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oiraM iD

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  1. Tina Caramanico I poeti non servono a niente © 2015, Ottolibri Edizioni ISBN: 9788898812219 Tina Caramanico, scrittrice e poetessa tarantina, classe sessantadue. Vive ad Abbiategrasso. Insegna Lettere alle scuole superiori e dal 2010 ha cominciato a rendere pubbliche le sue opere di narrativa breve e poesia. In verità, leggendo i testi, viene voglia di riscrivere la presentazione dell’autrice definendo Tina Caramanico soprattutto come donna, moglie e mamma. Una triade che fa impallidire qualsivoglia merito. Donna, moglie, mamma. Ed è proprio il suo percorso terreno che ci viene addosso senza schermi e virtuosismi. La sua opera poetica è un diario, una raccolta di esperienze e riflessioni; i suoi dubbi, le sue mancanze. Troppe volte si è detto che la poesia non ha più un pubblico o un “mercante” degno della sua storia. Poeti, pittori, scultori, architetti, hanno da sempre sottolineato il punto di svolta delle epoche, il passo avanti. Oggi, fra abusi edilizi e edilizia popolare, fra venditori di colori acrilici e di parole stampate, è fin troppo chiara la morte della poesia Ed è proprio da questa osservazione che parte la mia analisi alla silloge di Tina Caramanico. Non a caso l’opera si fregia del titolo: I poeti non servono a niente. Proprio così: “i poeti si prendono la licenza sconveniente di vedere quello che c’è e che nessuno vede” scrive l’autrice; malgrado ciò, i poeti non servono a niente Ma come può l’affermazione cinica della Caramanico esprimersi proprio in “poesia”? Analizzandone i testi appare chiaro che il titolo è una beffa. È solo un artificio intellettuale, invasivo, che vuole sottolineare un rammarico. Davanti al palcoscenico creato dalle parole della poetessa ho visto la vita, la sua, passarmi davanti agli occhi senza impeti e senza eroismi. Ho visto un’anima che racconta che la poesia, il bello, la quiete, non diventeranno mai reali. Rimarranno lì, da qualche parte, altrove. E qui, da questa parte, solo proiezioni artefatte di quella che è e rimane la ricerca di un’indefinita pace, di cui si avverte la possibilità, ma sfugge la presa. Un Saturno gentile che danza con la Luna, dando le spalle a Venere. Nessuna rima, nessun bel dire, nessuna velleità: ne piume ne gingilli. Una formula comunicativa che trascende la poesia e si proietta al pubblico con la forza della conversazione o della confidenza fatta a un amico. Nelle parole c’è il continuo rincorrersi di quello che è, o è stato, e di quello che poteva essere se…se la poesia, la bellezza, la quiete, fossero stati di questo tempo e di questo mondo. La poetessa ci trasporta in un turbinio di scene in bianco e nero, pochi colori, un tono che, se a volte sembra cambiare, ritorna immediatamente nel ritmo composto e ragionato di un’esperienza che si racconta con intimità, senza eccessi, senza drammi, pur velandone tanti. C’è un lui, ci sono dei bimbi, c’è una casa, libri, cantine, parchi. C’è Milano. E c’e sempre Tina Caramanico che in ogni passo della sua ballata rivive i suoi momenti, i suoi trascorsi, i suoi dubbi e le sue certezze. E le vive come fossero esperienze lontane, già andate. Il suo sguardo è distante dai fatti, narrati quasi in sottovoce. Ricordi lontani descritti dagli occhi di chi si proietta in posizione di svolta, di uscita. Tina vuole andare oltre adesso. Lascia andare il vecchio: ci prova. Con le sue poesie racconta la malinconia di chi osserva il passare della vita e percepisce che ci è consentito soltanto di galleggiare, fra onde e bonaccia. Nessuna possibilità di scelta. L’unico atto salvifico è quello di riuscire a ripararsi dai flutti scomposti della corrente. ”… rischiare me stessa e la ragione/ quando, a torto/ vivendo spero desidero e sogno” “...Cammino sperando che tutto questo finisca/ magari un po’ più in là, dietro quella curva” Il senso del titolo acquista infinite sfumature. I poeti non servono a niente è il suo modo gentile di gridare contro l’arte, che l’ha toccata ma non l’ha redenta. Se il poeta non può salvare se stesso a che serve la poesia? A che servono i poeti? Forse è proprio così, forse la poesia è solo fine a se stessa, come l’arte tutta, come il bello in generale. A che serve il bello? La bellezza? Ed è simbolico che in questa opera si venga colpiti dall’ennesima mancanza, quella dei titoli. Nessun titolo, solo numeri che identificano l’inizio e la fine di ogni poesia. Nessuna maniglia da aprire. Nessuna porta. Solo stanze collegate fra loro da spazi aperti. Momenti e gesti che identificano la stessa vibrazione senza mai perderla di vista. È una vita, la sua. Nessun titolo, solo passi in divenire. Come scalini o i piani di un palazzo. Dal primo al ventiduesimo. Un modo elegante per lasciare entrare tutti nel suo percorso, senza cartelli che indichino la strada. Solo ventidue rintocchi. Ventidue, come le ventidue creazioni di Dio, le ventidue lettere sacre dell’alfabeto ebraico, i ventidue sentieri dell’albero della vita, i ventidue Arcani Maggiori dei Tarocchi. Come per la Cabala e l’esoterismo anche il viaggio della Caramanico è caratterizzato dal numero maestro, il “ventidue”. Forse per caso, forse no. Ma è questo il fascino della poesia: scoprire l’anima del poeta, oltre le parole. E nella sua semplicità espressiva, spesso fin troppo azzardata, l’autrice ci offre spunti evidenti di riflessione - oltre ad immagini talvolta “visionarie” che lasciano ampi margini di interpretazione. Percorrendo le ventidue fasi della silloge si percepiscono in modo quasi inequivocabile i ventidue simboli della tradizione esoterica. Nella tredicesima poesia appare chiaro il riferimento alla figlia che non c’è più: “…Non lo so perché non posso vederti/ ti intuisco/ ma non posso sentirti…” così come nel tredicesimo livello degli Arcani Maggiori troviamo il simbolo de La Morte. Ed è altresì visibile Il Mondo, il ventunesimo Arcano, nel “sasso grigio” descritto proprio nel ventunesimo brano dell’opera. E c’è La Torre, il sedicesimo Arcano, dipinta perfettamente nella sedicesima poesia: “a gambe all’aria saltano i poeti”, come a gambe all’aria saltano i personaggi del simbolo de La Torre. Molte altre sono le analogie fra le ventidue poesie e i ventidue sentieri dei Tarocchi. Nella quattordicesima poesia l’autrice scrive: “Canto il lume che arde/ e quello spento al suo fianco che un giorno/ scintilla o alito di vento accenderà/ di quel medesimo fuoco”. Un lume accenderà l’altro, come le due anfore che si riempiono a vicenda ne La Temperanza, il quattordicesimo Arcano. Un viaggio nel viaggio dunque. Voluto? Perché mai saperlo. D’altronde è poesia. Mi godo la magia del caso e del mistero. Il panorama poetico odierno, se c’è, tende verosimilmente ad un impatto emotivo e linguistico immediato, forte, colto, rivolto spesso a descrivere il disgusto per qesta società malata. La poetica della Caramanico, pur moderna nella semplicità espressiva e nell’uso della parola, si legge con meno enfasi e con un chiaro senso introspettivo. La Caramanico vede se stessa in mezzo al mondo. Non grida per un mondo migliore. Lo vive, lo subisce, prova a capirlo. Prova a lenire le sue ferite. Conta le sue “mancanze”. Come L’Eremita - Arcano numero nove - che col suo lumino rischiara le esperienze passate, pesandole, camminando all’indietro, allo stesso modo la poetessa trasferisce l’esperienza del suo percorso di vita: la pesa, la analizza… “misurare i limiti” [cit. nona poesia] ma da lontano, camminando all’indietro. Verso un “dove” che, se c’è, è solo più incerto. “Ma ogni fottuto giorno della mia vita fottuta […]un colpo di vento che scombina e ridà senso alle carte […]avanti, ancora, vale la pena il male e il peso che mi porto sulle spalle.” L’autrice si offre nuda ai suoi lettori dipingendo quelle farfalle che avrebbe voluto prendere e che la vita le ha negato: Canto gli amori veri sospesi, i piaceri inesorabili, i nodi che non sciolsi. Canto il tempo prezioso del viaggio e il destino di tutti e di ciascuno. Canto il lume che arde e quello spento al suo fianco… Ci saranno di certo altri mondi, forse migliori, ma qui, in questo mondo, l’unica grazia è il saper accettare. Una silloge consigliata a tutti gli spiriti maturi che osservano i giorni andati, o perduti, e riscoprono il desiderio della quiete, del lasciar andare: dell’abbandono e dell’accettazione. “Sotto tutto quel verde e quel profumo immaginavo stesse la natura buona / Sotto tutto quel verde e quel profumo/ c’è Qualcosa che sfianca, rende storpi/ senza nessun rispetto per la vita./ Insidia mortale che si cela dietro il ronzio dell’ape laboriosa.” L’opera è meno adatta ad un pubblico giovanissimo e tanto meno è consigliabile ad un pubblico amante del classico o dell’impeto. Ad un pubblico di focosi e ostinati combattenti la silloge potrebbe apparire addirittura fin troppo “rassegnata”. Le rime, i sonetti e gli eroismi sono altrove. Qui, oltre a pagine di esperienze vissute, c’è tanta anima e tanta riflessione. Ma Venere - l’adulatrice e l’affascinante - non c’è. […]il tempo intrica i giorni e i pensieri li ingarbuglia e l’unico mezzo per uscirne è tagliare di netto anche organi vitali e imparare a sopravvivere lo stesso Un libro che punta l’obiettivo sulle fragilità degli uomini, incapaci di abbattere i limiti ma capaci, loro malgrado, di aspirare al “bello”. Siamo vittime maldestre del nostro percepire. O forse siamo solo vittime del caso? …Avrei dovuto dirlo prima. Prima di annegare nell’inconcludenza, prima di evaporare così in un finale scontato. Il rapporto empatico fra lettori e parole è immediato. La silloge si presta ad una lettura senza sosta, dalla prima alla ventiduesima poesia. L’anima dell’autrice si palesa vivida fra accettazione rassegnata e lucidità. Non è il fuoco che divampa e sconvolge, ma è quello che ne è rimasto: brace dorata. Solo così si preparano i cibi migliori. Forse è proprio la voce normale, sussurrata senza vezzi o pretese, a conquistare l’attenzione. Un momento di confronto che non passa inosservato grazie all’immediatezza e alla trasparenza del linguaggio della Caramanico. Linguaggio poetico/non poetico, sempre elegante e mai scontato, che offre spunti di interpretazione forti non esasperando mai i toni. Molta originalità, ma la malinconia per l’inevitabile sconfitta è la tinta più evidente dell’opera. Un libro veloce. Pieno di senso. Pieno di vita. Si comincia a leggerlo solo dopo averlo finito.
  2. Shalom Rabbi aguzzo aguzzine ecc... mi fa pensare che “le sonorità” stuzzicano anche te…dio sia lodato. ad una nuova ed ultima chiusura … le d eufoniche forse in questo caso le omettevo… ...un Suger abate abaco d’affondi al libero fluire dei lucori marittimi qui rivedo il tuo “cantar per te stesso…fuori dal mondo…” eccessivo. Condivido la scelta di evitare la punteggiatura, pur non amando le esasperazioni. Un punto o due, magari…chissà. Condivido la scelta di un titolo lungo e ambiguo. Bella la scelta di ficcarci le spiagge libere (concetto moderno) e il Leviatano. Mi piace. La complessità affascina e la lettura è di livello. Mancano dei frammenti che (forse) meglio avrebbero dipinto e identificato il quadro ma, vabbè, scelta dell’autore. Respect. Il protagonista si rivolge a qualcuno: chi è? O, forse, c’è un’entità interiore che parla al suo “animale” di riferimento…chissà. Alla fine tutto è “volgare amore”…un amore che induce all'assenza di sé…ma quanta grazia nel finale. La seconda parte è molto più animica della prima, che mi appare più strutturata, più alla Rabbi, per capirci. Nel finale ti sei lasciato trasportare. Lo preferisco. Avverto molta intimità…chissà che c’era scritto in quella letterina... Mi è piaciuta molto pur preferendo suoni e visualizzazioni più sfumate, accessibili a tutti, meno frastagliate. Ove il “simbolo” appare ma va svelato…(e so che mi hai capito). Qui il simbolo, l’archetipo del messaggio, è abbastanza criptico. Ostenta il desiderio dell’isolamento. Complimenti Rabbi. Hai creato un bel momento.
  3. oiraM iD

    Juke Box

    è come dire...sto tornando
  4. oiraM iD

    Juke Box

    Nuntio Vobis Gaudium Magnum...oiraM iD c'è
  5. oiraM iD

    Juke Box

    E nonostante le bombe alla televisione Malgrado le mine La penna sputò parole nere di vita La guerra è finita Per sempre è finita Almeno per me
  6. oiraM iD

    Solitudine

    Benvenuto Mundi. Approfitto solo adesso che hai già ricevuto dei feedback per esprimere il mio punto di vista sul tuo breve “sussurro”. Mi sono chiesto spesso: chi votava democrazia cristiana era nel giusto?… Caspita, erano in tanti! Mi sono anche chiesto: chi votava partito comunista aveva ragione?…minch@a, erano in tanti! Mi chiedo (ancora oggi): chi fa il presepe ha ragione?… e di certo sono in tanti. Spesso la ragione non coincide coi numeri. O sì…mah! Cosa posso dire sul tuo pezzo che non sia un mera emanazione della mia più o meno depressione? Anche dio per creare qualcosa ha usato più lettere di te. Forse quando diventerai famoso ciò avrà valore, ma dubito che ricalcare espedienti usati da “pochissimi” autori, che scrivevano sotto le bombe! al volo, de prescia, possa , oggi, adesso, ora,(2015 anno domini!) suscitare qualche effetto suggestivo. Ripeto, gli effetti del tuo componimento saranno creati dalla mia – più o meno - depressione. In quanto l’autore non fornisce elementi sufficienti per “definire l’emozione” stessa. Tutto va bene, tutto può significare, tutto può accadere. Probabilmente questo per qualcuno è efficace: lasciare dubbiosi e incerti i lettori. Ma, ripeto (mmm…quante volte si può dire “ripeto” in un commento? Azz! Devo rileggere il regolamento! ) , funzionerà meglio quando sarai famoso. Adesso è un po’ come scopiazzare “modus sensati” ma in tempi sbagliati. L’effetto generato, in questo caso, sarà equivalente al mio status mentale e non sarà affatto causato dalla qualità più o meno del tuo scritto. Ma quando sarai famoso tutto potrà cambiare…potrai dire "bau" ed essere applaudito come il nuovo vate. Ma devi diventare famoso. Hai parenti cardinali? Oggi credo tu debba manifestarti in quanto artista con un’individualità propria o in crescita. Lascia copia incollare gli anzianotti. Tu che c’entri? (secondo me, credo…forse) Se Ungaretti (900!) avesse fatto come te non saremmo andati avanti. Lui, allora, nel bene e nel male, e fra una bomba e l’altra, si è inventato uno stile che più o meno lo ha caratterizzato. Questa è arte. Il resto è copia incolla. Ma lo dico io, mica il mondo. Ci mancherebbe Bravo Bravo bravo per l’esperienza che ti sei concesso. Non so chi leggerà mai, oggi, queste opere, ma mi piace la tua voglia di emulare e colpire. Conoscerai e di certo conosci altri autori. Imitali, studiali. Ma poi comincia a scrivere tu. Complimenti e vedrai quante meraviglie ci sono in giro, sei così giovane che se ti metti a imitare tutti…invecchi. oiraM iD docet Complimenti a rileggerti.
  7. oiraM iD

    Raymond

    Approfitto per darti il benvenuto da questa parte. Bella lettura. Mi piacerà tanto leggere le tue dritte per entrarci meglio. Chi è Raymond? Belle le frasi che hai composto. Mi piace la voglia di “nuova comunicazione” che sperimenti rispetto al solito pappagone di versi paleolitici. Confesso che la Merini e chi scrive prosaicamente “poesie”in modo eccellente…non mi scompisciano. La poesia è: poesia. La prosa è: prosa. Ben venga il linguaggio(parola) moderno, attuale, contestualizzato, vivo, ma un minimo di “scintillio”, vezzo, o chiamalo stile, a me piacerebbe leggerlo. Ma è gusto personale. Ripeto che mi sei piaciuto molto (ripeto: molto) in questa tua prima performance, e se te lo dico io…te lo dico io e basta Fammi entrare nel tuo bel quadro. Attendo. Sappi: mi hai cullato. Bravo. Complimenti a rileggerti.
  8. oiraM iD

    Il Sabba

    Dimario, chi è costui? Mario, fratello, chiamami Mario. Noto con vivo piacere che spesso essere sinceri paga, pur “bay passati” . Il tuo percorso mi convince sempre più. Rischi di piacermi se continui così. Certo, non sono il sapiente che nomina personaggi “famosi” ogni cinque parole, perdonami, ma ostento prepotentemente miele quando noto che i miei “sproloqui” -nolente o dolente- generano un percorso. Posso dire la mia? Ebbene sì, non condivido la mancanza di “controtempi”. La trovo efficace, ma monotona nella lettura. Greve, senza tumulti. Scelta voluta, ne sono certo, ma (pur parlando di morte) forse le variazioni ritmiche sollecitano di più e meglio la lettura di una mente contemporanea, avvezza alla velocità e ai ritmi, oggi forsennati. Visioni assai…non so, assai, ti piace? -Amarcord- senza lineette. Virgole a fine verso. No! Forse troppe virgole. Mi piace la velatura che usi e che impone la riflessione, forse però troppo criptica e telegrafica. Musicalità, o meglio: accompagnamento nella lettura o, come ben detto: orecchio, lo trovo complesso, poco ritmico, forse troppo impostato. Ma è una sciocchezza, non te ne curare, a me piace il movimento/ritmo, è solo un mio gusto personale. Ma magari può fare statistica per la tue ricerche. (si può dire: ma magari? ..) Sarei curioso di leggerti, col tuo nuovo piglio, ma in movimento. Creando quelle spirali che caratterizzano il nostro “vivere”. La vita è: movimento. Tutto è: ritmo. Battito. Pulsazioni. Elettricità. Hai mai ascoltato il vento? L’Acquario è arrivato, i Pesci sono affogati… A rileggerti fratello e complimenti.
  9. oiraM iD

    Juke Box

  10. oiraM iD

    Trouble with Classicists

    Complimenti a tutti, soprattutto a Nice e Alive. Veramente un bel momento per tutto il forum. Complimenti per la competenza la qualità e per la dignità delle vostre opinioni che sposo tutte a prescindere. Se da qualche parte si parla ancora d'Arte vuol dire che i miracoli esistono. Grazie. ...oiraM iD docet
  11. oiraM iD

    Aiuto con parola (forse) siciliana

    Ciao. Pipituna, plurale di "cappelli tipo di lana", oppure il cappuccio dei giubotti, per capirsi. Indica anche una cosa che ingombra e basta, che non serve. Immagina un tizio fermo in piedi davanti ad una porta: è fermo come un pipituni. (plurale li pipituna) Concordo anche su qualche tipo di uccello, sicuramente col ciuffo. (ma meno usato) Agrigento.
  12. oiraM iD

    Rumore

    Ri Grazie mille Rabi Quanti bei pensieri che mi hai dedicato. Grazie. Sono un tipo poco serio , quindi prendi tutto quello che dico con buona dose di leggerezza. Sono certo che il nostro simpatico pianeta girerà e rigirerà a prescindere delle nostre opinioni. Ho già sottolineato che miro ai contemporanei e non ai “precedenti”, ma mi fa piacere ridirlo: ce l’ho coi contemporanei, non coi precedenti. Ergo, tante cosette mi sembrano fuori dal discorso. Ben vengano gli antichi, i romantici i classici i beat i futuristi, ben vengano tutti …ma adesso vediamo che c’è da fare. Andiamo avanti. Tutto qui. - Per contemporanei intendo quelli che oggi, adesso, ora, mandano sillogi alle case editrici “minori”! nel secolo digitale! Per “vendere” ai cugini! - Potrei rimandarti al mio commento precedente, quello che mi sono onorato di fare qualche giorno fa alla tua poesia. Da lì si capisce molto. Da solo basterebbe per sottolineare che le nostre radici sono ficcate in terreni diversi. E il tuo è un bel terreno. Continuo sotto spoiler per essere meno invasivo. Chi lo desidera, entri.
  13. oiraM iD

    Rumore

    http://www.writersdream.org/forum/topic/25595-cartolina-da-sodoma/ Rumore Vorrei ridondare l’aere di spuma a una a una contare le stelle belle, lassù. Ma non fingo nel dire non canto per la comare. Io tramo, indico addito! Scruto lo scorcio dal lato opposto e presto ti ficco un dito aguzzo in un occhio. Non temere non farà male. Tu sei già cieco. Orbo! che vuoi sentire. Canta o poeta di brulle stradine di tempi passati di tinelli scaldati e nonna che fila di lacrime amare di bimbi e di madre. E tu cominci a ballare. Lieta ritorna la mia cantilena che a dir con la rima potresti intuire, capire che il giogo di frasi scolpite aggrava la pena che ti spezza la schiena. E quando ti canti parole d’amore è solo rumore che imponi a tuo nome. E col rumore si cambia l’ambiente. Col suonare si stette anche il mare. Ma Ulisse è morto! Ulisse non c’è! La cera si scioglie e cominci a ballare. Al mare, al mare, ti porterei al mare. Fra zampilli e gli scogli, conchiglie e frescura barchette in risacca e quel gabbiano lontano d’un tratto s’abbassa poi lesto s’impenna e vola via. Se fossi poeta, se fossi un signore che vende rumore tu, senza cera, cominceresti a ballare. Ma non fingo nel dire non canto per la comare. Io tramo, indico addito! E qui lo dico: oggi ti ho portato al mare, con le parole. E quel gabbiano lontano non c’era. Era rumore.
  14. oiraM iD

    Rumore

    Irene grazie mille, sei molto gentile. Grazie per essere passata a trovarmi. "é secondo me un manifesto di poetica..." Bè, diciamo che hai proprio dato nome e cognome al mio tentativo. È il mio punto di vista, e lo dico in versi. L’unico modo che ho creduto sensato era quello di prendere bonariamente per il culo alcune virtuosistiche litanie e interporle a momenti di avvelenata arroganza. La frase che citi è proprio l’idea in nuce: Io tramo, indico…addito. Usare l’arte per aggredire il nonsense di questo periodo storico. La parola è un’arma incredibile. Di solito il mondo lo cambiano le bombe o un tizio che parla. Ma che parli bene. E a tutti. Sarà pazzia, ma chissenefrega, è gratis…. La parte finale è proprio la “manifestazione della mia idea”. Con la parola ci portano ovunque, e se chi parla è un pazzo i poveracci che ascoltano supini “impazziranno”. Ma non se ne renderanno conto. Occhio, dunque, a dire che qualcosa è giusta solo perché è stata già detta da qualcuno “famoso”. Valutiamola, sempre e a prescindere. Magari è stata lasciata passare solo perché era un’idea necessaria, solo un “bluf” necessario e funzionale, per educare il pensiero. Chissà. Il tuo intuito da donna non ti tradisce, infatti ne ho scritte altre sullo stesso tema, in formule e toni diversi, ma questa è l’Apri Pista! Grazie mille.
  15. oiraM iD

    Allucinazione

    Shalom Rabbino. Se vogliamo usare dei tecnicismi concordo sulla “prosa poetica”, degna di uno scrittore dell’800 francese. Vedi l’uso smodato di aggettivi. Però, al contrario, trovo virtuosismi tempi classici e sentimenti intimi che la vestono della giusta dose di “liricità”. Anzi, c’è una valanga di intimità…e che finale! Alcune delle cosette di cui abbiamo chiacchierato le rivedo in questa tua poesia. Formule espressive (belle, per carità) ma un pochino pesantine, anzianotte. Mamma mia quanti aggettivi! Bellissima la lettura. Nessuna variazione. Nessun alto e basso. Linearità. Il tono inizia greve, continua greve e finisce…greve. Ottimo. Ma io intendo altro per “nuove sonorità”. Le parole usate: eccentriche. Selettive. Come già notavo in un mio precedente intervento. Così credo proprio che tu faccia selezione di pubblico. Anche questo è legale ed è sempre stato un vezzo di molti. Ma oggi funziona in maniera diversa. Oggi vinci se scrivi in un blog tuo e ti leggono in tanti. Ma i blog li leggono i “tutti” a cui dovresti trasmettere i tuoi messaggi. Quindi devi aprire le porte! Devi far passare tutti. Mica sarai uno di quelli: “sono uno scrittore perché l’editore piccolo e laborioso e bla..bla…bla”! Ma dai! A meno che tu non abbia tanti parenti pronti a “leggerti” …Ma non credo tu lo sia. All’inizio ho pensato ti rivolgessi a dio, poi, dopo la caduta dalla scala e il tuo dare spiegazioni sul “temporale” ho deviato il mio pensiero. Non si danno spiegazioni a dio, ho pensato... Dai forse spiegazioni a dio? O alla tua “anima”?...naaa. Almeno non lo farebbe chi ha un certo tipo di concetto di "Dio".(io magari sono meno casto , ma tu mi sembri abbastanza preso da "Dio") Quindi, chi è il tuo interlocutore? Chi ti ha preso per mano con la bocca? Con le dita di chi, l’un l’altro, hai scaricato la poesia? In alcune parti mi sembri un po’ ridondante. (ma sarà solo una mia impressione, dovuta agli aggettivi e all’uso di alcuni periodi “articolati”) Alcuni “versi” credo siano falsati dal mio piccolo monitor, immagino che alcuni siano più lunghi. Apprezzo la mancanza di punteggiatura, forse un pochino esasperata. Io qualche punto l'avrei messo. Alla fine ti dipingi come un “cantore” antico e francescano, che però…tace. Si accartoccia sul “cemento”… Mi piace l’immagine che hai proiettato. Mi piace notare che lo stesso autore definisce: parole antiche e impiccate ai cordoni francescani… questa parte mi suggerisce quasi la consapevolezza dell’autore sulla natura generale della sua danza…un verdeggiare antico di parole impiccate a cordoni francescani…niente niente che alla fine mi dai ragione? Noto autocommiserazione. Come se l’autore fosse l’ultimo innamorato di un inverno passato, mentre tutt’intorno c’è solo estate...Ma era bello sto fantomatico periodo delle sciarpe? Miei gusti personali, e basta: i passi castrati Torah liquorosa colabrodi saporiti cancellate rare italiano stentato ombra ricurva salata poesia l’orgasmo annoiato fusa scosciate birra acida corsa corrosa sgomitante appuntamento umida lingua lunga cronaca Servono tutti (gli aggettivi)? Io mi sono goduto la lettura. Potrei provare a sgranare altri momenti della poesia ma attendo il tuo contributo, di certo stimolante, per meglio scoprirla. Mi è piaciuto leggerla e rileggerla. Bel momento. Introspezione. Auto analisi. La precedente, pur riservata ad un pubblico di “rabbini” (come questa) nello stile era più in linea con il mio modo di interpretare la poesia. Qui, di certo, c’è più estetica. È sempre bello passare dalle tue parti. Complimenti.
  16. oiraM iD

    Rumore

    Grazie mille Rabbino, grazie. "In generale è un delizioso attacco a tutti coloro che, epigonisticamente, dopo Pascoli si sono sentiti in dovere di raccontarci della nonnina che filava…" Hai interpretata bene. E hai fatto bene a sottolineare il “dopo” Pascoli, ovvio. Io ce l’ho con quelli di adesso. Dopo aver consultato Wikipedia il vocabolario e l’enciclopedia, proverò a ringraziarti in modo spero degno. Hai detto bene, qui non c’è Dio. Sta un po’ dappertutto, si fa chiamare in modi diversi e ultimamente forse è diventato troppo invadente. No, nella mia poesia non c’è. Nelle mie poesie di solito ci sono io. Spero che vada bene lo stesso… "...Aere e spuma danno un senso di artefatto, … " Forse, per chi conosce un po’ il mio modo di usare le parole, può apparire evidente che Il primo verso è una “spocchioseria” per rimarcare la mia presa in giro ai “poeti” che provano a scrivere come Pascoli (per esempio), ma lo fanno oggi, adesso. Fuori tempo massimo. Con l’iphone connesso a internet h24 e la telecamera infrarossi in giardino…altro che cavallina… D’altronde(secondo me…), la differenza fra il primo verso :vorrei ridondare l’aere…e l’altro: scruto lo scorcio dal lato… confermano un contrasto “estetico” evidente, non ti pare? Ergo, alcuni versi vanno presi come una canzonatura ironica che rivolgo a tal poeta… Non tocco i “vecchi” mostri sacri (ci mancherebbe), ma chi oggi li banalizza, imitandone l’indole. Sono passati secoli, che diamine! Anche in altri momenti della poesia “alzo il tono”, quasi a voler “deridere” chi scrive con quel piglio. Le alternanze di tono e alcune immagini sono difatti conseguenza del tipo di messaggio, che viaggia fra sberleffo e cinismo. Mi piace accompagnare il lettore dalla prima all’ultima sillaba, tanto da non fargli identificare la lunghezza più o meno del testo. Mi piace provare a “coccolarlo” e intrattenerlo fino alla fine.( ci provo, ovvio…). L’estetica, o un certo tipo di coinvolgimento nella lettura, sono materie che mi preme curare. Concordo con te e con Cechov, ma io sono nato oggi. Cechov raccontava delle steppe e dei paesaggi della Siberia di un tempo (900!). Io, ripeto, ho l’aria condizionata in macchina e i chilometri che Cechov si è fatto in tutta la sua vita io e te li facciamo in due anni, forse meno. Non credi? Ebbene sì: lui vuole i riflessi, io…addito. Il mondo cambia. Nuovi percorsi, nuove esigenze, nuovi spazi. La stasi è morte. Il movimento è alla base di tutto….chissà Ferlinghetti e il “ballare”, se estrapolati, possono essere tutto e il contrario di tutto. Ballare è “divino” ma può anche indicare “qualunquismo”. A seconda. La mia metafora in questo caso indica il “ballare” delle masse, non quello “elevato”... ma credo che lo avevi intuito. L’arte non può più essere solo estetica a schemi, o sensazioni o denuncia o auto compiacimento. Ci si deve mettere dentro anche una buona dose di “ io so”. L’arte è l’unica arma che l’umanità possiede per difendersi da se stessa. Per scoprirsi, per divenire. Per cambiare. Non si cambia senza rottura. (Credo, forse secondo me.) Non più “cantori” tristi, danzanti o coloriti, ma “maestri”. Informatori. (non filosofi, ma usare l’arte in funzione della conoscenza) Sì, Ulisse è morto, come dio per Nietzsche, come gli idoli del passato. Rifacciamo nuovi idoli? Magari con nomi e vestiti diversi? No, preferisco provare sentieri alternativi…chissà. Ulisse, il mare, la cera sono anche un’allusione al passo dell’Odissea, quello delle sirene. Oggi, purtroppo, nessuno ha più la cera nelle orecchie, e le baggianate scritte(se ben sponsorizzate) cambiano le menti dei “non rabbini” . Ci “insegnano” a pensare. Con le parole si trasforma la realtà, sei d’accordo? Sono felice di poter interagire con chi la pensa in maniera diversa, ma credi davvero che si debba tenere ancora qualcosa del “vecchio”? Pensi che il mio voler distruggere certe “formalità” culturali/comunicative sia insensato? Sai, in fondo Babele è stata rasa al suolo. La Sfinge rinasce dalle sue ceneri. Il tempio verrà distrutto, dicevano i profeti, e solo così rinascerà la Gerusalemme celeste(per restare in tematiche che ti piacciono). Anche Cristo è stato distrutto, e dalla sua distruzione totale è rinato. Ergo, sei convinto che io stia percorrendo un sentiero sbagliato? Mi chiedi: …sfruttare le gabbie per farne edifici di ferro, di mutare le sbarre in fiori? In questa poesia ho usato una velatura di (ampollosa)ironia nel condire alcuni versi, proprio per “beffeggiare”, in un certo senso, chi scrive di tematiche ormai “morte”e in modus “antichi”, lenti. Pensi che mi potrebbe mai venire “l’ispirazione” di riscrivere qualcosa del genere “francobollato” da schemini? E per quale pubblico la dovrei scrivere? Per leggerla al Camposanto? È lo stesso che mi chiedessi di leggere un Harmony, dove lui e lei e l’altro…dio mio, no! Nel finale rimarco l’importanza della parola… infatti quel gabbiano non c’è, è solo una stupida invenzione: è rumore. Ovviamente sono tutte “folli” visioni personali, niente più. Giochini della mia mente condivisi fra amici…per gioco. Tanto la TV non la guardo Grazie mille Rabbino, ogni tuo passaggio è una vera goduria, nella forma e nella sostanza. Grazie per il tempo l’apprezzamento le riflessioni e gli appunti. Respect
  17. oiraM iD

    Rumore

    Floriana Grazie mille. Ma quali stupidaggini? Sei stata ficcante. Sì, caotica. Mi piace. Ho cantilenato e ho “prosato” e ho rimato. Caos, sì…rompiamo tutto! Mischiamo le musiche. Questa è una di quelle che ho scritto dove “la recitazione” fa la sua parte. Ho velato/ironizzato il mio pensiero critico ad un certo tipo di “arte” che tende a rimescolare brodaglia piuttosto che condire nuove pietanze. Ma è solo un mio modo di vedere le cose. Ho provato anche a sottolineare i “danni” che provoca un’arte sterile: rumore…e tutti (le masse) ballano col “rumore” scambiandolo per musica, (perché così siamo stati “educati” dagli "sponsor ufficiali"... E ci nutriamo di tutto quello che ci sputano addosso). Ulisse (come sai) per ascoltare le Sirene e non farsi “ipnotizzare” si fece legare all’albero della sua nave...ai suoi marinai ordinò di tapparsi le orecchie con della cera, per non sentire i “canti”. Solo “legati” o con la “cera” alle orecchie si superano le ipnotiche “ciarlerie” delle sirene. Ma Ulisse, oggi, non c’è. La cera si è squagliata!….chiunque ci può “portare al mare, con le parole”. Basta lo sponsor giusto. Grazie mille Flo, sei stata gentilissima.
  18. oiraM iD

    Cartolina da Sodoma

    Di la verità. Dopo aver baipassato elegantemente il mio primo intervento pensavi che non tornassi più a trovarti? Invece, eccomi qui. Ripeto che mi piace il tuo piglio moderno, rispetto al precedente. Mi piace il ritmo e il messaggio, che, anche se appare semplice, è di godibile assorbimento per tutti, belli e brutti. È un invito aperto a chiunque. C’è una bella lettura, un’immediata comprensione, belle le assonanze e, anche se il tema non approfondisce o sottolinea ma spara a 360gradi, di certo ronzerà nelle testoline di tutti, ripeto: belli e brutti. Forse hai osato un po’ troppo nell’ostinato ripetersi di alcuni suoni. Bello, efficace, ma forse un millimetrino in meno, chissà. Ho notato che dopo il simpatico baipass le tue condivisioni sono cambiate. Dal Petrarchese iniziale hai virato per continuare a seguire una via più terra terra, o se vuoi, “moderna”. Degna dell’era dei twitter, la nostra. La mia e la tua… Quindi sono contento. Mi piace chi manifesta versatilità, ma forse te l’ho già detto. Comunque, RI benvenuto da sta parte. Complimenti.
  19. oiraM iD

    Contrattazioni per una boccetta di Autan

    probabilmente ci siamo capiti a metà. Dei due momenti che indichi(passivo/attivo), e che condivido, nella tua poesia a mio parere manca proprio il primo, il livello semplice, la prima mano. Infatti, come dicevo, qui mi pare (mancando quel pizzico di estetica) un pensiero diretto esclusivamente ad un pubblico di “rabbini”. Nel finale leggo:… Com’è difficile essere secolari in un mondo franato Ci sono due personaggi: l’autore, secolare, e il mondo, franato. Ergo, invece, secondo me/io credo che i due in realtà siano uno. Non c’è un mondo e non c’è l’autore….chi esiste in verticale è lo stesso che vive in orizzontale… Chissà. Concludo dicendo che in definitiva adoro le tematiche che tu stesso ami, tant’è che mi capirai meglio se definisco la tua poesia immersa in Binah e condita da Hod, ma un pochino carente di Netzach… Ti ripeto i miei complimenti, felice di aver trovato chi parla addirittura più di me. La tua risposta mi porterebbe ad andare OT e sarebbe molto interessante condividere e conversare sulle nostre opinioni. Sarà bello ritrovarci in giro o addirittura ritagliarci uno spazio in “agorà” per chiacchierare più approfonditamente delle cosette che ci affascinano (si può dire approfonditamente?...) Shalom Rabbino.
  20. oiraM iD

    L'icona

    ...Confermo che il mio è un complimento, e basta. Immaginavo la tua risposta, infatti, se rileggi, è già contenuta nel mio messaggio. Non c’è poeta senza estetica. Di più che si può dire? Ma, come diceva mio nonno, proviamo a prenderci tutti un po’ meno sul serio. D’altronde, rispetto la tua scelta. Ci mancherebbe. Anch’io talvolta amo scrivere per mero gusto estetico. Nell’arte ci sono protagonisti e caratteristi. Tutti sono importanti e utili. Ognuno veste il ruolo che preferisce nel momento stesso che lo desidera, e ci mancherebbe…
  21. oiraM iD

    La Scintilla

    Be, ciao Alex, dopo i commenti eccezionali che hai ricevuto il mio lo posto perché scritto giorni fa e perché mi fa piacere passarti a salutare. Lettura molto piacevole, scorrevole e liscia. Alcuni periodi mi sembrano lunghetti. Di certo una scrittura bella. Ergo, trattasi di mero gusto personale. Troppi aggettivi, appesantiscono e velano di antico. Descrizioni (luoghi/persone) troppo da “manuale” in senso “critico”. Ma a me piacciono poco in generale. Capisco il piglio che hai dato alla conversazione, ma mi pare un pochino stereotipizzata( si può dire stereo tipizzata?. ..). Alcune descrizioni dei gesti (durante il dialogo) le avrei evitate. Per fortuna nessuno “inarca il sopracciglio”. (ripeto che trattasi di gusto personale) Mi da l’impressione di un saggio travestito da racconto. Applausi per il messaggio che vuoi condividere attraverso la letteratura. Oltre a raccontare che qualcuno ha fatto qualcosa e qualcun altro ha reagito in un certo modo, nell’arte è importante il “messaggio”, anzi, vitale. Io qui non lo condivido però, tifo per la “scintilla”…. Mi sembra che l’autore abbia voluto esprimere il suo punto di vista senza se e senza ma, notasi infatti la mancanza di par condicio… i due ragazzi sembrano, quasi quasi, stupidini. Questa presa di posizione la condivido . Penso che un artista debba esprimere se stesso(idee) a prescindere dal gusto degli altri. Non scendo nei particolari del “messaggio” o delle “metafore” utilizzate dal protagonista in quanto, totalmente in disaccordo, potrei essere di parte. Per cucinare le patate servono tante cose, ma le patate sono patate… ricordati che devi avere “fame”, però! D’altronde, come già ben detto, qui è bello soprattutto confrontarsi sullo stile. Le idee vanno bene tutte, ed è magnifico imbattersi in chi le esprime con una bella mano. Complimenti.
  22. oiraM iD

    Il presidente dell'universo

    Particolare la forma espressiva, mi piace. Volutamente distaccata e quasi troppo “tecnica”, a rimarcare il distacco empatico. Nemmeno potuti…. Contortina (lui mica poteva conoscere una per una tutte le civiltà dell’universo). (e dire che, pur non essendo onnisciente, se si metteva a ragionare su qualcosa, di solito in breve ci arrivava): penso che veli un po’ di umorismo, non so se serve. Più che “umorismo” nel tuo racconto leggo “distacco”. Trovo i due ingredienti non troppo congruenti. Pensierino personale: meglio che l’umanità la trovi da sola la strada per sua felicità, senza sperare in aiuti esterni di presidenti & co... Racconto distaccato, tanto da apparire un “documentario” nella forma. Mi piace. Data la sua particolarità condivido una “formula comunicativa” particolare. Le spiegazioni pseudoscientifiche mi sono sembrate abbastanza chiare e calzanti. Forse sono troppo innamorato di chi scrive puntando ai “messaggi” lasciando la piena libertà al lettore di “vedere” le immagini che vuole. Condivido l’uso della punteggiatura, bizzarro per l’eccesso di parentesi, ma decisamente “carico di personalità”. Mi piace anche constatare che lo stesso presidente e lo stesso segratario sono: “distaccati”. Così come l’autore. Incuriositi, certo, ma distaccati. Credo che si voglia trasferire una sorta di pessimismo rassegnato: toccati dal “bene”, refrattari ad esso e, per di più, l’unica reazione del presidente è: poco meno che un appunto sul notes… ciao ciao umanità. Volevi esprime rassegnato scoramento? l’hai fatto. Non volevi “mischiarti” con moralismi vari? l’hai fatto. Bene. Forse io avrei osato un po’ sui contenuti. Magari dando più struttura ad alcuni pensieri, il viaggio i doni, piuttosto che ad alcune spiegazioni scientifiche( ph, atmosfera..) ( sicuramente utili per “distaccarti”…immagino) In buona sostanza: meno dettagli. Oppure, concordo con le potenzialità di espansione del testo e mi piace il piglio futuristico/vate…distaccato. Mi piace il virgolettato ”…ne facesse ciò che vuole”. Simbolico, raccoglie molto dell’idea dell’autore…credo forse secondo me Il finale tronco, anzi: aperto, è una bella mossa. Ci sarà ancora qualcuno quando il presidente ritornerà? Bella lettura, complimenti.
  23. oiraM iD

    Contrattazioni per una boccetta di Autan

    Shalom. Benvenuto da sta parte. Bel momento di lettura. Interessante. Ci giri alla larga ma questa poesia mi pare una constatazione forte del livello umanoide che attraversiamo, dettata da una vittima dello zanzaresco pungiglione malefico…. Che vita di merda! Titolo particolare, confesso che non è nelle mie corde. Non amo molto le virgole a fine rigo. Mi piacerebbe approfondire i percorsi mentali che portano a tali associazioni di idee/immagini, io mi tengo le mie interpretazioni, approfitterò e leggerò le tue, se vorrai. Mi piacciono le velature che dipingono una scena e ne manifestano altre, più profonde. Ma mi piace che la prima “mano” sia chiara, quasi di immediata comprensione, pur lasciando basiti per l’evidente “profondità/doppio senso”. Poi, se c’è un rabbino in sala capirà da “rabbino”, leggerà tutti i livelli. Se c’è un mortale invece leggerà e capirà solo la prima mano. Apprezzerà le immagini, la musicalità e basta: da mortale. Qui forse esageri nel “non far comprendere la prima mano”. Si passa direttamente al senso simbolico. (mi sono capito da solo?) Come se non te ne fregasse di parlare coi “mortali. In buona sostanza forse manca un frammentino di estetica ( il luccichino che la renderebbe "per tutti.) Lo stile, ebbene sì, mi piace. Mi piace la sperimentazione, la modernità, la manifesta superiorità del secolo corrente che piscia in testa al vecchiume putrido. Il che, anche se può sembrare ostico, in ogni caso da la misura dell’autore con il quale ci si confronta. Sottolineare se stessi a prescindere dall’ovvio e del conosciuto: una delle magie dell’arte. Distinguersi. Certo, qui c’è anche il meccanismo mentale che mi piace: girarci largo. i dico buco ma sto dicendo altro, ti dico abbasso/alzo gli occhi, ma velo qualcos’altro …questo mi sembra un modello che nel tempo, presente, passato e futuro, distingue chi sa e fa da chi interpreta e ripete. Questa poesia credo vada letta nel modo stesso che detta l’autore. Anche la lettura “pesa”. Ma per provare a calarsi nell’autore e assaporarne i percorsi credo che anche lo zuccherino sia importante. Quindi, applausi allo stile scevro da colonnati, barriere culturali e freni a mano, ma ben venga un minimo di ritmo. Mi sembra complicatina nella lettura. Più che “sorprendente”, un pochino “rallentante”. Ogni tanto un battito può funzionare…anche nel 2015 anno domini…credo forse secondo me. Bello il momento che hai creato. C’è simbologia a gogò ( si può dire gogò? ). Non condivido il pensiero(lo apprezzo e per molto tempo l’ho condiviso), io faccio parte di quelli che vedono il mondo “bello” perché “io” sono bello, il mondo è brutto quando io sono brutto.... Canto le “mie” salite o discese, che “casualmente” hanno a che fare con il mio circostante e la mia realtà. È il mondo che è franato? O sono io a vestirmi da… “frana”? Paradiso e inferno, come sai, si toccano…Ma questa è un'altra storia. Mi è piaciuto il click che hai attivato(sicuramente in me) e il modus. Più “poesia” condirebbe il tutto. Ove per poesia intendo “estetica”, sonorità, coinvolgimento. Ma è un gusto personale, nulla più. Magari sono io ad essere troppo innamorato delle sonorità e dei contro tempi.. Complimenti. Sarà interessante rileggerti al più presto…Shalom
  24. oiraM iD

    L'icona

    Considera il mio commento come fatto da un poveraccio innamorato della poesia. Niente più. La trovo molto musicale, di bella lettura. Elegante. Ma non pesa. Si compiace di parole che appaiono fini a loro stesse. Troppa troppa estetica, poco senso(rispetto all'estetica esuberante, ovvio). Secondo me. Capisco il messaggio, ma lo si annacqua più che sottolinearlo. Ma, ripeto, apprezzo la sonorità che, se fosse stata associata a “parole pesanti” e coerenti, avrebbe di certo nobilitato con forza la poesia. Il livello è molto animico, tendi a danzare. Mi piace. Ma preferisco essere “spaventato” da emozioni che provino a spostare le coordinate fisse della mia vita, piuttosto che essere “preso in giro” da un bel canto che ricama parole. Ti leggerò con interesse. La poesia è “estetica”, tu credo ne sia toccato. Complimenti. d'altronde se non c'è estetica non c'è poeta. Mangia di più. Ingrassa. Diventa pesante. Spaventaci….si può. È legale. Secondo me, credo…forse. Complimenti. Bel momento d’estetica.
  25. oiraM iD

    Dono

    Frantoio, benvenuto nella zona indaco del forum. Concordo col commento precedente, ammetto che un messaggio profondo poteva essere espresso in modo diverso, più musicale, ma è un pour parlè.(come si scrive puor parlè? ) Alcuni versi li vedo meglio uniti, altri li staccherei, forse quel “ma poi” e le “d” eufoniche andrebbero rivisti. Le virgole sono troppe. Vabè, a me non piace l’eccesso di punteggiatura in generale, ma effettivamente mi sembrano troppe. Poesia/anima, connubio eccezionale. Ricerca di transfert e tematica in linea col secolo corrente. (viva dio!) Forse servirebbe una sfumatura leggera di musicalità e più “sostanza” alla singola parola…secondo me, credo , forse. Bella lettura. Spero di rileggerti presto. Complimenti.
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