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Ninfadora

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  1. Bene. Sono felice di averti aiutato. In bocca al lupo!
  2. Da quello che ho capito quando entra in scena la psicologa il lettore sa già la storia della ragazza. Quindi la terapia non ti serve a raccontarla. Il racconto è in prima o in terza persona? La terza permetterebbe di far fare alla psicologa molte osservazioni sull'aspetto della ragazza, il modo di parlare, gli sguardi, i silenzi e il modo in cui tutto questo evolve nel corso della terapia. La psicologa sa già la storia della ragazza? L'ha appresa dai giornali o dai genitori? A meno che la paziente sia molto molto giovane, non sarebbe corretto farsi raccontare la storia dai genitori (poi a me sono capitati genitori che letteralmente si infilavano in studio e ci voleva del bello e del buono a farli uscire, ma sarebbe meglio che così non fosse). Se è stata forzata ad andare in terapia è probabile che all'inizio non parli, o parli di cose molto banali, o svaluti il lavoro della terapeuta. La tua abilità dovrà essere nel costruire dialoghi che prevedano progressivi svelamenti. Io alla psicologa non farei dire frasi tipo quella che hai scritto, né dare consigli, dire frasi consolatorie, censurare alcun comportamento, dare giudizi di valore. Più che "dire", la psicologa farà delle domande, la bravura è farle fare le domande giuste. Poi tutto dipende da dove vuoi condurre la storia e quanto vuoi dare importanza a queste scene. Ovviamente ogni terapeuta agisce in base alla sua scuola teorica di riferimento, ma se sei digiuno dell'argomento meglio non impelagarti in cose troppo difficili, tipo una terapia strategica in cui vengono dati compiti precisi. Parla di una terapia faccia a faccia ed evita l'argomento dell'inconscio che è materia complicata da maneggiare
  3. Ciao. Di solito la prima seduta inizia proprio chiedendo i motivi che hanno spinto il paziente a contattare lo psicologo. In alcuni centri grandi dove si lavora in equipe una prima scheda viene già fatta al momento della telefonata per fissare il primo appuntamento, quindi quando la seduta inizia c'è già una prima idea del motivo. Va da sé poi che la psicoterapia è un viaggio di cui non si conosce il percorso in anticipo. Una persona può iniziare una terapia lamentando un sintomo e poi si scopre che i suoi veri problemi stavano altrove. Nel mio caso la faccio andare privata e sono i genitori a mandarla. I problemi per cui va dallo psicologo (anzi dalla psicologa) sono noti e servono alla protagonista per venire fuori dal suo problema. Il quadro è abbastanza semplice. Più che altro, ora che ci penso, sono perplesso dalla risposta che dovrebbe dare la psicologa. La soluzione la so, ma per non scrivere scemenze avrei bisogno di una risposta tecnica. È possibile esporre il caso? Se posso darti una mano lo faccio volentieri.
  4. Ciao. Di solito la prima seduta inizia proprio chiedendo i motivi che hanno spinto il paziente a contattare lo psicologo. In alcuni centri grandi dove si lavora in équipe una prima scheda viene già fatta al momento della telefonata per fissare il primo appuntamento, quindi quando la seduta inizia c'è già una prima idea del motivo. Va da sé poi che la psicoterapia è un viaggio di cui non si conosce il percorso in anticipo. Una persona può iniziare una terapia lamentando un sintomo e poi si scopre che i suoi veri problemi stavano altrove.
  5. Ninfadora

    Documenti falsi, dove trovarli

    Caro Rox, provo a raccontarti una storia realmente accaduta che magari ti può essere utile. Una mia amica, trovandosi a svuotare i cassetti di un suo stretto parente morto prematuramente per un incidente, ha trovato una carta d'identità perfettamente nuova e in bianco. La persona che era mancata si occupava di armi e tiro agonistico, quindi possiamo supporre che fosse in stretto contatto con forze dell'ordine etc. e che in questo modo fosse venuta in possesso di tale documento. La mia amica, persona onesta e integerrima, ha preso la carta d'identità e l'ha fatta a pezzi. Ma se la mia amica fosse stata in qualche modo in contatto con il protagonista della tua storia... ?
  6. Ninfadora

    [Curatore editoriale] Giulio Mozzi

    Come credo di aver già scritto tempo fa, sono di Padova e ho avuto l'occasione di frequentare un paio di seminari condotti da Giulio Mozzi. Per quella che è stata la mia esperienza, non posso che consigliarlo. Anche se la mia non è stata un'esperienza di editing ovviamente. Lui è una persona estremamente competente, che lavora nel campo dell'editoria da una vita ed è un ottimo docente e divulgatore. I modi, ahimè, non sono tra i più delicati. La discussione sopra riferita da Laura Capone non mi stupisce, gli ho sentito dare rispostacce a persone ben meno ingenue di lei (che, dal mio punto di vista, nel suo approccio con lui lo è stata parecchio). Diciamo che lavorare con Mozzi secondo me non è esattamente una cura per l'autostima, ma se si è disposti a sopportare qualche scappellotto (mica fisico, eh! ) ne vale sicuramente la pena.
  7. Ninfadora

    Premio Calvino XXVIII Edizione

    Bravo! Hai fatto bene!Posso chiedere a te (e a quelli che prima di te hanno detto che parteciperanno) che genere di storie proponete? E quali esperienze di scrittura avete fatto prima di decidervi a fare questo passo? Grazie. E' la mia prima esperienza letteraria. Non mi ritengo uno scrittore. Ho scritto come parte del mio processo terapeutico. Ho scritto la mia storia e autopobblicata lo scorso febbraio su Lulu dopo aver saggiato le reazioni del web con anno di blog.Ma posso chiederti se la tua scrittura è nata da un processo psicoterapeutico classico o da un lavoro di scrittura autobiografica di altro tipo? Non è per stressarti, ma io sono iscritta alla Lua di Duccio Demetrio, quindi la scrittura di sé mi interessa molto. Anche se le mie "ambizioni" letterarie riguardano storie che non sono la mia e soprattutto mai e poi mai avrei il coraggio di pubblicare la mia autobiografia. se hai tempo e voglia dai uno sguardo al mio blog, ci sono ampi stralci del libro. Il mio è nato come un esercizio terapeutico chiesto dal mio psichiatra.http://ilritornodimelvin.wordpress.com/ Grazie. Gli ho dato un'occhiata, ma ho a disposizione solo un cellulare. Appena accendo il pc me lo guardo con calma.
  8. Ninfadora

    Premio Calvino XXVIII Edizione

    Bravo! Hai fatto bene! Posso chiedere a te (e a quelli che prima di te hanno detto che parteciperanno) che genere di storie proponete? E quali esperienze di scrittura avete fatto prima di decidervi a fare questo passo? Grazie. E' la mia prima esperienza letteraria. Non mi ritengo uno scrittore. Ho scritto come parte del mio processo terapeutico. Ho scritto la mia storia e autopobblicata lo scorso febbraio su Lulu dopo aver saggiato le reazioni del web con anno di blog. Ma posso chiederti se la tua scrittura è nata da un processo psicoterapeutico classico o da un lavoro di scrittura autobiografica di altro tipo? Non è per stressarti, ma io sono iscritta alla Lua di Duccio Demetrio, quindi la scrittura di sé mi interessa molto. Anche se le mie "ambizioni" letterarie riguardano storie che non sono la mia e soprattutto mai e poi mai avrei il coraggio di pubblicare la mia autobiografia.
  9. Ninfadora

    Premio Calvino XXVIII Edizione

    Bravo! Hai fatto bene! Posso chiedere a te (e a quelli che prima di te hanno detto che parteciperanno) che genere di storie proponete? E quali esperienze di scrittura avete fatto prima di decidervi a fare questo passo? Grazie.
  10. Ninfadora

    Romanzo corale

    Sono d'accordo con Nja, la revisione di un romanzo corale è un momento delicato. Tutto deve tornare alla perfezione. Io magari non ho tantissimi personaggi, ma la storia principale si svolge in 12 ore e devo essere sicura che tutti si muovano secondo un ordine spazio-temporale perfetto. E che alla fine ognuno, anche la più piccola comparsa, abbia un suo ruolo nello svolgimento dei fatti. Io detesto i libri in cui compaiono dei personaggi e poi spariscono senza motivo L'altro problema l'ho con i flash-back; lo so, non c'entra con il romanzo corale, è proprio un mio difetto perdermi in queste micro-storie nella storia. Io mi diverto un mucchio a scriverle, ma a volte ho il dubbio che il lettore invece si irriti a essere continuamente distolto dalla storia principale.
  11. Ninfadora

    Romanzo corale

    Ciao Lynnet. La storia ha risvolti comici (o almeno ci prova) ma... non sono sicura di aver capito cosa intendi Scusami, limite mio. Se hai tempo provi a spiegarmelo meglio? P.S. La storia è narrata in terza persona singolare al passato. Avevo cannato io, ho letto distrattamente e non avevo capito che in questo capitolo succedeva di tutto, pensavo fosse "il ritorno all'ordinario" e non la scena finale ç_ç Secondo me l'uso del pov di uno dei personaggi principali o di un secondario è un po' scontato, è quello che tutti ci aspetteremmo, io punterei sull'effetto sorpresa e sul pov strano giusto per dare un altro punto di vista alla vicenda. Scusa il gioco di parole, la confusione eccetera ç_ç Ahhh, meno male! Mi preoccupo sempre quando non capisco Avevo pensato di usare il pov del capo scorta del ministro. E' un personaggio che compare solo all'inizio del prologo ed è abbastanza buffo. Il lato positivo è che "per ruolo" assisterà a tutto. I lati negativi sono: 1. che essendo estraneo alla vicenda non mi consente di passare molte informazioni 2. che inserire un ulteriore pov mi mette ancor più in difficoltà di quanto già sono Probabilmente l'unica soluzione è iniziare a scrivere e fare dei tentativi. Grazie.
  12. Ninfadora

    Premio Calvino XXVIII Edizione

    Ciao Tagliacarte, grazie della tua risposta. Forse ho capito meglio, ma appena avrò tempo mi andrò a guardare anch'io qualcosa sui finalisti degli scorsi anni per togliermi qualche curiosità in più. Ripeto, la mia esperienza con i due "calvini" letti è stata positiva, ma si tratta appunto di solo due libri. Se avessi qualcosa all'altezza io parteciperei, eccome. E' che il mio livello per ora temo sia più da "Premio sagra della lasagna" (e non so se si eleverà mai di lì) e poi tendo a scrivere cose buffe che, se veramente la giuria ha questo approccio snob di cui parli tu, dubito che possano essere adatte.
  13. Ninfadora

    Romanzo corale

    Ciao Lynnet. La storia ha risvolti comici (o almeno ci prova) ma... non sono sicura di aver capito cosa intendi Scusami, limite mio. Se hai tempo provi a spiegarmelo meglio? P.S. La storia è narrata in terza persona singolare al passato.
  14. Ninfadora

    Romanzo corale

    Sto rimuginando sulle soluzioni a cui hai pensato anche tu. La storia, a grandi linee, è quella di un ex sindaco che, diventato ministro, torna nella sua città di origine. E' un giorno di festa ma, per vari motivi in cui il politico e il personale si mischiano, molte persone si organizzano per contestarlo. La scena deve descrivere le "manovre di avvicinamento" di ciascuno, la preparazione alle diverse azioni e alla fine la contestazione vera e propria da parte del più insospettabile dei personaggi presenti, che blocca tutti gli altri e conclude di fatto la storia. L'epilogo sarà l'articolo che appare sul giornale il giorno dopo (ma questo non mi crea particolari problemi). L'unica certezza è che non posso usare il pov del ministro come pov principale, dato che lui è la vittima inconsapevole di tutto e alcune azioni di protesta non arrivano neppure a essere messe in atto. Detto ciò, il resto è da decidere... Grazie del tuo aiuto
  15. Ninfadora

    Premio Calvino XXVIII Edizione

    Ciao, posso chiederti in che senso fai questo parallelismo con Masterpiece? Io non sono un'esperta di libri premiati con il Calvino, credo di avere letto solo Cazzaniga e la Veladiano, ma nessuno dei due mi ha ricordato quella trasmissione (che peraltro ho visto poco). La storia de "La vita accanto" non mi sembra parli di un problema sociale, a meno che la bruttezza lo sia... e l'autrice è una molto brillante, simpatica e positiva, molto lontana dalla stereotipo dello scrittore sofferente alla Masterpiece. Il libro di Cazzaniga invece parla del sociale, visto che racconta storie di ultras e poliziotti, però secondo me lo fa con uno stile giornalistico che lo "asciuga" molto. Quindi la tua affermazione mi ha stupita e mi piacerebbe capire meglio. E' tanto per chiacchierare eh, non per far polemica. Invece sul fatto che valga la pena partecipare al Calvino, anche pagando una discreta sommetta, sono d'accordo con te.
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