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Eudes

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  1. Eudes

    Guanto di Sfida

    WY, in realtà avrei già l'idea e la storia (ed è la prima volta che mi capita a un Penna & Spada). C'è solo la boa che mi scombina tutto. Vabbé, ma comunque il tempo per trovare una soluzione c'è...
  2. Eudes

    Guanto di Sfida

    Mi sta bene, Alex. Accetto il tema.
  3. Eudes

    Lontano [Un racconto in 5 punti]

    @ Kuno, Paolati, flambar e Thea: grazie. @ Adelaide: 10 è lode è troppo, mi accontento del 7. In realtà no, volevo proprio intendere che lo era davvero. Anche sul pronome, ho preferito non o metterlo proprio per non creare equivoci: è lui che va via, è lei che resta. Poi ammetto che anche se avessi reso "impersonale" i soggetti, la scelta di allontanarsi pur di continuare ad amare qualcuno mi sembra un atteggiamento più adatto a un uomo. È più probabile che una donna lo avrebbe fatto prima di tutto per salvare sé stessa da un inferno. Poi magari sbaglio, eh @ Ippolita: nella prima stesura avevo scritto solo "portone" e non "soglia del portone". Ci ho pure pensato un bel po', poi ho finito per aggiungerlo. Non ho ben capito come il racconto ti abbia portato a voler rileggere Pirandello, ma se può fare questo effetto me ne sento onorato. @ Floriana: sì quello dei 5 punti è un esercizio, proposto da Joyopi, che qualche utente ogni tanto ripropone. Appunto, di quello si parla (e per questo non me la sento di accettare il suggerimento proposto da And sulla questione) Direi che hai colto perfettamente il senso del racconto. E grazie per i complimenti alla bella immagine. In realtà, più che un linguaggio aulico, ho preferito il futuro per dare una sensazione di "definitivo". Insomma non è un "dove vai?" che lascia tutto al presente, e può sottintendere anche un "quando torni?". Stavolta non si torna indietro. L'idea era quella. Toni colloquiali ma effetti poetici è una cosa che tento spesso di raggiungere (invano, il più delle volte). Ho pensato anche allo stacco in versi, ma in fondo è un 5 punti (lo stacco in versi creava un'ulteriore pause, tipo quelle di un punti. Mi sembrava una sorta di "giocare d'astuzia" per ovviare al limite, e ho deciso di evitarlo). È grazie, a te come Ila per i complimenti. Praticamente è il mio testo più breve pubblicato sul wd, eppure resta tra i più apprezzati. Forse dovrei semplicemente limitarmi a scrivere meno.
  4. Eudes

    Guanto di Sfida

    Va be', non tergiversiamo troppo. Se l'attuale Campione @AlexComan me lo permette, vorrei sfidarlo nel racconto ucronico. (In fondo ti è andata bene, ero tentato di scegliere qualcosa come l'erotico o il metaracconto). Come arbitro della sfida, sempre che ne abbia tempo e voglia, propongo @wyjkz31.
  5. Eudes

    Guanto di Sfida

    Alex, non ancora. Devo riprendermi da un periodo un po' stressante. Ma tranquillo, per la prossima settimana lancio la sfida.
  6. Eudes

    Vox, Christina Dalcher

    Ma come? Guarda che finora hai letto la parte migliore! Poi peggiora. È diventa pure più incongruente.
  7. Eudes

    Utente del mese per meriti non letterari

    Sù, questa è solita genialata di Andrea28 che salta un mese così come il premio Nobel per la letteratura ha saltato un anno non decretando nessun meritevole, parallelismo cercato per mettere in risalto quanto il valore dei due premi siano in realtà equiparabili.
  8. Eudes

    [MI120] Il sospetto

    gli occhi di chi, della collina? lo so, si intende quelli del/la protagonista. Ma secondo me invertire le prime due frasi del racconto evita confusione. Anche se il sesso del protagonista me lo dirai un secondo dopo, penso che "sbarrare il campo visivo del lettore", non dandogliene una percezione chiara sia un errore, se non funzionale alla trama o a creare suspence. Insomma, non indugerei nelle prime due frasi con un soggetto sottinteso e presenterei subito Marco al lettore. Penso sia meglio scegliere, o il corsivo, o le virgolette. Opterei per il corsivo. è tutto riciclato detta così viene un po' il dubbio che il lavoro ultimato sia la sistemazione dell'arredamento riciclato e non degli amati libri, come invece mi pare di aver capito. Cancellerei. cancellerei la virgola tra sentono e voci, oppure scriverei qualcosa tipo "non si sentono rumori, voci, nulla sposterei la prima virgola dopo "quando" e chiuderei la frase con il punto. Non sono sicuro che il termine "euforia" sia il più adatto alla circostanza Nome proprio di una marca, opterei per il maiuscolo Trovo un po' ironico dire "Marco non sa cosa pensare" proprio mentre il personaggio sta pensando qualcosa Dare ai due personaggi 2 cognomi che rimano rende il tutto un po' cacofonico direi "scoprirlo è mio dovere civico", giusto per chiarire il soggetto la causa dei rumori anziché il punto e virgola, metterei un più opportuno "ma" Attenta all'uso ripetuto dei possessivi. Prova ad eliminare quelli superflui Al racconto manca quella scintilla di imprevedibilità che lo faccia apprezzare davvero. Insomma si intuisce che deve trattarsi tutto di un equivoco e l'equivoco è, tutto sommato, plausibile. Nel mentre non ci sono neanche quel tipo di dialoghi che ingigantiscano l'equivoco, aumentando l'ironia della storia. Resta comunque un racconto scorrevole che si legge volentieri. Ma credo che tu sappia e possa osare di più. Anche avendo a disposizione solo 12 ore.
  9. Eudes

    Vox, Christina Dalcher

    Anche su aNobii non mancano i pareri positivi e il libro ha una media di 3 stelle (comunque troppe, a mio avviso) e, al momento 32 recensioni. Ma quantomeno possiamo trovarci anche questo tipo di opinioni: Il tema è, ovviamente, delicato e le intenzioni della scrittrice sono quelle di farti arrabbiare per i soprusi ricevuti dal popolo femminile. Non è il primo romanzo femminista che leggo, non ho alcun problema con essi ma Vox secondo me è scritto male, la trama non convince e i personaggi sono piatti e sembrano usciti da un fotoromanzo. Tra l'altro, l'Italia ha un ruolo importante nella storia. La protagonista è figlia di italiani ed uno dei protagonisti è uno stereotipato italiano. La tematica è importante, avrebbe potuto essere esplosiva ma non basta un'idea iniziale per salvare un romanzo. (1 stella e mezzo) ho cercato di resistere, ma a pagina 362 ho detto basta a questo strazio i 20 euro peggio spesi una storia che non ha né capo né coda, scritta malissimo (mezza stella) Il libro parte bene e l'idea è bella, ma nel momento in cui inizia l'azione vera e propria, inizano anche i difetti. Prima mi parli per duecento pagine di una super mega dittatura con il controllo assoluto e poi così, tric e trac, mi fai vedere che c'è gente che ha aggirato qualunque divieto possibile e immaginabile, persino quello più grave del braccialetto contaparole, e per di più manomettendo questi oggetti terribili come se fossero una radiolina cinese da quattro soldi che la apri e non va più? (3 stelle) Un'idea buona in potenza, sviluppata tuttavia con uno spessore narrativo da "debole" a del tutto inesistente. Il finale, ingarbugliato anziché incalzante, frettoloso al posto di soddisfacente nonché "americano" nella peggiore accezione del termine, finisce soltanto col riscattare un personaggio presentato come un inetto per gran parte della storia, con il risultato infelice di rendere la protagonista ancor meno convincente di quanto non sia stata fino a quel punto. (3 stelle) Su IBS, che però è un sito più prettamente commerciale, ci sono per ora una media di 4 stelle (!) e 58 recensioni. Dove comunque possiamo trovare pareri come: Perdibile, direi. (2 stelle) l'idea era molto valida, ma la caratterizzazione della protagonista è risultata davvero carente, sia nei dialoghi che nell'azione. Lo sviluppo della storia, anziché essere concentrato sul mondo distopico, verte sui problemi sentimentali della protagonista. Pensavo fosse un distopico e invece era un romanzo rosa... (1 stella) L'idea è originalissima e avevo grandi speranze, perché all'inizio parte proprio bene. Poi... si perde. Si perde in una descrizione banale degli eventi, sciatta, insipida, vuota. La trama avrebbe dovuto essere sviluppata più attentamente, invece sembra il riassunto di un thriller già scritto. E poi questa protagonista che pensa all'amante anziché ai figli, che vuole scappare e abbandonarli, che non si dispera quando spariscono, che non gioisce quando li ritrova... Peccato. Questo romanzo poteva essere davvero sensazionale, invece è dimenticabile. Certo, ci sono anche lettori a cui il libro è piaciuto ma quello potrebbe anche essere normale. Sarà capitato anche a noi di apprezzare libri brutti per un qualsiasi motivo. Ma, se non altro, nelle comunità dei lettori le critiche, anche pesanti, non mancano. A me impressiona più il fatto che non ne sia arrivata alcuna da quella specializzata (o presunta tale): stampa, blog letterari e simili, come avete evidenziano prima, danno tutti giudizi che vanno dal positivo al molto positivo. Continuo a chiedermi perché. Davvero considerano questo romanzo un libro da consigliare, come fosse una buona lettura, quantomeno di quelle rivolte al lettore medio?
  10. Eudes

    Vox, Christina Dalcher

    Me la sono fatta sfuggire anch'io, nel senso che non avevo dato tutto questo peso alla scena, ma concordo che è uno spunto interessante che meritava una gestione più approfondita. Secondo me ci sono altri due o tre passi che avrebbero meritato più di una toccata e fuga da parte dell'autrice. Quando la protagonista chiede alla moglie di Del perché il marito odi così tanto il nuovo governo (basterebbe non essere idioti per non odiarlo, ma tralasciamo) e lei risponde perché è nero, e creare una gerarchia sociale è il primo passo che porta alla discriminazione e al razzismo. Dopo le donne, i prossimi sarebbero stati i neri. Quella della gerarchia sociale come primo passo verso la discriminazione l'ho trovato un concetto interessante e condivisibile. Un altro passo che ho trovato interessante è stato quando Jean si è chiesta "com'è cominciata?", e perché le donne sono sempre partite da condizioni di svantaggio nelle società moderne. Me lo sono chiesto anch'io. Del matriarcato (ma wikipedia dice che sarebbe più giusto definirla ginecocrazia) ce ne sono tracce o in società primitive o in quelle che si ispirano ancora a una vita tribale. O nelle leggende tipo quelle delle amazzoni, come una sorta di ribellione nei confronti dell'uomo. Tutte le volte che una società si è dotata di un'economia complessa, si è cercato, spesso riuscendoci, di relegare la donna a ruoli con meno diritti e meno poteri. Che lotte contro la discriminazione di genere siano riuscite o meno, resta il fatto che le donne sono quasi sempre partite da una condizione di svantaggio. Perché quand'è cominciata? Altra questione (che sarebbe potuta essere) interessante era l'economia del paese che si stava schiantando, considerando che obbligando le donne a casa il governo avevo tolto all'improvviso il 50% della forza lavoro, inevitabile che il Pil crollasse. Un modo semplice e chiaro per dire che una qualunque democrazia occidentale un ritorno al passato, con gli uomini al lavoro e le donne a casa, non se lo possa permettere. Non senza un bagno di sangue.
  11. Eudes

    Vox, Christina Dalcher

    Appunto, libero, nessun disprezzo: solo disinteresse totale. Tanto della protagonista quanto dell'autrice. Penso che, in fondo, Vox abbia gli elementi giusti per diventare un romanzo decente. Basterebbe darli in mano a qualcuno che sappia scrivere.
  12. Eudes

    Vox, Christina Dalcher

    Ok, dico la mia. Penso che Vox abbia, per quanto poche, qui e là buoni intuizioni, ma tutte gestite malissimo. Il rapporto che ha la protagonista con i figli è una di queste. Come dicevo, nella mia edizione i figli sono 4: un maschio al primo anno di college, due gemelli ancora in pubertà, una bambina di credo sette anni, ma non ricordo bene. La bambina è quella messa in maggior pericolo dalla nuova condizione delle donne e la madre, giustamente, si preoccupa di dotarla della capacità di sopravvivere in un mondo che la vede sfavorita. Rimpiange anche il fatto di non poter fare con lei cose normalissime in un vita normale, di quelle che cementano il legame tra genitori e figli ma la possibilità di non poter usufruire di più di 100 parole al giorno le impedisce. E' anche l'unica della famiglia a condividere il suo stesso destino, quindi il fatto di cercare con lei maggior complicità rispetto agli altri figli in qualche modo lo trovo verosimile. E, se nella prima parte il tema viene trattato ed è quasi centrale nel romanzo, nella seconda praticamente sparisce. Sonia quasi non vi compare, se non in qualche vaga riflessione della madre. Non so, mi sarei aspettato che la madre insegnasse a utilizzare quel poco che veniva concesso, quelle 100 parole, come un primo passo per non farsi ridurre né al silenzio né alla sottomissione. Invece niente, a un certo punto il tema sparisce proprio. Steven, all'opposto, è il primogenito che casca facilmente nella rete, dapprima fingendo di accettare le teorie del sistema più che altro per non avere problemi a scuola, poi diventandone parte integrante e convinta. La velocità con cui questo accade mi è sembrata troppo repentina per essere verosimile, e anche il modo in cui l'autrice lo trasforma da personaggio "nemico che abita sotto lo stesso tetto" a vittima sacrificale mi è sembrata senza vera ragione d'essere. Cioè, ci poteva anche stare, ma andava reso bene e non a cazzo come invece ha fatto l'atrice. Comunque quando la madre inizia a odiarlo ho pensato "oh, è tuo figlio e sta diventando uno stronzo e non ti preoccupi minimamente di fare qualcosa? e se davvero pensi che sia troppo tardi per salvarlo dalla piega che stanno prendendo gli eventi, manco rimpiangi il ragazzo che è stato?" Veniamo ai gemelli. Ok, forse sopravvaluto l'autrice ma credo che l'aver dotato la protagonista di 4 figli abbia una logica: il figlio che le si schiera contro, la figlia piccola come l'anello debole da difendere, e altri due ragazzi ancora "plasmabili", che non hanno ancora le idee ben definite ma si stanno adeguando a ciò che sta succedendo, che iniziano a trovare normale una situazione al principio insolito. Potrebbero ancora diventare qualsiasi cosa, alleati della madre o della società. Potrebbero, appunto, se l'autrice non se li dimenticasse per strada. Il tipico errore del principiante di creare personaggi, presentarli all'interno della storia, e lasciarli inutilizzati (ma di "errori da principianti" temo che l'autrice ne abbia commessi molti, diciamo pure tutti). Credo che un disprezzo per la propria prole, come chiedeva Lizz, possa anche essere realistico ma va saputo raccontare. Ma in Vox non ci ho visto nessun disprezzo, tranne forse per il figlio maggiore, almeno fin quando l'autrice non ne capovolge il ruolo. Io ho solo visto un uso dei personaggi ad minchiam.
  13. Eudes

    Vox, Christina Dalcher

    Figlio inutile? Nella mia edizione I figli erano 4, il grande, la piccola e due gemelli (abbastanza inutili sì, almeno nel modo in cui li ha usati l'autrice) .
  14. Eudes

    Che cos'è l'arte?

    Per costatare che il concetto di arte oggi abbia perduto il suo vero significato, presumo tu abbia chiaro quale sia, dovrebbe essere o quantomeno sia stato. Essendo io ignorante in materia, te lo domando: quale sarebbe il "vero" significato dell'arte? Sinceramente io non lo so, però prendo per buono il consiglio di un tale che diceva che "l'arte prima ancora di imparare a studiarla, bisogna imparare a viverla". Infatti immagino che chiunque voglia intraprendere un percorso artistico degno di tale nome, dovrebbe passare attraverso tre stadi: A) imparare a viverla; B) cominciare a conoscerla; C) iniziare a crearla Io mi sento ancora fermo al punto A. Mi porrò questo tipo di domande quando passerò al punto B, se mai ci arriverò.
  15. Eudes

    Toc Toc... chi è? amici.

    La @Fortuna è sempre la benvenuta, quindi ben arrivata nel wd!
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