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Snowfall

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Snowfall ha vinto il 25 giugno 2015

Snowfall ha inserito il contenuto più apprezzato di quel giorno!

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257 Strepitoso

Su Snowfall

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    I'm half agony, half hope.

Informazioni Profilo

  • Provenienza
    dagli abissi del Tartaro
  • Interessi
    Amante del rock e metal, strimpellatore di chitarra, cantante professionista sotto la doccia e in auto, disegnatore che se la cava e ovviamente aspirante scrittore esordiente.
    Puffo dal 14.1.2015 :)

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  1. Snowfall

    [N2019-3B] Veglione alternativo

    Io arrivo da letture di racconti precedenti divertenti e romantici e poi parte il tuo e cala sangue, orge e roba strana 🤣 però, in tutti questo popò di roba c'è pure non so come qualcosa che fa ridere, tipo questa frase: Che è brutta in fin dei conti ma boh, fa ridere Considerando che ho letto il tuo racconto in un locale pubblico, senza nascondermi, non mi è dispiaciuto 😊
  2. Snowfall

    [N2019-3B] L'inventore e il corvo

    Belle queste frasi 👍 Racconto interessante, apio in un certo senso, perché racconti anche la storia prima. In pratica segui i tre passaggi, prima adesso dopo, in pochi caratteri. Il dopo si immagina, ma lascia comunque a un possibile finale alternativo, o seguito alternativo, perché se il tizio è inventore si sicuro si potrebbe inventare un modo per uscire e raggiungere la ragazza. Sono due personaggi particolari e affascinano. Non mi è dispiaciuto per nulla, metti che l'inizio dia un po' l'idea del descrittivo, se proprio devi trovare una pecca, ma il pezzo "adesso" rende tutto più interessante, pure la scena del tavolo aiuta 😊👍
  3. Snowfall

    [N2019 - 3B] Un pesce fuor d’acqua

    Ciao! L'inizio mi piace un sacco! Hai preso un bel soggetto come protagonista, lo hai descritto bene e a dirla tutta all'inizio mica avevo capito cosa fosse. E ci sta. Mi piace come si comporta a casa, il bisogno che trapela nel dover ritornare nel suo habitat. La seconda parte credo cali un po' rispetto alla prima, ma comunque ci sono cose interessanti anche lì che aiutano a capirlo più a fondo. Forse rallenta il ritmo, forse ci si aspetterebbe qualche altra scena come la precedente ma in pochi caratteri le cose sono limitare. A mio avviso ci sta, il tutto, è piacevole e davvero ben caratterizzato l'uomo pesce. In quel frangente nulla da dire, veramente! Il finale ci sta, magari quanche accenno a quello che voleva fare forse non guastava, però era difficile da gestire per non spoilerare il finale. Questa parte, poi, è stupenda: Top davvero, mi ha fatto sorridere Bel racconto, brava!
  4. Snowfall

    [N2019 - 3B] Il profondo poggia sul piatto

    Ciao! Molto strano il tuo racconto, però è scritto bene e scorre bene. C'è da perdersi un attimo per capire che diamine fanno quei capelli ma alla fine è tutto un fatto di squiss squoss e ciocche che vanno e tornano Ammetto che non mi è dispiaciuto!
  5. Snowfall

    [N2019-3B] Come un osso spolpato

    Ciao! Bel racconto il tuo, parte strano come deve essere e poi si spiano molte cose. Il tentativo di far vedere con il DR sia entrato completamente nelle vite di tutti è andato a buon fine, si comprende con quello che poteva e quello che fa/vede che ne era "succube". Una volta mancato può solo vedere ciò che prima gli era negato. La scena della foto del matrimonio grigia per la mancanza della DR era ottima. Bel racconto!
  6. Snowfall

    [N2019-3A] Come nei videogiochi

    Ciao a tutti! Vorrei rispondervi uno per uno ma sono costretto a fare tutto da cellulare (sono senza wifi mannaggia) e quindi intanto grazie! Sono felice che vi sia piaciuto il racconto 😊 ripasserò appena sarò di nuovo operetivo per chiarire cose e rispondere! (ps: per chi ha citato l'idea degli amici in cuffia stima che ci starebbe da dio!)
  7. Snowfall

    [N2019-3B] Attorno al bidone

    Ahhh allora ho capito Sai che quella droga la prendo anche io allora, con le gabbie ci faccio addirittura le sedie
  8. Snowfall

    Scrittopoli 2019 – Terza tappa

    Genere: Horror Traccia: Estraneità
  9. Snowfall

    [N2019-3A] Come nei videogiochi

    Genere thriller/horror Traccia: estraneità Come nei videogiochi Dieci di sera. Mamma e papà si stavano vestendo per uscire a teatro e Francesco, per gli amici Cesco, avrebbe aspettato che uscissero per attuare il diabolico piano. -Allora noi andiamo! Non rimanere in piedi fino a tardi come al solito- lo avvisò Katerina, conscia del fatto che lo avrebbe fatto comunque. -Va bene mamma- rispose Cesco, osservandoli uscire. Appena la porta si chiuse scattò dal divano. Salì le scale per il piano superiore scavalcando due gradini alla volta, poi entrò in camera e scollegò la Playstation dalla piccola tv da 35 pollici per collegarla alla grande tv da 55 in soggiorno. Tutt’altra storia bro! Era contro le regole della casa, per evitare di rincoglionirsi o cose del genere, ma bastava mantenere il segreto, e lui era bravo in questo. In cinque minuti si trovò già online su Call Of Duty Modern Warfare. Calimero e Vichingo, gli unici amici che aveva, erano già in game. Li avvisò sul cellulare e uscirono dalle rispettive partire, accedendo al gruppo: i Tartassabudella. -Yo bro- lo salutò Vichingo, il primo ad aver avuto la barba, se due peli sotto il mento fosse considerata tale almeno. -Era ora Kratos- sbuffò Calimero, colui che era riuscito a uccidere una mosca schiacciandosi un uovo sulla fronte. -Hei raga, scusate il ritardo.- Erano ragazzini di tredici anni, non quelli che in gioco urlano e si lamentano se vengono uccisi, ma quelli con del gran potenziale per la loro età. Speravano di farci i soldi prima o poi, nel mentre si allenavano. -Ora che ci siamo tutti scateniamo l’inferno!- -Dio mio ancora con ste frasi!- si lamentò subito Vichingo. -Sempre meglio di Andiamo a comandare di ieri sera- precisò Calimero, che aveva già iniziato a masticare chissà cosa, dando via al solito casino in sottofondo che li avrebbe accompagnati per tutta la nottata. La migliore di tutte. Quella in particolare erano in gran forma. Nessuna partita persa, neanche una in trentadue giocate. Potevano continuare così ma decisero di fare una pausa perché la fame era divenuta incontrollabile. Abbandonò le cuffie sul divano, quindi svuotò tre barattolini di yogurt alla fragola, ci infilò qualche wafer in mezzo per riempire, poi trangugiò mezza bottiglia da un litro di succo alla pesca e in fine digerì tutto ruttando. Sghignazzò al pensiero che se lo avessero sentito i suoi sarebbero stati guai, ma quando il gatto non c’è i topi ballano, no? Stava per rimettersi le cuffie quando sentì uno strano rumore. Restò in ascolto, insicuro su cosa avesse udito. Il grattare si ripeté e capì che proveniva dalla porta d’ingresso. Dapprima si spaventò, pensando a chissà cosa, poi gli sovvenne che non aveva ancora visto Lancellotto, il gatto cicciotto, in casa. Aprì la porta suo posto entrò una folata di vento allucinante accompagnata da un tanfo che gli provocò un conato di vomito, trattenuto a pelo. Nell’istante in cui si tappava la bocca, qualcosa gli sfiorò i capelli. I peli del corpo gli si drizzarono come spilli, si voltò ma non c’era nulla. Il cuore martellò quando i suoi occhi inquadrarono solo il suo soggiorno. Il gatto schizzò fuori allo scoperto, grattando le unghie sul pavimento per fiondarsi tra il divano e il muro dove era appoggiato. -Cazzo di gatto!- disse, sfregandosi la testa. Qualcosa però gli rimase attaccato alla mano ed era viscido e violaceo. Quindi guardò sopra di sé. Il telaio della porta era grondante di una strana… melma schifosa. E quindi ci arrivò, per quanto fosse brutto pensarlo capì che in casa non erano solo in due. Qualcosa era entrato. Per prima cosa pensò di scappare, chiamare i suoi genitori e non entrare più in quella casa per giorni. Però sapeva cosa fare, in situazioni del genere nei videogame se la cavava bene e, magari, poteva essere che quella cosa fosse pure amichevole. Quindi seguì le regole base: prima di tutte procurarsi un’arma. Prese il coltello più grande che c’era in cucina, le sue mani tremavano ma cercò di nasconderlo. I guerrieri non tremavano mica. Sapeva come affrontare la cosa, in teoria. Avrebbe dovuto trovare la bestia, capire se fosse pericolosa e nell'emergenza uccidere. Era così che funzionava in quel gioco appena uscito, Solstizio D’apocalisse, quel survival post-apocalittico con i mostri da lui già finito. Trovare, capire, uccidere. Però servivano le condizioni adatte e quindi accese tutte le luci del soggiorno, corridoio e cucina. Poi avanzò e notò subito le prime strisciate di melma, sul soffitto. Finivano dritte dritte in bagno. Accese quindi la luce di quella stanza, un secondo dopo sentì un fischio acutissimo e la lampadina esplose. Non gli piaceva la luce. Cercò di vedere dentro, ma sembrava più buio del normale, come se quella cosa ne fosse l’artefice. Poi quella cosa si mosse e, prima che succedesse il peggio, Cesco afferrò la maniglia della porta e la chiuse con forza. Quell'oscurità non fece nulla per riaprirla. Capì presto che per combatterla gli serviva della luce, non sapeva dove trovare delle torce ma aveva ciò che faceva al caso suo in camera. Corse di nuovo, salì sul letto e sganciò la replica della spada laser di Skywalker. L’accese illuminando la stanza di un blu bello potente. Con quella scese, dimenticando il coltello ai piedi del letto. Era sicuro che avrebbe funzionato, i giochi non mentivano. Ritornò alla porta del bagno, la spada stretta in pugno e il respiro fuori controllo. Appoggiò un orecchio contro il legno della porta. Al di là poco nulla, solo un flebile fischio, tipo quello che producevano alcune tv. Decise di entrare. Aprì piano la porta, spada laser davanti a lui per protezione. Avanzò. C’era davvero qualcosa che risucchiava la luce, perché anche la sua spada ne risentì molto, affievolendosi, tanto da non riuscire a vedere che stava calpestando quello schifo di melma violacea. Però era sufficiente per notare la massa indistinta che galleggiava in mezzo al suo bagno. Non avanzò oltre, non ne fu capace. La osservò, paralizzato, incapace di capire che cosa stesse vedendo. Non era un mostro, non aveva forma, e non sarebbe stato capace a dargliene una. Era in continuo movimento, alternava sfumature totalmente nere con barlumi di colore spento e gocciolava la melma su tutto il pavimento. Alla vista del ragazzino sembrò agitarsi. Cesco in quel momento era fuori dal suo corpo, incapace di fare qualsiasi cosa, bloccato da ciò che i suoi occhi gli trasmettevano nel cervello. Ora avrebbe volentieri fatto retromarcia e sarebbe fuggito a gambe levate, ma gli era impossibile. Era quella… cosa che non sapeva spiegare, impossibile da descrivere, anche cercando di disegnarla non era possibile. Non aveva forma. Era tutto ed era nulla. Non capiva se fosse solito, un sorta di liquido o cosa, era semplicemente indescrivibile. Fu un attimo dopo che sentì il peso montagli in petto. Il peso della consapevolezza che non sarebbe uscito da quel bagno. Lo avrebbe ucciso e nessuno sarebbe stato capace di capire come fosse successo. La cosa iniziò ad ampliarsi, e quel fischio che aveva sentito poco prima si fece più intenso. Le pareti vennero coperte dalla creatura, che come una grossa macchina riempiva ogni angolo fino a spingersi verso il ragazzo. Fino a spingerlo verso il muro, a schiacciarlo come una mosca sotto la paletta. La spada laser si spense del tutto, venne risucchiata dalla punta dalla forma immonda. Poi si protrasse per la lunghezza fino all’impugnatura. In fine arrivò alla sua mano. Fu lì che buttò fuori tutto il fiato per urlare, sbloccato da quella sorta di gelo momentaneo cercò di chiamare aiuto ma quella cosa si fiondò su di lui e gli entrò in bocca. Si appiccicò su spalle, gambe, petto, braccia, bacino e avanzò fino a circondarlo del tutto. La carne del ragazzo si staccò a pezzi, e mentre le ossa si liquefacevano le orbite oculari sparivano all’interno del cranio ormai vuoto. La stessa sera, i genitori rincasati trovarono la tv accesa, le cuffie sul divano, un coltello in camera del ragazzino. E di lui solo il vuoto.
  10. Snowfall

    [N2019-3B] Attorno al bidone

    Ciao! Racconto lieve il tuo, mi è piaciuta l'atmosfera lenta, nel senso di calma, del racconto. Proprio la figura del protagonista ne è l'artefice, perché sembra qualcuno che di pazienza e calma ne ha da vendere. Sembra quel genere di persona che ne ha viste e che si è messo il cuore in pace, rifiutando di farsi i problemi che una persona normale si fa. In compenso ha un certo bisogno di cercare di capire cosa fa la gente che gli sta attorno, come si comporta e come vive. Non sembra abbia molti approcci personali, il che lo rende molto apparentemente solitario. Eppure con la donna si comporta bene e lei non lo vede come qualcuno di strano quindi si può presupporre che nessuno sappia della sua mania di raccattare cose altrui. Non ho capito il passaggio finale, questo: è stato tagliato qualcosa, o c'è qualche errore? Perché il passaggio dalla gabbia con il canarino a lei che vede un tavolino (o lui?) O magari invece di canarino volevi scrivere tavolino poi qui, se ad averle bagnate sono state le lacrime credo sia ososa come cosa Comunque non mi è dispiaciuto affatto, qualche cosa che confonde, almeno per me te l'ho segnata, per il resto fila bene
  11. Snowfall

    [N2019-2A] Situazioni ad alto tasso di mortalità

    Eccomi! Grazie a tutti per i commenti costruttivi, presi in carico e in una futura revisione ne terrò di sicuro conto Ahimè gli anni son passati dall'ultimo contest a cui ho partecipato ma i caratteri sono sempre stato un punto dolente In questo racconto specialmente, mi sono ritrovato a pensare che il limite fosse diecimila (non chiedetemi perché) e all'ultimo me ne sono ricordato, quindi ho dovuto tagliare il tagliabile ed è uscito questo. Se ne sono andate molte descrizioni che avrebbero aiutato a capire meglio il tutto e ho lasciato un po' "il corpo" del testo. Quindi descrizioni come la macchina, la fattura dell'anello, parentela ecc non ci stavano a prescindere. Comunque grazie a tutti e buon anno
  12. Snowfall

    Scrittopoli 2019 – Off topic

    È stato un massacro Ah, allora mi sa che non ho capito 'na ceppa someone help me please
  13. Snowfall

    Scrittopoli 2019 – Seconda tappa

    Traccia: manufatto scomparso Genere: sentimentale In onore a: i duemila caratteri che pensavano di rimanere nel testo ma invece sono stati falciati all'ultimo. Non vi dimenticherò, sappiatelo.
  14. Snowfall

    [N2019-2A] Situazioni ad alto tasso di mortalità

    Traccia: manufatto scomparso Situazioni ad alto tasso di mortalità Fuori tirava un’aria assurda, il freddo di dicembre si stava facendo davvero pesante, ma i telegiornali avevano detto che sarebbe migliorato tra qualche giorno. Sperava fosse così, odiava l’inverno. Salito in macchia, ricevette un messaggio da Davide doveva trovarsi con lui per parlare di un lavoro, gli chiedeva se ce la faceva ad arrivare tra un’ora a casa sua. Digitò “prima devo andare in un posto, poi ti racconto” e accese la macchina. Mentre percorreva una strada che allungava la distanza da casa di Davide, chiamò Francesca, le disse che sarebbe arrivato tra venti minuti e poi riattaccò. Un bel sorriso gli si stampò in volto. Tre ore e mezza dopo rincasò, ci aveva messo più del previsto da Francesca ma ne era valsa la pena. Susanna era distesa sul divano, birra alla mano e un episodio di The Witcher già a metà. Sorrise. «Hey professore! Allora, che ti ha detto?» «È un posto interessante. Sostituzione a un docente che ha avuto un incidente, tra l’altro insegnava proprio geometria. Ci sto pensando su.» Lasciò il giaccone sull’appendino, andò in cucina e ritornò con una birra in mano. «Ma c’è qualcosa che non ti convince…» «La paga sarà bassa, e non vorrei perdere tempo lì per poi ritrovarmi tra tre mesi di nuovo a casa. Tu hai trovato l’anello?» «Dopo un’ora mi sono stancata e ho rinunciato, uscirà da sé.» Fecero cin-cin con le bottiglie e guardarono insieme la tv. Bruno sapeva di aver rischiato a chiedere dell’anello, ma era cosciente di come giocare le sue carte e fare finta di nulla sarebbe stato il modo migliore per non farsi scoprire. La mattina dopo Susy aveva il turno del mattino. Bruno accese il cellulare, apparve subito un messaggio da parte di Francesca: “Adoro questo anello! Grazie per la fiducia”. Poi c’erano numerose faccine che lanciavano cuoricini, lo fecero sorridere, come sempre. Rispose “Sapevo che ti sarebbe piaciuto” e contraccambiò con la stessa faccina. Poi cancellò la chat, erano segreti pericolosi da mantenere. Se Susy lo avesse scoperto sarebbe scoppiata, lo sapeva bene, e non aveva nessuna intenzione di assistere all’evento. Nossignore. Quindi doveva muoversi il prima possibile. Gli dispiaceva un po’ trattarla in quella maniera, ma contava che con il tempo le sarebbe passata, e al massimo se avesse voluto avrebbe potuto pure lasciarlo! Sorrise al pensiero e iniziò la giornata. Susanna era al suo posto dietro al bancone della merceria. Stava ancora riflettendo su dove avesse lasciato l’anello di sua nonna, in più gli dava un po’ fastidio il fatto che Bruno non l’aiutasse a cercarlo, sapendo anche lui quanto fosse importante. Quell’anello consegnato in punto di morte una specie di Santo Graal. Decise che se non avesse preso l’iniziativa lui, l’avrebbe costretto a farlo. Doveva trovarlo, non c’era nulla da fare, era importante e finché non lo avesse fatto non sarebbe stata in pace con… tutto. Per deviare l’attenzione decise di chiamare la titolare della merceria, costretta di nuovo in ospedale per ulteriori analisi del sangue. Era colta spesso da mancamenti improvvisi e voleva che la storia finisse. «Pronto?» La voce di Luisa apparve stanca. «Hey cara, allora? Qualcosa di nuovo?» «Stiamo aspettando le analisi, da circa due ore…» «Vedrai che questa volta andrà bene, non possono negare che ci sia qualcosa di strano in quegli svenimenti.» «No, affatto. Ti terrò aggiornata. A te come va? C’è traffico in negozio?» Susy rise appena. «Nah, non c’è un cane come al solito.» «Uhm, tutto bene Susy? Mi sembri strana.» Il solito potere di Luisa, come faceva a sgamare che non stava apposto con la testa non lo aveva ancora capito. «Sì… cioè no, non trovo più l’anello di nonna.» «Accidenti, mi dispiace, hai controllato dappertutto? So quanto ci tieni a quell’anello, anche se andrebbe restaurato, sta cadendo a pezzi.» «Lo so lo so, ma al momento non ho soldi per farlo. Io lavoro poco, Bruno è a casa, ma forse ha trovato qualcosa.» «Sta lavorando con Francesca?» Susanna corrucciò le sopracciglia. «No… perché?» «L’ho visto giusto ieri davanti a casa sua, saranno state le tre e mezzo. Sai, ogni tanto vado a fare la spesa nel supermercato di fronte.» Susy ci restò di stucco, non sapeva che dovessero incontrarsi. Perché non le aveva detto nulla? «Ah…» Rispose, stranita. «Non lo so, oggi glielo chiedo. Grazie per avermelo detto.» «Figurati. Ti faccio sapere se ho novità.» «Pure io, a presto.» Riattaccò con l’amaro in bocca. Si fidava di Bruno, non avevano segreti. O almeno, non li avevano mai avuti fino a quel momento. Era una bella foto quella sopra al mobile della biancheria, davanti al letto. Bruno e Susanna l’avevano scattata a Lisbona, uno dei posti che affascinava entrambi. Era il miglior ricordo di sempre, simbolo di ciò che erano. Bruno ripose la foto, un trenta per trenta circondato da una cornice in legno lucido. Sentì la porta d’entrata sbattere e suppose che Susy fosse tornata. Prese un respiro e scese di sotto. «Ciao tesoro» la salutò, cordiale. «Ciao», rispose lei, stringata, troppo stringata. Ahia. «Dobbiamo parlare.» Una mazzata sui denti sarebbe stata meno brusca, pensò Bruno, preparandosi all’invitabile. Era diretta, ma non credeva così diretta. Era fatta? Aveva scoperto tutto? «Abbiamo mai avuto segreti io e te?» chiese lei, rovesciando il giaccone sul divano. «No, mai» rispose lui, calmo. «Allora spiegami perché Luisa mi ha detto di aver visto ieri la tua macchina davanti a casa di Francesca.» Bruno restò di stucco. Quante possibilità aveva di farsi beccare da Luisa? Cristo santo che palle. «Non ero io, ero da Davide, te lo può confermare.» Era in una botte di ferro, Davide poi aveva saputo tutto.. «Giuramelo.» Quello era esattamente il momento in cui lui avrebbe dovuto rivelare tutto, ma non ci riusciva. «Lo giuro, non ero io.» Susy lo squadrò, analizzò forse il suo sguardo, in cerca di qualcosa che lo tradisse ma alla fine decise di credergli. Il giorno dopo Bruno lasciò casa subito dopo pranzo, dicendo che doveva trovarsi di nuovo con Davide. In realtà aveva ricevuto un messaggio da Francesca, che lo invitava a casa sua, aspettava quel messaggio da giorni. Salutò Susy con un bacio e uscì in fretta. Era talmente preso che arrivò a casa della ragazza prima del previsto, così avrebbe fatto quello che doveva fare e poi avrebbe parlato con Susy, sperando che capisse. Quando tornò però si trovò davanti la donna, gli occhi erano lucidi, aveva pianto. «Che succede?» le chiese, e lei in risposta le porse il telefono dell’uomo, fisso sul messaggio di Francesca: “Vieni a casa mia, è pronto.” «Me lo avevi giurato» disse, ricominciando a piangere. «Me lo avevi giurato Bruno…» Lui non seppe subito cosa dire. «Non è come pensi, posso spiegare.» Lei esplose: «Come non è come penso? A me sembra che tu mi stia tradendo.» Bruno restò senza parole. «No, io…» «Pensavo stessimo bene assieme, pensavo mi amassi!» «Ma io ti amo, lo sai!» «E allora spiegami, voglio capire!» Poi il suo sguardò si spalancò, un’idea entrò e si felce largo. «Hai dato il mio anello a lei?» «Cosa? No! Cioè sì.» «Come sì? Che cosa vuol dire sì?» Bruno a quel punto decise di rivelare tutto, era troppo e doveva finirla prima che Susy scoppiasse. «Sì ero a casa di Francesca tre giorni fa, e sì non te l’ho detto.» Susy non riuscì a parlare. Bruno continuò. «C’ero anche prima.» Era arrivato il momento, o adesso o mai più. «Non capisco…» Susy si sedette sul divano, ogni forza l’abbandonò. Sembrava davvero distrutta. Bruno allora mise una mano nella tasca destra del cappotto, estrasse una scatoletta e si avvicinò alla ragazza. «No, ti prego, no» gli disse, non voleva altro da lui, ci era andato troppo pesante. «Guarda.» Le porse la scatoletta, ma lei non l’accettò, quindi l’aprì davanti ai sui occhi. All’interno c’era un anello con una pietra verde, lucente e tirata a lucido. «Francesca restaura gioielli, questo l’ha fatto in tempi record perché sapevo che non saresti stata capace di starne senza. Mi dispiace, ma alla fine ne è valsa la pena, no?» «Ti avrei preso a pugni, lo sai vero?» «Lo so, ma mi piace il pericolo, che ci posso fare?»
  15. Snowfall

    Scrittopoli 2019 – Off topic

    (Come era il discorso di "a natale sono tutti più buoni"? Mi pare che il seguito fosse "se si aggiunge duemila caratteri in più in un contest" o no?) ( Sì, sono un attimo in crisi)
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