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LuckyLuccs

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    Torino

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  1. LuckyLuccs

    Giovane Holden

    Questo topic appartiene a un forum dove ci si scambia opinioni sull'editoria ed è quello che faccio, dando la mia opinione. Il mio discorso generale parla dei concorsi letterari come una strategia di editoria a pagamento mascherata. Sono un editore che indice un concorso. Se ci facciamo un giro sui siti di stampa digitale ci facciamo una rapida idea di quanto costa stampare una cinquantina di copie di un libro e con una semplicissima equivalenza anche di quante quote di iscrizione al concorso sono sufficienti a me editore per coprire le spese di pubblicazione al vincitore e ricavare un utile dall'operazione con cui coprire i costi di pubblicità e segreteria. Non sto facendo, come tu mi hai accusato di fare, i conti in tasca a nessuno, perché è davvero sufficiente fare un giro su google e farsi fare un preventivo di stampa di libri in digitale per farsi un'idea. Questo non significa che io editore stia facendo nulla di illegale: semplicemente anziché far coprire le spese all'autore le faccio coprire ai partecipanti al concorso. Due piccioni con una fava, no? Io editore non corro alcun rischio di impresa, e l'autore è contento perché non deve pagare per pubblicare (tolta la quota di iscrizione, ca va sans dire). A me non sembra affatto di essere stato off topic, ma mi rimetto all'opinione dei moderatori, e se ho infranto, senza volerlo, regole di correttezza o di buona educazione faccio un passo indietro e chiedo scusa a te, al tuo editore e al forum. Non sono qui per fare polemica con nessuno.
  2. LuckyLuccs

    Historica

    No non c c'è nulla di truffaldino come non c'è nelle altre forme piu o meno mascherate di editoria a pagamento. Basta sapere a cosa si va incontro. Io ho avuto un carteggio con questa associazione e in corrispondenza di uno dei loro (tantissimi) concorsi a cui ho partecipato perché era gratuito... decidendo di ritirare il racconto una volta capito bene come funzionava. Condivido la mia esperienza sperando possa essere utile ad altri.
  3. LuckyLuccs

    Historica

    Fanno molti concorsi gratuiti ma l autore non ha diritti sulle copie vendute ne copie omaggio. Se vuole anche solo una copia per se deve comprarla. Tutte le persone che conosco risultano vincitrici del concorso (compreso me , che però non appena ho capito ilmeccanismo ho ritirato il mio racconto "vincitore"). L editore ti spiega che il prezzo del volume è determinato dal numero di partecipanti e già questo fa capire che è sulla vendita di copie agli autori che fanno business. In più essendo di torino e partecipando al salone come autore ti posso garantire che una presentazione al salone passa inosservata al grande pubblico. Insomma non ci perdi nulla (a parte i soldi della copia) ma nemmeno fai un grande affare. Se posso permettermi di darti un consiglio Quegli stessi soldi che useresti per foraggiare questo concorso investili in self publishing.
  4. LuckyLuccs

    Giovane Holden

    Non so in questo caso ma so che in altri casi i concorsi con quota di iscrizione servono a coprire le spese di pubblicazione del vincitore. Che è quello che ho detto, mi pare.
  5. LuckyLuccs

    Giovane Holden

    non so in questo caso, ma in generale se il concorso prevede una quota di iscrizione è facile che le spese di pubblicazione del vincitore le paghino gli altri partecipanti...
  6. LuckyLuccs

    Piergiorgio Nicolazzini

    Ottimissima agenzia. Segue anche i miei libri (perché ha un contratto col mio editore).
  7. LuckyLuccs

    Mi presento

    benvenuta Stefania!
  8. LuckyLuccs

    Aspettative di vendita

    credo che il numero minimo per non considerare il libro un flop si aggiri intorno alle 200 copie. ragiono dal punto di vista degli editori che fanno business sugli autori, perché vedo che in media grosso modo il target è fissato proprio intorno a quel numero. dal punto di vista dell'autore,il margine tra flop e successo è un valore troppo soggettivo che dipende dalle aspettative dell'autore stesso e dal bacino d'utenza della sua opera. immagino per esempio che vendere 200 copie di una silloge poetica sia molto più difficile che vendere 200 copie di un fantasy con i vampiri o di un romance coi pirati.
  9. Qualche mese fa, su un gruppo facebook di autori e lettori, una persona pubblicò un suo estratto di storia chiedendo opinioni. A ogni osservazione (osservazione, nemmeno critica) rispondeva dicendo all'interlocutore che non capiva nulla e che l'osservazione non aveva senso. Andò avanti per parecchio, andando vicino a insultare quelli che trovavano da ridire sul suo testo, sfiorando il flame. Alla fine io feci un commento del tipo "la prossima volta che vi chiedete perché gli editori non danno più risposte e motivazioni in caso di rifiuto, ricordatevi di questa discussione". Tempo due giorni e mi trovai su Amazon recensioni critiche al limite dell'insulto (es. "libro patetico per lettori pigri") sui miei libri, da parte di un utente che ovviamente aveva recensito a cinque stelle un'opera firmata dalla persona che aveva aperto il post su facebook... Ecco, il mondo dell'editoria italiana è anche questo.
  10. Se pensi che molti autori mandano indiscriminatamente il loro manoscritto anche a editori che non trattano il loro genere, e basterebbe sfogliarne il catalogo per capirlo, la dice lunga sulla maniera con cui molti autori si approcciano al mondo editoriale.
  11. Grazie di cuore Francesco per averla raccontata (la tua esperienza). Sei la voce di chi tutti su questo forum a prima vista invidieremmo da morire, ed è importante sapere che certi traguardi che ci fanno sognare sono molto meno dorati di quanto crediamo. A dirla tutta non sei il primo autore pubblicato da big da cui intuisco che non è tutto oro quello che luccica.
  12. mi ritrovo perfettamente in questa definizione. quando non ho avuto risposte ho sempre pensato che fosse perché il mio manoscritto non valesse abbastanza.
  13. Bellissima discussione, complimenti. Io ho pubblicato tre libri con un editore che può - credo - ritenersi medio. Non sono persona dalle grandi aspettative, ma quando mi sono messo alla ricerca di un editore mi aspettavo innanzitutto serietà e affidabilità. Poche promesse campate in aria, ma volontà di valorizzare al massimo il mio lavoro. I miei libri sono disponibili in tutta Italia e spesso negli scaffali delle grandi librerie (a Torino praticamente ovunque, ma li ho per esempio trovati alla Mondadori di Milano in piazza DUomo, alla libreria della stazione di ROma Termini, amici mi hanno mandato foto da librerie in Toscana, Liguria e Puglia). La qualità del prodotto mi sembra ottima, sia come carta che come grafica delle copertine. L'editore è presente alle maggiori fiere e quando a mia volta sono stato presente ho sempre visto che i libri degli autori vengono 'spinti' tantissimo e proposti ai lettori in funzione dei loro generi di interesse. Le vendite vanno bene, senz'altro oltre le mie più rosee aspettative. Ecco, se fosse andata già semplicemente così sarei più che contento, ma l'editore sta provando a fare ancora di più, in particolare sul mercato straniero. Avevo superato le prime selezioni di un grande grande gruppo editoriale straniero per il mercato spagnolo (per intenderci, avrei avuto lo stesso editore di Ken Follett!). Non è andata bene, ma già avere avuto la possibilità di arrivarci , a quella prima selezione, è stato un enorme merito dell'editore. Allo stesso modo, c'è stato un contatto con una casa produttrice cinematografica: andato male anche quello, ma intanto c'è stato. Chi lo sa, magari le prossime volte andrà meglio. O forse no, non importa. Insomma, posso dire di sentirmi pienamente felice di dove sono e con chi sono. Magari chi ha maggiori aspettative di me potrebbe pensare di non venire abbastanza pubblicizzato. Non lo so se hanno ragione, di mio tendo a stare coi piedi per terra e non mi faccio mai troppe illusioni. Va anche detto che nella scuderia del mio editore ci sono svariati autori che arrivano dalle big. Forse è un'altra dimostrazione che, come scrivevo in un altro post, quello delle big non è un oro così luccicante come sembra, e un bel "in medio stat virtus" è un motto che in questo caso funziona benissimo.
  14. Bellissima discussione, complimenti. Per come la vedo io, il mercato editoriale si attesta là dove trova il suo migliore equilibrio e il suo maggior vantaggio. Non è questione di cattiveria, cecità o chissà cosa, quanto di pratica. L'editore pubblica ciò che gli fa vendere e guadagnare, perché dalle vendite dipende la sua sopravvivenza e il suo benessere. Prima di guardare gli scrittori, quindi, guardiamo i lettori. Cosa vogliono i lettori (la maggior parte dei lettori, aggiungo)? Questa è la domanda che si pone l'editore e a cui cerca di dare risposta. Veniamo agli scrittori, adesso. Che prima di essere scrittori sono (per la maggior parte) lettori. Che magari sono cresciuti con Dumas, Hugo, Dostoevskij, Hesse, o magari non sanno nemmeno che questi scrittori sono esistiti. Che sono cresciuti con Tolkien o con Licia Troisi. Con Stephen King o Stephanie Meyer. Che sviluppano un senso dello scrivere legato a quello dei loro modelli come lettori. Non è, credo, solo questione di talento, fantasia e capacità, ma anche di 'educazione e modelli'. Lo scrittore scrive per passione ma anche perché spera di essere letto. A volte è così convinto di meritarlo, così convinto che ciò che scrive non sia da meno di ciò che legge come lettore, da aspettarsi lo stesso successo dei suoi idoli letterari: ne è così convinto che se non ci riesce la colpa è del sistema, degli editori cattivi che pubblicano sempre i soliti noti, del fatto che in Italia si legge poco. Tutto pur di non ammettere la realtà, ossia un testo mediocre... o peggio. Non vale per tutti, chiaramente. Scrittori bravi e poco conosciuti in giro ce ne sono eccome. Il miglior romanzo che ho letto lo scorso anno è un self. Mi chiedo: possibile che nessun editore se ne sia accorto? Evidentemente no. Peccato. L'autostima dello scrittore per se stesso e i suoi scritti è a volte talmente radicata da diventare... arroganza. Conosco molto bene, al punto da azzardarmi di chiamarli amici, tre editori. Tutti e tre hanno smesso di dare risposte motivate al rifiuto dei manoscritti perché era una battaglia e uno stress quasi ogni volta. Lo scrittore respinto diventa, mi dicono, quasi sempre aggressivo, maleducato, offensivo al limite dello stalking. Infine, se posso dire: non idealizziamo i cosiddetti big. Conosco di persona autori pubblicati da alcuni dei maggiori editori italiani (anche del più grande di tutti) che sono molto scontenti di quanto poco vengono seguiti. Puoi anche pubblicare con un big, mi dicono, ma se poi non ti segue è come se non lo fossi. Conosco di persona autori pubblicati da big che non dicono di essere insoddisfatti ma poi, chissà perché, vanno a cercare editori meno big per i loro romanzi successivi. Come mai? insomma, credo che spesso lo scrittore alle prime armi abbia un'idea sovrastimata non solo di se stesso ma anche del grande editore.
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