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franka

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  1. franka

    Sulla riva

    Grazie @Silverwillow, le tue parole mi fanno felice!
  2. franka

    Sulla riva

    "Francesca Violi riesce a incatenare il lettore alla sua storia (...). Perché ogni volta che cambia pagina, anche l’equilibrio della storia potrebbe slittare. E fino a quando non si arriva alla fine di “Sulla riva”, niente è scontato." Alessandro Mezzena Lona su Arcane Storie recensisce "Sulla riva". http://www.arcanestorie.it/2020/09/14/francesca-violi-il-male-aspetta-sulle-riva/ upload pictures (foto mia)
  3. franka

    Alle presentazioni vi sentite a vostro agio?

    Io sono una persona che ha sempre un po' di senso di inadeguatezza, temo tantissimo il giudizio altrui, e alle presentazione sono in ansia per diversi motivi. Primo, che non venga nessuno. Poi, che la gente che è venuta fin lì per me si annoi e pesi "me ne potevo stare a casa che era meglio". In contesti più "letterari", temo che pubblico o addetti ai lavori trovino le mie risposte banali e dilettantesche. Inoltre sono un po' ansiosa e l'ansia non aiuta nei frangenti in cui non è possibile preparare tutto in precedenza ma bisogna adeguarsi e improvvisare. Del resto se scrivo romanzi ci sarà un motivo, la forma di comunicazione che mi si confà maggiormente e in cui sento di essere più efficace e a mio agio è senza dubbio quella scritta. Credo comunque che se ci tengo a che i miei romanzi vengano letti (e io ci tengo di brutto) non sia una buona idea assecondare quella parte di me che preferirebbe limitarsi a stare in casa a scrivere, ma sia giusto mettermi in gioco anche nelle situazioni che mi creano un po' di ansia e disagio: infatti sono sempre contenta e grata di fare una presentazione o un evento pubblico. Forse anche perché le temo, alla fine, una volta che tutto è andato ragionevolmente bene (finora non ho avuto particolari disgrazie presentatorie,) provo una grande soddisfazione e sollievo, come per una sfida vinta. E spero che quando una sfiga succederà (come è successo a tanti), riuscirò a riderci sopra e voltare pagina. In un paio di presentazioni, comunque, più piccole e informali, mi sono addirittura divertita durante: forse è solo una questione di abituarsi per acquisire un po' di sicurezza.
  4. franka

    Lorem Ipsum

    Pure a me, a settembre 2017 (per curiosità sono andata a controllare), rifiutarono con risposta standard, senza alcun incoraggiamento o osservazione personalizzata. Qualche mese dopo, firmai con un'altra agenzia; da marzo il mio romanzo è in libreria. Quindi anch'io sottoscrivo le parole di @Silverwillow Il mio consiglio è (a meno che non si percepisca un reale interesse dall'altra parte) di non fissarsi su un unico responso, ma di cercarne diversi, senza neanche aspettare il primo, dato che i tempi sono spesso lunghissimi.
  5. franka

    Presentazioni a pagamento

    @Tessa, ma queste presentazioni a pagamento le organizza la Feltrinelli casa editrice o una libreria Feltrinelli? Perché nel secondo caso, posso capire il timore: in una presentazione dal vivo in libreria vedi la presentazione e, se ti convince, dopo compri la tua copia in libreria; con la presentazione in remoto sei seduto davanti al PC e se la presentazione ti convince, dopo, compri il libro su Amazon - così tu libreria ti sei sbattuta tanto e non hai venduto nemmeno una copia. Se fosse invece la CE invece a organizzarla, mi sfugge il senso... Se il libro l'hai già comprato prima o lo compri lì al momento, a loro non cambia niente. Caso diverso è quello di autori superfamosi tipo youtuber o vip vari, per cui la presentazione più che a lettori si rivolge a fan - anche nelle presentazioni dal vivo, in questi casi, capita che l'accesso all'evento o al firmacopie sia possibile solo se compri il libro lì: e ci sono fans che ovviamente l'hanno preso appena uscito disposti a ricomprarlo pur di partecipare all'evento del loro idolo, o pur di avere la copia autografata. Anche se un evento in remoto non ha certo la stessa attrattiva...
  6. hai ragione, credo che sia successo perché ho citato @Elet88 da dentro il tuo messaggio. Sorry.
  7. Perché le risorse sono limitate, e se le metti su un libro non le metti su un altro: quindi scegli quello che ha maggiore potenzialità. Pubblicare un libro è un lavoro e ha un costo: la CE deve tenere occupata la sua forza lavoro per bozze, grafica, promozione; in caso di cartaceo, spendere in stampa, distribuzione, magazzino. Per recuperare i costi e iniziare a guadagnare bisogna vendere un tot di copie, e possibilmente non nell'arco di anni, visto che i costi li sostieni subito. Come ha spiegato Edmund Duke
  8. franka

    Sulla riva

    Dal 24 al 27 settembre a Treviso c'è il Festival Treviso Giallo! Ci sono un sacco di incontri e iniziative interessanti, ovviamente legate ai libri gialli, noir, crime, ma anche a fumetti, videogiochi, musica. C'è pure un tour organizzato per scoprire la Treviso noir. Insomma può essere un'occasione per scoprire la città in modo originale. Io parteciperò all'evento "Giallo e nordest", domenica 27 settembre alle 14,30 insieme a Matteo Strukul, Francesco Ferracin, Tullio Avoledo, Giacomo Brunoro, Stefano Masini.
  9. franka

    Sulla riva

    Grazie @Pincopalla Se vuoi un assaggio, l'incipit del romanzo lo trovi qui http://www.milanonera.com/sulla-riva-estratto-esclusiva-milanonera/
  10. A me pare che accada soprattutto quando l'autore non ha avuto particolare successo col primo libro, pubblicato appunto con una piccola CE, ma ha avuto successo con un'opera successiva, pubblicata con l'editore grande: a quel punto l'editore grande pensa di ripubblicare il primo, che a quel punto avrebbe già un bel pubblico garantito, cioè i lettori del secondo. Un editore (piccolo o grande) ha risorse limitate, e può gestire solo un tot di nuove uscite all'anno, che quindi cerca di scegliere con la massima cura; onestamente anch'io non vedo che vantaggio potrebbe avere dal ripubblicare un romanzo che ha già avuto la sua chance ed è già stato acquistato da un tot di potenziali lettori, invece di una novità altrettanto valida che può essere ancora acquistata da tutti i potenziali lettori. Cioè dovrebbe proprio pensare di avere davanti un libro eccezionale che per qualche motivo è passato inosservato.
  11. franka

    Sulla riva

    La frase che tu hai evidenziato prima, burlandotene, è stata scritta dalla mia agente ed editor che ha deciso, sui suoi profili social, di comunicare il libro con quell'espediente retorico (=cose che potresti aspettarti da questo libro che invece ti sorprenderà); io ti ho spiegato la ratio di quella frase. La veste grafica del libro, copertina compresa, pertiene invece alla casa editrice, e della scelta della copertina ho già parlato in questa discussione, poco più su.
  12. franka

    Sulla riva

    Anch'io sono rimasta stupita quando la questione scrittrice donna- protagonisti maschi mi è stata fatta notare ( ripetutamente: da agenti, editori...), ma ho scoperto che nel mercato editoriale si tratta in effetti di una combinazione inusuale: molto spesso, oggi, i romanzi di autrici esordienti che vengono pubblicati vedono come protagoniste figure femminili. Perciò un potenziale lettore (anche vedendo la figura femminile in copertina) potrebbe ragionevolmente aspettarsi che anche il mio abbia questa caratteristica: di conseguenza nel promuoverlo ha molto senso fare notare che così non è.
  13. franka

    Sulla riva

    Che emozione, dopo anni che frequento il Festival come spettatrice, a questa edizione sarò in veste di autrice! Pordenone, giovedì 17 settembre alle ore 17, Auditorium della Regione. Dialogherà con me Alessandro Mezzena Lona. https://www.pordenonelegge.it/festival/edizione-2020/eventi/2475-Sulla-riva Prenotazioni aperte dall'8 settembre, sul sito del Festival.
  14. Quando ho capito che scrivere era per me una passione seria, un fuoco che non si spegneva, avrei tanto desiderato frequentare una vera e propria scuola di scrittura, e proprio per apprendere, per lavorare in modo guidato e intensivo sulla scrittura e le tecniche narrative con la guida di persone esperte, un confronto che mi mancava molto. E sì, anche per crearmi dei contatti, che è sicuramente utile (è normale, non solo nell'editoria: se io lavoro a fianco con te, se ho avuto modo di notare e apprezzare le tue capacità -se le hai, ovviamente-, il talento, il fatto che tu sia degno di stima e di fiducia, che con te si lavori bene, è logico che tra te e un perfetto sconosciuto io sia propensa a prendere prima in considerazione te. Quanti docenti universitari che sono anche professionisti trovano i loro collaboratori tra gli studenti che si sono distinti durante i loro corsi o a cui hanno fatto da relatori!). Per me non c'era verso, per motivi economici, familiari e di vita, di frequentare una scuola come la Holden, e ho cercato di procurarmi tecniche, nozioni (e anche i contatti) come potevo, in modo più fai da te e disordinato. Di certo una scuola mi avrebbe permesso di fare tutto questo in modo più organico, meglio articolato, e ottimizzando il tempo. Ovviamente poi una formazione articolata e costosa non è garanzia di niente, però non mi sembra certo che sia in sé una cosa da demonizzare a priori.
  15. C'è la Europa Editions (UK e USA), CE collegata alla e/o. https://www.europaeditions.com/ Ma dubito che pubblichino autori ancora inediti in Italia. Da quanto vedo propongono perlopiù autori già editi da e/o stessa (tipo Ferrante, Valerie Perrin...) o da altri editori italiani (tipo De Giovanni), traducendoli e pubblicandoli per il mercato USA e UK ; insomma autori che vendono bene anche da noi. In generale credo che sia un evento quasi impossibile che una CE italiana pubblichi all'estero un italiano inedito in Italia. Per me questo è un problema. Un inglese "abbastanza buono e assolutamente comprensibile" va benissimo se lavori in uno studio di architettura o in una banca, ma in ambito letterario l'asticella è più alta. Di solito un fattore decisivo nello scegliere di pubblicare un autore esordiente è che abbia una sua "voce" personale... Se questo è già difficile nella lingua madre, ancora di più mi sembra difficile scrivendo in una lingua che si padroneggia meno. Tanto più nel racconto, che ha un pubblico (per dirla rozzamente) più "letterario" dei romanzi, e dove, data la brevità, ogni parola e ogni sfumatura di significato contano moltissimo. Poi magari invece i tuoi racconti sono così interessanti e fichi che anche leggendoli in una lingua che tu padroneggi solo "abbastanza" se ne rimane avvinti e conquistati, questo non posso saperlo. Ma in tal caso penso che troveresti ascolto anche in Italia. Insomma, io ti consiglierei comunque di cimentarti prima sulla piazza italiana. (Da qualche anno tra l'altro è nata una CE che pubblica solo racconti, la Racconti Edizioni). Se invece il tuo interlocutore diretto vuole essere il mondo editoriale anglofono, cioè vuoi tentare di proporti direttamente a CE americane e inglesi, ti direi (pur senza io saper nulla di specifico, ma come consiglio di buon senso diciamo) prima di tutto frequentarlo come lettore per farti un'idea del suo panorama: leggere riviste letterarie, o raccolte di racconti (sia di un singolo autore che di autori diversi), per scoprire quali editori potrebbero essere interlocutori adatti a ciò che scrivi. E potresti anche tentare con portali letterari, o cimentarti in concorsi per esordienti. Insomma le stesse cose che faresti se ti rivolgessi al mondo editoriale italiano.
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