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franka

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  1. franka

    "Hunter - Disconnettiti o muori" di David Fivoli

    Sembra interessante! Complimenti @Bango Skank per questo super esordio con un romanzo davvero atipico per il panorama italiano
  2. franka

    Agenzia Letteraria VS Presentazione diretta

    Di certo l'agenzia non è indispensabile. Per capire cosa conviene fare a te, innanzitutto bisogna capire a quali case editrici ambisci di sottoporre il tuo manoscritto (il che dipende anche da ciò che hai scritto). Le piccole CE è non è difficile contattarle direttamente, con l'invio diretto del manoscritto o magari presentandosi di persona a una fiera o a qualche evento. Per le CE più grandi è molto più probabile venire presi in considerazione se si viene proposti da un'agenzia (ovviamente di un'agenzia seria e con buoni contatti: come per le CE, anche di AL ce n'è di grandi e di piccole, di rinomate e di appena aperte, che lavorano bene e che lavorano male, di serie e di poco serie ecc.); inoltre si suppone che un'agenzia conosca molto meglio di un aspirante scrittore tutte le sfaccettature del panorama editoriale e sappia proporre in modo più mirato e professionale il manoscritto. Detto ciò ci sono -anche sul forum!- esordienti che hanno pubblicato anche con grandi case tramite invio diretto, quindi non si può mai dire! Una cosa che per me fa tantissima differenza è che con l'agenzia sei molto più a conoscenza del percorso del tuo manoscritto, e ti eviti i mesi di silenzio e nulla e il dubbio perenne dell'invio diretto: il mio libro non l'hanno ancora letto, l'hanno già letto e l'hanno scartato, e perché l'hanno scartato, ma l'avranno letto davvero o sarà finito nel cestino? Con l'agenzia hai la certezza che se il manoscritto viene preso in lettura dalla CE sarà letto; se viene rifiutato lo sai per certo (e anche questo secondo me è di grande aiuto, ti metti il cuore in pace e guardi al prossimo obiettivo), ma soprattutto vieni a conoscenza della motivazione del rifiuto: se non ha convinto il testo in sé (la storia, la scrittura, il tema, che so io....) oppure ci sono altre ragioni - commerciali, editoriali o di altro tipo. Personalmente dopo un fai da te inconcludente con un primo manoscritto inviato ad alcune CE, ho cercato con il successivo di tentare prima di affidarlo a un'agenzia: non è stato facile ma sono riuscita a farmi rappresentare da un'agenzia con cui mi sono trovata benissimo, loro hanno proposto il libro ad alcune CE ed è infine arrivata una proposta di edizione soddisfacente. Non ho pagato nulla per la rappresentanza, all'agenzia spetterà una quota delle royalties sulle copie vendute, quindi per quanto mi riguarda ne è valsa certamente la pena.
  3. franka

    Wojtek Edizioni

    Non li conosco e non so dire nulla su distribuzione ecc. ma il sito funziona, l'ho visitato poco fa; di certo continuano a pubblicare (uno dei loro libri è uscito nell'aprile di quest'anno).
  4. No, cioè non so se come fatturato sia più grande di NN, però di sicuro lo è come catalogo e come storia (esiste da oltre trent'anni mentre NN da quattro o cinque), e come rilevanza del contributo di innovazione all'editoria italiana. NN è di certo un esempio molto virtuoso di editore indipendente e ha portato in italia bravi autori, anche di successo come Kent Haruf; ma Iperborea ha portato in Italia -letterariamente- un intero pezzo d'Europa che prima non c'era. Detto ciò, confesso che non ho mai letto un libro di Iperborea mentre di NN sì
  5. Uno dei caveat dell'articolo dice: "i criteri si esercitano a patto che l’editore sia un ‘transatlantico’, comunque una nave da crociera, comunque un editore di peso, spadroneggiante (i piccoli, le piccole zattere editoriali, a meno che non siano canaglie che speculano sui sogni delle gallinelle letterarie da spennare, sono al di là del giudizio, spesso ‘cornuti e mazziati’, fanno un grande lavoro di scoperta e guadagnano zero o quasi). Chi non c’è nella lista tiri un sospiro di sollievo." Credo che NN (come i tanti altri editori validissimi che non sono menzionati nell'articolo) ricada, per cabotaggio, nella categoria zattere.
  6. Ah ok, ho capito. Non saprei... Le norme redazionali cambiano da CE a CE (per esempio c'è quella che usa il trattino, quella che usa i caporali...) perciò per un manoscritto da proporre non so che senso abbia fissarsi su una scelta o sull'altra.
  7. Provo. 1) valorizzare al massimo un testo. Questo passaggio esisteva anche prima, solo che veniva fatto interamente dentro la casa editrice. In questi tempi in cui il mercato editoriale è in crisi gli editori esternalizzano in parte alcune funzioni che prima svolgevano internamente, tra questi scouting ed editing - o meglio le scaricano, diciamo, su altri soggetti della filiera: autori, agenti... 2) Secondo me perché è decuplicato il numero di aspiranti scrittori in un momento in cui l'editoria è in crisi e l'investimento sugli esordienti è ai minimi storici: in questa competizione un testo già pronto e "professionale" può dare una chance in più. 3) secondo me da sempre le forme di intrattenimento più accessibili e che richiedono meno fatica incontrano il gradimento di un pubblico più ampio, e dunque vendono di più, non solo da oggi e non solo per la narrativa. 4) Non ho capito bene che intendi con norme editoriali sulla punteggiatura. Ad esempio?
  8. Sono d'accordo con @mercy. Nessuno obbliga un esordiente a rivolgersi a un editor. Il fatto è che per com'è oggi il mercato editoriale, è molto più facile essere presi in considerazione da un editore "serio" se si presenta un testo già a grandi linee pronto per la pubblicazione, su cui cioè l'editore stesso non debba investire molto in termini di editing -a maggior ragione per un esordiente: pubblicare un esordiente infatti viene già considerato un investimento ardito di per sé. Allo stesso tempo, molti si improvvisano scrittori con tanta passione ma senza molta preparazione specifica (è pure il mio caso) ed è quindi difficile che al primo o al secondo tentativo di romanzo e senza essersi mai confrontati con persone competenti del settore padroneggino già le tecniche della scrittura e della narrazione tanto da produrre un'opera matura per la pubblicazione. Cioè, non è che basta guardare tanti film per saper scrivere una buona sceneggiatura al primo colpo, lo stesso vale per i romanzi. Si possono magari avere buone idee e un buon orecchio per i dialoghi e una voce personale ma magari non saper strutturare l'intreccio nel modo più efficace, essere troppo prolissi oppure troppo ermetici, non gestire bene i punti di vista e insomma il testo può avere dei "vizi" che un occhio competente può individuare e far notare all'autore, ed eventualmente proporre (ma non imporre, mai) interventi e modifiche - ovviamente più o meno pesanti, e se sono molto pesanti e diffuse sta all'aspirante farsi delle domande. Per me un buon editor è quello che si mette al servizio del testo con lo scopo di esaltarne le potenzialità, di farlo rendere al meglio: di valorizzare il testo e la voce dell'autore senza mai sovrastarla con la propria. Personalmente è stata questa la mia esperienza con una editor bravissima e assai professionale, che mi ha aiutato a valorizzare il mio lavoro e a renderlo più valido sotto ogni punto di vista senza snaturarlo (processo in cui ho imparato davvero tantissimo sulla scrittura). Sicuramente è anche merito del suo intervento se il mio romanzo ora ha trovato un editore (*stappa champagne*). Ma di questo spero di poter parlare più avanti.
  9. franka

    Goodreads e anobii servono a qualcosa?

    Io su anobii ero iscritta con un nickname. Ma in GR, nella prospettiva di creare più avanti un profilo autore, conviene iscriversi già col nome vero collegato agli altri social, no?
  10. franka

    Goodreads e anobii servono a qualcosa?

    Grazie ragazzi, è evidente che conoscete bene quella realtà e non nego che un po' mi sono spaventata . Immagino, ma poiché secondo me l'esordio -tanto per riprendere la metafora bellica di @Ospite- è una guerra dove devi praticamente conquistare un lettore alla volta, quando mai verrà il mio turno non voglio trascurare nessuna possibile fonte di pubblicità, soprattutto dopo la fatica bestiale che costa arrivare alla pubblicazione (con un editore: non intendo autopubblicarmi). Il mio interesse è proprio che queste piattaforme sono frequentate da gente che legge tanto, e come ha detto prima @Claire1987 questo è un buon target: pochi perché siamo in Italia, ma concentrati. Se ci sono addetti del settore meglio, e pazienza per i troll. Cioè io al momento ho semplicemente uno scaffale con qualche libro. Forse potrei iniziare rimpolpando lo scaffale privilegiando libri parenti del mio romanzo (noir letterario), e cercare altri lettori con gusti simili ai miei, che potrebbero in futuro essere anche lettori di ciò che scrivo. Voi che fate, avete un profilo autore, vi siete iscritti a gruppi, intervenite nelle discussioni, boh? Per esempio, @Claire1987 tu dici che segui i consigli di lettura di Nativi Digitali, ma dove trovi i profili degli editori? Come categorie vedo solo readers, reviewers e librarians.
  11. franka

    Goodreads e anobii servono a qualcosa?

    Claire, cosa intendi per quanto l'autore può investirci? Chiedo perché come lettrice ho usato tanto anobii, e ora che è abbastanza in disarmo sto passando a goodreads, con cui però ancora non ho ancora molto familiarizzato. Ma se dovessi usarlo come autore, come potrei sfruttare le potenzialità di questo social? Chiedo, a te e a chi è pratico: mettiamo che abbia un romanzo in pubblicazione, quali passi e attività potrei fare su Goodreads per favorirne la diffusione? Oltre a creare la scheda del libro. Eventualmente se lo staff ritiene posso creare un thread apposito.
  12. Secondo me la maggioranza dei lettori non ha grande contezza del mondo editoriale e non è snob in questo senso: una volta avuto un contatto positivo con un titolo (vuoi per passaparola, vuoi perché consigliato da una fonte di fiducia, vuoi perché ha già letto con soddisfazione altri titoli di quell'autore, della stessa collana ecc. ) non credo che a priori, faccia tanta differenza tra Mondadori e Arcobello. Un libro edito da una piccola CE ha semplicemente molte molte meno probabilità di essere "visto". Non posso scegliere una cosa se non so che esiste.
  13. franka

    IoScrittore

    Non partecipo a Io scrittore quest'anno, il mio intervento rispondeva a una domanda di Ljuset che a mio avviso non si riferiva strettamente al concorso ma era più generale: "Qualcuno mi spiega perchè bisognerebbe dare tanta importanza alla sinossi nella valutazione di un testo letterario?"
  14. franka

    Salone del Libro di Torino [2019]

    Io ci sarò sabato e domenica mattina. Voi andate a sentire qualche scrittore? Io sicuramente Mauro Covacich e Simona Vinci.
  15. franka

    IoScrittore

    Quando hai a disposizione solo le prime venti pagine di un romanzo (come nella prima fase del torneo) la sinossi è fondamentale: ti permette di capire se la promessa dell'incipit viene mantenuta. Magari l'incipit è ottimo ma poi la storia stagna e non va da nessuna parte, o ancora si snoda in una serie di banalità e forzature, oppure al contrario in modo assurdo e incoerente. Al contrario magari 'incipit non è folgorante ma leggendo la sinossi capisci che la storia è molto ben congegnata e cresce fino a un finale pazzesco.
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