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Joanna

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Tutti i contenuti di Joanna

  1. Joanna

    Edizioni Il Ciliegio

    Nome: Il Ciliegio Editore Generi: Narrativa, Saggistica, Noir e Gialli, Fantasy e Fantascienza, bambini e ragazzi, spiritualità e benessere Modalità invio manoscritti: http://www.edizioniilciliegio.com/pagina/manoscritti-2691.html Distribuzione: http://www.edizioniilciliegio.com/distribuzione.html Sito web: http://www.edizioniilciliegio.com/ Facebook: https://www.facebook.com/edizioniilciliegio Aggiornamento a luglio 2017 (dal loro sito): Segnaliamo che i piani editoriali del 2018 e 2019 sono completi. Qualsiasi proposta di pubblicazione sarà relativa al 2020.
  2. Joanna

    Laura Capone Editore

    [La pubblicazione avviene senza contributo; la casa editrice è stata però inserita in doppio binario in seguito all'introduzione del criterio secondo il quale l'accesso alla selezione avviene tramite concorso con tassa d'iscrizione. Specifichiamo quindi che Laura Capone Editore non chiede contributi per la pubblicazione, ma seleziona manoscritti tramite concorso che richiede una tassa d'iscrizione.] Nome: Laura Capone Editore Generi valutati: narrativa, raccolte di poesie, scienza e cultura, tesi di laurea, didattica, ricettari, favole Invio manoscritti: http://www.lauracaponeeditore.com/index.php?link=47 Distribuzione: su tutto il territorio nazionale. http://www.lauracaponeeditore.com/index.php?link=61 Sito: http://www.lauracaponeeditore.com/ Facebook: https://www.facebook.com/Laura-Capone-Editore-120997784628972/
  3. Joanna

    Koinè Nuove Edizioni

    Nome: Koinè Nuove Edizioni Generi valutati: Crimini e Misteri, storia politica d'Italia, documentazione, gialli, narrativa Invio Manoscritti: non viene specificato, scrivere a info@edizionikoine.it Distribuzione: http://www.edizionik...it/contatti.php Sito: http://www.edizionikoine.it/ Facebook: https://it-it.facebook.com/koine.edizioni/ Ho spulciato tutte le liste ma non ho trovato questa casa editrice. Qualcuno la conosce?
  4. Joanna

    Cercasi suggerimenti

    Voglio mettervi alla prova! sì, dico davvero, voglio mettervi alla prova perchè non riesco a trovare un'idea interessante! e allora perchè non approfittare della vostra creatività ed empatia nei confronti di un'autrice in difficoltà? Vi spiego, in modo molto sintetico e semplificato: sto completando un giallo con una trama già strutturata in cui, ad un certo punto, compare un codice cifrato. Non è essenziale ai fini dello svolgimento, è un elemento in più che contribuisce ad alimentare le incognite. Dopo una complicata decodifica (che mi dà molta soddisfazione), la protagonista scopre che si tratta del classico numero di conto bancario che il padre - potenziale vittima dell'assassino - le trasmette per entrare in possesso dei suoi averi qualora venisse ammazzato. E il punto è proprio questo. Mi sembra troppo scontato e troppo semplice! Ho considerato alcune alternative: numero di una cassetta di sicurezza (che contiene cosa?) numero telefonico (di chi e perchè?) - complicato perchè la decodifica non potrebbe contenere lo "0" di un prefisso, ma posso lavorarci una data (di nascita? di chi e perchè? di un appuntamento?) Cosa potrebbe essere e perché? SBIZZARRITEVI! DATE SFOGO ALLA VOSTRA FANTASIA (perchè la mia è in crisi)! Qualsiasi suggerimento verrà preso in considerazione. Ringrazio fin da ora la buona volontà di chi vorrà darmi una mano.
  5. Joanna

    Cercasi suggerimenti

    Hai ragione Galgano, è proprio perchè la mia soluzione sembrava troppo banale e sfruttata che cercavo qualche spunto diverso. Il tuo suggerimento è prezioso. Grazie
  6. Joanna

    Cercasi suggerimenti

    Grazie Hugo. Semplice ma efficace. Mi piace e credo che mi muoverò in questa direzione.
  7. Joanna

    Cercasi suggerimenti

    Ok. Scusate.
  8. Joanna

    Cercasi suggerimenti

    Effettivamente, nell'anno trascorso non ho avuto moltissimo tempo da dedicare alla scrittura ed ora - che ne ho un po' di più - ho ripreso in mano il romanzo e relativi problemi. Mi spiace, non sapevo di dover riprendere il vecchio topic (non ho molta dimestichezza con il web). Probabilmente hai ragione, la domanda potrebbe essere formulata in un altro modo: - avete un'idea qualsiasi di accadimento che può essere legato a un codice? Vi ringrazio per la pazienza.
  9. Joanna

    Cercasi suggerimenti

    Swetty, avevo lavorato sul tuo suggerimento del codice postale. Quello che non ha funzionato è stata la motivazione che ha portato la protagonista in un determinato paese. E la problematica è rimasta la stessa: dopo a cosa rappresenta il codice, mi manca il "perchè". Comunque mi scuso se ho dato l'impressione di approfittare di voi.
  10. Joanna

    Cercasi suggerimenti

    Grazie Decimo, il suggerimento è prezioso anche se mi sembra un po' complicato per chi come me non capisce niente di informatica.Proverò a documentarmi. Sì Swetty, hai ragione ma, come vedi, a un anno di distanza non sono ancora riuscita a trovare una soluzione soddisfacente e ho pensato di riprovarci.
  11. Joanna

    Scaletta del romanzo

    non credo si possa stabilire la lunghezza di una scaletta, dipende da quanto succede nella storia. Lavoro in ambito televisivo e posso dirti che la scaletta - o storyboard - è fondamentale per la preparazione di un programma qualsiasi, dall'intrattenimento live alla fiction, al telegiornale. Il contenuto riporta i punti salienti: entrata ospite, lancio filmato, spostamento scenografia... Non contiene però le azioni sottintese (se c'è un ospite è chiaro che deve avere il microfono aperto, il filmato deve essere messo in "play" da qualcuno, ecc.). Su questa base, io scriverei una scaletta con i punti salienti il più sintetica possibile ma, nello stesso tempo, il più comprensibile possibile perchè dovrebbero essere le azioni dei personaggi o le situazioni descritte a creare la continuità del racconto senza buchi. Spero di esserti stata utile.
  12. Joanna

    AAA suggerimenti cercasi

    Mi piacerebbe che fosse qualcosa di assolutamente slegato e indipendente dagli intrecci del giallo, quindi qualsiasi cosa.
  13. Joanna

    AAA suggerimenti cercasi

    Nel mio giallo ho inserito un codice numerico che solo la protagonista riesce a decifrare, e mi piace molto come lo fa quindi mi piacerebbe tenerlo. Si tratta di un conto bancario che scoprirà di suo padre. E qui finisce di esistere, perché non trovo un modo diverso per inserirlo e sfruttarlo: - non é un conto ma una cassetta di sicurezza? - e cosa c'é dentro? - é un insieme di coordinate per dove? - é un numero di telefono? - di chi e perché? Mi aiutate? Avete qualche idea più coinvolgente della mia (e non ci vuole molto!)? Grazie per qualsiasi suggerimento
  14. Joanna

    AAA suggerimenti cercasi

    Grazie Jack. Mi piace ma non credo di essere in grado di gestire le coordinate geografiche, a meno che non portino la mia protagonista da qualche parte dove succede di tutto e di più. Ecco, é proprio quello che succede "con" o "per colpa" del codice che mi manca.
  15. Joanna

    AAA suggerimenti cercasi

    Grazie swetty. Le tue idee mi piacciono, ma devo comunque inventarmi qualcosa da far succedere altrimenti cambia il significato del codice ma poi tutto si arena - come prima - con la sua identificazione. Ti viene in mente qualcosa?
  16. Joanna

    AAA suggerimenti cercasi

    Hai ragione swetty, sono stata troppo frettolosa e ho tralasciato alcune informazioni importanti. Allora, il codice numerico indica che si tratta di un conto bancario svizzero cifrato, cioé utilizzabile solo attraverso un numero e senza il nome dell'intestatario. La protagonista incontrerà più tardi suo padre che le confesserà di averle dato l'informazione per permetterle di entrare in possesso di tutti isuoi averi, qualora gli fosse successo qualcosa. La cosa finisce qui ed é un peccato. Come dici tu, mi piace l'idea che lei riesca a identificare il numero: 3, 5, 5, 7, 10, 10 oppure 3, 5, 5, 7, 1, 0, 1, 0 ma non necessariamente deve rimanere questo. Vorrei altre idee su cosa possa rappresentare. Grazie.
  17. Ciao Gabriella, certo che mi ricordo di te, anche se non nel dettaglio. Come hai ben detto, le circostanze della mia avventura africana erano tali da non permettermi una "fuga". Anch'io, se avessi potuto, sarei rientrata prima. Per fare recensire il tuo libro puoi scrivere a portoemergenti@writersdream.org. Tanti cari auguri anche a te!
  18. Joanna

    Gerundio

    Recentemente ho dato il mio manoscritto a un supposto editor per una verifica. La critica più feroce che ho ricevuto è legata all'uso del gerundio che, quale tempo indefinito, a suo parere è spropositato. Soprattutto perchè delinea uno stile acerbo "da esordiente". Rileggendo il mio romanzo ho dovuto dargli ragione, e ora ogni gerundio mi fa saltare sulla sedia anche nei capolavori! Voi cosa ne pensate?
  19. Joanna

    Gerundio

    Palamede, io ora la regola ce l'ho: gerundio solo quando è indispensabile o non è possibile usare un altro tempo.
  20. Grazie NyaN per la recensione positiva. Vorrei solo aggiungere che il mio romanzo è autobiografico e come tale mi è venuto di getto. Non ho raccontato del dopo e del mal d'Africa (ovviamente dolorosissimo) per non correre il rischio di diventare melensa. Ho voluto dare spazio essenzialmente all'avventura, senza sbrodolamenti che avrebbero necessitato di un'altra contestualizzazione. E così, forse, prima o poi potrei scrivere il seguito... Federica
  21. Joanna

    Gerundio

    Grazie a tutti. ewan_j, il tuo chiarimento mi è particolarmente prezioso perchè questo aspetto non l'avevo proprio considerato.
  22. Joanna

    Canto africano

    Grazie Amaranta! A me interessa molto una critica onesta e sincera per cui, ti prego, non avere peli sulla lingua! A presto.
  23. Joanna

    Canto africano

    Titolo: Canto africano Autore: Federica Gazzani Editore: Il Ciliegio (non a pagamento!) Prezzo: 15 euro Pagine: 176 ISBN: 978-88-88996-10-3 Canto africano ha vinto la 3° edizione del Premio Letterario “Il Camaleonte” e si è classificato secondo all’8° edizione del Concorso Letterario “Il Giunco” nel 2004. Inoltre, ha ricevuto una segnalazione di merito al concorso “Autrice per l'estate 2009”. Un romanzo “on the road”. Una storia che si snoda lungo le strade avventurose dell’Africa e nei meandri ancora più tortuosi del cuore. Canto africano, con la sua struttura circolare - in cui l’inizio coincide con la fine - è quasi un diario di viaggio, da Milano al centro dell’Africa, attraverso un deserto del Sahara superato con mezzi di fortuna e fra mille contrattempi apparentemente distruttivi ma in realtà portatori di incontri significativi. È un romanzo autobiografico che racconta di una vacanza nata per caso, che si é trasformata in un’avventura a tutto tondo durata circa sette mesi. È pieno di imprevisti, vessazioni, amori e colpi di scena che costringono la protagonista a mettersi in gioco personalmente, con inquietudine ma anche con un’inesauribile voglia di conoscere che coinvolge il lettore e lo prende per mano. E proprio la voglia di andare sempre “oltre” le aspettative e i preconcetti - nonostante la costante mancanza di soldi, la fame e le condizioni precarie - è il fil rouge di una narrazione che porta in un mondo lontano, visto con empatia, ma anche con lucido spirito critico. La visione idealizzata e un po’ infantile dell’”europeo potente” da parte degli amici africani, si mescola all’arroganza del maschio nei confronti della femmina. Federica osserva, a volte si piega morbidamente, a volte si oppone e si ribella con rabbia. Ma anche quando è vittima di soprusi è sempre cosciente della sua profonda indipendenza e forte della sua inattaccabile libertà di donna. La decisione di lasciare - negli ormai lontani anni settanta - famiglia, amici, studio e lavoro per vivere l’incognita di un continente misterioso, le ha permesso di muoversi fra voglia d’avventura e incoscienza, fra autonomia e amore, fra Italia e Africa. capitolo 1 Il ritorno a casa Erano quasi le 9 quando, quel sabato mattina, composi il numero della trattoria dei miei."Pronto, Trattoria Valzer" rispose subito mia madre. "Ciao mamma, sono io." "Cosa è successo? Non sei a scuola?" chiese, dando per scontato che si trattasse di mia sorella. Nonostante Marta fosse più giovane di sette anni, al telefono avevamo la voce pressoché identica. Io ne avevo compiuti ventiquattro da poco. "Mamma, sono Federica." Poi, più nulla. Fu come se il peso degli ultimi mesi mi presentasse improvvisamente il conto. Immaginai la confusione di mia madre e il suo sollievo nel sentire la mia voce, ma anche l'ansia e la sofferenza che le avevo procurato con i miei lunghi silenzi. Immaginai mio padre nel tentativo di rincuorarla senza troppa convinzione. In fondo era stato proprio lui, qualche tempo prima, di fronte alla mia intenzione di intraprendere un viaggio di una ventina di giorni in Africa, a replicare: "Volevo ben vedere se su tre figli, non ce ne fosse almeno uno con lo spirito d'avventura!" Certo, di un'avventura si era trattato. Quanta incoscienza ci avevo messo? Avevo lasciato che gli eventi segnassero il passo per me. Mi ero limitata a seguirne l'onda senza poi riuscire a venirne fuori. Sentivo dentro, così forte e a livello fisico, il cuore che si accartocciava e lo stomaco che cercava di contenere i sensi di colpa e l'irresponsabilità, al pensiero del dolore che avevo provocato ai miei genitori. "Pronto?" dissi, per la terza o quarta volta. "Pronto, sì... Federica... dove sei?" rispose mia madre. La sua voce era così debole che quasi non la capivo. Piena di incredulità, faceva brevi pause per sforzarsi di non piangere. "Dove sei?" ripeté, con un filo di voce. "Sono all'aeroporto di Roma e arriverò a Milano con il prossimo volo, verso le 10.30." "A Roma? Stai tornando? Come stai?... non ti muovere da Milano. Mando il papà a prenderti all'aeroporto. Mi raccomando, non ti muovere da lì." Riuscì a dirlo tutto d’un fiato, come se respirare fosse una minaccia al mio convincimento. A ogni parola l'emozione rischiava di sopraffarla, ma riconobbi la determinazione nell’indurmi a fare ciò che chiedeva. La paura di perdermi di nuovo era evidente, paura che potessi, ancora una volta, fare di testa mia. "Mi raccomando ... " insistette, "aspetta papà all'aeroporto!" L'altoparlante annunciò il mio volo e gliene fui grata. Mi permise di mascherare l'emozione e la voglia di farmi trascinare da un pianto travolgente che faticavo a contenere. "Sì mamma, l'aspetterò. Ciao." A Milano, appena messo piede in aeroporto, tutto mi apparve strano. Prima di tutto gli odori... mi calarono in una realtà così diversa da quella che, fino a poche ore prima, mi aveva avvolta, che quasi non riuscivo a respirare. Ma c'era qualcos'altro. Il controllo del passaporto mi fece pensare a quanti altri funzionari avevano sfogliato quel documento negli ultimi mesi. Alcune volte serenamente, altre un po' meno... poi, sull'onda dei ricordi, capii. Erano i volti delle persone. Intorno a me erano tutti bianchi, o meglio, di razza bianca. Io arrivavo dal continente africano, dove ero stata circondata per mesi da facce scure e movenze aggraziate di persone che sembrano danzare anche quando stanno immobili. Mi portavo dentro la sensazione di appartenere a quella gente. E mi sembrò di avere lasciato l'Africa per sempre. Era questo, più di ogni altra cosa, a farmi stare male. Con il passaporto stretto fra le dita, quasi con la paura che i suoi timbri potessero svanire - e con loro la conferma dei miei spostamenti - e un sacchetto di plastica con poche cose nell'altra mano, mi avviai verso l'uscita. Quando vidi mio padre farsi strada fra le persone accalcate, non riuscii più a trattenere le lacrime. Cercai di farmi forza e, un po' vergognosa per gli sguardi indagatori, allungai il passo verso di lui. E fu ancora peggio. L'abbraccio fu impacciato e intenso al tempo stesso. Mio padre era un uomo di 58 anni vecchio stampo che, come molti della sua generazione, non riusciva a trasmettere le proprie emozioni. Non ricordo di lui altri abbracci ma quello lasciò il segno. Non riuscivamo a parlare nonostante le mille domande in sospeso, singhiozzavamo senza freno. Poi, con gli occhi rossi e molto imbarazzo, mi guardò dolcemente mentre soffiava rumorosamente il naso. "Non hai preso la tua valigia?" mi chiese, riponendo il fazzoletto rigorosamente di cotone. "È tutto qui" dissi, mostrando il sacchetto di plastica. "Non ho nient'altro." Mi guidò fino all'auto e dopo l'unica domanda davvero importante: "Stai bene?", "Sì papà, sto bene", restammo in silenzio finché non arrivammo all'imbocco autostradale che dal Viale Forlanini immetteva sulla Tangenziale Est, direzione Venezia. I miei gestivano una Trattoria in un paesino sul Lago di Garda. Ci sarebbe voluta un'oretta per arrivarci. "Fra una settimana esatta, avrei preso l'aereo per Accra” disse mio padre, "sarei venuto a cercarti." "Come, senza nemmeno sapere dov'ero?" replicai allibita. "In qualche modo ti avrei trovato." Rimasi molto colpita dalla sua risolutezza. "Mi dispiace che vi siate preoccupati per me. Ma non avete ricevuto le mie lettere?" "Abbiamo ricevuto l'ultima all'inizio di agosto, quella in cui raccontavi del furto subìto, e poi un telegramma con “Tutto bene” una quindicina di giorni fa che non ci aveva per niente convinti. Non sapevamo più cosa pensare. Ho ca tre mesi fa, è stata la segnalazione di una ragazza italiana della tua età, piccolina e mora, che faceva l'entraîneuse in un Night-club ad Abidjan, in Costa d'Avorio." Dalla descrizione potevo benissimo essere io e, a parte il fatto di non essere mai stata ad Abidjan, papà non sapeva quanto c'erano andati vicino. "L'Ambasciatore mi ha mostrato tutti i vostri telegrammi" dissi, "e mi ha suggerito di tornare a casa... ma non c'era bisogno di alcuna spinta. Non vedevo l'ora!" Assaporavo la sensazione dimenticata di un viaggio verso casa. Nell'aria, tra noi, ancora le mille domande e il timore di farle. Un po' imbarazzata, dissi: "Avevo un compagno, papà. Un ragazzo di colore che ho conosciuto a Lagos in aprile. Ci siamo lasciati all'ambasciata di Accra." A quel pensiero, fu come se il cuore perdesse di colpo il suo ritmo. Buffo, dato che Sami era un musicista. "Sei innamorata di lui?" mi chiese, senza giri di parole. "Credo proprio di sì." "Ora non pensarci, sei appena arrivata. Se fra un po'... vorrai tornare da lui... io e la mamma ti aiuteremo." E mentre lo diceva, allungò una mano per stringere la mia. A quel contatto caldo e affettuoso scoppiammo di nuovo a piangere. Io al pensiero di Sami, lui all'idea di vedermi partire nuovamente per raggiungere un ragazzo sconosciuto e di colore. Non era razzista, ma credo che sarebbe stato più facile se si fosse trattato di un europeo. Rimasi nuovamente colpita e lo guardai tra le lacrime: quanti capelli bianchi avevano incorniciato la precoce calvizie! Ma, dopo tutto quello che aveva passato e nonostante tutto, si dichiarava ancora pronto ad aiutarmi... E a quale prezzo! Avrei voluto abbracciarlo e far durare quel momento fino a sentire che il cuore ritrovava, piano piano, il suo ritmo naturale. Non ricordo molto di più di quella conversazione. Di certo, smisi di controllare ogni emozione, confortata dal contatto di quella mano che mi piaceva tanto. Le dita erano affusolate, la forma delle unghie allungata con una mezzaluna bianca e l'estremità rotonda. Mi piaceva osservare le vene sul dorso gonfiarsi seguendo il movimento delle dita. Le mani di mio padre avevano una mobilità molto espressiva e alcuni peli sul dorso le rendevano davvero convincenti. Quando si muovevano erano essenziali, senza ammiccamenti e mai eccessive, come lui. Avrei voluto innamorarmi di un uomo con una copia esatta di quelle mani. Entrai nella trattoria per prima. Mio padre, che mi seguiva portando il ‘bagaglio’, sembrò volersi tenere in disparte per lasciare a mia madre il privilegio di avermi tutta per sé. A quell'ora, al bancone del bar, c'era solo un camionista con il quale lei si sforzava di fare conversazione. Era minuta e non molto alta, anche se a tutti, me compresa, sembrava il contrario per via del portamento fiero e dignitoso. Modesta, a volte persino dimessa, non amava attirare l'attenzione. Portava i capelli scuri raccolti all'indietro in una crocchia sulla nuca, lasciando il volto senza trucco completamente scoperto. Al mio ingresso s'interruppero senza convenevoli e lei mi corse incontro con un sorriso che era già un abbraccio. Tutta la tensione che aveva accumulato durante l'attesa si dissolse. Mi guardò a lungo ancora incredula poi, in silenzio, riversò su di me una tale quantità d’amore che non avrei più scordato. Ero a casa. Dopo circa sette mesi, ero finalmente tornata e non so a chi di noi pareva più irreale. Link: http://www.federicagazzani.com http://www.edizioniilciliegio.com/libri ... 14#panel-4 http://www.ilcamaleonte.info/index.php? ... &Itemid=75 http://www.macrolibrarsi.it/libri/__canto-africano.php http://www.ibs.it/libri/gazzani+federic ... zzani.html Naturalmente, il romanzo può essere ordinato anche in libreria, dove vi consiglio di chiedere l'edizione italiana de Il Ciliegio perché esiste una prima pubblicazione svizzera moooolto tagliata che inoltre vi costerebbe un capitale per la spedizione. Una piccola curiosità: non si vede bene ma quella nella foto sono io!
  24. Joanna

    Iniziare a scrivere il primo romanzo

    Io sono più metodica. Quando ho un'idea, ci costruisco intorno i vari capitoli (anche solo abbozzati) fino ad avere una trama soddisfacente. Solo quando lo "storyboard" è più o meno completo nella struttura, inizio a scrivere. Mi capita comunque di modificare/spostare/cancellare i blocchi. Non è una scrittura rigida come potrebbe sembrare. Avere una base sulla quale lavorare mi dà sicurezza e libertà espressiva senza il rischio di perdermi per strada.
  25. Joanna

    Iniziare a scrivere il primo romanzo

    Chandraraj, a me è capitato di pensare al mio romanzo (ancora solo nella testa, niente di scritto) mentre lavavo i piatti o guidavo in autostrada e, di colpo, mi sono "arrivate" alcune frasi con le quali mi sarebbe piaciuto iniziarlo. Inutile dirti che in entrambi i casi mi sono fermata (all'autogrill nel secondo caso), ho preso nota e poi da lì sono partita senza più blocchi. Secondo me non serve spaccarsi la testa contro il muro o "costringersi"... Sarò troppo fatalista ma, quando il frutto è maturo, credo che cada da solo.
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