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Eudes

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  1. Eudes

    Lo scaffale delle meraviglie

    Mercy, una delle regole "sottintese" del thread è fare foto in cui ci sia la possibilità di leggere i titoli (se non tutti, molti). Nella tua foto non riesco a leggerne mezzo!
  2. Eudes

    Goodreads e anobii servono a qualcosa?

    A parte l'acquisto istintivo, che l'anteprima non permette, io dò un'occhiata a tutto: in genere pesco prima frammenti di pagine a caso, puoi quarta di copertina - che ignoro completamente se riporta, come purtroppo ormai fa tendenza, solo una citazione, spesso brutta, del libro in questione - quindi copertina, biografia dell'autore (non che mi interessi il suo cv, voglio solo sapere chi è lo stronzo di cui sto comprando il libro, se non lo conosco, e - nel caso abbia scritto anche altro, mi informo anche su quei volumi) quindi, considerando che ormai porto lo smartphone dappertutto, consulto internet. Prima parto dalle recensioni anobiane, poi do un'occhio anche a quelle di Ibs (ma evito accuratamente quelle dell'indice), quindi faccio una breve ricerca per capire che tipo di blog hanno recensito il libro e se trovo recensioni di blogger o siti che conosco dò un'occhiata più approfondita. Facebook e Amazon invece li evito più della peste. A quel punto potrei essere: o abbastanza interessato, da voler sapere tutto quel che trovo su autore e titolo prima ancora di acquistarlo; O non ancora convinto, e allora continuo i miei giri. Se mi dimentico del libro, decidendo di acquistare altro, vorrà dire che in fondo quello che ho letto/visto conosciuto sul libro non ha lasciato tracce così forti nella mia testa; O continuare a pensarci e a quel punto vorrà dire che sì, quel che ho appreso ha lasciato tracce e quindi prima o poi passerò all'acquisto. Quanto detto sopra, quanto voglio fare acquisti consapevoli. Quando sono più istintivi la questione è un po' più veloce: titolo, copertina, brano a caso del libro. In genere a convincermi è, oltre la copertina figa, il brano a caso, se davvero bello. Se l'acquisto è su Internet, vedo se il libro è disponibile su Google Books, che spesso lascia consultare non solo l'anteprima ma porzioni del testo (un modo per poter ripetere il metodo delle pagine a caso. Voglio poter decidere io da quali pagine lasciarmi convincere, e che non siano quelle che l'autore sa verranno più lette e quindi le cura meglio). Alla copertina su Internet dò meno peso, ma voglio quantomeno non faccia schifo, mentre ne do molto al prezzo: se non è abbondantemente al di sotto della versione economica cartacea, mi sento preso per i fondelli. Ma, se sul cartaceo li acquisti impulsivi non sono rari, su Internet non ne faccio. Se sto consultando Ibs vorrà dire che sono già online, mi costa 0 aprire altre pagine alla ricerca di informazioni su libro e autore. Ps: ovviamente so che nessuno di questi metodi dà assoluta certezza che un libro sia bello. Ma quello non è un problema.
  3. Eudes

    Goodreads e anobii servono a qualcosa?

    Ma davvero secondo voi l'anteprima rappresenta in modo affidabile il libro? Per me, no. Io, quando spulcio i titoli in libreria, non do tutto questo peso alla prima parte del volume, al limite leggo il primo paragrafo dell'incipit. Per me un anteprima può dimostrare al massimo se un libro è curato. Non è poco, ma comunque non abbastanza.
  4. Eudes

    Classifica generale MI

    Sui punteggi non saprei, ma noto qualche errore sulle presenze. Per fare un esempio, se Mari aveva due gettoni l'ultima volta, avendo partecipato anche in questa tornata, quantomeno ora dovrebbe essere a 3 in quanto a numero di partecipazioni.
  5. Eudes

    In vino veritas.

    @Amara: non saprei. Io glielo avrei dato anche aggratis, ma prima avrei dovuto capire che lo volesse (e gli uomini certe volte sono de coccio, nel non afferrare ciò che le donne vorrebbero solo far intuire). Certo, la berta coi centoni forse sarebbe stata abbastanza esplicita.
  6. Eudes

    [Off Topic] Telecronaca delle Sfide

    @AdStr: ti ho già fatto i complimenti in Tag, e li ribadisco ora. Forse potevo fare meglio, ma non credo sarei comunque riuscito a batterti. Anzi, in fondo sono contento di averti limitato grazie a un buon numero di pareggi. E guardo il lato positivo della faccenda: non mi dovrò più sforzare di scrivere almeno un racconto ogni 20 giorni. Da buon pigro, sono ritmi troppo alti per me. Buon proseguimento dell'avventura!
  7. Eudes

    Buon compleanno, AndC

    Auguri!
  8. Eudes

    Gioco(?) Ti stendo.

    Edu: ad Amara (che è l'unica obbligata all'avatar imposto) ho concesso di toglierselo domenica. Gli altri sono liberi di fare altrettanto, o toglierselo prima o dopo.
  9. Eudes

    Gioco(?) Ti stendo.

    1. Edu 2. AndC 3 AndC 4 Edu 5 sarei per la X ma visto che AndC si è quantomeno sforzato di fare un incastro con altre domande, e pure perché lo ammetto, mi sembra leggermente indietro (chiederete il voto segreto anche qui, dopo questa mia confessione?) voto AndC
  10. Eudes

    Mi diletto col dialetto

    Mópe: Persona superficiale, leggera, donna poco seria; jè na mópe, lass’è une e pigghj’è nàvete (è poco seria, lascia uno e ne prende un altro) Ma anche nel senso semplicemente di "scemo". Tu sì mópe Tu sei tutto scemo Oppure "muta". E in entrambe le accezioni può essere inteso il proverbio A figghja môpe ‘a mamme ‘a ‘ntende La figlia stupida la mamma la comprende lo stesso (ma in questo caso è valido anche l'accezione di "muta", tanto più che si usa quando qualcuno si tiene qualcosa dentro, e chi gli sta vicino lo conosce talmente bene che crede di aver capito lo stesso quale sia il problema) (ovviamente siamo sempre a nord della Puglia)
  11. Eudes

    [Sfida 20] Di ricami, di veli, di seta e di spose

    @Edu: in realtà ti ho trovato, tutto sommato abbastanza tenero nel giudizio complessivo. C'era la possibilità di essere più duri. Sul "non originale", ammetto che l'originalità non la inseguo mai. Non dico solo in questa storia, ma in tutto ciò che scrivo. In realtà credo queste siano proprio le mie capacità. Sul wd puoi trovare sia di peggio (tanta roba, direi), che di meglio (poche cose, meglio riuscite forse più per caso che per altro), ma fondamentalmente io scrivo così.
  12. Eudes

    [Sfida 20] Increspature

    Credo che a quanto detto sù avrei potuto aggiungere altri 4000 caratteri sulla Volontà come espressione della volontà divina. Che credo sia un argomento molto in linea con le tue corde, ma molto meno con le mie. E poi erano le 4.00, e di fregnacce ne avevo già scritte abbastanza. Lascio l'opportunità agli altri. Ma quello che mi piace di questo racconto è proprio questo: che, come un classico, non smette mai di dire quello che ha da dire.
  13. Eudes

    Guanto di Sfida

    Scusate, ho cancellato un commento diretto ad altro luogo.
  14. Eudes

    [Sfida 20] Increspature

    Immagino che in questo racconto alcuni simboli siano voluti e altri lasciati alla libera interpretazione del lettore. Ma credo che ce ne siano anche altri, probabilmente involontari. Nel senso che sono stati inseriti degli elementi il cui scopo, più che altro, sarebbe dovuto essere solo quell di trainare la storia. Non volevano assumere nessun valore di "simbologia nascosta". Solo che ce l'hanno lo stesso, per il semplice motivo che costituiscono degli archetipi. Io credo che il tripudio di simbologia che lasciano pensare a un testo criptico derivi proprio da questo, perché a degli elementi volontari e ad altri lasciati alla libera interpretazione del lettore, si sono aggiunti elementi forse involontari. Inconsciamente, il lettore si fa le domande e si cerca le risposte. E si ritrova con troppe domande e, temo, poche risposte. E' ovvio che il modo in cui io provo a spiegarmi il significato del racconto si basa sull'interpretazione più o meno personale dei vari simboli presenti in esso. E se sulla mia libera interpretazione non posso in ogni caso sgarrare (se me la lasci libera, mi sembra giusto poter dire la mia, senza che l'autore ribatta), e sugli archetipi neanche (quelli sono, quello significano, che fosse intenzionale o meno), sulle volontà dell'autore potrei anche prendere dei grossi granchi. Ma, se anche fosse, nella peggiore delle ipotesi avrò "interpretato" più o meno correttamente almeno i due terzi del racconto. Ma andiamo con ordine. "Citta-mercato" Già nel parlare di città mercato abbiamo una prima allusione. Ovviamente potrebbe anche essere il primo nome a caso venuto in mente all'autore eppure... eppure, se anche fosse, resta indicativa. Insomma, se tu l'avessi chiamata Città-fredda, si sarebbe colta un'altra sfumatura. Mercato quindi. E questo mercato "sembrava un essere senziente". Una frase che non aggiunge nulla alla dinamica della storia, la città è gia stata descritta, dopo si entra nel vivo dell'azione, si potrebbe quasi consigliare "taglia", e invece no, la frase è stata aggiunta. Un segnale da cogliere. Ok, sappiamo che c'è un mercato. E che in un mercato ci si vada per gli oggetti è abbastanza ovvio, ed è quello che fa Pit, uno dei protagonisti della vicenda. Solo che lui li ruba. Non sappiamo che oggetti ruba, sappiamo però che sono preziosi. Perché per le forze dell'ordine lui è un ricercato, ed è ricercato in quanto ladro. Non sappiamo quanto grandi siano però questi oggetti, tuttavia una minima informazione al riguardo ci viene fornita: entrano in uno zaino. O meglio, lo Zaino. Notare la maiuscola (non credo si usino le maiuscole a caso, in certe circostanze). Abbiamo una Città (mercato) che sembra senziente. E uno zaino con un nome proprio, come a suggerire che è qualcosa di più di un oggetto. Degli oggetti che Pit ruba non sappiamo nulla, epperò scopriamo ben presto chi lo induce a rubare: la Volontà contenuta nello zaino. In realtà di questa Volontà pure conosceremo ben poco (neanche se sia un oggetto, un'entità metafisica o altro). Una cosa comunque la scopriremo più avanti: Pit non cambia mai lo Zaino giallo. Anche se è ormai logoro e, considerando i continui furti, probabilmente sarebbe giusto farlo. Forse non può. E forse non può perché il primo vero custode della Volontà non è Pit ma qualcun altro. O meglio, "qualcos'altro". Del resto quando più avanti Dejan gli chiede se vuole appoggiare lo zaino per stare più comodo, il ragazzorifiuta. Ci credo: chi vorrebbe mai privarsi della Volontà (con la maiuscola o minuscola che sia)? Dicevamo: la Volontà spinge il ragazzo a raccogliere o disfarsi continuamente di oggetti, provenienti soprattutto da una città "Mercato". Ma è una volontà che Pit non controlla affatto, piuttosto ne viene condizionato. Non ricordo bene le figure retoriche e se questa possa essere considerata un'allegoria comunque insomma... a me il significato sembra fin troppo esplicito. In ogni caso, la Volontà (inquieta, veniamo a scoprire) guida Pit, e lo guida verso il porto. Pit, stanco, si nasconde su una barca. Viene scoperto, dall'unico marinaio presente, solo una volta che essa procede il largo. E da qui inizio ad analizzare gli archetipi introdotti nella storia. Pit cerca oggetti (per conto della Volontà, ma non ce ne importa). E' un cercatore . L’archetipo del cercatore porta l’individuo a indagare sentieri a lui sconosciuti, toccando qualsiasi ambito Il simbolo di questo archetipo è quindi il viaggio, infatti l’individuo rispondendo alla chiamata del cercatore ha la possibilità di attingere alla forza del proprio spirito per iniziare un nuovo cammino. Tutto inizia con una chiamata volta al comprendere il senso della vita oppure al miglioramento della stessa per uscire da una routine che ha ormai preso le sembianze di una prigione. E' un archetipo che si adatta perfettamente a quanto stai raccontando. E' un caso? è voluto? Non cambia niente. E qui inzia, almeno per Pit, il viaggio. Il viaggio (credo) rappresenta sempre un percorso di vita, verso nuova maturità e consapevolezze. Si viaggia non solo verso altri lidi, ma anche alla ricerca di sé. In questa fase del racconto, siamo sul mare, quest'enorme distesa bidimensionale che possiamo considerare un luogo allo stesso tempo astratto eppure naturale. E nel quale è facile enfatizzare il concetto di "competizione". E in effetti Pit e Dejan al principio sembrano incontrarsi, ma si passa ben presto allo scontro. Sono gli unici due personaggi della storia. Anche se in realtà ci sono molto oggetti che sembrano aver ben più potere di loro, ma trascendiamo. In una storia, se ci sono due personaggi e si scontrano finiscono non solo per essere in competizione per lo stesso obiettivo (e in questo caso sarà il ciondolo) ma anche per rappresentare due lati della stessa medaglia, due in lotta per imporre "la propria visione del mondo", anche se il racconto terminerà accomunandoli a uno stesso destino. Ma forse lo hanno sempre avuto uno stesso destino, per quanto antitetico potesse sembrare all'inizio. Pit è succube di una Volontà che non gli appartiene e non fa altro che accumulare e sbarazzarsi di oggenti provenienti soprattutto, anche se non solo, da una Città mercato. Potrebbe sembrare libero di andare dove vuole, ma è perennemente braccato da chi vuole impedirgli la conquista di quegli oggetti. Dejan è il custode di una nave che non può guidare e di cui non può sbarazzarsi (e com'è difficile in questo concetto non vederci una metafora della vita) se non trovando un altro custode che lo liberi; che lo lasci andare, probabilmente, nell' "unico posto in cui avrebbe voluto invecchiare". Dejan ha bisogno di un successore, qualcuno che si prendi il fardello delle sue responsabilità. Ma non sarà lui a poter decidere chi sarà il successore. Anche in questo caso gli uomini non decidono nulla. Sono gli oggetti a usarli come marionette, e non il contrario. Lo trovo un concetto molto potente (che mi era anche balenato da utilizzare per la sfida, ma poi mi ero convinto che fosse troppo difficile da mettere in scena). Pit e Dejan si contendo un ciondolo. Un ciondolo che in Dejan evoca ricordi di una terra amata. Ciondoli, anelli e amuleti di questo tipo in genere rappresentano "la condotta da seguire". E' ovvio che il concetto si può ribaltare (nel Signore degli Anelli, credo si ribalti il concetto e l'anello diventa "la condotta che corrompe") ma se il ribaltamento non è voluto o esplicito, il simbolo quello rimane e quello rappresenta. Non vedo nelle parole di Djean o negli scintilli nulla che lasci pensare a una concezione diversa da ciò che il simbolo generalmente rappresenta. Quindi, per me, questo è uno di quei casi in cui credo tu abbia usato un simbolismo involontario: ce lo hai messo senza renderti pienamente conto di cosa potesse rappresentare. Il lettore può anche ignorare il valore di un oggetto, tuttavia guidati da milioni di storie in cui determinati monili rappresentano sempre qualcosa d'importante, inizia a farsi delle domande. Tanto più che i due protagonisti questo ciondolo se lo contendono. E allora, consultando un manuale sui simboli e gli archetipi letterari, che risposta troviamo alla domanda "cosa rappresenta?" Il ciondolo -> la giusta condotta. Dejan ce l'ha, Pit no, ma la vorrebbe. Se la contendono e sarà Pit ad avere la meglio, ma solo passando sul corpo dell'uomo più anziano. Pit è un giovane di diciotto anni che si lascia condizionare da una Volontà che non gli appartiene davvero, e che lo induce ad accumulare o disfarsi continuamente di oggetti provenienti perlopiù da una presunta città mercato. Sembra libero, ma è braccato continuamente. Eppure questa Volontà lo sta guidando. Lo sta guidando verso una barca e in questa barca scopre qualcuno che avrebbe potuto essere il suo mentore, ma diventano ben presto antagonisti. Eppure sono accomunati dallo stesso destino: sono destinati a succedersi nell'essere i custodi (o forse solo le marionette) di una barca che nessuno dei due può davvero controllare: sceglie lei chi far salire e dove andare. Immaginarmi questa barca come metafora della vita a me viene alquanto naturale. Dejan viene ucciso dal nuovo arrivato ma mentre muore gli è rimasto negli occhi immobili "un germoglio di speranza". Speranza - a me piace interpretarla così - che nonostante non sia andata come previsto, non è stata vana: che Dejan fosse salito sul kayak o finito, come sembra, all'altro mondo, si è comunque sottratto al suo destino. In balia della barca, Pit inizia a riflettere sulla Volontà, chiedendosi per la prima volta quali disegni abbia per lui. Ma la Volontà, in qualche modo, sembra spegnersi. Non sussulta una volta inserito il ciondolo, come fatto invece le altre volte in cui Pit ha conquistato gli oggetti richiesti. Quasi a dire: ti ho portato dove dovevi arrivare per iniziare davvero il viaggio. Ed è curioso, per quanto immagino non casuale, che Pit inizia a farsi domande solo nel frangente in cui la Volontà "non dà risposte" di alcun tipo. Quindi insomma, che tutta la storia possa rappresentare un viaggio di formazione credo ci stia tutto, ed è ovvio che i diciotto anni ne facciano pensare a quello di un adolescente verse la maturità. Dejan è un personaggio che trovo interessante, che credo ne avrebbe di cose da dire (del resto, tra i due, il "saggio" sarebbe lui) ma credo che la continua ricerca di interpretazione dei simboli che il lettore si trova quasi costretto a inseguire finisca per depotenziarne la figuara, perché l'attenzione si sposta facilmente sul "percorso di formazione" di Pit. Ed ora parliamo della storia in sé, perché qui a furia di provare a interpretare la simbologia ci si è quasi dimenticati che esiste anche una trama fatta di "persone e cose - niente alberi" come forse direbbe qualcuno. E per quanto riguarda la storia almeno un paio di stonature le ho individuate (almeno, stonano a me in quanto lettore). La prima è che mi presenti Pit come un ladro e ok, ci sta. Ma poi Pit me lo mostri anche assassino, pur di conquistare i suoi oggetti. le due immagini sono un po' in contrasto: Pit sembra quasi il furfantello che ha problemi con la giustizia, ma che in fondo è soltanto alla ricerca della strada giusta. Nel momento in cui mi diventa assassino la sua immagine agli occhi del lettore peggiora perché la sua "maggior criminalità" è quasi in contrasto con l'idea che ci eravamo fatti di lui. In fondo era ricercato in quanto ladro, non in quanto "assassino" né niente lasciava pensare potesse spingersi a tanto. C'è poi da dire che Pit è braccato dalla polizia, scappa tutta la notte, ma questi oggetti sappiamo che entrerebbero in uno zaino. E allora... che tipo di oggetti ruba? Perché l'unico che gli vediamo rubare è il ciondolo, ma per oggetti simili mi sembra passi un po' troppi guai con la giustizia. Capisco che qui dovevamo contenerci nell'arco degli 8000 caratteri, ma in fase di revisione io "mostrerei" almeno l'ultima rapina di Pit prima di quella del ciondolo, giusto per mostrare il suo grado di pericolosità e l'importanza di ciò che ruba, e di come lo ruba, tanto da indurre le forze dell'ordine a stargli addosso. Altro punto che a me stona è che Dejan non può controllare la barca ma, in teoria, come mostrano caffè solubile e il resto della colazione, può fare acquisti. E immagino li faccia scendendo dalla barca. Del resto è stato in tanti porti, anche se mai più in quello tanto desiderato perché la barca non consentiva di andarci. Epperò la domanda sorge spontanea: se dalla barca riesce a scenderci, chi lo costringe a tornarci? Oh, a me sta bene anche una risposta del tipo "quando arriva in un porto prova a dormire altrove, può scendere senza problemi ma tutte le volta che si risveglia si ritrova di nuovo in viaggio, dentro quell'eterna prigione che è la barca" ma almeno un'indicazione al riguardo dammela, altrimenti a me sembra troppo comodo fare di una barca una prigione, considerando che un uomo dovrebbe pur sempre essere in grado di fuggire dove una barca non può arrivare, specie se la barca è attraccata in un porto. Altra piccola considerazione quel "è un ricordo della terra che mi ha rapito, l'unico che mi è rimasto" immagino si sottintenda "mi ha rapito il cuore". Però a me ha anche fatto pensare che l'unica terra che lo ha rapito è in realtà quella in cui non può tornare. Curioso controsenso. E che in fondo, più che da una terra, mi sembrava fosse stato rapito da una barca. Altro curioso controsenso. Insomma, forse è vero che a furia di asciugare le parole devii l'attenzione del lettore verso immagini involontarie e non sempre è il caso di rischiare. Conclusione: facendo un metro di paragone calcistico, ho sempre pensato che contro di te sarebbe stato un po' come essere il Lecce che prova ad affrontare il Barcellona. Uno prova a fare quello che può, sapendo comunque che se l'avversario è in forma speranze non ce ne sono. Ho visto magari un eccesso di tiki taka ma al momento buono Mesi ha tirato una di quelle che raccolgono i consensi della platea e l'ammirazione persino di chi incassa la rete. E quindi... tanti applausi. Racconto migliorabile forse, ma dal potenziale altissimo.
  15. Eudes

    [Sfida 20] Di ricami, di veli, di seta e di spose

    Poez, credo che la faccenda parta da più lontano. Comunque nel mio racconto femminicidi non ce ne sono stati (almeno non nel senso di "casi di omicidio doloso o preterintenzionale in cui una donna viene uccisa per motivi basati sul genere")
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