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Poldo

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392 Straordinario

Su Poldo

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    Valletto della befana
  • Compleanno 29/08/1954

Informazioni Profilo

  • Provenienza
    Torino
  • Interessi
    arti marziali

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6.131 visite nel profilo
  1. Poldo

    Metadone e dolori tendinei

    L'azione analgesica dei farmaci oppioidi dipende da recettori specifico del nostro sistema nervoso centrale, determinando una alterazione della percezione dolorosa, molto diversa da quella per esempio dovuta a un anestetico locale. Ad esempio: tempo fa, a causa di una grave pulpite che causava un dolore resistente ai comuni analgesici, dovetti somministrare a mia moglie una fiala di buprenorfina. Dopo poco la vidi tranquillizzarsi e le chiesi se avesse ancora mal di denti. Lei mi rispose: "Sì, ho ancora male ma non mi da più fastidio". Quello che era cambiato era il suo rapporto con il dolore. E' vero che spesso le persone tossicodipendenti da eroina trascurano la propria salute (quasi tutti finiscono senza denti). Sicuramente l'alterazione delle funzioni psichiche legate alla percezione del dolore li demotiva a prendersi cura di se stessi. Per cui, per rispondere alla tua domanda, il tuo personaggio potrebbe sentire il dolore ma sarà portato a non dargli peso, e quindi la tendinite sarà sicuramente destinata a peggiorare. Spero di esserti stato utile.
  2. Visto che hai posto il tema, mi permetto di darti un piccolo suggerimento sperando che ti sia utile. Non ti conosco, per cui ciò che dico può valere in generale: per te, per me, per chiunque, o forse no ... Comunque. Spesso quando viviamo certi momenti ci sembra di aver perso qualcosa e vorremmo cercare di riottenere ciò che non riusciamo a ritrovare. "Vorrei tornare come prima. Come quando non era ancora successo niente." E invece qualcosa è successo e il "prima" non tornerà mai più. Detta così sembra una considerazione amara, ma ciò che veramente ci limita e ci impedisce di andare avanti non è altro che questa nostalgia del "prima". La vita è una strada a senso unico; può capitare di entrare in galleria, ma a quel punto possiamo solo andare avanti e scoprire dove sbuca, e non sarà mai nel posto da dove siamo entrati. Forse se pensi di scrivere come "prima", visto ciò che ti succede, rischi di non trovarne più il senso. Allora forse dovrai cercare di dare un senso nuovo alla tua scrittura, il che potrebbe voler dire anche dare un senso nuovo alle cose che accadono nella vita. Chissà, magari potrebbe essere l'inizio di una svolta. Te lo auguro.
  3. Poldo

    Manicomi, matti, e psichiatria in generale.

    Lavoro nel settore. Ho lavorato nei miei primi anni di professione nell'ospedale psichiatrico di Collegno dal '87 al '93 quando era ormai in fase di superamento dopo la legge Basaglia. Ti consiglio questo libro (ne avevo una copia ma chissà dove è finita) Ora sono responsabile di un servizio di salute mentale in provincia di Torino. Se posso esserti utile contattami pure. Inoltre, se ti può interessare mi permetto di autocitarmi mettendoti il link a una vecchia discussione che iniziai qui sul forum.
  4. Poldo

    [Hann] Kiriganu 1/2

    @Nevermind Scusa il ritardo, ma è da parecchio che non mi collego al forum. Grazie per il commento e per aver riesumato questo vecchio racconto. In realtà si tratta di un capitolo di una storia ben più lunga e articolata, iniziata parecchi anni fa con un contest. Se ti interessa vedo di mandarti i link ai vari capitoli per MP Non so se avrai la pazienza di leggerli tutti, e del resto devo avvertirti che la storia non si conclude. Ho scritto anche altri capitoli che non ho pubblicato, ma poi sono stato preso da un altro progetto. Come ho detto, l'inizio di questa storia era nata da un contest nel quale era possibile scrivere a più mani a partire da una mappa, per cui se ti viene voglia di continuare non c'è problema.
  5. Poldo

    Mezzogiorno d'inchiostro 128 - Topic Ufficiale

    Wow, scusate il ritardo. Bel colpo per @Edu e @Kuno, del resto anche i miei preferiti. Ci vediamo alla prossima.
  6. Poldo

    [MI 128] Paesaggio con luna piena e donna

    L'aspetto apprezzabile del racconto è l'impersonalità. Il narratore registra in modo imparziale ciò che succede. Una piccola correzione. Proprio nell'incipit, peccato. Perché "Una luna"? Quante lune ci sono? Ma non è l'unico faro; ci sono anche quelli delle macchine che fendono il buoi come lame (un paragone un po' troppo abusato). Dico peccato perché l'incipit poteva essere un punto di forza. Mi sento di dire che ci sei andata vicino ma ti sei lasciata trasportare dal "già letto, già sentito". Come ti ho detto ho apprezzato la scelta dell'impersonalità; proprio per questo l'indifferenza della luna e dei fari delle macchine sono una buona scelta, che andava però gestita con più attenzione, in modo più asciutto. La luna è la luna e sta in cielo, le macchine passano senza fermarsi. Stop non c'è bisogno di dire altro, dillo come vuoi, ma dillo in modo semplice e efficace. Dire troppo ti mette in trappola.
  7. Poldo

    [MI 128] Chi vuol essere Il Mattatore?

    Un tantino di splatter. Beh, c'è a chi piace il genere. Al di la delle correzioni che ti hanno già fatto vorrei darti un suggerimento. Prova a contare gli avverbi e gli aggettivi del tuo testo e chiederti quanti sono veramente indispensabili. Affidarsi troppo agli avverbi e agli aggettivi rischia di rendere il racconto piatto e stereotipato. Espressioni come: "madido di sudore", "domande euforiche", "dolce sorriso" ecc. smorzano la resa della descrizione. In lontananza sente il rumore, ma non vede ancora. Come fa a sapere che la motosega stava proprio squarciando il corpo di una donna giovane? Mi sembra fuori luogo. Da quello che si capisce Lisa sa bene quali sono le regole del gioco. E' come se avesse detto: "Ti prego, muori tu al posto mio". Anche questa esternazione mi pare eccessiva, un po' troppo teatrale. Del resto non ha fatto altro finora che uccidere con le proprie mani tutti quelli che ha incontrato. Il tema è stato trattato in diversi film. Uno dei primi che ricordo e che al tempo mi aveva molto colpito è stato Rollerball, una pellicola del 1975 di cui è stato fatto un remake nel 2002, ma come al solito preferisco l'originale. Se non l'hai visto te lo consiglio.
  8. Poldo

    [MI 128] Sara

    Scusa, ma questa sfilza di stereotipi e aggettivi ridondanti non incoraggia il lettore ad andare oltre. Andando avanti invece, tutto sommato, il racconto assume un suo ritmo, sempre appoggiandosi a stereotipi che, a questo punto, diventano più accettabili segnandone la cifra stilistica.
  9. Poldo

    [MI 128] La vita e la morte giocano a Tetris

    Racconto ben scritto. Il personaggio ha un suo spessore. La storia non sarà molto originale, ma è ben descritta con immagini efficaci e per nulla banali. Un buon lavoro.
  10. Poldo

    [MI 128] Urla nella notte

    Illumina la notte luminosa. Mi suona un po' male. Ho trovato tutto il testo un po' troppo confuso. L'inizio pomposo da cui non si sa cosa aspettarsi, poi sembra che tutto si ridimensioni su un registro più attuale, e poi ... Cosa c'entra Adelaide? Ma è un personaggio o una città? era un sogno premonitore di sciagure? Insomma, un po' troppo ermetico per essere intellegibile.
  11. Poldo

    [MI 128] Un uomo saponetta entra in un caffè...

    Non posso far altro che farti i complimenti per questo magnifico racconto, tanto emozionante quanto rappresentativo di una condizione esistenziale tutt'altro che letteraria. Di uomini saponetta ne esistono per davvero. Io li incontro quando stanno per squagliarsi del tutto. Li ho definiti in vari modi, ma d'ora in poi per me saranno gli uomini saponetta e basta.
  12. Poldo

    Mezzogiorno d'inchiostro 128 - Topic Ufficiale

    Sono tutti figli Traccia di mezzanotte (ma anche di mezzogiorno)
  13. Poldo

    [MI 128] Sono tutti figli

    commento Prompt di mezzanotte ma anche di mezzogiorno (ufficialmente di mezzanotte) Ma guardatelo lì, per la miseria! Chi l’avrebbe detto che quel pischello da quattro soldi sarebbe stato l’attrazione della festa. E pensare che non ci volevo venire. Questi assembramenti di gente per bene non mi sono mai piaciuti; ma è stato lui a insistere. “Dai Jim, vedrai che questa volta ti diverti davvero.” Che il signore mi perdoni per tutti i santi del paradiso che ho chiamato in terra quando l’ho visto arrivare con quello smoking bianco e andare verso il vecchio Harlod. Tra di noi il padrone l’abbiamo sempre chiamato così, ma nessuno degli operai avrebbe mai osato rivolgersi a lui senza abbassare la testa e dire “sissignore”. Lui è il padrone e basta. E ora quel ragazzino va da lui, gli da una pacca sulla spalla e beve champagne. Da non credere. Quel figlio di puttana mi ha preso per i fondelli per un anno intero. L’ho accolto quando era comparso per la prima volta alla fabbrica. Gli ho insegnato il mestiere. Una volta l’ho preso persino a calci nel fondo schiena perché non rigava dritto. E poi mi viene a dire che era tutta una messinscena. Sarai anche il figlio del padrone, ma per me rimani un vero bastardo, e non credere che mi stia divertendo adesso che so la verità. Se proprio lo vuoi sapere mi divertivo di più quando passavamo le serate a bere birra e a fumare. Altro che questo cazzo di champagne che ti va su per il naso. Cosa pensavi di fare? Di mettere il mondo sottosopra? I padroni sono i padroni e gli operai rimangono povera gente. Io un figlio vero ce l’avevo; e sì che te lo avevo anche raccontato. È bruciato in una colata di fonderia quando un gancio non ha retto. Avrebbe avuto la tua età, e quando ti ho visto arrivare per la prima volta in fabbrica mi è sembrato di rivederlo. Beh, mi ero detto, questa è la mia occasione. Lavoro in questa fabbrica da così tanti anni che non ne posso più. Questo ragazzo mi sembra abbastanza intelligente; se riesce a imparare quello che so fare forse la mia vita non andrà sprecata del tutto. Ci ho messo un anno, un anno intero per darti quel tocco preciso e sensibile per far si che la macchina obbedisse ai tuoi comandi. Cosa credi? Io ho dovuto imparare tutto da solo e ci ho messo un sacco di tempo; altro che un anno: una vita di esperienza. Ho pensato che lo avresti apprezzato, che ti sarebbe servito, che avrebbe potuto migliorare la tua posizione. E adesso cosa devo pensare? Non so cosa ti è saltato in mente, o se l’idea è stata del tuo vecchio. Sì, mi parlavi di questo socialismo, ma credimi, non ci ho mai capito niente. Certo è che il tuo destino non sarà quello di stare dietro le macchine come ho fatto io, o come avrebbe fatto mio figlio se fosse ancora vivo. Allora penso che con te ho solo sprecato il mio tempo. È inutile che guardi da questa parte. Tra un po’ me ne andrò via con il cappello in mano; in silenzio, come si conviene a uno come me. Io so chi sono e non mi sognerei mai di mischiarmi a questi signori. Quello che non riesco a perdonarti è di aver preso in giro i nostri sentimenti. Sì, i nostri, i miei e quelli degli altri compagni, perché per tutti eri uno di noi e adesso non sappiamo più chi tu sia. Se domani verrai alla fabbrica accompagnato dal vecchio Harold dovremo chinare il capo e dire signor sì, e questo non lo potrei tollerare. Per cui, l’ultimo favore che ti chiedo è di accettare le mie dimissioni: quelle che troverai domani sulla tua scrivania; perché immagino che ora tu abbia una scrivania. Avevo un figlio. Quando me l’hanno portato via ho provato un dolore che mi ha spezzato le ossa. Tutto passa, mi sono detto, la vita continua, il lavoro continua. Non sono mai stato nient’altro se non il lavoro che ho fatto tutta la vita e che mi ero illuso di averti trasmesso. Ora nulla ha più senso se non bere birra e fumare da solo.
  14. Un vero rompipalle, perfino eccessivo. Troppo facile immaginare che debba meritarsi una punizione. Ho trovato lo spezzettamento del racconto non così coerente: nel senso che le varie sezioni, più che fare intuire una storia, rappresentano solo veloci pennellate su un personaggio che appare già abbastanza scontato. Il divagare tra il consessuale e i doni dello Spirito Santo sembra del tutto casuale, senza una finalità specifica utile alla storia. Se di storia dobbiamo parlare, per quello che ho capito, si tratta del solito impiegato vessato che alla fine non ne può più. Il fatto di trovarci qualche influenza fantozziana di per se non è un limite. Tutti in un modo o in un altro siamo condizionati dal "già letto". C'è però da dire che il confronto con un mostro sacro andrebbe evitato il più possibile. "La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca" rappresenta ancora oggi qualcosa di inarrivabile. Mancando una trama consistente, anche il fatto di iniziare dalla fine perde mordente e sembra messo lì solo per giustificare il tema proposto. La pinzatrice entra in ballo solo alla fine per giustificare il fatto di trovarsi lì, in quel momento, in quelle condizioni. Di fatto un incidente del tutto casuale che non ha nulla a che fare con i personaggi. Ciò che nella vita è banale è poco interessante. Per prendere una lezione dal grande Paolo Villaggio bisogna dire che lui sapeva trasformare le piccole banalità della vita in qualcosa di straordinario e perfino magico. La pinzatrice non si sarebbe limitata a rimanere tale ma avrebbe forse assunto un nome altisonante per diventare la protagonista di una nemesi; sarebbe entrata gradualmente nella storia comparendo fin da subito, portata man mano avanti fino al compimento del suo grandioso destino. Non è detto che debba essere per forza così, la mia è solo un'idea per rendere meno piatta la narrazione riuscendo a creare qualche aspettativa. Lo so, sono un criticone e non mi va mai bene niente o quasi. Ma in questo modo spero di rendermi utile.
  15. Poldo

    Lampi di Poesia 1 - Topic ufficiale

    Wow! Grazie a tutti. Per me che non sono avvezzo alla poesia è una sorpresa inaspettata. Vorrà dire che mi cimenteró ancora.
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