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Kuno

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    Sacco nero

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  1. Per ovviare a tutte queste difficoltà basterebbe scrivere la storia di un gruppetto di sordi molto timidi.
  2. Mi viene naturale provare a evitare la ripetizione del “disse Tizio”. Lo uso sempre dopo la primissima battuta di un dialogo, perché non voglio che il lettore si chieda “ma chi sta parlando?” nemmeno per un secondo, nemmeno per sbaglio. Alcuni inseriscono il tag solo alla seconda o alla terza battuta, ma a me (lettore) infastidisce. Poi infilo un “disse Tizio” da qualche parte quando il botta e risposta nudo e crudo, senza tag e senza azioni si fa troppo lungo. Da lettore, in questi casi mi capita di distrarmi e di... perdere il conto, così mi tocca ricominciare a leggere dall’ultimo check point (l’ultimo “disse Tizio” o “disse Caio”), cosa spiacevole. Lo avevo letto anche io da qualche parte e... almeno nel mio caso è davvero così. L’anno scorso, per curiosità, ho sfogliato alcuni libri già letti e ho studiato i tag dei dialoghi: certi autori (buoni autori) usano sempre e solo il “disse”, in continuazione. Mica ci avevo fatto caso. Quando scrivo mi faccio tanti problemi, ma quando leggo il “disse” non mi infastidisce. “Sussurrò”, “Gridò”, “Sbottò” e simili li uso quando mi sembra che il tono con cui viene detta una battuta sia un’informazione davvero importante per il lettore. Cerco di non metterli ovunque solo per evitare la ripetizione del “disse”. Mi è capitato di leggere dialoghi del genere (ora non state a guardare punteggiatura, a capo e gerundi, per piacere): “Che bella giornata!” proruppe Mario. “È proprio vero” balbettai io. ”Ti va di fare una passeggiata?” farfugliò lui dopo un attimo di esitazione. ”Non posso, devo studiare” piagnucolai imbronciata. ”Dai, fai una pausa” insisté lui. Poi, vedendomi poco convinta, starnazzò: “Bene, allora andrò da solo e non ci rivedremo mai più!” “Smettila di fare casino!” lo rimproverai io gridando. Dunque mi avvicinai guardandolo negli occhi. “Mi hai rotto le palle”, sibilai esausta. Sembra la conversazione tra due matti. Ah, vorrei imparare a usare meglio le azioni dei personaggi (esisterà sicuramente un termine ‘merikano scintillante per definirle) tra una battuta e l’altra. Descrivere piccoli gesti dei personaggi, smorfie, reazioni. È più elegante del solito “disse Tizio”, se fatto bene. Il problema è che è facile farsi prendere la mano e intasare il dialogo con un polpettone di movimenti e descrizioni inutili.
  3. Kuno

    Test della personalità

    Dopo tre anni, resto un Mediatore Ok Che sogno... Che è? Roba che se magna? Hai capito! E io che pensavo di essere semplicemente stronzo. In effetti suona molto meglio così.
  4. Kuno

    Writer’s Offline - Testamento dell’utente

    La seconda Aggiungo: A @swetty lascio il mio bellissimo cervello. Tu che sei tennica, trova il modo di inserire i miei ricordi e la mia personalità in un bot capace di leggere centinaia di post al minuto, di intervenire in decine di discussioni contemporaneamente, di pensare migliaia di giochi di parole alla settimana, per poi scartare i migliori e postare solo i più brutti in risposta a commenti seri e utili. Voglio un Kuno-bot che sia proprio come me, ma cento volte più fastidioso del sottoscritto. Grazie.
  5. Kuno

    Lei sulle tue dita [Rivisitato]

    Ciao @quandechesimangia, devo chiudere. Manca il commento approfondito a un altro racconto. Vedo che hai già pubblicato un testo con lo stesso titolo, venerdì. Immagino che questa sia una versione revisionata. Mi spiace ma in Officina è necessario fare un commento per ogni racconto pubblicato, revisioni comprese. Puoi mandare un mp a me o a un altro staffer online, quando avrai fatto un commento approfondito. Allora questa discussione sarà riaperta.
  6. Kuno

    Realismo magico

    @Moonlight ciao, visto che sei nuovo ci piacerebbe che tu passassi a salutarci in Ingresso (qui). Nessuno aveva ancora aperto una discussione sul realismo magico in questa sezione, ma si è già parlato del genere altrove. Potresti provare a leggere queste: In cerca di “magia” Autori italiani contemporanei e realismo magico Comunque voglio elencarti anche io i primi nomi che mi vengono in mente. È vero che alcuni di questi autori non fanno davvero parte del mondo del realismo magico, ma le loro storie hanno punti in comune con opere appartenenti a questo genere: Borges: Finzioni, L’Aleph. Cortazar: Bestiario, Ottaedro, Fine del gioco, Le armi segrete, Tutti i fuochi il fuoco, Tanto amore per Glenda... puoi comprare online una raccolta con tutti i suoi racconti. Ti consiglio di partire da Bestiario. Da leggere anche il romanzo Rayuela, che però col realismo magico c’entra poco. Marquez: Cent’anni di solitudine. Juan Rulfo: Pedro Paramo. Buzzati: La boutique dei misteri. Saramago: Cecità, La zattera di pietra, L’uomo duplicato, Le intermittenze della morte. Calvino: Beh, non credo serva citare qualcosa in particolare. Bulgakov: Il Maestro e Margherita. Kafka: vabbè. Murakami: Kafka sulla spiaggia, L’uccello che girava le viti del mondo, Dance Dance Dance. Anche Norwegian Wood è molto bello, ma se cerchi il realismo magico non è lì che lo troverai. Salman Rushdie: I figli della mezzanotte.
  7. Kuno

    Proprietà distributiva e congiunzione "o"

    Esatto, nemmeno io scriverei mai una frase del genere. In fondo basta aggiungere una/due parole per chiarire.
  8. Kuno

    [H2019] Bloody Pierino

    @Alba360 ciao. Io ho già fatto il mio commento e ho detto quello che avevo da dire all’autore. Credo che @simone volponi volesse solo giocare con il lettore, infilando un personaggio comico italiano nella trama di uno dei libri più famosi e citati di sempre. Però io sono solo un lettore, come te. Se il racconto ti confonde, puoi anche tu lasciare un commento rivolgendoti direttamente all’autore, per esprimere i tuoi dubbi ed evidenziare quelli che per te sono i punti di debolezza del testo. Per discussioni di carattere generale (cos’è una parodia?, ecc) abbiamo altre sezioni più adatte, qui sul forum. Qui restiamo sul testo e cerchiamo di comunicare direttamente con l’autore.
  9. Kuno

    [H2019] Lunedì

    @caipiroska “La lingua italiana non è stata maltrattata durante la produzione di questo racconto” Anzi, direi che l’hai viziata come si deve Le descrizioni sono nitide che manco il 4K (è già superato il 4K?) Lo stile è quasi cartoonistico: gli scarafaggi, il cervello che cola sul grembiule. Ci sta alla perfezione, considerando che parliamo di zombie bambini. Mi ricorda quei film o cartoni che hanno per protagonisti versioni baby e meno seriose di mostri/supereroi/personaggi famosi (lo sai che esistono film sul figlio di Godzilla? Non li guardare, fanno schifo). In realtà la tua è una storia da bollino rosso (arancione?), solo le descrizioni esagerate mi hanno fatto questo effetto. Idea molto originale, c’è una frase in particolare che spiega il racconto, così, dal nulla, come una coltellata velocissima: Mi ha messo i brividi. Mentre leggevo mi sono sentito un pochino deluso dalla scena dei bambini che aggrediscono la maestra. È la scena zombie standard, speravo di leggere qualcosa di diverso. Poi ti sei ripresa nel finale, con un secondo colpo di scena che per me ci sta bene. Un appunto minuscolo: Aggiungerei anche solo un aggettivo per descrivere l’odore, per chiarire fin dalle prime parole che si tratta in realtà di un fetore nauseabondo. Vero che poi usi il verbo “ammorbare”, ma anche il deodorante spray ammorba l’aria (forse più di un cadavere) Brava, ciao
  10. Vedo che gli altri ti hanno già fatto notare gli errori. Ormai è un'abitudine, ma io continuo a segnalarti l'altissima densità di espressioni e frasi fatte che trovo nei tuoi testi. Ce ne sono altre, forse più leggere. In realtà non c'è nulla di sbagliato in queste espressioni, si possono usare. Solo che quando sono tante, tutte insieme, sembra quasi di leggere un frasario per stranieri che vogliono imparare le espressioni tipiche della lingua italiana. Ovviamente esagero, eh, come sempre. E non è nemmeno un problema tanto grave, anzi. Però ho voluto comunque indicarti la cosa, perché è probabile che tu non ci faccia caso. Storia. Avrei gradito qualche indizio in più sul cinema. Perché proprio il cinema? Se ho capito bene i due vanno a vedere un film straordinario su consiglio di... amici, gente su facebook, altre persone. Questo film osannato da tutti (piccola parentesi: secondo me ti sei ispirata alla psicosi collettiva scatenata dal film di Joker) ha qualcosa a che fare con il "mostro"? Un'altra cosa: il legame tra i due protagonisti. Entrambi vanno a vedere un film che ha avuto un enorme successo. Loro però non sono accompagnati, mi viene da pensare che siano due persone piuttosto sole. Il mostro potrebbe essere quindi un disagio che nasce da questa solitudine. Però abbiamo due protagonisti e questo secondo me andrebbe spiegato (e/o sfruttato) in qualche modo. I due non si conoscono e in seguito all'evento non si incontrano più. Non si forma un legame tra i due e questo per me è il vero problema del racconto. Perché inserire due protagonisti che raccontano la stessa storia ma che non hanno nulla a che fare l'uno con l'altro? Se tu eliminassi uno dei due dalla storia, cambierebbe qualcosa? Perché Pietro è importante per Anna e perché Anna è importante per Pietro?
  11. Che poi "chiaro e tonto" è il modo in cui sono stato descritto da una ragazza dominicana in Erasmus, qualche anno fa.
  12. @mina99 ti hanno già segnalati gli errori. Ti hanno anche già detto che la storia è piuttosto confusa e purtroppo sono d’accordo. Magari c’è un filo conduttore che non colgo o qualche riferimento a non so che, ma così come mi è arrivato il racconto è un bel casino di tantaroba che boh. Ammetto di non averci capito un tubo e mi sono sentito più spaesato che terrorizzato. Comunque faccio incubi così quando mangio pesante. Ho sempre fatto sogni molto... slegati. Ciao
  13. Kuno

    [H2019] Incubo a occhi aperti

    @Il fantasma di Cjan mi ha distratto e anche molto la strana lingua che hai scelto di usare per questo racconto. Pensa che dopo le prime frasi credevo si trattasse di una parodia. Diciamo che secondo me non è riuscitissimo il tentativo di usare un italiano alto e arcaico. Cioè, credo proprio che non ti sia venuto bene, come a un mio amico pugliese non riesce bene di imitare il dialetto della mia città. Non gli viene naturale, si capisce che non è di qui. Allo stesso modo anche il tuo testo mi sembra forzato e... poco convincente. Si sente che hai cercato in tutti i modi di appesantire la lingua (e ci sta anche) ma forse il risultato non è dei migliori. Ripeto, pensavo fosse una presa per il ciulo dello stile di Poe e simili. Non sono riuscito a godermi la storia, devo essere sincero. Io proverei a riscrivere il racconto in un comunissimo italiano del 21esimo secolo, che invece maneggi molto bene. Poi ho letto gli altri commenti e ho visto che nessuno ti ha detto nulla al riguardo, quindi... Ciao
  14. Kuno

    [H2019] Bloody Pierino

    Vabbè. So morto. Mai capito se la parodia di un horror può essere considerata un horror a sua volta. Netflix mi infila Scary Movie tra Shining e Scream, per esempio, e la cosa mi lascia abbastanza confuso. Ma comunque, sti discorsi sui generi mi hanno sempre fatto venire il mal di testa, quindi lasciamo perdere. Più che altro, penso che con questa idea di Pierynowise avresti potuto spingere più sull’acceleratore. Non starò qui a darti consigli, perché se c’è uno capace di pensare a cafonate assurde metà divertenti, metà disgustose, metà terrificanti (cos) quello sei tu. È una parodia, in una parodia si gioca con scene e personaggi rubati ad altri libri/film, e qui forse ti sei trattenuto, hai giocato pochino. Mi aspettavo qualche trovata volponiana più d’impatto, da risata e vomitata di budella simultanee. Vabbè, facile parlare. Vado a commentare gli altri, ciao
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