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Steve

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  1. Steve

    Alternanza tra due storie

    Grazie Niko, ho compreso la tua idea ed effettivamente mi sembra valida. Il motivo che ha determinato il mio post è stato proprio perchè "visivamente" non mi piaceva il corsivo per tante pagine di seguito (come osservato correttamente da Sefora) e quindi cercavo un modo per staccare le storie mantenendole in qualche modo unite. La proposta del numero romano alternato al numero arabo (o viceversa) nella successione dei capitoli effettivamente unisce gli eventi (che in qualche modo sono concatenati tra capitolo 1 e capitolo I, capitolo 2 e capitolo II ecc.) mantenendone però la propria autonomia. Riprendo ancora Sefora perchè mi ha dato un'iniezione di fiducia in quanto ho già studiato qualche testo seicentesco (non edito dalla Inferi e Daemoni) però appunto sono scritti quasi tutti in francese o in un italiano piuttosto "barocco" che alla fine stancherebbe. Avevo optato quindi per qualche costrutto grammaticale "caratteristico" sul genere del "mi scusi l'ardire messere" o similari, lasciando poi all'immedesimazione ed alla sospensione dell'incredulità (o del sense of wonder) il lavoro sporco. Effettivamente funziona e, come anche Sefora ha detto, credo sia l'unica strada praticabile per non rendere pesante il racconto "antico". Fading, credo che quando il mio racconto sarà presentabile, proprio approfittando della tua preparazione specifica, credo ti fornirò una copia chiedendoti poi un parere, se ovviamente sarai disponibile a sobbarcarti la lettura del tutto. Ovviamente c'è tempo ancora, e nel frattempo potresti anche specializzarti in editoria diabolica! Ringrazio ancora tutti... non credevo di trovare persone così disponibili ad aiutare. Una splendida scoperta.
  2. Steve

    Alternanza tra due storie

    Grazie a tutti davvero. Fading sei superba e specializzata in qualcosa di affascinante, ed i tuoi consigli ed appunti mi saranno preziosi. Ho definito "principe" l'autore del libro dimenticando di aggiungere la parola "delle tenebre", il che mi darebbe garanzia che difficilmente laggiù esista una tipografia. Però è vero che il testo potrebbe essere malconcio e questo renderebbe plausibile il suo ritrovamento su di una bancarella anche se si tratta di un testo "prezioso". Per la precisione (ammesso che a Fading possa interessare) sono di Torino (città sulfurea, appunto), ed il mercatino in questione è il Gran Balon, dove si trova davvero di tutto, non so se conosci il posto: dovrebbe essere uno dei più grandi d'Europa e c'è una volta al mese. Grazie Yattaman. l'idea di Swetty infine mi ha aperto un mondo... certo dovrei riconsiderare parecchio la storia, ma la possibilità di trovare il testo su internet a seguito delle ricerche per l'indagine principale (la parte contemporanea è un giallo) mi piace davvero tanto e, se me lo consentirà, potrei persino pensare di rubarla (se me lo hai suggerito immagino tu sia disposto a lasciarmela usare: vorrà dire che ti farò avere una copia omaggio del libro se mai lo pubblicherò. E poichè, appunto, temo che "mai" lo pubblicheranno, in pratica il consiglio è gratuito!). Battute a parte... grazie davvero. Ora ho le idee un po' più chiare e posso iniziare una revisione (piuttosto pesante direi) delle stesure precedenti... visto che è in cantiere da un bel po' di tempo.
  3. Steve

    Alternanza tra due storie

    Grazie per il suggerimento. Effettivamente il personaggio che dovrebbe aver scritto il diario/racconto nella finzione è un principe... quindi problemi non dovrei averne per questo. Però hai ragione sul fatto che devo giustificare il fatto che è un libro molto prezioso e quindi un testo del genere non lo compri in edicola o nella libreria sotto casa. Nella storia il protagonista (contemporaneo) lo trova sulla bancarella di un mercato delle pulci... ma se davvero vale così tanto mi sembra difficile che in condizioni normali possa trovarlo e pagarlo un prezzo ragionevole (il protagonista non è particolarmente ricco). Devo inventarmi qualcosa in merito. Per il linguaggio mi togli una spina dal cuore, perchè effettivamente usare un linguaggio troppo elaborato o arcaico per rendere credibile il testo, temo avrebbe finito per renderlo pesante e quindi poco scorrevole. Però se mi posso limitare a qualche termine e "sciacquare i panni nel Po" (ehm... parafrasando Manzoni che faceva il bucato in Arno) sicuramente la cosa mi sembra più attuabile. Approfitto ancora di te per un parere vista la tua competenza: mi pare di capire che l'alternanza delle storie la posso sdoganare (non hai eccepito nulla) ma tecnicamente come? Meglio un capitolo storia contemporanea e un capitolo storia antica (alternando) e incorniciando ovviamente tutto tra prologo e conclusione, oppure un capitolo diviso in due (come avevo inizialmente pensato io) con la prima metà storia contemporanea, poi stacco (magari tre asterischi a centro pagina) e inizio la storia in corsivo per "simulare" il manoscritto, oppure ancora... ti viene in mente qualcosa di meglio? Ovviamente lo chiedo a te o a chiunque possa darmi un parere in merito. Grazie ancora.
  4. Steve

    Alternanza tra due storie

    Si si, scusa: ribadisco diciassettesimo secolo (1630-40) durante la guerra civile piemontese (la prima, non quella di Pietro Micca per intenderci). Ho fatto parecchie ricerche su usi e costumi (soprattutto abiti e regole militari) dell'epoca, oltretutto esistono scrittori (Gramegna) che hanno ambientato parecchi romanzi in quel periodo e alla base esistono ricerche molto accurate quindi spesso basta leggerli per prendere spunti utili. Tuttavia il problema è che in Piemonte in quel periodo si parlava francese, quindi dovrei dare un'idea di linguaggio arcaico (stile cavaliere del genere "messere mi consenta"... e per cavaliere intendo quello con la "c" minuscola) senza spingermi troppo oltre per non rendere pesante il racconto "storico". Ho pensato al manoscritto perchè un libro implicherebbe una tiratura più elevata, e della storia di due persone comuni o quasi difficilmente all'epoca si sarebbe fatta una stampa... però giustamente ora mi hai fatto venire un dubbio ulteriore: un diario scritto da un piemontese di quel tempo sarebbe scritto in francese (o in piemontese) e quindi... che casino!
  5. Steve

    Alternanza tra due storie

    Grazie innanzitutto per la tua risposta. In sostanza si tratta di una storia "contemporanea" che riflette una vicenda passata (diciassettesimo secolo) con la quale ha pesanti assonanze che porteranno alla fine i protagonisti della storia contemporanea ad una fine diversa ma consona a quella dei protagonisti della storia passata. Ho pensato al manoscritto perchè ho immaginato un diario, o meglio una "cronaca" fatta da un terzo che nella storia settecentesca era un personaggio di sfondo ma vicino ad entrambi i protagonisti. In questo modo ho adottato un PdV onnisciente in terza persona per la storia del passato e un PdV soggettivo (seppure sempre usando un passato remoto) per quella contemporanea. Il prologo introduce l'idea del manoscritto (o quel che sarà) e dal primo capitolo si alternano (anche se appunto pensavo di dividere i capitoli a metà in modo da riservarne la prima metà alla storia contemporanea e la seconda a quella "speculare", fatte le dovute differenze, antica) fino alla conclusione che in un certo senso le assommerà entrambe portando la storia a compimento. Non so se questo (senza scendere troppo nel dettaglio della trama) può bastare per rendere l'idea. Di fatto è una storia fantasy quindi esiste un legame magico tra i protagonisti, e questo diventerà evidente solo alla fine.
  6. Steve

    Alternanza tra due storie

    Buongiorno. Chiedo il vostro aiuto per trovare una soluzione al mio problema: sto scrivendo un romanzo che è ambientato in due periodi diversi e con due protagonisti diversi le cui storie però, per quanto "diverse" diventano complementari e alla fine si scoprirà perchè. Dato che l'ambientazione è comunque "fantasy" (nel senso che c'entra l'esoterismo) ho inizialmente pensato di far trovare al protagonista della storia uno un manoscritto contenente la storia due, e da quel momento ho suddiviso ogni capitolo in due: una parte scritta in caratteri normali ed una seconda metà in corsivo, per richiamare quella contenute nel manoscritto. Questa soluzione mi sembrava una "genialata" (un colpo di genio...) fino a poco tempo fa, ma ora mi lascia dei dubbi. Secondo voi come potrei fare?
  7. Steve

    Troppo dialoghi nei miei romanzi, un bene o un male?

    uffa! Scrivere con il cell è impossibile... giuro che conosco l'italiano molto meglio del mio correttore automatico!
  8. Steve

    Troppo dialoghi nei miei romanzi, un bene o un male?

    Personalmente adoro i dialoghi e detesto descrizioni e transizioni, per quanto necessarie. Tuttavia l'abc dello scrittore dice che i dialoghi non devono essere sproloqui e neppure fini a loro stessi, quindi devono SEMPRE contenere qualcosa che porta avanti la trama, fornisce una spiegazioni necessaria o comunque è funzionale alla storia. Altrimenti vanno eliminati e sostituiti con descrizioni, riassunti o indiretti. Ovviamente non si può dire a priori se sia bene o male mettere troppi dialoghi, ma un buon metro di giudizio potrebbe essere questo: il testo rimarrebbe ugualmente chiaro se lo elimino? A questo punto taglia senza pietà (o condensa). Vale per tutto, naturalmente, ma penso che per i dialoghi sia ancora più "necessario".
  9. Steve

    aiuto per risolvere una situazione

    C'è la possibilità che lo yacht e quindi anche l'elicottero siano cinesi o fabbricati a Taiwan e quindi, come le lucine di Natale prive del marchio CE, scoppino appena si accendono?
  10. Steve

    Commenti nella Sezione Narrativa

    Premesso che il cappello introduttivo dice "Nel regolamento esiste una proposta di schema da seguire: non è vincolante ma può aiutare chi è alle prime armi. Inserire ulteriori vincoli ai commenti significherebbe forzare oltre i limiti e le inclinazioni di ciascuno un'attività che dovrebbe essere stimolante", ritengo che invece sarebbe utile un commento suddiviso in due parti: una vincolata ed una libera. Mi pare che spesso nella fretta di commentare (per poi poter pubblicare) alcuni commenti siano eccessivamente frettolosi, o comunque non particolarmente utili. Certo sono pochi rispetto al totale e sicuramente ci sono più commenti in WD che altrove, ma "costringendo" a seguire uno schema più definito (a cui poi aggiungere qualche commento libero "dopo") forse renderebbe più utile la valutazione. Una cosa che spesso manca è il giudizio d'insieme, credo anche per paura di offendere. Insomma capita spesso di vedere "il racconto mi piace, è ben scritto, il personaggio fantastico, mi sono divertito però..." e poi seguono decine di appunti sul modo di scrivere, sulla trama, sul personaggio e via dicendo, per cui alla fine ti domandi: ma se gli è piaciuto e mi ha scritto tutto questo, pensa gli avesse fatto schifo! Insomma, il giudizio è un po' confuso... se invece ci fosse uno schema preciso con una sorta di punteggio per ogni punto specifico, almeno saprei con maggiore precisione cosa ha funzionato e cosa no.
  11. Buongiorno. Scusate se mi inserisco in una discussione già così avanzata, perchè ovviamente alcune cose le riprendo da qualcuno ed altre le aggiungo di mie. Dato per scontato che chi commenta, quasi sempre, lo fa per pubblicare a sua volta, e dato che mi pare abbastanza evidente che discutere sul numero di caratteri (8mila, 10mila, 100mila) non porta ad un risultato "oggettivo" ma solo soggettivo tra chi ha problemi a leggere un racconto lungo e chi ha problemi a pubblicare un racconto lungo, credo che gli 8000 siano un termine assoluto e come tale da accettare: se uno ha scritto 24mila caratteri lo dividerà in tre capitoli e basta. Però proporrei l'apertura di una sezione "romanzi" (o racconti lunghi), una sorta di "editing" fatto dai lettori. Certo avrà ancora meno frequentazioni rispetto ai racconti, e sicuramente chi leggerà un romanzo o un racconto lungo impiegherà più tempo per poter scrivere una recensione, ma se si fornisse una sorta di "scheda di lettura" prestabilita ed in parte vincolante (e questo varrebbe anche per i racconti da 8000), forse si potrebbe ragionare. Insomma, se per un racconto breve può valere il "passo-commento-passo-commento", su qualcosa di lungo occorre viaggiare su valutazioni più ampie (l'ambientazione, i personaggi, la trama ecc.) e poi, ma solo dopo un giudizio approfondito "complessivo", magari citare qualche punto specifico con relativo commento.
  12. Steve

    Profumo

    Grazie Marcello, molto utile. Effettivamente hai messo in luce dei miei difetti. Non concordo solo sul "presto" ripetuto, perchè secondo me poteva dare il senso dell'urgenza. Ma su tutto il resto hai perfettamente ragione. A presto.
  13. Steve

    La chiesa nera

    Bella atmosfera e ammetto che l'immagine, che hai saputo abilmente inserire nel contesto, alla fine è stata una bella trovata. Scrivi bene ma si vede che (come penso sia tipico di questo gioco, visto che ci sono cascato pure io) per la fretta di scrivere ci si dimentica di leggere e rileggere. Mi permetto un paio di osservazioni (in più quoto ciò che ha detto già Floriana): "La macchina svoltò a destra verso un viale alberato, anch'esso stretto e buio, che percorremmo per un paio di chilometri". Prescindendo dalla mancanza dell'accento, l'inciso "anch'esso stretto e buio" trasmette che anche il viale alberato lo fosse... e allora non sarebbe più un "viale" ma un "viottolo". "erano state poste due torce, equidistanti dai lati destro e sinistro dell'edificio". Non amo le descrizioni troppo accurate perchè tolgono spazio alla fantasia, e quindi non le "critico" per principio visto che sarebbe un giudizio troppo di parte. Tuttavia in questo caso credo che la parte "equidistanti dai lati DESTRO E SINISTRO" sia decisamente ridondante. Bastava equidistante dai lati e basta, credo. Questo eccesso di specificazione è un po' la tua impronta vedo... come per me lo sono i puntini! Personalmente invertirei l'ordine della frase e farei una piccola modifica: "L'ingresso era illuminato da lucine rosse come quelle dell'albero di Natale". Ne consegue che siano in fila e piccoline. L'effetto mi sembra più immediato. "La bocca del mostro." A capo, perchè si cambia argomento (secondo me): "Cerano sei persone..." "D salutò con un cenno (i membri della fila) ed entrò (nell'edificio)." mi pare più diretto elidendo le due cosine tra parentesi che sono abbastanza inutili nella descrizione. "I sei uomini protesero in avanti le torce"... ma quando sono entrati? "lasciò cadere il mantello, che l'altro provvide a recuperare. Così riuscimmo a vederlo". Non mi piace molto la parola "servo" perchè la trovo fuori contesto. L'altra modifica mi suonerebbe più diretta, ma ovviamente sono gusti. La descrizione della scena conclusiva, che poi è il cuore della storia, avrebbe forse meritato qualche particolare in più per descrivere meglio la paura della ragazza, lo stato d'animo del personaggio. Personalmente l'avrei caricata di più di "pathos", lo meritava visto che hai creato una bella premessa. In conclusione mi è piaciuto, soprattutto perchè non è mai facile descrivere qualcosa che non si è vissuto (il sacrificio dovrebbe essere compiuto su di un altare e l'officiante dovrebbe operare con un rito meno sbrigativo e magari con un pugnale rituale ecc.) ma l'atmosfera l'hai comunque resa bene considerando la brevità del pezzo. Mi sa che abbiamo gusti simili... quindi spero di leggerti ancora. Buon lavoro.
  14. Steve

    Tania (corretto)

    Grazie Bradipi. "Servono tutte le virgole?Era lì, in silenzio, e mi stava guardando..." Volevo sottolineare il silenzio e la lentezza del momento. Un po' una "dilatazione" del tempo, e per rendere l'idea su di un periodo così non ho trovato di meglio che qualche inciso. Di fatto hai ragione, non servono sintatticamente, tuttavia senza mi suonerebbe come un'accelerazione temporale che non è esattamente quello che avevo in mente. Dovrei cercare una soluzione alternativa se, come pare, non sono riuscito a trasmettere questo "senso del tempo rallentato". Ecco questo è il punto: perché la vampira si sposa? Cosa vede nell’umano? È solo per avere dei vantaggi materiali, tipo cittadinanza? (ed anche "Come si diventa vampiri? Nella tradizione chi venga morso poi diventa un vampiro, qui?") La mia idea di vampira (in questo racconto, ovviamente) è di una "razza" diversa. Ecco perchè sottolineo "voi umani", come a dire che apparentemente siamo uguali ma io sono un'altra cosa. Non umana. Ecco perchè poi dico che l'aglio non le piace ma non la uccide, come il sole e tutto il resto. Ho voluto scostarmi dall'archetipo del vampiro "morto che cammina" proprio perchè poco utilizzabile come moglie nella vita quotidiana. L'ispirazione mi era venuta vedendo il film "amore al primo morso"... ma quella era una vampira doc. Sull'orario direi sicuramente le due di notte. Ci sono lampioni accesi e nebbia... nessuno in una grande città. Nella disperata ricerca di "ridurre" il numero di battute ho eliminato il superfluo e credo che specificare che erano le due di notte fosse ridondante. leggi il post sulle d eufoniche e poi decidi se usarle o meno. Si, credo che riguardo alle d eufoniche tu abbia assolutamente ragione. In futuro cercherò di limitarmi, anche se tendenzialmente cerco di usare pochissime congiunzioni per non complicare troppo i miei periodi. Sullo spazio...e sull'ed; Cavolo! ma quante volte bisogna leggere e rileggere un testo per riuscire ad eliminare questi errori stupidi! Uffa! (risposta ovvia: almeno una di più di quelle che ho fatto...) Grazie ancora Bradipi.
  15. Steve

    Tania (corretto)

    Innanzitutto grazie, bel commento costruttivo. Devo premettere due cose: ho scritto questo racconto, poi l'ho riletto e limato... arrivando a circa 7900 battute. Ho fatto copia/incolla sul post e poi, prima di cliccare per postarlo, ho dato una rilettura. Non so se capita solo a me, ma se rileggessi 100 volte un testo lo modificherei 101 volte senza esserne ancora soddisfatto... per cui ho modificato ancora un po' e poi ho postato. Nel frattempo il "bimbo" era cresciuto a 8700 battute e giustamente ho avuto tirata di orecchie e chiusura del post da parte di un admin. Ho quindi rivisto il racconto per riportarlo nelle sue dimensioni originarie e l'ho ripostato. In queste operazioni un paio di refusi mi sono scappati, e di questo chiedo scusa. Ciò detto, in questo caso non era mia intenzione nascondere la natura di Tania. Fin dall'inizio parla di "voi umani" presumendo quindi che non lo sia (o non lo sia più), a differenza della creatura del frammento "Profumo" della quale ho cercato di celare la natura fino alla fine. Era mia intenzione creare un horror sfumato (grazie per averlo notato) in cui la componente orrorifica è più psicologica. Penso che un "maschio" sia molto più "horror" essere innamorato di una donna (o presunta tale) infinitamente più potente di lui, più fredda, dominante e crudele, che non un'orda di zombie alle calcagna. Il protagonista la vuole, non può vivere senza di lei, accetta la sua mostruosità e cerca anzi di farla diventare "normale", almeno all'apparenza. Sapendo bene che tanto lei farà ciò che vuole, quindi elemosina il suo amore come unico segno del potere che può avere su di lei. In pratica ho provato a "ribaltare" la situazione tipo di un matrimonio tra un uomo "potente" ed una donna fragile... e visto che siamo all'8 marzo spero di aver reso omaggio a tante donne. Certo mi fa riflettere il fatto che nei miei racconti / romanzi le protagoniste femminili sono sempre vampire, streghe, demoni... questo la dice lunga sul mio rapporto con l'altro sesso. E soprattutto che raramente faccio leggere ciò che scrivo a mia moglie. Sull'aglio e le altre cose non era mia intenzione essere ironico (anche se effettivamente mi rendo conto che quella può essere una chiave di lettura plausibile) quanto piuttosto ho cercato, temo maldestramente a questo punto, di far capire che la mia vampira era apparentemente "umana" , perchè la classica vampira "morta vivente" pallida e con odore di decomposizione che gira solo di notte ed esce dalla bara non sarebbe stata in linea con la mia idea per questo racconto. I "Murazzi" sono una zona di Torino dedicata, normalmente, alla vita notturna. Erano le rimesse ottocentesche per le barche in navigazione sul Po, trasformati alla fine degli anni 80-90 in locali notturni. I lunedì (invernali soprattutto) sono solitamente quasi tutti chiusi, e quelli aperti non tirano per tutta la notte fino al mattino. Prova ad immaginare una piazza (tra le più grandi d'Europa) che si affaccia sul Po ed sopraelevata rispetto a questo di una quindicina di metri, Al fondo della piazza c'è un ponte che dall'altro lato termina in una piazzetta più piccola su cui si alza una scalinata in cima alla quale c'è una chiesa circolare (come il Pantheon di Roma) dedicata alla "Gran Madre di Dio". Davanti a questo tempio ci sono due statue, raffiguranti la Fede e la Speranza, che la leggenda vuole contenere il segreto del luogo ove è custodito il Sacro Graal. Ho ambientato il racconto in questa piazza proprio perchè è uno dei punti più "magici" di una città di per sè già molto magica (e sulfurea). Per quanto riguarda il punto al termine della frase nei discorsi diretti...ehm.. è uno dei miei errori "consapevoli". Non mi piace anche se so che hai perfettamente ragione. Peraltro ho altri "difetti consapevoli" come scrivere "lo lievito" anzichè "il lievito" perchè non mi suona bene. Purtroppo non sono questi gli errori che mi preoccupano, proprio perchè consapevoli... mi preoccupano di più gli altri che mi hai segnalato... come la ridondanza ("salire in me") e l'insensatezza (i tacchi cadenzati ed incerti... che scemo a non accorgermi della discrepanza!) Anche sul punto concordo, il ritmo della frase diventa più affascinante. Mi piace, E concordo anche su tutti gli altri appunti. Davvero una bella critica, grazie! Un discorso a parte merita invece il fatto delle due considerazioni finali: non era la prima volta che la accompagnava (la radiosveglia dovrebbe confermare questo senso di "situazione ormai abituale") e comunque lui rivive continuamente il ricordo dell'orrore a cui ha assistito in collina, quando l'ha vista la prima volta in caccia. Però il tuo appunto mi ha fatto ragionare sul perchè si comporti così nonostante, appunto, non sia la prima volta. Devo riconsiderare un po' la scena... effettivamente scricchiola un po'. Sulla carotide... l'immagine che si percepisce guardandola è del viso affondato, non dei denti... una sorta di campo lungo e non un primo piano. Ho voluto rappresentare l'immagine come se fosse vista con gli occhi del protagonista e non del vampiro o peggio della vittima. Loro erano soli... e quindi non c'era nessuno vicino a loro al punto da vedere i denti. Spero di averti ancora tra i miei lettori (e critici) quando posterò altro. Per ora mi limito a rinnovarti il mio ringraziamento.
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