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Quattrocento

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  1. Quattrocento

    Il mare, l'immenso

    Forse è un mio limite, ma non riesco a leggere una frase con più di due aggettivi. Alla fine del pezzo mi è rimasta una sola domanda: e quindi? Non ricordavo nulla se non questa visione "fiabesca", ma pur volendola rievocare, non sarei in grado. Il mare che pulsa e tutto il resto ... forse avrei dovuto provare suggestione, tuttavia, ero troppo impegnato ad estrapolare i concetti per farmi suggestionare. Onestamente mi è sembrato un brano che volesse esclusivamente rievocare sensazioni, far pensare al lettore: -wow, che bello- Ed ho trovato conferma in questo pezzo: dici che è meraviglioso o ad ogni modo dovrebbe apparire tale. In questa frase mi sono ritrovato a pensare, in ordine cronologico: 1)La notte che cerca di portare l'acqua nella sua pace. 2)Separarla dalla crudeltà umana 3)La notte stessa che osserva gli uomini. Troppe cose contemporaneamente. In questo modo non ho sentito il sapore di niente, perché non appena immaginavo qualcosa, subito dopo dovevo spegnere il cervello e ricominciare ad immaginare una cosa diversa. (non so se mi sono spiegato ) Concludendo: M'illumino d'immenso Suggestiva con due parole. Proprio il non dire nulla da vita a milioni di pensieri ... nel tuo racconto ho trovato tutto, dalla luna al mare passando per sirene e tritoni e concludendo con la crudeltà umana. Troppe informazioni :oops: Dal basso della mia ignoranza mi son sentito di dire questo poichè, ahimè, tendo a fare la stessa cosa. La foga di far vivere le emozioni che provo io, mi spinge a descrivere i paesaggi con una minuzia degna di un serial killer. Tuttavia, con il passar del tempo, mi son reso conto che ogni persona vede in un panorama quel che vuol vedere.
  2. Quattrocento

    Punti di vista, 11° Capitolo

    Ehh si che lo conosco Per quanto riguarda la freddezza del dialogo, me ne rendo conto ... ma è in parte voluta. In realtà quello non è un dialogo inteso come vittima e persuasore, bensì è una sensazione. Immagina una persona che chiude gli occhi davanti qualcosa di terrificante e vede, immagina, sente, percepisce qualcosa. Questo qualcosa prende la forma di un dialogo dove gli interlocutori sono, forse, frutto della sua mente. Il dialogo dura un istante, il tempo di chiudere gli occhi e riaprirli. Se non esiste un grande ideale da servire perché fare qualcosa? Unica motivazione in assenza di un bene superiore al quale sacrificare poche vite per il benessere futuro è l’interesse personale ma neanche questo viene citato. Insomma da rivedere. Sebbene P affermi l'inesistenza di una giustezza superiore, riporta tutto sul piano personale... qui: «Tu non stai soffrendo?» «Si» «E allora devi essere libero di salvarti, sbaglio?» «Certo è solo che …» «Il cambiamento necessita di sacrificio» «Noi cosa perderemmo?» L'incappucciato rimase in silenzio. L'uomo lo guardò incerto «Moralità? » Ipotizzò. «L'abbiamo già persa … questo è il problema» Della serie ognuno segua i propri interessi ... Ciononostante apprezzo notevolmente le tue osservazioni, perchè è ovvio che nella mia testa è tutto chiaro, ma nella testa di una persona esterna potrebbe non esserlo. Farò una bella revisione
  3. Quattrocento

    Punti di vista, 11° Capitolo

    Questo è un Capitoletto (ancora in fase tremendamente embrionale) che collega la realtà al sogno. Non posso spiegare il contesto poiché altrimenti dovrei fare una sinossi ... brrrr! Vorrei sapere se il discorso fila e se mette almeno un poco di curiosità. I personaggi sono volutamente celati :roll: «E' necessario?» Chiese l'uomo. «Non di meno» Rispose l'incappucciato. «Capisco, ma è pericoloso?» «Estremamente, un solo errore e finirà per ritorcersi contro di noi» « Perché rischiare tanto, a quale scopo?» «Il nostro credo deve crescere, le menti illuminate non possono rimanere ancora nell'ombra. Guardati, sei contento del tuo stato?» «Io … non lo so» Rispose l'uomo. «Non sei contento» «Forse … o forse …» «Credimi, è giunto il momento» Lo interruppe l'incappucciato «E' finita l'egemonia delle spade e del sangue, saremo noi a governare poiché solo menti illuminate, dedite alla fede e il rispetto, sono in grado di farlo» «Io … io ho paura» Confessò l'uomo. «Tutti ne abbiamo.» «E se non fosse giusto?» «Stai cercando una giustezza superiore?» «Credo» «Non esiste» «E i nostri Dei?» «Paura» «I nostri poteri?» «Volontà» «Se fosse così, sarebbe tutto sbagliato … persino …» L'uomo tentennò. «Non aver paura» L'incappucciato passò la mano sul tavolo, inspirò e riprese «Persino le nostre fondamenta: un errore» «Vi rendete conto che è …» «Orribile?» «Si» «Abbiamo il dovere di cambiare. Noi possediamo il solo siero in grado di curare questa malattia» L'incappucciato osservò il camino «Cauterizzare la ferita; doloroso ma necessario.» «Quanti moriranno?» Chiese l'uomo dopo un lungo silenzio. «Molti» «Non è giusto» «Cosa significa giusto?» «Io …» «Tu non lo sai» Lo interruppe l'incappucciato. «Non è giusto uccidere innocenti» «Perché?» «E' contro il volere …» «Degli Dei?» Lo anticipò nuovamente. «Io …» «Non esistono» «Ma … soffrirebbero» L'uomo tentennò. «Tu non stai soffrendo?» «Si» «E allora devi essere libero di salvarti, sbaglio?» «Certo è solo che …» «Il cambiamento necessita di sacrificio» «Noi cosa perderemmo?» L'incappucciato rimase in silenzio. L'uomo lo guardò incerto «Moralità? » Ipotizzò. «L'abbiamo già persa … questo è il problema»
  4. Quattrocento

    Fantasy leggero, comico?

    A seguito di commenti di amici/parenti (a tratti bastardi, poiché un paio davvero criticoni: ringraziando Dio!) mi sono reso conto di una caratteristica del mio modo di scrivere. Non so come definirla, forse frivolezza, ma non credo sia il termine adatto. In poche parole pur essendo la trama piena di sous pance, di colpi di scena e di momenti drammatici, il modo di scrivere è come dire... grottesco. Due persone, che non si conoscono, mi hanno detto che sembra di vedere un film avventuroso/fantasy. Sulla falsa riga di "tutti pazzi per l'oro" o altri titoli comico/avventurosi. Da cosa nasce la domanda ... o più che altro, il dubbio? Sempre secondo i recensori (poi si sa, amici e parenti non sono MAI obbiettivi) ci sono, invece, momenti drammatici che sono sin troppo drammatici. La morte di un "aiutante" deve essere drammatica. Il punto è che la maggior parte dei fantasy che ho letto, nostrani e non, sono invece tutti seri o, comunque, vogliono esser presi sul serio. Di conseguenza presumo di aver una mancanza incolmabile in questo sottogenere ... Avete mai letto romanzi con queste caratteristiche? E se si, sapreste consigliarmene qualcuno? E' un genere apprezzato? (inconsapevolmente m itrovo a scrivere così, mah!)
  5. Quattrocento

    La lepre e la volpe

    Buonasera Personalmente ho trovato il dialogo un poco contorto, e non mi riferisco alla forma. Il punto è che l'esempio della paura è poco calzante. Una persona non può dimenticarsi di aver paura, la paura è irrazionale. A mio avviso c'è un problema di fondo nella logica. 1) Il tuo personaggio conosce un modo per cancellare i ricordi, un modo naturalmente "fantasy" (talismani, riti ecc). In questo caso potrebbe pure andare bene, tuttavia, non ne sono certo. Sono piuttosto ignorante in materia e di conseguenza non so se realmente la paura derivi da ricordi o semplicemente da questioni chimiche; propenderei più per la seconda ma avanzo ad ipotesi. 2) La tizia che parla si riferisce alla volontà di evitare problemi derivanti da vicissitudini passate. In questo caso tutto il discorso sulla paura non regge. E' vero, può evitare di pensarci (senza poterle cancellare), ma ad ogni modo quando si ritroverà di fronte alle stesse creature/eventi/cose, il cervello, indipendentemente dalla volontà della persona, produrrà "sostanze" che dicono: hey, dilata pupille, peli ritti, inspira forte e grida! Di conseguenza mi sembra un poco semplicistico ...
  6. Quattrocento

    Maledetti caporali

    Oh cielo! Ti adoro, mi hai risparmiato ore di fatica Ti prometto che al milionesimo libro venduto ti manderò una fetta di proventi... (hahahahahah ... meglio riderci su :mrgreen: )
  7. Quattrocento

    Maledetti caporali

    No, non è il titolo di un libro Come consigliato da Bradipo, mi son messo a sostituire < > con i caporali... Sembrava tutto troppo semplice, infatti, si è presentato un problema che mi sta facendo impazzire. Ho cercato su internet ma niente, nessuno soffre per questa folle presa di coscienza di Word. Il problea: vado su sostituisci, metto < e cerco di sostituirlo con » ma niente... mi sostituisce tutti i simboli < con le virgolette alte “. Perché? Ho provato a creare nuove macro e inserire nel campo sostituisci i caporali tramite le nuove macro... niente! Ho provato a copiare e incollare da internet i caporali e inserirli nel campo sostituisci... niente! Word non approva i caporali, li odia probabilmente. Vi prego, ditemi che non devo sostituirmi 200 pagine a mano ... potrei impazzire ps. il carattere è book antiqua ma l ostesso vale per il times.
  8. Quattrocento

    Il tunnel... bianco?

    Grazie a (ad?) entrambi per le risposte. Electra81 Hai ragione in tutto e per tutto. E' una cosa scritta di getto che parola dopo parola prendeva vita. Contorta, sgrammatica e per niente rivista. L'ho scritta senza mai tornare indietro, era per l'appunto un testo buttato lì, senza alcuna pretesa. Perché, mi dirai? Dunque, stavo cercando di focalizzare una radura immersa nella nebbia. Non trovando le parole adatte ho aperto un nuovo documento ed ho scritto questo E' il solo modo che sono riuscito a trovare per dare una smossa alla fantasia quando sembra andare in stallo. E' appunto un flusso di pensieri, privi di logica. Mi veniva in mente -sparano- e scrivevo " Bum Bum". Ecco come è nata questa cosa Netty Grazie, è la dimostrazione che ognuno percepisce la scrittura in modo diverso. Electra ha fornito un'analisi concreta, tu hai cercato di carpire le sensazioni senza soffermarti sulla forma (orribile). Concordo con Electra, tuttavia, mi fa piacere il tuo commento.
  9. Quattrocento

    Pochi passi prima del capolinea

    Concordo e ti auguro di riuscire nel tuo intento. Personalmente non avrei la pazienza di farlo giacché di mio tendo a cambiare frammenti ogni due secondi, figuriamoci se dovessi cimentarmi anche nella ricercatezza. Voce divina alla fantozzi E fu allora, che dopo dodici anni di stesura, otto ore di giorno e dodici ore di notte, lo scrittore terminò l'incipit. Sette righe con tre spazi ogni parola, il più era fatto.
  10. Quattrocento

    Confusione

    Ecco cosa volevo ... 1) Grazie mille, quella era una cosa che mi ero prefisso di fare prima o poi. Ignoravo come inserire i simboli ed ora che lo so, lo farò certamente! 2) ... Impettendosi ... Sai mi fai sorgere qualche dubbio. L'ho utilizzata perché fa parte inconsciamente del mio vocabolario, non so se si tratti o meno di un neologismo. Grazie per avermelo fatto notare, controllerò. La tua osservazione per l'atteggiamento del militare è giustissima. Il punto è che quell'uomo non è affatto un militare. Purtroppo non si può avere la visione dell'insieme, ma immagina un fronte invaso. Nemici che vagano per le valli e la gente che scappa. La fortezza di solito è inabitata e per renderla difendibile stanno arruolando chiunque, maniscalchi stallieri o contadini... insomma, chiunque. Inoltre il luogo è tagliato fuori... è una situazione un poco complessa. Tuttavia, grazie per avermelo fatto notare, ci ragionerò un poco sopra. 3) Touche! :cry: Mi crederesti se ti dicessi che ho pensato a quel vocabolo per interi minuti? Ho trovato sinonimi che fanno perdere l'attenzione dall'intento principale (confondere), mi serviva una parola scialba per dire abitanti, presenti... soldati non va bene per il discorso fatto sopra. Sfollati? Non proprio... fuggiaschi? Mi sa di covo di criminali. Chiedo aiuto 4)Forse non si capisce bene ma è Darner che giunge a quella conclusione. Lui è un soldato ma un coscritto strappato alla vita e sbattuto lì, non ha ricevuto nessun addestramento se non quello delle legnate prese. Non ha nessuna competenza a riguardo e di conseguenza non vede l'utilità. Ho cercato di far pensare i personaggi in modo lineare... Ma ripeto, forse è solo perché non si capisce che è un pensiero del personaggio. 5) Colto in fallo. Hai ragione, ho dimenticato di scrivere che la porta era più bassa del normale. Credo per un problema di revisione... il mio taglia e cuci è talvolta troppo severo Grazie moltissimo
  11. Quattrocento

    Il tunnel... bianco?

    Scritto di getto in dieci minuti circa. Quando mi sento poco ispirato per procedere nel romanzo, faccio di questo. Ovvero parto con una cosa folle e cerco mano a mano di dargli un senso, una sorta di "Stream of Consciousness" dei poveri. Solo così ritrovo l'ispirazione Avrei voluto metterlo in questioni scrittevoli, ma considerando che alla fine è un racconto mi è sembrato appropriato metterlo qui. Il muro ride, non sto scherzando o esagerando o ancora usando una metafora; il muro ride. Lo fa con quei suoi denti inesistenti, con la faccia inesistente e gli occhi a quadro, lo fa non so come ci riesca ma lo fa. Gli sorrido di rimando, dopotutto è un ospite in casa mia. Ci penso un poco. Sono forse io l’ospite, in fondo lui è casa mia. Me ne sbatto ed anzi, mi siedo e lo fisso. Vuoi forse un bicchiere di tinta, o una pezzo di gesso? No dimmi, tranquillo, non farti problemi, fai come fossi a casa tua. Rido, Dio, quanto è stupida questa cosa. Giuro che la prima cosa che faccio è comprare una tenda, sarà divertente chiudergli gli occhi. Certo, dovrò spiegare a mia moglie perché ho messo una tenda su una parete. Pazienza. Dopotutto pure lei non m’ha mai spiegato come spende i soldi. Mi alzo di colpo. Mi gira la testa e quello ride, cazzo si ride mi chiedo, guarda se non lo butto giù a picconate. Non ho il piccone, Dio, vedi che serve un piccone. Lo dico sempre io, andiamo a comprare un piccone, visto i sette nani quanto sono inquietanti con quei cosi. Ci si mette pure il bicchiere, ci fosse uno che sta al posto suo. Vabbè, mi faccio una doccia ed esco. Compro tenda e piccone, sia mai che mi viene il dubbio. Sto per aprire la porta del bagno: “bum bum”. Hanno sparato? Si sono spari, ma non quelli veri, piuttosto mi sembra di vedere Roger Rabbit nel corridoio. Quegli spari stupidi, divertenti quasi, sputati fuori da una pistola gonfia dai riflessi improbabili. Prendo il bicchiere, quello non parla più, s’è cristallizzato dalla paura. Apro la porta. Metto il naso fuori. Mi guardo a destra e a sinistra. Niente, corridoio lungo e silenzioso. Mah. Stasera coniglio per cena. Lascio il fratellaccio di Lumière sul tavolo e torno in bagno. Accendo la luce, mi specchio. Puzzo. Si, lo vedo che puzzo. Mi chiedo se esiste un modo per lavarsi senza toccarsi, sarebbe utile. “Bum bum” E di nuovo. Riesco dal bagno e vado sulla porta. No, torno indietro. La luce costa. Spengo la luce e torno fuori. Corridoio lungo e silenzioso. Torno dentro. Mi volto e lo vedo. Lui, quel coso gigante con le orecchie a punta e il naso da scimmia. Non so perché da scimmia, ma è così. Vattene, su, non sei il benvenuto. Ma niente. Parlo col muro. Intendo nel senso letterale. Quello mi risponde e l’altro sta lì, sulla mia poltrona con le sigarette in mano. Mi dice il fratello storpio di cita. Ma fatti i cazzi tuoi. Io parlo con un muro e un bicchiere, con un coso mezzo scimmia e mezzo coniglio, e secondo te mi preoccupo delle sigarette. Dammene una va. “Bum Bum” Sparano, mi fa notare masticando la banana arancione. Si, è Roger Rabbit in carenza di psicofarmaci. Senti, esci da casa mia? No, mi risponde. Ma lo fa apposta? No perché se vuole farmi innervosire ci sta riuscendo. E tu pure se non schiodi. Dico sul serio, mi risponde. Ho un idea. Prendo il bicchiere e glielo spacco in testa, prendo la testa e la spacco sul muro. Tutti felici e contenti. Oh, no e il drogato che spara come lo sistemo? Quello interrompe i miei pensieri. Toccati la pancia, mi dice. E vabbè , accontentiamolo. Mi tocco la pancia e … In un posto migliore. >
  12. Quattrocento

    Confusione

    Ti ringrazio molto. Dunque il romanzo non è assolutamente in questi toni, diciamo che questo frammento serve per spezzare la tensione, altrimenti cado nell'orrore di far salire salire salire... salire e alla fine devo inventarmi cose folli per rispettare le aspettative. Forse ho esagerato, me ne rendo conto solo dai tuoi commenti Per quanto riguarda le tue critiche, hai ragione. Devo far dire qualcosa di più stupido al soldato, altrimenti non regge. Merci Un appunto: il protagonista, certo Alexay,è spesso impegnato in elucubrazioni mentali degne di un suicida. Il punto è che nessuno, a mio avviso, pensi sempre al male che lo circonda, di conseguenza, come spesso succede a me, quando la situazione è critica tendo a trovarci del grottesco. Riderci su. Inoltre questo è giustificato dal soldato, Darner, che vive per sopravvivere. Non gli importa nulla di quanto accade, vuole rimanere vivo. Trova la sua valvola di sfogo nell'essere fuori luogo e nel voler sdrammatizzare. Sto cercando di dare un lato umano, debole quasi, ai personaggi ... L'idea è quello di dimostrare, con i loro comportamenti, che stanno per scoppiare. C'è qualcosa di catastrofico ma nessuno sembra capire cosa sia o perché sia accaduto. ps. limerò un po' il dialogo
  13. Quattrocento

    Pochi passi prima del capolinea

    PARDON, avevo assolutamente glissato la premessa per gettarmi sul testo... Se questo è un inizio, mi piace Buondì Come racconto fine a se stesso lo vedo, citando Erek, pomposo e con ragionamenti aulici. A mio avviso sarebbe un curioso incipit per un romanzo basato sulla vita di quest'uomo, che, dal modo in cui si esprime, deve essere scrittore o simile. Il problem è che mantenere questo stile per un intero libro rischierebbe di trasformare il romanzo in un groviglio di parole contorte. Discorso diverso se, come detto precedentemente, questo frammento non sia altro che una lettera lasciata prima del suicidio ... ps. devo ammettere che nonostante la ricercatezza dei termini, mi piace. Un esercizio di stile ben riuscito ^_^
  14. Quattrocento

    Naive.

    Il mio primo commento ^_^ La lettura scorre piacevolmente, come sottolineato da altri non vedo la grottesca ricerca di termini "coatti", messi lì solo per dire "Guarda signor Editore quante paroline conosco!" Tuttavia, c'è un tuttavia (orribile ripetizione) E' poco per capire di cosa tratti il romanzo, ma posso dirti già da ora che -personalmente- non so quanto possa prendermi. Il motivo è che termini come prescelto mi fanno pensare immediatamente ad un videogioco, non so perchè. Io rimarrei più sul vago, insomma, o il personaggio è vittima di un ego spropositato oppure stona. Quello che mi chiedo io mentre scrivo è: mi definirei mai prescelto? Prescelto implica che qualcuno di onnipotente si sia impegnato a guardarmi e scegliermi "ma si, lui salverà il mondo". Non so, forse è per mero gusto, tuttavia, non riesco a digerire questi assolutismi... meglio arrivarci lentamente. Mia personale opinione che si discosta dal frammento postato, per altro ben scritto
  15. Quattrocento

    Confusione

    Metto un frammento del diciassettesimo capitolo del "romanzo". L'intento è quello di ricevere critiche, spero distruttive (non sto scherzando, esigo un giudizio critico sullo stile la correttezza e qualsiasi altra cosa ^_^) Devo però fare un appunto: questo frammento è per forza di cose raccontato, vengo da un'estenuate scontro mostrato nei minimi dettagli. Mandare avanti la trama mostrando, sempre e comunque, trovo sia una forzatura :roll: Avanti, tirate fuori gli artigli. :mrgreen: "... Darner smise di sputare parole soltanto quando la porta della stanza si aprì. Un uomo con armatura di cuoio li guardò attentamente, Alexay non percepì diffidenza nei modi, tuttavia v’era qualcosa di strano in quegli occhi. Disse il soldato dopo un attimo di confusione. Rimuginò Alexay con aria sconcertata, comprese l’espressione ambigua: il segno dell’ignoranza misto alla voglia di apparire fiero. Sottolineò Darner uscendo, ma non appena varcò la soglia il soldato lo fermò timidamente. < E questo? Che significa?> L’uomo ci stava mettendo tutto se stesso in quella manifestazione di militarismo. Gemette Darner per poi voltarsi verso Alexay Fece una breve pausa < Moriremo tutti più felici!> Alexay rise divertito, scosse il capo ed ancora dolorante si alzò. Era stupefacente, persino nei momenti meno opportuni, Darner riusciva a strappargli un sorriso. La fortezza si snodava in lunghi corridoi che parevano avere il solo scopo di confondere gli abitanti. Era caotica e mal strutturata a tal punto che seguendo il soldato ben presto Alexay perse il senso dell’orientamento. I tre salirono una possente scala, gradini alti e scivolosi a causa dei troppi piedi sostenuti; l’idea che vi fosse perversione nelle intenzioni del costruttore prese ben presto forma nella sua testa. Darner, come di consueto, non mancò di chiedere il motivo di tanta complessità, dopotutto, come osservò verso il secondo soldato aggiuntosi, la fortezza doveva esser difendibile; e pareva impossibile difendere un labirinto. Il secondo soldato, di gran lunga più credibile rispetto al primo, spiegò che l’edificio era stato ampliato talmente tante volte che la struttura labirintica era venuta da se. Darner si zittì solo ad un muto cenno del compagno. Il rumore dei loro stivali li accompagnò per il bizzarro percorso: svoltarono a destra e poi a sinistra, di nuovo a destra e giù per una scala. Salirono nuovamente passando per un’ampia sala addobbata con teste di cervi e armi divorate dalla ruggine. All’ interno un ragazzotto sbraitava raccomandazioni alle reclute, la sua voce era così stridula che Alexay si chiese come riuscissero a rimanere seri. Attraversata la sala ripresero le assurde svolte: passarono accanto alla mensa, assolutamente priva di odori, poi scesero ancora e risalirono, svoltarono talmente tante volte che alla fine il bardo fu sull’orlo di impuntarsi. Ma dove ci stanno portando? Si chiese risalendo l’ennesima scala. Finalmente il grottesco giro turistico ebbe fine. Una volta fermati, subito dopo aver scalato ampi gradini, si trovarono di fronte ad una porta marcescente. Il soldato in testa indicò davanti a se invitandoli ad entrare, in risposta i due si scambiarono occhiate perplesse ma l’ipotesi che al loro diniego i soldati li avessero ricondotti nella stanza del principio, gli diede la forza di chinarsi e varcare la soglia." L'idea è quella di far apparire il luogo caotico poiché la maggior parte degli abitanti non sono altro che soldati fuggiti da una sconfitta... (il tipo di sconfitta poi è tutta un'altra storia)
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