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gierre13

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  1. Non parliamo di vendetta. Parliamo invece di comportamenti da adottare. Se una casa editrice, piccola o grossa che sia, mette sul sito web il link ai contatti e accetta spedizioni o invii spontanei di testi, allora l'autore è dalla parte del giusto se li invia. Se la CE aveva messo il link per bellezza, per mostrare il suo "lato umano", per invogliare le persone a sfogliare le pagine del sito (gli autori di solito sono buoni clienti e tutti lo sanno perfettamente) e poi la stessa CE non si degna nemmeno di dare una risposta, allora si tratta di un'azienda composta da grossi maleducati e anche un tantino falsi, scortesi e buzzurri. Morale: può un buzzurro maleducato pubblicare dei libri che siano belli? Assolutamento no. Per cui di sicuro non è il caso di comprare nessun libro che venga mai pubblicato da loro. E' una voluta estremizzazione, anche ironica se vogliamo, ma le cose stanno così in una grossa percentuale di casi. Se una CE avesse il coraggio di dire:" noi non accettiamo manoscritti perchè la nostra selezione avviene tramite altri canali e non ce ne po' frega' de meno delle vostre scartoffie che pur avendo tutto il tempo di leggere non leggiamo..." ebbene allora li troverei se non altro sinceri. Maleducati comunque, ma almeno sinceri. E poi non citiamo la solita manfrina che qui tutti scrivono e nessuno legge. Citiamo due dati editoriali: oggi si pubblicano oltre 60.000 titoli all'anno in Italia di cui 18.000 solo di narrativa. Le CE quindi sono dirette da pazzi dissennati se sanno che nessuno legge e pubblicano una percentuale di libri che è maggiorata del 600% rispetto a soli vent'anni fa. No, evidentemente no. Pubblicano lo stesso tantissimi titoli, per la politica dei resi, per mostrare il loro fatturato in crescita, per racimolare contributi e visibilità. E se pubblicano così tanto il tempo di fare delle selzioni lo avrebbero di sicuro. Ma nella maggior parte dei casi non le fanno. Non sempre ovviamente, c'è un lato buono dell'editoria. Ma c'è anche quello cattivo. Per cui, se molti non selezionano, che avessero il coraggio di dirlo. E di rispondere sempre e comunque a chi invia loro i testi. Che sono frutto di un lavoro e di impegno, in ogni caso. Che portino dunque rispetto di chi poi, alla fine, comprerà comunque i loro libri. Perchè quelli si trovano in libreria. Citando le parole di un economista del passato: la produzione non crea solo un oggetto per la prduzione, ma anche dei soggetti che fruiranno della produzione stessa. Siamo costretti per certi versi a comprare ciò che c'è sul mercato, perchè quello offre il mercato. Siamo educati e indotti a farlo. Che ci portino rispetto dunque.
  2. @Panurge Penso che vi sia qualche luogo comune nella tua risposta. Qualche luogo comune che serve, a mio parere, solo per attirare l'attenzione, ma che lo fa rovesciando la logica. Di solito però, se lo scopo è quello di attirare l'attenzione (e chi non ha questo scopo se si espone o se in qualche modo comunica) è preferibile non servirsi di cose artefatte e volutamente illogiche. La semplicità è pur sempre il modo migliore per esporsi e di conseguenza per comunicare. L'estremizzazione che tu citi: è davvero necessario scrivere per essere scrittori, presuppone una sola risposta. Ovvero sì, è condizione primaria scrivere. E' logico questo. Non serve rovesciarne il significato. Poi se scrivere sia o meno un'arte, io penso di sì. E' comunque un'espressione comunicativa ed è pur vero che la comunicazione può avere svariate forme. Se assumono contorni differenti si parla d'altro, non di scrittura. Detto questo apprezzo del tuo commento il fatto che colpisce, e questo è in definitiva una forma di comunicazione. Trovo però qualcosa di vuoto nel senso o forse non l'ho compreso bene. Ecco, secondo me uno scrittore oltre a comunicare come forma esteriore deve anche inserirci dei contenuti, volontari o meno che siano. Anche profondi, perchè no, e la semplicità è una delle cose più profonde che possano esistere perchè è armonia. Amo la semplicità, sarà un difetto ma continuo ad amarla. Scrittore quindi potrebbe essere colui che si fa comprendere da se stesso e dagli altri. Non è la sola definizione, ma è comunque una definizione possibile e che trovo pertinente. Il pubblico, se ciò che dici viene compreso, poi arriva da solo. Non serve cercarlo. Non è affatto una critica la mia a quanto hai detto. E' solo un'opinione.
  3. @Tonino123 Concordo su quel che hai detto in special modo citando scrittori professionisti o scrittori amatoriali, ma pur sempre scrittori. Su questo punto la penso come te. L'arte che citi tu, quella visiva, ha canoni differenti. L'arte astratta è il risultato di un progetto, di un'idea. Se io taglio una tela al centro e lo faccio per sbaglio, quella non è arte. Se Fontana tagliava le sue tele di proposito con un intento, allora si può parlare di espressione artistica. Proprio perchè c'era un progetto e un'idea alla base, non un gesto involontario. Poi si sa chi attribuisce il significato e la quotazione a un quadro o a una scultura sono i critici e il mercato e questa è titt'altra cosa. In quel caso subentra un meccanismo talmente complicato che è impossibile riassumerlo in poche righe. Oltre al fatto che sforiamo dal discorso della scrittura ed entriamo in un campo differente.
  4. @mercy Non serve citare la Treccani per stabilire cos'è un'emozione. Esistono poi diversi stati di emozione e diverse forme. Legate ovviamente anche alle capacità cognitive. Un cane che abbaia è un artista? No, almeno nel senso che intendiamo noi. Non scriverà di certo un libro anche se alcuni esseri umani scrivono come cani ... mi si perdoni la battuta :-) L'emozione collegata all'attività artistica è quella che si può definire come sensibilità. Al limite il discorso potrebbe essere se chi è sensibile è anche un artista di diritto oppure no. Secondo me si, ma è una mia personale opinione. Per il resto un altro punto focale della mia domanda era se uno scrittore è colui che trova un pubblico piuttosto che un editore. L'editore infatti prima o poi lo si trova. Il pubblico magari è più arduo. Se la risposta è sì allora sono scrittori anche i fenomeni più commerciali perchè hanno approvazione sociale, in qualunque modo essa si rappresenti. E' uno scrittore colui che vende molto? Sinceramente penso di no, almeno non in tutti i casi. Ma anche questa è una mia opinione molto personale. Per il resto leggo tutti i commenti con piacere. Se ho posto la domanda non è perchè io siagià a conoscenza della risposta altrimenti non avrei nemmeno aperto la discussione.
  5. Attenzione, sfugge un passaggio chiave. Se provi emozioni secondo me è logica conseguenza che sai anche comunicarle. Molti credono di provarle le emozioni, ma forse non basta. Il punto chiave secondo me non è nel saper comunicare è piuttosto nel saper provare qualcosa, senza necessariamente esserne consapevoli. Se provi qualcosa per davvero è insito che saprai anche comunicarlo.
  6. Sei uno scrittore se gli altri te lo riconoscono. La frase prende spunto da un’altra frase che recita pressappoco così: “Sei un uomo se gli altri te lo riconoscono”. E’ un qualcosa che fu fatto proprio da alcuni manager di successo. Ovvero è l’approvazione sociale che è determinante per consolidare il tuo ruolo. Ho quindi spostato l’assunto riferendolo alla scrittura. Quando sei uno scrittore? Quando ti pubblicano? Troppo facile. Oggi, bene o male, a pubblicare ci si riesce. Oppure sei uno scrittore quando trovi un pubblico, che è già più difficile. O invece sei uno scrittore solo se scrivi e basta? In definitiva secondo me si è uomini comunque, a parte l’approvazione del contesto sociale nel quale ti trovi. Sei un uomo se provi emozioni. E se le provi le emozioni, hai tutto il necessario per comunicarle. Per la scrittura non vale forse la stessa cosa? Provi emozioni e cerchi di comunicarle. Non dovrebbe bastare questo per essere uno scrittore? Volevo sapere cosa ne pensate a riguardo.
  7. gierre13

    Un secondo "giro" è utile o altro tempo sprecato?

    Da una risposta avuta da una grossa CE ho appurato una cosa: quel testo non fu letto. Cito in breve le motivazioni del rifiuto: "Ci è parso che la regia autoriale prenda il sopravvento sulla storia" Ho riflettuto e riflettuto a lungo su quelle parole. La regia autoriale... ma che cosa diavolo volevano dire? La regia autoriale sono io, fino a prova contraria. La storia l'ho inventata io. Quindi io non posso prendere il sopravvento su me stesso. Sono io che ho inventato la storia, sono io che stabilisco come inizia e come finisce. E che cavolo... In sostanza quella risposta non significava nulla. Erano parole di circostanze per motivare in qualche modo che non avrebbero pubblicato. E, cosa ancora più grave secondo me, che la decisione di pubblicare era stata presa sin dall'inizio, senza nemmeno leggere il testo o parte di esso. L'ho appurato perché poi si erano presi la briga di citare alcuni situazioni del romanzo prese evidentemente dalla sinossi. Ed avevano usato anche le stesse parole della sinossi, quasi come un copia e incolla. Cosa voglio dire con questo? Che nella maggior parte dei casi è vero, non ti leggono. Forse ricordano il nome, ma se non ti hanno letto non hai niente da perdere inviando ancora. Magari trovi il momento adatto in cui hanno voglia e tempo di buttare l'occhio su quello che hai scritto e allora poi dipende tutto da te. Da quello che hai scritto e se quello che hai scritto piacerà o meno. Perché è inutile fare troppi giri. Il mercato, il testo commerciabile etc.etc. Se il tuo testo piace a chi lo legge, si pubblica. Se non piace, non si pubblica. E' quindi una terno al letto o meglio. Una puntata al Casinò. Tutto qui, come la vita.
  8. gierre13

    Scrivere

    Cosa aiuta la scrittura... domanda intensa. E cosa l'arricchisce. Penso che siano le esperienze di vita ad aiutare la scrittura. Allo stesso modo sono sempre le esperienze ad arricchirla. Di qualunque cosa si parli, di mondi fantastici, di situazioni estreme o anche del quotidiano, c'è sempre in tutto ciò che scriviamo qualcosa che abbiamo vissuto. Non che avremmo voluto vivere, è diverso. Che abbiamo vissuto. E la scrittura la travisa, la trasforma, la plasma rendendola forma irreale seppur irreale non è. A volte senza nemmeno rendercene conto. Non credo che il mondo si possa immaginare. Tutto ciò che immaginiamo preleva sempre e comunque la sua linfa vitale dai ricordi. E' il nostro cervello che in fin dei conti è fatto così. Possiamo immaginare mondi lontani che non vedremo mai, Gli occhi della nostra mente tenderanno a raffigurarli con gli schemi che abbiamo, consapevoli o meno. Sì, in definitiva è il vissuto che alimenta la scrittura, almeno per me è così.
  9. gierre13

    L'editing è davvero utile?

    Sarò ancora all'antica, ma per me l'editing di un testo dovrebbe essere fatto dalla Casa Editrice che ha deciso di pubblicarlo. E dovrebbe essere interamente a carico dell'editore. Vedo invece una proliferazione di editor freelance, di agenzie letterarie, di singole persone che si offrono per darti una mano a editare il tuo testo. Una mano costosa però. Un aiuto che vale quasi oro e non per il beneficio che ne potrai ottenere. Proprio per il prezzo elevato che viene richiesto. Inoltre vorrei che mi si chiarisse bene il lavoro dell'editing. In pratica l'editing che viene offerto da molti freelance mi lascia perplesso. In pratica leggono il testo, compilano la solita scheda di valutazione su modello prestampato e poi si procede. E si procede, almeno così mi è sembrato di capire, annotando a lato del testo i consigli, le migliorie e gli spunti. Cioè si fanno pagare bene per scrivere quattro note dove dicono che così non va bene. E come dovrebbe essere fatto allora? Non te lo dicono. L'editor non può essere invasivo, per cui si danno soltanto degli spunti. All'autore poi il compito di pensare. Sinceramente fatto in questo modo, l'editing lo può fare chiunque. Anche uno studente di terza media. Ed infatti se si legge nelle referenze di molti editor freelance, quasi nessuno avrebbe titolo per farlo. Si tratta per lo più di lettori forti, o nel migliore dei casi, di altri autori che però non sono riusciti a pubblicare e si riciclano come esperti di editing. Cosa ne pensate? E in cosa dovrebbe davvero consistere il lavoro di editing professionale?
  10. gierre13

    Invii mirati agli editor delle CE

    Ci si dimentica una cosa fondamentale: le case editrici esistono solo in quanto esiste chi scrive. E' una specie di cogito ergo sum, inteso così: pubblico affinchè ricevo (i testi da pubblicare, ovviamente). Ma le cose più semplici diventano le più complesse, com'è costume italico. Gli editori non possono avere gente dedicata solo a scremare gli invii: costa troppo. Allora si usano gli agenti. Però gli agenti, che tanto fessi non sono, si fanno pagare. Dagli aspiranti scrittori per leggere i loro testi e poi dirgli di no e dagli editori, per piazzarli qualche cosa impubblicabile ma che viene però dall'estero o dall'autore già affermato per cui anche se non si venderà una cippa, i soldi li vogliono lo stesso. Perché il loro lavoro l'hanno fatto... oddio, ci sarebbe da obiettare, ma fa nulla. In sostanza l'editoria langue e allora i soldi li si recupera dappertutto. Dagli aspiranti autori che sono centinaia di milioni (almeno così millantano gli editori, ma visto che in Italia siamo circa 60 mln di persone, chissà da dove vengono tutti gli altri...), dagli agenti, dalle fiere del libro, e chi più ne ha più ne metta. I libri quindi non si vendono (e ci mancherebbe, chi vuoi che si compra le ciofeghe che vincono sin anche il Premio Strega) e i soldi girano lo stesso. Chissà. Magari un giorno qualche editore illuminato capirà che la strada più semplice per il successo è proprio quella della trasparenza. Disse Occam, filosofo dei tempi andati, se ci sono due modi di fare una cosa, uno semplice e l'altro difficile, la via più giusta è sempre quella più semplice. Banale, ma incredibilmente vero. Quindi se gli editori leggessero i testi che gli si invia, allora i libri si venderebbero. Lapalissiano, ma poco applicato. E si continua così... il naufragar m'è dolce in questo mare...
  11. gierre13

    E se poi con il tuo editor ci litighi?

    ...volevo dire: sono insicuro, ma perfezionista al massimo
  12. gierre13

    E se poi con il tuo editor ci litighi?

    @ophelia03 A chi lo dici! Anche io sono, ma perfezionista al massimo. Su di una frase, se non mi piace, posso passarci anche giornate a trovare la forma migliore. Se arriva qualcuno che la legge di sfuggita e mi dice di stravolgerla, vado in panico. Specialmente se non sono convinto che l'ha detto a ragion veduta, ma magari solo per giustificare il suo ruolo. Viceversa se mi da delle motivazioni e mi lascia il tempo di riflettere, gli faccio un monumento. E ascolto volentieri.
  13. gierre13

    E se poi con il tuo editor ci litighi?

    L'editing è fondamentale. Ho imparato con il tempo che essere seguiti da un editor è cosa buona e giusta. Mi chiedevo però se è necessario che oltre al rapporto professionale, debba affiancarsi anche quello umano. In pratica se l'editor ad esempio te lo scegli tu e non te lo assegna la CE, devi sceglierti quello che meglio si adatta a te. Io non credo di poter accettare qualcuno che si metta a correggermi il libro senza che ad esempio sia entrato nelle mie idee, nei miei ragionamenti. Che lo faccia in maniera asettica, solo perché è il suo lavoro. Magari il libro non gli piace e allora non è il caso nemmeno di iniziare. Allo stesso modo se invece l'editor è troppo invasivo e ti dice di riscrivere tutto, cerca di sovrapporsi e importi la Sua volontà, anche questo non mi andrebbe. L'editor dovrebbe essere una specie di alter ego. Qualcuno che ti assomiglia e che la pensa come te anche se è un'altra persona. Poi finisce che ci litighi, che non ti trovi d'accordo con i consigli che ti da. Si può litigare con un editor secondo voi? Litigare non in senso letterale, ovviamente. Senza tirarsi i manoscritti addosso, per intenderci...
  14. gierre13

    R. Vivian Literary Agency

    Faccio i miei complimenti e i migliori auguri a chi ha ottenuto risposta positiva e la rappresentanza da parte di questa agenzia. Con l'aggiunta di un grande in bocca al lupo. Io ho inviato due testi. Il primo mi fu detto, in pochissime righe, che era ben scritto ma che era un qualcosa di già visto, per nulla nuovo come tematica. Il secondo che era una bella storia, in grado di emozionare, ma che la scrittura esigeva ancora del lavoro. Da notare che nelle due righe di risposta ricevute c'erano ben due errori di grammatica... In due righe è una buona percentuale. Di conseguenza almeno per me nulla di fatto. Pazienza. La mia impressione è comunque positiva. L'agenzia risponde e legge i testi senza chiedere alcun compenso è questo sembra davvero fantascienza nel panorama delle agenzie letterarie italiane. Inoltre invia una risposta (non sempre) e fornisce un riscontro, anche se in due o al massimo tre righe stringate. La risposta è sì, oppure no. Non ci sono toni intermedi o fronzoli e appunti. Ho provato a dare uno sguardo a Linkedin, cosa che faccio sempre per capire e inquadrare meglio il personaggio. C'è il CV di Rita Vivian e leggendolo si capisce meglio chi è. Ha insegnato lettere. Si è poi trasferita all'estero sempre per insegnare con un contratto a tempo determinato perché immagino conosca molto bene le lingue. Poi ha lavorato per 10 anni in Marsilio. Attenzione però. Pare abbia lavorato più che come editor occupandosi di marketing e pubbliche relazioni. Questo spiegherebbe la rete di contatti che è riuscita a crearsi. Infine si è messa in proprio come ditta individuale. Di conseguenza l'impressione che traspare dal suo CV è che sia una buona affarista, una figura commerciale più che letteraria. E' solo una mia considerazione ovviamente. Credo in ogni caso che se lei ti segue e decide di rappresentarti, il contratto con una buona CE lo spunti di sicuro. Pare sia molto determinata, come tutti i commerciali del resto. Questa è la mia testimonianza. Spero possa essere utile.
  15. gierre13

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Mi ricorda i festival di Sanremo. Oppure Ballando con le stelle. Qualcuno ha fatto notare che Milly Carlucci dava lo stop al televoto agitando la busta dove dentro c'erano i nominativi delle coppie eliminate. E se la busta era stata già sigillata e la teneva in mano, quelli che votavano per ultimi, che cavolo votavano a fare? C'è il video su youtube, l'ho visto lì. Ballando con le stelle non lo seguo (e devo dire la verità non me ne pento poi tanto) Diciamo che tutto il mondo è paese e a voler pensar male si commette peccato. Però spesso si indovina.
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