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Bango Skank

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  1. Bango Skank

    Scrittopoli 2019 – Off topic

    Ecco qui il vostro premio. Più di un necrologio tutto un funerale, vi ho dedicato... @julia1983 e @Silverwillow ed @Emy
  2. Bango Skank

    [N2019 - Premio Contest CC] La fine delle Grammar's Angels

    commento NB: il seguente testo, seppur presentato sotto forma di racconto, è il premio promesso per la vittoria del prestigiosissimo CCC/CN (Concorso Coefficiente Cadavere abbinato al Contest di Natale). Le vincitrici - Emy, Silverwillow e julia 1983, in squadra assieme con il nome di Grammar's Angels - hanno ucciso male più personaggi di tutti e, quindi, vinto un necrologio. Ho pensato che fosse giusto premiarle regalondo loro anche un funerale (e che non si dica che non sono un Signore). La lettura del seguente brano è totalmente autoreferenziale, essendo il brano liberamente ispirato ai racconti presentati dalle Angels durante il Contest e ai 12 racconti finalisti. La fine delle Grammar's Angels Io e il gobbo. Su una panchina del cimitero di Bangor, baciati dall’ultimo, pallido sole della giornata. Davanti a noi sfilano tre carri funebri. Dietro, in processione, una vera e propria corte dei miracoli. Il gobbo indica i due giovani che la guidano. «… sti cazzi dell’altezza» sta dicendo quello più basso all’amico, sottovoce. «L’importante è averci il cazzo grosso! A tua cugina io…» «Zitto Edu» lo interrompe l’altro. «E porta rispetto, è un funerale.» A seguire, un vecchio con il deambulatore e una ragazzina con il girello. Fanno a gara e ridono, neanche si recassero a una festa, e non a una sepoltura. Poi, un tizio con una tunica bianca. Faccia triste e occhiaie da guinness. In mano un taccuino e un lapis, al collo un cartello: Alessandro – Colpevole Sopravvissuto allo Strappo. «Tipi strani» faccio al gobbo. E apro una birra. Intanto, la processione continua. C’è un travestito che sta parlando fitto con tre tipi vestiti da infermieri. «… mio padre non si ricorda di me, io vi denuncio» minaccia. Due degli infermieri, un ragazzo e una ragazza, cercano di calmarlo. Il terzo, incurante, si sistema il pacco con la mano destra e si guarda in giro. «Poca figa, in giro» dice. «Poca figa…» C’è addirittura una scolaresca. La guida una prof di matematica, dietro gli alunni. Uno ha un taglierino in mano e sghignazza assieme all’amichetto (che sembra un tipo stra-tranquillo) mentre indica un compagno pieno di contusioni e graffi che trascina una bicicletta incidentata. «C’ha pure il piumino sgarrato» sibila il gobbo. «Vero» rispondo io, e lo sguardo va a un artista di strada che suona un santur e cammina da solo con l’aria affranta e malinconica. Ogni dieci passi si ferma, raccoglie un sasso e lo lancia verso il laghetto del cimitero. Poi riprende a suonare. Dietro di lui, un manipolo di femministe incattivite. Hanno in mano dei cartelli colorati che recitano: L’utero è mio e lo gestisco io e le guida un’anziana che sembra la più incazzata di tutte. Anche lei stringe un cartello: Giustizia per le Angels! Il gobbo sputa a terra. «Mai sopportate, le femministe» biascica. «Meglio quelli, quelli sì che mi sono simpatici» fa, indicando il gruppo che segue le donne. Dei tizi vestiti da demoni, fiaccola accesa in una mano, fiaschetta di vin brulè nell’altra. In mezzo a loro, un giovane uomo sorregge un anziano con il cappello nero. «Quel cazzo di bombardino mi è rimasto tutto sullo stomaco, papà» dice. Dietro la fiaccolata dei Krampus, una donna con il pancione che si trascina dietro due gemelli urlanti. Accanto a lei un avvocato con la ventiquattrore di pelle, documenti in mano. «Ecco, se mi firma qui e qui abbiamo finito. Non solo avrà diritto agli alimenti, ma anche alla casa e…» Poi, è la volta di una dozzina di tizi assurdi che sembrano usciti dalla scenografia di un film horror. Ostentano con gioiosa fierezza maschere sanguinolente, trucchi e body pant. Sembrano zombie a cinque occhi. Ridono e scherzano, tranne uno meno truccato degli altri, giusto un occhio nero: l’unico sofferente della combriccola. Due ragazzette ci si avvicinano e lasciano al gobbo un volantino contro la guerra. «Hai mai pensato di invertirti la gobba con il viso?» gli fa una, contorcendosi tutta. «Saresti chic!» Il gobbo sputa a terra e la manda affanculo. Chiude la bizzarra processione una coppia assortita davvero male. Una donna dalla pelle diafana, con la destra stringe al petto una piantina di basilico, con la sinistra tiene per mano un ragazzotto massiccio e basso che sfoggia dei basettoni demodé. Ed è vestito da gelataio. «Basta andare a scopare nella serra» le sta sussurrando. «Ho un amico che ha un piede a terre in centro e…» «Cazzo di campionario umano» dico, quando sono sfilati via tutti. «Vero. Un bestiario da primato mondiale» ribadisce il gobbo. «Vai a capire chi sono…» Incuriositi, ci alziamo e seguiamo questa processione surreale. Nascosti dietro a un albero, osserviamo la sepoltura delle tre bare, l’orazione funebre e il piccolo rinfresco. Poi se ne vanno via tutti. «Chissà chi è morto» faccio io. Il ghigno del gobbo si illumina. La mano gli va alla tasca posteriore dei jeans, dove, arrotolata, ha una copia del Gazzettino Cimiteriale. La sfoglia. «Nel programma Funerali e Tumulazioni c’è scritto che nella serata di oggi era prevista la sepoltura di tre scrittrici che facevano parte di una setta, una congrega di autrici sanguinolente: le Grammar's Angels.» Il gobbo sputa a terra. Poi accende una canna e continua. «Pare che sono morte tutte male durante le vacanze di Natale, uccise da certi pazzi furiosi. E così hanno fatto una funzione cumulativa e le hanno sepolte vicine. Quelli che abbiamo visto erano i loro fan più accaniti. Comunque, dice che ci sono articoli di approfondimento, nel giornale. Alla sezione della Cronaca Funeraria.» Ci avviciniamo alla prima lapide. Nel cimitero non c’è più nessuno. Julia 1983, leggiamo. Sotto, un epitaffio misterioso. A colei che scrivea di cubane bastarde Furon fatali salse e mostarde. «Cazzo vorrà mai dire?» chiedo al gobbo, che sta già sfogliando il Gazzettino. «Questa l’ha uccisa la sua vicina di casa. Una cubana psicopatica» fa lui, picchiettando con l’indice su un trafiletto. «Prima le ha offerto un hot dog con ketchup e mostarda avvelenati, poi le ha tagliato la capoccia e l’ha messa dentro a una scatola.» «Cristo… e perché? C’è scritto perché?» «Per colpa di un carillon. Pare che la scrittrice avesse un carillon che si metteva a suonare da solo ogni notte, e rompeva talmente il cazzo che non faceva dormire i vicini. Così, alla fine, la cubana ha sbroccato male. La gente è strana» dice. E mi passa la canna. Vero. La gente è strana. Raggiungiamo la seconda lapide. Emy, c’è scritto su questa. Mi avvicino all’epitaffio. Venia lei dall’est, scrivea prosa e canzon Morì per lo rito dello Malo Reggaeton Allargo le braccia, interdetto. Guardo il gobbo, che cerca tra le pagine del giornale. «Ecco. Quest’altra l’ha fatta secca una cantante ecuadoregna. Una che è sopravvissuta al terremoto del 2016, ma poi è uscita fuori di testa» spiega. «Le ha fatto una sorta di rito satanico, il Malo Reggaeton.» «Il Malo Reggaeton? Dimmi gobbo, che sono curioso.» «Un rito di magia nera sudamericano, c’è scritto qui. Prima fai saltare la casa a qualcuno, poi, mentre i sopravvissuti sono sepolti vivi sotto le macerie, li guardi morire cantando hit Reggaeton… tipo Despacito a Subeme la radio.» «Un rito davvero nefasto… una morte orribile» mormoro sottovoce, con timore e paura, mentre getto il mozzicone della canna a terra. Il gobbo ci sputa su e si fa il segno della croce. «Puoi dirlo forte.» Apro un’altra birra. Ne ho bisogno. E ci dirigiamo verso la terza lapide. Silverwillow, è il nome che vi è inciso sopra. Scrittrice perversa e invero spietata Dal Grillo Parlante finì poi affettata Recita l’epitaffio. Strano è strano. Faccio un sorso di birra e do una gomitata al gobbo. «Che dice il Gazzettino?» Il gobbo sfoglia. «Ah, però» fa, appena trova il trafiletto giusto. «Questa aveva organizzato un’orgia sadomaso nella sua villa. A capodanno. Roba da pervertiti veri. Tutti a trombare e a frustarsi con gatti a nove code, in testa una maschera Fantasia.» «Una maschera Fantasia?» chiedo. «Sì, tipo da Biancaneve, Babbo Natale e quelle robe lì» ghigna il gobbo. «C’è gente che si eccita da matti. Pare che la scrittrice avesse la maschera della Fata Turchina.» Faccio un’ultima sorsata e scuoto la testa. «Sì. Ce n’è di gente strana a questo mondo» sentenzio. Il gobbo annuisce. «E infatti uno sciroccato con la maschera da Grillo Parlante l’ha fatta a pezzi con un machete, mentre stavano… sì, insomma, ci siamo capiti.» Io e il gobbo. Rimaniamo qualche minuto a osservare le lapidi delle Grammar’s Angel, in silenzio. Poi ce ne andiamo. «Comunque, secondo me è sta cosa di voler fare gli scrittori che porta male» fa lui. «Non posso darti torto» rispondo, sospirando. «Non posso darti torto…»
  3. Bango Skank

    [N2019 - F] Un tipo tranquillo

    Ciao Mercy, questo racconto mi è piaciuto moltissimo. Alcuni suggerimenti (piccole cose) Ottimo l'incipit con "che poi io...", a me questi inizi fanno impazzire. Una cosa sul titolo Il mantra del tuo racconto è: io "sono un tipo stra-tranquillo". Perché il titolo "riduce"? Meglio, forse, intitolarlo direttamente "Un tipo stra-tranquillo". Così carichi ancor di più le frasi che ripeti sepsso, le "blindi", in un certo senso. E puoi permettertti di elimarne una che credos ia di troppo (lo scrivo dopo) via il punto qui, più che abbreviazione da metterci il punto, prof può essere considerata una parola vera e propria di uso comune questa non l'ho capita a pieno. Ha scritto "?" oppure gli ha chiesto cosa avesse? Nel primo caso meglio mettere "scritto", nel secondo meglio mettere "gli ho chiesto cosa avesse". Non che non sia interessante utilizzare certe forme e formule di rottura, sopratutto nel parlato/ diaristico del giovane che narra, ma allora carica davvero, non una volta sola: vacci giù pesante e aggiungiine un paio nel racconto, oltre a io gli ho chiesto "?" metti cose tipo: Seba ha fatto “XD” esultando in silenzio ecc. Qui ti si potrebbe dire che hai sbagliato il tempo del verbo, ma secondo la mia personalissima idea di scrittura e gusto, è giusto così. Nel colloquiale, nel parlato o in questo tipo di racconto, per me è perfetto. sporca un po', qui. troppo pulita questa frase. la dice un teppistello che ha appena preso 4 e sta incazzato con il mondo "Sei uno stronzo. Anche con otto in mate rimani uno stronzo e uno sfigato." o qualcosa del genere Punto dopo "ho pensato". Pensato, alzato e fronteggiato: fa troppo cantilena. Non sono errori o probelmi chissà quanto gravi, ma se hai tempo e modo, lima anche queste piccolezze, cerca la perfezione formale a livello "musicale". In questi casi, meglio cambiare ...ho pensato. Invece quando Pasqualato si è alzato Seba si è fatto da parte. anche qui verbo ok per me. il termine audizione non so... forse sono troppo piccoli per le "audizioni"? Nel senso, forse è poco congruo, cambierei con interrogazione o addirittura provino di calcio e ste cose. primo gergale: mi piace molto secondo gergale: qui invece andrei pulito e aggiungerei: "del tutto convinto" (per una questione di equilibrio: l'altro gergale è troppo vicino, poi "carichi" troppo) questo (mia personalissima idea) lo eliminerei: tre bastano. Uno alòl'inziio, uno al centro e uno alla fine. Al limite si potrebbe pensare di lasciare questo ed eliminare quello precedente, però non ne metterei due di fila, perché, paradossalmente, la ripetizione fa perdere di forza a entrembi, ed è un peccato. refuso: manca l'ora aggiustare meglio al frase Aggiustare un po' la frase. Prima di questa frase aggiungerei qui una riga per rafforzare il finale: Pasqualato che minaccia Seba di qualcosa, tipo di far chiamare i genitori di Seba da quelli di Pasqualato ecc. Magari Seba pensa che rischia la play e vuole fare qualcosa per farlo "stare zitto" , da qui il dargli l'ulteriore lezione. finale meraviglioso. Tutto quello che ti ho scritto sono piccole limature per afifnare sempre più stile e scrittura... niente di che, comunque. Questo racconto mi ha davvero colpito. sei riuscita a scriverlo con un equilibrio invidiabile: la leggerezza dell'età, ma anche le piccole e grandi tragedie che occorrono tra i ragazzini di una scuola, con bullismo e stronzaggine. Il tutto è estremamente "vero": non è stucchevole, non è forzato... non c'è la ricerca della lacrima verso questo o quello. già con il tuo primo racconto ho visto questa tua capacità di "saperti mettere nei panni di", che per uno scrittore, per me, è una cosa fondamentale. Riesci a rimanere in equilibrio, a non giudicare ma a mostrare... è una forza, credimi. Ottimo anche il finale, veramente azzeccato. Brava Mercy!
  4. Bango Skank

    [N2019-F] Alto e glorioso è il Signore

    Allora... innanzi tutto qui c'è da citare il buon Ghigaccio Io neanche arrivo a 170 cm. A quanto mi pare di capire manco te, Edu. Il prossimo contest a squadre potremmo fare squadra e presentare esclusivamente racconti sui 7 nani. Qualunque tema, genere, traccia o boa... i protagonisti saranno i 7 nani. Tornando seri: a me l'accostamento tra tematiche serie e il quotidiano non dispiace affatto, e trovo che tu l'abbia condotto bene. Ti lascio un suggerimento tecnico stilistico, consapevole che per il tipo di narratore o lettore che sei (o che almeno ho intuito tu sia, non so se indovinandoci o no) potrebbe anche farti storcere il naso. Ma te lo dico uguale, vedi tu! in grassetto la prima indicazione che mi dai su chi sta parlando. Poi più nulla. Nelle battute secche e veloci (siamo dei in poi) mi perdo un po', nel senso che non riesco più a capire chi dei due dice cosa senza tornare indietro. Ed è un peccato in un testo così frizzante, con le battute veloci, perché vorrei "leggermelo" di un fiato. Chiaro che in un discorso con concetti "concentrati" tra due personaggi, capire chi parla può essere facile perché sono appunto le parole a "riportarci" al personaggio, a condurci a lui. Quando invece ci sono botta e risposta molto veloci, il lettore può faticare a "contare": parla personaggio 1, parla personaggio 2. Almeno, per me è così. Ora, io sono un fanatico dello "spiegone style" anche nei dettagli, e infarcisco i testi con "disse" "rispose" "fece" ecc dopo ogni singola battuta. Si tratta di un "mood stilistico" che, però può piacere o meno. Giustamente. Dipende dai gusti che si hanno. Nel tuo caso, visto che hai un mood stilistico molto orientato alla ricerca di un ritmo che non spezzi il parlato con questi incisi, si potrebbe pensare a inserire almeno una e una sola frase al centro del discorso, in modo da non sacrificare quello che è il tuo stile di scrittura da una parte, ma fare in modo che un certo tipo di lettori possano essere facilitati nel capire immediatamente chi sta parlando senza tornare all'inizio. In questo caso, dopo Siamo Dei un "disse Emanule (magari facendogli fare un'azione per staccare un po'... accendersi una sigaretta, grattarsi la testa, tirare un calcio a uns asso... qualunque cosa) e si risolve tutto. Saluto!
  5. Bango Skank

    [N2019-F] Io e il gobbo

    Sì, lo immagino. potevo dargli 10 anni di vita in più in effetti. Sono di quelli che ha trovato quel finale favoloso, tra l'altro. Ti dirò, il finale citazionistico ci può anche stare in un racconto del genere, se - vista la trama - si parla di uno che è morto veramente. Infatti inizialmente avevo pensato in un cimitero in cui fossero sepolti dei mostri sacri nostrani, tipo Dante e compagnia bella, per il discorso "culturale alto" dello scrittore che vuole parlare con gli scrittori del apssato e tutto. Poi alla fine mi sono detto: ma sai che c'è? sti cazzi. King è King. e amen. Grazie Marcè. Ho provato in effetti a lavorare proprio su questo, visti i commenti all'altro racconto: inserire roba senza fare "spiegoni" eccessivamente concentrati. Lieto di essere riuscito nell'intento (almeno a tuo giudizio) e ancor di più lieto di averti apprezzare un racconto a tema "fantastico".
  6. Bango Skank

    Scrittopoli 2019 – Off topic

    ma dai... no! comunque sì, l'idea di base era favolosa. uno dei problemi più grandi a livello "narrativo" (romanzo o sceneggiatura che sia) è costruire una storia che tenga e un finale che tenga partendo da un'idea del genere.
  7. Bango Skank

    Scrittopoli 2019 – Off topic

    Avoglia che c'avrei da obiettare... non te li avrei mica dati buoni come "morti male" nelle altre tappe! Ps: a te è piaciuta la serie? Io ho adorato la prima stagione, poi - come quasi sempre succede - mi sono innervosito per "l'effetto Lost", quel morbo terribile che prende agli sceneggiatori delle serie che non te vojono spiegano nulla e a me prende a malissimo. Ho accannato la serie alla seconda stagione
  8. Bango Skank

    Scrittopoli 2019 — Finale

    La finezzza vera sarebbe stata: Titolo Lo Strappo Traccia: l'altezza!
  9. Bango Skank

    Scrittopoli 2019 – Off topic

    ... spetta di leggere come ho fatto morire male voi tre, prima di regalarmi fiori...
  10. Bango Skank

    Scrittopoli 2019 – Off topic

    Tranquilla, la lettura dei racconti è del tutto facoltativa...
  11. Bango Skank

    Scrittopoli 2019 – Off topic

    Aggiornamento per le Grammar's Angels Non ho scordato il vostro premio. Per renderlo degno di voi, lo sto scrivendo sotto forma di racconto. Lo posterò domani o dopodomani (per ultimarlo a dovere con quel tocco di classe che mi contraddistingue devo leggere i racconti dell'ultima fase) previo commento in Officina. Per gustarvelo appieno, vi consiglio la lettura dei racconti della finale. A coloro che volessero leggerlo, consiglio ugualmente la previa lettura dei testi in finale, nonché una rinfrescata dei racconti postati dalle Angels nel Contest. Namastè E morite male. Tutti! XD
  12. Bango Skank

    [N2019-F] Io e il gobbo

    Grazie And Sì, refuso: il primo "su" è da eliminare
  13. Bango Skank

    [N2019-3A] Sette anni e sei mesi

    Allora, la mia idea è che ine ffetti esistono certe cose ma che, semplicemente, non se ne vede l'utilità "pratica" per le persone e sono cose relegate all'uso militare. vorrei inserire questa cosa senza darle alcuno spazio... tipo uan riga buttata lì. Come a dire: c'è il concetto forte di "prospettiva" che cambia... cambia un particolare della storia e cambiano anche usi e costumi e, quindi, determinate prospettive. per noi i telefoni sono imprescindibili, ma immagina ad ex un universo parallelo dove non ci siano i telefoni e la rete e dove uno scrittore alla King andasse a mostrare una società horror dove gli esseri umani sono "schiavi" di queste cose... io vorrei inserire nel romanzo questo rovesciamento: il protagonista si ritrova in un mondo dove ciò che è normale nel nostro mondo (telefonini e iperconnessione) lì è una roba "tecnologiamente possibile", ma eticamente impensabile, diciamo... Piacciono anche e me se ben scritti... e piacciono a molti, ma non a tutti. Alcuni li detestano. Per questo è sempre molto difficile per chi scrive calibrare lo "spiegone" in modo adeguato. Personalmente, credo che ultimamente la mania dello Show abbia preso un po' la mano soppratutto agli sceneggiatori delle serie tv... non si spiega più nulla, non se capisce più nulla, la coerenza della trama o le spiegazioni agli spettatori sono optional. Perché? Non lo so... forse c'entra il fatto che in questo epriodo lo "spiegone" è passato di moda. Eppure, a pensarci, Star Wars parte con uno degli spiegoni più clamorosi della storia: un muro di testo che, appunto, ti spiega cosa sta succedendo. Se oggi uno (scrittore o sceneggiatore che sia) provasse ad andare da chi "caccia i soldi" (produttore o editore che sia) proponendo l'inizio di un'opera in quel modo, verrebbe cacciato a calci in culo. In realtà, non mi pare che lo spiegone iniziale di Star Wars ne abbia pregiudicato il successo, o abbia fatto scappare gli spettatori dalla sala all'urlo "C'è uno spiegone! vaffanculo, andiamo via!" Alla fine, al netto delle due estremità di fruitori che non cambieranno mai idea (perché giustamente c'entra il loro "gusto", ed è insindacabile) quelli per cui ogni spiegone va bene e quelli per cui ogni spiegone è il male, si tratta di trovare un equilibrio. Spiegone sì, ma senza esagerare possibilmente scritto bene. Grazie a entrambi del passaggio
  14. Bango Skank

    [N2019-F] Io e il gobbo

  15. Bango Skank

    Scrittopoli 2019 — Finale

    Apriamo le danze Traccia: Un solco nella Storia
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