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Trovato 119 risultati

  1. Ametista

    De Ferrari Editore

    Nome: De Ferrari Editore Generi trattati: saggistica, cataloghi, manualistica, narrativa, poesia, fumetto, ragazzi, periodici Modalità di invio dei manoscritti: http://www.deferrarieditore.it/pubblica-con-noi/ Distribuzione: http://www.deferrarieditore.it/i-nostri-distributori/ Sito web: http://www.deferrarieditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/edizionideferrari/?fref=ts
  2. Kikki

    Edizioni Curci

    Nome: Edizioni Curci Generi trattati: spartiti, libri per bambini e ragazzi sulla musica, illustrati Modalità di invio dei manoscritti: proposte.editoriali@edizionicurci.it Distribuzione: non specificato Sito: http://www.edizionicurci.it/ Facebook: https://www.facebook.com/edizionicurci
  3. Kikki

    Poiesis Editrice

    Nome: Poiesis Editrice Generi trattati: tutti anche raccolte di racconti Modalità di invio dei manoscritti: non specificato, ma di persona si sono detti molto interessati e stanno aprendo una nuova collana proprio per esordienti senza limiti di genere a parte illustrati e infanzia Distribuzione: LIBRO CO. ITALIA S.R.L. Cierrevecchi srl L’EDITORIALE SRL MEDIALIBRI DISTRIBUZIONE S.R.L. Sito: http://www.poiesiseditrice.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pages/Poiesis-Editrice/337604942828
  4. Questa mattina mi sono svegliato presto, ho fatto la doccia e ho messo il profumo quello buono, quello che non uso mai. Mi sono vestito come quando ci si prepara a primo appuntamento. Io volevo solo sapere se c'eri. L'assenza di peso è una condizione che generalmente si sperimenta nello spazio, quando non c'è gravità; io l'ho provata qui sulla terra quando ti ho sentito e quel rumore non lo scorderò mai. Da quel momento tutto è diventato così bello e inutile, così leggero e difficile. Alle persone che mi dicevano cose, convinte che quelle cose fossero davvero importanti, avrei solo voluto dire: "scusami, veramente, non prendertela... ma di quello che mi stai dicendo non me frega un cazzo". Sono certo che nessuno se la sarebbe presa perché l'avrei detto con il sorriso più dolce, semplice e consapevole del mondo. Magari pure appoggiandogli una mano sulla spalla. E poi nient'latro, sarei andato via e avrei solo lasciato che l'universo continuasse ad espandersi dentro me perché in fondo sentivo di poterlo contenere tutto. *le mie emozioni alla tua prima ecografia.
  5. Mister Frank

    Casa editrice tedesca / Agente letterario tedesco

    Salve, apro questa nuova discussione perché mi frulla in testa una idea strampalata. Ho la traduzione in tedesco di un mio lavoro. Ora, vorrei provare a inviarlo in Germania. Avete mai letto/sentito nominare delle case editrici e/o agenti letterari tedeschi? Ah, secondo voi sarebbe possibile? Grazie Astenersi perditempo.
  6. Fino a
    #9. Presentazione di "D’Ä MÊ RIVA – Il linguaggio mediterraneo di De André" Appuntamento a venerdì 5 gennaio 2018, Mesagne (BR) - Crema&Cioccolato Reading teatrale: Andrea Martina (autore) Voce e chitarra: Giuseppe Fiorante LIBRO Nel 1984 Fabrizio De André sorprese critici e appassionati con la pubblicazione di Crêuza de Mä, un disco cantato interamente in dialetto genovese. Un'esigenza più che un'ispirazione, combinata a meraviglia dall'incontro tra il cantautore genovese e Mauro Pagani (arrangiatore e polistrumentista) che, dopo aver interrotto la sua collaborazione con la PFM verso la metà degli anni '70, era impegnato da diverso tempo in una lunga ricerca sugli strumenti e le sonorità mediterranee. Crêuza de Mä viaggia nel Mar Mediterraneo e nei sogni di chi lo naviga o aspetta dalla propria riva il momento di partire, racconta storie dimenticate e muove il suo obiettivo tra gli emarginati delle città portuali, cerca una radice comune che attraversa secoli e generazioni passando dalle scie disegnate dalle barche sull'acqua. Il disco abbraccia il Mediterraneo nella forma attraverso lingua e musica e rispetta questo spirito anche nell'essenza, cercando di essere cosmopolita, mistico e sfuggente come ogni realtà marittima. AUTORE Andrea Martina è uno scrittore, sceneggiatore e attore teatrale. Ha pubblicato i romanzi "Fratelli di Strada" (ed. Il Filo, 2012) e "C'è chi dice No" (Lupo editore, 2015). È autore e interprete di otto spettacoli teatrali tra cui "Il Gigante" e "Amata Terra Mia" Nel 2017 consegue la laurea in Scienze della Comunicazione presso l'Università del Salento con una tesi in linguistica italiana su Fabrizio De André, tesi che è stata pubblicata nel novembre dello stesso anno.
  7. Fino a
    Settimo appuntamento con le presentazioni di "D’Ä MÊ RIVA – Il linguaggio mediterraneo di De André" Reading teatrale: Andrea Martina (autore) Voce e chitarra: Giuseppe Fiorante LIBRO Nel 1984 Fabrizio De André sorprese critici e appassionati con la pubblicazione di Crêuza de Mä, un disco cantato interamente in dialetto genovese. Un'esigenza più che un'ispirazione, combinata a meraviglia dall'incontro tra il cantautore genovese e Mauro Pagani (arrangiatore e polistrumentista) che, dopo aver interrotto la sua collaborazione con la PFM verso la metà degli anni '70, era impegnato da diverso tempo in una lunga ricerca sugli strumenti e le sonorità mediterranee. Crêuza de Mä viaggia nel Mar Mediterraneo e nei sogni di chi lo naviga o aspetta dalla propria riva il momento di partire, racconta storie dimenticate e muove il suo obiettivo tra gli emarginati delle città portuali, cerca una radice comune che attraversa secoli e generazioni passando dalle scie disegnate dalle barche sull'acqua. Il disco abbraccia il Mediterraneo nella forma attraverso lingua e musica e rispetta questo spirito anche nell'essenza, cercando di essere cosmopolita, mistico e sfuggente come ogni realtà marittima. AUTORE Andrea Martina è uno scrittore, sceneggiatore e attore teatrale. Ha pubblicato i romanzi "Fratelli di Strada" (ed. Il Filo, 2012) e "C'è chi dice No" (Lupo editore, 2015). È autore e interprete di otto spettacoli teatrali tra cui "Il Gigante" e "Amata Terra Mia" Nel 2017 consegue la laurea in Scienze della Comunicazione presso l'Università del Salento con una tesi in linguistica italiana su Fabrizio De André, tesi che è stata pubblicata nel novembre dello stesso anno.
  8. Fino a
    Ottavo appuntamento con le presentazioni di "D’Ä MÊ RIVA – Il linguaggio mediterraneo di De André" Appuntamento a venerdì 5 gennaio 2018, Mesagne (BR) - Crema&Cioccolato Reading teatrale: Andrea Martina (autore) Voce e chitarra: Giuseppe Fiorante LIBRO Nel 1984 Fabrizio De André sorprese critici e appassionati con la pubblicazione di Crêuza de Mä, un disco cantato interamente in dialetto genovese. Un'esigenza più che un'ispirazione, combinata a meraviglia dall'incontro tra il cantautore genovese e Mauro Pagani (arrangiatore e polistrumentista) che, dopo aver interrotto la sua collaborazione con la PFM verso la metà degli anni '70, era impegnato da diverso tempo in una lunga ricerca sugli strumenti e le sonorità mediterranee. Crêuza de Mä viaggia nel Mar Mediterraneo e nei sogni di chi lo naviga o aspetta dalla propria riva il momento di partire, racconta storie dimenticate e muove il suo obiettivo tra gli emarginati delle città portuali, cerca una radice comune che attraversa secoli e generazioni passando dalle scie disegnate dalle barche sull'acqua. Il disco abbraccia il Mediterraneo nella forma attraverso lingua e musica e rispetta questo spirito anche nell'essenza, cercando di essere cosmopolita, mistico e sfuggente come ogni realtà marittima. AUTORE Andrea Martina è uno scrittore, sceneggiatore e attore teatrale. Ha pubblicato i romanzi "Fratelli di Strada" (ed. Il Filo, 2012) e "C'è chi dice No" (Lupo editore, 2015). È autore e interprete di otto spettacoli teatrali tra cui "Il Gigante" e "Amata Terra Mia" Nel 2017 consegue la laurea in Scienze della Comunicazione presso l'Università del Salento con una tesi in linguistica italiana su Fabrizio De André, tesi che è stata pubblicata nel novembre dello stesso anno.
  9. Fino a
    Ottavo appuntamento con le presentazioni di "D’Ä MÊ RIVA – Il linguaggio mediterraneo di De André" Appuntamento a venerdì 5 gennaio 2018, Mesagne (BR) - Crema&Cioccolato Reading teatrale: Andrea Martina (autore) Voce e chitarra: Giuseppe Fiorante LIBRO Nel 1984 Fabrizio De André sorprese critici e appassionati con la pubblicazione di Crêuza de Mä, un disco cantato interamente in dialetto genovese. Un'esigenza più che un'ispirazione, combinata a meraviglia dall'incontro tra il cantautore genovese e Mauro Pagani (arrangiatore e polistrumentista) che, dopo aver interrotto la sua collaborazione con la PFM verso la metà degli anni '70, era impegnato da diverso tempo in una lunga ricerca sugli strumenti e le sonorità mediterranee. Crêuza de Mä viaggia nel Mar Mediterraneo e nei sogni di chi lo naviga o aspetta dalla propria riva il momento di partire, racconta storie dimenticate e muove il suo obiettivo tra gli emarginati delle città portuali, cerca una radice comune che attraversa secoli e generazioni passando dalle scie disegnate dalle barche sull'acqua. Il disco abbraccia il Mediterraneo nella forma attraverso lingua e musica e rispetta questo spirito anche nell'essenza, cercando di essere cosmopolita, mistico e sfuggente come ogni realtà marittima. AUTORE Andrea Martina è uno scrittore, sceneggiatore e attore teatrale. Ha pubblicato i romanzi "Fratelli di Strada" (ed. Il Filo, 2012) e "C'è chi dice No" (Lupo editore, 2015). È autore e interprete di otto spettacoli teatrali tra cui "Il Gigante" e "Amata Terra Mia" Nel 2017 consegue la laurea in Scienze della Comunicazione presso l'Università del Salento con una tesi in linguistica italiana su Fabrizio De André, tesi che è stata pubblicata nel novembre dello stesso anno.
  10. Fino a
    Settimo appuntamento con le presentazioni di "D’Ä MÊ RIVA – Il linguaggio mediterraneo di De André" Reading teatrale: Andrea Martina (autore) Voce e chitarra: Giuseppe Fiorante LIBRO Nel 1984 Fabrizio De André sorprese critici e appassionati con la pubblicazione di Crêuza de Mä, un disco cantato interamente in dialetto genovese. Un'esigenza più che un'ispirazione, combinata a meraviglia dall'incontro tra il cantautore genovese e Mauro Pagani (arrangiatore e polistrumentista) che, dopo aver interrotto la sua collaborazione con la PFM verso la metà degli anni '70, era impegnato da diverso tempo in una lunga ricerca sugli strumenti e le sonorità mediterranee. Crêuza de Mä viaggia nel Mar Mediterraneo e nei sogni di chi lo naviga o aspetta dalla propria riva il momento di partire, racconta storie dimenticate e muove il suo obiettivo tra gli emarginati delle città portuali, cerca una radice comune che attraversa secoli e generazioni passando dalle scie disegnate dalle barche sull'acqua. Il disco abbraccia il Mediterraneo nella forma attraverso lingua e musica e rispetta questo spirito anche nell'essenza, cercando di essere cosmopolita, mistico e sfuggente come ogni realtà marittima. AUTORE Andrea Martina è uno scrittore, sceneggiatore e attore teatrale. Ha pubblicato i romanzi "Fratelli di Strada" (ed. Il Filo, 2012) e "C'è chi dice No" (Lupo editore, 2015). È autore e interprete di otto spettacoli teatrali tra cui "Il Gigante" e "Amata Terra Mia" Nel 2017 consegue la laurea in Scienze della Comunicazione presso l'Università del Salento con una tesi in linguistica italiana su Fabrizio De André, tesi che è stata pubblicata nel novembre dello stesso anno.
  11. Kikki

    Diario di Emilia

    *Racconto cancellato su richiesta dell'utente*
  12. VMPSB

    Goodbye Memories

    Commento a Firmato C.L. http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/35549-firmato-cl/?do=findComment&comment=625395 L’orologio di legno appeso sul muro davanti al divano scandisce il ritmo dei nostri respiri eccitati. Come al solito siamo tutti pronti per il suo arrivo, eppure questa volta c’è qualcosa di più, l’aria del salotto sembra quasi vibrare insieme ai nostri corpi per l’eccitazione. Mio padre decide di alzarsi dal divano ed affacciarsi per quella che sarà almeno la decima volta alla finestra, intanto mia madre continua a torturarsi le unghie fresche di smalto viola. Io continuo a estrarre il cellulare dalla tasca per controllare l’ora anche lì ed essere sicuro che l’orologio sulla parete non si sbagli. Dovrebbe essere qui da un momento all’altro ormai. Il suono del campanello squarcia il silenzio e ci lascia storditi per un secondo, dopodiché mia madre si fionda ad aprire la porta per dare il benvenuto all’ospite così ansiosamente atteso. Mi muovo anche io verso la porta e lo vedo lì sulla soglia. È sempre lo stesso: magro, poco più alto di me anche se gli anni che ci separano sono tanti, coi capelli rasati, la barba corta e nera che evidenzia i lineamenti definiti del viso. Qualcosa è cambiato nel suo volto però. Gli occhi non sembrano luminosi come una volta e sembra che mantenere il solito sorriso benevolo gli stia costando una grande fatica. Saluta i miei genitori e poi la prima stranezza, al posto del solito abbraccio mi dona una semplice stretta di mano, sarà perché ormai mi considera un uomo proprio come lui. Eppure una parte di me rimane delusa da quella freddezza. Poco importa. Il pranzo è pronto e ci accomodiamo al grande tavolo in sala da pranzo insieme al resto della famiglia. Ognuno esegue la sua solita parte alla perfezione. È uno spettacolo che conosciamo tutti fin troppo bene ormai, mamma e papà chiedono come va a lavoro, a questo punto nonno non gli lascia il tempo di rispondere e sfodera uno dei suoi infiniti aneddoti della sua gioventù, nonna cerca di zittirlo con poca convinzione e così via per tutta la durata del rito. Io resto silenzioso come al solito e intanto lo osservo, cerco di capire con tutto me stesso cosa c’è che non va in tutto questo. Basta un secondo, un sonoro crack mi esplode nella mente e mi rendo conto della farsa in cui sono immerso. Mi alzo in fretta dal tavolo e senza dire niente corro in camera mia sbattendo la porta dietro di me per la fretta. Mentre rimango paralizzato, la schiena contro il muro, qualcosa di simile ad una scossa elettrica mi attraversa le gambe e le mani facendole tremare. Il resto del corpo rimane freddo, trasformato in ghiaccio dall’epifania di qualche minuto prima. Solo un sottile rivolo di lacrime si fa strada sulle guance per scaldare il volto e scendere fino al mento. Lui apre la porta lentamente, entra e la richiude subito dietro di sé. “ Non te la sei bevuta tu vero?” mi chiede, il sorriso cancellato sparito dal suo volto. Non ho la forza per parlare, le parole si rifiutano di uscire perciò scuoto semplicemente il capo. Gli occhi abbassati, non ho il coraggio per guardarlo in faccia. Lo sento avvicinarsi, mi prende fra le braccia e mi stringe a sé. Avvolgo anche le mie intorno a lui e per un istante mi sembra di tornare piccolo ed innocente come quando lo conobbi da bambino. Inspiegabilmente sembra che sia diventato molto più alto di me, affondo il viso nel suo petto ma cerco di non stringere troppo quel fragile miraggio. “ Che c’è? Non sai più abbracciare come una volta?” mi chiede lui singhiozzando. Respiro profondamente e con un filo di voce sottile rispondo “ Ho paura a farlo”. “ Anche io piccolo” mi risponde lui. “ Stai per andare via di nuovo non è vero?”. Mi solleva il viso e con un sorriso triste macchiato dalle lacrime mi dice “ Purtroppo si, ma giuro che tornerò a trovarti ancora”. Quella folle promessa mi strappa una risata nervosa ma sincera e lo saluto “ Ci conto”. Chiudo gli occhi, lo stringo un po’ di più e lentamente lo sento svanire tra le mie mani, come sabbia portata via dal vento. Esco fuori da camera mia,gli occhi ancora lucidi. I parenti mi chiedono che fine abbia fatto lui, rispondo che aveva un impegno ed era dovuto scappare. “Oh beh sarà stato qualcosa di importante, tornerà presto scommetto” dice mia madre speranzosa. “Già” rispondo io con un mezzo sorriso.
  13. Ngannafoddi

    Keller editore

    Nome: Keller Editore Generi trattati: Letteratura, Romanzi, Memoir, Fiction, Non-fiction. Modalità di invio dei manoscritti: Al momento pubblica soltanto autori stranieri. Distribuzione: Consorzio Distributori Associati Sito: https://www.kellereditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/keller.editore/ Ieri in una libreria Feltrinelli ho trovato un loro libro. Era di un formato piccolo e carino. Tutto da coccolare. Mi sono così innamorato di quel libricino che l'ho subito rimesso sullo scaffale .
  14. lucille94

    Cassandra - primo capitolo

    Commento Sembra strano come le cose passino veloci. La mente è sempre pronta ad accantonare il passato per far spazio a un presente sempre più ingombrante: studia questo, impara quello, e la poesia, e l’impegno del sabato sera (beh, in realtà questo non dispiace). Ebbene, alla veneranda età di (quasi) diciannove anni, credo di avere un bagaglio immane sulle spalle, un bagaglio che nessun uomo ha mai avuto o pensato di poter avere. Esistono gli storici: ma volete mettere che differenza tra sapere perché si è studiato e sapere perché si è vissuto? Io faccio parte della seconda categoria, e posso affermare con orgoglio di essere l’unico del gruppo ancora vivente: a quanto ne so, tutti gli altri sono morti e sepolti da un pezzo. Dato che non ci crederà mai nessuno, ho pensato di metter giù qualche pagina per qualcuno che vorrà leggere, qualcuno che proprio non ha niente da fare ed è disposto a scendere a patti con un buffone come me, un buffone che racconta solo la verità. La verità, sì. Tanto penserete che sono tutte fantasie, esattamente come vi ho detto. Non voglio anticiparvi nulla: era l’anno scorso, l’anno dei diciotto. In più, da secondogenito ero diventato praticamente figlio unico da quasi due anni, da quando mio fratello aveva pensato bene di togliersi dalle scatole sposando la sua ragazza e uscendo definitivamente di casa. Alleluia! Non pensate a un inizio mozzafiato. La mia era la vita che fanno tanti adolescenti: andavo a scuola, nel week-end calcetto con gli amici, teoria di scuola guida qualche pomeriggio alla settimana. Non mi annoiavo quasi mai, avevo sempre qualcosa da fare insomma. È così ancora adesso che di anni ne ho quasi diciannove. Probabilmente a questo punto vi starete seriamente chiedendo cosa ci sia da scrivere allora, cosa ci sia da raccontare... Forse avete la mia stessa età o press’a poco, e non ci trovate niente in qualcosa che vi racconti la vostra vita per filo e per segno. Ma è qui che interviene l’elemento straordinario del racconto: io non l’ho cercato, non l’ho voluto. Me lo sono beccato. E non è che ne fossi tanto entusiasta. È capitato, è capitato a me. Per questo adesso sento l’esigenza di raccontarlo. Tutto cominciò da una tenda da campeggio. Io e Mich, cioè Michele, il mio vicino di casa, che siamo coetanei, eravamo di strada per andare al liceo. Era una mattina di aprile, poco dopo le vacanze di Pasqua. I cartelloni pubblicitari erano tappezzati con i manifesti degli sconti del vicino supermercato di attrezzature sportive. La vedemmo, e fu nostra: la tenda cinque posti azzurro turchino con finiture cobalto e cerniere doppie interne ed esterne e quattro sezioni separate (cinque se contiamo quella centrale). Modello CLIOpro pt5. E come ho detto si trattava di sconti megagalattici. «Fiiiiiiico!» aveva detto Mich, senza nemmeno valutare il problema portafogli. Ma a quello avevo pensato io: erano 50 euro ciascuno se si aggiungeva alla èlite di proprietari della fantastica tenda CLIOpro cinque posti azzurro turchino eccetera anche il resto della compagnia, vale a dire Flà (Flavio), Lostè (Stefano) e Ben (Alberto). Ne parlammo e naturalmente tutti risultammo d’accordo. Si presentava subito l’occasione di usarla: mio papà aveva categoricamente asserito, come dice lui, che se volevamo andare in vacanza tutti assieme per festeggiare l’ingresso nell’età adulta c’era solo una possibilità per me. La casa in collina. Cavolo, la casa in collina no, dai. Sai che noia, sbuffavo. C’ero stato due volte prima che i nonni passassero a miglior vita e non ne ero rimasto per niente contento. E poi che vai a raccontare alla classe? Sì, abbiamo fatto serata come se non ci fosse un domani... nella casa in collina dei nonni. Sai le risate? Ma quello era (per questioni economiche) e già da mesi ci eravamo accontentati. Esigevamo, a questo punto, di rendere le cose un pochettino, ma poco, più interessanti. Una tenda faceva al caso nostro. Una bella notte fuori di casa ce l’eravamo meritata affrontando eroicamente gli ostacoli come gli Spartani alle Termopili. Riuscimmo a convincere i nostri genitori dopo qualche giorno di preghiere e carinerie (perché siamo tutti dei gran ruffiani), e cominciammo a preparare il programma con annessa lista di cose da comprare: immancabili birra e schifezze varie che non sto ad elencare. Il tempo da allora sembrava non voler passare più. La scuola sembrava non voler finire più. Mich e Flà si beccarono l’affezionato debito in matematica. Giugno passò alla velocità di una tartaruga. Ed ecco finalmente luglio: e una bella mattina di luglio (abbiamo anche dovuto aspettare che mia mamma arrivasse alle settimane di ferie) ci dividemmo tra la macchina di mio padre e quella del padre di Mich e partimmo con la tenda legata saldamente sopra il tettuccio della nostra auto, chiamati dall’avventura. Inutile insistere per passare subito la prima nottata all’aperto. Papà disse categoricamente no, e aggiunse categoricamente che avevamo una settimana. Che aspettassimo, insomma! La solita gioventù impaziente. E va bene, niente tenda la prima notte... ma un bel giretto per il paese era d’obbligo. Col poco che mi ricordavo fui un pessimo cicerone per i miei amici. Ma a loro non importava un fico secco, come neanche a me, di Cicerone, della storia del paese, di quali parenti abitassero in una casa piuttosto che in un’altra. Che alla fine poi le porte erano tutte sbarrate, perché qui la gente ci arriva in agosto, mica in luglio. Sospettavamo che mio padre l’avesse fatto apposta per fare in modo che meno gente possibile ci conoscesse per quei vandali che lui pensava che fossimo. Simpatico, vero? Ma conoscendolo lo avrà di certo fatto apposta. La poca gente che incontrammo sulla strada aveva superato la soglia dei settanta, parlava in dialetto con la bocca sdentata e, vi giuro, in cinque capivamo sì e no le stesse tre parole. Non c’era molto da fare, oltre che andare su e giù per l’unica vera via asfaltata (per il resto la strada era fatta di ciottoli di fiume incastrati, se andava bene, altrimenti direttamente di terra battuta). Questa via finisce in una piazza abbastanza spaziosa, su cui si affacciano le uniche vetrine del paese, esattamente dirimpetto alla chiesa: nell’ordine il panettiere/pasticcere, la drogheria, il bar. Ma non aspettatevi nulla di più di un tavolino per giocare a carte: niente musica, niente ragazze, niente vita. Mentre eravamo in piazza, seduti su una panchina, raccontai quello che sapevo della storia del paese: in passato era stato un centro modestamente importante e popolato, con tanto di podestà o come si chiama. Aveva poi avuto il suo castello e il suo conte, tutta roba che ormai si stava dimenticando. Solo i più vecchi di tanto in tanto saltavano fuori a raccontare qualche storia che sembrava più una leggenda che un racconto di storia vera e propria. Mi era capitato, da piccolo, di ascoltarne qualcuna, ma dissi, ridendo, che ero già abbastanza intelligente a cinque anni per capire che erano tutte favole per spaventare i bambini e non farli andare a curiosare nei ruderi. Cosa che effettivamente mi sarebbe sempre piaciuto fare, perché mi dava l’idea di sfidare le regole. Diciamo che il castello sarebbe stata l’unica cosa davvero interessante in quel paesino, se solo si fosse potuto arrivare fin là: fino a qualche decennio fa c’era una strada che vi portava, e ci si poteva arrivare comodamente in macchina, tanto era ben tenuta. Poi, il proprietario dei campi vicini era morto e i suoi figli erano andati ad abitare in città, lasciando tutto alla grazia di Dio. Erano cresciuti i rovi e le piante più varie, e ora ci si lamentava solo per i fantastici funghi che si trovavano lì intorno, ormai fuori portata perché sarebbe servita troppa fatica a raggiungerli. Ecco, questo era l’unico rimpianto della gente del posto. I funghi. Ma anche ai miei amici interessava poco di quanto dicevo. Tornammo in casa e ci piazzammo davanti alla televisione della nostra camera. Ecco: questo fu il nostro primo deludente giorno.
  15. mautalessio

    Sei mesi all'ombra - Alessio Mautone

    "Non puoi raccontare una favola se non hai il coraggio di entrare nel bosco" Titolo: Sei mesi all'ombra Autore: Alessio Mautone ISBN: (Digitale) 9788892685932 Data di pubblicazione: Ottobre 2017 Formato: Ebook EPUB Prezzo: € 2,99 Genere: Biografia Pagine: 67 Link all'acquisto: http://www.mondadoristore.it/Sei-mesi-all-ombra-Alessio-Mautone/eai978889268593/ Quarta di copertina: Ho scoperto di essere malato di cancro per caso e sono guarito senza rendermene conto. Ho vissuto per molto tempo nella sala d'attesa della vita." L'esistenza di Alessio, un ragazzo cilentano come tanti, viene travolta quando gli viene diagnosticato il cancro. Inizierà cosi un lungo viaggio, vissuto tra le stanze di un ospedale e l'affetto delle persone care. Come il giorno, nasce sulle ceneri della notte, egli attraverserà il buio della malattia per ritrovare la luce. Un giorno incontrerà Margherita, una ragazza colpita dallo stesso male, e verrà travolto dalla sua fame di vita. La nostra esistenza è un miracolo e dobbiamo imparare a viverla e ad ammirarla con occhi diversi. L'autore: Alessio Mautone nasce a Vallo della Lucania il 25/02/1993. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, si iscrive all'accademia di recitazione di Giulio Scarpati denominata "Percorsi d'Attore". L'anno seguente entra nell'accademia "Teatro Azione" nella quale non conclude gli studi. Torna nella sua città natale, Vallo della Lucania, e fonda insieme ad un gruppo di amici la compagnia teatrale "Nuova compagnia Vallese". Oltre a recitare, è addetto stampa dell'A.S.D. Gelbison Vallo della Lucania militante nel campionato di Serie D e frequenta il secondo anno di Economia Aziendale. Una delle sue grandi passioni è scrivere. "Sei mesi all'ombra" è il suo primo romanzo autobiografico.
  16. Bango Skank

    [FdI 2017-1] W la gnagna. Chi non tromba va in montagna!

    Commento Incipit 7 Finale 2 W la gnagna. Chi non tromba va in montagna! (7999 caratteri) Quella mattina non era cominciata nel migliore dei modi. Enzo sentiva il cuore pulsargli nelle tempie e in contemporanea esplodergli nel petto, tanta era la foga nell'arrancare sui gradini dell'ufficio a due per volta; ma il ritardo era notevole e l'ascensore al suo ennesimo "fuori servizio" nello stesso mese. – Porcaccia di quella zozza, proprio oggi che c'è lo sciopero dei mezzi doveva rompersi la cinghia dell'auto? Non amava il turpiloquio e s'inventava imprecazioni bislacche nella maggior parte dei casi. Oggi, però, non era uno di quelli. Troppo stremato e grondante di sudore per essere anche creativo, nonostante quello fosse il suo ruolo in azienda. Aveva un brutto presentimento, Enzo. E infatti appena entrò nell’ufficio della “B&N Literary Agency” sentì una voce tuonargli contro. La voce del padrone. – Enzo, lo sai che ore sono? – Mi scusi dottor Nuwanda, ma la cinghia dell’auto mi si è… – Ma per carità, cosa vuoi che me ne freghi? Piuttosto, è pronto lo slogan per il libro di Lapetto Pistacchio? Enzo sbiancò. Lapetto Pistacchio! Un vero cane. Uno scrittore infame. Scrittore poi… l’ultimo degli scribacchini. Il suo romanzo d’esordio, “W la gnagna”, era una porcata immensa. Le avventure adolescenziali di due idioti in vacanza sulla riviera romagnola, tra gare di rutti, ubriacature e, ovviamente, la costante ricerca di qualche disperata così disperata da voler far sesso con loro. Il tutto scritto con le K al posto delle C, perché fa figo, moderno e tutto quanto. La B&N era riuscita a piazzarlo a un vecchio editore di Gubbio. Costui, ricchissimo di famiglia, ultimamente non c’era più molto con la testa e Bango Skank – il socio di Nuwanda – lo aveva convinto a sganciare 50mila euro d’anticipo per “W la gnagna”. Lapetto, manco a dirlo, di quei soldi non avrebbe mai visto un centesimo, grazie a una clausola scritta in piccolo nel contratto che specificava come, nel caso di anticipi, l’agenzia avrebbe trattenuto il 100% della somma, niente dovendo all’autore. Enzo avrebbe dovuto occuparsi dello slogan da inserire sulla copertina, sotto al titolo. E se ne era scordato. Ed entro due ore in copisteria dovevano andare in stampa. E poi a mezzogiorno l’agenzia chiudeva per ferie. In realtà dovevano chiudere il giorno prima, ma Nuwanda aveva preteso che tutti i dipendenti si facessero qualche ora di straordinario non retribuito, quella mattina. Così, giusto per ricordare a tutti chi comandava. – Io… io… certo che è pronto! Vado in bagno a rinfrescarmi e le porto tutto in ufficio. – Portalo a Bango – rispose Nuwanda tirando fuori un gatto a 9 code da un armadietto, – io devo andare a controllare gli stagisti. Vorrebbero essere addirittura pagati, quei vermi! Gli sto dando la possibilità di scoprire un best seller, e loro vorrebbero essere pagati. Ingrati. Ma gli faccio vedere io, gli faccio vedere. Nuwanda urlò queste ultime parole facendo schioccare la frusta in aria. Poi aprì la porta blindata da cui si accedeva alle “stanza delle torture”, dove una decina di stagisti, incatenati, valutavano le sinossi e gli incipit dei romanzi che gli aspiranti scrittori inviavano all’agenzia. Solo i migliori potevano ambire a un contratto di rappresentanza, come era appunto successo a Lapetto Pistacchio. “Accidenti alla sciatica del nonno di Mao Tse Tung” pensò Enzo mentre si sciacquava il viso. “E ora che mi invento?” Buttò giù qualche slogan su un foglietto stropicciato e bussò all’ufficio di Bango. – See, è aperto – rispose una voce impastata. Enzo entrò. Bango Skank si stava fumando un cannone d’erba, in mutande. Era stravaccato su una sedia posizionata davanti al ventilatore, che girava al massimo della potenza. Dei due soci, Bango era senz’altro il meno esigente. Mentre Nuwanda pensava a tagliare le spese e a cercare degli esordienti con tanti follower sui social da lanciare sul mercato per “svoltare” – come Enzo lo aveva sentito spesso dire al suo socio – Bango negli anni si era specializzato nel ramo “truffe e affini”. Certo, non era sempre stato così. Quando avevano aperto l’agenzia, cinque anni prima, erano davvero convinti che avrebbero trovato il nuovo Tolkien, o la nuova Rowling. Ma il mercato editoriale italiano era quello che era, e così si erano trovati a rappresentare autori come Lapetto. – Ascolti, dottor Bango, io avrei pronto lo slogan per il romanzo “W la gnagna”. – Ah sì, quella porcata immonda. Spara, Fulvio! – Io… io mi chiamerei Enzo. – Ma sì, ma sì… Fulvio, Enzo, Ernesto… che differenza fa? Tu sei il nostro creativo, vero? Forza allora. Enzò arrossì un po’. – Ecco, sì… in effetti ho pensato a degli slogan d’impatto. Il primo è: “W la gnagna. Il più letto in Franza e Spagna!” Poi avrei: “W la gnagna. Buono come una lasagna!” e infine: “W la gnagna. Chi non tromba va in montagna!” – Il terzo – rispose Bango convinto. – Il terzo è perfetto, visto che quella schifezza è ambientata al mare. E adesso… Enzo vide il suo principale fare un balzo in avanti, per poi mettersi a pestare sui tasti del pc come un dannato. – …e adesso voglio proprio rispondere a quella discussione sul Wd. ‘Spetta che li taggo… ecco. “@swetty, @Plata. “W la gnagna. Chi non tromba va in montagna!” Vi piace? Questo è lo slogan del nuovo libro di Lapetto, il nostro scrittore. SCRITTORE, ca–pi–to? Salcazzo se non mi ci compro l’erba direttamente da Amsterdam grazie al romanzo di Lapetto, io. Altro che le sigarette turche di contrabbando di Plata. Ca–pi–to?” Poi Bango piantò i suoi occhi in quelli di Enzo. – Allora? Che ne dici, Leandro? Li ho sistemati, eh? – Io… io penso che lei sia un grande oratore. E, per la barba del cugino di Odino, oserei dire, anche a rischio di sembrarle sfacciato, che lei è un grande filosofo. In ogni caso mi chiamerei sempre Enz… – Ah! – lo interruppe Bango, – ma tu mi stai adulando! Non che mi dispiaccia, intendiamoci. Ora vai nel tuo ufficio, prepara la copertina inserendo lo slogan e invia tutto alla copisteria. Trova tu l’indirizzo, fatti dare il nome dall’editore, che io l’ho scordato. A questo punto il principale di Enzo, visibilmente alterato, prese in mano il teschio di un orco ghignante in pietra artificiale, ordinato dal sito della EMP, e si alzò in piedi sulla scrivania. – Sì, sono invero un grande filoso – disse. – Essere o non essere? Questo è il dilemma! Come continuava poi? È forse più giusto credere… no, non era così, vediamo… Enzo uscì, un po’ perplesso. Passò davanti alla porta della stanza delle torture, dove le urla disumane degli stagisti rincorrevano le imprecazioni di Nuwanda e il suono della frusta che fendeva l’aria in un terribile, doloroso e poco armonico valzer. Poi, finalmente, raggiunse il proprio ufficio. Prima si fece dare una mano dal grafico per sistemare la copertina, aggiungendo lo slogan. Poi chiese alla segretaria il numero dell’editore di “W la gnagna” e lo chiamò. – Pronto? Il signor Carciofolo? – Sì, sono io – rispose una voce fioca. – Salve, sono il creativo dell’agenzia letteraria “B&N” e la chiamo per avere il nome della sua copisteria di fiducia. Sa, per lo slogan del romanzo di Lapetto Pistacchio… – Ah, ma sì, ma sì! La copisteria Pisolotti, di Gubbio. Bango mi ha ben detto che questo “W l’Italia” è un vero capolavoro! E che ha già contatti con la RAI per farne un film di denunzia sulla condizione socio politica in cui il nostro bel paese versa! – Mm... sì. “W l’Italia”, dice? Ma lei lo ha letto? – Oh no… i miei occhi non sono più quelli di una volta. Mi fido ciecamente di Bango, io! – E fa... ehm, benissimo – annuì con poca convinzione Enzo. Poi salutò il vecchio, chiamò la copisteria e inviò il file. Era fatta. E mezzogiorno era arrivato. Enzo poteva andarsene a casa, finalmente. In ferie no, non poteva, che con i 400 euro al mese che guadagnava alla “B&N” riusciva a malapena a sopravvivere. Prima di uscire gli occhi si posarono sul foglietto stropicciato che aveva davanti. “W la gnagna. Chi non tromba va in montagna!” Enzo sospirò. Rilesse quelle poche righe un'ultima volta. Poi si avviò a passi lenti, senza più voltarsi.
  17. Fino a
    In occasione del Festival (virtuale) del Libro e delle Culture in Campania 2017, l’Associazione Felix Cultura, in collaborazione con la casa editrice Marotta&Cafiero, istituisce il seguente concorso: PREMIO LETTERARIO FELIX 2017 “Famiglie diverse” Ritratti di famiglie, tra vecchie e nuove realtà 1. Organizzatore: Associazione Felix Cultura Via Generale Adalgiso Amendola n. 38, Salerno – 84123 www.festivalibrocampania.it, contatti@festivalibrocampania.it 2. Tema: famiglie tradizionali, famiglie allargate, famiglie monogenitoriali, famiglie omogenitoriali, famiglie miste di provenienza geografica diversa, figli naturali, figli illegittimi, figli adottati, figli in provetta ecc. 3. Opere ammesse: si prenderanno in considerazione opere inedite di drammaturgia, di narrativa (racconto lungo) o di poesia (sillogi complete, ossia raccolta di almeno 20 poesie. NB: candidature con una sola poesia non saranno prese in considerazione). 4. Lunghezza: - Opera drammaturgica – min 60.000, max 80.000 battute - Racconto singolo lungo – min 60.000, max 80.000 battute - Sillogi poetiche – min 20, max 50 cartelle 5. Modalità di partecipazione: Si può partecipare con una sola opera per autore. La partecipazione è gratuita. Chi desidera diventare socio dell’Associazione Felix Cultura per l’anno 2017, per contribuire allo sviluppo dell'associazione e usufruire di uno sconto del 50% sulle iniziative organizzate in Campania, può versare la quota di 5 euro sul conto corrente dell’Associazione Felix, IBAN: IT58P0316901600CC0011333676 intestato ad Amalia Maria Amendola e Claudio Nassisi. 6. Invio e allegati: spedire il manoscritto in formato Doc o Pdf via e-mail all’indirizzo contatti@festivalibrocampania.it specificando nell’oggetto “Rif. Famiglie diverse”. Allegare in formato Doc o Pdf: - sinossi dell’opera (breve riassunto, max 2000 battute) - recapiti personali (nome, cognome, indirizzo, indirizzo email, numero di telefono) - breve presentazione dell’autore in forma discorsiva, riportando: data e luogo di nascita, luogo di provenienza, esperienze professionali o di studio, eventuali riconoscimenti letterari, eventuali pubblicazioni - l’autorizzazione all’Associazione Felix a trattare i dati personali per le finalità del Concorso e per le comunicazioni dell’associazione (newsletter, avvisi ecc.) - la seguente dichiarazione: “Dichiaro che l’opera allegata, dal titolo “ **** ” è inedita. Consapevole che la pubblicazione comporta l’esclusione dal concorso, nelle more della procedura concorsuale mi impegno a non pubblicarla e, in caso contrario, a darne tempestiva comunicazione all’associazione Felix”. Non usare come modalità di invio email che prevedono una scadenza temporale per scaricare gli allegati (es. Jumbomail, Wetransfer ecc.). Non riportare opere, sinossi, dati biografici nel corpo dell’email. In caso di invii multipli da parte dello stesso autore, sarà preso in considerazione il più recente in ordine cronologico. 7. Termini: entro il 15 luglio 2017 8. Opera vincitrice: una sola opera (senza distinzione tra opera drammaturgica, racconto lungo o silloge di poesie) sarà proclamata vincitrice entro la fine di dicembre 2017. Una menzione speciale verrà data alle opere che prendono in considerazione opere ambientate in Campania. 9. Premiazione: l’elenco degli Autori finalisti sarà pubblicato sul sito Internet www.festivalibrocampania.it, dove si darà comunicazione della modalità e della data della premiazione. 10. Giuria: la Giuria – composta da Amalia Maria Amendola, Elvira Sessa, Monica Vicinanza e Luisa Emilia Nusco (Associazione Felix Cultura), Rosario Esposito (Marotta&Cafiero Editore), Raffaella Cortese De Bosis (autore/co-autore di documentari RAI), Carlo Serafini (docente universitario di Giornalismo culturale e di Letteratura italiana contemporanea), Laura Tanchis Manconi (docente di materie letterarie e latino), Maurizio Cotrona (scrittore, membro dell’associazione culturale BombaCarta e maestro della scuola di lettura per ragazzi Piccoli maestri), Giampaolo Cassitta (scrittore e blogger) e presieduta dal Professor Michele Rak, teorico della letteratura, accademico e scrittore – assegnerà i premi, a suo insindacabile giudizio, all’opera ritenuta meritevole. 11. Premio in palio: pubblicazione con Marotta&Cafiero Editore e promozione dell’opera a cura dell’Associazione Felix Cultura. L’editore si riserva di valutare la modalità di stampa (cartaceo e/o digitale) sulla base del genere (drammaturgia, narrativa o poesia) e della qualità dell’opera vincitrice. 12. Note: Non saranno prese in considerazione opere presentate in modalità difformi da quelle richieste dal presente bando, che si invita a leggere attentamente in ogni sua parte (specialmente i punti 3, 4 e 6). SCARICATE QUI IL BANDO IN PDF
  18. Monica Maratta

    Presentazione di "Come fiori tra le macerie"

    Fino a
    Sabato 27 Maggio ci sarà la presentazione del mio romanzo "Come fiori tra le macerie" nella scuola media di Sant'Apollinare (Fr), paese dove è stato ambientato il mio romanzo. Sarò omaggiata dalla presenza del Sindaco, dei professori , ovviamente da quella dei ragazzi e dei loro genitori. Possibile, ma non certa, presenza della giornalista di Ciociaria oggi.
  19. Fino a
    Invito alla presentazione della silloge poetica "I Giardini Incantati" di Stefano Labbia (Talos Edizioni) Giovedì 12 Maggio, ore 18.00 Libreria L'Orto dei Libri Viale dei Lincei 31 – Roma Invito alla presentazione della silloge poetica di Stefano Labbia "I Giardini Incantati" (Talos Edizioni) Insieme all'autore intervengono: Silvia Carone Fabiani Poetessa Pietro Scagliarini Poeta - Scrittore Maura Gancitano Filosofa Introduce Silvia Carone Fabiani Poetessa Stefano Labbia - I Giardini Incantati La magia della vita. «La poesia è vita. Tutta la vita è poesia.» STEFANO LABBIA «(...) La sua scrittura (del Labbia) snella, diretta e giovane come i suoi trent’anni è una breccia che sconvolge il lettore. Una lettura sulla quale specchiarsi e scombinare i capelli alle convinzioni preesistenti sull’amore, sul tempo, sulle occasioni e sulla natura di certi amori. (...)» L'altrove. Appunti di poesia. «Stefano Labbia è un vero paroliere della poesia.» Michela Cenci – Giornalista – Eventi Culturali Magazine «(Labbia usa) La poesia come motore del mondo e mezzo tramite cui esprimere grandi verità.» Cristina Biolcati – Giornalista – Oubliette Magazine «Stefano Labbia canta i tormenti dell’essere umano e si fa portavoce di inquietudini che potrebbero essere universali.» BlaBlaBook «Stefano Labbia è un artista entusiasta. Sa esprimere se stesso attraverso la scrittura, in ogni sua forma, e tramite essa definisce il linguaggio della sua essenza.» Valerio Di Lorenzo – filosofo, autore, sceneggiatore, scrittore Scheda del libro: Seconda silloge poetica del giovane autore romano Stefano Labbia: i versi di questa nuova raccolta, più maturi ed importanti, rispetto ai precedenti, ci trascinano in un giardino incantato fatto di sfumature vivaci e tinte forti: l'autore ci mette di fronte ad un afflato piuttosto originale, tanto che sembra coraggiosamente poco curarsi della lezione ermetica e avanguardista del Novecento rifacendosi forse ai crepuscolari (Corazzini, Gozzano, Govoni, ecc.) e recuperando l’intimismo e la “semplicità” a fronte del modernismo a tutti i costi. Versi, quelli presenti ne “I Giardini Incantati”, che sono il frutto di varie esperienze di vita e di rapporti umani contrastanti, fra sentimenti e risentimenti, amarezze e dolcezze, comuni a tutti noi esseri umani, figli dei tempi antichi e moderni. Per cui la poesia del Labbia è, come ella stessa dice della vita, “severa e ilare al tempo stesso”. Dicono de "I Giardini Incantati": «(...) è una lettura che infervora con sentimento per le sfavillanti emozioni che la sua scrittura ha sortito così bene. (...) (Stefano Labbia è) Un poeta, un cantautore che mediante versi si è avvicinato alle cose, sottolineandole nel modo più accurato possibile. » Gocce d'inchiostro - Gresi Vitale Link: Scheda libro: http://www.talosedizioni.it/?pagina=dettagli&id=107 Pagina Facebook non ufficiale del libro: https://www.facebook.com/pages/I-Giardini-Incantati/1917033081859059 Autore: Twitter - @StefanoLabbia Casa Editrice: Facebook https://www.facebook.com/talosedizioni Twitter @TalosEdizioni Sito internet www.talosedizioni.it/ Contatti Libreria: Libreria L'Orto dei Libri Via dei Lincei 31 - Roma (RM) Telefono 06 51607095 Email ortolibri@gmail.com
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