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franka

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  1. franka

    Chi legge gli esordienti?

    (Ci tengo a specificare che non te l'ho messa io, la freccia rossa). Io non dico che quelli che pubblicano in self sono tutti dei reietti, ci sarà di sicuro chi come te lo fa per precisa scelta, dico che nel mucchio è difficile distinguere gli uni dagli altri. Tanto più se parliamo di esordienti, che sono l'oggetto di questa discussione.
  2. franka

    Chi legge gli esordienti?

    @JPK Dike Infatti il problema non è il prezzo in sé, ma la domanda: in un mondo costantemente inondato di nuove uscite editoriali, tanto che spesso non ha il tempo di leggere tutti i libri che vorresti, perché usare le tue risorse limitate, il tuo tempo e soldi -anche pochi- proprio per un libro che probabilmente sta tra gli autoprodotti perché nessuna casa editrice l'ha voluto? E per i beta reader (a parte che se ti leggono non per amicizia/scambio di favori/simpatia ecc. ma perché hanno apprezzato altri libri tuoi significa che non sei più un esordiente) io non li considero pubblico, ma una sorta di collaboratori che generosamente coi loro riscontri ti aiutano a lavorare sull'opera e arrivare alla stesura finale che dovrebbe essere la migliore possibile. Il pubblico, i lettori, per me sono il destinatario di questa forma definitiva e ottimale.
  3. franka

    Chi legge gli esordienti?

    Ma i lettori beta non sono pubblico. Il pubblico sono i lettori disposti a pagare per leggere un libro. E io sono disposta a pagare se ho qualche garanzia di un minimo standard qualitativo. Nell'autopubblicazione come nell'EAP ci può certamente essere l'opera valida, ma ci sono anche le novemilanovecento rifiutate da tutte le case editrici perché banali, noiosissime, pretenziose, scopiazzate, scritte da cani o illeggibili per qualunque motivo.
  4. franka

    Chi legge gli esordienti?

    Se un romanzo suscita reazioni positive dalla critica o dai lettori, vince un premio, mi viene consigliato da amici lettori ecc., se è nelle mie corde o parla di un tema che mi interessa lo leggo con curiosità e aspettativa: come lettrice che l'autore sia esordiente o non esordiente per me fa lo stesso. Come aspirante scrittrice, se un esordiente fa parlare ed è stato scelto da una casa editrice importante mi suscita anche maggiore curiosità. Ma per leggere un libro bisogna innanzitutto sapere che esiste: se uno esordisce con quelle case editrici ignote, che non sono in libreria e non fanno praticamente promozione; se il libro non viene recensito, se nessuno ne parla, se lo leggono in pochissimi, facile che non arrivi neanche nel mio radar. Scarto invece a priori i libri delle case editrici che pubblicano solo esordienti e in numero esagerato (cioè quasi senza selezione e editing), e gli autopubblicati, perché la vita è troppo breve per pescare tra migliaia di opere immesse sul mercato senza che nessuno abbia selezionato vagliato e rifinito.
  5. franka

    Case editrici parallele alle principali

    Io la vedo abbastanza così. Una casa editrice medio-piccola oggi ha pochi margini di guadagno. Ma qual è la cosa che di certo non le manca, che anzi riceve di continuo, gratuitamente? Contatti di persone che anelano tremendamente a pubblicare un libro. Per la casa editrice interessata a pubblicare buoni libri, libri che i lettori vogliano leggere e comprare, la stragrande maggioranza di questi nominativi non ha valore, sono il mucchio di ghiaia da setacciare in cerca della pepita. Ma lo scarto di qualcuno è la materia prima di qualcun altro. Perché non sdoppiarsi e diventare anche il qualcun altro, per riciclare questi aspiranti fornitori, che vengono a bussarti alla porta da soli, in potenziali clienti? In realtà ho una certa ammirazione per chi ci ha pensato.
  6. franka

    Case editrici parallele alle principali

    Quando l'editore ti viene a cercare per chiederti di pubblicare un libro sapendo che (avendo tu un sacco di ammiratori pronti a trasformarsi in lettori del tuo libro) venderà un botto di copie non è vanity press. Magari il prodotto che ne esce sarà poco più di un gadget, ma l'editore fa il lavoro dell'editore: paga l'autore (o chi nominalmente è l'autore, e eventuale ghost writer) in modo da avere tra le mani un prodotto vendibile al pubblico di riferimento, si fa carico di editing, marketing, promozione, distribuzione, insomma tutte le mosse affinché il libro sia ben presente in libreria e venga acquistato, in modo da rientrare dell'investimento fatto e guadagnare. Vanity press, per definizione, è quando tu paghi per farti pubblicare. E per me lo è anche, in spirito, quando (magari dopo essere stato rifiutato da tante case editrici) pur di vederti pubblicato ti affidi a editori simili a quelli di cui si parla in questo topic, così che non solo fai il lavoro dell'autore, ma anche, e sempre non pagato, il lavoro che di solito fa l'editore, sobbarcandoti il grosso di editing, promozione, ricerca del mercato di riferimento (=i tuoi amici e parenti), vendita e quant'altro.
  7. franka

    Libri (scritti bene) con protagonisti adolescenti ?

    Ti consiglio 2 +1 romanzi scritti in prima persona, tutti e tre con voci narranti molto originali e riconoscibili. Amabili resti, di Alice Sebold (Susie, quattordicenne, è stata assassinata da un serial killer che abita a due passi da casa. È stata adescata, stuprata, fatta a pezzi e nascosta in cantina. Il racconto è affidato alla voce della stessa Susie, che dopo la morte narra la vicenda con lo spirito allegro e senza compromessi dell'adolescenza.) L'estate che sciolse ogni cosa, di Tiffany McDaniels (Ci sono estati che ti entrano sotto la pelle come ricordi eterni. Per il giovane Fielding Bliss quell’estate è il 1984, l’estate che cambierà per sempre la sua esistenza e quella di tutti gli abitanti di Breathed, Ohio. Qui, in una giornata dal caldo torrido, il diavolo arriva rispondendo all’invito pubblicato sul giornale locale da Autopsy Bliss, integerrimo avvocato convinto di saper distinguere il bene dal male, e padre di Fielding. Nessuno in paese si sarebbe mai aspettato che Satana avrebbe risposto. E tantomeno che si sarebbe palesato come un tredicenne dalla pelle nera e dalle iridi verdi come foglie, eppure quel ragazzo uscito dal nulla sostiene davvero di essere il diavolo. ) Middlesex di J. Eugenides. Anche se la storia di Calliope viene narrata da prima ancora della sua nascita, una parte sostanziale e decisiva è proprio quella dell'adolescenza ed è tutto narrato in prima da Callie stessa. ( A raccontarci una ben strana vicenda, con una voce avvolgente che si impone fin dalle prime righe, è Calliope Stephanides, una rara specie di ermafrodito che ha vissuto i primi anni della sua vita come bambina, prima di scoprire la sua doppia natura. Responsabile della sua "eccentricità biologica" è un gene misterioso che attraversa come una colpa tre generazioni della sua famiglia e che ora si manifesta nel suo corpo...)
  8. Nemmeno io ho parlato di elemosina, ma di solidarietà, riprendendo la domanda che apre questa discussione: "Ecco in definitiva la questione: esiste il concetto di solidarietà in campo letterario?" . La domanda è a proposito di un aspirante che si vede rifiutare la lettura del manoscritto da uno scrittore famoso suo conoscente: preferisco di no, non è il mio mestiere. Non so perché continuiate, e con incomprensibile sarcasmo, a tirare in ballo Calvino, che al contrario proprio per mestiere e per felice vocazione leggeva i libri degli altri (l'omonimo libro è appunto una selezione di risposte ai manoscritti valutati nei suoi quasi quarant'anni da lettore per Einaudi: manoscritti che mandavano alla casa editrice, non a lui personalmente); in modo simile, con lo steso impegno e passione di chi ama il proprio mestiere, altri lo fanno oggi, ad esempio Giulio Mozzi. Ci sono poi molti altri scrittori affermati che leggono saltuariamente e in modo disinteressato (nel senso, a titolo personale) i manoscritti di aspiranti che conoscono e in cui credono, con cui hanno una qualche intesa, una convergenza di genere, di gusti, o mossi da curiosità, o simpatia, quel che sia; magari lo fanno con più o meno frequenza e generosità (più su è stato citato Pinketts che si spendeva molto); ma non mettendosi a disposizione di chiunque per leggere e dare pareri su qualunque cosa gli venga proposta da chiunque.
  9. Calvino era pagato da Einaudi per farlo, era il suo lavoro. Anche ora ci sono scrittori che fanno anche gli editor (Rosella Postorino, ad esempio) ma parliamo sempre di lavoro, non di leggere per solidarietà. Accettare di leggere un manoscritto altrui per dare un parere o consigli è una cosa impegnativa, sia come tempo, sia come sforzo (se vuoi farlo in modo onesto e non superficiale), sia come possibili rogne (se il parere è negativo, magari l'altro se la prende a male, o cerca di argomentare e coinvolgerti in un dibattito): si può chiedere, ma non si può pretendere. Cioè, non si può poi risentirsi o rinfacciare se la risposta è no. Comunque per contribuire al sondaggio, io nel mondo della scrittura ho incontrato per ora più disponibilità che cattiveria.
  10. franka

    Come si organizza la presentazione di un libro?

    Perché dici che di solito sono un fiasco? Non sei mai stata a presentazioni riuscite? Io molte volte. In fiere e festival letterari ho trovato sale gremite e file per comprare il libro o farsi fare la dedica dall'autore e immagino che ai loro esordi, prima di arrivare a riempire un teatro o una piazza, molti di questi autori si saranno fatti le ossa con piccole presentazioni, nelle librerie, nelle biblioteche di paese, e gli sarà sicuramente capitata anche la serata sfortunata dove sono venuti in quattro di numero. Ma anche a presentazioni di autori poco noti, quando l'evento era organizzato decentemente c'è sempre un po' di pubblico. E comunque, pochi o tanti, la cosa che ho sempre notato è che quando l'autore ci sa fare gli spettatori se ne vanno soddisfatti, e alcuni con una copia del libro. Un'altra forma di utilità (secondo me) delle presentazioni in libreria sta nel rafforzare il legame tra l'autore e il libraio: a parità di apprezzamento dal punto di vista letterario, se con te si crea un buon rapporto a livello umano il libraio sarà più propenso a dare visibilità al tuo romanzo, e a consigliarlo. Certo sono piccoli passi, non è come andare da Fazio, però secondo me vale certamente la pena.
  11. franka

    Goodreads e anobii servono a qualcosa?

    Non so quanto possa servire, nel senso che non ho idea di quanto possano incidere queste piattaforme, ma di certo fare una scheda è meglio che non farla (anche considerato che non costa nulla): se un lettore ha letto il libro e lo vuole condividere o recensire, se non trova la scheda pronta non lo farà.
  12. franka

    sezioni fumetti

    Comunque anche in Italia l'offerta è ormai ampia, con CE che pubblicano graphic novel d'autore, come Coconino, Oblomov (che pubblica Gipi), Bao Publishing (con cui esce Zerocalcare).
  13. franka

    Valentina Cucinella

    @Monica Maratta se cercate un agente che possa farvi fare il "salto" verso CE più grandi di quelle che vi siete trovate da sole, a maggior ragione non starei tanto a tergiversare. In fondo siete voi che l'avete contattata e le avete proposto il manoscritto per la rappresentanza, quindi lei penserà che il suo profilo professionale (agente neofita entusiasta e disponibile ma che ad oggi non ha mai fatto pubblicare nessun autore se non in CE minuscole) sia quello che cercavate, ma se non è così mi affretterei a chiarire con lei i vostri obiettivi.
  14. La casa editrice Fernandel ha da anni, nella sezione "invio manoscritti", questa frase, e secondo me ha molto senso: "Se non ci conosci, il consiglio è quello di navigare per bene nel catalogo, vedere chi e cosa abbiamo pubblicato e leggere un paio di libri che ti ispirano. Noi crediamo molto nelle affinità, nel richiamo dei simili, e crediamo che i libri veicolino fra gli altri anche questo messaggio di somiglianza, di attrazione reciproca. Per cui se scorrendo il nostro catalogo non hai trovato niente che ti interessasse, niente che richiamasse la tua attenzione, non insistere: scegli un altro editore a cui proporre i tuoi testi."
  15. franka

    Valentina Cucinella

    Monica, anch'io al tuo posto non saprei cosa fare. In verità, vista così da fuori, a me non piace molto che la rappresentanza sia vincolata a un editing a pagamento. Ad ogni modo, a fronte di questa proposta (che lei ha fatto a voi) mi sembra il minimo che vogliate capire quali possibili ritorni avrete dal vostro investimento. In fondo lei sa cos'ha in mano, cioè il vostro romanzo, e che potenzialità ha: perché voi dovreste spendere denaro a fronte dell'ignoto? Mi sembra una condizione di troppo svantaggio per la vostra parte. Ovvio che nessuno può garantire la pubblicazione con la tal casa, o con la tal categoria di CE, non sarebbe nemmeno serio, però di certo Cucinella può spiegarvi con quali CE ha buoni contatti, con chi lavora di solito, o darvi un'idea delle prospettive che vede per il vostro testo. Quindi fossi in voi non mi farei problemi a porre i vostri dubbi, se è una professionista seria li chiarirà.
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