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franka

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  1. franka

    Presentazioni &co. Come farsi conoscere?

    Ciao, mi dispiace che ti trovi in difficoltà, ma non demordere! Io non so in che tipo di territorio vivi ma per molti contesti è sicuramente utilissimo sforzarsi nel creare relazioni locali: guardati intorno, e prova a contattare enti o circoli attivi nell'organizzare attività culturali. Vai a presentazioni di altri autori; se riesci, fai rete con altri scrittori, musicisti, pittori attivi nel tuo territorio. Contatta la biblioteca comunale o di quartiere: puoi donare loro una copia del tuo libro, che comunque è un modo per essere letta, ed eventualmente chiedere se puoi presentarlo da loro; tante biblioteche poi organizzano piccole rassegne e attività, hanno gruppi di lettura, insomma frequentarle può essere utile oltre che piacevole. Poi, considera se per tematica il tuo libro si presta ad essere associato ad altri tipi di eventi (gastronomici, sociali, sportivi...?) In più, potresti provare a individuare qualche piccolo festival letterario dei paraggi, ormai ce ne sono tantissimi: segnalalo alla tua casa editrice e pressala affinché ti proponga per farti invitare. Anche se non avrai grandi risultati nell'immediato, sarà comunque un investimento per il prossimo romanzo! Coraggio, e buona fortuna.
  2. franka

    Pseudo case editrici

    Sicuramente un filtro ce l'hanno, avranno dei criteri decisionali, non ho idea di quali, che li portano a scegliere di puntare su un titolo invece che su un altro. Come nei film, nei dischi, ma anche in molti prodotti, nessuno può prevedere se un libro sarà il prossimo bestseller, se no pubblicherebbero bestseller a nastro. Sì ma qua non stavamo parlando della pila di manoscritti nella redazione delle case editrici? Io almeno mi riferivo a questo, in tutto il mio discorso. Gli agenti e gli scout (alla Mozzi, per dire) invece li devono pur leggere, i manoscritti, e infatti che io sappia li leggono.
  3. franka

    Pseudo case editrici

    Io non parlo certo per esperienza e non ho particolare conoscenza del mercato editoriale inglese, né di quello americano, ma ho sempre letto e sentito dire che il modello anglosassone è molto più imperniato sugli agenti letterari rispetto a quello italiano, anche per gli esordienti. Cioè, che sono gli agenti a fare la prima grande scrematura, e non le CE. http://americanish.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/01/23/la-vasca-degli-squali-il-ruolo-degli-agenti-letterari/
  4. franka

    Pseudo case editrici

    Veramente tra i best seller italiani che mi vengono così a memoria, non ne ricordo del tipo esordienti- scoperti- nella -pila- dei- manoscritti. "Volevo i pantaloni", caso editoriale negli anni '80, della diciannovenne Lara Cardella, tradotto in mezzo mondo ecc., si fece notare vincendo un concorso dal mensile "Cento cose" della Mondadori. "Il nome della rosa", be', neanche da dire. Poi, mi viene in mente Camilleri: ha fatto la fortuna della Sellerio coi Montalbano, e anche lui non era certo la pepita trovata nella pila, aveva già pubblicato vari romanzi e ha lavorato per decenni come autore teatrale e televisivo. Donato Carrisi, forse l'autore di thriller italiano più venduto, ha pubblicato "Il suggeritore" (esordio da 1 milione di copie) dopo aver lavorato per anni come sceneggiatore, dubito che abbia mandato il manoscritto così, nel mucchio, senza un agente. Per arrivare a Elena Ferrante, caso editoriale senza precedenti: la e/o non l'ha certo trovata nella pila dei manoscritti - ogni voce sull'identità della Ferrante riconduce a figure del campo letterario o editoriale. Altri romanzi italiani di recente successo: quello di Rosella Postorino, centinaia di migliaia di copie, tradotta nel mondo (era ed è editor in Einaudi). Parlando di un fenomeno in atto, Stefania Auci ha già venduto quasi trecentomila copie solo in Italia con la sua saga siciliana, anche lei ha fatto la sua gavetta pubblicando narrativa e altro. Comunque, io non dico che sia giusto e bello ciò che fanno le grandi case editrici, e l'ho anche scritto; siccome tu l'avevi messa sul piano della razionalità economica, ho detto che in questo stato delle cose la pila dei manoscritti rappresenta una risorsa relativa.
  5. franka

    Editing o editing(s)?

    Secondo me se tanti editing non bastano per far arrivare quel testo alla pubblicazione, la riflessione deve farla anche chi scrive (che è anche lui/lei parte del sistema) . Non è che un editing, per buono che sia, possa essere la garanzia per la pubblicazione, e chi di editing si occupa, se è onesto, questo lo dice chiaro (è stato infatti detto più su nella discussione). Alcuni testi, per quanto ben "lavorati", non troveranno una CE che voglia investire su di loro. Magari la storia alla base non prende, o non ha particolari elementi di originalità tali da colpire il selezionatore, la voce dell'autore non è ritenuta abbastanza personale, o che so io... Cioè alcuni testi li puoi editare finché vuoi ma non è che questo li renda automaticamente interessanti da pubblicare. Io anni fa scrissi un romanzo, il primo che scrivevo, che ovviamente mi sembrava bellissimo e lo sottoposi ad alcune CE. Non ricevetti proposte di pubblicazione (giustamente, dico oggi). Di recente ho pensato: magari ora che di scrittura ne capisco un po' di più potrei rimaneggiarlo e fargli io stessa un mega editing... Ma pensandoci meglio, mi sono accorta che per quanto potrei sicuramente migliorare la struttura, la scrittura ecc, il difetto principale del libro era semplicemente una storia carina ma non abbastanza forte. Più che editato andrebbe stravolto e completamente riscritto.
  6. franka

    Pseudo case editrici

    Secondo me non è così, e tu sopravvaluti l'importanza della pila di manoscritti come risorsa per una CE di oggi. Infatti parti da due presupposti che non mi paiono del tutto corretti. a) Presupponi che il manoscritto di un esordiente rappresenti per la CE una potenziale pepita d'oro. Ma questo è rarissimo, è davvero un caso estremo che in italia poi credo non si verifichi da non so quanto. Perlopiù gli esordienti, a parità di bellezza del libro che hanno scritto, vendono meno di scrittori già affermati, che hanno già un loro pubblico garantito; e non solo è più probabile che abbiano un testo meno professionale e che quindi necessita di maggior lavorazione, ma hanno anche più bisogno di promozione, perciò sono un investimento quantomai rischioso e con poco potenziale ritorno a breve termine: un investimento che avrebbe un grande valore culturale (se chi ha più risorse, invece di adagiarsi sugli allori, investisse per aiutare e far crescere nuovi autori promettenti farebbe bene a tutto il settore), ma economicamente discutibile. Infatti ormai le grandi CE lo lasciano fare alle piccole CE, che non hanno scelta, e poi nel caso, se un esordiente scoperto e allevato dalla piccola CE mostra un buon potenziale glielo portano via offrendogli condizioni un po' migliori. b) Presupponi che le CE trovino la maggior parte della loro materia prima, cioè dei testi che pubblicheranno, nella pila dei manoscritti arrivati in redazione: ma non è così. A parte che comunque, per i motivi detti, i testi di esordienti rappresentano solo una parte (e non la maggiorparte) delle pubblicazioni di una CE e una quota ancora meno significativa del loro guadagno, molti dei futuri testi che una CE pubblicherà li trova tramite scouting di vario tipo, agenti, concorsi, pubblicazioni su riviste letterarie, blog, raccomandazioni (in senso buono: cioè tu esordiente magari ti fai notare da qualche scrittore o editor che già lavora con quella CE, che ti legge come giuria di un concorso, in una rivista, a un corso che so...). E questo è un metodo di cooptazione molto più efficiente perché in redazione arrivano solo testi già scremati a monte. Se (taglio con l''accetta il ragionamento) pescando dalla pila dei manoscritti devi leggerne 1000 per trovarne dieci interessanti tra cui magari ne pubblichi 1, nell'altro modo ti arrivano già i 10 interessanti, tra cui scegliere l'1 da pubblicare, con enorme risparmio di tempo.
  7. franka

    Quando diventa necessario farsi un sito/pagina autore?

    Eh lo so, hai pienamente ragione...
  8. E' proprio così! (Ma per quanto mi riguarda una maledizione benedetta perché mi regala una beatitudine unica).
  9. franka

    Quando diventa necessario farsi un sito/pagina autore?

    Anch'io sto pensando di fare così: la pagina personale la uso molto per seguire altri, ma solo molto sporadicamente pubblico post miei. Ora ho un romanzo in uscita, il primo, e mi pare che la pagina personale possa bastare per comunicare notizie correlate alla mia attività di autrice (uscita, presentazioni, recensioni...) ai miei amici reali e virtuali, e per farmi trovare e contattare da lettori o chiunque sia interessato al mio libro. Inoltre, degli amici che ho sulla pagina personale, di certo una buona percentuale non verrebbe a seguirmi anche sulla pagina autore, che quindi nel mio caso avrebbe meno visibilità di quella personale. Infine c'è un'altra ragione che mi fa propendere per la pagina diciamo "mista", personale e autrice insieme. Da lettrice, quando mi interessa un autore io preferisco seguirlo su una pagina in cui ci sono anche suoi interventi personali, perché è la sua voce e la sua visione del mondo che mi affascina e che voglio ritrovare, ben più che le date del suo tour e le rassegne stampa: per esempio seguo la pagina di Stephen King in cui lui sì annuncia il libro in uscita ma soprattutto pubblica foto e post divertenti dei suoi cani e fa battute su Trump. Invece sono molto indecisa su instagram. Io non ho un profilo, è un social che mi annoia e che (impressione mia, correggetemi se sbaglio) mi pare che per avere una qualche efficacia in termini di visibilità richiede un aggiornamento molto frequente, e dunque un investimento di tempo maggiore rispetto a facebook perché comunque se fai solo contenuti promozionali immagino che non ti si fili nessuno.
  10. franka

    Editing o editing(s)?

    Ophelia, se ti scontri regolarmente con il fatto che i tuoi testi non sono ancora maturi per la pubblicazione, potresti cercare una strada diversa dall'editing a posteriori: potresti cercare un buon laboratorio di scrittura, uno di quelli su cui si lavora proprio sullo sviluppo un progetto narrativo (romanzo o raccolta di racconti), dall'idea alla stesura. Mi sembra che potrebbe essere un investimento migliore... così impareresti tante cose da riutilizzare anche nei lavori successivi.
  11. franka

    Editing o editing(s)?

    Sono molto d'accordo, e per me un editor valido è quello che capisce quali sono gli aspetti su cui intervenire e indirizza l'autore a farli. Per me dopo aver sottoposto un testo a questo processo, sentirsi dire questo: vuol dire o che l'interlocutore vuole a priori vendermi qualche servizio a pagamento, o che il mio editor ha fatto veramente male il suo lavoro: perché è verissimo che due editor diversi faranno due editing diversi, però mi aspetto che dopo il vaglio di un professionista il romanzo sia pronto ad essere presentato a una casa editrice o a un'agenzia senza necessità di altri interventi sostanziali. Poi certo se arrivi alla CE, e la CE dice che serve dell'editing è un altro discorso, in quanto a quel punto il libro è tuo come autore ma esce sotto il marchio di quella CE e quindi ci sta di lavorare insieme a perfezionarlo: l'editing verrà fatto da, o meglio con, un loro editor e ovviamente non a pagamento, ma come parte integrante del processo di pubblicazione. Ma lì sei già alla fine della strada: proprio per evitare le spirali di dubbio nelle lande che precedono questo agognato traguardo (lande popolate da gente seria ma anche da moltissimi cialtroni) prima di fare un editing a pagamento perderei molto tempo a valutare a chi farlo fare, scegliendo tra persone di competenza conclamata e che siano davvero vicine all'ambiente editoriale, di modo che una volta finito l'intervento uno sia sicuro che il testo è presentabile a una CE o a agenzia secondo gli standard del settore, e che magari possano anche consigliarti su dove e come proporlo. A me ad esempio ispira moltissima fiducia Chiara Beretta Mazzotta (lo dico senza aver mai avuto nulla a che fare con lei in nessun modo, né personalmente né scrittevolmente, solo dalle cose che dice e da come si pone).
  12. Non è che ci sia una legge che lo vieta, ma mi sembra senso comune che, senza avere una certa dimestichezza con la narrativa e il romanzo almeno da lettrice, difficilmente saresti in grado di scriverne uno decente.
  13. Non è che ti devi scusare, ognuno ha i propri gusti, facevo questa domanda perché nel tuo post non dici che ti trovi più a tuo agio con autori passati, bensì che non leggi romanzi posteriori al 1890/1900, il che escluderebbe certamente l'opera omnia di Roth e Saramago, e di Toni Morrison e Borges e Hemingway e Calvino e Celine e Nabokov e tantissimi altri immensi autori, e mi sembrava strano che uno che vuole scrivere rinunciasse a priori alla "lezione" di simili maestri. Comunque direi che siamo OT.
  14. Ah uffa non avevo visto l'aggiornamento! Ho commentato per niente. Lieta che la vicenda si sia conclusa bene.
  15. Trovo interessantissima questa discussione, forse perché anch'io (esordiente) ho appena finito l'editing, anche se non con una grossa CE. Nel mio caso c'è stata molta sintonia con l'editor, che peraltro ha motivato ogni singolo cambiamento proposto, anche di una sola parola, e ogni dubbio sollevato (non si trattava comunque di cose grosse): anche il mio editor ha commesso alcune sviste, ma più spesso le osservazioni mi sono state utili, ho rilavorato i passaggi "incriminati" e sono convinta che il testo ne sia uscito molto rifinito e migliorato; quando però non concordavo con le osservazioni o le modifiche proposte spiegavo il motivo e finiva lì. Alla fine l'ultima parola sul testo spetta appunto all'autore. La tua situazione è spinosa perché ti hanno chiesto una modifica importante e su cui non sei d'accordo. Se mi metto al tuo posto, io farei così: proverei comunque a riscrivere quella parte secondo le indicazioni dell'editor facendo il meglio che posso, senza preclusioni, come se non fosse il mio testo ma quello di un altro. Anche se non ti sembra una buona idea, magari lavorandoci ti verranno degli spunti, e alla fine il risultato ti stupirà. Oppure no, ma ad ogni modo, così facendo dimostri che non ti opponi per principio o per arroganza, che ci metti tutta la buona volontà, e che accogli e tieni in conto le proposte di chi è più esperto di te e cerchi di farne qualcosa di buono. Poi avendo due versioni lì davanti, sarà più facile confrontarle, e vedere quella che funziona meglio: se, comunque, alla fine ritieni che questa modifica è peggiorativa e rimani dell'idea che vuoi tenere la prima versione, ti troverai in una posizione migliore per argomentare; magari l'editor stesso, vedendo le due versioni nero su bianco, cambierà idea. Comunque in bocca al lupo!
  16. Penso che se ti proponi a una casa editrice dovresti farlo solo dopo aver valutato se può esserci una sintonia tra quel che scrivi tu e la loro linea editoriale, il loro stile eccetera. Ma del resto tutte le CE italiane rientrano tra quelle che non hai mai letto: nel senso, magari ha i letto classici editi da loro, ma questo non dà molto l'idea della loro identità per quanto riguarda la narrativa contemporanea, mentre è proprio in una collana di narrativa contemporanea che tu eventualmente saresti pubblicato. Comunque questa cosa paradossale, che scrivi e vorresti farti pubblicare nel XXI secolo ma non leggi narrativa più tarda di inizio novecento mi appare incomprensibile. Ma non sei curioso di sapere di cosa scrivono i migliori autori nostri contemporanei, di come raccontano la realtà, di come ne scrivono? Non pensi che potrebbe arricchirti enormemente, sia come persona, che come scrittore?
  17. franka

    Speed date letterari

    A Pordenonelegge è ormai tradizione quello di Giulio Mozzi, chiamato "la gettoniera".
  18. franka

    Presentazioni Feltrinelli Milano

    Appunto, ha i suoi vantaggi presentare in una libreria di catena, hanno visibilità e tutto il resto, ma non per caso, bensì proprio perché hanno alle spalle grossi marchi editoriali, con relativi investimenti e politiche di gestione da seguire, compreso snobbare la promozione di libri di esordienti usciti con piccole case editrici e privilegiare quelli del loro marchio o quelli che possono garantire buone vendite. Siccome a Milano non mancano le librerie, mi domandavo perché rivolgersi alla libreria di catena e poi criticarla perché fa la libreria di catena. In questo topic si parla delle Feltrinelli ma tu in particolare hai fatto lo stesso discorso per una Giunti, perciò mi sono permessa di generalizzare.
  19. franka

    Presentazioni Feltrinelli Milano

    Non credo che avrebbe dato un'impressione di grande serietà: a parte che non è una decisione che spetta all'autore, in genere, ma cambiare la data di uscita per adattarsi al calendario di una libreria? Meglio cambiare libreria. E' ovvio che le librerie di catena hanno un certo tipo di logiche commerciali e di vincoli, e capisco che possa venire criticato, che non piaccia: quello che non capisco è, se non vi piace la libreria con politiche commerciali spietate ecc , perché volete fare le presentazioni nelle librerie di catena? Perché non vi rivolgete invece a librerie indipendenti?
  20. franka

    Esporre la propria opera nelle librerie

    @Elle87 Come ti hanno già detto in tanti, essere presenti sugli scaffali o addirittura nelle vetrine in libreria è LA difficoltà che hanno tutti gli autori, anche quelli di case editrici più grandi e distribuite della tua: ogni anno escono migliaia di titoli, e i librai devono scegliere oculatamente da chi fare occupare lo spazio limitato che hanno in negozio. Cosa potrebbe far decidere un libraio di togliere spazio a un altro libro in favore proprio del tuo? Una mail, per di più spedita in serie, non credo proprio. Quindi è assolutamente giusta l'idea di partire dalle librerie che puoi raggiungere fisicamente, e andarci di persona. Anch'io concordo con chi ti dice di non svilire il tuo lavoro proponendo di regalare copie. Invece parla col libraio, mostragli il libro, raccontaglielo, fatti conoscere... E' più difficile ignorare una persona appassionata che una mail. Se nasce una simpatia, magari il libraio prende in considerazione il tuo libro, lo legge, e se gli piace lo consiglia: questa come hanno già detto è una forma efficacissima di pubblicità. Tu, i libri che leggi, dove li compri? Hai una libreria di fiducia? Una dove chiedi consigli, dove ti fermi a chiacchierare col libraio? Se ce l'hai, parti da questa. O che so, una libreria che ha invitato un autore che ti piace, o che è ben fornita del genere simile a quello che hai scritto tu, una che organizza molte attività con gli autori locali? Immagino che frequenti un po' le librerie della tua zona, perché sarebbe strano non comprare mai libri in libreria, e pensare che gli altri ci comprino i tuoi. In ogni caso questo è un buon periodo per rinfrescare la conoscenza: siamo sotto natale, puoi approfittare per comprare i regali e bazzicare una o più librerie. E' però credo un pessimo momento per proporti, perché è un periodo di fuoco; per ora fai conoscenza, o rinfresca la conoscenza, compra qualche libro, va a qualche evento organizzato da loro, e poi tornaci in gennaio che è un momento morto. Non dici se hai già organizzato una presentazione, in caso negativo potresti appunto chiedere se è possibile farne una. E poi per farti conoscere da potenziali lettori non ci sono solo le librerie. Nel tuo quartiere o paese c'è una biblioteca, o un circolo che organizza attività culturali? Puoi cercare di prendere contatti e organizzare una presentazione lì. C'è in zona, nella tua regione, qualche festival letterario, qualche evento legato alla lettura, all'editoria? Ormai ce ne sono moltissimi... Puoi chiedere alla tua casa editrice di proporre il tuo libro a quel festival. O magari il tuo libro ha un tema che può avere attinenza con incontri o eventi non strettamente letterari. Certo sono tutte cose piccole, pochi lettori alla volta, ma credo che intessere relazioni locali sia molto importante per chi è all'inizio. Le case editrici se non sono del luogo non sanno come sfruttare le possibilità offerte dalla realtà locale, perciò devi muoverti tu. (E te lo dico da persona che si è spostata tante volte e quindi di relazioni non ne mai avute molte, e se le è dovute, e deve, costruire con fatica. ).
  21. franka

    Narrativa straniera e narrativa italiana.

    Infatti credo che un ingrediente fondamentale del successo all'estero di Elena Ferrante sia che lei (senza cadere nella ricerca del pittoresco ecc.) racconta l'Italia e Napoli in un modo che all'estero è affascinante come per noi la California o la New York degli autori americani che amiamo.
  22. franka

    Narrativa straniera e narrativa italiana.

    Anche mio padre dice sempre che lui preferisce gli americani Ma se guardo alle sue letture, posso dire che sono libri americani sì ma di un certo genere (perlopiù nell'area thriller -azione - crime) ma soprattutto dallo stile narrativo molto diciamo convenzionale, dove il lettore si mette comodo e deve fare ben poco sforzo, scrittura molto piana, narrazione al passato remoto, trame avvincenti ricche di colpi di scena, ecc. Cioè di americani mica legge Philip Roth o Sally Rooney. Se trovasse autori italiani nel genere e stile che piace a lui, credo che potrebbero piacergli pure quelli (e credo che per i romanzi storici infatti stia passando agli italiani) solo che forse è più difficile ritrovarsene uno tra le mani, specie se hai il pregiudizio che gli americani siano comunque meglio: è vero, come detto sopra da @Marcello, che molti lettori sono estremamente "conservatori" e non vogliono rischiare, esplorare, uscire dalla loro confort zone (e non li giudico, per carità, capisco perfettamente, a volte lo faccio anch'io). Un'altra questione è che una CE di solito sceglie di "importare" un romanzo straniero se in patria è andato bene, quindi i libri che arrivano da noi sono già una selezione del meglio di una marea di pubblicazioni nel mondo: se già il libro X è stato comprato dai lettori americani si suppone che abbia le potenzialità per piacere tanto anche da noi; sarà quindi un concorrente a priori più temibile per gli autori italiani. Questo è vero non solo per l'Italia, ovviamente, ma per tutti i paesi piccoli; la differenza la fa la capacità del sistema culturale di ciascun paese nel valorizzare e sostenere i propri autori. Comunque devo dire che anch'io nelle classifiche dei più venduti vedo sempre tanti nomi italiani e mi fa piacere.
  23. franka

    Narrativa straniera e narrativa italiana.

    E' vero il contrario. Elena Ferrante è l'autrice italiana in attività più nota all'estero: tiene una rubrica sul Guardian, ha lettori "eccellenti" come Hillary Clinton o i colleghi Johnathan Franzen e Elizabeth Strout, nel 2016 è pure stata inserita nella famosa lista del Time delle cento persone più influenti del mondo ...
  24. franka

    Elliot Edizioni

    Si chiama Loretta Santini http://www.elliotedizioni.com/chisiamo/
  25. franka

    Elliot Edizioni

    Diciamo che è un dramma familiare a tinte noir.
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