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Alexander91

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    Archeologia, Storia, Letteratura... Fuffa insomma. Tanta tanta fuffa.

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  1. Alexander91

    Finale aperto

    Ogni cosa deve avere un suo perché. Un finale aperto (o qualsivoglia altro elemento) non deve essere usato o meno in base a 'come lo prenderebbe' il pubblico. Se ha senso per la storia, allora il pubblico lo prenderà bene. Altrimenti, probabilmente, no.
  2. Alexander91

    Possiamo diventare tutti dei bravi narratori?

    Puoi anche togliere il forse, Fraudolente. E non si tratta di cultura (fai bene a usare le virgolette), ma di pura psicologia, di capacità intellettive individuali. Hai detto bene, geni e ambiente contano tantissimo e contano tantissimi negli anni della crescita, per qualunque abilità uno voglia sviluppare. Un ragazzino cresciuto con certi stimoli e certe esperienze e, perché no, una certa predisposizione a livello di strutture neurali, avrà sempre un bel vantaggio davanti a un quarantenne che voglia improvvisarsi scrittore (o qualunque altra cosa). Bisogna poi vedere se questo vantaggio viene sfruttato bene oppure no. Però non ci si illuda: chi non ce l'ha non lo recupererà mai.
  3. Alexander91

    L'ultimo film che avete visto

    Condivido. Aggiungo che ho avuto la sensazione che i dialoghi avrebbero reso meglio in inglese. Proverò a dare un'occhiata a quella versione come avrò tempo.
  4. Alexander91

    Possiamo diventare tutti dei bravi narratori?

    In primis, rinnovo anche io il socratico invito di Marcello a ragionare sulle definizioni di certe parole. In secundis, per rispondere alle tue domande, mettiamola così: a parità di predisposizione genetica e di fattori ambientali, una persona prima e più si esercita in una certa arte e meglio è.
  5. @Elisah15 andavo avanti con un mio ragionamento, che però è proprio il tuo: ho anche io l'impressione che ci sia poca chiarezza sulle definizioni. E in merito a questo punto hai già detto tutto tu: io non posso che dirmi d'accordo con te.
  6. Elisah15 mi ha ispirato una risposta. Vorrei che certi aspiranti scrittori, come suggeriva Ospite sopra, avessero una visione meno romantica (e quindi più tecnica) della scrittura. Tornando a Elisah15, a volte sarebbe bello che quei certi avessero qualche nozione di filologia e semantica in più (nonché di filosofia e dialettica). A volte ci si dimentica che scrivere (qualunque cosa si scriva, dalla saggistica alla narrativa, dalla prosa alla poesia) non è una specie di masturbazione del proprio narcisistico io artistico, ma una forma di comunicazione. Con gli altri. E in quanto comunicazione ha il suo modo di funzionare che va studiato, se ci si vuole davvero far capire da qualcuno.
  7. Alexander91

    Riciclare i personaggi...

    Nei limiti della fisica, si può fare tutto. Bisogna vedere se conviene farlo. Tieni conto di due cose. 1) Il personaggio deve essere pensato per la storia che vai a scrivere. 2) Il lettore ha delle aspettative.
  8. Alexander91

    Unpopular opinion

    Già, il mio problema è che poi su queste cose sono ossessivo compulsivo: dopo voglio leggere tutto tutto tutto. Non riesco a selezionare.
  9. Alexander91

    Unpopular opinion

    Io per mia fortuna non ho mai letto manco mezza pagina di fumetti Marvel (forse anche questa è una unpopular opinion? Per la cronaca, da piccolo leggevo Topolino e da meno piccolo ho letto un po' di Dylan Dog), quindi non ho mai avuto il problema del 'eh, ma nel fumetto era diverso' e, da quello che sento, sono riuscito a godermi molto di più il MCU rispetto a chi legge fumetti Marvel da una vita. Questo film quindi non mi è piaciuto molto non tanto per una mancata aderenza alla versione 'originale', quanto per altri problemi squisitamente narrativi. Tanto per riassumere e non andare troppo OT, diciamo solo che ho avuto la vaga impressione che tante scelte narrative siano state determinate non da una logica narrativa, ma da altre questioni per nulla artistiche. Una fra tutte, la consapevolezza che tutta una serie di personaggi andavano eliminati definitivamente (in un modo o nell'altro) essendo in scadenza i contratti degli attori che li impersonavano. E anche le questioni artistiche a volte pongono problemi. Tipo, vogliamo parlare della sindrome di Superman di cui sembra essere affetto un certo personaggio? No, meglio non parlarne. Chiudo con un'altra unpopular opinion. Il MCU mi è piaciuto in generale molto, ma anche così non ho nessuna intenzione di mettermi a leggere i fumetti originali: non sopporto i continui re-boot e tutte le altre incoerenze narrative determinate a tavolino a volte anche solo dal capriccio degli autori. Il MCU ha una buona coerenza interna, è questo che mi piace, ed è proprio l'aspetto che invece ai fumetti manca.
  10. Alexander91

    Scrivere di se stessi

    Come dicevo sopra qualche mese fa, mi sono imbattuto in questo problema. Che facciamo quando il personaggio protagonista che abbiamo pensato siamo noi stessi? Non in senso letteralmente autobiografico, né in senso lato del 'la nostra scrittura è espressione di ciò che siamo'. Intendo proprio nel senso di: "guarda questo scemo, ha fatto il protagonista uguale a lui". Una sorta di egocentrismo dello scrittore. Vi porto il mio esempio. Da ormai una dozzina d'anni c'è una mezza idea di storia nella mia mente. Tra i personaggi meglio definiti, ci sono due o tre protagonisti, più il cattivo. Uno di questi protagonisti è una via di mezzo tra quello che sono, quello che penso di essere e quello che vorrei essere, come in una fantasticheria adolescenziale. Gli altri personaggi però vanno bene. Nel corso degli anni ho pure trovato un tema che più o meno ci starebbe bene col tutto. Però non voglio dare l'impressione che quel protagonista sia io e che la storia in realtà sia tutto un mio personale trip mentale per affrontare il problema espresso dal tema. Perché? Probabilmente perché so che le prime persone a cui farei leggere qualcosa sarebbero quelle che mi sono più care e avrei paura di essere giudicato da loro, perché sarebbe come squarciarmi il petto e fargli vedere quello che c'è dentro. E non voglio che ne ridano. O meglio, non voglio che ridano del mio modo di espormi ed esprimermi in questa cosa. Cosa che peraltro esprimo chiaramente tutti i giorni parlandone con loro fino alla noia. Insomma, ho paura che ridano a sentirmi parlare delle stesse cose in un romanzo, come se non ci fosse bisogno di ricorrere a quella forma lì per parlarne. E allora forse la risposta è insita nella domanda, e invece che scriverci una storia sopra dovrei parlarne con qualcuno... Ma mi sto allontanando dal seminato. Tenendo conto di quanto detto, ho provato a tagliare il personaggio in questione e a sostituirlo. Il problema è che per come è pensato tutto il resto ci vuole per forza un personaggio così, qualunque altra cosa non andrebbe bene: il tema, l'ambientazione, persino gli altri personaggi sono tutti inventati e costruiti a partire da lui. Come, che ne so, un cavatappi: lo puoi usare finché i tappi non cambiano forma. Nel momento in cui cambi tipo di tappo, ti serve un cavatappi diverso. E diventa allora un'altra storia. Insomma, mi ritrovo a dover scegliere se abortire e passare ad altro o no. E probabilmente questo è il motivo per cui ancora non ho scritto una riga. A tal proposito, la mia ragazza, che qualcosa scrive davvero, mi ha detto che le uniche idee che non è mai riuscita a portare a termine sono proprio quelle che hanno un protagonista che le somiglia troppo, che si basano troppo 'su di lei'. Io adesso che me lo ha detto mi ritrovo molto in questa cosa, a livello di impressione. Come diceva quel tale allora, che fare?
  11. Alexander91

    Unpopular opinion

    Tranquilla, Valar Morghulis. Ne ho due a tema Marvel MCU. 1) Thor: Ragnarok mi è piaciuto moltissimissimo. 2) Avengers: Endgame non mi è piaciuto molto. Carino, ma per il 'gran finale' mi aspettavo qualcosa di diverso e di meglio.
  12. Alexander91

    Timore di non riuscire a dare vita ai personaggi

    Avendo scarsa capacità di sintesi, devo risponderti con un piccolo pippone. I personaggi di una storia non sono persone reali. Tu sei una persona reale: c'è voluto un intero universo per creare te 'Dhana', quante chance ci sono che una singola persona possa creare, anche solo a livello immaginativo, un'altra persona reale? Nessuna. E allora devi cambiare prospettiva sul problema: non pensiamo ai personaggi da creare come a persone reali, ma come a quello che sono, personaggi. Cioè rappresentazioni di come noi schematizziamo ciò che percepiamo sulle persone reali finalizzate a comunicare qualcosa in forma di narrazione. Vale a dire che i personaggi sono cose infinitamente più semplici rispetto a una persona reale. Quando diciamo che un personaggio pare 'reale' o 'realistico', stiamo semplicemente dicendo che si tratta di una rappresentazione convincente, che contribuisce all'immersione nella storia. Il trucco per un personaggio che funziona insomma non sta nel renderlo verosimile, ma nell'ingannare il cervello di chi legge la nostra storia e convincerlo che quel personaggio esista. Sono due cose diverse, insomma. E per farlo di solito si collega il personaggio al tema della storia, cioè si esprime il tema della storia (anche) attraverso il personaggio e ciò che pensa, dice e fa. Posta questa piccola digressione introduttiva, passiamo al tuo problema. Hai considerato il tema della storia che vuoi narrare? Se sì, questo tuo personaggio 'preferito', quanto esprime bene questo tema? Il trucco per creare altri personaggi che ti coinvolgano altrettanto potrebbe magari essere proprio questo, il considerarli nel contesto del tema della storia. E' abbastanza ovvio che, se un personaggio che ti viene in mente a caso non c'entra niente con la storia che stai scrivendo, te per prima sarai frenata a inserircelo. Non so se mi spiego.
  13. Alexander91

    Timore di non riuscire a dare vita ai personaggi

    Il Tema. Il Tema della storia è la risposta.
  14. Alexander91

    Pendant

    Attento Fraudolente: l'esempio Treccani dice "fare da pendant a", che in effetti mi suona meglio rispetto a 'fare pendant a'. La Treccani pare conoscere invece la forma semplice 'fare pendant' solo quando il soggetto è plurale, cioè con più cose che 'fanno pendant', nel senso che si abbinano bene e si richiamano a vicenda. Non escluderei comunque l'utilizzo di un 'fare pendant con' se teniamo conto che può essere una costruzione analogica rispetto al più italiano 'abbinar(si) con' (verbo che poi conosce anche la costruzione 'abbinar(si) a'). Io a questo punto stravolgerei ulteriormente gli esempi e, per snellire la frase privandola di quella fastidiosa subordinata relativa, innoverei con un 'in pendant a' come sinonimo di 'in abbinamento a'. Ti proporrei allora la soluzione che segue: Senza la maglietta STAFF, la barista era ancor più carina: neanche un filo di trucco, scarpe da ginnastica, jeans e felpa di un allegro carta da zucchero in pendant alla montatura degli occhiali, pareva una giornata di sole primaverile nel mezzo dell’inverno più tetro. PS: attenzione alla virgola dopo 'occhiali'. Per come è costruita la frase, o dici 'senza neanche...con scarpe... pareva una giornata...' oppure ci metti il punto. Io preferirei il punto.
  15. Alexander91

    Show don't tell & Co

    Ah, e voglio aggiungere una postilla antipatica: la prima edizione è del 1961 , la seconda è del 1983! Insomma, dopo tutti questi anni c'è ancora bisogno di consigliarlo?
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