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simone volponi

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Tutti i contenuti di simone volponi

  1. Mezzogiorno d'inchiostro 108 Topic ufficiale

    Il famoso Tenello Kojak...
  2. Mezzogiorno d'inchiostro 108 Topic ufficiale

    Come la va? Voti: Il destino in uno scherzo di @Befana Profana Scherzi da prete di @camparino Il coperchio di @Luca Trifilio Benvenuti ai nuovi e bentrovati ai recenti acquisti. Ah... @Ghigo
  3. [MI 108] Ava Komelava: una settimana d'addio

    commento Traccia mezzanotte: Carnevale Prima di conoscere fama e denaro grazie alla sua capacità di viaggiare nel tempo, Frank Topic ebbe un problema. Nei giorni più freddi di un febbraio qualunque, troppo uguale alle decine di mesi precedenti, Frank se la passava come una mosca che galleggia sopra uno sputo, non faceva un cazzo e non vedeva prospettive. Poi arrivò la nuova vicina, una russa. Almeno, doveva essere la nuova vicina visto che si era sistemata d’improvviso nell’appartamento di fronte, quello che Porcari aveva lasciato chiuso per un anno dopo aver sfrattato i rumeni che non pagavano. La russa era bionda, biondissima come Frank immaginava fossero tutte le russe. La prima volta la vide sostare davanti all’appartamento mentre Porcari apriva a calci la porta incrostata; era intenta a sistemarsi i capelli lisci e lunghi come una cascata, curvando la schiena con una flessuosità degna di una ginnasta. Aveva il corpo lungo e sottile come un filo d’erba, e a Frank piaceva. Tanto che passò i giorni successivi a sbirciare dalla finestra e a fantasticare cose. Il giorno dopo, la vicina non tardò a presentarsi. Suonò a Frank che le aprì in mutande. Non se l’aspettava una visita, e passava sempre le giornate in mutande. «Ciao, volevo presentarmi» disse la bionda con un accento russo da film, la mano tesa. «Mio nome è Ava Komelava, vengo da Volgograd.» «Porcograz…» mormorò Frank. Era stupenda. Il volto di una madonna caucasica, con due occhi tutti pupille blu, imperiosa e dall’eleganza flessuosa. Entrò in casa Topic, che era un tugurio e puzzava di piatti sporchi da settimane, con lunghe falcate e il calpestio dei tacchi. Portava lunghi stivali neri, jeans talmente attillati che Frank sperava potessero strapparsi in qualche punto, e un maglione bianco. «Tu avere cosa per fare merenda?» chiese Ava. «Eh?» Frank rimase un attimo sorpreso. «Di solito non si chiede il sale? Però sì, ho qualcosa per fare merenda.» Occultò l’erezione che puntellava le mutande infilandosi il pantalone della tuta e andò a rovistare nella credenza. Tirò fuori dei cornetti pallidi sigillati dentro le bustine. «Ma niet! No questi!» disse Ava rizzando la schiena. «Questi sono pieni di conservanti e additivi aggiunti, e c’è l’olio di palma. Dovresti provare questi.» Tirò fuori da dietro il maglione una brioche, la spezzò in due per farne uscire il ripieno. «Vedi… vedere, questa è vera merenda, con vero ripieno, come fatte forno, uova fresche. Assaggia.» Spinse a forza la brioche nella bocca di Frank. In effetti era buona, fragrante, non si masticava come un bolo di colla. «Visto? Offro io stavolta, ma compra queste per fare merenda con me un giorno» disse Ava, sollevando un spalla con civetteria. Se ne andò, e Frank uscì subito a fare scorta di quella marca di brioche. Dieci confezioni costavano più di una cena da Gigi il Troione, ma il giorno della merenda con la russa sarebbe arrivato presto e doveva farsi trovare pronto. Era una di classe, non poteva portarla da Gigi il Troione. Il giorno dopo Ava si presentò di nuovo da Frank, e stavolta era lei in mutande. Un paio di slip striminziti che si piegavano ad ogni falcata, con le gambe bianche e infinite che catturavano la luce. L’ombra scura che si intravedeva sul davanti fece capire a Frank che non era una bionda naturale, ma si trattava di dettagli. Con la conottierina aderente e le chiappe danzanti, Ava disse: «Devo lavare miei denti, non avere acqua. Posso da te?» Sembrava l’accento di Ivan Drago misto a quello di Mami di Via col Vento. «No problema» scherzò Frank, e le indicò il bagno. Dio, quella topina russa gli strappava le seghe dalle mani. Forse, facendo un po’ l’uomo di classe, con un certo stile, avrebbe rimediato un giretto sulla sovietica. Lei uscì dal bagno con lo spazzolino in una mano e il tubo del dentifricio nell’altra. Si mise in posa, sorridente. «Io usare sempre questo dentifricio, che te sbril… che fa brillare tuoi denti gialli, da.» Allungò il tubetto a Frank. «Tu usa sempre questo, noi di madre Russia adoriamo!» Lo lasciò di nuovo interdetto, a soppesare nella mano il tubetto. Poi Frank corse a farne scorta per scorticarsi i denti gialli come piaceva alle russe. Andò avanti così per una settimana. Ava irrompeva da Frank, lo stordiva con la sua bellezza assoluta, e quando se ne andava Frank metteva mano ai pochi risparmi avanzati per comprare i prodotti suggeriti dalla russa. Frank pendeva dalle sue labbra nella speranza di battere un colpo, quindi la prendeva alla lettera con entusiasmo. Si riempì casa di tute costose, profumi e bibite antistress, perché Ava adorava chi correva e non puzzava e si dissetava nel modo giusto. Poi di vestiti firmati stile manager perché Ava adorava lo slogan “voglio tutto, roar!”. E ancora bagnoschiuma, shampoo, una mini palestra destinata a prendere polvere, e anche un apparecchio acustico che, giurava Ava, nessuno avrebbe notato. Quest’ultimo la russa lo aveva consigliato perché adorava quando un uomo la capiva bene e al primo colpo. L’aggeggio aveva prosciugato le ultime risorse di Frank. Restavano giusto i soldi per fare benzina nel caso fosse riuscito a fare merenda con Ava in macchina e ad aggiudicarsi il gran finale sul sedile posteriore. Finalmente strappò un appuntamento. Sfregò i denti col prodotto che Ava adorava, vuotò il profumo, mise il vestito più costoso che aveva comprato anche se lo faceva sembrare un pinguino con la paresi, e inserì l’invisibile apparecchio acustico. Prese anche una delle brioche che Ava adorava, magari le andava il dessert prima di… Emozionato e stordito, Frank suonò e dopo qualche secondo Ava aprì la porta. Aveva l’asciugamano intorno ai capelli e indossava un pigiama a tema floreale e le infradito. Sfilò la sigaretta dalle labbra e sbuffò una boccata di fumo in faccia a Frank, che la riconobbe a stento. «Ciao Ava… abbiamo un appuntamento, ricordi?» disse Frank. Lei sbuffò, gli occhi buttati al cielo. «Ma quale appuntamento, cì, basta co’ ‘sta fregnaccia, su, me so’ rotta li coglioni.» Ciabattò sgraziata dentro l’appartamento, che puzzava quasi come quello di Frank. «No, scusa, forse sei un’amica di Ava» balbettò umettandosi le labbra secche con la lingua che aveva la consistenza di una foglia morta. «Se me la chiami, per favore.» Lei lo guardò. C’era l’ombra di una patetica pietà in quello sguardo. «So’ io Ava. Cioè, me chiamo Martina, faccio l’attrice e so’ de’ Frascati. Ho interpretato ‘sta Ava pe’ fatte ‘no scherzo. So’ stata brava, ve’? Mo se me lasci asciugà li capelli che me so’ lavata la tinta, me fai un favore, dai.» Lei sciolse l’asciugamano, aveva i capelli scuri. Un “oibò” grosso come il Colosseo si formò nella mente di Frank. Poi una mano lo afferrò da dietro, chiudendosi sopra i suoi coglioni. Lo fece piegare sbilenco, con un urlo strozzato. «A coglione!» La voce grassa di Porcari, forgiata da anni di curva allo stadio e bestemmie al bar riecheggiò nella notte. «Ce sei cascato, eh? La russa dei tuoi sogni, t’è piaciuta?» Risata grassa. Porcari indicò Frank con la mano: «Ma che c’hai dentro la recchia? Levate ‘sto coso, a ridicolo!» Risata grassa. Frank Topic si ritirò in casa senza dire nulla. Ritrovò la comoda nullità delle mutande, e si abbandonò alla vita.
  4. Mezzogiorno d'Inchiostro n. 108 Off topic

    Auguri
  5. Mezzogiorno d'Inchiostro n. 108 Off topic

  6. [MI 108] Scherzi da prete

    alt+0200 Campa
  7. Mezzogiorno d'inchiostro 108 Topic ufficiale

    Tema del carnevale
  8. Pausa pranzo

    Un punto dopo "serviva". il resto lo taglierei. Non mi convince questa frase, si può sistemare meglio? metterei "con" le braccia conserte "Ci fa" Via la virgola e "il" maiuscolo. Via la virgola e "mi" in maiuscolo. Succede anche dopo, punteggiatura nei dialoghi da sistemare. "che eri" Virgola dopo "perché" Rivedrei questa parte. Sembra un indovinello, mi ricorda la Zingara di un quiz televisivo, manca "la Luna Nera!" "Non rispondo più"? Toglierei. Fuori luogo. Adesso perché è successo il fattaccio a Macerata non è che me lo devi piazzare così, senza senso. O ci costruisci un racconto intorno, oppure lascia perde la citazione. Che poi, tra qualche giorno, nessuno assocerà questo "Macerata" alla cronaca, e perderà di senso. La ragazza rappresenta l'ispirazione? Perché a lui viene in mente "scrittura" (perché gli viene in mente di colpo, non l'ho capito). Per me lei è l'ispirazione, almeno l'ho capita così. Se così è, mi manca il nesso col protagonista. Forse sta nel suo essere sociopatico? Lo capisco, lo sono anch'io. Però me lo presenti come un comune lavoratore, non si capisce che fa lo scrittore (o ci prova, o lo fa ma è in crisi). Sono sempre per i finali aperti e che lasciano domande, ma forse qui ne restano troppe per capire bene il racconto. Lo stile secco e tagliato facilita la lettura, che è sempre un pregio. Forse troppi a capo all'inizio.
  9. Pubblicato da poco l'annuncio del mio romanzo, in uscita a marzo.

    Copertina figata! Emozione.

     

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    2. queffe

      queffe

      Complimenti Simò.

      Curioso di leggerlo :)

      (Anche se non riesco a immaginare il genere... Romance, forse? :asd: )

       

    3. simone volponi

      simone volponi

      Siamo sul young adult ma horror, storia di vampiri. Fosse stato romance avrei fatto la grana sicuro (presentandomi con lo pseudonimo Giovannona Coscialunga) :D

      Mettetevi la mano lì dove non batte il sole, cioè, sul portafoglio <3

    4. Joyopi

      Joyopi

      We socio, complimenti e auguroni! La copertina è fenomenale (e lo sarà di certo anche il contenuto!)

      Bravo'!

  10. Mezzogiorno d'inchiostro 107 Topic ufficiale

    Veramente! Bentornata
  11. Mezzogiorno d'inchiostro 107 Topic ufficiale

    Complimenti ai vincitori, @Ghigoche è persona così schiva sarà in difficoltà nel fare il giudice (scherzo Danilivicius) Complimenti e benvenuti alle nuove leve, continuate mi raccomando. E complimenti a me che mi sono andato a cercare il racconto di @Edison perché, avendolo visto votare, pensavo fosse in gara... invece era giudice che giudicava. Sono andato eh!
  12. [MI 107] Inf(s)etti

    commento Tema di mezzogiorno MI Virale Luca si svegliò a un’ora qualsiasi di una giornata qualsiasi. Riemerse dal sonno sentendosi come un biscotto impantanato in una pozza gelatinosa, con una mano invisibile che lo spingeva sul petto e lo teneva semi immerso. Sospeso. Riuscì a scivolare fuori dal materasso, che al centro aveva il colore della cancrena, e sentì addosso il gelo del pavimento ricoperto di insetti schiacciati. Illuminò la stanza con la sola lampada a disposizione, gli sembrò come sempre di essere chiuso in un forno incrostato. Le mosche e gli altri insetti in grado di volare presero a cozzargli contro il corpo nudo, mentre gli altri uscivano e rientravano nello spazio di luce giallastra indaffarati sulle zampe frenetiche. Sentì i colpi dolorosi delle proboscidi e degli aghi dai tendini fino all’attaccatura delle gambe, ma non sprecò le poche energie rimaste per delle inutili smorfie di dolore. Dopo due anni adesso riusciva a prendere sonno nonostante i continui morsi, durante la veglia non erano niente. Gli insetti si cibavano di lui e di quanto il suo corpo emetteva, e lo stesso avrebbe dovuto fare anche lui. Come in parte già faceva. Sostò davanti al poster pieno di buchi e sangue smerdato, davanti al corpo immortale di una giovane star americana che ammiccava penzoloni da quella carta piegata dall’umidità, dondolata dagli spifferi d’aria. Si masturbò, meccanico, la mano sinistra premuta contro la parete. Faceva male. Poi andò ai secchi dove raccoglieva l’acqua piovana e le perdite dei tubi e mise insieme in una bacinella il quantitativo per darsi una ripulita. Finché le pustole non andavano oltre la base del collo, finché la pelle si staccava dalla faccia come piccole schegge friabili e bastava passarci un fazzoletto per ripulire il pus, andava bene. Ma ormai mancava poco. Luca scese in strada, i mocassini sollevavano schizzi ad ogni passo. Era inverno, pioveva tutte le notti, e le strade mantenevano la solita patina di acqua torbida che le fogne non riuscivano più a ingoiare. Lui sollevò il colletto della camicia in modo da sentirlo strusciare contro i bordi della mandibola. Un altro albero era crollato, bisognava deviare. Il canto delle bestemmie si alzava da dentro le macchine ingolfate e dai negozi dove panettieri, tabaccai, baristi stavano armati di fucili da caccia e pistole, e da dietro le maschere antigas servivano i primi clienti pronti a seccarli se notavano una sola fottuta pustola. Lui passò davanti alla farmacia blindata. Le guardie bardate in tenuta antisommossa facevano avvicinare solo chi aveva la tessera ed era ancora sano. Luca aveva la tessera, ma da vicino forse non li avrebbe fregati. E le dannate pasticche e il dannato gel li aveva finiti da una settimana, per quel poco che servivano. Si strinse la cravatta, camminò lungo l’infognata Togliatti e nei timpani gli esplose un sibilo che sembrava prendergli a cazzotti il cervello. Si portò d’istinto le mani alle orecchie, le tenne premute ma le tolse subito ricordando a se stesso che non doveva mostrarsi infetto. C’erano delle donne che camminavano a passo spedito dall’altra parte della strada, parlottavano fissandolo. C’era anche un gruppo di ragazzi che aspettava un pullman qualsiasi, ma soprattutto qualcuno da impallinare. Sangue freddo. Il sibilo gli faceva girare la testa, cercò allora di passare il più possibile scostato dalle case trincerate a prova di infetti. Erano tutte con i Repest accesi. Gli ultrasuoni tenevano a distanza gli insetti, così dicevano. Il nugolo di mosche che cozzava contro le finestre chiuse diceva il contrario, ma i Repest sembravano utili a tenere lontani chi insetto stava per diventarlo. Gli uffici erano lì, a trenta metri, quando il violento conato lo fece piegare rabbuiandogli la vista, che recuperò qualche secondo dopo per specchiarsi nel vomito catramoso che aveva schizzato sull’asfalto. Si guardò le mani, i peli irsuti spuntavano ovunque, persino da sotto le unghie, e gli facevano venire i brividi. Perché avvertiva anche il più lieve spostarsi dell’aria. Formicolava, non sapeva cosa sarebbe diventato, ma lo stava diventando. Pensò agli squadroni disinfestanti del governo, mandati tutti i giorni per le strade, chiusi nelle anonime tute anti-contaminazione bianche, armati di gas che sparavano contro migliaia di insetti non con la speranza di sterminarli tutti, ma solo di limitare, arginare. Gli infetti sul punto di mutare finivano bruciati. Era successo a suo padre quando era finito pancia in terra mutato in blatta. Era successo al suo migliore amico quando la pelle gli era caduta liberando la sua nuova forma di mantide. Deportati e inceneriti. Si allontanò dagli uffici, era il momento di licenziarsi. Arrivarono altri conati, sotto la camicia le pustole scoppiavano ogni volta che si piegava per vomitare. Riuscì a raggiungere il sottopassaggio dove ormai finiva sempre più spesso. Sul muro c’era ancora un vecchio manifesto elettorale del presidente, strappato a metà, mezzo accartocciato, ma si vedevano ancora il volto raggiante e le braccia conserte. Era stato lui a spingere per gli allevamenti di insetti, per lavorarli e farli finire sulle tavole, come il futuro richiedeva. Luca aspirò con forza e sputò contro quel manifesto relitto. Poi andò a succhiare quanto trovò lì sotto. Di nuovo nel chiuso del suo appartamento, seduto vicino alla lampada poggiata sul pavimento e nella sua piccola cupola di luce giallastra, Luca vedeva emergere da sotto la pelle i nuovi tessuti, lucidi, un misto di nero e verdognolo. Le mosche ronzavano tutt’intorno. Scosso da brevi risate, il giornale stretto in mano, Luca aspettò schiacciando insetti sulle mattonelle.
  13. Mezzogiorno d'inchiostro 107 Topic ufficiale

    Premetto, e me ne scuso, che ho faticato a trovare tre racconti in grado di piacermi e quindi da votare, ma soprattutto a rendermi utile in qualche modo. Forse Scrittopoli ha lasciato delle scorie e troppa anidride carbonica nei miei muscoli... poi anche il mercato di riparazione, la Juve che non fa comprare giocatori al Napoli, Dzeko con le valigie sul letto quelle di un lungo viaggio... comunque: - Che cartone preferisci di @Ghigo, nonostante la pessima scelta del nome della tipa. - Onda Nera di @AndC per lo stile, nonostante il contenuto. - 15 agosto 1944 di @Kikki perché sa scrivere, almeno secondo me. Il buon @camparino segue a un goccio di distanza.
  14. [MI 107] Inf(s)etti

    Scusate la poca tempestività nel rispondere, ma ho dato la precedenza alla lettura. Tempi stretti. Grazie di nuovo
  15. [MI 107] Inf(s)etti

    Per fortuna purtroppo sì Ti faccio chiamare da Razzi La realtà sfida la fantasia! Mi fa più schifo questa tua esperienza del racconto Mai andare al risparmio... avrei dormito anch'io preoccupato, per quanto i topi non mi facciano impressione. fossero stati ragni avrei urlato come una giovane contadina circondata da soldati "affamati". Tu che minacci un possente russo (che sarà stato grosso e ignorante) è una scena che avrei voluto vedere! Il rischio era di finire dentro qualche treno senza destinazione con dei pazzi che vogliono sottrarti gli organi... ho visto troppi film! storie "sinistre" Oh! Comunque peccato per il nome della protagonista del tuo... mi metti il dito nella piaga Grazie campa, w Cuba, w Fidel! Ti faccio chiamare da Razzi Dai, in origine era "pezzo di legno", però biscotto mi piaceva di più. Assorbe meglio. Grazie per le segnalazioni, asciughiamo il più possibile, alla camparino Specifichiamo, nemmeno io sono espertissimo di insetti, e non li mangerò mai! Li odio. Comunque sì, le mosche hanno peli sul corpo e anche sulle zampette... infatti le strofinano per tenere i peli sensoriali all'erta, in modo da percepire tutto, specie come venirci a rompere le... ad assaporare la nostra pelle schifosa Grazie del passaggio e dei suggerimenti. Su un paio di frasi non ci ho voluto combattere troppo. Grazie Kikki. Mi piace sempre far immaginare qualcosa di più ampio rispetto al limite degli 8.000... anche perché l'appetito viene scrivendo Infatti. Non mi avranno mai! Quando ho visto, durante Pechino Express (TV di altissima qualità ) la gente mangiare bacherozzi fritti giganti, ho capito che piuttosto mi lascerò morir di fame, bestemmiando. Credo siano sintomi dell'influenza. Chiedi a @Macleo che ne sa di più Yep! Grazie del passaggio
  16. [MI 107] Inf(s)etti

    R.I.P. Questione di punti di vista, come vedi
  17. [MI 107] Inf(s)etti

    Succede spesso anche a me, quasi sempre, di trovare nei libri che leggo pagine che mi fanno perdere e quindi devo tornarci sopra più volte. Dipende dal momento, da come sono predisposto, dalla concentrazione etc. Boh. Nella mia mente in mosca, ma lascio al lettore la possibilità di immaginare il suo insetto preferito L'ambiente disastrato e schifoso rappresenta il decadimento del protagonista. Nel senso, esempio, una persona che ha turbamenti interiori (oltre a quelli esteriori del protagonista qui) tralascia la manutenzione della casa, il decadimento del posto in cui vive è lo specchio del suo... sarebbe assurdo, secondo me, far vivere un personaggio contagiato e in fase avanzata dentro un appartamento "normale", dove tutto funziona ed è pulito. Tra l'altro, sta anche a significare che fuori, nelle strade, la situazione è degenerata in qualche modo. In che modo, il perché, per come e per quando non si può e deve (secondo me) spiattellare per filo e per segno al lettore. Ne perderebbe il senso del narrare un qualcosa. Le mosche hanno le proboscidi, le zanzare gli aghi, se ti pizzicano fanno male, "colpiscono"... penso sia un'esperienza che un po' tutti abbiamo vissuto, quantomeno son insettini che conosciamo... Forse mettere vicino le parole "gelido" e "forno" può fuorviare. La stanza come forno la intendevo annerita come l'interno di un forno, ma forse l'ho scritta male. Pavimento ricoperto di insetti... era meglio cosparso per rendere chiara l'immagine, perché non c'è un tappeto di insetti per terra, ma sono sparsi. Ho scelto la parola sbagliata. Le mosche cagano sangue, anche le zanzare. "Meccanico" cioè meccanicamente... tubi, cioè tubature... ho scelto le parole sbagliate. Ho provato a chiarirti qualcosa. A volte, molto spesso, quello che è chiaro nella mente di chi scrive non viene riportato con la stessa chiarezza a chi legge. Sul lasciare domande e questioni sospese, continuo a pensare che sia la scelta migliore.
  18. [MI 107] Onda Nera

    Mi è piaciuto lo stile, che è di quelli che mi piace leggere. Il problema, secondo me, sta nel contenuto. Il punto di vista è quello di un gabbiano, ma il pennuto pensa e capisce ciò che gli succede molto più di quanto farebbe un gabbiano (non che io sappia quanto discernimento ha un gabbiano), in modo anche filosofico. In realtà viene chiaramente fuori il punto di vista dell'autore, fin troppo dettagliato, non quello dell'uccello, e secondo me questo rende il racconto difettoso negli intenti.
  19. Mezzogiorno d'inchiostro n. 107 O.T.

  20. Mezzogiorno d'inchiostro n. 107 O.T.

    @Kuno mi stronca il racconto, poi mi elogia... è colpa di quel problema che si trascina dalla nascita.
  21. [MI 107] Little Boy

    Sei stato breve (non a caso hai commentato camparino ), scelta saggia, così racchiudi tutto in un breve momento. Ho un dubbio sulla data alla fine, nel metterla o meno... forse è di troppo, nel senso che comunque si conosce l'evento, quando è successo. Mi piaceva di più un finale con le lancette, ma gusto mio. Benvenuto nel contest!
  22. [MI 107] Virus

    Taglierei la parte sui medici, che mi si contorce troppo su se stessa e mi spezza il gusto della lettura che mi aveva intrattenuto con piacere fino a quel momento. Qua mi ti sono immaginato a correre, tutto impettito, dando calci e gomitate agli altri e mi fa troppo ride Monologo divertente, con i medici che mi pare di aver capito non ami molto (nemmeno io).
  23. Mezzogiorno d'inchiostro n. 107 O.T.

    Io ho ceduto, sono ricaduto nel baratro, sennò vado in astinenza
  24. Mezzogiorno d'inchiostro n. 107 O.T.

    Bravi, spianatemi la via ia ia ia
  25. Mezzogiorno d'inchiostro 107 Topic ufficiale

    Traccia virale del mezzogiorno
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