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novemai

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  1. novemai

    Lampi di Poesia 8 - Topic ufficiale

    Complimenti @Exairesi! 🎉🎉🎉 Complimenti a tutti e grazie a chi mi ha votato! È stata un'edizione brillante, sono stata indecisa fino all'ultimo sulla scelta dei voti. È la seconda volta che partecipo e mi sa che mi sto affezionando A presto!
  2. novemai

    [LP 8] Silenzio

    Vi ringrazio molto per i commenti e le belle parole, @Exairesi, @Poeta Zaza, @Elisa Audino, @(Irene), @Talia, @Vincenzo Iennaco, @Sira, @Emy, @Ippolita2018 e @INTES MK-69. Grazie per le vostre analisi e le riflessioni per nulla banali, sebbene la poesia sia semplice e si lasci interpretare facilmente. Sono felice vi sia piaciuta. @Elisa Audino ci riflettere, grazie Un saluto e una rosa per tutti
  3. novemai

    [LP 8] Numeri

    Ciao @Elisa Audino. La tua poesia è una frazione di quella che è la realtà di chi convive con persone affette da demenza, o qualsiasi altra condizione mentalmente invalidante. Contare i passi è una cosa che abbiamo preso a fare di recente per dare pace alla nostra ossessione per la forma, ed è anche ciò che facciamo quando siamo animati da trepidazione, ma in questo caso è l'inquietudine e l'ansia che contano la distanza che separa chi cammina alla meta. Contare è anche un'azione che può caratterizzare chi è affetto da un disturbo ossessivo-compulsivo, ed è significativo come tu abbia usato questa forma di ossessione messa in pratica dal punto di vista di chi dovrebbe essere "sano". Il peso della situazione emerge dalla ricorrenza di dettagli che sottolineano la sporcizia dei panni e dei corridoi. Non c'è spazio per i sentimentalismi, anzi, emerge la componente che infastidisce, che rende ancora più sgradevole qualcosa che è di per sé quasi un lutto dell'anima. La chiusa trasmette quasi un senso di abbandono a quella condizione di "dimenticati", come se fosse un'occasione per non esistere più. Dover accettare la malattia di un caro, non vedersi riconosciuti richiede un grande sforzo, al quale il corpo deve arrivare pian piano, come fosse un muscolo da allenare o riscaldare prima della sessione di allenamento, sebbene sia una palestra a cui non abbiamo scelto di iscriverci. Mi è piaciuta molto questa poesia. Davvero complimenti.
  4. novemai

    [LP 8] Grasso ubriaco e stupido

    Ciao @Ton. Opera interessante e carichissima la tua. Sembra la descrizione inclemente di un clown con la faccia da pierrot, sul lastrico, che non fa più ridere. La poesia, letta con velocità e ritmo sostenuto, arriva tutta nella sua potenza espressiva. Le immagini funzionano proprio perché non rendono un quadro chiaro, ma distorto, caotico e sgraziato. Riesci a trasmettere il senso di oppressione e di incomunicabilità con l'ambiente esterno ("neanche un sorriso un volto noto", "echi di spenteluci, fotoni assenti che non riesci", "tutto fuori sta in piedi storto"). Riesci a creare dei chiaroscuri che rimangono impressi, come se si trattasse di una vignetta, o di una serie di vignette, di un fumetto (oppure forse è il tuo avatar che mi influenza in questo senso ). L'azione del cucire è quasi un tentativo di rimettere in ordine, di rammendare alla bell'e meglio il logorio della vita, tentando anche di rispondere ai sospiri così grandi e profondi che arrivano alle fauci. Leggo che non scrivi poesie, di solito. Invece, spero di rileggerti. A presto
  5. novemai

    [LP 8] Echi

    Bella la tua poesia, @Sira. Ci fai intravedere le immagini che compongono i ricordi di una persona, fra scatti cartacei e mnemonici. I versi estremamente brevi veicolano un'idea di spazio e di aria. La percezione spaziale amplificata viene accentuata dagli echi remoti, dall'immagine della vista sul mare, che si può sentire risuonare con le sue onde. C'è un senso di tranquillità in queste rievocazioni, che stanno sospese nello spazio grande della memoria, mentre la persona che li pensa viene cullata dall'amaca. Il fermo immagine è il momento presente, che in ogni secondo si rinnova in una coscienza nuova. Questa ha consapevolezza di esserlo, forse al prezzo di non essere più spensierata, e di vedersi perfettamente, come in uno specchio. Complimenti e a presto!
  6. novemai

    [LP 8] Dal polso esile e bianco

    Ciao @Ippolita2018. Bellissima la tua poesia, di una potenza a cui è difficile rimanere impassibili. Il polso esile e bianco è di per sé un'immagine molto delicata, e lo diventa ancora di più nel progressivo e lento svolgersi dei versi. Il polso appartiene a una persona che non c'è più, forse un bambino che rivive nei ricordi. "E ho pensato a me, e a quando fuggì dalle mie dita." Qui la poesia non rivela se si stia ancora parlando di un palloncino, o di una persona, ma il tono sommesso, la doppia congiunzione, ancora più rallentata dalla virgola, ci parlano di un ricordo che richiede tempo, riflessione, qualche istante in più di attenzione, che forse si sovrappone a molti altri ricordi. La seconda strofa è più drammatica, con il sangue e le risa incuranti del dolore. Bellissima la chiusa (te l'hanno già detto in tanti), ancora una volta il palloncino, la persona che è andata via, gli uccelli in volo si uniscono, in uno sfumato disegno dai contorni che solo i toni delicati di questi ultimi due versi possono veicolare. Il rivolgersi alla persona che non c'è più, quasi come se potesse sentire, così come il saluto al palloncino, è l'istinto di ciò che siamo e del nostro essere fragili ed esili come un polso, che ha bisogno di rimanere legato a qualcosa per sopravvivere, anche a un ricordo. Complimenti Ippolita.
  7. novemai

    [LP 8] Primavera?

    Ciao @Poeta Zaza. Costruisci una dedica alla primavera, che emerge qui non come una stagione priva di complicazioni: quella nostalgia, che non si sa bene se sia dovuta alla consapevolezza di non poterne godere, o se sia perché è lei di per sé una stagione nostalgica. La primavera segna l'inizio di un nuovo ciclo di stagioni, che si conclude con l'inverno. Corrisponde al nuovo inizio dal punto di vista della natura e ogni nuovo inizio può portare con sé tracce della nostalgia del passato. La primavera è identificata nei fiori, nel profumo e nel vento caldo, che per la prima volta possiamo solo vedere accadere fuori. Le due parole salienti della prima strofa, infatti, risaltano perché "intrappolate", anche loro, dai trattini: primavera e fuori. La bellezza della primavera, che vive di vento caldo, contrasta con la sensazione di asfissia dovuta all'impossibilità di respirarla e quei trattini esprimono benissimo tutto ciò. I fiori (che creano una paronomasia con "fuori") si confondo fra gli elementi della stagione nella prima strofa, vengono però ripresi nella seconda strofa, che traccia un ritratto realistico del nostro momento storico. La primavera ci mancherà, sebbene sarebbe solo appena fuori dalla finestra, e i fiori sono fiori di paura. I pensieri, come il vento caldo, anch'essi imprigionati da marzo. Mi è piaciuta molto questo tuo componimento e ho trovato molto originale il modo in cui hai gestito il tema dell'assenza, parlando della primavera. Quando non abbiamo più senso dell'orientamento, quando il tempo sembra sfuggirci di mano, quello che ci resta sono le stagioni e i mesi. Non esistono settimane, né giorni. Anche nel quotidiano, mi ritrovo molto in questa percezione del tempo, legata ai cambiamenti della natura e al valore simbolico dei mesi, e per questo ho davvero apprezzato questa poesia. A presto!
  8. novemai

    [LP8] Pronomi dell'amore

    Ciao @Emy, bella poesia! Le strofe sono suddivise in modo da creare forme uguali (come è stato suggerito qui sopra, di donna: bella idea). Nel complesso, la poesia ci parla di uno spazio che ricorda la persona che ora non c'è più, perché è andata via. C'è un senso di malinconia legato al ricordo, ma anche di incredibile freschezza. È come se questa riflessione avvenisse comunque in una splendida giornata di primavera. Forse è per via delle finestre aperte, che diventano braccia aperte alla vita. Il verbo apprezzare, poi, non ha connotazione negativa e contribuisce a dare questa sensazione di positività. I numeri invece fanno parte delle sequenze meno razionali, quelle intrappolate nel cortocircuito del ricordo. L'azione di enumerare con i passi lo spazio rende proprio bene quel senso di ricerca spasmodica, almeno nel ricordo, di un tempo e un luogo ormai perso. Le prime due strofe si concludono rispettivamente con "noi" e "tu", e i versi immediatamente precedenti a questi due pronomi parlano, viceversa, di un Tu e un Noi, segno che i due pronomi sono indissolubili, perché senza un Tu non c'è più un Noi. L'ultima strofa mette allo scoperto le mancanze dell'io, le parole non dette. E si conclude, di fatto, con la realizzazione di essere soli, in una stanza vuota. Trovo che questa poesia riesca a trasmettere diverse sensazioni, anche molto diverse fra loro. Malinconia, solitudine e forse anche accettazione si uniscono in modo davvero armonico, in uno spazio ancora infestato della presenza dell'altro, ma è uno spazio che tuttavia sa ancora parlare di altro e di sé, e soprattutto della vita fuori che aspetta. Complimenti! A presto.
  9. novemai

    [LP 8] Non presente

    Ciao @(Irene) Bellissima questa tua poesia. L'ho trovata anche molto nelle mie corde, dato che la mancanza è uno dei temi su cui più spesso mi capita di scrivere. Succede di pensare a come potrebbe essere (o essere stato), a quali momenti si sarebbero potuti vivere con una persona che, invece, non ci è stata o non ci è vicina. Si arriva a immaginare persino le parole più trascurabili e i discorsi più imprevedibili. Il vento che è dolce, la strada che percorrono le stelle, che sembrano discorsi altisonanti, di un certo livello, ma in fondo sono solo un pretesto per parlarsi. E sono anche quegli stessi discorsi che si vorrebbero fare solo con le persone che più amiamo. Il risultato di questa incomunicabilità e della presa di coscienza di essere "non presenti" si risolve in un'immagine di sé inaridita, muta, che ormai dall'altra persona può solo essere vista cadere, non più essere ascoltata. La scelta di esprimere la mancanza di quello che non è stato con il dire ciò che l'io narrante avrebbe potuto fare definisce già il sentimento di desiderio insoddisfatto, di pacata rassegnazione e di accettazione. È una poesia malinconica, delicata, che riesco davvero a sentire in profondità, proprio perché mi rivedo in questa idea di sussurrare ciò che avrebbe potuto essere, come se l'altra persona potesse sentirci. Complimenti! A presto.
  10. novemai

    [LP 8] Poesia

    Ciao @Vincenzo Iennaco, commento la tua poesia, che ho trovato molto delicata e quasi pittorica. Le immagini che crei sono come dei quadri che fissano su tela le varie declinazioni del sentimento poetico. Nei tuoi versi, la poesia si nasconde nel vento, nella maiolica sbeccata, nel fondo del piatto, nei momenti di tristezza. Sono situazioni che generano la poesia e possono essere poco frequenti, come la neve, quotidiane, come il momento del pasto (o un ricordo d'infanzia che non scorderemo mai) o rare, come la lacrima come una scia di una stella cadente. La stessa metrica varia, proprio per trasmettere le possibilità infinite del linguaggio poetico. Viene da pensare che una poesia sulla poesia potrebbe essere, appunto infinita, raccogliendo tutte le possibili manifestazioni poetiche della vita, eppure si deve pur ricorrere a una sintesi: e anche la sintesi diviene poesia. Mi è piaciuto molto questo tuo componimento. Spero di rileggerti presto!
  11. novemai

    [LP 8] Nostalgia

    Ciao @Exairesi! Mi è piaciuta molto la tua poesia. Le sensazioni che descrivi sono vivide, le azioni sono rese materiche, intense. Le immagini sono dense: "densa euforia" , ma anche "ammasso" , "massa", "insieme scuro", "pesante corpo", "nebbia". Pure la sintassi, insieme alla semantica, si addensano, ricca com'è la poesia di aggettivi, sostantivi, persino di verbi che si arricchiscono di tratti semantici di altri verbi, per esempio "scivola di passi", "piove il senso". Numerose figure retoriche contribuiscono a rendere questo componimento una sorta di visione onirica, un delirio di emozioni. La sinestesia è quella che domina su tutte. Solo alla fine, l'intenso vortice in cui l'io narrante sente il peso dell'altro su di sé, sembra distaccarsi da quel suo corpo così vivo e avvolgente, e rivolge un pensiero all'esterno. Lì i giorni e le ore corrono, fuggono e sono perse. Crei una trama di immagini ma anche di suoni molto fitta. Le allitterazioni, consonanze, ripetizioni formano simmetrie in cui ci si perde in un disordine ordinato. Anche così riesci a trasmettere il labirinto dolce, che la voce narrante ha ormai imparato a conoscere e in cui a imparato a vivere. È una bellissima poesia, davvero complimenti. A rileggerti.
  12. novemai

    [LP 8] Mani

    Ciao @Talia, Questa poesia è tenera, evocativa e ricca di immagini che travalicano i limiti del tempo. Già la figura della nonna ha il potere di confondere le stagioni nelle sue mani affusolate e venose (bellissima immagine quella delle mani venose, un simbolo delicato e comune della vecchiaia), perché con le sue dita combina i frutti dell'inverno, dell'estate in primavera. Diventa una sorta di maga, sensazione che viene avvalorata poi dall'immagine di lei che sussurra "pagine magiche", ma tutto in un bisbiglio, come se ciò che dice fosse un segreto misterioso da celare al mondo. Le parole chiave di questo componimento sono in posizioni di spicco, o a fine verso: "tue", "mie", "nonna", "mamma"; o, nel caso di "mani" nel titolo. Queste scandiscono i momenti salienti della poesia e ne definiscono le due sezioni, l'una in cui è protagonista la nonna con le sue mani, l'altra dove il focus è sulle mani della voce narrante, che pur simili si discostano dalle prime per un diversa dimestichezza con un piatto della sua infanzia. Passato e presente si fondono in questa dolce rievocazione, ma anche il futuro fa la sua comparsa, perché le mani anziane della nonna sono un'anticipazione di come appariranno quelle della voce narrante. I versi lineari scorrono fluidi, scanditi da rime che danno alla poesia un'atmosfera di fiaba. Molto delicata, la tua poesia mi è piaciuta davvero tanto. A presto!
  13. novemai

    [LP 8] Commiati mai detti

    Ciao @INTES MK-69 la tua poesia è una confessione disincantata e dolorosa. Sarà difficile superare questo momento e le opere come la tua, in futuro, non saranno che uno spiraglio attraverso cui riguardare a questi giorni drammatici. Tuttavia, diventano documenti preziosi, moniti che rimarranno a ricordarci di quanto abbiamo lasciato dietro. Forse allora sarà ancora più tragico il senso di queste parole, quando ritornati alla normalità avremo davvero consapevolezza della vastità del dolore che questi eventi hanno portato. Ma questa poesia è anche e soprattutto, come è stato detto qua sopra, un canto rivolto a chi non c'è più, a chi soffre, a chi soffrirà e racconta il senso di impotenza che sentiamo tutti, di colpa per non poter fare di più. Verrò a rileggerla quando tutto sarà finito. Grazie per averla composta.
  14. novemai

    Lampi di Poesia 8 - Off topic

    Teatro di Andromeda a Santo Stefano Quisquina (Agrigento) Questo sarebbe un bel posticino in cui attendere in solitudine la fine della quarantena
  15. novemai

    [LP 8] Silenzio

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