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Nerio

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Nerio ha vinto il 30 aprile 2018

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2.494 Più unico che raro

Su Nerio

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    Ingegnere del Caos
  • Compleanno 01/09/1981

Informazioni Profilo

  • Provenienza
    Bologna
  • Interessi
    Imparare a vivere senza morire

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  1. Nerio

    La casa rossa

    Wow. Che formidabile esempio di prosa poetica Caro @Domenico S., devo premettere, oltre ai doverosi complimenti, che questo mio commento non potrà essere molto dettagliato e per questo me ne scuso. Al momento non sono davanti ad un computer e le mie falangi da ominide mi permettono un'autonomia limitata con i tasti di uno smartphone. Il tuo componimento mi ha colpito molto per la sua franchezza e per la sua prosa diretta, semplice ed elementare. Ma la vera forza del poema sta nel raccontare gli eventi senza giudicarli o provare a inquadrarli in uno schema etico o morale. C'è la semplice narrazione degli eventi e tanto basta. I versi appaiono scabri, alle volte rincorrono una rima o una qualche assonanza sillabica,ma principalmente sono costruiti come un semplice predicato. Mi è piaciuto molto il modo con cui hai giocato con l'idea della casa intestata, riscrivendo per buona parte il cliché del fantasma Alla fine, questo è proprio il ricordo di un amore mancato e forse dell'adolescenza. Sublime. Continua a scrivere così, il tuo stile è una piacevole sorpresa
  2. Nerio

    [LP10] Spleen ad Amsterdam

    @Talia grazie per i tuoi commenti e l'attenta analisi. In effetti era mia premura arrivare proprio lì: il momento in cui tutto sembra sul punto di cambiare. Il momento di massima potenzialità. Lì l'essere umano è davvero capace di tutto, di meraviglie e gloria. Siamo tutti lì. L'importante è ricordarcene anche dopo, nel cool down. Devo ringraziarti per aver letto e seguito tutto: ammetto di aver esagerato e di aver fatto qualcosa di troppo lungo. Con il senno di poi ammetto che avrei potuto ridurlo un bel po'... Grazie ancora e al prossimo Lampo!
  3. Nerio

    [LP10] Spleen ad Amsterdam

    Cara Zaza, non puoi immaginare quanto adori i testo bohémien e in particolare le storie beat Durante la maturità ho perso completamente la testa con Kerouac e il suo fulminate 'On the road'... lo stile, mio Dio! Lo stile! Le sue parole scorreva sulla carta con una potenza di realismo e di semplicità sorprendenti. Poi, come qualcuno si è già accorto su questo forum, il disagio giovanile è uno dei miei topos letterari preferiti Grazie per aver letto e aver commentato. Era un testo lungo e un po' 'pesante'. A presto!
  4. Nerio

    Great and proud howls the wind

    Caro @Roberto Ballardini grazie mille per il commento e la tua impressione. No, per favore: non invidiare niente La verità è che mi sono appassionato d qualche anno alla poesia inglese moderna e da bravo amante del caos non ho potuto esimermi dal provare a scriverla. Ammetto che, come ha osservato anche la mitica @SeeEmilyPlay, il testo non brilla per innovazione concettuale, essendo più un esercizio di stile che una profonda dissertazione morale. Tuttavia mi premeva esprimere un'idea: l'universalità della ricerca del sacro. Più che dire che non esiste Dio, era mia intenzione dire che esiste Qualcosa di superiore, al di sopra dei nostri miseri concetti di dio. Il vento è stata l'immagine arcaica universale più immediata che mi sia venuta in mete. Grazie mille Rob Ne approfitto per ringraziare SeeEmilyPlay analogamente per i suoi apprezzamenti Spero di continuare a migliorare in questo ambito. Mi piace molto la lingua inglese e devo ammettere che la sua musicalità è tutt'altro che scontata. A presto gente!
  5. Nerio

    [LP 10] Giorni

    Caro @Mario74 Arrivo, dulcis in fundo, a commentare anche la tua poesia. Mi rendo conto che fino ad ora ho seguito uno stile di commenti piuttosto articolato, scegliendo un approccio dell'esegesi razionale e tecnico, piuttosto che emotivo e intuitivo. Con la tua poesia mi sento di fare un'eccezione più che giustificata. La tua poesia, caro Mario, suona infatti come un vero e proprio 'lampo', una creazione stupefacente fatta di impressioni e sensazioni fulminee. La sua bellezza sta nell'immediatezza, nella sua capacità di trasmettere emozioni d'impatto senza costrutti mentali. L'unico artificio retorico è costituito da quella metafora semplice e bellissima che è "distillato di lacrime". La vita appare straziante, difficile, eppure questo senso di sofferenza viene osservata con malinconia e desiderio. Questo apparente paradosso si regge su quell'ultimo verso: Toccante. Colpisce questa semplicità e onestà emotiva poi del messaggio sotteso. L'amarezza di un rapporto interrotto, il desiderio di voler stare ancora insieme: tutti questi sono elementi piuttosto comuni nelle poesie (per così dire) "d'amore". Ciò che non è comune qui è il modo di raccontare. I versi sono liberi,privi di uno schema metrico classico, ma non per questo rinunciano a una loro musicalità elementare. Piacevole, pur nella sua amarezza. Complimenti: hai scritto un piccolo capolavoro di semplicità. A rileggerti
  6. Nerio

    [LP10] Capriccio

    Un componimento a dir poco pascoliano, cara @Alba360 Una lettura piacevole che scorre con felicità, anche se quello che descrivi non è esattamente 'felice'. E' esattamente il focus della poesia la parte più intrigante e interessante della lettura: lasci intuire profondi turbamenti, dissidi interiori che si sviluppano man, mano che le immagini naturali vengono affrontate. Quello che mi colpisce e che mi ha fatto propendere per un poema simile nella valutazione finale, è stato di nuovo l'equilibrio funzionale fra suggestione lirica (i termini sognanti, la musicalità del testo) e messaggio esistenzialista. Un mix ottimo in cui la lettura si imbatte e resta stupita. Immagine di un funerale, tracciata per allusioni. La terra rimossa, i cipressi, la messa 'breve' e quel 'cala il sipario' (più che teatrale): questi elementi danno immediatamente l'idea di un evento greve, che avrà ripercussioni per tutto il poema. La delicatezza di tracciare un segno leggerissimo attorno all'evento in sé è toccante: non viene affrontato mai direttamente l'evento e non si fa mai esplicitamente riferimento al funerale o al nefasto evento che l'ha scatenato. La vita è tracciata nei dettagli, in quel poco che i versi del poeta hanno la forza di trasmettere. Il richiamo alla natura per descrivere una scena simile è quello che mi fa pensare appunto a Pascoli: è questa che fa da specchio ai sentimenti o per lo meno all'esperienza umana. In tal senso, ogni aspetto naturale diventa una misura di paragone del dolore e della gioia: per questo la terra è descritta come 'astiosa' (trasposizione emotiva fra l'oggetto fisico e il significato che questo conserva per chi lo osserva) o l'attimo è 'felino'. La natura fa quindi da metro di paragone fra l'umano e l'astratto, il trascendente... In questa prima quartina manca una qualche forma di rima, ma l'assonanze sono lì, fra quel 'rimossa' e 'messa', o fra 'alberga' e 'governa'. L'effetto è senz'altro piacevole ed efficace. Quartina alquanto ermetica, che rimanda ad un interpretazione intima dell'esperienza. Notoriamente la morte è un elemento di confronto e di crescita spirituale: la necessità di riconoscere il proprio fine comporta sempre una reazione intima, profonda. Nel caso di questo poema, gli eventi sottintesi alla prima quartina fanno da apertura a un momento di rivalutazione del proprio ordine, fisico e morale. In un attimo rapido (felino, addirittura), il poeta percepisce l'ordine intimo delle cose, semplicemente fissando la sua attenzione (ancora una volta) sulla natura. Mi ha colpito molto quell'elemento di mezzo che è la fossa a cui fai riferimento citando le cose 'sopra' (bellissima sineddoche per il mondo dei vivi). Altro elemento criptico molto toccante è quel 'ali polverose' di una crisalide, dunque di un'entità ancora non formata, chiusa in un suo mondo in fieri. La polvere indica forse un tempo di attesa che porta alla prostrazione. Musicalità più marcata e intensa. A livello stilistico suggerirei di ridurre appena quel terzo verso, riducendolo di almeno un paio di sillabe; altresì il secondo verso avrebbe bisogno di un'altra sillaba. Ed ecco un bellissimo stravolgimento dell'ordine logico e morale, per cui il corpo inumato viene visto come un germe di una vita futura. Sono rimasto profondamente colpito, in positivo, da questa idea di rivedere la morte come un germe di una vita trascendente. Toccante il richiamo alla pupa che si apre e diviene farfalla. Inquietante quello spazio oscuro della camera che però 'non faceva paura'. Finale positivo, solare. A livello stilistico il terzo verso avrebbe bisogno di un paio di sillabe in più (così arriviamo a endecasillabo e bona). Forte il messaggio sottointeso… potrei aver travisato la cosa, scambiando le suggestioni della terra e della pupa per simboli funerei. Quello che resta però è un chiaro riferimento ad un germe di vita inespresso che attende di aprirsi e volare via, radioso, lasciandosi alle spalle l'angusto d'uno spazio chiuso. Davvero gran bel poema
  7. Nerio

    Richieste cancellazioni Racconti, Poesie o Storie

    ciao a tutti ragazzi Scavando nella torbiera della mia storia passata, vi chiederei di cancellare Questo racconto, reperto storico di un MI50. Vorrei provare a editarlo e inviarlo a un concorso. Grazie in anticipo
  8. Nerio

    [LP10] Mesi e pensieri

    Caro @Solitèr è davvero notevole e sorprendete lo sforzo poetico che hai infuso nel raccogliere l'arco narrativo di un anno, con i suoi mesi e le sue sfumature di stagioni, e rappresentarlo in un poema così completo. Non posso che restare sorpreso e ammirato nel modo in cui hai concepito e poi realizzato questa 'fatica' poetica. Il poema inoltre, pur sposando un approccio fondamentalmente libero, con versi slegati e dal periodo semplice, vibra di una sua musicalità molto piacevole, sentita. L'orecchio percepisce la volontà del poeta di creare assonanze, riprendendo magari uno stesso suono appena accennato. L'effetto è quello di una sorta di almanacco dei mesi dove l'esperienza umana del poeta emerge a piccoli accenni. Già dalla prima terzina emerge chiaro l'artificio poetico che farà da chiave di volta per tutto il poema, ovvero la personificazione. Ogni mese viene introdotto con connotazioni umane e con una caratterizzazione evocativa. Si inizia con Novembre (il che mi fa supporre sia il mese in cui tu sei nato) che viene presentato come un vagabondo umido e cupo. Quello che mi inquieta è quel 'mentre mi circondavano con il filo spinato', immagine evocativa di una difficoltà spaventosa, forse da rintracciare in un periodo storio ben preciso. Interessante. Dopo il Novembre cupo e in odor di pericolo, Dicembre sembra offrire un po' di sollievo, proponendo il tepore accogliente della festa natalizia. Quel filo spinato è sempre lì, sempre sul fondo dei versi, a ricordare del dolore che ha visto invece i natali del poeta. Gennaio sembra passare i secondo piano, proponendo semplicemente il suo primato di primo mese dell'anno, contro la forte carica emotiva dei primi due mesi. Credo che nella terzina di Febbraio ti sia sfuggito un 'a capo'. Febbraio viene rappresentato come un periodo di festa fittizia, dal momento che i dolori certamente sopravvivono, anche se 'nascosti' dalla gioia del carnevale. Marzo è scandito dal tempo della terra: la semina e il lavoro dell'uomo per domare la natura. Arrivati a questo punto ci si è ormai lasciati trasportare da questo tuo modo di cantare le stagioni per immagini popolari, contadine. C'è la ricerca della semplicità e la volontà di trovare una musica naturale nei versi. Al volgere della primavera, la natura si risveglia e così anche l'animo del poeta, sensibile alle emozioni. Il fastidio giocoso d'Aprile, cangiante di tempo e di spirito: l'ombra della noia che cola sull'animo del poeta, facendogli agognare il cambiamento. Maggio che trabocca di vita in fiore e che soffia speranza di sentimenti; impietoso arriva però questo monito alla delusione: l'arsura brucerà ogni stelo fresco di sperana. Ecco di nuovo questo gioco intimo di far riflettere l'anelito del poeta nei mutamenti della natura. Ed ecco che con la stagione calda arriva un senso amaro di delusione a frustrare le aspettative instillate dalla primavera. A questo punto mi è venuto il sospetto che la scelta di orientare la narrazione dei mesi in questa guisa, da un inverno all'altro, sia forse dettata dalla metafora di rappresentare il cammino di una vita umana: si nasce nella scomodità e nel gelo (inverno), si cresce e si matura nella promessa di vita (primavera) e si arriva alla maturità piena e all'inevitabile delusione nel climax dell'età (estate). A parte questa osservazione, Luglio e Agosto brillano di bagliori passionali, poco importa se reali o solo sperati: è facile percepire dietro a questo versi il disagio di un desiderio forte, prepotente. Interessante ancora una volta e a maggior ragione assistere alla personificazione dei mesi in questo ambito. Ed ecco l'autunno, dolce e carezzevole. Liberatorio. Io questo lo so bene perché è in Settembre che sono nato e ben conosco il fascino quieto e consolatorio del fine estate. Usi parole amorevoli per rappresentare quella che l'istinto mi suggerisce essere il fine vita: il momento in cui si acquisisce la saggezza. Tutti i disagi e i dolori delle stagioni precedenti sono qui consolati, leniti: sia il filo spinato dell'inverno che la delusione della passione dell'estate. C'è una forte vibrazione crepuscolare dietro quel 'devi calare le tue lune, reti e remi sono già all'asciutto': è il simbolo lampante di un fine vita, di un ritiro progressivo e inesorabile dalla scena dell'esistenza. Mi commuove e mi colpisce la delicatezza di tutto questo: in molti avrebbero urlato, lanciato anche improperi contro la natura. I tuoi versi invece sono permeati si un profonda consapevolezza dell'ineluttabilità, se non proprio di rassegnazione. Conclusione piacevolmente circolare, dove l'inizio e la fine si congiungono. Questa idea di circolarità è la parte più bella, concettualmente parlando: fai intendere che il tempo non è un fenomeno lineare, per così dire 'fine a se stesso'. C'è un continuum, un andare avanti per ritornare: l'esperienza umana non si conclude in sé, ma si rinnova. arrivato a questo punto mi appare chiaro che l'anno è una metafora dell'esperienza di una vita umana. Di nuovo parole distese e sagge per descrivere qualcosa di umanamente straziante: l'appropinquarsi della fine. Conclusione assolutamente positiva, forte di una saggezza sapiente, dettata dalla comprensione del proprio tempo. In sintesi: un poema completo e articolato, che chiede tempo e pazienza per essere letto e apprezzato a fondo. Me ne sono accorto anche io in questo ultimo contest del LP: i poemi lunghi spaventano o forse richiedono un'energia maggiore per essere apprezzati a pieno. Ovviamente a noi del plauso e dell'approvazione del pubblico ce ne frega un beneamato: noi siamo dei, creatori di mondi. Che cosa ce ne facciamo di una pacca dietro la spalla e di un 'bravo', dopo che abbiamo edificato un mondo di emozioni e di sensazioni uniche?! Niente, per l'appunto... Dico questo perchè credo che questa poesia non sia stata compresa e valutata appieno, anche e soprattutto per il tempo maggiore che questa richiedeva per essere studiata. Dovendo fare qualche osservazione critic, direi che alcuni passaggi suonano molto discorsivi e verbosi, il chè alle volte, senza l'aiuto di una metrica piacevole, può risultare ostico da leggere. A me il poema è piaciuto per la sua vogli di raccontare e racontarTI, per la densità dell'esperienze che hai voluto condensarci. Notevole. A rileggerti presto.
  9. Nerio

    [LP10] Il tempo non s’affanna

    Ed eccoci qua, cara @Befana Profana A passo lento, ma arrivo anche a commentare la tua poesie che fra quelle i gara è stata una delle mie preferite. Le ragioni per cui la mia lancetta personale si è fermata sul tuo componimento sono molteplici e ovviamente (nel caso non fosse chiaro ancor adesso) soggettive. Personalmente il tuo stile incontra la mia approvazione perché mi sembra che tu cerchi di creare un equilibrio fra musicalità (una forma molto immediata e poco artefatta di metrica) e concetto. Il risultato è piacevole, mantiene un equilibrio notevole. Per gradi: Questi primi tre versi sono musica per le orecchie Una musica 'grezza', naturale, fatta di dentali e parietali. Due anafore che creano un'assonanza perfetta. Bellissimo. L'idea è abbastanza semplice nel suo insieme: contare/misurare il tempo nella sua incapacità di essere 'suddiviso' o 'centellinato'. Nel suo continuo fluire, il tempo è quindi indivisibile. L'impalpabilità del fenomeno è un altro aspetto chiave di questo tuo componimento: dipingi Crono come un fantasma indefinibile, che tutta via guida e forza noialtri a seguirlo (inani). E' semplice e completo al contempo: mostri e spieghi, ma lo fai nei confronti di qualcosa che non è visibile e percepibile. Fino ad ora avevi dato spazio solo al fenomeno cronologico, al suo essere impercepibile chiaramente. Ora metti questa condizione in relazione con noi stessi, con il nostro personale desiderio di esistenza. Mi piace questa gradualità progressiva dei verbi che approcciano il tempo per gradi: fermarlo, stringerlo, dilatarlo e infine possederlo. Mere illusioni. Al pari di un miraggio, questa idea di afferrare e fare nostro il tempo è pura illusione. Allungare le dita per cogliere quei pochi istanti che vorremmo fare nostri. Breve, conciso, straziante. Non c'è chissà quale elaborazione cervellotica o astrusità esistenziale: c'è solo la mera constatazione dell'inafferrabilità del tempo. Il nostro esserne totalmente proni. Ma il tutto è reso in modo limpido e chiaro, con quella musicalità di fondo che è rapida e contratta, che fa vibrare i versi come corde di chitarra. E a me piace così. Lo trovo esemplare e completo, pur senza spiccare voli pindarici o salti iperbolici. Limpido e semplice, come la voce dei bambini Piaciutissima, cara Befana. A rileggerci
  10. Nerio

    Great and proud howls the wind

    NOTA: Questo poema è scritto in lingua inglese; la traduzione in italiano è riportata di seguito nella finestra nascosta. commento Great and proud howls the wind! No human god could louder sing, no mortal soul might ever lean over such mighty heavens unseen. So desperately we live and die for a touch of that remote sky, a piece of hope, a tingling lie: whatever could push us high. Into the mud we strive and scream, fighting for glories or noble dreams in the end, going down the same stream of tears and blood, no pain to redeem. And yet indifferent to all comes the wind! No bright angel could merryer sing, no human hand might ever bring such sweet peace to our bitter scene. Traduzione:
  11. Nerio

    [LP 10] Cinque Dieci Venti Quaranta!

    Un, due, tre, STELLA! Tana per @Talia! Il tempo è un gioco per bambini, una gara a rincorrersi e lasciarsi perdere. Il grande pregio del componimento è la sua aderenza strutturale, metrica e linguistica al leit motif del topic, ovvero al fugace raggiungimento di qualcosa. Nello specifico (credo) una posizione ferma nel tempo. Ma il tempo, ovviamente, se ne frega. Di noi, dei nostri giochi, dei nostri numeri e dei nostri standard. Lui se ne fotte e se ne va. Punto. Ma il tempo in questa poesia, contrariamente a quanto solitamente fa nella vita nostra, non è un crudele aguzzino che perseguita i suoi figli. In questo caso gli dai una voce e un tono da bambino, un pacifico compagno di giochi che guida e illustra i nostri passi. In questo componimento seguiamo infatti due voci distinte che si inseguono e si spiegano, o meglio: una guida e l'altra segue, spiegando, il corso degli eventi. Per gradi, la prima voce (il passato): Un formidabile madley di giochi per bambini, tutti mescolati assieme: un tuffo nostalgico ed emozionante nelle dinamiche del quartiere/piazza. Già qui, wow. Bello. Un tuffo al cuore. Si inizia con un'esplosione di gioco e felicità: l'infanzia è un 'Tana libera tutti'! Si fa festa, si esulta. E tanto basta. Seconda voce (il presente): Una piccola digressione per mostrarci che quel primo momento di gioia non è lontano da noi, dopo tutto. Sembri voler suggerire che il tempo, nella sua accezione più ampia, sia un eterno adesso, più che un tunnel nel buio: viviamo proiettato verso il domani, con i piedi/ricordi nel passato, ma la coscienza è ferma solo sull'adesso. In questo senso siamo sempre fermi nello stesso punto: non c'è differenza fra il bambino e il vecchio. Ergo, in noi sono ancora quei sorrisi e quegli occhi di fresca speranza. Bello. Prima voce: Metafora stupenda che vuole far coincidere l'io narrante del passato a quel flusso in evoluzione che è il tempo. Mi piace che tu abbia richiamato l'immagine del mare con l'infanzia. Incredibilmente, questo è un punto fisso per molte persone… quasi un archetipo jungiano. Il mare con il suo gioco di onde è l'elemento che associ con la gioia serena dell'infanzia. Continuando l'idea del confronto, la seconda voce: Come nel grande 'Canzoni di innocenza ed esperienza' di W. Blake, proponi la contrapposizione dello stesso elemento visto su una luce ora innocente (il passato), ora matura e disincantata (il presente). Questa è la volta della risacca (immagine di quiete e di serenità) che qui viene vista come un termine di sfida, quindi di pericolo. Mi piace come la natura delle cose si sdoppi, sia al contempo serena e atroce, grazie appunto al concetto di circolarità del tempo. Intrigante. Prima voce, sull'amore e le relazioni amorose. Qui il passato rivela la sua anima romantica, innamorata ed entusiasta della natura umana. La speranza nell'essere umano è limpida e toccante: c'è l'idea di credere nelle persone, del voler dare fiducia anche a chi non si conosce che è tipica dei bambini. Dunque la voce della maturità: Dolcissima conclusione. Il cuore che si è fatto abbastanza grande per contenere anche un amore così grande come quello di una madre per i suoi figli. Apprezzo molto questa limpidezza, questa trasparenza di sentimenti che dà voce alla speranza del bambino nel vissuto dell'adulto. Tanto Conclusione dove le due voci si fondono: Finale agrodolce, dove l'innocenza del passato (che potremmo interpretare con la presenza della natura con quell'acacia) si incontro al punto d'arrivo (40!) dell'oggi. Ci sono ancora una volta gli elementi di confronto perché si contrappongono nuovamente il passato e il presente, facendo scaturire la realtà duale delle cose. Ma la conclusione qui è amara, quantomeno dolente nella sua conclusione: la natura del tempo infatti è limitata per noi, in barba alla percezione di circolarità ('del solito verde le foglie') che ne abbiamo acquisito. Siamo creature limitate e non appena raggiungiamo la coscienza della bellezza della vita, ecco che realizziamo anche la triste limitazione che questa ha per noi. Del resto, come Blake stesso voleva far intendere nei suoi canti, le due cognizioni sono antitetiche, ma complementari: entrambi sono necessarie, seppure in contrapposizione. Mi piacerebbe lasciarti con una voce positiva, tirando fuori dal mio cappello truccato il coniglio di un verso lenitivo e consolatorio. Ma io sono un estremista di merda, cara Talia. A me piace il dolore come il piacere, forse in ugual misura… perciò ti dico quello che ho scritto anche ad Adelaide... Come disse Anna Magnani, la grande attrice italiana, a chi la voleva truccare per nascondergli le rughe: "Non me le coprire, che c'ho messo una vita a farmele venire". Un abbraccio enorme, come il tempo. A presto cara.
  12. Nerio

    [LP10] Spiegalo agli storni

    Caro @Roberto Ballardini più che una poesia, questo tuo componimento è una piece teatrale… contiene abbastanza materiale emotivo da riempire un bel dialogo a due voci, capace di farci capire le diverse anime della vita: da una parte chi pianifica, propone e segue il piano della razionalità. Dall'altra chi abita il solo momento possibile: l'adesso. Non avresti potuto scegliere un tema migliore per rappresentare il concept del poema, davvero... Ti scrivo innanzitutto che è proprio la scelta delle due voci quella che mi ha convinto maggiormente.. è perfettamente studiata e anche il registro linguistico e il tono delle due voci cade proprio "a fagiolo" per esaltare il messaggio Bello, bello. Mi sono innamorato di quel 'spiegalo tu': più che una pacata esortazione, una violenta provocazione ad affrontare il problema dei problemi. Ovvero, il fatto che il tempo come lo intendiamo solitamente non esista. La fisica quantistica e la filosofia moderna ci hanno ampiamente dimostrato che non si tratta di un principio universale e oggettivo. Ora tu fai il punto della situazione, sbattendo in faccia all'interlocutore ('tu che hai avuto un futuro/ ricordi di un passato') l'inesattezza della sua esperienza temporale: quello a cui si può fare riferimento quando si parla di tempo non sono che astrazioni mentali… il tempo non può essere semplicemente la vaga pianificazione del domani ('hai avuto un futuro') o il vago ricordare lo ieri ('ricordi di un passato'). No! Il vero concetto di tempo sfugge a tutto questo e viene in qualche modo sfiorato dalla seconda voce poetica (quella dello storno, suppongo) che in quanto animale non può vivere di astrazioni mentali ('io non lo conosco [...] io/ ora, nell'alba'). Cosa è geniale è il fatto che la prima voce, quella umana, parli del tempo al passato anche quando parla di un futuro (che in quanto tale non esiste veramente, se non nella nostra testa), mentre il tempo presente appartiene solo alla voce dello storno. Questo perché, appunto, l'animale è in grado di vivere nel solo istante adesso. Non so se tutti abbiano colto la geniale semplicità di questo assunto… io l'ho trovata straordinaria Questo secondo passaggio va sempre in quella direzione, spiegando un po' più nel dettaglio il tutto. Di nuovo la provocatoria richiesta di spiegare il tempo, ma questa volta suggerendo che l'unico modo per farlo in modo concreto non sia di utilizzare i concetti astratti, bensì il proprio io fisico ('fai parlare il tuo corpo'). E di nuovo la seconda voce che nega la prima, che mostra l'ineluttabilità del tempo nel suo eterno 'adesso': 'io vivo'. Bellissimo. Questo passaggio prosegue nella stessa direzione dei precedenti, arricchendo di bellezza 'sonora' il concetto alla base. Qui parli però di 'immaginare' e non più di spiegare: lo considero come un dare per assodato il fatto che la reale percezione del tempo sia fugace e discutibile. Bellissimo il contrasto kunderiano fra pesantezza (del tempo, per gli umani) e leggerezza (del vivere l'ora, degli animali): l'uno accumula e appesantisce, l'altro è impalpabile come aria poiché fatto della sola materia delle azioni istantanee. Questo punto è un vero e proprio rovesciamento del principio di superiorità umana sulla natura: crediamo di essere la specie dominante perché in grado di 'salvare' qualcosa da una generazione all'altra. Pare invece che tu voglia fare intendere come questo accumularsi del (concetto di) tempo sia alla base dell'infelicità dell'umano rispetto alla sua controparte animale. Forte. Bellissima ripresa della prima strofa, che ricalca variando l'adagio dei primi versi. Questa volta però sottolinei la volontà e non la casualità degli eventi: è l'uomo che ha voluto e cercato questo progredire del tempo. Contemporaneamente dal 'volere' umano abbiamo la contrapposizione con il 'dovere' animale: un animale in un certo senso non è libero di scegliere, essendo guidato dall'istinto più che da un principio di volontà razionale. Qui mi hai lasciato sospeso, indeciso. Si delineano benissimo i due caratteri 'parlanti' di questa poesia e sono tutti e due così limpidi e chiari da lasciare ammirati. Ma a dirla tutta non è altrettanto facile capire quale dei due sia davvero quello più felice e/o libero. Inoltre appare rovesciato anche il principio ideale che vorrebbe associare alla libertà intellettuale un'altrettanta felicità (data dalla comprensione, dunque dalla superiorità sui fenomeni della vita). In particolare il dubbio si origina qui: "io devo andare [...] libero". Se davvero lo storno è libero, perché usare il verbo dovere, che in realtà sottende un'imposizione? Sono ovviamente molteplici le chiavi di lettura del componimento e (a mio avviso) innumerevoli sono le sfumature che hai disegnato con la scelta dei termini. Mi piace molto il poema nella sua interezza proprio perché appare come qualcosa di complesso e ricercato, capace di tenere impegnato il lettore per un po' per essere decifrato. Articolato, teatrale, discorsivo e arguto: la tua poesia mi ha colpito dall'inizio alla fine Complimenti Roberto!
  13. Nerio

    [LP10] A non pensarli

    cara @Poeta Zaza arrivo finalmente a commentare questo tuo componimento che mi ha suggerito più di un interessante idea di riflessione, nonché suggestione 'emotiva'. Lo stile è ormai una bene nota caratteristica di questo forum: proponi i tuoi versi con apparente semplicità, riducendo la forma a un predicato molto pulito, una metrica pressoché inesistente, per proporci un messaggio intenso ed essenziale allo stesso tempo. Un modus poetandi che ormai potremmo definire 'poesia zaza' Questo per dire come tu ormai abbia influenzato questa sezione con i tuoi lavori Procedendo per gradi: L'apertura dà subito il seguito al titolo, come proseguendo un discorso ideale fra poeta e lettore. La metafora sottointesa è che i ricordi possano essere considerati al pari di oggetti che raccogliamo strada facendo e che conserviamo in un qualche non meglio specificato posto. Così facendo nella vita è facile immaginare che ci si riempia di tante belle, impolverate cose. A volte tesori preziosi, altre volte cianfrusaglie: comunque la vogliamo vedere, ci ritroviamo a collezionare parti di noi, fuori da noi. L'incisa suggerita dai trattini, quella al fondo di questo primo pezzo, apre un'interessante finestra sul mondo dei ricordi, per l'appunto. Trovo questo escamotage molto ben riuscito: precipiti il punto di vista del lettore dall'ideale al reale. E' un po' come se ti volessi affacciare dentro la nostra memoria, a indicarci con mano quello che ci abbiamo messo. Conclusione piacevolmente criptica, sospesa. Nonostante tali ricordi appaiano abbandonati, impolverati in quel cantuccio della memoria, può sempre capitare di farli rivivere, di colpo, in quel momento di contemplazione (magari al tramonto). Fulgide fiammelle di vita vissuta che tornano a riardere, avvolgere e travolgere il presente. Mi è piaciuto molto il termine 'lembo di nuvola', che vagamente crea assonanza con il termine 'nembo' (contestuale al periodo). Un po' come Wordsworth con i suoi Daffodils, lasci intuire la tua personale visione dell'esperienza poetica come di un momento di ripensamento, vissuto a distanza di tempo, dove la memoria brilla della luce brillante delle emozioni vissute. Un'idea di immortalità emotiva davvero interessante e nient'affatto banale. Personalmente, credo di aver avuto il mio periodo wordsworthiano e di esserne piacevolmente venuto fuori. Per riassumere la mia opinione in merito prendo le parole del grande Osborne in merito, tratte direttamente da quella struggente piece teatrale che è 'Ricorda con rabbia': Ecco, direi che questo è il mio assunto: i ricordi per me non rivivono in lembi di nuvole, ma in lembi di carne e sangue. Sono ferite straziate, bellissimi fiori di sangue e ossa che non si impolverano, perché sanguinano sempre. Interessante componimento, cara Zaza Al prossimo lampo!
  14. Nerio

    Lampi di Poesia 10 - Topic ufficiale

    Complimenti a @Poeta Zaza Lode e gloria a @Lmtb99 e @Alba360 A tutti gli altri invece birra e pacca dietro le spalle (sempre a 1m di distanza) Grazie ad @Anglares e agli altri organizzatori del contest per l'opportunità di confronto Ora mi riprometto di finire di commentare tutte le poesie in gara e di rispondere agli utili commenti fattimi. Grazie a tutti Come al solito sono in ritardo, ma dai… ormai ci siete abituati
  15. Nerio

    [LP 10] Stupidi fratelli

    Caro @Aurelio C.P. Mandraffino ben trovato in officina e con questa poesia a dir poco ermetica, ma nonostante questo molto leggibile. Quello che mi piace di questo componimento è la scorrevolezza e il tono epitaffico: sembra di leggere una poesie nello stile di Edgar Lee Masters, una sorta di breve sunto della vita di un essere umano. Gli eventi di un'intera esistenza, a volersi comprimere in così poco spazio, subiscono una pressione devastante, tale per cui il senso più autentico del testo risulta sublimato. Per questa ragione sono andato a cercare il messaggio nelle sospensioni, in ciò che lasci intuire e che non sveli mai direttamente. E questa operazione è stata (lo devo ammettere) intrigante Da questa prima sequenza è subito chiaro che sul chiasmo incrociato di antifrasi giocherai buona parte del poema: ti metti lì e confondi sistematicamente il senso comune del testo, nascondendo il concetto classico del tempo. E' il caso ad esempio di 'siamo morti / appena abbiamo respirato', o 'Avevamo più giorni da vivere / ma eravamo ancora troppo vecchi'. Di colpo non è più chiaro di qual ordine cronologico tu stia parlando. E poi ancora: " Ascoltando il tic-tac, / siamo andati fuori tempo", che sembra ancora più assurdo se ci si pensa bene, perché l'atto di seguire un orologio (reale o ipotetico) è ciò che porta al di fuori della sequenza temporale. Insomma: sconvolgi in pieno l'idea classica 'empirica' del tempo come di un processo sequenziale. Ottima apertura, davvero. Scelta ottima delle figure retoriche. Prima osservazione: hai scelto di "acconciare" i versi a mo' di clessidra TOOOP! Ancora una volta giochi bene a sovvertire l'ordine atteso dal lettore, contrapponendo l'opera distruttiva/creativa del tempo. Quello che mi piace è quel 'Abbiamo sbagliato tutto': è la prima volta che usi un tono così apologetico, disteso e al contempo amaro. C'è la resa davanti al proprio errore, ma io ci leggo anche una bonaria riprova, un segno di maturità. Questo, in generale, è il passaggio che mi è piaciuto di più, perché in effetti lo sento anche mio: ci leggo l'amarezza disincantata dell'uomo moderno che ora più che mai, è in conflitto con il tempo. E in effetti io pure non so come fare a vivere bene il mio tempo: o lo spreco o lo sfrutto all'eccesso. O mi proietto totalmente verso il futuro o mi dilungo nel passato. In generale, vivere l'adesso (l'unica cosa che abbiamo veramente) è impossibile Ecco, questo è il punto in cui il nodo gordiano viene un po' sciolto, a mio dire. Certo: restio sempre molto criptico e questo mi piace: una poesia non deve sempre per forza spiegare tutto. Quei piccoli segreti lirici qui e là servono, fanno bene e arricchiscono la lettura. Scrivo questo perché l'enigma dei 'fratelli' viene qui messo un po' a nudo: siamo noi, sono le vite umane, sono i grani dell'esistenza. Questa forma di oggettificazione dell'individuo è quanto di più esistenzialmente devastante Ma ciò che è peggio è che è vero! Se pensiamo infatti alla innumerevole quantità di persone che sono esistite prima di noi ( e che esisteranno dopo), è inevitabile essere colti dalla vertigine. Miliardi, miliardi e miliardi, secondo una processione innumerevole… l'unica immagine analoga a questa in natura è per l'appunto quella del deserto del Sahra, con i suoi minuscoli granelli di sabbia... Brividi esistenziali Conclusione superbamente ergodica. Il testo e il suo formatting è parte del messaggio: il poema si interrompe bruscamente proprio perché l'aver ucciso il tempo decreta automaticamente, nel testo stesso, la cessazione dell'attività cognitiva. Geniale. In sintesi: un testo complesso, meravigliosamente articolato, ricco di spunti esistenziali di riflessione. Stile molto discorsivo e poco musicale, ma sapientemente abbellito da chiasmi, antifrasi e metafore degne di nota, mai banali. Piaciuto
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