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Nerio

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Su Nerio

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    Ingegnere del Caos
  • Compleanno 01/09/1981

Informazioni Profilo

  • Provenienza
    Bologna
  • Interessi
    Imparare a vivere senza morire

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  1. Nerio

    Joan Baez

    Caro @Rewind Difficile esprimere a parole l'emozione di tornare a leggerti, per cui userò le emoji per fartela capire: Ok, direi che per ora può bastare... Riguardo alla tua brevissima provoca-storia, posso dire di essere piacevolmente sorpreso nel vedere che non ti smentisci mai, nemmeno dopo tutti questi anni Parco di parole, di aggettivi, di sostantivi. Ma non di emozioni. In questo caso ti approcci ad una tragedia e lo fai con l'unico modo originale e plausibile possibile, ovvero evitando di descrivere il macigno emotivo che questo rappresenta in termini letterari. Un incidente in una macchina, mentre alla radio va una canzone della Baez : i dettagli secondari che diventano veri protagonisti, ingigantiti dalla disperata necessità della coscienza di sfuggire alla realtà. Una tecnica che ti ho già visto utilizzare, ma che qui mi pare molto più sapiente. Lasci sfuggire davvero poco della vicenda e delle relazioni umane, un po' come Carver ti diverti a provocare l'aspettativa del lettore. Per poi frustrarla. Perché la storia è negli spazi vuoti fra le righe e dipende solo da chi legge colmarla. Difficile darti un parere diverso da questo... Faccio fatica a commentare e/o proporre un editing. La storia è lo stile e viceversa. A me il tuo stile e le tue storie piacciono e questa non fa eccezione. Sperando che non scompari di nuovo senza lasciare tracce, un abbraccio e un saluto. Letterario e non
  2. Nerio

    18°C in Antartide

    NOTA. Per cortesia, se potete, non considerate questa poesia, ma la notizia a cui si appoggia e su cui vuole creare sensibilità. Ognuno di noi, in questa società, è complice, se non responsabile diretto dello sconvolgimento climatico a cui siamo sottoposti (e di cui è difficile ormai fare finta di nulla). Per favore, per il bene delle generazioni future e di quella ancora a venire, SMETTIAMOLA DI ESSERE CONSUMATORI. Diventiamo umani migliori: riduciamo i consumi inutili, le emissioni di CO2, il costante sfruttamento delle risorse di questo pianeta. In una parola: preoccupiamoci di quello che facciamo ogni giorno e che PRATICAMENTE può comportare un aumento del problema. Grazie di cuore.
  3. Nerio

    18°C in Antartide

    commento La folla danza Carnevale impazza Il sole splende L' estate avanza. Ma le fiamme sono quasi arrivate alle fondamenta.
  4. Nerio

    Lazzaro

    Carissimo @Johnny P ben ritrovato Si, lo so: tu sei rimasto sempre qua. Sono io che mi sono dato alla macchia Come la vogliamo vedere, è un piacere tutto mio quello di tornare a leggerti e di scoprirti insieme uguale e diverso a come ti ricordavo. Ero abituato ad uno stile originale, intimo e intelligente, ma allo stesso tempo vicino a un certo gusto classico della poesia (almeno in senso di metrica e di ritmo). Ti ritrovo invece con uno stile originale, intimo e intelligente, ma sorprendentemente moderno e (per così dire) capace di dire tanto con pochi frammenti. La poesie mi ha colpito subito per via del suo nome: ho avuto almeno due immagini che si sono scontrate nel mio cervello, ovvero quella biblica dell'uomo che ritorna dall'oltretomba grazie all'intervento del Cristo, e quella del racconto breve di Leond Andreyev, dove lo stesso Lazzaro biblica continua la sua esistenza dopo la resurrezione, spargendo nel mondo un'angosciosa coscienza della morte, del tutto simile a un'epidemia. Il risultato è in effetti in linea con queste aspettative iniziali, direi: c'è il richiamo alla figura biblica, ma solo al fine di illustrare e approfondire un concetto esistenzialmente devastante, ovvero la morte/fine di qualcosa e la relativa comprensione della caducità delle cose. Da questo breve incipit dal gusto agro, lasci subito trapelare l'amarezza di una storia d'amore che ha raggiunto un punto critico. Prospetti un sogno d'amore infrante, una relazione avvelenata dal dubbio, con la conseguente acquisizione di una maturità sofferta (=ho sognato quel tanto che bastava/ per vegliare i miei morti). L'idea del sogno è quindi quella di un pioniere della fantasia, bensì di un disincantato asceta che guarda le cose con cinica rassegnazione. Quello che colpisce qui è l'idea della casualità e della superficialità del destino: quel 'forse' che sospende la verità, quel 'passante distratto' che si sostituisce alla persona cara per disorientare la vita attesa, quel 'chissà se riposa' che infine annulla qualunque pretesa di conoscenza della realtà. Qui ci leggo tutto il distacco di una persona che ammette di essersi 'persa', di non conoscere più cosa sia della sua storia e di conseguenza di il suo futuro. Tuttavia il tono non è affatto enfatico e disperato: c'è semplicemente sorpresa e sospensione, niente di più. Il concetto del non sapere e della sospensione della consapevolezza, in questo passaggio esplode e conosce il suo sviluppo più doloroso (ma in un certo senso anche il più bello). Il poeta 'vede' la verità del mondo, delle innumerevoli possibilità dietro alla presunta conoscenza del sé. E quella sensazione di 'smarrimento' che si avvertiva un attimo prima, qui diventa sublime astrazione. I mondi digitali, le immagini del sé, la fragilità e inafferrabilità del tutto (=crepe sul soffitto; gatti randagi): sembra davvero che il poeta, riconoscendo l'inafferrabilità della conoscenza umana, voglia ammettere/giustificare la perdita di quel 'cuore' di cui non conosce più rifugio. Straziante, ma come al solito distaccato e contemplativo (persino davanti al dolore della perdita). Qui il poeta torna a svelare la sua umanità, la sua fragilità di persona ferità dai ricordi: l'abbandono davanti al ricordo di quei momenti di intimità spirituale. Fa male, ma inevitabilmente è un ricordo voluttuoso e 'buono'. Un passaggio che, specie dopo quanto scritto prima, mi fa pensare ad un'ammissione di debolezza: davanti alla perdita ci si può consolare/perdere dietro all'immensità estraniante del mondo, ma in fin dei conti non si può negare la potenza di quelle emozioni di cui si soffre la mancanza. Certo: questa è la mia interpretazione E' benissimo possibile leggere il poema in tutt'altra maniera… ma è così che mi trovo a leggere/vivere le poesie altrui di solito: mi calo nelle parole e provo a interiorizzarle, 'visualizzarle' in qualche modo in un'esperienza mia. Conclusione intima e consolante, anche se non risolve nessuna delle questioni morali che si sono sollevate prima. Ci si ritrova entrambi distesi, entrambi raccolti nella quiete di una mattina serena, ma quello che c'è stato nei versi precedenti è comunque successo: un lungo girovagare nei dubbi, un porsi domande senza poterle risolvere. Mi piace molto la descrizione di questo mondo 'sereno' all'apparenza, merito soprattutto di quelle parole così delicate e mormoranti: 'l'alba... sfiora', 'in silenzio le campane', 'dormire ancora'. Percepisco un silenzio di intenzioni, di sentimenti che rimangono in sospeso, senza mai essere completamente sviscerati. Quella conclusione 'mentre Lazzaro chissà se riposa' fa pensare che davanti al partner che dorme 'ancora un poco', ce n'è un altro che resta a dolersi e dubitare, al pari del redivivo Lazzaro che, essendo resuscitato, non è proprio certo che riposi ancora... Mi chiedo a questo punto come si voglia interpretare la figura di Lazzaro… è interessante capire il senso e la sfumatura che nelle tue intenzioni doveva esserci dietro a questa vicenda: Lazzaro potrebbe essere visto come una figura positiva, come il sopravvissuto alla morte che torna a vivere, forte della sua esperienza. Ma al contempo, come nel racconto breve di Andreyev, potrebbe essere un oscuro e inumano messaggero della Fine, il ricordo vivente che tutto prima o poi arriva al termine. Credo che lascerò in sospeso la definizione, proprio perché credo che siano vere entrambe le interpretazioni e che per questo il tuo poema risulti più completo (proprio perché non chiarisce in modo univoco il cosa e il perché). Interessante. Confesso, una poesia apprezzabile, pur non avendomi suscitato emozioni forti e impressioni potenti come davanti alle altre tue opere. Un bel ritrovato e un felice arrivederci!
  5. Nerio

    La prova di coraggio

    Un poema che è ricordo e celebrazione del passato, visto come punto di confronto umano e morale per la vita matura. Mi piace molto la semplicità con cui hai scelto dei versi che da un punto di vista stilistico potrebbero benissimo essere interpretati come prosa, per poi donargli (nella seconda parte del poeta) un ritmo e una musicalità ammirevoli. Quel che mi piace ancor di più è l'idea della prova di coraggio come sfida con se stessi, ovvero come la definizione di un limite interiore e spirituale, che trova la sua scoperta e definizione in un gioco incosciente da bambini. Fra le poesie 'morali' che hai scritto forse è quella più riuscita, proprio perché è meno evidente la volontà moraleggiante ed è più viva l'emozione del ricorso. Brava
  6. Nerio

    Euridice

    Una delle immagini più devastanti della mitologia ellenica La metafora di una perdita atroce che la mudica/poesia ci illude di poter risolvere (che cos'è la discesa di Orfeo negli inferi se non la rappresentazione di un poeta che con la profondità della sua arte fa rivivere l'amata, salvo poi rendersi conto dell'illusione della sua opera?!). In questo non c'è nulla di nuovo, se non la novità della forma e della rivisitazione stilistica, ma questo non significa che le tue parole non riescano a trasmettere uno struggimento atroce, vivo e reale. Triste e dolente, ma ricamato con delicatezza. Intenso
  7. Nerio

    Notte

    Una poesia che meriterebbe di essere riletta di notte, o quantomeno lontani dal confortante calore di una domenica mattina. C'è un'intensità tremenda dietro queste tue poche, scarne, ma violentissime parole. C'è l'amarezza di una rivelazione che strappa il velo d'illusione della realtà, per regalarci una verità cupa e contratta come un cadavere. Apparentemente, ci proponi la scena dell'animo del poeta, descrivendola con immagini slegate fra loro, prediligendo periodi semplici (soggetto, verbo, completamento); la vera sfida però sta proprio nel saperli legare fra loro, arrivando a raccogliere il senso doloroso delle cose. La realtà è cruda, spogliata di bellezza, stanca, avvolta in brandelli di eleganza (fili di seta), ma solo nei sogni. Il nichilismo cosmico, l'impotenza del pensiero umano, in una perla zen. Amaro il risultato e la morale che se ne evince. Una coscienza nuda nel vuoto, che vista così sembra più un errore della natura, più che il trionfo della specie dominante sul pianeta. Ripeto, sarebbe da rileggerla in un contesto umano più crepuscolare, per poter essere apprezzata (o sofferta) meglio Comunque la si voglia vedere, un notevole esempio di pessimismo cosmico poetico. Complimenti
  8. Nerio

    Rimpianto

    Il percorso di due anime che si avvicinano, si conoscono e poi si perdono, reciprocamente, nel proprio abisso. Una poesia che scava nell'immaginario romantico di una storia d'amore, proponendo immagini originali, metaforiche, mai troppo cariche o abusate. Ne parlavo poco tempo fa con una muco appassionato di poesia: di originale ormai non c'è più nulla. Sono 10000 anni di storia umana che ci raccontiamo le stesse cose, sempre le stesse. Eppure il modo in cui le raccontiamo è cambiato così tanto e così profondamente, da rendercele sempre nuove. Ecco, questa poesia sa proporre novità piacevoli, senza strafare. Romanticamente dolorosa. Piaciuta
  9. Nerio

    Ballata dei poeti

    Poesia fulminante ed essenziale, che in qualche modo ricorda il buon vecchio Gozzano e le sue poesie futuriste. Il tema del tuo poema è a dir poco cruciale e credo centri in pieno lo spirito della poetica moderna. Infatti non posso fare a meno di pensare che per uno che scriva o legga poesia, il vero problema sia la concezione dell'opera poetica e (ovviamente) la sua inevitabile e indiscutibile relazione con il suo scrittore. Ovvero: si può veramente parlare di poesia oppure parliamo sempre e comunque del poeta che l'ha scritta? Si può cioè distinguere l'opera poetica dall'esperienza umana e sentimentale di chi l'ha prodotta? In modo assolutamente essenziale e quasi casuale, credo che tu abbia centrato il nodo nevralgico di questo dilemma, mettendo a nudo la natura di una creatura sfuggente, nobile e fragile. Il tutto con versi brevi e dal ritmo incalzante, in stile appunto gozzaniano. La poesia dunque diviene celebrazione del poeta, illustrazione dell'io poetico che osserva e canta il mondo. Come a dire: anche quando noi poeti non parliamo di noi stessi, in realtà lo facciamo. Molto piacevole ed efficace. I miei complimenti per il pregevole risultato.
  10. Per essere stato tagga to da @Edu in questa discussione, non avendo voglia di leggere di cosa si tratta, APPROVO TUTTO Incontrovertibilmente. E poi @Rewind (che tanto non mi caga più )
  11. Nerio

    Feci cenno a un condomino

    Intrigante. Più che un poema lo potremmo definire un accenno di sceneggiatura psicologica (qualunque cosa voglia dire ). Ecco che provochi nel lettore un simpatico conflitto fra la sua attesa d'ambientazione fiabesca (bello l'invito a rifocillarsi, così altmodisch) e l'evidente descrizione urbana popolare (il condominio, luogo simbolo della suburbia). Il risultato di questo conflitto è a mio dire un dilemma morale, su cosa sia effettivamente più reale, se la squallida realtà 'reale' o quella sentita come tale, nonostante fantasiosa. Ecco, in questo senso mi pare un'ottimo di bozzetto psicologico Molto interessante, sebbene (io credo) non completamente sviscerato. L'ermetismo è senz'altro una tua scelta stilistica, ma qui avresti potuto scendere ad una tale profondità di senso e di psicologia, se solo avessi deciso di metterlo da parte! Apprezzato.
  12. Nerio

    Minuti nel tempo

    Pacatamente sofferente, malinconica persino nella consapevolezza di esserlo, questa poesia colpisce per l'apparente semplicità con cui disegna il passato di una storia d'amore giunta al limite. Trovo che le tue parole servano esattamente a rivestire di dolcezza ciò che altrimenti risulterebbe orrendamente spoglio e crudo; tu stesso scrivi infatti: Credo che questi versi da soli spieghino intelligentemente l'esigenza di questo canto dolente, ma pur sempre denso di intelligente delicatezza. Piacevolissima, pur nella sua tristezza.
  13. aspè, aspè… che devo fa allora?
  14. La luce è sempre accesa, la musica copre il silenzio e la festa non ha mai brillato tanto. 

    Ma il fuoco ha quasi raggiunto le fondamenta... 

  15. Nerio

    [N2019-2B] Superstizioni

    Ciao @Ospite Rica Mi scuso se sarò super stringato, ma ho un unico pollice per scrivere Potentissimo racconto dove abilmente nascondi, dietro la scusa della superstizione, un dramma tutto familiare. Mi ha fatto pensare alla profezia di Melquiades il gitano in "Cent'anni di solitudine" di Marquez, dove l'ombra dell'incesto familiare preannuncia la rovina dei Buendia. In misura minore qui c'è la stessa carica di magia e surrealismo, ma calata nella provincia nostrana. Stile stupendo, denso e convincente. La ripetizione descrittiva adoperata come in una sorta di nenia, per creare nel testo la stessa sognante e mostruosa formula della mammana. Bella e terribile anche la descrizione delle reazioni del popolo superstizioso: molto convincente. Si resta alla fine con il dubbio, su chi sia il vero carnefice, se la mammana, la superstizione popolare o forse solo il destino. Bello, davvero. Ora vado a spaccare uno specchio mentre un gatto nero mi attraversa la strada. Ciao
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