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Nerio

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Su Nerio

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    Architetto del Caos
  • Compleanno 01/09/1981

Informazioni Profilo

  • Provenienza
    Bologna
  • Interessi
    Imparare a vivere senza morire

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  1. Nerio

    Tram

    Pura situazione Ecco un bell'esempio din"istant poem", ovvero di componimento capace di descrivere e concentrarsi in un singolo momento, sottolineando la bellezza intrinseca di ogni singolo istante. Quello che emerge è che non esiste un tempo inutile nella vita: anche l'attesa di un tram, un momento morto nella routine quotidiana, diventa un'occasione unica di cambiare la propria storia. Mi piace che tu abbia rifiutato praticamente tutti gli artifici retorici classici, a parte una bellissima metafora, quasi involontaria, legata al transfert fra sigaretta e bocca: quello che descrivi e che 'canti' in questi versi è un frammento di vissuto, ragione per cui il registro poetico è così immediato e realistico. Molto intenso, con quel po' di malinconia alla 'sliding doors' da occasione persa. Ti lascio con una poesia in musica del grande Faber che vibra dello stesso mood:
  2. Nerio

    Strofa 20ª

    Ciao @Gianpaolo Tulli Prima tua poesia che leggo e per questo (lo dichiaro in anticipo ) potrei scrivere o trovare cose non hanno senso... Sono stato richiamato al poema, soprattutto irretito dal titolo : mi aspettavo in qualche modo un senso o una qualche rivelazione misteriosa nella strofa 20a di questo tuo componimento. Ma forse, più in generale, mi piaceva ricercare nell'uso di cifre e misure un qualche significato cabalistico, trascendentale (cosa che normalmente faccio, ovvero mi permetto il gioco scherzoso di contare alle volte gli elementi che compongono un testo e provare a dare un senso al numero che ottengo). Tuttavia questi tuoi versi vanno in una direzione assolutamente lontana dalla logica matematica, tuffandosi in un lirismo descrittivo, quasi bucolico. La descrizione del mondo grezzo, privo di artefatti umani ha il ruolo protagonista e catalizzare tutta l'attenzione del lettore. Generalmente questo genere di componimenti non riscuote la mia attenzione, essendo spesso interessato alla "variabile umana" della Natura (essendo quella che necessiti maggiore cura e/o bisogno di miglioramento) ; tuttavia i tuoi quattro sonetti si lasciano leggere piacevolmente. Pascoliano, ma senza ombre cupe di tetraggine o di dramma psicologico. Se la natura è simbolica, lo è in modo leggero, disteso. Apri descrivendo una scena ante lucana, un disegno in ombra che si lascia intuire più che ammirare. Metafore usate il giusto, senza barocchismo,ma nemmeno tanto essenziali. La scelta cromatica è interessante: presti molta cura all'aspetto pittorico del tutto... Qui scivoliamo più sul surrealismo (mi è venuto in mente De Chirico, con quei suoi corpi umani piumati, dotati di fattezze d'uccelli). L'incorporeo diviene umano, si distende su di un letto e si abbandona a gesti estatici, rivestendosi di bellezza onirica. Decisamente la parte che ho preferito di tutto il poema, perché più misteriosa ed ermetica. Qui emerge invece più viva l'idea (sempre personificata) del sonno e del riposo. Effetto interessante, io tuo, di proiettare su ciò che il poeta vede, una parte stessa di quello che lui sente e sperimenta in sé. In questo, il tuo è uno scrivere Pascoliano: la natura osservata diventa un transfert per descrivere i luoghi del se. Ho trovato questo passaggio vagamente tetto, con quei rami secchi, invernali e il moto oneulatorio del grano, simile alla superficie di un mare inpredicibile. E poi la conclusione drammatica (ma tutto sommato non troppo): l'ombra della morte, la prospettiva di un futuro ineluttabilea visto con apparente neutralità. Qui si rafforza l'idea che tu stia discorrendo di te stesso, parlando però di ciò che si presenta nella visuale. La metafora del buio infatti diventa quella della fine di una vita, ma è in qualche modo positiva l'idea di questo finis vitae: stai infatti parlando della sera (=metafora della morte) guardando però il buio antelucano (dunque prima dell'alba). Lo confesso, fuorviato dal titolo, mi aspettavo chissà qualche rivelazione incredibile dalla 20a strofa In realtà c'è una conclusione sospesa, un'attesa di un qualcosa che arriverà, ma privo dell'ansia che ci si potrebbe attendere. Dunque la calma della natura è anche la calma del poeta, quel distacco salvifico che aiuta e consola, più che allontanare e alienare. Molto intenso, naturale. In definitiva, un componimento descrittivo e profondo, anche se apparentemente distaccato. Interessante, anche se (lo ripeto) non esattamente il mio genere. A rileggerti, caro
  3. Nerio

    Ars poetica - laboratorio compositivo

    @Ippolita2018 no, ma taggale due-tre persone eh PS. considerate presenti anche i miei disturbi nel vostro laboratorio...
  4. Nerio

    Cinico presepe: Il fabbro con le visioni (iceberg)

    più che strambo 'deconcettualizzato'. E' un ottimo esempio di come qualunque testo, qualunque opera, se 'spostata' e non interpretata anche con l'ausilio dall'ambito culturale in cui sia stata concepita, risulti inefficace. Pensiamo alla 'Divina commedia' data in mano a un adolescente cinese (per fare un esempio), privo dell'educazione religiosa e culturale di un occidentale: è piuttosto plausibile che ci veda una favoletta fosca e piuttosto cerebrale, senza alcuna grazia poetica o maestosità lirica. Vabbè, comunque sia chiaro: resta fedele alla versione siciliana!
  5. Nerio

    Cinquanta

    @Anglares che dedica una poesia a Rica? Come perdersi l'occasione di commentare un lavoro simile? Caro compagno di poesia, torno a leggere i tuoi versi dopo un bel po' che non lo facevo e ci ritrovo piacevolmente le stesse vibrazioni positive. Oltre che la stessa voglia di 'giocare' con il senso e anche la forma delle parole. In questo componimento-tributo, riscontro infatti una certa attenzione alla formattazione del esto, il che fa pensare alla tradizione dei componimenti ergodici (vagamente E.E. Cummings). Simpatico Ci vuoi proprio provocare: chiedi se cadono e poi in effetti le fai proprio cadere, mettendole fra parentesi quadre. "Le parole" in effetti sembrano 'cadute', proprio perché sfalsate rispetto alla formattazione del primo verso, oltre a quella bara letterale costituita dalle parentesi. Chiasmo interessante domanda-esclamazione, ma non mi pare nasconda troppi doppi sensi, se non appunto nell'esaltare appunto il gioco incrociato. Il testo continua a 'cadere'. Anzi, qui sembra addirittura che scivoli, oscillando da sinistra a destra, secondo quello che sembra un moto ondulato. Ma queste parole, pur se instabili, non hanno nulla da temere: la leggerezza del pensiero, del messaggio è tale da poter essere raccolto dal un soffio (su di una torta per spegnere le candeline, ovviamente ). Interessante il modo in cui hai voluto dire 'altrettanti di questi giorni', richiamando 'quel che sarà' come una prospettiva ribaltata del tempo attuale (cinquanta tratti, a celebrare). Ok, di nuovo queste parentesi quadre. Sta volta per prospettare il futuro di quel che sarà da celebrare. Ripeto: idea interessante l'ergodicità del testo. Tuttavia non capisco il senso di questa formattazione, proprio qui. Per ora dai l'impressione di voler spiegare un concetto, ma al tempo stesso di tenerlo fuori contesto, come per una voce fuori campo... Bellissima evoluzione. La vita(=la linea) è un segreto inscindibile che parte dagli occhi e che risale poi ai gesti quotidiani, diviene fiamma impalpabile e in dissolvenza e infine insegue la scrittura. Bellissimo paradigma di una persona innamorata della scrittura, del suo senso e della sua poesia. Tributo significativo e intenso, davvero. Qui mi convinco che il senso di quella parole inscatolate sta forse nel voler costruire un secondo discorso poetico, una sorta di seconda voce che narra la stessa 'storia', ma su di un piano più essenziale, dunque spirituale. Tutti giù per terra! Ossimoro costruito con intelligenza: le parole così impalpabili, evanescenti e apparentemente fatte di semplicità e (anche) silenzio, qui scopriamo che fanno fragore e che sconvolgono il lettore. Bello. Ci si mette un po' per arrivarci e apprezzarlo, ma il risultato è piacevole Ottimo esempio di poesia ergodica, my dear. Ti stai buttando su alti generici poetici? Sperimentazione e innovazione? Solo la lettura di altri tuoi poemi potrà dirlo. A presto e a rileggerci
  6. Nerio

    Cinico presepe: Il fabbro con le visioni (iceberg)

    cara @Adelaide J. Pellitteri spero di non essere stato troppo frettoloso nel mio parere Quello che volevo dire che (a mio modesto parere) il testo che hai prodotto presenta delle potenzialità d'evoluzione,ma questo non deve per forza dire che non abbia dignità d'essere per quello che hai scritto. Anzi: a sentire che l'hai addirittura tradotto dal siciliano, sono tentato di rimangiare quanto scritto. Capisco che se avesse mantenuto la lingua originale avrebbe costituito da sé un esperimento completo, fatto e finito: nell'uso del dialetto vedo infatti un senso più profondo dietro quella che credevo essere una sorta di parodia cinica. Cos'è in effetti il presepe se non una 'falsa ricostruzione storica', edulcorata dalla percezione culturale del popolo che cerca il divino nel quotidiano, con lo scopo appunto di attualizzare la sacra rappresentazione nella vita di tutti i giorni? In questo senso, capisco adesso che il tuo racconto era una fedele trasposizione di un presepe popolare in termini letterari. In lingua originale secondo e spacca di brutto (anche se probabilmente non lo capirei molto ). Ottimo
  7. Nerio

    I biscotti della nonna

    Contento che tu abbia apprezzato il commento. In generale l'ho trovata un poesia molto piacevole perché onesta, diretta e fresca. Si, un necromante
  8. Nerio

    Scrittopoli 2019 – Iscrizione delle squadre

    Snowfall era convinto di aver finalmente beccato l'occasione di una vita. Purrpendicular era scettica, ma lei diffidava di tutto. Qualunque fossero state le loro convinzioni e le loro aspirazioni, quella notte se le tenevano strette in testa e dietro labbra chiuse: il buio era pesto e il silenzio troppo grande perchè potessero perdersi in chiacchiere futili. Snowfall fu il primo a vedere la costruzione cadente di pietra, semi sepolta sotto una montagna di vegetazione marcescente. Purrpendicular prese il piede di porco e la pala e alla debole luce della loro torcia si mise a cercare l'ingresso. Nessuno di loro notò la scritta consumata su quella pietra vetusta, quelle parole che un tempo avevano recitato pomposamente: "Qui giace l'Architetto del caos". Ma del resto nessuno di loro avrebbe prestato grossa attenzione alle leggende su chi era stato sepolto lì e su come il suo sonno sepolcrale venisse considerato non definitivo. <<Sei proprio sicuro di volerlo fare?>> chiese Purrpendicular. Per tutta risposta Snowfall sorrise e cominciò a lavorare di pala. <<Pessimo>> commentò lei. E alla luce improvvisa di un violento fulmine, spalancarono il sepolcro dove da quasi due anni giaceva il cadavere di Nerio... DISAGENGERS* @Snowfall @Purrpendicular @Nerio *Non fate domande sul nome
  9. Nerio

    Cinico presepe: Il fabbro con le visioni (iceberg)

    Difficile valutare un estratto di questo genere senza però valutare anche il contesto in cui si colloca... A quello che vedo questo racconto propone una sorta di parodia amara del Santo presepe, soffermandosi sui singoli personaggi/figurine archetipali della tradizione popolare: il panettiere, il pastorello, il fabbro ecc. Idea intrigante, proprio perché propone una serie di storie collegate da uno sfondo comune : il lettore si trova invogliato, suo malgrado, a seguire le vicissitudini di questa umanità verace e arraffazzonata. E difatti emerge uno spirito molto verace, fatto di mezzucci e manini, di sogni di rivalsa e di disillusione da popolino. In questo senso apprezzo il linguaggio terra-terra del tuo protagonista. Certo, il registro linguistico del falegname è molto 'alla buona', forzatamente caricaturistico,ma ha la sua buona economia nel quadro di una caratterizzazione semplificata dell'umanità 'media'. Sai invece cosa non ho trovato calzante, ma anzi tale da rovinare la bella idea? Il fatto che tu abbia voluto spiegare il contesto futuristico dei nostri tempi con il discorso delle "visioni". Che senso ha? Rovina tutta la metafora che volevi rappresentare, spiegandola. Francamente penso che questo racconto sia in bilico e che a questo punto ci siano solo due possibilità: (1) la butti sul realismo estremo, facendo diventare il paradigma della 'cattiva novella' del tuo fabbro che preannuncia le ruberie della nostra classe dirigente, indiretto (2) oppure la butti sul surreale e metafisico, condondendo l'ambientazione storica con quella presente, lasciando cioè in sospensione quel confine fra satira e racconto finto-storico che ti sforzi di chiarire con la spiegazione delle 'visioni'. Ti scrivo questo perché sinceramente convinto che un topos simile sia molto promettente e che abbia in sé la potenzialità narrativo surreale di un Celine o di una Ortese. Da rivedere, ma potenzialmente promettente. A presto
  10. Nerio

    Mezzogiorno d’inchiostro n.131 Topic ufficiale

    Ahahahaha. Non provocarmi, Satana Ps. Ben ritrovato Mr. K.
  11. Nerio

    I biscotti della nonna

    I ricordi e il loro sapore. L'irreversibilità della vita. La consapevolezza del tempo e di cosa significhi realmente crescere. Dentro questo poema in punta di flashback c'è tutto questo e molto altro. Ma soprattutto c'è il tratteggio di una figura cara e buona, come quella di una nonna che sorveglia e guida i propri nipoti, che a loro regala qualcosa di semplice e prezioso, come dei buoni biscotti fatti in casa. La cosa che mi colpisce maggiormente è la semplicità dei versi, che a tratti ricalcano la prosa nostalgica, rinunciando alla 'finzione' della retorica poetica. C'è spazio esclusivamente per la bellezza della scena ricordata, il senso di attesa che procede con la sequenza di operazioni a contorno: prendere la ricetta, mescolare i componenti, disporre i biscotti e infornarli... Qui sicuramente ti ha aiutato la tua vena narrativa e la tua esperienza di scrittrice: crei un bel senso di aspettativa, fontrapponendo progressivamente il 'prima' con l'adesso. Particolatmente apprezzato è il Co tasto che si evince alla fine, quel 'nel silenzio/sanno di chinino', che fa capire come sia nel cambio di atmosfera la ragione del disagio. Lasci alla fine il lettore con una bellissima e disperata domanda: se la ricetta è stata rispettata, perché il risultato è così diverso? La risposta (dolente ma giustissima) sta probabilmente nel contesto di fondo... Bellissima. Mi ha fatto ricordare a mia volta di quando anche io ero un 'nipotino chiassoso', attorno al tavolone di cucina di mia nonna. E mi hai fatto capire ancora di più come mi manchino sia quel tavolo, sia chi ci stava attorno Complimenti : scavi dentro il cuore come nella terra morbida dell'infanzia. Per fare male e far ricordare... E dal momento che mi hai lasciato un bel commento con dedica musicale datata, faccio ora altrettanto con te
  12. Nerio

    Abbiamo momenti tesi

    commento Pier dice che ha perso la testa. Walid dice gli manca tutto il resto. Giò guarda dritto e non ascolta. Io ho troppa fretta e nessuna voglia. Abbiamo tutti occhi cupi e persi sulla sera di provincia spenta. Abbiamo momenti tesi e piani per il futuro destinati al niente e voglie troppo grandi per ignorare il presente. L'auto alza polvere e pietrisco al cielo sorco, alla luna a picco, gli amici discutono ma io non capisco come abbiamo fatto a perdere il senso, guidati solo dalla fame e dall'istinto. Sono momenti arresi, dopo essere nati, presi per i piedi, maturati stanchi, lancinati in tanti contro l'illusione d'essere vincenti, abbiam visto il trucco dietro i tendoni comodi e sgargianti di chi faceva i premi. Pier storce la bocca, volta lo sguardo. Walid fa un verso strano, il viso beffardo. Giò resta zitto, fragile e testardo. Io mi sento inutile, un'arma nuova, mai usata, eppure già in disarmo. Siamo cresciuti seri, volti cupi e cerei, formati, poi distrutti, educati, poi alienati adulti, tutta una vita di corsa, una gara feroce, una salita atroce verso il successo incerto, per fermarci proprio ora, soli e senza fiato, senza vento in mare aperto. Pier è andato all'estero, poi tornato. Walid resta a casa, non c'ha mai provato. Giò c'è rimasto, ma odia qualunque stato. Io resto-oscillo, fra qui e un lavoro ingrato, fra accontentarsi e cambiare tutto: l'amaro compromesso che mi veste a lutto. Abbiamo pensieri inquieti, la rabbia per lottare ma non la voglia di morire, il bisogno di cambiare ma la paura di fallire. Perchè ci hanno resi capaci e poi rubato la speranza. Ci han dato ali troppo grandi e poi rinchiuso in una stanza. Per ingrassare e consumare, affannarci per poi crepare, come sempre, come tutti, senza mai osar volare via da queste tane asciutte. Finirà la sera, bene o male, e con la benzina pronta e la pazienza corta finirà anche la provinciale. E forse troveremo un senso a quest'esistenza storta. Magari non sarà fama, denaro o sempieterna gloria, non lasceremo il segno sulla pietra e nella storia. Non saremo neppure eroi o dei, ma lungo la strada sporca, io e questi amici miei, troveremo disperata forza per spingerci più avanti, superare tutto questo niente che ci fa cinici e distanti. E dopo tanti momenti tesi, dopo ferite e insuccessi, impareremo a essere felici ad esser nient'altro che noi stessi.
  13. Nerio

    [LP 6] Anime Salve

    Long time no see, my friend XD Davvero lunghissimo tempo che manco da questo forum e volevo per questo ricominciare proprio da questa sezione, Poesia, a cui molto mi sono sentito e mi sento legato tutt'ora. Come fare a meno dunque di leggere e commentare una tua poesia, caro Johnni P? Avrei tante domande da farti e tante novità da comunicarti, ma certamente (ed questa la fortuna di quelli come noi) con le poesie ci comunichiamo prima e meglio ogni cosa. Mi sono sentito naturalmente attratto da questa poesia a cominciare proprio dal suo titolo, che ricalca esattamente il ricordo delle note di una canzone omonima ("Anime salve" di De Andrè) a cui probabilmente anche tu ti sei lasciato ispirare. Al pari del poema in musica di Faber infatti, i tuoi versi procedono lungo la stessa direzione, ovvero delineando una preghiera nei confronti di un'anima remota ma certamente carissima. "Che bell'inganno sei, anima mia/e che bello il mio tempo, che bella compagnia": non posso fare a meno di pensare in particolare al ritornello, quando leggo: In questi primi versi c'è l'amara sincerità di chi riconosce i propri limiti, ma non per questo rinuncia a 'volare' e a inseguire la scintilla della bellezza. Con una precisione disarmante, tutto quello che potrebbe essere considerato debolezza e pochezza, viene invece riabilitato a promessa duratura. Incertezza e rimpianto sono parte naturali dell'esistenza umana, forse più duraturi e costanti di qualunque sentimento positivo si voglia cercare in questo mondo. Per questo trovo che il rovesciamento dei valori sia in realtà una bellissima dichiarazione di sincerità e di fedeltà: mette a nudo i difetti dell'animo umano per esaltarli, ci dice che la forza di una promessa è tale perchè si fonda sull'eternità del nostro essere fragili. Parole semplici ma efficacissime, senza orpelli retorici. Quanta dolcezza in questi versi... ancora una volta sei capace di rendere sublime anche la meschinità più lampante. Non di certezze è fatto il cuore(=essenza) del poeta, ma di dubbi e di intenzioni interrotte. Ci vuole una profonda umiltà per ammettere certi limiti e al tempo stesso una profonda maturità per riconoscerli davanti ad un altro. Analizzando questi versi in rapporto ai primi tre, direi che ogni aspetto negativo che poteva esserci prima, viene ora potenzialmente ripulito. Al tempo stesso viene sollecitata un'umiltà e una sincerità simile nei confronti dell'anima anelata: "se io ammetto di valere quello che valgo, anche tu pretendi da me solo questo". Il dubbio e la dolcezza che si potevano dunque leggere nei primi versi trovano il loro doppio nel termine di un'azione errabonda e forse inconcludente, perchè ripetitiva: un "alba di città lontane" (=ricominciare lontano, altrove), "parole sconosciute" (=novità di espressione e di linguaggio), "l'ora più tarda" (=il tempo che incede e che si approssima al termine) e "gli stessi ricordi" (=la storia comune, riproposta nuovamente in guisa diversa). Io ci leggo una disarmante dichiarazione d'intimità. Mi piacerebbe averle scritte per la mia compagna di vita queste parole Anzi… credo proprio che te le 'ruberò per riadattarle' Altra fugace successione di immagini che evoca scomodità e instabilità, ma che (ancora una volta) usate come termine di promessa/sodalizio, acquistano un valore di umile bellezza e sacra fedeltà. Non viene chiesta ricchezza, stabilità o piacere: niente di tutto questo. Il poeta invoca piuttosto un mondo guardingo (come la luna nel cielo d'estate) e scomodo ('freddo'), eppure estremamente dolce e amorevole. Sublime. Qui suggerisci la visione apocalittica di una vita alla fine del tempo, ovvero senza tempo. Di fatti evochi letteralmente il tempo "che rovina" e come luogo proponi una barriera disastrosa (=scogliera) su cui si arena l'uomo persino nella sua fuga più recente e più estrema, come la corsa nello spazio (=siderali). La metafora 'scogliere siderali' di per sè evoca una solitudine bellissima e assoluta. Complimenti. E se questi elementi prospettano un'eco solitaria, dove ogni senso è attutito e reso inutile, ecco che tu contrapponi quegli spazi infiniti, all'infinità del connubio fra battito (del poeta) e passo (dell'amato/a). La drammaticità conclusiva di questi versi sta tutta nella sospensione (irrisolta) di un amore sperato che però resta coniugato al congiuntivo ("volevo che tu avessi"). Non credo che un modo verbale abbia mai reso con altrettanta, spietata precisione, lo spirito effimero di uno stato sentimentale. Ancora una volta è nel tempo ipotetico (ovvero dei ricordi) che si vuole rintracciare quella felicità sperata e rimandata ad una speranza: "cercami nel sorriso di un bambino". Struggente, proprio perchè carico di ricordi lasciati ad intuire ma (in concreto) non vissuti. La citazione alla drammatica storia d'amore di Anna Karenina, mi costringe ad adattare una delle sue battute celebri (non me ne voglia nessuno) al mood di questa tua poesia: "tutte le coppie felici si assomigliano fra loro. ma ogni coppia infelice, lo è a modo suo" Che dire ancora? Hai scritto una poesia densa di sentimento e si significato, potente e completa. E l'hai fatto con quello stile che ti ricordavo proprio, semmai migliorato, perchè (almeno in questa sede) scevro di artifici e costruzioni meccaniche. Le parole scorrono vivide e piene di trasporto. E la cosa coinvolge e convince, proprio perchè diretta e sincera. Ben ritrovato mio caro compagno di poesia Complimenti per i tuoi versi!
  14. Che uno non può dormire in pace il suo sonno di morte millenaria che qualcuno viene a profanare la sua tomba... 

    @Plata :angry:

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    2. mercy

      mercy

      «Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn»

      «Cthulhu fhtagn»

      «Cthulhu fhtagn»

       

      Spoiler

      Scusa Nerio, ma me l'hai servita su un piatto d'argento... :sorrisoidiota:

      Buon sonno a R'lyeh. 

       

       

    3. Nerio

      Nerio

      E niente, visto che non lasciate in pace neppure i morti, ora quelli torneranno a perseguitarvi :D

      PS. un abbraccio a tutti e grazie per il caloroso Cthulhu f'taghn :love3:

    4. Snowfall

      Snowfall

      Cosa ho risvegliato 😥😥

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