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Renato Bruno

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Renato Bruno ha vinto il 12 dicembre 2018

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Su Renato Bruno

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  • Compleanno 12 febbraio

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  • Genere
    Maschio
  • Provenienza
    Anguillara Sabazia (RM)
  • Interessi
    Editoria, fotografia, musica,arte, saggistica, poesia, Natura.

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  1. Renato Bruno

    L'accidentale palpatina

    Ma se è "sfruttando" come fa ad essere "accidentale"?
  2. Renato Bruno

    L'inviato di Cesare di Andrea Oliverio

    Sì, concordo con @Marcello: bella copertina, suggestiva (mi piace... e per dirlo io!). Ora si tratta di vedere se il contenuto ne è all'altezza... Scherzo, ciao Andrea. Un abbraccio.
  3. Renato Bruno

    Se stesso o sé stesso?

    Grazie, direi che sono parzialmente d'accordo con te. Nessuno di noi ha una pronuncia piatta e lineare tale da distinguere a orecchio la durata e l'intensità di un fonema. Se faccio voce da robot Me ne vado e lo vedo da me pari sono, idem per Se lo fa e lo fa da sé. Ma tutto mi diventa più semplice e comprensibile quando enfatizzo la pronuncia per caratterizzarla emotivamente. "Basta, me ne vado!" e "Lascia, faccio da me", dove la diversa durata di me indica uno stress fonetico voluto e cosciente.. Negli altri casi, quelli dove la frase pronunciata è priva di stress, la differente durata/grafico della pronuncia è appena percepibile/identificabile e solo grazie a una leggera apertura della bocca nel caso del pronome posto a fine frase. In "Ama sé stesso più degli altri" o "Ama se stesso più degli altri", la differenza di pronuncia è impercettibile se sul Sé non si pone anche uno stress udibile. Io leggo me te se (sé) ma devo "recitarli" per cogliere la differenza di fono-durata a seconda della loro posizione iniziale interna o finale nelle frase. Poi, certo, se mi registro faccio altre scoperte, ma qui l'oggetto del nostro bel dialogo verte sulla consapevolezza (non sulla registrazione) nostra di omologare, concordare, associare o meno "stesso" rafforzativo a sé pronome. In questo caso la pronuncia deve o non deve essere distintiva, cioè deve ricordare o no le caratteristiche del sé fonema/pronome accentato? Diciamo di sì e non si. Grazie ancora per le magnifiche delucidazioni.
  4. Renato Bruno

    Se stesso o sé stesso?

    Ohibò! In Lo vedo da ME e ME ne vado, io non colgo nessuna differenziazione fonetica. Pronuncio ME allo stesso modo; su Lo vedo da me io non pongo l'accento fonico, non pronuncio mé allungando la emme = mmmé. Cosa che faccio con sé. In Se la vedo e Lo vede da sé io enfatizzo l'accento: Se (s+e) la vedo è ben distinto dal secco sssee dove allungo il suono della consonante e della vocale rafforzando l'aria emessa e aprendo di più la bocca. Pare a me. Per il resto ti do ragione. Grazie per il tuo post riepilogativo.
  5. Renato Bruno

    Se stesso o sé stesso?

    http://www.treccani.it/vocabolario/se/ Mi pare così chiaro che non aggiungerei nient'altro. Certo che l'accento acuto di sé modifica la pronuncia: seee l'avessi saputo è altro da sé, breve e secco. Buona giornata (ancora pioggia e freddo, uffa!).
  6. Renato Bruno

    Se stesso o sé stesso?

    @Adelaide, attenta! Stesso è un rafforzativo che molto spesso non puoi usare con Sé, che se ne va per conto suo e significa in sé e per sé, senza la stampella di "stesso". A sé, da sé, per sé, tra sé, è assurdo in sé, ect. Il sé ha anche implicazioni filosofiche e psicologiche e psicoanalitiche che ben prescindono dallo "stesso", che in questi come in molti altri casi non contrae nessuna forma intera "se stesso" ma vive nell'autonomia e nell'indipendenza del Sé. Un abbraccio.
  7. Renato Bruno

    Se stesso o sé stesso?

    @L'antipatico, mi verrebbe da dirti "rassegnati", perché siamo solo all'inizio della china, ma non lo farò...dato che a preoccuparmi non è tanto questo sé stesso che diventa incerto e dubitativo senza l'accento, quanto piuttosto il grave e quotidiano declino delle preposizioni articolate....ma sono fuori tema e poi mi fermo qui per non incorrere nell'ira degli amici milanesi che si incontrano "in" università! Ti saluto cordialmente. [Comunque, non meravigliarti troppo per l'andazzo anarcoide delle CE, sono fatte da italiani, cioè gente comune, me e te e loro, che sulla grammatica da anni e decenni non ci riflettono più e tra un po' vedrai quanto manforte riceveranno dalla AI, dall'Intelligenza Artificiale applicata a Word.]
  8. Renato Bruno

    Se stesso o sé stesso?

    @Fraudolente, amico carissimo, ho premesso "ragionare con la nostra testa", cioè con la nostra logica, più o meno, semplice. Ci sono tante diatribe grammaticali ed eccezioni della lingua che sono illogiche, che non seguono la logica, che ci si auto-impongono loro e nostro malgrado. Io mi sono dato la regola che lo scrivo sempre con accento sé stesso, quando lo scrivo io. Nei testi da revisionare faccio lo stesso e avverto l'autore che la CE potrebbe preferire "se stesso". E ti dico anche che spesso trovo confuse, poco coerenti, involute e confondenti i "cruscomani" che ammettono tutto e il contrario di tutto. E poi, in fondo...quando si scrive per sé medesimi il sé che è sempre lo stesso...con gli stessi sé che ciclicamente ritornano a porci la questione del se se stesso si scrive o non si scrive sé/se quando stesso lo segue. Un saluto.
  9. Renato Bruno

    Se stesso o sé stesso?

    @Marcello ha perfetto ragione. Punto e basta. Però, proviamo a ragionare con la nostra testa. 1. Sé si scrive "sé" per distinguerlo da se. 2. Per quale ragione al mondo i costrutti con sé non si dovrebbero scrivere con lo stesso accento? 3. Sé stesso è identico a "lo fa da sé", "lo fa da sé stesso, o no? Perché stesso = medesimo dovrebbe cambiare lo statuto di sé? 4. Me medesimo, sé medesimo, me stesso, sé stesso, ovvio. 5. La lingua dovremmo semplificarcela, perché la semplificazione grammaticale, a volte, ci aiuta a chiarire la forma e l'espressione del pensiero. A volte! Un saluto a tutti.
  10. Renato Bruno

    virgole e possibili alternative

    Ma mi posso chiedere perché ci stiamo impantanando su una frase così brutta come: "Tizio ha visto quel film decine di volte e non ricorda che ci siano buchi di trama, come invece sostiene Caio."? Ma chi pronuncerebbe mai una frase del genere, che manco si riesce a leggere? Quando una frase a orecchio suona male e si inceppa si butta via e se ne riformula un'altra. Se il film è stato visto da Tizio decine di volte che c'entra "ricorda che..." ? Tizio ha la certezza soggettiva che non vi sono buchi di trama -e che forse Caio ha visto un altro film. "Si tratta di un film che ho visto decine di volte e ti posso assicurare che la sua trama non ha buchi, mio caro Caio". Dice che Tizio ha visto il film decine di volte e che, contrariamente a ciò che afferma Caio, la sua trama è senza buchi. Punto.
  11. Renato Bruno

    virgole e possibili alternative

    Non capisco. Lo fai perché sono troppi? Perché sono messi a casaccio? Perché denotano la tendenza alla serialità? Perché...? Io li aggiungo sempre perché spessissimo mancano. Caso mai, poi, alcuni li tolgo in seconda revisione. In base alla mia esperienza punto e virgola e due punti brillano di reiterata assenza nei testi da revisionare. Un saluto.
  12. Renato Bruno

    Proposta editoriale previo preordini librerie

    In genere funziona così: l'editore serio che ha deciso di pubblicare un testo prepara una scheda per i librai, che il suo distributore consegna loro. In base al rientro delle schede compilate e restituite, l'editore decide quante copie stampare per la prima tiratura. E mi pare logico che sia così. In genere, il rapporto Editore/Autore non entra nei meccanismi tipici della distribuzione editoriale. Un saluto.
  13. Renato Bruno

    Una frase che non mi torna

    io la scriverei così: "In disparte, vide il prete confabulare con lo zio, ma quando Leo si avvicino questi, calmo in apparenza, gli poggiò sulla spalla una mano tremante.
  14. Renato Bruno

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Amica gentilissima, solo due righe per dirti che le mie reflex "analogiche" tirate fuori dopo vent'anni, e ancora perfettamente funzionanti, sono già al quarto rullino dopo il loro lungo letargo, che i rullini ci sono ancora e ancora si sviluppano, che i negozi di reflex usate e nuove sono molto frequentati e che i vinili a casa mia non hanno mai smesso di girare e che le puntine del pick-up ci sono ancora e che i negozi e i mercatini di LP e 45 giri vanno alla grande e che le mayor discografiche stanno pubblicando musicisti e generi un tempo ritenuti non all'altezza di entrare in una sala di registrazione... insomma, cara amica, non dare mai per scontato che le abbuffate digitali spazzino via l'analogico che ci ha formati, educati e resi sensibili. Le mode cambiano ma i desideri antichi degli uomini restano, così come permane la soddisfazione di avere tra le mani qualcosa che non ha una data di scadenza prestabilita all'acquisto. Sai quanti anni dura una macchina fotografica digitale? Che cosa ti fa supporre che la fotografia si sia "rivoluzionata"? Perché dici che il vinile non esiste più? Vuoi dirmi che sono animale in via di estinzione? Forse, sì, senz'altro, hai ragione, ma non solo da solo credimi. Gli amanti di ciò che dura e perdura nel tempo sono tanti, più di quelli che tu immagini. Detto con rispetto al tuo detto, naturalmente. Ciao!
  15. Renato Bruno

    La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

    Poche, pochissime, le sostanziali differenze tra il sistema dattiloscritto in busta gialla e il file in allegato. I criteri di selezione del materiale arrivato in redazione cambiavano prima ai tempi dei vecchi direttori editoriali factotum e cambiano oggi con le redazioni pronte a non farsi scappare il bestseller prossimo futuro. Noto che una cosa forse è cambiata: il proliferare degli esordienti in cerca di pubblicazione e l'inflazione dell'autoprodotto di bassa qualità, stanno spingendo i nuovi e nuovissimi autori a curare molto più di prima (anche più del prima "analogico") stili e contenuti delle scritture. Certo, siamo ancora a livelli di nicchia, ma penso che sempre più Autori avvertano l'esigenza di curare la forma e sopratutto di leggere in altro modo rispetto alle decadi finali del secolo scorso -non fosse altro per insofferenza e avversione contro le sciatterie autoriali-redazionali-direttoriali e dei lettori nutriti a decadi di moccia-volo-coelho pensiero, come lo chiamo io. Purtroppo è l'intera società del pensiero scritto, in tutte le sue forme, che fortemente risente di una educazione scolastica e culturale in genere piuttosto carente, di superficie, approssimativa. È il registro linguistico generale che sempre di più si adatta a criteri e a esigenze extra-testuali al ribasso ovunque nella società, non solo in Italia. E in questo un ruolo decisivo lo gioca la fretta, la velocità di battuta sulla tastiera, il pc che offre illusorie certezze di scrittura corretta, la scarsa disponibilità al confronto e allo scontro se necessario: si tratta di una mancanza di studio che caratterizza non lo scrittore giovane bensì l'uomo e la donna esordienti, e anche non esordienti. E l'approssimazione colpisce soprattutto lo scandaglio psicologico dei personaggi e la credibilità del contesto interiore ed esteriore in cui essi agiscono. Se proprio devo pensare a una sostanziale differenza tra le scritture dell'era analogica e quelle dei file .Doc, potrei individuare una linea di discrimine nella perdita di prestigio delle pubblicazioni di massa, cioè di quei testi concepiti all'origine allo scopo di intrattenere e non di prospettare a noi lettori un altro possibile modo di concepire l'uomo e il suo rapporto con il mondo. Poi, va da sé che alle basse ere culturali sono sempre seguiti periodi di fioritura letteraria, i cui prodromi da tempo giacciono in verticale negli scaffali delle nostre attuali librerie, in attesa di una mano misericordiosa che li tolga dall'anonimato per farne cibo per palati esigenti. Ma resta la domanda, gli autori i direttori editoriali e i lettori hanno oggi tempo per leggere?
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