Vai al contenuto

Baron

Scrittore
  • Numero contenuti

    214
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

3 Neutrale

5 Seguaci

Su Baron

  • Rank
    Sognatore
  • Compleanno 23/09/1991

Informazioni Profilo

  • Genere
    Maschio
  • Interessi
    Troppi.

Visite recenti

3.489 visite nel profilo
  1. Baron

    La scalata

    Grazie Floriana per l'attento commento
  2. Baron

    Prigionia forzata

    Beh leggendo tutto, se non fosse tanto per l'ultimo pezzo, penserei, anzi penso ancora, che il cane in realtà sia un prigioniero di guerra, vista la data del '43. Un uomo visto come una bestia dalle guardie. Ebrei e nazisti diciamo.
  3. Baron

    Prigionia forzata

    Molto belle le descrizioni. Mi hai fatto immedesimare nel personaggio e nella situazione. Io al suo posto sarei crollato. Comunque vorrei far notare un dettaglio, forse stupido ma comunque un dettaglio: da quello che hai scritto si capisce che è un diario e che quindi, probabilmente, ci sono altre pagine, ma se la vista del detenuto si affievolisce di giorno in giorno e le condizioni sono sempre più disperate, come può continuare a scrivere in maniera così dettagliata? Ho notato che già 14 Agosto il detenuto è consapevole del fatto che perderà presto la vista. A meno che non sarà liberato dubito che tu possa continuare a scrivere un diario in questa maniera. Ogni tanto ci portano un po’ di pane. Raffermo, a volte anche ammuffito, di almeno una settimana prima. Eviterei il punto.
  4. Baron

    La scalata

    Avevo dimenticato il commento: http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/30953-la-corsa/#comment-531690
  5. Baron

    La corsa

    Un frammento scritto abbastanza bene che però dice tutto e niente. Perché il pittore voleva farla finita? Ma soprattutto, come mai ad un passo dal suicidio riesce a diventare improvvisamente così felice? (Dubito sia un cocainomane). Se il frammento fa parte di un lavoro più ampio allora è normale non riuscire a trovare un significato preciso. Se invece il frammento non fa parte di un testo più ampio, allora il nonsense non è un elemento positivo. Era quasi l’alba. Anche quella sera... Era quasi l’alba e anche quella sera... (suona meglio)
  6. Baron

    La scalata

    "Né rime, né metrica. Solo riflessioni e voglia di esprimermi." Ho alzato gli occhi al cielo ho urlato in silenzio verso di te ma tu eri così occupato Ho alzato gli occhi al cielo una, due, tre volte e chi sa quante altre volte ancora ma tu sembri cieco Quando mi hai notato hai visto che con fatica scalavo la montagna ma hai teso la mano verso altri Ad alcuni hai indicato una scorciatoia verso il traguardo ad altri hai indicato la strada più piacevole verso il traguardo Io ho visto più volte il traguardo ero solo ho scalato la montagna con tutte le mie forze una, due, tre volte e chi sa quante altre volte ancora tu ti sei voltato e con un soffio silenzioso, forte e improvviso mi hai scaraventato giù una, due, tre volte e molte altre volte ancora Ma io scalco, scalo e scalo ancora. Un giorno mi tenderai la mano? Un giorno mi sorriderai? E adesso lì, in quell’angolo lontano, io sto riprendendo fiato.
  7. Baron

    La chiesa è gremita di gente.

    Ringrazio tutti per i complimenti. Per Hanry Molaison: non era assolutamente prevista una struttura simile alla poesia "Preghiera dei fedeli". Pura coincidenza. . Il tuo rimane comunque un commento molto attento e preciso. Per AcDragon: La notte di Natale mi venne l'ispirazione per questa poesia, mi trovavo in Chiesa. Diciamo che in testa avevo già il messaggio da lanciare, poi col ragionamento ho fatto il resto. Per Gigi: mi fa piacere che ti abbia colpito molto. Come ho detto in precedenza, è stata una mia scelta quella di non dare armonia alla struttura.
  8. Baron

    La chiesa è gremita di gente.

    Grazie Irene, mi fa piacere che ti sia piaciuta
  9. Baron

    La chiesa è gremita di gente.

    Ciao OriraM iD, ti ringrazio per il commento. A dire il vero è stata una mia scelta quella di non rendere la poesia armonica, di sperimentare ecc.. per il semplice motivo che il messaggio critico della poesia, sarebbe poi andato in contrasto con la bellezza della struttura. E' un pò difficile da capire e da spiegare XD
  10. Baron

    La chiesa è gremita di gente.

    http://www.writersdream.org/forum/topic/24177-tutto/ La chiesa è gremita di gente Il prete che veste bianco predica commosso alzando le braccia in segno di perdono. Ha un orologio sul polso, è d'oro. La chiesa è gremita di gente Una signora legge un sermone gli altri ripetono le sue parole. Lei di sfuggita li guarda e accentua la scollatura togliendosi la sciarpa. La chiesa è gremita di gente In prima fila i politici pregano intensamente. Scambiano un segno di pace se non fai parte di forze avversarie. La chiesa è gremita di gente La vecchietta con un sorriso accarezza i bambini e gira tra la gente. Mancano venti euro dal cestino delle offerte. La chiesa è gremita di gente... anche di altra gente.
  11. Baron

    Tutto.

    Ciao, il racconto è carino. E' vero che anche se si ha tutto nella vita, basta un attimo per perderlo. Il tuo racconto fa riflettere, almeno per quanto mi riguarda, sul senso della vita. Il tuo personaggio nasce fortunato, vive una vita perfetta, muore improvvisamente perdendo tutto. A questo punto che senso ha essere fortunati nella vita, a che serve avere tutto? Qui entra in gioco anche il destino, un altro mistero. A volte odio fossilizzarmi su queste domande prive di risposte certe. Al di là di tutto, come ho già detto, il tuo racconto è carino, ma presenta alcuni errori di punteggiatura che non rendono sempre facile la lettura. Basta una piccola revisione.
  12. Baron

    A casa di Andrea Melis - Parte 2/2

    Grazie Sissi per i commenti.
  13. Baron

    A casa di Andrea Melis - Parte 1/2

    Ah, riguardo la questione del personaggio triste, capirai tutto leggendo la seconda parte
  14. Baron

    A casa di Andrea Melis - Parte 1/2

    Ciao Harakiry, grazie per il commento e per ciò che hai segnalato. Sono contento che ti sia piaciuto
  15. Baron

    A casa di Andrea Melis - Parte 2/2

    commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/23027-taccuino-delle-cose-belle/ Il pomeriggio seguente riprese la sua corsa. Dopo un susseguirsi di saluti da parte dei passeggeri, risalì il ragazzo del giorno prima, che come al solito si sedette al primo posto sulla destra. -Buona sera giovanotto.- -Buona sera.- -Come va?- domandò mentre riprese a guidare. -Ho un forte mal di testa.- -Ah, lo studio! Ti massacra. Io ne so qualcosa. Alla tua età frequentavo la stessa università. Che tempi gli anni 60. Ah, ma come ti chiami?- -Andrea Melis- -Io mi chiamo Ada...- -Adamo Parisi- lo interruppe Andrea, voltandosi verso il finestrino di fianco a lui. -Come fai a sap... ehi, ma che ti sei fatto alla testa? Lo studente aveva una grosso cerotto sopra la nuca, ed era sporco di sangue. -Una vecchia ferita, mi fa male la testa, ho sonno, parecchio sonno. - rispose. -Con una ferita del genere è normale che ti faccia male la testa. Beh è meglio che faccia silenzio.- Adamo non parlò più fino a Via Spadolini, pensando a come facesse a conoscere il suo nome, visto che in precedenza non si erano presentati. Comunque quando anche la seconda giornata di lavoro terminò, non se ne curò più di tanto e il pensiero pian piano scomparve. Il terzo pomeriggio fu pressoché identico al secondo se non per la conversazione con Andrea. -Ti senti bene oggi?- -Abbastanza, grazie.- -Che facoltà frequenti?- -Lettere e filosofia- -Io frequentavo economia, ma non terminai gli studi. Eppure mi mancavano pochi esami. Ma sai com'è, erano gli anni della rivolta studentesca. Io facevo parte della schiera dei ragazzi poco seri, che pensavano solo a fare baccano e a provocare scontri. Ne ho date di santa ragione in quegli anni. Si andava a scuola con le spranghe, altro che libri. Dio, quante ossa rotte. Ricordo che una mattina avevamo i volti ben coperti per non essere riconosciuti dagli sbirri e alcuni lanciarono dei fumogeni tra la folla, costringendoci a colpire con violenza chiunque ci capitasse a tiro, fosse stato anche uno della nostra stessa banda. Certo non lo rifarei mai. -Nemmeno io mi laureerò mai.- rispose Andrea con tono triste. -E perché? Sei indietro con gli esami? Intanto erano giunti in Via Spadolini e Adamo cambiò improvvisamente discorso. -Ma sei l'unica persona che abita in questa zona?- -Abitavo in periferia, ma andai via dai miei genitori. Non volevo, ma dovetti, dovetti per forza. Loro erano disperati, così mi seguirono e ci ricongiungemmo. Avevano deciso che dovevamo restare insieme in Via Spadolini.- -E' bene quel che finisce bene.- -Mama don't go. Daddy come home. Mama don't go. Daddy come home... - iniziò a intonare a bassa voce lo studente. -Eh si, John Lennon era il migliore!”- esclamò il conducente, ricordando la canzone Mother. Arrivati al capolinea i due si salutarono. -Ci vediamo domani Andrea.- -Domani non andrò all'università.- disse il giovane mentre scendeva. -Allora domani dovrò trovare qualcun altro con cui chiacchierare per tutto il viaggio!- scherzò prima di chiudere la portiera e ripartire. Il pomeriggio seguente, arrivati in Via Spadolini, il pullman ebbe un guasto. -Ehi, autista, che diavolo succede?- domandarono irritati i passeggeri seduti sul retro. -Un guasto ragazzi, un dannato guasto.- -E ora? Arriveremo domani mattina a casa!- -Calmatevi per favore. Chiamerò qualcuno.- -E dove pensa di trovare un telefono? Si guardi intorno. Non c'è nemmeno una cabina telefonica.- Rispose uno studente con tono arrabbiato. -Un momento! Qui vicino abita Andrea Melis. Sicuramente avrà un telefono a casa sua. Ragazzi, torno tra poco. Mi raccomando non combinate guai! Adamo scese dal pullman e seguì le poche luci che illuminavano la strada, finché non scorse il sentiero che doveva condurre a casa dello studente. Il viale fatto di breccia era pieno di buche, e quando calò l'oscurità fu costretto a camminare per parecchi metri a tentoni, cercando di non inciampare, fin quando con le mani toccò un muro. Ne percorse il perimetro e si trovò accanto ad alcune candele che illuminavano un vecchio cancello e una targa un po' consumata con scritto: “Qui riposa la famiglia Melis. Massimo Melis 1918 – 1971, Anna Olivieri Melis 1922 - 1969 Andrea Melis 1943 – 1970.” Adamo Parisi non tornò più sul pullman. Lo ritrovarono nel vecchio cimitero di periferia. A casa di Andrea Melis.
×