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Tinucci

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Tutti i contenuti di Tinucci

  1. Tinucci

    Quelle oscurità che soffocano lo scrittore

    Primo: datti tempo, la scrittura è un processo che comincia sotto la superficie, in un posto che adesso ti sembra inaccessibile, ma che tornerà a "comunicare", prima o poi. Secondo: sono molto d'accordo con @Poldo Quando si cresce, tanto più quando si passa da esperienze di sofferenza, di lutto, di abbandono, ci si trasforma. Si deve accettare di non essere più quelli di prima, e lasciare che a scrivere e a comunicare col mondo sia il nostro "nuovo" io. Cosa combinerà? Chi lo sa. Ma abbi fiducia. Un abbraccio, se ti lasci abbracciare dalle sconosciute.
  2. Tinucci

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Mi correggo: il giorno in cui è uscito il bando mi hanno mandato, molto gentilmente, un avviso via mail.
  3. Tinucci

    Premio Italo Calvino XXXIII edizione [scad. 28/10/19]

    Sono andata a guardare la foto anch'io, tanto per avere un'idea. Ecco, quei tomi da millemilamilioni di battute mi fanno svenire già da qui. Cosa ci avranno mai scritto, in tutte quelle pagine? Temo che siano anche cose tristissime e drammatiche, dalla mole forse irrisolte. Mi sa che mi fanno vincere solo perché il mio è corto e comico 😂
  4. Tinucci

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Io ho mandato una mail all'indirizzo indicato sul sito del concorso, chiedendo quando si prevede l'uscita del nuovo bando. Naturalmente non mi hanno risposto.
  5. Tinucci

    Seri Editore

    Nome: Seri Editore Generi trattati: Narrativa (mainstream e di genere, anche racconti), Poesia, Saggistica Modalità di invio dei manoscritti: per ora in formato digitale alla pagina fb della casa editrice Distribuzione: per ora online negli store principali e in alcune librerie di fiducia, presto anche sul loro sito; stanno prendendo accordi per distribuzione nazionale nelle librerie. Sito: sito (credo) ancora in costruzione Facebook: https://www.facebook.com/SeriEditore/ Ho pensato di segnalare questa nuova casa editrice di cui ho avuto notizia su fb, che pubblicherà il primo testo a giugno; ho chiesto alcune informazioni (che ho riportato nella scheda qui sopra) all'editore e mi ha assicurato che non chiedono contributi, in nessuna forma, agli autori.
  6. Tinucci

    progetto zeno

    Mi sembra abbia sempre una giuria qualificata, anche con autori conosciuti e docenti universitari, e diverse sezioni. Io ho partecipato una volta con un romanzo edito e l'altra con una raccolta di poesie (sono arrivata tra i finalisti, ma non ho mai vinto). Per quello che ne so, mi paiono seri. Parteciperò anche quest'anno, per la prima volta con un romanzo ancora inedito.
  7. Tinucci

    Mantenere le recensioni cambiando ASIN

    Io l'ho fatto rivolgendomi ad Amazon e facendo specifica richiesta di mantenere le recensioni con la nuova edizione (che però non cambiava i contenuti, solo la cover). Mi hanno detto di sì e ho conservato tutte le recensioni e le valutazioni. Non ricordo esattamente a quale indirizzo ho mandato la richiesta, però. Credo all'assistenza partendo dal mio account KDP.
  8. Tinucci

    Possiamo diventare tutti dei bravi narratori?

    Studiando più o meno a lungo potrebbe certo imparare a scrivere in modo professionale, rispettando le regole della grammatica, della narratologia e del marketing editoriale (come un musicista può imparare a suonare uno strumento in modo "scolastico", se si impegna abbastanza e abbastanza a lungo). Quello che varia è il tempo che servirebbe ai diversi individui, più o meno dotati, a raggiungere un livello "professionale" (quello che ti fa sfornare un libro di genere leggibile e piazzabile sul mercato, per intenderci), ma ad essere sufficientemente ostinati prima o poi ci si arriva. Quello che nessuno ci può garantire è di arrivare al livello successivo: scrivere un libro "bello", originale, al di sopra delle regole. Arrivare a questo dipende dalle risorse linguistiche, intellettuali e umane che ognuno di noi possiede, e da come riesce a usarle e a farle interagire tra loro. Se per "bravo narratore" intendi questo, penso che no, non tutti possono arrivarci.
  9. Tinucci

    Ultra Edizioni

    @Monica Spatola puoi chiarire cosa intendi con "ottima distribuzione" (non sempre le case editrici intendono la stessa cosa con questo termine): i libri ULTRA sono presenti fisicamente nelle librerie, o sono ordinabili?
  10. Tinucci

    Editore che non risponde più

    @ElleryQ se non ti rispondono dopo alcune cortesi richieste, lo sfinimento è lecito (a meno che non ti rassegni ad aspettare due anni e poi mandare direttamente la lettera per la rescissione del contratto) Non sapevo di questo limite dei due anni stabilito per legge anche in assenza di clausole sul contratto, l'informazione è da tenere a mente.
  11. Allora, cerchiamo di non farci condizionare troppo da certe esagerazioni che spesso case editrici, editor e compagnia bella mettono in giro sugli autori. Non siamo, per fortuna, tutti pazzi scatenati da tenere a distanza. Un conto è l'ossessivo-compulsivo che telefona ogni tre giorni per sapere se allora hanno finito la valutazione: ma non mi risulta che questo sia l'atteggiamento dello scrittore "medio". In genere siamo in grado di controllare i nostri impulsi (come la maggior parte degli adulti non ospedalizzati). Quindi, se la casa editrice si dichiara interessata e ci chiede altro materiale da valutare, mi sembra più che normale che ci chiarisca anche: se ci daranno una risposta anche in caso di valutazione negativa o se vige il "silenzio dissenso"; quanto tempo, in entrambi i casi, è prevedibile che noi dobbiamo aspettare prima di sapere se il nostro romanzo sarà pubblicato da loro o se siamo liberi di prendere accordi con altri editori. Negare queste risposte non è normale, è mancanza di rispetto e di professionalità. Ed è un tuo diritto chiederle, se non ti vengono fornite spontaneamente. Quindi acchiappa quel telefono e pretendi che ti rispondano.
  12. Tinucci

    Editore che non risponde più

    A me è capitato un paio di volte di veder scomparire nel nulla degli editori, ma prima di aver firmato un contratto e ancora in fase di contrattazione. Ho sempre pensato, nel mio caso, di aver contrattato troppo per i loro gusti Ti consiglierei di lasciarli perdere, ma nel caso tuo c'è il problema più consistente di un contratto firmato e quindi, avendo ceduto i diritti sul tuo romanzo, non puoi semplicemente andartene e andare a pubblicare da un'altra parte. Però se sul contratto sono indicati degli impegni presi dall'editore (ad esempio pubblicare il tuo libro entro un certo periodo di tempo) e non rispettati, puoi appigliarti a quelle clausole per rescindere il contratto (immagino mandando una lettera, preferibilmente scritta col supporto di un avvocato). Se non ci sono limiti di tempo per la pubblicazione sul contratto o altri impegni sottoscritti e non rispettati dall'editore, non saprei cosa dirti. Prova ancora a contattarli, sfiniscili senza vergogna, nella speranza che ti rispondano, e cerca di capire perché sono svaniti, se sono davvero interessati a pubblicarti o se invece sono (per loro motivi) d'accordo a rescindere il contratto e a lasciarti libera.
  13. @cheguevara mentre quelli che scelgono le case editrici a pagamento sono, in qualche modo, vittime della propria ingenuità o della propria vanità, chi sceglie il self-publishing non sempre lo fa perché è "l'ultima spiaggia". Molti autori che si autoproducono sono tutto fuorché "ingenui"; spesso la loro scelta è frutto di una valutazione e di una serie di esperienze insoddisfacenti con l'editoria tradizionale. Diciamoci anche, allora, questa scomoda verità: se ci si accontenta di una casa editrice qualsiasi, qualsiasi libro riesce ad essere pubblicato tramite l'editoria tradizionale. E non sto parlando di case editrici a pagamento, ma anche di quelle, piccole o piccolissime (ma non solo), che di fatto non selezionano nulla, pubblicano di tutto senza fare editing (o facendo fare tutto all'autore), fanno delle cover orrende, hanno una pessima distribuzione e non fanno promozione. Arrivare a una casa editrice "vera" significa arrivare a chi ha una linea editoriale definita e sa cosa pubblicare e cosa no, lavora davvero sul testo, ha una grafica che può attirare i lettori, fa trovare il libro (in tutti i formati) sia online che nelle librerie fisiche, assicura un ufficio stampa e supporto alla promozione. Ma arrivare a una casa editrice con queste caratteristiche non è per tutti: vengono scartati certo i libri "brutti", ma anche quelli che non rientrano nelle scelte di genere o di marketing della c.e., quelli che non vengono letti perché l'autore è sconosciuto e non c'è tempo di leggere tutto, quelli troppo "strani", troppo corti, troppo lunghi, troppo. O troppo poco. Questa gente, che è tanta e non necessariamente scrive male o scrive roba degna di finire direttamente nella spazzatura, può scegliere tra le case editrici che pubblicano tutto in qualche modo tanto poi le 100 copie ai parenti le piazziamo, e il self-publishing.
  14. A me sembra che l'autore (o l'autrice) dell'articolo non abbia capito granché di quello che vorrebbe descrivere e metta insieme erroneamente la vanity press (editoria a pagamento) con il self-publishing, che sono due cose diverse. Insomma, tolta la solita solfa degli autori che sono tutti incapaci e disposti a farsi spennare dal primo cretino che passa pur di vedere pubblicata la loro opera immortale, mi sembra che l'articolo sia un gran polpettone di notizie vaghe o imprecise.
  15. D'accordissimo. Un altro elemento che, alla prima occhiata, dovrebbe far fuggire gli autori è la presenza, nei testi del sito di un editore, di refusi, errori di grammatica e di sintassi, lessico da salumiere (con tutto il dovuto rispetto per i salumieri, ma un imprenditore culturale dovrebbe usare un linguaggio differente, quando propone i suoi "prodotti"). Che razza di competenze può mai avere chi si presenta così? Come potrebbe essere in grado di scegliere tra i manoscritti quelli da pubblicare? Aggiungo che anche una grafica sgraziata, delle scelte estetiche sbagliate dovrebbero imporre una frenata decisa: davvero pensiamo che un libro con una brutta copertina triste possa vendere oltre la cerchia dei parenti e degli amici stretti?
  16. Tinucci

    Ritorno in possesso dei diritti d'autore

    E' abbastanza difficile che altre case editrici accettino di ripubblicare un libro già edito, a meno che non sia stato un best seller (o a meno che tu non sia un autore famoso e appetibile). Quindi credo che l'opzione più semplice sia l'autopubblicazione: rivedi il testo, magari cambia qualcosa che non ti piace più o aggiungi qualche novità che può dare una rinfrescata al tutto, prepara una nuova copertina e metti il tutto su Amazon, Kobo, etc. oppure utilizza piattaforme per il self publishing tipo youcanprint, streetlib, etc. che possono aiutarti con tutta la preparazione.
  17. Tinucci

    Neri Pozza [15/05/19]

    Scusate, qualcuno ha letto da qualche parte quando usciranno i 12 finalisti? Sul sito o sul bando si parlava di luglio, ma luglio quando?
  18. Calvino aveva scelto la leggerezza e la semplicità, non la sciatteria e la banalità. Se leggo Calvino è una cosa, se leggo pincopallo autore di gialli seriali, tutti uguali, ti assicuro, è un'altra cosa. Calvino, inoltre, ha sperimentato molto, nella sua carriera e le sue scelte stilistiche avevano un senso in relazione a quello che lui voleva comunicare; pincopallo scrive quello che gli dicono di scrivere, come gli dicono di fare. In altro modo non saprei spiegarti la differenza.
  19. Tinucci

    goWare Editions

    Scusate, non leggo sul sito i tempi di valutazione dei manoscritti: qualcuno che ha pubblicato recentemente con GoWare può darmi un'idea di quanto tempo è passato dall'invio alla risposta? E, altro dubbio, rispondono anche in caso di non selezione o vige il "silenzio-dissenso"? E (torniamo ai tempi) secondo la vostra esperienza quanti mesi devono passare per considerare l'opera rifiutata? Grazie a chi potrà rispondere
  20. Infatti con "semplice o meglio banale" intendevo la banalità leggibile anche da un semianalfabeta, lessico minimale, sintassi standard (meno è articolata e meglio è) che costituisce lo stile di gran parte dei libri pubblicati oggi. Non Calvino, ovviamente.
  21. Se vuoi vendere, il modo migliore è scrivere le solite cose nel solito modo (semplice o meglio banale). Se vuoi scrivere quello che hai in testa di scrivere, col tuo stile, devi mettere in conto che potresti avere 25 lettori. Magari contenti, entusiasti. Se ne hai 25 e scontenti, allora comincia a pensare a un'alternativa (cucina? ippica?). Non è bello, ma è così. Coraggio (lo dico prima di tutto a me stessa).
  22. Tinucci

    Self o no self?

    Sì, certo. Se scrivessi romance non avrei nessuna perplessità ad autopubblicarmi. Con altri generi, in particolare con la narrativa generale, invece il problema della credibilità e della visibilità concessa da riviste, critica, etc. si pone.
  23. Tinucci

    Self o no self?

    @Ospite col self è peggio, esperienza personale di una che ha provato sia le c.e. sia l'autoproduzione. A volte anche una piccolissima casa editrice è considerata più attendibile di un autopubblicato.
  24. Tinucci

    IoScrittore

    @Elisa Aloisi @naty niente da fare, sto in un altro secolo
  25. Tinucci

    Self o no self?

    Il problema del self-publishing, a mio parere, non è tanto la necessità di fare da soli quelle cose che di solito fanno le case editrici. Imparare a fare una copertina decente (a volte anche più carina di quelle di certe piccole case editrici) non è difficilissimo, idem correggersi le bozze (se proprio non si fa a pugni con la grammatica) e impaginare. Per quello a cui non si arriva da soli, ci si può far aiutare (un tot di lettori beta competenti possono sostituire un editor, per esempio) oppure si può decidere di fare un investimento e assoldare dei professionisti. Per quanto riguarda la distribuzione, quella online sulle librerie più diffuse non è preclusa agli autoprodotti; utilizzando alcune piattaforme di self-publishing si arriva anche a essere ordinabili nelle librerie fisiche, esattamente come con le piccole case editrici. Dal punto di vista economico è ovviamente molto meglio il self-publishing: non ci sono da attendere o mendicare rendiconti e pagamenti, e le vendite non sono molto diverse da quelle che si fanno con una piccola casa editrice (anzi, secondo la mia esperienza spesso sono un po' meglio, non tanto meglio però). Quello che invece decisamente penalizza un libro autoprodotto è l'esclusione sistematica da tutte le possibilità promozionali che non siano i post dell'autore sui social e le segnalazioni di qualche blogger più aperta (nemmeno tutti i blogger accettano di recensire o segnalare libri self-published, alcune riviste proprio li schifano); nessuno ti riconosce credibilità, come autore, e i pregiudizi (consolidati da parecchia robaccia self che effettivamente gira) sono durissimi da scalfire.
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