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Feri Ats

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  1. Feri Ats

    Cosa state leggendo?

    sei a buon punto per scriverlo tu...
  2. Feri Ats

    Non avere paura

    che meraviglia questo racconto. E' necessario che un seme muoia perché dia i suoi frutti. Che muoia Ignazio perché nasca "io". Se ti dico che per me sono la stessa persona sono un visionario?
  3. Feri Ats

    Armi: perché portarle?

    tot armi=tot morti, secondo un'inesorabile legge statistica. Quindi, 0 armi= 0 morti. Naturalmente però non è possibile eliminare le armi, in una società, per cui alcuni sostengono che per difendersi da chi ti minaccia è meglio essere armati (e quindi vedendo il problema da un punto di vista unico: il proprio) quindi teorizzano che un privato cittadino debba o possa avere accesso alle armi, e in ogni caso, sia più sicuro averle che non averle. Se una persona è armata, sostengono, può difendere se stesso e gli altri con più efficacia. Questa tesi mi è sempre sembrata vera ma parziale, e quindi falsa, per cui mi sono informato su quali siano gli argomenti addotti nel paese delle armi par excellence, cioè gli Usa. Quello che mi ha convinto di più è il seguente: storicamente, il diritto di portare armi connotava l'uomo libero rispetto allo schiavo, che non ce l'aveva. Quindi, con un sillogismo secondo me, concludono: se io non sono libero di portare armi sono uno schiavo. Allora, questo ragionamento è sbagliato per il seguente motivo: nella nostra società la distinzione tra uomini liberi e schiavi è caduta (essendo noi tutti liberi, almeno sulla carta) quindi non c'è più bisogno del vantaggio dato ai liberi di portare armi perché manca il motivo della distinzione. Un secondo argomento (poco più di un gioco parole) è questo: sono le persone a uccidere, non le armi. Bene, basterebbe aggiungere che sono persone che impugnano armi. Non riesco veramente a trovare argomenti a favore della diffusione delle armi: leggerò con piacere chiunque ne avesse.
  4. Feri Ats

    Ragazzine in shorts e polemiche estive

    Mah, io veramente non lo sto dicendo a nessuno in particolare, sto solo esponendo come vedo le cose io. Tutti gli articoli di giornale che citi sono relativi a episodi in cui, forse, se la vittima avesse avuto un'arma si sarebbe potuta difendere. Ma si potrebbero prendere mille articoli, collazionarli, e sostenere qualunque tesi. Quindi evito. La mia posizione è questa: se molte persone avessero armi (ovviamente, allo scopo di non essere aggredite) ci sarebbero più morti, e non meno, per tanti motivi: quello che mentre pulisce l'arma gli parte un colpo, quello che mentre lui dorme, il figlio, attratto dall'arma, la prende e ammazza il fratellino per errore, quello che pensa stia entrando in casa un ladro e ammazza il figlio che rincasava tardi (è successo), quello che torna a casa, scopre la moglie a letto con l'idraulico e ammazza entrambi, e via di questo passo. Alla fine dell'anno, i morti sono parecchi, statisticamente, tutti per motivi futili e tutti evitabili. Basta guardare i dati USA o Svizzera. La mia tesi è che i morti per la presenza di armi sono molti di più dei salvati per la presenza di armi. Questa tesi non si basa su "ideologie" ma su numeri facilmente verificabili. Un'opinione totalmente mia, invece, è che un'arma in tasca ti chiama, vuole essere usata. Qui comunque siamo OT, se ho tempo apro un post apposito dopo.
  5. Feri Ats

    Ragazzine in shorts e polemiche estive

    Molte qui credono di descrivere un mondo, ma a me sembra la descrizione della loro testa. Un luogo dove la donna è sempre la vittima. Finché non cambia questo, non cambierà nulla. Come fare? Lasciamo perdere i mitra: non siamo in un cartone giapponese e i morti muoiono per davvero. Non farei troppo affidamento sul karate: lì ci si affronta tra pari peso e, se sei una ragazzina di 50 kg contro un uomo di 90, magari armato, non è il caso. Il modo più efficace è organizzarsi: massima velocità nel soccorso di chi è in pericolo, assistenza legale e psicologica gratuita, formazione professionale a chi vuole mollare il marito e non ha un lavoro. Possibilità di alloggio. Queste cose le può fare solo un’organizzazione. E queste cose sono efficaci, contrariamente al resto. Poi: non ritirate le denunce!! Se ti ha menato una volta lo rifarà. Se ti ha menato, tu magari lo ami, ma lui no. Non lo fare “per i figli”: se mena te menerà anche loro, e loro da grandi meneranno: la stragrande maggioranza di chi commette abusi li ha subiti. Continuo a dare consigli, non alle vittime, ma alle donne, visto che non considero questi due termini sinonimi. E ribadisco che meno armi ci sono in giro e meglio è.
  6. Feri Ats

    Ragazzine in shorts e polemiche estive

    Mah, vedi, anche qui... Una molestia non è uno stupro. Questa è la mia frase. Perché devi tirare la mia affermazione -per tua comodità polemica- fino a far sembrare che io voglia diminuire la gravità delle molestie? Potrei aggiungere: un approccio indesiderato non è una molestia. Sto forse giustificando gli approcci indesiderati? Se poi uno ti fa dire quello che gli pare... Si era partiti da un articolo, scritto secondo me all'unico scopo di far parlare dell'autore. Obiettivo raggiunto. La tesi era ridicola, ma strizzante l'occhio al pensiero comune. Tutti l'hanno riconosciuto, ma, al minimo distinguo, è cominciato un processo alle intenzioni basato su una dicotomia noi-voi (maschi-femmine) a mio parere ridicola. Anche il tono, al minimo accenno di "però" diventa giudicante, in modo fastidiosissimo. Tutto questo non serve "alle donne" (p. es: noi vorremmo, ecc. noi chi? Conosco donne anche più sprezzanti nei commenti di ciò che è stato espresso qui dai "maschi") Con pazienza, riprovo ancora: stupro e abbigliamento della vittima non sono collegati. Non tutti gli uomini sono stupratori, tantomeno per il "dna" e ognuno ha il diritto di sentirsi "umiliato" o "arrabbiato" o quello che gli pare, anche fregarsene. La solidarietà non è obbligatoria. I collegamenti con le armi (per difendermi, ça va sans dire) introducono una risposta sbagliata (ovvio che l'opinione è mia) e via di questo passo. Anche che la reazione dev'essere proporzionata all'offesa (se si può). Altrimenti a me pare che l'offesa diventi alibi per esercizio di mia violenza (altra opinione mia).
  7. Feri Ats

    Ragazzine in shorts e polemiche estive

    mi sono reso conto che nel mio post c'è un riferimento che può sembrare riferito a te. Scopro ora che sei un poliziotto, non avevo la minima intenzione di offenderti, ma siccome il mio riferimento sembra veramente gratuito ti chiedo scusa. Credimi. In realtà mi riferivo a un'altra cosa, che c'entra parzialmente con questa discussione: i molti episodi di cronaca che hanno visto esponenti delle FFOO protagonisti di fatti tragicamente finiti a colpi d'arma... d'ordinanza. Ho delle mie idee precise su questo, e mi piacerebbe anche discuterne ma qui sarebbero OT. Sorry per il non voluto riferimento.
  8. Feri Ats

    Ragazzine in shorts e polemiche estive

    Immagino quanti uomini abbiano tentato il suicidio perché la vicina di casa è stata stuprata. Dai, siamo seri, uno stupro è un problema per chi lo subisce, e il problema se mai è che non gliene frega niente a nessun altro. Se no, se tanto umilia il genere maschile, basterebbe saccagnare chiunque stupri. Giuro che non mi lamento. Ma dai, ho detto questo? Neppure le altre donne tentano il suicidio, che c'entra. E quanto al "saccagnare" io sono convinto che la galera sia più che sufficiente, per qualsiasi reato, uomini e donne. Sul resto glisso. Non c'è il clima. Immagino quanti uomini abbiano tentato il suicidio perché la vicina di casa è stata stuprata. Dai, siamo seri, uno stupro è un problema per chi lo subisce, e il problema se mai è che non gliene frega niente a nessun altro. Se no, se tanto umilia il genere maschile, basterebbe saccagnare chiunque stupri. Giuro che non mi lamento.
  9. Feri Ats

    Ragazzine in shorts e polemiche estive

    Una volta, eravamo al mare, un mio amico è tornato sconvolto. Mi ha detto che, mentre stava facendo footing, si è trovato a passare in una caletta deserta. Ha incontrato un uomo piuttosto anziano, (noi eravamo ragazzini) che si è avvicinato con una scusa. Lui si è fermato, e quello ci ha provato. Il mio amico gli ha tirato un pugno, “fortissimo”, mi ha detto, sul petto, e quello è crollato. Poi lo ha colpito ancora mentre era a terra, ed è scappato. Io gli ho chiesto perché lo avesse colpito. Che bisogno c’era? Poteva dirgli “no, grazie” e andarsene, o, alla peggio, dargli una spinta e mandarlo al diavolo. E lui mi ha detto che non lo sapeva. Ha reagito così, non ha risposto delle sue azioni. Siamo tornati a vedere: non c’era nessuno. Il mio amico sperava e pregava che quello se ne fosse andato con le sue gambe. Se avesse avuto un’arma ci sarebbe stato un morto. Per fortuna non ce l’aveva. Quello che sto leggendo sulle armi e su queste fantasticherie di reagire con un mitra a un approccio indesiderato è allucinante. Un approccio indesiderato non è uno stupro. Una risposta secca, degli occhi ben alzati e un atteggiamento fiero sono più che sufficienti nella stragrande maggioranza dei casi (a meno che la malata di mente non sia la vittima, che vive come offesa intollerabile qualunque vulnus). Se guardi dritto negli occhi un pappagallo per strada e gli dici :”beh, che c’è? Problemi?” stai sicura che quello va in tilt. Non c’è bisogno di bombardamenti. Chi sogna di essere in grado di massacrare chiunque osi toccarlo, prima o poi sparerà per un parcheggio. In compenso, noto come il lavoro dei media stia già producendo i suoi frutti: il modo cretino e sensazionalistico con cui trattano qualunque tema ha prodotto l’agognata psicosi di massa. Chi ha scritto: per carità, dormite nude su una panchina ma non tornate a casa per non correre rischi (bellissima battuta, per carità) ma… sul modo in cui hai scelto il tuo compagno nessuna autocritica? Le chiavi di casa chi gliele ha date? (Hai tutto il diritto di cambiare idea senza essere ammazzata, ovvio) ma un conto è essere tuo malgrado una vittima, e un conto è vedersi sempre ineluttabilmente nel ruolo di potenziale vittima, il che dà luogo ad autocommiserazione e vagheggiamento di stragi per ritorsione. Invece affrontare il problema sarebbe relativamente semplice, senza aspettare mille anni di non meglio precisati “cambiamenti culturali”. a) Le armi vanno messe al bando, non siamo nel far west b) Una molestia non è uno stupro c) Il problema non è solo delle donne, è di tutti. Molti uomini vivono come un’umiliazione il fatto di non essere riusciti a difendere una donna. d) Le forze dell’ordine vanno preparate a gestire meglio la violenza contro le donne e le associazioni aiutate a prevenirla (come? Sostegno prima di tutto psicologico, in seconda battuta legale ed economico, in terza professionale, per ricostruirsi una vita dopo. Dev’essere reso evidente che la vittima che denuncia, dopo sta meglio e non peggio, perché se no è inutile). e) Le armi sono una risposta infantile, pericolosa e autolesionistica. E’ meglio se le lasciamo tutti a casa, poliziotti non in servizio compresi. f) Una donna intelligente, decisa e “cauta” (per dirla con Carmelo) sarà sempre libera di vestirsi e svestirsi a suo piacimento, mentre una che fa le cose “per dimostrare” vivrà peggio e basta.
  10. Feri Ats

    Ragazzine in shorts e polemiche estive

    Credo che Carmelo volesse dire che i pericoli sono potenzialmente infiniti dato che il mondo non è affatto un luogo “giusto” o ingiusto” ma semplicemente pericoloso. Decidere di non limitare la propria “libertà” (se parliamo di donne e non di ragazzine) è una scelta ideologica e non un comportamento “cauto”. Per esempio: molti uomini sono dei bruti, è un triste dato di fatto. Io scelgo di non curarmene perché “sono loro che sbagliano” e finisco vittima della loro ingiustizia e brutalità. Oppure: non me ne frega niente del progresso dell’umanità, io guardo la mia incolumità e mi autolimito per non correre rischi, perché, così come stanno le cose, rischio. “Libertà o sicurezza” è un dilemma eterno. Si troveranno sempre persone che opteranno per l’una o per l’altra, o un mix, a seconda. Una domanda: Tutti i genitori sono proprio sicuri di dedicare la stessa attenzione ai pericoli che corrono i propri figli/e? Hanno loro insegnato, e verificano, che tengano l’automobile in perfetta efficienza prima di prendere un’autostrada? Che abbiano un’alimentazione corretta? Che non soffrano di depressione strisciante o non abbiano crisi di autostima? Perché queste cose, giusto per fare esempi, uccidono di più dei maschi-bruti. Però l'argomento non è pruriginoso, e chissene.
  11. Feri Ats

    Ragazzine in shorts e polemiche estive

    Le ragazzine di 14 anni, essendo ragazzine, non hanno esperienza del mondo e dei suoi rapporti di causa-effetto. Sono vissute in ambienti protetti (fortunatamente) e tendono a fidarsi degli adulti (li hanno conosciuti fino a quel momento come docenti o genitori di amici o amiche). In realtà, sono ai primi esperimenti di approccio seduttivo. I loro coetanei maschi tendono a camminare cercando di occupare più spazio possibile, con le braccia lontane dal corpo, per sembrare più grossi e temibili (se qualcuno li picchia nessuno dice che se la sono cercata), mentre le ragazzine vogliono comunicare: “guarda come sono disinibita e sessualmente esperta”. Esattamente ciò che non è. Non hanno quegli atteggiamenti perché “sono troie” ma perché, per il momento, tendono a copiare acriticamente il modello sessuale dominante, visto in tv o su internet. L’argomento principe, “se le stuprano è perché se la sono cercata, vestite così” è completamente infondato, per i seguenti motivi: Non esiste alcuna prova che l’essere più o meno svestite aumenti le probabilità di essere violentate. Anzi, ci sono molti indizi del contrario. Per esempio, in India, lo stupro è una piaga. Le vittime hanno il sari, oppure sono vestite all’occidentale. Qui sembrerebbe che “la provocazione” sia l’essere sole. In Egitto, durante le proteste in Piazza Tahrir, ci sono stati moltissimi stupri. Le donne non erano affatto svestite, ma pare che elementi interessati a propagare la “percezione di insicurezza” incentivassero le bande a stuprare. Qui la “provocazione” era l’essere politicamente attive. In Italia, nessuno è mai riuscito a quantificare esattamente gli stupri ma, stando a quelli denunciati, nell’80% dei casi il colpevole è il marito/partner/genitore/parente/conoscente e non lo sconosciuto ingrifatosi per strada a vedere gli shorts. Qui la “provocazione” è probabilmente l’accessibilità in luoghi chiusi. In realtà, l’argomento principe è facilmente smascherabile: l’adulto prova attrazione per la ragazzina in shorts ma, naturalmente (e fortunatamente) non la stupra. Il desiderio censurato e deviato tuttavia non scompare affatto, ma ricompare attribuito all’altro, in questo caso allo stupratore, il quale, secondo lui, avrebbe fatto ciò che l’osservatore avrebbe voluto fare ma non accetta di fare. Qui sono messe furbescamente in relazione due cose che in realtà relazione non hanno (abbigliamento e stupro) siamo di fronte a tesi intellettualmente disoneste. Infine: chi scrive questi articoli (non mi riferisco a Nero, che ha scritto in termini tutto sommato rispettosi) ha voluto più che fare una “provocazione intellettuale” –sempre utili- tirare un petardo per attirare l’attenzione su di sé. Spero con esiti controproducenti.
  12. Feri Ats

    Ad Est Dell’Equatore

    incredibile. Significa che ci provano, pronti a dare la colpa ai "servizi deviati" se si vedono scoperti. Premesso che la prima mail ha tutto il sapore della verità, e che "una persona che non avrebbe dovuto avere l'accesso a questa casella di posta" sembra scrivere con sicurezza e usa il plurale (perché poi un intruso dovrebbe scrivere a nome della casa editrice, al fine di arricchirla a sua insaputa?) La seconda missiva invece è del tutto non credibile. Chi è conscio di aver dato adito a pesanti sospetti, in genere si difende in modo circostanziato, non utilizzando frasi come: "a seguito di una spiacevole serie di circostanze legate a dinamiche interne". Questo comportamento, di "provarci" stando attenti a non rendere pubblica la proposta indecente per non avere ritorni d'immagine negativi l'ho già notato in diverse CE. Per difendersi, uno di questi mi ha detto "lo fanno tutti, ma proprio tutti. Anche chi non t'immagini". Magari non è vero però non mi stupisco e non do minimo credito alla smentita. Intanto mi ha fatto ridere...
  13. Feri Ats

    [RSO4] Un posto in prima fila

    Ti spiego le mie perplessità: due persone bloccate in ascensore, come topos letterario, sono due sconosciuti, o comunque due persone le quali, senza l'inconveniente, mai si sarebbero trovate così vicine e costrette a comunicare. E' un tema molto sfruttato, perché apre un ventaglio di possibilità e allude, o meglio, suggerisce che dietro ogni persona su cui di norma sorvoliamo allegramente, si apre un intero universo, che noi, per nostra fortuna, nel racconto (o nel film) saremo costretti a scoprire. In pratica: io me ne sto felice e tranquillo nel mio brodo, ma ecco che accade un qualcosa che mi impedisce questo serenità e mi butta in un incubo, mi fa temere. Ma ecco che la minaccia si trasforma in opportunità: il vicino noiosissimo si rivela l'amore della mia vita, la punk sedicenne scopro essere mia figlia, cioè: sono costretto a scoprire e avventurarmi in un mondo sconosciuto, costituito dall'altro appiccicato a me in 2mq. Alla fine, in genere, riemergo cambiato (o magari anche morto, ma comunque cambiato). Nel tuo racconto ci sono marito e moglie, due che (dovrebbero) conoscersi benissimo e amarsi teneramente. E allora, perché non scoprire che non si conoscono affatto? Perché non scannarsi per la sopravvivenza? Tanto sta per scatenarsi l'apocalisse e, se è la fine del mondo, cosa cambia tra il viverla in ascensore o nuotando nello champagne? L'idea che a rimanere bloccati siano marito e moglie, e che la notte di san Lorenzo sia quella della fine del mondo sono due buoni punti di partenza, ma per un ribaltamento anche nei loro rapporti. (Comunque queste sono idee mie e il racconto è tuo...) Vado nel dettaglio: In quel momento Lisa si ricordò perché l’aveva sposato: Luca era un uomo solido, non solo nel suo metro e novanta di altezza, ma nell’animo. Non si scoraggiava di fronte a niente. Era uno scoglio, granitico e ben saldo, sul quale anche lei poteva trovare riparo dai marosi della vita. Se l'aveva dimenticato, la cosa non depone a favore del loro rapporto. Inoltre sembra che Lisa si sia accaparrata una polizza assicurativa, più che essere stata innamorata. No, non mi convince, a meno che questi due non si amino affatto. Occhio anche ai dialoghi, cerca di evitare l'effetto-didascalia. (Es: «Sì. Siamo bloccati.» «Cos’è successo?» «Un black-out, non vedi?») Infine: se lo riscrivi, prova a fare un esperimento: fai fuori senza pietà tutti i vari squittì, sogghignò, eccetera, sono veramente logori e abusati, inoltre nessun aggettivo e nessun avverbio di modo. Tassativo. Cavarsela diversamente. Così, tanto per provare. Per me ci sono due idee buone nel racconto, ma non sono giocate con la necessaria cattiveria. Osa!
  14. Feri Ats

    [RSO4] - Il fante di spade

  15. Feri Ats

    Domande sullo stato etico

    Uno dei più grossi abbagli è quello di pensarsi "liberi", se non fosse per la massa degli altri ("lo Stato", la "comunità") che ci opprime, un tiranno mostruoso e minorato che vessa l'eroe in virtù del numero (come noto, i cattivi sono numerosi). Questa stupidaggine, da alcuni decenni molto in voga, viene ammannita dalla pubblicità sotto le forme più accattivanti: per esempio, tu, proprio tu, ragionier Rossetti, che sei uno di primo livello, è mai giusto che TU debba essere limitato nell'esaudimento (ovviamente immediato) di OGNI tuo desiderio, sol perché l'imperizia degli altri te lo impedisce? Non senti questa patente ingiustizia? Non solo io non la sento, ma al contrario, leggo in questa domanda qualcosa di infantile (e di abilmente sfruttato da chi vi ha costruito sopra una forma mentis). Se tu cammini senza guardare ti può accadere ben di peggio che l'andare contro un palo. Prendo il tuo esempio per dire che il mondo è un luogo pericoloso, e che gli esseri umani si sono aggregati (con molta saggezza e consapevolezza dei propri limiti) per difendersi e migliorare le proprie esistenze, non per divertirsi a tormentare i drittoni che vivrebbero meglio da soli.
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