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gierre13

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  1. gierre13

    Scrivere

    Cosa aiuta la scrittura... domanda intensa. E cosa l'arricchisce. Penso che siano le esperienze di vita ad aiutare la scrittura. Allo stesso modo sono sempre le esperienze ad arricchirla. Di qualunque cosa si parli, di mondi fantastici, di situazioni estreme o anche del quotidiano, c'è sempre in tutto ciò che scriviamo qualcosa che abbiamo vissuto. Non che avremmo voluto vivere, è diverso. Che abbiamo vissuto. E la scrittura la travisa, la trasforma, la plasma rendendola forma irreale seppur irreale non è. A volte senza nemmeno rendercene conto. Non credo che il mondo si possa immaginare. Tutto ciò che immaginiamo preleva sempre e comunque la sua linfa vitale dai ricordi. E' il nostro cervello che in fin dei conti è fatto così. Possiamo immaginare mondi lontani che non vedremo mai, Gli occhi della nostra mente tenderanno a raffigurarli con gli schemi che abbiamo, consapevoli o meno. Sì, in definitiva è il vissuto che alimenta la scrittura, almeno per me è così.
  2. gierre13

    L'editing è davvero utile?

    Sarò ancora all'antica, ma per me l'editing di un testo dovrebbe essere fatto dalla Casa Editrice che ha deciso di pubblicarlo. E dovrebbe essere interamente a carico dell'editore. Vedo invece una proliferazione di editor freelance, di agenzie letterarie, di singole persone che si offrono per darti una mano a editare il tuo testo. Una mano costosa però. Un aiuto che vale quasi oro e non per il beneficio che ne potrai ottenere. Proprio per il prezzo elevato che viene richiesto. Inoltre vorrei che mi si chiarisse bene il lavoro dell'editing. In pratica l'editing che viene offerto da molti freelance mi lascia perplesso. In pratica leggono il testo, compilano la solita scheda di valutazione su modello prestampato e poi si procede. E si procede, almeno così mi è sembrato di capire, annotando a lato del testo i consigli, le migliorie e gli spunti. Cioè si fanno pagare bene per scrivere quattro note dove dicono che così non va bene. E come dovrebbe essere fatto allora? Non te lo dicono. L'editor non può essere invasivo, per cui si danno soltanto degli spunti. All'autore poi il compito di pensare. Sinceramente fatto in questo modo, l'editing lo può fare chiunque. Anche uno studente di terza media. Ed infatti se si legge nelle referenze di molti editor freelance, quasi nessuno avrebbe titolo per farlo. Si tratta per lo più di lettori forti, o nel migliore dei casi, di altri autori che però non sono riusciti a pubblicare e si riciclano come esperti di editing. Cosa ne pensate? E in cosa dovrebbe davvero consistere il lavoro di editing professionale?
  3. gierre13

    Invii mirati agli editor delle CE

    Ci si dimentica una cosa fondamentale: le case editrici esistono solo in quanto esiste chi scrive. E' una specie di cogito ergo sum, inteso così: pubblico affinchè ricevo (i testi da pubblicare, ovviamente). Ma le cose più semplici diventano le più complesse, com'è costume italico. Gli editori non possono avere gente dedicata solo a scremare gli invii: costa troppo. Allora si usano gli agenti. Però gli agenti, che tanto fessi non sono, si fanno pagare. Dagli aspiranti scrittori per leggere i loro testi e poi dirgli di no e dagli editori, per piazzarli qualche cosa impubblicabile ma che viene però dall'estero o dall'autore già affermato per cui anche se non si venderà una cippa, i soldi li vogliono lo stesso. Perché il loro lavoro l'hanno fatto... oddio, ci sarebbe da obiettare, ma fa nulla. In sostanza l'editoria langue e allora i soldi li si recupera dappertutto. Dagli aspiranti autori che sono centinaia di milioni (almeno così millantano gli editori, ma visto che in Italia siamo circa 60 mln di persone, chissà da dove vengono tutti gli altri...), dagli agenti, dalle fiere del libro, e chi più ne ha più ne metta. I libri quindi non si vendono (e ci mancherebbe, chi vuoi che si compra le ciofeghe che vincono sin anche il Premio Strega) e i soldi girano lo stesso. Chissà. Magari un giorno qualche editore illuminato capirà che la strada più semplice per il successo è proprio quella della trasparenza. Disse Occam, filosofo dei tempi andati, se ci sono due modi di fare una cosa, uno semplice e l'altro difficile, la via più giusta è sempre quella più semplice. Banale, ma incredibilmente vero. Quindi se gli editori leggessero i testi che gli si invia, allora i libri si venderebbero. Lapalissiano, ma poco applicato. E si continua così... il naufragar m'è dolce in questo mare...
  4. gierre13

    E se poi con il tuo editor ci litighi?

    ...volevo dire: sono insicuro, ma perfezionista al massimo
  5. gierre13

    E se poi con il tuo editor ci litighi?

    @ophelia03 A chi lo dici! Anche io sono, ma perfezionista al massimo. Su di una frase, se non mi piace, posso passarci anche giornate a trovare la forma migliore. Se arriva qualcuno che la legge di sfuggita e mi dice di stravolgerla, vado in panico. Specialmente se non sono convinto che l'ha detto a ragion veduta, ma magari solo per giustificare il suo ruolo. Viceversa se mi da delle motivazioni e mi lascia il tempo di riflettere, gli faccio un monumento. E ascolto volentieri.
  6. gierre13

    E se poi con il tuo editor ci litighi?

    L'editing è fondamentale. Ho imparato con il tempo che essere seguiti da un editor è cosa buona e giusta. Mi chiedevo però se è necessario che oltre al rapporto professionale, debba affiancarsi anche quello umano. In pratica se l'editor ad esempio te lo scegli tu e non te lo assegna la CE, devi sceglierti quello che meglio si adatta a te. Io non credo di poter accettare qualcuno che si metta a correggermi il libro senza che ad esempio sia entrato nelle mie idee, nei miei ragionamenti. Che lo faccia in maniera asettica, solo perché è il suo lavoro. Magari il libro non gli piace e allora non è il caso nemmeno di iniziare. Allo stesso modo se invece l'editor è troppo invasivo e ti dice di riscrivere tutto, cerca di sovrapporsi e importi la Sua volontà, anche questo non mi andrebbe. L'editor dovrebbe essere una specie di alter ego. Qualcuno che ti assomiglia e che la pensa come te anche se è un'altra persona. Poi finisce che ci litighi, che non ti trovi d'accordo con i consigli che ti da. Si può litigare con un editor secondo voi? Litigare non in senso letterale, ovviamente. Senza tirarsi i manoscritti addosso, per intenderci...
  7. gierre13

    R. Vivian Literary Agency

    Faccio i miei complimenti e i migliori auguri a chi ha ottenuto risposta positiva e la rappresentanza da parte di questa agenzia. Con l'aggiunta di un grande in bocca al lupo. Io ho inviato due testi. Il primo mi fu detto, in pochissime righe, che era ben scritto ma che era un qualcosa di già visto, per nulla nuovo come tematica. Il secondo che era una bella storia, in grado di emozionare, ma che la scrittura esigeva ancora del lavoro. Da notare che nelle due righe di risposta ricevute c'erano ben due errori di grammatica... In due righe è una buona percentuale. Di conseguenza almeno per me nulla di fatto. Pazienza. La mia impressione è comunque positiva. L'agenzia risponde e legge i testi senza chiedere alcun compenso è questo sembra davvero fantascienza nel panorama delle agenzie letterarie italiane. Inoltre invia una risposta (non sempre) e fornisce un riscontro, anche se in due o al massimo tre righe stringate. La risposta è sì, oppure no. Non ci sono toni intermedi o fronzoli e appunti. Ho provato a dare uno sguardo a Linkedin, cosa che faccio sempre per capire e inquadrare meglio il personaggio. C'è il CV di Rita Vivian e leggendolo si capisce meglio chi è. Ha insegnato lettere. Si è poi trasferita all'estero sempre per insegnare con un contratto a tempo determinato perché immagino conosca molto bene le lingue. Poi ha lavorato per 10 anni in Marsilio. Attenzione però. Pare abbia lavorato più che come editor occupandosi di marketing e pubbliche relazioni. Questo spiegherebbe la rete di contatti che è riuscita a crearsi. Infine si è messa in proprio come ditta individuale. Di conseguenza l'impressione che traspare dal suo CV è che sia una buona affarista, una figura commerciale più che letteraria. E' solo una mia considerazione ovviamente. Credo in ogni caso che se lei ti segue e decide di rappresentarti, il contratto con una buona CE lo spunti di sicuro. Pare sia molto determinata, come tutti i commerciali del resto. Questa è la mia testimonianza. Spero possa essere utile.
  8. gierre13

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Mi ricorda i festival di Sanremo. Oppure Ballando con le stelle. Qualcuno ha fatto notare che Milly Carlucci dava lo stop al televoto agitando la busta dove dentro c'erano i nominativi delle coppie eliminate. E se la busta era stata già sigillata e la teneva in mano, quelli che votavano per ultimi, che cavolo votavano a fare? C'è il video su youtube, l'ho visto lì. Ballando con le stelle non lo seguo (e devo dire la verità non me ne pento poi tanto) Diciamo che tutto il mondo è paese e a voler pensar male si commette peccato. Però spesso si indovina.
  9. gierre13

    Ho una storia ma non so scrivere!

    Benvenuta nel mondo dell'editoria e della scrittura. Io personalmente non cercherei mai un ghost-writer. Perché dargli la tua idea e fare in modo che sia lui a svilupparla? Seppur con la tua firma, ovviamente. Penso che il consiglio che ti abbiano dato quasi tutti in precedenza sia quello giusto. Ovvero scrivila tu la storia. Sviluppa il testo e "sporca" la carta se così può dire. Dopo puoi rivolgerti a un editor. Lui valuterà, ti suggerirà etc.etc. L'editor però è un professionista per cui dovrai dargli un compenso. Secondo me è meglio pagare qualcuno che rivede il testo assieme a te piuttosto che qualcuno che te lo scrive. L'unico che non devi mai pagare è l'editore. Ricorda questo, perché è una cosa fondamentale.
  10. gierre13

    Perché all'autore esordiente non si perdona nulla?

    @cheguevara Quoto ciò che hai detto. Sfatiamo il luogo comune che l'autore è sempre cattivo, poco preparato, invadente etc. etc. e che non rispetta le CE. Valutare se un'opera rientra nei criteri minimi di pubblicazione per chi è addentro al settore necessita di pochi minuti e poche pagine lette. Quindi non è il tempo che manca ma la volontà. Diciamo che esistono canali preferenziali per cui l'opera verrà presa almeno in considerazione a prescindere dal suo valore intrinseco, che è cosa comunque molto soggettiva. Non sempre è così ma molte volte si, almeno questo è il mio pensiero. Secondo me ripeto non esistono i buoni e i cattivi. Gli autori sono i cattivi e gli editori poverini sono vittime dei cattivi autori che li tartassano. Una CE senza autori non è una CE. Non avrebbe ragione di esistere. Quindi se vogliono essere rispettate dagli autori (che sono anche lettori perché le figure sono inscindibili - mamma mia che parola complicata che ho trovato) rispettino anche loro. E così vissero tutti felici e contenti. Una sola considerazione polemica (per scherzare ovviamente)... Utilizzate meno anisocronia almeno nei commenti, perché il ritmo di alcuni commenti è così lento che si fa fatica a leggerli per intero. Se ti vuoi far leggere, il lettore deve arrivare in fondo alla storia (al commento in questo caso) con maggiore rapidità. E con questo sono pronto a essere trafitto dalle freccette rosse. :-)
  11. gierre13

    Perché all'autore esordiente non si perdona nulla?

    Mi sono documentato su Wikipedia: L'anisocronia è una tecnica utilizzata in letteratura e consiste nella diversa distribuzione del tempo nel racconto. Il processo inverso si chiama isocronia. L'anisocronia è un processo che modifica il ritmo e la velocità della narrazione e che regola la relazione fra il tempo storia narrata (intesa in termine di durata: minuti, ore, giorni) e l'estensione del testo (inteso come numero di pagine). Per esempio in un racconto il narratore potrebbe voler dare molto spazio in numero di pagine ad un evento che copre un lasso di tempo di pochi giorni e poche righe ad eventi che ricoprono in durata degli anni. Questa tecnica è usata per evidenziare la differenza di percezione fra tempo effettivo e tempo proprio. Le anisocronie potrebbero definirsi effetti di ritmo. Si possono trovare in un testo tre tipi di anisocronie: Il sommario, dove il tempo della storia è maggiore del tempo del discorso; La scena, in cui il tempo della storia coincide col tempo del discorso; L'analisi, nella quale il tempo della storia è inferiore al tempo del discorso. Dall'alternanza di questi 3 effetti, si riesce a modulare il ritmo del racconto, rallentandolo, ravvivandolo, o bloccandolo. Mi diverte che pur non sapendo il nome è un qualcosa che ho sempre utilizzato.
  12. gierre13

    Perché all'autore esordiente non si perdona nulla?

    @Renato Bruno Esordisci dicendo che tutto si imposta sulle colpe degli altri e poi, senza aver letto i commenti, dai comunque la colpa a qualcuno? Scherzo ovviamente... Nessuno da la colpa agli editori brutti e cattivi o tanto meno agli esordienti o scrittori che dir si voglia ansiosi di scrivere e magari brutti e cattivi anche loro. Non c'è colpa di nessuno, secondo me. Qualche luogo comune da sfatare forse, quello sì. Il mondo editoriale è bello proprio per questo. Si cresce poco alla volta, si matura nel tempo e se poi se questa crescita è avvenuta i frutti si raccolgono. Del resto il rifiuto c'è dovunque, anche se presenti il curriculum per fare il cassiere alla DESPAR. Poi magari impari meglio a far di conto e se non ti assume la DESPAR vai alla CONAD dove ci sono persone oltre cose (oddio...io il cassiere che mi aiuta a caricare la spesa in macchina o che aiuta mia moglie a partorire non l'ho mai incontrato però) In ogni caso quoto pienamente ciò che hai detto "la scrittura ci rappresenta, nel bene o nel male". E ti dirò...sono molto più ottimista di un tempo e penso anche io che se metti tutto te stesso e il tuo impegno in qualcosa, qualunque cosa sia, ci riesci.
  13. gierre13

    Perché all'autore esordiente non si perdona nulla?

    @Ospite mi fai dire cose che non ho detto. Non ho detto che la scrittura non ha regole. Ho solo detto che io come lettore preferisco le storie allo stile. Leggo più volentieri una bella storia scritta con uno stile non eccelso che una storia banale scritta in maniera stupenda. È un mio parere e visto che il libro lo devo leggere io, compro e leggo quello che mi piace. Tutto qui.
  14. gierre13

    Perché all'autore esordiente non si perdona nulla?

    @Fraudolente Quello che tu dici lo aveva già detto Snoopy scrittore negli anni 60: Gentile autore La ringraziamo di averci inviato il suo manoscritto. Ci duole in maniera profonda dirle che però non possiamo pubblicarlo. Pur tuttavia ci sentiamo anche di aggiungere che in fin dei conti... non ci duole poi così tanto. Cordiali ed affettuosi saluti
  15. gierre13

    Perché all'autore esordiente non si perdona nulla?

    @Ospite non penso che le belle storie contini poco. Penso che quello che tu dici sia molto soggettivo. Sono cose che pensi tu, altri potrebbero pensarla in maniera differente. Ed è una fortuna questa, sia in campo letterario che no. @Fraudolente sono d'accordo con te. Le recensioni dure, brusche aiutano a crescere meglio dei rifiuti melliflui e infarciti di frasi belle e finti complimenti. Basta che queste recensioni siano vere e non preconfezionate. Alcune delle stroncature più forti che ho preso hanno generato la voglia di scrivere ancora e di ottenere buoni risultati.
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