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Poldo

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    Valletto della befana
  • Compleanno 29/08/1954

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  • Provenienza
    Torino
  • Interessi
    arti marziali

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  1. Poldo

    [MI 144] I panni sporchi

    Ciao @Bestseller2020. Mi ha colpito molto positivamente il tuo modo molto concreto di interpretare la traccia. Ho anche apprezzato quello che mi è sembrato un passaggio dall'accezione "materiale" dell'indossare i panni degli altri, a quella "morale", caratterizzata comunque dall'accettazione del fratello che sbaglia, al netto del giudizio sul suo comportamento. Ho giudicato il tuo testo come uno tra i migliori modi di interpretare la traccia che avevo suggerito. Forse ti ha penalizzato qualche imperfezione stilistica, ma per quanto mi riguarda, quello che apprezzo è la buona idea. Il resto si può sempre migliorare.
  2. Poldo

    [MI144] Snap!

    Ciao @Nerio, è da un po' che non ci si vede, e mi ha fatto piacere vederti comparire proprio in questo MI. Del resto anch'io mancavo da un pezzo. Poi, nella veste di giudice mi è dispiaciuto assegnarti una penalità, ma, anche se avevo apprezzato il tuo racconto, devo dire che l'aderenza alla traccia è stata veramente scarsa. Comunque, nonostante tutto, il risultato c'è stato e questo vuol dire che il valore di ciò che hai scritto è stato ben riconosciuto al di là dei vincoli del contest. Indubbiamente hai scelto un tema accattivante. Chi non si ricorda la prima cotta e magari anche la prima facciata, e per quanto tempo l'abbiamo rimuginata. Nonostante l'età che avanza e mi avvicina alla pensione, credo di ricordarmele ancora una per una. Indubbiamente questo tema l'hai trattato egregiamente.
  3. Poldo

    [MI-144] L'ultima lettera

    Caro @ViCo, dopo la tirata d'orecchie eccomi da te. Quando ho proposto la traccia immaginavo, come del resto è stato, che poteva essere interpretata in molti modi. Dal mio punto di vista il tuo racconto è stato quello che meglio l'ha interpretata, e da qui il mio voto. In un contesto come il MI non mi interessa la perfezione, ma il senso, l'idea di come dare veste a un contenuto, e tu in questo ci sei pienamente riuscito. La prossima volta non dimenticarti.
  4. Poldo

    Vento, mare, fontane e Danevio che aveva paura di morire.

    Poche parole: L'ho letto e mi è piaciuto. Bravo
  5. Poldo

    Il colore della libertà

    Un incipit un po' troppo tortuoso. "come ho fatto per tutta la vita, come non ho fatto mai". Capisco cosa vuoi dire, ma la contrapposizione non mi sembra un modo felice di esprimere il concetto. Come se tu volessi condensare in un unica frase il presente e il passato. "il cuore mi batte come i tamburi della festa,". Quale festa? L'incipit dovrebbe introdurre il lettore a quello che viene dopo, deve incuriosire e invogliare a proseguire la lettura. Non c'è bisogno di introdurre troppi elementi tutti insieme. Mi basterebbe vedere una ragazza che scappa nel bosco e chiedermi "cosa sta succedendo?" Per poi scoprirlo dopo. Quello che segue sembra alludere a qualche rito contadino di cui però non si sa nulla. Mi vengono in mente i fuochi di Beltane, ma non so se alludevi a qualcosa di simile. Il fatto è che , senza una ambientazione un po più esplicita, il tutto rimane un po troppo confuso. Lei muore e tu sei costretta a modificare il punto di vista della narrazione passando dalla prima alla terza persona. Visto questo cambio di prospettiva, questo pezzo lo inserirei dopo gli asterischi, magari tentando di armonizzarlo con quello che viene dopo. Più che un racconto autoconclusivo sembra un pezzo stralciato da qualcosa di più ampio di cui non si conosce nulla e per cui è difficile da giudicare al di fuori del suo contesto.
  6. Poldo

    La caverna [Revisionato]

    Certo che lo psichiatra fa un sacco di domande, ma quello che intendevo dire riguardava la diagnosi. Messa così è come se la dottoressa dicesse già in prima battuta che questa è la diagnosi, almeno quella più probabile. Se no perché cercare di spiegare alla madre cos'è la malattia di hikikimori? Per quello che ne può sapere fino a quel momento potrebbe anche trattarsi di un esordio schizofrenico, e allora perché non gli spiega cos'è la schizofrenia? Come dicevo il problema delle diagnosi in psichiatria non è semplice, anche perché non esiste ancora un nesso eziopatogenetico che identifichi la malattia. Quando si parla di sindrome hikikomori non si fa altro che descrivere un corteo di manifestazioni psicopatologiche che in parte possono essere sovrapponibili anche con altre diagnosi, tra cui anche la schizofrenia, il fatto che si manifesti in età adolescenziale non esclude che possa trattarsi di un evento prodromico di una psicosi. Per intenderci: dire "hai la malattia di hikikomori" non è la stessa cosa di dire "hai la polmonite". La tentazione di ridurre le diagnosi in psichiatria alla stessa stregua di quelle della medicina interna rimane un'illusione che purtroppo anche alcuni psichiatri hanno percorso creando a volte molta confusione. Per cui il "non entrare troppo nello specifico" era riferito unicamente al fatto di non porre una diagnosi, lasciando che siano gli eventi stessi a descrivere cosa succede in quel momento al tuo personaggio. Ti lascio questo Link a un articolo sulla medicina narrativa che potrebbe essere utile per comprendere meglio il tipo di approccio a cui mi riferisco.
  7. Poldo

    Scacco matto

    Due cose. La prima Usi il punto di vista del narratore onnisciente, un po spostato sul versante di Anna. A questo punto credo che sarebbe preferibile spostare decisamente su di lei la focalizzazione. In questo modo dovresti evitare di farci sapere come si sente o cosa pensa lui, se non filtrato dagli occhi di Anna. Qui ad esempio dovresti trasformare questo dicendo come Anna capisce questo. La seconda E' un racconto che si regge quasi totalmente sul dialogo e che segue un'idea molto precisa, quasi una tesi. Il tutto avviene visto dall'esterno (il che ci riporta al primo punto) con scarso coinvolgimento del lettore. In alcuni passaggi si sentono i due parlare, ma si perdono di vista. Proviamo a immaginare un diverso approccio. Fin dall'inizio Anna sa che c'è qualcosa che non va perché ha già ricevuto la telefonata di Mario. Non bisogna dirlo subito ma è nervosa per quello Ci hai provato dicendo questo, ma è un po' poco per intuire il suo stato d'animo. Ok, è una scacchista, una fredda calcolatrice, non fa trapelare nulla, ma questo vale per Carlo, qualcosa dell'animo di Anna deve arrivare al lettore, se no sono solo voci per aria. Se invece provi a identificarti con Anna, a viverne la rabbia repressa e il suo tentativo di mettere Carlo all'angolo, il tutto potrebbe assumere un'altro colore. Bisognerebbe provarci Alla prossima
  8. Poldo

    Ossa

    Magari mi ripeto: hai una buona capacità nello scrivere, però ... Ho un nipotino che ha appena compiuto cinque anni, per cui ce l'ho davanti agli occhi. In diversi passaggi nel dialogo con il padre non ce lo vedo proprio. Questo ad esempio. Oppure quel "ti proteggerà" troppo esplicito. Però quella che mi ha lasciato un po' perplesso è la seconda parte. Perché? Se dici una cosa del genere deve avere un senso nella storia, invece non se ne parla più. Cosa è successo? Il bambino è andato alla polizia rivelando il segreto che gli aveva confidato il padre? Anche se posso immaginare che potrebbe esserci stata la mediazione della madre, lo trovo un po' difficile. Questo accenno penso che abbia qualcosa a che vedere con l'orologio del nonno che il padre ha regalato a Louis, ma non riesco a capirne il nesso. Arrivo alla fine e brancolo nel buio. Chi è l'assassino? Il Tomei? Il padre? Cosa ci sta dietro? Ripeto: hai una buona capacità di scrittura, gestisci bene i dialoghi, le descrizioni, la scena; ma la storia? Forse oso troppo nel tentare di interpretare quello che ti succede, per cui dovrai scusarmi. Ho l'impressione che tu parta con un'idea precisa di quello che deve accadere e tenti di piegare tutto il resto a quell'idea tralasciando di considerare gli aspetti incongruenti. Se posso permettermi di suggerirti un esperimento (te lo dico perché io spesso faccio così): prova a iniziare a scrivere senza sapere di preciso dove arriverai descrivendo ciò che succede scoprendolo mentre stai scrivendo, come se ascoltassi anche tu quella storia per la prima volta. Vedi poi cosa ne viene fuori. Fammi sapere se ci sei riuscito. Alla prossima
  9. Poldo

    La caverna [Revisionato]

    La risposta a questa domanda in realtà non è semplice e farei fatica a riproporti un dialogo da inserire nel racconto. Tieni comunque conto che prima di formulare qualsiasi diagnosi c'è bisogno di vedere il paziente. Dal racconto che può fare la madre ci si può orientare su diverse opzioni che tu stesso citi. Per l'appunto. Nel caso di un possibile esordio psicotico, diventa indispensabile poter intervenire in modo precoce anche con una terapia farmacologica. In una condizione oppositiva, come la descrivi si dovrebbe prendere in considerazione anche un eventuale ricovero nonostante la giovane età. Più precoce è l'intervento e migliore è la prognosi. Questo lo sa il medico che però spesso si trova di fronte a molte perplessità e resistenze anche da parte dei famigliari. Il trauma del ricovero contro la volontà del paziente (anche se è minorenne), il pregiudizio sull'utilizzo dei farmaci, sono spesso quegli ostacoli che bisogna affrontare anche nel colloquio con i genitori nel momento in cui la posta in gioco è così alta. Del resto l'epilogo del tuo racconto rende abbastanza l'idea di quali siano i rischi. Ci sarebbero tante altre considerazioni, soprattutto riguardanti le definizioni diagnostiche in campo psichiatrico, ma il discorso diventerebbe lungo e noioso per i fini di questo racconto. In sintesi, come ti ho già suggerito, eviterei di andare troppo nello specifico.
  10. Poldo

    La caverna [Revisionato]

    Di solito i racconti che finiscono con il suicidio mi innervosiscono, ma non è il tuo caso. Sei uno dei pochi che ha descritto una circostanza molto verosimile. La scrittura è buona, accurata e il racconto si lascia leggere ... non dico con piacere visto l'argomento, ma ci siamo capiti. La parte meno fluida è quella con la collega, una neuropsichiatra infantile, visto che il ragazzo ha quattordici anni (io mi occupo di adulti). Capisco che avevi bisogno di far passare al lettore una serie di informazioni relative alla sindrome hikikomori (non è il caso di scriverlo con la lettera maiuscola), ma in questo caso l'intenzione dell'autore appare troppo scoperta. Secondo me va valutata la possibilità che il racconto funzioni lo stesso anche se il lettore ha qualche informazione in meno. Essendo poi del mestiere tendo a essere ipercritico, in questo caso sul comportamento della dottoressa. Per mostrarsi rassicurante con la madre sta sottovalutando la gravità del figlio. Alla fine dice: E come fa? Andrà a sfondare la porta della sua cameretta? La madre non sembra in grado di portarglielo. Nella realtà il colloquio sarebbe avvenuto molto diversamente, a meno che tu non volessi mostrare una dottoressa che palesemente sottostima la situazione. Il che però fa cattiva pubblicità alla categoria. L'ultimo appunto che ti posso fare è che quando tu entri nella mente del ragazzo, a me sembra più grande dei quattordici anni che gli dai. Per rendere in tutto più coerente aggiungerei almeno due o tre anni che a quell'età segnano una bella differenza. Le altre parti invece le ho apprezzate, dove, a fianco di una buona scrittura, hai dimostrato un'ottima sensibilità. Se domenica prossima non hai nulla da fare ti invito a partecipare al Mezzogiorno d'inchiostro visto che sarò io a proporre una delle tracce e mi piacerebbe avere concorrenti di buon livello.
  11. Poldo

    Alfio Pt. 3

    Se Alfio arriva solo adesso la storia deve essere ancora lunga. Il che non mi dispiace affatto, anzi. Mi ci ritrovo dentro paro paro. Esatto! Torino? Ma io ora sto a due passi da lì. Via Gorizia. Attendo con ansia la prossima puntata
  12. Poldo

    Alfio Pt. 2

    E chi non c'ha provato in quegli anni? Qualche refuso qua e là ma ora me li sono persi per seguire la lettura. Buon segno.
  13. Poldo

    Alfio - Pt.1

    @Nightafter Fratello! Mi hai fatto ripiombare nei primi anni '70, ai miei vent'anni e ai miei esercizi con la chitarra e col piffero. Quanta nostalgia. Pensa che John McLaughlin l'ho conosciuto personalmente perché a quel tempo ero in un gruppo di discepoli di Sri Chinmoy e lui, Mahavishnu, era venuto a Milano per incontrarci (non solo per quello), e ha suonato per noi. Bellissimo. Mi ricompongo. Veniamo al testo. Il dialogo nel ricordo. Anche per me è un problema. Resto sempre dubbioso se riportare parola per parola o alternare con un discorso indiretto. Una breve battuta ci sta, ma se il dialogo è più lungo ho l'impressione che venga falsato il senso del tempo. E' vero che il discorso diretto rende meglio ma è come se uscisse dalla dimensione del ricordo. Un'alternativa può essere quella del flashback ma anche quella non è sempre una soluzione. Inciso: se usi il trattino per i dialoghi dovresti usare quello lungo. Qui non funziona ma se usi Word o Libreoffice e batti due volte il trattino seguito da spazio dovresti ottenere il trattino lungo. Inoltre se usi il trattino e vai a capo non ci va quello di chiusura. Vado a leggere il resto
  14. Poldo

    La tomba dei lottatori - Cap 3 di 3

    @aladicorvo Non vorrei averti demoralizzato anche perché c'è del buono in quello che hai scritto e credo che lavorandoci un po' si possa migliorare. Una cosa ancora non mi è chiara: il titolo. Posso solo intuire qualcosa di quello che vuole significare, ma che non passa del tutto nel testo. Sarebbe interessante rendere un po' di più l'idea che ti ha ispirato quel titolo. Questo passaggio vale il racconto. Apre un tema interessante. La difesa di una realtà rappresentata a scapito di una verità inconfondibile. "Chi ha paura di Virginia Woolf" te lo consiglio.
  15. Poldo

    Cosa state leggendo?

    Più che una lettura è stato un ascolto Stando in macchina "Ad alta voce" è una benedizione. Non conoscevo l'autrice, poi ho scoperto che ha vinto il Nobel per la letteratura nel 2007. Un libro che lascia il segno, scritto magistralmente, dai contenuti densi di umanità. Certamente non adatto a chi vuole distrarsi, invece è un libro che ti mette di fronte in modo crudo alle vicende della vita. Tocca veramente nel profondo, diciamo che per apprezzarlo fino in fondo è necessaria una certa maturità. Non dico che è solo per lettori di una certa età, ma forse chi ha un po' più di esperienza di vita lo può apprezzare meglio. Si può trovare ancora sul sito della RAI letto stupendamente da Federica Fracassi.
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