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Eudes

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Tutti i contenuti di Eudes

  1. Un treno, varie destinazioni. A ogni fermata sale o scende qualche personaggio. Ogni utente che vorrà aderire all'iniziativa potrà inventarsi uno dei personaggi che sale in carrozza, la sua storia, da dove viene, dov'è diretto. Ad ogni fermata sale il personaggio di qualche nuovo utente. I personaggi che arrivano potranno, qualora l'autore lo voglia, interagire con i personaggi altrui già saliti sul treno. Se si muove un personaggio altrui, bisogna rispettarne la caratterizzazione e qualora si decida di fargli compiere azioni drastiche (tipo, fargli ammazzare qualcuno) se ne chiede il permesso all'autore che lo ha creato. Ogni utente ha a disposizione 10000 caratteri per raccontare la storia del personaggio che farà salire sul treno. Le altre regole dell'iniziativa le dobbiamo ancora definire. Soprattutto questa: Dove va il treno? In che stazioni ferma? Per ora si stanno valutando tre possibilità: a) destinazioni normali b) destinazioni miste, a luoghi normali per chi preferisce scrivere storie ancorate alla realtà si alternano luoghi immaginari, anche fantasy c) un treno che viaggia a ritroso nel tempo Il progetto nato in tag ma la tag è troppo caotica per mettere a punto l'iniziativa. Motivo per cui ci spostiamo qui e invitiamo tutti coloro a cui piacerebbe partecipare di proporsi, e dire la loro su come preferirebbero venisse impostato questo progetto.
  2. Eudes

    Anche ubriacarsi è un'arte

    Commento Anche ubriacarsi è un’arte. Ne era convinto il mio vecchio, come era convinto, non senza ragione, che ubriachi lo siamo tutti, persino gli astemi. C’è chi si ubriaca d’amore, e chi di speranze. C’ è chi è ebbro di sogni, chi di follie. Avventure, misteri, passioni, lavoro, denaro, risate o malinconie, siamo tutti alla ricerca di qualcosa con cui ubriacarci, con cui riempire il calice della vita. “E gli altri, chiedevo io?”, ingenuo. “Quelli che non inseguono i sogni, non cercano speranze, non vivono avventure, non sono in cerca d’amore e non hanno denaro?” “Quelli – mi rispondeva il vecchio, con un sorriso – beh, quelli si ubriacano di mediocrità”. Ma lui no, lui si sentiva un’artista, e si sa, gli artisti usano solo i materiali adatti. Nossignore, lui per ubriacarsi, avrebbe usato il materiale giusto. Diffidava delle birre, mal tollerava lo champagne, aborriva i cocktail e a stento sopportava i liquori. Per ubriacarsi, diceva, per ubriacarsi ci vuole il vino. Perché anche le proprie sbronze devono essere capolavori. Non ricordo quanti anni avessi quando iniziò a farmi certi discorsi, dieci anni forse, od anche meno. E voi ovvio, penserete che fossero inadatti ad un bambino. E forse lo erano davvero, inadatti, ma, se lo aveste conosciuto, non vi avrebbero stupito. Il mio vecchio stava solo cercando di insegnare a suo figlio tutto quel che sapeva. E tutto quel che sapeva riguardava il vino. Citava Mario Soldati, secondo il quale, “il vino è la poesia della terra”. E lui, quella poesia, voleva che imparassi a viverla. Diceva che c’era un vino per ogni momento, quello complice di giochi d’amore, e quello per brindare con gli amici, quello per festeggiare e quello per illudersi. Solo, mi raccomandava, “non usare mai il vino per dimenticare”. Era inutile, insisteva, affogarci i ricordi. “Tanto i ricordi galleggiano. Se pensi sia il caso, con il vino, puoi affogarci le lacrime”.
  3. Eudes

    [Scrittura collettiva] Il treno dei personaggi perduti

    @Lizz: ma sei per carrozza non sono pochi? In Italia non ho mai visto circolare treni simili comunque. Sulle cuccette potremmo anche aggiungere vagoni, ma ormai che gli Intercity sono meno frequenti rispetto ai Freccia Rossa, Bianca e Argento, non credo ci siano molte prenotazioni. Insomma, se rimane una sola non credo sia uno scandalo. Sarebbe già diverso se ambientarsi o tutto negli anni '80... @Joyopi (a a tutti gli altri) la fila per il biglietto si fa Qui.
  4. Eudes

    mi presento

    Noi abbiamo già avuto modo di scambiare quattro chiacchiere in chat. Rinnovo il benvenuta anche qui.
  5. Eudes

    Auguri Niko!

    Auguri!
  6. Eudes

    [Scrittura collettiva] Il treno dei personaggi perduti

    @Ella F. Complimenti per l'organizzazione! Lo sapevo che avevo lasciato la gestione in ottime mani. Il treno che hai scelto durante gli anni '80 è' 90 l'ho preso spesso. Io ho risposto al sondaggio ma, anche se conosco bene le fermate di Milano, Bologna, Pescara, San Severo e Foggia ho preferito non dare preferenze, più che altro perché, come hai giustamente rilevato, preferirei tenermi a disposizione per un'eventuale storia di transizione (quelle che riportano dal fantastico al reale) e quindi per ora resto in attesa di chi e come inserirà quel tipo di fermate.
  7. Eudes

    [Scrittura collettiva] Il treno dei personaggi perduti

    Credo di sì, sarebbe la cosa più conveniente, magari affiancando al titolo una tag per identificarli. Un po' come accade nei contest.
  8. Eudes

    [Scrittura collettiva] Il treno dei personaggi perduti

    Io stavo ormai propendendo per questa ipotesi. Ispirandomi, come nel tuo esempio, in base ai tempi di percorrenza effettivi. Con l'unica variante di aggiungere qualche fermata inventata, sia per chi avesse in mente scenari fantastici sia per chi, non avendo frequentato i posti in cui si fermerà il treno, preferirebbe inventarseli di sana pianta. Resta il fatto che la scelta (se il treno si dirige da nord a sud o viceversa, a che ora parte, in che giorno/stazione) finirà per forza di cose per dare una direzione precisa non solo al treno ma anche all'impostazione dei vari racconti. Però ci troveremmo in seguito facilitati per amalgamarli. Ci eravamo arenati su queste scelte. Come hai detto è merito tuo se stiamo ripartendo, te lo lascio scegliere. Fossi in te, sceglierei orario di partenza, tragitto e tabelle di marcia e quindi, come proposto,
  9. Eudes

    Pulizie di primavera 2018

    a @Melanie & @Andrea28, e tutti coloro che vorranno unirsi. Riporto il mio metodo per dare un'idea di quello che bisogna fare. Nulla vi vieta di trovare strade a voi più comode, in ogni caso. a) si stabilisce quali pagine volete catalogare. Io mi sono preso le ultime, dedicate ai thread più vecchi. Quelli inserite da pag. 53 a pagina 41. La Lady preferisce quelle più recenti, e sta catalogando quelle che vanno da pagina 1 a pagina 10, per ora. Tutte le altre (da pagina 11 a pagina 40) sono al momento libere. b) ogni pagina raggruppa venti discussioni circa, quindi catalogare 10 pagine della sezione, vuol dire cercarsi i link di 200 discussioni e raggrupparli per aree tematiche. c) Questo lavoro di raggruppamento lo faccio su Open Office. Ma va bene anche word o qualunque programma di scrittura usiate. Ma evito di formattare per bene la pagina, con grassetto, titoli, suddivisioni in paragrafi varie. Il motivo è semplice: nel momento in cui faresti il copia e incolla sul wd, il sito sformatta tutto e rende inutile il lavoro fatto. d) quando raggruppo i link, aggiungo il tema là dove non è chiaramente intuibile dal titolo. Per esempio, se il titolo del thread è "amletici dubbi" e leggendo la discussione si intuisce che i dubbi riguardano un'ambientazione efficace, io accanto al link aggiungo il tema vero: (come impostare un'ambientazione efficace) e) non deciso a priori le categorie, ma le aggiungo man mano che scopro gli argomenti trattati. Nelle pagine che ho catalogato finora ho trovati discussioni inerenti a una corretta impaginazione, ai dubbi relativi la stesura dei propri manoscritti, e quelli da affrontare, prima, durante e dopo la ricerca dell'editore. f) insomma per ora è venuto fuori qualcosa del genere Che sì, è un Chàos! Ma non potendo formattare su word, era impossibile fare altrimenti. f) A questo punto però la formattazione va eseguita, e io la imposto direttamento sul wd (in genere tramite messaggio privato al povero malcapitato a cui tocca aiutarmi. g) Verrà fuori qualcosa del genere: Più o meno ho catalogato le pag. 51, 52 e 53 e ci ho messo poco più di un'oretta a catalogare i link e il doppio a sistemarli come nell'ultimo spoiler. Ma già arrivare al punto f sarebbe di aiuto.
  10. Eudes

    Pulizie di primavera 2018

    Per fare una rapida sintesi: avete presente la catalogazione della sezione documentazione? Questa Ecco, vorremmo fare qualcosa di simile per le altre sezioni. Con l'aiuto di utenti e sostenitori che ne hanno voglia. Se ce ne sono.
  11. Eudes

    [Scrittura collettiva] Il treno dei personaggi perduti

    Ella, io sono d'accordo con Lizz. Ma, se dovrai occuparti tu della gestione, è anche giusto che persegui strade su cui ritieni più facile lavorare. Io la mia idea di base l'ho spiegata, o almeno provato a farlo, sul resto hai carta bianca. Sulla bibbia lascio la mia disponibilità, nel caso Lizz abbia bisogno di una mano.
  12. Eudes

    Il principe e la ladra

    Commento 1 e Commento 2 Bel colpo! Del resto gli uomini non cambiano mai pensa Valentina. Bastano ampia scollatura, minigonna vertiginosa, calze a rete, tacchi a spillo, trucco dai colori decisi, sguardo sensuale e voce calda: alzano l'uccello e abbassano la guardia. Rapinarli diventa un gioco da ragazzi, si è quasi stufata. Il bottino del weekend è stato ottimo, cinquecentomila sacchi, come minimo! Stavolta però ha tirato troppo la corda. Ora deve a tutti i costi evitare che la polizia le arrivi alle costole. Trovare al più presto un posto qualsiasi dove nascondersi, in attesa che si calmino le acque. Valentina immagina che stiano sorvegliando le strade che portano al confine, del resto non avrebbe senso che lei procedesse verso isolate sterrate di campagna in direzione del nulla, col rischio di infilarsi in una trappola da cui sarebbe impossibile uscire e nella quale rischierebbe di essere facilmente identificata dall'alto; eppure non ha avuto altra scelta. Così, o trova una soluzione in fretta, o finisce nella merda. Percorre a tutto gas quelle lande desolate quando si accorge di un tizio che dorme tranquillo sul ciglio della strada. È giovane, biondino. Belloccio, conviene Valentina. Indossa una finanziera blu e altri abiti di pregio che fanno pensare a una persona altolocata. Cosa faccia lì, vai a saperlo! Tuttavia potrebbe rappresentare la soluzione ai miei problemi, considera Valentina mentre parcheggia. Sarà l’angelo del suo risveglio. «Sveglia, stronzetto» gli grida nei timpani, appoggiandogli la pistola alla tempia. Niente, il ragazzino ha il sonno pesante , continua a dormire. Forse è meglio così: Valentina si prende tutto il tempo per impossessarsi della corda riposta nel portabagagli e legargli mani e piedi. Quando ha finito grida nuovamente, nel tentativo di ridestarlo. Non ottenendo risultati, decide di trascinarselo in auto. Il ragazzino ha qualche sussulto, ma nulla, non si sveglia! finisce per adagiarlo sul sedile mentre lui è ancora in coma. Valentina guarda l’orologio del cruscotto. Ha perso fin troppo tempo con lui. È legato, non può nuocere, decide di ripartire. L’ostaggio si sveglierà mezz'ora dopo. «Mamma mia, che sbronza!» sono le prime parole che gli sente dire. «Bentornato nel regno dei vivi, stronzetto.» Il ragazzo è naturalmente sorpreso e ci mette un po’ ad afferrare la situazione. «Tu chi sei? Dove mi stai portando? E perché sono legato?» «Non ci siamo» risponde la donna mostrandogli la pistola che tira dalla tasca del giubbotto con la mano sinistra, mentre la destra è ancora appoggiata al volante. «Qui le domande le faccio io» chiarisce Valentina, «e le tue possibilità di restare in vita dipenderanno da quanto saranno a me gradite le risposte.» Il ragazzo non si scompone. Anzi, la fissa coi suoi intensi occhi blu, come a sfidarla. Lo stronzetto non sembra intenzionato ad abbassare la cresta valuta Valentina. Per il momento, però, sembra darle retta. «Avanti, cosa vuoi sapere?» «Chi sei, innanzitutto, e come diavolo sei finito lì» «Sono un principe. Vengo da molto lontano. Ero tornato alla ricerca di un mio amico aviatore finché non ho scoperto che è passato a miglior vita. Allora sono andato alla ricerca di qualcun altro con cui fare amicizia, e farmi spiegare le cose del mondo. Ho incontrato un gruppo di ragazzi, secondo i quali una delle prime cose da imparare alla mia età è l'ebbrezza di una sbornia. Abbiamo passato la notte ad ubriacarci, il resto non lo ricordo affatto» «Pensavo fosse uno stronzetto, invece sei solo un'idiota» commenta la donna. «Begli amici ti sei fatto. E da dove vieni?» «Dall'asteroide B 612, per servirla. Certo, perché io possa servirla, lei dovrebbe slegarmi» «Cos'è, vuoi prendermi per il culo? Ti avviso che non sono in vena di scherzare» Il ragazzo esita. Poi risponde. «Sarei onorato di soddisfare tale richiesta. Temo tuttavia che il modo in cui mi ha legato me lo impedisca» La donna ha un sussulto. Vorrebbe tirargli un pugno su quel bel faccino che si ritrova quando avverte dei rumori dall’alto. Un elicottero sta ispezionando la zona! «Cazzo!» impreca Valentina: o trova subito un rifugio o per lei è finita. «Senti, stronzetto: non ti lascerò attentare alle mie chiappe. Ti ho raccolto solo per i seguenti motivi: spillarti soldi, aiutarmi a trovare un nascondiglio, usarti come ostaggio. O collabori o giuro che ti mando quanto prima da quel tuo amico aviatore. Li vedi quelli?» domanda indicando l'elicottero «credo cerchino me. E non ho nessuna intenzione di farmi raggiungere. Quindi o mi suggerisci un posto dove nascondermi oppure...BANG! Ti faccio schizzare le cervella” Lo stronzetto non si scompone. «Potresti venire sul mio asteroide» «Cribbio!» esclama la donna. Ma come mi è venuto in mente di raccogliere un deficiente che dorme sul ciglio della strada? Questo è matto da legare considera. «Dico davvero. Potresti venire sul mio asteroide. Saprei come portartici. Ed è impossibile che quell'elicottero possa raggiungerci. Però prima devi slegarmi» «See, buonanotte! Ma per chi mi hai preso?» «O ti fidi di me o ti lasci trovare da loro. Non mi sembra tu abbia molta scelta.» Su questo ha ragione, Valentina lo sa. Decide quindi di fermare l'auto e, mentre tiene il ragazzo sotto mira impugnando la pistola con la mano destra, con la sinistra estrae un coltello dal portaoggetti, col quale taglia la corda che lega i polsi del ragazzo. Una volta libero di muovere le mani a suo piacimento, il presunto principe se le infila nelle tasche, frugando alla ricerca di chissà cosa. «Muoviti molto lentamente» gli intima la donna, temendo lui possa estrarne un'arma. «Sto solo cercando un libro.» «E cosa dovremmo farci?» domanda Valentina, irritata con se stessa per aver dato retta a uno sciroccato. «Ci entriamo» risponde lui, aprendo il libro. «È un modo molto pratico per fare viaggi così lunghi. Basta leggere ciò che c'è scritto sulle pagine, crederci e in men che non si dica ci ritroveremo dall'altra parte» Valentina si vede già tra le sbarre quando nota la mano di lui oltrepassare le pagine. Non riesce a crederci! Lui sorride. «Lo vedi? Credici e ti porterò con me» dice sorridendo e porgendole l'altra mano L'elicottero è ormai molto vicino eppure sembra che per la donna non abbia più importanza. È troppo sbalordita da quello che lo stronzetto le sta mostrando. «Vieni» la esorta lui, gentilmente. Valentina gli stringe la mano e tenta di leggere quel che c'è scritto sul libro, tra le righe ancora visibili, mentre i loro corpi rimpiccioliscono e attraversano le pagine. Riesce malamente a scorgere dei disegni di un minuscolo asteroide in cui è seduto un bambino vagamente somigliante allo stronzetto. *** Non so dire nulla del viaggio, temo di essermi addormentata dopo aver passato il varco. Avrebbe potuto legarmi, invece non l'ha fatto, si è limitato a sciogliersi completamente e nascondere la pistola. Quando mi sono svegliata ci siamo ritrovati su un asteroide talmente piccolo in cui a stento c'è spazio per entrambi. Anzi, spazio non ce n'è proprio e quel poco che c'è è occupato da tre vulcani, poco più piccoli di una sedia, di cui due in attività e uno spento. Lui dice che sono fortunata, perché una volta di spazio ce n'era anche meno, in quanto ha condiviso per anni la vita nel piccolo asteroide con una rosa. Allo stronzetto la cosa sembra non dispiacere, io mi annoio un po'. «Allora vieni con me, facciamo un giro sugli altri asteroidi» mi fa e, sempre utilizzando il libro come mezzo di teletrasporto, mi porta a conoscere dei tipi strani, come un vecchio che beve per dimenticare la vergogna di bere, un tizio che conta le stelle ma non ne conta mai più di due, un altro che accende e spegne un lampione ogni minuto. Ok, lo ammetto, è dolce, e a volte trovo divertente stare con lui o con le bislacche compagnie che mi invita a conoscere. Non mi vuole far ritornare sulla Terra però, dice che l'elicottero mi cerca ancora. Io penso che sia una scusa per trattenermi qua. «Ma a cosa ti servivano, poi, quei soldi?» Provo a spiegargli come con quelli ci si possa comprare ogni cosa, acquisire potere, godersi davvero la vita. «Ah, è la vostra spina» Gli chiedo cosa intenda. «La rosa di cui ti ho parlato aveva tre spine. Pensava servissero, bastassero a difendersi dal mondo. Ma l'amico aviatore mi insegnò che in realtà le spine non servono a niente, solo a illudersi di avere un'arma per difendersi. I soldi di cui parli mi sembrano qualcosa di simile. Averli sembrerà una buona corazza con cui affrontare il mondo invece non servono a niente» Non ero convinta, anzi per qualche giorno gli portai il broncio perché sentivo offesa la mia dignità di ladra. L'asteroide era davvero troppo piccolo e, per farmi stare più comoda, il Principe lasciava che utilizzassi il suo petto come cuscino. Dormiva quasi senza muoversi, come temendo di svegliarmi, anche se qualche volta lo sentivo lisciarmi i capelli oppure aprire il libro e sfogliare le pagine. Solo una volta mi svegliò bruscamente mentre dormivo ancora. «Dobbiamo andarcene» «Perché?» «Il vulcano spento, ricordi? Temo si sia svegliato e stia per eruttare» «E dove andremo? Mi riporti a casa?» «Sì, se lo vorrai. Ma prima vorrei farti vedere un posto» Apri il solito libro, pieno di frasi di colore rosso, scritte a mano. «Cosa sono quei segni?» «Affinché il libro porti da qualche parte ci vuole qualcuno che scriva sulle pagine il mondo in cui andare. Mentre dormivi, ho utilizzato il tuo rossetto come matita per descrivere il mondo in cui mi piacerebbe portarti.» E il mondo in cui il Principe mi portò era il tipico castello delle fiabe, sulla cima di un monte di un regno in cui tutti erano felici. «Vorrei vivessimo qui, felici e contenti per tutta la vita, come nel finale di una fiaba. Scrivendo sul libro ho notato che il vulcano spento aveva iniziato a risvegliarsi. E ti più guardavo mentre dormivi più sentivo ribollire qualcosa sotto di esso. Poi ho capito. Quei tre vulcani rappresentano i miei sentimenti. Erano tutti spenti perché finora non mi ero mai innamorato di nessuno ma ormai uno era prossimo ad eruttare stava perché non riesco più a trattenere l'amore che provo: la verità è che sono pazzo di te»
  13. Eudes

    Lo scaffale delle meraviglie

    Sù, fate i bravi: sì alle aggiunte (per mostrare libri di cui siete fieri, ma avevate posizionato altrove) no a celare (che siano oggetti o libri imbarazzanti, tipo il kamasutra illustrato in edizione gigante o la serie completa degli Harmony). Siate orgogliosi di ciò che leggete e mostrate.
  14. Eudes

    [Scrittura collettiva] Il treno dei personaggi perduti

    Molto rigido no (ma dei dettagli precisi devono esserci per forza, altrimenti non si capirebbe perché alcuni personaggi sono tutti infagottati come fosse inverno, e altri descritti magari in pantaloncini e t-shirt, come fosse piena estate. Oppure qualcuno che parli di locale lentissimo, e altri di pendolino, per qualcuno il treno scende verso il Meridione e per altri fa un viaggio internazionale ecc.) Diciamo, indicazioni di massima sull'ambientazione che vanno rispettati, in modo da poter incastrare le varie storie in modo efficace e, possibilmente, coerente. Ampia libertà sul resto (compreso continuare o utilizzare i personaggi altrui)
  15. Eudes

    [Scrittura collettiva] Il treno dei personaggi perduti

    @Ella F., in realtà le decisioni prese finora miravano a rendere tutti autonomi, riuscendo ad ideare una storia a prescindere da ciò che avrebbero scritti gli altri (se sai che treno è, da dove parte, dove va, in che stagione, come sono fatte le carrozze, quali sono le più affollate ecc. conosci abbastanza elementi da poter ideare una storia che si incastri senza troppe forzature, anche non riuscendo a seguire quelle altrui, o le loro tempistiche). Diciamo che la mia intenzione era di creare due possibili modalità di partecipazione: a) o utilizzando i personaggi altrui, magari chiedendo il "permesso" nel caso si decidesse di far loro subire radicali cambiamenti (tipo trasformarlo in un serial killer ammazzarlo proprio) b) poter giocare, per chi preferisce, in maniera totalmente autonoma, senza essere troppo obbligato a seguire i personaggi altrui. Mi piacerebbe poter mantenere entrambe le opzioni (quindi storie concatenate solo per chi vuole concatenarle) Per il resto, disponibile a occuparmi della bibbia dei personaggi. Lizz non so se ne avrebbe ancora il tempo, mi risulta stia facendo volontariato in Irlanda.
  16. Eudes

    Lo scaffale delle meraviglie

    Tra ieri e oggi ho già mostrato in tag le foto dei libri che ho a casa in casa (altri li ho altrove). C'è un po' di tutto:
  17. Eudes

    [Scrittura collettiva] Il treno dei personaggi perduti

    @Ella F. In questo periodo ho un po' di progetti da concludere, ma mi piacerebbe riavviare anche questo. Se ti va, puoi prendere in mano la situazione, semplificare le regole se preferisci, decidere come impostare le tappe, e insomma fare partire finalmente questo benedetto treno!
  18. Eudes

    Vediamo se ho capito

    Se fai qualche piccolo pasticcio, mi raccomandi: offri! Benvenuta.
  19. Eudes

    Mezzogiorno d'inchiostro n. 111 Topic Ufficiale

    Voto per.: Il capretto - Kikki Il signor Adriano - Luca Trifilio Cjan - paolati
  20. Eudes

    [MI 111] Cjan

    Più che l'aver trovato il cane troppo umanizzato, quel passare da una sorta di ingenuità canina a considerazioni antropomorfe mi lascia pensare che sarebbe stato meglio scegliere in maniera secca, o una o le altre. Forse per questo il personaggio dell'ubriacone mi è piaciuto di più, più "coerente". Nonostante tutto, lo trovo un buon racconto.
  21. Eudes

    [MI 111] Voci

    Commento - Prompt di mezzanotte Ho tanti personaggi che mi affollano la mente e che non riesco a controllare. A dire il vero, la maggior parte nemmeno mi sta simpatica. Ho la testa intasata da draghi che bruciano tutto, vampiri crudeli e affamati, uomini ridicoli e donne improbabili. Saranno anche frutto della mia fantasia, ma io non faccio altro che subirli, loro e le loro storie, senza riuscire a impormi. A trattenerli quando vorrei che restassero o viceversa. Vanno e vengono, fanno e disfano a piacer loro, interagiscono, si scannano, ogni tanto mi consultano ma il più delle volte neanche mi danno retta. Semplicemente, i meandri del mio cervello sono diventati il loro parco giochi. E pensare che io non amo il fantasy, l'horror e nessuno dei generi a cui, fossi capace di immortalarli su carta, questi tipi apparterebbero. Non so chi li mandi o cosa cerchino da me. Non credo vogliano esistere, nel qual caso si sarebbero rivolti alla persona sbagliata. Non sono capace di raccontare la mia di storia, figuriamoci le loro. E poi mi fanno paura. Ma, più di tutti, tra i mostri della mia mente, a farmi paura sono Marika e il Cavaliere. Marika è una donna bellissima, sensuale e senza pudore, con i capelli rossi e talmente lunghi da arrivare fin quasi al fondoschiena. Si muove nel mio mondo molto meglio di quando riesca a fare io. È sicura e seducente e si porta a letto tutti gli uomini che desidera e che abitano questo strano posto, preferendo quelli a cui, per motivi a me ignoti, finisco per affezionarmi. Quelli, lo so, prova maggior gusto a trattarli crudelmente. Si lascia guardare mentre fa l'amore, sa che la guardo, anzi fa di tutto affinché io guardi, sembra godere di più. Più dei draghi e dei vampiri, vorrei che ad andarsene fosse lei, invece nulla. Ad affollare la mia testa c'è anche un Cavaliere Nero, una figura simile a quella dei racconti gotici, col viso coperto da un elmo e il corpo avvolto in un mantello. Porta con sé diverse armi, tra cui una lancia, un mazzafrusto e la spada con le quali ogni tanto fa fuori quelli che definisce personaggi di troppo. In modo, ghigna, da ristabilire un mio equilibrio mentale. Secondo lui, dovrei anche ringraziarlo. Gli ho chiesto di far sparire anche Marika, ma niente. Lei non la tocca, non per farle del male almeno. Al massimo ne uccide gli amanti. Un paio li ha uccisi trafiggendoli proprio mentre facevano sesso con lei. Marika non ha battuto ciglio; ha scansato quei corpi divenuti inermi e si è ripulita del sangue che le era scivolato addosso; poi rivestendosi, si è lasciata aiutare dal cavaliere per montare in groppa al suo cavallo: mi ha guardato, ha accennato un sorriso e sono usciti di scena. Questa donna mi ossessiona, vorrei sparisse dalla mia mente eppure sento al tempo stesso di subirne il fascino, nonostante mi faccia paura. Ma a terrorizzarmi più di tutto è la possibilità che Marika sia io. Una volta credevo di no, non era possibile, al massimo potevo essere stato uno dei suoi mille amanti, uno che magari aveva tentato di suicidarsi per lei, e che quella fosse la causa per cui mi trovo qui, ora. Il problema è che non ricordo niente di me, del mio passato, neanche se io sia uomo o donna. Né ho la possibilità di accertarmene, guardandomi allo specchio. Marika domina i miei pensieri, e questo mi lasciava supporre fossero quelli di un uomo. Di un uomo che quella donna ha fatto impazzire, spingendolo al suicidio. Ma poi ho percepito qualcosa, come una voce lontana, chiedere a chissà chi «ma non crepa mai, questa?», e da lì ho iniziato a capire. Sono in coma e dovrei essere donna. Ho forse parenti ma, a quanto sembra, non troppo entusiasti dalla possibilità che io mi riprenda. Forse è per questo che episodi simili sono accaduti raramente e certe voci le ho percepite di rado: vengono a trovarmi in pochi, e neanche troppo spesso. E nelle rare occasioni in cui ho percepito le voci, non ho mai sentito nessuno pronunciare il mio nome. Per questo ho il timore che Marika sia una proiezione di me stessa. O forse è solo un alter ego, di ciò che vorrei essere o essere stata. Le macchine che mi tengono in vita rilevano un'attività cerebrale più o meno intensa ma il mio corpo non reagisce a nessuno stimolo. Da quel che ne so, anche i miei occhi sono chiusi. È come se fossi in un lungo sogno da cui non riesco a svegliarmi. Come se avessi perso la cognizione del tempo tuttavia, se non ho capito male, sono due anni che verso in queste condizioni. Una volta ho sentito confabulare qualcuno, forse i dottori, se non fosse il caso di spegnere i macchinari. Tanto non viene a trovarmi mai nessuno, e per l'ospedale sto diventando un costo eccessivo. Mi hanno sbattuta in un'area piuttosto solitaria e, per non correre il rischio che qualche malintenzionato possa intrufolarsi furtivamente dentro, le finestre sono quasi sempre chiuse e le tapparelle abbassate. Sembra ci siano stati dei ladri in passato, così ora nessuno vuole prendersi la responsabilità di lasciare aperte le finestre di settori incustoditi. Le aprono giusto quel tanto che basta per far cambiare l'aria, o durante l’orario dei visitatori. Ma più trascorrono i giorni, meno persone vengono a trovarmi. Inganno il mio tempo così, vagando tra le mie fantasie e i miei incubi nel buio più assoluto. Mi chiedo se abbia davvero il diritto di lamentarmene, o se questa non sia una condizione comune a tutti gli esseri umani: cercare tracce tra le proprie follie per capire chi siamo. Ignoro cosa mi sia successo, so a malapena di essere finita in coma circa due anni fa. E, dopo un periodo non so quanto lungo di incoscienza totale, la mia mente riesce quantomeno a pensare. Pensa cose strane ma pensa, ed è popolata soprattutto dalle mie paure. Il mio corpo invece ha smesso di rispondere al mio controllo, così per gli altri è impossibile capire mi stia succedendo. Se fossi capace, mi creerei un mondo su misura, ambientato nell'epoca vittoriana e con personaggi alla Jane Austen, popolato da affascinanti donzelle, facoltosi gentiluomini e simpatiche canaglie. Eppure, ogni volta che ci provo, arrivano Marika e gli altri a rovinare tutto. Così ho desistito. Del resto ho ormai capito che mi conviene tenermi i miei demoni così come sono perché, in un mondo in cui tutti mi hanno lasciato sola, la mia immaginazione, nonostante i suoi limiti, è l'unica a ricordarmi di essere viva. Una volta pensavo che quei mostri mi affollassero la testa perché per loro era l'unica possibilità di avere qualche forma di esistenza. Ormai sono del parere opposto, vengono a ricordarmi che sono io ad esistere ancora. Vivo sospesa tra inquietanti mostri immaginari e gente che non so davvero chi sia, presumibilmente parenti e personale medico a cui devo la vita. Ma coi mostri ho imparato a conviverci, la paura di affrontarli mi dà il coraggio di non cedervi; sono gli altri ad angosciarmi di più. Con loro sono inerme, tremo all'idea tanto che possano stufarsi di me a tal punto da decidere un giorno di staccare la spina.
  22. Eudes

    [MI 111] Il capretto

    Bello. Anche a me ha ricordato "Il cane che guarda le stelle", almeno nei comportamenti del capretto. Mentre i due personaggi è l'ambientazione mi hanno evocato ricordi d'infanzia, non mi sorprende che il racconto prenda ispirazione da una storia vera. Piaciuto.
  23. Eudes

    [MI111] Assenze e presenze

    Così sembra una contraddizione. Cioè, se si guardano intorno, i suoi occhi riescono a fare anche altro, oltre fissare un punto preciso del pavimento. Il passaggio, in cui smette di fissare quello che c'è sul pavimento e riesce anche a guardarsi intorno, credo sarebbe meglio inserirlo in qualche modo. forse è preferibile "suo" figlio; anzi, per me meglio "il figlio", senza possessivo. Altrimenti nella stessa frase abbiamo un io narrante che da, nella stessa frase, prima il tu (con tuo figlio) e poi la terza persona (in: come avrebbe reagito), più o meno entrambe rivolte a Dio. Non credo sia davvero sbagliato, è a me che suona un po' ambiguo. Forse è vero è vero che la gestione dei flashback si poteva gestire meglio. Comunque il senso del racconto arriva lo stesso, quindi poco male. Non saprei che altro aggiungere se non che hai uno stile che ti invidio.
  24. Eudes

    [MI111] Un ricordo inaspettato

    Quest'incipit lo taglierei, anche perché a me sembra in contraddizione con quello che affermi subito dopo del racconto. Ovvero quel Se non hai occasione di vedere per un anno intero una persona cara, già non appare più una giornata come tutte le altre. In ogni caso, a me suonerebbe meglio qualcosa tipo -> Con Cristina, ci eravamo dati appuntamento all'Everest. farei notare anche qui la contraddizione delle due frasi. Che è più come dire che non la vede non tanto perché si è ormai trasferita lontana, ma più che altro perché è sempre in giro per il mondo. Insomma, io farei così, poi vedi tu -> Non la vedevo da un anno. Da quando, pur trasferitasi con Fabio a Berlino, conduceva in realtà una vita piuttosto movimentata, sempre in giro per il mondo a inseguire la carriera. così sembra che il cameriere sappia del loro incontro, e gli abbia portato apposta il vino, in modo da permetter loro di brindare. Per evitare quest'equivoco, si potrebbe fare -> Il cameriere ci portò una caraffa di vino rosso e due bicchieri, e ne approfittammo per brindare al nostro rincontro -> Non appena il cameriere ci servì da bere, portando una caraffa di vino rosso e due calici, brindammo al nostro rincontro. A parlare era soprattutto Cristina, io mi limitavo ad ascoltarla, annuendo di tanto in tanto Non ero in grado di far decollare la mia insignificante esistenza. a parte che ti è sfuggito uno spazio però io aggiungerei o un né o una virgola. Insomma, così: -> Non sapevo ancora chi fossi, né cosa avrei fatto da grande. -> Non sapevo ancora né chi fossi né cosa avrei fatto da grande. alla fermata dell'autobus, con la testa pesante e le gambe molli. -> In quel momento il nemico si svelò (in scena ci era entrato già al primo boom, quindi userei verbi tipo si svelò, si manifestò o qualche sinonimo) taglierei "lentamente a me" perché in realtà è un'informazione inutile: c'è solo il narratore in scena, oltre al cane, può avvicinarsi solo a lui/lei. Se il cane sembra zoppicare, hai già messo in scena una camminata "lenta" da parte del cane verso la protagonista. Rimarcarlo con quel "lentamente" è superfluo. sposterei la virgola dopo quel "sussurrai" mi suona strana quest'espressione, la eliminerei. Un nipotino - forse - direbbe "racconta", detto in maniera così categorica. Per me meglio qualcosa del tipo "Davvero? e che è successo dopo? Racconta!" Aveva solo mal di testa e gambe molli, eh. "Nelle mie condizioni" mi sembra eccessivo. Eppure, nonostante la bocca impastata, le parole scendevano con facilità è solo la padrona di casa. Toglierei quel possessivo, altrimenti sembra che la protagonista sia una serva. ha detto solo che non gli somiglia, mica l'ha offeso. Perciò, aggiungerei qualcosa che sottintenda un'offesa. Tipo -> «A essere sincera, non gli assomigli molto, sai? Lui era più simpatico» Se dicesse "lui era più simpatico" in qualche modo sottintende che il cane che ha di fronte è un po' antipatico. In quel caso la risposta "Insolente!" avrebbe senso. Diciamo che mi sforzerei di far capire l'anteriorità dell'episodio, dal momento che già la costruzione dell'incontro col cane è al passato remoto. Quantomeno nella parte iniziale del flashback. -> e anche se lo avessi fatto, non sarebbe servito a nulla è un dettaglio inutile. I dettagli, se non li rendi vivi, rischiano di diventare ridondanti, come informazioni superflue (un giro col cane al parco o al campetto porta già il lettore inconsciamente a pensare "parco o campetto dei dintorni", e specificare che il campetto è di calcio è inutile, a meno che non crei immagini precise (tipo, il cane che si mette a pisciare tra i pali delle porte) -> Correva come una nave con il vento in poppa La domenica Per un peluche? Perché? Così fai sembrare i passanti più che altro dei ficcanaso. -> degli sconosciuti La conclusione mi sembra un po' affrettata ma hai postato a mezzanotte, di certo tempo per migliorarla non ne avevi. <la prima parte, quella dell'incontro con Cristina, serve poco al proseguo della narrazione, tanto valeva dedicarle meno attenzione e liquidare in poche parole il disagio che aveva suscitato alla protagonista sapere Cristina donna in carriera e giramondo mentre lei ancora non è riuscita a capire cosa farsene di quella che ritiene un'insignificante esistenza. (forse il finale più adeguato sarebbe il cane che la convince a non ritenere la sua esistenza insignificante, ma non saprei, in realtà il finale potrebbe declinare in mille modo, ad aver tempo sufficiente per scriverlo) L'idea di base la trovo carina, non sfruttata in maniera del tutto convincente però.
  25. Eudes

    [MI 111] Voci

    Proprio perché la voce che ode dice "ma non crepa mai, questA?". Questa, quindi al femminile. Però hai ragione che lo stato di emersione dalla condizione immaginaria a quella reale si potesse gestire meglio. Da questo punto di vista, sia il tuo che il commento di Macleo mi hanno dato spunti preziosi per procedere in tal senso. Ma grazie anche a tutti gli altri, per i consigli e l'apprezzamento. Non me l'aspettavo, ma mi fa piacere sia piaciuto.
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