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Eudes

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  1. Quale libro rileggi più spesso?

    L'Amleto.
  2. Riviste letterarie & culturali

    Grossomodo mi sembra che, nel web, circolino più o meno sempre gli stessi nomi. I dibattiti culturali più interessanti avvengono quasi sempre sugli stessi siti, spesso ideati da case editrici o comunque personaggi appartenenti a quel mondo. Di riviste scaricabili via web ne conosco un po' ma mi permetto di segnalarne solo una, Effe, scaricabile da qui: http://www.flaneri.com/
  3. Auguri Eudes

    Grazie, Arya.
  4. Auguri Eudes

    Grazie Laura, Luna & Rica! Luna, di cose belle scritte da altri il wd è pieno. Bastano per evitare qualunque astinenza, direi. Ma grazie per il pensiero. Ringraziamenti doppi a Rica per gli auguri boliviani e grazie anche a Vincenzo che si è aggiunto mentre scrivevo il messaggio. Ghigo, dici che una Punto scassata abbia qualche speranza di arrivare dalle tue parti in due giorni? Mi sa che per questa volta passo.
  5. Auguri Eudes

    Grazie, Cappello di Meringa & AdStr. In effetti, compiere 40 fu più tragico. Sarà che ho avuto due anni per abituarmi (o fregarmene, e prendere la vita come viene)
  6. Auguri Eudes

    Grazie anche a te, Ljuset
  7. Auguri Eudes

    Joyopi, Emy, Marcello, Andrea28 & Ghigo: grazie anche a voi! (E se volete che offra, vi tocca passare in Emilia, che pigro come sono col cavolo che mi sposto!) Sì, Ghigo, è oggi, e per sapere quanti ne compio basta ricordarsi della risposta definitiva secondo Douglas Adams.
  8. Auguri Eudes

    Kuno, ti conviene, che considerando la mia astinenza perenne, rischieresti assai. Comunque grazie. E grazie anche a wy.
  9. Auguri Eudes

    Grazie, Lady. Sempre troppo gentile nei miei confronti
  10. Aida

    @Luna: qualche altro frammento potrei postarlo, giusto per rendere un po' meglio l'idea di storia e stile (però no, ti assicuro che complessivamente il romanzo è acerbo e si nota) @Kikki Io, nonostante il tono fosse di rimprovero, l'ho preso comunque come un complimento. Le intenzioni dell'autore sono comunque arrivate, anche se al lettore non le ha trovate di suo gradimento. Il fatto che siano arrivate lo trovo positivo, il resto sono gusti e sui gusti si può fare ben poco, a meno che non si abbia intenzione di assecondarli. In realtà penso sia meno complicato di quanto possa sembrare, a patto di accettare che ci inoltreremo in una narrazione lenta. Perché ogni personaggio parlerà molto di sé (e se non lo facesse avrebbe poco senso continuare a cambiarli, e sarebbe anche più difficile renderli interessanti) ma muoverà poco la storia, giusto di quel tanto che riguarda la connessione tra lui e i protagonisti. Grazie per i complimenti e per la lettura degli altri frammenti e auguri per il tuo lavoro. Posso chiederti se ti stai documentando con qualche saggio riguardo l'argomenti e, nel caso, quali? @Adelaide J. Pellitteri Grazie per l'apprezzamento, mi fa piacere il pezzo ti sia piaciuto. @Floriana grazie per i suggerimenti. E anche per i complimenti, sebbene io non mi senta affatto bravo. Hanno esteso il limite a ottantamila caratteri? Bello, io ricordavo fosse di massimo 8000 (in questa sezione almeno)! Per quanto, come scritto nello spoiler, questo è solo un piccolo frammento di una storia leggermente più lunga. @Andrea28 e pensa che è pure uno dei brani migliori del romanzo (mica postavo i più brutti, no?). Comunque condivido, e in ogni caso è stato scritto almeno 11 anni fa. Mi piacerebbe credere che nel frattempo la mia scrittura sia un po' migliorata ma in realtà io non ne sono affatto sicuro. Però ammetto che, a quei tempi, la sentivo più spontanea. 200 cartelle in sei mesi non le scriverò mai più, temo! Sul linguaggio sporco potrei obiettare che, figurando altre prostitute nel romanzo e non potendo e volendo dare a tutte lo stesso registro, ci sta che qualcuna possa averlo più elevato rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare. E che, anche quello che ci si potrebbe aspettare, resta un cliché. Perché il registro linguistico di una prostituta potrebbe dipendere non tanto e non sempre dal tessuto sociale che ha intorno quando da quello da cui proviene. Tuttavia quello di rendere credibili le varie voci dei personaggi è effettivamente uno (ma non il solo) dei problemi irrisolti del romanzo.
  11. Sirena

    Nerio, intanto grazie per il bel commento (e in cui non c'è proprio nulla da farsi perdonare). In realtà considero questo testo tra gli scarti della mia produzione, anche se ha qualcosa che continua a piacermi, e forse sono riuscito a focalizzarlo meglio grazie al tuo commento. Tuttavia ho smesso di scrivere in rima a 32 anni, quindi da almeno 10 anni, e non so se ci riproverò, anche se ogni tanto c'è la tentazione di riprovare. Motivo per cui su questo: non sono sicuro di poterti accontentare.
  12. Aida

    Commento Ne arrivano tutte le sere, a volte di più, a volte meno, ma sempre piuttosto numerosi. Hanno modi di fare diversi: chi arriva costeggiando il marciapiede con l’auto a bassa velocità, ci squadra una per una, svolta l’angolo e quindi torna indietro dopo aver già scelto, chi va dritto dalla sua preferita, chi si ferma e contratta con tutte, chi ha solo intenzione di insultarci, chi non sceglie, troppo imbarazzato per farlo, va da quella di noi più in disparte e carica lei, senza averla neanche vista. Chi viene da noi guardingo e sospettoso, timoroso di essere scoperto dalla polizia o comunque da qualche conoscente, chi invece è del tutto gaio e disinibito, se non proprio ubriaco, desideroso solo di divertirsi. Eppure non riesco a nutrire nessun rancore verso di loro. Strano destino, quello degli uomini che ci caricano. Vengono da noi per non essere giudicati, ma siamo le prime a farlo. C’è chi li odia, come te, chi li disprezza per non disprezzare se stessa, a chi sono indifferenti e a chi fanno soltanto pena. Tutti questi anni a battere mi hanno persuaso che gli uomini siano diversi da come ce li raccontiamo. Oramai mi sono convinta che gli uomini non siano davvero né bastardi, né stupidi. Sono solo grandi fifoni, tutti. È la fifa che li muove, sempre, in ogni loro scelta: quando non hanno voglia di crescere, è la paura delle responsabilità a frenarli; quando si impegnano, è la paura di perdere quello che amano e di volerlo legare in qualche modo a loro; se si dedicano esclusivamente al lavoro, è per la paura di affrontare la vita. Persino quando vengono qui, è la fifa che li muove. In quel “dateci la fica e non stateci a rompere i coglioni” ci sono un sacco di paure: di essere giudicati, di confrontarsi, di sentirsi inferiori, della solitudine o la paura di amare. Porci, pervertiti, egoisti, incapaci, odiosi e arroganti, a qualunque categoria appartengano restano tutti legati da un filo comune: scappano da qualcosa. Che sia la famiglia, una donna o le proprie paure, poco importa. Gli uomini, la maggior parte di loro, non fanno che scappare da se stessi. È per questo che ho smesso di odiarli. Ho capito che in fondo sono senza speranza. Come me. Il mio corpo è invecchiato, i seni avvizziti, la mia pelle rugosa, il mio viso non suscita più desiderio ma arreca disgusto, e a nulla può servirmi abbassare le mie tariffe, tutti i trucchi e le creme del mondo non bastano più, ho scelto di far fortuna con il mio corpo ma il mio corpo ha ceduto, ed io non posso farci niente, sono invecchiata e devo prenderne atto. Possiamo lottare contro il tempo fin quando vogliamo, il tempo sa essere galantuomo ma se vuole anche un nemico paziente, gli basta aspettare per averla vinta, come la morte. Eppure tu sei ancora bella, trentasette anni e non li dimostri, invidiata ed ammirata persino dalle più giovani di noi. Dimmi pure che sono una ingenua, una credulona, una sognatrice, ma sono convinta che il destino voglia darti una mano. Il nostro passato è per molte di noi un vicolo cieco, ma la tua bellezza può essere la tua via d’uscita. Ed allora approfittane. Che ci fai ancora tra noi? Andiamo incontro ad una vita fatta di donne che ci disprezzano, uomini che ci maltrattano, destino che ci umilia e società che ci considera una piaga, come se il vero problema non fossero le centinaia di uomini che ci cercano ogni notte. Come se nascesse prima l’offerta e poi la domanda, quando l’economia insegna piuttosto il contrario. La stessa società che ci contesta di giorno, ci cerca di notte. Prendete un sacco di soldi e non pagate le tasse, non avete nessun diritto di lamentarvi. Così ci dicono. Come se i soldi comprino tutto, come se le mignotte non fossero donne, come se vendendo il proprio corpo ci si venda anche la dignità di sentirsi persone. Mia cara Francesca, che ci fai ancora tra noi, tu che puoi uscirne? Un uomo si è innamorato di te, e allora prenditelo, e lascia perdere il resto. Lascia perdere il fatto che non sia più attraente, che gli sia cresciuta la pancetta, ogni giorno diventa sempre più calvo, che non sia neanche ricco, ma scusami se ti ricordo che Richard Gere non passa di qui e poi Pretty Wowan è solo una favola per adulti non troppo cresciuti. I milionari, se ancora si divertono una notte con quelli come noi ci riportano indietro al mattino, fingendo di non conoscerci se mai capita loro di rincontrarci, cosi come fanno tutti gli altri, i principi azzurri non esistono più, lo hanno capito anche le principesse che oramai sposano gli orchi. Prendi il tuo orco e lascia questa vita, perché se non lo fai, il passato ti brucerà sempre dietro le spalle. Lo so cosa stai pensando, che ti sto chiedendo di accontentarti del primo che ti si è offerto, ed hai ragione, è proprio quello che ti sto chiedendo di fare. Perché, per quelle come noi, non ne passano tanti, e potrebbe essere l’unico. Perché sei bella ma hai anche una figlia, e persino per una donna normale avere una figlia rappresenta un problema per trovare l’amore. So quello che dico, anni fa ho avuto la stessa scelta ed ho fatto quella sbagliata. Conobbi un uomo non bello ma di una dolcezza infinita, il nostro mestiere non gli impediva di amarmi eppure non mi riuscì di ricambiarne l’affetto e mi sono sentita colpevole, gli stavo facendo un torto che non meritava. Lui capì, e mi lasciò andare. Quell’uomo mai amato resta oggi il mio più grande rimpianto.
  13. La mia Bolivia esiste - Parti 6 e 7

    Descrizione che rende molto bene l'idea senza l'uso di troppe parole. Sentimento di cui rendi partecipe il lettore per la prima volta. Nelle puntate precedenti gioverebbe forse inserire qualche episodio minimo, giusto per lasciare intuire al lettore l'affetto crescente della protagonista nei confronti del bambino. L'episodio dell'ospedale della puntata 7 invita a riflettere, forse persino più di altri episodi, sulle differenze di progresso tra i luoghi da cui la protagonista è partita e quello in cui è arrivata. Forse perché nella testa del lettore scatta, più che negli altri contesti di cui hai parlato, l'analogia con la Sanità e gli ospedali italiani. Appunto. Forse è voluto, ma lo stesso termine a così breve distanza non suona benissimo. Qualcuno forse direbbe che l'avverbio con suffisso in -mente sia da evitare, io comunque trovo l'immagine azzeccata. Le cartoline cilene, messe così, non danno un valore aggiunto alla storia, secondo me. Lo so che la vicenda è autobiografica e l'autrice voleva trascrivere su carta luoghi e memorie di cose realmente accadute, ma questo è pur sempre un libro che parla della Bolivia. Messe così, come una sorta di parentesi cilena, stonano un po'. Avrebbero già più senso se tenti un confronto tra i due stati (già il fatto che pesce e frutti di mari in Bolivia non se ne trovano, in Cile sì, cozze e vongole sono enormi e i prezzi irrisori dà qualche informazione, non solo sul Cile ma sulla stessa Bolivia. Ecco, penso che anche il resto andava descritto lasciando magari la Bolivia sullo sfondo, ma comunque presente) Bella chiusura.
  14. Seconda Persona

    Penso che esistano diversi utilizzi della seconda persona e, a seconda di quale si adotti, cambi tutto l'approccio al brano. Tanto per fare degli esempi: a) se uso la prima persona, ho due possibilità. Uso la prima persona come narratore informato sui fatti ma resto esterno alla storia. Tipo, un marito che narra la storia della moglie ai tempi in cui non si erano ancora conosciti Uso la prima persona come personaggio narrante incluso nella storia. Come lo stesso marito dell'esempio precedente che racconta la storia dal momento in cui si è conosciuto con la futura moglie in poi. b) La terza persona invece può essere usata dal punto di vista onnisciente o limitato, ma il narratore resta esterno alla storia c) la seconda persona, invece, ha un ventaglio di possibilità più ampio, ma anche maggiori difficoltà da gestire, oltre il rischio di confonderle. Può essere una prima persona fittizia, che si dà del tu da sola. Il rischio è sembrare autoreferenziali. Il narratore dà del tu a un personaggio fittizio (succede spesso nei romanzi epistolari, ma non solo). E', in genere, l'uso della seconda persona più convincente. Fa sentire tutta la storia come un confronto diretto tra narratore e protagonista. Il narratore da del tu a un personaggio reale (ad esempio, tu lettore come nell'incipit del Petalo cremisi e il bianco di Faber, sotto spoiler) Il rischio è che suoni artefatto, se l'autore non è sufficientemente bravo da far immedesimare davvero il lettore nel suo ruolo.
  15. [Scrittura collettiva] Il treno dei personaggi perduti

    @Thea : pensavo di decidere in questi giorni il minimo indispensabile sul tragitto (quando si parte, in che giorno/stagione, verso che direzione e l'ultima fermata), poi tutti hanno abbastanza elementi per iniziare. Qualcuno dovrà pur partire, gli altri potranno o scrivere una storia autonoma, senza che ci sia interazione coi personaggi degli altri, oppure attendere le storie altrui per utilizzarle in qualche modo. Nel primo caso un autore potrà proporre il suo racconto quando gli pare (l'ordine cronologico delle storie possiamo anche stabilirlo a posteriori), nel secondo caso, se vuole prendere spunto da situazioni create da altri, dovrà necessariamente attendere che qualche storia venga proposta. Però in effetti pensavo di partire a febbraio, ma di restare elastico sulle tempistiche.
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