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Alexmusic

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  • Compleanno 3 ottobre

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  • Genere
    Uomo
  • Provenienza
    Italia - Provincia di Varese
  • Interessi
    Lettura, scrittura, musica, politica, sociologia, psicologia, tennis (praticante), scacchi (idem), cucina, fai da te (...E non fate battute!).

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  1. La breve vita infelice della signorina Modifica

    Ringrazio @ziosaima per i complimenti. E ringrazio anche @Andrea28 , il quale, oltre ai complimenti, ha mosso una sacrosanta critica di coerenza all'interno del racconto. Ridico a lui quel che ho già detto ad altri: si stratta di una storia palesemente surreale, che parte da presupposti altrettanto surreali. Solo gli elementi che vi ho seminato, per renderla quasi credibile, ma solo quasi, possono considerarsi verosimili. Credo infine che @Adelaide J. Pellitteri (alla quale pure porgo i miei ringraziamenti) abbia centrato in pieno lo spirito del racconto: Considerato il mio carattere, nei panni della sventurata signorina, avrei infilato la mano nel foro dello sportello, afferrato per il bavero l'impiegato, strattonandolo verso di me con forza, fino a fargli sbattere la faccia più e più volte contro il vetro. Credetemi: in più di un'occasione, e per ragioni meno gravi, sono stato lì lì per farlo.
  2. La breve vita infelice della signorina Modifica

    A due anni di distanza dalla pubblicazione su questo forum, ho riproposto questo racconto su facebook, ricevendo ancora messaggi, in primis da chi non l'aveva ancora letto, con commenti molto contrastanti, tra il divertito, il commosso e il deluso. Mi è sembrato comunque giusto ricordare il doloroso anniversario della scomparsa della signorina Cita Modifica, la quale anche se non più fisicamente presente tra noi, resta viva nei nostri cuori (nel mio, di certo) ogni qualvolta, nello scrivere un post, la vedo lì, in basso a sinistra, a ricordarmi la crudeltà e l'insensibilità del genere umano .
  3. Infodump e Spiegone

    @Fraudolente Intervengo qui nella mia veste di autore, dopo aver aperto questa discussione come editore, perché non è detto che noi siamo sempre esenti dagli errori che poi rimproveriamo agli altri, anzi... Gli editor esistono apposta per ricordarci la massima di Esopo, secondo la quale gli uomini viaggiano con il fardello di due borse: davanti portano quella dei difetti altrui, sulla schiena, e perciò impossibilitati a scorgerli, quella dei propri. Tra tutti i vari interessantissimi interventi che si sono succeduti, ho scelto quelli di @Marcello e di @gecosulmuro, perché sono quelli che come "scrittore" (virgolette indispensabili) di romanzi storici mi riguardano più da vicino. Dopo attenta riflessione, infatti, mi sono reso conto che chi si approccia a questo genere può, anzi deve, tranquillamente tenersi alla larga dall'infodump; ma non può evitare più di tanto lo spiegone. L'unica cosa che può fare è inserirlo nel giusto contesto, spezzandolo, diluendolo e rendendolo più digeribile. Nel mio primo romanzo ho pertanto applicato, pur non conoscendo ancora né lui né questo forum, i consigli di @Marcello. Tutto sommato, a parte le critiche di un professore di storia, il quale mi ha accusato di essere in alcuni punti un po' troppo didascalico, la maggior parte dei lettori mi ha espresso il suo apprezzamento, per averli "illuminati" su un periodo a loro piuttosto sconosciuto. E qui mi riallaccio all'intervento di @gecosulmuro, il quale giustamente fa notare come nell'Ottocento alcune descrizioni super accurate avevano un loro preciso scopo e quindi un senso. Oggi, per esempio, dopo decenni di film sui pirati, nessuno si sognerebbe di descrivere un galeone nei minimi dettagli, dal fondo della stiva alla punta del pennone, perché tutti ne abbiamo visto uno almeno una volta in un film, perfino il sottoscritto, che soffre il mal di mare anche al cinema. Ma è altrettanto vero che, con lo sviluppo quasi abnorme della nostra memoria visiva, di pari passo è scemata la nostra memoria logica e organizzativa, quella cioè che ci fa porre nella loro giusta collocazione temporale e geografica gli eventi. Tanto per rimanere in tema di pirati, insomma, quando si sente parlare di loro tutti pensano a quelli dei film disneyani, ben pochi a quelli sconfitti da Pompeo ai tempi del triumvirato o a quelli adriatici di @Fraudolente . C'è solo un aggettivo che attualmente in Italia potrebbe definire l'ignoranza storica generale: mostruosa. Ecco perché lo spiegone, all'interno di un romanzo storico, oggi mi pare più che giustificato. Possiamo trasformarlo in spieghetto, al limite, ma mai evitarlo del tutto. E se alla fine ci definiranno didascalici, poco male: vorrà dire che, da bravi διδάσκαλοι, avremo svolto noi un lavoro che oggi la scuola non pare più in grado di svolgere.
  4. Orangwaltz

    Caro @AndC , cosa dirti? Sono quasi commosso dalla tua recensione, che ho apprezzato in toto, critiche comprese. Rispondo solo a un paio, non tanto per difendermi, ché non mi pare il caso, quanto per precisare. Comincio dal fondo. No, diciamo proprio che poteva, e forse doveva, esser curato non leggermente, ma molto di più. Non l'ho fatto non perché non ci credessi fino in fondo, ma semplicemente per la fretta e forse anche perché, quando mi viene lo sghiribizzo di scrivere simili follie, se mi fermo troppo a riflettere, va a finire che non le posto più. Certo, se un giorno decidessi di inserirlo in qualche raccolta, sarebbe mia premura rivederlo, tenendo conto dei preziosissimi consigli che tu e gli altri utenti mi avete fornito. Discorso turpiloquio. E' vero, per rendere il racconto fruibile anche dai bambini, quelle parolacce andrebbero eliminate e non escludo di farlo in futuro... Tuttavia, se hai avuto a che fare con i piccoli, saprai che spesso ne dicono di tutti i colori. Ciò non toglie che spetta a noi adulti dare il buon esempio, evitando di usarle a sproposito o non usandole affatto. Sono davvero contento che, difetti a parte, tu abbia apprezzato il racconto, ma sono ancora più contento che la banda del Writer's Dream si arricchisca di un nuovo musicista. A presto.
  5. L'inarrestabile crescita del Self publishing

    Assolutamente d'accordo. Qualcuno afferma che ne avesse addirittura sette, ma è un'informazione che non sono in grado di confermare o di smentire. Di sicuro Ken Follet, oltre a tutti i suoi quotatissimi consulenti storici, per l'ultimo romanzo di editor ne ha avuti sei e li ha ringraziati, citandoli uno per uno.
  6. Sibrium

    Dopo la pagina facebook, creata subito dopo la pubblicazione, finalmente mi sono deciso ad aprire anche un sito internet. E' ancora incompleto, ma con l'andar del tempo sono certo di poterlo migliorare, magari grazie anche ai suggerimenti che vorrete elargirmi. Allo scopo, vi invito a dare un'occhiata. E' cambiato anche il link all'acquisto. Per chi invece volesse saperne di più, riguardo alla vecchia edizione, il link è rimasto invariato.
  7. L’idea di Pennac funzionerebbe in Italia?

    Ringrazio tutti voi per i vostri interventi, tutti molto interessanti e con punti di vista diversi e stimolanti. Però, se permettete, vorrei riportare la discussione sulla sua iniziale vena tragica. Sì, avete letto bene: tragica. Qui, signori miei, non si tratta di decidere cosa sia meglio proporre ai nostri ragazzi per invogliarli alla lettura: ovvio che un Bradbury possa avere più appeal, rispetto a un Verga e che, costretti ad affrontare il secondo, i racconti sono più digeribili dei Malavoglia. Qui però si tratta di accettare il fatto che la stragrande maggioranza degli studenti legga qualsiasi cosa, biglietti Atm compresi, come un balbuziente, con tutto il rispetto dovuto a chi è effettivamente afflitto da tale difetto. Qui non si tratta più di letteratura, credetemi, ma di sopravvivenza della civiltà. Com'è accidenti possibile che a un ragazzo si diano da studiare tre, quattro o più pagine di storia, e altrettante di geografia o di scienze, se ci metterà più di mezz'ora, quando va bene, per leggersene una e male, per giunta? Quale sarà il risultato? Che ci capirà poco o nulla e che non le studierà. Però troverà comunque il tempo di andare su facebook, dove sarà sempre in grado di leggersi i titoli dei post, non certo il contenuto e men che meno i pochi commenti intelligenti. Così, visto che la storia e la geografia non le ha studiate, troverà qualcuno pronto a convincerlo che in fondo Mussolini, Hitler o Stalin erano persone per bene, che il mare in Umbria è bellissimo, e perché no, visto che non ha studiato nemmeno scienze, che i vaccini sono una gran cavolata e provocano l'autismo, parola di cui però ignora il significato. Giunto alla maggiore età, sarà pronto per votare e, forte della propria cultura e del proprio sagace spirito critico, voterà politici che, non appena uscito dalla cabina elettorale, definirà ladri e corrotti. Davvero non è il caso di preoccuparsi? Non sarebbe forse il caso di imporre un "minimo sindacale" di livello di lettura a chi esce dalla scuola?
  8. L’idea di Pennac funzionerebbe in Italia?

    Sì, ma in quale nazione? In quella dove, proprio ieri, i genitori corrono a scuola a picchiare un professore, dopo che il figlio li aveva chiamati in soccorso col telefonino? La verità è che la mancanza di rispetto nei confronti della cultura, e degli insegnanti che la rappresentano, non è più un fenomeno sporadico, limitato solo ad alcune realtà sociali "degradate", ma una vera e propria tendenza condivisa a tutti i livelli. P.S. Per il titolo non c'è problema. Non faccio il poeta (e nemmeno il rapper, grazie al cielo) e non vado in cerca della rima a tutti i costi. Potrei suggerire F.P. , lasciando agli utenti del forum il compito di completare le iniziali in base alla propria immaginazione... ma lasciamolo pure così. Concordo in pieno. E aggiungerei, per meglio specificare, "uno dei fattori più importanti e allo stesso tempo più sottovalutati".
  9. L’idea di Pennac funzionerebbe in Italia?

    No, non lo sono. Se lo fossi, a quest'ora sarei già stato ucciso, avrei ucciso, oppure sarei diventato santo. Ritengo le prime due ipotesi più probabili rispetto alla terza. Pur non essendo un insegnante, ho collaborato ad alcuni laboratori teatrali, dove, prima di recitare, era ovviamente indispensabile leggere il testo: sono inorridito. Poi ho organizzato dei laboratori di ricerca storica, che dovevano portare alla realizzazione di alcuni semplici racconti. Lì avevamo a che fare con classi di quinta elementare e prima media, ma per trovare cinque persone su cinque classi, che alla fine dell'anno ne leggessero almeno uno ad alta voce, abbiamo dovuto faticare parecchio. Infine, alcune amici e amiche, conoscendo la mia passione per la scrittura, ogni tanto mi pregano di aiutare i loro figli e quando, alla soglia degli esami di terza media, io tiro fuori la parola "tema", costoro credono che mi stia riferendo allo sfondo del desktop o a quello del loro smartphone, dal quale non si separano mai, nemmeno quando devono studiare o fare i compiti o devono scappare al cesso... anzi, in tal luogo pare che questo accessorio sia più indispensabile della carta igienica. Insomma, in otto anni di scuola, nessuno ha mai chiesto loro di mettere in ordine i loro pensieri e di trasferirli su un foglio. Non leggono più neanche i fumetti, perché sottoposti a un incessante bombardamento televisivo di altro genere, e il più intellettuale tra loro qualche volta, ma di rado, sfoglia un libro della serie "Diario di una schiappa". Ma, tranquilli: non ha alcuna intenzione di leggerlo per intero. Dite che non è il caso di preoccuparsi e che comunque viviamo nel migliore dei mondi possibili?
  10. L’idea di Pennac funzionerebbe in Italia?

    Spero di aver postato la discussione nella sezione giusta, ma soprattutto spero che i moderatori non mi censurino il titolo: perdonatemi, ma la tentazione di una simile rima, per giunta tra due lingue così diverse, era troppo forte e troppo adatta all'argomento che intendo trattare, per provare a resisterle. Ho appena finito di guardare un video in cui Daniel Pennac, nel corso di una conferenza, difende a spada tratta la sua celebre frase "il verbo leggere non sopporta l'imperativo". Le sue argomentazioni sono logiche e difficilmente attaccabili, da ogni punto di vista; ma, chissà perché, alla fine del suo discorso, è rimasta in me una sgradevole sensazione di delusione, come quella che proviamo quando ci viene fatto un torto. Facile, mi son detto, pontificare sull'inutilità delle imposizioni culturali, quando vieni da una nazione dove tutti, ragazzi compresi, leggono in media quattro volte di più di quanto non si legga in Italia! Tornando al titolo, sia ben chiaro che non intendo invitare nessuno, tanto meno me stesso, a prenderlo alla lettera, a prescindere dai propri gusti o tendenze sessuali. Vi dirò di più: a me Pennac sta pure simpatico, umanamente, prima ancora che come scrittore. Volevo solo mandarlo a quel paese per quella sua specifica affermazione. Anzi, invece che mandarlo a quel paese, lo porterei nel nostro di Paese, ma non a un convegno di intellettuali, no... lo porterei in una qualsiasi classe di terza media (oggi si chiamano primarie di secondo grado), per fargli constatare di persona, senza bisogno di interpreti, che almeno il 70 per cento degli studenti non è in grado di leggere, non dico un brano di letteratura, ma qualsiasi frase con un minimo di scorrevolezza: sono a un livello inferiore di quello in cui si trovavano i loro nonni in terza elementare. Davvero per questi ragazzi noi non dobbiamo usare l'imperativo "leggi!"? Se fossi maligno, direi che la cosa di certo farebbe comodo ai francesi, che così, oltre che per spaghetti, pizza e mandolini, potrebbero tranquillamente, e non senza motivo, continuare a prenderci in giro per la nostra ignoranza. Ma non lo sono. Dico solo che un rimedio per questa situazione, che non sia quello di legarli tutti alla sedia come dei novelli Alfieri, e nemmeno quello di prenderli a calci nel sedere (perché così poi avrebbero uno scusa in più per non sedersi), alla fine dovremo pure trovarlo. L'alternativa sarà la scomparsa del nostro patrimonio culturale, prima, e della nostra stessa civiltà, poi, grazie alla supremazia intellettuale di popoli che Pennac magari manco lo conoscono. O se lo conoscono, di certo si guardano bene dal seguirne i dettami e ai figli ordinano senza tanti complimenti "Leggi! Studia! Impara!". E ora, se permettete, mi levo la benda dagli occhi e affronto, petto in fuori, la fucilazione delle vostre risposte.
  11. L'inarrestabile crescita del Self publishing

    @Niko Santo subito.
  12. L'inarrestabile crescita del Self publishing

    Analisi forse prolissa, come dici tu @Aljena, ma di certo molto esaustiva, perché tocca un po' tutti i punti di questa delicata questione e per ciascuno trova una spiegazione plausibile. Forse, sempre stando a quanto affermi, sei più lettrice che scrittrice, ma credo tu ti riferisca ai romanzi in generale, perché in fatto di saggi divulgativi a carattere sociologico credo tu possa avere un futuro . Rilevo sono una piccola contraddizione nel tuo discorso, quando usi l'espressione Visto che, l'hai fatto notare benissimo pure tu, in Italia sono più le persone che scrivono rispetto a quelle che leggono, immagina cosa accadrebbe se non ci fosse nemmeno questa selezione! Figurati quale disastro culturale si verificherebbe, se davvero ci fossero editori che pubblicano senza filtri il 90% del materiale che gli arriva... E pensa che qualcuno ha già minacciato di sganciare questa boiata atomica anche dalle righe di questo forum, difendendone per giunta a spada tratta l'alto valore morale. No, grazie. Per sparare cazzate ad alzo zero esistono già facebook e tutti gli altri social network, che perlomeno hanno due pregi: 1) Smascherare in modo definitivo e senza appello, nero su bianco, l'imbecillità di certi individui, che fino a qualche anno le loro scemenze le pronunciavano solo a denti stretti al bar, prima di bere, e a voce alta e biascicante, dopo aver bevuto. 2) Strapparci ogni tanto qualche sorriso, in mezzo alla desolante constatazione del basso livello d'istruzione del nostro Paese. E a tal proposito, mi par giusto stemperare l'asprezza della polemica con questa immagine, che ho scovato in rete
  13. Raggiungere gli scaffali!

    Parole sante: meglio essere grandi nel piccolo, che piccoli nel grande. I risultati migliori io li ho ottenuti proprio grazie alla piccole librerie e, perché no, grazie anche alle cartolerie o alle edicole, che sapevano cosa proporre al cliente. La stessa politica ora la stiamo portando avanti con la nostra neonata casa editrice e anche in questo caso, nonostante abbiamo appena cominciato il nostro cammino, i risultati cominciano ad arrivare.
  14. "Avere o Essere" di Erich Fromm

    Ti ringrazio per l'apprezzamento. In molti, nel periodo in cui Eric Fromm era popolare, credevamo che il suo messaggio avrebbe davvero potuto bucare il muro di una società dedica quasi unicamente al profitto e al possesso; ma eravamo ancora troppo giovani e inesperti della vita, per sapere che tutti i profeti di verità, lui compreso, predicano quasi sempre nel deserto. L'aurea via di mezzo auspicata da Fromm tra un capitalismo sfrenato e senza scrupoli e un socialismo cosiddetto "reale", che di reale non aveva un bel niente, è svanita: il secondo tipo di società è stato spazzato via dalla storia e il primo ne ha approfittato per diventare ancor più sfrenato e ancor più senza scrupoli.
  15. Un brutto inizio

    Scrivere è stato per diverso tempo il mio lavoro. Come giornalista scrivevo per radio, televisioni e alcuni quotidiani locali, oltre a essere corrispondente ANSA della mia zona. Col tempo ho imparato a correggere molti dei miei piccoli e grandi difetti, eppure fino a quando non sono approdato qui nel WD non mi sono reso conto di quanto disturbassero la lettura gli avverbi con desinenza in "ente": ci sono voluti i commenti ai miei primi racconti, per farmelo capire. Alle ripetizioni, anche a distanza di parecchie righe, o alle brutte assonanze ho sempre cercato di prestare attenzione, anche perché molti dei miei articoli dovevano poi esser letti ad alta voce, da me o da qualcun altro. A quei maledetti avverbi però non facevo caso. La colpa sarà stata forse dell'enfasi che spesso riescono a dare a una notizia, che, diciamocelo chiaramente, senza di loro risulterebbe un po' ... insipida! Sì, credo proprio che il paragone con il sale sia forse quello più azzeccato: quando un piatto non ci riesce molto saporito, crediamo di risolvere tutto aggiungendo più sale. Pure con la scrittura succede così. La frase sa di poco? Aggiungiamoci un po' di avverbi! Il risultato alla fine è tuttavia spesso disastroso, sia in un caso, sia nell'altro. Nel rivedere il mio primo romanzo, perciò, ho messo in atto una vera e propria "strage degli innocenti" e li ho tagliati senza pietà, arrivando a guadagnare qualche pagina in meno. Non credo comunque che sia sempre il caso di mettere in atto un a caccia alle streghe: non demonizziamoli, insomma, ma utilizziamoli "cum grano salis". Certo che, per quando riguarda il caso citato da @Fraudolente , almeno nell'incipit un po' più di attenzione sarebbe sicuramente stato il caso di prestarla...
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