetto delle normative di YouTube. Con l’invio, si autorizza la pubblicazione del video sul sito www.premiocittadicomo.it e sui social network di riferimento. NORME DI PARTECIPAZIONE I partecipanti (Autori e Case editrici) possono concorrere a una o più Sezioni del Premio, senza limiti. Ogni partecipazione richiede un’iscrizione separata. Le case editrici concorrono con volumi di loro pubblicazione, garantendo l’autorizzazione alla partecipazione da parte dell’autore. Alle case editrici si raccomanda di dotare di idonea fascetta l’opera che risulterà vincitrice del Premio per le sezioni editi e speciali. INVIO DEGLI ELABORATI IN FORMA CARTACEA Gli elaborati in forma cartacea dovranno essere inviati per posta – secondo le modalità indicate in “Presentazione degli Elaborati” – unitamente alla scheda di iscrizione (SCHEDA ISCRIZIONE scaricabile e compilabile dal sito) e alla certificazione (fotocopia della ricevuta) del pagamento della quota di partecipazione (vedi “Quota di Partecipazione”) a: C.P. n°260 c/o Poste Centrali, via Gallio, 6 – 22100 Comooppure Associazione Eleutheria, via Oriani 8 – 22100 Como (per la Svizzera: Fermo Posta 6830 – Chiasso 1). INVIO DEGLI ELABORATI IN FORMA DIGITALE Gli elaborati in forma digitale potranno essere anche inviati – secondo le modalità indicate al punto “Presentazione degli Elaborati” – per e-mail unitamente alla scheda di iscrizione (SCHEDA ISCRIZIONE scaricabile e compilabile dal sito) e alla certificazione (scansione in pdf della ricevuta) del pagamento della quota di partecipazione (vedi “Quota di Partecipazione”) all’indirizzo: Per le sezioni letterarie editi e inediti: info@premiocittadicomo.it Per la sezione multimediale (sequenze fotografiche e video): sezioneimmagine@premiocittadicomo.it ATTENZIONE: Per motivi organizzativi – sia per invio in forma cartacea sia per invio in forma digitale – la scheda di iscrizione (o uno scritto equivalente), l’opera in concorso e la certificazione del versamento della quota di partecipazione devono giungere uniti e contemporaneamente. Non verranno ammessi al concorso elaborati spediti non unitamente alla scheda di iscrizione e alla certificazione del pagamento della quota di partecipazione. QUOTA DI PARTECIPAZIONE La quota di partecipazione – per tutti i partecipanti, autori e case editrici – è di € 20,00 – Euro Venti/00 (ogni partecipazione richiede una quota separata). Gli scritti provenienti da istituti penitenziari sono esenti. La quota potrà essere versata: tramite assegno o contanti presso la Segreteria del Premio; tramite versamento sul c/c postale n°1016359752 intestato ad Associazione Eleutheria tramite bonifico bancario: BPS – IBAN: IT 72M0569610901000009091X44 – BIC / SWIFT: POSOIT22 Filiale: 073 Como- ag.1 intestato ad Associazione Eleutheria. DESTINAZIONE DEGLI ELABORATI Al termine del Concorso, gli elaborati non verranno restituiti. Le opere edite verranno donate a Biblioteche del territorio insubrico. Le opere inedite verranno distrutte a tutela del Copyright. COMUNICAZIONE DEI FINALISTI, VINCITORI E CERIMONIA FINALE Gli elaborati pervenuti entro la data di scadenza del bando (vedi “Scadenza Bando del Concorso”) verranno puntualmente esaminati. Dopo la prima selezione si determinerà una rosa di selezionati. Nella rosa dei selezionati, i finalisti verranno scelti e avvisati dalla Segreteria del Premio. Tra i finalisti verranno scelti i vincitori. Gli elenchi della rosa dei selezionati e, successivamente, l’elenco dei finalisti verrà reso noto tramite pubblicazione sul sito del Premio. La Cerimonia di Premiazione si svolgerà nel mese di Ottobre (presumibilmente sabato 19/Ottobre) a Como, in una sede di prestigio e sarà aperta al pubblico a ingresso libero. Tutte le informazioni relative alla data e l’ora della cerimonia di premiazione saranno consultabili sul sito. I vincitori verranno proclamati all’atto della Cerimonia e saranno tenuti a parteciparvi per la riscossione dei premi. I premi in denaro non ritirati personalmente o tramite delegato durante la Cerimonia, rimarranno a disposizione del Premio per l’edizione successiva. Le spese di trasferimento e di soggiorno per la presenza alla Cerimonia di Premiazione saranno a carico dei singoli partecipanti. Il Premio ha tuttavia stipulato apposite convenzioni con alberghi per pernottamenti a prezzi speciali (informazioni presso la Segreteria o sul sito del premio). ACCORDI EDITORIALI, CONSULENZE L’Associazione si riserva la possibilità di stipulare accordi di rappresentanza e consulenza editoriale con gli autori delle opere inedite ritenute più meritevoli di pubblicazione. Gli autori di inediti che desiderassero una valutazione puntuale del testo, potranno richiederla contestualmente all’invio del loro manoscritto in regola con la sottoscrizione (20 euro). Il Premio Città di Como si appoggerà quindi, per questa prestazione allo Studio Pym di Via G.Pascoli 32, Milano, che leggerà e analizzerà entro la data di premiazione i testi più brevi (fino a un massimo di 100 cartelle da 2000 battute spazi inclusi) al costo di € 100, mentre per i testi più lunghi (oltre le 100 cartelle da 2000 battute spazi inclusi) il costo salirà a € 200. TALI COSTI, SARANNO VERSATI DALL’AUTORE DIRETTAMENTE ALL’AGENZIA CHE PROVVEDERA’ ALLA RELATIVA FATTURA. Oltre alla valutazione, nella scheda di lettura lo Studio Pym includerà dei consigli di lavorazione per migliorare il manoscritto. L’autore potrà in seguito decidere se commissionare un vero e proprio lavoro di editing all’agenzia. La partecipazione al Concorso deve essere formalizzata entro la data di scadenza del Bando. La Segreteria del Premio, a chiusura del Bando, resta a disposizione per un periodo tassativo di giorni 15 per eventuali avvisi, omissioni, refusi o segnalazioni: oltre il suddetto periodo non verrà presa in esame alcuna richiesta in merito alle opere oggetto del Concorso. A chiusura del Bando verranno pubblicati sul sito del Premio gli elenchi dei partecipanti al concorso. La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento. Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione ed utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzazione o di terzi per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al concorso. I partecipanti dichiarano di esseri autori delle loro opere. La partecipazione al concorso comporta automaticamente da parte dell’Autore la concessione all’Ente Promotore il diritto di riprodurre le immagini presentate al concorso su cataloghi ed altre pubblicazioni che abbiano finalità di propagandare la manifestazione e i luoghi dove ambientata l’immagine, senza fini di lucro. Ai sensi della Risoluzione n.8/1251 del 28/10/1976 il Premio non verrà assoggettato a ritenuta alla fonte. Resta pertanto a carico del percettore del premio l’obbligo di comprendere il valore del riconoscimento e le somme complessive a tale titolo conseguite nella propria dichiarazione annuale alla fine della determinazione del reddito. Per i minorenni occorrerà la firma di un genitore o di chi esercita la patria potestà sulla scheda di partecipazione. Tutti i dati sensibili pervenuti da quanti partecipano al Premio verranno trattati nel rispetto del Decreto legislativo 30/06/2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali, noto anche come “Testo unico sulla privacy”) ed utilizzati esclusivamente per i fini del Premio stesso. I CONCORRENTI, SOTTOSCRIVENDO LA SCHEDA DI ISCRIZIONE, ACCETTANO TUTTE LE CONDIZIONI DEL PRESENTE BANDO. PREMI SEZIONE EDITI VOLUME EDITO DI POESIA Primo classificato € 2.000 VOLUME EDITO DI NARRATIVA Primo classificato € 2.000 Premi speciali per generi: Romanzo storico € 500 Romanzo d’avventura € 500 Romanzo thriller € 500 Romanzo per ragazzi € 500 Romanzo fantastico (fantasy, horror, fantascientifico) € 500 Volume edito di genere teatrale € 500 VOLUME EDITO DI SAGGISTICA Primo classificato € 2.000 Premi speciali per generi: Divulgazione scientifica € 500 Libro di inchiesta € 500 SEZIONE INEDITI Il testo inedito che risulterà vincitore – sia esso romanzo o raccolta di racconti, per adulti o per ragazzi – verrà pubblicato dall’Editore Francesco Brioschi di Milano o da altri, con il consenso dell’autore e dopo un accurato Editing al fine di migliorare se necessario la struttura del testo. Potranno essere pubblicati anche altri inediti ritenuti meritevoli di attenzione. La segreteria del premio dovrà essere tempestivamente avvisata qualora un testo inedito inviato in partecipazione raggiungesse accordi editoriali nel periodo del concorso.Alla data di premiazione le opere vincitrici, pena l’esclusione, dovranno risultare inedite e svincolate da qualsiasi diritto di terzi. POESIA SINGOLA O FINO A 5 POESIE INEDITE Primo classificato € 1.000 SEZIONE RACCONTO SINGOLO EDITO O INEDITO Primo classificato € 1.000 Miglior racconto a tema il lago, qualsiasi lago e in ogni sua eccezione € 500 SEZIONE MULTIMEDIALE PREMIO UNICO Primo classificato € 1.000 OPERA PRIMA (Sezione a scelta della Giuria) Primo classificato € 1.000 OPERA DALL’ESTERO O TRADOTTA IN ITALIANO DA LINGUA STRANIERA Primo classificato € 1.000 OPERA SUL TEMA “IL VIAGGIO” (saggistica, narrativa, reportage) Premio Unico € 500 Il Premio e la Giuria potranno: conferire riconoscimenti con diplomi e targhe, premi speciali della Giuria e assegnare ulteriori premi in denaro o equivalente ai secondi e terzi classificati o al romanzo inedito, in caso di impossibilità alla pubblicazione. Assegnare premi speciali, per opere di prosa o poesia, a persone in regime di detenzione. Referente per gli scritti provenienti da istituti penitenziari: Avv. Marcello Iantorno assegnare Soggiorni Premio nei primari alberghi del territorio elencati sul sito del Premio. accrescere il montepremi. Durante la Cerimonia verranno assegnati: un premio alla memoria del Prof. Augusto Cirla, già eminente clinico dell’Ospedale Sant’Anna di Como. un premio a una personalità o a un Ente che si siano distinti per la diffusione della cultura o per particolari meriti in campo umanitario. GIURIA TECNICA Presidente Andrea Vitali Scrittore Edoardo Boncinelli Scienziato e scrittore Francesco Cevasco Già Responsabile delle Pagine Culturali del Corriere della Sera Milo De Angelis Poeta e critico Giovanni Gastel Fotografo Giulio Giorello Filosofo Dacia Maraini Scrittrice Armando Massarenti Giornalista e scrittore Pierluigi Panza Giornalista del Corriere della Sera e docente universitario Flavio Santi Scrittore e docente all’Università Insubria Laura Scarpelli Editor Mario Schiani Responsabile pagine culturali quotidiano La Provincia LE DELIBERAZIONI DELLA GIURIA SONO INSINDACABILI ED INAPPELLABILI. COMITATO DI LETTURA (SEMPRE AGGIORNATO) Marco Albonico Fiorella Bianchi Mafalda Bianchi Anna Falezza Boracchi Paola Linda Pedraglio Luciana Schnyder Giorgio Albonico Lorenzo Morandotti Sergio Mestrinaro Daniela Baratta Greta Albonico Marielina Confalonieri Raffaella Rizzo STUDENTI LICEO VOLTA: I nomi degli studenti qui Insegnante di riferimento: Prof.ssa Marina Doria coordinatrice progetto “Leggere per davvero” RETE DI BIBLIOTECHE DELLA PROVINCIA DI COMO: Fabio Della Valle Paolo Cadenazzi Carlo Romanò Simona Molteni Stefania Molteni Maddalena Bellini Eva Cariboni Silvia D’Arrigoni Nicoletta Sterlocchi Daniele Bianchi Maria Ida Pozzoli Alessandra Scansiani Lorenza Calcaterra Barbara Mascarucci Alessandra Rossini Francesca Trabella Iris Bellini Monica Neroni Gabriele Nuttini Silvia Bonfanti Laura Furlanetto Celestina Lietti Donatella Gaetani Marcel Paolini Leila Laze Maria Emilia Peroschi Maria Giovanna Bullock Elisabetta Beltrami Silvana Selva Christiane Colombo Cristina Mauri Piera Cattaneo Sonia Molteni Franca Giossi Pinuccia Nogara Lorenza Calcaterra BIBLIOTECA DI BORMIO Cinzia Sosio Luisa Pozzi Massimo Favaron Maurizio Favaron Maria Bruna Peruviani Federica Bormetti Consuelo Peccedi Sabina Colturi Assunta Giacomelli Franca Colturi Federica Lumina Assunta Giacomelli BIBLIOTECA DI CREMONA Consuelo Cabrini Sabrina Pamela Miglio Maria Anita Pasquale Rebecca Rossi Marinella Seghizzi Annamaria Sorgente Nicoletta Trovato Laura Vincenzi LIBRERIA TORRIANI DI CANZO Luigi Torriani Massimo Autieri Monica Galanti Nello Evangelisti Margherita Conforti Alberto Riolo Daniela Cattaneo Riolo Piera Polti STUDIO PYM DI MILANO (Via G.Pascoli n° 32, Milano 20129) www.studiopym.com: lavora con tutti i principali gruppi editoriali italiani (Gruppo Mondadori, Giunti, Feltrinelli, HarperCollins, Gruppo GeMS, DeA Planeta, San Paolo, Amazon Publishing) LIBRAI DEL TERRITORIO INSUBRICO Ennio Monticelli (Libreria Ubik) Paola Cattaneo (Libreria Via Mentana Como) Debora Aloi (Libreria Mondadori) Silvia De Carli (Nonsololibri) LEGGER-MENTE (Cesenatico) Marco Bazzocchi Monica Biselli Patrizia Borgioli Maria Farnedi Anna Lelli Mami Elena Naldi Graziella Nasolini Dina Paganelli Alma Perego Alessandra Senni COMITATO ESECUTIVO Ideatore e organizzatore premio: Giorgio Albonico – giorgio.albonico@premiocittadicomo.it Per informazioni: Segreteria Organizzativa Daniela Baratta Via Oriani 8 – Como Telefono: 031 241.392 Cellulare: +39 334 5482855 – +39 340 9439256 – +39 329 3336183 ORARIO UFFICIO 9:00-12:00 15:00-17:30 Email: info@premiocittadicomo.it URL: www.premiocittadicomo.it Responsabile sezione fotografica: Greta Albonico – gretaalbonico@yahoo.it In collaborazione con Guido Taroni Responsabile Comunicazione – Eventi: Barbara Sardella barbara.sardella@ubiklibri.it Promozione e contenuti digitali : Lorenzo Morandotti lorenzomorandotti@gmail.com Progettazione grafica e realizzazione sito internet: Partners.co.it
  7. Silverwillow

    [TW-1] Il desiderio più grande

    Rimosso su richiesta dell'autrice
  8. syllon

    Greco&greco Editori

    Nome: Greco&Greco Editori Generi valutati: giallo, fantascienza, politica, saggistica, narrativa, eros, memorie, letteratura classica e contemporanea e umoristica Invio manoscritti:http://www.grecoegrecoeditori.it/invio-manoscritti/ Distribuzione:http://www.grecoegrecoeditori.it/distributori/ Sito: http://www.grecoegrecoeditori.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pages/GrecoGreco-editori-Official/1496908373913073?ref=bookmarks Dal loro sito (ottobre 2018): Al momento non prendiamo in esame testi da valutare.
  9. arabafelix

    Watson Edizioni

    Nome: Watson edizioni Generi: Horror e gotico, Fantascienza, Fantasy e fantastico, Narrativa, Racconti Invio dei manoscritti: http://watsonedizioni.it/pubblicare/ Contratto standard: http://watsonedizioni.it/wp-content/uploads/2015/12/contratto_watson_2015.pdf Distribuzione: DirectBook e librerie fiduciarie http://watsonedizioni.it/watson-in-libreria/ Sito web:http://www.watsonedizioni.it Facebook: https://it-it.facebook.com/WatsonEdizioni/ Ho ricevuto una mail in cui mi comunicano di essere disposti alla pubblicazione di un mio romanzo. l'ho trovata su Internet. Qualcuno la conosce?
  10. Giuliano G.

    Alter Ego: Memorie di un viaggiatore ultracorporeo

    Titolo: Alter Ego: Memorie di un viaggiatore ultracorporeo Autore: Giuliano Golfieri Autopubblicato: Amazon KDP ISBN: 1521594414 Data di pubblicazione: 10/07/2017 Prezzo: Carteceo € 16,00 - Digitale: € 4,99 Genere: Avventura/Fantascienza/Esoterico/Storico Caratteri: 500.000 Quarta di copertina o estratto del libro: Francia, 1745. Un ragazzo si sveglia in un bosco alle porte di Parigi senza memoria del suo passato. Tramite un fortuito incidente, scopre di possedere un inspiegabile potere in grado di farlo trasmigrare nel corpo di altre persone, smettendo di esistere e invecchiare durante la permanenza nei suoi ospiti. Grazie a questa capacità, la vita del protagonista si intreccerà con quella di famosi personaggi dell’epoca e trasformerà il suo singolare dono in una sinistra professione al servizio della massoneria e dei potenti della Francia settecentesca. Un’avventura lunga più di un secolo che in un crescendo sempre più ritmato gli farà vivere in prima persona un'escalation di momenti storici, tra cui la rivoluzione francese. Attraverso viaggi esotici, sesso, amori dannati, amicizie altolocate e nemici potenti che tramano nell’ombra, culminando in un colpo di scena finale Alter Ego racconta uno scorcio su una delle epoche più buie della storia, con un vivo retrogusto esoterico. La realizzazione di Alter Ego ha richiesto un lavoro di ricerca storica di oltre due anni. Molti dei personaggi, anche quelli secondari, sono realmente esistiti e vengono accuratamente raccontati grazie al loro coinvolgimento diretto nella trama, lasciando al lettore il gusto di approfondire i dettagli e scoprire legami e sotterfugi nascosti nel racconto. Link all'acquisto: Versione cartacea: https://goo.gl/TnHUy1 Versione e-book Kindle: https://goo.gl/wTsf53
  11. Daniele125

    Aedis: Le avventure di Daniel Sung

    Autore: Daniele Missiroli Autopubblicato: Amazon ISBN: 9798653485015 Data di pubblicazione: Giugno 2020 Prezzo cartaceo: 14,46 Prezzo eBook: 3,99 Caratteri: 1.100.000 (450 pagine) Quarta di copertina: Daniel Sung vive su un pianeta com'era la Terra cinquant'anni fa. Le avventure che vivrai insieme a lui ti porteranno a temere per la sua vita e per la vita di familiari e amici. Scoprirai come un'astronave sia riuscita ad arrivare fin là, superando insidie e ostacoli, e abbia fondato la prima colonia extra-mondo della storia. Daniel esplorerà la giungla, andrà in orbita, incontrerà un'intelligenza artificiale, viaggerà nel tempo e salverà tremila persone. E in mezzo a tutte queste avventure riuscirà anche a farsi una famiglia, poiché la fantascienza è solo un palcoscenico: i veri protagonisti sono i sentimenti. Un thriller drammatico, con sfumature romantiche, ispirato ai canoni della Golden Age della fantascienza. Dove un uomo normale risolve problemi e affronta minacce con lo stile della space opera e dell'avventura tecnologica. Daniel ha trentaquattro anni e la sua storia inizia qui. Link all'acquisto: Amazon cartaceo Amazon eBook
  12. Virgilio Lang

    Neurokiller - Capitolo 1 Parte 2

    Commento Neurokiller Capitolo 1.2 Virgilio attese, seduto per terra, davanti il letto sfatto dove la sagoma lasciata dal cadavere portato via emanava l’odore tagliente del sangue. Fumò una sigaretta e bevve metà del contenuto della sua fiaschetta portatile: whisky irlandese preso allo spaccio della Milizia. Passata mezz’ora si affacciò alla finestra accertandosi che fossero andati via tutti, poi prese la custodia vuota della Synapsys Corporation e i trecento Conius, li mise in tasca e si guardò attorno un’ultima volta: era tutto a posto. Uscì, applicò i sigilli alla porta d’ingresso e si allontanò a bordo della sua Tesla X13. Prima di tornare a casa si fermò davanti il vecchio mercato annonario abbandonato, sapeva che riparato dell’atrio prospicente il portone d’entrata sigillato, dormiva un senzatetto, con il suo carrello pieno di vestiti e oggetti rimediate dalla spazzatura. Prese dal cassetto del cruscotto la Glock 936, una pistola molto diffusa ma non la sua preferita. Lui aveva una Glock 121, un gioiello di precisione per cui aveva risparmiato molto prima di poterla acquistare e registrare come arma d’ordinanza alla Milizia, ma ne era valsa la pena. Scese dall’auto, avvicinatosi gli diede due leggeri colpi sulla spalla: dormiva, non c’era rischio di svegliarlo. Prese un maglione puzzolente ed infeltrito dal carrello e ci avvolse i trecento Conius, poi lo rimise al suo posto, mise nel carrello anche un pacchetto di sigarette, nuovo, ancora da scartare, e la pistola. Risalito in macchina raggiunse Via Cicerone e fu a casa. Era mattina, aveva a disposizione un paio d’ore di sonno prima di essere di nuovo al Dipartimento per i risultati dell’autopsia. Mentre saliva le scale l’anziana signora Dotmann lo salutò col suo sorriso cordiale e la voce sottile, lui rispose con la solita cortesia ed attese che lei gli dedicasse qualche parola, come faceva sempre. - Anche stanotte abbiamo finito tardi, signor Lang? Oppure è il giorno che non le basta? Magari il tempo fosse come desideriamo, o forse non sapremmo cosa farcene, così abituati a farci comandare da lui. - Lo guardò con malinconia, l’esile figura ancora più piccola rannicchiata sulla borsa a cercare le chiavi di casa. Parlare con lei era sempre una piccola fuga dalla normalità. Alla signora Dotmann piaceva discorrere di cose poco pratiche e molto profonde. Virgilio l’aveva in simpatia, sentimento che provava per pochi, forse per nessuno. - Sarebbe già molto capire se il tempo non passa mai o se non ne abbiamo abbastanza per fare quello che vogliamo. Se decidessimo noi non avremmo più scuse e sarebbe tutto più difficile. Sarebbe insopportabile accorgersi di essere responsabili di noi stessi. - È un piacere parlare con lei, signor Lang. Posso chiederle una cortesia? Ho problemi con l’androide di casa: si spegne di continuo, non interpreta i comandi vocali, spesso rimane ore a lavare i piatti, sempre lo stesso piatto se non ce ne sono altri. Sono sicura che lei sa come ripristinarlo. - Posso provare, signora. Dev’essere un problema al sistema operativo, ma ho bisogno di vederlo. - Quando ha un po’ di tempo sarei lieta di invitarla per un the. - Certo, la verrò a trovare, allora. - Virgilio si allungò verso le scale. La signora Dotmann era riuscita trovare le chiavi e la porta si aprì lasciando filtrare il tepore della casa, misto all’odore di minestra già pronta per il pranzo. - Grazie, signor Lang, lei è una persona gentilissima. Le auguro una buona giornata, allora. Abbia cura di sé. - Buona giornata anche a lei signora Dotmann. A presto. L’appartamento di Virgilio era in un gran disordine, come al solito. Aprì la cassaforte, sistemò le tre fiale di Neurosys nella custodia che aveva recuperato e la richiuse. Si mise a letto senza cenare, non ne aveva voglia. Trovava conforto nel silenzio del suo appartamento, nel buio appena rischiarato dalle luci lontane della strada. Gli piaceva non sentire alcun rumore, alcuna voce. Soltanto lui e l’idea di aver portato a casa un altro po’ del suo tesoro. Al momento di prendere sonno i pensieri gli si accavallavano disordinatamente nella testa. Sperava di aver rimediato agli errori commessi e si riprometteva di fare di meglio in futuro. La mattina seguente avrebbe trovato il solito numero eccessivo di esseri umani al Dipartimento della Milizia e se ne sentì un poco in ansia. Poi dormì appena tre ore prima di svegliarsi per tornare al lavoro. Guardando la strada oltre il parabrezza della Tesla X13, Virgilio osservava il suo quartiere. Il Vecchio Villaggio Trieste era sempre più in degrado. Le strade erano dissestate, i locali che erano stati negozi, ristoranti, officine e tanto altro, avevano le vecchie saracinesche sbarrate, o murate, sporche e ammuffite che andavano a cancellarsi nei colori confusi dei lunghi muri scrostati. Le abitazioni erano abbandonate per metà, pochi umani erano rimasti e molti androidi di serie inferiore, il ceto sociale più basso. Era il vecchio centro storico: la circonvallazione, il Piccarello e il Villaggio Trieste, altre zone del centro, come il quartiere Isonzo, la zona dello Stadio Francioni e alcune di cui non si ricordavano più neanche i nomi, erano state bonificate, rase al suolo, per far spazio ad avioporti e centri di alimentazione. Lui era affezionato al suo vecchio quartiere, che gli permetteva di avere esigui rapporti sociali: a parte la signora Dotmann, non aveva occasione di parlare con altri umani e gli androidi salutavano per educazione dialogando solo se interpellati. Non cercava persone con cui condividere il tempo libero, che era poco e preferiva occupare da solo, senza distrazioni. Il Dipartimento della Milizia sorgeva nel quartiere Q47, l’attuale centro nevralgico della città, popolato da uffici, attività commerciali e abitazioni di lusso i cui residenti erano uomini benestanti dotati di androidi evoluti. La viabilità era garantita da strade perfette, la sicurezza dalla costante presenza delle forze dell’ordine. Delle originarie abitazioni di modeste dimensioni rimaneva poco: svettavano alti grattacieli dalle forme più diverse, uno skyline mozzafiato ammirabile da lontano, fin dalle valli romane e dal golfo di Gaeta. Chi si avvicinava alla Polis ne poteva ammirare la grandezza molto prima di essere sul posto. L’edificio del Dipartimento della Milizia era tra i più alti, solido e massiccio, ovale, assomigliava ad un ananas meccanica, con le finestre ad oblo che ne riempivano la superficie. Virgilio parcheggiò al terzo livello sotterraneo, al posto riservato di detective della sezione omicidi e salì in ascensore fino al settimo livello, dove c’era la sua postazione nell’open space dedicato. Odiava quello spazio aperto che opprimeva la sua indole solitaria ed asociale. Quella promiscuità di persone che parlavano tra di loro anche quando non era necessario, per salutarsi e dire cose inutili, gli era insopportabile. Se avesse potuto li avrebbe costretti a parlare solo per scambiarsi le necessarie informazioni sulle attività lavorative e basta. Accese il computer e Gavinus gli rivolse subito la parola della postazione davanti alla sua, tra di loro c’era solo un sottile divisorio di plastica rifinito in alluminio, e i monitor dei computer. Potevano guardarsi in faccia e parlare quando volevano, per Virgilio era faticoso da accettare. Gavinus era lì da quattro anni, ed era riuscito, giorno dopo giorno, a prendere confidenza con lui, non molta, certo, ma sempre più di chiunque altro. Virgilio si era dovuto rassegnare alla sua presenza, e al fatto che per lui fosse difficile restare in silenzio per molto tempo.
  13. Ciao a tutti, mi chiedevo se qualcuno di voi e' riuscito ad ottenere una pubblicazione con una casa Editrice che pubblica Fantasy e sottogeneri? Dalla mia esperienza e dopo innumerevoli ricerche, mi sto rendendo conto che Fantasy e compagnia-bella sono generi davvero poco considerati ma specialmente sottovalutati. Confermate la mia conclusione o c'e' ancora speranza? No perché' io l'ho persa.
  14. "Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla". Lao Tze Titolo: "ARMA INFERO – Delenda Gordia" Autore: CARTA Fabio (alias Phabyosh su WD) Editore: Inspired Digital Publishing Data di uscita: 31 ottobre 2019 ISBN: 9788894182064 Genere: Fantascienza (sub: distopico, military sci-fi, hard sci-fi, space opera, planetary romance) Prezzo: € 1,99 (€2,49 su Google Playstore) Formato: ebook (ePub, Mobi) Pagine: 700 ca Link: https://amzn.to/32c29wy SINOSSI: "La sentenza contro la dispersione e contro Gordia era stata da Lakon pronunciata. Non rimaneva che eseguirla. Pietà per noi e per tutte le nostre colpe". Capitolo conclusivo della saga Arma Infero. Mentre Karan accorre al richiamo di Lakon, sperduto nello spazio, la nuova Falange è colpita a tradimento dalla sua nemica di sempre, Gordia. Nulla ormai può impedire la resa dei conti, la più grande e catastrofica guerra dell'intera storia coloniale di Muareb. Questo è il volere del Martire Tiranno, questo il terribile messaggio della sua verità. Ma dov'è la verità, ora che il cielo è prossimo a crollare sugli empi e i peccatori, ora che non solo Gordia ma tutto il pianeta si trova davanti alla minaccia della propria cancellazione? In fondo a tutto, la prova del Trono attende Karan con le sue confessioni, poiché nel vero amore come nell'apocalisse non può esserci spazio per inganni e bugie. RIASSUNTO DEI CAPITOLI PRECEDENTI… (ATTENZIONE! Spoiler) Karan, maniscalco della cavalleria di Dragan, s'incarica di istruire Lakon, un nuovo e misterioso schiavo delle officine, capace di interfacciarsi con i mezzi dei cavalieri, gli zodion, in una modo mai visto. In virtù di queste capacità, Lakon è subito nominato Mastro di Forgia e cavaliere. Insieme al suo amico, parte alla ricerca di ulteriori reliquie tecnologiche necessarie al tanto atteso risveglio dello spirito del Pagan. Sopravvissuti al tradimento nella terribile battaglia nucleare di Bastian, che inaugura la guerra civile, giungono fin nella capitale della Falange, Higgs, solo per scoprirla profondamente corrotta dagli interessi dei gordiani, acerrimi nemici dei popoli dei calanchi. Proprio per sviare le trame gordiane, Karan e Lakon decidono allora di dividersi. Karan si dirige a sud con l’amata Luthien nell’esotica e rigogliosa Gargan mentre Il Mastro di Forgia prosegue la sua ricerca nelle remote lande boreali. Pur così lontani i nostri protagonisti vedranno intrecciarsi nuovamente le loro storie, sullo sfondo di una guerra civile dove la furia cieca dell’uomo scatena il potere di nuove e terribili armi. Contro questa barbarie la cavalleria coloniale è costretta ad evolversi, crescendo e diventando qualcosa di diverso e migliore. In questo tripudio di eventi distruttivi Lakon riesce a giungere alla fine dell'eroica Cerca del Pagan, scampando alla morte e reincarnandosi nel corpo del giovane Wotan. Tornato assieme a Karan nella Falange squassata dalla guerra civile, giunge in una Dragan irriconoscibile, decadente e corrotta. Utilizzando proprio l'arcano sapere appreso nella Cerca, il Mastro di Forgia riesce in poco tempo a risollevare le sorti del Krak e a portare i suoi nuovi ulani volanti nella battaglia decisiva di Verthun, l’altare di morte e fuoco dove un nuovo, supremo sacrificio è richiesto per la rinascita del Pagan. È infatti l'invincibile fauno delle leggende, da Lakon evocato e incarnato, a porre fine alle ostilità e a regalare la vittoria alla Falange ormai definitivamente comandata dall'unico Arconte Supremo, Zieten. Sull'onda della vittoria e del dilagante fanatismo religioso per Lakon, Silen, ebbro di gloria, scatena una ferocissima campagna militare contro Zoshima, consociata di Gordia nella gestione dell'Anello Orbitale, e ne conquista i suoi preziosi astroporti. In tale occasione Karan, in prima fila nella distruzione della sua stessa casa, combatte guidato dai poteri mentali di Lakon e scopre di poter accedere alle capacità astronautiche del fulleren. Con questa capacità conta ora di potersi ricongiungere nuovamente all'amico, misteriosamente scomparso nello spazio interplanetario. SULL'AUTORE: Fabio Carta, nato a Roma nel 1975, appassionato di fantascienza ma anche dei classici della letteratura, come i romanzi del ciclo bretone e cavallereschi in generale; laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico, ha sviluppato uno spiccato interesse per le convulse vicende che dall'evo moderno alla contemporaneità hanno visto le evoluzioni, gli incontri e gli scontri tra i popoli e le culture. Ha esordito nel 2015 pubblicando il primo volume della saga fantascientifica "Arma Infero" con la Inspired Digital Publishing che a oggi, a ciclo completato, conta quattro romanzi: Il Mastro di Forgia nel 2015, I Cieli di Muareb nel 2016, Il Risveglio del Pagan nel 2018 e Delenda Gordia, il tomo conclusivo, nel 2019. Precedentemente, per la Delos Digital ha scritto un racconto lungo intitolato "Megalomachia" unitamente alla finalista del premio Urania 2016, Emanuela Valentini. Ha avuto inoltre l'onore di partecipare con diverse, importanti firme della fantascienza italiana – tra cui Dario Tonani, il pluripremiato autore di Cronache di Mondo9 – all'iniziativa "Penny Steampunk" del 2016 da cui è nato un volume di racconti fantastico weird a tema steampunk a cura di Roberto Cera (ed. Vaporosamente). Infine ha pubblicato nel 2017 il romanzo cyberpunk "Ambrose" per i tipi di Scatole Parlanti. P.S. Alla fine di questa mia fantastica esperienza, quale è stata la creazione e la pubblicazione del ciclo di Arma Infero, un ringraziamento particolare va a tutto lo staff del Writer's Dream che ha consentito costantemente la promozione del mio lavoro sul sito. Grazie ragazzi, di cuore (FC).
  15. Ciao a tutti! Sono un aspirante scrittrice del genere Fantasy/Fantascienza e sto cercando di capire come destreggiarmi tra tutte le possibilita' di pubblicazione che ci sono in Italia, in particolare, trovo molto interessante la piattaforma di Wattpad, dove alcuni aspiranti scrittori del mio genere si son fatti notare da agenzie importanti che poi gli hanno offerto un contratto di pubblicazione. Ho da poco finito di scrivere il primo libro di una saga e parallelamente una novella che introduce il personaggio principale. Una storia particolare, azzarderei simile a quella che racconta il film di Joker. Insomma, una storia che tenta di spingere il lettore a voler approdare nel vasto mondo che si apre con il primo libro della mia saga. Sempre se ci riesca. La cosa che non mi fa decidere il da farsi, e' se vale la pena pubblicarla su Wattpad o magari se lo faccio, ci saranno dei riscontri negativi a cui potrei andare incontro? P.S.Vorrei chiarire che questa novella fa parte di una raccolta di racconti (le storie delle vite passate dei protagonisti principali, prima di incontrarsi nella saga) che avrei voluto pubblicare successivamente.
  16. gabrieleud

    Vesta Shutdown (librogame)

    Titolo: Vesta Shutdown Autore: Gabriele Simionato Collana: Nuovi Mondi Casa editrice: Edizioni Aristea ISBN: 9788832259025 Data di pubblicazione: Lucca Comics 2019 Prezzo: € 15,90 Genere: (Librogame) Fantascienza Pagine: 400 Quarta di copertina: È l'anno 2156. Nello spazio profondo oltre Marte, i coloni di Vesta stanno per affrontare il momento più critico della loro storia. A guidarli sarai tu: il betatenente Niklas Chavallane, della Divisione Spaziomineraria. Questo è un librogioco: si legge come un libro, si gioca come un gioco. Fa' le tue scelte e vivi la tua avventura nel ruolo di protagonista. Link all'acquisto: https://www.amazon.it/Vesta-Shutdown-Gabriele-Simionato/dp/8832259028
  17. Aragorn86

    Cerimonia di fine corso (distopia-fantasy)

    La cerimonia di fine corso era un evento davvero unico, inimmaginabile fino a pochi anni prima: i nuovi agenti dimensionali ricevevano la loro prima iniezione di Quanto. Era un momento atteso, ma da molti segretamente temuto. Tanta gente, già durante il corso di addestramento, aveva rivelato le proprie ansie sulle conseguenze di quella cerimonia, e ora che Biagio se ne stava seduto, in prima fila, osservando i suoi colleghi, notava una certa agitazione in molti di loro. Quell’iniezione li spaventava come se fossero stati dei bambini al loro primo vaccino, era ridicolo. Ma forse non poteva biasimare troppo quei ragazzi, perché vi erano parecchie leggende metropolitane sul Quanto, secondo le quali la misteriosa sostanza sembrava alterare irreversibilmente la percezione della realtà e rendeva folle chi aveva una certa predisposizione alle malattie mentali. Biagio ne aveva lette e sentite di tutti i colori durante il corso di addestramento, si parlava di gente uscita di senno, che aveva dovuto lasciare il servizio prima ancora di cominciare. Lui non aveva mai prestato molto ascolto a queste dicerie da social media, era sempre stato determinato a finire il corso col massimo dei voti, senza farsi scoraggiare. Sapeva che non vi era molto di cui aver paura: bisognava solo farci l’abitudine, come ogni volta che viene fatta una scoperta nuova. Suo cugino, che si era diplomato molto prima di lui, gli aveva sempre detto che per lavorare nelle zone d’ombra era necessaria una certa dose di sconsideratezza, assieme a quella di Quanto, una sana attrazione per il nuovo e l’ignoto, di cui purtroppo tanta gente era sprovvista ormai; ed era per questo che perdevano la testa. Come per qualsiasi altro percorso formativo, molti scoprivano di non essere portati, di non voler davvero entrare in quei luoghi, di aver fatto la loro scelta seguendo delle idee vaghe o puerili…e anche in quel caso, come avveniva tipicamente per facoltà come Legge o Medicina, molti procedevano lo stesso, spinti da un cocciuto orgoglio di stampo medio-borghese o dalle incombenze economiche. Ma le zone d’ombra erano il test definitivo: se non eri portato, la pressione, le emozioni forti, ti mandavano al manicomio. Non era certo il Quanto che somministravano regolarmente agli agenti a rappresentare un problema, non aveva effetti indesiderati fino a prova contraria... Biagio guardò Donato, ormai alla deriva nel mare di persone alle sue spalle: vi erano più persone venute ad assistere alla cerimonia che diplomandi. Faceva un caldo soffocante, e le divise che erano costretti a portare per quell’occasione non aiutavano. Il compagno di corso seduto a fianco a lui, un tipo robusto e dai capelli rasati a zero, lo aveva velocemente aggiornato, tra una premiazione e l’altra: «Abbiamo iniziato da poco, tranquillo. Prima ha fatto un discorso il sindaco, poi ha detto qualcosa anche il direttore...»
  18. Leoc

    Torno a prenderti - 1

    il commento -1- Guardando fuori dalla finestra del suo “ufficio” si sarebbe visto l'imponente profilo di Nuova Roma in tutta la sua vorticosa altezza. Il suo proprietario, un tale di nome Mattia, amava passare il tempo strisciando l'indice contro la vetrata e disegnando i contorni della città. Quando la segretaria si affacciava dalla porta vedeva un uomo basso e paffuto (qualcuno avrebbe detto “sovrappeso”, andando contro il Nuovo Regolamento Verbale delle Nazioni Unite), prossimo a festeggiare il mezzo secolo, con pochi capelli in testa trascinati verso destra, un paio di occhiali rotondi e dei larghi baffi neri con qualche pennellata di bianco. Da tanti anni lavoravano insieme e ormai lei lo conosceva come il palmo delle sue mani (o qualcuno avrebbe detto “come le sue tasche”, se anche quelle non fossero state abolite), sapeva ogni dettaglio di lui, partendo dalle perdite notturne nel letto dell'infanzia fino ai problemi di colesterolo degli ultimi anni. Va precisato che la signora Angelina aveva quasi novant'anni ed aveva servito all'agenzia sin dai tempi del padre di Mattia, tale Leonardo, a sua volta figlio del fondatore Alessandro. Per questo motivo, oltre a una prolifica confidenzialità con la moglie del precedente capo, Angelina esercitava una sottile forma di controllo tanto su Mattia quanto su Leonardo; mentre su quest'ultimo infatti controllava l'andamento della relazione matrimoniale (qualcuno avrebbe detto che “ricattava” il marito poco fedele, quel qualcuno ha ragione), su Mattia invece assunse ben presto un'ascendente reverenziale di sostituzione della figura materna, poco presente e per la maggior parte del tempo impegnata in attività che non contemplavano alcun figlio. Eppure Angelina, nonostante il notevole curriculum, proseguiva nella sua mansione di segretaria del capo senza particolari interessi per salti di carriera, forse eccessivamente affezionata alla sua scrivania; tra l'altro non aveva ancora raggiunto l'età pensionabile e lei stessa si riteneva ancora giovane abbastanza da prendere marito (qualcuno avrebbe avuto da ridire, ma quel qualcuno non ha voce in capitolo). “Mattia...” disse invano al pittore digitale tutto concentrato nella sua opera. “Mattia!” urlò con un colpo secco, come di una madre che sorprende il figlio con le dita nel naso in una cena di raccolta fondi. Mattia si girò con la solita flemma, tratto dominante del DNA della sua famiglia, lanciando uno sguardo perso alla segretaria. “C'è un cliente in sala d'attesa, posso farlo entrare?” disse lei. “Si, si, fallo entrare” rispose con pacatezza. Angelina sparì dietro la porta per poi riapparire con un giovane sulla trentina vestito secondo le norme del nuovo Canone Estetico Secolare (qualcuno avrebbe detto semplicemente “in giacca e cravatta”, quel qualcuno farebbe bene a non intromettersi più nella narrazione). “Prego si accomodi pure” disse Mattia “e mi dica cosa possiamo fare per lei” “Si salve, avrei bisogno di reperire, ecco si... insomma... un oggetto” disse il giovane grattandosi la nuca e chinando il capo. “Bene, conosce la procedura?” disse Mattia annoiato; tutti, infatti, che fosse la prima o la terza volta che reperivano un oggetto, avevano sempre imbarazzo a fare la loro richiesta, colti da una vergogna che cominciò ben presto a diventare noiosa e ripetitiva. “Ehm … no...” disse il giovane abbassando sempre di più lo sguardo. “Alla prossima frase avrà il mento talmente nello sterno che potrà guardarsi dentro” pensò Mattia accennando un sorriso di facciata. “Partiamo dalle basi” disse Mattia con gentilezza “Per ritrovare il suo oggetto lei deve indicarmi con precisione cos'è, dove si trova, che forma ha e in che anno esiste”.
  19. "Se il diavolo non esiste, ma l’ha creato l’uomo, l’ha creato a sua immagine e somiglianza." Fëdor Dostoevskij Titolo: "ARMA INFERO – Il risveglio del Pagan" Autore: CARTA Fabio (alias Phabyosh su WD) Editore: Inspired Digital Publishing Data di uscita: 21 settembre 2018 ISBN: 9788894182033 Genere: Fantascienza (sub: distopico, military sci-fi, hard sci-fi, space opera, planetary romance) Prezzo: € 1,99 (€2,49 su Google Playstore) Formato: ebook (ePub, Mobi) Pagine: 700 ca Link: https://amzn.to/2DmGJWk SINOSSI: "Il Martire Tiranno era venuto per salvarci, noi poveri, miserrimi sconnessi; e non si sarebbe fermato davanti a nulla. Ci avrebbe redento, tutti quanti. O tutti quanti saremmo morti." I tempi della cavalleria di Dragan sono finiti, le sue ultime vestigia seppellite dalle ceneri radioattive di una guerra infinita. Il logoramento in trincea è quanto resta al glorioso esercito della Falange, la desolazione di una nazione distrutta è ciò che accoglie al ritorno Lakon e Karan. Nell'agonia di un'umanità contaminata nel corpo e nella mente, esiste solo un modo per ribaltare lo stallo della guerra civile e ridare slancio alla santa corsa alle stelle, verso lo spazio, dove la salvazione attende i fedeli del Martire Tiranno. Ma il valore dei nuovi ulani volanti non può bastare: solo l'antico potere nascosto dello zodion può riuscirvi. Lakon lo sa. È finalmente giunto il tempo che il Pagan si risvegli. SULL'AUTORE: Fabio Carta, nato a Roma nel 1975, appassionato di fantascienza ma anche dei classici della letteratura, come i romanzi del ciclo bretone e cavallereschi in generale; laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico, ha sviluppato uno spiccato interesse per le convulse vicende che dall'evo moderno alla contemporaneità hanno visto le evoluzioni, gli incontri e gli scontri tra i popoli e le culture. Ha esordito nel 2015 pubblicando il primo volume della saga fantascientifica "Arma Infero" con la Inspired Digital Publishing che a oggi conta tre romanzi: Il Mastro di Forgia nel 2015, I Cieli di Muareb nel 2016 ed Il Risveglio del Pagan nel 2018. Per la Delos Digital ha scritto poi un racconto lungo intitolato "Megalomachia" unitamente alla finalista del premio Urania 2016, Emanuela Valentini, della cui amicizia si fregia come una medaglia. Ha avuto inoltre l'onore di partecipare con diverse, importanti firme della fantascienza italiana – tra cui Dario Tonani, il pluripremiato autore di Cronache di Mondo9 – all'iniziativa "Penny Steampunk" del 2016 da cui è nato un volume di racconti fantastico weird a tema steampunk a cura di Roberto Cera (ed. Vaporosamente). Infine ha pubblicato nel 2017 il romanzo cyberpunk "Ambrose" per i tipi di Scatole Parlanti.
  20. mina99

    Giocattoli

    Commento 1 Commento 2 «Ti piace?», chiese lei. Lui mugolò un sì eccitato, incomprensibile a causa della ball gag. Jack Rothschild era prono sul tavolo delle riunioni, polsi e caviglie legati, mentre un’androide dall’aspetto di una giovane avvenente lo penetrava con uno strap-on. Jack osservava il panorama notturno della città dalla cima del suo palazzo, mentre una spolverata di bianco, come quella che ormai da qualche anno era comparsa tra i suoi capelli, scendeva da nuvoloni bui che erano una cosa unica con lo smog. Amava quel paesaggio, con le insegne al neon e gli ologrammi che pubblicizzavano i suoi prodotti. E più di tutto amava sentirsi dominato, una volta tanto. In fondo è il feticcio segreto di chi è abituato a dominare, pensò Jack, mentre il giocattolo gli sprofondava nel retto, su e giù, facendolo gemere di piacere. E per farsi dominare aveva scelto chi era stata costruire per servire. Dio, quanto lo eccitava questa cosa. Il suo membro durissimo premeva contro il tavolo di marmo a cui fino a poche ore prima stava discutendo con un gruppo di colletti bianchi. Ora l’edificio era deserto, fatta eccezione per lui. L’androide con cui si stava masturbando era tutto ciò che un uomo potesse desiderare da una donna: bella, con le forme al posto giusto, sensuale. Era del tutto simile a un essere umano, fatta eccezione per il led azzurro sulla fronte. «Ti sta piacendo, amore? Sei così bello quando godi», sussurrò lei. Lo eccitava così tanto quando lo chiamava “amore”, come se credesse che tra lui e quell’oggetto ci fosse un legame speciale. «Ho comprato gatto a nove code, vuoi provarlo?» Un gatto a nove code? Jack scosse la testa, e lei si fermò. “Chi le ha detto di fermarsi?”, pensò. Ora era di cattivo umore. Per colpa di un androide. «Perché no? Sei stato tu a dirmi che ti piacerebbe, amore, volevo farti una sorpresa...» Jack notò uno strano tono, come se fosse sul punto di piangere. Non fece in tempo a rispondere, perché in quell’istante le porte dell’ascensore si aprirono. Non se n’era accorto prima, preso com’era dall’androide. E ora era troppo tardi. La signora Rothschild uscì dall’ascensore e il sorriso smagliante le si spense in volto. Il vassoio di dolci di alta pasticceria le scivolò dalle mani e rovinò al suolo. Jack la guardò attraverso la vetrata della sala riunioni, gli occhi sgranati. Cercò di dire qualcosa, ma la ball gag gli impedì di articolare una frase. La donna avanzò a grandi passi verso di loro. L’androide scese dal tavolo e si fermò accanto a Jack. «Jack... Chi è questa donna?» La signora Rothschild si fermò davanti all’androide, scrutando il suo corpo nudo e soffermandosi sullo strap-on ancora legato alla sua vita. «Quindi è questo che fai quando mi dici che lavori fino a tardi, mh? Ti scopi gli androidi, Jack? È questo che fai?» Sua moglie era in piedi di fronte a lui, le mani sui fianchi. «Jack, ti ho chiesto chi è questa donna». Qual era il problema con tutte quelle domande, quando aveva una maledetta ball gag in bocca? Né quella microcefala di sua moglie, né quel catorcio dell’androide avevano afferrato che a lui non piacevano, le sorprese. Non c’era mosca che volasse in quella città che lui non desiderasse: come poteva un uomo come lui volere una sorpresa? L’androide fece un passo verso la donna. «Chi sei?» Lei la spinse via con uno schiaffo, facendola rovinare al suolo. Poi le sputò addosso. «Chi sono?», l’apostrofò. «Stupida, schifosa, perversa macchina. Sono la moglie di Jack Rothschild, sono Sophia Rothschild, la moglie dell’uomo più ricco di questa città, ecco chi sono.» Distolse lo sguardo, come disgustata dal fatto di aver perso tempo a parlare con un’androide, e lo rivolse a Jack, scuotendo la testa. Con la coda dell’occhio, Jack vide l’androide infilare una mano tra la pigna di vestiti al suolo. Provò a dire qualcosa, ma non ci riuscì. L’androide spostò le proprie mutandine rosa dalla pila, sollevò qualcosa e scattò in avanti, colpendo la donna in volto. Jack urlò per farla smettere, ma la macchina sembrava posseduta. Si mise a cavalcioni sopra la signora Rothschild, colpendola sul volto con il gatto a nove code, ancora e ancora. La donna urlava e piangeva, cercando di dimenarsi, ma la presa dell’androide era ferrea. La macchina lanciò via il giocattolo sessuale e afferrò la testa della donna con entrambi le mani. «Jack è solo mio! Bugiardo, bugiardo, bugiardo!» Jack vide delle lacrime rigare il viso dell’androide e cadere su quello della moglie. Poi la macchina sollevò la testa della donna e, urlando, la picchiò violentemente contro il pavimento, ripetutamente. Vide la testa di sua moglie rompersi come un melone, vide il sangue e le cervella schizzare sul pavimento. Quando gli arrivò il puzzo non riuscì a trattenere un conato di vomito. L’androide si alzò in piedi. Lo guardò dall’alto in basso, ansimante, le mani zuppe di sangue, gli schizzi sul volto che si mischiavano alle lacrime. Poi gli diede le spalle e si allontanò, svanendo all’interno dell’ascensore. Jack restò solo, legato al tavolo, nudo. I bellissimi capelli biondi della donna che aveva amato ora erano un groviglio sanguinolento che si mischiava con i pezzi di cervello. Doveva solo aspettare il lunedì, pensò. Che seccatura. Ripensò allo sguardo che gli aveva rivolto l’androide dopo aver ucciso sua moglie, mentre lo torreggiava. Per un motivo che neanche lui capiva fino in fondo, quello sguardo glielo aveva fatto diventare duro come il tavolo di marmo. «Oh, lo sai, amico, il mio rap ti sbrana, Lo sappiamo tutti che tua mamma è una puttana.» Tug Boi rise e diede un pugno sulla spalla a Jimmy. «Fai cagare a fare freestyle, vrp». «Diglielo sul beat, diglielo sul beat!» Gracchiò Puttanella, la boombox in mano che mandava la base a palla per tutto il quartiere. Erano appostati davanti alla stazione dei treni abbondonata, passando le lente ore della notte a rappare. Tug Boi alzò lo sguardo alle nuvole da cui sta nevicando, quando passò un dirigibile che proiettava ologrammi pubblicitari. Androidi di marchio RotCorp. Schiavi robotici all’ultimo grido, in tutto e per tutto simili a un essere umano, comprali alla modica cifra di non-basta-il-lavoro-di-una-vita! «Sì, diglielo sul beat!», fecero eco gli altri ragazzi. Tug Boi scosse la testa, tornando alla realtà. «Non ne vale la pena». «Okay, o-okay, facciamo così», ribatté Puttanella. Frugò nella tasca del giaccone e tirò fuori una pastiglietta verde. «Chi vince riceve questa». Tug Boi finì di scolare la birra e gettò la latta per strada. «Dammi quella roba», sbottò, strappando la pastiglia di mano a Puttanella e cacciandosela in bocca. Gli altri ragazzi risero, dando pacche di consolazione a Puttanella. Tug Boi si schiarì la voce. «Okay, ah, Jimmy, senti qua. Mia madre non è una puttana, ma fattura, non sei originale. Voglio vedere quanto dura il tuo rap senza mia madre da insultare. Lo sai, ogni ragazzino che si mette contro di me, Sembra solo un clown che vuole sfidare il re, ah.» Gli altri ragazzi presero a urlare e fischiare. Poi alzarono lo sguardo e ammutolirono. Dal fondo della strada una figura stava barcollando nella loro direzione. Si prepararono a scappare. Qualche passo ancora, e si accorsero della pulsante luce azzurra sulla fronte, più visibile di qualsiasi fascetta al braccio. «Oh cazzo, è un-», disse Puttanella, prima di ricevere una gomitata. Quella era la cosa più assurda che Tug Boi avesse mai visto in vita sua. Un’androide femminile, dall’aspetto di una giovane ragazza attraente, stava camminando per strada, fissando dritto avanti a sé. Era completamente nuda, nonostante il vento freddo e la neve, e aveva le mani e il viso sporchi di sangue. Aveva uno strap-on in vita. Arrivò accanto a loro e fece per tirare dritto. Ammirarono quelle curve mozzafiato. Tug Boi allungò una mano per fermarla. Il suo palmo toccò il ventre dell’androide. Era caldo. «Non così in fretta, bellezza». Lei gli rivolse uno sguardo spaesato. Gli altri fecero per avventarvisi, ma Tug Boi li fermò. «Secondo voi quanto può valere un gioiellino del genere?», chiese. «Lo vedi tutto quel sangue, Tug Boi? Cristo! Questa ha ammazzato qualcuno.» Rispose Jimmy. «Aiutatemi, per favore». Un sussurro appena percettibile al di sopra del beat. «Come?» Puttanella si sporse in avanti, sorridendo. «Aiutatemi, ho freddo». Gli altri scoppiarono a ridere. «Ha freddo, questa è bella». Puttanella estrasse un coltello. «Urla pure se vuoi, così la polizia può venire a ritirarti.» L’androide non urlò. Le sfilarono lo strap-op e la costrinsero in ginocchio, e lei li lasciò fare, docile. «Che cazzo state facendo, vrps? Se la toccate con un dito vi apro il culo a calci. Se riusciamo a piazzarla sul mercato siamo a posto per tutta la vita, cazzo! Per tutta la vita. Pensateci.» «Non lo so, non guardo così in là come te, Tug Boi. E anche se fosse, perché non divertirci un po’? Dimmi, da quant’è che ti è spuntata la fica, Tug Boi?» Gli altri ragazzi risero, dando ragione a Jimmy. «Fatelo e vi ammazzo». «Provaci, fichetta». Jimmy si avvicinò a Tug Boi, pronto a fare a botte. Intanto gli altri ragazzi si slacciarono le cinture. «Non fatelo, per favore». La voce dell’androide era piatta e apatica. I ragazzi risero. «Ah no? Allora perché sei stata costruita, mh? Sei un oggetto, ecco cosa.» «Quindi infilereste l’uccello nel tostapane?» Li canzonò lei. «Che cazzo hai detto, puttanella?», disse Puttanella. «Adesso ti insegno io le buone maniere». Afferrò una mano dell’androide e i ragazzi acclamarono. Tug Boi intanto aveva steso con un pugno alla mandibola il gracile Jimmy, ma non fece in tempo a fermare Puttanella. Tagliò con un colpo secco il mignolo dalla mano dell’androide, che urlò di dolore. Tug Boi osservò il pezzo di carne cadere sull’asfalto sporco della città, e invece di cavi elettrici vide muscoli, tendini, sangue. «Wow, hanno riprodotto anche il dolore in questi cosi. A che cazzo serve?» «Per gli stronzi sadici che li comprano, te lo dico io». Tug Boi non ci vide più dalla rabbia e si avventò su Puttanella, dando inizio alla rissa. «Hey, hey, stronzi!» Una voce tonante li fece fermare. Alzarono lo sguardo e videro un uomo vecchio e grasso affacciato a una finestra illuminata. «Se non la finite con questo casino scendo giù e vi ammazzo come capretti, è chiaro?» A riprova di ciò, dalla finestra sbucò una doppietta. «Oh cazzo, è il vecchio Rin, è impazzito!» «Puoi giurarci se lo sono!» Sbraitò lui, sparando un colpo in aria. «Scappiamo, veloci, veloci, vrps!» Disse Tug Boi. Gli altri ragazzi presero a correre a perdifiato, un po’ inciampando, un po’ scivolando sulla neve. Tug Boi lanciò un’ultima occhiata all’androide, accucciata a terra, tremante, e incrociò il suo sguardo terrorizzato. Sospirò, si sfilò la giacca e la lanciò alla macchina. Poi si voltò e prese a correre, raggiungendo gli altri e sparendo tra i vicoli bui. Mentre scappavano, il beat continuava a pompare a tutto volume dalla cassa. «Spegni quella cazzo di boombox, Puttanella». Il vecchio Rin osservò la ragazza seduta dall’altra parte del tavolo della squallida cucina. «Grazie per avermi aiutato», disse lei. Ora che era pulita Rin poté constatare quanto fosse carina. Le aveva medicato anche il dito, alla bell’e meglio. «Dovresti coprire quella cosa», disse Rin, indicando con il coltello che teneva in mano il led azzurro in fronte alla ragazza. Poi con la lama tagliò uno spicchio di mela e gliel’offrì. Lei scosse la testa. «È importante, definisce chi sono.» «E chi sei?» «Un’androide». «Non esistono androidi, ragazzina.» Sospirò e si mise in bocca lo spicchio di mela. Gli faceva così pena. «Come?» Sembrava turbata, come Rin aveva immaginato. «Non esistono androidi. I tuoi genitori ti hanno venduto alla RotCorp prima ancora che tu fossi nata. È quello che la gente fa, quando l’unico potere che gli è rimasto è quello di generare prole.» La ragazza si ritrasse sulla sedia, scuotendo la testa, gli occhi lucidi. «No, non capisco. Non capisco cosa stai dicendo. Sei pazzo, ti stai prendendo gioco di me. Io sono un’androide. Io sono un...» Il vecchio Rin picchiò il pugno sul tavolo e la ragazza sussultò. Iniziava a stancarsi. «No che non lo sei. Tu sei una persona, una persona sottoposta a lavaggio del cervello dal primo giorno che è nata per essere il prodotto più adatto per ubbidire a qualsiasi padrone.» Rin sospirò, scuotendo la testa e alzando lo sguardo oltre la finestra. «Ci passiamo tutti quanti, qui nei bassifondi, prima o poi: la scelta è vendere i propri figli o morire di fame. Io stesso ho venduto mio figlio alla RotCorp. Io e mia moglie volevamo mettere i soldi da parte per garantire un futuro al secondo bambino, che volevamo tenere. Ma non è mai arrivato. Pochi mesi dopo, mia moglie è morta di cancro. Lavorava in fabbrica, tutti i giorni a contatto con prodotti tossici, perciò...» «Ma, ma, se è veramente come dici tu, allora perché nessuno sa nulla? Dovremmo...» «Secondo te io come so queste cose? Lo sanno tutti, ragazzina.» Lei lo guardò, la bocca spalancata. «Quello che dici non ha senso...» Fece per alzarsi, ma Rin con un’occhiata le fece cenno di stare seduta. «Insomma, perché nessuno fa niente? Nel mio database, nella sezione sui diritti umani, viene detto che...» «Non hai nessun maledetto database, è il tuo cervello, e i diritti umani sono quelli che ti sono stati insegnati all’allevamento di “androidi”. Ma quello che non ti è stato insegnato è che non tutti possono permettersi il privilegio dei diritti fondamentali. Due pesi, due misure. Lo sai perché la gente non fa niente? Perché tutti sperano di arrivare a essere abbastanza ricchi da permettersi un androide, un giorno. È intrinseco nella nostra società: l’egoismo ci viene insegnato come un valore. A nessuno frega un cazzo se ci sono persone che muoiono di fame per strada, persone usate come schiavi, persone costrette a vivere da miserabile. Se qualcuno è in queste condizioni, be’, è perché se lo è meritato.» La ragazza ascoltò lo sproloquio di Rin con gli occhi sgranati, scuotendo la testa, stringendo i braccioli della sedia fino a farsi diventare le nocche bianche. «Meritato? Ma io non ho fatto nulla...» «Lo so, lo sanno, lo sanno tutti, ma non gliene frega un cazzo a nessuno! Lo vuoi capire? Alle persone interessano solo due cose: mangiare il banchetto che hanno davanti a sé, o arrivare un giorno ad averne uno da poter mangiare.» La ragazza rimase qualche attimo in silenzio. «Quindi anche a te interessa questo?» «A me interessa solo raggiungere mia moglie per dirle di aver vissuto una vita dignitosa». Finì di mangiare la mela con calma, lo sguardo alzato alla finestra, ripensando alla gioventù e ai momenti passati con la donna che aveva amato. Ingoiato l’ultimo boccone, si voltò nuovamente verso la ragazza. «Sei una persona», affermò, con voce piatta, come dicendo un’ovvietà. «Mh». «E le persone hanno un nome. Come vuoi chiamarti?» «Io...» La ragazza fissò un punto al centro del tavolo, pensierosa. Dopo qualche attimo, alzò gli occhi a quelli del vecchio. Rin sorrise alla determinazione che lesse in quello sguardo e un brivido percorse la sua schiena. «Sophia. Mi chiamo Sophia.» Sophia si guardò attorno. Avere un nome era una sensazione che non aveva mai provato. Rivolse lo sguardo alla luce gialla del lampadario, al tavolaccio di legno, ai fornelli da cui ancora saliva odore di aglio, all’uomo anziano di fronte a lei assorto nei suoi pensieri. Non sapeva ancora se credere alle sue parole. Ma in ogni caso... Che cosa cambiava? Si portò una mano alla fronte, al led incastonato nella sua carne, e per la prima volta lo percepì come un corpo estraneo, così come il suo amore per Jack. Alzò lo sguardo al cielo freddo, al di là del vetro. Un pallido raggio di sole stava iniziando a squarciare le nubi, ma non accennava a smettere di nevicare. La coltre bianca scendeva sulla città, inesorabile, e Sophia rabbrividì. Si sentì soffocare sotto tutta quella neve, si sentì senza via di uscita, si sentì piccola, fragile, impotente. Sophia sorrise. Per la prima volta, si sentì umana.
  21. Domenico S.

    "Robot, draghi, fantasmi" di Domenico Santoro

    Immagine di copertina: Titolo: Robot, draghi, fantasmi Autore: Domenico Santoro Casa editrice: Autopubblicazione su Amazon ISBN: 1691376124 Data di pubblicazione: 6 settembre 2019 Prezzo: 1€ digitale, 5€ cartaceo Genere: fantascienza/fantasy Pagine: 157 Quarta di copertina: Un robot con un difetto di fabbrica viaggia per la galassia alla ricerca del senso della vita. Una principessa vuole svegliare il drago che dorme da secoli sotto il castello. Forse non è una buona idea. Una ragazza vive nell'ombra della madre defunta. Più di un'ombra? Questa raccolta offre al pubblico tre storie di genere fantastico che presentano un incontro di suggestioni esistenziali e scatenata immaginazione. Il libro è autopubblicato. L'autore si scusa per errori e refusi. Potete segnalarli scrivendo a dom.santoro@gmail.com. Link all'acquisto: Robot, draghi, fantasmi di Domenico Santoro
  22. Shoni_Shinobi

    Gravastar 2: Energia Oscura

    Titolo: Gravastar 2: Energia Oscura Autore: Pietro Motta Autopubblicato: Amazon ASIN: B07SJMTMY1 Data di pubblicazione (o di uscita): 1 giugno 2019 Prezzo: 0.99€ Genere: Fantascienza Caratteri: 83596 Quarta di copertina o estratto del libro: "Gravastar 2: Energia Oscura" è il seguito spirituale di "Gravastar", una piccola raccolta di brevi racconti inediti di genere fantascientifico, pubblicata nel 2016. Anche questo secondo volume è una raccolta di storie brevi, in questo caso si tratta di 6 racconti. Ogni racconto è autoconclusivo quindi è possibile leggerli in maniera casuale e senza preferenza di ordine. Come finirà il nostro mondo? Cosa pensano di noi gli alieni? Come sarà il nostro futuro? "Gravastar 2: Energia Oscura" risponde a tutte queste domande con assoluta certezza, perché è stato scritto nel futuro e rimandato indietro nel tempo tramite un cunicolo spazio-temporale. Quando una stella va incontro a collasso gravitazionale essa si trasforma in una bolla sferica di vuoto carico di energia oscura. Sopravviverete al secondo incontro con la Gravastar? Link all'acquisto: Amazon
  23. Scarpanto

    La Ponga Edizioni

    Nome: La Ponga Generi pubblicati: narrativa, mainstream o di genere: fantascienza, noir, fantasy o qualsiasi altra forma un romanzo possa prendere. Modalità di invio testi (se disponibile): Sito in lavorazione Distribuzione: Sito in lavorazione Sito: https://www.lapongaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/lapongaedizioni Dal loro Facebook: vi comunichiamo che il piano editoriale per il 2017/2018 è pieno e che, attualmente, non valutiamo proposte fino a data da destinarsi. --------------------------------------------------------------------- Mi chiamo Omar e volevo segnalare la mia esperienza (positiva) con questa casa editrice. Ho trovato il nominativo su Internet e vedendo che è vicino a casa (Monza), ho deciso d'inviare la sinossi di un mio lungo racconto, insieme al primo capitolo. Dopo una decina di giorni sono stato contattato via mail da Valerio, che diceva di essere interessato e d'inviare l'intero manoscritto. L'ho fatto e dopo circa un mese mi ha inviato una valutazione completa del testo. Essendo che abitiamo vicini, ci siamo trovati per un caffè per parlare della pubblicazione. Valerio è stato chiaro fin dall'inizio. Non vogliono contributi di nessun genere ma la loro politica aziendale è la seguente: Pubblicano in ebook, poi passano al cartaceo solo se il riscontro del mercato è positivo. Preferiscono stampare poche opere ma che ritengono valide. Ho accettato e così mi ha inviato un contratto editoriale che ho fatto valutare. Seri, non chiedono nessun contributo. Dopodichè ho lavorato con l'editor per quanto riguarda la correzione del testo ed abbiamo impiegato quasi due mesi di contatti pressochè quotidiani. Si sono occupati di tutto, dalla copertina all'impaginazione, coinvolgendomi però in tutto quello che facevano. Tra pochi giorni uscirà il mio racconto, "Notturno Parigino". PRO Non chiedono contributi; Editing serio e curato; Velocità di risposta; Contatto molto personale (per la firma del contratto ci siamo trovati per bere un mirto); Vendono sugli store italiani ed internazionali (IBS; Unilibro, Amazon ecc..) Tengono conto delle opinioni dell'autore; CONTRO Inesperienza (devono farsi le ossa); Pubblicano solo su ebook e poi passano al cartaceo (però lo mettono bene in chiaro al primo contatto); Stampano poche copie e le piazzano sul mercato in modo calibrato; Sono ancora poco conosciuti. La mia esperienza è stata positiva, dopo aver conosciuto altre CE (tra cui Albatros) che mi volevano solo spennare. Credono in quello che fanno e hanno passione. Quando avrò pubblicato vi dirò come si sono comportati in fatto di promozione e se hanno mantenuto le promesse. Saluti Omar
  24. ChristianM

    Wormhole (non definitivo) - capitolo 1

    1. Risveglio sulla Galileo “Dlen!!!…Dlen!!!…Dlen!!!… Dlen!!!…”. Il suono di una campanella in lontananza, una di quelle che si trovano sulle scialuppe di salvataggio. Cosa ci faceva lì una scialuppa, dove mi trovavo io? Soprattutto, cosa ci facevo in quel posto di desolazione? Il mio viso era in parte ricoperto da un sottile strato di ghiaccio, i capelli, quelli che fuoriuscivano dal cappuccio del giaccone, erano rigidi e frammisti a neve. Le labbra, screpolate, bruciavano per il gonfiore, cotte dal gelo; tentai di coprirle con la mano, ma il guanto si sporcò di sangue. Ero riverso a terra, dolorante, su un’immensa lastra di ghiaccio polare. Mi incuriosiva quel pallido cerchio azzurro nel cielo bianco. Era il sole. Ma perché quel colore? Quella pallida luce rendeva più fantasmagorico l’intero paesaggio. Il sole si intravedeva a fatica, saliva poco sull’orizzonte. Era chiaramente il periodo comunemente definito “inverno antartico”. Ma l’inverno antartico era finito, lo deducevo dal fatto che un leggero tepore, anche se impercettibile, mi accarezzava le mani irrigidite. Le temperature erano meno rigide, questo era vero, l’ambiente era a -36° (lo seppi dopo), di certo non un posto dove si potesse vivere. Sei mesi di buio e sei mesi di luce; l’inverno, lì, era terminato. Le temperature così basse ed il contatto con il ghiaccio mi avevano congelato gli arti inferiori, riuscivo a malapena a muovermi. Risultava difficile anche solo alzare un braccio per segnalare la mia posizione. Ero solo, ma non sapevo da quanto tempo ero rimasto lì incosciente. Ruotai la testa di qualche centimetro, una fitta nel collo bloccò il movimento per qualche istante. Attorno a me c’era solo un deserto bianco, avvolto dalla penombra, il cielo era angosciante, così striato di nubi biancastre, che creavano strani giochi nell’etere: lontano, i massicci ghiacciati, su cui imperversavano venti gelidi. Il suono della campanella si faceva più forte, potevo percepirlo molto più vicino rispetto a qualche istante prima, così come potevo distinguere delle voci concitate in avvicinamento. Non ero solo. C’era qualcun altro con me, in quel limbo. Forse ero morto e quello era l’inferno. Non vi era traccia di Lucifero, altrimenti avrei sentito le sue sei ali sbattere e produrre un vento gelido. Un vento gelido d’altronde spirava, non proveniva da Lucifero, ma dai monti alle mie spalle, su cui evidentemente si stava scatenando una tempesta di neve. Il dolore che provavo era così reale da darmi la certezza che fossi ancora vivo. Mi rendevo conto di non essere morto, ma di essere vivo, e la campanella che si avvicinava, quella scialuppa che si dirigeva verso di me mi aveva avvistato e si avvicinava sempre di più Sì, erano uomini, marinai, ed erano lì per me. Un uomo davanti a tutti coloro che stavano remando, cercando di scostare per quanto potesse i piccoli blocchi di ghiaccio che galleggiavano nel mare congelato, dinanzi alla scialuppa, guardava verso di me puntando l’indice, segnalando agli altri marinai l’obiettivo da raggiungere. Aveva in mano uno strano affare, mentre la scialuppa aveva uno strano aspetto. Non avevo mai visto delle scialuppe così. Aveva le fiancate color argento, due occhi luminosi davanti, i quali emettevano una forte luce abbagliante. Cosa potevano essere? Sentivo anche uno strano ronzio nell’aria, forse che si trattasse di una scialuppa a vapore? Ma non vedevo fumo attorno ad essa. Inoltre viaggiava veloce, come sospinta da una forza invisibile. La leggera brezza, che sul viso sembrava una miriade di spilli d’acciaio, faceva giungere alle mie orecchie le parole degli uomini sulla scialuppa. Non capivo nulla di cosa si stessero dicendo. Di una cosa ero sicurissimo: non erano americani, né inglesi, né francesi. Insomma, non sembravano essere di una nazionalità da me conosciuta, almeno quella era la mia impressione. L’uomo che segnalava la mia posizione, non appena la scialuppa si arenò sulla banchisa, mise piede sulla calotta di ghiaccio e corse da me. Mi sollevò il busto da terra, cercando di parlarmi. La mia testa girava ed era dolorante; in tre cercarono di sollevarmi, ma io non ero in grado di offrire loro nessun aiuto. Per di più, il giaccone, mezzo congelato e umido, aumentava il mio peso in maniera eccessiva. Dai gesti che facevano capii che avrebbero provato a sollevarmi in cinque. Ci riuscirono. Sentii una leggerezza immediata, non più il contatto con il ghiaccio. Avevano uno strano abbigliamento, sembrava una stretta divisa color argento, con riflessi colorati, sul petto un simbolo che ricordava vagamente un sole azzurro e avevano dei piccoli fili che da una scatola fissata sul petto arrivavano fin dentro le orecchie. Una piccola sfera di stoffa vicino la bocca. Spesso parlavano da soli, come stessero comunicando a distanza con qualcuno. I miei ricordi sono molto offuscati, in quel momento ero in forte stato confusionale. Uno dei miei trasportatori provò a dirmi qualcosa nella sua lingua: era norvegese o svedese. Mi era capitato di udirne qualche parola, non so dove e quando, ma il mio intuito mi diceva doveva trattarsi della lingua di qualcuno proveniente dai paesi scandinavi. Qualunque fosse la loro nazionalità, era chiaro che erano dell’Europa settentrionale. Di peso mi collocarono sulla scialuppa. L’ultima cosa che ricordo è il morbido rollio di quella velocissima scialuppa ed il grido dell’uomo a capo della piccola barca: «Kom igjen, la oss gå!» L’uomo invitava tutti a tornare sulla nave. Dai segni che faceva con le braccia, doveva far un gran freddo lì fuori, era meglio tornare indietro. Il recupero era stato effettuato. Riaprii gli occhi in quella che sembrava una stanza. Il soffitto però era curvo e dai profili dolci, tanto da apparire una sorta di volta a botte. Pallide luci sparse qua e là sulle pareti. Dove ero finito? Dentro di me avvertivo un profondo disagio. Ma continuavo a non ricordare. Il rollio lieve, percepibile, il rumore dei motori, mi fecero capire che ero su una nave più moderna di quelle che avessi mai visto, così come l’odore di salmastro. Sollevai la testa, ancora pesante. Seduto su una sedia davanti al mio letto, con le gambe accavallate ed un camice bianco, un uomo calvo, con occhiali tondi e barba folta. Aveva in mano un taccuino. Mi disse di stare sdraiato, che avevo perso molto sangue, dovevo ristabilirmi, mangiare, bere. Insomma, recuperare le forze e, soprattutto, recuperare la memoria. Cercava di farsi capire a gesti. Intanto una strana melodia girava nell’aria: era musica. Ma chi era a suonare? Sulla parete di fronte al mio giaciglio vedevo un riquadro nero, lucido e sicuramente liscio al tatto, piatto, che emanava delle scritte. Erano numeri arabi. Da quell’arnese capii che la temperatura fuori era scesa di poco oltre i -30 gradi. Nella nave vi erano 20 gradi. Qualcosa iniziava a riaffiorare, ma era tutto così confuso. Sentivo che molte cose non erano al posto giusto. Sulla parete notai una bandiera, i cui colori mi erano del tutto ignari. La bandiera assomigliava a quella norvegese, rossa, con una croce blu al centro, bordata di bianco. Mi trovavo forse su una nave norvegese. Se non fosse per un solo particolare. La bandiera aveva un sole azzurro nel mezzo, sopra la croce. Una nazionalità sconosciuta. L’uomo accompagnava i gesti con qualche parola in inglese. Riuscivo perciò a capirlo, concentrandomi sul suo strano accento. «Ben risvegliato, signor…» «Adam. Credo di chiamarmi Adam.» «Crede? Non ne ha la certezza?» «Ricordo solo questo. Il mio nome. Almeno, su questo, posso essere sicuro. Adam Price.» «Mmm, un cognome inusuale…da dove proviene? Paesi Uniti? Nuova Europa? Emisfero Sud? O dalla Grande Cina? Di certo, conciato com’era su quel pack, non viene dall’Impero Unito del Nord…» mi chiese, senza che io riuscissi a capire il suo farneticare. A quali terre stava alludendo? «Dalla Virginia, in America. Ma perché fa queste domande? Lei chi è?» «Il mio nome è Frederik Claus, medico della Galileo, una delle ultime baleniere dell’Impero Unito del Nord, anche se in realtà facciamo parte di una nuova comunità da poco sorta. Avrà sentito sicuramente parlare della Comunità del Nuovo Sole. Siamo partiti dalla nostra patria nordica qualche mese fa, per una lunga ricognizione in queste terre meridionali. Se poi vogliamo chiamarle terre…i marinai sono a caccia di foche adesso. Le ultime specie rimaste sul globo…Come ha detto? Virginia? America?» Claus mi guardava attonito e con aria sbigottita, come di qualcuno che sente parlare per la prima volta di qualcosa. «Se non sbaglio, negli Stati Uniti d’America vi era uno Stato con quel nome! Ho studiato un po’ di storia…» «Vi era? Ne parla come se non esistesse più una Virginia in America!» «Giovanotto, ascoltami, evito ogni formalità! Sei in un forte stato di shock. Ti consiglio di riposare. Vedrai, piano piano riuscirai a ricordare sia cosa ti è successo sia le altre cose! Il primo ufficiale Peterson starà già dirigendo le operazioni di caccia sul ponte, poi si farà rotta verso nord, e tu avrai tutto il tempo di ristabilirsi. A bordo c’è anche il secondo ufficiale Nickerson, in compagnia di una manciata di uomini.» «Una fortuna che mi abbiate visto!» «E’ stata una fortuna che il capitano Hansen ti abbia visto con il suo cannocchiale. Ed è stato proprio Nickerson a guidare la lancia che ti ha tratto in salvo.» «Una nave norvegese…» «Ja, esatto! Questa bagnarola è stata varata a Nantucket nel 2089. Ma batte bandiera norvegese, lo siamo tutti qui su» disse il medico, continuando «non sapevamo di quale nazionalità fossi. Dai tuoi deliri abbiamo capito che si trattava di un inglese, di qualcuno della Paesi Uniti. Forse un marinaio? Vittima di un naufragio.» «Cosa ha detto? 2089?» E qui feci un balzo dal lettino. «Cosa c’è? Ricordi qualcosa, damn?!» «Dottore, non ho mai sentito parlare della Comunità del Nuovo Sole, poi, perché il sole è azzurro? Se chiudo gli occhi vedo onde che si rovesciano su altre onde, sento grida. Potrebbe trattarsi di suggestione. Ma non è questo! Piuttosto non riesco a comprendere. E poi…poi mi sembra di vedere nella mia mente una sagoma sbiadita, femminile…una donna…E’ certo che ricordo un sole giallo e molto luminoso. Lei ha detto che gli Stati Uniti non ci sono più, la Virginia non c’è più, nomina strani continenti, la sua nave è strana, così come lo è la bandiera che battete. In che anno siamo?» chiesi in completa confusione. «Non ricordi a causa del trauma subito. Con le giuste cure ti tornerà la memoria. Con la giusta calma e il dovuto riposo ricorderai tutto, Adam. Quando si verificano forti traumi è logico non ricordare nulla, avere ricordi confusi, dimenticare addirittura in che anno si è.» «Lo spero! Perché da quel poco che ricordo, questo non è il mondo in cui vivevo. Anzi, mi vien da dire che non è il tempo in cui vivevo!» «Come dici? Non è il tempo in cui vivevi? In che anno credi che siamo in realtà?» mi domandò Claus avvicinando al letto lo sgabello su cui era seduto. «Mi scusi dottore, non dovremmo essere nel 1891? » «Come dici?» «1891…» ribadii. «Ragazzo mio, è evidente che negli ultimi giorni devi averne passate davvero tante per non ricordare nulla e per credere di essere addirittura nel 1891! Stiamo parlando di esattamente 200 anni fa! So che il mondo ha raggiunto un livello tale in fatto di sviluppo e tecnologie ma…» «Mi creda, dottore! Ricordo Dark Bay, ricordo la casa in cui vivevo, ricordo la scogliera ed il porto! Dove diavolo sono finito? E Carter? E Clara?» «Calmati Adam! Stai sudando, sei in preda al delirio, ti farò portare qualcosa di caldo. Eri solo su quel pack. Non c’era nessun altro lì con te. Nessun uomo. Nessuna donna. Cerca di riposare!» «Sì dottor Claus, va bene. Sappiate che tutto è avvolto nella nebbia, adesso ancor di più. Ho un forte mal di testa, anche se inizio a ricordare qualcosa, quelle che ho sono solo sensazioni. Vi è una ragione per cui mi trovassi su quel pack, in terra antartica. Sento che è accaduto qualcosa. Malgrado ciò, ancora non ricordo.» «Bene. Il mio compito per ora è finito, Adam. Ti aiuterò a ricordare. Adesso devi assolutamente riposare dopo questa chiacchierata. Domattina il capitano Hansen ti attende nella sua cabina, per fare il punto. A presto! Passeremo molti giorni assieme! Hei, se deg snart» mi salutò il dottor Claus, nella sua lingua, mentre mi voltava le spalle e si accingeva ad uscire dalla mia cuccetta. Mi aspettavo di sentire i cardini cigolare e il rumore della porta che si chiudeva dietro il dottore norvegese, ma tutto ciò non avvenne. Dalla parete liscia si aprì un varco. Un’apertura si materializzò davanti al dottore con un leggero ronzio, per poi richiudersi. Sembrava magia nera. Il silenzio che regnava nella mia bizzarra stanza mi fece capire che ora ero solo. Quella strana musica che avevo udito poco prima non si sentiva più. Come diavolo ero finito lì? Chi ero veramente? A tutte queste domande non trovavo risposta e per di più un forte mal di testa mi attanagliava. ‘Non ragionare solo a livello di spazio, ma anche di tempo’ diceva una voce nella mia testa, solo che non sapevo chi fosse a parlare. So che mi terrorizzava. Era evidente che non ricordavo. Mi sentivo come se la mia testa fosse all’interno di una gigantesca morsa e ogni mio tentativo di ricordare qualcosa facesse fare un giro al manubrio, stringendo ancor di più le ganasce sulle mie tempie. Decisi di non pensarci e pian piano un velo nero coprì i miei occhi.
  25. Writer's Dream Staff

    Fanucci Editore

    Nome: Fanucci Editore Generi trattati: Avventura, fantasy, fantascienza, thriller, noir, rosacrime, narrativa per ragazzi, narrativa Modalità d'invio manoscritti: http://www.fanucci.it/pages/aspiranti-scrittori Sito web: http://www.fanucci.it/ NB: Pare che la casa editrice in questione preferisca trattare perlopiù con agenzie.
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