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LuckyLuccs

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  1. LuckyLuccs

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    benvenuta Stefania!
  2. LuckyLuccs

    Aspettative di vendita

    credo che il numero minimo per non considerare il libro un flop si aggiri intorno alle 200 copie. ragiono dal punto di vista degli editori che fanno business sugli autori, perché vedo che in media grosso modo il target è fissato proprio intorno a quel numero. dal punto di vista dell'autore,il margine tra flop e successo è un valore troppo soggettivo che dipende dalle aspettative dell'autore stesso e dal bacino d'utenza della sua opera. immagino per esempio che vendere 200 copie di una silloge poetica sia molto più difficile che vendere 200 copie di un fantasy con i vampiri o di un romance coi pirati.
  3. Qualche mese fa, su un gruppo facebook di autori e lettori, una persona pubblicò un suo estratto di storia chiedendo opinioni. A ogni osservazione (osservazione, nemmeno critica) rispondeva dicendo all'interlocutore che non capiva nulla e che l'osservazione non aveva senso. Andò avanti per parecchio, andando vicino a insultare quelli che trovavano da ridire sul suo testo, sfiorando il flame. Alla fine io feci un commento del tipo "la prossima volta che vi chiedete perché gli editori non danno più risposte e motivazioni in caso di rifiuto, ricordatevi di questa discussione". Tempo due giorni e mi trovai su Amazon recensioni critiche al limite dell'insulto (es. "libro patetico per lettori pigri") sui miei libri, da parte di un utente che ovviamente aveva recensito a cinque stelle un'opera firmata dalla persona che aveva aperto il post su facebook... Ecco, il mondo dell'editoria italiana è anche questo.
  4. Se pensi che molti autori mandano indiscriminatamente il loro manoscritto anche a editori che non trattano il loro genere, e basterebbe sfogliarne il catalogo per capirlo, la dice lunga sulla maniera con cui molti autori si approcciano al mondo editoriale.
  5. Grazie di cuore Francesco per averla raccontata (la tua esperienza). Sei la voce di chi tutti su questo forum a prima vista invidieremmo da morire, ed è importante sapere che certi traguardi che ci fanno sognare sono molto meno dorati di quanto crediamo. A dirla tutta non sei il primo autore pubblicato da big da cui intuisco che non è tutto oro quello che luccica.
  6. mi ritrovo perfettamente in questa definizione. quando non ho avuto risposte ho sempre pensato che fosse perché il mio manoscritto non valesse abbastanza.
  7. Bellissima discussione, complimenti. Io ho pubblicato tre libri con un editore che può - credo - ritenersi medio. Non sono persona dalle grandi aspettative, ma quando mi sono messo alla ricerca di un editore mi aspettavo innanzitutto serietà e affidabilità. Poche promesse campate in aria, ma volontà di valorizzare al massimo il mio lavoro. I miei libri sono disponibili in tutta Italia e spesso negli scaffali delle grandi librerie (a Torino praticamente ovunque, ma li ho per esempio trovati alla Mondadori di Milano in piazza DUomo, alla libreria della stazione di ROma Termini, amici mi hanno mandato foto da librerie in Toscana, Liguria e Puglia). La qualità del prodotto mi sembra ottima, sia come carta che come grafica delle copertine. L'editore è presente alle maggiori fiere e quando a mia volta sono stato presente ho sempre visto che i libri degli autori vengono 'spinti' tantissimo e proposti ai lettori in funzione dei loro generi di interesse. Le vendite vanno bene, senz'altro oltre le mie più rosee aspettative. Ecco, se fosse andata già semplicemente così sarei più che contento, ma l'editore sta provando a fare ancora di più, in particolare sul mercato straniero. Avevo superato le prime selezioni di un grande grande gruppo editoriale straniero per il mercato spagnolo (per intenderci, avrei avuto lo stesso editore di Ken Follett!). Non è andata bene, ma già avere avuto la possibilità di arrivarci , a quella prima selezione, è stato un enorme merito dell'editore. Allo stesso modo, c'è stato un contatto con una casa produttrice cinematografica: andato male anche quello, ma intanto c'è stato. Chi lo sa, magari le prossime volte andrà meglio. O forse no, non importa. Insomma, posso dire di sentirmi pienamente felice di dove sono e con chi sono. Magari chi ha maggiori aspettative di me potrebbe pensare di non venire abbastanza pubblicizzato. Non lo so se hanno ragione, di mio tendo a stare coi piedi per terra e non mi faccio mai troppe illusioni. Va anche detto che nella scuderia del mio editore ci sono svariati autori che arrivano dalle big. Forse è un'altra dimostrazione che, come scrivevo in un altro post, quello delle big non è un oro così luccicante come sembra, e un bel "in medio stat virtus" è un motto che in questo caso funziona benissimo.
  8. Bellissima discussione, complimenti. Per come la vedo io, il mercato editoriale si attesta là dove trova il suo migliore equilibrio e il suo maggior vantaggio. Non è questione di cattiveria, cecità o chissà cosa, quanto di pratica. L'editore pubblica ciò che gli fa vendere e guadagnare, perché dalle vendite dipende la sua sopravvivenza e il suo benessere. Prima di guardare gli scrittori, quindi, guardiamo i lettori. Cosa vogliono i lettori (la maggior parte dei lettori, aggiungo)? Questa è la domanda che si pone l'editore e a cui cerca di dare risposta. Veniamo agli scrittori, adesso. Che prima di essere scrittori sono (per la maggior parte) lettori. Che magari sono cresciuti con Dumas, Hugo, Dostoevskij, Hesse, o magari non sanno nemmeno che questi scrittori sono esistiti. Che sono cresciuti con Tolkien o con Licia Troisi. Con Stephen King o Stephanie Meyer. Che sviluppano un senso dello scrivere legato a quello dei loro modelli come lettori. Non è, credo, solo questione di talento, fantasia e capacità, ma anche di 'educazione e modelli'. Lo scrittore scrive per passione ma anche perché spera di essere letto. A volte è così convinto di meritarlo, così convinto che ciò che scrive non sia da meno di ciò che legge come lettore, da aspettarsi lo stesso successo dei suoi idoli letterari: ne è così convinto che se non ci riesce la colpa è del sistema, degli editori cattivi che pubblicano sempre i soliti noti, del fatto che in Italia si legge poco. Tutto pur di non ammettere la realtà, ossia un testo mediocre... o peggio. Non vale per tutti, chiaramente. Scrittori bravi e poco conosciuti in giro ce ne sono eccome. Il miglior romanzo che ho letto lo scorso anno è un self. Mi chiedo: possibile che nessun editore se ne sia accorto? Evidentemente no. Peccato. L'autostima dello scrittore per se stesso e i suoi scritti è a volte talmente radicata da diventare... arroganza. Conosco molto bene, al punto da azzardarmi di chiamarli amici, tre editori. Tutti e tre hanno smesso di dare risposte motivate al rifiuto dei manoscritti perché era una battaglia e uno stress quasi ogni volta. Lo scrittore respinto diventa, mi dicono, quasi sempre aggressivo, maleducato, offensivo al limite dello stalking. Infine, se posso dire: non idealizziamo i cosiddetti big. Conosco di persona autori pubblicati da alcuni dei maggiori editori italiani (anche del più grande di tutti) che sono molto scontenti di quanto poco vengono seguiti. Puoi anche pubblicare con un big, mi dicono, ma se poi non ti segue è come se non lo fossi. Conosco di persona autori pubblicati da big che non dicono di essere insoddisfatti ma poi, chissà perché, vanno a cercare editori meno big per i loro romanzi successivi. Come mai? insomma, credo che spesso lo scrittore alle prime armi abbia un'idea sovrastimata non solo di se stesso ma anche del grande editore.
  9. Io cerco sempre di mettermi nei panni dell'interlocutore e apprezzo chi lo fa. Per quanto mi riguarda non si tratta di chiedere il rogo di certe pratiche, ma di condividere la conoscenza il più possibile. Spesso chi si rivolge a una EAP ha un'informazione carente o addirittura errata sul mondo dell'editoria. Del resto basta digitare su google "come pubblicare un libro" e in testa ai risultati arrivano i siti degli editori a pagamento che, lecitamente dal loro punto di vista, hanno come target gli scrittori e non i lettori. Spesso chi pubblica con EAP si fa l'idea che si tratti di un prezzo da pagare e che tutti gli autori esordienti siano obbligati a farlo, perché a non pagare sono solo i soliti noti e le personalità social. Credo che da un forum come questo un autore alle prime armi possa, anzi debba ottenere consapevolezza. Sana, solida e sicura consapevolezza. Una volta che ha tutte le carte sul tavolo l'autore può davvero decidere al meglio. Se rifiutare o accettare una proposta a pagamento. Se proporsi o meno a un editore a pagamento. Se autopubblicarsi. E' importante sapere pro e contro di ogni scelta e applicarla alla propria situazione, che è unica e fa storia a sé. Visto che nei post precedenti si parlava di "buoni motivi" per pubblicare a pagamento ne faccio uno io. L'autore alle prime armi ha un genitore in punto di morte che ha sempre sognato di vedere il figlio 'scrittore'. Avendo solo pochi mesi a disposizione, come fare per mettere il proprio nome su una copertina di un libro con tutti i crismi formali? Gli editori free si prendono mesi per dare una risposta, e all'autore il libro pubblicato serve subito per regalarlo al genitore malato finché può vederlo. A quel punto vada per la proposta a pagamento, e pagare non è un problema.
  10. Premesso che il mio campione non è abbastanza rappresentativo, riconosco senza problemi che non tutto ciò che è pubblicato a pagamento è necessariamente spazzatura. Ci sono libri di valore, con buone idee ma che non vengono valorizzate. Ricordo di aver letto un romanzo storico davvero ben ambientato: si vedeva che l'autore ne sa. Ne sa talmente bene che l'infodump la faceva da padrone e dopo un po' faceva venire la tentazione di andare avanti d qualche pagina per capire cosa succedeva davvero. Ma se il suo editore aveva già fatto utile (abbondante utile, aggiungo) facendosi pagare le (tante) copie a prezzo pieno, perché erodere quell'utile pagando un editor per sistemare i problemi strutturali del testo? Ragionando da imprenditore, semplicemente non gli conviene.
  11. Dai, vuoi proprio farmi esporre al linciaggio dei sostenitori delle EAP.., ^_^ Mettiamola così: di quei libri che ho letto e di quelli che ho assaggiato, qualcuno (due o tre) non è stato un totale spreco di tempo e cellulosa. Molti ho dovuto abbandonarli dopo qualche capitolo. Tutti avrebbero tratto vantaggio da un buon editing, quasi tutti anche da una correzione di bozze.
  12. Rispondo per me: ho letto almeno una trentina di libri pubblicati da EAP di vario genere. Partecipando a catene di lettura, perché l'autore mi ha regalato il suo libro o perché, per amicizia, gliel'ho comprato. Ho perso il conto invece degli estratti di libri pubblicati da EAP letti su amazon, per farmi un'idea.
  13. Chiedo scusa se ti chiamo ancora in causa, @Whispering Wind, ma ti devo una risposta. Non avermene. Ho davvero apprezzato la discussione perché apprezzo sempre il contraddittorio, anche se capisco che qui difficilmente si potrà mai trovare una posizione in cui ci si troverà d'accordo trovandosi su piani concettuali così diversi. Comunque, per chiarezza: Questo, ossia che l'autrice sia stata davvero orgogliosa di foraggiare la più famosa casa editrice italiana a pagamento, consapevole di quello che faceva nello sceglierla e che in un secondo momento abbia deciso di rivolgersi a un altro essendo venuti meno i famosi "buoni motivi", risponde a ciò che se ho ben capito credi tu. Quello che credo io (che non conta niente) è che l'autrice abbia cercato di difendere la sua immagine e la sua scelta all'inizio, e che poi si sia resa conto di aver commesso un errore. Quello che sapevo è che prima o poi se ne sarebbe resa conto. E come vedi ritorniamo all'inizio. I famosi "buoni motivi". Mi hai portato come esempio quelli proposti da @Obs Snow, su cui mi sono soffermato mettendoli in discussione anche perché nessuno di questi può essere messo sull'altro piatto della bilancia di una pubblicazione a pagamento (possono essere ragione per cui si rifiuta una pubblicazione free a favore di un'altra pubblicazione free, invece, su questo non discuto). Quali possono essere i "buoni motivi" per cui uno accetta di sobbarcarsi da solo il rischio di impresa e di condividere l'eventuale utile? Bontà d'animo, amicizia personale, accordi di diversa natura ("tu non paghi, ma non dirlo in giro")? Questi li capirei. Mi pare chiaro, infine, che tu non condivida certe posizioni perché ti senti chiamato in causa. E' comprensibile che tu difenda la tua scelta e provo rispetto per chi come te lo fa a testa alta, specie in uno spazio come questo dove certe scelte non sono, per così dire, popolari. Questo forum è un posto dove ci si può confrontare, per aiutarsi a comprendere e per aiutare anche chi legge e non partecipa a districarsi in questa intricata foresta che è il mondo editoriale. Dalla esperienza e dalla percezione degli autori pubblicati quelli in cerca di editore possono imparare molto. Per questo insisto molto sui "buoni motivi". Nel mio caso si tratta di soddisfare una curiosità. Per qualcuno può fare la differenza. Grazie per la chiacchierata, sinceramente. Posso sembrare un po' rompiballe e anche fastidioso, ma apprezzo tantissimo un bel confronto. Per il resto vanno benissimo i chiarimenti in privato
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