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Alorigo

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  1. Un sentito ringraziamento per avermi ospitato su queste pagine.
  2. Alorigo

    Aporema Edizioni

    Trovo francamente assurdo e grottesco che un utente occasionale, magari frustrato dalla giornata di lavoro o dal fatto che la fidanzata (o il fidanzato) gli ha dato buca la sera prima, possa entrare sulla pagina di una casa editrice e assegnare un giudizio negativo a un messaggio della stessa, mentre risponde a un frequentatore del forum circa la propria politica interna di conduzione della società: è come se tale utente esprimesse un parere negativo sull’operato di un imprenditore, inviandolo via email non all’imprenditore medesimo, ma ai suoi clienti! Questa cosa, lo ricordo, in un contesto aziendale tradizionale sarebbe passibile di denuncia. Mentre per il simpatico frecciatore seriale questa attività forse è soltanto un passatempo serale catartico, per sfuggire alle piccole delusioni della vita e sentirsi per una volta tra le mani il potere divino di essere giudice o giurato anonimo, per la casa editrice, che ha la piena e completa libertà di scegliere in autonomia il proprio modus operandi, alla lunga rischia di rappresentare un grave danno, in grado di minarne la stessa sopravvivenza. La questione, anche eticamente, è di una scorrettezza inaudita: un atteggiamento che non esito a definire di pura vigliaccheria. Aporema non ha alcun obbligo di metterci la faccia e di venire su queste pagine a spiegare, a chi ne fa richiesta, come conduce la sua organizzazione, e sarebbe da lodare anche solo per la disponibilità con cui si espone: non mi pare che le altre CE presenti sul forum seguano la stessa linea... E questo perché la smania degli haters vince (sempre più spesso) sull’intelligenza, portando a far scappare, o a eclissarsi, la stragrande maggioranza degli editori, dato che, quando espongono la propria politica, con tanto di argomentazioni logiche e stringenti, finiscono sempre e comunque sul banco degli imputati, qualsiasi cosa abbiano affermato. Un forum dedicato agli scrittori senza la presenza di editori non è inutile, è ridicolo: riflettete su questo, prima di cliccare sul quel colore che tanto vi esalta. Ho il privilegio di conoscere di persona i redattori di Aporema. Stiamo parlando di persone che tutti i giorni ci mettono l’anima, il cuore, il sudore e la fatica. Persone che lavorano di domenica, a Pasqua, a Natale, al compleanno, spronati dal sacro fuoco di chi vuole mettere la correttezza di una editoria virtuosa davanti al proprio tornaconto personale. E qui invece si concede la possibilità a piccole persone - non di statura, ovvio, ma di anima e di cuore - di giudicare cose che non sanno, l’operato di professionisti che non conoscono e che nemmeno si prendono la briga di stare a sentire (ascoltare per loro sarebbe troppo impegnativo). Il giudizio sull’operato di una CE è già ampiamente espresso dal mercato, dai dati di vendita, dai riscontri dei lettori e - ultimo ma non ultimo - dai pareri degli autori e di chi con l’editore ha davvero avuto a che fare e lo ha raccontato proprio in questo topic. Ma non avete notato che persino coloro che si son visti rifiutare la pubblicazione, si son presi la briga di venir qui a spiegare la gentilezza, la cortesia, la disponibilità con la quale sono stati trattati? O è proprio questo che dà fastidio a molti? La colpa non è dei moderatori, sia chiaro. Il regolamento del WD è obsoleto, vecchio di oltre dieci anni, che nel mondo moderno rappresentano un’eternità, nel mondo informatico e della comunicazione globale ancor di più. Il sistema dei punti reputazione anonimi è assurdo: favorisce i cosiddetti leoni da tastiera e gli haters di cui parlavo prima, i quali, dati alla mano, non sono certo in diminuzione. Anche i criteri con i quali si richiamano o si bannano gli utenti dovrebbero essere oggetto di revisione: oggi si impiega troppo a espellere un troll e il tizio in questione nel frattempo ha già lasciato tracce indelebili del suo passaggio, facendo incazzare chi si faceva i fatti propri; così si puniscono i “buoni” con i richiami, mentre i “cattivi”, finalmente bannati, se ne ritornano sghignazzando nel limbo dal quale erano sbucati, perché il loro scopo ormai lo hanno ottenuto: fare incazzare la gente, appunto. La colpa non è dei moderatori, dicevo, ma visto che i custodi del regolamento sono loro, i casi sono due: o si danno da fare per renderlo più adeguato ai tempi (molto brutti) in cui viviamo, oppure potrebbe capitare che prima o poi siano chiamati a risponderne in una sede diversa dal WD. Le critiche immotivate e reiterate, ma soprattutto le freccette anonime, per un editore serio rischiano di rappresentare un grave danno, economico e di immagine, contro il quale ha tutti i diritti di tutelarsi legalmente. Come hanno di recente stabilito alcune sentenze, del resto, la pagina di un forum o di un social network è equiparata a tutti gli effetti a quella di un quotidiano o di un periodico, dove il direttore e i suoi collaboratori sono chiamati a rispondere di tutto quanto viene pubblicato. Per concludere, da parte mia ad Aporema dò un unico consiglio: smettete da subito di essere disponibili alle risposte, al dialogo, a qualsivoglia interazione pubblica con gli utenti. La trasparenza, come ormai avrete potuto constatare sulla vostra pelle, non paga. Vi siete già esposti fin troppo in passato, fornendo il vostro parere e i vostri consigli su decine e decine di argomenti: esiste una funzione di ricerca e gli utenti la useranno. Chi vorrà avere ulteriori informazioni potrà scrivervi in privato e, conoscendovi, sono certo che gli risponderete in modo esauriente e con solerzia. Certo, questo cambio di rotta toglierà la terra sotto i piedi dei frecciatori seriali, ma, lo sapete bene, non è che si possono sempre rendere felici tutti! Vi auguro infine buon lavoro: sono certo che, se seguirete il mio consiglio, avrete più tempo e anche più energie per svolgerlo al meglio.
  3. Fammi capire, cosa ci sarebbe di diverso tra quello che ritieni tu debbano fare le piccole CE e quello che abbiamo appena finito di spiegare in questa discussione? E la selezione di questi "meritevoli" autori da lanciare nel firmamento come li vorresti trovare senza dedicare del tempo (tanto tempo) alla selezione dei manoscritti? E come si può conciliare l'investimento di tempo nella lettura dei manoscritti nell'economica di una società che deve dedicarsi anche a mille altre attività se non darsi un criterio che può aiutare a selezionare, pur con il rischio di far finire qualcosa di valido nel cestino? Non capisco, a me sembra che ci sia più il desiderio di controbattere per il puro gusto di farlo piuttosto che quello di fermarsi un attimo a riflettere su quello che si è letto. E questa seconda frase non fa che confermarmi il pensiero. E' stato lungamente argomentato eppure sembra si faccia finta di nulla e questa frase sa di insinuazione davvero di cattivo gusto.
  4. Intervengo per dire la mia, da un punto di vista "aziendale". Una casa editrice è una società che nasce a scopo di lucro, non è un ente benefico: come tale, deve gestire il suo business sulla base delle risorse a disposizione e del rapporto costi-benefici di ogni scelta, decisione o azione. In campo aziendale, le risorse non sono intese soltanto come persone che ci lavorano e nemmeno solo come economiche: sono invece l'insieme di tutto ciò che occorre a un'organizzazione per rimanere viva, pagare i debiti (tasse, fornitori, banche, commercialisti, dipendenti, ecc.) e trovare anche il modo di guadagnarci qualcosa (ahimé essendo per qualcuno un lavoro, questo sig. qualcuno vorrà pur comprarsi da mangiare con quello che fa nella vita). Tra queste risorse possiamo senza ombra di dubbio inserire il tempo a disposizione, forse la risorsa più preziosa, seppur non l'unica. Sempre in ambito aziendale, esistono modelli di gestione nati all'estero già nella prima metà del '900, che mirano a combattere gli sprechi. Anche in questo caso, per sprechi non si intendono solo di natura economica, ma di varia natura: di stoccaggio di materiale, di spostamento, di tempo (e anche altri). Ora contestualizziamo la nostra organizzazione a una casa editrice, magari piccola. Io non so come immaginiate voi una casa editrice. Probabilmente, da quel che si legge in giro, tale CE dovrebbe essere situata ai piani molto alti di un grande palazzo di cristallo tutto lucente, nel centro di milano, dove signori in doppio petto muniti di monocolo osservano altezzosi poche righe di un manoscritto e lo gettano nel cestino con sdegno al primo errore. Ebbene, vi svelerò un segreto: non è così! Una piccola CE potrebbe infatti essere composta di poche (pochissime!!) persone che sgobbano tutto il giorno per portare a termine tutte le incombenze che un lavoro come questo richiede, tra le quali la lettura delle proposte editoriale non è che una parte (e nemmeno troppo grande). Ora, se tali persone devono dividersi tra tutte queste cose, devono fare delle scelte, anche in termini di tempo (questa parola che sta diventando il nocciolo della questione). Queste scelte diventano necessariamente dei criteri da seguire. Uno di questi è sicuramente il criterio con cui selezionare i manoscritti. Dato l'esiguo numero di persone e di tempo a disposizione, una CE non può leggere tutti i manoscritti per intero di tutte le proposte editoriali che arrivano, altrimenti non avrebbe tempo (Ricordate? Risorse, incombenze, remunerazione, sopravvivenza... cose così) per fare il resto e probabilmente dovrebbe chiudere, e aggiungo io, anche molto più velocemente di quello che possiate immaginare. Quindi ha poco senso leggere rimostranze di chi si mostra indignato con un tale criterio di selezione, in quanto questa non è altro che una scelta di conduzione di una organizzazione che deve sopravvivere, condivisibile o meno dal mercato, il quale mercato offre comunque alternative a chi non è in linea con tale scelta. Quale potrebbe essere il rischio? Che alla prima rigra si trova un errore e che il testo venga scartato senza rendersi conto che avrebbe potuto essere un capolavoro. Ebbene può succedere, succederà, forse è già successo. Questo però fa parte della valutazione dei rischi che un imprenditore (eh già, perchè un editore è un imprenditore e non campa della sola bravura di un aspirante autore, ma campa anche della vendita dei suoi libri) svolge ogni giorno nell'esercizio della sua professione. Sicuramente, tale imprenditore avrà calcolato che, a fronte del rischio di perdere un capolavoro, avrà però scremato novecentonovantanove testi la cui lettura sarebbe stata una perdita di tempo. Ecco il punto! Occorre infatti darsi delle priorità. Tra le priorità di una piccola CE può esserci quella di ottimizzare il rapporto tra tempo speso a leggere, selezione di testi validi e resto delle incombenze per arrivare a pubblicare tenendo in piedi la società. In conclusione, il mio consiglio è solo quello di provare a comprendere che lo sforzo da parte di un editore c'è sempre, ma non sempre tale sforzo può essere indirizzato esclusivamente alla lettura delle proposte editoriali e pertanto deve sottostare a delle regole di priorità ed economiche.
  5. Alorigo

    Piccole infamie vista mare

    Staff, i bot come questi andrebbero bannati seduta stante.
  6. Ciao a tutti, è da un po' che non frequento queste pagine e ritorno a voi al mutare della mar... no, quella era un'altra storia. Taglio corto: per motivi particolari (che il mio amico @Alexmusic sicuramente intuirà) vorrei provare a contattare Alessandro Barbero ma non ho la più pallida idea di come poter fare, così ho pensato che magari da queste parti qualcuno da darmi un'indicazione, un indizio o qualcosa per cominciare. Grazie a tutti per ogni eventuale suggerimento.
  7. Alorigo

    Le domande più ricorrenti alle presentazioni dei libri

    Di solito, prima di arrivare alle domande, si ottiene la reazione alla domanda "Leggi?", che generalmente è quella di alzare le mani in segno di assoluto diniego, accompagnato da frasi tipo "eh mi piacerebbe... Ma non ho tempo" (nei casi migliori) o facce disgustate (nei casi peggiori). Come se stessi proponendo un affare losco o peggio... Ma quando "quell'uno su dieci" ha la bontà d'animo di avvicinarsi a chiedere informazioni (e anche qui ci sarebbe molto da dire sul vincere la resistenza ad avvicinarsi, a sfogliare il suddetto libro e a rivolgere domande all'autore/standista; scritti in ordine di difficoltà crescente) direi che la domanda più frequente è: "E' autoconclusivo?" Sembra infatti ormai che serpeggi il terrore delle saghe, strumento forse un tantino abusato negli ultimi anni.
  8. Io credo che siano molteplici i fattori per i quali fantasy e fantascienza trovano così pochi riscontri. In primo luogo leggiamo poco in generale (almeno in Italia) e in patria credo che i generi più letti siano altri (credo): storico forse, gialli. Nonostante il fantasy abbia ripreso molto piede negli ultimi anni, non è ancora così diffuso. In secondo luogo la mia opinione personale è che per certi versi, scrivere fantasy o di fantascienza abbia alcune difficoltà in più: non solo devi scrivere una buona storia, devi anche inventarti personaggi validi e un contesto credibile, che non faccia storcere il naso, che abbia regole di funzionamento che il lettora possa sopportare e soprattutto che siano ben amalgamate nel racconto. Da qui i motivi del terzo fattore: le case editrici, vita comunque la quantità non piccola di testi già sul mercato, ha alzato l'asticella e se il tuo racconto non è al top in tutte queste categoria rischia di essere scartato.
  9. Alorigo

    Aporema Edizioni

    Perchè in questo topic alle persone che, per loro stessa ammissione, non hanno avuto contatti con la casa editrice, è consentito commentare, esprimere pareri, dare giudizi? Ma soprattutto è consentito loro di continuare la loro opera di commento e dissertazione filosofica nonostante: l'editore abbia modificato la strategia al fine di chiudere le polemiche e risolvere la questione; i moderatori hanno valutato la situaizone e considerata chiusa. E' un topic di feedback e comunicazioni, non di dissertazioni sfilosofiche sulle scelte di una CE. Ci sono altre sedi per questo tipo di argomentazioni. Suggerireri di spostare in altra sede (se non di eliminare in toto) i commenti non pertinenti con la discussione.
  10. Alorigo

    Stand degli esordienti indipendenti alle fiere?

    Aggiungo che ci sono fiere che non consento la divisione dello stand da loro regolamento interno: un tavolo, un autore. Lo so per certo per quanto riguarda una fiera fantasy in zona Milano (non so se si può dire il nome quindi lo evito, ma è quella famosa) perchè ho fatto la domanda specifica e mi è stato spiegato il motivo del rifiuto.
  11. Alorigo

    Siamo solo noi?

    Carissimo @Alexmusic, ti voglio solo incoraggiare a riflettere su un punto: Se l'intento di @Aporema Edizioni è quello di "scendere sul campo" a discutere e a confrontarsi con "il mercato", fatto in questo caso dagli utenti di questo forum, i punti negativi sono un aspetto che fa parte del gioco. L'intento che ti ha sempre mosso è proprio quello di non rimanere chiusi nella torre d'avorio ma di ascoltare, capire, migliorarsi. Non è a mio avviso per colpa di qualche punto reputazione negativo, a mio avviso, che vale la pena perdere uno strumento di dialogo così importante e così ricco di spunti. Io ti consiglierei di pensarci bene prima di decidere in tal senso. Che poi in fondo, davvero sono importanti questi punti reputazione? Cambiano così tanto il lavoro e la considerazione che un intero forum ha di una casa editrice? Non gettare le tante opportunità per colpa di qualche rischio, secondo me il gioco vale la candela
  12. Ciao a tutti, questa domenica srò presente con il mio stand all'evento "Un viaggio nella terra di mezzo", nel Castello Sforzesco di Galliate. Una splendida fiera a tema organizzata dal FAI giovani di Novara. http://www.fantasymagazine.it/28412/il-programma-della-terza-edizione-di-un-viaggio-nella-terra-di-mezzo
  13. Alorigo

    Con o senza costume?

    Giusto @andrechan, divertirsi è fondamentale in queste cose! Lo stand è già ricco di suo. Sul tavolo in fiera di solito ho: un'ascia bipenne, protagonista del mio libro, fatta fare appositamente da chi costruisce costumi. Una versione speciale del mio stesso libro rilegata a mano in legno pelle e velluto. Boccali in metallo La mappa del libro in versione tovaglia di plastica Direi che così al momento può basare. In un contesto come Lucca sicuramente un costume da cosplay non stonerebbe. In altre fiere meno... "sentite" forse un abbigliamento più morigerato è da preferirsi. Di recente ho ricevuto un consiglio che trovo sensato: invece di usare un costume completo o, al contrario, abbigliamento normale, mi hanno suggerito qualcosa che possa ricordare un cronachista medioevale, cioè che mi possa far assomigliare a chi scriveva nel medioevo. Ho già comprato una camicia a tema e conto di terminare l'abbigliamento a breve
  14. Alorigo

    Infodump e Spiegone

    Mi permetto solo di aggiungere una piccola cosa a questa discussione: Diamine, caro mio, hai citato il Sig. Tolkien e il Sig. Eco... mica due qualunque! Temo sia assai probabile che se questi signori hanno dedicato parole per dare informazioni, le stesse possano "suonare" diverse che scritte dal sottoscritto. Loro hanno dimostrare di avere uno straccetto di capacità di scrivere, io lo devo ancora fare. Credo che la grande differenza con lo spiegone di un esordiente sia qui: l'esordiente non se lo può permettere perchè prima deve dimostrare di saper scrivere bene, di saper condurre un libro a conclusione e di saperci fare con la lingua italiana. Una volta che il mercato gli avrà restituito consensi, allora potrà cimentarsi in qualcosa di più elaborato. Tengo anche a precisare un'altra cosa, che sicuramente verrà sollevata come risposta al mio intervento: ma Eco quando ha iniziato era esoridiente pure lui e magari qualche spiegone lo ha messo nei suoi primi libri. Vero, ma il mercato di oggi è diverso da quello in cui hanno mosso i primi passi questi autori: oggi grazie a internet abbiamo una diffusione di massa di una marea di testi di tutti i tipi e di tutte le qualità, quindi per emergere occorre maggiore qualità da opporre alla selettività del mercato. Forse questo è uno dei motivi per i quali Tolkien si è potuto permettere lo spiegone del Libro Rosso e io invece sarei tacciato di spiegonismo! la dura vita degli esordienti ahimé
  15. @bwv582 provo a interpretare quanto detto da @Aporema Edizioni e a rispondere alla tua domanda. Secondo me la seconda è sufficiente: titolo e testo giustificato, possibilmente in courier new così ogni carattare tiene lo stesso spazio su foglio ed è più facile calcolare il numero di cartelle editoriali di cui si compone l'opera. Seguendo i tuoi livelli di profondità, immagino che già rientri e tabulazioni sono un di più perchè poi il lavoro di impaginazione finale (post editing) può sconvolgere queste impostazioni. Farei un'eccezione sui corsivi perchè è un discorso che poi si riflette su tutto il libro e quello è meglio concordarlo con l'editore all'inizio: ad esempio corsivo per il pensiero del protagonista o per gli antefatti. Altro credo di no.
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