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Henry Molaison

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  1. Henry Molaison

    Dovevo essere un uomo

    Francys, perdonami, non riesco a postare il commento: non mi fa incollare ed è troppo lungo per scriverlo. Se qualcuno può darmi un aiuto...
  2. Henry Molaison

    Dovevo essere un uomo

    Merita una analisi approfondita. L'avra'.
  3. Henry Molaison

    L'Ombra e la Rosa

    Ma figurati! La Tua presenza è sempre gradita, la tua analisi profonda è sincera e leale:cosa si può sperare di diverso, di più. Che,poi, sia condivisa o meno, è l'aspetto meno importante. Nel merito, tutte le tue segnalazioni vanno approfondite e valutate in una ottica complessiva di limatura. E ti assicuro che coi tempi di metabolizzazione indispensabile alla complessità del pezzo, saranno affrontate una per una. Nessuna esclusa. Mille grazie. A presto.
  4. Henry Molaison

    L'Ombra e la Rosa

    Grazie per il ripassaggio. Caffè pagato. Gambrinus?
  5. Henry Molaison

    L'Ombra e la Rosa

    Ah, ho capito Concordo con la tua osservazione sulla irregolarità. In realtà la medesima situazione è presente anche nella poesia. Vedrò di riequilibrare il tutto. Grazie ancora.
  6. Henry Molaison

    I racconti della quarta luna

    Hola! Che piacevolissima sorpresa. Grazie Queffe,è davvero una sorpresa.
  7. Henry Molaison

    L'Ombra e la Rosa

    Intanto, ringrazio i Fantastici Quattro ma anche gli altri intervenuti e coloro che interverranno. Prima di addentrarmi nell’analisi dei vostri commenti, mi preme ribadire un aspetto importante: Questo testo - riesce difficile anche a me definirlo “racconto” – è collegato, deriva da questa poesia http://www.writersdr...-da-sempre-tua/ e nasce da una intuizione interpretativa suggerita da Cristiano Lachesi che, per primo, ha identificato i protagonisti della lirica in un’Ombra e una Rosa. L’idea mi ha affascinato ed è venuto fuori questo pezzo che, a mio parere (e pare anche a parere di Frà) è una “rappresentazione” di una, due metamorfosi; una “piccola storia di formazione” l’ha definita, e la definizione mi piace talmente tanto che me ne approprio. La differenza principale fra poesia/prosa è costituita dalla figura “onnisciente” del Narratore. In prima battuta, avevo scritto alternando i due punti di vista (Ombra/Rosa) marcandone la differenza col corsivo, ma l’effetto – grafico e letterario - non mi piaceva: sapeva troppo di botta e risposta sottovalutando un aspetto determinante, peraltro: lo scorrere del Tempo, il quarto protagonista della rappresentazione. La narrazione è prismatica, direi, perché presenta, con coerenza interna, i pdv e la relativa evoluzione della storia vista attraverso gli occhi dei singoli; compito del Narratore (neanche a me piace la didascalia, ma non c’è rimedio) è quello di cucire i pdv in un ordito comune che rimandi a chi legge l’evoluzione della storia attraverso la visione diretta del confronto/scontro fra Altri, fra diversi. Ne deriva che la tua interpretazione, assolutamente affascinante, è molto vicina al vero senza attingerlo completamente. Anche qui sei vicinissimo alle mie intenzioni: la Rosa è una giovane donna bellissima eppure in lotta con questa bellezza che sembra ingessarla in un ruolo che le sta stretto ma che, nel momento della necessità, (quello in cui non riesce a farsi notare dall’ombra) non esita a sfruttare (non senza forza di volontà e superamento del pudore) lasciando cadere alcuni petali e mostrando, fuggevolmente, la carica di bellezza occultata dall’apparenza (da qui i termini “avvenenza” e “inquietanti” – per un’Ombra ancora rassegnata alla incorporeità - “promesse”) . Bellezza, beninteso, individuabile come Essenza, come Idea di Rosa e, come tale, misto di bellezza estetica e pregnanza etica (fiore dell’Amore per eccellenza); l’Ombra, al contrario, ha un vissuto (indefinito) che lo ha relegato nel limbo dell’invisibilità, dell’incorporeità (le orme prive del corpo che le lascia) nel quale si trascina in attesa che il Tempo compia il proprio cammino predefinito. La Rosa ottiene, infine, il proprio scopo: essere notata nel "giorno in cui un’ombra — quella precisa Ombra che le parve subito potesse darle ristoro — non l’ebbe sfiorata nella sua umbratile inconsistenza" È La Rosa che conduce il gioco nella convinzione che solo quella Ombra col proprio vissuto e nella attuale forma possa essere l’approdo in cui ella potrà, finalmente, realizzare la completezza della propria Essenza; ma si gioca in due e l’Ombra accetta il confronto nella speranza (egoistica) di poter riacquistare corporeità – sangue e muscoli e respiri e battiti del cuore – e nella convinzione (altruistica) di poter essere “unica” nello spianare la pericolosità delle spine di lei e condurla a riconquistare la propria pienezza, la propria Essenza. Eccolo, il quarto protagonista: "Tempo: una clessidra capovolta immersa nel Vuoto Infinito." Vero, Bradipo, è difficile distinguere se una clessidra è dritta o capovolta, ma nel contesto, il capovolta non può che indicare lo scorrere della sabbia al proprio interno e, di conseguenza, quello del tempo lineare per i protagonisti. A me sembra inequivocabile: a Te? Tempo, quindi, Tempo che scivola via inesorabile e che spinge l’Ombra a indicare alla Rosa tre punti fermi da attingere "Raggiungimi, ascoltami, toccami… " tre punti fermi da attingere "prima che sia troppo tardi." Ecco è a questo proposito che maggiormente la tua pregevole interpretazione si discosta dalle mie intenzioni: la Rosa cambia repentinamente colore, dal rosso più intenso al bianco, passando per il giallo. Siamo in presenza di una evoluzione della relazione: dalla passione più accesa, alla sazietà della soddisfazione, all’armonia della complementarità (tutte situazioni fisiche, materiali) al bianco della purezza, ma della Purezza con la maiuscola, quella del raggiungimento dell’Essenza pervicacemente perseguita e che è immacolata rispetto alle miserie delle contingenze terrene. A tutto questo fa da contraltare la “modificazione” dello specchio che “ferito” dalle parole doloranti dell’Ombra trova il riscatto nella ennesima “mutazione” delle medesime in lacrime, acqua pura, che consentono il lavaggio della coscienza e il recupero, infine, della corporeità desiderata che permetterà lo svolgersi del percorso dalla Passione alla Purezza. Allegorie, certo: e che altro? Mi trovi completamente d’accordo con te; dirò di più, il concetto di salvaguardare la libertà di interpretazione del Lettore è per me talmente vincolante che mi preoccupo – tranne che in casi specifici - di lasciare sempre qualche crepa nella narrazione. Poi sta al Lettore infilarcisi o meno. Bellissima questa affermazione, fa il paio con quella sopra citata di Fra. Ecco, se oggi dovessi definire questo testo mi verrebbe di dire che è “la narrazione di una piccola storia di formazione sotto forma di leggenda moderna.” @ BRADIPO consegno una osservazione in merito alla punteggiatura “ultronea” (mi piacerebbe sapere, però, in quale dei due significati utilizzi il lemma, giacchè ultroneo, non ti sfugge, letteralmente vuol dire “volontario): Queffe e Man hanno rilevato il carattere marcatamente lirico del testo, nella premessa ne ho spiegato i motivi; qui ne sottolineo le conseguenze. A me piace leggere il testo a voce alta (sempre e più volte nelle poesie, spesso nella prosa) per verificarne l’effetto sonoro. In questa ottica, ultronee o meno, le virgole attorno a “evidente” hanno la funzione di isolare il lemma fra due pause per farlo risaltare. Provaci sostituendo le virgole con i trattini e fermati prima e dopo il lemma: "La bellezza — evidente — è certamente una delle mie caratteristiche principali" Mi sembra evidente ( e qui senza virgole) che l’effetto recitativo è totalmente differente. Non trovi? Per quanto riguarda gli avverbi in –ente, siamo d’accordo ( come per “incantato”: è un refuso), ma, francamente, lasciamelo dire, limitare l’analisi di un testo così complesso a sei avverbi, un refuso e qualche virgola “ultronea” mi sembra davvero riduttivo! Non ti è piaciuto. Amen. Me ne farò una ragione. @ SISSI Sono davvero spiacente, per me è fondamentale “raggiungere” il lettore. Magari rileggendo i commenti dei tuoi colleghi e le mie note, ti riuscirà di farlo e mi regalerai la tua preziosa opinione. @Fra Vero, la forma e il registro narrativo utilizzati ( al netto delle osservazioni in premessa) sono ritagliati sul testo perché ritenevo che ad esso fossero funzionali e, tutto sommato, non mi pare di aver sbagliato. Nel corso di queste note più volte ho manifestato il mio gradimento per la formula che hai voluto usare per identificare questo testo; aggiungo che hai centrato in pieno il “messaggio” immanente: Chiudo col chiederti, alla luce delle mie precisazioni in premessa, se ritieni tuttora inadeguata la tripartizione delle voci narranti e non ti nascondo uno smodato interesse per conoscere eventuali alternative che potresti suggerire perché il testo possa divenire quella Grazie a tutti di nuovo. Alla prossima
  8. Henry Molaison

    L'Ombra e la Rosa

    Bene, tutto sommato, la testa è rimasta saldamente attaccata al tronco; il (i) boia è stato - nel peggiore dei casi - indifferente, ma negli altri due, stimolante. Mi adeguo e mi attrezzo a rispondere a tono. A presto, e grazie
  9. Henry Molaison

    L'Ombra e la Rosa

    Grazie, ma grazie di cuore della splendida interpretazione. Permettimi di posticipare al termine una risposta complessiva. A presto
  10. Henry Molaison

    Si cammina lungo l’asse in legno che dà sul vuoto con fierezza e denti serrati

    Leggings, non leggins
  11. Henry Molaison

    da sempre Tua

    Bene, grazie a Cristiano, a una sua intuizione, ora questo testo è anche un racconto. nhttp://www.writersdream.org/forum/topic/25258-lombra-e-la-rosa/?p=441768#entry441768
  12. Henry Molaison

    La bussola e l'ombra

    Posso aggregarmi alla Compagnia antiBaricco? Mentre leggevo appuntavo mentalmente le osservazioni che avrei proposto alla tua attenzione. Terminata la lettura,le ho trovate già scritte. Tutte. Qualcuna in più, anche. Una fatica in meno? No, un piacere depotenziato. Comunque, a me non piacciono molto i flussi di coscienza, ma quando un testo prende, la "forma" è al suo sservizio, in questo mi discosto, sebbene parzialmente, dalla opinione di Nerio. La sua analisi è corretta, ma forma della narrazione e narrazione medesima, a mio parere,non sono così sovrapponibili. Io leggo, prepotente, un senso di insoddisfatta stanchezza che permea un "trip" mentale assolutamente coerente fino a che non deraglia perdendosi in quella che ancora allora, a tanti anni di distanza, non è facilmente idenrificabile come realtà o visione onirica. E, paradossalmente, nell'oceano della indefinitezza esistenziale contingente, sono proprio le "bruciature", indelebili, a mantenere un canale aperto con il reale. Da approfondire, magari altrove, la relazione femminile/magia. È stato un vero piacere leggerti.
  13. Henry Molaison

    L'Ombra e la Rosa

    Intanto, mi tengo stretto il tuo, di gradimento. Grazie Wy.
  14. Henry Molaison

    L'Ombra e la Rosa

    Ohi, ohi...
  15. Henry Molaison

    L'Ombra e la Rosa

    intanto dovrebbe risultare più leggibile appena Queffe avrà risistemato cortesemente i corsivi, e poi, forse, ti è rimasta in mente questa: http://www.writersdream.org/forum/topic/25027-da-sempre-tua/ Grazie
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