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  1. M.T.

    [FdI 2018-2] Che ne sai tu?

    Nulla, se non quello che hai sentito dire e, credimi, non mi rispecchia affatto Nella prima parte userei più sintesi, perché il testo così com'è rischia di essere ridondante. quando finalmente smise il cuore un cavallo in una corsa a ostacoli Nel finale ripeti quanto già detto all'inizio e questo fa perdere un po' d'efficacia. Un testo comunque valido che mi ha ricordato un film dell'ispettore Callaghan.
  2. M.T.

    [FdI 2018-2] La musica di Edel

    Tema (purtroppo) noto, ma non tutti sanno la questione della musica nei lager e questo dà un punto un po' diverso alla storia. Racconto ben realizzato, buona la caratterizzazione della protagonista. Unica nota, che può sembrare davvero banale davanti alla realtà narrata: ma la carta igienica può resistere così tanti anni al passare del tempo? Oppure quella di allora era più resistente?
  3. M.T.

    [FdI 2018-2] Libero

    Occhio alla punteggiatura, come in questo caso: Compagni di mille guerre personali, combattiamo uniti quando, al novantesimo minuto, la gara smette di essere gioco. Stavolta la nostra guerra ha riparato agli oltraggi col sangue. Adesso l'interrogatorio me lo fa l'avvocato, vedrai «Stasera dobbiamo parlare, fatti trovare». L'inizio è efficace; dopo, il testo diventa un po' confuso e si fa fatica a seguirlo, anche se rimane un pezzo che "impatta" e la tematica è molto attuale.
  4. Non posso che concordare con Camparino. Racconto davvero ben fatto.
  5. M.T.

    [FdI 2018-2] La Biblioteca

    Ho presente il film. Il senso del racconto non è questo, ma il preservare la cultura umana, che tanto spesso viene dimenticata/abbandonata/distrutta; il limite dei caratteri mi ha permesso solo di mostrare l'esistenza della Biblioteca, ma non il suo scopo. I Custodi proteggono questa cultura perché un giorno, quando l'umanità sarà pronta, possa servire nella sua totalità; attualmente è solo per pochi, ma perché i più non vogliono averci a che fare. Questo nel racconto non salta fuori (senza altri elementi difficile che avvenga). Non so se sono riuscito a far emergere (dubito) un "inno" alla lettura: per questo ho scelto La Storia Infinita come libro che viene dato al ragazzo come inizio. Grazie, ma il racconto precedente è più riuscito. Questo è stato compresso per partecipare e inevitabilmente ha perso quello che potenzialmente poteva dare. Per gli altri racconti, se sei curioso, basta che cerchi un po' nel forum (mi viene in mente una utente che mi diceva che facevo fuori una città per volta, una vera ecatombe )
  6. M.T.

    [FdI 2018-2] Fino all'ultima pedina

    richiamò Il parallelismo scacchi/guerra l'ho apprezzato: mosse e contromosse. Ben descritto e con la giusta cupa atmosfera. L'unico dubbio che ho è qui: Se ho ben capito, le bende le hanno messe sul volto: che ci fa un pezzo di polmone? Non conosco gli effetti dei gas (so che fanno danno), ma possono fare una cosa del genere?
  7. M.T.

    [FdI 2018-2] Il vigile Urbano e l'apifobia

    Questo racconto è un trip e con questo ho detto tutto Divertente e delirante. Avrei visto bene in uno dei suoi deliri anche allusioni e doppi sensi tipo: La vespona gli si avvicina, il lungo pungiglione duro e luccicante, facendogli l'occhiolino. "Vieni, vieni qua cattivo bambino che t'infilzo un pochino".
  8. M.T.

    [FdI 2018-2] Un'altra occasione

    segnalazione e intervento dì L'idea e la storia sono valide. Lo sviluppo, soprattutto nel dialogo tra agente e ragazza, è un po' troppo da lezione e fa perdere il suo effetto; dicendo di meno, magari riservando le informazioni che dai al lettore come pensieri dell'agente, avresti ottenuto un effetto migliore. Adam riconosce la ragazza come quella chiede l'elemosina, magari sa della sua condizione perché un conoscente gliene ha parlato e l'aiuta in memoria della sua ragazza morta perché lei avrebbe aiutato sicuramente la ragazza: questo è un esempio (banale) di come avresti potuto fare senza usare i dialoghi.
  9. M.T.

    [Fdl 2018-2] Corro

    dalla avessi visto Il racconto mi è piaciuto, in struttura, tema, stile. E' vero che non esistono solo buoni e solo cattivi, ma è anche vero che non si è tutti bastardi: tutti abbiamo luci e ombre. Trovo ben rappresentato il correre verso un sogno, una prospettiva migliore, che viene infranta dalla cruda realtà. Forse il protagonista può sembrare un po' ingenuo a non sapere come stanno le cose, ma non tutti sono così immersi nell'informazione come lo siamo noi. Anche se stridente, il finale lo trovo pertinente: è il sogno che si frantuma, la poesia della speranza che viene lacerata da una triste realtà. Un bel racconto.
  10. M.T.

    [FdI 2018-2] Lolita

    se stesso Descrizioni e immagini molto belle, atmosfere ben create, nel tuo stile. Cuba all'ennesima potenza. Bel racconto.
  11. M.T.

    [FdI 2018-2] La Biblioteca

    È il correttore automatico che ha avuto un guizzo di indipendenza o sono io ignorante a non capirne il senso? come scritto da@Silverwillow , è un refuso che mi è scappato. Questo passaggio non mi è risultato molto comprensibile, come troppo vaga è la spigazione del perché quel tizio è morto per evitare la pubblicazione di un libro letale per l'umanità. Proprio non ho afferrato. Si rimane un po' col dubbio un po' sospesi. Probabilmente i caratteri ridotti ti hanno dovuto far fare dei tagli. Già. Se l'uomo avesse pubblicato il libro, sarebbe stata la fine del mondo: quanto scritto avrebbe innescato comportamenti nell'uomo che l'avrebbero condotto alla sua rovina nel giro di qualche decennio. Per l'uomo però sarebbe stata la sua fortuna, che gli avrebbe cambiato la vita in meglio. Non potendo percorrere la propria strada, e dovendo imboccarne una che non era la sua, purtroppo non ha avuto la sorte a suo favore e ha avuto una vita come tanti: perdita del lavoro, non trovarne più uno, finendo così per strada. Mi serviva più spazio, ma volevo usare questa storia perché mi piaceva. Questa parte è stata una di quelle più tagliate, direi che l'ho ridotta all'osso. Eccolo qua. Il lettore può scegliere quello che preferisce. Può scegliere il passo del Vangelo che dice che gli uomini sono Dei. Oppure pensare che scoprendo le sue origini aliene i blocchi nella mente degli uomini cadono e riescono a usare tutto il potenziale a disposizione. Quale che sia l'opzione che uno preferisce, quello che è chiaro è che gli uomini non la sanno gestire e fanno danno. Non è bello, ma è quello più appropriato per indicare cose o animali. It l'ho messo perché è uno di quei romanzi che meritano davvero di essere letti. Grazie a tutti del passaggio!
  12. M.T.

    [FdI 2018-2] La Biblioteca

    Perchè non scaffali, scansie mi ricorda il supermercato. Vero, non volevo però ripetere troppe volte scaffali Che filtrava dai vetri delle finestre? Dalla vetrata. Avendo descritto prima la vetrata della biblioteca, è sottinteso da dove filtra la luce. forse non bisognava spiegarlo in anticipo Sì, potevo evitarlo. Ma qualcuno potrebbe anche obiettare che il passaggio al fantastico è improvviso e bisogna avvisare il lettore che c'è qualcosa di diverso (compromessi a cui ogni tanto ricorro, anche se preferisco il più delle volte fare come dici tu in questo caso) Qui penso che ci vada l'articolo un belga e un indiano. Nella Biblioteca entrano due persone: uno è il collega belga, l'altro il collega indonesiano (ogni paese ha un proprio Custode). Per questo ho messo "i colleghi belga e indonesiano" Con il Tocco, il Custode in certi casi può vedere fatti futuri. Il collega tedesco, toccando il Mein Kampf appena Hitler finisce di scriverlo, vede che cosa Hitler causerà. Non è il libro a scatenare l'orrore della Seconda Guerra Mondiale, ma contiene i semi dell'ideologia e della follia che Hitler userà per scatenare tanta distruzione e morte. Con fermare Hitler s'intende in questo caso non fermare la pubblicazione del suo libro (che ha avuto comunque un suo peso), ma fermare proprio lui prima che salisse al potere. Discorso diverso per l'altro libro, dato che proprio la sua pubblicazione causa il disastro. Per i MI classici, sì. Per quelli come il MI di Ferragosto, si ha più tempo per realizzare racconti nella sua forma migliore. La sintesi è una gran cosa, ma ci sono dettagli che sono importanti e che rendono una storia più ricca e meglio definita. In questo racconto, la sintesi, usata per necessità (il numero dei caratteri), non fa rendere al meglio il testo, che aveva bisogno di qualche pennellata in più per essere più apprezzabile (ho dovuto tagliare diverse migliaia di caratteri per restare nei limiti richiesti). Grazie del passaggio!
  13. M.T.

    Ferragosto d'Inchiostro 2018 - Seconda tappa

    [FdI 2018-2] La Biblioteca (7888 caratteri) Libro: Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello Tema: biblioteca
  14. M.T.

    [FdI 2018-2] La Biblioteca

    commento Libro:Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello Tema: biblioteca Il ragazzo si aggirava tra gli scaffali, lanciando ogni tanto occhiate fuori dalla vetrata. Matteo volse lo sguardo ai quattro oltre la recinzione del parco. “Il mondo è pieno di oppressori e persecutori.” Fissò i loro movimenti: presto si sarebbero stancati, andando in cerca di un’altra preda. Tornò a guardare il ragazzo. Si sistemò gli occhiali sul naso, cercando d’inquadrare il carattere del giovane. “Introverso, dotato d’intelligenza e curiosità.” Osservò i suoi occhi che guizzavano tra le scansie. “E anche di una certa ansia.” Studiò le spalle irrigidite: sembrava pronto a scattare da un momento all’altro. Si diresse verso di lui. «Trovato qualcosa d’interessante?» «Ehm…» fece impacciato il ragazzo. Matteo sorrise. «Ti capisco: c’è un’ampia scelta e non si sa cosa prendere.» «Ehm…» ripeté il ragazzo. «Per me sei uno da narrativa» costatò Matteo. «Bisogna però individuare il genere». Prese un tomo e lo rimirò per qualche secondo. «It è un capolavoro, ma forse non è quello da cui partire.» Il ragazzo si schiarì la voce. «Non leggo molto.» «È così per tutti all’inizio» Matteo rimise il libro a posto. «Ma una volta che si parte, non ci si ferma più.» Avanzò di qualche passo, facendo scorrere l’indice sulle coste dei volumi, prendendo infine un libro sulla cui superficie color porpora c’erano due serpenti che si mordevano la coda. Lo porse al ragazzo, che prese a sfogliarlo osservando i paragrafi scritti in rosso e in verde e le figure a inizio di ogni capitolo. Solo dopo aver scorso diverse pagine guardò il titolo. «La Storia Infinita» mormorò. «Non c’è inizio migliore» assicurò Matteo. «Quanto tempo ho per riconsegnarlo?» domandò il ragazzo. «Un mese, ma penso che entro venerdì l’avrai già finito e sarai qui a cercarne un altro.» Il ragazzo guardò fuori dalla vetrata: i quattro non si scorgevano più. «Beh… allora a presto» disse avviandosi verso l’uscita. «A presto!» rispose con brio Matteo. Lo tenne d’occhio mentre si allontanava, ma per quel giorno non avrebbe avuto altre noie: i quattro erano andati nella direzione opposta alla sua prima che iniziasse a parlare con lui. Passò l’ora successiva a sistemare la biblioteca. Giunta l’ora di chiusura, spense il pc e si avviò verso la porta d’ingresso, ma non uscì: la chiuse a chiave e, accompagnato dalla luce del tramonto che colorava d’arancio le pareti bianche, scese le scale che portavano al seminterrato, raggiungendo la porta che solitamente era del ripostiglio. Girò la chiave al contrario e l’aprì. Davanti a lui, invece del solito spazio angusto per scope e stracci, larghe scale scendevano verso un portone di quercia che si aprì al suo avvicinarsi. Anche se la vedeva ogni giorno, rimaneva ammagliato dalla sua grandezza. Quella di sopra era solo una sua misera ombra, un barlume d’idea di quello che era il vero sapere: davanti a lui migliaia di librerie scorrevano parallele fin dove i suoi occhi vedevano, innalzandosi verso un soffitto di stelle e galassie. La Biblioteca non finiva mai di stupirlo: antica quanto l’uomo, eppure sempre nuova, in costante espansione. Andò a sistemarsi nella sua postazione, dando un’occhiata a quello che doveva visionare quella sera: giornali, blog, volumi pubblicati da case editrici, ma anche testi che sarebbero rimasti nel cassetto della scrivania. Anche grazie al Tocco, il dono della Biblioteca che gli permetteva, sfiorandolo, di conoscere in un istante quanto contenuto in un testo, sarebbe stato un lavoro lungo. Il portone si aprì, facendo entrare i colleghi belga e indiano. Lo salutarono mentre andavano alle loro postazioni. “Fortuna mi devo occupare solo della sezione italiana, altrimenti impazzirei.” Iniziò esaminando i quotidiani. Si bloccò quando lesse un trafiletto di una pagina di cronaca cittadina. Per quella sera non riuscì più a lavorare. Il sole era appena sorto quando Matteo uscì dalla Biblioteca, diretto al cimitero. C’erano il silenzio tra le tombe e la rugiada che bagnava l’erba. Si fermò davanti a una lapide senza foto e abbellimenti, con solo il nome e le date di nascita e di morte. Nessun fiore era posto davanti a essa. L’ultima volta che l’aveva visto era seduto su una panchina del parco dove dormiva. Abbandonato e dimenticato da tutti, a parte lui che lo andava a trovare portandogli qualcosa da mangiare per placare il senso di colpa che non gli dava pace. Eppure, nonostante avesse perso tutto, l’uomo affrontava la vita serenamente, con il sorriso sulle labbra. «In fondo, so che il mio sogno si sarebbe realizzato» gli ripeteva l’uomo quando tornava sull’argomento. Matteo sapeva di aver fatto la scelta giusta. Anche l’uomo era stato d’accordo con lui. Allora perché non si dava pace? Forse perché sapeva che sarebbe andata a finire così, anche se il Tocco non glielo aveva mostrato: raramente esso faceva vedere il futuro, se non in casi eccezionali. “Perché a me doveva toccare un peso del genere?” «È colpa mia se hai fatto questa fine» sussurrò. «Va tutto bene» lo rassicurò l’uomo. «Potevi avere ricchezza, fama. Ogni tuo desiderio sarebbe stato esaudito. Saresti stato felice fino alla fine dei tuoi giorni» obiettò Matteo. «Ma avrei vissuto sapendo di cosa sarei stato responsabile: non avrei mai potuto essere felice con una simile ombra nella mente.» «Il tuo sogno…» «Alle volte occorre rinunciare ai sogni per qualcosa di più importante. Mi è sufficiente sapere che quanto ho scritto sarebbe stato letto da tante persone. I tempi però non sono maturi. L’umanità non ha ancora la consapevolezza necessaria per conoscere la sua vera natura. La verità o ti fortifica o ti spezza. Gli uomini non sono ancora pronti per essere forti.» Il Tocco, quando aveva preso in mano il libro dell’uomo, aveva rivelato che a causa di esso, se fosse stato pubblicato, l’umanità avrebbe portato, in un paio di generazioni, alla fine di ogni forma di vita del pianeta. Dinanzi a ciò, sapeva di dover agire, ma l’essere Custode gli ricordava che il suo compito era solo osservare, registrare e preservare la consapevolezza che nasceva da quanto era scritto. Non sapendo come muoversi, si era confrontato col collega tedesco. «Non ti è mai venuto il dubbio, leggendo il Mein Kampf, che sarebbe stato meglio fermare Hitler prima che desse il via a quel macello?» «Alle volte gli uomini devono assistere all’orrore per divenire più consapevoli» «È servito?» «Non c’è dato ancora saperlo. Ma ricorda: è nella natura dell’uomo autodistruggersi. Per quanto tenti di salvarlo, alla fine l’inevitabile accadrà.» La voce del collega era stata ferma, ma nei suoi occhi aveva visto la pena che stava vivendo per quella scelta. Gli era servito per decidersi: non avrebbe fatto quella fine, non avrebbe portato quel fardello. Eppure eccolo lì, col peso che aveva voluto evitare. Aveva salvato il pianeta, ma questo non lo consolava. La vita di un uomo era stata rovinata perché tutti gli altri vivessero. Nessuno avrebbe saputo che se il mondo continuava a esistere era grazie alla sua scelta. Nessuno lo avrebbe ricordato o ringraziato. Anzi, era stato ripagato con miseria, ammazzato di botte da balordi istigati da politici estremisti. “Che senso ha il lavoro nella Biblioteca, se questi sono i risultati? Tutta la consapevolezza che preserviamo a cosa serve se non porta le persone a cambiare in meglio?” Il ragazzo tornò alla biblioteca due giorni dopo. Nei suoi occhi c’era una luce diversa. «Mi ha detto di non iniziare da It» restituì il libro prestato. «Così ho fatto, ma ora sono curioso di leggerlo.» In quel momento Matteo trovò la risposta che stava cercando: i cambiamenti, per essere duraturi, dovevano avvenire per piccoli passi. La verità andava scoperta per gradi perché la si comprendesse appieno, proprio come stava facendo il ragazzo; solo così i suoi frutti sarebbero stati benefici. Ecco quello che voleva insegnare la Biblioteca. “Non è poi così scontato che sia nella natura umana l’autodistruggersi.” Sorridendo, andò a prendere il libro richiesto.
  15. M.T.

    [Fdl 2018-2] Gina

    togli questo termine: se è vapore, è logico che è umido. Costruita così non mi convince. Mi chiedo come si arrivi a una simile decisione. Sei tu che rifiuti il tuo stesso corpo o è il tuo corpo che ti rifiuta? O si tratta di accettarsi per quello che si è? Non mi è affatto chiaro. Non mi convince. Ho capito a cosa ti riferisci, ma non è meglio «O tu non fai parte di questa gente?» lei è molto attenta, a intervalli regolari fa tutte le analisi del caso. «Ho visto troppa gente ammalarsi, soprattutto in questo settore». Ride, ma solo con le labbra. «Ma è un rischio del mestiere. Non conosco molte persone che volessero fare questo lavoro». Ci pensa un po', poi fa ondeggiare i boccoli neri da destra a sinistra. «Ne conosco due, ma sono rimaste in Argentina». Bella frase. Bel pezzo. In città c’era un dottore che in sostanza lavorava solo con noi peruviane; andavamo sempre tutte da lui. Il racconto è ben scritto e mi è piaciuto. All'inizio, con le prime tre frasi, mi aveva dato una percezione un po' di superficiale, ma con l'andare avanti del testo ho avuto modo di vedere la profondità del testo e del tema trattato con serietà senza scadere nel drammatico. Sul finale, non riesco però a decidermi se ci sta bene ed è appropriato, oppure se poteva essere evitato. C'è la rivelazione che è un colpo di scena e che spiega diverse cose. Mi viene però da pensare che non mettendola, il racconto si poteva concludere ugualmente bene, risultando allo stesso modo efficace.
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