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Tutti i contenuti di H-block

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    Edizioni SensoInverso

    Nome: Senso Inverso Generi trattati: narrativa contemporanea, fantasy, thriller, horror, graphic novel, saggistica, narrativa per ragazzi Invio manoscritti: http://www.edizionisensoinverso.it/invio_manoscritti.htm Distribuzione: http://www.edizionisensoinverso.it/distribuzione.htm Sito web: http://www.edizionisensoinverso.it/ Facebook: https://it-it.facebook.com/sensoinverso.edizioni/
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    La morte del disincanto di Salvatore Ferraro

    Cari amici del forum, volevo dirvi (solo se vi va di sostenermi) che è uscito il mio libro ( ovviamente senza contribuzione) per l' Arduino Sacco editore ( Storico regista di Moana Pozzi) La morte del disincanto: Drin, drin, drin, la mia sveglia fa così. Un rumore odioso, fastidioso ed efficace, il suo devastante effetto lo sortisce senza errori ogni mattina. Posso cominciare le mie giornate in preda all’odio con un suono che mi trapana il cervello? Purtroppo sì, ma non mi lamento. Trovo lo slancio nella forza del detestabile. Immagino gli stimoli reattivi come piccoli fili spinati, che ti salgono dritti al cervello dalle orecchie. L’odio ci rende come molle di una fionda, pronte a scattare. Metto un piede a terra, gelo. Apro un occhio alla volta, troppa luce. In cucina: apro il frigo, allungo una mano, prendo il latte e bevo. Oggi è un giorno senza sole, odio le giornate schiave delle penombre, mi fanno quasi paura e non so perché mi sembrano sempre troppo silenziose, i rumori senza sole sono meno forti. Questo è il link per acquistarlo on-line
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    La morte del disincanto di Salvatore Ferraro

    Nessuno è pronto a "sostenere" questo nuovo autore ???
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    La morte del disincanto di Salvatore Ferraro

    Aspetto una tua opinione... Grazie anticipatamente
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    La morte del disincanto di Salvatore Ferraro

    E' una sorta di conto alla rovescia...è la cronaca dei trenta giorni che separano il protagonista Marco dal suo trentesimo compleanno. Un modo come un altro per parlare di: angoscia, paure, crisi d'identità....ma è anche un modo per paragonare tutti a tutto, un modo divertito per creare improbabili metafore con personaggi dei cartoons anni 80 e citare i tanti protagonisti del cinema di "genere" italiano degli anni 60/70. E' un libro molto veloce, diviso in piccoli capitoli, amo definirlo un libro da treno....spero che possa piacere a qualcuno di voi. Aspetto pareri.... P.s Il libro nasconde una sorpresa
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    57° CONTEST: TAROT

    ci sono
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    Giovane Holden

    Arrivata oggi la stessa lettera ( stesso testo)...ma a me chiedono 2000 "euri" e mi omaggiano di 30 ricche copie...
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    RACCONTI 56° CONTEST

    Non è la rai Gli anni passano in fretta, basta una decade e nessuno ti riconosce più, a dirla tutta neanche io mi riconosco più in questo specchio. Le nuove generazioni neanche ricordano cosa sia stato per gli adolescenti degli anni novanta “Non è la rai”. Le orde di ragazzini impazziti e sbavanti fuori ai cancelli, tutti pronti a rischiare di essere schiacciati per un autografo o per una sbirciata nelle nostre acerbe scollature, altri tempi, altra me. Ora seminuda in questo specchio, mi palpo il seno sinistro, sembra aver perso consistenza negli ultimi mesi, lo vedo come svuotato, sicuramente più cadente. L’angoscia mi assale, sono in paranoia, provo le nuove calze contenitive arrivate oggi in negozio, dovrebbero ridarmi la piattezza addominale di un tempo e il sostegno dove serve. Non mi piaccio più, eppure una volta mi adoravo ed andavo in visibilio per le folle deliranti, quante seghe catodiche, avranno avuto me come protagonista? Nuda, continuo a litigare con i collant, ad ogni movimento vedo penzolare in maniera evidente le mie tette, mi sembra di guardare un'altra. Ora che ci faccio caso anche i capezzoli, sembrano essere diventati più scuri. L’illusione di essere una star della Tv, l’ho covata per vent’anni, una partenza lampo, il successo, poi…la discesa verticale. Dopo “Non è la rai” c’è stata poca roba, e le piccole apparizioni mi sono costate pompini ed autostima. Quante bocche bavose a succhiare dalle mie mammelle, quante lingue hanno frugato dentro di me? Non lo ricordo più, hanno consumato la mia bellezza. Nonostante tutto, ho continuato a volermi bene, ho preferito odiare gli altri piuttosto che me, io ero solo schiava di un sogno, vittima di un’illusione. Quando ho capito che non avrei mai sfondato in tv ho cambiato rotta, giusto in tempo, poco dopo essere stata sfondata per l’ennesima volta, dall’ennesimo impresario. Gli uomini li odio, ho deciso di sfruttarli, di scucirgli cose più concrete di un passaggio televisivo. Ora ho un negozio d’intimo al centro di Roma, mi è costato diverse lacerazioni vaginali e qualche lavanda gastrica da ingoi indigesti. Tra una riflessione e l’altra sono riuscita a calzare i miei collant, sembrano funzionare, il mio umore sembra risalire. Mi guardo e penso: si sono ancora io, un gran bel zoccolone. Piaccio ai ragazzini, e adoro piacergli. E’ tempo di tornare in negozio, comincia l’orario caldo di metà mattinata. Ieri è stato il giorno della Befana, io sono uscita ed ho scopato con un amico di un amico. Mi ha promesso di portarmi in crociere sul Nilo a febbraio, speriamo. Sento il campanello, qualcuno è entrato in negozio. Una vecchietta vestita da befana sulla porta del mio negozio, che vuole? Mi avvicino con fare cortese, sarà una vecchietta squilibrata, sicuramente in ritardo di un giorno con quel suo vestito. Mi avvicino. Sento uno strappo ed un caldo al petto, c’è qualcosa che gocciola, un liquido caldo cola sul mio petto. Mi vedo distesa a terra in una pozza di sangue con la gola aperta, sono stata cattiva, ma non bastava il carbone?
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    56° CONTEST "THE DAY AFTER"

    Sono in tempo per prenotarmi ( ero a Milano per lavoro)
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    54° CONTEST: CHRISTMAS IS COMING

    Non dite "male parole"
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    Libri preferiti

    1 Gli scarafaggi non hanno re di Daniel Weiss Evan 2 L'amore dura tre anni di Frederic Beigbeder 3 Così parlò Bellavista di De Crescenzo
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    RACCONTI 53° CONTEST

    Suky Lamazza: storia triste italogiapponese Coniglietti rosa volano. Coniglietti rosa spalmati al suolo, discese verticali. Il materiale di cui sono fatti i sogni? Merda. Gli escrementi sono il nostro rovescio frullato, la merda è il prodotto della vita. Raffinato lo sono sempre stato, lo stile di un italiano e la follia di un “giappominkia” mi rendevano un virtuoso per le strade buie di Roma. Un nome un destino, il mio. Mi chiamo Suky e per campare devo “sukare” sangue, ne sono ghiotto, forse mi piace anche più del Mars e del Kinder Cereali. Non posso andare al mare, neanche con la protezione totale, mettiamola cosi, divento troppo rosso, prendo fuoco. Il mio regno sono i locali notturni, di giorno dormo. Da poco ho comprato la playstation, dormo molto meno e sopratutto non guardo più Roberta Missoni in tv. La mia vita eterna proseguiva tranquilla, anzi ero piuttosto felice, mi incazzavo solo quando perdevo più di cinquanta euro al videopoker. Grazie alla “notte bianca” di Roma ero riuscito a comprare una camicia bianca con i merletti alle due del mattino, la cercavo da secoli. Ora però, da tre mesi non mi riconosco più, neanche indossando la giacca dell’anno passato. Tempo fa ho conosciuto in un locale Andrea. Si è avvicinato con passo sicuro, abbiaqmo cominciato a parlare e mi ha detto che amava ascoltare Ron, mentre mi parlava si aggiustava di continuo i capelli. Ho subito pensato male. L’inganno è stato completo, mi ha detto di amare Go Nagai. Ho subito pensato che mi ero sbagliato, non poteva essere “ricchione”. Uno che ama tanto i robot degli anni settanta è un macho strafico. Non aveva neanche l’aspetto da “smascellato” cronico tipico dei suoi coetanei, sembrava pulito ed appetitoso. In poche parole: un giovane etero in forze. Siamo andati da me la notte stessa, gli avevo promesso un disco di Elio. Appena antrati dalla porta gli ho tirato prima un “cartone” fortissimo alla nuca e poi un gran calcio in culo. Dopo averlo stordito con le mie mosse da "street fighter" mi sono attaccato alla sua giugulare come un infante alla tetta materna. Succhiavo avidamente il suo sangue, sapeva di strano, poi non ricordo. Coniglietti rosa volano. Coniglietti rosa spalmati al suolo, discese verticali. Era MDMA il retrogusto che non mi spiegavo, il piccolo tossico mascherato mi aveva fregato. Mi sono risvegliato con un nuovo inquilino per la mia bara a doppia piazza firmata Renato Balestra. Ora, al mio risveglio. il nuovo Vampiro batteva cassa e spiegazioni. Ancora stordito e con la gola secca gli prestavo poca attenzione, lui era curioso ed eccitato, voleva sapere. Sembrava un bambino alla Auchan, voleva il carrello per scorazzare nelle notti piene di sorprese, io intanto pensavo alla “patana”. Ero troppo stanco e perso in pensieri dal retrogusto “schicchiano”, non ho sentito il rumore della chiusura delle sue manette rosa di peluche sui miei polsi. Vampiro non lo era mai stato prima, ma stronzo si. Il tossico mascherato era anche un “ricchione” di lungo corso. Volevo succhiargli il sangue, gli ho succhiato la "mazza". Ora la notte camminiamo per la mano a Via Monte Napoleone e ceniamo succhiando il sangue dal pene di motociclisti vestiti di pelle e con grossi baffi neri.
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    Murder on the disco floor - Racconto

    VINCITORE 51° CONTEST Mettere la gelatina nei capelli poco prima di uscire a fine novembre è una scelta coraggiosa. I vanitosi come me, sono impavidi eroi? Ogni eroe ha una missione ed io ho la mia. Il sabato devo espandere, fino ai confini dell’ universo conosciuto, il mio ego. Devo essere figlio della perfezione, l’ammirazione proiettata e riflessa negli sguardi affascinati che mi scrutano è l’essenza del mio essere “disco floor leader”. A mio modo, sono un paladino del buon gusto e dello stile, un esempio per le masse che mi tendono la mano in discoteca. Anche questa sera lavoro alla mia immagine, la doccia è stata fatta, il profumo e stato messo, la tosatura da barboncino al petto “tiene botta” da oltre una settimana, sono quasi pronto. I vestiti da indossare in questo mio ultimo sabato sera, li avevo decisi da una settimana, tutto deve essere giusto e perfetto. Il capo d’abbigliamento, che non vedo l’ora d’indossare, sono i calzini neri a scacchi rossi comprati in mattinata. Perso nei mie pensieri continuo a prepararmi distrattamente. Sono anni che non suono più, la musica ha smesso di interessarmi nel momento in cui ho cominciato ad essere completamente assorbito dalla cura del mio personaggio, dalla mia maschera di perfezione. Penso e ripenso. Una volta aveva un senso essere amato dal popolo della notte, ero un bravo dj, oggi cosa sono? Forse sono un semplice collezionista di presenze ad eventi mondani? Da qualche tempo ho preso coscienza di essere semplicemente un furbetto, un personaggio pigro, afflitto da una mastodontica passione per la caccia alla donna. La preparazione a questa mia ultima serata in disco è stata maniacale. Sono sveglio dalle sei in punto di questa mattina ed avevo un solo intento: trovare il capo mancante alla mia “mise” perfetta. Il capo in questione erano dei calzini visti in tv qualche settimana prima ad i piedi dello “stylosissimo” cantante dei Franz Ferdinand. Quelle calze dallo stile vintage erano la chiave per il mix che mi ero prefissato. La fantastica scacchiera di filo di scozia era stata stanata dopo maniacali ricerche in una boutique del centro, la cifra del compiaciuto investimento è stata di quattordici euro e novanta. L’ acquisto aveva provocato in me una lieve sensazione di gioia, una sensazione perduta da quasi sei mesi. Gli ultimi ritocchi al mio unto ciuffo e sono quasi pronto per la serata. Lo sguardo severo scruta lo specchio ancora leggermente appannato dai vapori della doccia, guardo con attenzione i dettagli e riconosco sul mio volto un chiaro segno di turbamento interiore, le labbra secche. Il pensiero scorre a ritroso nel tempo, le immagini nella mia mente tornano a questa mattina. In centro ho incrociato un amico delle elementari, Bruno Guida. Per qualche minuto ci siamo guardati e poi lui a pieni polmoni ha esclamato: “Marco!?” Prima di rispondere al suo saluto, ho pensato che era da una vita che non mi sentivo chiamare con il mio nome di battesimo. Sono secoli che per tutti mi chiamo “Mega”. Lo pseudonimo, alquanto discutibile, me lo ero scelto da solo alle medie, quanto cominciai a smanettare con i primi synth analogici, erano i tempi in cui volevo essere un Kraftwark. Lo specchio non mente, i pensieri hanno nuovamente mutato la mia preoccupata espressione, dopo questa mia ultima serata da “fenomeno”, tornerò ad essere Marco per tutti. Mocassini neri, calzini in tinta a scacchi rossi, jeans neri a vita bassa e camicia bianca con cravatta nera. Ora sono realmente pronto. Apro la porta, scendo le scale, senza motivo sono investito da una tristezza infinita. Trattengo a fatica le lacrime, è l’ultima volta che celebro questo sacro rito del sabato sera, ho promesso. Giorgia non sa di questa sera ed io non sapevo nulla di lei fino a sei mesi fa. Giorgia è a casa della madre, oggi ha vomitato tre volte. Sono in garage, tiro fuori la mia auto da divo, metto in moto il motore e con lui ripartono i miei pensieri. Io amo Giorgia? Non lo so. Mi chiamo Marco, ho trentacinque anni e tra qualche mese sarò padre. Non sono sicuro che possa piacermi realmente il mio futuro prossimo, mi tremano le gambe. Scuoto la testa in maniera fortissima, spero di scacciare via i mie cattivi pensieri, dopo questa sera è tempo di cambiare. Proverò a dare un senso alle mie settimane, giuro. Faro tutto quello che si deve fare, ma dopo questa sera, ora no. In questa fredda notte devo autocelebrare il funerale di Mega, lo ammazzerò in pista, come merita. Mi chiamo Marco, ho trentacinque anni, domani taglio i capelli e vendo la macchina.
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    53° CONTEST: VAMPIRI YAOI

    Io ci sono...le vostre scadenze mi aiutano a scrivere ( mio grande limite...la noia)
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    RACCONTI 52° CONTEST

    La principessa col pisello ( aka Azzomarrazzo ) Piero amava le favole metropolitane ed il fantasy di ogni tipo. Da sempre, si interrogava sui quesiti attinenti la magia ed i rituali medievali. La sua passione per la mitologia era smodata, una tra le tante leggende che lo affascinavano era la licantropia. Anticamente, si riteneva che poiché la notte di Natale poteva nascere solo Gesù, ogni altro nato era considerato un uomo lupo, un condannato. Piero cresceva e divorava avidamente libri sull’argomento, voleva sapere le origini del suo male e se era interconnesso alla data della sua nascita. Era nato lo stesso giorno di Cristiano Malgioglio (sindaco di Frocinone). Piero non era convinto di essere un ragazzo come gli altri, sospettava già qualcosa dall’età di quattro anni, inzuppando il suo biscotto nel latex, pensava all’infinito. Era piccolissimo, poco più di un infante, quando sviluppò una vera e propria ossessione per i bigodini, non poteva farne a meno, li collezionava. La sua vita era combattuta tra gli amletici dubbi sulla sua natura ed una continua e spasmodica ricerca di bigodini colorati. Un’esistenza difficile, ricordando ancora con le lacrime agli occhi il Natale del sessantadue. Lui anima innocente, scrisse una lettera a Babbo Natale chiedendogli dei semplici bigodini di Diabolik. Il Natale, gli portò solo gelo al cuore, il suo regalo non arrivò mai. Lacrime a fiumi, notti insonni e tentativi di suicidio seguirono il triste evento, ma, in un freddo giorno di febbraio arrivò una lettera. La lettera era scritta direttamente dal segretario di Babbo natale. L'impiegato finlandese scriveva con tono amico e ruffiano, come un politico in cerca di voti, e si scusava per il mancato recapito del regalo. Il segretario si giustificava e continuava a sostenere che Papà Natale voleva bene anche ai ricchioni, e che la Babbo Natale s.p.a. aveva cercato in tutto il mondo il regalo richiesto dal bimbo. Bigodini, con personaggi maschili, non esistevano neanche a Frocinone. La multinazionale aveva trovato, a fine gennaio, solo un kit da permanente con i Village People in un negozietto di Chiavari. Piero, da lì a poco, scoprì che il contratto tra la Babbo Natale s.p.a e la Mattel, casa produttrice di giocattoli gay, stava scadendo e le sue lamentele avrebbero causato grane per il rinnovo. Schifato dalla finta cortesia, giurò a se stesso che da quel giorno non avrebbe più chiesto nulla a nessuno. Se voleva una cosa, l’avrebbe comprata per strada e rigorosamente in auto blu. Nonostante la sua passione per il fantasy e il suo ambiguo collezionismo, Pierino cresceva bene e senza grossi problemi, circondato dall'amore della famiglia e dei compagni, la sua vita proseguiva serena. Gli amici più “romantici” per scherzare e mostrargli il loro affetto gli dicevano: “Piero che belle unghie, madonna come sei raffinato!”. Nonostante il suo essere giovane e gaio, Piero non si tirava indietro nelle risse, tutti gli altri ragazzi avevano alle spalle amici bulli, parenti pregiudicati, cugini picchiatori, lui no, Piero aveva di più, poteva contare su di un’intera armata, se aveva problemi mandava “Rai tre”. Il giorno del suo quindicesimo compleanno, quando inconsciamente non aveva ancora ben chiaro quali fossero le origini della sua diversità, si manifestò un chiaro sintomo. Era una notte di plenilunio, svogliatamente si accingeva a mettersi a letto, quando distrattamente si affacciò alla finestra. Il suo sguardo distratto fu attratto da una brillantissima luna piena, come un brivido gli saettò l’intera colonna vertebrale. Non sapeva spiegarsi il perché, gli venne una gran voglia di farsi le ciglia e di depilarsi completamente il petto. Di lì a poco Piero ebbe chiaro in mente la sua natura, era una creatura della notte, un licantrogay. Il giovane amante dei golfini rosa era rinato a nuova vita, consapevole del suo potere, cominciò a girare il mondo e le reti Tv. La sua identità segreta non era un peso, anzi gli donava un sintomatico mistero. Ora il suo unico obiettivo, oltre a comprare l’amore per strada era quello di trovare altri licantrogay. Aveva in testa un nuovo mondo, un mondo di esseri capaci di abbinare bene i colori, il suo progetto di conquista sarebbe partito dal palazzo della regione Lazio. L’imponderabile è sempre in agguato, l’imponderabile è sempre lì pronto a distruggere anche il piano di conquista più perfetto. Durante l’incontro calcistico di beneficenza "Amici del cane VS Ragazzi a quattro zampe" organizzato da Marta Marzotto, il piano di Piero cadde al suolo come un castello di sabbia e merda. Piero, grande amante dello sport e del balletto sincronizzato, come di consuetudine anche in quella sera stava indossando negli spogliatoi dello stadio “Me(m)azza” la sua bella divisa da portiere firmata D&G. Amava prendere tiri in porta. Il nostro amatissimo gaio, tutto d’un tratto cominciò a sentire un irrefrenabile voglia di MonCherì e la cosa lo preoccupava. Piero si trattenne un po’ in più rispetto alla squadra nello spogliatoio, voleva capire. La sua voglia di cioccolatini alla ciliegia saliva ed in preda a scompensi e mutazioni ormonali, svenne. Quando si risvegliò, si ritrovò nudo in campo. I suoi capezzoli erano eretti come antenne di un ripetitore satellitare e sensibili come fotocellule di un cancello automatico, poi sentì delle urla. Il senso di smarrimento e le mani attaccaticce, erano chiari segni di un orgasmo multiplo, sentì nuovamente urla. Piero sgranò gli occhi e vide quel che non avrebbe mai voluto vedere. La gente sugli spalti correva, urlava, scappava e piangeva. Nel cerchio di centro campo otto vecchi nudi e morti, tra cui anche la madrina dell’evento Marta Marzotto. Un dolore acutissimo alla testa fu l’ultima cosa che sentì, prima di svenire di nuovo. Il nostro amatissimo, il giorno dopo si risveglio stordito in una cella carceraria, con tre punti di sutura alla testa, era stato colpito al cranio da un manganello di un poliziotto, lo stesso che lo aveva arrestato, tale Rocco Masculo. Solo dopo diverse ore d’attesa dubbiosa, fu messo al corrente dell’accaduto dal suo avvocato. L’avvocato senza remore e senza dargli speranza, gli raccontò dell’accaduto e dei crimini di cui si era macchiato in quella notte di luna piena. Piero, aveva perso il controllo della sua licantrogayaggine, era sceso in campo come una furia, accanendosi sugli spalti dei Vip con i biglietti offerti dall’Inps. Il nostro affezionatissimo paladino dalle unghie smaltate e dei boccoli dorati, aveva assalito con foga animale la tribuna vip, ed aveva ammazzato tutti scopandoli a morte. Le vittime cadute sotto i colpi del suo randello di carne, erano stati in sequenza: Nonno Nanni, Francesco Amadori, Margherita Hack, Cesare Cadeo, Marta Marzotto, Renato Balestra, Francesco Guccini e Davide Mengacci. L’avvocato tagliò corto, dicendogli che nel suo futuro ci sarebbero stati solo carceri e sevizie, ma a Piero questo quadro di vita non dispiacque, tornò in cella fischiettando e con un sorriso radioso.
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    52° CONTEST: SFOTTILI TUTTI

    Sono stato in Germania per lavoro, mi concedete la possibilità di iscrivermi ora??
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    VINCITORE 51° CONTEST

    Sono proprio contento, mi fa molto piacere che vi sia piaciuto il racconto, Tenkiu´ very grazie!
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    RACCONTI 51° CONTEST

    Murder on the disco floor Mettere la gelatina nei capelli poco prima di uscire a fine novembre è una scelta coraggiosa. I vanitosi come me, sono impavidi eroi? Ogni eroe ha una missione ed io ho la mia. Il sabato devo espandere, fino ai confini dell’ universo conosciuto, il mio ego. Devo essere figlio della perfezione, l’ammirazione proiettata e riflessa negli sguardi affascinati che mi scrutano è l’essenza del mio essere “disco floor leader”. A mio modo, sono un paladino del buon gusto e dello stile, un esempio per le masse che mi tendono la mano in discoteca. Anche questa sera lavoro alla mia immagine, la doccia è stata fatta, il profumo e stato messo, la tosatura da barboncino al petto “tiene botta” da oltre una settimana, sono quasi pronto. I vestiti da indossare in questo mio ultimo sabato sera, li avevo decisi da una settimana, tutto deve essere giusto e perfetto. Il capo d’abbigliamento, che non vedo l’ora d’indossare, sono i calzini neri a scacchi rossi comprati in mattinata. Perso nei mie pensieri continuo a prepararmi distrattamente. Sono anni che non suono più, la musica ha smesso di interessarmi nel momento in cui ho cominciato ad essere completamente assorbito dalla cura del mio personaggio, dalla mia maschera di perfezione. Penso e ripenso. Una volta aveva un senso essere amato dal popolo della notte, ero un bravo dj, oggi cosa sono? Forse sono un semplice collezionista di presenze ad eventi mondani? Da qualche tempo ho preso coscienza di essere semplicemente un furbetto, un personaggio pigro, afflitto da una mastodontica passione per la caccia alla donna. La preparazione a questa mia ultima serata in disco è stata maniacale. Sono sveglio dalle sei in punto di questa mattina ed avevo un solo intento: trovare il capo mancante alla mia “mise” perfetta. Il capo in questione erano dei calzini visti in tv qualche settimana prima ad i piedi dello “stylosissimo” cantante dei Franz Ferdinand. Quelle calze dallo stile vintage erano la chiave per il mix che mi ero prefissato. La fantastica scacchiera di filo di scozia era stata stanata dopo maniacali ricerche in una boutique del centro, la cifra del compiaciuto investimento è stata di quattordici euro e novanta. L’ acquisto aveva provocato in me una lieve sensazione di gioia, una sensazione perduta da quasi sei mesi. Gli ultimi ritocchi al mio unto ciuffo e sono quasi pronto per la serata. Lo sguardo severo scruta lo specchio ancora leggermente appannato dai vapori della doccia, guardo con attenzione i dettagli e riconosco sul mio volto un chiaro segno di turbamento interiore, le labbra secche. Il pensiero scorre a ritroso nel tempo, le immagini nella mia mente tornano a questa mattina. In centro ho incrociato un amico delle elementari, Bruno Guida. Per qualche minuto ci siamo guardati e poi lui a pieni polmoni ha esclamato: “Marco!?” Prima di rispondere al suo saluto, ho pensato che era da una vita che non mi sentivo chiamare con il mio nome di battesimo. Sono secoli che per tutti mi chiamo “Mega”. Lo pseudonimo, alquanto discutibile, me lo ero scelto da solo alle medie, quanto cominciai a smanettare con i primi synth analogici, erano i tempi in cui volevo essere un Kraftwark. Lo specchio non mente, i pensieri hanno nuovamente mutato la mia preoccupata espressione, dopo questa mia ultima serata da “fenomeno”, tornerò ad essere Marco per tutti. Mocassini neri, calzini in tinta a scacchi rossi, jeans neri a vita bassa e camicia bianca con cravatta nera. Ora sono realmente pronto. Apro la porta, scendo le scale, senza motivo sono investito da una tristezza infinita. Trattengo a fatica le lacrime, è l’ultima volta che celebro questo sacro rito del sabato sera, ho promesso. Giorgia non sa di questa sera ed io non sapevo nulla di lei fino a sei mesi fa. Giorgia è a casa della madre, oggi ha vomitato tre volte. Sono in garage, tiro fuori la mia auto da divo, metto in moto il motore e con lui ripartono i miei pensieri. Io amo Giorgia? Non lo so. Mi chiamo Marco, ho trentacinque anni e tra qualche mese sarò padre. Non sono sicuro che possa piacermi realmente il mio futuro prossimo, mi tremano le gambe. Scuoto la testa in maniera fortissima, spero di scacciare via i mie cattivi pensieri, dopo questa sera è tempo di cambiare. Proverò a dare un senso alle mie settimane, giuro. Faro tutto quello che si deve fare, ma dopo questa sera, ora no. In questa fredda notte devo autocelebrare il funerale di Mega, lo ammazzerò in pista, come merita. Mi chiamo Marco, ho trentacinque anni, domani taglio i capelli e vendo la macchina.
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    51° CONTEST: ARCHETIPI E STEREOTIPI

    Dove si posta il racconto per il contest?
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    51° CONTEST: ARCHETIPI E STEREOTIPI

    Mi devo prenotare qui?
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    Cicorivolta edizioni

    Hanno chiamato anche me...le parole sono state lusinghiere e la richiesta è stata di 1000 ricchissimi euri!
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    Quando Pippo prese il fucile

    Quando Pippo prese il fucile Se c’è una cosa che mi pesa negli ultimi anni, è quella di vedere sempre più di rado i miei amici, e se c’è una cosa che odio della mia amata città e che spesso senza volerlo mi allontana da loro. L’impiego è la croce, restare è il peccato, l’amore è il crocifisso ed il dubbio è la lancia che ti buca il costato. Un giorno di Novembre, squilla il telefono. Come sempre premo il tastino verde del mio cellulare in maniera così veloce da non riuscire a scorgere sullo schermo il numero che mi chiama. La fretta la metterei in cima ad una potenziale lista di cose che odio, quindi un po’ mi odio. Dopo qualche secondo di perplessità, sento una persona piangere in linea, penso tra me e me: “Hanno sbagliato”. La voce dall’altro lato della cornetta mi chiama per nome, non hanno sbagliato. “Non mi hanno voluto neanche al 190”, queste sono le prime parole che mi vengono dette in quella telefonata. Io penso: “Che cazzo è il 190?” La voce continua dicendo parolacce ed inerpicandosi in architetture linguistiche dal sapore neoclassico, opere d’arte denigratoria dell’offesa verso terzi e conclude dicendo: ” Due mesi di corso, due mesi di corso, cazzo!” Continuo a non riconoscere la voce, ma comincio a farmi un’idea dell’argomento. “Marco sono Pippo”, continua la discussione in maniera strascicata, quella voce rotta dal pianto. Ecco, scoperto l’arcano. Sono felice di cominciare a trovare le quadrature della misteriosa, quanto curiosa, conversazione. Sentire un mio carissimo amico scomparso da qualche tempo, è una gioia e soprattutto sono felice di aver capito di chi cavolo era quella voce mutata ed impastata dal pianto. Pippo è un mio amico di lungo corso, uno dei migliori per essere precisi, ragazzo brillante a scuola, non il migliore nei modi ma sicuramente l’intelligenza più viva della mia classe alle elementari. Negli anni avevamo scelto percorsi formativi diversi fin dalle superiori, ma non c’eravamo mai persi di vista. Complice della nostra amicizia una smodata passione di entrambi per la Playstation. In quattro abbiamo passato intere notti a massacrarci i pollici a Winning Eleven. Lui aveva scelto di studiare storia all’università, quindi anche lui rientrava a pieno titolo nella sempre più diffusa schiera dei “110 buoni motivi”, come li chiamo io. Tale definizione è la sintesi di una mia teoria sulle difficoltà d’impiego per un laureato del sud. Nel caso di Pippo credo che ne sarebbero bastati uno o due dei centodieci motivi per spiegarmi l’esito del suo fallimentare corso. Pippo continuava il suo sconnesso discorso dicendo che senza addurre motivazioni plausibili, avevano scartato due di loro su diciotto a questo fantomatico corso per un call-center di servizi Vodafone, guarda caso gli unici due laureati. Io un’idea sulle possibili motivazioni plausibili l’avevo, ma l’ho tenuta per me. È una di quelle contemplate nelle centodieci motivazioni di cui sopra, cioè, motivo numero due: il laureato ha ambizioni. Per molti datori di lavoro o come li chiamo io i “fustigatori d’opportunità”, gli ambiziosi danno fastidio, fanno domande e talvolta tirano in ballo i diritti. Pippo continuava lo sfogo, io un po’ lo ascoltavo e un poco pensavo ai cazzi miei. Il suo discorso era il solito, quelli della mia generazione possono capirmi e condividere con me la noia che si cela nell’ennesimo pianto di un amico per una delusione lavorativa, succede troppo spesso a troppe persone ed oltretutto io sono un pessimo confidente. Pensavo tra le altre cose a che fine aveva fatto Marco Predolin, il baffutissimo presentatore dopo l’incredibile successo del gioco delle coppie nella seconda metà degli anni ottanta e l’infame e mendace voce che girava tra i ragazzi dell’epoca che lo davano malato di Aids, si era dato alla macchia della tv italiana. Non so perché mi sia venuto in mente Predolin, ma il pianto di Pippo che i baffi non ha, mi aveva fatto pensare a questo. Dopo aver attaccato, comincio a pensare che forse sia salutare per me vedere uno psicanalista. Pippo poco prima di attaccare minacciava d’ammazzarsi, quindi magari lo psicanalista lo prenoto per due. Io ovviamente non gli ho creduto, anche perchè sono fermamente convinto che nell’aldilà non abbiano la Playstation e soprattutto non è possibile giocare le nuove versioni del nostro videogioco di calcio preferito. Qualche giorno dopo la telefonata ho incrociato Pippo in un locale, beveva birra e sorrideva ad una biondina.
  23. H-block

    Quando Pippo prese il fucile

    Allora l'unica cosa che mi viene da dire è: ma a chi vuo "accirere"? In un attacco di buonismo voglio risponderti... si spesso la parola orale (gergo) può coincidere con lo scritto, io lo trovo efficace ed ermetico per alcuni passaggi... Il senso di questo racconto è ( per me) la rappresentazione di uno stato di deriva totale dovuto alla perdita d'interesse e alla normalizzazione di situazioni drammatiche...
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