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Nerio

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    Architetto del Caos
  • Compleanno 01/09/1981

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  • Provenienza
    Bologna
  • Interessi
    Imparare a vivere senza morire

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  1. Nerio

    Tuffo nel profondo blu

    Ciao @fcwfex Era da un po' che mi releggevo questa tua opera. Fatico un po' a chiamarla poesia, dal momento che sono assenti molti elementi tipici della poesia, coma la metrica, la rima o l'uso di figure retoriche. Tuttavia l'esperienza mi insegna che la poesia moderna segue canoni molto più laschi di quella classica e certo l'emotività ha la parte di protagonista, piuttosto che la metrica o la lettura estetica. Mi piace pensare che quello che ci offri tu è un frammento di emozioni, di vita : le parole si concentrano nella difficile opera di racchiudere il gestalt di un protagonista che sperimenta l'ebrezza di una vertigine. In questo credo che tu sia riuscito bene : le parole catturano esattamente quell'attimo e lo amplificano, descrivendo molto accuratamente il come ci si sente, piuttosto il cosa accade. Sarei curioso di rivedere questo testo rielaborato con uno stile più 'classico', ma come spesso accade quando si foglie un fiore dal prato, l'atto di estrapolazione può distruggere il delicato equilibrio della vita rappresentata. Alla prossima
  2. Nerio

    Matrioska

    Ciao @Rominaqu Ti segnalo prima di tutto alcuni dettagli minori sul tuo testo: Credo si tratti di un refuso. Forse volevi dire "ed è di quello che ora ci stiamo nutrendo". Credo sia più opportuno scrivere "alcova" o "grotta" anziché "stanza". Refuso: "defecare". Il termine "centrale atomica" è sbagliato: o dici "centrale nucleare" oppure ometti direttamente l'aggettivo (avendolo citato prima è abbastanza scontato). Hmmmm... Ok sono confuso Scusa, ma è abbastanza disorientante che il narratore nomini una centrale esplosa (stile Cernobyl) e poi invece una bomba atomica. Che cosa è successo esattamente? Ma sopratutto cosa sa Lucas? Questo passaggio è stato un po' troppo frettoloso e il risultato è una gran confusione. Se posso darti un suggerimento, punta a una sola cosa. Devo aprire subito una parentesi tecnica e la apro qui, perché anche più avanti ho notato che fai un po' di confusione con due cose diverse Bada bene: una cosa è un esplosione di una centrale o di un ordigno radioattivo e un altro è il cosiddetto fall-out post atomico! Esplosione: si verifica (1)un fenomeno di irraggiamento, ovvero un bombardento di ioni radioattivi (particelle di energia altamente potenti), per cui IN PARTE ci si può proteggere con materiale pesante (vd. Il caso del piombo) ; (2) un'intensa esplosione termica capace di sublimare (far passare dallo stato solido a quello gassoso!!!) qualunque materiale. Fallout post atomico: fenomeno di inquinamento radioattivo che fa seguito ad un esplosione. In questo caso non si ha nessun irraggiamento o emissione termica. "Bene" penserai tu. Tutt'altro, ahimè. Perché nel caso del fallout si assiste ad un fenomeno di diffusione pervasiva degli ioni radioattivi emessi dall'esplosione. Il che significa, in estrema sintesi, che ogni cosa attorno all'esplosio viene lentamente e capillarmente inquinata. A cominciare dai liquidi, passando per le polveri, ricadendno infine su qualunque forma di vita. Il fallout è mortale. Punto. È ciò che produce il danno maggiore in un disastro atomico ed è anche il fenomeno che richiede migliaia(!) di anni per svanire. Detto questo, non ha senso pensare che l'umidità di una grotta (acqua filtrata dalla superficie attraverso materiali porosi, dunque estremamente proni alle radiazioni) possa essere non-radioattiva. I tuoi sopravvissuti dovrebbero essere tutti morti nel giro di due settimane massino dal disastro, anche solo per respirare il vapore acqueo della grotta. L'unica possibilità di salvezza sarebbe per loro trovarsi a svariate centinaia di metri di profondità, in un bunker in cemento armato e con apposite intercapedini isolanti. L'Intera costruzione della location è poco credibile, mi dispiace Ancora una volta, metti in bocca a Lucas delle certezze di cui non sembrava troppo sicuro un attimo prima... Consecutio temporis completamente sbagliata: sei passata dal passato semplice al presente, salvo poi farci capire che tutto questo flusso di coscienza rappresenta un flash back (per cui avrebbe molto più senso l'uso del passato remoto). Potrebbe aiutare, ma non essere sufficiente alla salvezza, nel caso di irraggiamento. Nel caso di un fallout invece, il piombo sarebbe inutile. ci vorrebbe una tuta anti radiazioni Questa non l'ho capita... In realtà le radiazioni "si posano" sopra la superficie delle cose, legandosi agli atomi della materia, caricando le molecole di energia. Non è che il piombo ha assorbito le radiazioni... Semplicemente, TUTTO è pervaso dalle radiazioni! Persino la polvere nell'aria! Basta un respiro e tac! I poveretti si fanno un aerosol di Trizio (isotopo radioattivo) Forse volevi dire "che lo faccia, così che io possa scovarlo e mangiarmelo a mia volta". Non è ben chiaro come sia passato a parlare di cibo, avendo cominciato a discorrere di una via di fuga. Opterei per una soluzione più chiara (ad es. 'o magari qualcosa da mangiare. Dio cosa darei ora per un pollo arrosto!). Alreo passaggio frettoloso. Se il respiro è affannato, ascoltarlo non è sufficiente a far recuperare la calma. Al limite puoi scrivere "respiro affannato. Poi mi concentro sul suono dell'aria che entra ed esce frenetica dalla mia bocca e inspiegabilmente mi calmo". Refuso:"cocenti". Come ti avevo scritto prima, questo negozio non è possibile che sia ancora intero, se è vero che c'è stata un'ondata termica distruttiva. Sarà fuso, ridotto ad una pila amorfa di materiali collassati. Oppure non c'è stata alcuna esplosione atomica... Forse tutte le convinzioni di Lucas erano false? Anche qui, credo dovresti fare un po' di chiarezza. Comunque non è assolutamente credibile che Lucas non si ponga la domanda di cosa sia successo al mondo, mentre erano nella grotta... Poco credibile che un bene di consumo rapido come il pane sia ancora intatto. Penserei piuttosto ad un qualche alimento sintetico. Altro bene che in un mese va a ramengo, senza corrente elettrica per preservarlo a temperatura adeguata Bene. Veniamo ora alla questione lrincipe: cosa succede alla società umana, una volta che si è raggiunto il limite del mondo? Una domanda complessa, difficile, mai di facile risposta. O per lo meno: una domanda a cui illustri scrittori si sono spesso cimentati, sforzandosi di non essere banali. Prima di tutto perché si tratta di una condizione limite, a cui (se Dio vuole) non arriveremo mai e che pertanto non potremo mai veramente confutare. In secondo luogo perché la fine della società umana, ci costringerebbe a reinventarci come cratureure sociali, ragionando quindi con una profonda maturità psicologica su cosa fosse necessario e cosa invece superfluo nel nostro modo di vivere. Perdona questa Premessa lunga e un po' pedante, ma mi serve a farti capire qual è, a mio modesto parere, il nodo fondamentale del tuo racconto e le motivazioni del commento che sto per farti. Personalmente trovo che la risposta che tua dai a quella domanda, sia frettolosa, psicologicamente superficiale e (temo) pretestuosa. Frettolosa. Credo di averti segnalato prima tutti i punti in cui la giustificazione scientifica e razionale viene meno. Posso aggiungerne una ex novo qui di seguito, ed è quesro: che cosa è successo alla sequenza di uomini e della donna che sono saliti in superficie prima di Lucas!? Come è possibile che non abbiano lasciato tracce scappando? Dove sono i loro corpi, ammesso che siano morti? Nel giro di una settimana un corpo non scompare:la decomposizione dura nel caso peggiore almeno un paio di settimane. La mancanza di insetti, inoltre (le radiazioni ammazzano anche quelli!) dovrebbe rallentare ulteriormente il deterioramento dei cadaveri... Possibile che Lucas non abbia trovato nulla? A mio avviso la cosa migliore per uscirne fuori è ammettere che non c'è stata alcuna esplosione atomica. Inventati qualcosa di diverso. Un virus? Un arma chimica? Una qualce onda sonora o elettromagnetica che ha fatto impazzire gli uomini? Boh, qualunque cosa è più credibile dell'esplosione atomica. Psicologicamente superficiale. Non so come la vedi tu, ma dopo una vita a pensarmi come membro di una società di individui razionali, l'idea di essere di colpo da solo fra pochi superstiti, dovrebbe quantomeno sconvolgermi e scuotere più o meno ogni certezza emotiva. I tuoi superstiti non si interrogano su cosa ci sarà dopo, su cosa faranno e come. Non si chiedono come sopravvivere e in che modo ricostruire il mondo. Va bene che sono regrediti praticamente a livello di bestie (questo l'hai reso fin troppo chiaro) ma la loro psiche dovrebbe essere pur sempre quella di un homo sapiens. E per questo la consapevolezza della regressione della loro natura dovrebbe suscitare quantomeno un tormento, un dubbio, un conflitto nella loro coscienza. Mi pare invece che i tuoi protagonisti (soprattutto le donne!) siano esseri fin troppo elentari: hanno dei bisogni e vogliono soddisfarli.punto. Nessun dubbio, nessun pentimento. In tutto questo la visione proposta è abbastanza sessista e onestamente, dal punto di vista di una donna, la troverei decisamente offensiva. Stai parlando di donne che sono mogli, compagne e quantomeno figlie (avranno dei genitori in superficie?): dove è il tormento di non sapere più cosa è successo ai loro compagni, mariti, fratelli e genitori? Come è possibile che nessuna di queste nutra un genuino senrimento d'affetto per il resto della propria famiglia? Magari non è così, magari è la disperazione ciò che le muove: certo. Ma quello che si vede da fuori è solo la loro fame di sesso. Francamente, lo vedrei bene come escamotage per una "sceneggiatura" di un film a luci rosse, non per una storia che voglia suonare se non realistica, quantomeno credibile. Analogamente per Lucas:anche lui aveva un compagno, mi pare di capire (anche se credo che forse tu abbia fatto un po' di confusione con i nomi) . Dov'è la sua disperazione per saperlo perso? Nemmeno lui provava un briciolo di affetto? Anche per lui la questione non è che puramente sessuale? Altro punto deljcato: La transazione da transessualita/omosessualità a eterosessualità (più credibilmente bisessualità) è quantomeno semplicistica. Per come descrivi la scena sembra che ciò che permette il cambiamento sia la scoperta della forza muscolare del corpo di Lucas. Ma come? Una simile consapevolezza non l'aveva mai posseduta prima? Come è possibile che i muscoli gli siano spuntati di colpo vivendo di stenti e senza fare esercizio fisico?! Un attimo. Cerchiamo di fare chiarezza... L'orientamento sessuale è una cosa, l'identità sessuale un'altra Lucas può essere attratto da una donna (etero sessualità) o da un uomo (omosessualità) o persino da entrambi (bisessualità) ;al contempo può riconoscersi come un uomo o viceversa come una donna (transessualità). Le due cose non sono per forza interdipendenti. Invece, per come la poni tu la questione, il fulcro della sua sessualità è l'identità, che dipende a sua volta dalla mera forza fisica. Ecco! Questa assunzione è piuttosto superficiale e credo che abbia poco a vedere con il termine 'transessuale'. Se avessi semplicemente parlato di disagio identitario, di dubbi d'orientamento sessuale, il testo avrebbe ancora potuto avere senso. Per come hai raccontato la vicenda invece (mi dispiace dirlo), hai dimostrato una scarsa conoscenza del fenomeno dei transessuali. Nella maggior parte dei casi infatti, il conflitto fra sessualità fisica e percepita non è riducibile alla semplice costituzione e prestanza fisica, ma ha una componente genitale (ovvero gli organi di riproduzione), una psicologica e una persino affettiva (come si provano le emozioni in relazione alla propria sessualità ). Tutte queste altre sfumature mancano completamente nella tua storia, rendendo la narrazione abbastanza grossolana. In generale: mi pare che tutto sia incentrato attorno al sesso, in modo anche abbastanza ossessivo... Avrei lasciato più spazio per la psicologia e per l'affettività, onestamente. Il sesso è certamente importante, ma in questa misura fa sembrare il tuo racconto una trama di un film a luci rosse,non un racconto di fantascienza. Pretestuoso. Onestamente, non posso fare a meno di considerare una storia come questa nel contesto (certamente più ampio e difficile) della nostra società d'oggi, all'alba del 21mo secolo, combattuta da dibattiti sociali e psicologico relativi alla sessualità. Di solito preferisco valutare una storia come sospesa, atemporale, lontana dal tempo in cui viene scritta: in questo modo non subisco la tentazione di giudicare i temi con un metro politico, ma mi concentro sugli elementi universali della storia. In questo caso non mi è possibile, davvero. Gli elementi della narrazione sono troppo espliciti, troppo palesi le intenzioni, per cui non mi è possibile non farci caso. Perché il messaggio che si evince è questo: "la transessualità è una deviazione sessuale da cui, guidati dalla spinta bestiale della sopravvivenza, si può uscire fuori". Messaggio che non solo è discutibile dal punto di vista psicologico e fisiologico, ma anche sociale e morale. Se avessi trattato con maggiore profondità i tuoi personaggi, rendendo meglio i loro tomenti, le loro contraddizioni, non dico che la tesi sarebbe potuta suonare accettabile, ma quantomeno credibile. Così invece sembra solo che tu abbia "creato quei personaggi" appositamente per dimostrare la tua tesi. Da A a B, come volevasi dimostrare. In questo senso il racconto è pretestuoso: esaurisce tutta la sua credibilità e la sua intelligenza nella volontà di dimostrare un'idea. Punto. Francamente, come lettore (e non come supercritico) sento offesa la mia intelligenza :| Concludo questo mio commento, forse un po' troppo lungo e verboso (e ti prego per questo di scusarmi), con un'osservazione personale. Perciò sentiti libera di ignorarla e di passare oltre, se vuoi La sessualità è sacra. È molto più di una questione di corpi, di procreazione, di cellule omozigote, di cromosomi, di pulsioni sessuali. Per come la vivo io, è forse la parte più autentica della nostra coscienza. Qualcosa che ci condiziona e che determina sempre la nostra vita. Per questo non mi sognerei mai di trattare la sessualità altrui con semplicità. MAI. Sarebbe come ridurre l'anima di un altro ad un assunto logico. Come dire: "tanto tu alla fine sei solo il tuo organo geniatale, fattene una ragione: cosa senti e cosa credi di provare non ha importanza" . Non ho paura di scriverlo a te e davanti a tutti, qui, adesso: se un domani dovessi mai comportarmi in un modo simile, utilizzando la sessualità (di chiunque e di qualunque genere) per dimostrare una tesi personale, politica o religiosa non importa, allora voi tutti avreste il diritto di dirmi che sono un superficiale arrogante. Come individuo razionale innamorato della varietà della vita (così come credente, convinto dell'uguaglianza di ogni indoviduo), non potrei mai assumere posizioni assolute, sacrificando la diversità degli altri a solo uso e consumo delle presunta superiorità del mio punto di vista. Ti ringrazio sinceramente se hai avuto la pazienza e la bontà di leggermi fino a qui Giuro: non volevo essere così prolisso. Ma poi, leggendo il tuo racconto, mi sono detto che dovevo dirti tutto quello che pensavo. A disposizione e alla prossima
  3. Nerio

    L' Amore Del Vento

    Caro@Fenix&Dreams innanzitutto devo fare una bella premessa che (ti prego) di tenere bene in mente: ogni cosa che scriviamo ha il suo target di lettori. Non è vero che quello che si scrive è perfettamente universale, se scritto con lo stesso linguaggio e con le stesse premesse culturali: ci sono spiriti più adatti a leggere e recepire certi testi 'romantici' e viceversa, spiriti che hanno bisogno di sentire sempre il ruvido del mondo, per 'innamorarsi'. Chi ti scrive è uno spirito un pò contorto, capace di commuoversi per le confessioni fatte in punta di cuore, ma anche appassionarsi per l'orrore e la brutalità della vita. Per me la realtà è sempre e comunque una e se da un lato brilla il sole e c'è dolcezza e amore, dall'altro deve per forza trovarsi orrore e crudeltà: la vita è bella proprio per la sua interezza e (anche) per la sua mancanza di continuità fra questi aspetti. Ecco: tieni a mente che questo è il mio modo di sentire e che di conseguenza il mio commento ne sarà influenzato Fatta questa premessa, passo a dire che il tuo poema mi è sembrato genuinamente positivo, 'buono' per le vibrzioni e le intenzioni narrative che contiene. Dal punto di vista stilistico mi lascia piuttosto in dubbio, quanto meno per il modo in cui hai assecondato la musicalità dei versi. Mi rendo conto che è difficile darti un parere obiettivo, perciò cercherò di affrontare una questione per volta. Il messaggio. Piaciuto. Questa idea di parlare per metafore simboliche: il vento, la rosa, il paradigma di un amore soffocante che fa sfiorire sul nascere qualunque possibile passione. Così come ho trovato motlo romantico (nel senso letterario del termine, ovvero di corrente poetica 'Sturm und drang'), il fatto che un amore non si arresti mai, nonostante il rifiuto. Una fedeltà totale e completa che va aldilà del dolore. Di conseguenza anche la chiusura è stata molto azzeccata: dal mondo delle favole si ritorna a noi, al mondo di noi uomini. Quella domanda così ingenua ed efficace, come di un bambino che abbia seguito la favola e alla fine voglia porsi una domanda. Lo stile. Ora, ogni poesia ha i suoi canoni e le sue regole: questo è innegabile. Ed è altrettanto innegabile che il rispetto o meno di una determinata regola, influenza la comprensione del tetso e la sua interpretazione culturale. Ovvero: se facciamo una poesia in rima baciata con endecasillabi stretti, inevitabilmente ricadremo dentro uno stile 'classico', tipico della poesia medievale e stil novista.Al lettore viene da pensare che il rispetto della rima e del metro sia fondamentale e che la poesia debba prima di tutto 'espressione metrica'. Se invece di contro rifuggiamo qualunque metrica e ci gettiamo fra le braccia del verso libero, ricadremo probabilmente in una chiave poetica moderna, più tipica del secolo scorso. Tipicamente la poesia moderna è più vicina all'idea che la poesia debba essere innanzitutto un'espressione diretta e immediata, il più possibile vicina al modo di sentire più intimo del poeta/poetessa. Ovviamente esistono delle eccezioni, per carità. Ma davanti al tuo tentativo di ricercare per ogni verso una rima il più stretta possibile, non ho potuto fare a meno di riconoscere un'impostazione classica (o al limite da ballata blues). Ecco, lascia che ti chieda allora una cosa: quanto ha influenzato la tua poesia il fatto di voler seguire una rima baciata? So che è una domanda pretestuosa, è vero: non ho alcun diritto di chiedere un poeta una cosa del genere. Ma credimi: se ti pongo questa domanda è perchè sento che ad un certo punto questa esigenza abbia prevalso su altre cose, come ad esempio la varietà delle parole e il rispetto della lunghezza dei singoli versi. E in effetti ci sono versi che sono eccessivamente lunghi rispetto ad altri, rompendo l'apparente metrica da endacasillabo che avevi creato inizialmente. In particolare: Per questi opterei onestamente per una riduzione di lunghezza, ma sempre se (ammesso e non concesso) che per te la metrica debba prevalere. Inoltre le rime con verbi in "are" mi sono sembrate abbastanza ripetitive e limitanti nel gioco di significati che avevi prospettato, sempre nei primi versi. Per favore, considera queste osservazioni come soggettive e legate appunto all'esperienze della lettura complessiva. Mi sono messo (forse con troppa presinzione) a rileggere i tuoi versi e a lasciarmi contagiare da quello che stavi scrivendo. Spero non ti dispiaccia se ho provato a reimmaginarli (credimi, l'ho fatto per solo esercizio personale). Ti segno la versione 'neriana' come contenuto nascosto proprio per non dargli troppo peso: In sintesi: un poema romanticamente innocente e naive. Lo stile mi sembra in evoluzione, forse ancora legato a delle forme sperimentali. Un'opera sentita ed 'emozionale', forse da rivedere, ma nel complesso molto intensa. Mi piacerebbe vederti confrontare con altri tipi di poesia e altri modo di scrivere Spero per questo che (magari) ti andrà di dare un'occhiata a questo contest ideato da @Anglares e che vuole far cimentare proprio poeti come te nella difficile arte di mettersi a nudo, senza regole e senza canoni. Alla prossima
  4. Nerio

    Poi inclini al ghiaccio

    caro @Marcello Furiani complimenti! Hai scritto un poema misterioso, capace di lasciar immaginare una realtà di emozioni cristallizzate in una pace instabile, grazie ad una simbologia sottile. Ho apprezzato molto il modo in cui hai saputo evocare l'idea dei rapporti umani difficili, parlando del ghiaccio sottile (per un'associazione d'idee involontaria ma inevitabile, ho pensato a 'The thin ice' dei pink Floyd ). Un'altra scelta coraggiosa ma interessante, è la struttura del predicato verbale: i verbi sono prevalentemente in forma di participi o relegati a secondarie. Viene da chiedersi quasi dove sia l'azione attuale, se davvero esista, in questo panorama gelido e delicato. Idea coraggiosa appunto, perchè rende la lettura complessa, ma visto il risultato, più che saggia. Analogamente la mancanza di punteggiatura costringe il lettore ad andare 'a tentoni', da una frase all'altra, cercando il nesso e il senso delle connessioni: anche questa è una scelta (io credo) coraggiosa ma vincente, perchè costringe il lettore a muoversi con cautela, quasi in punta di piedi sul ghiaccio sottile. La poesia comincia con un 'poi' che dovrebbe segnare una consecutio rispetto a qualcos'altro niente affatto esplicitato. Un'ellissi di predicato che rende tutto sospeso, indecifrabile. Viene paventata l'idea di una soggezione spirituale alla fragilità e al gelo ("inclini al ghiaccio/ sottile", "al gelo che incrina/ l'asilo"). Bellissima immagine, anche questa segnata dal gelo e dalla fragilità, ma anche all'intimità di emozioni vive (treccia di sangue). Curioso l'effetto di 'treccia' anzinchè (come verrebbe da pensare) 'traccia': con una vocale hai confuso il lettore, costringendolo a visualizzare una dal grande impatto visivo. Anafora 'mite-muto' molto bella. Il gelo viene contrapposto a questa immagine vivida di sangue e vitalità (gelo contro calore), che alla fine appartiene a un non identificato 'altro'. Costui (o forse altra parte del sè poetico narrante) è definito come 'in fuga dalla neve', ovvero dal freddo (e quindi per trasposizione al dolore). Ultimi tre versi legati ad un'ipotesi che è alla base delle circostanze scritte prima: se si verifica un contatto (il gesto di fa ramo), se si tenta il disgelo (se piove) e se c'è un tentativo di comunicazione (se chiamo). Musicalità molto più accentuata in questi tre versi che, vista la loro posizione di chiusura, fanno pensare quasi ad una cantilena. In sintesi: un poema intimo ed ermetico che racconta di un gelo fra due (o forse più) individui. La natura dell'inverno viene usata per raccontare il disagio di rapporti congelati, immobili. Belle metafore, belle e impegnative le scelte stilistiche. Interessante: poesie così accendono sempre la mia curiosità e la voglia di scavare. Complimenti. Ps. non so se la cosa può interessarti, ma il buon @Anglares sta preparando un contest di poesia intrigante e assolutamente imprevedibile qui: Lampi di poesia Se te la senti di metterti in gioco e confrontarti con altri autori di questo forum, sarai il benvenuto
  5. Nerio

    Lampi di Poesia 1 - Off Topic

    Si toccano le dita in punta di vita?
  6. Nerio

    Lampi di Poesia 1 - Off Topic

    Ci sono molti modi Per intessere la strada Da noi alle nostre storie. Ma tu hai deciso di raccontarmi Il tuo passato Con passi Quieti Neri Su campo nevoso di Gennaio. E su quest'aria gelida di ieri, ci raccontiamo parole congelate di noi.
  7. Nerio

    Nessun sbagli

    Carissima @Elisa Audino Che bello ritrovare i tuoi versi minimali e così intensi, sembra che tu ti stia specializzando nell'arte di comprimere in pochissime parole un oceano di significato. Comincio con una nota di colore: è incredibile come anche tu, come @Kalim Crumben abbia esplorato la capacità intellettuale dei pensatori/scrittori moderni sulla base della loro capacità di interpretazione della realtà (vd. La poesia di Kalim, Vagano i filosofi). Nel tuo caso però riconosco l'impronta di una poeta esperta del verso esiguo (per così dire). Mi pare che tu apra delle questioni, a mo di domande senza punto interrogativo, senza chiuderle. Come a dire: caro lettore, poniti i dubbi, perché sono più importanti delle risposte Ellissi di soggetto che abbraccia idealmente tutto e tutti. Chi sostiene questa tesi? Un esperto, un poeta, una persona chiunque al bar? Non è dato saperlo. C'è questo assunto preconcetto per cui gli scrittori/intellettuali non sono osservatori inesistenti (eterei), bensì sono creature tangibili, ma anche capaci di restare in silenzio, per ascoltare e capire(?). Non a caso hai separato questo verso dagli altri con un punto. In disparte rimane questo verso, esattamente come il concetto che vuoi esprimere Tesi che conclude con l'assurdo, l'ipotesi in apertura. Potremmo quasi definirlo un metodo deduttivo per assurdo, finalizzato a destabilizzare l'insostenibile idea che uno scrittore possa starsene fuori dalla sua storia. Bravissima! Hai saputo porre l'interrogativo giusto per dire che in effetti chi scrive è parte integrante del mondo che crea. Io ci leggo un impegno, un voler dire "io partecipo!". Se è vero che siamo tutti protagonisti della nostra storia e che ognuna partecipa alla Storia del mondo, quello che ci vuoi dire è "datevi da fare! Parlate, intervenite, partecipate!". E ovviamente hai fatto tutto con due versi in croce Massima stima Alla prossima cara Ps. Lo sai, vero che @Anglaresti vuole nel suo contest, Lampi di poesia. Vero?!
  8. Nerio

    Cocaine

    Ciao @Ali_spiegate Così dolcemente Rimbaud e Bukowski, così capace di bellezza e di ignoranza in ugual misura. Un poema capace di mescolare bene, ma senza grossa omogeneità, spinte poetiche differenti. Il titolo mi aveva preso alla sprovvista, facendo pensare alla canzone di Ceplton e alla droga come via di sfogo dei pensieri più frenetici. Alla prima lettura del poema emerge però un substrato più profondo di esistenzialismo schietto e abbastanza efficace. Lasci intuire il difficile equilibrio fra epicureismo e comprensione del sè più profonda. E lo fai con versi poco ricercati e privi di metafore. Una lode a Rimbaud e Bukowski, appunto. All'ignoranza e alla erudizione. All'inizio pensavo appunto ti riferissi alla canzone o alla droga. Poi si è fatta strada in me l'idea di una non meglio identificata persona che porta il nome di Cocaine. Personificazione della droga o sua sublimazione? Bellissima evoluzione della morte come forma di ascesi. Provocatorio, perchè fai pensare che la vita (per definizione implicita) deve essere per forza poco seria. La vita è dunque non pensare, bensì esistere. Appunto. la vita è il tentativo di diventare qualcosa di più, che solo la morte può coronare. Mi piace. Il mio animo cupo ed epicureano ti approva… Straordinari versi, così brutali e diretti, eppure tanto efficaci. Dico davvero: c'è della poesia intima in questo passaggio… Conclusione che riprende quanto detto prima e che lo completa a suo modo. Piacevolissima visione della vita e della morte come esperienze diametralmente opposte, eppure misteriosamente collegate da quel verso: 'siamo ancora qui a tentar di crescere'. Io non credo che la poesia debba rispettare dei canoni precisi e questa tua opera ne è un esempio lampante. Mescoli un pò di tutto e lo fai con un animo fiero, indomito. Mi pare che tu non ti ponga alcun metro o regola formale: getti sulla carta le tue parole come lapilli di magma incandescente. Tutto questo per dirti che mi è piaciuto il tuo stile e questa poesia. Complimenti
  9. 20 punti a Grifondoro Cara @Rica, non vorrei dire, ma sei troppo raffinata per questo premio. Chissà, magari se ti aiuta quella bestiaccia di @simone volponi...
  10. Nerio

    Ho perso i diciotto anni che avevo compiuto

    ciao @cati La cosa che apprezzo maggiormente di questo poema, che se si esclude la presenza della bella metafora dei diciotto anni, sembra più che altro una confessione in prosa, è il suo stile discorsivo e schietto. I tuoi versi rispecchiano i pensieri di un neo-maggiorenne che si interroga sul senso del suo 'rito di passaggio' e di cosa significhi veramente essere diventati 'adulti'. A volerla immaginare come una ballata, la si potrebbe quasi interpretare come un pezzo rap. In generale mi pare che i versi siano molto schietti e discorsivi, forse troppo discorsivi. Considera questa valutazione come un'osservazione del tutto personale e trascurabile se vuoi, ma credo che l'effetto del tuo poema sarebbe di gran lunga migliore se rinunciassi a 'spiegare bene' ogni passaggio del tuo ragionamento. La cosa intrigante e difficile al contempo della poesia è proprio questo: il fatto che smette di essere un testo di prosa e si trasforma in qualcosa d'altro. Bella metafora quella dei diciotot anni che sono visti come un oggetto, come qualcosa che si può prendere e perdere, casualmente. C'è molta maturità nel distacco con cui analizzi il termine 'diciotto anni': fai capire che sei andata oltre l'interpretazione comune del banale 'ingreso nella maturità'. La maggiore età infatti non è un termine che non rappresenta infatti la consapevolezza del sè e pertanto l'equilibrio che ne consegue: tutto il poema gioca su questo contrasto fra ciò che dovrebbero rappresentare i diciotto anni e cosa invece hanno rappresentato per te. Mi permetto un piccolo suggerimento: Volendo giocare con la musicalità delle parole, si potrebbe alterare quel 'elogianti' in 'invitati', ma credo che il risultato non sarebbe lo stesso... La conclusione ha il sapore della rivelazione dolce amara, l'idea che la 'vera' maturità non sia così smeplice come un traguardo raggiunto a forza di andare avanti col tempo, ma solo a seguito di lunghi percorsi emotivi e umani. Di nuovo la metafora dei diciotto anni 'materializzati', di nuovo la stessa formula proposta nella prima parte del poema. Ha un senso e si fa leggere bene, ma temo che la varietà dei versi ne risenta alquanto. Mi piace come hai ripiegato sull'infanzia trascorsa per far intuire che la maturità non ne è il superamento, ma il completamento. SI può essere maturi anche senza essere vecchi. Bellissima conclusione Anche qui proporrei qualche leggero taglio: Sono un pò indubbio sulla conclusione: è molto bella ed efficace così, ma il termine 'pugni stretti' non si confà esattamente con l'idea di essere 'tornata a volare'. Mi permetto anche qui un lieve suggerimento: In definitiva una poesia molto immediata e genuina, carica di una certa innocenza naive. Da rileggere. Se posso darti un piccolo suggerimento per le prossime poesie, non avere paura di staccare i piedi da terra e lasciarti indietro le regole della prosa: fai volare i tuoi versi, ubbidisci agli impulsi irrazionali dello spirito e vedi dove ti portano le parole: non dubito del fatto che ovunque, sarà un bel posto. Mi prmetto di segnalare anche a te una competizione libera e provocatoria che ha ideato da @Anglares che vuole poetesse genuine come te: Lampi di poesia. Spero raccoglierai la sfida/provocazione e verrai a metterti alla prova con noi Alla prossima
  11. Nerio

    Sete

    Carissimo @AndC Ma che bella sorpresa scoprirti poeta! Che poi... da poco ho discutigato (=discusso + litigato) con dei 'colleghi' di poesia su cosa volesse dire praticamente il termine 'poeta' e cosa bisognasse fare per poterselo arrogare e la conseguenza di tutto è stata una vaga identificazione di appartenenza a taluni o tal'altri canoni. Per cui, in sintesi, mi reputo più che felice di definire tutti quelli che hanno la voglia e la forza di cercare la bellezza nei versi, raccontando i propri sentimenti, con l'epiteto di 'poeti'. Ok, tutto questo per dire che quello che hai scritto è a mio avviso una squisita ricerca della bellezza, capace di parlarci dei tuoi sentimenti più profondi. Nella fattispecie, questo poema mi parla di bisogno e di ricerca. Di una 'sete' che è tutt'altro che letterale, ma è sete di rapporti umani, forti e impellenti. Una ricerca che non si arrende e che prosegue imperterrita, ogni volta con rinnovata determinazione. Questi primi versi fanno pensare ad una scena bucolica, nel particolare ad un contadino che trasporti con se una balla di fieno e che nel mentre si conceda qualche bevuta. i versi in seconda persona entrano immediatamente a contatto con il lettore, o per lo meno fanno pensare ad un contesto piuttosto dinamico. Le domande sono tuttavia molto particolari e fanno pensare che il loro senso si nasconda sotto la prima interpretazione. In particolare quel 'Cosa trasporti?/ Acqua o menzogne?', mi da l'impressione che l'interesse reale sia relativo al contenuto di ciò che si trasporta: dal momento che sia la balla, sia la borraccia (bellissima anafora) sono identificati come contenitori, ecco che l'oggetto del poema diviene la ricerca di quel che si nasconde alla vista. Una ricerca approfondite e tutt'altro che superficiale. Questi versi suonano un pò strani: fanno pensare ad un'incisa, ma del tutto slegata dalla domanda! Addirittura non metti nemmeno la lettera a maiuscola a 'per'. Credo di capire il senso della separazione dei versi da quelli precedenti, ma grammaticalmente stride abbastanza. Bellissima risposta (sempre retorica) alla domanda di cui sopra: davvero hai bisogno di sapere cosa c'è sotto? E' una risposta provocatoria, perchè dice a chi vuole trovare la verità che non è necessario trovarla. Io lo interpreto come "a forza di scavare in profondità, si perde il nesso nelle cose". E infatti dici: "è gola/l'ambrosia di amare". L'importante è assaporare quel gusto, quel sapore dolce e stuzzicante che è l'amore. Poco importa se sotto ci sia sostanza vera o meno. Qui mi pare che sia ancora più evidente il sensno della risposta. Ammirevole l'anafora del 'lambito lembo': evoca una musicalità sciabordante, propria di un rivo di fiume. E in effetti stiamo parlando di acqua e di sete, stiamo parlando di colmare la propria natura in un mare di sensualità. Nomini infatti elementi che indicano privazione e sete: 'deserti' e 'essiccato'. Lasci intendere che chi partecipa a questa avventura è una creatura stremata dal lungo anelare: addirittura ci si domanda se la natura dell'altro sia umana o divina, tanto il metro di valutazione è fuori calibro. Bellissimo invito, sensuale eppure così spirituale. Qui definisci il bisogno fisico come unito a quello spirituale ('cura/ condivisa alla coppa'). Evochi immagini sacrali per rappresentare qualcosa che è (a mio giudizio) forrtemente carnale. Questo è il vero senso di quel 'Ma è necessario sapere?'. Quell'intima dimensione emotiva che identifichiamo con affetto o trasporto amoroso non è divisa in comparti stagni! Non è possibile separare il desiderio fisico dal trasporto emotivo: questo è quello che vuoi dirci e lo fai con un invito tenero e pieno di speranza. Altro bellissimo verso 'terra intrisa di sete': carico di una musicalità forte. Stupenda conclusione. "Un'altra volta" ripetuto ben due volte da esattamente l'idea della continuità e della ciclicità del desiderio/viaggio. In sintesi: dei versi incredibilmente maturi che contengono una dichiarazione/invocazione d'amore. Una profonda disanima interiore, divisa fra il bisogno di certezze (razionale) e il bisognod di soddisfare la propria natura (irrazionale). In mezzo: l'io poetico che iincatena le proprie pulsioni in versi musicali (pieni di anafore). Bellissimo componimento AndC, davvero. Forse alcuni passaggi suonano un pò troppo 'spiegati', ma questo è chiaramente un gusto personale, legato alla propria interpretazione di poesia. Ora, lo sto dicendo un po' a tutti, ma c'è questo contest targato @Anglares che vuole proprio poeti come te: Lampi di poesia Vero che vieni a partecipare? Alla prossima!
  12. Nerio

    Mai piena la gerla

    Credo di aver letto questa poesie almeno una decina di volte nell'ultimo mese. Tutte le volte me la rileggevo, me la ristudiavo, ma non mi riusciva di trovare le parole adatte per commentarla. Per la cronaca, non credo di averle nemmeno ora, quelle benedette parole giuste. Ma ci provo lo stesso… La cosa che mi ha colpito maggiormente è la composizione per immagini: la tua poesia descrive in modo poetico e semplice, una successione di immagine apparentemente scollegate fra di loro. Ogni immagine invece si va a collocare secondo un percorso interpretativo, raccontandoci qualcosa di intimo e struggente. Ogni immagine è un simbolo, o meglio un archetipo di un dolore... Apertura molto pascoliana, di una descrizione bucolica e lieta. La natura con le sue creature ronzanti è un simbolo di felicità e di trionfo della vita. Eppure questa domanda suona curiosa, quasi provocatoria. Perchè la natura è posta come una domanda, con questo interrogativo sospeso che (si suppone) essere retorico? Ed ecco spiegato (in parte) il perchè: dietro la natura festosa si nasconde un uomo dolente. Gli insetti ronzanti erano quindi una scusa per indicare qualcos'altro. Qui hai addirittura optato per un 'montaggio analogico' per rappresentare il dolore dell'uomo che piange (presumibilmente chino su una lapide), con quel ranuncolo chinato sulla pietra dura. La bellezza del passaggio da "significato" a "simbolo" sta tutto in quella virgola che separa i due versi. Toccante. Ricordi molto Pascoli, con la sua descrizione della natura come una parte del sè, come mezzo per esprimere l'intimità spirituale. Altra immagine sublime che richiama il mondo contadino e bucolico. Questa volta il dolore però è quello di una madre e ciò che strazia la nostra sensibilità è la descrizione della sua vecchiaia. Non importa quanto sia 'vecchio' e dunque già 'processato' il dolore: esso continua a farsi sentire e a generare "perle di lacrime". Tra l'altro la natura della perla è proprio quella di un meccanismo di protezione dell'ostrica che secerne una sostanza attorno a corpi estranei, per poterli poi espellere. Dunque la perla è sì preziosa, ma anche dolorosa e prodotta da un intimo malessere. bellissima trasposizione! Questo è asoslutamente il pezzo più bello, ma anche il più atroce. Qui hai rimosso completamente ogni tentativo di spiegazione e/o accostamento di significato esplicito: non dici che cosa rappresenti quella gerla e cosa invece quel focolare. Il simbolo dunque appare scabro e brutalmente diretto, senza alcuna possibilità di spiegazione. Le fascine non sono mai abbastanza e la gerla ne raccoglie sempre di più, per poterle quindi bruciare senza sosta: immagine spietata della morte, termine fondamentale della vita. Trovo che sia triste e bellissimo questo simbolo, perchè è in antitesi proprio con l'apertura così gaia e serena, degli insetti e della natura festosa. Molto toccante, per la sua profondità e semplicità espressiva. Mi hai colpito e l'hai fatto parlando di cose delicate e dolorose, senza però risultare pesante. Forse l'avrai già visto, o forse no. Forse sei interessato, forse non hai più tempo e voglia, ma il buon @Anglares ha ideato questo intrigante contest di poesia: Lampi di poesia Se te la sentissi di partecipare, ne saremmo lietissimi A presto!
  13. Oddio, in realtà se ti fa piacere essere nel WTF, caro Roberto. Questa è una sezione poco-seria che considero serissima (si lo so, non ha senso ). Sentiti libero di fare quello che preferisci Grazie @Rica, in nome del caos, questo ed altro. Caro @Edu ho letto il racconto 'Buchi neri in 2D' di @Kadefije e devo dire che ha la giusta dose di WTF. Attendiamo un suo parere, se vuole o meno accettare questo onore di far parte di questa sezione. PS. sto ridisegnando la targhetta del WTF per farla di dimensioni compatibili a quelle altre classiche del forum
  14. Buon disagio a tutti Caro @bwv582 , grazie per aver segnalato il <error404_aggettivo_mancante> racconto di @Miss Ribston, che mi ha fatto ricordare perché sto lontano dai musei di storia sulla rivoluzione francese. Assolutamente <error404_emozione_mancante>, a dir poco… credo che tecnicamente si possa definire come storia di un ravenant, ovvero di un morto 'che ritorna'. Ma a mio avviso aggiunge almeno un paio di elementi WTF che gli fanno giustamente meritare il titolo: La mancanza di una spiegazione razionale, rapportando piuttosto l'evento ad una dinamica di 'gioco di bambini'. Quando Marie muore è una bambina e la sua psiche sembra congelarsi in quell'istante. Il fatto che il suo corpo-non corpo maturi fisicamente, senza per altro dare una spiegazione di cosa succeda alla sua psiche nell'aldilà, rende la situazione a dir poco grottesca: è un adulto (perché ha conosciuto emozioni mature come la coscienza della morte), ma al tempo stesso è una bambina e come tale persegue con ostinazione il suo 'gioco della vendetta'; La semplicità con cui è descritta la morte. Gli aggettivi e le descrizioni non sono mai realmente crude: c'è abbastanza delicatezza nel non entrare nel vivo dei dettagli. Tuttavia trovo che proprio questa apparente semplicità sia ancora più inquietante. La ghigliottina cade, la mannaia cade, le teste si spezzano, il sangue esce. Si tratta di una meccanica elementare e brutale al contempo. Brivido Non posso che accogliere la candidatura e se la nostra Miss accetta, vado a inserirla nella nostra classifica A breve leggerò il suggerimento di @Edu Ma anche io ho delle proposte eh. Ho già parlato (in altra sede) di quanto sia bravo il nostro @Roberto Ballardini nella difficile arte di costruire emozioni. In questa straordinario racconto, In chat, riesce a sfiorare emozioni angosciose e inquietanti. A mio avviso il suo racconto merita di diritto di entrare nella classifica dei racconti WTF. Se Roberto accetta, lo inserisco in classifica Analogamente @Akakij Akakievic ottiene un ottimo effetto WTF nel suo spaventosamente lineare E' dentro di me Il tema è l'ossessione ed è gestito in modo efficace e lineare. Il fatto che sia abbinato alla psicologia di un bambino, non può che aggiungere quel 'giro di vite' tipico di James. Anche per te, attendo consenso per aggiungerti in classifica! Stay disagio! Stay WTF
  15. Nerio

    Lampi di Poesia 1 - Off Topic

    A onor del vero il merito è solo di @Anglares Io sto ancora sniffando penne (qualunque cosa abbia voluto dire @Niko@niko ) Cara AF @Rica spero vorrai partecipare all'evento L'anno scorso sei stata epica
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