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Miriam Ghezzi

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  1. Ciao Alice, aggiungo solo un paio di cose all'intervento di nonnaH; per la mia breve esperienza, le idee nuove hanno bisogno di un periodo di gestazione che varia in base allo stress e all'effettiva impellenza della consegna. Per capirci, se devi consegnare tassativamente un testo entro la data X, creativa o non creativa, trovi il modo di arrivarci... e quasi sicuramente ci arrivi anche bene, soddisfatta da quello che hai scritto. E' la tipica sindrome da esame universitario Il problema è più grande quando non si hanno scadenze. Tra le cose che hai scritto, mi ha colpito molto che tu riesca a comporre poesie e brevi racconti, perché è una cosa che succede anche a me. Fra un romanzo/copione e un altro c'è un periodo di transizione in cui ho sempre la necessità di leggere, vedere film, incontrare persone. Dopodiché, mi scatta la "fase poesia" e, alla fine, l'idea arriva... insieme a molte altre, tutte annotate in un taccuino, perchè non si sa mai che possano servire in futuro. Passo e chiudo, sperando di esserti stata utile. In bocca al lupo per tutto!
  2. Miriam Ghezzi

    Presentare un romanzo al Salone del Libro...

    Grazie mille della fiducua e dell'incoraggiamento, Tagliacarte! Terrò conto dei tuoi consigli e spero che la presentazione vada bene... grazie ancora!
  3. Miriam Ghezzi

    Presentare un romanzo al Salone del Libro...

    Grazie dei consigli; l'idea del rinfresco mi piace. Forse non è adatta a Torino, dove una presentazione viene dietro l'altra, ma sicuramente è perfetta in altre occasioni. Approfitto per chiedervi ancora un paio di cose; quanto tempo dedicate alla lettura del libro? E quanto è importante farsi presentare? Io sono alla mia prima pubblicazione, quindi mi chiedo quanto al pubblico interessi sapere chi sono e cosa faccio. Inoltre... partecipando ad altre presentazioni, ho notato che lo spazio lasciato alle domande per il pubblico è spesso sproporzionato agli interventi, che stentano a partire. Avete qualche consiglio a riguardo? @Salvatore Anfuso: presento il romanzo sabato sera (10 maggio) nello spazio Bookstock.
  4. Miriam Ghezzi

    Presentare un romanzo al Salone del Libro...

    Salve a tutti! Apro questa discussione perchè tra pochi giorni inizierà la Fiera del Libro di Torino, e lì avverrà la prima presentazione del mio romanzo. Avrei bisogno di qualche consiglio perché, anche se ho assistito alla presentazione di altri libri, non ho mai partecipato agli eventi del Salone. Vorrei sapere che cosa vi aspettereste, oltre alla classica lettura di un brano, e cosa non vorreste assolutamente sentire. Vi ringrazio in anticipo e... Buon primo maggio!
  5. Miriam Ghezzi

    Invio a più case editrici

    Ciao Pawn, quello che intendo è di dare un'occhiata ai contratti in generale per capire cosa nell'accordo editore/scrittore è vantaggioso per te. Al di là dei soliti editori che chiedono un contributo e che io ti consiglio spassionatamente di evitare, ci sono per esempio case editrici che vincolano gli autori con una sorta di "prelazione" sui futuri manoscritti per tot anni: la cosa in sé non è necessariamente negativa, ma per qualcuno potrebbe risultare limitante. Ci sono poi da considerare le modalità di pagamento, le percentuali sulle copie vendute (un 6% è tanto o poco?) e molto altro. Qui nel forum ci sono delle sezioni dedicate che possono tornarti utili. Io personalmente mi sono riferita a Scrittori in Causa (http://scrittorincausa.blogspot.it/2011/11/il-contratto-lavori-in-corso.html) e mi è stato davvero d'aiuto. Per quanto riguarda le tua seconda domanda, io non ti consiglierei di richiedere il contratto nel momento in cui spedisci il manoscritto; qualora ti fosse fatta la proposta, saranno gli editori a inviarti il tutto. Se poi i contratti sono visibili già su internet, meglio così! Spero di esserti stata utile... in bocca al lupo per tutto!
  6. Miriam Ghezzi

    Invio a più case editrici

    Ciao Pawn, a quello che hanno scritto gli altri prima di me voglio solo aggiungere pochi appunti che vengono dalla mia esperienza. Dando per scontato che inviare contemporaneamente è indispensabile, se hai tempo e voglia potrebbe essere una buona soluzione spedire i manoscritti scaglionati di un mese o due, a seconda dei tempi di attesa che sui vari siti sono indicati dagli editori. Per dire: se la tua casa editrice preferita XXX prevede di darti una risposta entro nove mesi, mentre un'altra YYY parla di sei mesi, invia prima il manoscritto a X e poi, dopo qualche tempo, a Y. In questo modo "guadagni" un po' di vantaggio... almeno idealmente, perché le stime dei tempi di lettura sono molto approssimative. L'altra cosa che ti consiglio è quella di usare i mesi di attesa (tra l'invio e la risposta) per informarti bene rispetto ai contratti; io non l'ho fatto, e quando mi sono arrivate due proposte nel giro di una settimana non sapevo da che parte girarmi. Come ultimo, ti suggerisco di non farti troppo prendere dal dubbio: "se accetto oggi, magari rifiuto un'occasione mille volte meglio". Te lo dico perchè se riesci a pubblicare per la prima volta con un buon contratto ragionato, è già un ottimo risultato, considerando che, purtroppo, non puoi sapere quanti editori ti risponderanno e con quanto ritardo; a un certo punto devi prendere una decisione Pensa che tra poche settimane esce il mio romanzo, ma il mese scorso ho ricevuto ancora un rifiuto... e ho inviato il manoscrtitto tra settembre e novembre 2012! Detto questo, in bocca al lupo!
  7. Miriam Ghezzi

    Scrivere di emozioni che non si conoscono

    Io sono una tifosa del potere dell'immaginazione. Credo che non si debba necessariamente aver vissuto sulla pelle un'esperienza per scrivere un buon racconto/romanzo... essere scrittori è un po' come fare gli attori: a volte ti capita di interpretare ruoli che ti assomigliano, altre volte no. Certo, gli anni di lavoro e una ricca interiorità aiutano alla grande, ma come dice Pippowood in certe occasioni può essere necessario basarsi su altre fonti; quando poi si è raccolto il materiale conviene rielaborarlo e farlo proprio, grazie a fantasia, strumenti linguistici e immedesimazione.
  8. Miriam Ghezzi

    come inviare il manoscritto

    Ti porto la mia esperienza. Il manoscritto che ho inviato l'anno scorso prevedeva prologo, prima parte (di due capitoli), seconda parte (di circa capitoli), epilogo. La formattazione che ho proposto in Word prevedeva le interruzioni di pagina solo dopo le macro-sezioni, mentre i capitoli erano di seguito, contrassegnati dal numero, in grassetto e maiuscoletto. Dopo qualche mese sono stata contattata da due case editrici e adesso il romanzo è in via di pubblicazione. So che viene spontaneo strutturare il manoscritto come un vero libro, ma sono cose che ai correttori di bozze non interessano; più la struttura è snella e semplice, più viene apprezzata. Sottolineo che la sinossi è la parte fondamentale, come faceva notare F.Grasso: uno scrittore deve essere bravo a scrivere e perciò deve sapersi presentare bene. Se poi fa pena a impaginare, esiste apposta l'editore
  9. Miriam Ghezzi

    Storia vs idee

    A me viene naturale sviluppare la trama assieme a un'idea/visione del mondo; non parlo di una "morale", ma di una "lente" attraverso cui filtro gli eventi. In un romanzo la realtà si semplifica: non si racconta tutto quello che succede al personaggio (per carità, si potrebbe anche fare, ma non è detto che il risultato sia bello o commerciabile), ma solo le cose che, secondo l'autore, importano. Scegliere le cose importanti di una storia è veicolare un'idea. Se il mio personaggio è pieno di sogni, e io racconto solo le volte che ha fallito, veicolo un'idea di sfiducia. Io non vivo le due cose separatamente: la trama e il "messaggio" nascono insieme, in modo naturale, nel mio modo di lavorare.
  10. Miriam Ghezzi

    Pagamento delle royalty solo dopo tot copie vendute?

    Mi associo ai pareri già espressi. Una casa editrice che crede in un libro non dovrebbe mettere le mani avanti e dire: "Caro autore, io ti faccio il favore di pubblicarti, perciò non pretendere altro". Da un discorso del genere, come diceva Tagliacarte, si intuisce già che l'impegno nella promozione sarà minimo. Penso inoltre che sia disonesto guadagnare anche solo un centesimo sul lavoro di altri senza che ci sia un corrispettivo: non che si debba diventare ricchi col primo contratto, ma sono convinta che l'autore non abbia bisogno di elemosinare una pubblicazione. Può sempre ricorrere ai print on demand.
  11. Miriam Ghezzi

    domanda sui caratteri tipografici

    A me piace scrivere in Centaur. Se la casa editrice non impone dei parametri precisi, secondo me, basta che il carattere usato sia abbastanza chiaro e anonimo. In caso contrario, bisogna seguire scrupolosamente quanto viene indicato! Rispondendo a Prof. Yattaman. Credo che il courier new non aiuti a valutare bene un testo, perchè il carattere è un po' il biglietto da visita dello scrittore. Da quello che so, chi legge i manoscritti è preoccupato solo di avere un buon testo su cui lavorare (per questo in molti editori pretendono di visionare prima la sinossi). Il rischio di inviare il manoscritto in caratteri estroversi è quello di venire esclusi a priori, perchè "non professionale". In altre parole... se il tuo testo è buono, non ha bisogno del carattere per migliorare l'atmosfera Se però non puoi farne a meno, il mio consiglio è di scrivere in Courier New solo il titolo o il nome dei capitoli.
  12. Miriam Ghezzi

    Ogni giorno una riga?

    Grazie delle chiarificazioni, sono punti di vista interessanti su cui devo riflettere. Nel frattempo, w l'enigmistica!
  13. Miriam Ghezzi

    Ciao a tutti

    Benvenuto Ymanuel! Per la mia esperienza, ti assicuro che questo forum è di grande aiuto per muovere i primi passi nel mondo dell'editoria. Il WD è una tappa indispensabile nel viaggio di un esordiente!
  14. Miriam Ghezzi

    Il romanzo della strada

    Benvenuto, viaggiatore!
  15. Miriam Ghezzi

    mi presento.

    Benvenuta melissa/lilith!
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