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Niko

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    StakaNiko
  • Compleanno 02/05/1990

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    Leggere, scrivere, viaggiare.

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  1. Niko

    Mezzogiorno d’inchiostro n.120 Off Topic

    @simone volponi Puoi partecipare, la penalità è scaduta con l'anno nuovo.
  2. Niko

    Mousa, il Redentore - Capitolo 2 [1/2]

    Perché mai? Anzi, grazie di averlo fatto Sui dialoghi uso delle regole "oliate" da molte case editrici. Non è l'unica possibilità corretta, bada bene, a me però piace così. Il punto non va messo se la narrazione continua con un verbo dichiarativo. Ad esempio: «Posso aspettare fuori, se vuoi» disse velenoso. Così è giusto, ma sarebbe stato giusto anche così: «Posso aspettare fuori, se vuoi», disse velenoso. A me però non piace ripetere la virgola fuori dai caporali. Per quanto riguarda il punto e accapo, questo è giusto: «Come ti chiami, tu?» L’inglese di Mousa era rozzo e aveva un che di arcaico. Perché il punto interrogativo vale anche da punto. Ad alcuni, però, piace usarlo lo stesso (e non sarebbe un errore, nel senso che alcune case editrici lo accettano). Così: «Come ti chiami, tu?». L’inglese di Mousa era rozzo e aveva un che di arcaico. Non ho capito cosa vuoi dire, nel senso che la punteggiatura in quel caso è giusta. Il punto a "piatto" è obbligatorio. Dovrebbe starci comunque qualche altro segno di interpunzione, ma per come ho immaginato io il dialogo (pausa lunga tra "entriamo" e "cerchiamo qualcosa...") ci sta meglio il punto. Altrimenti avrebbe dovuto essere: «Entriamo» dissi piatto, «e cerchiamo qualcosa di utile, riposiamoci qualche ora e ripartiamo. Stammi vicino e rimani in silenzio.» Per il dialogo successivo, come ho già spiegato, non ci vuole il punto perché continuo con "disse". Al massimo avrei potuto aggiungere la virgola dopo i caporali, come spiegato prima, e sarebbe stato giusto lo stesso. Ma a me piace senza Si trovano a 1400 metri sopra il livello del mare, a Bakka. Lì fa più freddo, te lo assicuro Per quanto riguarda il vecchio: non so se hai letto il primo capitolo, forse no; l'ambientazione è apocalittica, non c'è stato nessun incidente (non in quel momento), l'auto è bruciata, non in fiamme. Un rottame inerme, insomma. Il vecchio vi si era rifugiato dietro, morente. Non sappiamo perché, non sappiamo nemmeno se abbia una malattia o stia morendo di freddo e fame. Esatto, il cervello di Rogan va in panne quando pensa al ragazzino. Comunicare il suo essere illogico e/o contraddittorio era proprio il mio obiettivo: considera che siamo in un PDV in "presa diretta". Ma scusa di che! Grazie mille per il passaggio e per i tuoi pareri: sono stati preziosi. Spero di aver chiarito almeno parte dei tuoi dubbi
  3. Niko

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 120 Topic ufficiale

    I giudici votano solo nella fase finale sulla rosa dei cinque racconti in cima alla classifica, insieme all'organizzatrice ( @Cicciuzza ) e lo Staffer Presidente di Giuria, in questo caso @Kuno (sarà a rotazione).
  4. Commento. Libano, Bakka 23 gennaio 2031 «Come ti chiami, tu?» L’inglese di Mousa era rozzo e aveva un che di arcaico. «Il tuo inglese fa schifo» rimbeccai. «Sì, ma io ho solo dieci anni.» Già odiavo quel marmocchio. «Rogan.» «E che cosa significa?» Rimasi in silenzio per un po’. Camminavamo fianco a fianco, ma il cuore del ragazzino gridava battaglia e mi fronteggiava senza paura. Potevo sentire lo sguardo colmo d’odio sulla parte del viso che stava fissando, quasi fosse esposta al fuoco. «Il maligno, forse? Il bastardo? O… saffah?» Assassino. Ecco cos’ero per lui… e aveva ragione. «Non tutti hanno un nome che significa qualcosa di profondo come il tuo» dissi stizzito. «Rogan significa… che i miei capelli sono rossi.» Mi tolsi la kefiah nera, sporca e bucata in più punti. Ne uscì un ammasso di capelli ricci rosso scuro, così scuro da sembrar nero. La polvere non aiutava a distinguere le poche onde di colore più chiaro che li attraversavano. Il bambino non disse niente: forse era stato il mio tono a zittirlo. Mi rimisi il copricapo senza aggiungere altro. Camminavo col fucile in spalla, mentre nella fondina allacciata alla coscia sinistra c’era pistola che avevo trovato nella casa occupata da Mousa e suo padre: non avevo detto al ragazzo di averla caricata solo dopo il teatrino che avevo messo in piedi il giorno prima. Sull’altra coscia era allacciata la fondina della Glock. Tirava un vento secco e freddo; la cosa peggiore, però, erano i granelli di sabbia che riuscivano a entrare ovunque, in ogni piega degli abiti e fessura disponibile sulla pelle. Alzai la fusciacca fin sopra al naso, coprendo l’ormai folta barba rossiccia e assottigliando lo sguardo fino a quando non rimasero che due lame scure a guidare il mio cammino. Con la coda dell’occhio, vidi che Mousa si leccava le labbra. «Non farlo.» Il bambino mi guardò stranito, con il grugno della rabbia scolpito sul volto. Non sapevo se sarebbe mai andato via. «Non fare cosa?» «Passarti la lingua sulle labbra. Non farlo.» «Mi bruciano» disse, guardandomi come se fossi un idiota. «Con questo vento, più le lecchi e più si spaccheranno. Fidati di me.» Mi accorsi di quanto ero stato stupido troppo tardi, e cioè subito dopo aver pronunciato le ultime parole. Mousa mi guardò con una furia che non avevo mai visto in un ragazzino. Gli occhi che ero abituato a vedere erano vacui, rassegnati, distrutti. Passivi. Quelli dei bambini nati in guerra, senza speranza, senza interesse nella vita. Distolsi lo sguardo e continuai a camminare in silenzio. Lui non si leccò più le labbra. Man mano che ci avvicinavamo al centro di Bakka, aumentavano i detriti sulla strada dissestata, la polvere, la morte. C’erano ancora molti cadaveri, qua e là: alcuni coperti dalle macerie, altri alla mercé di intemperie e animali selvatici. Io non ci feci caso, se non per Mousa: ogni volta che eravamo costretti a passare nei pressi di un corpo senza vita, si avvicinava a me. Subito dopo si allontanava di nuovo di qualche metro, come se accettasse la mia vicinanza solo quando attanagliato dalla paura o dal disgusto. All’orizzonte solo arida terra, nuda roccia, qualche sparuto cespuglio e appezzamenti di terra prima coltivata e ora abbandonata. Le poche abitazioni del villaggio rimaste in piedi erano basse, grigie e sporche. Quasi tutte erano danneggiate e alcune avevano squarci sul tetto o nei muri laterali. «Attenzione, ora.» Mousa annuì, ma sapevo che mi avrebbe causato solo problemi e mi chiesi perché l’avessi portato con me. Avrei dovuto spiegargli come comportarsi non appena entrato in un luogo dove, molto probabilmente, ci sarebbero state altre persone. Disperate, e per questo pericolose. Preparai nella mente un discorso da fargli: le precauzioni da prendere, i dettagli da cogliere. Ricordai ben presto che non era un soldato e non aggiunsi altro. No, Mousa non era un soldato e presto me ne sarei sbarazzato. Alzai il fucile: un paio di occhi spauriti ci seguirono da un tetto non appena entrati nella via principale, l’unica facilmente agibile, e mi distrassi dai pensieri su Mousa e sul suo futuro. Mi parve un giovane; poco dopo si ritrasse e non lo vidi più. C’era silenzio, puzza di sporco e di morte. Il vento, appena entrati in città, si era un poco attenuato. Passammo di fianco a un’auto bruciata, capovolta in mezzo alla strada. Sentii un gemito di dolore e misi una mano sulla spalla di Mousa, facendolo trasalire. Portai un dito alle labbra per costringerlo a star zitto, riposi il fucile ed estrassi la pistola. Mi guardai intorno, osservai i tetti, la strada dietro e davanti a noi, i vicoli distrutti dalla guerra. Non c’era nessun’altro. Solo quei gemiti provenienti dal retro della macchina. I muscoli della spalla ferita tempo prima da una pallottola mi bruciavano e la gamba sinistra era troppo rigida; in più, la ferita fresca causatami da Mousa al braccio non era del tutto rimarginata e mi rendeva più lento del dovuto. Pian piano, facendo delle smorfie di dolore sotto la fusciacca che nessuno poté vedere, aggirai l’ostacolo per osservare la fonte dei lamenti. Un vecchio. Solo un vecchio morente. Non uccidere. Feci segno a Mousa di raggiungermi. Non si oppose, molto probabilmente mosso dalla curiosità di sapere cosa ci fosse dietro l’auto bruciata. Sgranò gli occhi e sussurrò: «Dobbiamo aiutarlo.» Scossi la testa. Mousa non staccava lo sguardo dall’uomo, che lanciava lunghi e bassi lamenti a occhi sbarrati, bianchi e grigi come il cielo sopra di noi. I capelli radi gli si erano appiccicati al volto sudato, la pelle era raggrinzita dalla vecchiaia e dal freddo e coperta solo in parte da una barba incolta, a chiazze. Era scosso da violenti tremiti, avvolto da un paio di coperte spesse e pesanti… tanto quanto il destino amaro che gli era stato riservato. Non uccidere. «Non possiamo abbandonarlo» aggiunse, affranto. Gli diedi le spalle senza dar peso alle sue parole e continuai a camminare. Poco dopo sentii le scarpe di Mousa strisciare sul terreno con passi affrettati: stava correndo per raggiungermi. Tornò al mio fianco, e il suo respiro mi parve affannato non solo per la corsa, ma anche per la rabbia. Lo lasciai sbollire. «Sei senza cuore» sussurrò dopo un po’, più al vento che a me. Parlò in arabo, io risposi in inglese. «Può darsi, ma ti sto mantenendo in vita. Forse non dovrei, visto che sei più stupido di quello che pensavo. Non abbiamo abbastanza cibo e acqua per noi, figuriamoci per un vecchio malato. Non possiamo trasportarlo né aiutarlo in alcun modo senza farci danno.» Forse afferrò la logica, forse no. Ma era solo un bambino, e si mise a singhiozzare. Lo fece silenziosamente e non lo ripresi. Arrivammo nella piccola piazzetta del villaggio, anche quella semidistrutta. Il vento riprese a sferzarci il viso e rialzai la fusciacca. Mousa cacciò la lingua per passarsela sulle labbra, poi ci ripensò. Un telo di stoffa blu scuro era rimasto impigliato in un tubo che fuoriusciva dal muro dell’edificio alla nostra destra e svolazzava impazzito. Misi a posto la pistola e lo afferrai, tagliandone un lungo lembo con il coltello. Lo porsi a Mousa che, senza dire niente, se lo mise attorno al collo imitando la forma della mia fusciacca grigia. Adocchiai uno degli edifici della piazza, quello che sembrava essere messo meglio, e lo indicai al ragazzo. «Entriamo» dissi piatto. «Cerchiamo qualcosa di utile, riposiamoci qualche ora e ripartiamo. Stammi vicino e rimani in silenzio.» «Posso aspettare fuori, se vuoi» disse velenoso. Aggrottai la fronte. Sì, poteva rimanere fuori; non mi avrebbe dato fastidio e, in caso di problemi, non avrei dovuto pensare a lui. Non avevo idea se la casa fosse deserta o meno; di sicuro qualcuno si nascondeva in quegli edifici. Lasciarlo fuori era la cosa più giusta da fare. Non era un mio compagno d’armi, né un soldato, ma la ritrosia a ogni responsabilità mi fece rispondere in altro modo. «Fai come ti pare.»
  5. Niko

    La maledizione del vero amore.

    Questo è il titolo? Non combacia con quello del titolo "ufficiale" della discussione. Qual è quello giusto? Inoltre nei titoli non va mai messo il punto. L'accapo è per dare enfasi all'incipit tipico di ogni favola? Manca l'accento sul verbo. Non penso che "poderoso" sia un aggettivo adatto alle lacrime: http://www.treccani.it/vocabolario/poderoso/ Ti conviene tenere sempre sotto mano un vocabolario (o usare quelli disponibili in rete) per assicurarti che la tua idea sia in linea con la realtà semantica. Anticipare al lettore che sta per accade qualcosa di importante/eccezionale o qualcosa e basta è sconsigliabile. Toglie forza a qualsiasi cosa stia effettivamente per accadere. "Sindrome" significa "complesso di sintormi". Forse intendevi "condizione". Accento mancante sul verbo. Questa è una descrizione che parte già male: il lettore non ha idea di cosa significhi essere "un qualsiasi altro bambino del 3000" e tu non ce lo spieghi, se non con frasi generiche, poco approfondite e che vogliono dire molto poco. Non capisco poi perché ambientare il tutto nel 3000: non ce n'è apparente ragione. Ancora un accento mancante sul verbo "passò" (ce ne sono molti altri mancanti anche dopo, che non segnalerò: con una revisione accurata potrai trovarli facilmente tu stesso) e una strana maiuscola su "bambina", che non va messa. Qui ci vuole una pausa dopo "comune". Un punto e virgola, per esempio. Non si usa il maiuscolo per enfatizzare (in narrativa), ma il corsivo. Refuso su volta. Hai scritto diverse volte il nome dell'ospedale e l'hai sempre sbagliato: una volta l'hai scritto a parole staccate, ora con la F maiuscola su fratelli. Il nome corretto è Fatebenefratelli. Il nocciuolo è una pianta, intendevi "nocciolo". Punteggiatura casuale, maiuscola che non ci vuole su "figlia". C'è tantissimo su cui lavorare, @AlessandroMU Il racconto è denso di errori di tutti i tipi, soprattutto di ortografia. Non va mai messo lo spazio prima della punteggiatura, tu invece lo metti sempre: è un grave errore. Lo stile è asciutto, sincopato, fatto di bravi frasi rotte da continui punti ed accapo: manca la complessità di uno stile maturo. C'è inoltre una spiccata semplicità di base in tutto il testo, una semplicità che non giova, perché non approfondisci nessuna situazione della favola raccontata. L'idea del cuore che, prima enorme, si rimpicciolisce ogni volta che il protagonista prova amore (quello vero) è simpatica e toccante e potrebbe nascere una bella storia per bambini, dai significati plurimi. Il problema è che lo svolgimento non rende giustizia all'idea: ci sono lacune molto pesanti nella tua scrittura, che con impegno e volontà potrai smussare e poi eliminare. Impegnati, studia, tieni un vocabolario sotto mano, prova a inserire altri tipi di segni d'interpunzione (i due punti, il punto e virgola, i puntini sospensivi...) e vedrai che, pian piano, il tuo stile migliorerà. Buona fortuna!
  6. Niko

    Richieste cancellazioni Racconti e Poesie

    @Ruthless fatto.
  7. Niko

    Proposte di Gruppi di lettura e Iscrizioni

    @Andrea28 Se avete raggiunto il minimo richiesto per partire, puoi anche aprire la discussione (provvederò poi io a chiuderla e a settare l'apertura automatica secondo le vostre indicazioni)
  8. Niko

    Sgradevole [v2]

    Buon incipit. Qui la punteggiatura sull'inciso iniziale è giusta, ma non suona molto bene. Forse potresti usare le parentesi? Ora (mi fareste presente e avreste ragione nel farlo) è opinabile che... Adesso/ora. Taglierei virgola ed "ora". Questa parte l'ho trovata tragicomica (e molto riuscita). Lui pensa al fucile - però dice: attenzione, lettore, non lo faccio mica sempre... - e poi fa riferimento all'incontro per il divorzio. Un legame pericoloso, che spinge il lettore a pensare "Oddio, questo ora combina un macello". E invece no Almeno, non quel macello lì. E riprendo una cosa che ti ho detto poche settimane fa, e cioè che quando vuoi sai portare il lettore proprio dove vuoi tu. Sia nel farlo sbandare (con le idee) sia nel portarlo sulla "retta via". Piccolo errore formale: non puoi cominciare un periodo con le parentesi, caprone! Inoltre, la punteggiatura di fine periodo va fuori dalle parentesi, non dentro! Dopotutto sono le mie figliole (mi correggo, però: non mi azzardo a definirlo «altruista», sarebbe quantomeno pretenzioso, è più onesto parlare di «gesto volto all’altruismo»). Così però la parentesi non ha alcun legame con la frase precedente, ma con quella ancora prima. Quindi necessita di un aggiustamento (un po' qua, un po' là): Ho temuto che, magari, le ragazze potrebbero accettare a fatica un simile abbandono forzato, ma poi ho ritenuto di poter far affidamento sulla loro capacità di riconoscere un gesto altruista: dopotutto sono le mie figliole (mi correggo, però: non mi azzardo a definire il gesto «altruista», sarebbe quantomeno pretenzioso; è più onesto parlare di «gesto volto all’altruismo»). Il testo intero è pieno zeppo di incisi e specifiche, come se il protagonista, nello stato psicologicamente labile in cui si trova, debba giustificare a sé stesso e ai lettori quello che ha fatto con l'acquario. Dal punto di vista formale questo si traduce in una minore leggibilità del testo, eppure... be', ci sta. Come abbiamo visto dai commenti (cui ho dato una veloce sbirciatina) c'è a chi piace e a chi non piace: pazienza. Sicuramente non è un testo (uno stile, questo) per tutti; anzi. Questo un esempio: Tutti i periodi arzigogolati, tanto nella forma quanto nei contenuti, contribuiscono a far capire al lettore che il personaggio di cui vesti il PDV ha un bel casino in testa, che lui stesso sta cercando di dipanare. Lo dici anche in più di una occasione, come per esempio qui: Quindi tagliare e semplificare renderebbe l'esperimento inutile, snaturando peraltro le tue intenzioni. Questo ovviamente è il mio parere, non oro colato. Il finale, poi, è secondo me il vero capolavoro di questo racconto dai toni prolissi, un po' perfino saccenti e logorroici del protagonista. Soffocare, sì, proprio come soffochi il lettore di parole, di pensieri ingarbugliati, puntualizzazioni, spiegazioni, giustificazioni. E finalmente qui non c'è nessuna possibile confusione su quello che hai scritto Ergo: passando il racconto dalla terza alla prima persona ci hai fatto entrare nella testa di questo personaggio ancora più strano e bizzarro di quanto era apparso in prima battuta (letteralmente). L'hai anche meglio caratterizzato, aggiustato il tiro (non solo sull'acquario) e ovviamente cambiato del tutto stile. Uno stile, dicevo, caustrofobico. È per questo che l'esperimento è riuscito: io nel leggere mi sentivo proprio come questo povero cristo (regionalismo). Ciò detto, non leggerei mai e poi mai un romanzo in questo stile (per gusti miei), perché dopo venti pagine avrei la testa in subbuglio, così ingarbugliata da farmi buttare il libro dalla finestra. Ma per un raccontino come questo, tuttavia, ci sta tutto. Riuscito, infine, il PDV in prima persona. Continua a sperimentare
  9. Niko

    L'Autentico Vocabolario Fantastico: Volume Primo

    Signori, ecco come scegliamo gli Staffer migliori, noi. Mica arte culinaria.
  10. Niko

    Armando Curcio Editore

    @An Tonio Grazie per la tua testimonianza. Ci piacerebbe, però, che prima di partecipare a discussioni su realtà editoriali ci si presentasse nella sezione apposita, e cioè l'Ingresso. Ti aspettiamo!
  11. Niko

    Staffetta di Natale 2018 - Terza Tappa

    Gli Avatar animali hanno deciso che la Classifica della terza tappa è così smistata sui parimerito: 5 punti al 1° posto: Il colore della neve 4 punti al 2° posto: Doni Dolenti 3 punti al 3° posto: Storia di un concerto estivo 2 punti al 4° posto: Bianco 1 punto al 5° posto: Tre normalissimi incontri da fare in treno, il giorno di Natale Per questo, possiamo finalmente stilare la classifica finale del Contest di Natale. Eccola, al netto di tutte e tre le tappe! Jingle bleah @Joyopi e @Plata (4+4+2) = 10 punti Gingerbread @ITG e @Vincenzo Iennaco (3+5) = 8 punti Le disagiate @_Mari_ e @lean (2+1+4) = 7 punti Le scribacchine @Kikki e @AnnaL. (5) = 5 punti Befano & Natalina @Ezbereth e @Pulsar (5 punti) = 5 punti Krampu's dream @Lauram e @Edu (3) = 3 punti Super Beards Bross @Nerio @Snowfall (3) = 3 punti All Blacks @H3c70r e @Talia (2) = 2 punti Shining Apples @Emy e @Ippolita2018 (1) = 1 punto Gli Introzzati @Poeta Zaza e @Intro (1) = 1 punto Mare & Monti @Befana Profana = 0 punti Zoo di Natale @nemesis74 e @Valentina Iusi (Ritirati) Complimenti ai Jingle bleah, che sono andati a punti in ogni tappa (anche al terzo posto, Mari e lean hanno raggiunto lo stesso obiettivo, andando sempre a punti) e hanno vinto il Contest. Complimenti, ragazzi! Al secondo posto i Gingerbread, a un soffio dai primi, e appena dopo le già citate disagiate Al netto degli intoppi, è stato un bel contest e ci avete riservato belle sorprese. Le tracce non erano facili (a parte la prima) e abbiamo voluto mettervi alla prova. Complimenti soprattutto a chi è stato al gioco e si è messo in discussione! Vorrei concludere qui con i festeggiamenti, ma in Staff abbiamo deciso già da tempo la penalità per i ritirati, ed essendo questo il messaggio ufficiale di conclusione Contest, è bene comunicarlo qui. Secondo lo Staff, @Valentina Iusi e @nemesis74, ritirandosi, hanno portato danno al contest in toto. A chi si è impegnato per crearlo e seguirlo (noi dello Staff) e a chi lo stava vivendo in quel momento, cioè tutti gli utenti in gara. Non è stato di buon gusto ritirarsi, viste anche le deboli ragioni a supporto della scelta. Lo Staff ha quindi deciso che saranno esclusi dai Contest per 3 mesi a partire da oggi (fino al 15 aprile non potranno partecipare a MI, Penne e Spada, contest unici e quant'altro) e gli assegniamo 1 punto di richiamo. Come al solito, se qualcuno ha qualcosa da dire al riguardo, è il benvenuto, ma solo ed esclusivamente in forma privata, non in questa discussione (contattate me o un altro Staffer; siamo sempre disponibili). In ultimo, ma non ultimo... buon Mezzogiorno d'Inchiostro a tutti, il primo del nuovo anno E ora, che siano festeggiati a dovere i vincitori ed i podisti, con fiumi di champagne, vino, parole e panettoni scaduti
  12. Niko

    Staffetta di Natale 2018 - Terza Tappa

    @H3c70r I titoli sono Tre normalissimi incontri da fare in un treno, il giorno di Natale e Bianco
  13. Niko

    Staffetta di Natale 2018 - Terza Tappa

    Titolo ripreso da uno dei votanti di cui non farò il nome. Scemo io a non leggere con attenzione. Però dai, è simpatico! P.S. Sistemato
  14. Niko

    Mezzogiorno d’inchiostro n.120 Off Topic

    Non sono tutti come te e quoto Marcello: Non penso che il gioco valga la candela, se non per gli utenti aperti di mente come te, @libero_s Abbiamo già visto cosa è accaduto con la Staffetta (che in realtà un po' si avvicinava alla tua idea, seppur non nel senso professionale del termine).
  15. Niko

    Staffetta di Natale 2018 - Terza Tappa

    Ecco qui, il Contest si è concluso e avete votato tutti. La Classifica della terza tappa è la seguente: 5 punti al 1° posto: Il colore della neve (9 voti) 4 punti al 2°posto: Doni Dolenti (6 voti) 3 punti al 3°posto: Storia di un concerto estivo (5 voti) 4° e 5° posto pari merito: Tre normalissimi incontri da fare in treno, il giorno di Natale e Bianco (4 voti) A presto per la classifica finale con la scelta tra i due pari merito
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