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Renato Bruno

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Su Renato Bruno

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    Sognatore
  • Compleanno 12 febbraio

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  • Genere
    Maschio
  • Provenienza
    Anguillara Sabazia (RM)
  • Interessi
    Editoria, fotografia, musica,arte, saggistica, poesia, Natura.

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  1. Renato Bruno

    Brano corretto?

    Gentile @Brutus, come già detto più volte ci sono serie e fondate ragioni che impediscono all'Autore una revisione valida del proprio testo. Perché l'ha scritto lui e quindi tenderà a rileggerlo più o meno come lo ha concepito in prima battuta. Le due righe da te riportate sono un buon esempio di questa comune difficoltà. Il mio consiglio è sempre lo stesso: leggi il brano ad alta voce, declamalo. Se la voce ti esce fluida e chiara allora hai scritto bene, altrimenti, se la voce s'inceppa e senti che il ritmo non funziona, allora è il caso di concepire in altro modo la forma del periodo/brano/paragrafo. Ti sottolineo i punti che rendono macchinosa la lettura: «La cosa sarebbe finita male, prima o poi, così, pensò suo padre, quello che non era riuscito alla famiglia sarebbe certamente riuscito allo Stato. Spedì suo figlio nell’esercito. Sarebbe tornato sano o non sarebbe tornato affatto. Ormai a lui non importava quale delle due possibilità si fosse verificata, purché in casa tornasse la pace.» Quattro "sarebbe" in due righe sono troppi, idem per le ripetizioni annesse "riuscito-tornato" Alla famiglia e A lui mi suonano male.. Le possibilità..hai detto già prima che sono due, non occorre ripetere che sono "due". Io mi permetterei, stravolgendo la tua sintassi (cioè con un editing volutamente invasivo), di rendere il brano più semplice e naturale, anche dal punto di vista del ritmo narrativo . Tipo: «La cosa, prima o poi, sarebbe finita male: lo Stato avrebbe avuto buon esito proprio là dove la famiglia aveva fallito - questo il pensiero dell'uomo, che alla fine decise di spedire il figlio nell'esercito. Ne sarebbe tornato sano o non lo avrebbe più rivisto. Ma che importava? Fondamentale per lui che in casa tornasse presto la pace.» Un'ultima annotazione: in ogni periodo deve esserci un punto (stress) dove la voce e l'attenzione convergono. La scrittura non ha un andamento lineare piatto, bensì prosegue con picchi o cadute di accento (fonico, lessicale, semantico) e generalmente ciò che più conta di una frase, il punto dove la voce si alza per dare enfasi, si colloca all'inizio o alla fine della frase, non in mezzo. Grazie per l'attenzione. Un cordiale saluto.
  2. Renato Bruno

    Avverbi in "-mente": opinioni?

    Mi piacerebbe sapere di che cosa state parlando. Generalmente, tutti i mattoncini contenuti nella scatola Lego sono utilizzabili. Altrimenti non "ci" starebbero. Poi, certo, posso costruire qualcosa con pochi pezzi, oppure decidere che con più pezzi mi viene meglio. In corso d'opera, poi, la costruzione si evolve, si arricchisce, proprio come una poesia che dal settenario passa all'alessandrino, cambiando tutto. La lingua è una scatola Lego da cui estraggo, a volte per necessità, a volte per diletto, a volte per estetica, a volte per capriccio, i mattoncini che più si avvicinano al mio progetto di scrittura, che in corso d'opera muta e che in corso di rilettura cambia ancora: improvvisamente, studiatamente, inconsciamente. Dov'è il problema? Per quale ragione dovrei rinunciare a utilizzare, sapientemente, alcuni avverbi? Anche quando li sottraggo ne ho consapevolezza. Ma devo comunque averli a disposizione quando da soli mi consentono di essere superfluo, ridondante per scelta, puntiglioso per ragioni che al momento mi sfuggono ma che istintivamente mi piacciono. Dov'è il problema? Piovve ore e ore, per tutto il giorno = Quel giorno piovve incessantemente. Che cos'è che non vi sconfiffera? Quale pesantezza vi opprime? C'è il momento della scrittura snella e poi c'è quello dell'espressione cautamente più sofisticata o lenta o, perché no, baroccheggiante o pittoricamente sfavillante. C'è il rap e c'è il verso sinfonico. Non abolisco il primo, non metto al bando il secondo. Stanno dentro la lingua, e sapere che ci stanno mi permette di variare il mio registro linguistico a seconda delle circostanze. Delle finalità, differentemente perseguibili. Del pianoforte bisognerebbe imparare a suonare tutti i tasti, nessuno escluso, perché anche quello in -mente non solo è utile ma nell'insieme fa la sua eccellente figura. Pianisticamente parlando. Un cordiale saluto a tutti.
  3. Renato Bruno

    Editing professionale

    Mi rivolgo a tutti. A) Diciamolo, senza peli sulla lingua (basta non fare nomi): un'Agenzia che chiede a un Autore esordiente 3.000 euro per l'editing (che prometta o no rappresentanza) è di per sé disonesta. Punto. Ci marcia. Sfrutta. Chiede quasi più di una Editrice a pagamento. Un'agenzia che chiede una cifra simile ha deciso che il testo in oggetto è tutto da rifare, e onesto sarebbe da parte sua dell'Agenzia mettere in contatto l'autore con un gost writer qualora l'opera inedita contenga in sé, nell'originale grezzo, idee, forme, contenuti veramente appetibili e remunerativi e per l'Agente e per l'eventuale editore di riferimento. Questo giustificherebbe la cifra. B) Che cosa si aspetta l'A. esordiente da un editing da 3.000 euro? Serpeggia qua e là l'idea che i soldi spesi (per l'agenzia o per noi editor freelance) debbano garantire, garantiscano, assicurino all'Autore il desiderato miracolo di trasformare un testo (uno qualsiasi) in un promettente bestseller. Si insinua nei commenti di sopra (ma forse mi sbaglio) che ben poca possa fare l'Autore per conto suo per tenere a freno il suo smisurato io (e quindi non paghi una cifra che non possiede) o che avendo soldi a disposizioni (i maligni dicono da buttar via) paghi la cifra smisurata purché questo esborso gli insegni qualcosa di duraturo, gli spalanchi porte e finestre editoriali generalmente chiuse o precluse agli esordienti. Tralascio, per ora, quelli che suggeriscono all'Autore di cambiare mestiere, perché - secondo costoro- più il costo dell'editing sale più scarso è il valore intrinseco della scrittura...così bisognosa di cure costose. Tralascio anche il pensiero di @Ace in merito al rapporto Autore/Editor, perché affetto da idealismo congenito (non esiste l'Editor perfetto, professionalmente impeccabile e che sia al tempo stesso critico letterario, maestro di scuola di scrittura, specializzato nel genere x o y, dalla cultura enciclopedica e capace di ricordare a memoria i contenuti di tutti i libri letti e anche di quelli più venduti e più conosciuti dai lettori di questo paese e che alla fine dell'editing concordato trasformi il bruco autore (sia detto con rispetto) in farfalla da pila all'ingresso libreria). Tralascio e mi concentro sul fatto che qui non solo ognuno vorrebbe l'editor perfetto e più economico possibile a sua di Autore immagine e somiglianza, ma si vorrebbe anche tracciare il profilo dell'Autore "secondo noi": deve fare questo e non quello, deve puntare qui e non là; deve tener conto della mia/sua/nostra esperienza e mai fidarsi del suo fiuto (sempre ingannevole!); deve volere dall'Editor/Editore/Lettore apprezzamento per questo ma non per quell'altro; deve inviare alle CE in un certo modo e aspettare la risposta così e così...Deve contattare l'Editor però solo certi editor e non altri, deve chiedere un test di prova però al tempo stesso non deve considerarlo del tutto attendibile per il testo intero da correggere ancora (vero!)... Insomma: che deve fare questo nostro povero Autore? Accendere una candela sotto San Libro prima e dopo ogni sua azione o può legittimamente fare esperienza, fidarsi, provare, cadere e rialzarsi da solo? E se tutti insieme gli consigliassimo di leggere e molto? Di scrivere cimentandosi con i più diversi registri narrativi, dalla cronaca all'ironia? Di frequentare le presentazioni in libreria? Di spegnere il cellulare e di trascrivere su un foglio i suoi tramonti in riva al mare? Di prendere appunti sui fatti salienti della sua vita e di fotografare a parole quella degli altri? Di uscire dal suo guscio informatico e informatizzato per dialogare/comunicare veramente? Di usare il telefono per conoscere il suo editor, meglio di incontrarlo vis a vis? Io ho l'impressione che siamo umanamente tutti nella stessa barca, però ognuno qui ci tiene a mettere in mostra i propri gradi auto-acquisiti. Facendo distinguo, assolutizzando la propria esperienza, senza mai provare a indossare i panni sempre indigesti, per noi, degli altri. A che pro? E siccome la materia umana - imprevedibile e altamente strumentalizzabile - ci sfugge sempre, eccoci qui a parlar di numeri, di cifre, di percentuali...come se la matematica potesse di per sé offrirci tutte le sicurezze e certezze che non abbiamo scrivendo. E termino: provate qui, proviamo qui noi a cambiar registro; dimostriamo noi qui che sappiamo scrivere in altro modo, con altre parole, esprimendo altre opinioni dalle nostre solite (ci sono molti dischi incantati da queste parti!), rivestendo le nostre esperienze di panni verbali multiformi e multicolorati.. anziché, caro Renato, ripetere per l'ennesima volta le solite (inutili?) litanie. Quindi, gentile @Mcor, se mi paghi le spese di viaggio (in terza classe), e nient'altro, vengo io da te a farmi conoscere, per dimostrarti penna alla mano perché è disonesto, inopportuno e controproducente per te sborsare soldi (qualunque cifra) senza una tua approfondita analisi/critica/giudizio/auto-considerazione sul tuo modo di scrivere, sul tuo modo di intendere la parola scritta, sul tuo riflettere nelle parole come vorresti il mondo, sul perché tu scrivi. E alla malora numeri e Agenzie! Saluti.
  4. Renato Bruno

    Editing professionale

    Infinitamente grazie per le tue preziose delucidazioni e per il tono gentile, educato delle tue parole. Ti apprezzo molto. Devo, uscire, ho poco tempo per risponderti, ma ora mi limito a dirti che l'editor, di qualunque testo stia leggendo, è in primis un lettore. E da lettore si comporta, e da lettore pensa, e da lettore si fa o non si fa coinvolgere da ciò che legge quando gli arriva il testo inedito. Quindi, anche se avesse davanti l'ennesima saga fantasy poiché il fantasy non lo conosce e non lo bazzica, le sue primissime impressioni di lettura contano più della conoscenza approfondita del genere. Se forma e contenuto (io parlo poco dei contenuti perché ritengo che nel narrare la forma sia già contenuto...) lo coinvolgono come lettore, allora, l'Editor, magari sbagliando, penserà che anche un direttore editoriale ne potrebbe essere entusiasta -e non è affatto detto, come tu giustamente ma troppo categoricamente affermi, che tutti debbano sapere del tutto già scritto e pubblicato (cose che negherebbe sul nascere il piacere di leggere). Le copiature, gli scopiazzi, le suggestioni e le contaminazioni, le imitazioni pessime o buone, la farina del sacco altrui in noi che leggiamo e scriviamo è pane quotidiano: come lettori e come scrittori quasi nulla saremmo senza la schiatta infinita dei nostri autori e lettori nostri precedessori nei secoli. D'altra parte, ti faccio notare, perché lo faccio notare a me stesso, che la lingua italiana da noi oggi utilizzata altro non è che eredità bisognosa di eredi per tramandarsi. Poi sulla purezza dei generi refrattari a riletture/riscritture spurie e sporche e a contaminazioni anche al ribasso che ne pregiudicherebbe la verginità e purezza, carissimo amico, forse ti risponderò stasera (sicuro che il lettore debba così specializzarsi in un genere da distinguere a primo acchito l'imitatore dal maestro? Lo reputi possessore di una memoria di ferro e di una cultura alla Umberto Eco.. come dovrebbe essere, ma nella realtà?) . Un abbraccio a te.
  5. Renato Bruno

    Incubo che impedisce di scrivere: La grammatica.

    Non sottovalutarti e non sottostimare la nostra sensibilità ed esperienza di utenti WD. Te la cavi benissimo a scrivere. Continua. Nessuno mai ti offenderà (e se lo facesse, tu passalo a noi... che poi ci pensiamo). Tu però tieni conto che qui i toni sono differenti, le sensibilità anche stravaganti, le parole benevole o malevole...ma tu non soffermarti troppo sulle "parole", perché dietro ci sono sempre donne e uomini migliori delle parole usate o abusate. Impareremo a conoscerci, non avere fretta. A me, quelli che si scusano in pubblico (anche se nel tuo caso davvero non ce n'era bisogno) piacciono a prima vista. Fatti salutare con affetto. Alla prossima.
  6. Renato Bruno

    Editing professionale

    Curiosa la tua dettagliata analisi, @Ace, ma pare a me un po' troppo di parte. Se non altro perché spazzi via in poche righe un rapporto dialettico-costruttivo tra Editor e Autore che è sempre da costruire e che si rinnova a ogni nuovo Autore (perché ogni volta il testo da analizzare cambia). Parli come se tu avessi trovato l'editor ideale per come tu scrivi. Beato te! Come hai fatto? Io lo sto ancora cercando l'Autore perfetto per me che mi insegni più di quanto io Editor offro, in termini non solo di conoscenza della tecnica ma anche di esperienza umana intorno e dentro e tra i vari modi di concepire la scrittura e di modellarla per finalità estetiche, o anche solo commerciali. E poi, se un autore ha la fissa per lo scrittore x (ma non è x!) e l'editor cui chiede consulenza e lavoro non ha mai letto codesto scrittore x, allora quest'ultimo, l'editor, sarà nelle condizioni migliori per prendersi cura del testo di cui ignora perfettamente l'origine. Intanto perché nessun Autore dovrebbe (in linea teorica) scimmiottare, imitare, replicare uno scrittore già pubblicato, caso mai dovrebbe parlare di suggestione, di spunto, anche di innamoramento, anche di entusiasmo per lo scrittore x ma poi all'editor (come all'editore) dovrà presentare un testo suo, cioè unico e originale e non una copia migliore o peggiore di qualcosa già sentito letto e pubblicato. L'editor che si trovasse di fronte a un David Foster Wallace Junior italiano, spiegami, che dovrebbe fare per non danneggiare, per ignoranza, l'autore del testo inedito? O tu credi che basti il nome di ispirazione a garantire qualità al testo "tratto da" D.F.W."? Io direi a questo autore di personalizzare stile e contenuto, di riflettere sulla "sua" scrittura, di elaborare un fraseggio che pur contenendo echi degli scrittori x y e z possa risultare come nuovo, e non come già letto. Se questo Autore aspira alla pubblicazione. Se il "suo" editor è persona onesta, pur se ignorante. Se il testo ha una sua intrinseca validità, al di là dei modelli d'ispirazione e di suggestione. Ispirazione, non fotocopia. Poi, trovo ancora più curioso che tu dia per scontato che l'Autore abbia una sorprendente capacità di ascolto e di autocritica e di auto-rinascita, e che l'editor, attraverso una sorta di procedimento maieutico, conduca l'Autore a E il testo? Che fine ha fatto il testo scritto dell'autore? Non è più il testo che mette in comunicazione Autore/Editor bensì sono/sarebbero le domande (su che cosa?) che l'editor pone all'Autore per illuminarlo...?! A me, caro amico, giungono testi che hanno dietro Autori a me sconosciuti o quasi. È il testo, ottimo o pessimo che sia, a dirmi chi c'è dietro la scrittura. L'autore non mi paga per molteplici sedute psicoanalitiche... magari! Mi ingaggia per lavorare sul testo e per capire con me di quali modifiche esso abbisogna e come apportarle, poi, e prima e durante e dopo, le due scritture, i due modi di intendere la scrittura, le divergenze, le opposizioni, i battibecchi, i pre-giudizi reciproci, e il lavorio costante e lungo sul testo fanno affiorare i differenti background culturale, le differenti sensibilità, le differenti esperienze sulla parola scritta che sfocano/concordano/si ritrovano nella stesura finale del testo editato a puntino. L'editing è costante work in progress a quattro mani, che certo si serve anche delle conoscenze/deduzioni/analisi psicologiche che stanno dietro a ogni testo (lettera, poesia, saggio, sceneggiatura, romanzo che sia) e che rivelano dati intimi dell'Autore (e dell'Editor), ma non è affatto detto che si tratti di "scavo interiore" alla fine del quale o nel quale l'Editor scende e l'Autore sale. L'editor vanta sempre una pluralità di esperienze con la parola scritta, mentre in genere l'Autore si cimenta con un solo tipo di scrittura: la sua (del cui stile difficilmente si distacca per "spaziare in direzioni da lui mai neppure immaginate". La collaborazione Autore/Editor segue vie difficilmente codificabili in anticipo, spesso imprevedibili e spessissimo refrattarie alla generalizzazione della singola esperienza del singolo autore. E in fine, dubito assai che vi siano editor di una sola concessionaria (e se ci fossero nei dubiterei per principio!): gialla se hai scritto un giallo, rosa se hai scritto un rosa, nera se hai scritto un noir. Come se la lingua e le sue regole cambiassero a seconda dei generi. Come se un concetto mal espresso nel rosa si adattasse perfettamente nel/al thriller; come se una trama lacunosa o dei personaggi mal caratterizzati trovassero onori e fortune tramutando genere. Magari! @Edmund Duke, " Il costo dell'editing si aggira sui 2,5+ euro a cartella"...come dire che dal cambio lira/Euro nessuna tariffa è aumentata. Inverosimile, però devo dirti che trovi nel Web agenzie di servizi editoriali che pagano gli editor collaboratori esterni a 0,50 centesimi a cartella. Come vedi al ribasso non c'è limite. Manteniamoci onestamente sui 4/5 euro a cartella (o su costi forfettari più bassi per lavori/testi che ben superano le 450.000/500.000 battute, spazi inclusi). Ma anche qui i parametri variano molto e molto dipende da come Autore ed Editor si propongono, s'incontrano, si prendono o si rivedono per futuri lavori. Un cordiale saluto.
  7. Renato Bruno

    Incubo che impedisce di scrivere: La grammatica.

    l'autore @EscoPocoParloMeno, potrebbe essere, caro Marcello, l'autore che maggior impegno richiede all'editor che vuole crescere e dal punto di vista professionale e da quello umano. Io come editor vivo in una specie di pronto soccorso , dove è tassativamente proibito (nel mio PS) rifiutare testi malconci, ammaccati, scritti con i piedi, o con l'emicrania congenita a metà di ogni capitolo. Anche se dovessi riscriverli, sempre concordando l'operazione con l'Autore, dove sarebbe la costrizione, perché mai dovrei rifiutarmi di rimetterci le mani da cima a piedi? Certo, se mi arrivasse un saggio su un argomento dove la mia ignoranza è abissale (e questo mi farebbe ammettere i miei umani limiti... e passare la palla a editor più capaci di me sulla materia), sarei costretto a rifiutare, ma se mi arrivasse un romanzo quasi illeggibile sarei sciocco se non accettassi la sfida che ogni testo mi pone, dopo aver conosciuto l'Autore. Non arrivo a dire che proprio chi scrive male ha bisogno di me ma sono consapevole (da molti anni ormai) che mi tocca essere amico di chiunque usi la scrittura al di fuori, al di là, oltre le scritture a me più gradite. Credo che ogni editor sia un gost writer in nuce, o se preferisci, ogni autore ha bisogno di lezioni (dalle preposizioni alle figure retoriche) che per mille motivi non ha ricevuto prima. Molti di quelli che non sanno scrivere hanno testi interessanti da proporre ai lettori una volta ben riscritti. D'altra parte, caro amico, io stesso mi sentirei molto a disagio se un'officina meccanica si rifiutasse di aggiustarmi l'automobile per il troppo lavoro che ci sarebbe da fare su di essa per rimetterla in sesto. Secondo me, l'autore ha comunque bisogno di un dialogo oltre la sua cerchia di amici e conoscenti e il suo (non) testo è sempre un valido pretesto per conoscere limiti e lacune e dello scrittore e dell'editor. Quanto a @EscoPocoParloMeno, credo che qui ci stia sfidando: non è vero che non conosce la grammatica, ci sta provocando e sotto i baffi (che non ha) se la ride. Sa scrivere ma vuole qui farci intendere altro e mi ricorda molto il mio modo giovanile di tanti e tanti anni fa di non prendermi mai troppo sul serio (pur di suscitare simpatia). Un cordialissimo saluto.
  8. Renato Bruno

    Innamorarsi del proprio romanzo

    Cara @ioly78, difficilmente potrai capirlo. Il distacco che tu auspichi lo potrai avere con un testo che non sia il tuo. Quando a me gli autori mi rimandano il testo loro da me rivisto mi accorgo sempre di sviste, errori e di battitura e anche di concetto miei che mi erano sfuggiti in prima revisione: segno che 4 occhi funzionano sempre meglio di due e che due prendono la distanza che tu vorresti solo dopo mesi e mesi -o anni- di distacco totale dal testo. Però attenta, perché in genere l'autore non legge mai parola per parola ma applica al testo che legge il solco del pensiero originale, cioè quello della prima stesura. Il consiglio che ti do è di metterti a leggere il testo ad alta voce, meglio se lo registri. Se senti che il respiro non va in sintonia con il tuo fraseggio, vuol dire che nelle tue righe c'è troppa aria o tropo poca. Quando rileggi il tuo testo usa diverse forbici -come fa il parrucchiere- per tagliare tutto ciò che puoi tagliare. Una volta ridotta la frase all'osso, in seguito potrai sempre intervenire per i ricami necessari. Non dire tutto! Lascia alla tua scrittura suggestioni appena suggerite, non specificate, non dettagliate...e cerca sempre di dire a modo tuo non per far comprendere ma per far cadere il lettore nella tua trappola narrativa. Generalmente, una buona revisione deve sottrarre, togliere, pulire. Se alla seconda tua lettura globale il testo è più o meno come in prima stesura è segno che da sola non sei e non potrai essere in grado di far meglio. Affidati a un esperto. Però, prima assicurati che il testo tuo sia leggibile da occhi altrui: leggerlo ad alta voce ti aiuta a capire quanto di buono ha e quanto gli manca ancora. E non dimenticare che la scrittura è ritmo, poi arriva tutto il resto. Un cordialissimo saluto a te.
  9. Renato Bruno

    legge sugli sconti dei libri

    Grazie @Riccardo Zanello, a occhio e croce direi che la montagna ha di nuovo partorito un topolino, ma vedremo nella concreta applicazione della legge che risvolti positivi avrà, e in che misura, per la diffusione e valorizzazione della lettura. Certo se nella legge ci fosse stato scritto che le librerie potranno godere di particolari agevolazioni per i consumi di gas, luce et altro, per le serate o nottate messe a disposizione ai gruppi di lettura, ai circoli, alle associazioni etc, si sarebbe potuto allargare il ventaglio degli introiti o dei risparmi non più provenienti dalla pratica degli sconti superiori al 5% sul prezzo di vendita. [Per inciso, ricordo che molti anni fa in Spagna sui libri non era quasi mai indicato il prezzo di vendita stampato dall'editore: era il libraio che ci metteva sopra a matita il prezzo per il pubblico -faccenda che lasciava intendere una certa libertà di contrattazione tra libraio ed editore, soprattutto per i titoli più difficili da vendere.] Un carissimo saluto, alla prossima.
  10. Renato Bruno

    legge sugli sconti dei libri

    Senza citare interventi che mi hanno preceduto, mi faccio delle domande: 1. Ma a metà anni Settanta e Ottanta e Novanta del secolo scorso, prima dello strapotere del grande emporio americano che ogi consegna in poche ore, nelle librerie delle metropoli come delle città di provincia quanti lettori c'erano? Quanto costavano i libri? Come campavano le librerie? Come funzionava la distribuzione rispetto a oggi? E che cosa si faceva per incrementare la lettura? Ai tempi di Love story e della Collina dei conigli si leggeva di più o di meno rispetto alle media odierna? 2. L'attuale legge che vorrebbe/vuole regolamentare le vendite dei libri ha nelle sue premesse la volontà politica di incrementare la lettura o è stata concepita da "onorevoli" bottegai che i libri non li leggono e non li comprano? Voi l'avete letta per esteso questa nuova legge? Che dice in sostanza? 3. Prima di mettere mano alla faccenda degli sconti da praticare, il Parlamento quali parti in causa ha ascoltato? Associazioni di quali categorie? Si tratta di un'altre delle nostre classiche leggi tampone o è una legge quadro di riassetto del settore? Prima di dichiararmi pro o contro o né né, vorrei capire su che cosa concentrare l'analisi. È chiaro che a tutti noi fa piacere risparmiare sul prezzo di copertina, però vorrei capire se il prezzo è alto per mancanza di lettori o perché, come per l'extra vergine, al di sotto di un certo prezzo non si può proprio scendere senza intaccare la qualità complessiva del prodotto, dalla carta usata agli inchiostri, dai corrispettivi per i traduttori o per gli illustratori alle royalty per gli autori, etc. Insomma, non sono in grado di sapere quanto costa ogni copia all'editore ma da consumatore/lettore non la posso certo pretendere gratis (anche se poi trovo assurdo che l'edicolante non possa vendermi alle sette di sera a metà prezzo il quotidiano del mattino che è costretto a rendere e che finisce al macero/riciclo con altri costi aggiuntivi per l'editore...una follia!). Un saluto
  11. Renato Bruno

    Libri di serie A e libri di serie B?

    Torniamo a bomba, col capo cosparso di cenere per essere andati troppo spesso fuori tema. Confesso la mia grassa ignoranza e ringrazio @Lizina per avermi dato l'opportunità di apprendere qualcosa sul genere delle pollastrelle lit (letterate o letterarie). Ora, considerando, cara amica, che è molto difficile per tutti noi andare al di là dei propri gusti personali -sempre condizionanti e carichi di pregiudizi- , io credo che da secoli va avanti questa storia tra generi alti e generi bassi che ricevono lodi o note di demerito, così come è antica la diffidenza e la rivalità dentro il circolo degli scrittori. L'unica volta che mi è capitato di metter mano a un romanzo avente come protagonista una squinternata alto-borghese con il fisico da bambolina e la morale da famiglia mulino bianco con infarinature di post-femminismo all'acqua di rose (nota come il pregiudizio del lettore nutrito a classici emerge mio malgrado!), m'è toccato litigare con l'Autrice che proprio non ne voleva sapere di adattare alla lingua italiana espressioni tipiche della lingua inglese sparse a go go nel testo. Hai presente La dolce vita di Fellini? Una classe sociale (la sua deriva e decadenza) si caratterizza in primis per la lingua che parla, poi per come si veste e per quello che fa o non fa. Ecco, io credo che un certo naturale -per quanto ingiustificabile- snobismo nasca proprio dall'artificiosità di scrivere in italiano usando/importando contesti e lingue straniere senza un adeguato procedimento di riscrittura e di adeguamento della sceneggiatura originale. Certo, io non posso dirti che cosa pensano gli scrittori italiani di lingua "alta" dei loro colleghi di lingua "bassa", però da attento e raffinato lettore posso dirti che il disagio o malessere o antipatia o snobismo verso alcuni generi ritenuti scadenti, potrebbe anche essere per chi pratica il genere in questione uno stimolo positivo: sia per differenziarsi sempre di più dagli invadenti modelli narrativi inglesi imperanti sia per dare, linguisticamente parlando, un contributo di svecchiamento a una certa ampollosaggine della lingua praticata dagli scrittori "alti" ma con la puzza sotto il naso. Insomma, è questione di stile e di scrittura, di perfezionamento della lingua: un testo da pollastrella lit redatto alla perfezione cammina a testa alta e -si dice a Roma- gli dà un pista a certi gongolanti e tronfi figuranti letterati del panorama editoriale nostrano. Meglio una pollastrella libera e indipendente che gallinelle e polletti da batteria/libreria - anche se purtroppo lo snobismo degli altri è ineliminabile e a te autrice, cara amica, toccherà sgobbare il triplo (sul tuo testo e in quanto donna) per acquisire rispetto e dignità (poi, ma questo tu già lo sai, dovrai fare i conti con tutti i colpi bassi maschili e femminili tipici della nostra italica e bacata mentalità e cattiva educazione, che non risparmiano né chi scrive né chi legge). Un carissimo saluto a te.
  12. Renato Bruno

    Libri di serie A e libri di serie B?

    Dici che il falegname debba essere necessariamente anche taglialegna? Che il professore di Filosofia un filosofo? Che la sarta una stilista? Che il critico d'arte un'artista? Però è vero che per insegnare a sciare bisogna saper sciare bene e che per tradurre da una lingua non madre quella lingua bisogna averla ben studiato la seconda. Ho un amico che è un ottimo ingegnere del suono ma non sa suonare nessun strumento e poi ho un'amica molto brava a scrivere ma che se le dici di formattare in altro modo il suo testo ti guarda come se tu venissi da Marte. Allora, come la mettiamo? Ciò che ti sembra ovvio e naturale nel contesto del lavoro editoriale visto dal basso, poi risulta assai poco ovvio e molto meno naturale se osservato dall'alto. Hai presente quei poeti che proprio non sanno declamare in pubblico i loro versi? Le loro poesie acquistano smalto e spessore se letti da una voce che ha caratteristiche fono-timbriche spesso molto differenti da quelli dell'Autore. Avviene lo stesso per un testo inedito: occorre trovare chi sappia declamarlo meglio, una volta "restaurato". Per questo rinnovo qui il mio invito a non assolutizzare il dato della propria esperienza o del proprio desiderio. Io, editor, non insegno a nessuno il mestiere di scrivere. Io, editor, non aiuto nessuno a perfezionare il mestiere di scrittore. Io editor non ho avuto un maestro editor. Io persona, studente critico lettore e analista del testo e infine editor ho avuto ottimi professori universitari che non erano necessariamente scrittori o critici letterari (ma tutti erano e sono ancora profondi e appassionati conoscitori della lingua e dei suoi usi): io sono stato felicemente contagiato dal loro insegnamento, prima, molto ma molto prima, dei loro saggi o romanzi. Io editor lavoro sulla parola, sul suono, sul ritmo, sulla coerenza interna, sull'ottimizzazione delle parti restaurate o nuove rispetto al tutto; io editor lavoro sulla sintassi, sull'espressione dei concetti espressi, sulla forma, sullo stile, sulla complessa rete dei rimandi, dei motivi, dei temi affrontati. E non essendo io autore del testo che correggo ho costantemente bisogno del feedback dell'Autore che sui miei interventi deve rimettar mano- se non altro per acquisire egli maggior consapevolezza e padronanza del testo, che in prima versione è quasi sempre una "bozza" bisognosa di miglioramenti. Io editor collaboro con l'Autore a rendere il testo leggibile, godibile, fluido, coinvolgente, etc., etc., etc., qualora il testo base non presenti tutto questo al meglio. E lo posso fare e quotidianamente lo faccio proprio perché non sono uno scrittore di professione, bensì un lettore specializzato, un cacciatore di lacune, un restauratore, uno stilista, un medico del testo con una forma mentis differente -poco o tanto- da quella che governa la scrittura dell'Autore. Ed è giusto e sacrosanto che sia così (il mio meccanico non è un pilota di Formula 1 e forse per questo siamo amici). L'esperienza-contatto Autore/Editor ha sempre un duplice significato: rendere consapevole chi scrive dei mezzi e delle finalità linguistiche e stilistico-narrative a disposizione e al contempo l'autore con maggior consapevolezza indica sempre all'amico editor come affinare e migliorare la propria dell'editor strategia didattica. Questo se si vuole imparare e insegnare reciprocamente. Poi, per chi nasce imparato è sacrosanto che persegua in autartica autonomia il sogno della propria auto-realizzazione: nessuno glielo vieta (ma non è detto che valga per tutti). Un saluto.
  13. Renato Bruno

    Confusione sull'editing

    Hai solo l'imbarazzo della scelta! Spulcia i menù a cascata qui in alto e troverai il settore di WD dove noi editor ci presentiamo: copiati due o tre indirizzi email, manda il tuo testo e chiedi un test di prova revisione di qualche tua pagina, a titolo gratuito. Così, rompi il ghiaccio e pian piano ti si chiariranno le idee su chi è un editor e come opera e che preventivo offre. Un caro saluto a te.
  14. Renato Bruno

    Confusione sull'editing

    Il nostro Autore amico @Banana In Pigiama è qui perché ha bisogno di chiarimenti, non di discorsi che gli accrescono la sua legittima e naturale confusione. E noi siamo qui per offrirgli un ventaglio di soluzioni o possibilità praticabili. Io non gli faccio i conti in tasca ma ritengo utile mettere a sua disposizione la mia esperienza nel settore. Sarà poi il nostro "sognatore", e in base alle nostre competenti risposte, a decidere quale strada seguire. Quindi, oltre a dirgli di leggere le tante discussioni, qui su WD, inerenti l'argomento e oltre a comunicargli le diverse opzioni che quest'epoca offre agli esordienti, faremmo bene a tenerci per noi tutto ciò che noi non possiamo accettare per divergenza di opinioni, per nostri pre-giudizi, per nostre mancate esperienze. il nostro amico sognatore scrive qui proprio perché non sa se ha scritto o non ha scritto "uno scritto fondamentalmente valido". Da qui la differenza tra offrirgli un aiuto e l'invito a farsi tutto da sé (tanto per ricordare il caro e indimenticabile Giorgio Gaber).
  15. Renato Bruno

    Confusione sull'editing

    Gentile @Banana In Pigiama, permettimi di dirti che parti con il piede sbagliato. Tu potresti avere tra le mani un'ottima carta/testo da giocare, oppure l'illusione che sia ottima. Detto in altre parole: non sta a te "giudicare" la tua opera, perché hai bisogno di un altro occhio per rivedere tu il tuo testo in altro modo . Ma parti col piede sbagliato se già fin da ora ritieni che la tua opera non possa venir modificata secondo i canoni personali di qualcun altro. La correzione e revisione di un testo (che spesso, in molti casi, vuol dire apportare modifiche a volte anche sostanziali rispetto all'originale) è un lavoro a quattro mani -due le tue e due quelle dell'editor tuo di fiducia- dove il primo a modificare, dove il primo a mettere in discussione gusti e intenzioni iniziali è proprio l'Autore del testo sottoposto a editing. Ci si rivolge a un editor per avere una radiografia (quanto più contrastata possibile, cioè nitida) che metta in evidenza tutto ciò che andrebbe migliorato sia in base ai canoni personali dell'editor (con cui dovrai confrontarti, perché ogni lettore diverso da te avrà canoni di lettura e di interpretazione che non saranno i tuoi -da qui l'utilità di un rapporto dialettico e costruttivo con il tuo editor) sia secondo i canoni dell'autore stesso, che dalla lettura critica fatta dall'editor, potrà mettere a punto, riconsiderare o riformulare i propri canoni/intenzioni iniziali, per la migliore riuscita editoriale e commerciale del testo da revisionare. Ci si rivolge a un editor con esperienza perché si vuol crescere, si vuole acquisire maggior consapevolezza degli strumenti e delle tecniche che concorrono allo stile. Non ci si rivolge a un editor per conservare il testo originale così come ti è riuscito in prima stesura, bensì per capire tu -nel dialogo con il tuo editor- come esprimere al meglio la tua buona intenzione iniziale, se davvero essa è valida ed editorialmente accettabile. In base alla mia esperienza posso dirti che in genere per un autore alle prime armi è davvero difficile capire quanto il proprio testo possa essere valido per una pluralità di lettori e di editori (e lasciami qui dire, che spesso gli Agenti non vogliono o non sanno, sempre con la dovuta diplomazia verbale, consigliare all'autore una radicale ri-scrittura del testo, pur ben sapendo essi che in genere la prima stesura di un'opera inedita non è mai commercialmente valida, cioè già pronta per la pubblicazione). Però, aggiungo io e contro i miei stessi interessi, non ti rivolgere a un editor free-lance o di una agenzia di servizi editoriali se ritieni intoccabile la verginità della tua opera, se pensi davvero che non abbia bisogno d'essere migliorata. Se accetterai il dialogo con un editor, preparati a rileggere il tuo testo in altro modo e secondo canoni d'interpretazione che ti suggeriranno la necessità di rimetterci mano, di aggiustare e modificare secondo modalità di (ri)scrittura che per te saranno da apprendere e da valutare criticamente, passo dopo passo. Un cordialissimo saluto.
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