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Panzino

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  1. Panzino

    La scrittura e le sue community portano alla follia

    100€ non mi servono grazie. Mi riferivo al fatto che, anche in questo topic, ve la siete suonata e cantata da soli parlando di gente che impazzisce e cerca di buttare giù il colosso immortale WD, nonostante si stesse parlando d'altro. Come dimostra l'ultimo post zeppo d'umiltà di Ayame. Secondo me c'è un divario enorme di mentalità tra me e i "dirigenti" di "quest'enorme" dirigibile, ho già detto "tanto di cappello per tutto ciò che fate" ma si continua a dire "siamo il meglio", "non è mai esistita una cosa simile", "dopo di noi il nulla". Io parlo dell'atteggiamento (senza fraintendimenti e offese mi raccomando) Mussoliniano di Ayame che urla alle folle e sbandiera la superiorità della razza Writerdreamsiana. Diamo a Cesare ciò che è di Cesare, ma diamoci anche un taglio e diciamoci la verità. Qui offrite un buon servizio per quanto riguarda la selezione delle case editrici e assistenza agli utenti, ma mai nessuno uscito dalla scuola WD ha pubblicato un best seller o ha riempito librerie. Siete una piccola realtà per piccoli scrittori, non di certo la Mondadori o chi per se. Senza astio ma con obiettività. LPT
  2. Panzino

    La scrittura e le sue community portano alla follia

    Senza dubbio questo sito/forum ha dato molto e continua a dare molto a tutti gli aspiranti scrittori. E' una sorta di salvaguardia dello scrittore, un WWF per giovani "Dante", e tanto di cappello signori. Ma ve la suonate e ve la cantate da voi, come se nulla fosse all'altezza dei vostri servizi. D'altronde nessuno è perfetto. P.S: e vi prego, che non mi sia risposto "se non ti sta bene la sta la porta" perché non ho alcuna voglia di scatenare polemiche, ma è solo il mio incontrollabile sentimento d'esser onesto con me stesso, che mi porta ad affermare questo. E' una critica costruttiva, nulla di più.
  3. Panzino

    Quel giorno pieno di vuoto

    Ringrazio sia Stetson che i Bradipi. Per rispondere al Bradipo posso dire che: Tom, se si segue un semplice filo logico, non rappresenta la morte ma un portatore di morte. Nel racconto si parla anche di chemio... Per quanto riguarda lo sfilare la 44 Magnum in così poco tempo: credo che l'ambientazione così surreale giustifichi tale atto. Il pavimento del tetto non è pavimentato e viene definito di gomma grazie alla corrosione di cui sopra. Il "vento di sei piani" viene definito tale in quanto dopo il quinto piano c'è l'attico, dicesi terrazza, quindi sesto ed ultimo piano.
  4. Panzino

    Quel giorno pieno di vuoto

    Candida mi apparve la sua pelle, glaciale il suo palmo, lesto a sfiorarmi il viso. Giunse a me inquietantemente graziosa, portatrice d’un indorato dolore, donatrice di tanta attesa quiete. LPT Quel giorno pieno di vuoto La fredda luce del neon, intenta a evidenziare il mio pallore, esplose in tutta la sua mostruosità. Specchiai le mie quattr’ossa facciali che parevano avvolte in un sottile strato di plastica. Riflesso nella cabina alle mie spalle c’era Tom. Quel pezzo di merda se ne stava con le spalle poggiate alla porta scorrevole, il capo chino e i capelli unti che spuntavano dal cappellino da pescatore, un copricapo lercio e fatiscente dall’orrido colore oliva. L’ascensore giunse a piano terra, la porta si aprì e Tom mi fece spazio per passare, rabbrividii per l’ennesima volta, quell’orrida figura, aborto di chissà quale schizzo di merda. Con lui non era come con tutti gli altri, per quanto io abbia tentato di sbarazzarmene è sempre stato tutto inutile. Quando dopo essere uscito dall’ospedale per il check-up e mi resi conto della sua esistenza, gli scaricai l’intero caricatore della mia 44 Magnum addosso, le pallottole gli attraversarono il petto senza nemmeno graffiarlo e il muro di casa finì peggio di una fetta di formaggio svizzero. Negli ultimi mesi fui costretto a condividere il letto con quell’alito fetido e quel tanfo di morto, perennemente impregnato nei suoi abiti sempre uguali, e nella sua pelle giallognola. Tutti elementi che mi hanno rubato molte ore di sonno. Non so’ quale sadica divinità mi abbia affibbiato tale figura incaricata a rendermi l’esistenza impossibile, come tutte le volte che me lo ritrovavo seduto sullo stomaco pronto a strangolarmi, con le sue radici d’albero al posto delle mani, e i suoi denti color senape mostrati a mo di zanne di cane incazzato. In ogni modo, tagliai il quartiere portandomi in spalla la mia custodia, il doppiopetto riusciva a malapena a respingere l’aria fredda dell’autunno oramai maturo. Mi alzai il colletto del trench cercando di proteggere la nuca resa liscia dalle chemio. Tom mi stava dietro, teneva le mani in tasca come intento a nascondere qualcosa, il capo chino e la gobba evidenziata dalla postura arcuata intenta a respingere il vento gelido. Se ne stava raggomitolato nel suo giubbino da quattro soldi che aveva più rattoppi della fedina penale di un politico, il suo passo era svelto e poco deciso, come un avvoltoio che gironzola intorno alla sua preda, come un parassita pronto a saccheggiare l’ultima briciola di materia disponibile. Entrai nella metropolitana, un’aria calda e contaminata di nonsocosa mi avvolse come un foglio per alimenti avvolge un kebab. Salii sulla metro che arrivò dopo due minuti, posai la custodia per terra e mi misi a sedere. Mi accesi una Camel, fanculo le regole, mentre fissavo Tom che mi sedeva di fronte senza togliermi gli occhi di dosso. Eravamo soli e mi rilassai completamente, cinque fermate e sarei giunto a destinazione, estrassi la busta dalla tasca interna del trech, guardai le chiavi e la foto di quel lardoso, dietro la foto un indirizzo: Vico Michele Arcangelo Pezza 71 Ore 18:06 *** Giunto a destinazione un fatiscente palazzone di cinque piani mi accolse in tutto il suo squallore. Mi servii della prima chiave, quella più grande, per aprire il portone in ferro battuto e lamiere, una volta entrato fui accolto da forte odore di muffa che giocò a tiro alla fune col mio olfatto. Scale, solo scale e niente ascensore. Merda! Bruciai sei rampe di scale con Tom che mi stava a cavalcioni sulle spalle, giunsi all’attico con i polmoni a pezzi e il battito iper-accelerato. Mi servii della seconda chiave per aprire la porticina che portava al tetto, l’apertura fu faticosa e rumorosa come un concerto di gessetti su di una lavagna. Il vento di sei piani d’altezza mi accolse, il cielo tutt’intorno era colorato di nuvoloni grigi e l’aria era densa di smog in conflitto con il profumo proveniente dal mare. Cercai di riprendere fiato mentre Tom aveva abbandonato le mie spalle per mettersi a sederei sulla ringhiera a guardare il panorama, mi accasciai al suolo posando la custodia da chitarra, il pavimento era completamente privo di piastrelle, corroso da infinite giornate di sole. Il tetto sembrava morbido, come se fosse di plastica, e ne approfittai per stendermi a riprendere fiato. Il battito tornò regolare, la respirazione raggiunse finalmente livelli umani. Aprii la custodia e tirai fuori il fucile di precisione, guardai l’orologio 5:57 PM, impiegai qualche minuto per montare l’aggeggio e condurmi sino alla ringhiera. Tossii varie volte, Tom non distolse lo sguardo dal panorama nemmeno per un secondo, poggiai la mano sulla ruvida ringhiera tremolante, il vento sbandierava il mio trench che ora era aperto. Secondo le indicazioni il lardoso sarebbe dovuto uscire dal portone rosso appena di fronte la palazzina 71 alle 18:06 precise, sarebbe uscito per andare a prendere l’auto e tornare a riprendere quella puttana della moglie. Il ciccione di cui sopra era la vittima numero centoventuno sulla mia agenda, e come per le restanti centoventi, non avevo un buon motivo personale per riempirlo di piombo, assegno di ventimila euro a parte. SKREEEEEEEK! La porta alle mie spalle si spalancò, posai il fucile per terra senza voltarmi ed estrassi la mia 44 Magnum dalla fondina ascellare. Una bambina alta poco più di un comodino si manifestò sulla porta. Il pallore in contrasto con i capelli scuri si emulsionava con gli occhi mori, portava in dosso soltanto un pigiama di cotone color grigio elettrico. «Hei, che ci fai qui?» gli dissi impugnando il ferro in via precauzionale. «Ciao…» mi rispose lei avanzando a piccoli passi verso me. I piedi nudi aderivano alla pavimentazione corrosa provocando un rumore simile allo srotolamento lento di un rotolo di scotch. «Non hai freddo? Ti prenderai un accidente. Dove sono i tuoi genitori?» riposi il ferro nella fondina. «Tu non hai freddo?» mi spiazzò. BIP BIP L’orologio mi ricordò che era ora di spalmare un po’ di lardo sulle pietre laviche che ricoprivano il vicolo. Mi catapultai verso l’angolo in cui avevo riposto il fucile non curandomi della bambina, poggiai il braccio sulla ringhiera che ballò la danza del ventre, e ficcai l’occhio nel mirino di precisione. Lo riconobbi. Il lardoso uscì dal portone rosso, era da solo e aveva un cappotto nero che toccava le ginocchia. Presi la mira e mi accinsi a premere il grilletto. Coff Coff Coff Argh Colpi di tosse emulsionati a conati di vomito mi arrestarono il respiro, barcollai all’indietro finendo in ginocchio con il fucile a fare da bastone. Mi ritrovai la bambina di fianco che mi fissava con i suoi occhioni mori. «Chiediti se ne vale ancora la pena…» mi toccò il viso, la sua mano era gelida. Di colpo la tosse cessò, la guardai con sguardo interrogativo. «Guarda in che stato ti sei ridotto, perché ti ostini a fare ciò che non puoi più fare?» contrariamente alla sua dialettica il suo aspetto restò più infantile che mai. «…hai ragione, per carità. Ho percepito la tua presenza moltissime volte, ma cazzo non mi aspettavo fossi così…così…» «…carina?- completò con un ghigno demotivante - …vedi io non ho un aspetto ben preciso, assumo varie forme a seconda della persona con cui ho a che fare. Il mio aspetto non è altro che lo specchio con il quale si confrontano i miei, chiamiamoli così, prescelti. Il mio aspetto è tutto ciò che rappresento per te.» Ora era tutto chiaro. Lasciai cadere il fucile e restai in ginocchio. «Perché hai tentato di sostituirmi? Mi ha sostituito ben centoventi volte…» mi ammonì. «Hai ragione, dici che me ne devo fare una colpa?» dissi sarcastico, e tanto già che avevo capito tutto mi accesi con non poche difficoltà un’altra Camel. «Dipende da te, il peccato viene reso tale dalla coscienza di peccare.» disse sedendosi a gambe incrociate sul pavimento freddo e umido. «Penso che la sola nascita ci renda peccatori, il solo fatto che siamo venuti alla luce ci implica tutti, siamo tutti condannati, tanto vale alleggerire il lavoro dei pezzi grossi.» ridacchiai tossendo sonoramente. I conati si associarono al rumore del vento ricoprendolo parzialmente. «Se le cose stanno così…nonostante la tua invadenza…ti ringrazio.» il suo sguardo era disinteressato, come intenta a fare un dispetto, cominciò a lisciarsi alcune ciocche di capelli con le dita. «…quindi suppongo non ci sia scelta.» tagliai corto. «In realtà voglio concederti un’occasione. Puoi lasciar fare con calma al tuo amico – indicò Tom con un cenno del capo – oppure sbarazzartene e venir via…con me.» «Inutile ci ho provato già tante, anzi, troppe volte.» le dissi gettando il mozzicone ormai consumato nel vuoto. Tom prese a ridere sonoramente spalancando le sue fauci e mostrando i denti marci. «Dimmi ti sembro un dottore? Se ti dico che lo puoi asportare lo puoi asportare. Ma da quel momento non potrai più tornare indietro.» contrariamente a qualche minuto prima il suo sguardo, per quanto freddo, divenne intenso. Mi portai in posizione eretta, estrassi la 44 Magnum da sotto il trench e sparai in direzione di Tom. BANG! BANG! BANG! BANG! Quattro colpi precisi distribuiti tra torace e viso. La sua carcassa esplose di densa materia viola ad ogni colpo, il piombo lo scaraventò di sotto spalmandolo sulla pietra lavica alla velocità della luce. Un solletico che dallo stomaco mi riempì il petto sino a inondarmi le labbra mi fece sorridere. Il fuoco della soddisfazione. La bimba era in piedi sulla ringhiera e mi fissava contemplandosi nella mia soddisfazione. Diedi un occhio di sotto, il lardoso dava lunghi colpi di clacson per richiamare l’attenzione della moglie. Riposi il ferro ancora caldo nella fondina ascellare, mi slacciai le stringhe delle scarpe, sfilai ambedue i piedi privandoli dei calzini e presi a camminare sul freddo pavimento di gomma. La bambina mi porse la mano, i suo tocco gelido avvolse il mio braccio catapultandomi con forza sulla ringhiera. «Ti dono la quiete, come segno di gratitudine per aver rispettosamente ammesso e pagato i tuoi debiti peccaminoso umano.» disse osservando il vuoto. Il mondo era leggero, il vento sventolava il mio trench, un silenzio irreale irruppe nel grigiore generale. Tom non esisteva più, ora era sepolto in quel vicolo insieme a tutta la mia sofferenza. Allargai le braccia, respirai a pieni polmoni assaporando tubi di scappamento e lunghe distese d’acqua salata, la ringhiera vibrava più che mai, un ultimo sguardo a quella bambina, uno slancio. Ero nel vuoto, quasi temevo che il trench mi facesse planare in qualche abitazione, leggero scendevo di piano in piano, l’auto nera del lardoso sempre più vicina, sfilai la 44 Magnum dalla fondina. BANG! BANG! BANG! BANG! Bucai il tettuccio in direzione del sedile del guidatore. TUMP! Vi atterrai sopra. Centoventidue.
  5. Panzino

    Cowboy Blues

    Buon testo, sei partito bene riuscendo a rendere perfettamente l'idea di racconto che volevi impostare. Il western è un genere tanto classico quanto complicato, spesso si ricade nella banalità e nelle citazioni cercando semplicemente di narrare la propria storia, ma in questo caso fortunatamente per te non è accaduto. La trama non ha nulla di nuovo, si discute di vendetta e onore come nella maggiore dei racconti con pistole. Riesci bene a descrivere con questo "linguaggio",appunto molto western, la rabbia del protagonista che appare più deciso che mai. La delusione è giunta però, a mio personale avviso, nel finale. Mi aspettavo più violenza, una risoluzione netta al posto di un pentimento all'ultimo secondo che tradisce la vena Pulp Western. Lavoro niente male ma da rivedere.
  6. Panzino

    Spazzatura d'autore

    Sarà strano ma non ho mai letto nulla di un esordiente,mi sono sempre limitato a nomi già noti della letteratura italiana ed internazionale, con qualche piccolo "fuori lista" che mi ha comunque deliziato con i suoi tratti di penna. Per uno scrittore leggere non è solo uno svago, ma anche un metodo di studio, per assimilare il più possibile abilità e particolarità che contraddistinguono i vari autori. Leggere alla mia età (19 anni) libri di esordienti, non solo mi devasterebbe il percorso di studi effettuato sino ad ora, ma non mi porterebbero nemmeno alcun risultato in termini di progresso. Senza contare la possibilità, da quanto leggo, di 2 testi leggibili su 10 , correndo il rischio che quella piccola percentuale non rientri nemmeno nel mio genere. C'è sempre da imparare, da chiunque, ma vuoi mettere un Palahniuk con un esordiente? Livelli diversi.
  7. Panzino

    Guadagnare con i premi letterari

    Salve a tutti. Quanti di voi partecipano a premi letterari? Quanti di voi ne hanno vinto uno? Io per il momento su 3 partecipazioni ho ricevuto 2 premi, non in denaro, ma comunque due premi. Ho preso a partecipare ai premi con continuità ma, aimé, nell'ultimo caso ho scoperto, con una serie di semplici calcoli, un marchingegno raccapricciante, intento a sfilare soldi agli autori senza alcun ritegno. L'articolo completo è sul mio sito, se gli amministratori sono d'accordo vi linko l'intervento, per mostrarvi quanto si possa lucrare su noi scrittori.
  8. Panzino

    Libri Pessimi

    Oro, incenso e polvere di Varesi. Senza dubbio il peggior libro che abbia mai toccato. Suspence 0%, discorsi filosofici e fuori dalla realtà, personaggi piatti e tutti con nomi simili che si confondono, una storia che sta in piedi grazie all'aiuto di nonsoquale Dio. Nulla, e ripeto, nulla di positivo. Uno scempio.
  9. Panzino

    Libri Pessimi

    Il gusto è soggettivo, ma non si può dire che Palahniuk non sia uno scrittore di primissima fascia. Il problema sta sempre lì. I lettori di certi generi tendono sempre ad emarginare il Pulp perché troppo violento, perché non ci sono maghetti occhialuti o una narrativa zuccherosa e standardizzata. Non è il caso di Hap (cacchio legge Lansdale dovrebbe minimamente apprezzare anche Palahniuk), ma il difetto degli altri lettori dei generi sopraelencati è proprio come quello che si ha con i metallari, qualsiasi cosa sia al difuori del loro genere è sterco di cinciallegra. A me fa letteralmente cagare tutto il fantasy, la roba sul giappone e i samurai, lo steampunk ma di certo non vado in giro a dire "e che palle, e che schifo" perché se una cosa non mi piace non la leggo, o meglio non me la faccio piacere a suon di letture. Secondo me, e ribadisco è un'opinione personale, per leggere Palahniuk ci vuole molta apertura mentale, bisogna riflettere fuori dal mondo e questo, aimè, non è da tutti.
  10. Panzino

    Libri Pessimi

    Ti ricordo che bestemmiare è vietato dal regolamento. Come si fa a mettere in una lista di libracci Palahniuk dai T.T . panzi', far passare per metà libro due personaggi per due individui distinti anziché per lo stesso individuo non me lo chiami essere scorretti? Palahniuk tutto può u.u Se ti riferisci a Fight Club dopo npò te ne accorgi, scusa eh, ma bisogna essere babbi per non capire (giunti alle ultime cinquanta pagine) che mr. Durden non esiste xD
  11. Panzino

    Libri Pessimi

    A me è stato segnalato come un libro inarrivabile e raccapricciante da una decina di fonti. Palahniuk è come l'alcool, se non lo reggete, statene alla larga.
  12. Panzino

    Libri Pessimi

    Ti ricordo che bestemmiare è vietato dal regolamento. Come si fa a mettere in una lista di libracci Palahniuk dai T.T .
  13. Panzino

    La cheratina, e altre prove della non esistenza di Dio.

    Non credo in Buddah e semplicemente, rispettandolo, lo ignoro. Invece di prendervela con la fede prendetevela con la chiesa, quella si che fa danni. O siete tanto devoti all'ateismo da comportarvi come i testimoni di Geova?
  14. Panzino

    Qual è il vostro cibo...

    "A' Muzzarella" e "O' Rraù ra' nonn"! *__*
  15. Panzino

    L'incapacità

    Ho sempre pensato che con il lavorare sodo impari a fare qualcosa, ho sempre creduto ma mai applicato il sacrificio, finché non ho conosciuto una persona che mi ha fatto cambiare ed ha fatto scattare in me un qualcosa di strano, un senso del sacrificio che portasse al costruirsi di una vita. Sino a quattro mesi fa tutto ciò per me sarebbe stato "una cagata per esauriti", ma ora considero il lavoro duro e il sacrificio un dovere per accrescere la mia immagine. So' scrivere, canto discretamente (sono autodidatta), so fare il mio lavoro (telemarketing), so usare i l pc, so intrattenere la gente con discorsi di vario tipo ecc Insomma mi applico e sto imparando anche a guidare nonostante fossi una frana agli inizi. Però ci sono cose che non riesco a fare, mi sforzo, ci sto male, stringo i denti ma nulla. Non ci riesco. E una di queste è la più grande passione della persona per cui sono cambiato, non perché vorrei fare questa cosa ai suoi livelli sia chiaro, ma patisco le pene dell'inferno per non riuscire a fare questa cosa, per non riuscire a intrattenermi con lei magari ad una festa, il non poter condividere la sua più grande passione con lei. La cosa in questione è il ballo, ma è solo una delle tante. Volevo condividere questa mai riflessione con voi, confrontarmi con voi, menti comunque superiori alla media da grande fratello. Per la serie "A.A.A ANIME DANNATA D'ARTISTI CERCASI".
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