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pascal

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Tutti i contenuti di pascal

  1. pascal

    Perché non pesi niente

    credo non ci sia nessun legame, perché in effetti non li conosco
  2. pascal

    Perché non pesi niente

    Breve, breve, si legge in fretta: Perché non pesi niente come un granello di sabbia quel tanto che serve a lasciare un'impronta su un ritaglio di cuore
  3. pascal

    Perché non pesi niente

    confesso mi ronzava in testa questo "perché non pesi niente" ma non sapevo perché. può darsi abbia orecchiato da qualche parte, ma non avevo mai sentito parlare dei Marta sui Tubi
  4. pascal

    Perché non pesi niente

    grazie bradipino, come sempre chapeau ai tuoi commenti era quello che volevo dire e l'hai spiegato meglio di quanto avrei fatto io
  5. sì è vero, la copertina fa schifo però mi piace come scrivi e l'ho scaricato ti farò sapere!
  6. pascal

    Cronache dall'universo

    Titolo: Cronache dall'Universo Autore: P. Brea Editore: Edizioni Nulla Die Prezzo: 11€ Pagine: 99 ... e qui lo trovate scontato http://www.bol.it/libri/Cronache-dall-universo/P.-Brea/ea978889736415/ Si tratta di racconti brevissimi, come delle istantanee di realtà. In origine voleva essere soprattutto un lavoro sul linguaggio. Dall'introduzione: "Se scegliessimo di raccontare a parole la fotografia dei nostri tempi dovremmo pensare a che forma potrebbe avere una storia senza gerarchia, un racconto orizzontale. O con le parole di Emil Cioran: che un pensiero spezzato, frammentario, ha tutta l’incongruenza della vita, perché ogni frammento nasce da un’esperienza diversa, e perché queste esperienze sono vere, sono l’essenziale". Da un racconto: "Ricordò di essersi trovato un giorno a bordo di un tram e di aver visto la torre dell’orologio che domina Berna. Immaginò cosa sarebbe successo se quel tram fosse schizzato via allontanandosi alla velocità della luce. Si rese subito conto che l’orologio della torre gli sarebbe apparso fermo mentre il suo, nel taschino, avrebbe continuato a ticchettare. Se fosse tornato dopo un lungo volo, avrebbe trovato che lì già da tempo erano cresciute nuove generazioni, mentre lui non era che minimamente cambiato". Se siete interessati posso inviarvi alcuni racconti in prova lettura.
  7. pascal

    Papaveri

    L'ho letta a lungo e proprio perché è breve è più facile ragionarci. La prima impressione: bella ma c'è qualcosa che non mi torna. Poi ho capito, cosa. E' che per me i papaveri sono allegri. E' vero che vengono utilizzati per commemorare i caduti nelle guerre, e sono simbolo dell'oblio; e in questo senso all'origine della tua poesia ci sono motivi per così dire classici. Ma per me i papaveri sono quelli di Monet. Scusa per questo commento un po' soggettivo
  8. pascal

    Autobus. Mattina

    Cercavo qualcosa che fosse secco. E sono venuti fuori questi versi Autobus. Mattina. Una signora dolcissima:"Mamma mia, lavoro, lavoro, lavoro; poi cinque mesi, malattia". Accento romeno. Ascolto discorso filosofico con vicina di sedile:"Quando se ne vanno, li pensiamo meno". Fuori schizzi di pozzanghere. L'autobus incastrato nel traffico, mentre il tram perso sferraglia in orario chilometri più avanti.
  9. pascal

    dilemmi CE e ebook

    Ricompaio dopo un po' di tempo e lo faccio per chiedervi un consiglio, perdonatemi Anzi, vi propongo questo dilemma: vi siete appena auto-pubblicati un ebook (pochi giorni) e una CE a cui avevate spedito il vostro manoscritto mesi fa vi risponde e vi fa un'offerta editoriale. Voi che fareste? pascal
  10. pascal

    dilemmi CE e ebook

    grazie Jack (bel gatto!). può essere un problema l'ISBN?
  11. pascal

    dilemmi CE e ebook

    appena pubblicato su amazon, dove posso farlo sparire subito, e non ancora apparso su simplicissimus. In realtà sul contratto simplicissimus c'è scritto che "L’Autore potrà sempre decidere di ritirare l’e-Book dalla vendita".
  12. pascal

    Notte

    Bella la scelta di versi corti che spezza il ritmo rendendo il tutto molto musicale. L'ossimoro "buio sfavillante" rende immediata l'immagine delle stelle. Nota mia personale che non è una critica alla tua poesia: per me la notte è invisibile pascal
  13. pascal

    Sei perduta

    Un po' troppo sbrigativa anche per me. A mio parere troppi "tra" e poi l'uso del futuro con l'accento a fine verso (per ben tre versi, il 50% della poesia) non dà spessore alle parole. La trovo troppo "tra"-nciante pascal
  14. pascal

    riviste letterarie

    non so se questo è il posto giusto per il topic ma ci provo secondo voi le riviste letterarie sono utili per un esordiente? io non ho esperienze in proposito, ma facendo un giro sul web il panorama mi è parso (magari sbaglio) abbastanza asfittico e poco invitante. Per esempio la WMI pubblica racconti e poesie selezionate attraverso concorso, poi uno va a vedere e trova sul sito che vengono proposti dei workshop finalizzati proprio alla pubblicazione su riviste e allora l'idea che uno si fa (ripeto, magari sbagliando) è che ci sono dei canali preferenziali da seguire per vedere pubblicato il proprio lavoro. L'altro domanda che mi ronza è: quanto sono disposte le riviste a pubblicare cose più sperimentali come ricerche di linguaggi diversi? Voi avete esperienze? Tanto per fare un esempio, la mitica rivista americana McSweeney’s è nata dall'idea, secondo me geniale, di pubblicare solo lavori rifiutati da altre riviste: mi sembra qualcosa di inimmaginabile qui da noi, o sbaglio?
  15. pascal

    Gohei

    grazie del commento Alessio. l'intenzione era quella di un racconto tranquillo per poi colpire in qualche maniera il lettore
  16. pascal

    Gohei

    Camminava distratto, osservando i palazzi della via. Le finestre alte, i frontoni sporgenti; le persiane e le ringhiere in ferro dei balconi. Era l'ora in cui la sera ancora sospesa nell'aria fresca dell'autunno si fa illusione e sogno, come un velo trasparente che avvolge la forma pura delle cose. Una luce dietro un vetro… in quel buco nero diventato luminoso vive, sogna e soffre la vita. Cosa importa la realtà, se lì c'è l'anima del mond; tra passi frettolosi e passi lenti, nelle vie affollate, o in quelle più deserte, nelle case in cui arrivano i rumori e le luci della strada. K avvertiva un dolce mistero nel proprio cuore, riconoscendosi dentro una delle sue infinite potenzialità per quell'aspetto dell'essere cosciente aperto alla possibilità di sentirsi parte di un tutto che lo circonda. K prese per via R. e quasi all'angolo con via V. entrò nel negozio di fiori davanti al quale era passato tante volte. Dietro il bancone c'era una giovane commessa. Poggiava la sua testa, piegata da un lato, sul palmo della mano all'altezza della tempia. Le dita nei capelli. Lo sguardo assorto tra le pagine di un libro. Fu richiamata dal campanello della porta che si chiudeva e salutò subito il nuovo cliente entrato con uno spiffero di aria fredda. "Desidera?" "Hhh... vorrei un vaso di fiori di paulownia." Sorrise. "Forse voleva dire saintpaulia" disse con tono divertito. "Hhh...come?" "La paulownia è un albero. Forse lei vuole dei fiori chiamati saintpaulia. Sono le violette africane" disse dolcemente. "Ahh, sì va bene" cercò di dire K con aria distratta. Dopotutto lui era un matematico, cosa ne poteva sapere di fiori? Iniziava già a pentirsi di essere entrato lì dentro. "Torno subito" disse la commessa continuando a sorridere mentre spariva nel retro. Ritornò con due vasi in mano. "Abbiamo la saintpaulia ionantha con i fiori viola blu, oppure questa varietà con il fiore sfrangiato, di colore viola chiaro con i bordi più scuri", appoggiando i vasi sul bancone. "A me questa piace molto." "Sì, va bene, allora, questa più chiara". Rapido e deciso, non aveva tempo da perdere, una valeva l'altra. La confusione sui nomi dei fiori lo aveva reso nervoso. Doveva tornare ai suoi studi, a Cantor. "Allora le preparo la confezione." Per ingannare nell'attesa il silenzio, K iniziò a guardare l'orologio. Chissà cosa avrebbe pensato lei sapendo che era un matematico. L'idea dei numeri transfiniti lo tranquillizzò. Poi per mostrarsi curioso iniziò a guardarsi attorno. "Sa, sono originarie di Città del Capo, le violette africane. Sono state osservate lì per la prima volta dal barone tedesco Walter von Saint Paul-Ilaire." E dopo un attimo di silenzio "La paulownia invece arriva dalla Cina" continuò senza alzare gli occhi dalla confezione che stava preparando. "Una foglia solitaria di paulownia/cade attraverso/la pura aria autunnale". E tirò fuori da un cassetto un fiocco giallo. "E' di Gohei, un poeta classico cinese, La pioggia sotto la paulownia. Fu chiamata così questa pianta in onore di Anna Pavlovna, la figlia dello zar Paolo I. Ecco. Vuole un biglietto?" "No, no non importa. Va bene così". Voleva andarsene di lì il più in fretta possibile. Studiava la logica. "Sicuro?" lo guardò lei un po' perplessa. Non le bagni troppo abbondantemente e non le esponga alla luce diretta del sole, sono fiori da sottobosco. Gli dava del lei, notò, anche se forse erano coetanei. "Sì, grazie. Quant'è?" Cantor, le gerarchie di insiemi... Pagò il conto. "Grazie. Arrivederci". "Arrivederci" E uscì com'era entrato, come uno spiffero di vento. I numeri transfiniti... Una foglia solitaria, la pura aria autunnale, Gohei aveva detto. Avrebbe cercato su Google notizie di Gohei.
  17. pascal

    Quando l'esperienza non vale...

    io di solito sto col fisico, io sto col matematico che notoriamente non sono a sync col mondo a parte questo, ovviamente ciascuno di noi trae delle conclusioni da ciò che osserva, perché non siamo dei semplici osservatori della realtà; la realtà la interpretiamo in base alle nostre esperienze e a come siamo fatti (come un fisico, come un biologo, come un matematico, etc..); e qui iniziamo a capire che la vita è dura perché siamo in coabitazione con altri Poi ci possono essere delle "interpretazioni" che ci possono dare fastidio (come le battute sessiste); personalmente la cosa che trovo più antipatica è proprio sentirsi dire "ma tu non fai testo", che più che altro è indicativa del carattere di chi la pronuncia... Ma il dramma delle incomprensioni è che ragione e torto spesso sono punti di vista e sarebbe bello vivere in un mondo in cui fossimo capaci tutti a non prenderci troppo sul serio.
  18. pascal

    Istanbul, voci.

    racconto fatto di immagini di viaggio intramezzato da riflessioni personali. Forse queste ultime hanno un peso eccessivo comprimendo la parte narrativa di vita e colori di città, rischiando di trasformare il racconto quasi in una pagina di diario. L'abitudine a riprendere una frase con la ripetizione delle parole secondo me impoverisce il ritmo narrativo che così sembra incepparsi in maniera un po' forzata. Per esempio: per quei poveri adesivi, come poveri erano i palloncini a elio che anni fa si compravano nei parchi italiani. come se non fosse mai esistita, come se non avesse interrotto la sua mattinata le sembianze di un antico castello, un castello infestato da un vecchio turco Just in my opinion
  19. pascal

    Roberto Benigni

    personalmente non mi piace il Benigni cinematografico: penso che Pinocchio sia uno dei film più brutti della storia del cinema ed anche l'osannato La vita è bella, per me, non è minimamente accostabile al capolavoro di Chaplin, Il grande dittatore, perché ritengo che fare poesia significhi prima di tutto scegliere il linguaggio adatto a quello di cui si parla e non raccontare in agrodolce (lo stesso Chaplin alla fine della guerra affermò che se avesse conosciuto la verità non avrebbe fatto quel film). Il Benigni dei monologhi teatrali però lo trovo strepitoso: questo tipo di teatro satirico-impegnato su temi alti è la sua dimensione, anche se non bisogna dimenticare che per il suo intervento sull'Unità d'Italia si è ispirato al libro di Aldo Cazzullo.
  20. pascal

    Gohei

    grazie per i commenti, mi piace spiazzare
  21. pascal

    Primo incontro

    l'idea è divertente e la trovo riuscita anche perché hai tenuto il finale sospeso. Io mi butto, se uno distrugge l'altro distrugge anche se stesso... Però secondo me meriterebbe di essere sviluppato di più, anche perché solleva temiche possono essere interessanti da quello più banale, trattato anche in ritorno al futuro, degli anelli temporali (passato e futuro) che si incrociano a quello più profondo dell'identità
  22. pascal

    Il bacio

    non sono un cultore della letteratura di genere quindi forse sono fuori audience ma ho avuto la stessa impressione di nanni. Cosa aggiunge di nuovo questo racconto? anche dal punto di vista stilistico direi che rientra nella normalità, non trovo nessun elemento originale. Se posso fare una battuta mi sembra proprio come un vampiro che sparisce alla luce del sole ^_^
  23. pascal

    Incipit - la città girava...

    Sto provando a scrivere una storia lunga e questo è l'incipit. Che ne pensate? mi piacerebbe sapere se può funzionare. La città girava come una trottola. Grandi lavori la attraversavano e buttavano all'aria materia e abitudini trasformate dal tempo in comode forme. Trapani e martelli, enormi buche, rumori ovunque. Le strade zampillavano di polvere e caos. Il traffico deviato in gorghi infernali ringhiava attorno a ostacoli improvvisi: un'etnia informe di fabbriche piccole e grandi disseminate come inciampi negli spazi urbani apriva incessantemente i propri cancelli, e con gran sollievo di tutti, a volte, li richiudeva. Si cambiava la faccia a interi quartieri. Superfici nuove di zecca rimodellavano quelle esistenti. Progetti originalissimi creavano prospettive inusuali. D'improvviso si scopriva il niente che per anni si era incatenato a terreni lasciati all'abbandono. Ed ora che si voleva allontanarlo un po', questo vuoto, si pensava di sottrargli qualche metro disponendo nuovi volumi e forme moderne, come se l'inconsistente provasse fatica ad adattarsi ai cambiamenti della geometria. Così, sbilanciata e maldestra, retriva e irrequieta, la città ruotava attorno al suo nuovo asse del Rinnovamento e K girava, in equilibrio precario, insieme a lei.
  24. pascal

    Incipit - la città girava...

    grazie nissia e bartleby! questa della trottola me l'avete detta in molti lo so sembra banale, ma mi piace(va) l'idea di un attacco così, semplice e diretto. trottola mi serve (serviva, ci sto pensando) perché chiudo l'incipit con "asse", e con tornio non funziona più. però, se siete disponibili, a questo punto vi chiedo un altro aiuto. Se doveste descrivere il movimento, il flusso di una città con un verbo, un solo verbo, quale scegliereste? A me è venuto in mente girare (perché alla fin fine ogni giorno si ripete uguale a se stesso: il traffico del mattino, etc. etc.) e di qui la trottola.
  25. pascal

    Dato che è inverno...

    dato l'inverno è molto meglio. Avendo però il secondo verso più breve, rispetto al primo, secondo me devi allungare il terzo magari con un enjambement: dormo supina catturando invisibili stelle di un cielo infinito così ha un ritmo meno a scatti. Oh, questa è solo la mia opinione: prendila per quel che vale, i versi sono tuoi e dipende da come li senti. pascal sorry! ho scritto infinito al posto di timido: è stato un mio lapsus
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