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ILPIERPO

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    Sognatore
  • Compleanno 29/06/1965

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    Salerno

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1.190 visite nel profilo
  1. ILPIERPO

    Narcissus (Streetlib) o Amazon?

    Stammi bene a sentire. I punti interrogativi e le faccine, usali con qualcun altro. Hai per caso visitato il blog? Per quello che posto, 1 post al mese è affermare tanto, non ho nulla da spammare. E soprattutto, il blog NON E' CERTAMENTE UNA FONTE DI GUADAGNI ne' tantomeno sono uno di quelli che definisco "IMBONITORI" (qualcuno li chiamerebbe truffatori) che vogliono vendere un prodotto, quindi mi sento offeso dalle tue faccine! Se poi, per aver inserito DUE volte UN link ALLA stessa discussione - tenendo presente che porta DIRETTAMENTE al post - lo definite spam... non diciamo eresie. Detto questo, eviterò di postare e cercare di portare la mia esperienza... anzi, sai che ti dico? Cancellate il mio account e fatevelo da soli il blog. Mi dispiace per i tanti ingenui ragazzi, che meriterebbero di essere aiutati senza "interessi occulti subliminali" alla base.
  2. ILPIERPO

    Narcissus (Streetlib) o Amazon?

    Tra parentesi (l'ho letta solo ora), in HOME ... occupa mezzo schermo scrivete: "Il mondo dell'editoria, senza filtri."
  3. ILPIERPO

    Creare ebook e impaginare per cartaceo

    Alquanto strana come regola. Secondo me è più spam e tentativo di COSTRINGERE qualcuno a contattarti inserire poche righe. A questo punto cancella completamente il post. Volevo dare qualche contributo, ma odio i vincoli. Ora capisco il perché ho tante volte sentito il desiderio di postare ma ho rinunciato.
  4. ILPIERPO

    Narcissus (Streetlib) o Amazon?

    Non mi sembrava (e non mi serve) pubblicità, ma solamente un contributo alla discussione. Ne terremo conto (io). Scusate il disturbo
  5. ILPIERPO

    Narcissus (Streetlib) o Amazon?

    Non è, e se è... ti viene male, possibile. Ti consiglio , ci sono diversi servizi free in internet, di effettuare doppia conversione: Pdf -> doc e doc -> epub. Fatta la prima conversione e reimpostata la formattazione (non so se si perde, io uso adobe acrobat pro) scarichi Calibe (free) e lo converti in epub. Fatto questo, con Sigil (free) lo controlli e VIA. Ovviamente una passatina con EPUB validator (indispensabile sia senza errori se no non viene accettato). Se ti interessa ho pubblicato un post sul blog su come ho fatto io... *Editato dallo Staff*
  6. ILPIERPO

    Creare ebook e impaginare per cartaceo

    Qualche mese fa, postai sul mio blog, i miei segreti! No, scherzo. Semplicemente i passaggi adottati per la realizzazione dei miei ebook e l'impaginazione del cartaceo per il PoD. *Editato dallo Staff*
  7. ILPIERPO

    Servizio traduzione You Can Print

    Se ti interessa ancora l'argomento. Su streetlib hanno indicato un servizio di traduzione completamente gratuito, italiano, mi pare si chiami tektime. Traducono il libro e prendono una percentuale. Non ho approfondito la questione dei diritti e come/dove distribuiscono. Fai un giro sul sito
  8. ILPIERPO

    Asha

    Titolo: Asha (Storia di un'adolescente che desiderava solo ciò che avevano tutte le sue amiche...) Autore: Pierpaolo Maiorano (Il Pierpo) Collana: - Casa editrice: Youcanprint (PoD) e StreetLib (ebook) ISBN: 9788892641723 (cartaceo) - 9788822875419 (digital) Data di pubblicazione: 10/12/2016 (cartaceo) 09/12/2016 (digital) Prezzo: €16,00 e €6,99 Genere: Real-Life Stories Pagine: 230 Si parla quasi esclusivamente della forma costrittiva del fenomeno; giustissimo visto che è la parte drammatica e riguarda giovanissime vittime inconsapevoli, e dev’essere contrastata con tutte le nostre forze. Non bisogna però dimenticare che esiste anche l’aspetto volontario. Un fenomeno molto più diffuso di quanto non si creda fra gli adolescenti di oggi che, per ottenere ricariche, telefonini di ultima generazione, piuttosto che un vestito firmato o soldi, scelgono di vendere il proprio corpo… consapevolmente. E non sempre, come nel caso della protagonista, spinti dalle precarie condizioni economiche della famiglia. Anche questa è da contrastare, a monte. Nel libro, i due aspetti s’incrociano, procedono paralleli, sviluppando una trama fitta, senza pause, avvincente. Asha è la terzogenita di una famiglia di immigrati albanesi, in Italia da vent’anni. Persone perbene, oneste, lavoratrici, ben integrate nel tessuto sociale, ma che a stento riescono ad arrivare a fine mese. Vedere le amiche vestire bene, avere belle case e tutto ciò che desiderano, mentre lei è costretta a vestire abiti lisi e abitare in una casa fatiscente, le fa provare invidia. Trascinata da un’amica senza scrupoli, accecata dalla prospettiva di avere ciò che i genitori non possono darle, scappa e decide di vendere il suo corpo per ottenerle. Questa scelta però, se da un lato le permette di appagare tutti i suoi desideri, ben presto le fa rimpiangere il non poter avere una vita da normale adolescente, coltivare amicizie, ridere, scherzare, innamorarsi. Venduta a un’organizzazione criminale, segregata e costretta ai loro voleri, scappa più volte, ma viene sempre ritrovata. Scoperto di essere incinta, non riuscendo a trovare il ragazzino con il quale lo ha concepito, tenta di far credere a un uomo di mezz’età, incontrato durante una delle sue fughe, di essere lui il padre del bambino. Fallito anche questo tentativo, stanca di scappare, con quei criminali che non le danno tregua… decide di farla finita. Il ritrovamento della lettera d’addio che lascia sul tavolino di un bar, dà l’avvio alla storia. Link all'acquisto: store.ilpierpo.it
  9. ILPIERPO

    le Realtà Parallele 2

    Titolo: le Realtà Parallele 2 Autore: Il Pierpo Collana: le Realtà Parallele Casa editrice: Youcanprint - StreetLib ISBN: 9788892630949 (PoD) - 9788822850881 (ebook) Data di pubblicazione (o di uscita): 01/10/2016 (PoD) - 26/09/2016 (ebook) Prezzo: €13,50 (Cartaceo) - €6,99 (digitale) Genere: Real-Life Stories Pagine: 174 Secondo libro dedicato a quella che ho definito una Realtà Parallela. Testimonianze di persone cosiddette "normali". Uomini sposati, separati, con figli o considerati playboy che, attraversato un momento particolare della loro vita, hanno perso la speranza di essere di nuovo felici. Oltre alle consuete affronto argomenti "scomodi" come la prostituzione maschile o la spietatezza di alcuni mondi come il calcio e la politica. E che dire della testimonianza di un padre americano, che per amore del figlio fa una cosa che non ti aspetteresti, per comprendere, accettare e sostenere il figlio dichiaratosi gay. La naturalezza dei bambini nell'accettare un "amore diverso", dandoci una grande lezione di vita. Altre verità, quegli atteggiamenti di alcuni, che danno una visione distorta del mondo omosessuale; infine... credere di dover dimostrare a tutti i costi di essere in grado di svolgere bene il proprio lavoro, nonostante l'orientamento sessuale. Link all'acquisto: https://store.ilpierpo.it
  10. ILPIERPO

    Io sono Mario M e questa è la mia storia

    Titolo: IO SONO MARIO M E QUESTA E' LA MIA STORIA! Autore: Il Pierpo Collana: CODENAME: SILVERWOLF - Un passato da dimenticare Casa editrice: StreetLib ISBN: 9786050322262 Data di pubblicazione 18/09/2014 Prezzo: € 26,99 Genere: Azione, avventura, thriller, giallo Pagine: 1300 Link all'acquisto: STORE Il SITO dove trovi tutto e di più Esiste anche una versione FREE (230 pagine) ISBN 9788892570726
  11. ILPIERPO

    Al cospetto della famiglia

    Grazie del commento. Parto col dire (non prenderla come scusante) che questo frammento fa parte della mia primissima esperienza di scrittura. E, IMHO (come dici tu...), la correzione bozze è stata eseguita (e più o meno lautamente pagata) da una delle agenzie che si reputano fra le migliori (Questa potrebbe essere una scusante, ma è un mio errore averli scelti: infatti successivamente ho cambiato). Sì, oggi concordo con te, che l'uso della punteggiatura fa risultare la lettura "difficoltosa" ai puristi della lettura. Purtroppo la rete è un'arma a doppio taglio e solo con l'esperienza riesci a districarti. Trovi chi afferma che troppa punteggiatura viene usata dagli esordienti, e quindi ti giudicano in maniera negativa, altri dicono il contrario... Onestamente, qui non ho capito cosa intendi con "Questa non è più casa mia. E anche per me..." Mi sembra un rafforzativo inutile e che confonde il lettore. Poco chiaro in questo frammento. Il padre lasciandolo sanguinante a terra: «Non sei più mio figlio e non azzardarti a tornare a casa mia, se no ti ammazzo!» "E anche per me" dice Nick confermando che neanche lui la considera più tale, e non ci ritornerà, fin quando il padre non accetta la sua omosessualità e il suo compagno. Se vuoi leggere l'intero capitolo, sul sito dedicato si possono scaricare degli assaggi Qui Colpa della punteggiatura. Mario non è che non va fiero del suo passato ECCETTO una sera, ma SALVA il ragazzo UNA SERA dalla furia del padre. Forse così è più comprensibile... Mario M, bisex con un passato di cui non va fiero, salva una sera il ragazzo, dalla furia del padre (...) Apprezzo molto TUTTI i consigli, ma quello che più mi gratifica è l'ultimo commento: Il Pierpo
  12. ILPIERPO

    Un'inutile storia d'amore- Incipit

    Tralasciando il già discusso gli o le ... io avrei scritto: Illuminò il suo corpo perfetto e sinuoso per una frazione di secondo Concordo con i commenti sopra. Però è vero... il tuo personaggio è un bieco arr***to Non mi piace, anche se non so spiegare il perché Una curiosità che potrebbe indurmi a continuare la lettura è: ma Joel, sul letto, è nudo o aspetta che lei...
  13. ILPIERPO

    Al cospetto della famiglia

    Nick è scomparso e Guido chiede a Mario di aiutarlo. Lo trovano a casa sua e al cospetto della famiglia... Le domande cominciarono a fioccare incessanti, Guido aveva lo sguardo terrorizzato, e appena rientrato finii anch’io sul banco degli imputati. Spiegato loro che non avevo molto tempo da dedicare alla chiacchierata poiché avevo un convegno in corso, mi arrivò una raffica di domande dalla madre ma anche dalle sorelle di Niccolò. Come conosci Nick? Sai che è minorenne? Che è ancora un bambino… dov’è stato tutto questo tempo e via dicendo. Alla fine mi stancai e iniziai il mio monologo con calma, sicurezza e schiettezza come mio solito: «Signora, si tranquillizzi. Voi avete tutte le ragioni a preoccuparvi, ma è l’atteggiamento a essere sbagliato. Partiamo dall’evidente attrazione che Niccolò sente per il suo stesso sesso. Voi pensate che sia troppo piccolo, che non sappia ciò che sta facendo, ma non è così. Lo sa cosa vuole, mi creda. E voi, come familiari, al posto di assillarlo, di cercare di trovare un colpevole, di pensare che sia malato e, scusate il termine, stronzate del genere… avete il dovere di capirlo e – anche se non è facile lo ammetto – assecondarlo. Può anche darsi che sia una fase passeggera, una ricerca di affetto e comprensione che domani, accorgendosi di provare attrazione per le donne, passerà. Proprio perché è così giovane e agli inizi della sua vita adolescenziale che non c’è ancora nulla di definito dal punto di vista sessuale. Poi… preferite imporgli i vostri canoni, costringerlo con la forza… chiuderlo in casa o in collegio, alla fine cederà. Magari si sposerà. Con il risultato che vi ritroverete una persona repressa dalla doppia vita – sposato che poi va all’affannosa ricerca di sesso nei posti d’incontro – diventando pericoloso per sé e per i suoi familiari. Ma arrivare a quanto ha fatto l’altra sera quello là.» Pamela m’interruppe stizzita. «Calma, freniamo il linguaggio e non condanniamo una persona giudicando da un momento d’ira…» la interruppi a mia volta. «Un momento d’ira? Se non glielo toglievo dalle mani, lo ammazzava. Niccolò le hai fatto vedere il referto? Se lo avesse colpito due centimetri più giù, rischiava di perdere l’occhio. Il povero ragazzo era a terra e quello lo prendeva a calci senza controllo. Ha due costole incrinate, lo sapevate? No, scommetto. Sinceramente non so proprio come non pianga dal dolore. Per quel che riguarda suo marito, non riesco proprio a non chiamarlo diversamente, anzi saprei come chiamarlo ma per rispetto…» «Davvero Nick?» chiese la sorella, lui annuì. La madre sconcertata lo chiamò vicino a sé e gli fece una carezza sulla fronte ferita, promettendogli: «Ora che sei a casa, piccolo, ti curo io.» Nick la guardò corrugando la fronte: «No Mamy. Papà l’ha detto chiaramente. Questa non è più casa mia. E anche per me, se lui non ci accetta. Se tutti non accettate Guido. Io voglio stare con lui. Mi vuole bene e abbiamo la stessa storia. Non cercare di trattenermi, di farmi cambiare idea, scapperei sempre da lui. Oramai è deciso.» «Uguale a papà, stesso comportamento e piglio deciso. Sarà dura da gestire…» disse Elisa. «Io…» continuò Nick «non ce l’ho con lui. Vorrei solo che mi accettasse per quello che sono, e anche se non è stato molto presente nella mia vita, almeno io so di avere il vostro amore, Guido invece, lui non ha più nessuno che gli voglia bene… tranne me.» da: Per tua buona sorte (Il Pierpo)
  14. Il titolo è forte, ma provocatorio. Non ha nulla a che vedere con abusi o prevaricazioni, ma parla di una bel sentimento. Incesto “Da settimane sono rimasto solo. In questa grande casa. Vago sperando di rivedere qualche volto familiare. Mi accontenterei anche di una visione, di una qualsiasi situazione che possa alleviare questo senso di solitudine, prima che mi uccida. Sono sempre stato solo. Fin da piccolo, mi sono dovuto creare qualche amico immaginario che mi tenesse compagnia e giocasse con me...” Questo è l’incipit perfetto del romanzo della mia vita – che non ho avuto il coraggio di scrivere. Sono Gustavo e discendo da una famiglia nobile. Abitavo nel centro storico, in una palazzina a tre piani. A livello strada, c’erano le stanze dei domestici e i garage, al primo piano avevamo le cucine, la sala da pranzo e il salone. Al secondo piano la grande biblioteca, lo studio di mio padre e una stanza dove mia madre era solita ospitare le amiche per giocare a bridge. Al terzo, le stanze da letto, quattro, perché i miei avrebbero voluto altri figli. Quindi in mansarda, la stanza da letto dei miei. Una vera e propria suite, con oltre alla vera camera con il letto, c’era un enorme bagno e un salottino. Dicevo della mia infanzia. Triste e solitaria. Dopo aver avuto me, i miei andarono in crisi, vivevano praticamente da separati, anche se nella stessa casa... per le apparenze! Per quello che avrebbe potuto pensare la gente. E continuavano, in pubblico, a far credere di essere una coppia felice. Ovviamente ognuno aveva l’amante e nonostante si sforzassero, tutti conoscevano la verità. Papà morì quando avevo quindici anni, ufficialmente per un incidente di caccia, ma dai pettegolezzi dei domestici capii che si era sparato. Aveva perso in borsa, ingenti capitali, quasi tutto. Ci era rimasta la palazzina in centro e una tenuta in campagna, che mamma fu costretta a vendere dopo poco. Quando morì mio padre, non ne rimasi molto turbato. Non si era mai dimostrato affettuoso, non giocava mai con me, lo infastidiva avermi tra i piedi. Gli servivo solo per dimostrare la sua virilità al mondo. Mamma invece mi voleva un gran bene. Mi coccolava e riempiva di attenzioni, soprattutto dopo la morte di mio padre. Mi fece frequentare le migliori scuole, non mi faceva mancare nulla e assecondava tutti i miei capricci. A vent’anni andai via da casa. Ufficialmente per studiare, ma realmente perché non sopportavo più di stare lì. Facevo la bella vita. Divertimenti, feste, donne... e anche molti maschi. Tanto che iniziai una relazione stabile con un mio coetaneo. A ventisette anni, finalmente riuscii a laurearmi e dopo un anno fui costretto a sposarmi, pressato da mia madre, alla quale avevo confessato di stare con un uomo, e che aveva minacciato di diseredarmi se non lo avessi fatto. Nel frattempo a casa andava sempre peggio. Mamma dovette licenziare quasi tutta la servitù. Rimase con lei solo la mia vecchia tata che faceva tutto ciò che serviva. Chiuse quasi tutte le stanze e lei stessa si trasferì al secondo piano, nella stanza di fianco alla nostra. Lì cominciarono i problemi. Evidentemente questo ridimensionamento non piaceva alla mia mogliettina, e iniziarono i litigi. Due anni d’inferno, culminati con la fuga di lei. Per fortuna! Almeno l’eredità era salva. Continuai a frequentare donne e maschi, finché un giorno ebbi un’overdose. Uno stronzo mi aveva, a mia insaputa messo in un whisky, delle pillole di non so cosa. Ce la feci, ma caddi in uno stato depressivo acuto e mia madre mi rivolle a casa e mi curò. Quando mi ripresi un pochino, dopo tre anni, decisi di cambiare registro e crescere. Iniziai a lavorare, trovai una compagna, Lidia, che mi voleva bene e andavamo d’accordo, tanto che pensai fossi alla fine del tunnel. Ma anche stavolta durò poco. Avevo continuato a cercare qualche avventura omo di tanto in tanto e questo mi costò anche questa relazione. Una volta scopertolo, Lidia mi lasciò. Fra alti e bassi, mi ritrovai a quarantanove anni, solo, a vivere a casa di mia madre, senza un affetto e con una serie di rapporti occasionali, consumati fra le mura domestiche. Sì perché mia madre aveva accettato questo mio comportamento. Temeva me ne fossi andato via se me lo avesse impedito. La mia vita era squallida. La mattina al lavoro, da impiegato qualunque, il pomeriggio a vegetare in attesa di qualcuno che rispondesse ai miei annunci… la sera a fare sesso, spesso senza sapere neanche il nome del mio partner occasionale, o a guardare film porno. Quattro anni fa, l’ennesima tegola! Mia madre si ammalò e non le diedero speranze. In poche settimane, perse l’uso delle gambe e delle braccia, quindi toccò alla parola, comunque era lucida e capiva tutto. Ulteriore cambiamento nella mia vita. Decisi di licenziarmi e dedicarmi totalmente a lei, accudendola, finché non fosse giunta la sua ora. E ritengo che grazie a questo mio impegno le ho allungato la vita. Ogni mattina la portavo con me a fare la spesa, le preparavo il pranzo – la tata non riuscendo più ad accudirla, a ottant’anni suonati, decise di andare in ospizio –, la facevo mangiare e mi occupavo anche della sua igiene personale. Il pomeriggio di nuovo a passeggio o, quando il tempo non permetteva, a leggerle dei libri. Lei non riusciva a parlare e spesso piangeva, sono sicuro che le dispiaceva fossi costretto a sacrificarmi per lei e io la rassicuravo in continuazione, dicendole che lo facevo più che volentieri. Due anni e mezzo fa, conobbi Livio. All’epoca ventiduenne, attratto dalle persone mature. Vide la mia foto su un sito d’incontri e tanto mi perseguitò, finché non riuscì a conoscermi. Diceva che c’era qualcosa in me che lo attirava tantissimo. Sinceramente, da quando mamma si era ammalata, non avevo più tempo di dedicarmi alla ricerca su internet. Alcuni annunci li avevo cancellati, qualche altro mi era sfuggito. Mi accontentavo di un paio di amici che mi venivano a trovare a casa regolarmente. Lo incontrai di giovedì, l’unico giorno che mi concedevo durante la settimana, lasciando mamma con una signora di fiducia. Mi seppe coinvolgere al punto che lo invitai la sera stessa a casa. Si vedeva che era un bravo ragazzo e da quel po’ che mi aveva raccontato al bar, mi fece tenerezza. Cresciuto senza padre, all’età di sedici anni era morta anche la madre, ed era stato affidato ai nonni. Gli piacque molto la casa, quel po’ che gli mostrai. Lo lasciai in biblioteca, e andai a pagare la signora e ad accertarmi che mamma stesse riposando. Quando lo raggiunsi, lo trovai assorto nella lettura di un libro di Michail Bulgakov, “Cuore di cane”. Mi stupii quando vidi che conosceva quello scrittore e anche la trama del libro. Avrebbe voluto tanto leggerlo ma era oramai raro da reperire. Mi chiese se glielo facessi leggere, ma quella era una prima edizione originale, facente parte di una collezione molto rara. Vista la cura con la quale trattava il manoscritto, gli promisi che se fosse stato bravo di là... lo avrei invitato per farglielo leggere. Non so se fu quello stimolo, o se gli piacessi davvero tanto, ma fu la migliore scopata degli ultimi vent’anni! Mentre ci rivestivamo, sentii mamma lamentarsi. Dovetti correre da lei, poteva essere solo sete, come qualcosa di più grave. Fortunatamente era la prima ipotesi. Il ragazzo incuriosito mi aveva seguito, e si era fermato sull’uscio a guardare. Quando mamma lo vide si agitò e iniziò a piangere. Sentivo che voleva dirmi qualcosa, ma purtroppo non riuscivo a capire. Livio scappò nell’altra stanza, pensando fosse colpa sua. Dovetti rassicurare anche lui, dopo aver tranquillizzato mamma, che si riaddormentò. Con la scusa della lettura, Livio iniziò a chiedermi sempre più spesso di venire a casa e la mia attività sessuale ebbe un’impennata. Ma non era solo sesso. Mi piaceva chiacchierarci, spesso rimaneva a cena con noi. Iniziò a entrare in confidenza con mamma e sembrava capisse meglio di me cosa voleva. Le insegnò un metodo per comunicare con noi. Una sorta di alfabeto morse, sbattendo le palpebre e inclinando la testa. Un giorno Livio arrivò in lacrime. Non ci vedevamo da due settimane. Il nonno era morto, avevano fatto il funerale qualche giorno prima. Lo zio aveva deciso di portare a casa sua la nonna, che era malata e non autosufficiente. Ma la cosa che lo rendeva così infelice, oltre che aver perso il nonno che gli aveva fatto da padre, fu il benservito dello zio. A casa sua non poteva andare perché non aveva spazio, e non poteva neanche rimanere a casa dei nonni, visto che lo zio era costretto a venderla. Povero ragazzo. Aveva sì ventitré anni, ma studiava e i nonni gli pagavano la retta universitaria. In un solo colpo, aveva perso tutto, e si ritrovava in mezzo a una strada! Mi ero affezionato a quel ragazzino ma come potevo aiutarlo? Già soli noi due ce la facevamo a stento. Dopo la malattia di mamma licenziatomi per accudirla, per tirare avanti, ero stato costretto a fittare il piano strada. A cena, vedendo che nonostante fosse molto fiero, continuava a lacrimare, raccontai a mamma ciò che gli era successo e se le facesse piacere ospitarlo qualche giorno. Lei ci fece capire di sì, e, per le apparenze, gli preparai la mia vecchia stanzetta, ma di fatto, iniziò a dormire con me. Livio era proprio un bravissimo ragazzo. Per sdebitarsi mi aiutava con mamma, teneva in ordine la casa e iniziò a spolverare tutti i libri in biblioteca. Quando arrivammo alla scadenza del termine per il pagamento della retta universitaria, glieli diedi io, dal fondo di emergenza. Volevo che continuasse gli studi. Non era come me, gli piaceva studiare, imparare. E a costo di dover fare dei sacrifici, o vendere parte della casa, lo avrei fatto laureare. Mi resi conto di essermi innamorato di lui, lui di me lo era già da tempo. Vedere come curava mamma, mi faceva un effetto strano. E mamma andava con piacere con lui a passeggio. Livio era l’unico con il quale prendeva le medicine senza fare storie e andava volentieri a fare le visite di controllo. Un paio di giorni a settimana usciva con gli amici, a fare una passeggiata o a bere qualcosa. La cosa mi faceva piacere, solo che tremavo al solo pensiero che potesse non tornare più. La vita che potevo offrirgli era molto sacrificata e piena di rinunce, quanto avrebbe resistito? Chi mi assicurava che se incontrava qualcuno... Ma tornava sempre, e quando lo invitavo a cercare un compagno che potesse offrirgli più di quanto gli garantissi io, mi teneva il muso per tutto il giorno. Cinque mesi fa mamma se n’è andata in cielo. Proprio nel momento peggiore per me. Due settimane prima della sua morte, ebbi una mazzata di quelle... Sarebbe dovuta essere una notizia stupenda ma, in quel contesto era una tragedia… Io e Livio eravamo sempre più uniti e ci volevamo sempre più bene. Stavamo per confessarlo a mamma, anche se penso lo sapesse già. Una mattina, mentre loro erano fuori per la consueta passeggiata, non so perché, mi arrivò l’invito all’inaugurazione di un grande resort, nato dalle ceneri della nostra vecchia tenuta di campagna. Erano passati più di trent’anni da quando l’avevamo venduta. Che significava? Per qualche minuto fui tentato di dirlo a mamma, poi decisi che l’avrebbe solo fatta agitare, e lo buttai nella spazzatura. Il giorno dopo, Livio trovò nella pattumiera la brochure e incuriosito la lesse. A tavola, ignaro, la prese e me la mostrò, leggendo la didascalia, per la mamma. Avevano mantenuto il nome originario della tenuta e mamma quando lo sentì iniziò a piangere. M’incazzai con Livio, ma come poteva immaginare? Riuscii a calmare mamma e spiegai al ragazzo che quella tenuta era stata di nostra proprietà. Mi confidò che lo aveva colpito una cosa di quella brochure. In una delle foto, si vedeva la cappella fatta costruire da papà e che aveva sul portoncino, intarsiata nel legno, l’effige di San Bartolomeo. Disse che sua madre si era sposata in quella chiesetta. Una delle poche cose della madre da cui non riusciva a staccarsi, era la foto di lei in abito nunziale in quel posto. Mi venne un tuffo al cuore mentre mamma si sentì male, tanto che dovemmo chiamare la guardia medica che ci consigliò di andare in ospedale. Per tutto il tempo che aspettammo mentre facevano gli esami a mamma, piansi. La tenuta l’aveva acquistata un cugino di papà e io in quella chiesa mi ero sposato! Gli chiesi del padre. Gli chiesi di mostrarmi quelle foto. Ero sicuro al 100% che il parente non avesse concesso a nessun’altro l’uso di quella cappella. Già per sposarmici io, dovetti faticare non poco. Del padre non sapeva nulla, la madre gli aveva detto che era morto appena rimasta incinta e non voleva rivivere quei brutti momenti, ma che era una brava persona. Quindi prese dal portafoglio la foto della madre. Rimasi senza parole! I battiti accelerati, la pressione a mille e un turbinio di pensieri, mi provocarono un malore. Quando mi ripresi, Livio mi chiese spiegazioni. Non risposi. Ricominciai a piangere. La madre era Irma, la mia ex... quindi Livio era mio figlio? Avevamo cercato di averne uno dal primo giorno senza risultati. Ed era questo il motivo, una volta scoperto che andavo con uomini, per cui se n’era andata. Diceva che era colpa della mia omosessualità! Ma una volta saputo di essere incinta, perché me lo aveva nascosto? Perché non era tornata? Livio era davvero mio figlio? Se sì... mi ero innamorato di mio figlio! Gli promisi che gli avrei detto tutto una volta sicuri che mamma stesse bene. Povera donna, credo che lo avesse sentito, come sapesse della nostra relazione ma non riuscendo a comunicare... Immagino come potesse sentirsi. Due giorni dopo, la dimisero, ma comunque aveva accusato il colpo. Decisi di parlare a Livio. Gli dissi tutta la verità e il sospetto che mi attanagliava. Anche lui rimase sconvolto. Decidemmo di fare il test del DNA e, quando tornai a casa con i risultati, mamma era peggiorata. Livio aveva chiamato il dottore il quale ci confermò che era questione di giorni, forse ore, ma la sua fine era vicina. Dopo aver pianto per non so quanto tempo, leggemmo i risultati. Livio era mio figlio! Di comune accordo lo dicemmo alla mamma. Poteva essere uno stimolo sapere di avere un nipote, ma se avessimo ottenuto il risultato contrario... almeno sarebbe morta conoscendo il nipote che aveva sempre sognato di avere. Mamma fu felice di averlo saputo, ma non si riprese. Livio e io la vegliammo fino alla fine e le organizzammo il funerale che meritava. Il giorno dopo, Livio se ne andò. Mi lasciò due righe nelle quali diceva di essere incazzato con la madre per non essere stata sincera riguardo al padre; con me per non essere stato presente nella sua vita; con se stesso, perché essere innamorato di suo padre, lo considerava un sentimento impuro. Ho vagato in quella casa per settimane, solo, cercando una risposta, una soluzione. Ho ripensato alla mia vita, a tutti gli errori che ho commesso. E il risultato fu che ero un fallito. Ho tentato due volte il suicidio, ma non sono stato in grado di fare neanche quello... Gustavo Due settimane dopo la prima mail, mi ha reso partecipe degli importanti sviluppi che c’erano stati. Stamattina Livio si è ripresentato alla mia porta. Dimagrito, con vestiti lerci e la barba lunga. Mi ha trovato per puro caso. Stavo portando via le ultime cose da quella casa. L’ho venduta, non riuscivo più a rimanere lì. Per la verità avevo deciso di farla finita sul serio. Ho venduto la palazzina, ma non i libri della biblioteca che avevo ben riposti in un deposito. Quindi avevo incaricato il notaio di cercare Livio per dargli il testamento. Con i soldi ricavati, avrebbe potuto vivere più che dignitosamente, laurearsi, costruirsi la vita che, anche se non per mia colpa, non aveva potuto vivere. Quando l’ho visto, gli ho consegnato di persona quella lettera e ho fatto per andarmene. Dopo qualche metro, il tempo di leggere sulla busta... Testamento... mi ha raggiunto. Mi ha sbattuto contro un muro e mi ha detto: Brutto stronzo! So cosa vuoi fare, ma non te lo permetterò. Ho dovuto rinunciare a te per tutta la vita e ora che ti ho ritrovato... Lo amo come figlio, ma l’ho amato prima come uomo. Ho paura! In qualsiasi modo mi comporterò, so che avrò un rimorso.
  15. ILPIERPO

    Kidnapped - Intrighi di Stato (Day 0)

    Day 0 Ripresi i sensi quasi subito, ma feci finta di essere ancora incosciente per ascoltare i loro discorsi. Ero terrorizzato. Cosa mi stava capitando? Parlavano di operazione andata benissimo, che le informazioni corrispondevano, e di aver catturato il capo dell’organizzazione. Si aspettavano un riconoscimento per la la precisione e la rapidità dell’operazione. Avevano catturato il capo dell’organizzazione? Cercai di capire qualcosa in più su di loro. Il loro abbigliamento, il loro armamentario non davano adito a dubbi, sicuramente appartenevano a qualche agenzia governativa. Ma cosa volevano da me? Non mi feci prendere dal panico e, come se avessi già vissuto simili situazioni, avevo già ben chiaro il da farsi. Sentii distintamente ordinare da chi comandava, di dirigersi verso nord, quindi iniziai a calcolare il tempo di percorrenza per avere un’idea di dove mi stessero portando. Ascoltavo qualsiasi rumore, odoravo qualsiasi profumo. Ad un tratto qualcuno di loro espose i suoi dubbi. «Ma siamo proprio sicuri che questo sia un pericoloso terrorista? A me sembra uno normale. Anche dalle poche parole che ha detto... sembra americano. Basta che Thompson non abbia preso una cantonata!» Quindi questo Thompson, doveva essere il capo… bene, pensai. Più allarmante trovai la frase successiva, «Problemi del capo ma soprattutto di questo tipo. Anche se non fosse chi pensiamo, sappiamo bene la sorte che gli toccherà!» Il fatto che mi avessero scambiato per un terrorista era palese e contavo di chiarire la mia posizione in pochi minuti, quell’ultima frase però mi fece capire di essere in un brutto guaio. Si sapeva come andavano queste situazioni. Dovevo assolutamente pensare a come salvare la pelle! Tacquero per il resto del tragitto, e potei concentrarmi nuovamente sulla durata del percorso, rumori, odori e qualsiasi altro indizio potesse farmi capire dove fossimo diretti. Il silenzio fu rotto dopo un’ora circa di viaggio, da una preghiera, in prossimità di un cimitero, ricordando due loro colleghi. Pensai velocemente. Direzione nord… siamo in viaggio da un’ora circa… il cimitero… Denison, quasi sicuramente. Lasciarono la strada asfaltata, a giudicare dagli scossoni, passando sul greto di un fiume, «Attento, tieniti tutto a sinistra che lì l’acqua non supera i venti centimetri. Se sbagli facciamo un bel bagno fuori stagione.» Un fiume… dev’essere poco più che un rigagnolo, vista la profondità. Ma dove precisamente... “Pensa, Steven, tu questa zona la conosci a menadito.” Altri dieci minuti e arrivammo a destinazione. Quando mi trascinarono giù dal furgone, sentii l’odore inconfondibile di un fienile. Ma abbandonato o comunque vuoto. Nessun altro tipo di rumore, quindi ci trovavamo in un posto isolato. Mi trascinarono di peso per alcuni metri. L’odore di muffa, mi fece capire che ci trovavano sottoterra, quindi mi spinsero in una stanza, su una brandina. Mi slegarono, mi tolsero il cappuccio, e solo allora finsi di riprendere i sensi, chiedendo nuovamente dove mi trovassi e cosa fosse successo. Non risposero. Mi lasciarono in quella stanza, chiudendo la pesante porta blindata, dietro di loro. Mi guardai intorno ma la stanza, oltre al letto e una sedia, era spoglia e priva di finestre. L’impianto elettrico era di tipo industriale, l’impianto di aerazione potente. Mi venne da pensare… “È passata poco più di un’ora e mezzo da quando hanno fatto irruzione in casa. Bruce… sarà sicuramente rientrato, chissà come sarà spaventato.” Iniziai a studiare un piano d’azione. Quando tornato dal lavoro trovai la porta divelta, cercai Steven dappertutto, ma di lui nessuna traccia. Da una prima rapida occhiata in casa non mancava nulla, solo la porta sradicata e delle piccole macchioline di sangue sul pavimento, qualcuno aveva sfondato la porta. La prima cosa che pensa, fu che Steven si fosse sentito male e avessero buttato giù la porta per soccorrerlo. Chiamai il numero di emergenza sanitaria ma non avevano ricevuto richieste di aiuto dal nostro indirizzo. Ne fui sollevato, ma poi pensai a un’aggressione. Richiamai il 911 e denunciai l’effrazione e la scomparsa di Steven. Due pattuglie arrivarono in capo a pochi minuti. Effettuarono i rilievi e sentirono i vicini. Nessuno aveva sentito o visto nulla. Non potendo fare altro, m’invitarono ad andare a sporgere denuncia in centrale. Alla stazione di polizia, fui indirizzato alla detective Fernanda Roy. «Bruce, sei proprio tu allora.» «Fernanda, ma... che ci fai qui?» «Ho avuto la promozione. Ora sono detective. Mi hanno affidato il tuo caso. Vieni di là, dimmi tutto ciò che sai.» «Non so nulla. Non ho la più pallida idea di cosa sia potuto capitare. L’ho visto l’ultima volta alle due. Lui è tornato a casa, io avevo il rientro.» «Che tu sappia aveva nemici? Ha avuto qualche litigio nelle ultime settimane?» «No. Steven è una persona mite e buona. Pensa che preferisce andarsene anche se ha qualche battibecco per strada. È qualcosa di più grave, ma non riesco a capire chi ce la possa avere con lui, con noi. Stiamo insieme da un anno e non abbiamo mai avuto problemi neanche con i vicini.» «A proposito dei vicini. Nessuno ha sentito né visto nulla. Ed è strano. Facciamo in questo modo, ora stendiamo il verbale, poi trova un posto dove stare, non mi sembra sicuro rimanere lì. Tranquillo, ne verremo a capo e lo ritroveremo. Te lo assicuro.» «Grazie Fernanda. Trovalo. Non sono sicuro che reggerebbe, è troppo sensibile e tranquillo. Poi, senza di lui mi sento perso.»
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