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Bango Skank

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  1. Bango Skank

    editorI per un libro un po' esotico

    Mi sembra qualcosa di estremamente particolare. Potresti magari inviare una mail a qualche agenzia (iniziando dalle free) per spiegare di cosa si tratta e chiedere se fossero interessate a dare un'occhiata al lavoro. Magari le agenzie hanno qualche idea... Poi, puoi sempre spulciare tra i siti delle varie CE... però dovresti prima individuare un "genere" di riferimento. Ho capito la struttura, ma non ho capito l'argomento: i dipinti cosa trattano? un conto sono dipinti a tema horror con storie annesse (e quindi hai quel mercato come riferimento), altro conto sono, per dire, illustrazioni per bambini (mercato diametralmente opposto e - di conseguenza - CE di riferimento diversissime).
  2. Bango Skank

    R. Vivian Literary Agency

    Dal sito: "Si consiglia di far pervenire i dattiloscritti in formato Word (estensione .doc) e di inviarli all'indirizzo e-mail manoscritti.vivian@gmail.com" quindi: formato con estensione .doc all'indirizzo indicato. Direi poi: una breve presentazione (da inserire o nel corpo della mail o nel documento stesso, prima del testo), e nel testo: titolo, due righe per specificare di che genere è il testo, una breve sinossi dello stesso e poi, ovviamente, il romanzo. Tutto qui. Credo che valga genericamente per ogni invio, dove non specificato diversamente (ci possono essere agenzie che, ad esempio, richiedono solo le prime N battute e se interessate chiedono il resto). Un saluto!
  3. Bango Skank

    L'agente che ti pubblica

    Mi ricordo di aver semplicemente inviato una mail (con allegato il testo) all'indirizzo indicato sul sito. Ciao e grazie a te
  4. Bango Skank

    L'agente che ti pubblica

    Certo, mi è capitato. Posso dire quello che è successo nel mio caso e con la mia agente (il che non conferisce nessuna - ripeto forte è chiaro: nessuna - garanzia/prova/certezza ecc. che questo succeda ad altri e con altri agenti: sono questioni che presumo vengano discusse e risolte di volta in volta e da persona a persona). Dopo avermi piazzato il primo romanzo con Rizzoli, ha scartato il secondo: non le piaceva, a suo avviso era invendibile a una grossa CE e troppo di nicchia. Cosa ho fatto? Ne ho scritto un terzo e stiamo lavorando su quello. Riguardo al secondo? Non ho mai approfondito. Mi ha detto di lasciarlo perdere, per il momento, e così ho fatto. Considera che è un romanzo che hanno letto altri "addetti ai lavori", non però così inseriti come la mi agente. A loro piaceva, e molto. Non è un romanzo che avrei alcun tipo di difficoltà a piazzare in qualunque CE di fascia medio piccola, immagino... ma è un romanzo che non è adatto, al momento, a una grande CE. Perché? Perché è una distopia un po' alla King, un po' politica... un qualcosa che nessun esordiente può permettersi di presentare a una grande CE. Indipendentemente da quanto io sia affezionato a quel romanzo, in questi casi si analizza il testo con tutto il distacco del mondo e ci si affida a chi ha più esperienza. Il romanzo in effetti non va bene: nulla da dire su come è scritto e tutto, ma manca qualcosa per renderlo interessante per un pubblico generico (bada bene: se sei famoso, tutto è interessante agli occhi del "tuo" pubblico. Se fossi famoso come King, per dire, quel romanzo andrebbe benissimo così come è). Ora, il concetto che ho capito è questo: fra due mesi esco con Rizzoli col romanzo X, di esordio. Si vede come va il romanzo. Partiamo dall'ipotesi estrema in positivo: vendo 100mila copie e divento un caso. Sto sicuro che la mia agente, in quel caso, riuscirebbe a piazzare anche la mia lista della spesa. Sono ragionevolmente certo che in un paio di settimane piazzerebbe quel secondo romanzo Y al momento "invendibile" e tutti i racconti e bla bla. Ma siamo nell'ottica del: ho vinto la lotteria. Passiamo quindi a uno scenario più ragionevole: vendo poco, come quasi tutti quelli che hanno la fortuna di esordire con una big. A quel punto sarà, spero, pronto il romanzo Z, il terzo, che sto aggiustando con l'appoggio della mia agente (lo appoggia perché in questo crede, al contrario di Y che mi proprio detto di "tenerlo lì buono"). E il romanzo Y? Lo sto riscrivendo. Se e quando riuscirò a renderlo migliore di come è ora, lo riproporrò alla mia agente. Alla domanda legittima: ma se tu volessi piazzarlo per conto tuo a una CE magari più piccola? non so rispondere. Il contratto mi vincola, non potrei. Potrei però chiedere un contratto diverso, un contratto che, per dire, consenta alla mia agente la discrezione di leggere tutto ciò che scrivo e di scartare o meno quello che vuole, lasciandomi poi ciò che scarta in modo che io possa farne ciò che voglio? Certo, potrei. Ma non lo farò. Perché sarei di una presunzione colossale se, a questo punto del mio percorso, mi considerassi "arrivato", mi considerassi in grado e nella condizione di dire che il professionista ha torto e io ragione. L'editoria è un processo lungo, faticoso e spesso feroce. Lo scrittore - a meno che non sia un caso mediatico per affari suoi tipo uno youtuber ecc - deve faticare molto e avere tanta pazienza. A costo di stare "fermi" 3-4 anni. Io scrivo molto, e senza voler fare il falso modesto, so di scrivere bene. Potrei far uscire e pubblicare un romanzo all'anno con qualunque piccola CE dignitosissima. Però adesso ho la possibilità di provare ad approcciarmi al mondo del professionismo, e quindi sto zitto e buono e gioco secondo le regole dei professionisti. Quelle regole prevedono che io sia paziente, umile e ricettivo verso chi lavora nell'ambiente da anni. E così sto facendo. Poi? Mi concedo altri 3-4 anni. Andrà bene? Ok, avrò avuto ragione. Andrà male? Ok, ci avrò provato. Avrò rallentato 3-4 anni, intanto avrò un 2-3 romanzi nel cassetto invece di 6-7... poco male: saranno più curati. A quel punto? Cercherò una CE piccola e adatta alle mie esigenze - evidentemente senza agenzia, perché non avrò "sfondato" e non i servirà più - e scriverò un romanzo all'anno, cercando di mantenere uno standard elevato, per quel che potrò.
  5. Bango Skank

    L'agente che ti pubblica

    No no, attenzione: dipende da agenzia e tipo di contratto. L'agenzia che mi rappresenta non rappresenta "il singolo testo", ma l'autore. Per la durata del contratto sono vincolato: tutto ciò che scrivo passa per l'agenzia. Cosa comporta a livello pratico? L'agenzia scommette sull'autore. L'autore presenta un romanzo finito, non l'idea. Se la mia agente ritiene il romanzo valido ma migliorabile, mi dice cosa secondo lei va cambiato. Ma non vengo seguito via via... e non mi farei seguire via via. Io scrivo. Io decido cosa scrivere, e come. L'agenzia mi dice: ok, si può vendere. Ok, questo no, al momento non è vendibile. Oppure: ok, va bene ma è migliorabile, quindi prova a migliorarlo. Il vendibile è sempre riferito a grandi CE, per questo è estremamente difficile ottenere un: ok si può vendere.
  6. Bango Skank

    Invii mirati agli editor delle CE

    Secondo me nell'equazione in realtà c'è da aggiungere quello che definirei effetto sorpresa, effetto wow. Se fossi un editor importante e sulla mia scrivania apparissero tre testi in otto anni (che fa più o meno un testo ogni tre anni) immagino che la sorpresa sarebbe tanta e che, quindi, darei un'occhiata incuriosito. Se quei testi diventassero tre al giorno, invece, immagino che non sarei così contento... oddio, tre al giorno un'occhiata generale si può anche dare. Comunque, al di là di questo, secondo me il discorso di Franco Forte ha anche un altro senso (apro parentesi: io ho una grandissima stima di quell'uomo. perché in un mondo che definire chiuso - e spesso "con la puzza sotto il naso" da parte dei professionisti - è dir poco, lui è uno che comunque spiega, dice la sua, i consigli prova a darli. scrittore Mondadori, editor Mondadori, DE della Delos... di cose ne fa tante, ma il canale youtube con i consigli comunque lo fa. poi possono piacere o no, possono essere utili o no, ma lui ci prova. insomma, è uno con cui è possibile interfacciarsi, nei limiti del possibile. immagino ci sia gente che conta molto meno che se la tira molto, ma molto di più). Anche un altro senso, dicevo: quello di allegare sempre qualcosa (una lettera, una sinossi, un chiamatelocomevolete) che spieghi chiaramente e immediatamente a chi apre la busta (la mail, la pergamena, il rotolo di carta infilato nella bottiglia e affidato al mare o quel che sia) determinate cose: - che genere è - a quale collana della CE potrebbe interessare il testo - idea centrale. non dico la sinossi, anche quella ci deve essere ovviamente, ma due righe che invoglino a leggere la sinossi sì. poi una sinossi che invogli a leggere il testo. Insomma, da quello che ho capito io vedendo il video, uno dei tanti problemi è capire subito cosa si ha per le mani. Sembra banale la cosa, ma non sempre lo è... se ripenso ai miei primi imbrobabili tentativi di invii a casaccio di raccolte di racconti, anni fa, mi faccio quasi tenerezza!
  7. Bango Skank

    Invii mirati agli editor delle CE

    Tutte domande a cui non so rispondere. Magari quanto detto da Franco Forte vale per lui e non per gli altri... magari in Mondadori disincentivano l'invio cartaceo perché ne arrivano troppi, ma in realtà poi ogni tanto qualcuno lo guardano... non lo so! L'editoria in Italia è una macchina complessa, quindi non bisogna prendere per oro colato ogni cosa viene detta da un addetto ai lavori, perché può essere la sua "vision", che può essere diversa da quella di altri. In ogni caso, credo che il senso ultimo del discorso sia: informarsi sempre il più possibile.
  8. Bango Skank

    Invii mirati agli editor delle CE

    Anche a me piacciono molto. Lui forse non ha "l'appeal video" dei più giovani, ma di esperienza ne ha da vendere!
  9. Bango Skank

    Ho una storia ma non so scrivere!

    Ciao Jessica, benvenuta! Ti dico la mia. Non devi cercare un professionista in questa fase. Perché per scrivere bene una storia ti servirebbe un bravo ghost, e un bravo ghost costa molto. Ma anche ammesso che tu riesca a trovare i soldi per pagarne uno, quale certezza avresti di una pubblicazione? Per ripagare il prezzo del ghost, poi, dovresti puntare a una delle maggiori CE italiane, perché con qualche centinaio di copie non lo ripagheresti di certo. Il mio consiglio, quindi, è quello di preparare una sinossi dettagliata della tua storia: per questo sì, puoi utilizzare degli editor profesisonisti e cavartela con poco. Una volta che hai il materiale puoi provare a inviarlo alle CE e vedere se qualcuno è interessato a "sviluppare" la tua storia e ad affiancarti un ghost professionista per farne una saga. Su questo, però, c'è da essere chiari: se un romanzo di quel genere - anche se ben scritto - ha già poche possibilità di essere preso in considerazione da una grande CE, un romanzo ancora da scrivere - e che quindi presuppone un ghost da pagare - ha davvero una possibilità su un milione di essere preso in considerazione. Dovrebbe essere una storia talmente coinvolgente, innovativa e chi più ne ha più ne metta da convincere una grande CE a investire migliaia e migliaia di euro con la ragionevole convinzione che quella storia, una volta diventata un libro, venderà migliaia e migliaia di copie. Se pensi che la tua storia sia quella storia, puoi provarci. Ma sempre con la consapevolezza che le possibilità sono davvero, davvero poche. Un saluto
  10. Bango Skank

    Invii mirati agli editor delle CE

    Voglio linkare questo contenuto, dal canale di Franco Forte. Ritengo sia molto, molto interessante, a tratti anche illuminante, su come funziona una grande CE dall'interno e su come, molto spesso, a una certa superficialità delle case editrici faccia da contraltare una certa superficialità degli aspiranti scrittori. Cosa che spesso avviene più per ignoranza che per sciatteria, sia chiaro: io stesso non ho mai inviato nulla “ad personam”, per il semplice fatto che ignoravo si potesse fare e che anzi fosse raccomandabile.
  11. Bango Skank

    L'agente che ti pubblica

    Secondo me il romanzo di formazione può ancora andare bene... in fondo è uno di quei generi più o meno intramontabili. In Italia penso che la difficoltà maggiore sia per il genere, la sperimentazione, i mix azzardati. Un po' di tempo fa ho letto un titolo interessante, "Elementare, cowboy" di Steve Hockensmith (qui uscito con Casa Sirio). Un western investigativo con protagonista un cowboy che gioca a fare Sherlock Holmes, delle cui avventure è uno sfegatato lettore. Romanzo che in USA, mi pare di aver letto, ha vinto anche diversi premi... certo è un po' "fuori registro" per chi ha gusti classici, ma il punto non è, per me, l'intrinseca qualità narrativa di quel titolo, il punto è che negli USA arriva uno e scrive un mix tra western e investigativo e non solo lo publbicano, ma vince anche premi. Ora, io mi immagino a presentare a una grande CE un testo in cui, che ne so... si mischia la mafia con il fantasy. Il boss orco, il faccendiere elfo, i piccihobbit e compagnia bella. Immagino che, scritto bene o no, le possibilità di vederlo stampato siano poche. Questo per dire che, a naso, c'è una certa insofferenza verso determinati azzardi... e lo reputo un peccato, perché la narrativa italiana "che tira" alla fin fine a me annoia non poco (e non me ne vogliano gli autori e le autrici ben più famosi e titolati di me, semmai dovessero imbattersi in queste riflessioni). Eh... non è facilissimo sapere cosa scrivere prima di scriverlo. Molto del talento degli agenti credo consista nel capire se il testo è spendibile. Quello degli editor è capire come migliorarlo. Ma il concetto di: parto da zero, invento la storia che venderà a prescindere è qualcosa di diverso, è la pietra filosofale dell'editoria. Gli scittori - quelli potenzialmente bravi - riescono ad avere l'idea giusta. Quelli davvero bravi riescono anche a scriverla esattamente come l'hanno pensata (perché magari spesso l'idea c'è, ma la resa narrativa è debole). Il cocktail vincente spesso è una sinergia di competenze diverse: un autore valido con buone idee e buon ritmo, uno stile proprio; un buon editor capace di consigliare e indirizzare nel modo giusto; una buona agenzia che sappia valorizzare il testo agli occhi degli editori; un buon editore che sappia "farlo volare" una volta uscito. Insomma, più mi accosto all'ambiente, più mi rendo conto che l'affascinante (almeno per me) concetto dello scrittore misantropo e "chiuso", quello che scrive da solo e non ha contatti con nessuno ma che tira fuori il capolavoro e amen... be', più vado avanti e più credo sia una sorta di chimera, almeno a certi livelli. Un buon titolo è frutto del lavoro di tanti. Dio, stasera sono prolisso. Scusami se mi dilungo
  12. Bango Skank

    L'agente che ti pubblica

    Sì, infatti. In effetti ti assicuro che è spietata. Le ho sottoposto altri due romanzi da quando sono con lei. Il primo, reputato dal: "molto valido" al: "ottimo testo" da altri addetti ai lavori e agenzie non del suo livello, me lo ha bocciato in toto perchè troppo di nicchia. Il secondo me lo ha fatto cambiare forse 5 volte, e ancora non va bene: prima di sottoporlo a una CE vuole che sia "perfetto", laddove per perfetto intende - io presumo - che sia ragionevolmente certa di riuscire a piazzarlo. Attenzione: non parlo di intrinseca qualità narrativa di un testo. parlo proprio della capacità di "riconoscere" se un testo può essere venduto o meno a una grande CE. Tutta esperienza, fondamentalmente. Ed è un campo dove noi autori, me ne rendo conto sempre di più, non abbiamo poi molto discernimento. Non che sia un male eh... anzi! Io penso di aver scritto un testo fighissimo, scritto benissimo ecc ecc, ma lasciando da parte il "valore narrativo intrinseco", difficilmente mi chiedo, come prima cosa: questo testo è vendibile a una grande CE? Questo testo può vendere, potenzialmente, migliaia di copie ai lettori più disparati? Io mi chiedo semplicemente se il testo è valido. Personalmente, credo sia giusto così: da autore devo preoccuparmi di scrivere un testo valido. Poi però, mi piaccia o meno, la palla passa a chi deve valutare se il testo è anche vendibile o meno. Ci sarebbe un discorso infinito da fare in merito... scrivere per se, scrivere per ogni lettore, la nicchia, la massa ecc ecc. Edit: scusa, mi ero perso la domanda. 8 mesi circa.
  13. Bango Skank

    Agenzie importanti e fantasy

    Premetto che la mia risposta non vuole e non può essere altro che una mia personalissima opinione e che va presa come tale... Io credo che le agenzie grandi tendano a escludere il fantasy perché il "fantasy classico" made in Italy vende poco. Non entro nel merito del discorso "giusto o non giusto considerare gli scrittori italiani di genere come di serie B" (altrimenti mi parte la cattiveria), ma il punto è che in Italia non si hanno poi molti casi editoriali legati a quel genere; mi viene in mente Licia Troisi anni fa... poi non so, forse anche altri, ma parliamo di "casi", appunto. Mi spiego meglio: in Italia oggi si vendono - sopratutto, si esportano - determinati prodotti: periferie disagiate, mafia, storici... chiaro che la grande agenzia si specializza nei generi che più vendono. Se faccio gelati artigianali, posso anche iniziare proponendo 100 gusti diversi, dal gelato alla porchetta a quello ai cannelloni. Magari sono anche gelati buonissimi eh... però alla fine i gusti che nessuno acquista smetto di prepararli, perchè altrimenti poi li butto. L'agenzia è il gelataio. I clienti le CE grandi. Il gelato alla porchetta il fantasy italiano. Questo di base. Poi ci sono le eccezioni, la ricerca di originalità, il "raccontare una storia" a prescindere, magari azzardando, magari contaminando... Credo sia ancora possibile piazzare testi con forti elementi di genere ad agenzie che non ne trattano e a CE che non ne trattano, io ne sono un esempio (sci fi - urban fantasy - cinema di genere preso in carico da agenzia e venduto a grande CE). Però devi inventarti qualcosa che esuli dal "classico fantasy". Stessa cosa con il soprannaturale. Fantasmi e compagnia bella ci possono stare serenamente in una storia, possono anche farla decollare, ma non deve essere la "classica storia di fantasmi" che, per quanto ben scritta possa essere, si trascinerà sempre quell'etichetta tipo: "hai scritto un romanzo di genere e sei italiano? non arriverai da nessuna parte." Etichetta che io detesto in massimo grado, sia chiaro. Però, purtroppo, per ora è così. Quindi, a mio modestissimo avviso, o mascherate il genere dietro a qualcosa di diverso, o scrivete una storia dal ritmo pazzesco contaminando di tutto e di pù e stravolgendo i generi... al momento è il solo modo di avere una possibilità. E comunque, viva il gelato alla porchetta!
  14. Bango Skank

    L'agente che ti pubblica

    Io sarò pubblicato a breve con Rizzoli grazie all'intermediazione dell'agenzia di Rita Vivian. Comunque, alla fine non è che la pubblicazione sia dovuta alla volontà delle agenzie... fosse per loro piazzerebbero ben volentieri ogni singolo testo preso in carico. E lo piazzerebbero tutte con le più grandi CE. Immagino la grandezza degli editori dipenda dalla rosa di CE che ogni agenzia "tratta", mentre l'effettivo tramutarsi della proposta agenzia vs editore in contratto dipende - indipendentemente dalla grandezza del gruppo editoriale e dalla rosa di CE con cui l'agenzia ha un rapporto effettivo - da tutta una serie di fattori: spendibilità presunta del titolo sul mercato, presenza o meno in catalogo (o in lista di pubblicazione) di titoli simili, enorme botta di culo. O di sfiga.
  15. Bango Skank

    19 considerazioni sparse

    Ciao Matteo, su questo - purtroppo - io ho avuto un'impressione diversa dalla tua. Dalla mia esperienza personale di esordio (prossimo) con grande CE tramite agente posso dirti: ottimo contratto, sicuramente. Nulla da dire a proposito. Non tanto per l'anticipo (si tratta comunque di poca roba, ma a un esordiente sconosciuto senza agente avrebbero forse dato dal 25 al 50% in meno), quanto per tutta una serie di altri aspetti accessori. Per quanto riguarda il discorso promozione/marketing, invece, la voce in capitolo dell'agente dopo la firma del contratto è davvero marginale. Chiaro che parlo sempre di esordienti: con loro la "grande promozione" non è preventivata. A meno che non decidano di investire proprio sul libro dell'esordiente tra le decine e decine che escono ogni mese, quasi tutti di autori più famosi di lui. Ma ho la sensazione che in quel caso la discriminante non sia tanto l'agenzia, quanto il DE della CE che si innamora talmente tanto del testo che convince chi di dovere a investire in marketing... ma questa è un po' fantascienza. Insomma: agenzia sì per "essere presentati" alle grandi CE e per avere un buon contratto, agenzia no per avere un canale privilegiato nel discorso "promozione e marketing". Promozione e marketing li vorrebbero tutti, ma proprio tutti gli scrittori che escono. Molti di loro sono autori affermati e che vendicchiano pure, e che si lamentano perché ne vorrebbero di più. La grande CE con 50 o più titoli in uscita al mese difficilmente investe sull'esordiente di turno, tranne miracoli in cui l'agenzia c'entra poco o nulla. Questa naturalmente, ripeto, è la mia impressione in merito. Un saluto!
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