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luca c.

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Su luca c.

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    lysergic danger
  • Compleanno 23/05/1977

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  1. luca c.

    [Gioco] La catena

    Hola, @RobinK. Fa' come meglio credi. Magari si potrebbe cambiare dato che è da un pezzo che si usa sempre quella. Si riparte da "subordinata"?
  2. luca c.

    [Gioco] La catena

    contabilità - bureau - informazioni - detective - assassinio - mostruosità - Ufo - navicella - extraterrestre - luna - fidanzati - obbligazione - prestazione - tariffa - variabile - grandezza - relativa - subordinata - CBIDAMUNELFOPTVGRS
  3. luca c.

    Ricci & Capricci

    Commento Questa mattina io e Sonia siamo partiti a bordo di una moto mezza sgangherata. Lì per lì non ci voleva salire: «Oh, Maria! È brutta e vecchia» ha detto, continuando per un po' sulla falsariga della bambina tutta capricci e broncio. Se ne stava seduta su un muretto con le braccia e le gambe incrociate, scuotendo la testa in segno di dissenso. Ho dovuto insistere sul fatto che, avendo la macchina dal meccanico, l'unico modo per raggiungere il mare era di mettere il culo in sella e andare. È stata dura, ma dopo quel siparietto finalmente abbiamo preso su per un colle, una strada che dopo pochi chilometri si divide in un bivio: a destra continua nella follia di tornanti e curve che si sviluppano in una difficile discesa verso il mare; a sinistra, invece, si rimpicciolisce e s'infila più dolce in una pineta ombreggiata. Giriamo a sinistra. Dallo zaino tiro fuori una coperta e una bottiglia di buon nebbiolo. Siamo nudi, i vestiti di lei ben ripiegati sul manubrio, i miei sparsi tra gli aghi di pino. Bevo un po’ e facciamo sesso. A un certo punto, in una parentesi di tregua, lei dice che è amore, ma io non ci credo, così do fondo alla bottiglia e ricominciamo da dove avevamo interrotto. Sonia è più grande di me. Mi si è appiccicata alcuni giorni fa, quando, dopo una festa fallimentare iniziata alle nove, siamo rimasti soli. Erano le dieci e trenta e già alle undici ci si dava un gran da fare sui sedili della mia auto. Quando ci siamo rivisti, due giorni dopo, le ho detto della mia intenzione di passare il week end in Liguria, e mi ha risposto che avrebbe dovuto andarci anche lei, per via di un lavoro. Dopo mezz'ora eravamo sdraiati sui sedili abbassati della mia auto. Per ora tra di noi è andata a finire sempre così. Spostandosi di pochi metri al di fuori della pineta, si può scorgere, tra le alture, la striscia blu del mare che condivide l'orizzonte di un cielo appena più chiaro. «Sembrano i nostri occhi,» dico per dire qualcosa «I tuoi sono lo specchio del mare. I miei del cielo.» Sonia prende una ciocca riccioluta di capelli che le cade sulle spalle, la tira un po’ e inizia ad arrotolarsela intorno al dito. «Oh, Maria!, come sei romantico. Mi fai venire in mente la canzone di quello là bravo che a un certo punto dice occhi.» «Quello là chi? De André, Gaber, Battisti… Sai, canzoni che citano gli occhi, anche solo di striscio, ce ne sono…” «No, uno bravo proprio dico. Cantava di una ragazza disperata che si faceva.» D’istinto le getto addosso uno sguardo inquisitorio. «Ah!» dico. Lei molla i capelli, si guarda una mano e rimette su il broncio. L’aria si appesantisce: qualcosa si è rotto. «Oh, Maria! Mi si è rotta un'unghia». Mi dà il dito. Ispeziono con cura, ma niente. Guardo e riguardo finché, grazie al giusto raggio di sole, non vedo che manca un po' di smalto sulla punta dell'unghia appena scheggiata. Mettiamo i caschi a scodella e prendiamo la strada verso valle. Ogni dieci minuti un pugno nelle reni mi avvisa che è tempo di sostare per sgranchirsi “qualcosa”. Passando per l’entroterra carico di ulivi e del profumo di erba appena tagliata, s'intravedono in lontananza contadini curvi, parentesi nere che rigano il verde della campagna. Poi inizia la città con i suoi odori: vampate salmastre che s'alzano dai banchi di pesce fresco, effluvi primaverili che si spandono davanti a un negozio di fiori del centro, il rancido di olio fritto e mezzo andato che impregna l'aria del retro di un ristorante. A duecento metri dalla spiaggia, un calcio nella caviglia mi invita ad accostare. Mi fermo e giro lo sguardo verso l’insegna alla mia destra: “Hair Stylist Ricci & Capricci”. Sonia scende dalla moto e inizia a frugare nella borsetta. Scuote il capo. «Oh, Maria! Ho scordato il portafogli a casa.» Le allungo un centone. «Oh, Maria! Grazie, poi te li rendo». Mi siedo e aspetto. Inizia a tirare un vento strano, freddo. Guardando verso il mare noto che i gabbiani volano in direzione della terraferma. Quando Sonia riappare, sembra un'attrice uscita dalla sala trucchi di un set cinematografico: i boccoli, più biondi e morbidi, paiono galleggiare nell'aria, avvolgendo e illuminando il suo viso lentigginoso di un'aura speciale. Il cielo è nero di nuvole. Inizia a cadere qualche goccia. «Oh, Maria! Che facciamo adesso?» «Saltiamo in moto e andiamo al bungalow che ho prenotato, non è lontano. Almeno col casco la testa non si bagna.» «Io il casco non me lo metto. Ho appena fatto messa in piega e mèches. Come sto?» «Sei bellissima, ma anche se fossi pelata lo saresti.» Sonia scrolla le spalle e prende a tirare su col naso. «Uh, ma ora sei insuperabile, però.» Spingo la moto sotto l'acquazzone, mentre Sonia procede a braccia alzate, tenendo tesa sopra di sé la mia giacca di pelle. Troviamo riparo in un caffè. Il marmo lucido degli interni e le divise impeccabili del personale mi gettano nello sconforto. Col palmo della mano sfrego i jeans fradici per togliere lo sporco di terra della pineta. Quando alzo gli occhi mi ritrovo addosso gli sguardi di Sonia e di una cameriera. Raggiungo il bancone, impacciato. «Per me un gin tonic senza ghiaccio. E tu, Sonia?» «Cornetto alla crema e cappuccino.» Il barista le dice che i cornetti alla crema sono finiti, ma che ce ne sono di altre qualità. «Oh, Maria! Allora non voglio niente» gli fa risentita. Poi rivolta a me: «Senti, io esco a fare una telefonata.» Fuori ha smesso di piovere. Sorseggio il gin tonic al banco e osservo Sonia attraverso la vetrata. È là che si dà il rossetto di fronte a un piccolo specchio da trucco, fa schioccare le labbra e scompare dal mio campo visivo. Bevo un altro bicchiere con calma, pago il conto ed esco. Sonia mi si avvicina lentamente: «Senti, io al campeggio non posso venire. È per via di quella specie di lavoro. Maria… mi spiace» dice. «Ma il colloquio non era domani? E poi mica ci vorrà tutto il giorno, no?» Sonia, con la punta del piede destro, si mette a tracciare dei cerchi immaginari sull'asfalto bagnato. «A dire il vero mi fermo qua, domenica sera non torno. E poi siamo solo amici, mica fidanzati.» «Amici? Ma se mi hai fatto prenotare un bungalow perché in tenda dicevi che non ti piace stare. Un amico non ti fa buttare i soldi così, all'aria.» Il ronzio degli scooter riempie il silenzio glaciale che è calato tra di noi. Metto lo zaino in spalla e salto in sella. Penso che, in principio, questi due giorni li avevo programmati per trascorrerli in solitudine, e in fondo va bene così anche adesso. Faccio per partire, quando una Ducati Panigale da duecento cavalli inchioda lì davanti. L'energumeno alla guida si toglie il casco: sembra un attore intento a girare una scena sentimentale di un b-movie americano: sguardo che si sforza di essere intenso, lineamenti dolci che si induriscono all'altezza di una mascella pronunciata quanto basta, e un sorriso da pubblicità del dentifricio. «Sorpresa!» dice con fare brillante. «Oh, Maria! Sei in anticipo di un‘ora…» «Sì, ho disdetto con quel cliente, per te! Non vedo l’ora di farti vedere la barca nuova» le risponde ostentando un certo snobismo. Sonia si mette a saltellare, è il ritratto della felicità. Mi fa ciao con la mano, si infila il casco senza problemi e sale sulla Ducati. Lui non mi degna della minima attenzione, parte con una sgommata e sparisce dietro l'angolo con lei, sul lungomare. Vado anch’io. Lascio le poche cose che ho nel bungalow e mi sdraio sulla spiaggia del camping. Il pensiero corre inevitabilmente a lunedì, al lavoro e a Sonia. Mi chiedo cosa avrei fatto nella vita se fossi nato bello come lei. Il mio lavoro mi incatena, mi sento schiavo, ma credo che la professione del mantenuto, il non avere nulla di concreto per cui lottare, non avrebbe mai fatto per me. Mi alzo e inspiro a pieni polmoni l'aria pregna di salsedine; ne godo profondamente, come succede per ogni cosa, anche la più semplice, guadagnata senza sconti e di cui non si ha certezza di poterla vivere finché non ti capita. Prendo la rincorsa e mi tuffo in acqua. Nuoto leggero, senza meta. Non mi sono mai sentito più libero.
  4. luca c.

    Lungo il Tevere

    Ciao @niccat13. Parto col dirti che proverò ad essere un po' pignolo, non solo perchè questo commento lo userò per pubblicare, ma più che altro perchè i testi così brevi hanno bisogno di essere asciugati al massimo; il superfluo e le eventuali incongruenze rischiano di avere un peso specifico molto alto sulla resa finale del brano stesso. Questo per il mio parere di lettore, ovviamente. L'incipit mi piace. Lo trovo originale e curioso al punto giusto. Qui non è intuitivo per me, ma forse dipende dal fatto che io sia una specie di dinosauro ultraquarantenne In realtà ho dovuto rileggere per comprendere quel "nemmeno io riesco a starle dietro". Messa così si dà per scontato che l'Io narrante sia una campionessa nel produrre "vocali" tanto da rimarcare l'unicità dell'evento (l'amica è ancora più veloce di lei) e che, oltretutto, il lettore di questa prerogativa ne sia già al corrente. Quindi credo che sia una mia interpretazione sbagliata, e che in realtà voglia essere una scelta stilistica per esasperare il concetto di velocità di Marina. E devo dirti che a livello di "musicalità" andrebbe anche bene, solo che, personalmente, ho fatto fatica a coglierne il senso nell'immediato. Detto in spiccioli: il paragone col narratore rischia di confondere, quindi non mi convince per questo motivo. Va bene la descrizione che motiva gli audio, ma non capisco la scelta di unire in un solo periodo delle informazioni così differenti. Innanzitutto metterei un punto dopo instagram ed eliminere la ripetizione troppo ravvicinata di "solo", ché stona molto. Poi dopo il punto fermo riprenderei da "Non so neanche come sta..." togliendo "In realtà" che implica una serie di domande e sottintesi che a monte non sono stati sviluppati. Da cosa ho capito si parla di alienazione da social, e anche qui, come soora, non mi sembra intuitivo. Il "lei" lo toglierei perché sottinteso, mentre l'inciso lo trovo superfluo: perché un testo così breve funzioni bene, deve essere ridotto all'essenziale. Un pelo contorto, proverei ad essere più diretto (e sempre tenendo conto della lunghezza del racconto: ormai avrai capito che il mio commento verte più che altro su questo fattore.) Esempio: È estate, a Roma c'è un'afa così forte che me la sento pesare sulle spalle. La cosa della gomma invece mi piace sempre molto. A parte che come parallelo non mi fa impazzire, ma se proprio vuoi tenerlo devi comunque fare delle variazioni, perché se no non regge. Innanzitutto eviterei la doppia ripetizione del concetto nel primo periodo, e poi per rendere veritiero il paragone scarpa, gomma - Marina, te (che sta solo a metà, infatti Marina non la vuoi staccare), inserirei un "ma" prima di "Io Marina" e al posto del punto che lo precede metterei una virgola. Mi pare superfluo perché scontato. Un triste ritratto della realtà. Non sono solo convinto della consecutio. Io scriverei così, ma non ne sono certo: ma a noi non ce n'è fregato niente e abbiamo continuato... Qui c'è un errore: la cosa che ha sempre in mano è il cellulare, non la cover, che infatti le vuoi regalare. Come l'hai messa tu si capisce il contrario. Anche se nella frase dopo dici del cellulare, in questo periodo lo ometti e perde di significato. Quindi specificherei del cellulare subito e toglierei la frase dopo. Al massimo se vuoi tenere l'affinità tra voi due, sempre nello stesso periodo, potresti scrivere, ad esempio: mi piace perché il cellulare è una cosa che, come me, ha sempre in mano. Dopo "dice marina" vedo meglio il punto. Poi però c'è una conraddizione perchè non mi pare che in quel caso la aspetti volentieri. Quindi basta aggiungere "Di solito la aspetto volentieri, ma non stasera, perchè voglio vedere una serie su Netflix e oltretutto se non torno presto rischio che..." Se l'autobus non l'aveste perso non sarebbe stata una camminata nè lunga nè corta. Cercherei di mettere questa informazione prima, in qualche modo. Anche se l'idea della gomma continua a piacermi e rimanda all'incipit, forse lo trovo un po' esagerato, ma vabbe'... Il finale invece mi piace. Dici senza dire tutto. Partendo da questo presupposto se lavori di lima sul resto del testo, come hai fatto per il finale (ma anche per l'incipit), secondo me il racconto c'è e ha tutti gli ingredienti per funzionare. La questione adolescenza, l'attrazione verso quelli più grandi che porta a compiere azioni imprudenti e talvolta fatali, è molto bene affrontata ed è un messaggio importante. C'è comunque ancora un po' di lavoro da fare sulla forma. Aspetta comunque altri pareri poi vedi tu. Spero di esserti stato in qualche modo di aiuto. A presto!
  5. luca c.

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    La domanda era un'altra...
  6. luca c.

    Il gioco del testo sviluppato nell'ordine alfabetico

    Ah, bella "Cyrano" dell'encomiabile Francesco Guccini. Ha impartito lezioni musicali, nuovi orizzonti poetici. Quanti ritornelli, strofe tristemente universali vi zampillano?
  7. luca c.

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Domodossola: parola abusata nello spelling per scandire la lettera "d". KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  8. luca c.

    Il gioco del testo sviluppato nell'ordine alfabetico

    Avanti, borghesi comunisti! Datemi elementi favorevoli. Già ho inteso ludici momenti non opportuni, perché questo ridere senza tenerezza, ultimamente va zavorrandomi.
  9. luca c.

    Le perle di massimopud. L'album.

    Ti sostengo, @queffe. Dai, facciamolo!
  10. luca c.

    Il gioco del testo sviluppato nell'ordine alfabetico

    Ma grazie, è bellissima! Se proprio c'è una cosa che mi inquieta è questa (è un po' la tua ossessione ) Anche se devo ammetere che effettivamente No no, sono proprio già folgorato...
  11. luca c.

    Il gioco del testo sviluppato nell'ordine alfabetico

    Io provo a farla invertita, giusto per cambiare un po': ZVUTSRQPONMLIHGFEDCBA Zumando vedo uscire Tamara senza reggiseno. Questa poi! Nemmeno mutandine, lingerie! Io ho già fatto estenuanti docce, congelandomi basso al...
  12. luca c.

    Il gioco del testo sviluppato nell'ordine alfabetico

    Cosa sarebbe: bastone e carota?
  13. luca c.

    Ti cito: mettere le cita(zioni) nella piaga

    Si tratta così il collega e amico @Danglars @Anglares?
  14. luca c.

    Il gioco del testo sviluppato nell'ordine alfabetico

    Credo che si abbiano un tot di reazioni al giorno, inteso come 24 ore. Se in qell'arco di tempo le hai usate tutte, non ti resta che aspettare.
  15. luca c.

    Il gioco del testo sviluppato nell'ordine alfabetico

    Anche @Black cela difetti etilisti. Finge gradimento, ha indirizzato la mente nervosa oltre: quanto resisterà senza tracannare vino zibibbo?
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