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Alex McGiro

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Tutti i contenuti di Alex McGiro

  1. Alex McGiro

    Battaglia di Boxtel

    Qualcuno ha informazioni o conosce testi (anche in inglese) inerenti questa battaglia svoltasi nelle Fiandre nel 1794? Ho cercato sul web ma ho trovato solo una paginetta su wikipedia e poco altro. Avrei bisogno di maggiori dettagli sull'episodio, soprattutto del modo in cui si schierarono e si mossero sul campo di battaglia gli eserciti coinvolti. Quando ho iniziato a progettare il mio romanzo pensavo di trattarlo come un episodio marginale a cui dedicare uno o due capitoli al massimo, ma stavo valutando la possibilità di approfondire il discorso dedicandogli un'intera porzione di libro per mettere un po' di azione nella parte finale.
  2. Alex McGiro

    Cosa state leggendo?

    La seconda vita del signor Borg - Mikael Bergstrand
  3. Alex McGiro

    La rapidità e l'esposizione

    In una discussione del genere meriterebbe spazio Roddy Doyle. Scarno ed essenziale all'estremo, eppure le sue storie non sembrano mai avere l'effetto da stanza bianca. Io lo adoro, così come adoro gli scrittori che vanno al sodo senza perdersi in ricami inutili. Gusti personali alla fine...
  4. Alex McGiro

    ok, mi presento!

    Benvenuta
  5. Alex McGiro

    Non essere capiti

    Ho provato a cercare nella sezione e non mi sembra di aver già visto un topic uguale, nel caso metto le mani avanti e chiedo subito scusa, Premessa: durante l'estate, per staccare un attimo la testa dal manoscritto a cui sto dietro da mesi, mi sono messo a buttare giù racconti, storielle e frammenti vari in stile Irvine Welsh. La cosa mi è piaciuta, mi sentivo libero e al massimo della mia espressività a scrivere così, senza schemi e senza paranoie. Quasi l'ho preso come un gioco. Andando avanti mi sono però reso conto che con quello stile mi ci trovo davvero a mio agio, quasi lo sento mio e uno di quei racconti è cresciuto sempre di più, fino a raggiungere e superare le 50 cartelle. Sto davvero pensando di trasformalo in romanzo, non appena avrò portato a termine l'altro progetto su cui lavoro da tempo. Ho però una paura: non essere capito. Voglio dire, Welsh è Welsh e a uno come lui tutto è concesso o quasi. Io invece non sono nessuno; non vorrei che a spedire alle varie CE un romanzo "sboccato", fluido e diretto in quel modo venissi preso per uno che non sa scrivere. Spero di essermi spiegato bene. Voi cosa ne pensate? Avete mai avuto il timore di venire scartati per il semplice fatto di non essere capiti?
  6. Alex McGiro

    Non essere capiti

    Mi sembra però di capire che le intenzioni dell'autore sono state capite, o sbaglio? Mettendo da parte il fatto che erano poi manoscritti sconnessi/forzati/senza uno scopo preciso
  7. Alex McGiro

    Non essere capiti

    No alt un attimo. Un conto è ispirarsi a un autore, un conto è clonare. Chiaro che il secondo caso è da scartare ed è giusto lo facciano anche le CE per come vedo io le cose. Il problema cui mi riferivo è quello citato nella tua prima parte di messaggio. A uno come Welsh può anche essere concesso di usare 10 volte la parola c***o in tre righe di testo. Ma a uno come me? Io, per fare un altro esempio, ho messo un piedi questo personaggio che non è certo una cima. Il racconto è narrato in prima persona ed è pieno di errori grammaticali volontari ('gli' anche per il genere femminile, coniugazione del congiuntivo che lascia a desiderare eccetera)... Voglio dire, sicuro che una CE possa capire si tratti di cose volute e non cestini il manoscritto considerandomi un analfabeta?
  8. Alex McGiro

    Se potessi vivere in un libro, quale sarebbe?

    Un qualsiasi libro della Saga di Richard Sharpe, sicuro. Anche se di storie che mi piacerebbe vivere e di personaggi che vorrei essere ce ne sono parecchi...
  9. Alex McGiro

    Forza, tutta d'un fiato!

    http://www.writersdream.org/forum/topic/20912-muscolo/ Mick si lasciò scappare una rumorosa risata, poi si scolò con un solo sorso la birra rimasta nel bicchiere. « Dai, finisciti questa pinta che ti offro un altro giro.» Arthur lo guardò perplesso. « Un altro? » « Forza, tutta d’un fiato ragazzo! », cercò di incoraggiarlo Mick. Sperava di farlo ubriacare. Farlo ubriacare finché non si fosse addormentato. Sperava che, così facendo, avrebbe potuto lasciarlo lì, al Lion’s Head. Sarebbe andato da solo a svolgere il lavoro assegnatogli e poi sarebbe tornato a riprenderlo una volta finito. Al capo non avrebbe raccontato nulla, anzi gli avrebbe detto che il ragazzo si era ben comportato. Così, pensò, il debito sarebbe stato ripagato e tanti saluti. Fine della storia. Fine delle preoccupazioni. Confidava ancora che Henry potesse cambiare idea su tutta quell’assurda faccenda di inserire un Wellesley nel gruppo. Brutta rogna quella trovata. Quel giovane era soltanto un viziato. Un nome troppo grosso da portare in giro. Per quanto potesse starci attento era convinto che, prima o poi, il ragazzo si sarebbe cacciato nei guai. Cacciando nei guai anche lui di conseguenza. Perché Arthur Wellesley non immaginava neanche lontanamente in che cosa si fosse andato a immischiare e quali pericoli stesse facendo correre a sé stesso e a molte altre persone. Doveva liberarsi di lui al più presto. Arthur sospettava che Mick lo stesse facendo bere di proposito. In generale era una persona con poche certezze, ma delle reali intenzioni di Mick si sentiva abbastanza sicuro. Si vuole liberare di me. E va bene, vediamo chi resiste più a lungo. La voglia di mettersi in mostra gli diede coraggio. Si guardò per un attimo intorno, poi prese un lungo respiro e buttò giù in un colpo solo la birra rimasta nel suo bicchiere, ritrovandosi ad ansimare qualche secondo per aver trattenuto il fiato tutto il tempo necessario a svuotarlo.
  10. Alex McGiro

    Passeggiata per Dublino

    Commento - http://www.writersdream.org/forum/topic/20777-le-comari/ Premessa - Un estratto del mio romanzo. Siamo a Dublino nel 1786. Non sono convinto di essere riuscito a trasmettere bene la scena e gli scenari della città in questo passaggio. Per me è abbastanza difficile perché essendoci stato 8 volte tendo a dare un po' per scontate le cose, dato che so esattamente dove si trovano e come sono i luoghi di cui parlo e quando, per correggermi, cerco di approfondire, mi salta sempre fuori un papirone descrittivo enorme che annoierebbe a morte qualsiasi lettore. Il testo sono 3.133 caratteri spazi inclusi, se ho letto bene dovrei rimanere nel margine di tolleranza di 3.500 Da Mornington House, dopo essersi velocemente salutati, Arthur e Mick si incamminarono lungo Upper Merrion Street fino ad incrociare a sinistra Nassau Street, che percorsero in direzione nord, raggiungendo in pochi minuti College Green, passeggiando di fronte al Trinity College, la massima istituzione dell’istruzione nel Regno d’Irlanda, una scuola d’elite riservata esclusivamente a tutti quegli individui che professavano la fede protestante. Passandoci davanti Arthur si fermò per qualche istante ad ammirare l’elegante facciata in mattoncini grigi dell’ingresso principale, col suo grande portone di legno massiccio incastonato tra due finte colonne rialzate in pietra bianca che, assieme ad altre due poste più lateralmente, sembravano reggere il frontone triangolare al cui centro, colorato di un azzurro intenso, un grande orologio scandiva le cinque, segnale che il pomeriggio stava lasciando ormai posto alla sera e alle ore notturne. Per un attimo gli vennero in mente Eton e gli anni trascorsi in quel college. Faticava ad accettare il modo in cui gli anni passati in quel posto lo avessero segnato così negativamente. Si disse che gli sarebbe piaciuto studiare al Trinity, tanto vicino a casa sua, ma subito scacciò via quel pensiero dandosi una scrollata di capo. Seguì Mick in direzione di Carlisle Bridge, apprezzando la fresca brezza che soffiava sulle acque del Liffey mentre attraversavano quel ponte che faceva da collegamento tra la parte meridionale e quella settentrionale della città. Dopo una settimana passata tra le mura di camera sua anche quell’aria umida e fredda risultava piacevole al contatto con la pelle. Chiuse gli occhi un istante soltanto, lasciando che quella frescura carica di invisibili goccioline d’acqua sollevate dal fiume lo rigenerasse. Improvvisamente sentì la sua mente più leggera e, per un attimo, si sentì libero da ogni preoccupazione che lo aveva tormentato nei giorni precedenti. Superato il ponte Arthur non poté che rimanere a bocca aperta dinnanzi al modo in cui Sackville Street si distendeva ampia alla sua vista. Si presentava imponente, coi suoi milleseicentocinquanta passi di lunghezza e centosessanta di larghezza che, pensò, la rendevano senza ombra di dubbio una delle strade più grandi e belle d’Europa e sicuramente la più bella delle isole britanniche, almeno per quel che ne sapeva lui. Ci erano voluti dieci anni per portare a termine l’opera di costruzione, ma il risultato finale valeva l’attesa. Improvvisamente si rese conto di non aver mai fatto caso a quanto quella strada suscitasse in lui un senso di grandezza. Quello, si disse, era un vero e proprio simbolo di maestosità, fiore all’occhiello della Dublino ridisegnata secondo il volere di Re Giorgio III. Le grandi schiere di palazzi costruiti su ambedue i lati di quel lungo percorso che univa Carlisle Bridge a Rutland Square accompagnavano il vivace viavai di gente che affollava la via, nonostante l’ora ormai tarda e il buio divenuto ormai padrone di quella grigia giornata, facendo da schermo protettivo tra quel luogo e il resto della città, tanto da renderlo quasi un villaggio a sé stante.
  11. Alex McGiro

    Aboliamo il punto e virgola?

    Il problema di base è che il 99% delle persone non ha mai capito come va utilizzato, molte addirittura non lo hanno mai utilizzato in vita loro. Se poi ci aggiungiamo che, tra i giovani (dove con "giovani" intendo scrittori, esordienti e non, che hanno iniziato a coltivare questa passione negli ultimi dieci anni) autori contemporanei, imperversa la moda di mettere un punto fermo più o meno ogni sei parole; ecco spiegata la scomparsa del punto e virgola. Personalmente mi batterò sempre per la sua difesa e leggere di scrittori che lo utilizzano solo perché è "stiloso" mi lascia abbastanza perplesso.
  12. Per correttezza di cronaca il manoscritto non l'ho finito, ma ho già iniziato a controllare che possibilità ci sono. CE con una collana dedicata ai romanzi storici in catalogo ne ho trovate poche poche (escludendo le big ovviamente). Altre CE hanno romanzi storici nella collana narrativa, ma più che storia romanzata si tratta di libri semplicemente ambientati in un'epoca passata, non so se mi sto spiegando bene. Ovvio che cercherò meglio una volta finito di scrivere
  13. Ho letto il post iniziale, poi mi sono un po' perso tra i messaggi di tutti (pur essendo comunque riuscito a leggere delle ottime analisi). Provo lo stesso a dire la mia... Faccio la premessa che, pur non essendo un gran lettore di fantasy, ammiro molto chi scrive di questo genere per il semplice fatto che sfortunatamente io non ho una fantasia tale da permettermi di inventare luoghi, personaggi, magie, situazioni adatti al genere in questione. Sono dell'opinione che la colpa di tutto sia da dividere al 50% tra autori (esoridenti e non) e case editrici. La colpa dei primi è quella di illudersi che basta aver letto Il Signore degli Anelli o Harry Potter per scrivere trame che stanno in piedi e creare personaggi ben strutturati e approfonditi. La colpa dei secondi è quella di aver sfruttato l'onda di film e libri di successo per cominciare a pubblicare qualsiasi genere di spazzatura. I casi di alcuni autori come la Troisi (che ho visto citata), Ghirardi e altri sono sotto gli occhi di tutti. Vorrei soffermarmi poi a parlare di quanto certe trame si somigliano tutte tra loro (lo sventurato inserito in una compagnia di guerrieri di diverse razze che deve salvare il mondo, gli angeli caduti che si innamorano, i vampiri che litigano coi licantropi), ma non lo faccio perché sono un po' di corsa ed è forse un discorso che meriterebbe un topic a parte. Detto questo è logico che letta una saga, le altre per me diventano solo imitazioni che non sto a comprare, Io stesso ho dato via, scambiato o venduto diversi libri fantasy che avevo acquistato anni fa, perché dopo una cinquantina di pagine il basso livello di trama, personaggi e addirittura stile diventava ben evidente. Ora sono arrivato al punto che riesco a leggere solo Tolkien e forse Martin che però non ho mai "provato" perché so già che impazzirei con tutti quei personaggi che muoiono e cambi di POV. Nelle librerie però non ho riscontrato una crisi del settore. Gli scaffali continuano a essere pieni di libri, e nuovi autori (più che altro stranieri, questo va precisato) saltano fuori come mosche, a prescindere dal fatto che siano o non siano spazzatura. Riguardo alle CE sinceramente sto trovando molta più difficoltà nel cercare editori che pubblicano romanzi storici piuttosto che fantasy, che, salvo qualche caso, mi sembra accettato da gran parte delle CE piccole e non. Chiedo scusa se ho scritto cose già dette e soprattutto chiedo scusa per la sintassi orribile, ma, come già detto, sono di fretta e non riesco a scrivere bene dal tablet
  14. Alex McGiro

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Classe 1987...26 anni and counting
  15. Ho salvato il link e darò un'occhiata appena tornerò a casa, pur non scrivendo fantasy
  16. Mi rendo conto che forse mi sono espresso male riguardo al punto 3) non ritengo che per scrivere un romanzo basti l'ispirazione, ci mancherebbe. Solo che se a me (faccio un esempio) viene naturale e mi piace molto scrivere periodi di una certa lunghezza, non vedo perché devi obbligarmi a dividerli solo perché ora "va di moda" così. Asserendo inoltre che nessuno scrive più periodi di lunghezza superiore alle 2-3 righe, cosa che non è assolutamente vera. Non vedo perché devi dirmi che il narratore onnisciente è una boiata e che nessuno lo usa più quando dalla mia libreria potrei tirar fuori almeno una ventina di titoli scritti negli ultimi dieci anni in cui è presente un POV di questo tipo. Insegnare a scrivere è una cosa, mettere dei paletti fissi è un'altra. Dipende dalla bravura e dall'elasticità mentale di chi tiene il corso in questione ovviamente, come in una scuola ci sono insegnanti bravi e altri meno bravi. Ma come fai a saperlo quando intraprendi un percorso di quel genere? Sul punto 1) mi sto sforzando, piano piano miglioro. Quando riuscirò a distaccarmi completamente da questa ricerca della perfezione sicuramente vivrò la scrittura con più serenità con la conseguenza di scrivere meglio davvero
  17. Ti ringrazio delle parole e dei consigli. Riguardo il punto 1) credo di non poterci fare niente. Sono un perfezionista, quando scrivo o faccio qualsiasi altra cosa non mi accontento mai che sia accettabile o anche bella. La voglio perfetta, non dico inattaccabile da critiche ma quasi. Per uscirne credo che l'unica soluzione sia uno psicologo però come dici tu spesso spreco tempo e me ne rendo conto. Purtroppo però non riesco a scrivere il capitolo seguente se prima non mi tolgo il tarlo di sistemare il capitolo appena finito. È come se facessi la seconda e terza stesura non alla fine del manoscritto ma alla fine di ogni singolo capitolo. Mi rendo conto che non va bene perché mi trovo sempre costretto a bloccare il flusso dei pensieri col risultato che poi rimango bloccato davanti alla pagina bianca... 2) purtroppo non ho nessuno che possa darmi un parere sincero. Faccio sempre leggere i nuovi capitoli alla fidanzata e a un paio di amici, che ovviamente, oltre a farmi notare qualche refuso qua e là, apprezzano sempre molto quellomche gli mando. Inizialmente credevo di essere il nuovo genio della letteratura, poi mi sono giustamente reso conto che il loro parere non può per forza di cose essere imparziale. Mi sono iscritto qui anche per questo motivo. Sto scrivendo - o meglio sto provando a scrivere - un romanzo storico. Ho un modello di riferimento, un maestro. Ma lo "venero" a tal punto da vederlo più come un modello irraggiungibile che come una strada da seguire. Mi sforzo, ma non ce la faccio proprio a mischiare descrizione e azione come fa lui, cioè senza creare stacchi e risultare lento e noioso. Per la cronaca mi riferisco a Bernard Cornwell 3) un corso, vuoi per il tempo, vuoi per i costi...non posso permettermelo al momento. Non voglio passare per un arrogante che pensa di essere già arrivato e di sapere tutto, anzi, ma se devo essere onesto poi, sono abbastanza contro chi ti "impone" delle regole precise per scrivere (i periodi troppo lunghi non vanno bene, il narratore onniscente è superato, i paragrafi non devono essere troppo gonfi e via dicendo), perché sono fortemente convinto che la scrittura sia arte e l'arte è un impulso violento istintivo di idee e sensazioni. Dare troppe regole prestabilite lega le mani allo scrittore, creando una massa omologata di scribacchini. È un po' come imporre a un pittore dei rigidi schemi matematici e fisici, a quel punto non avremmo più artisti ma progettisti tecnici...non so se mi sono spiegato questo in ogni caso è un altro discorso che meriterebbe pagine e pagine di post per essere discusso e analizzato
  18. La scrittura spesso per me si presenta come un susseguirsi di incognite e sfide. Spesso e volentieri, dopo aver impostato un capitolo, mi trovo sempre davanti a qualche bivio o dubbio: mi sforzo di non dilungarmi troppo su descrizioni di luoghi e ambienti per non annoiare chi legge, ma poi ho paura di essere caduto nell'effetto stanza bianca; durante un dialogo mi sforzo di non soffermarmi troppo sui gesti o sulle sensazioni di chi parla per non rallentare il ritmo, ma poi ho paura che i personaggi appaiano solo come manichini che muovono appena la bocca. E tante altre cose. Determinato mi sento determinato e di autostima ne ho sempre avuta anche troppa, ma quando si tratta di scrivere vengo attanagliato da dubbi e domande, perché dentro di me covo la paura di non riuscire a trasmettere ciò che vorrei nel modo in cui vorrei. Capita troppo spesso che una volta finito un capitolo rimanga bloccato per diversi minuti come una statua a pensare su ciò che ho scritto. A volte diventa quasi un'ossessione, un vero e proprio incubo dominato da paranoie e pensieri negativi. E lì mi blocco, butto via quello che ho scritto. Comincio da capo, due, tre, quattro volte finché non butto giù qualcosa che mi suoni appena appena accettabile. A quel punto vado avanti, ma sempre col timore che il capitolo precedente non sia perfetto. Così scrivo male anche quello successivo e il giochino del butta e riscrivi va avanti, lasciandomi sempre l'amaro in bocca o nel cervello. Un giorno sono anche arrivato a pensare di lasciar perdere, perché non sentivo di avere il coraggio di far leggere il romanzo a qualche editore una volta terminato. Avevo paura (e ogni tanto ce l'ho ancora) che la mia creatura, soddisfacente ai miei occhi, sarebbe apparsa come un lavoretto da dilettante pieno di lacune agli occhi di chi valuta libri per mestiere.
  19. Alex McGiro

    Cellar Door

    In bocca al lupo a questa nuova CE per l'inizio della sua avventura
  20. Alex McGiro

    Konnichiwa !

    Benvenuto! Cornwell <3
  21. Alex McGiro

    Forza, tutta d'un fiato!

    Diciamo che non è il mio stile e neanche quello di Mick...Non vorrei svelare troppo per non influenzare eventuali commenti, ma si tratta di una persona educata, difficilmente si esprimerebbe in quella maniera nei suoi stessi pensieri. Alcune cose poi esulano da quello che è il contesto storico in cui è ambientato questo frammento, che è parte di un romanzo. Siamo a Dublino, nel 1787. Il caffé in Irlanda, nel XVIII secolo, non sapevano neanche cosa fosse Però mi ha dato modo di trovare soluzioni alternative per la punteggiatura e alcuni spunti che hai inserito, se adattati, funzionerebbero bene
  22. Alex McGiro

    Come indaga un dilettante

    La butto lì, potrebbe essere una giornalista di cronaca nera questa ragazza? I giornalisti spesso hanno contatti di vario tipo, anche all'interno delle forze dell'ordine. Vecchi poliziotti annoiati prossimi alla pensione, che per arrotondare si fanno pagare qualche centinaio di euro in cambio di informazioni. Stesso discorso per infermieri all'interno di ospedali e obitori.
  23. Alex McGiro

    Muscolo

    Premetto che non ho letto i commenti precedenti, spero di non ripetere cose già scritte Ecco, personalmente a me un uso spropositato dei puntini di sospensione non piace. Fa tanto linguaggio SMS. Cito solo questa frase perché è quella più "colpita", ma ce ne sono altre all'interno del frammento. Ti consiglierei di dargli una ripassata sostituendoli con la corretta punteggiatura (punti fermi, virgole, due punti etc.), non solo in queste righe ma in tutto il frammento. Altra cosa che mi piace poco: il punto di domanda seguito da punto esclamativo. Capisco che magari di fondo c'è la volontà di dare un certo tipo di intonazione, ma non abusarne Bukowski Vedo che usi spesso le parentesi, anche quando non sarebbero necessarie. Io poi sono del parere che nelle parentesi ci si scrive delle informazioni o una frase non importanti. Quindi se non sono importanti perché scriverle? Nel complesso però devo dire che il pezzo si lascia leggere volentieri. Ti fa anche riflettere in certi punti e lo fa utilizzando un linguaggio semplice, o come scrivi tu "parla come mangia". A tratti leggendoti mi è venuto in mente Roddy Doyle: scarno ed essenziale, a tratti ironico. Questo mi piace, forse perché io, pur sforzandomi, non riesco mai ad essere così
  24. Alex McGiro

    Buongiorno community!

    Buongiorno a tutti! Mi sono appena registrato... Mi chiamo Alessandro, ho 26 anni. Lettore da sempre, scrittore da poco. Mi piace tutto ciò che è "made in UK" dal calcio alla storia, dalla letteratura alla cultura britannica in generale. È una vera ossessione per me, tanto che quando mi appresto ad acquistare un libro la prima cosa che guardo è l'ambientazione. Amo leggere libri di diversi generi, ma come dicevo prima l'importante è che siano ambientati in Gran Bretagna o Irlanda adoro in particolare i romanzi storici, di cui ovviamente Bernard Cornwell è il mio "punto di riferimento" da diversi anni. Ho sempre scritto articoli brevi per blog e siti web, soprattutto cose legate allo sport e al calcio. Ora, dopo diversi mesi di ricerche storiche, da circa un mese e poco più ho iniziato la stesura del mio primo romanzo, che nelle mie idee dovrebbe essere una trilogia (ma questo si vedrà in futuro). Spero di poter trovare in questo spazio consigli e critiche costruttive e tutto ciò che potrebbe portarmi a migliorare in questa nuova "scelta di vita" (concedetemi il termine un po' forte, ma per me questo è la scrittura). Mi sono dilungato anche troppo
  25. Alex McGiro

    Gainsworth Publishing

    Beato te che ci riesci: io ero riuscito a scendere a 35, ma oggi pomeriggio ho fatto un giro in centro e sono già tornato a 37...Sono un dilettante allora, io ne ho solo 14
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