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Alexmusic

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    Aporematicos
  • Compleanno 3 ottobre

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  • Genere
    Uomo
  • Provenienza
    Prov. Varese
  • Interessi
    Lettura, scrittura, musica, politica, sociologia, psicologia, tennis (praticante), scacchi (idem), cucina, fai da te (...E non fate battute!).

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  1. Alexmusic

    Numero di file per invio manoscritto

    Come dice sempre il mio buon amico Pino, "ognuno ha il suo modo": frase di grandissima saggezza, tanto che avevo perfino pensato di intitolarci un libro di filosofia spicciola. Noi in redazione, per esempio, corriamo subito a leggere le prime righe del testo, poi (forse) la sinossi, poi (forse forse) la biografia e poi, mi correggo, mai un eventuale palmares di vittorie nei concorsi. La ragione di questa sequenza immagino sia ben chiara a tutti. Non credo comunque che nessun editore ignorerà mai il tuo romanzo solo perché hai spedito sinossi e biografia a parte, anche perché, come giustamente ha detto @FranCorvo , l'importante per evitare confusione è averli spediti in un'unica mail.
  2. Alexmusic

    Cosa definisce un libro " un buon libro "?

    La scrittura, prima di essere una forma d'arte, è una forma di comunicazione. Un libro pertanto deve essere innanzitutto comprensibile: la storia o il messaggio che l'autore aveva in mente deve giungere forte e chiaro al lettore. Vero è che per la stessa opera possono esistere diverse chiavi di lettura, ma quando queste iniziano a diventare troppe, il mio sospetto è che più che a un capolavoro ci si trovi di fronte a un gigantesco bluff, osannato e osannabile quanto si vuole, ma pur sempre un bluff. Archiviata la pratica "comprensione", sulla quale moltissimi autori, soprattutto esordienti, naufragano, si passa alla pratica "emozione". Un buon libro deve infatti anche, o soprattutto, suscitare un certo turbamento, in positivo e/o in negativo, nell'animo di chi legge, soprattutto se si tratta di un romanzo; ma io mi spingo a dire che perfino un saggio, se contiene concetti e ragionamenti davvero originali e interessanti, potrebbe riuscirci. Quando hai finito di leggerlo, il tuo spirito, poco o tanto, deve essere cambiato. Da ultimo la questione "stile", ovvero il modo in cui concretamente ciascun autore raggiunge i suddetti obiettivi. Ovvio che su questo punto i gusti cominciano a divergere e a separarsi in maniera piuttosto netta. Se però il tuo scopo, caro @EscoPocoParloMeno , è quello di leggere buoni libri anche allo scopo di migliorare la tua scrittura, il mio consiglio è quello di tenerti alla larga, almeno all'inizio, dagli scrittori che adoperano stili piuttosto ricercati: il rischio scimmiottamento è molto elevato.
  3. Alexmusic

    Cosa definisce un libro " un buon libro "?

    Ciao, @EscoPocoParloMeno . Tempo fa avevo aperto una discussione sul tema, che era stata molto commentata, anche se, più che di buoni libri, si parlava del concetto di capolavoro. Mutatis mutandis, però, credo ti possa aiutare a farti un'idea. Eccola qui.
  4. Alexmusic

    Innamorarsi del proprio romanzo

    No, @Annabel , è facilissimo. L'innamoramento è frutto dell'istinto e ci accomuna al resto del mondo animale. Non ha una spiegazione logica, ma scientifica: è il tributo che inconsciamente ognuno di noi prima o poi deve pagare alla necessità di riprodursi. Fin dagli albori della civiltà, in special modo dal romanticismo in poi, questa inevitabile follia, che a volte produce danni irreparabili, è stata caricata di una serie di sovrastrutture letterarie e artistiche per lodarla, esaltarla, maledirla, compiangerla o spiegarla, ma istinto era e istinto rimane. Gli impulsi all'innamoramento hanno sede in una precisa parte del cervello, l'amigdala, presente anche negli animali inferiori, e sono scientificamente misurabili, così come gli effetti finali che tale stato produce, positivi o negativi che siano. L'amore invece è sempre frutto di una scelta ed è una prerogativa riservata agli esseri umani, non a tutti, purtroppo. Può essere considerato come il più nobile dei sentimenti, ma a differenza dell'innamoramento, o di altri stati d'animo, non fa a pugni con la ragione, perché è figlio della ragione. Non a caso Erich Fromm lo considera un'arte, perché come tutte le arti, oltre alla passione, richiede impegno, sacrificio, studio e la capacità di imparare dai propri fallimenti. La confusione tra innamoramento e amore, problemi materiali a parte, è di certo la principale causa dell'infelicità umana, anche se, bisogna ammetterlo, a livello artistico ha prodotto i più grandi capolavori. Quindi, signore e signori miei, per concludere, amate il vostro romanzo, ma non innamoratevene. Perché nel primo caso sarete in grado di ammettere, se dovessero farvelo notare, di aver scritto una schifezza o una mezza schifezza; nel secondo lo difenderete a spada tratta, contro tutti e contro tutto, proprio come fanno gli innamorati quando perdono la testa per un colossale bastardo/a, la cui stronzaggine appare evidente al mondo intero, tranne che a loro.
  5. Alexmusic

    Innamorarsi del proprio romanzo

    L'autore dovrebbe amare il proprio romanzo, non innamorarsene. Sono due cose ben distinte, anche nella vita reale, con le persone in carne e ossa. Peccato in pochissimi se ne rendano conto.
  6. Alexmusic

    Avverbi in "-mente": opinioni?

    Sono cresciuto col mito dei cantautori, poi da giornalista ho avuto il piacere-dispiacere di intervistare qualcuno di loro e il mito è crollato: sono esseri umani come tutti gli altri, ma nella maggior parte dei casi parecchio più stronzi, e quello che millantano come "talento" in realtà è spesso frutto del genio, quello sì autentico, dei loro ottimi e sottopagati collaboratori. Mai frase in una canzone fu più infelice. Certo che un giocatore si giudica, tra le altre cose, anche dalla sua capacità di mantenersi freddo quando tira un calcio di rigore, ci mancherebbe altro, con tutti i soldi che prende! Non è mica un povero insegnante, lui, un insulso ricercatore con contratto a termine, un misero medico o un piccolo infermiere che rischia la vita in corsia, il cui stipendio è millemila volte inferiore al suo. Da un rigore sbagliato di Nino può dipendere l'accesso a una finale o la vincita di un trofeo e di conseguenza anche lo stipendio del raccattapalle. Quindi Nino, quando si avvicina al dischetto non deve avere paura, no, deve essere terrorizzato! Ma alla fine dimostrare di avere gli attributi per vincere questo terrore e calciare bene. E anche gli scrittori, caro @dyskolos , io, se permetti, li giudico dai particolari: non solo da quelli, ma anche da da quelli. Come ripeto sempre le belle idee, prima o poi, vengono a tutti, magari anche a Nino, che quando deciderà di scrivere, mi correggo, far scrivere un libro, di sicuro troverà un editore disposto a pubblicarlo; ma sono ben pochi quelli che riescono a saper trasferire sulla carta le loro belle idee e a comunicare emozioni in lettere. Tra qualche anno, se Nino è stato un bravo giocatore, ci si ricorderà ancora di lui e ci si ricorderà di lui, anche se non è stato abbastanza bravo e col suo rigore sbagliato ci ha fatto perdere i mondiali; ma, vivaddio, non ci si ricorderà di lui come scrittore.
  7. Alexmusic

    Avverbi in "-mente": opinioni?

    Scusa, @Daleko , non so nelle mani di quale editor tu sia capitato, ma non mi stupisco più di tanto: nella redazione della nostra CE arrivano manoscritti che gli autori assicurano essere già stati editati (a volte facendo pure nome e cognome dell'autore dello scempio), dove troviamo errori grossolani di sintassi, consecutio temporum inesistente e D eufoniche come se non ci fosse un domani. Va bene eliminare gli avverbi in -mente, ma se questa diventa un'ossessione che fa nascere frasi incomprensibili, cacofoniche o ridicole, meglio lasciarli al loro posto. In ogni caso, lo ripeto: vi piacciono gli avverbi? Continuate a usarli, anche se il rischio "Cetto La Qualunque" è sempre dietro l'angolo. E se davvero volete sapere se il vostro testo funziona, esiste un metodo sicuro: fatelo leggere da un bravo lettore, che però non l'abbia mia visto prima, e soprattutto ad alta voce: ogni volta che s'inceppa o che la frase non suona come voi l'avevate pensata, mettetevi in testa che siete voci che avete sbagliato a scrivere, non lui che sta sbagliando a leggere.
  8. Alexmusic

    Avverbi in "-mente": opinioni?

    Oppure, come nel mio caso, sai cosa dire, ma non sai come dirlo. Quando scrivo, mi sforzo, mi concentro e alla fine il come salta fuori; quando parlo, soprattutto con chi conosco, mi sforzo di meno, o non mi sforzo per niente, e gli avverbi in -mente fioccano senza sosta.
  9. Alexmusic

    Avverbi in "-mente": opinioni?

    Dovevo aspettarmi che in questo forum, dove di norma si fanno le pulci alle pulci e la lana caprina è il tessuto più in voga, qualcuno avanzasse certe obiezioni. D'accordo, colpa mia @dyskolos , che non mi sono spiegato a dovere: meglio evitare gli avverbi di modo, non tutti gli avverbi e di sicuro non quelli temporali... Va bene, così? Riguardo ai "mentre", ai "poi", ai "poco dopo", "all'improvviso" ecc, anche qui avrei dovuto specificare: sono velenosi se usati a inizio frase; negli altri casi sono solo leggermente (n.b. avverbio inserito con voluta ironia) tossici, ma si sopravvive... Chiaro anche questo? Tutto ciò premesso, sono io il primo, specie quando scrivo di getto, a non rispettare queste regole; che poi, badate bene, regole non sono: si tratta solo di consigli stilistici. E ha perfettamente (n.b. avverbio inserito perché indispensabile) ragione @Fraudolente quando scrive
  10. Alexmusic

    Avverbi in "-mente": opinioni?

    Bisognerebbe leggere cosa c'è scritto prima, ma direi proprio di sì. Se nelle frasi precedenti è stata descritta la condizione del personaggio, che immagino sia rimasto a lungo in una cella buia, quel "all'improvviso" non serve. Asciugate, gente, asciugate e, tornando al suddetto inglese, ricordatevi sempre che "less is more".
  11. Alexmusic

    Avverbi in "-mente": opinioni?

    Io quando parlo ne adopero a iosa, in special modo "praticamente", cosa che mi fa somigliare a Renato Pozzetto, o a Pippo Franco anche se quest'ultimo aggiungeva sempre un no interrogativo (praticamente, no?). Quando scrivo però li elimino quasi tutti senza pietà e la stessa cosa faccio quando edito: sono un vero veleno per la prosa, insieme ai "mentre", ai "poi", ai "poco dopo", "all'improvviso" e compagnia bella. Insomma, tolti quelli, gli spiegoni, le d eufoniche e soprattutto gli errori nella consecutio temporum, tre quarti di editing è già fatto, e forse anche di più. Concordo con @Miss Ribston nel consigliarti di non paragonare l'inglese all'italiano. L'hai detto tu stesso, @Daleko , che nel primo quasi sempre è sufficiente aggiungere ly all'aggettivo per creare un avverbio, che dunque alla fine diventerà meno pesante dei nostri avverbi in -mente e creerà meno cacofonie. E po, rileggi il tuo testo senza tutti quei -mente: non vedi, anzi non senti come scorre meglio? Ti informo poi che esistono scuole di pensiero in base alle quali un bravo scrittore non ha mai bisogno di avverbi, con o senza -mente. Non ti pare possibile? Fai una prova. Sforzati di descrivere un luogo, una persona o un'azione senza adoperarne neanche uno: il risultato ti stupirà.
  12. Alexmusic

    "Il Segreto di Sibrium" di Alessandro Cuccuru

    In questi giorni di forzata clausura ho pensato di lanciare un quiz sulla pagina facebook dedicata ai miei libri, dando la possibilità al primo che indovina la risposta di ricevere gratis la versione ebook del romanzo. Lo ripropongo qui, per tutti gli amanti della storia, della lingua e anche dei dialetti... Qual è il termine longobardo per "stupido"? Inutile "googolare", perché in Internet l'informazione non si trova.
  13. Alexmusic

    "Il Segreto di Sibrium" di Alessandro Cuccuru

    Un'altra recensione da Amazon, della quale non posso che essere soddisfatto. Sono molto esigente quando leggo romanzi storici, ma questo ha superato ogni mia aspettativa! Fatti e luoghi storici sono stati rispettati e tutelati, emergono infatti competenze e ricerche fatte dello scrittore. Interessante la storia, ricca di personaggi noti e meno noti, raccontata dal punto di vista dei longobardi. Sarà che lo sguardo dei vincitori ormai mi ha un po' stancato, ma ho molto apprezzato questo approccio, che mi ha portato anche a rivedere alcune vicende e dettagli storici che non ricordavi. È bello, quando alla Storia si intrecciano storie più leggere, anche d'amore, che fanno del libro un romanzo godibile dalla prima all'ultima pagina!
  14. Alexmusic

    Editing "a punti" - Come difendersi dagli errori reiterati

    Ah, ovviamente dovrebbe essere ripagato con la stessa moneta! Anzi, visto che il professionista di solito è lui, nel suo caso le sanzioni andrebbero raddoppiate Al di là delle battute, caro@Mister Frank , credo che la cosa capiti molto di rado. Qui nel WD ho letto di casi in cui l'editor avrebbe corretto il giusto con lo sbagliato, e io non voglio mettere in dubbio la sincerità di chi li ha denunciati; ma ti dirò: la cosa mi pare veramente assurda! A che pro - mi chiedo - qualcuno dovrebbe fare una cosa del genere? Comunque, le cose da noi funzionano in questo modo. Il testo viene editato un capitolo alla volta da un editor primario (carta vetrata grossa e, nel caso, motosega), che poi lo passa a un editor secondario (carta vetrata fine e, nel caso, lucidatura). A questo punto entra in gioco l'autore che è libero di accettare o di respingere le modifiche e, nel caso gli sia stato suggerito, di modificare o aggiungere talune parti. Il capitolo torna nelle mani dell'editor, che lo archivia senza più metterci mano, in attesa dell'impaginazione finale. Quando tutti i capitoli sono stati editati, si procede appunto all'impaginazione e la bozza passa al setaccio di due correttori di bozze (diversi dagli editor) e dello stesso autore, per un'ultima rilettura, che precede l'imprimatur. A questo punto, dopo l'esame di cinque persone, si possono trovare ancora dei refusi? Risposta: sì, forse. Si possono trovare ancora delle frasi poco chiare, sulle quali il lettore deve tornare due volte, perché non le ha capite? Risposta: no, assolutamente.
  15. Mi sia consentito di esprimere un parere, che riguarda non tanto la politica aziendale di questo editore, che trovo comunque piuttosto "curiosa", quanto le norme elementari che dovrebbero essere alla base di tutti i comportamenti interpersonali, non solo quelli di lavoro. Pacta servanda sunt. Quando si fa una promessa, bisogna mantenerla. Se ti dico che ti chiamo il tal giorno, il tal giorno ti devo chiamare. Se il tal giorno non riesco a chiamarti, ti avviso con qualsiasi mezzo - e oggi ne abbiamo a bizzeffe - e ti fornisco motivazioni serie, non scuse, sul perché non posso farlo. E se il tal giorno non riesco a chiamarti, né ad avvisarti, ti chiamo il giorno dopo e mi cospargo il capo di ceneri, per non aver saputo tener fede al mio impegno. Così si comporta una persona, che, prima di essere gentile - ottima dote, per carità - è soprattutto civile e mostra rispetto per le aspettative altrui. Il malcostume italico, purtroppo, ci porta spesso a tollerare atteggiamenti che non dovrebbero essere tollerati. Non concordo con chi ti consiglia di aspettare, cara @Lore , perché ci sono tutte le premesse che questo rapporto di collaborazione parta col piede sbagliato.
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