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Kuno

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Tutti i contenuti di Kuno

  1. Gentilissime bovine, vi appioppo in ritardo il post di chiusura di cui tutti, senza dubbio, sentivate tanto la mancanza. Ho a disposizione il pc solo il sabato e la domenica e da telefono non riesco più a fare un tubo. Qualche anno fa neanche lo avevo un pc: scrivevo racconti, leggevo e interagivo con il forum solo via telefono. Fa ridere perché gli schermi degli smartphone erano esageratamente più piccoli di quelli di oggi, le tastiere touch meno reattive e smart e le versioni mobile dei siti uno schifo unbelievable incredibile. Comunque, cinque racconti. L'altro giorno @Marcello mi ha accolto consumando tutte le emoticon da festeggiamento che abbiamo in catalogo: dice che è un record, addirittura meno partecipanti di quel vecchio MI al quale partecipò nell'ottantadue. Erano in sette, ma poi uno si ritirò per guardare El Salvador - Ungheria, girone 3 dei mondiali. @queffe, naturalmente, ha subito approfittato dell'occasione per vantarsi di quella volta in cui vinse una tappa del Ferragosto d'Inchiostro. Perché era l'unico partecipante. Poi @Miss Ribston ha guardato delle curve colorate su una tabella e ha dichiarato che febbraio 2020 è stato il mese più fiacco degli ultimi anni per numero di... visite? post? interazioni varie? fotomontaggi di niko? Comunque sembrano dati importanti. @Sira è ammutolita dopo aver confrontato il numero di partecipanti con l'esagerata quantità di visite al topic del contest. Alla fine qualcuno ha gridato sconvolto che l'ultimo gennaio è stato il più caldo mai registrato. Non sono sicurissimo che questo abbia qualcosa a che fare con il contest, ma chi può saperlo. In ogni caso, faccio di nuovo i miei complimenti a @Lo scrittore incolore per la vittoria. Ora recupero la medaglietta e te l'appiccico addosso. Complimenti anche agli altri autori, tutti molto bravi: @Befana Profana, @Macleo, @Alberto Tosciri, @ITG. Spero di non aver dimenticato nessuno (*ba dum tss*). Ringrazio i tre-quattro disgraziati che mi hanno aiutato a risolvere il pari merito. E @Niko Vi mungo forte, ciao
  2. “Testo scorrevole, ma la storia meritava più spazio...” (cit. Tutti) Come ci insegna Benjamin Franklin, esistono due certezze nella vita: la morte e il limite di 8000 caratteri. E se invece si sbagliasse? No, ma che avete capito: moriremo, altroché se moriremo, ma per il limite di caratteri forse si può fare qualcosa. «Per rientrare negli 8000 spesso gli utenti decidono di smembrare, amputare, tritare e pressare le loro storie» spiega il primario del reparto Contest Aperti «In molti casi questo processo è causa di una patologia chiamata sinossosi ristrex-ottomilomica, meglio conosciuta come Sindrome del Corri Corri». Tra i sintomi più gravi si possono citare confusione, instabilità narrativa, problemi di circolazione, sterilità e gomito del tellista. «Le storie di grossa taglia hanno bisogno di spazio» conclude il dottore «Non puoi prenderti un pastore tedesco se vivi in un monolocale senza balconcino». Così mi sono rivolto a un’equipe di ricercatori laureati in diagrammi a torta e ho scoperto che il 37,8% delle storie che partecipano ai contest entra a fatica negli 8000 caratteri. Deciso a rimediare, ho immaginato un contest dedicato agli autori dalle taglie morbide, a chi teme il contatore di caratteri più della bilancia, a chi sogna di diventare un maestro del racconto brevissimo-ma-non-troppo. Sono quindi orgoglioso di presentarvi il Mezzogiorno d’Inchiostro EXTRA-LARGE, il primo contest per racconti curvy! Regolamento Il regolamento vi sarà familiare, in fondo parliamo solo di un MI più grosso: avrete più tempo per scrivere, più tempo per leggere, ma soprattutto il doppio dei caratteri a disposizione. Come posso partecipare? Alle 12:00 di venerdì 7 febbraio pubblicherò qui due tracce, una “di mezzogiorno” e una “di mezzzanotte”. Dovrete scrivere un racconto seguendo una delle due tracce e l’eventuale boa. Il racconto dovrà misurare non meno di 8001 e non più di 16.000 caratteri. Per pubblicare dovrete commentare in maniera approfondita due testi brevi (<8000 caratteri) o un solo racconto lungo (>8000 caratteri). I commenti vanno fatti in giornata. Il racconto andrà pubblicato nella sezione Contest Aperti, entro le 23.59 di domenica 9. Il titolo dovrà contenere la sigla [MIXL]. Esempio: [MIXL] Il mio racconto. Nella discussione del vostro testo, dovrete indicare la traccia scelta. Dopo aver pubblicato, dovrete inserire il link al vostro racconto all’interno di questa discussione. E chi vince? Ogni partecipante avrà a disposizione tre voti, che assegnerà ai tre racconti che reputa migliori. Ogni voto vale un punto. Conclusa la fase di votazione, i due utenti che avranno ottenuto più voti saranno proclamati vincitori del contest. Il numero di giorni a disposizione per votare dipenderà dal numero di partecipanti. Tutto chiaro? Se avete domande potete lasciarle qui. Ora vado ad aprire l'Off topic. Ciao.
  3. Il regolamento del “contest” ormai lo conoscete. Dovete solo continuare a pubblicare i vostri testi nelle sezioni Racconti e Racconti lunghi. Ogni mese un giudice indicherà come vincitore della luna uno dei testi segnalati dai quattro lettori delle quattro settimane. Il calendario con i nomi dei lettori è incompleto, ma abbiamo già coperto le prime due settimane: Seconda Luna settimana 5 (29 gennaio / 4 febbraio) - lettore: Kuno settimana 6 (5 febbraio / 11 febbraio) - lettore: Sira settimana 7 (12 febbraio / 18 febbraio) - lettore: AdStr settimana 8 (19 febbraio / 25 febbraio) - lettore: queffe Giudice: Kikki
  4. Kuno

    Compleanni nel WD

    Che romantici, il WD ed io festeggiamo l’anniversario il giorno di San Valentino Sette anni insieme. Auguri a noi.
  5. E insomma, il campionone del Mezzogiorno d’Inchiostro EXTRA-LARGE è: @Lo scrittore incolore Complimentoni! La classifica: @Lo scrittore incolore 2 voti (+ il voto della “giuria improvvisata”) @ITG 2 voti @Befana Profana 1 voto @Alberto Tosciri e @Macleo 0 voti. Ora sono in giro, al telefono. Stasera ripasso con più calma per appiccicare la medaglietta alla firma del vincitore, scrivere un lungo post di amenità e commentare i racconti in gara. Ciao.
  6. Kuno

    [MIXL] Il sole non scalda

    Purtroppo posso lasciare solo un commento brevissimo, ma ci tenevo a passare. La storia è... semplice: metti a confronto due uomini con peccati “di dimensioni” diverse, con moralità “di dimensioni” diverse, che vivono in luoghi di dimensioni diverse (qui senza virgolette). In questo senso è divertente il modo in cui hai giocato con la traccia, l’ho molto apprezzato. Due sole piccolissime note: 1. Qui usi davvero molto spesso i puntini di sospensione, anche quando non servono. Forse la fretta. Ad alcuni lettori danno fastidio, a me ad esempio sono sempre sembrati un sintomo di pigrizia, ne trovo tanti in testi che sembrano scritti tanto per passare il tempo, senza voglia, senza impegno. Naturalmente so che non è questo il caso, perché ho letto molti tuoi racconti. Però sì, diciamo che il testo è meno curato del solito. 2. Nella conversazione con frate Giordano, Don Gabriele sparisce. Capisco che volevi concentrarti proprio sulla storia del frate, dopo aver dedicato la prima parte del racconto a Don Gabriele, ma forse si può provare a rendere più credibili gli interventi di Don Gabriele, che invece nella conversazione come l’hai presentata ha il solo scopo di spezzare di tanto in tanto il racconto del frate con battute spesso di una sola parola (perché?, poi?, come?, continua.) Per i miei gusti è un po’ troppo evidente la funzione di questi interventi all’interno del testo. Si vede troppo che sono lì solo perché servivano all’autore. Vabbè, sono quelle piccolezze che noto per sbaglio... Mi è piaciuto!
  7. Kuno

    [MIXL] Edometro

    Commento brevissimo. Per essere scritto di fretta, il racconto è più che buono, bilanciato, presenta alcune belle immagini e temi non facili da affrontare. Quello che mi convince meno è che non sempre riesci a trasformare le tante metafore del testo in immagini concrete, credibili e coerenti tra loro. È un racconto che resta molto sull’astratto, difficile da “vedere”. I simboli sono tanti, tutti molto ”facili” (anello=matrimonio, finestre=evasione/contatto con l’esterno, eccetera), e ammassati insieme secondo me non funzionano benissimo: è difficile immaginarsi davvero questa donna che vive nell’anello, è troppo evidente che l’anello e le finestre e le lacrime e tutto il resto sono solo tante metafore e non cose concrete. Secondo me un racconto del genere funziona invece se il lettore può apprezzarlo o trovarlo “credibile” anche senza cogliere (o dopo aver dimenticato...) che i vari oggetti e personaggi della storia sono in realtà dei simboli.
  8. Abbiamo un pari merito in cima alla classifica: ci sentiamo tra poco per la proclamazione del vincitorone del contest. Ebbene sì, lassù c'è posto per un ciccione solo
  9. Kuno

    [N2019-3B] Come un osso spolpato

    Grazie @Lo scrittore incolore!
  10. Kuno

    [N2019-3B] Come un osso spolpato

    Traccia: Estraneità Genere: Fantastico commento Voglio ringraziare i miei ormai storici compagni di squadra. @queffe, che di fanta, di scienza e di fantascienza ne sa a pacchi, e ha aiutato un ignorante a non spararle troppo grosse. @Marcello, che queste cose non le digerisce un granché, ma in un lampo ha saputo comunque regalarmi un incredibile microediting salvaspazio. Come un osso spolpato Poco prima dell’alba abbiamo sedato il detenuto ancora addormentato, per trasferirlo in sala operatoria. Una craniotomia ha permesso ai medici di esporre il cervello e procedere con la rimozione del Dispositivo Relazionale. Ho personalmente assistito a tutte le fasi dell’intervento e memorizzato i dettagli degni di nota. Dopo essermi assicurato che tutto si fosse svolto senza intoppi, mi sono affrettato a lasciare il luogo prima del risveglio del soggetto. Delio si svegliò in una stanza grigia, circondato da uomini vestiti di grigio. «Bene, è pronto per tornare a casa» esordì il più anziano, servendosi di numerose contrazioni dei muscoli facciali. Le labbra si erano separate e ricongiunte più volte, disegnando sul volto smorfie fugaci e sempre nuove. Per la prima volta in oltre vent’anni, Delio aveva visto e sentito qualcuno parlare con la propria voce, non attraverso il Dispositivo Relazionale. D’istinto portò la mano alla tempia e massaggiò il cranio rasato di fresco. Me lo hanno strappato via, pensò, non sono più collegato al DR. Cercava ancora di riordinare i pensieri quando in due lo presero sotto braccio per aiutarlo a scendere dal letto. Evidentemente avevano fretta di liberarsi di lui. Sostenuto dai due uomini, uscì dalla stanza per imboccare un corridoio dello stesso grigio. Non aveva mai visto un luogo così vuoto, privo di banner pubblicitari alle pareti e binari guida sul pavimento. Solo ora prendeva davvero coscienza del fatto che l’intero stato era coperto di ologrammi. Disconnesso dal DR, il suo occhio percepiva solo lo scheletro nudo che era il mondo materiale. Il pensiero si sciolse in una vertigine e Delio perse l’equilibrio. «Non svenga, su!» Era di nuovo la voce dell’anziano. La pronuncia imprecisa e le continue variazioni di tono tradivano la disabitudine a sfruttare l’apparato fonatorio. Gli altri che lo accompagnavano restavano muti, probabilmente perché privi delle stesse abilità. Erano forse medici o agenti di polizia. Rimossi dagli indumenti le tinte e le fogge olografiche, non restava che la stessa tuta grigio chiaro indossata da ogni cittadino. Dopo averlo condotto fino all’uscita, gli fecero cenno di proseguire per la sua strada. Delio guardò in faccia l’anziano e pensò una dozzina di domande, ma pensarle non era più abbastanza. Non si decise a schiudere le labbra e aspettò in silenzio che gli uomini in grigio rientrassero senza di lui. Quell’edificio poteva essere l’ospedale o forse una struttura della prigione stessa. Quel che vedeva era solo un parallelepipedo alto e incolore. Si guardò intorno: sulla strada si affacciavano monoliti di diverse dimensioni, ma tutti spogli e grigi allo stesso modo. Viveva in quella città da tutta la vita, ma ora non avrebbe distinto il bar in cui era diventato un assassino dal tribunale che lo aveva condannato. Ho seguito il soggetto dal momento in cui l’ho visto uscire dall’ospedale. Sembrava smarrito, non sapeva scegliere la direzione da prendere. Ha girato a vuoto per circa mezz’ora. Gli sono stato dietro tenendo sempre una distanza più che prudente, ma senza il Dispositivo Relazionale non avrebbe comunque potuto visualizzare l’uniforme e identificarmi. Spesso si è fermato fissando un punto nel vuoto, come cercasse di consultare una mappa virtuale. È passato tre volte davanti casa sua senza riconoscerla, finché non ha incontrato un vicino che ha quindi seguito fino al civico giusto. Delio avvicinò l’occhio allo spioncino per mettere in funzione la serratura. Per fortuna il portone era di quelli che ancora si aprivano con la scansione dell’iride. Aveva discusso con Anna la possibilità di sostituirlo con un modello collegato al loro DR, ma non si erano mai decisi ad affrontare la spesa. Entrò in casa e, tradito dall’abitudine, tentò di avvisare la moglie inviandole un breve trillo, prima di ricordarsi di non esserne più capace. E nessun binario luminoso lo avrebbe condotto nella stanza giusta. Cercò Anna in salotto e in cucina, ma quando non la trovò neanche in camera si disse che doveva essere uscita. Sedette sul bordo del letto, con la faccia tra le mani. Non aveva avuto il coraggio di soffermarsi a osservare ogni stanza, ma rapide occhiate erano bastate a farlo sentire un estraneo. Non sembrava casa sua senza le piante olografiche a ravvivare il salotto né il canto artificiale degli uccelli in cucina. E le pareti, i tappeti, le tende, il divano: senza i filtri applicati dal DR tutto era grigio pallido come un osso spolpato. Scattò in piedi per lo spavento quando sentì il rumore dello scarico. Anna uscì dal bagno e, trovandosi davanti il marito, riuscì solo a boccheggiare e strabuzzare gli occhi. Poi sorrise e gli saltò addosso con le guance già bagnate. Si fissarono a lungo e Delio capì che Anna cercava di comunicare con lui. Di certo gli stava chiedendo come mai lo avessero rilasciato; gli avevano dato vent’anni e invece eccolo qua, a casa con lei, appena un mese dopo aver ucciso a pugni un ubriacone. Delio aprì la bocca ed emise un latrato che non somigliava affatto all’attacco del discorso che aveva preparato tornando a casa. Allora mostrò ad Anna la cucitura sul cranio calvo e lei capì subito di aver perso per sempre la connessione telepatica con il marito. Si ritrasse come graffiata dalla scoperta, e quando lui tornò a far vibrare le corde vocali per storpiare il suo nome, scosse la testa rifugiandosi in un angolo della stanza, con i palmi ben pressati sulle orecchie. Delio decise di non insistere. Sedette ancora sul letto e guardò davanti a sé: sul comò ornamentale, una cornice in stile antico ospitava un rettangolo grigio al posto della foto del loro matrimonio. Questa mattina la moglie del soggetto è uscita con il volto arrossato e una borsa da viaggio, dirigendosi a est. Non l’ho seguita per non perdere d’occhio il soggetto, ma suppongo si sia trasferita dalla sorella. Qualche ora più tardi è uscito anche lui, diretto a ovest. Non trovava la piazza delle scale. Da quel punto sarebbe riuscito a raggiungere la stazione anche senza i binari guida di cui si serviva da tutta la vita. Ma ad ogni nuovo incrocio sceglieva con meno decisione e ormai era certo di non essere sulla strada giusta. Cercava suggerimenti nelle proporzioni degli edifici, ma proprio non riusciva a orientarsi. Gli sembrava di vagare tra lapidi immense di un cimitero senza fiori. Guardava la gente in grigio filare sicura e infilarsi negli anonimi parallelepipedi. Non avrebbe chiesto indicazioni: era una cosa che non si faceva da decenni, ma soprattutto sapeva che non sarebbe riuscito a farsi capire. E loro come avrebbero potuto aiutarlo? Le sfumature cangianti del municipio, il sole rotante sopra il casinò Solstizio, le statue animate al centro delle piazze: la maggior parte dei punti di riferimento era a lui invisibile. Vagabondava ormai da ore nell’ossario che era stata la sua città, prima che un pugno di troppo in una rissa strappasse via tutta la carne che teneva in piedi la sua vita. Non poteva restare. Il treno lo avrebbe portato oltre il confine nazionale, dove i mobili erano ancora pieni di vestiti. In quelle terre più primitive avrebbe imparato a usare la voce per bisbigliare, come si addice a un latitante, e se mai Anna si fosse convinta a raggiungerlo, lui avrebbe saputo chiamare il suo nome senza spaventarla. Svoltò ancora e ancora. Ormai si infilava tra quelle vertebre sparse senza pensare. Si fermò solo quando, spuntato da un vicolo stretto, non trovò alla sua destra la scalinata della piazza che cercava. Il soggetto ha raggiunto la stazione prima del tramonto. Ho subito avvertito la sicurezza affinché evitassero di fermarlo. È quindi partito con un treno che lo porterà oltre il confine. Reputo positivi i risultati dell’esperimento: in seguito all’estrazione del Dispositivo Relazionale, il senso di estraneità e isolamento può condurre i criminali a lasciare di propria volontà il territorio sotto la nostra giurisdizione. Applicata su larga scala, la pena abbatterrebbe i costi del sistema penitenziario.
  11. Grazie @TuSìCheVale!
  12. Un uomo saponetta entra in un caffè... Per fortuna sono un uomo saponetta e presto scivolerò via da questo bar e da Linda. Mi ha detto lei di chiamarsi così, io naturalmente non potevo ricordarlo: non rimaniamo mai appiccicati ai ricordi, noi. È stato poco carino da parte sua invitarmi a sedere, ma siccome sembrava così contenta di vedermi ho preferito accontentarla. Però ho scelto io il tavolino, quello più vicino all’uscita. Siedo sul bordo della seggiola e controllo spesso che le gambe siano ben lontane da ogni possibile impiccio, così non rischierò di rimanere incastrato quando sarà ora di scivolare via. E niente caffè per me. Ogni uomo saponetta è consapevole di quanto sia pericoloso un caffè bevuto in compagnia. Appiccica più di un sorriso e quasi quanto un abbraccio. Oh, Linda era a tanto così dall’abbracciarmi, qua fuori. Io scivolavo rapido lungo la via quando lei ha pensato bene di imporsi per dirmi ciao. Anche questa una mossa poco gentile: lo sanno tutti che non si deve mai tentare di ostacolare o frenare un uomo saponetta, neanche per avvertirlo che ha le scarpe slacciate o i capelli in fiamme. Noi scivoliamo più forte che si può e non vogliamo fermarci per alcuna ragione. Linda dovrebbe saperlo meglio degli altri, visto che per molto tempo è stata un uomo saponetta come me. Ai tempi ci incrociavamo spesso ma non ci salutavamo mai: gli uomini saponetta non lo fanno perché non si conoscono tra loro, non davvero. Nemmeno abbiamo un nome. Un nome è molto più appiccicoso di un caffè. Noi scivoliamo sul mondo e ogni cosa è poco più di una scia senza contorni che ci passa accanto molto veloce. Superiamo tutto e tutti in un istante: non abbiamo nulla da chiamare per nome. Niente genitori, amici, amanti, figli. Scivoliamo e basta. Non smetto di battere il piede sul pavimento mentre Linda mi parla della sua nuova vita da donna. Cioè, una donna lo era sempre stata, mi dice, solo che non lo aveva ancora capito. Anche il suo nome, Linda: lo aveva da sempre. È curioso perché in italiano Linda significa pulita, ma lei mi appare imbrattata di mondo come tutte le persone comuni. Ora che sono seduto tanto vicino al suo volto, noto che le pesano addosso tutti i solchi e le ombre che derivano da una vita sedentaria. Quel misto di meditazioni, rimpianti, analisi, routine, ritorni e immobilità che noi uomini saponetta non soffriamo. Linda mi racconta di non avere figli, ma di volerne. Studia all’università, la stessa ogni giorno, e si sveglia sempre nello stesso letto. Tutte le mattine fa colazione in questo caffè, ricorda il nome del proprietario e il colore dei suoi capelli. Sa dove si trova il bagno, anche se basterebbe leggere la scritta toilette sulla porta. Questo mi fa ridere: noi uomini saponetta non leggiamo. Le scritte sono solo macchie incomprensibili sugli oggetti che ci passano accanto. Lei continua a parlare, ma io non afferro ogni parola. È così brutta, con tutto quel mondo addosso, che faccio fatica a guardarla. Sposto gli occhi qua e là nel locale e sento una strana fitta al petto quando resto su un oggetto per più di pochi secondi. Fissare qualcosa significa imprimerlo nella memoria e la memoria è quanto di più appiccicoso ci sia al mondo. Linda si ricorda il giorno in cui per lei è cambiato tutto. La interrompo subito: per un uomo saponetta tutto cambia di continuo e doveva essere così anche per lei, prima. Lei replica che è proprio questo il punto: da quel giorno le cose hanno cominciato a cambiare meno. Scivolava sul mondo da quasi ventisei anni quando è inciampata su un gradino ed è caduta a terra. Qualcuno voleva aiutarla a rialzarsi, sapere come stava, controllare lo stato del suo ginocchio. Da bravo uomo saponetta, Linda aveva respinto tutte quelle attenzioni ed era scivolata via senza neanche ringraziare, ma ormai era troppo tardi. Aveva sentito troppo. Innanzitutto sapeva di avere un ginocchio gonfio e sanguinante, perché così le avevano detto, e il solo saperlo le dava ora un dolore come mai ne aveva sofferti. E poi aveva scoperto di essere una donna: i suoi soccorritori si erano rivolti a lei declinando al femminile. Una donna, mi spiega ora, è una cosa molto diversa da un uomo. Ha pensieri, debolezze, forze e bisogni tutti suoi. Una donna può partorire, per esempio, ma rende meno nella corsa e nella lotta. Tiene i capelli più lunghi, ma niente baffi o peli sulle braccia. E non è costretta a truccarsi, ma è meglio di sì. Mentre prosegue con il suo elenco di differenze io devo trattenermi dal ridere. Noi uomini saponetta scivoliamo sul mondo e il trucco, i capelli, i baffi… sono al massimo macchie più scure o più chiare sulle scie che ci passano accanto. Provo di nuovo a guardare Linda: è così contenta di aver trovato se stessa che le sono venuti gli occhi lucidi. È felice anche di aver ritrovato me e adesso vuole farmi un regalo. Le chiedo se ha intenzione di darmi un po’ di quel rossetto che si è messa sulle labbra, perché a guardarlo da vicino mi sembra molto carino, in effetti. Lei si mette a ridere, scuote la testa e mi dice che io non devo usare il rossetto, perché sono un uomo. Era una parte del suo regalo per me, a dire il vero: voleva rivelarmi che sono un maschio, che in questo momento ci troviamo in una città chiamata Pesaro. Che mi stanno bene i baffi e quei dieci minuti di mondo che mi pesano addosso. Che prima non mi ricordavo il suo nome, ma evidentemente non mi ero mai scordato di lei e questo deve significare qualcosa. Che neanche gli uomini saponetta scivolano sempre: a volte restano impantanati, per così poco che neanche se ne rendono conto, finché qualcuno non gli fa notare il fango sulle scarpe. Ecco il suo regalo. Mette una mano sulla mia. Lo sanno tutti che non si deve mai toccare un uomo saponetta. Cerco di ritirare la mano, ma lei la stringe più forte e chiede a qualcuno di portare un caffè per il signore. Mi guarda. Due lacrime scure scendono le guance intagliate dal mondo. È una donna, lei: rovina il trucco piangendo e indossa scarpe che non scivolano. Non può fare la lotta ed è molto contenta di aver trovato se stessa. Di aver trovato me, un uomo con i baffi e i peli sulle braccia. Quanto vorrebbe restare impantanata con me, fare la donna con me. Pagare una casa e vivere tra quattro mura, su un pavimento coperto di tappeti, con dei bambini a cui dire attenti a non scivolare, se scivolate vi fate male. Come sarebbe bello stare fermi e chiamare le cose per nome, un nome solo per ogni cosa. Un nome che significa tante cose e ne esclude molte di più. Una lacrima nera tocca le labbra rosse, che si schiudono. E tu come ti chiami?, riesce a chiedere, prima di trasformarsi in una scia colorata che mi passa accanto mentre scivolo sul mondo. Una scia senza nome, con delle macchie rosse e nere che sto già dimenticando.
  13. Mi sono fatto un pdf per leggere offline e senza distrazioni. Se volete lo trovate qui: link.
  14. Siete solo in cinque, votare tre racconti a testa non avrebbe senso I racconti di @Lo scrittore incolore @Befana Profana @Alberto Tosciri @ITG e @Macleo sono tutti in gara. A questo punto vi chiederei di votare un solo racconto a testa entro mercoledì alle 23.59. L'autore del racconto che prenderà più voti sarà il vincitore curvy del contest.
  15. Siamo alla fine di gennaio. Alcuni di noi non hanno ancora espulso dal proprio corpo gli ultimi residui di panettonepandoro e di buonipropositi2020, un mix micidiale che convince molti a correre in palestra più volte a settimane. Beh, sappiamo tutti che non durerà, ma almeno fino a venerdì 7 lasciate perdere tapis roulant e cyclette, nemici del curvy, e allenate per bene i muscoli del collo: le medaglie per i CAMPIONONI (scusa, Regolamento, ma qui il caps è d'obbligo) pesano un bel po'.
  16. Dai che mancano due ore.
  17. Kuno

    Cosa state leggendo?

    Ho letto L’elefante scomparso e altri racconti, di Murakami.
  18. @Macleo sì, come vuoi
  19. @Befana Profana @Talia si chiama Mezzogiorno d’Inchiostro EXTRA-LARGE, mica Mezzogiorno d’Inchiostro Non Contano Le Dimensioni Conta Come Lo Usi.
  20. Ecccocicci qui! Fame? Ottimo, allora lasciamo stare le chiacchiere e non perdiamo troppo tempo con le ordinazioni. Nel menù trovate due sole proposte, belle grasse e sugose: Poco (traccia di mezzogiorno) Una camicia di una taglia troppo piccola, un appartamentino per una famiglia numerosa, il mestiere modesto di un uomo che vuole conquistare il mondo: l’importante è che al centro del vostro testo ci sia il rapporto tra il piccolo e il troppo grande che contiene. Presto (traccia di mezzanotte) La sedia elettrica si guasta prima dell’esecuzione, il treno partirà con un’ora di ritardo, il professore si ammala nel giorno del compito in classe: all’improvviso avete a disposizione più tempo del previsto, che ve ne fate? Le boe? Ma siete voi, ciccioni tondi belli Come vedete le due tracce vi lasciano pareeeeeeeeecchio spazio per far rotolare liberamente le vostre idee come giocosi cuccioli di ippopotamo. Mi affido totalmente al vostro buon senso, cercate di non deragliare perché vorrei evitare di dare penalità per scarsa aderenza alla traccia. Concludiamo con un riepilogo di ciò che vi serve per partecipare: Scrivete un racconto che misuri più di 8000 e meno di 16.000 caratteri. Usate il contatore ufficiale del WD per regolarvi. Pubblicate il testo in Contest Aperti entro le 23.59 di domenica. Assicuratevi che il titolo contenga la sigla [MIXL]. Incollate i link ai due commenti approfonditi sopra (o subito sotto) al testo del vostro racconto. Potete fare un solo commento se scegliete di criticare un testo di oltre 8000 caratteri. Per questo contest valgono quindi le regole della sezione Racconti lunghi. Nella discussione del vostro testo indicate anche la traccia scelta (di mezzogiorno o di mezzanotte). Incollate in questa discussione il link al vostro racconto. Se vi dimenticate qualcosa o avete bisogno di chiarimenti, potete taggarmi qui o mandarmi un messaggio privato. Buon divertimento. Ciao.
  21. Kuno

    Cosa state leggendo?

    Mmm, no. Che poi io La Caduta l'ho trovato proprio difficile da capire, ma l'ho letto diversi anni fa e probabilmente è giunta l'ora di dargli un'altra possibilità.
  22. Kuno

    Cosa state leggendo?

    @ivalibri vabbè, diciamo che è evidente che il libro non è stato scritto negli ultimi 50 anni, ecco. Però a me è piaciuto, non ho saltato neanche una pagina e questo è dire molto (tendo a skippare quando mi annoio). Comunque no, non conoscevo questo autore e non ricordo nemmeno a chi ho rubato il libro. Se Marai ha scritto altro di altrettanto interessante lo leggerò volentieri.
  23. Kuno

    Richieste cambio Nome Utente o Cancellazione Account

    Uh, @gecosulmuro, vedo che non ti abbiamo ancora cancellato dalla faccia del forum. Probabilmente è una bastardata, ma a volte si tarda (inconsciamente, magari) per permettere agli utenti di salutare chi se ne va o di provare a convincerlo a ripensarci. Tranquillo, ora eseguiamo , però mi spiace. Ricordo di aver ricevuto (almeno) un tuo commento, particolarmente preciso e utile. Ciao. Naturalmente se poi ci ripensi basta creare un nuovo account.
  24. Kuno

    Cosa state leggendo?

    Finito, è molto breve. A me è piaciuto, anche se è quasi tutto un lungo monologo (o soliloquio?) incastrato in modo poco naturale in un “dialogo” (hai letto il libro, sai perché ho messo le virgolette). È un libro vecchio, le idee sono vecchie (c’è un maschilismo di fondo che vabbè), lo stile è vecchio. Per me c’è un altro difetto: il lettore capisce quasi subito cosa è successo, molto ma molto prima che l’autore lo riveli esplicitamente, e questo può rendere meno appassionante la lettura. Vero anche che per tutto il romanzo si ripete che conoscere “i fatti” non equivale a conoscere la verità, quindi... È vecchio, insomma. Però è stata una lettura interessante. Di sicuro non mi sono pentito di averlo letto.
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