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Rewind

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  1. Rewind

    L'editing è davvero utile?

    https://www.linkiesta.it/it/article/2018/11/16/wu-ming-e-la-terranova-scrivono-nella-stessa-lingua-i-loro-editor-impa/40154/ Articolo che critica le scelte di alcuni editor odierni. Questa la parte più succosa. Leggendo qua e là, sbattendo il cranio sullo stipite della biblioteca e mandando a cagare il libraio – possibile che non ci sia uno che osi una scrittura smodata e non modesta, uno che rischi la vita in un avverbio, uno che ci sorprenda? Perché poi non sorprendiamoci se per i liceali un racconto di Raymond Carver è già un rebus, una sciarada del nonsense – mi convinco che il ‘Super Editor’, quello che sadicamente sodomizza il genio e governa gli editor frustrati delle frustranti case editrici, abbia abborracciato delle norme valide per tutti, l’abbecedario dell’ottimo editor. Indago – è così. Così, dall’amico dell’amico dell’amico di un editor di quelli giusti, che lavora presso un editore-transatlantico, quelli che ti arredano la crociera bibliografica delle cretinate, riesco a estorcere il fatidico decalogo. Eccolo. a) Scrivere tendenzialmente in prima persona, dando spago ai sentimenti superficiali del proprio fegato; altrimenti, optare per una terza persona non troppo ingombrante; b) Descrivere il più possibile, in ‘presa diretta’, senza alcuna profondità; c) Scrivere ciò che ‘si sente’, ciò che ‘si vede’, dimenticando che la scrittura è l’arte dell’allusione, dell’elusione, dell’analogia (non scrivo ciò che sento, ma il dolore che voglio far provare al lettore; non scrivo ciò che vedo, ma ciò che potresti vedere anche tra dieci secoli, indago l’imperituro); d) Dare, cioè, priorità alla trama più che alla forma, non conta come scrivi ma cosa scrivi, il come è accessorio, il cosa te lo dice l’editore; e) Usare frasi brevi (meglio) o lunghe (è uguale), purché siano insapori (cioè: assenza di una ‘urbanistica’ della frase, di una ‘topografia’ del capoverso; scrivere, lo sappiamo, non è un gesto ‘immediato’, ma strategico, non s’improvvisa la costruzione di una capitale né la disposizione di un esercito, pensate alla struttura grammaticale di Henry James: ma chi è in grado di leggerlo, oggi, James?); f) Usare concetti riconoscibili, affinché il lettore non si senta spaventato ma compreso – compreso nelle proprie attese più stupide; g) Stimolare l’empatia al posto dell’antipatia, essere simpatici e non repellenti (perché la repulsione è il metro della grande scrittura – leggere Thomas Mann o Dostoevskij provoca scatti d’ira e di rifiuto; leggere è una danza: prima si calpestano i piedi allo scrittore, poi se ne comprende il ritmo, la seduzione); h) Intavolare il ‘dialogo’, interpellare il lettore (al contrario, la grande scrittura è imperiale, impietosa, assoluta: pretende l’obbedienza del lettore, perché lo scrittore si offre al lettore, dandogli in pugno l’ascia)
  2. Rewind

    Il fantasma

    Letto. In un attico al ventesimo piano che avrebbe dato le vertigini a chiunque, Matteo Balin aveva montato il suo paradiso. Sorretto da idee megagalattiche, per mesi aveva dato si era aggirato nell'appartamento dando indicazioni ad architetti e maestranze; adesso poteva dormirci su godersi lusso e panorama. Si è appena messo a dormire spegnendo il lume comprato alla fiera del design milanese, ma il buio gli cala addosso come una coperta troppo pesante e fuori stagione. Si rigira un paio di volte, poi si alza per bere dell'acqua; nonostante l'impianto di climatizzazione vada a meraviglia, è costretto a strappare due fogli di scottex per asciugarsi il sudore dal collo. 1) "Montato": mi da l'idea di una cucina IKEA, forse un termine come "costruito" o "edificato" potrebbe essere più adatto. 2) "Che avrebbe dato le vertigini a chiunque" mi piace, e di fatti non ero certo se consigliarti di tagliarla. Avevo anche pensato a "Al ventesimo piano di un attico che avrebbe dato vertigini a chiunque". Da quella prima notte è già passato del tempo, eppure da allora il sonno di Matteo non ha avuto più pace. Un rumore sospetto, un'agitazione improvvisa, e si alza peregrinando, con passo incerto, per le ampie stanze, con il passo incerto e i battiti accelerati. Si pone in ascolto socchiudendo le palpebre, poi - con un gesto rapido - scosta una tenda o spalanca una porta: dietro non c'è mai nessuno; a quel punto, tranquillizzato, si attarda davanti al panorama. Spettacolare! La parete del salone, una lunga campata in vetro con vista sul mondo, gli rapisce sguardo e pensieri. Gli è costato un casino quel panorama, da perderne il conto, la veduta però che gratificazione; la città, sotto il cielo nero, è uno scintillio di brillanti, artemisie, lapislazzuli, perfino i semafori sfoggiano "rubini e smeraldi". * I giorni passano in fretta. Solo le notti non passano mai. Potrebbe rilassarsi sul divano in pelle nobile e con una penisola dalle dimensioni di un letto a due piazze e un televisore da 70'' pollici, potrebbe rilassarsi qualora il lavoro... Troppo ricco di impegni importanti e inderogabili, il suo lavoro, a saltarne uno verrebbe giù tutto. Il vero relax, alla fine, è rifugiarsi a notte inoltrata in quella casa piantata in cima all'immodestia e godere per cinque minuti di quella vista spaziosa. 1) Userei il singolare: "Il giorno scorre in fretta. La notte... ecc" 2) Discorso generale: molte volte potresti continuare sullo stesso rigo invece di andare accapo. L'idea di possedere un panorama gli era venuta sull'altura dove da bambino andava a fare i pic-nic. Guardando giù aveva scoperto la città distesa ai suoi piedi. Catturarla tutta in uno sguardo gli aveva procurato un moto dell'animo, uno stupore improvviso; stava sulle spalle del padre e - come un Cesare a cavallo - lo aveva pervaso l'orgoglio. Da allora, il desiderio di stare in cima, più che un proposito, era divenuto una vera ostinazione ossessione. 1) Se si parla di ventesimi piani e attici e alture, più che "possedere" sarebbe più azzeccato, forse, una cosa tipo "svettare" o "dominare". Da quando si è trasferito in quella casa, però, certe mattine rimane seduto sul bordo del letto, i gomiti sulle ginocchia, le mani penzoloni. Trascina i piedi fino all'idromassaggio, quest'ultimo - come un analgesico che allevia ma non cura - lo tonifica giusto il tempo di dare il meglio di sé al lavoro. In giacca e cravatta, Matteo incassa le sue soddisfazioni: di solito i complimenti dei soci oltremare, dopo avere messo a tappeto concorrenti creduti imbattibili, magari lasciati cadere dentro le botole oscure della finanza. Il mercato e i suoi drammi, si sa. Non s'era fatto fregare dalla scarsa ambizione del padre, rimasto a fare pic-nic con uova sode e panini al salame. Sdraiato al sole, come una lucertola, l'uomo trascorreva sui prati tutti i giorni di festa e bel tempo, rimanendo per sempre un signor Rossi qualunque. Si vedevano poco, padre e figlio, anzi, da tempo non si vedevano più. Matteo fa uno di quei lavori cui non è facile conciliare diversi stili di vita, e finite le ore di ufficio ci sono quelle delle pubbliche relazioni; feste per incontri mirati, mostre per farsi vedere... 1) Questa parte potresti provare a metterla dopo la prima, cioè subito dopo "sudore al collo". Avrebbe dovuto capirlo: in casa non ha nulla da temere. Lo aveva constatato ogni volta, le sue sono solo paure prive di fondamento; eppure, arriva sempre una tensione diversa a buttarlo fuori dal letto. Lo disturba forse un fantasma?! Possibile? Anche adesso ha le smanie, mentre fuori, la notte è tutta una luce di neon, fari e lampioni. L'ansia lo tiene come sull’orlo di un baratro. Una leggera spinta e sarebbe caduto giù senza alcuna possibilità di salvezza. * Ha già provato a distrarsi con le nuove esigenze del palazzo. Lo spazio condominiale, ad esempio, è curato meglio che a Villa d'Este, ed è per questo che i costi sono lievitati e c'è stato bisogno di accedere a un nuovo prestito accorpandolo al precedente. Tuttavia, l'attico dista dal suolo più di settanta metri e l'odore dei due tigli, a Matteo, arriva appena appena, mentre quello delle aiuole coltivate a fresie, narcisi e altri fiori secondo stagione, delizia solo il portiere. Ha pensato così al giardino pensile, una piccola modifica al terrazzo e, con vasche impermeabilizzate, avrebbe avuto anche lui il suo brolo privato. I costi ... certo... Arrotondare il finanziamento? Sì, poteva farlo. Era abile con numeri e profitti. Il denaro? Fiche da lanciare sul tavolo da gioco. A volte si smarriva un po' tra i fondi societari e i propri, gli si sdoppiavano gli zeri e doveva rifare i suoi conti, preferibilmente la sera, prima di andare a dormire. L'occhio sui numeri fino alle ultime ore del giorno: routine. Gestiva i soldi di una società dalle spalle larghe e si sentiva a suo agio. Ma a metà nottata, ancora una volta gli pareva di avere percepito qualcuno fiatargli sul collo. Una creatura invisibile che in concreto lo soffocava: un poco alla volta, un poco di più. E dire che non aveva nemmeno voluto una donna per sempre, "per evitare il malanno", diceva; e alla sua stessa battuta concedeva un sorriso. Si aggirava guardingo per i corridoi scrutando fuori dalle finestre, alcune esposte a Nord altre a Sud, altre ancora a Est e a Ovest. L'appartamento era stato concepito per essere al centro del mondo, perlomeno del mondo di Matteo. * Quando le piante in terrazza ebbero ognuna il suo posto, una lucertola fece capolino, Matteo ne rimase sorpreso. Fu solo un attimo e nemmeno era certo d'averla vista davvero, ma tanto bastò perché la sua mente volasse tornando a planare sopra quei monti visti e scordati. Immaginò il padre andare in giro tra i boschi da solo, a raccogliere funghi, mangiando un boccone ai piedi d'un l'albero, magari un castagno. Quasi lo scorse disteso sull'erba con le mani intrecciate dietro la nuca. Provò a dormire con quell'immagine incastrata tra il viso e il guanciale: tratteneva una fiaba del suo tempo bambino. 1) "Una lucertola apparve tra le piante in terrazza" La notte non è ancora finita e l'incubo torna. All'improvviso gli tira su le palpebre. Matteo sente l'aria mancargli, il sudore inzupparlo! La strana creatura si aggira in casa, è lì, non può sbagliarsi; deve scovarla e liberarsene una volta per tutte. È furioso e la cerca accendendo le luci, spalancando gli infissi, perfino tra le carte della sua scrivania, rovista ansimando. Tra numeri, pagine e cartelle di mutuo le sue mani fremono. Le dita stropicciano i fogli. Ma... Niente! Nessuno! E nulla che lo aiuti a capire. Racconto iceberg. Scrivere cose simili è molto rischioso: da un lato c'è una sorta di zona d'ombra, un detto non detto che apre le ipotesi a tante ramificazioni con il rischio, per l'autore, di capire solo lui; dall'altro anche una scrittura troppo limata può apparire asettica. Questo racconto mi sembra in parte funzionare, ma è troppo diluito (cioè lungo) disperdendosi qua e là, tra descrizioni e tic mentali del protagonista. La butto lì - puoi sfancularmi - potresti riscriverlo cercando di non superare i tremila caratteri. Alla prossima.
  3. Rewind

    [H2018 fuori concorso] Sarà la bufera

    Letto. «Cristo Santo!» L'imprecazione, spezzata dall'affanno, seguì immediata al suono della porta che sbatteva e che rigettava in strada il fracasso e il gelo della bufera. Il locale, vuoto, tornò nel tepore e nella relativa quiete. «Cristo Santissimo! Non bastava la bufera, la gente di questo maledetto posto è impazzita!» Si gettò di peso su una sedia e alitò sulle sue mani per riscaldarle. «Portami un doppio, Dave, ho urgente bisogno di legna per il camino» mi gridò. Gli versai il whisky fino all'orlo mentre riflettevo sull'ennesima singolare espressione che gli sentivo pronunciare. Jack lo spaccalegna batté con forza i piedi sul pavimento dell'ingresso per liberare i grossi stivali dal ghiaccio. Era un brav'uomo(,) con ma aveva tre vizi: il primo era l'alcool, il secondo le imprecazioni e il terzo le metafore a tema esclusivamente boschivo. Quel giorno gli portai il solito whisky e mi poggiai al tavolo. * «Che succede Jack? Chi ti ha fatto incazzare?» «Cristo, sai quanto ho impiegato per arrivare fin qui dal passo? Un'ora, manco dovessi spaccare una quercia con il pisello moscio!» Dalla cucina sentii Allan ridacchiare. «Questa è stupenda, Jack, davvero». Sorrisi anch'io. «Sì, scherzate voi, ma non è affatto normale quello che sta succedendo. Mi hanno fermato tre volte. Ci sono più poliziotti e posti di blocco che cervi schiattati dal freddo sulla provinciale. Si sono tutti rintanati in casa o corrono come pazzi per arrivarci il prima possibile». Tracannò e mi restituì il bicchiere, vuoto. «Un bastardo con la Rover quasi mi sbatteva fuori strada». Allan uscì dalla cucina e raggiunse il tavolo. Ci guardammo con espressione interrogativa. «Cristo, ma voi non sapete un cazzo! Da quanto è che siete rinchiusi in questo posto?» «Da quando apriamo al mattino presto, Jack. Nel caso non te ne fossi accorto, noi qui ci lavoriamo, mica ci veniamo a svernare come te» gli risposi mentre gli versavo altro whisky. «Va bene, va bene. Ma Cristo, dovete averne avuti pochini di clienti se nessuno vi ha detto che c'è un fottuto psicopatico in giro per la contea!» Aveva ragione. Quel giorno era stato un vero fiasco. Lo avevamo giustificato con la tormenta ma a quanto pareva c'era dell'altro. Buttò giù il whisky e ruttò. «Per tutta la contea non si parla d'altro. Hanno trovato una pozza di sangue scuro sulla neve e quelli che hanno tutta l'aria di essere pezzi di esseri umani sparsi ai bordi della carreggiata. Credo un braccio, delle dita piccolissime forse di bambino, Cristo santissimo! Addirittura si dice che ci fossero due pupille infilate come biglie nella neve, vi rendete conto?» «Cazzo!» disse Allan, «E dove sarebbe successo?» «Giù a Meanpick, qualche decina di iarde prima del piazzale dove c'è il ferramenta di Jim Tayan. Il vecchio Jim ha notato la pozza di sangue mentre andava ad aprire il negozio, si è avvicinato e... c'è quasi rimasto secco per lo spavento. La moglie a momenti annegava nel suo stesso vomito». «Porca puttana, Dave. Non è dove abiti tu?» La risposta fu il frastuono della bottiglia di whisky che andava in mille pezzi sul pavimento. 1) "Credo", "forse", "si dice", capisco che sono notizie ufficiose, ma un conto è dire che c'è un braccio mozzato a bordo della carreggiata, un altro dire che, dicono, c'è, forse, un braccio mozzato al bordo della carreggiata. In generale, il più delle volte eviterei certe espressione (a cui aggiungo "sembra"). Inoltre, "pezzi di esseri umani" è straniante, cioè Jack non è mica di un altro pianeta, forse, da lui ci si aspetterebbe espressioni più colorite e immediate. * «P-prova ancora, per favore. Hai fatto bene il numero, sicuro?» Allan mi fece cenno di sì col capo, sconsolato. «Niente, a casa squilla ma nessuna risposta. Il cellulare è irraggiungibile. Sarà colpa della tempesta, stai tranquillo» mi disse, ma dal tono di voce capii che non ci credeva tanto neanche lui. Boccheggiavo. Pensavo a Emily e alle bambine. «E se fosse capitato loro qualcosa di brutto?» parlavo a bassa voce, lo chiedevo a me stesso. «No, impossibile. Ma perché non rispondono a casa? Perché Emily non mi ha chiamato per avvertirmi di quello che è successo? Possibile che non si sia accorta di nulla?» Jack si alzò e mi si avvicinò. Vidi che barcollava. «Ehi, aaamico, scee ti va ti accompagno a casciaa». «Lascia perdere Jack, sei ubriaco» rispose Allan al posto mio. Poi rivolgendosi a me: «Ci penso io qui, vai a controllare che sia tutto a posto». «Grazie» risposi appena. Ero sconvolto. * Non appena fui uscito ci pensò la tempesta con le sue sferzate a scuotermi. Il gelo mi entrò subito nelle ossa. Mi strinsi nel giaccone e corsi verso la moto. Salii, diedi gas e sentii la ruota slittare forte sul asfalto ghiacciato. Nella fretta avevo dimenticato di indossare il casco. La bufera mi sputava contro, il vento graffiava sul viso e stentavo a tenere gli occhi aperti. Denise. Susana. Il cuore mi batteva all'impazzata. Emily, perché non rispondi? Discesi lungo la strada principale che da Meanpick saliva su a Deille Mountain, poi distinsi in lontananza delle luci blu e ricordai quello che aveva detto Jack. Non potevo permettermi di incappare in un posto di blocco; di certo mi avrebbero fermato e rallentato, e io dovevo correre dalle mie bambine. Così spensi i fari per diventare invisibile e svoltai bruscamente tra gli alberi. Puntai verso sud. Riuscivo a malapena a tenere la moto in corsa sullo sterrato, immerso nel buio gelido della notte, eppure anche alla cieca mi districai tra le rocce e gli aceri. Conoscevo a memoria quelle montagne. Quante volte, nelle mattinate di sole, le avevo esplorate con Emily e le bambine a caccia di scoiattolini. Le mie bambine adorano gli scoiattolini. Spuntai alle spalle del piazzale che rappresentava l'ingresso di Meanpick. A un centinaio di iarde vedevo la ferramenta del vecchio Jim. La carreggiata era recintata da un nastro fino al punto in cui doveva essere avvenuto il ritrovamento. Un braccio. Due pupille. Una mano da bambino. O bambina. -> potresti dire: "una mano minuscola/ una mano piccola quanto... ecc" Rabbrividii. Due auto della polizia sorvegliavano l'area e fermavano eventuali passanti. Casa mia era proprio lì accanto. Fermai la moto e corsi in mezzo al bosco innevato per raggiungerla. * Scavalcai la recinzione dal retro. Da fuori vidi che la casa all'interno era completamente al buio, così come il giardino. Aprii la porta che dava nella cantina e non appena accesi la luce, il sangue mi si raggelò. Una striscia rossa che non avevo notato nell'oscurità, sottile e irregolare, contornata da macchioline più o meno grandi dello stesso colore, si trascinava nel prato ed entrava in casa. «Emily!» gridai. «Bambine!» Sentivo il cuore infuriare su per la gola. «Dove siete?» L'urlo uscì spezzato. Nessuna risposta. Tremavo. Esitai per un istante, ero spaventato. Non sapevo se correre da loro o prepararmi a difendermi da qualcuno - o qualcosa? - di terribile. Mi decisi. Diedi un'occhiata al tavolo degli attrezzi. Afferrai l'ascia da legna e corsi dentro. Diedi una rapida occhiata a soggiorno e cucina. Trovandoli vuoti, salii scattando su per le scale che dal piano terra conducevano alla zona notte, i polmoni in fiamme. 1) Spiego certi tagli: quando si cerca di parlare di quanta paura prova un personaggio si dice sempre "cuore in gola", "pelle d'oca", "urlo strozzato", ecc, ma sono cose talmente usate da essere diventate dei cliché. Allora meglio usare delle azioni o i pensieri del personaggio, rischiando magari qualcosa, ma salvaguardando la propria originalità. Rispensi la luce e accostai dolcemente la porta. Il respiro tornava lentamente a un ritmo regolare, i muscoli si rilassarono. Il sollievo che avevo provato nel trovare Emily e le bambine al sicuro, a letto, era stato tanto grande da suggerirmi di non svegliarle nemmeno. Scesi di nuovo di sotto, in soggiorno. Accesi la tivù. Il notiziario locale trattava del macabro ritrovamento e della reazione di tante persone che si erano barricate nelle proprie case per il terrore di incappare nell'assassino. Pensai che fosse giusto fare la stessa cosa. Serrai con cura porte e finestre; tornai in cantina per riporre l'ascia e solo allora notai che era parecchio sporca. Non me ne curai troppo. Risalii senza far rumore, entrai in camera da letto e mi distesi sul lettone accanto a Emily e alle bambine. Cercai la manina di Denise, senza però trovarla. Afferrai allora quella di Susana. Era fredda, così la coprii per bene con la trapunta. Un bacio sulla fronte di lei e poi a quella di Emily. Erano entrambe gelide. «Fa molto freddo stasera» le sussurrai all'orecchio. Sarà la bufera. «Andrà tutto bene. Non permetterò a nessuno di farvi del male, amore» e le diedi un bacio sulla bocca. «Vi amo». Gli occhi di Emily, vuoti e sanguinolenti, mi sorrisero nel buio della notte Bel ribaltamento finale. Alla prossima ^^.
  4. Rewind

    [H2018 - FC] Forno

    Letto. Il tuo miglior racconto di sempre (per ora). L'unico appunto sono, forse, alcune scelte stilistiche: quanti anni ha il protagonista? Perché se parli di macchinine, pastelli e Topolino, le parentesi e certe parole (tipo "cancro") hanno un effetto straniante. Concordo poi con @AndC sull'alternanza passato-presente: Io ero in soggiorno che giocavo con le mie macchinine. Ogni tanto mi fermavo e strofinavo un dito sul pavimento, per essere sicuro di non averlo graffiato. Mia mamma sta sempre molto male quando trova delle imperfezioni in giro, tipo una briciola sotto il divano o una zanzara appiccicata alla pantofola. Forse un giorno troverà un graffio per terra e deciderà di buttare tutte le macchinine nel sacco nero della spazzatura. L'incipit si riferisce a un evento vissuto (quindi è passato del tempo tra il lui che gioca e il lui che racconta), però quando dice "Mia mamma sta sempre molto male quando trova delle imperfezioni in giro", ci fa capire che tale evento non è così remoto, visto che, ora come allora, la madre (che, si presume, ancora viva, reagisce sempre in un certo davanti al disordine). Forse un giorno troverà un graffio per terra e deciderà di buttare tutte le macchinine nel sacco nero della spazzatura. Ecco, ora tutto quadra: l'azione descritta nell'incipit è distante pochissimo tempo dal suo resoconto, magari qualche ora. Dopo di ciò, c'è una digressione al tempo presente dove ci racconta un po' di lui, poi si ritorna la passato: Dicevo che io giocavo con le mie macchinine e mamma fissava il forno in cucina, come sempre. Controllava Leo attraverso il vetro. Proposta che manderai a quella provincia: premettendo che sono per l'uso e l'alternanza dei tempi verbali, la butto lì... perché non provare a scriverlo tutto al presente (o al passato) per vedere che effetto fa? Alla prossima.
  5. Rewind

    [H2018 - Fuori concorso] La casa sul lago

    Letto. I tre ragazzi arrivarono alla casa sul lago quando il sole stava per tramontare. Era un bed & breakfast poco conosciuto, mal indicato dai cartelli stradali e non recensito sui siti specializzati. Tuttavia era in una posizione splendida, sulla riva più distante dalla strada che portava al centro abitato. La zona era isolata e dall’esterno la casa, in legno e su due piani, si presentava molto ben tenuta. Il giardino era curato e contrastava con la selvaggia boscaglia che circondava la proprietà. Avevano fatto molta strada con i loro pesanti zaini sulle spalle. Si scambiarono un’occhiata d’intesa, senza parlare. Da una delle due grandi finestre del pianterreno una figura di uomo osservava. I tre se ne accorsero e si fermarono un attimo. La figura, per quanto poteva distinguersi da fuori, non sembrava guardare loro, bensì era rivolta al lago e la cosa fu ancor più evidente quando i tre furono ormai prossimi alla porta d’ingresso. L’uomo alla finestra continuava a guardare il lago, senza degnare i tre ragazzi in arrivo di alcuna attenzione. 1) Ho tagliato la prima parte perché già il titolo introduce il contesto. Ero indeciso se consigliarti di togliere "I tre ragazzi arrivarono... ecc" e iniziare con l'uomo che osservava dalla finestra. Entrarono. il primo dei tre si volse alla porta della sala di sinistra, quella alla cui finestra l’uomo osservava il lago, si schiarì la voce e disse: «È permesso?» Nessuno rispose. I tre avanzarono in silenzio nel grande ingresso. Di fronte a loro, una scala a chiocciola fronte a loro portava al piano superiore. A destra, oltre un’ampia porta ad arco, una sala da pranzo. A sinistra, oltre un’arco simmetrico rispetto a quello di destra, un salone. In silenzio, i ragazzi si portarono sulla soglia. Il portone La grande porta consentiva loro di stare affiancati. L’uomo era ancora alla finestra. Era elegantemente vestito con un completo in tweed, le mani dietro la schiena con la mano sinistra a stingere il polso destro. Senza muoversi disse: «Benvenuti, vi stavo aspettando. La camera verde e quella azzurra sono occupate. La camera rosa ha solo due letti, se intendete alloggiare tutti in una sola camera, prendete quella gialla». L’unico dei tre ragazzi che aveva parlato fino a quel momento disse: «Noi siamo venuti per…» «Non siete tenuti a dirmi cosa siete venuti a cercare», rispose l’uomo in tweed, «la mia ospitalità nei vostri confonti è totale. La casa ora è vostra». I tre ragazzi, in silenzio, ancora con i loro zaini in spalla, presero le scale e, giunti al piano superiore, entrarono nella camera con la porta gialla. 1) "Oltre un arco simmetrico rispetto a quello di destra" è pesantino. Nella camera verde un uomo di mezz’età che aveva da poco fatto la doccia, ancora in accappatoio stava sistemando il proprio abbigliamento da trekking usato durante il giorno. «E domani, cara, pensavo di portare i ragazzi a fare un giro in canoa. Potremmo andare a piedi fino alla riva opposta, noleggiarne due e tornare qui tagliando il lago. Non ho fatto la proposta oggi perché volevo fosse una sorpresa». Dal bagno la moglie rispose che era un’ottima idea, ma di non urlarlo perché i ragazzi, nella stanza a fianco, potevano sentire. * Nella camera azzurra un ragazzino biondo navigava su internet con il proprio telefonino. «Ehi,» disse al fratello, «qui dicono che sulla riva est del lago Baskahegan c’è una casa dove hanno girato una puntata di Ghost Hunter!» «Non ci sono altre case oltre questa, in zona» rispose l’altro, di poco più grande del primo. «Appunto!» replicò il primo sorridendo eccitato. * Nella notte l’uomo di mezz’età si svegliò di soprassalto. Aveva avuto un incubo: era certo di aver sentito sussurrare, di fianco a sé, il proprio nome. Sudato, nella penombra, vide la moglie giacere immobile. Si voltò verso la direzione da cui aveva sentito la voce e gli parve di vedere… No, ma che sciocchezze! Si asciugò la fronte e respirando profondamente cercò razionalizzare concetrandosi verso quel punto della stanza. «Fred», sentì sussurrare nella penombra, questa volta distintamente. Il primo istinto fu quello di svegliare la moglie, cercando il suo aiuto. Era una donna forte, fedele e pratica. Lo aveva assistito nei momenti difficili seguiti all’incidente. Sapeva tutto ciò che era capitato e lo aveva sempre sostenuto. «Non farlo, a lei penserai dopo,» disse la voce. «Parliamo prima dei tuoi figli». «Lascia stare i miei figli», avrebbe voluto urlare, ma la voce gli uscì come un rantolo. L’uomo attese una replica, ma non udì più alcuna voce. Cercò nel buio e non vide nulla, allora si decise ad accendere la luce sul comodino. La sedia a dondolo di fronte al letto oscillava. La porta della camera, che la sera prima lui stesso aveva chiuso a chiave, era spalancata. Dal corridoio un tenue rumore di passi che facevano scricchiolare il legno del pavimento lo paralizzò. Udì Potè udire chiaramente una porta aprirsi, richiudersi e poi rumori soffocati provenire da una delle camere. Non capiva se quella dei figli, oppure (lo sperò con tutto sé stesso) da quella occupata da tre giovani escursionisti, arrivati la sera prima. * 1) Chuck Palahniuk consiglia di eliminare i verbi di percezione: quindi non "Udì una porta aprirsi", ma "una porta si aprì", oppure non "Vide una donna col tubino sul motorino che gli faceva ciao", ma "Una donna col tubino sul motorino gli faceva ciao". Gusti. I rumori continuarono: pareva una lenta colluttazione, ma non si udivano voci, lamenti o grida di aiuto. Solo uno strano susseguirsi di movimenti e di colpi attutiti. Ora l’uomo si rese conto di essere completamente paralizzato. Con una sforzo sovraumano tentò di alzarsi dal letto, ma vi ricadde rotolando verso il centro. Fu allora che vide la moglie: bocca aperta e occhi spalancati verso il soffitto in uno sguardo vuoto, aveva un rivolo di saliva verdastra che le scendeva dalla bocca lungo la guancia. I minuiti passarono lenti, i rumori provenienti dall’altra camera si attentuarono per poi cessare del tutto. L’uomo ansimava, un forte dolore al petto rendeva la sua paralisi ancor più atroce. Ad un certo punto sperò che il male si facesse ancora più intenso affinché distogliesse la sua attenzione dal silenzio in cui era piombata la casa. Riuscì a rendersi conto che la moglie non respirava, solo il battito aritmico del proprio cuore scandiva il tempo e testimoniava che questo non si era fermato. Desiderò di morire, pensò di avere un infarto e pregò perché tutto ciò che sentiva al di fuori di sé fosse un incubo dovuto alla vita che lo abbandonava. Fra poco la moglie si sarebbe svegliata e probabilmente lo avrebbe trovato esanime, esattamente come ora lui aveva creduto di vedere lei. Ma, improvvisamente, qualcosa si sbloccò in lui. E lui scoprì che, nonostante il dolore non fosse cessato, poteva muoversi. «Fred», la voce lo chiamò ancora e una forza che lui non poteva controllare lo trasse dal letto. Non guardò neppure la moglie, uscì dalla camera scalzo e si avviò nel buio del corridoio. Là tre ombre lo attendevano. «Noi siamo già morti, come del resto hai sperato poco fa. Và dai tuoi figli, ti è concesso di vederli mentre esalano l’ultimo respiro…» L’uomo entrò nella camera e accese la luce. Folle di terrore vide Mark rantolante con il collo innaturalmente piegato e, accanto a lui, David, cianotico e in preda a terribili spasmi con un asciugamano stretto alla gola. «… ciò che non fu concesso ai nostri genitori!» urlò terribilmente la voce da presso all’uomo. Che solo in quel momento capì. 1) "I rumori continuarono": di che tipo? Tonfi? Oggetti che cadono? I tre ragazzi che aveva investito! Lui era ubriaco, ma un errore formale nella procedura di verifica del suo stato gli aveva consentito di venire assolto. Negli anni si era convinto che il suo avvocato avesse davvero invalidato una prova falsa e ingiusta. Gli era rimasto un grave shock da superare, ma la certezza di non avere colpa in quella disgrazia lo aveva completamente posseduto. Ora poté solo rivedere la scena dell’incidente, e riconoscere i piumini e gli zaini dei tre ragazzi che il giorno prima aveva visto salire le scale ed entrare in silenzio nella camera gialla. Poi qualcosa gli afferrò il collo da dietro, la vista gli si fece offuscata e fu il nulla. Il mattino dopo, in silenzio, i tre ragazzi con i loro zaini in spalla lasciarono la casa sul lago. Non richiusero la porta dietro le proprie spalle, anche perché i cardini erano inchiodati dalla ruggine e il legno era marcio. Dalla finestra del salone, dietro ai vetri rotti, un uomo in tweed guardava il lago. Indugiò ancora un attimo, poi scomparve, come fosse fatto di nebbia. Inizialmente ho pensato alla classica storia horror: degli sbarbatelli vanno ad alloggiare in una casa sperduta. Il padrone di casa è strano. E poi, massacro. E invece... si è ribaltato tutto: il possibile mostro, l'uomo in tweed, è solo uno spettatore; i tre ragazzi prima vittime e poi carnefici; l'uomo di mezza età, da vittima sacrificale... vittima sacrificale, però prima è stato un carnefice. Bello. Alla prossima.
  6. Rewind

    eBook il futuro?

    Gli ebook non sono libri digitali, ma licenze d'uso: un libro vero lo puoi regalare, lo puoi vendere, lo puoi sottolineare permanentemente (se l'e-reader si rompe, perdi tutto) e non soffre di obsolescenza programmata. E dico questo pur simpatizzando per il mio Kindle. Il grosso problema poi degli ebook è l'appiattimento che comportano, una sorta di abolizione delle diversità a favore del tutto e subito: le copertine non esistono (sono in bianco e nero); i mattoni, i tascabili, i sottili, i gialli, i testo a fronte, ecc vengo mischiati in una generica percentuale (sei al 60%); i paragrafi perdono la loro forza e coesione per venire compressi in una pagina della pagina. Quindi, rispondendo alla domanda iniziale, direi di no. Spero.
  7. Rewind

    Il segreto

    Letto. Era così che accadeva: tutto il giorno faceva finta di nulla, come se al di là della finestra, oltre la cancellata e la fine del viale, non ci fosse. Ma lei sapeva fin troppo bene quello che dimorava nei recessi più bui del bosco, come sapeva altrettanto bene che la Bestia guardava verso la casa, giorno e notte. In quel momento Era proprio affacciata alla una delle finestra. Era sicura che la creatura la stava osservando. A volte si fermava per delle mezzore intere alla finestra, le piaceva stuzzicarla e procrastinare il più a lungo possibile il loro incontro fino a sera. A un tratto ricordò la presentazione che aveva fatto del suo ultimo romanzo, qualche giorno prima. Nella calca un giornalista le aveva chiesto come facesse a scrivere sempre romanzi destinati subito a diventare dei best-seller. 1) "Mezzore intere", potresti dire che ci passava tutto il pomeriggio. Da dove prendeva le idee? “È semplice”, aveva risposto “apro un file word e scrivo capitolo primo Ah dimenticavo, dopo vado a capo!”, aveva aggiunto. Quella boutade fece ridere i giornalisti, tranne colui che le aveva posto la domanda. Pensava che glielo avrebbe detto veramente il segreto?, si chiese. Alzò gli occhi verso il bosco e sorrise. Era là il suo segreto, tra gli alberi più fitti del bosco. Chiuse le imposte della finestra e attese l’ora propizia. A mezzanotte, come una Cenerentola al contrario, uscì da casa e richiuse la porta dietro di sé. Non appena varcò la soglia, sentì, in tutto il suo essere, una forza magnetica irresistibile che annullava ogni sua volontà. Da quel momento era come se si fosse seduta in una poltrona del cinema di una sala da cinema e dovesse solo guardare il film che veniva proiettato. e godersi lo spettacolo (esempio brutto). Il suo corpo da quel momento diventava un manichino, una marionetta ai comandi dell’essere del bosco. Penetrò nel bosco e seguì un tratto di sentiero, illuminato dalla fioca luce della luna. Appena arrivò si tolse tutti gli indumenti e si immerse nuda fino al collo nell’acqua del piccolo lago. Si accorse che la creatura stava arrivando dalle piccole increspature sulla superficie ma anche dalla corrente sempre più forte tra le gambe. Poi la vide, la Bestia era davanti a lei, in tutta la sua bellezza terribile. Si sentì afferrare ai fianchi e trascinare al fondo. 1) Forza magnetica mi sembra un po' vaga, magari una sensazione legata al freddo o un dolore specifico. 2) Ho cancellato la parte dove i giornalisti ridono perché mi ha ricordato le risate finte delle sit-com. E poi la battuta è simpatica di suo, non serve dire che fa ridere. 3) "Creatura, "Essere", "Bestia", ci sono troppi nomi e tutti, nella loro vaghezza, richiamo cose un po' diverse. Sceglierei un solo nome e lo userei per tutto il racconto. 4) "Si tolse tutti gli indumenti"-> si spogliò/denudò. L’amplesso durò poco più di dieci minuti ma per lei durò un tempo infinito. Ad un certo punto, il rapporto fisico si trasformò in qualcosa di diverso, come se avesse raggiunto un nuovo piano dell’essere. Divenne una fusione mentale e tutto ciò che era il contenuto fatto di sogni e incubi della creatura si trasferì, per la parte che il cervello della specie homo sapiens-sapiens poteva ricevere, in lei. Una porzione di quell’infinito sapere che le sarebbe bastato per scrivere centinaia di pagine. Nel momento in cui ciò si realizzò tutto fu compiuto e lei non ricordò nulla di quello che era successo. Almeno fino alla prossima volta e al successivo romanzo. L'amplesso con una creatura mostruosa porta al Nirvana dell'ispirazione creativa. L'idea mi piace molto. L'unico difetto è che tale Creatura non viene proprio descritta, come immaginarsela? Io ho pensato a una specie di Yeti. Alla prossima.
  8. Rewind

    Cosa state leggendo?

    Sesso, droga e yogurt.
  9. Rewind

    Lui e Lei

    Unius: sono un estremista. A presto.
  10. Rewind

    Richieste cancellazioni Racconti, Poesie o Storie

    Ciao. Chiedo la cancellazione di questo racconto: Grazie.
  11. Rewind

    Lui e Lei

    Ciao. Mister Frank: ricambio. Unius: il tuo commento mi ha fatto riflettere su come abbia messo troppo poco, ho voluto tagliare un salame col cucchiaino. Grazie del vostro tempo.
  12. Rewind

    Perle sepolte

    @camparino Turista per sempre La prima volta con una di quelle
  13. Rewind

    Unpopular opinion

    Il nuovo presidente del Brasile
  14. Rewind

    Lui e Lei

    Ciao. Adelaide: Grazie del tuo tempo. Roberto: Questo racconto lo pubblicai tempo fa: non aveva tutte queste ripetizioni, e non mi piaceva. Ora ho messo le ripetizioni, e non mi piace. Vedrò che fare. Alla prossima ^^.
  15. Rewind

    La ballata dell'orso Giacomo

    Poeta.
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