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Francesco Wil Grandis

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  1. Francesco Wil Grandis

    Percentuale autore su audiolibro

    Ah, perfetto. Direi che posso accontentarmi, quindi. Grazie, @Avv.Lenti
  2. Francesco Wil Grandis

    Percentuale autore su audiolibro

    Buongiorno, spero di non aver duplicato una discussione esistente, ma non mi sembra se ne sia già parlato. La mia casa editrice mi ha appena proposto di produrre l'audiolibro del mio primo romanzo, offrendomi la percentuale standard (dicono loro) del 25% sul ricavo netto di download e sottoscrizioni. È una percentuale "onesta" secondo voi? Sarebbe la stessa percentuale relativa allo sfruttamento dell'ebook, quindi penso abbia perlomeno senso, ma non ho altri termini di paragone e non conosco nemmeno quella parte del mondo editoriale. Grazie mille
  3. Francesco Wil Grandis

    Incubo rimanenze di magazzino

    In ogni caso, nel "normale" contratto editoriale c'è una clausola che permette all'editore di vendere le rimanenze anche dopo la scadenza del contratto, ma per quelle deve comunque pagare i diritti d'autore. Hai fatto un grande errore nel firmare quella liberatoria, mi spiace.
  4. Francesco Wil Grandis

    La proprietà delle illustrazioni è dell'editore o dell'autore?

    Se si dovesse stabilire che hai ceduto i diritti di sfruttamento (pubblicazione), ti restano i diritti morali (quelli di essere riconosciuto come autore dell'opera), ma hai perso quello di pubblicazione, che ormai sono esclusivi dell'editore. Quindi: tu non puoi pubblicare le tue opere senza il loro consenso esplicito, neanche sul tuo portfolio. Loro dovrebbero indicare sempre l'autore dell'opera. Non è diverso da un contratto di edizione: se tu cedi i diritti di pubblicazione di un libro all'editore, poi non puoi pubblicarlo per i fatti tuoi, a meno che l'accordo non lo preveda esplicitamente. Consiglio mio, chiedi gentilmente il permesso all'editore di pubblicare i disegni solo per il loro portfolio, indicando ovviamente il proprietario dei diritti, ma se rifiutano, non puoi farci niente tranne stare attento agli accordi la prossima volta.
  5. Nel tempo ho avuto modo di rifletterci, sono sicuro che immaginate quanto. Io, proprio con il mio testo autopubblicato, avevo capito di voler vivere di parole, "da grande" volevo fare lo scrittore. L'autopubblicazione è stata un'ottima decisione al tempo e tuttora la consiglio moltissimo agli esordienti che vogliono farsi notare e intanto capire come funziona il mondo editoriale, ma era anche un "lavoro", molto impegnativo, che mi teneva lontano dalla scrittura. Di fatto ero già un editore. Ragion per cui, quando è arrivata prima Mondadori poi Rizzoli, ho intravisto la possibilità di mollare la parte fastidiosa del lavoro, lasciarla a chi lo faceva di mestiere da una vita, e dedicarmi solo alla scrittura. Quindi, per me era inevitabile caderci. E poi, sai, hai già venduto diecimila copie da solo, non ti chiedi quante ne venderanno loro, "che sono esperti"? Trentamila? Cinquantamila? Centomila? Quindi per me, in quel preciso momento e con le poche informazioni in mio possesso, era impossibile non caderci. (Comunque ne hanno vendute ottomila e qualcosa in tre anni, per la cronaca). Però esistono sistemi per cavalcare questo meccanismo malato. 1) non voler fare lo scrittore per sempre: conosco un tizio, abituato a contrattare, che si è fatto pagare un anticipo stratosferico da una grande CE, poi se ne è sbattuto le balle. Sapeva benissimo che la sua onda come scrittore sarebbe passata presto, e si è subito messo a fare altro usando proprio l'anticipo come fondi per cominciare. 2) investirli autonomamente: approfittare dell'anticipo corposo di una grande CE per permettersi di pagare un proprio ufficio stampa che faccia il lavoro che in teoria dovrebbe fare la CE, ma in realtà non viene fatto. Questo è quello che avrei dovuto fare io, se ci avessi pensato prima. Ma.
  6. Lo penso anche io. Sono macchine così grandi che hanno bisogno di centinaia di libri l'anno per sostenersi. Contemporaneamente, non possono permettersi la forza lavoro di seguire tutti, quindi loro si dedicano attivamente a quella decina-ventina di autore scelti e relativamente affidabili, mentre dall'altro lato arruolano personaggi più o meno abili, in grado di pubblicizzarsi da soli. Così escono dozzine di libri di blogger, youtuber e stelline varie. Non è nemmeno escluso che sia stato questo il meccanismo con cui io sia arrivato a loro: ero un blogger relativamente conosciuto (non grandi cifre, ma comunque la mia pagina era sui 30-40k follower), il libro vendeva da solo, hanno fiutato l'affare a poco prezzo e io ci sono cascato come un pollo, pensando che stimassero il mio lavoro. Se potessi scegliere adesso, non punterei più a una grande CE in cui essere l'ultimo degli arrivati: punterei a una casa più piccola (ma non troppo), in cui essere uno degli autori forti.
  7. In realtà ho provato per qualche tempo anche la strada delle agenzie, con pochissimi risultati. Pensavo anche io che l'autore di un testo che ha venduto ormai circa 18000 copie, ben recensito, pubblicato Rizzoli (di cui si salva ancora il nome, evidentemente) avesse più porte aperte, ma mi sbagliavo: quasi impossibile farsi leggere anche per me. All'attuale proposta di contratto con un editore minore, ma di buon nome e in crescita, sono arrivato invece attraverso un'agenzia di servizi editoriali a cui ho chiesto una valutazione (a un certo punto ho iniziato a dubitare della bontà del mio secondo testo). Detta agenzia, avendo buoni contatti nel mondo editoriale, ha provveduto a mettermi in contatto con questo editore. Poi è arrivata la pandemia... Tecnicamente dovrei firmare a brevissimo, speriamo non sia un'altra delusione. Non pubblicherò con la mia casa editrice invece: lo considero un "secondo lavoro" da tenere separato, per restare sempre nel mondo delle parole e magari fare qualcosa di buono in un mondo, quello editoriale, che avrebbe bisogno di una scossa. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, dicevano, no? Comunque la presenterò a brevissimo su questo forum, al momento siamo presi con l'uscita dei primi due titoli.
  8. Ciao ho letto il tuo resoconto sulla tua esperienza con la Rizzoli in cui dici che hai aperto da poco una casa editrice, come si chiama? 

  9. Su invito di @Sjø, riporto la mia esperienza. Antefatto: nel 2015 ho autopubblicato – per scelta mia, non per rifiuto altrui – un libro che ha avuto un discreto successo. Parliamo di 10000 copie e rotte vendute nei primi sedici mesi. Alcune mie breve incursioni nella parte alta delle classifica di Amazon, in cui ero anche ottimamente recensito, hanno attirato l'attenzione di svariate case editrici. Quando sono arrivate in rapida sequenza la prima e la seconda casa editrice in italia (all'epoca), ho ceduto. Con la seconda, che poi è stata comprata dalla prima. Contratto con doppio anticipo a cinque cifre, rispettivamente per la ristampa del mio testo e per un nuovo romanzo ancora da scrivere. Ho firmato. Chi non lo avrebbe fatto? È stata la peggiore scelta professionale mai fatta in vita mia, e considerate che ho pure studiato ingegneria. Invitato a Milano, ho conosciuto i vari responsabili, ho pranzato con loro, ho parlato di prospettive, sogni e speranze. Tutte cazzate – "promesse editoriali", le ho chiamate poi – ma ancora non lo sapevo. La fase di editing del testo è stata magistrale, nulla da dire: nonostante fosse già stato editato a suo tempo, ci hanno messo lo stesso le mani tre persone differenti e sono riusciti a limarlo ancora meglio. L'idillio però è finito ancora prima della pubblicazione. Nessun lancio, a parte un post su facebook con la catasta di libri pubblicata quella settimana (dieci). Il mio era quello in fondo. Nessuna presentazione, a parte quelle che mi sono organizzato da solo. Per confronto, per il lancio del 2015, avevo un tour di quattrordici presentazioni in un mese e mezzo che ho fatto con il camper, con compagna e figlio di nove mesi al seguito, e pure le magliette personalizzate con le date del tour. Manco i Metallica. Pochissimi articoli, a parte uno su Cosmopolitan. Ora, voi non mi conoscete, ma Cosmopolitan sta a me come un coro gospel sta a Trump. Ma fin qui si trattava di semplice indifferenza. I problemi sono cominciati quando il libro ha iniziato a sparire da Amazon. Considerando che all'epoca ero un blogger, abbastanza conosciuto su Facebook, non farmi trovare su Amazon per tre mesi su sei dopo il lancio del libro... potete immaginare. Il problema era che facevano ristampe dalle tirature troppo piccole, che finivano subito, e non erano abbastanza veloci a stampare ancora, così mi lasciavano senza libri. A una presentazione, in cui io ero ospite pagato, e in cui l'organizzazione aveva chiesto l'acquisto di un centinaio di libri (se ricordo bene), sono arrivato senza niente. Cominciarono così le mail, in cui chiedevo spiegazioni. La povera editor che mi seguiva contava come il due di bastoni quando nessuno sta giocando a briscola, per cui è stata dura farmi rispondere dal capoccia, ma quando ci sono finalmente riuscito, la risposta è stata: "Non rispondo alle mail urbi et orbi". Cioè: non rispondo a chiunque, e tu sei chiunque. Grazie e arrivederci. Dopo quella mail ho deciso di chiudere il contratto per quanto riguardava il mio secondo romanzo, rinunciando al famoso anticipo a cinque cifre, consapevole che pubblicare un secondo libro a quelle condizioni era praticamente un suicidio artistico, ma questo mi ha "arrestato la carriera" per due o tre anni buoni, al punto che forse lo pubblico quest'anno, dal 2017 in cui era pronto. Poi, che altro si può dire? Rendiconti che arrivano, pure incompleti, solo dopo diffide, e mai prima di un paio di solleciti, per esempio? No, questa è meglio: da luglio dell'anno scorso il libro in edizione cartacea non è più disponibile perché – dicono – doveva uscire una edizione tascabile con la BUR. Quando? Forse quest'autunno, cioè più di un anno dopo. Nel frattempo rispondo quasi quotidianamente a gente che mi chiede dove comprare il libro, comprese librerie! Eppure, dal rendiconto 2019 (ottenuto dopo due solleciti), risulta che nel 2019 abbiano mandato al macero 400 copie, e che abbiano ancora una giacenza di 600 copie. Sarà vero? Mah! Nessuna libreria riesce a ordinarlo. Scusate, mi sono dilungato. Qual era la domanda? Ah sì, come immaginavo la mia esperienza prima, e se ha collimato dopo. Ha collimato talmente tanto che ho aperto una casa editrice mia, e ogni giorno mi pento di aver firmato quel cazzo di contratto.
  10. Francesco Wil Grandis

    Rizzoli

    Anche su questo ci sarebbe molto da dire. In mezzo ad autori di qualità fanno anche un continuo rastrellamento di tutto un sottobosco di "vips", youtuber e gente che con la scrittura non ha niente a che fare, tanto per far copie. Ho pensato tanto tempo se condividerla o meno, ma siccome i miei rapporti con suddetta casa editrice sono – purtroppo – ancora in corso, forse preferisco evitare rogne entrando troppo in dettaglio. Quello che immagino di poter dire è che avevo una autopubblicazione di successo (parliamo di circa 10k copie vendute in un anno e mezzo), grazie al quale sono stato contattato dalle principali case editrici in Italia, e di fronte a uno dei nomi più grandi e a un anticipo a cinque cifre ho ceduto. Chi non lo avrebbe fatto, al mio posto? Non c'è un giorno in cui non mi penta di quella scelta. Che dire? Totale disinteresse, libri assenti da librerie e store per mesi appena dopo il lancio, diffide per farsi mandare i rendiconti e quando arrivano sono incompleti, zero promozione... ho venduto più io da solo che con tutto il loro apparato alle spalle, ma mi fermo qua: sento già i primi bruciori. Concludo solo dicendo che è da luglio dell'anno scorso che non c'è un libro cartaceo a disposizione, perché forse faranno una edizione tascabile con BUR quest'autunno (un anno e mezzo dopo), nel frattempo rispondo quasi quotidianamente a gente che mi chiede dove trovarlo e dove comprarlo, anche se nell'ultimo rendiconto (ottenuto dopo due solleciti, sennò non vale) scopro che nel 2019 hanno mandato 400 copie al macero e ne dovrebbero avere ancora 600 in giacenza. Cosa di cui dubito, visto che un mio amico libraio – nonché socio in affari – ne ha ordinati cinquanta, ma non gli arrivano. Per il mio secondo romanzo, che avevo già sotto contratto con loro per un anticipo della stessa misura, ho preferito cercare un altro editore dalle mani più gentili, e così la mia "carriera" di scrittorucolo ha subito una battuta d'arresto di almeno due anni. Ragazzi: gli anticipi a tante cifre sono belli e buoni, ma prima o poi finiscono anche quelli e se in mano non ti resta niente, forse è meglio trovare una casa editrice che crede in te, invece di una che ti butta nel mucchio e poi si dimentica di averlo fatto solo un paio di settimane dopo. Vado a prendermi un Gaviscon. Ah, non è un caso che io abbia aperto da pochissimo una casa editrice, di cui un giorno farò la presentazione ufficiale su questo forum. Avete presente quando dicono: "se vuoi che le cose siano fatte bene, è meglio farsele da soli"? Ecco, appunto.
  11. Francesco Wil Grandis

    Rizzoli

    Se vi raccontassi tutte le rotture che ho avuto con Rizzoli negli ultimi tre anni, probabilmente perdereste la convinzione che una casa editrice grande equivalga a grande qualità... ma poi mi verrebbe acidità di stomaco per una settimana e preferirei evitarlo. Vi dico solo che prima ero autopubblicato, e passare a Rizzoli è stato l'errore professionale più grande della mia vita, persino superiore a studiare ingegneria.
  12. Francesco Wil Grandis

    Il work in progress

    È davvero un sogno sfrenato! È più probabile che il curatore capiti sul tuo blog e pensi: "Orpo! Questo qui è stato rifiutato già da N editori! Corro alla casella mail e lo cancello subito!" Naa, lasciati la lista degli editori per te (secondo me). Bene anzi benissimo coltivare interesse nei lettori prima, durante e dopo la pubblicazione, ma ti sconsiglio di creare una pagina social solo per il libro. Ci investi tempo per crearla e farla crescere, poi diventa obsoleta. Molto meglio una pagina autore, piuttosto, che puoi far crescere ad ogni uscita. Se invece è una pagina sul blog, può starci. Anche se, per la mia esperienza, i lettori, anche quelli affezionati, sono più per "avvisami quando hai finito" che per gli aggiornamenti continui.
  13. Francesco Wil Grandis

    Aspettative di vendita

    Non ricordavo Comunque, so anche io che il mio numero di copie vendute in self sono un tantino fuori scala, ma quel famoso "meno di mille" come media non me lo sono sognato. E visto che parliamo di editori, mi sono appena ricordato chi me l'ha detto per primo: il direttore di Ediciclo, CE media, con buon catalogo e distributore nazionale (mi risulta). Non ero ancora nessuno (sono ancora nessuno, ma per capirci...), pagina FB con meno di 5000 follower, prima opera, sconosciuto. Volevano pubblicarmi e, quando ho chiesto: "quante vendite potremmo aspettarci?", ha risposto: "difficilissimo prevederlo, ma la media in italia è di 800 copie. Con il tuo seguito, se fai anche tu un po' di pubblicità, potremo pensare di arrivare a 1000". Ecco: 800-1000 era l'asticella di Ediciclo nell'autunno del 2014.
  14. Francesco Wil Grandis

    Aspettative di vendita

    Su questo non sono del tutto d'accordo. Grandi scrittori ormai diventati classici sono stati rifiutati per anni se non decenni, prima di trovare il grande consenso. Sfortunati, o forse non sapevano scrivere/comunicare e hanno avuto bisogno di imparare? Il margine c'è sempre, il talento se non c'è di nascita si può imparare (ok, qui apriamo un mondo: lasciamolo per altro topic), e anche se non diventerai mai uno Shakespeare puoi sempre accontentarti di essere un King qualsiasi
  15. Francesco Wil Grandis

    Aspettative di vendita

    Se uno scrive per scrivere, o scrive per se stesso, può far quel che vuole, ignorando il resto del mondo. Nessun problema. Ma se scrive per "comunicare" è bene ricordare che la comunicazione ha bisogno di qualcuno che la riceva: qualche centinaio o migliaio di lettori, per esempio. Uno scrittore, aspirante o presunto tale, con questo obiettivo in testa magari non dovrebbe "chiudere negozio" se non supera la sua asticella, ma almeno farsi un po' di autocritica e chiedersi, serenamente: "cosa non ha funzionato? Come posso migliorare nella mia capacità di comunicare?" Invece mi è capitato di scambiare con qualche chiacchiera con persone che, a differenza mia, sbandierano il loro titolo di "scrittore" ai quattro venti, con tanto di pagina "Ciccio pasticcio - autore di bestseller" o titoli simili, e poi scoprire in loro una totale mancanza di umiltà nei confronti del mestiere, nessun desiderio di capire perché dopo sei romanzi pubblicati non hanno ancora raggiunto la quarta cifra. L'amore per la scrittura non è solo buttare su carta idee su idee una dietro l'altra, sentendosi ispirati da qualche entità superiore, ma ignorando completamente i destinatari di tutto quel soffrire.
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