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Nerio

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    Ingegnere del Caos
  • Compleanno 01/09/1981

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  • Provenienza
    Bologna
  • Interessi
    Imparare a vivere senza morire

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  1. Nerio

    [LP10] Il tempo non s’affanna

    Ed eccoci qua, cara @Befana Profana A passo lento, ma arrivo anche a commentare la tua poesie che fra quelle i gara è stata una delle mie preferite. Le ragioni per cui la mia lancetta personale si è fermata sul tuo componimento sono molteplici e ovviamente (nel caso non fosse chiaro ancor adesso) soggettive. Personalmente il tuo stile incontra la mia approvazione perché mi sembra che tu cerchi di creare un equilibrio fra musicalità (una forma molto immediata e poco artefatta di metrica) e concetto. Il risultato è piacevole, mantiene un equilibrio notevole. Per gradi: Questi primi tre versi sono musica per le orecchie Una musica 'grezza', naturale, fatta di dentali e parietali. Due anafore che creano un'assonanza perfetta. Bellissimo. L'idea è abbastanza semplice nel suo insieme: contare/misurare il tempo nella sua incapacità di essere 'suddiviso' o 'centellinato'. Nel suo continuo fluire, il tempo è quindi indivisibile. L'impalpabilità del fenomeno è un altro aspetto chiave di questo tuo componimento: dipingi Crono come un fantasma indefinibile, che tutta via guida e forza noialtri a seguirlo (inani). E' semplice e completo al contempo: mostri e spieghi, ma lo fai nei confronti di qualcosa che non è visibile e percepibile. Fino ad ora avevi dato spazio solo al fenomeno cronologico, al suo essere impercepibile chiaramente. Ora metti questa condizione in relazione con noi stessi, con il nostro personale desiderio di esistenza. Mi piace questa gradualità progressiva dei verbi che approcciano il tempo per gradi: fermarlo, stringerlo, dilatarlo e infine possederlo. Mere illusioni. Al pari di un miraggio, questa idea di afferrare e fare nostro il tempo è pura illusione. Allungare le dita per cogliere quei pochi istanti che vorremmo fare nostri. Breve, conciso, straziante. Non c'è chissà quale elaborazione cervellotica o astrusità esistenziale: c'è solo la mera constatazione dell'inafferrabilità del tempo. Il nostro esserne totalmente proni. Ma il tutto è reso in modo limpido e chiaro, con quella musicalità di fondo che è rapida e contratta, che fa vibrare i versi come corde di chitarra. E a me piace così. Lo trovo esemplare e completo, pur senza spiccare voli pindarici o salti iperbolici. Limpido e semplice, come la voce dei bambini Piaciutissima, cara Befana. A rileggerci
  2. Nerio

    Great and proud howls the wind

    NOTA: Questo poema è scritto in lingua inglese; la traduzione in italiano è riportata di seguito nella finestra nascosta. commento Great and proud howls the wind! No human god could louder sing, no mortal soul might ever lean over such mighty heavens unseen. So desperately we live and die for a touch of that remote sky, a piece of hope, a tingling lie: whatever could push us high. Into the mud we strive and scream, fighting for glories or noble dreams in the end, going down the same stream of tears and blood, no pain to redeem. And yet indifferent to all comes the wind! No bright angel could merryer sing, no human hand might ever bring such sweet peace to our bitter scene. Traduzione:
  3. Nerio

    [LP 10] Cinque Dieci Venti Quaranta!

    Un, due, tre, STELLA! Tana per @Talia! Il tempo è un gioco per bambini, una gara a rincorrersi e lasciarsi perdere. Il grande pregio del componimento è la sua aderenza strutturale, metrica e linguistica al leit motif del topic, ovvero al fugace raggiungimento di qualcosa. Nello specifico (credo) una posizione ferma nel tempo. Ma il tempo, ovviamente, se ne frega. Di noi, dei nostri giochi, dei nostri numeri e dei nostri standard. Lui se ne fotte e se ne va. Punto. Ma il tempo in questa poesia, contrariamente a quanto solitamente fa nella vita nostra, non è un crudele aguzzino che perseguita i suoi figli. In questo caso gli dai una voce e un tono da bambino, un pacifico compagno di giochi che guida e illustra i nostri passi. In questo componimento seguiamo infatti due voci distinte che si inseguono e si spiegano, o meglio: una guida e l'altra segue, spiegando, il corso degli eventi. Per gradi, la prima voce (il passato): Un formidabile madley di giochi per bambini, tutti mescolati assieme: un tuffo nostalgico ed emozionante nelle dinamiche del quartiere/piazza. Già qui, wow. Bello. Un tuffo al cuore. Si inizia con un'esplosione di gioco e felicità: l'infanzia è un 'Tana libera tutti'! Si fa festa, si esulta. E tanto basta. Seconda voce (il presente): Una piccola digressione per mostrarci che quel primo momento di gioia non è lontano da noi, dopo tutto. Sembri voler suggerire che il tempo, nella sua accezione più ampia, sia un eterno adesso, più che un tunnel nel buio: viviamo proiettato verso il domani, con i piedi/ricordi nel passato, ma la coscienza è ferma solo sull'adesso. In questo senso siamo sempre fermi nello stesso punto: non c'è differenza fra il bambino e il vecchio. Ergo, in noi sono ancora quei sorrisi e quegli occhi di fresca speranza. Bello. Prima voce: Metafora stupenda che vuole far coincidere l'io narrante del passato a quel flusso in evoluzione che è il tempo. Mi piace che tu abbia richiamato l'immagine del mare con l'infanzia. Incredibilmente, questo è un punto fisso per molte persone… quasi un archetipo jungiano. Il mare con il suo gioco di onde è l'elemento che associ con la gioia serena dell'infanzia. Continuando l'idea del confronto, la seconda voce: Come nel grande 'Canzoni di innocenza ed esperienza' di W. Blake, proponi la contrapposizione dello stesso elemento visto su una luce ora innocente (il passato), ora matura e disincantata (il presente). Questa è la volta della risacca (immagine di quiete e di serenità) che qui viene vista come un termine di sfida, quindi di pericolo. Mi piace come la natura delle cose si sdoppi, sia al contempo serena e atroce, grazie appunto al concetto di circolarità del tempo. Intrigante. Prima voce, sull'amore e le relazioni amorose. Qui il passato rivela la sua anima romantica, innamorata ed entusiasta della natura umana. La speranza nell'essere umano è limpida e toccante: c'è l'idea di credere nelle persone, del voler dare fiducia anche a chi non si conosce che è tipica dei bambini. Dunque la voce della maturità: Dolcissima conclusione. Il cuore che si è fatto abbastanza grande per contenere anche un amore così grande come quello di una madre per i suoi figli. Apprezzo molto questa limpidezza, questa trasparenza di sentimenti che dà voce alla speranza del bambino nel vissuto dell'adulto. Tanto Conclusione dove le due voci si fondono: Finale agrodolce, dove l'innocenza del passato (che potremmo interpretare con la presenza della natura con quell'acacia) si incontro al punto d'arrivo (40!) dell'oggi. Ci sono ancora una volta gli elementi di confronto perché si contrappongono nuovamente il passato e il presente, facendo scaturire la realtà duale delle cose. Ma la conclusione qui è amara, quantomeno dolente nella sua conclusione: la natura del tempo infatti è limitata per noi, in barba alla percezione di circolarità ('del solito verde le foglie') che ne abbiamo acquisito. Siamo creature limitate e non appena raggiungiamo la coscienza della bellezza della vita, ecco che realizziamo anche la triste limitazione che questa ha per noi. Del resto, come Blake stesso voleva far intendere nei suoi canti, le due cognizioni sono antitetiche, ma complementari: entrambi sono necessarie, seppure in contrapposizione. Mi piacerebbe lasciarti con una voce positiva, tirando fuori dal mio cappello truccato il coniglio di un verso lenitivo e consolatorio. Ma io sono un estremista di merda, cara Talia. A me piace il dolore come il piacere, forse in ugual misura… perciò ti dico quello che ho scritto anche ad Adelaide... Come disse Anna Magnani, la grande attrice italiana, a chi la voleva truccare per nascondergli le rughe: "Non me le coprire, che c'ho messo una vita a farmele venire". Un abbraccio enorme, come il tempo. A presto cara.
  4. Nerio

    [LP10] Spiegalo agli storni

    Caro @Roberto Ballardini più che una poesia, questo tuo componimento è una piece teatrale… contiene abbastanza materiale emotivo da riempire un bel dialogo a due voci, capace di farci capire le diverse anime della vita: da una parte chi pianifica, propone e segue il piano della razionalità. Dall'altra chi abita il solo momento possibile: l'adesso. Non avresti potuto scegliere un tema migliore per rappresentare il concept del poema, davvero... Ti scrivo innanzitutto che è proprio la scelta delle due voci quella che mi ha convinto maggiormente.. è perfettamente studiata e anche il registro linguistico e il tono delle due voci cade proprio "a fagiolo" per esaltare il messaggio Bello, bello. Mi sono innamorato di quel 'spiegalo tu': più che una pacata esortazione, una violenta provocazione ad affrontare il problema dei problemi. Ovvero, il fatto che il tempo come lo intendiamo solitamente non esista. La fisica quantistica e la filosofia moderna ci hanno ampiamente dimostrato che non si tratta di un principio universale e oggettivo. Ora tu fai il punto della situazione, sbattendo in faccia all'interlocutore ('tu che hai avuto un futuro/ ricordi di un passato') l'inesattezza della sua esperienza temporale: quello a cui si può fare riferimento quando si parla di tempo non sono che astrazioni mentali… il tempo non può essere semplicemente la vaga pianificazione del domani ('hai avuto un futuro') o il vago ricordare lo ieri ('ricordi di un passato'). No! Il vero concetto di tempo sfugge a tutto questo e viene in qualche modo sfiorato dalla seconda voce poetica (quella dello storno, suppongo) che in quanto animale non può vivere di astrazioni mentali ('io non lo conosco [...] io/ ora, nell'alba'). Cosa è geniale è il fatto che la prima voce, quella umana, parli del tempo al passato anche quando parla di un futuro (che in quanto tale non esiste veramente, se non nella nostra testa), mentre il tempo presente appartiene solo alla voce dello storno. Questo perché, appunto, l'animale è in grado di vivere nel solo istante adesso. Non so se tutti abbiano colto la geniale semplicità di questo assunto… io l'ho trovata straordinaria Questo secondo passaggio va sempre in quella direzione, spiegando un po' più nel dettaglio il tutto. Di nuovo la provocatoria richiesta di spiegare il tempo, ma questa volta suggerendo che l'unico modo per farlo in modo concreto non sia di utilizzare i concetti astratti, bensì il proprio io fisico ('fai parlare il tuo corpo'). E di nuovo la seconda voce che nega la prima, che mostra l'ineluttabilità del tempo nel suo eterno 'adesso': 'io vivo'. Bellissimo. Questo passaggio prosegue nella stessa direzione dei precedenti, arricchendo di bellezza 'sonora' il concetto alla base. Qui parli però di 'immaginare' e non più di spiegare: lo considero come un dare per assodato il fatto che la reale percezione del tempo sia fugace e discutibile. Bellissimo il contrasto kunderiano fra pesantezza (del tempo, per gli umani) e leggerezza (del vivere l'ora, degli animali): l'uno accumula e appesantisce, l'altro è impalpabile come aria poiché fatto della sola materia delle azioni istantanee. Questo punto è un vero e proprio rovesciamento del principio di superiorità umana sulla natura: crediamo di essere la specie dominante perché in grado di 'salvare' qualcosa da una generazione all'altra. Pare invece che tu voglia fare intendere come questo accumularsi del (concetto di) tempo sia alla base dell'infelicità dell'umano rispetto alla sua controparte animale. Forte. Bellissima ripresa della prima strofa, che ricalca variando l'adagio dei primi versi. Questa volta però sottolinei la volontà e non la casualità degli eventi: è l'uomo che ha voluto e cercato questo progredire del tempo. Contemporaneamente dal 'volere' umano abbiamo la contrapposizione con il 'dovere' animale: un animale in un certo senso non è libero di scegliere, essendo guidato dall'istinto più che da un principio di volontà razionale. Qui mi hai lasciato sospeso, indeciso. Si delineano benissimo i due caratteri 'parlanti' di questa poesia e sono tutti e due così limpidi e chiari da lasciare ammirati. Ma a dirla tutta non è altrettanto facile capire quale dei due sia davvero quello più felice e/o libero. Inoltre appare rovesciato anche il principio ideale che vorrebbe associare alla libertà intellettuale un'altrettanta felicità (data dalla comprensione, dunque dalla superiorità sui fenomeni della vita). In particolare il dubbio si origina qui: "io devo andare [...] libero". Se davvero lo storno è libero, perché usare il verbo dovere, che in realtà sottende un'imposizione? Sono ovviamente molteplici le chiavi di lettura del componimento e (a mio avviso) innumerevoli sono le sfumature che hai disegnato con la scelta dei termini. Mi piace molto il poema nella sua interezza proprio perché appare come qualcosa di complesso e ricercato, capace di tenere impegnato il lettore per un po' per essere decifrato. Articolato, teatrale, discorsivo e arguto: la tua poesia mi ha colpito dall'inizio alla fine Complimenti Roberto!
  5. Nerio

    [LP10] A non pensarli

    cara @Poeta Zaza arrivo finalmente a commentare questo tuo componimento che mi ha suggerito più di un interessante idea di riflessione, nonché suggestione 'emotiva'. Lo stile è ormai una bene nota caratteristica di questo forum: proponi i tuoi versi con apparente semplicità, riducendo la forma a un predicato molto pulito, una metrica pressoché inesistente, per proporci un messaggio intenso ed essenziale allo stesso tempo. Un modus poetandi che ormai potremmo definire 'poesia zaza' Questo per dire come tu ormai abbia influenzato questa sezione con i tuoi lavori Procedendo per gradi: L'apertura dà subito il seguito al titolo, come proseguendo un discorso ideale fra poeta e lettore. La metafora sottointesa è che i ricordi possano essere considerati al pari di oggetti che raccogliamo strada facendo e che conserviamo in un qualche non meglio specificato posto. Così facendo nella vita è facile immaginare che ci si riempia di tante belle, impolverate cose. A volte tesori preziosi, altre volte cianfrusaglie: comunque la vogliamo vedere, ci ritroviamo a collezionare parti di noi, fuori da noi. L'incisa suggerita dai trattini, quella al fondo di questo primo pezzo, apre un'interessante finestra sul mondo dei ricordi, per l'appunto. Trovo questo escamotage molto ben riuscito: precipiti il punto di vista del lettore dall'ideale al reale. E' un po' come se ti volessi affacciare dentro la nostra memoria, a indicarci con mano quello che ci abbiamo messo. Conclusione piacevolmente criptica, sospesa. Nonostante tali ricordi appaiano abbandonati, impolverati in quel cantuccio della memoria, può sempre capitare di farli rivivere, di colpo, in quel momento di contemplazione (magari al tramonto). Fulgide fiammelle di vita vissuta che tornano a riardere, avvolgere e travolgere il presente. Mi è piaciuto molto il termine 'lembo di nuvola', che vagamente crea assonanza con il termine 'nembo' (contestuale al periodo). Un po' come Wordsworth con i suoi Daffodils, lasci intuire la tua personale visione dell'esperienza poetica come di un momento di ripensamento, vissuto a distanza di tempo, dove la memoria brilla della luce brillante delle emozioni vissute. Un'idea di immortalità emotiva davvero interessante e nient'affatto banale. Personalmente, credo di aver avuto il mio periodo wordsworthiano e di esserne piacevolmente venuto fuori. Per riassumere la mia opinione in merito prendo le parole del grande Osborne in merito, tratte direttamente da quella struggente piece teatrale che è 'Ricorda con rabbia': Ecco, direi che questo è il mio assunto: i ricordi per me non rivivono in lembi di nuvole, ma in lembi di carne e sangue. Sono ferite straziate, bellissimi fiori di sangue e ossa che non si impolverano, perché sanguinano sempre. Interessante componimento, cara Zaza Al prossimo lampo!
  6. Nerio

    Lampi di Poesia 10 - Topic ufficiale

    Complimenti a @Poeta Zaza Lode e gloria a @Lmtb99 e @Alba360 A tutti gli altri invece birra e pacca dietro le spalle (sempre a 1m di distanza) Grazie ad @Anglares e agli altri organizzatori del contest per l'opportunità di confronto Ora mi riprometto di finire di commentare tutte le poesie in gara e di rispondere agli utili commenti fattimi. Grazie a tutti Come al solito sono in ritardo, ma dai… ormai ci siete abituati
  7. Nerio

    [LP 10] Stupidi fratelli

    Caro @Aurelio C.P. Mandraffino ben trovato in officina e con questa poesia a dir poco ermetica, ma nonostante questo molto leggibile. Quello che mi piace di questo componimento è la scorrevolezza e il tono epitaffico: sembra di leggere una poesie nello stile di Edgar Lee Masters, una sorta di breve sunto della vita di un essere umano. Gli eventi di un'intera esistenza, a volersi comprimere in così poco spazio, subiscono una pressione devastante, tale per cui il senso più autentico del testo risulta sublimato. Per questa ragione sono andato a cercare il messaggio nelle sospensioni, in ciò che lasci intuire e che non sveli mai direttamente. E questa operazione è stata (lo devo ammettere) intrigante Da questa prima sequenza è subito chiaro che sul chiasmo incrociato di antifrasi giocherai buona parte del poema: ti metti lì e confondi sistematicamente il senso comune del testo, nascondendo il concetto classico del tempo. E' il caso ad esempio di 'siamo morti / appena abbiamo respirato', o 'Avevamo più giorni da vivere / ma eravamo ancora troppo vecchi'. Di colpo non è più chiaro di qual ordine cronologico tu stia parlando. E poi ancora: " Ascoltando il tic-tac, / siamo andati fuori tempo", che sembra ancora più assurdo se ci si pensa bene, perché l'atto di seguire un orologio (reale o ipotetico) è ciò che porta al di fuori della sequenza temporale. Insomma: sconvolgi in pieno l'idea classica 'empirica' del tempo come di un processo sequenziale. Ottima apertura, davvero. Scelta ottima delle figure retoriche. Prima osservazione: hai scelto di "acconciare" i versi a mo' di clessidra TOOOP! Ancora una volta giochi bene a sovvertire l'ordine atteso dal lettore, contrapponendo l'opera distruttiva/creativa del tempo. Quello che mi piace è quel 'Abbiamo sbagliato tutto': è la prima volta che usi un tono così apologetico, disteso e al contempo amaro. C'è la resa davanti al proprio errore, ma io ci leggo anche una bonaria riprova, un segno di maturità. Questo, in generale, è il passaggio che mi è piaciuto di più, perché in effetti lo sento anche mio: ci leggo l'amarezza disincantata dell'uomo moderno che ora più che mai, è in conflitto con il tempo. E in effetti io pure non so come fare a vivere bene il mio tempo: o lo spreco o lo sfrutto all'eccesso. O mi proietto totalmente verso il futuro o mi dilungo nel passato. In generale, vivere l'adesso (l'unica cosa che abbiamo veramente) è impossibile Ecco, questo è il punto in cui il nodo gordiano viene un po' sciolto, a mio dire. Certo: restio sempre molto criptico e questo mi piace: una poesia non deve sempre per forza spiegare tutto. Quei piccoli segreti lirici qui e là servono, fanno bene e arricchiscono la lettura. Scrivo questo perché l'enigma dei 'fratelli' viene qui messo un po' a nudo: siamo noi, sono le vite umane, sono i grani dell'esistenza. Questa forma di oggettificazione dell'individuo è quanto di più esistenzialmente devastante Ma ciò che è peggio è che è vero! Se pensiamo infatti alla innumerevole quantità di persone che sono esistite prima di noi ( e che esisteranno dopo), è inevitabile essere colti dalla vertigine. Miliardi, miliardi e miliardi, secondo una processione innumerevole… l'unica immagine analoga a questa in natura è per l'appunto quella del deserto del Sahra, con i suoi minuscoli granelli di sabbia... Brividi esistenziali Conclusione superbamente ergodica. Il testo e il suo formatting è parte del messaggio: il poema si interrompe bruscamente proprio perché l'aver ucciso il tempo decreta automaticamente, nel testo stesso, la cessazione dell'attività cognitiva. Geniale. In sintesi: un testo complesso, meravigliosamente articolato, ricco di spunti esistenziali di riflessione. Stile molto discorsivo e poco musicale, ma sapientemente abbellito da chiasmi, antifrasi e metafore degne di nota, mai banali. Piaciuto
  8. Nerio

    Lampi di Poesia 10 - Off topic

    Non concordo con quello che concordo con me, non concordando veramente con me, perché in realtà concordavo con te EDU-Ception! Vabbè, direi che di casino a sto giro ne hai fatto abbastanza
  9. Nerio

    Lampi di Poesia 10 - Off topic

    @Edu dico solo una cosa: fai casinoooooooo Solo cosi mi puoi fare felice Per il resto non credo ci sia di che spiegarsi o giustificare le proprie idee. Il messaggio che ho percepito è uno, principalmente: scrivere poesia dovrebbe essere un atto libero e il meno mediato possibile. Zero artifici retorici, zero linguaggio ricercato. Incredibilmente, condivido in pieno questo tuo punto e lo faccio anche mio. Ultimamente però sono entrato in contatto con un gruppo di "poeti" e come spesso mi capita, mi sono lasciato contaminare da influenze esterne. E niente... ho scoperto il gusto della metrica, della musicalità. E ho anche scoperto che mi esce facile se mi "abbandono" al ritmo dei versi che ho dentro. Così, per lo meno per come la vedo io, sono diretto e nudo. Ma al tempo stesso faccio uso di una qualche mediazione Perciò, boh... che ne so io di quale sia il modo giusto di scrivere poesia Meno problemi mi faccio, meno ci penso e più mi esce facile. Vabbè, comunque al prossimo giro partecipo di nuovo se ti trovo PS. Ad Amsterdam mi piacerebbe tornarci di nuovo Magari sta volto vedo pure la città
  10. Nerio

    Lampi di Poesia 10 - Off topic

    Caro @Edu, di cosa vogliamo discutere? Secondo me la poesia è anarchia pura. Seguire delle regole specifiche o solo la tirannia delle emozioni? Sì e no. Si può distinguere veramente fra prosa poetica e poesia narrativa? No e sì. Come anche altri casi, mi limito a dire: l'artista è un artigiano che raccoglie le perle migliori per trasformale in una splendida collana. Qualunque tecnica, filo conduttore, aggancio o intreccio sono validi, se il gioiello che ne risulta colpisce e vince il tuo cuore. Poi boh, non so cos'altro dire, davvero. Quando mi metto a scrivere poesia, sono me stesso meno del solito: le mani che battono i tasti saranno anche le mie, ma le parole che scrivo vengono da altrove...
  11. Nerio

    Lampi di Poesia 10 - Off topic

    Il nobile pupazzo ha parlato! Si taccia il resto!
  12. Nerio

    [LP10] Imperdonabile errore

    Una volta la grande attrice romana Anna Magliani, a chi la voleva truccare per correggere uno o due rughe, disse "Non coprirmele, che c'ho messo una vita a farmele venire". Questo piccolo aneddoto mi ha sempre fatto sorridere, perché in effetti riabilita completamente un principio che è per molti aspetti un tabù della nostra società: la vecchiaia. Perché dobbiamo negare a tutti i costi la natura? Perché dobbiamo censurare la morte, la decadenza, la malattia? Possibile che la paura ci accechi a tal punto da farci preferire l'illusione dell'immortalità alla realtà della maturità? La tua poesia sembra raccogliere questo topos e portarlo su di un nuovo livello, prendendo di petto la questione, sena fronzoli e senza finzione. Per gradi: Ecco qui, con questi versi centri immediatamente il cuore dell'intera vicenda. Mi pare quasi di distinguervi in mezzo quel 'oh natura, oh natura' di leopardiana memoria: la poetessa si scaglia contro la matrigna-natura, colpevole a suo dire di non far coincidere la bilancia estetica con quella morale quando ci si appropinqua alla maturità. I versi suonano brevi e rapidi, merito soprattutto di una paratassi esemplare. La musicalità è tutta nelle assonanze e nelle anafore (commesso-adesso). Impietosa e profondamente onesta: come a considerare il quadro degli anni attraverso la cornice di uno specchio, descrivi l'effetto nefando del tempo. Il senso di estraneità che trapela dalle domande è esemplare: la poetessa sta parlando di sé, ma il tono delle domande fa riferimento ad altro da sé. Meno musicale, ma ben studiato. Questa sequenza poetica mi è piaciuta molto, perché lievemente più ironica e positiva. Ma non perché il poema abbisognasse di stemperare l'amarezza: questo no, per favore non fraintendermi. Piuttosto perché la metafora dell'individuo visto come lo scrigno d'un pirata è qualcosa di molto bello e anche di fortemente infantile. La prospettiva secondo cui si interpreta questo passaggio, ovvero secondo il punto di vista di un osservatore maturo, crea quindi un piacevole contrasto fra lo spirito maturo e quello infantile. Come a dire: bisogna essere molto grandi per capire l'intelligenza e la profondità del punto di vista dei piccoli Tesi e conclusione della tesi. Riprendendo l'assunto dei primissimi versi, qui (per così dire) chiudi il cerchio: se è vero che sono così colma di tesori, perché l'estetica non riflette questa ricchezza? Anche qui i versi sono contratti e rapidi: sembrano quasi i colpi finali di un j'accuse al vetriolo. Contrapponi saggiamente termini come "lungimiranza e saggezza" a quelle "membra stanche", che mal si confanno al tono determinato delle lodi precedenti. C'è un conflitto molto profondo, intimamente doloroso, fra il sentire dello spirito (edificante) e quello della carne (umiliante): la tensione che si sviluppa fra questi due nodi è fulminante. Bellissimo passaggio, forse quello che mi è più rimato dentro. Di nuovo l'escamotage del chiasmo delle domande: "occhi spenti" contro "gran tesoro/ riluce", "forza sopraggiunta" contro "ogni dolore" e "pazienza" contro "avversità". Intessi questa rete di opposti in tensione e lo fai con la giusta dose di enfasi e di semplicità. DI nuovo la domanda che estranea, che alinea l'io narrante dal sé reale. Interessante. Conclusione, amara e tormentata, che giustamente esplica ulteriormente il senso del malessere. Personalmente mi sento di dire una cosa piccola, piccola, forse un tantinello estrema, ma (spero me lo concederai) proporzionata alla carica emotiva sottesa. FANCULO LA REAZIONE DEI GIOVANI. Così, di cuore proprio. Sono loro ad essere dei falliti, degli scarti di quella meravigliosa ruota incandescente che è il caso, che è la vita. Perché fermandosi alla superficialità del disgusto sono vittime della loro stessa miopia, incatenati all'ottusa fame della carne che non chiede e non intende. In questo senso sono brutti, sgraziati, intimamente sconfitti. Diverso sarebbe stato il caso in cui avessi parlato del mondo effimero e ignorante dei 'giovani': in quel caso avresti potuto peccare di saccenza della maturità. Ma hai scelto di mettere a nudo la superficialità della carne giovane, perciò lo sdegno è tutto contro quest'ultima. Conclusione finale, a mo' di arringa finale. Sul banco degli imputati, la natura è additata come vera responsabile e cattiva matrigna. E' a causa sua che la vita si richiude in modo così inconcludente e deludente, rispetto alle premesse iniziali. Mi piace che tu proponga un ribaltamento finale riguardo al canone estetico, subordinandolo a quello morale e psicologico Certo: quest'ultima parte svela e spiega molto i concetti 'in chiaro', perdendo forse la bellezza del simbolo e della metafora precedentemente evocati. Insomma, interessante. Certamente merita una seconda lettura e una ri-analisi critica. Pe ora dico: ottimo concept, idee poetiche interessanti, forse da alleggerire sulle ultime battute. Un notevole lavoro di concetto e di verso, cara @Adelaide J. Pellitteri Con qualche tocco di labor lime potrebbe diventare una bellissima ballata! A rileggerci
  13. Nerio

    [LP 10] in cinque minuti

    Un grafema pulito,pulito che guida l'occhio del lettore a scivolare sulla pagina, un po come un granello di sabbia in una clessidra Fra le poesie che ho letto fino ad ora, la tua è l'unica in effetti che ha giocato con l'idea del tempo, ovvero con il concetto di inarrestabile scorrimento delle cose. Dopo aver studiato fisica quantistica e metrologia, una cosa su cui si è costretti a soffermarsi è il fatto che la definizione e la misura di tempo non siano affatto assoluti come li si crederebbe. Il "secondo" è definito come l'intervallo richiesto ad uno ione di argon a riflettere una determina onda luminosa. Nella fisica quantistica il concetto stesso di tempo è nascosto dietro a quello della cosiddetta 'quantità di moto', ovvero non potendo distinguere fra la posizione e misura del movimento di una particella, si rinuncia alla sua definizione precisa nel tempo. Insomma: il tempo in senso classico non esiste. Cio che esiste è invece la trasformazione e sulla base di questa noi abbiamo imparato a misurare tutto il resto. Questa tua poesia gioca molto bene su questo principio: il tempo di 5 minuti è in realtà la misura della poesia stessa. Come a dire: non so cosa sia il tempo, ma questa poesia per me "vale" 5 minuti della mia vita. Stupendo gioco di prestigio poetico In questo modo mi pare che tu voglia affermare il primato della percezione personale del poeta su qualunque presupposto di universalizzazione. Il tempo è misura delle proprie emozioni e della propria volontà di potenza. Concetto abbastanza noto alla cultura contemporanea, ma in questo poema gestito in modo originale. Ben fatto Vincenzì, ben fatto
  14. Nerio

    [LP 10] Ultimo sguardo

    Limpidamente malinconico, in una luce ermetica montaliana Carissimo @Lmtb99, questo tuo poema ha il pregio innegabile della sintesi e della profondità d'un pensiero emotivo molto intenso. Riesci a condensare tutta l'esperienza poetica in poche sinestesie, dal gusto esistenziale, lasciando intuire profondità sentimentali sospese, dolenti. Mi piace, mi piace molto. A mio tempo sono stato anche io innamorato dell'ermetismo e affascinato dalla sua capacità di racchiudere in poco la varietà di sfumature del mondo. Poi però, la paura mi si è ribellata dalle mani ed è 'esplosa'. La tua invece resta (almeno apparentemente) sotto il tuo controllo emotivo. Notevole. Già in questo primo terzetto c'è tutto: l'iperbole di una distanza insormontabile (e insostenibile) che per assurdo è stata creata in un istante fugace. Trovo che questa sia una bellissima metafora per l'incomunicabilità dell'esistenza umana: siamo creature disperatamente sole e al tempo stesso incapaci di aprirci veramente ad un altro. A chiosa di questo assunto, c'è anche quel "In un sussurro smorzato", che precipita l'iperbole della distanza insormontabile in un non-luogo emotivo esemplare: un verso vago, confuso. Splendido Bellissima metafora, altrettanto profonda e straziante, di solitudine e incomunicabilità. La sera che cala 'sui tuoi occhi' è un'espressione che mi provoca un brivido freddo: c'è tutto il distacco del tempo che precipita nell'intimo di un individuo. Ma c'è anche l'idea di un freddo, di un vuoto che si insinua in profondità, creando distacco e abbandono. Trovo quindi ancora più bello e vagamente consolatorio, quella 'goccia di sospensione': ha un effetto analgesico, sfuma in un velo di poetica bellezza tutto il silenzio e l'amarezza dei primi versi. Ma il vero pregio del poema sta (a mio avviso) nella sua capacità di spiegare tutto senza dire pressoché niente. Sento addirittura nella mia esegesi del testo d'aver rovinato il fascino e il mistero dei tuoi versi. Terribile paradosso, non trovi: l'unico modo per apprezzare il tuo poema sarebbe quello di leggerlo e viverlo senza commentarlo, ma a quel punto come potrei comunicarti in modo appropriato la gratitudine che mi ha suscitato?! In sintesi: ermeticamente struggente e intenso. Un diamante di disperazione. Complimenti
  15. Nerio

    [LP10] Spleen ad Amsterdam

    ahahahah caro magister, devo confessare di essere stato tentatissimo di taggarti Si, lo ammetto: ho pensato tantissimo a te mentre scrivevo questa poesia. Ma poi ho desistito dal taggarti, per il semplice fatto che in questi versi ho preso un luogo comune abbastanza 'brutto' di una città bellissima, che nel tuo cuore ha un posto speciale. Spero perdonerai il cliché dei fattoni ad Amsterdam, ma per me erano l'emblema perfetto del 'tempo immobilizzato': l'incapacità del cambiamento, propria di chi non riesce a vivere il proprio tempo. PS. grazie per questa breve comparsata Inutile dire che è un piacere ritrovarti qui
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