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franka

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  1. hai ragione, credo che sia successo perché ho citato @Elet88 da dentro il tuo messaggio. Sorry.
  2. Perché le risorse sono limitate, e se le metti su un libro non le metti su un altro: quindi scegli quello che ha maggiore potenzialità. Pubblicare un libro è un lavoro e ha un costo: la CE deve tenere occupata la sua forza lavoro per bozze, grafica, promozione; in caso di cartaceo, spendere in stampa, distribuzione, magazzino. Per recuperare i costi e iniziare a guadagnare bisogna vendere un tot di copie, e possibilmente non nell'arco di anni, visto che i costi li sostieni subito. Come ha spiegato Edmund Duke
  3. franka

    Sulla riva

    Dal 24 al 27 settembre a Treviso c'è il Festival Treviso Giallo! Ci sono un sacco di incontri e iniziative interessanti, ovviamente legate ai libri gialli, noir, crime, ma anche a fumetti, videogiochi, musica. C'è pure un tour organizzato per scoprire la Treviso noir. Insomma può essere un'occasione per scoprire la città in modo originale. Io parteciperò all'evento "Giallo e nordest", domenica 27 settembre alle 14,30 insieme a Matteo Strukul, Francesco Ferracin, Tullio Avoledo, Giacomo Brunoro, Stefano Masini.
  4. franka

    Sulla riva

    Grazie @Pincopalla Se vuoi un assaggio, l'incipit del romanzo lo trovi qui http://www.milanonera.com/sulla-riva-estratto-esclusiva-milanonera/
  5. A me pare che accada soprattutto quando l'autore non ha avuto particolare successo col primo libro, pubblicato appunto con una piccola CE, ma ha avuto successo con un'opera successiva, pubblicata con l'editore grande: a quel punto l'editore grande pensa di ripubblicare il primo, che a quel punto avrebbe già un bel pubblico garantito, cioè i lettori del secondo. Un editore (piccolo o grande) ha risorse limitate, e può gestire solo un tot di nuove uscite all'anno, che quindi cerca di scegliere con la massima cura; onestamente anch'io non vedo che vantaggio potrebbe avere dal ripubblicare un romanzo che ha già avuto la sua chance ed è già stato acquistato da un tot di potenziali lettori, invece di una novità altrettanto valida che può essere ancora acquistata da tutti i potenziali lettori. Cioè dovrebbe proprio pensare di avere davanti un libro eccezionale che per qualche motivo è passato inosservato.
  6. franka

    Sulla riva

    La frase che tu hai evidenziato prima, burlandotene, è stata scritta dalla mia agente ed editor che ha deciso, sui suoi profili social, di comunicare il libro con quell'espediente retorico (=cose che potresti aspettarti da questo libro che invece ti sorprenderà); io ti ho spiegato la ratio di quella frase. La veste grafica del libro, copertina compresa, pertiene invece alla casa editrice, e della scelta della copertina ho già parlato in questa discussione, poco più su.
  7. franka

    Sulla riva

    Anch'io sono rimasta stupita quando la questione scrittrice donna- protagonisti maschi mi è stata fatta notare ( ripetutamente: da agenti, editori...), ma ho scoperto che nel mercato editoriale si tratta in effetti di una combinazione inusuale: molto spesso, oggi, i romanzi di autrici esordienti che vengono pubblicati vedono come protagoniste figure femminili. Perciò un potenziale lettore (anche vedendo la figura femminile in copertina) potrebbe ragionevolmente aspettarsi che anche il mio abbia questa caratteristica: di conseguenza nel promuoverlo ha molto senso fare notare che così non è.
  8. franka

    Sulla riva

    Che emozione, dopo anni che frequento il Festival come spettatrice, a questa edizione sarò in veste di autrice! Pordenone, giovedì 17 settembre alle ore 17, Auditorium della Regione. Dialogherà con me Alessandro Mezzena Lona. https://www.pordenonelegge.it/festival/edizione-2020/eventi/2475-Sulla-riva Prenotazioni aperte dall'8 settembre, sul sito del Festival.
  9. Quando ho capito che scrivere era per me una passione seria, un fuoco che non si spegneva, avrei tanto desiderato frequentare una vera e propria scuola di scrittura, e proprio per apprendere, per lavorare in modo guidato e intensivo sulla scrittura e le tecniche narrative con la guida di persone esperte, un confronto che mi mancava molto. E sì, anche per crearmi dei contatti, che è sicuramente utile (è normale, non solo nell'editoria: se io lavoro a fianco con te, se ho avuto modo di notare e apprezzare le tue capacità -se le hai, ovviamente-, il talento, il fatto che tu sia degno di stima e di fiducia, che con te si lavori bene, è logico che tra te e un perfetto sconosciuto io sia propensa a prendere prima in considerazione te. Quanti docenti universitari che sono anche professionisti trovano i loro collaboratori tra gli studenti che si sono distinti durante i loro corsi o a cui hanno fatto da relatori!). Per me non c'era verso, per motivi economici, familiari e di vita, di frequentare una scuola come la Holden, e ho cercato di procurarmi tecniche, nozioni (e anche i contatti) come potevo, in modo più fai da te e disordinato. Di certo una scuola mi avrebbe permesso di fare tutto questo in modo più organico, meglio articolato, e ottimizzando il tempo. Ovviamente poi una formazione articolata e costosa non è garanzia di niente, però non mi sembra certo che sia in sé una cosa da demonizzare a priori.
  10. C'è la Europa Editions (UK e USA), CE collegata alla e/o. https://www.europaeditions.com/ Ma dubito che pubblichino autori ancora inediti in Italia. Da quanto vedo propongono perlopiù autori già editi da e/o stessa (tipo Ferrante, Valerie Perrin...) o da altri editori italiani (tipo De Giovanni), traducendoli e pubblicandoli per il mercato USA e UK ; insomma autori che vendono bene anche da noi. In generale credo che sia un evento quasi impossibile che una CE italiana pubblichi all'estero un italiano inedito in Italia. Per me questo è un problema. Un inglese "abbastanza buono e assolutamente comprensibile" va benissimo se lavori in uno studio di architettura o in una banca, ma in ambito letterario l'asticella è più alta. Di solito un fattore decisivo nello scegliere di pubblicare un autore esordiente è che abbia una sua "voce" personale... Se questo è già difficile nella lingua madre, ancora di più mi sembra difficile scrivendo in una lingua che si padroneggia meno. Tanto più nel racconto, che ha un pubblico (per dirla rozzamente) più "letterario" dei romanzi, e dove, data la brevità, ogni parola e ogni sfumatura di significato contano moltissimo. Poi magari invece i tuoi racconti sono così interessanti e fichi che anche leggendoli in una lingua che tu padroneggi solo "abbastanza" se ne rimane avvinti e conquistati, questo non posso saperlo. Ma in tal caso penso che troveresti ascolto anche in Italia. Insomma, io ti consiglierei comunque di cimentarti prima sulla piazza italiana. (Da qualche anno tra l'altro è nata una CE che pubblica solo racconti, la Racconti Edizioni). Se invece il tuo interlocutore diretto vuole essere il mondo editoriale anglofono, cioè vuoi tentare di proporti direttamente a CE americane e inglesi, ti direi (pur senza io saper nulla di specifico, ma come consiglio di buon senso diciamo) prima di tutto frequentarlo come lettore per farti un'idea del suo panorama: leggere riviste letterarie, o raccolte di racconti (sia di un singolo autore che di autori diversi), per scoprire quali editori potrebbero essere interlocutori adatti a ciò che scrivi. E potresti anche tentare con portali letterari, o cimentarti in concorsi per esordienti. Insomma le stesse cose che faresti se ti rivolgessi al mondo editoriale italiano.
  11. franka

    Intervista scrittori

    Io non mi mantengo certo con la scrittura, ma il mio romanzo è edito da una casa editrice che campa pubblicando libri, e che ha investito sul mio; è venduto in librerie e store online che campano vendendo libri, tra cui anche il mio; viene acquistato da lettori che pagano per leggerlo. Insomma, nel suo piccolo il mio romanzo fa parte a tutti gli effetti dell'industria editoriale. Perciò, se a un party non mi presento certo dicendo "piacere sono una scrittrice", invece nei contesti in cui agisco in qualità di autrice del mio romanzo (un incontro a un festival letterario, una presentazione, o appunto un'intervista) sono a tutti gli effetti una scrittrice.
  12. franka

    Intervista scrittori

    Mi era sfuggita la parte su "costo del servizio", e siccome nel titolo si parla di "intervista" a me non era per niente chiaro che si trattasse di pubblicità. Del resto sul portale, che si definisce "rivista online", le interviste agli scrittori sembrano a tutti gli effetti dei contenuti veri e propri: non si evince da nessuna parte che siano testi promozionali, pubbliredazionali ecc. Personalmente non sono interessata.
  13. Esatto, è proprio ciò che intendo dire: si può fare centro subito (come @Emanuele72: complimenti!) ma se si vogliono aumentare le chance di essere presi in considerazione, bisogna battere più strade. Certo così aumentano anche i potenziali rifiuti... Anch'io come te @Silverwillow, prima di trovare la via della pubblicazione, sono stata scartata a un pitch-day con preselezione; ma quel giorno altri aspiranti avranno avuto la loro occasione di far conoscere i loro romanzi, e chissà che qualcuno non abbia poi proseguito fino alla pubblicazione. O magari gli hanno detto: questo romanzo non ci convince del tutto ma risentiamoci quando scrivi il prossimo... Le occasioni nascono anche così.
  14. franka

    Intervista scrittori

    Ah ma non avevo letto che fosse a pagamento... questo dettaglio è stato aggiunto in un secondo tempo o sono io distratta?
  15. @Silverwillow sì, è logico che un manoscritto che arrivi in una CE già con una sorta di "raccomandazione" ("leggetelo, io l'ho trovato interessante!", oppure: "ah questo ha vinto un concorso" ecc.) si distingua tra la pila indifferenziata degli invii: vuol dire che ha già convinto uno o più lettori competenti. Però è anche vero che non mancano le strade per arrivare a farsi conoscere o a essere presentati. Io anni fa non conoscevo nessuno, e proprio Giulio Mozzi mi ha dato l'opportunità di raccontargli il romanzo a cui stavo lavorando, a me e altri aspiranti, dedicandoci 15 minuti in una piazza di Pordenone: è una cosa che faceva ogni anno nel contesto del festival Pordenonelegge; bisognava prenotarsi via sms e i primi dieci, più o meno, potevano fare questo "pitch" con Mozzi. I romanzi che l'avessero convinto, li avrebbe poi letti per intero. Se il romanzo che gli ho esposto fosse stato più compiuto (e se poi alla lettura l'avesse convinto) non ho motivo per dubitare che mi avrebbe "presentato" o comunque aiutato a trovare una possibile strada alla pubblicazione, come ha fatto con tanti altri esordienti nella cui scrittura ha riconosciuto delle qualità. E non è l'unico evento di questo genere di cui ho sentito, in cui scout o editor di case editrici si rendevano disponibili ad ascoltare le proposte di aspiranti, magari in concomitanza con fiere dell'editoria, festival ecc. Voglio dire che o in questo modo, o appunto mandando racconti alle riviste, ecc. prima o poi arriva l'opportunità di vedere preso in considerazione (anche se ahimé magari poi scartato) il proprio lavoro. (Come andò quella volta con Mozzi? Devo averlo già raccontato qui sul forum da qualche parte, a quel giro non è andata. Ma le sue osservazioni mi hanno aiutato a comprendere i limiti di ciò che avevo scritto, e mi ha dato anche dei validi spunti per migliorarlo. Ma infine l'ho sentito come morire, quel romanzo; facendo anche tesoro dei suoi ragionamenti - ricordo sempre la domanda che mi fece, e che da allora non manco mai di farmi, scrivendo: qual è il motore drammatico di questo romanzo? - mi sono buttata a lavorare su uno nuovo, quello che poi avrei pubblicato.).
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