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Lucy L.

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  1. Lucy L.

    L'ultima notte - Cap. 1 [Parte 1/2]

    Be' che dire... sono davvero giovanissima dato che ho 18 anni e tanto ancora da imparare grazie anche a te per aver commentato e... d'accordo non scriverò mai più di ciò che non conosco XD il messaggio è penetrato in profondità... xD in ogni modo ora ho cominciato e continuo... mi documento meglio ma DEVO continuare magari chissà... vi faccio anche cambiare idea... chi lo sa Inoltre rigrazio tutti per avermi fatto aprire gli occhi facendomi capire dove sbaglio
  2. Lucy L.

    L'ultima notte - Cap. 1 [Parte 1/2]

    questa frase non funziona bene, bussa e insieme piega la testa per guardare, ok, fin qui ci sta, ma "la fessura che si era creata" mi fa chiedere quando? Forse la porta era già socchiusa, allora metterei qualcosa tipo "la ragazza bussò alla porta socchiusa, piegando appena la testa di lato per guardare attraverso lo spiraglio. (mi piace di più di fessura, ma è solo gusto personale). Eviterei il candida perché è ambiguo a chi si riferisca. Oppure se la apre lei lo metterei, prima che bussi. Tipo: "La ragazza aprì la porta senza fare rumore, socchiudendola un poco, quindi piegò la testa per guardare attraverso lo spiraglio e in quel momento bussò. - E' permesso? Qualcosa del genere sono solo esempi migliorabili. Continua il problema di ambientazione poco chiara, chi risponde vede la ragazza? e va via non mi piace come suona. Inoltre usi dannato che mi fa pensare che il personaggio sia alquanto cafone, ma andando avanti poi non sembra più così. Suonano male i tre che. Il primo lo eviterei senza problemi "Il ragazzo disteso sul letto si passò una mano..." funziona lo stesso. Inoltre non capisco quale punto di vista tu voglia assumere, quello del ragazzo? Della ragazza o del narratore esterno? Sembrerebbe quest'ultimo, però l'introdurre l'odore di disinfettante e di brodo quando entra la ragazza mi sposta nel punto di vista di lei, altrimenti il narratore lo direbbe prima, tipo. "Il ragazzo disteso sul letto, in quella camera che odorava di disinfettante e brodo di pollo, si passò una mano fra i lunghi capelli rosso fuoco, lisci (meglio lisci che sottili come dice Bradipo gli spaghetti sono più spessi) come spaghetti, in un gesto che denotava la stessa arroganza della frase appena pronunciata. La ragazza scoppiò in una risata, spalancò la porta ed entrò nella camera." E' sempre un esempio scritto velocemente senza badare troppo allo stile, ma in questo caso capisco che a narrare è un narratore che mi sta dicendo quel che accade senza entrare nei pensieri dell'uno o dell'altra, per ora, può sempre farlo in seguito. Oppure. "Il ragazzo disteso sul letto si passò una mano fra i lunghi capelli rosso fuoco, lisci come spaghetti, in un gesto così arrogante da provocare una risata nella ragazza. Lei, ridendo, spalancò la porta ed entrò nella camera investita dall'odore di disinfettante e brodo di pollo. (qua il narratore si mette dalla parte della ragazza) qua passi al punto di vista di Jack. E allora magari meglio farlo per tutta la scena, fin dall'inizio, mi aiuta a focalizzarmi su un personaggio, oppure fare come hai fatto, ma senza spostarsi sulla ragazza. Non mi piace la descrizione fisica dei personaggi quando è così insieme scarna e dettagliata. Di una persona si notano l'altezza e quello che veste? Non credo di ognuno si nota un qualche particolare e dipende da chi sta guardando. Qua guarda Jack e piuttosto che elencare che vestiti indossa, magari si sofferma sul bel viso, o sul fisico prosperoso o qualcosa di più personalizzato. detta così è una bugia, perché qualcosa sa altrimenti si troverebbe lì per caso e non conoscerebbe neppure il suo nome. Lo metterei in un altro modo. la sceneggiatrice non mi pare faccia anche il casting? La battuta non mi suona comunque naturale. Mi sono chiesta se parlassero al telefono o cosa, specificherei che anche Kimberley è sull'auto. Poi alla prima domanda dell'amica Kimberley fa tutto lei L'amica le ha solo chiesto com'è andata, mica se Jack le è saltato addosso. Poteva risponderle "Bene, mi sembra un ottimo professionista disponibile a collaborare nella scelta del resto del cast." e invece risponde che hanno parlato solo di lavoro, presupponendo una curiosità dell'amica che al lettore non arriva. Potresti mettere che l'amica le chieda qualcosa tipo "Allora, che tipo è? E' carino, ci ha provato eccetera". I due avverbi così vicini stanno male. Toglierei assolutamente, già si capisce l'urgenza con "minimi dettagli". Quindi lo conosce bene, per sapere queste cose, o è comunque interessata a lui per conoscere questi particolari della sua vita. quegli In generale il dialogo mi sa un po' di poco spontaneo. Il viaggio da Gosmore, paesino vicino Londra, a Seattle l’aveva stancata parecchio e appena arrivata era subito corsa da Jack Kaerney per chiedergli cosa ne pensasse del copione senza mangiare ne ripulirsi. né non ci vuole maestria nel chiudere una porta, cambierei avverbio, anzi lo ometterei proprio. Il comprese è sbagliato, le porte e finestre di quella casa non sono comprese nel chiudere la porta d'ingresso. Buttare lì che la nonna le ha lasciato la casa in eredità stona un po', mentre chiude le porte, sto osservando cosa fa, chiude le finestre e quel particolare che c'entra? Amplierei di più la descrizione della casa, così da poter aggiungere anche quel particolare. sé sugli avverbi, forse sono un po' troppi? I puntini di sospensione usali con molta parsimonia. La domanda poi mi suona male, mi viene da pensare lo chiedi a me? Sei tu che scrivi, dimmi perché ora le viene da pensare che Jack è diverso, che cosa l'ha colpita di lui. In generale quello che mi passa di questo personaggio femminile, è che non è vero che le importa del lavoro, di pensieri sul lavoro non ne fa manco mezzo, ma sia solo una scusa per mostrarla come ragazza interessata al lavoro e non ai ragazzi. Da quel che si legge è interessata al risvolto romantico o simili del lavoro. Aggiungi pezzi in cui si chiede qualcosa della sceneggiatura, di quello che l'aspetta. Oppure dì chiaramente che questo tizio le piace. Non so che tipo di storia sarà, magari equivoco pensando a un innamoramento fra i due, però nei romanzi/racconti d'amore c'è sempre questo voler mettere che alla ragazza non piace il ragazzo, o non lo vuole ammettere. Può funzionare se gestito bene, ma in altri casi, come questo sembra più una forzatura. Spero ti sia un po' utile il commento, è comunque solo la mia umile opinione. Allora grazie per i consigli mi sono molto utili grazie per avermi detto che devo scegliere solo un punto di vista così nel secondo capitolo non sbaglierò ora anche a me i dialoghi sembrano molto statici e poco spontanei e lavorerò anche su quello grazie mille per il vostro aiuto mi farà crescere molto
  3. Lucy L.

    L'ultima notte - Cap. 1 [Parte 2/2]

    Nulla da scusarsi anzi apprezzo la tua sincerità e il modo con cui esprimi le tue opioni...ovviamente i gusti sono gusti e di certo non posso costringere nessuno a leggere qualcosa...se sono qui è proprio perché voglio imparare a scrivere bene e alla fine spero di riuscirci anche grazie anche ai vostri consigli
  4. Lucy L.

    L'ultima notte - Cap. 1 [Parte 1/2]

    Lucy, proprio no! I lettori cercano tutte le ragioni per non leggerti, sei tu che devi essere più affascinate della televisione, tanto per fare un esempio. Non pensare allo staff di questo forum: noi leggiamo tutto quello che viene postato, ma non così chi compra un libro. Per le visite in ospedale: negli ospedali pubblici nei normali reparti di degenza all'orario di ingresso può entrare chiunque, nelle terapi intensive o semiintensive o nessuno o una/due persone. Ma se un VIP si ricovera stai sicura che vi è una sorveglianza che evita ai fan di entrare: immagina un paparazzo che entra e fotografa un attore mentre è in pigiama, con ovvio danno per l'immagine del fotografato. Si lo so che devo essere io quella che deve affascinare il lettore però voglio specificare che questo è il genere di racconto che non destinerei mai alla pubblicazione. L'ho solo postato per primo per imparare a ricevere critiche e soprattutto per migliorarmi. Questo è il mio primo racconto in terza persona e tu mi hai fatto capire che ho sbagliato determinate cose e che in futuro presterò attenzione a non commettere gli stessi errori e per questo ti ringrazio. Per quanto riguarda l'ospedale hai ragione c'è sorveglianza ma non maggiordomi.
  5. Lucy L.

    L'ultima notte - Cap. 1 [Parte 2/2]

    Metterei una virgola tra "voce" e "messaggi". Non conosce nessuno a Seattle, e si trova in ospedale: più avanti spiegherai perchè è finito in ospedale e perchè si trova a Seattle? Direi "Sono di nuovo io,Jack. Possibile che da quando tu sia andata via non sei ancora arrivata a casa?" Bè, si in effetti è proprio quello che sta facendo! Ribadisco, è invece proprio questa l'impressione che da! Lo so che hai voluto inserire questa scena per sottolineare il fatto che in fondo Jack è solo un ragazzo un po' goffo, tenero ed impacciato, ma è normale che uno chiami così tante volte una persona appena conosciuta? Una domanda: Kim sembra che abbia vent'anni e in realtà è più grande oppure effettivamente ha vent'anni? In quel caso, questa relazione con questo ex l'ha avuta quando aveva sedici anni e mezzo? E già a quell'età frequentava un attore? Com'è possibile? E' perchè viene da una famiglia ricca che in qualche modo ha collegamenti con il mondo dello spettacolo e quindi fin da piccola ha sempre frequentato quegli ambienti? Ma queste confidenze le fa ad una ragazza con cui deve lavorare che ha appena conosciuto? ? Forse "Kim sorrise"? Apparte i dubbi sopra citati, il racconto mi piace e mi incuriosisce, sicuramente continuerò a leggerlo. Anche perchè il protagonista ha i capelli rossi! Eccomi allora...sì più avanti spiegherò perché si trova a Seattle e perché non conosce nessuno...allora come hai ben intuito Kim proviene da una famiglia ricca ed è gia inserita nel mondo dello spettacolo, solo che per ora voglio lasciare al lettore il dubbo sulla sua età anche se non ha più di trent'anni. No è Jack che sorrise e Kim sente la risata dal ricevitore Grazie per i consigli, ti ringrazio per aver commentato e sono contenta che tu voglia continuare a leggere appena ho tempo posto l'altro capitolo
  6. Lucy L.

    L'ultima notte - Cap. 1 [Parte 2/2]

    L’azione si svolge a Seattle, U.S.A., presumiamo in inglese. In inglese non esiste il “tu”, si usa solo nella Bibbia, ma solo il voi – you. Eccoci di nuovo...allora...da vera amante dell'inglese so perfettamente che non c'è distinzione tra voi e tu ma per far capire al lettore quando Jack sia molto impacciato l'ho voluto inserire ma se prorpio non va bene lo modifico inserendo qualcos'altro
  7. Lucy L.

    L'ultima notte - Cap. 1 [Parte 1/2]

    Allora Bradipi comincio con il ringraziarti per i tuoi consigli che sono certa, si riveleranno molto utili in futuro Prima di tutto devo dire che ho scritto questo primo capitolo vagando un po' con la fantasia senza curarmi molto di come davvero funziona il mondo dello spettacolo dato che in genere non scrivo storie di questo tipo e soprattutto non faccio mai racconti in terza persona per cui questa per me è una prima volta. Allora qui magari dovevo specificare che la ragazza bussa e chiede è permesso allo stesso tempo e che sbircia soltato. Ovviamente siccome il protagonista maschile sta leggendo non si accorge di ciò. Per quanto riguarda la frase: "candida quasi quanto il suo sorriso" è ovvio che in questo caso candida è riferita alla porta. E' stato un mio errore quello di non mettere la frase tra le virgole. Hai pienamente ragione ma l'omissione di signore è voluta, non per sottolineare la maleducazione della ragazza, quanto la sua sfrontatezza dato che lui l'ha appena tratta come una ragazzina idiota. Che si tratta di un ospedale lo dico esplicitamente continuando la frase: "Il ragazzo che era disteso sul letto si passò una mano tra i capelli rosso fuoco lunghi fino al collo, sottili come spaghetti con fare altezzoso e pieno di sé provocando una forte risata nella ragazza che, spalancando al porta, entrò in quella camera d’ospedale che odorava di disinfettante e brodo di pollo. E poi il fatto che uno sia ricco e famoso non vuol dire che automaticamente abbia maggiordomi ecc...e poi nelle cliniche private o negli ospedali non è possibile fare una cosa del genere. Per quanto ne sappia. 20 anni sono pochi per una sceneggiatrice che proviene da una famiglia povera. Capisco quale sia il tuo dubbio ma avevo intenzione di parlare capitolo per capitolo della storia della ragazza e solitamente non spiego tutto nel primo capitolo. Questa battuta l'ho inserita di proposito perché detesto la superiorità degli attori che solo perché sono famosi non hanno bisogno di presentazioni. Può suonare patetica ma con questa frase ho voluto accentuare ulteriormente la sfacciataggine della protagonista che anche nonostante sappia perfettamente chi è Jack lo coglie di sorpresa e lui avendo un carattere dolce e mansueto si imbarazza. Ho capito solo che il copione è già stato venduto a un produttore che comparirà sucessivamente ed è stato poi spedito all'attore che in questo caso è Jack. Ovviamente se è sbagliato mi correggo. Lo so perfettamente che lo sceneggiatore non decide nulla è per questo che Kimberley è sia regista che sceneggiatrice. Ovviamente le cose risulteranno più chiare andando avanti con la lettura. Jane è la sua manager primo perché è sua amica e secondo perché per quando Kim possa sembrare povera proviene da una famiglia ricca e facoltosa che può permettersi qualsiasi cosa. Ho risposto prima dicendo che lei sa perfettamente chi è Jack. Concordo pienamente ma dovrai leggere il seguito per capire il motivo di quest' affermazione. Le forcine sono piccole e sottili io invece immaginavo proprio delle pinzettine colorate Ti ringrazio ancora per aver commentato e grazie per i consigli la prossima volta farò qualche ricerca in più così da essere più precisa e dettagliata comunque ho voluto riportare uno ad uno i tuoi commenti così da farti comprendere il motivo delle mie scelte
  8. Lucy L.

    Yay! Auguri Lelia! *_*

    Tantissimi auguri di buon compleannooo
  9. Lucy L.

    The cat and I - Capitolo 2

    Sembra che stoni un po' nel corso del tempo a mio parere andrebbe bene "con il passare degli anni" o "con il trascorrere del tempo" starebbe meglio " guardandomi attorno" ti suggerirei di mettere "in quel modo" Non si può stare di fronte a una voce D: Appartenente solamente suona male...meglio "che apperteneva solo a noi" "che appartenesse solo a noi" Basta un solo punto esclamativo poiché si capisce lo stato d'animo della protagonista dalla descrizione. E' un errore di digitazione vero? Nell'insieme anche questo capitolo mi è piaciuto molto, mi sembra molto scorrevole e mi è risulalto piacevole leggerlo...tutto ciò su cui avevo dei dubbi l'ho riportato qui...aspetto con ansia il terzo capitolo
  10. Lucy L.

    The cat and I - Capitolo 1

    Alloraaa comincio col dire che il protagonista maschile di questa storia mi piace molto primo perché adoro i capelli rossi e poi perché appena ho letto il nome di Kyo mi sono figurata il personaggio del manga Fruits Basket che io amo *.* Anch'io come VFreie penso che questo cambio d'umore sia troppo improvviso anche se nei bambini questi sbalzi d'umore sono molto frequenti. Non per questo quando piangono si cerca di sdrammatizzare per tranquillizzarli. Magari nel momento in cui dici "Continuai ad accarezzarlo..." potresti aggiungere "...mentre con la manica del cappotto asciugavo le lacrime..." Qui andrebbe bene: "si voltò allontandandosi da me" così ometti cominciò a camminare poiché sembra ripetitivo. Ci può anche stare che la protagonista si commuova perché sinceramente, mi è parso molto chiaro l'affetto che la protagonista prova verso il mico ma secondo me non dovrebbe scoppiare in lacrime magari dovresti mettere: "mentre una lacrima rigava il mio viso". Con questo concludo spero che terrrai anche tu conto delle mie storie dandomi dei consigli utili Mi congratulo ancora per la storia mi piace molto e continuerò a leggerla
  11. Lucy L.

    L'ultima notte - Cap. 1 [Parte 2/2]

    Kim sgranò gli occhi nell’udire quella voce ma non era sicura di chi potesse essere così, quasi di corsa, si precipitò giù per le scale per controllare i messaggi salvati in segreteria. Come aveva preannunciato la voce erano presenti cinque messaggi che riascoltò uno ad uno. «Ciao Kim, sono Jack…scusa se ti disturbo ma non conosco nessuno qui a Seattle e avevo voglia di parlare con qualcuno…richiamami appena torni.» «Ehi, sono sempre io…sono un vero maleducato, non ti ho chiesto nemmeno se potevo darti del tu…d’accordo te lo chiedo ora…posso darti del tu? Io sono sempre qui, ciao.» «Sono di nuovo io Jack, possibile che da quando sei andata via tu non sia ancora arrivata a casa? Oddio, sono patetico mi comporto da fidanzato ossessivo…be’ richiamami appena ascolti i messaggi.» «Sono ancora io…non vorrei averti fatto pensare qualcosa di male dato che ci conosciamo da poche ore e che diventerai il mio futuro capo…voglio mettere in chiaro che sono fidanzato da due anni e che non ho cattive intenzioni perciò, se non rispondi per il fatto che ti sembro uno stalker rassicurati…queste chiamate non sono volte a un doppio fine.» Quando ebbe terminato di ascoltare anche l’ultimo messaggio Kim scoppiò in una risata fragorosa. Ricompose il numero e richiamò Jack che rispose al primo squillo. «Ehi ciao…stavo per perdere le speranze di sentirti. Mi scuso ancora una volta per il mio comportamento immaturo.» La ragazza sorrise ancora. Jack le sembrava un ragazzo dolcissimo e tenero e non aveva pensato nemmeno per un minuto che avesse altre intenzioni a parte quelle di parlare con lei. «Non preoccuparti va tutto bene, magari la prossima volta specifico che sono sotto la doccia e che non posso risponderti così almeno non lasci tutti quei messaggi.» Kim sentì la risata imbarazzata di Jack attraverso la cornetta del telefono poi, dato che aveva fame mise la chiamata in viva voce e si accinse a preparare una bella cenetta. «Oh…ehm scusami tanto, non avevo intenzione di disturbare. Magari eri in compagnia del tuo ragazzo e…» «Cosa? Ma di quale ragazzo stai parlando? Sono felicemente single…non ho tempo per l’amore in questo periodo…» Quelle ultime parole, Kim le pronunciò con una certa amarezza nella voce ma Jack parve non accorgersi di ciò. La compagnia dei ragazzi le era sempre piaciuta ma quando c’era di mezzo il lavoro non si premetteva il lusso di intraprendere una relazione e dopo la sua ultima storia durata tre anni e mezzo conclusasi con il tradimento da parte di lui con la protagonista di un film che stava girando, aveva messo fine alle sue fantasie sull’amore e alla sua voglia di avere altre relazioni. «Davvero? Sai ti invidio un po’…» Jack sospirò e Kim fu certa che in quel preciso momento abbassò gli occhi come aveva fatto quando c’era lei. «Come mai? Non sei felice con la tua ragazza?» «Per niente. O meglio, all’inizio lo eravamo entrambi però poi le nostre vite si sono divise…lei fa la modella quindi è sempre impegnata nelle sfilate e io con il mio lavoro devo sempre essere pronto a cogliere nuove opportunità e a spostarmi sempre…per non parlare poi del fatto che mi ha tradito con uno stilista francese e non me lo dice ancora anche se io lo so già…» Nell’udire quelle parole il cuore della ragazza perse un colpo. Era stanca di sentir parlare di tradimento e poi era del parere che quel ragazzo non se lo meritava. «Allora lasciala no? Che diavolo aspetti?» «Tu non capisci…se la lascio resterò solo perché farà così tanto la vittima che tutti quanti le daranno ragione e penseranno che io sia un bastardo senza cuore.» «Devi correre il rischio…e poi ora non sei solo, quando vuoi puoi contare su di me. So come ci si sente ad essere traditi.» Ci fu qualche secondo di silenzio. Secondi in cui Kim si rese conto di aver corso un po’ troppo e di essersi aperta a lui più di quanto avesse voluto. «Scusami Jack, ho esagerato magari di questo fatto ne parleremo in seguito.» «Come desideri, comunque sento rumore di stoviglie che diavolo stai combinando?» Jack sorrise ancora l’atmosfera colma di pesante silenzio di qualche secondo prima si dissipò completamente. «Sto preparando la cena, sono affamata. Appena sono atterrata mi sono diretta in ospedale da te quindi non sono riuscita a mangiare ne a darmi una ripulita.» «Che pensiero gentile da parte tua passare a trovare prima me.» Kimberley fece scivolare l’omelette dalla padella direttamente nel suo piatto poi si diresse verso il frigo da dove estrasse una bottiglia di acqua minerale e un piatto di insalata preparatole sicuramente da Jane e si sedette a tavola che era perfettamente apparecchiata. «Figurati, il lavoro prima di tutto…comunque ora devo proprio andare, se ho tempo domani passo in ospedale a trovarti così magari cominciamo a vedere il copione. Mi è piaciuto molto parlare con te, a domani Jack buonanotte.» «Anche a me piace molto parlare con te, e mi raccomando passa a trovarmi, ci conto eh? Buonanotte anche a te.» Kim rivolse un ultimo sorriso al telefono prima che la linea si interrompesse lasciandola sola immersa nel silenzio opprimente della notte.
  12. Lucy L.

    L'ultima notte - Cap. 1 [Parte 1/2]

    Capitolo 1 «E’ permesso?» La ragazza bussò alla porta, candida quasi quanto il suo sorriso piegando leggermente di lato la testa per guardare attraverso la fessura che si era creata. «Sì? Chi è?» «Ehm salve, Il mio nome è...» «Avanti si sbrighi ad entrare così le faccio quel dannato autografo e va via perché sono molto impegnato.» Il ragazzo che era disteso sul letto si passò una mano tra i capelli rosso fuoco lunghi fino al collo, sottili come spaghetti con fare altezzoso e pieno di sé provocando una forte risata nella ragazza che, spalancando al porta, entrò in quella camera d’ospedale che odorava di disinfettante e brodo di pollo. «Mi dispiace per lei Kaerney, ma io non sono una sua fan bensì la sceneggiatrice. Le ho fatto mandare il copione qualche settimana fa.» Jack Kaerney squadrò dalla testa ai piedi la ragazza che aveva di fronte: alta più o meno un metro e settantacinque che indossava jeans, t – shirt e converse verdi. Ad occhio e croce poteva avere vent’anni. «Sì, proprio ora stavo leggendo la scena della piscina. Prego si sieda, mi perdoni per la cattiva figura.» «Si figuri, perdoni lei me per non averla avvertita del mio arrivo ma non ho avuto modo di contattarla. In ogni modo il mio nome è...» Prima che lei potesse pronunciare il suo nome, Jack l’anticipò. «Kimberley Leyburn felice di conoscerla. A quanto pare lei sa già chi sono quindi non credo ci sia bisogno di ulteriori presentazioni.» «Sono contenta che conosca il mio nome ma mi scusi...io non so assolutamente chi lei sia.» Kim, dopo aver preso posto sull’unica sedia disponibile in quel piccolo quadrato bianco sorrise accavallando le gambe. Jack le rivolse uno sguardo interrogativo. «Ma come? Ha appena pronunciato il mio cognome.» «Il fatto che io sappia il suo cognome non implica che io la conosca e che non ci sia bisogno di presentarsi. Lei non crede?» Il ragazzo deglutì e i suoi occhi grigi screziati d’azzurro si abbassarono sul lenzuolo. Era la seconda volta che lei lo metteva in imbarazzo, non gli era mai capitato di sentirsi così a disagio con una ragazza. Di solito era lui che prendeva in mano la situazione e che affascinava tutte con il suo carisma ma con Kimberley Leyburn non funzionava. «Mi chiamo Jack Kaerney e devo confessarle che il suo copione mi ha conquistato.» «Sono compiaciuta. Magari dopo la convalescenza può aiutarmi a scegliere gli altri attori per i ruoli secondari e quello per il ruolo della protagonista. Che cosa ne dice?» Jack ci pensò su per un po’ poi decise che non avrebbe declinato l’offerta e che l’avrebbe volentieri aiutata. Le ispirava fiducia e il suo copione gli piaceva davvero tanto. «Può contare su di me. Mi dimetteranno venerdì mattina, che ne dice se sabato sera andiamo a cena? Ovviamente una cena di lavoro così mi parlerà meglio di questo suo film e magari ci accorderemo sui giorni per le audizioni.» Kim sorrise scuotendo la lunga massa di capelli nocciola le cui ciocche ondulate ricadevano morbide sulle sue spalle. «Mi sembra un’ottima idea.» Guardò l’orologio ben stretto al suo polso sinistro. «Si è fatto tardi Signor Kaerney è meglio che vada. Le do il mio numero di telefono, mi chiami se ha bisogno di qualcosa.» Estrasse un post – it arancione dalla sua borsa, ci scribacchiò sopra il suo numero di telefono e lo attaccò sulla pagina aperta del copione che Jack teneva sulle gambe. «Grazie mille.» «Di nulla, buonanotte...Jack.» Detto ciò Kim andò via chiudendosi la porta alle proprie spalle lasciando Jack solo immerso nel proprio silenzio intento a fissare ancora quel post – it arancione. «Allora, com’è andata?» «Come vuoi che sia andata? E’ un attore Jane e qui si parla solo ed esclusivamente di lavoro.» Jane Scott 26 anni, manager di Kimberley nonché confidente e amica più fidata guidava lungo la strada per il ritorno a casa e contemporaneamente voleva assolutamente sapere, nei minimi dettagli di cosa avessero parlato Jack e Kim in quella camera di ospedale. «Sì, sì come no...avanti ti ha fatto qualche proposta indecente?» «Jane! Cerca di contenerti...Jack Kaerney non vanta una luna schiera di ragazze che gli vanno dietro e non ha mai fatto proposte indecenti a nessuno, tantomeno a me e poi, per la cronaca, sei stata tu a sceglierlo per la parte di Robert e non io.» Jane sorrise maliziosamente mentre parcheggiava l’auto sulla strada che costeggiava la casa di Kim. «Perché sono certa che lui è più che perfetto per quella parte, fidati di me. E credo anche che tu debba fare Drew la protagonista.» Kim sospirò sonoramente chiudendo gli occhi poi li riaprì e rivolse uno sguardo indecifrabile alla sua compagna seduta di fianco con il busto ruotato nella sua direzione. «Non posso farlo, io sono la sceneggiatrice e il mio compito è quello di scrivere il copione non quello di recitare. Non so nemmeno se mi assegneranno la regia...spero proprio di sì.» Jane sbottò. «Oh andiamo! Tanti di quelli attori hanno recitato nei film scritti e diretti da loro!» «Ad esempio?» «Sylvester Stallone, Mel Gibson e potrei continuare all’infinito!» Tra le ragazze calò un silenzio colmo di imbarazzo quasi nessuna delle due sapesse più cosa dire quando all’improvviso Kim si voltò verso l’amica facendole un sorriso. «Io non sono un’attrice e non lo farò mai. Buonanotte Jane, grazie per il passaggio.» Con fare quasi imperiale scese dall’auto, chiuse la portiera e si diresse verso la porta di casa sua. Jane era così abituata agli sbalzi d’umore dell’amica che non fece nulla per richiamarla e in silenzio accese i motori dell’auto e ripartì lasciandosi tutto alle spalle. Quando Kim entrò in casa notò immediatamente la spia rossa della segreteria telefonica accesa ma decise per il momento di ignorarla perché aveva bisogno di una bella doccia calda. Il viaggio da Gosmore, paesino vicino Londra, a Seattle l’aveva stancata parecchio e appena arrivata era subito corsa da Jack Kaerney per chiedergli cosa ne pensasse del copione senza mangiare ne ripulirsi. Finalmente era a casa e poteva godersi quella doccia e quella cena tanto desiderata. Magistralmente chiuse per bene la porta d’ingresso comprese tutte le porte e le finestre di quella casa a due piani affidatale dalla nonna in eredità poi si diresse al piano superiore dove finalmente potè chiudersi in bagno e rilassarsi completamente. Mentre si liberava dalle pinzette che le tenevano alzato il ciuffo si guardò allo specchio e si accorse della stanchezza dipinta sul suo volto. Aveva le occhiaie leggermente scure, il trucco era praticamente assente e i capelli letteralmente fuori posto, fortunatamente quel ragazzo non aveva osato commentare il suo stato decisamente pessimo e aveva avuto la decenza di tenere i suoi pensieri negativi per se...sempre che avesse fatto caso a com’era conciata. Con fermezza scosse la testa. Era solo lavoro, si disse, non poteva permettersi il lusso di pensare a frivolezze del genere e soprattutto non doveva curarsi di quello che pensavano gli attori dei “comuni mortali” perché d’altro canto anche loro senza trucco diventano come tutti gli altri ma lui...lui le era sembrato diverso...cos’aveva lui che altri attori con cui aveva fatto conoscenza non avevano? Con questo pensiero che le ronzava per la testa entrò nel box doccia rivestito da pannelli in plastica opaca e lasciò che il getto dell’acqua calda accarezzandole prima la testa scendesse lungo tutta la sua schiena procurandole sollievo. Nel momento esatto in cui poggiò il piede destro fuori dal box doccia il cordless cominciò a suonare. Kim ancora una volta lo ignorò e immersa nel fumo di condensa si diresse nuovamente allo specchio, afferrò un pettine e cominciò a spazzolare i propri capelli profumati al cocco. La segreteria attaccò: «Salve a tutti, sono Kim e non sono in casa lasciate un messaggio dopo il segnale acustico ciaoo. Ehi sono sempre io...questo è il quinto messaggio che ti lascio...possibile che tu non sia ancora arrivata a casa? Richiamami appena puoi.»
  13. Lucy L.

    Cosa state leggendo?

    Io l'ho preso in prestito dalla biblioteca presso cui lavora il mio ragazzo quindi devo per forza finirlo entro 30 giorni per ora mi sta prendendo molto non appena finisco sarò lieta di farti sapera cosa ne penso
  14. Lucy L.

    Cosa state leggendo?

    "Il Rosso e il Nero" di Stendahl...l'ho iniziato ieri sera e credo sia una perla della lettura classica straniera.
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